mercoledì 4 febbraio 2026

Uzb 19 - Ancora a Samarcanda

Shakhi- Zinda - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi


 

L'ingresso
Quest'ultima giornata che ci aspetta, darà modo di buttare un'occhiata a tutto quanto ci resta, naturalmente tenendo conto solo delle cose di maggiore rilevanza della città di Samarcanda e poi non ci rimarrà che raggiungere la capitale dove ci aspetta la fine di questa e l'inizio di un'altra avventura. In pratica quello di oggi, e la giornata sarà indubbiamente lunga ed impegnativa, sarà a tutti gli effetti quella del nostro saluto all'Uzbekistan. Il primo shot della giornata spetta quindi allo Shakhi- Zinda ( il Re Vivente), un insieme spettacolare di tombe e mausolei, inframmezzate da piccole moschee e madrase, che copre una intera collina, il nucleo primigenio, si dice, della città stessa, che racchiude una serie di veri e propri capolavori architettonici, molti dei quali ancora attivi anche dal punto di vista religioso, quindi occasione per ammirare alcune delle maggiori opere architettoniche ed artistiche del paese ed allo stesso tempo sentire da vicino l'afflato spirituale dei fedeli che frequentano questi luoghi come pellegrinaggio. In una grande via commerciale frequentatissima, che dà spazio quindi anche alla fame di souvenir della massa di turisti che si mescola ai fedeli, già di prima mattina, si apre il grande portale che dà accesso alla scala che risale la collina. Qui i venditori di magliette lasciano spazio definitivo alle attrezzature sacre, nella consueta mescolanza di sacro e profano che caratterizza l'ambiente tipico dei mercanti nel tempio, proprio di tutti i siti religiosi del mondo. 

La salita
Quando ci venni la prima volta il luogo era completamente deserto, solo un paio di custodi dalle lunghe barbe salafite, sporgevano il capo dietro gli stipiti dei mausolei più importanti, poi solo qualche fedele in cerca del luogo dove effettuare le abluzioni di rito. Oggi, superata la calca dei venditori, organizzati anche con piccoli Apecar, carichi di magliette di ogni colore e taglia, c'è anche la mia pensate un po', fanno il loro business con incessante dedizione. Quella che va per la maggiore, è tutta nera con la scritta ammiccante: All you need is plof, che mi sembra di per se stessa tutta un programma. In fondo diciamocelo pure, a questo mondo, specialmente adesso, abbiamo bisogno soprattutto di sdrammatizzare e se ci scappa un sorriso ben venga. Ma finalmente entriamo e cominciamo a percorrere la scalinata che procede a zig zag verso la cima della collina, circondata ai suoi lati da una sorta di corridoio di edifici, dalle dimensioni abbastanza simili tra di loro, si allineano tombe di personaggi famosi, personalità religiose, artisti e potenti. Alcune di queste sono state ristrutturate e risplendono lucide e perfette, completamente ricoperte di maioliche stupende, altre lasciate un po' a se stesse, con le superfici dei portali più esposti alle intemperie o ai guasti del tempo, mostrano qualche scalfittura o abrasioni con la perdita di tessere o piastrelle, ma allo stesso tempo rivelano il loro carattere di artefatto antico e ancora perfettamente godibile. 

 Due tombe
Sono state costruite tra l'XI e il XIV secolo, le ha viste anche il nostro Marco, tanto per capirci, ma la struttura basica di ogni mausoleo è piuttosto simile, un edificio a base quadrangolare, sormontato da una piccola cupola, a cui si accede tramite un un grande portico ad arco che disegna la facciata e questo fa sì che l'intero complesso presenti una uniformità maestosa e quasi voluta, per arrivare alla costituzione di un insieme omogeneo che rappresenta di per sé una vera opera d'arte. Le ore del mattino sono l'ideale per risalire i gradini irregolari, scorrendo tra i portali illuminati dalla luce perfetta che mette in evidenza le migliaia di geometrie diverse che si formano con l'accostamento di queste piastrelle lucidissime, che mostrano una dopo l'altra, tutte le sfumature dell'azzurro simile all'acquamarina, fino al quasi nero del lapislazzulo, mescolate ai tanti verdi cangianti. L'effetto che si ottiene durante la salita è il continuo rutilare di un caleidoscopio straordinario che cambia ad ogni angolo, pur apparentemente rimanendo sempre uguale. E quando i colori, nella loro assoluta perfezione di accostamento, arrivano a stordirti, ecco che vieni preso dalla modanatura delle superfici, dall'alternanza delle ombre provocate dai vuoti e dai pieni, dalle stalattiti delle muqarnas che arricchiscono ogni angolo, ogni soffitto, trasformando dopo gli archi di ingresso anche gli interni in vere e proprie grotte di Aladino. 

