 |
| Dune di Azoueiga - auritania - gennaio 2026 |
 |
| Con Brahim |
Avendo terminato di divorare il capro, espiatorio evidentemente, ma buonissimo, mentre il tè forte e dolcissimo mi raspa ancora il fiondo della gola facendomi tossire un po', ma il grato sapore di menta, si mescola perfettamente al gusto della carne alla brace così tenera e saporosa e vado a fare un giro nella cucina, dove ero già stato l'anno scorso e dove ormai mi sento di casa, cercando di non fare troppo caso alle misure igieniche, d'altra parte qui siano quasi nel deserto e non si può fare troppo i difficili. In mezzo alla camera deposito, c'è appeso un altro capretto che evidentemente sta frollando per i prossimi ospiti, ma non vedo forni, quindi è possibile che il nostro lo abbiano grigliato proprio nella fossa, come previsto dalla tradizione. La signora ride e non si rifiuta alle foto; in Mauritania, come ci ha più volte spiegato ad Ahmed, le donne sono piuttosto disinibite e abituate a lavorare anche in proprio, infatti molti di questi locali, ristoranti o guesthouse sono gestite direttamente da donne. I nostri girano per il cortile abbracciando e salutando tutti coloro che gli arrivano a tiro, qui d'altra parte si conoscono tutti e il deserto accomuna. Alla fine partiamo, tra grandi saluti e pacche sulle spalle, pare davvero di essere graditi ospiti e non certo solamente per quei pochi spicci del pranzo. Il deserto abitua alla solitudine e l'incontro, anche se certamente in questi anni si sarà fatto più comune e consueto, rimane comunque un momento particolare di gradita comunità anche tra sconosciuti, figuriamoci tra persone che si vedono di tanto in tanto e che non aspettano che queste occasioni per scambiarsi notizie e sentimenti di amicizia.
 |
| Dune |
Dunque non stupitevi se verrete sempre accolti con sincero calore fuori delle città, anche questo è uno degli aspetti più piacevoli di viaggiare in queste terre. Alla fine riusciamo a partire ma, poco dopo, lasciato il paese e superato l'ennesimo posto di blocco, abbandoniamo la nazionale N1, verso Atar e prendiamo decisamente una pista sulla destra che si inoltra nella sabbia poco profonda e che addirittura scompare dopo pochi chilometri. L'orizzonte è ancora basso e rettilineo, ma, lontane sullo sfondo si vedono già le sagome delle dune del deserto di Azoueiga. Diciamolo pure, quando lasci la strada asfaltata hai certo una sensazione di eccitata attesa, la pista si snoda davanti a te e anche se non si seguono direttamente le tracce delle auto che ti hanno preceduto, ti senti pronto all'avventura a cui non sei abituato nella tua terra. Ma quando anche la pista svanisce nella sabbia e a poco a poco le tracce diminuiscono di numero fino a scomparire, viene spontaneo un senso di leggera, ma decisamente avvertibile, apprensione, ma qui, non è che ci stiamo perdendo? E subito questo il dubbio che ti viene alla mente e tu, homo cittadinus, che brami l'avventura sulla carta, non appena passata la prima duna ti senti perduto per sempre. Ma sarà normale? Non so, ma mi risulta che molti hanno questi miei stessi dubbi e momenti di angoscia.
 |
| La Mela di Sodoma |
Certo basta guardare i nostri due che chiacchierano animatamente e ridacchiano tranquilli che ti senti subito più sicuro, certo se non lo sanno loro dove stiamo andando che questo giro lo avranno fatto mille volte... , ma sì stiamo sereni e godiamoci il paesaggio, che intanto muta continuamente. I monticelli sempre più sabbiosi si fanno più frequenti, compaiono piante da deserto come la
Calotropis procera, detta anche Mela di Sodoma, forse l'arbusto più comune che compare tra le sabbie, con pochi rami isolati, oppure in cespi rigogliosi con le larghe foglie dai gambi spessi che secernono un latice medicamentoso molto usato nella farmacopea tradizionale africana. Sembra che sia una mano santa per le affezioni della pelle che qui sono una piaga diffusa. Le collinette lontane sono diventate un rilievo continuo e sempre più alto. Il sole le ha colorate di un arancio intenso, non c'è foschia, visto che da ieri il vento si è calmato e lo stacco tra l'azzurro indaco del cielo e la cresta è nettissimo, quasi non riesci a staccarti dal seguirlo. I dromedari, le capre e le pecore che di volta in volta sfilano ai tuoi fianchi, raccontano tuttavia di un deserto ancora vivo e vivibile, evidentemente. Il pastore arriverà pure prima o poi da qualche parte a prendersi cura dei suoi animali, ancorché i suoi dromedari, siano debitamente impastoiati e di strada ne possano fare decisamente poca.
