giovedì 31 dicembre 2015

Consuntivo di San Silvestro


Eccoci finalmente alla fine dell’anno, tempo di consuntivi. In questo 2015 il blog, come avranno notato i pochi che mi sono rimasti fedeli, ha preso una piega decisamente monotematica, cosa che forse ha tolto interesse a molti. In pratica è diventato praticamente un travel blog, con tutti i difetti insiti in questa scelta. E’ chiaro che ho continuato a raccontare a modo mio, sbrodolando parecchio e divertendo in questo modo più me stesso che chi mi legge, ma rimanendo anche in questo modo fedele alla mia linea un po’ tuttologica. Forse questo non piace neanche a chi cerca solo informazioni di viaggio. Insomma i risultati sono che per i 292 pezzi pubblicati con oltre 2500 immagini, i contatti sono stati non più di 14.000, una punta massima di 120 in un giorno, con circa 22.000 pagine visitate. 

I miei lettori si sono fermati in media 2 minuti, giusto il tempo per dare un’occhiata veloce. La cosa interessante è che i contatti sono arrivati da 88 paesi, anche se al 90% dall’Italia, seguito da un 3% dagli Stati Uniti. Insomma, anche se il calo rispetto agli anni scorsi continua implacabile ed il mio ego ne è fortemente toccato, proseguirò immutabilmente su questa linea, anzi ho in mente una novità che potrebbe partire appunto il prossimo anno e di cui presto vi parlerò, se avrò voglia di svilupparla naturalmente. Comunque buona fine d’anno a tutti e come dicevano i nostri vecchi, miglior principio.

mercoledì 30 dicembre 2015

Traffico indiano


Traffico in autostrada


Corsia di sorpasso
Il passaggio tra Rajastan e Gujarat, benché si tratti di due stati diversi a tutti gli effetti, con una sorta di barriera doganale sull’autostrada, è in pratica poco visibile, una baracca che forse contiene qualche ufficio polveroso, con scrivanie vecchie di decenni e un gruppetto di militari che ammucchia montagne di inutili carte in scaffali squinternati.  I mezzi di trasporto infatti, in particolare le migliaia di camion che transitano su queste strade, hanno l’obbligo di avere particolari permessi per passare da uno stato all’anno e la maggior parte degli stracarichi truck esibiscono orgogliosamente sul frontale la scritta All India permit, che consente di passare dovunque, mentre sul cassone posteriore resiste l’onnipresente Horne please, un invito all’utilizzo del clacson che rappresenta evidentemente uno stato mentale del traffico del paese, dove lo strombettamento continuo è sintomo di presenza, di affermazione, di segnale di intenzione, insomma la dimostrazione di esistenza in vita in movimento. Sull’autostrada per fortuna la velocità è comunque limitata. Da un lato la fila interminabile di camion che intasa completamente una corsia di marcia, strabordando spesso con carichi giganteschi avvolti in lenzuoloni bianchi trattenuti da corde, che si rigonfiano al vento. Ogni mezzo si carica fino all’inverosimile causando oscillazioni ambigue o addirittura una marcia costantemente inclinata da un lato. 

Autostrade indiane
I bus e le corriere che nella maggior parte dei casi, sono un ammasso di lamiere arrugginite coperte in parte da scritte e disegni colorati di ogni classe di divinità, anche di religioni diverse che non si sa mai. La parte del leone la fa Ganesha, il dio dalla testa di elefante, protettore dei viaggi, allegro e fortunato, ma anche Gesù o Buddha sono frequentemente presenti. Questa però, è gente che ha fretta e si muove zigzagando tra le corsie, un percorso ondivago che vorrebbe costantemente rimanere sulla corsia di sorpasso, ma che di continuo si porta sul lato della strada per scaricare gli arrivati a destinazione e caricare i nuovi passeggeri. Nella maggior parte dei casi , un congruo numero di passeggeri viaggia sul tetto del veicolo, accoccolata a gambe incrociate, tenendosi alla meglio al tettuccio, mentre altri, in evidente surplus, rimangono appesi fuori dalla porta o dietro. L’equilibrio sembra decisamente precario, ma misteriosamente sembra che non caschi giù mai nessuno, almeno quasi sempre. I mezzi in avaria vengono invece abbandonati in mezzo alla strada, con delle frasche lasciate qualche metro addietro per segnalarne la presenza. 

Al pozzo
A volte vedi qualcuno attorno che tenta una riparazione, altre volte autisti e trasportati rimangono a lato, sdraiati in attesa di soccorsi. In tutto questo bailamme che comprende ogni sorta di mezzi motorizzati, risciò, carretti a trazione animale, bici e moto, bisogna considerare le vacche e bovini vari che stazionano ai lati, attraversano lentamente perché l’erba dall’altro lato della strada è sempre migliore oppure vi si sdraiano in mezzo a ruminare, essendo l’asfalto forse più confortevole. L’attraversamento delle greggi invece blocca completamente il flusso normale del traffico. Gli autisti abituati a questa tipologia di movimento non danno grandi segno di nervosismo. Anche quando capita e non di rado che il camion davanti a voi si sposti e compaia all’improvviso sulla corsia di sorpasso, un mezzo che si muove in senso contrario al senso di marcia, l’autista fa un cenno di fastidio con la mano e alza gli occhi al cielo, come dire, quanta pazienza che bisogna avere e si sposta con calma per evitare il frontale. Comunque alla fine si arriva e compatibilmente con la massa in movimento, gli incidenti sembrano piuttosto rari. 
Il pozzo

In qualche modo comunque si arriva ad Ahmedabad, la capitale del Gujarat, una grande città di oltre 5 milioni di abitanti, per uno stato tutto sommato ricco rispetto al suo vicino del nord. Le sue risorse arrivano da una agricoltura abbastanza fiorente anche se condizionata dal monsone, soprattutto il cotone che contribuisce anche ad alimentare una fitta industria tessile ed al commercio che tradizionalmente ha popolato lo stato di mercanti e di spostamento di merci. Tuttavia anche qui l’acqua è un problema stagionale, troppa in alcuni periodi, nulla in altri, situazione che ha portato nei secoli alla progettazione di un sistema di serbatoi di grandi dimensione, veri e propri laghi artificiali per la raccolta di quanto arriva dal cielo durante il monsone e di pozzi a gradini, spesso molto profondi, chiamati Baori in Rajastan e Vav in Gujarat, che sono diventati nel tempo sistemi architettonici complessi che hanno prodotto vere e proprie opere d’arte. 