Colonne
In mezzo, nell'interno un po' oscuro, le piccole tombe, apparentemente disadorne o coperte da piastrelle più semplici e delicate, rimangono mute, come se invitassero a lasciare una preghiera, ricordando sempre la caducità della vita terrena. In uno slargo tra gli edifici si apre una piccola piazzetta popolata di tombe povere di ornamenti. E' quello che viene anche chiamato cimitero di strada, evidentemente popolato da personaggi certo importanti, ma giudicati minori o forse semplicemente privi di rilevanza religiosa o politica. Qui infatti è tutto un peregrinare da un edificio all'altro da parte dei fedeli che evidentemente vanno ad omaggiare quelli che per noi potrebbero essere assimilati a persone sante e che per l'Islam rappresentano sapienti e personaggi comunque degni di devozione religiosa a cui rivolgersi, noi diremmo per chiedere grazie, anche se questo aspetto non sarebbe contemplato, ma si sa che questo topos è insito nell'animo umano e il rivolgersi allo spirito di chi è nella stima della divinità, non può che essere considerato prodromico alla soluzione dei propri problemi. D'altra parte si tratta comunque di una professione assoluta di fede. Quindi, dirà il fedele, male non fa. E come in tutti i luoghi santi, anche qui fioriscono le leggende.

La tomba del santo
Quella che sarebbe alla base della nascita del sito, racconta di Kusam ibn Abbas, addirittura cugino del Profeta, che già nel 640 venne qui e per 13 anni predicò il verbo dell'Islam e infine proprio qui fu decapitato dai sacerdoti zoroastriani, che stavano proprio sulla collina, evidentemente luogo sacro da sempre, a cui stava portando via tutti i fedeli. Ma si dice che il nostro personaggio, presa in mano la sua testa, cominciò a percorrere la scalinata fino in cima, deponendola nel luogo dove oggi c'è proprio il mausoleo detto del Re Vivente. Qui intorno, data la santità del sito, sono sepolti in cripte differenti alcuni dei parenti dello stesso Tamerlano, visto che l'intero complesso è stato completato nel 1434 dal nipote Ulug Beg. Un corridoio finale porta al cortile rotondo con un arco a volta, sul fondo dotato di una antichissima porta istoriata di legno, pare dell'epoca, attraverso la quale si accede proprio alla tomba del santo. Questo è il punto terminale del pellegrinaggio, che si dice, un tempo avesse pari valore di un Haji alla Mecca. Il percorso è davvero piacevole. Tu puoi scegliere, tra le costruzioni meno affollate, dove entrare, forse perché il personaggio lì custodito ha un'aura di santità inferiore, ma questo non di certo sminuisce la bellezza e l'eleganza del decoro, puoi così rimanere a goderti le differenze delle geometrie, cercare di riconoscere e interpretare le scritte, che ripetono i 99 nomi di Allah, oppure semplicemente perderti nei mille arabeschi, cercando il filo dei capi che si intrecciano in ghirlanda infinite. 

