martedì 30 giugno 2015

Disclaimer


Scusate ma queste taranghe di francesi da quest'anno dopo 15 minuti mi tagliano la connessione, quindi non riesco a postare praticamente nulla. Avevo in programma questa brillante recensione, ma me la sono già persa tutta una volta. Sarà per quando arrivo acasa. Pazientate gente pazientate che arrivo.

venerdì 26 giugno 2015

Museo Picasso ad Antibes


Eccomi qua, dopo una pausetta dovuta alle connessioni, neanche i francesi sono  perfetti tuttavia. Si sa che tutta la zona della Cote d'Azur è stata meta privilegiata per gli artisti degli ultimi due secoli. E come potrebbe essere diversamente, basta rimanere solo un attimo a sentire questa luce incredibile che avvolge la costa e l'arrière pays e ne rimani avvinto anche se sei una zucca vuota come me, figurati un grande artista. Li avevano condotti qui sul finire dell'800, proprio quelli che nella luce e nel plain air ricercavano la loro ispirazione prima, poi l'ondata successiva. Alla fine della della guerra, nel 46, c'era anche Picasso. 

Chissà come doveva essere straordinaria quella parte di costa, ancora intonsa dall'orda turistica che arriverà qualche decennio dopo. Ci si fermò un po' di tempo e per un paio di mesi rimase qui a castello di Antibes a lavorare. Non era la sua stagione migliore, secondo me, tuttavia, in questa ricca collezione che ha lasciato dentro le antiche mura, leggi la sua ansia di ricerca, in quelle linee, gettate sui fogli con iterazione concitata, più opere ogni giorno, con piccole varianti alla ricerca di nuova espressione nella raffigurazione dello spazio sul piano. È il periodo dei fauni e della mitologia, ma anche delle centinaia di ceramiche, che forse la vicina Biot, con la sua tradizione, gli ispiravano. 

Dalle decine di piatti che ricoprono le pareti, ridono facce che ti immagini tracciate con un rapido colpo di dita, scene di corrida e ancora fauni ed animali. Qualche nudo e tanti segni alla ricerca di una nuova forma femminile, quando ormai il peso della materia cubista sta cedendo lo spazio alla linea pura,  che già stava trovando il suo trionfo privo di colori in Guernica. Il pezzo più bello secondo me, uno splendido disegno di una capra, dove la spettacolare tecnica di tratto di cui aveva padronanza infinita, compone un' opera davvero magistrale. Se passate di qui fateci un salto prima di andare a fare il bagno. 6 euro intero, 3 gli anziani.

mercoledì 24 giugno 2015

L'invasione ai Balzi Rossi

Arrivo or ora dai Balzi Rossi, dove ho voluto andare a ficcare il mio nasone santommasesco, visto che qui a Mentone o anche su tutto il lungomare fino a Garavan, a 100 metri dalla frontiera non si nota nulla che possa far presagire questa sorta di problemi epocali che si leggono sui giornali. Prima della frontiera niente di diverso dal solito. I consueti quattro pensionati che fanno finta di pescare, invece di stare in spiaggia con le mogli a badare ai nipoti e i soliti salutisti pancioni che fanno finta di correre con gli auricolari bianchi che fa molto yuppy. Al baraccotto francese sotto la tettoia solitamente deserta, c'è un camioncino della gendarmerie, con due tizi in divisa annoiati che chiacchierano dei fatti loro. Effettivamente sugli scogli davanti alla galleria, c'è qualche decina di disperati accampati con qualche telo colorato che li distingue dai soliti bagnanti amanti dello scoglio, che si sono nel frattempo spostati di qualche centinaio di metri. 

Un paio di gazebi con due pentoloni sul gas in attesa di accensione e un pulmino della Croce Rossa. Niente altro che faccia presagire avvenimenti epocali. I commercianti attorno all'area sono neri e a bocca storta brucerebbero volentieri con un bel falò  quello che sta sotto i teli, sia chi sia, un po' per inclinazione naturale, un po' perobbligo di contestazione come quando vogliono fargli una zona pedonale davanti, ma mi sembra che gli affari vadano meglio di prima, visti i capannelli di curiosi che di tanto in tanto arivano a buttare un occhio. Naturalmente ritengono che di qui non si passi assolutamente e che i francesi (e anche gli inglesi, ma che c'entrano  gli inglesi) ci ributtino indietro chiunque abbia l'ardire di mettere il naso al di là. Gente civile, a posto, che mica sta lì a fare bau bau micio micio, i francesi. 

Alla domanda di come mai continui ad arrivare gente dal sud e qui più  o meno son sempre gli stessi, fanno spallucce, nel senso so ben io cosa bisogna fare. L'unico davvero disperato è l'abusivo che stazionava nel punto dove ci sono i volontari, con un finto camion vendendo frutta a quelli che volevano evitare le gioiellerie mentonesi dove le albicocche le fanno a 5 euri al chilo. Era una specie di terra di nessuno tra le frontiere, dove nessuno chiedeva permessi o scontrini e lui faceva il suo business ora negato. Ho fatto il giro da Ponte San Luigi. Anche qui nessuno in vista tranne un bus vuoto con un paio di gendarmi, evidentemente dedicato a rimpatriare quei pochi che passata la frontiera (si dice a 70 euro a testa) riescono a farsi beccare, la metà  dei quali viene comunque rifiutata indietro dagli italiani che mica stanno lì a far flanella e che comunque ripassano il giorno dopo. Insomma dove è  il problema? Semplice. Il fatto è  che bisogna mantenere viva la tensione almeno da parte di chi ha interesse a farlo. 

