venerdì 27 febbraio 2026

Mau 9 - Le tre Cinguetti

La nuova Cinguetti - Mauritania . gennaio 2026


 

Oggetti antichi
Appena usciti dai vicoli del centro c'è una casa piuttosto nuova all'apparenza, che esibisce un orgoglioso cartello autodefinendosi centro dell'artigianato mauritano. E' una cooperativa di donne che espongono lavoretti vari, soprattutto le solite collanine, in una fila di negozietti che circondano il patio interno e che non aspettano altro che arrivi qualcuno a cui mostrare le loro cose. Praticamente appena avuto il sentore che arrivi qualche turista, c'è un passaparola tra le abitazioni del circondario e subito tutte accorrono da qualche casa vicina e aprono la baracca. Sono tutte un po' insistenti ed è assolutamente comprensibile visto che noi potremmo essere l'unica preda disponibile nell'intera giornata, quindi lasciarci andare liberi è un rinunciare che dispiace e allora ecco che si cerca di attirare il possibile acquirente di negozio in negozio, con lo specchietto di mirabolanti nuove meraviglie, anche se alla fine le cose sono più o meno le stesse. Qualcuna cerca di abbindolarti sottovoce con la promessa di prezzi particolari, qualcun'altra mostra cose sottobanco, assolutamente di migliore qualità, fatte per turisti "speciali". Ovviamente lasciamo anche qui il nostro obolo, d'altra parte al sorriso dolcissimo di Aziza, non si può dire certamente di no ed il solito sacchettino finisce per andare a rigonfiare la tasca per l'ennesima volta, così alla  fine eccoci ripartire per dare un'ultima occhiata alla città. 

L'antica moschea
Ancora due passi tra i vicoli più tortuosi, due foto alle belle porticine dalle serrature ingegnose, un'altra i quadri elettrici assolutamente particolari nascosti negli angoli segreti tra i muri, semicoperti anch'essi dalla sabbia. Certo mentre la lasciamo definitivamente, guardandola da lontano, potresti facilmente confonderla con la collina che la sostiene, stesso colore, la terra, la sabbia, i muri sbocconcellati caduti, gli spigoli delle case più esposte, ormai corrosi dal vento che li ha smerigliati per secoli, trasformandoli in un tutt'uno con il substrato che li circonda, il mattone crudo, il fango e la malta che li costituisce sono friabili come l'arenaria, della roccia che sostiene il tutto e così mentre passano i secoli, la terra ritorna alla terra, e già prima di scomparire del tutto, anche i resti smozzicati ne sembrano fare parte indissolubilmente. I millenni successivi cancelleranno ogni cosa rendendola irriconoscibile. Solo l'uomo, se resisterà, potrà portare con sé  il ricordo di tutto questo che a poco a poco si trasformerà in racconto e poi in leggenda. E tutto questo lo vedi già, appena ci spostiamo di un paio di chilometri, ritornando sulla collinetta dove era nata la prima Cinguetti, 1300 anni fa. Qui le sabbie hanno ormai coperto tutto definitivamente e ci sono solo capanne di frasche e foglie di palma dei nomadi che vivono vicino a quanto rimane dell'oasi. 

La sabbia all'opera
Sui bordi dell'altura, hanno fatto barriere di frasche secche di palma che delimitano ordinati quadretti successivi, un tipo di lotta contro l'avanzare delle sabbie ben conosciuto ed in parte praticato da tutti gli abitanti delle sabbie, come già avevo avuto modo di vedere anni fa in Algeria e in Marocco. Si tratta di sistemare queste siepi di vegetali in ordinate file successive, longitudinali e trasversali, arricchendole e alzandole di volta in volta in una lotta continua tra uomo e deserto, che dura implacabile da millenni, a difesa di quel poco, anzi pochissimo che riesce a sopravvivere tra la sabbia. Dietro la collina, dove evidentemente era rimasta la traccia della presenza dell'antico minareto, si è scavato, riportando alla luce completamente, la vecchia moschea, in tutto simile, per forma e dimensione a quella che abbiamo appena lasciato dietro alle biblioteche. Solo la parte alta della torre ha merli più complessi e ornati, quasi che oltre mille anni fa, la progettazione architettonica fosse decisamente più raffinata di quella che si è poi imposta nei secoli successivi. La moschea parzialmente dissotterrata sembra ancora in funzione, almeno quando qualcuno, incaricato di questa funzione, di tanto in tanto, la fa rivivere. Nelle pareti posteriori intanto, quelle a favore di vento, la sabbia ha ripreso ad accumularsi. 