moschea Hazrat- Hizr
Davvero una esperienza di notevole spessore, che anche chi non fosse appassionato delle arti decorative non potrà non apprezzare. Già solo questo basterebbe a riempire una giornata completa anche perché quando scorri davanti a queste testimonianze, diciamolo pure, della grandezza della mente e del cuore umani, e non vedo come si possa definirle altrimenti, dovresti avere il tempo ed il buon senso di fermarti, guardare, ammirare, magari sentire qualche spiegazione, ma soprattutto ascoltare il tuo cuore e le tue emozioni, che non potranno che scaturire con lentezza anche se con una certa intensità, quindi ci vorrebbe tempo da dedicare anche a digerire e fare proprie queste emozioni, goderne pienamente, insomma e forse in questo modo portarle con sé a lungo, se non si riuscirà per sempre come meriterebbero. Invece il nostro destrino sprecone è sempre quello della fretta, dei tempi ristretti, una sorta di horror vacui della mente, per il quale non ci devono essere tempi morti nell'itinerario, per non pentirsi di non aver approfittato appieno del luogo o peggio dello scoprire a posteriori di aver lasciato indietro qualche cosa per trascuratezza o per mancanza di tempo. Va beh, non stiamo a rimestare le solite chiacchiere sulle differenza tra turisti e viaggiatori veri, tanto non portano da nessuna parte. A noi l'intermezzo serve invece per arrivare alla piccola moschea Hazrat- Hizr, che domina un'altra collinetta. 

La moschea Bibi Khanym
Da questa bella costruzione ben restaurata nel '900,, che contiene un minuscolo ma interessante museo e una piccola Khanaka, il monastero dove i Dervisci esercitavano le loro meditazioni ed insegnavano a raggiungere l'autoipnosi attraverso il compulsivo ruotare su se stessi, ed un elegantissimo minareto sormontato da una cupola gialla nervata, sopra la grande lanterna, si può avere un bel colpo d'occhio sulla città e soprattutto sulla grande e famosissima Moschea di Bibi-Khanym che sorge in un grande giardino proprio al di là della grande via di comunicazione che lo costeggia. La costruzione di questo colossale edificio, ai tempi di certo la moschea più grande del mondo, è avvolta anch'essa nella leggenda. Si dice che la costruzione fu voluta da Tamerlano stesso dopo la vittoriosa campagna in India, in onore della sua moglie favorita, appunto Bibi- Khanym, mentre secondo altri fu proprio lei ad ordinare la costruzione, che durò cinque anni, per fargliela ritrovare al suo ritorno. Centinaia di architetti, artisti, artigiani e pittori furono convocati a Samarcanda e quando il meraviglioso cortile era ormai terminato, si potevano ammirare i suoi porticati infiniti sostenuti da oltre trecento colonne di marmo ed i minareti che svettavano da ogni lato. Ma il fatto fondamentale era quello che dovesse essere il più straordinario e gigantesco edificio religioso mai elevato al mondo, col suo immenso portale il cui arco ricordava la Via Lattea e la spettacolare cupola blu che alcuni paragonavano al cielo.


Arco restaurato
Abbiamo ormai capito che l'ossessione per le dimensioni della dinastia Timuride, pervadeva ogni aspetto del regno. Lo abbiamo già visto ieri a Shakhrisabz e qui che era la vera capitale dell'impero, il concetto non poteva di certo essere annacquato. Purtroppo accadde che, o il progetto era troppo esagerato per le capacità costruttive del tempo e gli architetti seguirono la follia pantagruelica della committenza, per piaggeria o timore di una fatale reprimenda, o più prosaicamente, qualcuno rubò come non ci fosse un domani, risparmiando sulla qualità dei materiali, fatto sta, che non appena terminato, l'edificio cominciò a perdere pezzi, i muri iniziarono a scrostarsi ed a crollare a poco a poco. Il monumentale e famoso portale, cominciò a sgretolarsi è crollò solo pochi anni dopo la sua erezione ed i pregiatissimi marmi che erano stati fatti arrivare da ogni parte del mondo e le ricchissime piastrellature, i mosaici e le pitture cominciarono a cadere e i muri a sbriciolarsi. Troppi ladri anche a quel tempo, capaci di non impaurirsi neppure per le severissime pene che li avrebbero inseguiti in eterno assieme alle loro famiglie o più semplicemente un progetto troppo audace ed ambizioso per le conoscenze dei tempi? Il mistero non è mai stato svelato e per fortuna Tamerlano, morì giusto in tempo, per non dover assistere a questa debacle che di certo lo avrebbe colpito nel morale più di una campagna militare di sconfitte. 