 |
| Toyota |
Poi ci fermiamo, la sabbia è diventata più profonda e a tratti molto morbida, per cui è venuto il momento di togliere aria dagli pneumatici, bisogna diminuire la pressione in modo che la superficie a contatto col terreno aumenti, facilitando il grip e diminuendo la possibilità di insabbiamento. Comunque è necessaria una certa perizia per guidare in questi su e giù, senza impantanarsi, Niente di grave, per carità, però poi bisogna scendere, mettere qualcosa di solido sotto le gomme e cercare di uscirne, cosa non sempre facilissima. Questo modo di procedere sarà magari fastidioso per chi deve andare da un luogo ad un altro e non ha altri itinerari possibili, ma per chi invece è in vacanza, è decisamente molto divertente. Certo è una spasso vedere le macchine che cercano la strada in mezzo a barriere di pietre o scoscendimenti ripidi e apparentemente invalicabili per noi, uomini da autostrada, ma queste Toyota 4x4 vanno davvero dovunque e anche passaggi che sembrano impossibili da superare con la pazienza e la perizia di chi ha esperienza su questi terreni, diventano una via faticosa sì, ma del tutto percorribile e pure divertente. Dopo una sessantina di chilometri arriviamo in una valle circondata dalle dune alte a destra e da una cresta rocciosa quasi nera a sinistra, di certo frutto di una antica eruzione vulcanica che ha sparso un oceano di lava per decine di chilometri.
 |
| Il palmeto |
In fondo alla valle, dove comincia un piccolo palmeto, c'è qualche capanna e una decina di tende bianche molto spartane, in attesa di viaggiatori di passaggio. Evidentemente questo è un luogo che, ormai ben conosciuto per la sua magnetica bellezza, è sull'itinerario di molti amanti del deserto. In effetti le dune sono bellissime ed il colore dei dintorni, che da giallo intenso è diventato aranciato, si accentua sempre di più man mano che passano le ore. Cerchiamo con una certa fatica di raggiungerne la cima, per vedere da una posizione più elevata tutto il panorama circostante che si riesce ad abbracciare con un colpo d'occhio. Camminare in salita nella sabbia ti dà subito un senso di inusuale difficoltà; fai un passo avanti e contemporaneamente ti sembra di farne due indietro, tanto il peso tende a trascinarti verso il basso, non sostenuto dalla solidità del terreno. Però camminare verso l'alto e anche quello che devi considerare come il nulla, perché non hai nulla di noto su cui misurare la tua posizione davanti a te, non appena superi un paio di avvallamenti, avvolto da un silenzio più conturbante che confortevole, comincia ad apparirti alieno, sconosciuto, assolutamente anomalo, rispetto alle tue consuetudini. Se sei solo, puoi fermarti, sederti sulla sabbia alla sommità della duna e guardare e allora come puoi non sentire quel " sedendo e mirando interminati spazi e sovrumani silenzi, e profondissima quiete...ove per poco il cor non si spaura"!
 |
| le dune |
Solo il deserto, terreno alieno per definizione può darti queste sensazioni, io credo. In questa zona poi, ci sono curiosità non spiegabili, ad esempio accanto ad avvallamenti dove il colore della sabbia è talmente carico da sembrare cosparso di polvere di croco, ci sono zone ed aree di sabbia completamente bianca, di una purezza assoluta, che appare come travasata artificialmente in questo luogo oppure ancora emersa dalle profondità della terra, come da un altro continente. Quasi viene spontaneo raccoglierne un poco, in una bottiglietta, da portare con sé e rendere al ritorno questo ricordo indelebile. Noi restiamo sulle dune fino a quando il sole non scende oltre l'orizzonte. Il colore si è scurito di momento in momento, passando dall'arancio scuro, al rosa, al rosso, al viola sempre più scuro fino a quando il nero della notte ha avuto il sopravvento, sopra di noi, mentre stracci di nuvole hanno sfrangiato il cielo, colorandosi via via delle sfumature del tramonto. Ci hanno regalato davvero una tavolozza straordinaria, che tuttavia ci impedirà di vedere la stellata assoluta, l'altra meraviglia del deserto notturno, con il fascio luminoso della via Lattea che scorre da un orizzonte all'altro come un fiume in piena le cui acque argentate dividono l'universo. O uno o l'altro, ragazzi, non potete pretendere tutto. Scendiamo dalle dune pieni di bellezza, verso le tende, nella valle tra le dune più ripide.