La tempesta di sabbia
La lotta continua e il deserto non ci sta ad accettare questa prova di orgoglio e continua a tentare con implacabile pertinacia di riprendersi quello che considera suo e che non vuole lasciare a questa pretenziosa forma di vita che ha invaso il suo regno, da poco più di un millennio  e che volete che sia di fronte ad una intera era geologica. Continuerà implacabile il vento a soffiare da est ad interrompere con il suo sibilo perverso la naturale assenza di suono, rotto solo raramente nella valle lontana dallo stridore rauco di un dromedario che protesta contro l'imposizione forzata di un basto. Qui invece il silenzio è assoluto, ma basta tendere l'orecchio per sentire il lento ma costante strofinio dei granelli che scorrono, sul muro sbrecciato, che sembrano accarezzarlo con amore ed invece ad ogni passaggio lo strisciano, lo corrompono, lo erodono, trasformandolo a sua volta in altra sabbia, in altra povere, fino a che decennio dopo decennio, diventato sempre più debole e sottile, inevitabilmente crollerà fino a formare un mucchio di detriti senza nome né forma, oppure ancora prima, se il vento continuerà a soffiare sempre più forte, sarà di nuovo completamente ricoperto, un'altra collina ignota su cui fermarsi a vedere il tramonto sulle dune. 

Negozi
Scendiamo perché adesso il vento sta diventando sempre più fastidioso e bisogna coprire se stessi e le macchine fotografiche, se non si vuole fare le fine delle case della città. Avviene quasi sempre verso sera in questa stagione, il crescendo continuo della furia del vento e allora capisci molto bene la ragione dei vestiti e del modo di coprirsi che hanno studiato uomini e donne per vivere più comodamente in questo clima. Lo cheche, questa sciarpa lunghissima e leggera a trama sottilissima, quasi una garza senza peso, che si avvolge attorno al capo fino a coprire completamente la testa, protegge magnificamente occhi, bocca e naso dalla sabbia, consentendo allo stesso tempo di respirare senza problemi; parimenti il lenzuolone colorato in cui si avvolgono le donne, assolve la stessa funzione. Ritorniamo dunque alla terza Cingueti, quella moderna, per modo di dire naturalmente, dove solo le strade sono decisamente più larghe e diritte, adatte ad essere percorse anche dalle auto, mentre le abitazioni sono decisamente più squallide, cubi basilari e senza nessun tipo di concessione all'ornamento o ai dettagli artistici, ben presenti invece nelle aperture, nelle porte, nelle alternanze estetiche tra vuoti e pieni che un tempo ne arricchivano l'aspetto. Ne percorriamo un poco le strade buttando l'occhio nei poveri negozietti tuttofare dove si svolgono le attività commerciali. 