Il pozzo
Alle porte della città, uno dei più famosi di questi pozzi, l’Adalaj Vav, costruito nel 1499 penetra nelle profondità della terra con cinque piani sempre più profondi, circondato da una impressionante ricchezza di pilastri scolpiti, balconate e pannelli di pietra, che aggettano sulle gradinate che scendono verso il fondo, raccontando storie di artigiani e mercanti, di dei e amori tra re e principesse. Costruire i pozzi era considerato da parte di chi governava, un obbligo religioso per rispondere alle necessità del proprio popolo. Man mano che scendi nella profondità della terra, la temperatura è sempre più fresca e gradevole e non fatichi ad immaginare gruppi di donne che arrivavano a prendere l’acqua coi grandi contenitori di ottone tenuti sotto il braccio o pieni in equilibrio sulle teste, fermandosi a chiacchierare e a godere del fresco de sottosuolo al confronto della torrida calura esterna. Appena fuori comincia la sterminata periferia della capitale.








SURVIVAL KIT

Al pozzo
Ahmedabad – Capitale del Rajastan, con molte cose da vedere in particolare nel centro storico, dove conviene trovare alloggio. I prezzi sono inferiori rispetto alle zone turistiche del Rajastan.

Adalaj Vav – Forse il pozzo storico più bello del Gujarat. Costruito nel 1499 dal sultano Begada, in cinque piattaforme successive, scende ad oltre 50 metri sotto terra con tre scalinate di ingresso ed è uno straordinario e ricchissimo esempio della scultura del periodo. Entrata libera.

Hotel Le Grande Residence - Old Sharda Mandir Cross Roads – Nuovo a qualche chilometro dalla città vecchia, raggiungibile solo con un mezzo. Camere moderne, pulite e ben fornite. AC, TV, free wifi anche in camera potente. No frigo. Bagno con buone dotazioni. Colazione ottima, una delle migliori avute in questo viaggio, con papaya e altri frutti. Personale gentile e disponibile. A pianterreno ristorante Spice Zone, molto frequentato, meglio prenotare. Cucina nord india buona a prezzi contenuti. Piatti 2/300 R. Servizio accurato.




Traffico

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lunedì 28 dicembre 2015

Il mastro di porta ad Udaipur

Il signor Vinod


Il Lake Palace
Vinod lavora al palazzo da quando era ragazzo. Al mattino si alza presto, dorme in un sottoscala dietro la sala grande e subito si mette il costume da servitore. Poi, dopo essersi lisciato con cura la camicia candida, comincia il lavoro più difficile, la fasciatura del turbante. Prende la lunga striscia di stoffa sottile color arancio squillante e comincia ad avvolgerla piano piano attorno alla testa; ad ogni giro fa fare a tutto il malloppo che sta crescendo un piccolo scarto all'indietro che serve a serrare meglio il lavoro. Sono più di dieci metri di tessuto che viene avvolto meticolosamente per creare una vera e propria scultura che gli adornerà il capo per tutta la giornata. Si specchia a lungo davanti allo specchio di un antico mobile nascosto tra le colonne bianche, poi passa alla cosa più importante la cura maniacale per i grandi baffoni neri che gli rendono il viso davvero marziale come si confà alla sua persona. In fondo sarà pure soltanto un guardiano del palazzo, ma lui è di casta rajput, una stirpe di guerrieri il cui sangue è stato sparso su queste mura e le cui donne si gettavano nel rogo pur di non cadere nelle mani del nemico vincitore. E' pur vero che alla fine in quei secoli passati, le guerre le avevano perdute tutte e l'invasore mogul si era appropriato dei regni e di tutta la terra fino a che l'orizzonte non si perdeva nel mare, ma, vivaddio, erano stati sconfitti con onore e tutti avevano scelto la morte piuttosto che piegarsi al nemico.

La sala del palazzo
Con questa profonda convinzione, il suo sguardo rimane così costantemente fiero ed indomabile. Si apre il portone del palazzo e anche oggi comincia la sfilata delle migliaia di persone che vogliono entrare nell'interno. Famiglie intere coi ragazzini urlanti e bambine vestite a festa con gli abitini nuovi del Divali che svolazzano; giovani che fanno gli spiritosi guardando da lontano le ragazze; ragazzine bardate in jeans che si fotografano l'un l'altra per postare subito il selfie su FB, certo queste non si sarebbero buttate nel rogo per seguire il loro uomo. E poi tutti quegli stranieri, sudaticci e carichi di zaini e macchine fotografiche che si muovono intorno da un cortile all'altro, col naso per aria come fulminati da tanta bellezza. Si aggirano nei corridoi, fermandosi nelle sale dove il maharaja riceveva gli ospiti, rimirano le mille foto dei momenti di gloria del regno, le miniature perfette che raccontano di cacce alla tigre, di sala in sala, procedendo per corridoi angusti dove forse le concubine camminavano svelte per arrivare alle stanza del re, rimanendo attoniti a bocca spalancata quando un cortiletto interno si apre d'improvviso in una serie di bovindi chiusi da inferriate di marmo che danno sul lago. In mezzo, il palazzo bianco spicca, rilucendo come un diamante dalle mille sfaccettature. Il marmo si specchia nell'acqua disperdendo la luce in tanti piccoli bagliori che paiono le lanterne lasciate scorrere alla forza lieve della corrente. Qualche barca sciaborda lenta portando qualcuno fino alla scalinata che dà accesso al balcone laterale.