I quattro desperados che rimangono sugli scogli, mentre è  già stata loro offerta una soluzione dignitosa, che vogliono mantenere attenzione mediatica sul loro problema. Maria la Pina che deve spingere sull'accelleratore visto che questo paga, assieme al felpato ruspante nostrano. Questi sanno bene che ogni problema di questo tipo deve essere accentuato al massimo e soprattutto mai risolto, in quanto verrebbe meno la loro ragione di esistere. Sanno che di qua e di là delle Alpi, è pieno di gente deliziata dal fatto di affondare i barconi, naturalmente con la gente sopra o al limite di mitragliarli sulla battigia, come la maggioranza delle deliziose vecchiette con la veletta che portano il cagnetto con la copertina a cagare sugli scogli adesso indegnamente occupati, così che tocca loro portarli nella spiaggia dedicata. Per loro risolvere la cosa, vuol dire dover andare a cercare altra carne da bruciare, che ne so, magari pagare qualche zingarello perché dichiari di guadagnare 1000 euro al giorno rubando, tanto qualche giornalaio che ci ricama sopra si trova subito (ma l'Ordine in questi casi non avrebbe il dovere di intervenire?). 

I Rom alla fine sono sempre una bella ruota di scorta. Hollande poi, odiato adirittura più di Renzi, deve far vedere che ha il pugno duro e ufficialmente blinda la frontiera, tanto alla fine passano tutti lo stesso, mentre il nostro deve dichiarare che batterà i pugni in sede europea, dove i padri putativi del felpato, che adesso hanno anche il coraggio di parlare, hanno, a suo tempo firmato i trattati dietro i quali si trincerano con buona ragione i nostri vicini. Tutti devono parlare a voce alta perche il tutto venga riportato dai media, quando invece queste cose si sono sempre risolte con cautela, sottobanco, con accordi in cui il buon senso prevale, basta che poi non vada sui giornali. I barconi si affondano man mano, senza gente sopra e se non si rompesse le scatole si andrebbero ad affondarli anche nei porti libici. I migranti verrebbero tacitamente lasciati andare dove vogliono andare, certo non in Italia e i campi profughi comincerebbero a sorgere in Niger e in Tunisia, pian piano. Ma ci vogliono mesi e calma per fare bene le cose e soprattutto non avere continuamente i bastoni tra le ruote da parte di elmi cornuti e altri insetti parlanti, che, adesso che i meridionali hanno smesso di puzzare, devono trovare il motivo per continuare ad esistere. E adesso vado a fare il bagno.

martedì 23 giugno 2015

Aria di mare

Eccomi qui, come tutti gli anni da un po' di tempo a questa parte, a prendermi questa pausa di riflessione marina preestiva. Vediamo un po'come butta. Intanto vorrei verificare se le notizie chepassano sui nostri media sono le solite bufale da giornalai che fanno diventare i moscerini degli elefanti. Quindi dopo vado a fare un salto ai Balzi Rossi a vedere come è la situazione, poi vi racconto i dettagli. Per ora posso dirvi che venendo da Ventimiglia con l'autostrada, potevo portare un carico completo di Eritrei e scarrozzarmeli fino a Parigi senza che nessuno mi desse un'occhiata. Probabilmente anche in Francia bisogna far vedere agli elettori terrorizzati che si sta facendo qualcosa. Nella buca delle lettere per la primavolta ho trovato un volantino della Pina, la Mattea locale, che mi informava dell'orrore dell'invasione nera. Quelli che devono battere la grancassa per aizzare le teste vuote dei più deboli, sono uguali dappertutto. Felpe ruspanti, elmi cornuti e grilli parlanti devono darsi da fare per cercare ogni giorno un nuovo motivo che possa motivare indignazione, protesta e minacce varie. Tanto peggio, tanto meglio. Ogni buona cosa, ogni miglioramento o sensazione che si vada verso il buono se tutti cooperano, è veleno, da mettere in dubbio o meglio seppellire sotto una coltre di balle e mezze verità  o cose vere usate per dimostrare il falso. C'è sempre stata questa gente, non turbatevi. Certo hanno sempre procurato gran danno, ma poi il tempo ne ha fatto strame. Ci sentiamo magari domani.

lunedì 22 giugno 2015

India: Jaygaon e un altro confine


L'astrologo

Jaygaon
Ce ne andiamo anche da Gangtok, è il destino maledetto del viaggiatore, quello di cominciare ad abituarsi ad un posto, girare con familiarità riconoscendone via via i luoghi, direi quasi sentirsi a casa e quindi doverlo abbandonare. Già, quindi giù a precipizio lungo le valli, tra le foreste impolverate verso una pianura calda, percorrendo una strada nazionale fatta di lavori continui, buche e traffico pesante di mezzi stracarichi che vanno ai 20 all'ora nei saliscendi e nelle controcurve, con deviazioni continue e sorpassi al limite. Si ripassa il confine di Malli e poi la strada comincia a distendersi con rettilinei più lunghi e meno ansiosi, anche se la velocità aumenta ed il tasso di probabilità di centrare uno dei tanti mezzi che occupano quasi completamente la carreggiata venendo in senso contrario, aumenta proporzionalmente. E' di nuovo la piana delle piantagioni di thè, ancora un po' a falsopiano, perché la montagna non ne vuole ancor sapere di cedere completamente il passo alla pianura e la strada che percorre il confine sud del Sikkim porta fino alla porta sud del nuovo stato che ci aspetta, il Bhutan, un'altra piccola realtà himalayana, che è riuscita a mantenersi regno in un gioco di equilibri geopolitici davvero non facili, con doti equilibristiche che ne fanno un caso da indagare con una certa attenzione, almeno a quanto se ne dice.