La grande sala interna
Oggi la moschea viene a poco a poco restaurata, con un ambizioso progetto di rifacimento totale e pur trattandosi di un lavoro di ripristino davvero impegnativo, quasi quanto lo era forse il progetto originale, il governo appare piuttosto attento e disposto ad investire, visto l'accrescersi dell'interesse di tutto il mondo per il turismo uzbeko. Oggi puoi vedere larghi tratti dell'edificio, rimaneggiati e riportati all'antico splendore, anche se altri, come gli interni della grande sala di preghiera, sono solo una distesa di calcinacci e le pareti si presentano ancora completamente spoglie. Invece sono soprattutto i mosaici della facciata che cominciano a mostrare parte dell'antico e spettacolare splendore, con la ricostruzione meticolosa dei fregi che si sono potuti riprodurre partendo dalle poche tracce rimaste, mentre nel giardino il monumento che raffigura un grande Corano aperto, funge ancora da attrazione per le signore in cerca di gravidanze, che paiono quasi garantite se si ha l'accortezza di passare, chinate, sotto alla scultura di marmo. Tuttavia al momento la grande scultura è transennata, forse definitivamente e le aspiranti madri dovranno cercarsi qualche altra soluzione. Anche il blu assoluto della grande cupola svetta ormai nuovamente stagliandosi contro il cielo, da cui ha tratto ispirazione, nella speranza di confondersi con esso, nel tentativo forse di rinnovare il sogno dell'Imperatore. Noi più prosaicamente cerchiamo un po' di ristoro nei locali che opportunamente circondano il monumento, poi si vedrà.

Zona dei fianchi in restauro e cupola



Il Corano delle partorienti
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martedì 3 febbraio 2026

Uzb 18 - La potenza di Shakhrisabz

La moschea - Shakhrisabz - Uzbekistan - ottobre 2'25 - Foto T. Sofi


I platani secolari
Appena dietro il Dorus Saodat, mentre ancora vago tra i ruderi che probabilmente nascondono molti segreti, pensando alla caducità delle cose del mondo, ragionate un po' a cosa deve aver provato questo quasi onnipotente condottiero, che era riuscito a sottomettere il mondo conosciuto attorno a lui e che già si riprometteva di conquistare probabilmente senza problemi, ingrandendo ancora di più il suo impero, anche il Catai ed il Caucaso, quando ha dovuto vedere uno dopo l'altro morire quelli che pensava essere i suoi successori, tra l'altro figli e nipoti amatissimi, con una sequenza di sventure che hanno colpito la sua famiglia con sistematica crudeltà, quasi un contrappasso feroce per le sua stesse azioni. Chissà se sarà morto con quel rospo in gola, in preda ad una depressione insopportabile, trascinando la sua gamba offesa attraversando lento le oscurità dell'immenso palazzo con gli occhi rivolti a terra, chiedendosi perché su di lui gravava quella punizione, domandandolo forse al suo Dio, a cui aveva dedicato tanti templi meravigliosi. Cammino tra le pietre ed ecco la piccola moschea che la massa gigante del mausoleo, quasi nasconde alla vista. E' una piccola costruzione bianca circondata da un porticato sostenuto da sottilissime colonne in legno scolpito, con la base elegantemente tornita. In epoca sovietica, era stata trasformata in magazzino per il grano, sorte comune, quasi iconica di tanti film e racconti, poi recentemente recuperata, restaurata e restituita al culto. 