Il giardino delle damigelle
Vicino alla riva puoi scorgere il giardino delle damigelle con i suoi verdi prati, le siepi ed i giochi d'acqua. Lontano l'altro palazzo, sull'isola di Jagmandir, ricoperta di giardini ordinati, circondati dalle statue bianche di elefanti imbizzarriti e dominata dalla torre ardita di pietra grigio azzurra. C'è un ristorante elegante dove puoi mangiare sotto la luna, roba per ricconi, Vinod non c'è neppure mai arrivato su quell'isoletta dai portici di marmo dove anche soltanto una Tumbs up, la Cola indiana, costa 200 R, roba che gli ci vorrebbero anche un paio di giorni di mance. Dall'altra parte del lago, su un'alta collina, il Monsoon Palace corona la cima piatta con un'ampia terrazza da cui puoi dominare la foresta che la ricopre completamente tutta intorno. Forse qui ancora si aggirano animali selvatici, cervicapre ed antilopi e forse chissà ancora qualche leopardo e un paio di tigri, quello che hanno lasciato secoli di caccia spietata. Il palazzo è come abbandonato, l'androne pieno di polvere ed i calcinacci che si staccano dai muri antichi. L'alta torre domina dall'alto un regno senza sovrano che se ne prenda cura. Quando riescono a staccarsi da quella visione unica al mondo, che a Vinod, tutto compreso nella sua posa seria e compita, pare del tutto normale, i turisti vanno verso il gran salone di ricevimento, nel palazzo principale.

Monsoon palace
Dal portale d'uscita parte una macchinetta elettrica che porta un piccoletto con un gran turbante rosso, passando saluta tutti con degnazione quasi benedicendo la folla che si allarga al passaggio, mentre i servitori si inchinano senza osare guardarlo. Sarà un discendente della famiglia di certo. Ma ormai non si vive di sola nobiltà e anche qui c'è un albergo di lusso ormai e quelli sì che sono ospiti speciali, che rilasciano anche mance adeguate, ma è difficile farsi assegnare a quel servizio. Lì, nel salone grande è esposta la collezione dei cristalli che Saijan Singh aveva comprato a fine '800, nel suo viaggio in Europa. Allora tutti i ricchi ci andavano per vedere quel mondo nuovo e moderno e quando tornavano a casa si portavano le testimonianze di quella modernità superiore, quella che in fondo gli odiati invasori inglesi ostentavano ogni  giorno con condiscendenza, mobili, macchine, stoviglie con disegni occidentali che facevano apparire le porcellane cinesi che fino ad allora rappresentavano il massimo dell'eleganza, un vecchiume obsoleto, senza sapere o trascurando il fatto che proprio negli stessi anni in Europa proprio queste cosiddette chinoiseries erano il massimo della moda. Così il re era tornato dal suo viaggio con casse e bauli pieni di cristallerie, addirittura tavoli e un letto, centinaia di servizi di bicchieri, tazze, piatti, tutto l'occorrente per arredare l'intero palazzo, ma appena arrivato a casa era morto così per più di cento anni tutto era rimasto chiuso nelle casse, nelle profonde cantine, coperte di polvere. Solo una trentina di anni fa le casse sono state riaperte e quel tesoro è tornato alla luce e tutti stanno lì a rimirarselo con tanto d'occhi. Vinod era ancora un ragazzo allora e aveva partecipato a riportare il tesoro alla luce. Ancora sorride pensando alla meraviglia di quel momento, quando uscivano dal buio quegli oggetti meravigliosi, quei centri tavola barocchi, i grandi piatti sfaccettati, i lampadari colossali, i bicchierini dagli steli lunghi che quasi si spezzavano solo a guardarli, i sofà, le sedie ed il letto dai piedi ritorti, tutto di cristallo lucente. Adesso ogni cosa, un po' coperta di polvere, gli sembra normale e non ci fa più caso, deve solo stare attento a mettersi in posa quando qualche turista bionda gli si mette a fianco per farsi fotografare mentre lui si arriccia i favolosi baffi e magari ci scappa qualche mancia un po' più grassa.


La jungla
SURVIVAL KIT

Udaipur

City palace
City Palace - Ingresso piuttosto caro. 1450 R, in pratica più di 20 € a testa, ma comprende il palazzo, il museo, l'esposizione dei cristalli nella parte aperta dell'albergo extra lusso ricavato nel palazzo, il permesso di fotografare (tranne che i cristalli) e una gita in barca all'isola del lago con il ristorante. Calcolate almeno mezza giornata per tutto il percorso. E' uno dei più bei luoghi del Rajastan e dell'India intera, con visioni magnifiche sul lago e sul palazzo del lago, reso famoso nel film Octopussy, dove attualmente è impossibile andare se non siete ospiti dell'Hotel di lusso (600 € a notte). Nel museo bellissima esposizione di miniature che illustrano la vita al tempo dei maharaja. Soldi ben spesi.

Monsoon Palace - A circa 10 km dalla città, necessaria un'auto per arrivarci e risalire la collina. Tutto intorno un parco naturale (ingresso 300 R). Nel bosco migliaia di scimmie e molti ungulati, si dice ci siano anche felini predatori. Il palazzo è abbandonato a se stesso e cadente, ma tuttavia, forse proprio per questo estremamente suggestivo. La vista è eccezionale, essendo il punto più alto della zona e domina tuta la white city e i due laghi attorno ai quali è disposta, Dall'altro lato montagne ricoperte da fitta jungla. Anche qui sono state girate molte scene del film.