Al mercato
La curiosità è molta e cercheremo di indagare meglio nei prossimi giorni, se avrete ancora la pazienza di seguirmi. Per adesso godiamoci ancora questi scampoli di India di confine, nella parte estrema del West Bengala, fino alla città di Jaygaon, la porta principale di ingresso verso questo paese. Karma ci lascia in albergo, ansioso di tornare alle sue montagne, si vede che soffre un po' la pianura ed il suo bailamme meccanico. Gran confusione soprattutto di mezzi e di merci che si affollano per portare derrate e quanto serve. Checché se ne voglia dire, se vogliamo accettare il tipo di società che viviamo, il commercio ne è la linfa vitale che la alimenta e la fa vivere e prosperare. Si può blaterare di felicità e di noncuranza verso il denaro, ma dove vedi traffico di uomini e di merci, lì prospera tutto. Il mercante è quello che fa vivere ogni cosa, inconsapevolmente certo e per il suo interesse, ma questo sparge alimento a tutto quanto lo circonda, per qualcuno forse venefico, per altri linfa vitale ed il suo spostarsi porta questo nutrimento lontano. Meno barriere incontra, più si sparge con facilità, come un liquido la cui forza invasiva non è arrestabile. Come l'acqua alimenta e fa crescere, oppure se troppo violenta distrugge e fa danno, tuttavia scorre sempre tra le dita senza possibilità di essere fermata. Per questo il mercante odia frontiere e divisioni ed è il maggiore fautore di libertà in assoluto, la pretende e la cerca, naturalmente anche esagerando.


Tra sacro e profano
Qui lo vedi bene, la città ha un altro passo rispetto alla sonnolenza del resto del territorio agricolo che hai attraversato. I montanari sono chiusi quasi sempre nel sospetto e tendono all'isolamento che la natura impone loro e a cui non rinuncerebbero mai, i contadini sono legati al fazzoletto di polvere e fango che calpestano e che amano in maniera virale e spesso controproducente, sempre timorosi che venga loro strappata via, cosa che alla fine, proprio grazie a questa diffidenza atavica, avviene con regolarità. Il mercante vuole solo la libertà di muoversi, andare, varcare monti e attraversare mari, certo per arricchirsi, ma lasciando dietro di sé una scia di opportunità congruenti. A Jaygaon, il mercato è più vario e ricco che negli altri posti attraversati, la gente più scafata, i clienti più attenti e pretenziosi, perché vedono più cose, riescono a fare più paragoni, c'è concorrenza insomma. C'è più ansia forse e anche maggiori occasioni di violenza. Al lato della strada principale si forma un capannello di persone, qualcuno grida, altri si agitano, c'è uno svolazzare di stoffe, accorre gente. Hanno, pare, preso un ladruncolo, che cercava di rubacchiare qualche povera cosa esposta fuori di un negozio rutilante di luci al neon. Il reo è in mezzo alla gente con gli occhi bassi, vergognoso e pieno di timore. Parla a voce bassa, probabilmente balbetta qualche scusa. Non c'è polizia ancora intorno, che diversamente avrebbe cominciato a far roteare i lathi, i corti ma durissimi bastoni di legno che calano senza troppa attenzione su teste e braccia, quando ci sono da sedare questioni difficili.

Ornamenti
Davanti a lui un uomo ben vestito, che sembra torreggiare sull'altro che si fa sempre più piccolo. Si percepisce bene che con il solo atteggiamento vuole umiliarlo il più possibile, pronuncia con fare tagliente qualche parola sprezzante, poi lo colpisce in faccia con un pugno mentre i suoi scherani trattengono il colpevole, poi ancora uno schiaffone, infine l'uomo viene cacciato via con modi bruschi, del tipo: è meglio che non ti faccia più vedere da queste parti e lui scappa via cercando di dire ancora qualche ultima cosa a sua difesa, mentre qualche astante, la folla vuole sempre maramaldeggiare sul debole e sul vinto, lo insegue per assestargli ancora qualche colpo di giunta.  E' l'occasione per i piccoli giustizialisti che si fanno forza del numero e che poi tornano alle occupazioni usuali, contenti del diversivo, un po' come le vecchie tricotières che passavano il tempo sulla piazza della ghigliottina, alzando gli occhi dallo sferruzzare solo quando cadevano le teste. Nessuno gode di più della punizione di un debole che un altro debole come lui. Lo stradone centrale che porta alla barriera, un grande arco di legno colorato con draghi e altri animali fatati, è continuamente intasata di veicoli e di camion che alzano un polverone che solo la pioggia riesce a calmare trasformandolo in poltiglia scivolosa. Una fanghiglia che rimane un po' l'anima della città, ricca di traffici, leciti e certamente anche meno, a vedere ad esempio il numero di signorine pittate pesantemente, con trucchi esagerati, ciglia lunghe e vibranti e leggins che strizzano tutto il possibile evidenziando al massimo forme spesso sovrabbondanti.