Il figlio di Eldor
Il minbar, quella sorta di pulpito a cui si accede tramite una corta scaletta antistante, da cui l'imam esegue la predica, è di certo recente, in un bel legno scolpito, addirittura posto fuori proprio tra le colonne, di fronte al bel giardino, segno che l'esterno della moschea stessa, molto piccola, come ho detto, viene riempito di fedeli durante le funzioni importanti. Il luogo ha una sua essenza mistica, grazie ai tre colossali platani che, mesi a dimora come risulta dai documenti, addirittura nel 1370 durante l'incoronazione di Timur e che ancora adesso compiono la loro opera ristoratrice in questo giardino. Nella mistica sufi infatti, il platano era fondamentale per il giardino della moschea, portatore di ombra e di frescura, sotto le cui fronde venivano passati gli insegnamenti e si poteva trascorrere il tempo nella meditazione, si risolvevano questioni comunitarie e si accoglievano i viaggiatori. Erano quindi simboli, di longevità, protezione e di pace, simboleggiando nientemeno che il giardino dell'Eden. Possiamo quindi immaginare che proprio qui il nostro Timur venisse, seduto sui muriccioli e sulle moderne panche che li circondano, a trovare quella pace spirituale di cui era in cerca. Mi siedo anche io, forse proprio accanto alla sua ombra, io più che la pace cerco sollievo ai piedi ormai gonfi come zampogne, visto che è tutto il giorno che camminiamo, ma non oso neppure togliermi le scarpe per entrare nella moschea, il cui interno traguardo solo dalla porta, temendo di non riuscire più a calzarle. 

Il caravanserraglio
Guarda un po' come sono più terra terra i miei problemi, altro che quelli di trasmettere un un impero alle tue future generazioni! Eppure proprio da qui passò agli inizi del '400, quel Ruy Gonzales de Clavijo, inviato come diplomatico per osservare il grande imperatore, con cui le potenze crescenti dell'Europa cercavano contatti in chiara antitesi coi sultani ottomani, nemici storici, e si stupì, nel suo diario di viaggio Embajada a Tamerlan, parlando proprio di questi meravigliosi giardini verdi popolati di alberi fronzuti che crescevano tra le moschee ed i monumenti di quella che lui chiama "la Città verde". Emozione pura rimanere qui seduto, toccato dalle medesime sensazioni, altro che piedi gonfi! Il luogo solitario aiuta ed all'interno della sala di preghiera ci sono solo tre fedeli che sbrigano frettolosamente le loro devozioni per poi filarsela lungo il porticato. Ma certamente anche a quel tempo mica vivevano solamente di emozioni, anzi di sicuro pensavano anche e non secondariamente alla pancia, per cui non facciamoci problemi a proseguire fino a quello che a quel tempo era il caravanserraglio, dove forse anche allora potevi trovare albergo e ristoro. Adesso, sotto la sua grande cupola, c'è una serie di ristoranti atti a placare la fame del turista vorace, più di calorie che di suggestioni mistiche ma, non stiamo lì a criticare troppo, visto che anche questo, alla fin fine è stato sdoganato come aspetto culturale di un paese. 

Il museo di storia nella Madrasa Chubin
Quindi non stiamo troppo a discutere e sgobbiamoci senza sensi di colpa, questi magnifici spiedini di montone sfrigolanti e sugosi, davvero ottimi, sicuramente molto simili a quelli che aveva mangiato a suo tempo il nostro Ruy, prima di mettersi a spiare qua e là, di certo rischiando la testa, allora mica si andava troppo per il sottile su queste cose e poi mettersi a scrivere a pancia piena una missiva al suo re e annotare la visita della giornata e gli incontri fatti sul suo diario. Oltretutto questa città è davvero economica e puoi satollarti al meglio senza depauperare il portafoglio in alcun modo; pranzo completo abbondante in 6 per 280.000 sumi (20 Euro), per intenderci. Sicuramente anche Ruy ci stava nelle spese di trasferta, che il re di Castiglia doveva essere sicuramente assai generoso con i suoi inviati all'estero e di certo non pagava su presentazione degli scontrini a piè di lista e poi qui figuriamoci, sarà stato quasi sempre ospite dello Zoppo. E noi non vogliamo proprio andarci a questo palazzo di Timur, eppure è proprio qui in fondo non lontano, se ti giri indietro ne vedi quel che rimane, sembra quasi di poterlo toccare, lì dietro la siepe. Sì, col cavolo non lontano. Il fatto è che le rovine del palazzo sono di tali dimensioni che sembrano di essere lì a due passi e invece, cammini e cammini e non ci arrivi mai, tanto è l'effetto della prospettiva che le fa apparire come sempre lì davanti ad un passo da te. Comunque piano piano ci si arriva, guidati dal piccolo figlio di Eldor che cammina spedito davanti a noi, leccandosi un meritato gelato. 