Ambrai Restaurant - In una posizione magnifica al bordo del lago, proprio sulla punta della penisola dell'Hanuman Gath, con una vista spettacolare sul Lake palace, il Lal Gath e il city palace, offre un ottima cucina del nord dell'India, con ampia scelta. Piatti sulle 4/500 R serviti nel giardino tra gli alberi con sedie e tavoli in ferro battuto. Bello anche il bar. Il lieve sovrapprezzo vale sicuramente la pena per una cena romantica. Il pollo tandoori tikka è particolarmente curato, chiedete che tutto sia il meno spicy possibile e magari sarete accontentati.

L'isola di Jagmandir
Isola di Jagmandir - Visitabile, al contrario di quella del Lake palace, Circondata da un imbarcadero di marmo con elefanti, ha un ristorante molto caro ma di certo molto esclusivo e romantico,un piccolo hotel di 7 camere. L'escursione in barca (biglietto incluso in quello del City palace, se no 200 R) vi darà la possibilità di passare una o due orette sull'isola, nei suoi giardini, visitando il piccolo museo della torre e fermandosi al bar ad ammirare il lago. C'è poca ombra e col sole può essere piuttosto caldo.

Saheliyon-ki-Bari - Ingresso 10R. Giardino nella zona nord della città. Costruito nel 1700 per le dame di corte della principessa. Una serie di aiuole abbastanza curate,alberi, fontane e laghetti con giochi d'acqua. Magnifico il lago dei loti.


Un soffitto del City place
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Una sala del City palace




venerdì 25 dicembre 2015

Haiku di Natale




Un Buon Natale
E un Felice anno nuovo
Palline rosse

giovedì 24 dicembre 2015

Recensione: Spielberg - Il ponte delle spie

Spielberg ha di nuovo fatto centro, quindi decisamente un bel film, che invito tutti ad andare a vedere, a partire dagli attori, bravissimi, con lo splendido Tom Hanks che dà il meglio di sé, al concatenarsi degli eventi della trama che, sebbene racconti un fatto ben conosciuto, lasciano molta suspence e voglia di arrivare fino alla fine, come se ancora non la si conoscesse. L'abbattimento dell'U2 avvenne nel 1960 e ricordo molto bene quegli avvenimenti  e quel periodo che tennero il mondo con il fiato sospeso. Allora avevo soltanto 14 anni, ma il clima era pesantissimo. Anche il momento cruciale della guerra fredda e del blocco sovietico oltre la cortina di ferro è reso magnificamente, soprattutto la Berlino est di quegli anni. Io ci andai una quindicina di anni dopo e devo dire che le scene del film me l'hanno riportata alla memoria molto bene. Comunque soldi ben spesi, penso che beccherà qualche premio. Ditemi le vostre impressioni eventualmente.






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mercoledì 23 dicembre 2015

Happy Divali

Il lago Pichola dall'albergo Gay Vilas

Un ponticello
Le ombre della sera trasformano Udaipur in una magia di trine di marmo che si specchiano nelle acque del lago Pichola. Questa città sparpagliata sulle sue rive allinea case, palazzi, templi, antiche haveli sulle rive frastagliate come fossero quinte di una rappresentazione teatrale cominciata secoli addietro. Le loro facciate illuminate dal fioche luci rimbalzano sulla superficie tremula, raccontando all'inverso una favola vecchia di mille anni, che racconta di re panciuti a caccia di tigri, di eserciti invasori alla conquista di nuovi regni, di regine rinchiuse negli zenana proibiti a guardare le strade sottostanti dai bovindi che paiono trine preziose. Sulla punta della piccola penisola che si protende tra le acque, la visuale lascia senza fiato. Il grande palazzo di fronte troneggia sicuro di sé, forte della sua possente eleganza che domina la città intera e tra le acque il candido nitore del palazzo del lago, una gemma di marmo incastonata in un pavé di zaffiro scuro, che risplende illuminata dalla luna quasi piena, gli fa da contraltare. E' una immagine ormai così nota e famosa da apparire scontata, eppure anche se già vista in cento film, in mille fotografie, mantiene un fascino non spiegabile a parole. Quel marmo perfetto al centro del lago, occhieggia indiscreto, mentre sembrano ancora risuonare risate indiscrete di concubine avvolte in sari trasparenti, mentre attendono l'arrivo della barca del sovrano a trascorrervi la notte. 

Divali
Forse varrebbe la pena di passarcela una notte in questo albergo lussuoso ed esclusivo, oppure no, forse si andrebbe a spezzare quella magia di sogni possibili trasformandola in un banale soggiorno da ricco epulone che potrebbe rivelarsi magari deludente. Trenta anni fa ci ero stato a prendere un thé, nel bar ricavato sulla veranda di marmo della grande terrazza, un'atmosfera ovattata di lusso e di voglia di esclusività. Octopussy era stato girato tre anni prima e ormai il luogo era già diventato famoso. L'incanto si era già spezzato allora. Sui ponticelli che collegano le rive dei canali le vacche sdraiate a terra impediscono il passaggio dei veicoli più ingombranti. Sulla riva del palazzo, il bazar ti apre una fila infinita di negozietti di carabattole turistiche, qui l'afflusso è imponente come a Jaipur, ma rimani anche affascinato dai negozi di stoffe, caleidoscopi rutilanti di colori, dalle cascate di frutta, dall'odore delle spezie. Percorre però la città un fremito particolare, una agitazione quasi convulsa. C'è nell'aria una allegria quasi contagiosa che esplode in risate, grida di giovani, sorrisi aperti al passaggio. Davanti ad ogni negozio qualcuno è impegnato a dipingere multiformi schemi di mandala coloratissimi, tutti diversi, il limite è la fantasia di chi lo sta tracciando. Tra due giorni è Divali, la festa delle luci e la città, come tutte le altre dell'India, è in preda ad una agitazione senza pari. E' un poco il sabato del villaggio. La luna sarà piena e la festa delle Luci, la più importante dell'anno per gli hinduisti, si dispiegherà in tutti i suoi eccessi. 