Giocatori
La maggior parte generici, chincaglieria, mescolata ad attrezzistica da cucina o da cantiere, alimentari pieni di pacchetti di ogni tipo, tutta roba confezionata che arriverà dalla capitale o dal vicino Senegal, frutta e verdura, con scarsa varietà e poi attrezzi di metallo o plastica, sicuramente di provenienza cinese, l'unica che riesca ad avere prezzi compatibili a questo mondo. E poi tessili vari, con i colori infiniti dell'Africa. Nessuna folla in cerca di acquisti, solo stanchi venditori sulla soglia che cercano di vincere l'inedia. Non oso pensare al momento in cui la cappa di calore insopportabile
scenderà sulla valle. Arriviamo sulla piazza principale dove nello stesso angolo dove stavano lo scorso anno, ecco il gruppo di anziani accoccolato per terra a giocare nella sabbia a quella che sembra una sorta di scacchiera tracciata con le dita, con i pezzi sostituiti da stecchini di legno piantati nel terreno. Tutti sono piegati in avanti per vedere meglio, mentre i due contendenti, piuttosto anziani, meditano a lungo le mosse fatte, poi, tra la silenziosa approvazione degli astanti, allungano dita ossute per spostare gli stecchini e guadagnare consenso tra i vicini.  Anche questa volta le auto che dovrebbero passare, girano attorno al piccolo assembramento senza protestare per l'impicco, ma lo superano senza moti di stizza o altro. 

Negozi
Anche i carrettini con gli asinelli, fanno la stessa deviazione evidentemente abituati a questa presenza di certo assolutamente normale. Qualche bambino corre attorno alla piazza facendo correre una ruota con il supporto di una bacchetta di metallo, divertimenti comuni a tutti i bambini poveri del mondo che mettono a frutto quello che hanno. Corrono senza stancarsi, salvo arrestarsi per guardare la novità degli stranieri bardati che che passeggiano senza meta, e rincorrerli alla ricerca di cadeau o di qualche caramella. Si affollano intorno parlando uno sull'altro, poi stanchi della novità si disperdono negli spazi più lontani. Le bambine, più pazienti, buttando sguardi più languidi, si attardano sperando in qualcosa, non si sa mai che la pazienza non venga premiata. Noi siamo intanto accalappiati anche questa volta dal venditore di teli batik, lo stesso negozio dove già avevamo comprato lo scorso anno. Inutile dire che abbiamo già dato, la sua tecnica è sempre vincente, prima aggancia le signore, solo per dare un'occhiata, poi sciorina la sua merce senza economizzare sul tempo o la quantità, ma continua a buttare sul tavolone mazzi di tessuto di ogni colore per magnificarne la bellezza, la varietà e soprattutto la convenienza. Poi viene il colpo di ingegno, estratti i suoi pezzi più belli, veste le signore addobbandole al meglio con le sue sciarpe migliori e trasformandole in mauritane perfettamente irriconoscibili. 

per strada
Alla fine cedi, qualche cosa devi comprare alla fine per ripagare tutto questo sforzo e lui ride contento. Eh, Jussuf, va' che li sai fare i tuoi affari e conosci i tuoi polli, alla fine tocca lasciarti anche un encomio scritto sull'apposito quadernetto che mostri per dare prova della soddisfazione dei tuoi clienti turisti ormai diventati affezionati amici. Terminato il giro ce ne andiamo in albergo per la cena, un ottimo pollo stavolta, ma prima mi sono fatto un giro della struttura per i cortiletti interni, per ricostruire tutto il percorso che mi aveva condotto alla botta tragica, il famoso stipite della posta affilato come una lama che aspettava solo l'impatto con il mio miserevole omero infragilito dagli anni e l'affossatura dove ero successivamente precipitato dolorante. Beh alla fine una bella esperienza che cerco in ogni modo di non ripetere assolutamente, mi aggiro infatti con estrema circospezione, guardo dove metto i piedi e cerco in ogni modo di non inciampare, una volta va bene, due mi sembrerebbe davvero esagerato. Così passa anche la notte, al mattino tutto sembra procedere per il normale senza problemi, forse siamo finalmente fuori dal loop, come in quei film di fantascienza dove ad ogni risveglio ti ritrovi allo stesso punto già vissuto e obbligato a ripetere all'infinito, quanto già accaduto una volta e sinceramente questo non mi piacerebbe affatto.  

Quadri elettrici

donne di Cinguetti
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