La statua
Finalmente eccoci lì sulla spianata dove troneggia la statua, questa volta quella in piedi, la terza che vediamo del grande imperatore, posta, questa volta di fronte a quello che sono le vestigia del suo palazzo, come a voler rimarcare il suo orgoglio per quella opera talmente grandiosa da rappresentare per chi non volesse capire, quale era la grandezza di quell'impero, con quella scritta che sottolineava proprio questo concetto proprio lì sull'architrave. Poi finalmente arriviamo davanti ai due colossali monconi che troneggiano e che la furia dell'emiro Abdullah, non è neppure stato capace di distruggere completamente come avrebbe voluto. Per completare la leggenda di cui vi ho già accennato, l'Emiro infatti ammirò la straordinaria bellezza delle costruzioni e della città verde, dal passo della montagna dove era appena arrivato, che subito gli apparve vicinissima, ingannato dalla prospettiva e le dimensioni del palazzo reale. Così scatenò la corsa del suo cavallo, che tuttavia, nella folle corsa di circa 30 chilometri fatti per raggiungerlo, non resistette alla fatica e giunto alfine davanti alla porta, stramazzò al suolo morto, scatenando l'ira dell'emiro stesso, che oggi viene così ricordato solamente per questo suo insensato ed inutile tentativo di distruzione non riuscito completamente. Eccole qua dunque le due costruzioni che si innalzano massicce davanti a noi fino ad oltre 40 metri e fate mente locale che non sono che i due monconi rimasti di una opera che doveva essere di circa 92 metri! 

Sovranicchia laterale
Pensate che fino a quell'epoca le uniche costruzioni più alte della storia dell'uomo furono le piramidi e la guglia della cattedrale di Salisbury eretta un centinaio di anni prima. Voi direte mamma mia che palazzo, ma che avete capito, questo colosso di mattoni, foderato completamente di piastrelle invetriate e maioliche non era affatto la residenza dell'imperatore, ma solamente l'ingresso del suo palazzo! Il luogo da cui si accedeva a quello che allora era considerato una delle meraviglie del mondo: la reggia estiva dell'imperatore. Capite ora cosa dovesse essere quell'opera straordinaria a cui si accedeva attraverso questa monumentale entrata fatta di pilastri e colonne che si elevavano fino all'arco oggi scomparso, per magnificarne la bellezza e soprattutto il significato simbolico. Quello che oggi è chiamato l'Ak-Saray o Palazzo bianco, si può solamente immaginare; un restauro puntiglioso ed accurato cerca a poco a poco di completare la copertura delle migliaia di frammenti delle sue meravigliose maioliche blu, azzurre, oro che ricostruiscono pezzo dopo pezzo le eleganti calligrafie cufiche che lo ornavano in ogni sua parte. Da qui anche la statua di Timur appare lontana, eppure è stata eretta proprio nel punto dove sorgeva il centro del palazzo stesso con la sala del trono.