Preparazione di una soglia
E' la festa dell'allegria. Tutti espongono luci davanti alle loro abitazioni ed ai loro negozi, che siano torce, lampade o piccole scodelline di terracotta contenenti dell'olio ed uno stoppino acceso, rischiarano la via all'ospite improvviso, all'accogliere chi arriva. Si offrono dolcetti ai vicini ed ai visitatori, si mangia ovviamente condividendo la propria tavola, si sparano botti e fuochi artificiali a non finire, anzi molti non stanno più nella pelle e mortaretti e petardi scoppiettano da ogni parte già in anticipo e continueranno per tutta la settimana successiva. Si dovrebbero buttare le cose vecchie ed tutto un offrire vasi terracotta nuovi da acquistare ritualmente proprio in questa occasione. Una grande momento per festeggiare insieme, a cui si accodano ovviamente anche tutti gli appartenenti ad altre religioni, ogni occasione è buona insomma. Due ragazze stanno finendo di tracciare complicati disegni davanti alla soglia. Dalle scodelline attingono colori diversi coi pennelli e completano il mandala rispettandone con sacralità la complicata geometria. Vedono che le stai guardando e si voltano subito ridendo: "Happy Divali straniero" ed il padrone del negozio corre a prendere i dolcetti che gli ha preparato la moglie e te li offre contento. Al di là del ponte sotto gli archi di marmo bianco del tempio, comincia a scoppiettare una salva di mortaretti. E' buio fondo. La luce della luna luna accarezza gli stipiti scolpiti delle porte, corre veloce sulla filigrana delle finestre dalle ante traforate e scivola nel lago portando con sé il ricordo delle facciate che rimangono a tremolare sulla superficie piatta. 

Il palazzo sul Lago
SURVIVAL KIT

Udaipur di notte
Hotel Gay Vilas - 19, Panch Devri Marg - La doppia sulle 2000 R.-  Valido soprattutto per la posizione magnifica proprio sulla penisola che si affaccia sul lago con vista stupenda dalla terrazza bar ristorante sul tetto sulla città, il lago ed i palazzi illuminati sulle rive. Si autodefinisce come molti atri della zona ricavati da antichi palazzi, un boutique hotel. Molto comodo in pieno centro si possono raggiungere a piedi tutte le più importanti attrazioni turistiche. Architettura tradizionale. Ingresso e hall bruttini. Camere normali. Non c'è ascensore per cui chiedete camere ai piani bassi. AC, TV, ventilatore, free Wifi anche in camera, no frigo. Pulito ma bagno un po' basico. Se state più di una notte le camere non vengono rifatte. Bisogna chiedere. Ristorante panoramico sul tetto all'aperto. Cena economica, piatti sui 3/400 R. anche non veg. Colazione varia. 

Una via del centro
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martedì 22 dicembre 2015

Da Nagda a Eklingji



Distribuzione dell'acqua potabile


Carico bagagli
Mohammed guida con calma indiana e senza l'atteggiamento nervoso di chi mal sopporta un traffico disordinato e convulso. Si fa strada se necessario, ma non esagera nella prepotenza di chi deve arrivare a tutti i costi in tempo. Forse questo atteggiamento gli deriva dalle sue origini contadine. Figlio di una famiglia poverissima del Bihar è arrivato a Delhi piccolino e qui ha dovuto darsi da fare per arrivare ad una vita accettabile. Guidare un'auto non garantisce uno stipendio decente, ma è comunque uno status che promette compensi accessori e consente di mettere su famiglia. Ha un bambino di tre anni che sarà ovviamente viziatissimo e per il quale, come per tutti i padri del mondo, ogni sacrificio non va neppure messo in discussione. Su una sola cosa sembra non transigere. Il figlio dovrà studiare, ad ogni costo, questa strada gli pare il solo mezzo di affermazione e di accesso all'ascensore sociale. Da mussulmano in un paese a maggioranza hinduista, probabilmente si sente un poco discriminato, ma non lo fa vedere poi troppo, anche se si capisce che si trova più a suo agio con i suoi. In fondo in questo paese puoi vivere e lasciar vivere, se non te la vai a cercare. 

Ingresso del tempio di Nagda
L'importante è guidare senza problemi e riportare al punto di partenza i turisti che gli vengono affidati in modo che siano soddisfatti, garanzia di una eventuale mancia, parte sostanziale delle sue entrate mensili. Il resto conta poco. Così non mostra mai fatica nelle lunghe ore di guida, la strada è la sua realtà quotidiana e adesso con tutte le strade nuove che vengono aperte ogni giorno, non è poi così faticoso. In fondo la grande pianura del Rajastan consente strade diritte e fuori dalle città la concentrazione delle auto diminuisce, al massimo bisogna fare attenzione a cammelli e vacche distese in mezzo alla carreggiata. A Nagada ci si arriva abbastanza in fretta, intanto il tempio di Khrishna non apre che alle 11. E' ben nascosto tra le case proprio al centro della cittadina, ma non fai fatica a trovarlo, basta seguire la folla che già di prima mattina attraversa il mercato per mettersi in fila. Il lunedì è il giorno più affollato. La ressa si forma già qualche centinaio di metri prima della piazzetta che sta in fondo alla contorta stradina del bazar. Tutto intorno ci sono i guardiani delle migliaia di scarpe che devono essere abbandonate all'esterno del tempio, un servizio indispensabile per l'occasione. Un ufficietto con le inferiate invece, ritira zaini e macchine fotografiche, vietatissime all'interno, come in moltissimi altri edifici religiosi del paese. 