Trattative al mercato
I ristoranti abbondano e spesso sono più sbrigativi, qui la gente passa e va. Però oggi capannelli si formano ovunque, sia nei bar che anche in ogni negozietto in cui sia acceso uno schermo televisivo. Negli stretti passaggi del mercato sono stese per aria festoni e bandierine coi colori dell'orgoglio nazionale che già facevano mostra di sé nei giorni scorsi. E' un'atmosfera tipica che aleggia in ogni parte del mondo in occasione di eventi sportivi importanti. Accidenti, siamo in piena coppa del mondo di cricket, lo sport nazionale e siamo alle semifinali. India- Australia, chi vince va in finale contro la Nuova Zelanda. I maschi della zona sono sovraeccitati e anche se il cricket è uno sport piuttosto lento e che si prende i suoi tempi; scordatevi di avere un servizio usuale nei bar o nei ristoranti. Mentre tu aspetti al tavolo, noti solo crocchi di gente con la faccia levata attorno agli schermi. Ogni tanto aumenta la tensione, che si scarica poi all'improvviso in un urlo di gioia liberatorio o in un gemito di delusione. E' tutto il pomeriggio che il match prosegue tra alterne vicende. Quando alla fine vedi che i capannelli si sciolgono ed i ragazzi se ne vanno via scrollando la testa, capisci che per questa volta non ce l'abbiamo fatta. L'Australia è volata in finale, sarà per la prossima. Tutto intorno rimangono solo tanti commissari tecnici della nazionale che, senza dubbi e con la competenza notoria dello spettatore del giorno dopo, spiegano come si sarebbe dovuto giocare, chi sarebbe stato meglio schierare e così via. All'albergo a cui rientriamo, quando ormai è buio, una figura piccolina in abito tradizionale bhutanese, ci sta aspettando da un po', è Tashi Puntso, che sarà nostro duce per la prossima settimana.

Il corso di Jaygaon


SURVIVAL KIT

Jaigaon - Città di confine sud con il Bhutan, il principale con l'India. 220 km da Gangtok, considerate 4/5 ore più le soste (dogana del Sikkim, traffico, deviazioni, strade in costruzione e manutenzione ecc.). Circa 50.000 abitanti, punto di sosta obbligatorio per sbrigare le pratiche di passaggio del confine. Molti alberghi. Se non avete ancora comprato i classici souvenir da turisti, questo è l'ultimo posto per averli a prezzo decente. In Bhutan, il regno della felicità interna lorda, tutto costerà il doppio o il triplo, ma lassù in fondo il denaro non è importante. Nella via principale, massima concentrazione di alberghi di ogni classe e ristoranti.  La città dall'altra parte della frontiera, prosecuzione di Jaygaon si chiama Phonshuling e si può raggiungere anche a piedi..
Da Gangtok a Jaygaon


Al mercato
Hotel Hibis - Ben posizionato sulla via principale, relativamente nuovo, quindi piuttosto pulito. TV, acqua calda, wifi, camere ampie e bagno pulito e con buone dotazioni. Una soluzione comoda per passare la notte vicino al confine. Farsi dare una camera sul retro perché la strada trafficatissima è piuttosto rumorosa anche di notte. Ristorante solo vegano (questo anche per la colazione) siccome siamo in inverno niente bevande in frigo. Se non lo siete, mangerei fuori.

Kasturi Restorant - Uno dei pochi non vegani. Comoda posizione sul corso principale che va alla frontiera, al primo piano dell'omonimo hotel. Menù molto vario, ma alla fine si finiranno per scegliere i soliti piatti indiani e cinesi. Riso fritto, Noodles, Aloo paratha, Tandoori ecc. Main course attorno ai 150/200 R. Servizio rapido e gentile, Sala spaziosa e dall'apparenza piuttosto elegante. Accettabilmente pulito secondo gli standard indiani, comunque c'è penombra. Probabilmente valido anche l'Hotel, ma più caro dell'Hibis.

La via principale di Jaygaon



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Al mercato
Cucina economica ma elegante

domenica 21 giugno 2015

Taste of Sikkim 9




La neve è sciolta.
Che cosa sta nascosto
dietro la porta?




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sabato 20 giugno 2015

Sikkim: Vagabondare a Gangtok

Turisti al Tashi view point


Tibetology institute
Anche se in fondo avresti voglia soltanto di girolare per la città senza uno scopo preciso, di passare davanti ai negozietti o sederti su una panca a guardare la gente che passa e quanta gente passa, un andirivieni continuo su e giù per le scale, ci sono anche un sacco di cose da vedere in città. Allora bisogna organizzarsi un giro che per lo meno comprenda le principali. Intanto puoi cominciare a goderti la collezione di tankhe e oggetti sacri donati dall'ultimo re, poverino, all'Istituto di Tibetologia, una costruzione bassa che somiglia ad un tempio anche nella struttura interna. Come sempre questi dipinti magnifici ti lasciano attonito, per la perizia del disegno e per quel di più che leggi nel tratto sottile e nell'esplosione del colore, quello che trasforma l'artigiano anonimo in artista assoluto che, compreso com'è nella propria estasi religiosa non si rende neppure conto del proprio valore personale. Forse è lo stesso sentimento che animava i nostri anonimi pittori del 200, delle infinite pale di altare, alcune delle quali arrivate fino a noi col solo segno distintivo di Maestro di ... ecc, insomma un tuffo in quel misto di arte e religione così indissolubilmente unite in tutta l'area himalayana. Appena di fianco, una ripida salita ti porterà al Dodrul chorten, uno stupa gigantesco circondato da abitazioni di monaci. 