 |
| Deserto |
Al centro più in basso, si vedono i nostri amici che sono andati in quella che è la piccolissima oasi, che sta alle spalle dell'attendamento e che non si riusciva a determinare dal basso, ma che in realtà è davvero piccolissima, a cercare rami secchi di legna e hanno cominciato a preparare un falò per riscaldare la cena, che arriva, preparata chissà come, nelle capanne nascoste tra le frasche, dove vive, almeno credo una famiglia di nomadi, proprietari della piccola area verde, attorno alla quale pascolano anche un po' di animali. Quando arriviamo, le fiamme sono già alte, poi piano piano si affievoliscono e rimangono le braci da ravvivare, aggiungendo di tanto in tanto altre frasche secche di palma. Intanto che il cous cous si scalda, ci viene data una
soupe classica di carote, una persecuzione, ottima per la verità, che pure va giù benissimo e che sarà una presenza costante nei pasti di tutto il viaggio, poi l'ottimo cous cous, con verdura e carne di montone, altro piatto che troveremo continuamente. Il tè alla menta come giusto scorre a fiumi, con le cure di Salek che continua a produrne in quantità, sfornando bicchierini fumanti in continuazione. Più tè nel deserto di così... Voglio proprio confermarvi che stare qui mentre il calore delle braci si diffonde e la luna sale dietro le dune, vale proprio la pena. Quasi dispiace ritirarci nella tenda, intanto perché fa piuttosto freddo e poi perché sembra di rinunciare a qualche cosa.
 |
| L'accampamento |
Non resta che rimbaccuccarsi alla meglio e cercare di dormire. Guadagnamo il nostro spazio e cerchiamo trovare la posizione giusta, quando un urlo squarcia la notte. Usciamo di corsa, ma cosa succede, Lina sembra paralizzata sulla soglia della tenda con uno scarpone in mano. In basso, a terra, appena uscito da sotto la stuoia, tra il materassino ed il lenzuolo, un bello scorpione giallo, quasi trasparente, immobile, ma con la sua bella coda levata verso il cielo, che forse vuole solo mimetizzarsi nella sabbia, senza essere troppo disturbato, ma noi non sappiamo quale siano le sue reali intenzioni, orse non glielo hanno detto che i turisti non bisogna morderli, che c'è un accordo, un trattato o non so come dire meglio, ma son cose che non si fanno, ma quello devi dire che non ha assolutamente un bell'aspetto. Siamo tutti lì che non sappiamo come reagire, ma ecco che arrivano di corsa i nostri che vista la mala parata, con una ciabatta prendono il malcapitato, senza troppi complimenti, scagliandolo lontano e non stiamo poi troppo ad indagare quale fine avrà fatto. Poi, dopo che ci siamo spostati e tutti ci siamo ripresi dallo spavento, tirano fuori tutto dalla tenda, stuoie, tappeti e materassino e li scuotono tutti ben bene, per scovare altri eventuali ospiti, che per fortuna sembrano non pervenire.
 |
| Il falò |
Si rimonta allora il tutto e anzi si inserisce all'interno un altra tendina leggera con gli spioventi di retina tipo zanzariera, completamente chiusa per non consentire la penetrazione di altri ospiti. Poi, ancora un po' scossi e dopo esserci guardati ben ben attorno, ci infiliamo tutti nel nostro fidato sacco lenzuolo, dopo averlo ancora ben sbattuto per sicurezza, anche se non è facilissimo prendere sonno. Il tarlo continua a perseguitarti, ma avremo guardato bene, non è che ce ne sia un bel nido proprio sotto la nostra tenda? Sapremo poi domattina, che la scorsa settimana un turista era stato effettivamente morsicato e anche se pare che questo tipo di scorpione non sia sicuramente mortale, almeno nella maggior parte dei casi, il piede gli è gonfiato come un melone, l''hanno portato in ospedale e poi piano piano ha risolto, ma sembra che questo tipo di esperienza non sia del tutto piacevole e che se ne possa fare tranquillamente a meno, insomma un male porco, tipo la spina della tracina, sempre che tutto si concluda bene. In ogni caso ricordatevi che se dormite in tenda da queste parti, controllate bene e poi al mattino conviene dare sempre una attenta occhiata agli scarponi, scrollandoli bene prima di infilarli, visto che pare che questi animaletti prediligano passare la notte al calduccio. A domani dunque, ben riposati e tranquilli.
 |
| I colori della sabbia |
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Nessun commento:
Posta un commento