Nagda - Porte del bazar
All'ingresso c'è una lunga scalinata dove la folla viene divisa in due parti, uomini e donne separati. Capisci subito il motivo. La gente si ammucchia stretta stretta, regimentata dalle transenne di metallo e le donne qui in mezzo sarebbero certamente oggetto di attenzioni non gradite. Appiccicati come acciughe le mani si allungano facilmente, sui portafogli come su altro. I cartelli di messa in guardia si sprecano. Intanto la coda, davanti ai portali d'argento, si allunga. Tutti aspettano senza dare segni di  nervosismo, anche se il caldo e l'umidità possono rendere l'attesa fastidiosa, rimanendo così premuti dai vicini. Quando arriva l'ora, giunge dall'interno del tempio un gran frastuono di tamburi e di cembali. I sacerdoti cominciano la cerimonia e subito le porte si aprono. La folla è come un enorme animale che si scuote dapprima lentamente, poi sempre con maggiore vigore. Ogni cellula che compone questo corpaccio molle e sudato cerca di guadagnare la posizione migliore per garantirsi un accesso rapido. Le donne le abbiamo ormai perdute di vista, sono entrate dall'altra parte del tempio, quello che dà spazio alle aree dove si adora il lingam e si fanno offerte specifiche per richiedere la fertilità. Di qui tutti si affannano per salire le scale e riuscire ad entrare, spingendo a più non posso. 

Deposito scarpe
Hai chiara la percezione del pericolo; se qualcuno cade c'è di sicuro il rischio di rimanere calpestati da quelli che seguono e spingono senza sosta per guadagnare posizione. Militari e sacerdoti tentano di dividere gruppi definiti separandoli con robuste corde, ma quando la folla preme non è facile controllarla, anche se ai più scalmanati e riottosi, che si agitano troppo scompostamente, vengono distribuiti senza troppo riguardo robusti scappellotti sulla testa. I poliziotti poi tengono sempre bene in vista il lathi, un robusto bastone di legno duro che all'occorrenza sa risultare piuttosto pesante. Intanto dall'interno salgono canti ed ovazioni ritmiche. Di tanto in tanto si alza il grido di lode a Khrishna. La folla lo ripete con un fremito sordo. Superato il portale ci si immette in una sorta di percorso obbligato nel quale la spinta di chi ti segue, ti fa procedere per forza propria come un impasto di carne nel budello di una salciccia. Quando arrivi nei locali dove sono situati gli altari con le statue della divinità ricoperte d'argento, si scorre cercando di arrivare davanti, per vedere qualche cosa, per recitare mantra, per ricevere, previa offerta, una qualche benedizione dai vari sacerdoti attenti ad individuare nel mucchio i fedeli più redditizi. 
Venditori di limonata

L'applicazione della tikka rossa sulla fronte, una spolverata sul capo, poche parole di conforto e poi subito si deve lasciare spazio a chi segue che comunque spinge senza remissione, a sua volta pressato da chi è più indietro. Davanti alle statue, gruppetti di sacerdoti compiono i riti della cerimonia, versando acqua sulle statue, mettendo fiori, recitando le preghiere. A tratti tutti si fermano per un attimo e levate le braccia al cielo esplodono in un grido fortissimo di lode al Dio, che risuona sotto le volte di pietra espandendosi all'esterno dove tutto il resto della folla lo riprende e lo moltiplica come un'onda che si frange fino agli estremi confini del mercato. E' un sabba convulso ed implacabile nel quale vieni continuamente pressato e spintonato da chi a sua volta vuole pregare, toccare, vedere, dare senso alla sua venuta in questo luogo. I padri sollevano i bambini in alto perché possano avere la visione del sancta sanctorum dove la statua di marmo bianco ricoperta d'argento della divinità rimane nella penombra illuminata dalla luce fioca delle lampade e questi straniti dalla confusione rimangono a fissare al di là delle teste cercando di capire, assorbendo questo bagno di folla e di fede. 

Portatore di offerte
Poi a poco a poco vieni spinto fuori, come espulso dalle viscere del tempio e ritorni a respirare aria invece dell'insieme di quegli odori forti e stagnanti, una sorta di aroma dolciastro, un misto di fiori marci, latte andato a male, spezie, incensi e umanità varia. Un'esperienza decisamente forte, in cui hai cercato di mantenere i piedi nudi al di fuori delle parti del pavimento umide di non sai bene cosa e che adesso cerchi di ripulire alla meglio prima di rivestirli una volta recuperate scarpe e calze. Si tratta poi di ritrovare le compagne trascinate da un'altra folla forse più morbida e meno spigolosa, ma altrettanto ricca di presenza umana. Il bazar diventa così cosa da ridere, con i suoi venditori che cercano di attirare i pellegrini nei loro bugigattoli, mentre i più poveri venditori di strada tentano di appioppare i vari articoli religiosi, fiori, incensi, offerte a coloro che in ritardo si affrettano verso gli ingressi. Nel grande parcheggio gli ultimi mendicanti provano l'approccio, è l'ultima occasione prima che le portiere dell'auto si chiudano sul loro carico di benessere comodo che se ne sta andando per sempre. Qualche chilometro ancora e arrivi ad Eklingji, un altro complesso templare di grande importanza e molto visitato. 

L'uscita dal tempio
Si tratta di un gruppo di costruzioni antiche, circondate da alte mura che racchiudono oltre al tempio principale dedicato al lingam di Shiva anche altri templi minori con le varie sue manifestazioni. Anche qui grande folla, poi all'ora della chiusura i poliziotti spingono verso l'uscita la massa che prega e che via via si indirizza alla piccola porta di ingresso attraverso la quale puoi, abbassando la testa riemergere nella strada principale. Riesci appena a gettare un occhio alle cupole di pietra finemente scolpite, alla serie di statue appoggiate con morbidezza su una gamba, le braccia sollevate mollemente, i visi languidi , i corpi mossi da un fremito di pietra viva che si fa carne che danza, che cammina, che lotta, che gioca, che racconta storie che tutti conoscono fin da bambini, la lotta tra bene e male, i miti e le leggende millenarie di un popolo antico e di una religione forse ancora più antica, mille e mille volte rimuginata e rimasticata. Intanto scendono le ombre della sera. Gruppi di sari colorati si allontanano nelle vie laterali; kurta bianchissimi e turbanti dalle tinte accecanti fanno crocchio vicino alle camionette smandrappate in attesa di riempirne i cassoni per ritornare al paese. Udaipur, la città dai bianchi marmi attorno al lago azzurro è soltanto ad una ventina di chilometri.