Le scale sono dure
Lungo la strada la corte dei miracoli dei santuari, suonatori, mendicanti e povere donne in cerca di qualche cosa da mangiare, in cima monaci ragazzini che si rincorrono lungo il lungo perimetro dello stupa schivando chi percorre la Kora in senso orario, cercando di far girare i mulini di preghiera con colpi secchi e ed esperti in modo che rimangano in movimento il più a lungo possibile. Le ruote cigolano e la preghiera vola via, in alto al di là della punta dorata che cerca di forare l'indaco del cielo. Il colore ti dà speranza, forse l'aria oggi sarà abbastanza limpida e allora via di corsa all'estrema periferia della città nel saliscendi continuo delle stradine, fino ad una collinetta a quasi 2000 metri, il Tashi view Point, con una grande terrazza che guarda la valle sottostante. La città quasi scompare tra il verde delle foreste che la circondano, ma l'attesa è disillusa per l'ennesima volta. Il Kangchenjunga non ci ama evidentemente. Non rimane che prendere un thè al baretto godendosi le famigliole di turisti indiani che approfittano del posto per acconciarsi da veri tibetani, stivali, cinture, pellicce e cappelli inclusi per farsi le fotografie di rito, la montagna sullo sfondo non si vede, pazienza il ricordo della giornata, tornati a Calcutta, rimarrà. 

Monaco di Enchey
Enchey Gompa invece è un piccolissimo tempio sorto su un crinale di un'altra collina coperta di alberi che nascondo le molte costruzioni che ormai lo assediano. Ha solo un centinaio d'anni, tuttavia pare essere spiritualmente molto importante perché sembrerebbe essere stato costruito da un monaco santo dei Nyingma Pa, i Cappelli rossi, che aveva la capacità di spostarsi volando e che scelse questo luogo perché proprio qui Padmasambava aveva sottomesso gli spiriti del Kangchenjunga, di Yabdean e di Mahakala, che sono adesso le divinità protettrici del monastero stesso. Non c'è nessuno nel piccolo cortile. Un monaco anziano solitario spazza l'ingresso con la schiena piegata dai secoli. C'è solo l'aria ferma e sottile della alta quota, qualche dlin dlin di campanelle che il vento muove nella sua ansia di arrivare alla pianura. Anche qui basta poco per arrivare al Flower exibition Centre e se vi piacciono le orchidee avrete la vostra soddisfazione. In una grande serra ne troverete centinaia di specie diverse. Una famigliola è come noi estasiata davanti a una tale rigogliosità di colori. 

Orchidee
Arrivano dall'Assam con tre ragazzi già grandi, le foto si sprecano, pare che gli indiani amino molto farsi fotografare con gli stranieri di passaggio, lo sfondo dei fiori diventa poi una quinta impagabile. Il ragazzo più grande non perde occasione di chiacchierare. Appena esce fuori la parola magica: Italia, subito l'interesse cresce di molto e Amir si affanna a cercare di assicurarci di quanto sia grande la sua ammirazione per Leonardo, Michelangelo e Raffaello e di come il suo più grande desiderio sia il poter vedere qualcuna delle loro opere dal vero e non si riferisce alle tartarughe ninja. Credo che possiate capire facilmente quello che senza merito e senza sforzo, avremmo da vendere al mondo. Non sarebbe necessario né marketing mirato, né pubblicità, tutto già fatto da solo e clientela già fidelizzata da tempo. Il resto della giornata, lo puoi passare in giro per le stradine del mercato per finire seduto in qualche caffè a guardare la vita che ti scorre intorno. Domani ce ne andremo anche da qui, un altro regno ci aspetta.



SURVIVAL KIT

Non si sa mai
Per fare un giro delle varie cose da vedere in città, bisogna considerare che queste non sono vicine tra di loro e che la strada è tutta un saliscendi, per cui conviene per non sprecare troppo tempo, affittare un taxi che rimanga a vostra disposizione per almeno una mezza giornata o prendere uno dei tour che tutti gli alberghi offrono. Non perdere il mercato coperto a due piani in fondo alla scalinata che scende dalla via pedonale.

Namgyal Institute of tibetology - Sede di studi tibetani fondata dall'attuale Dalai Lama, in pratica un interessante museo di oggetti d'arte e di uso religioso. Apertura 10 am- 4 pm. Ingresso 10 R. La collezione di statue e tankhe è davvero interessante.

Un suonatore a Purba stupa
Dodrul chorten - Detto anche Purba Stupa, sorge proprio di fianco all'Istituto. Molto visitato dai fedeli che non mancano di fare i giri rituali attorno ad esso girando i 108 mulini di preghiera. Contiene diverse reliquie, un libro sacro e una statua di Guru Rimpoche
Enchey Gompa - Piccolo tempio situato in splendida posizione panoramica. Spesso solitario si anima solo in occasione dei festival religiosi. Curiose le finestre evidenziate da cornici trapezoidali nere. Notare la statua esterna al tempio del fondatore, la figura curiosa e un po' spiritata del monaco che si dice avesse capacità di librarsi nell'aria.

Tashi View Point - A 8 km dal centro a 2000 m. belvedere di recente costruzione con terrazza, banchetti di souvenir, bar e varie, incluso negozio che affitta i costumi per fare le foto. Di qui si dovrebbe avere una spettacolare vista della catena himalayana ed in particolare del massiccio del Kangchenjunga. Tanti auguri.
Una finestra di Enchey gompa
Flower exibition Centre - Esposizione permanente dei fiori della zona in particolare delle orchidee di cui c'è una varietà infinita. Ingresso 10 R. 9 am- 5 pm. Sempre piuttosto affollato.