Nel bazar
SURVIVAL KIT

Negozio alimentari
Nagada o Nagda - Da non confondere con l'omonima città del Madya Pradesh, é un paesotto a pochi chilometri a nord di Udaipur , raggiungibile anche con pullman pubblici. L'attrazione principale sono le cerimonie che in particolare al lunedì si svolgono al tempio di Khrishna in mezzo al bazar. Vietato fotografare, bisogna comunque lasciare borse, zaini e macchine foto inclusi cellulari fuori dal tempio, per cui è consigliabile lasciarle in macchina se ne disponete di una custodita. E' una esperienza per palati forti da effettuare in una ressa anche pericolosa senza vedere dove mettete i piedi, nudi. Se volete affrontarla, non lasciatevi condizionare da troppi timori, ma seguite l'onda, lasciandovi portare. Occhio al portafoglio e a non cercare di muoversi contro corrente. Se vi tenete nelle parti retrostanti nelle sale principali, vedrete un po' meno, ma lì la folla è meno opprimente. La cerimonia comincia alle 11:30. Prima il tempio è chiuso. Particolarmente belle, le porte foderate d'argento e le statue degli dei anch'esse ricoperte d'argento. Ci sono altri templi antichi fuori città.

Eklingji -  Il nome viene appunto da Ek- Ling - Ji, il sacro lingam (di Shiva, signore della fertilità). Complesso templare a 20 Km da Udaipur nel villaggio di Kailashpuri, anche questo raggiungibile con bus pubblici. Anche qui divieto di portare macchine foto e telefonini e percorso da fare a piedi nudi. Sculture di particolare bellezza. Il tempio chiude prima del tramonto. Molto interessanti e fotogenici i gruppi di donne coloratissime che arrivano qui per l'adorazione del sacro lingam.

Da Chittorgarh a Nagda - 130 Km

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domenica 20 dicembre 2015

Recensione: Star Wars - Il risveglio della forza

Come sempre le cose troppo attese lasciano l'amarognolo in bocca della leggera delusione. Hai la sensazione di un prodotto semplificato per non scontentare nessuno, soprattutto i fans della prima ora. Praticamente un remake dell'originale che come ovvio rimane di sostanza inferiore non sia altro perché sai già tutto. L'altra parte non positiva è la scarsità di invenzione che fa sì che ognuna delle cose che avevano nel passato suscitato stupore ed entusiasmo, diventino dei déjà vu per appassionati cultori che vogliono rivedere per la millesima volta lo stesso film. Particolarmente debole la figura del cattivo, sbiadita copia di Dart Fenner. Gli anziani riconvocati per l'occasione paiono messi lì apposta per far tenerezza e simpatia agli appassionati. Accattivanti le molte citazioni dagli elicotteri di Apocalipse now, al baretto con l'orchestrina degli alieni, ai continui richiami a Star Trek. Comunque se sei un appassionato alla fine ti diverti lo stesso complice la magia del 3D, gli scenari grandiosi, la fotografia accattivante. Insomma per noi bambini invecchiati ce n'è comunque a sufficienza per uscire canticchiando il tema del film che ti rimarrà appiccicato addosso per giorni. D'altra parte chi non ha sognato di possedere una spada laser? Così te ne torni a casa sereno aspettando la prossima puntata prevista nel 2017. 


sabato 19 dicembre 2015

Chittorgarh - La cartolina

La cartolina


Rana Khumba Mhan
Padmini avrà si e no dieci anni, ma è davvero piccolina per la sua età e lo sembra ancor di più in quel suo vestitino troppo largo che le pende da tutte le parti. Ha un faccino triste mentre gironzola a caccia di qualche turista e non sembra neppure troppo convinta di quello che fa. Ogni tanto si siede sul parapetto di marmo del grande tempio di Meera, ma i suoi occhi non paiono poi molto sensibili a tutta quella bellezza, a quelle sculture perfette che sembrano trasformare la pietra in carne viva. Ha solo un leggero sorriso quando viene circondata da un gruppo di scimmie cappuccine che si disputano le banane gettate loro dai fedeli che a gruppi entrano nel grande vimana circondato da colonne scolpite, salendo la scalinata di pietra. Quando vede una faccia straniera allunga la mano offrendo un pacchetto di cartoline stinte e stropicciate all'apparenza. In realtà sono soltanto rettangoli di cartoncino ingialliti. Su ognuno ha disegnato con cura qualche figura arrotondata. Un elefante bardato per la processione, due carretti nuziali trainati da un bue dipinto di rosso, una ballerina dalle vesti svolazzanti che tenta una piroetta. Con una grafia insicura c'è scritto anche il titolo dell'opera, in hindi. I pastelli dalla punta larga hanno riempito di tinta gli spazi. Il giogo abbozzato, l'ombrellino ricurvo, redini tese, fatica di vivere, compra la mia cartolina straniero, la mia mamma potrà comprare chilly e riso rotto anche per domani. Poi corre via di nuovo in cerca. 

Scimmia cappuccina
Tutto attorno la distesa ondulata del forte di Chittorgarh che occupa tutta la cima della collina lunga quasi dieci chilometri. Mura ciclopiche lo circondano, racchiudendo le antiche vestigia che raccontano la storia dei guerrieri Rajput, che preferirono morire piuttosto che arrendersi, gettandosi contro le orde nemiche all'assalto del forte e di quell'altra Padmini, la regina che si gettò nel rogo acceso sotto quelle mura prima che il barbaro re che la voleva, le penetrasse. Un'epopea tragica quella di questi guerrieri orgogliosi che popolano le miniature degli antichi libri e che viene vantata orgogliosamente dai loro discendenti. Ti aggiri in questi enormi spazi cercando di immaginarti la città che vi era contenuta e di cui rimangono, separati da una vegetazione orgogliosa soltanto i monumenti di pietra. Palazzi in rovina con grandi scalinate, architravi scolpite di animali fantastici, cavalli ed elefanti. Templi nascosti che alzano le ogive dei vimana nel cielo, indomite, oltre gli alberi. I piedistalli dove sono state erette le pire dei sacrifici, non solo di morti, rimaste a ricordo perenne. I serbatoi nascosti, piccoli laghi artificiali, incuneati in ogni avvallamento, garanti della possibilità di resistere agli assedi. I portali giganteschi ma riparati, le cui aperture rimanevano sotto il tiro delle mura circostanti che si snodano sinuose per chilometri tutto attorno. 

Studentessa in gita
La città nuova di sotto, muta spettatrice di antiche battaglie, oggi dell'assalto dell'orda dei visitatori, quelli venuti da lontano, attoniti dall'imponenza di tanta meraviglia, a rimirare col naso all'insù e le migliaia di ragazzi in gita, scolaresche vocianti intente più a perfezionare i selfies con i compagni e a godersi la giornata di libertà all'aperto. Sei circondato e oggetto di interesse. Tutti vogliono una foto con chi arriva da lontano, da mostrare agli amici a casa, da postare su feisbuc. La Torre della Vittoria troneggia davanti alla scalinata del tempio. E' un prodigio di design. Nove piani istoriati di balze geometriche successive; ghirigori di archi e figure che si susseguono senza spazi liberi, pilastri che sorreggono logge leggere, trine di pietra sormontate da archi sinuosi, pieni e vuoti alternati sul cui fondo oscuro indovini statue ammiccanti. Ad ogni striscia, una serie di figurine che si inseguono, animali, ballerine, suonatori che danzano al ritmo dei loro tamburi, donne in processione. Nei larghi riquadri, coppie che si guardano e raccontano storie di miti lontani, le labbra leggermente piegate in un sorriso immutabile, gli occhi allungati dalla passione, i capi leggermente piegati da un lato mentre le crocchie dei capelli scendono a lato lasciando scoperti seni prosperosi, anche rotonde in cui le dita affondano in una morbida presa. L'apice della scultura indiana sa dare momenti di grande suggestione, quando la qualità di questi artigiani anonimi raggiungeva livelli artistici così elevati. 

Una scolaresca alla torre della Vittoria
Ne vedremo ancora molti di questi esempi, in palazzi e templi di religioni diverse. Questo è uno dei più grandi meriti del credo popolare, lasciare dietro di sé una testimonianza artistica che difficilmente una committenza privata sa produrre. Quando si vuole magnificare il trascendente, niente è troppo, tutto si può concedere per avere un risultato imperituro. E' difficile andarsene da questo luogo. Forzatamente ti va di percorrere i lunghi chilometri della cinta, da ogni torrione, da tutti gli spalti, prospettive sconfinate sulla pianura circostante. All'interno le rovine di palazzi lontani nel tempo, case diroccate, animali liberi al pascolo, capre, vacche, un gruppo di pavoni selvatici che allargano la loro ruota blu. Un leprotto corre come impazzito attraversando la strada. Cani randagi si stendono mogi nel fossato che la circonda. Scoiattoli dalla coda folta si nascondono tra i rami. Nell'oscuro dell'interno dei templi, gli avatar di Visnu attirano i loro devoti e il bel Krishna, amato dalle ragazze, suona il flauto in bilico su un piede per incantare le sue Gopi. Il tozzo Adinath invece, il primo dei Tirthankara, espressione di Shiva, quasi un tronco inespressivo senza braccia, accoglie le spose che si augurano una corposa fertilità. Nel bianco assoluto del marmo del suo tempio Jain, i santi vestiti solo di vento ammoniscono alla mansuetudine che vieta di togliere la vita a qualunque creatura anche se si tratta di insetti o microbi.. Al di là della Torre del Fama a lui dedicata, il sole scende adagio fino a nascondersi dietro le mura. Nel cielo, ormai colore del rame, le sagome delle cupole lontane si popolano di scimmie che salutano la notte che sta per arrivare.

Meera temple
SURVIVAL KIT

Tratto delle mura di Chittorgarh
Chittorgarh - Garh significa Forte, dunque è il forte di Chittor, città storica e regno Rajput a 130 Km da Kota verso sud. Uno dei più grandi forti dell'intera India che si stende sulla collina lunga oltre 9 km. Si accede in auto attraverso 7 porte successive e si può circolare all'interno attraverso un anello circolare che percorre le cinta che contiene una serie di monumenti molto ben conservati. Si potrebbe fare anche tutto il giro completo a piedi. I monumenti principali imperdibili sono le torri (Kirthi Stambha e Vijai Stambha), il tempio Meera dedicato a Krishna, il palazzo e i giardini di Padmini, il palazzo Rana Khumba subito all'ingresso principale, il tempio Mira Bai, i luoghi delle pire funebri e molti altri ben segnalati tutti lungo la strada. se non disponete di un'auto assoldate in città un tuktuk per almeno 2/3 ore che vi farà fare l'intero giro. Vale la pena dedicarci almeno un pomeriggio fino al tramonto. Il resto della città col suo animato bazar si può girare alla sera.

Fregi del tempio


Hotel Padmini - 2600 R la doppia - Appena fuori città. Edificio un po' vecchiotto e lasciato andare anche se dalle foto sembra bellissimo. Pulizia sommaria e addetti leggermente scorbutici. Clientela locale. Camere normali, TV, AC, ventilatore, free wifi, no frigo. C'è il ristorante vegetariano. Il servizio lascia molto a desiderare ed è completamente disorganizzato coi tavoli ancora da pulira al mattino successivo, ma sorprendentemente il cibo non è male e anche mmolto economico. Si cena con 2/300 R. Riso, noodles, thali veg o rajastani.

Rani padmini Mahal

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Cima della torre della Fama


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