Downtown Resto Bar - M.G. Marg - Al centro della via pedonale, questo è un ristorante con cucina multietnica (ma alla fine ci sono solo piatti indiani e cinesi, popolato da molti giovani del posto. Il bar è pieno di gente che suona chitarre e dà l'impressione di un luogo dove c'è vita e possibilità di incontri. Inutile chiedere roba fresca da bere (cosa comune da queste parte. La spiegazione è che, dato che siamo in inverno è inutile mettere birra o Coca in frigo, che c'è ma è pieno di carne), rassegnatevi. Se prendete pollo o altra carne alla griglia, che non è male, chiedete che non vi venga annegato nel kethchup. Piatti sui 200/250R.




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Ruote di preghiera

venerdì 19 giugno 2015

Laudato si?

Siccome oggi vado di fretta, voglio lasciarvi solo un paio di riflessioni sulle quali vi pregherei di essere caritatevoli e non rivolgermi troppi insulti, anche se in generale, qui non commenta quasi mai nessuno. Parto dalla premessa  sulla polemica innescata qualche giorno fa dal mio concittadino Umberto Eco, sulla quale mi trovo molto  d'accordo e cioè che il web è diventato un luogo dove qualunque idiota pretende di dire la sua in modo arrogante e questa infestazione è un fenomeno in continua crescita che va assumendo una sua rilevanza anche in termini sociali. Ora, appartenendo io completamente e con convinzione, a questa schiera di idioti linguacciuti e inarrestabilmente logorroici che vogliono mettere il naso e anche il resto, in cose davvero al di sopra della loro portata, oggi mi arrogherei il diritto di  pontificare (mai termine più azzeccato) su un argomento su cui la modestia e il buon senso consiglierebbero di tenere un profilo basso, se non un più corretto silenzio. 

Siccome invece ho notato, dando occhio ed orecchio ai vari media, che tutti ne stanno parlando a spron battuto, ecco qua il mio parto di oggi sulla enciclica papale. Intanto il primo punto è che la maggior parte di quanti aprono la bocca e danno fiato è l'esordio: io non l'ho ancora letta, ma...Cosa che, specialmente detta da giornalisti, forse più correttamente definibili come giornalai, mi sembra di per se stessa una ammissione piuttosto grave e da far arricciare i peli delle braccia. Vien subito da rispondere, leggitela e poi torna qui a discuterne. Quindi intanto, io la lessi, come direbbe Totò e mi riferisco ad un comico in quanto, dato il mio gruppo di appartenenza a cui ho fatto cenno all'inizio, non è implicito che dopo la lettura debba avere la pretesa di averci capito qualcosa, ma tant'è sembra che si possa anche fare così. Quindi vorrei fare solo pochissime osservazioni, sempre per volare basso. 

Mi sembra logico che, visto da fuori e affrontando la religione come un qualunque altro prodotto immateriale da offrire al mercato mondiale, il discorso che fa un amministratore delegato deve essere congruo alla linea aziendale,  ma impostato in modo da ottenere un risultato ottimale dal punto di vista del marketing. Sotto questo aspetto, mi è parso che l'intonazione generale dell'enciclica sia molto congruente con questo fine, mantenendo una intonazione, absit iniuria verbis, piuttosto cerchiobottista, infatti in quasi ogni argomento, capitolo, capoverso si può leggere una affermazione, magari apparentemente dura, subito poi mitigata da distinguo e controdeduzioni che danno adito ad interpretazioni addirittura opposte se non si legge il passo nella sua interezza e complessità. La dimostrazione di questo sta nel fatto che basta leggere qualche titolo di giornale o ascoltare le argomentazioni espresse nei dibattiti che stanno seguendo e subito si vede che vengono estrapolate frasi singole per affermare in modo subdolo e parziale che il discorso papale viene a sostegno delle proprie tesi e tutto questo in maniera assolutamente opposta a secondo di chi la dice. 

Questo, a mio parere naturalmente, è un classico di tutti i testi sacri e similari di tutti i tempi, ci puoi trovare tutto e se vuoi anche il suo contrario, così è l'interpretazione e l'intenzione, da parte di chi la fa, che saprà trasformare la stessa idea morale da religione dell'amore in religione dell'odio e così via. Non voglio soffermarmi più di tanto sulla fattispecie, ma vi invito a leggere il testo completo per farvi un'idea prima di parlarne, se no rischierete di trinciare giudizi sulla base di titoli ed esternazioni fatti da gente che a loro volta non l'ha neanche guardato. Solo un cenno su un argomento che mi sta a cuore. La parte sugli OGM è molto interessante (a parte lo svarione colossale, che non è stato ancora corretto, sulla bufala della sterilità degli stessi, ma forse anche il  ghost writer di Papa Francesco non prevede il controllo delle fonti) e già ho sentito commentatori che sbandierano: Il Papa è contrario agli OGM e altri che recitano: Il Papa è favorevole agli OGM, confermando le mie sensazioni. Interessante anche la parte riguardante la netta distinzione tra uomini e animali che non farà piacere a certo animalismo d'accatto o quella sulle banche che accoglie invece la vulgata populista, chi vorrà potrà anche leggerci una strizzata d'occhi alla decrescita felice. In ogni caso un documento interessante, anche per i non credenti, proprio per tutto quanto indurrà alla riflessione sulla interpretazione manipolatoria dei media sulla società. Adesso ditemi pure quel che volete, tanto noi idioti del web non siamo perseguibili (forse).

mercoledì 17 giugno 2015

Sikkim: A Gangtok, la capitale


Il monastero di Rumtek

Free Tibet
Accidenti, i momo fritti e gli aloo paratha non li digerisco proprio. Sarà che sono un po' bisunti di burro, sarà che il bambinello con la maglietta Free Tibet che li portava, teneva le dita dentro il piatto, però mentre si monta per le ultime curve prima di arrivare a Gantok, il tutto mi continua ad andare su e giù nell'esofago, nonostante una sosta prolungata nella toilette del baretto al lato della strada. La capitale, a cui arrivi dopo una bella salita a zigozago dal fondovalle, una decina di chilometri di tornanti per guadagnare i quasi 500 metri che ti portano al culmine della collina, è molto indiana se la guardi dal punto di vista confusione, affollamento e polvere, molto himalayana invece, per i vestiti e le facce di parecchi abitanti, che la percorrono con quella camminata tipica di chi è abituato ad andare su e giù per le montagne con una gerla piena sulle spalle. La periferia, se così si può, chiamare occupa tutto lo spazio lungo la strada della salita e degli immediati dintorni, mentre il centro vero e proprio è la strada pedonale in cima, un passeggio tra ristoranti ed alberghi e le vie intorno che scendono a strapiombo, affollate di negozietti e bancarelle di mercati che si intrufolano nei vicoli tra scalinate ripide e bui sottoscala. 

Al mercato
Un po' una copia di Darjeeling, data la posizione, con una folla strabordante di turisti, nella massima parte indiani, che qui cercano di sfuggire al caldo opprimente del Bengala, ma anche interessati alla liberalità sugli alcoolici ed alle altre agevolazioni fiscali che lo stato centrale ha accordato a questo francobollo di territorio per mantenerselo vicino e fedele. Il passeggio nel largo corso lastricato di pietra nera, non è molto dissimile da quello di tante capitali del mondo, pieno di ragazzi alla moda con pettinature che scimmiottano quella che viene ritenuto il massimo della modernità occidentale, creste, colori strani, ciuffi improbabili conditi da jeans a vita bassa e tacchi un po' instabili. Ma appena ti infili nelle scale circostanti eccoti nuovamente immerso nell'indianità assoluta, facendoti strada tra capannelli di signore in sari dai cui corpetti debordano rotoli di ciccia, da visi magri con la fronte segnata dalla tikka rossa e i piedi disegnati dall'henné, dai carichi di masserizie che si spostano senza sosta per fornire la miriade di negozi e banchi sempre affollatissimi, dalle gioiellerie con vetrinette orizzontali davanti alle quali si fanno gli occhi le future spose accompagnate da genitrici attente. Dal basso arriva l'odore dell'India, quel misto di spezia e sudore, di profumo dolce e pesante mescolato alla marcescenza delle verdure di scarto del mercato, al pesce secco e ai petali di rosa. 

Henné
Un aroma confuso che ti attrae irresistibilmente o ti respinge senza remissione. Ognuno matura così la propria propensione o repulsa definitiva per questo immenso paese e così giuri di non venirci mai più oppure, come me, ne vieni ipnotizzato per sempre e continui a ritornare ogni volta che ti è possibile, ammaliato da questa nota comune e dalla sua incommensurabile diversità e varietà di etnie, arte e cultura. Ma prima di salire in città o andandosene, conviene andare a dare un'occhiata al monastero di Rumtek, il più grande ed importante della setta Karmapa, i Cappelli Neri. Anche questa storia è molto interessante ed indicativa per quanto riguarda le religioni in generale. Il sito fu scelto  per dare riparo al 12° Karmapa Lama nel 1700 e successivamente ricostruito dalle sue rovine grazie all'aiuto offerto dalla famiglia regnante del Sikkim nel 1959 per dare nuovamente aiuto al 16° Karmapa, che qui istituì una importante scuola buddista.



Una porta
Ma alla sua morte gli appetiti cominciarono a moltiplicarsi, tenendo conto che reliquie e altri oggetti sacri arrivati direttamente dal monastero di Tsurphu in Tibet, sede della setta, lo avevano fatto diventare un ricchissimo luogo di studi e di pellegrinaggio. Così quando, quando due dei quattro successori incaricati, dopo lunghe ricerche, trovarono nel Tibet orientale la nuova reincarnazione, un ragazzino che sarebbe diventato il 17° Karmapa, i cinesi lo tennero in loro "custodia", i maligni direbbero per farne un loro uomo. E qui la storia si tinge di giallo e non si allude solo al colore dei cappelli. Infatti, subito l'altra fazione del monastero ne trovò un altro che rispondeva alle stesse caratteristiche e lo elegge in contrasto al primo, che intanto misteriosamente scompare per riapparire dopo qualche giorno a Dharamsala in India, sede del governo in esilio tibetano. Certo non ci è arrivato a piedi, quindi la spiegazione può essere che si sia teletrasportato, cosa comune ai monaci santi o ci sia arrivato in elicottero, tra l'altro, ma forse sono malignità messe in giro dalle varie intelligences, viene beccato con lui, l'autista personale e una valigia contenente diversi milioni di dollari, in diverse valute e molti in yuan cinesi, cosa piuttosto inusuale. Intanto anche l'altro ragazzino svanisce nel nulla, nascosto dagli aderenti a quella parte di setta, fatto sta che gli Indiani che non vorrebbero altre grane con lo scomodo e potente vicino, vietano ad entrambi di accedere al Sikkim e al relativo monastero sede del potere effettivo. Qualcuno parla di spionaggio, altri riducono la cosa ad una lotta di potere per accedere al governo fruttuoso del monastero, altri ci vedono riflessi nella lotta secolare tra le diverse sette dai cappelli di diverso colore, per arrogarsi il diritto di parlare a nome di tutti i Tibetani, per lo meno quelli che vorrebbero il ritorno alla teocrazia sul tetto del mondo.

Un selfie nel tempio

La realtà non la sa nessuno, ma il fatto è che da oltre venti anni si agita in questo modo la cosiddetta  Karmapa controversy, da un lato nei tribunali indiani, che, noti per la loro rapidità, la tengono lì a mezza cottura, mentre dall'altro prosegue nella pratica, con sacrosante battaglie e scazzottature con feriti vari o peggio, da parte dei contestatori che hanno cercato di penetrare nel monastero con veri e propri assalti per occuparne il posto di comando con le relative prebende. La cosa è diventata così violenta che il monastero stesso è presidiato dall'esercito indiano che perquisisce i visitatori per evitare attentati e per escludere che le due fazioni vengano a contatto. Dettò ciò, ai visitatori in fondo questa storia non interessa molto e il tempio centrale è davvero bellissimo, con una sala di preghiera enorme per contenere le centinaia di monaci che qui abitano, studiano e pregano e l'immenso cortile dove si svolgono i festival con le cupe maschere dei monaci danzanti dai neri cappelli. Vecchi monaci camminano ai lati sgranando il lungo rosario e forse meditando come liberarsi dei pretendenti alla loro posizione, ma questo pensiero è pura malignità. Ma la parte forse più interessante è il monastero appena dietro il tempio dove puoi vedere da vicino la vita quotidiana dei giovani monaci che studiano qui, compresa la loro allegria, gli scherzi che si fanno l'un l'altro mentre stendono i festoni e le bandiere colorate, le risate e i dispetti da seminario, le partite di pallone e i gruppetti che parlottano di chissà cosa o guardando di sottecchi le turiste indiane che si fanno i selfie davanti al grande chorten che contiene le reliquie del 16° Karmapa, che forse questa grana non aveva previsto, che riposi in pace.




La M.G. Marg di Gangtok


SURVIVAL KIT

Il mercato di Gangtok
Gangtok - Capitale del 22° stato indiano a 1700 m. di altezza con circa 120.000 abitanti. Città piuttosto cosmopolita e piena di turisti che offre molte sistemazioni di ogni livello. Cercate di piazzarvi in uno degli alberghetti vicino o direttamente sulla M.G. Marg, la via pedonale. In fondo l'ufficio del turismo. All'opposto del corso cominciano le scale della affollatissima zona commerciale al fondo il grande mercato coperto. Il traffico è denso e sempre bloccato, per cui si circola meglio a piedi, anche se le scale sono faticose a questa altitudine. I souvenir anche qui sono tutti di importazione nepalese. L'area è anche piena di ristoranti di ogni tipo. La maggioranza della popolazione è ormai di origine Nepali, che sta soppiantando i nativi Lepcha e i pochi Bhutanesi.

Le toilette per signora
Golden Heights Hotel - Direttamente all'inizio della M.G. Marg, Molto comodo. Un po' caro con la camera doppia con colazione a 3850 R, ma siamo nel centro della capitale. Comunque piuttosto bello, con rifiniture in marmo e legno dappertutto. Camere ben fornite con bagni appena rifatti e funzionali. Pulito, frigo, TV, Cassetta di sicurezza. No wifi. Attenzione non c'è ascensore, fatevi assegnare un piano basso quindi e meglio la camera sul retro, più tranquilla, anche se così rinuncerete alla vista sul passeggio che è molto interessante.

Padmasambahva
Monastero di Rumtek - A 24 km dalla città su una collina oltre il fiume. Meglio andarci all'arrivo o alla partenza per evitare un avanti e indietro sulla strada per Gangtok trafficatissima e ripida. Setta Karmapa, ricco di reliquie e affreschi. Restaurato dopo il terremoto del 2011, è adesso molto ben sistemato. E' uno dei monasteri più importanti e grandi del Sikkim, con centinaia di giovani monaci che studiano nel centro buddhista Dharma Chakra. Grande stupa dorato, molte reliquie, affreschi e tankhe molto belle. Lunga salita di accesso con centinaia di mulini di preghiera, che si raccomanda di far ruotare nel giusto senso. Molti turisti anche rumorosi che un po' disturbano la sacralità del tempio. Ricordarsi di portare il passaporto e il visit permit perché senza di questi, i militari di guardia all'ingresso non lasciano entrare a causa della controversia karmapa e relativi disordini ai quali comunque si consiglia di non accennare all'interno essendo argomento molto delicato e mantenuto un po' nascosto ai turisti. Bisognerebbe avere la fortuna di assistere alle cerimonie durante uno dei vari festival che si svolgono nel cortile del tempio. Secondo il venerato 16° Karmapa porta grande beneficio effettuare la Kora (percorso circolare sacro) degli stupa nel cammino attorno al centro. Vedete voi.

Il gompa di Rumtek

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