L'Ak - Saraj

Da sotto non riesci neppure ad abbracciare completamente con lo sguardo i due immensi monconi e allora rimani lì testa all'aria a cercare di immaginare come potesse essere quell'arco immenso cinquanta metri ancora più in su, a chiosare quell'entrata che doveva intimidire chiunque volesse varcarla, spiegando a chi volesse accedervi il livello di potenza di chi l'aveva pensata e poi costruita. I visitatori, giocoforza ci girano tutti intorno con la testa all'aria, sventolando telefonini e grandangoli per cercare di fare entrare tutto nell'inquadratura. Invano, come un viaggiatore di quel tempo, fosse il mercante bramoso di opportunità, arrivato fin qui fortunosamente da Costantinopoli, fosse un soldato in cerca di ingaggi e di avventura, qui giunto, non riusciva neppure a capacitarsi di quanto vedeva, raffrontandolo con quello che gli era stato raccontato e forse arretrando un poco e facendosi scudo con la mano sulla fronte dai raggi del sole che cercavano di offuscarne la vista, tentava di registrarne a fondo la completezza che poi, successivamente, nei racconti che avrebbe fatto decenni dopo ai nipoti si sarebbero ancora di più ingigantiti, per lo sfumarsi inevitabile del ricordo o forse addirittura rimpiccioliti per l'incapacità di poterne raccontare la dimensione con parole credibili, che gli avrebbe fatto sminuire l'illustrazione dei fatti nel timore di non esser creduto, come già era accaduto a quel fanfarone del Polo. 

Ak - Saraj
Ma, trattenendo allora il suo smorzato sorriso da anziano, lui ricordava bene quanto aveva visto un giorno lontano e continuava a tenerlo per sé, meraviglia concessa solamente a chi aveva saputo rispondere alla insaziabile curiosità del viaggiatore ,che voleva spingersi al di là del margine di quella collina lontana, senza troppo voltarsi indietro. Anche noi così procediamo, poco più in là ecco comparire il tratto rettilineo delle mura, almeno quello che ancora è rimasto del perimetro di quelle città antica e che la furia dell'Emiro non è riuscito ad abbattere, troppo debole la sua furia per tanta grandezza. Sono molto simili a quelle di Khiva, con i loro bastioni di mattoni di terra cruda che si innalzano inclinati, quasi per resistere al peso esagerato del materiale, scandito dalle torri dalla base immensa, grassa e strabordante, coronata di merlature fitte. Usciamo dal grande portale quadrato e da sotto, le vestigia del palazzo sembrano lì a due passi, tanto la loro dimensione inganna l'occhio. Poi, finalmente a giornata conclusa, prendiamo la strada della montagna. Eldor ha mandato a casa i suoi ragazzi dopo averli tenuti stretti a lungo, appena arriveremo a Taskent, lui ripartirà con un altro gruppo di Italiani, ormai l'Uzbekistan è diventato di moda e lui starà lontano dalla famiglia un'altra decina di giorni. Certo il lavoro è benedetto, ma senti subito che questa mancanza è per lui una deprivazione dolorosa. 

Le mura
Compenserà il lungo inverno, quando rimarrà a casa a leggere a tradurre a scrivere e certamente riuscirà a terminare il suo romanzo a cui lavora da tempo. Non ci saranno molte altre attività da fare, sempre che non ci scappi il quinto figlio e si nasconde dietro un sorriso timido. Intanto ci fermiamo al passo, in cui all'andata, per motivi fisiologici, non avevo posto particolare attenzione al grande mercato di alimenti locali che occupa la spianata della cima. E' una serie sconfinata di banchi, dove una moltitudine di bei donnoni, che mi ricordano tanto i mercati colcoziani di Mosca, non fosse per i lineamenti un poco più orientali, offrono prodotti locali di ogni tipo, che vanno dalla frutta secca, tipica dell'Asia centrale ad una sconfinata tipologia di noci e altra frutta da guscio, in forme e tipologie mai viste. Poi formaggi e prodotti derivati, yogurt, kefir, ayran e altri di cui ignoro il nome, tutti articoli venduti curiosamente in palline rotonde del diametro di qualche centimetro e ancora uova, credo di quaglia e altre cose di difficile interpretazione. Una signora dalle dimensioni ragguardevoli cerca di farmi assaggiare delle giuggiole secche e incartapecorite, assicurandomi essere buonissime e al mio diniego assoluto, ancora non sono certo di avere completamente risolto i miei conflitti gastroenterici, si apre in un largo sorriso che dispiega una chiosa di oro massiccio che Tamerlano levati! 

formaggio
Tutti si fermano a comperare specialmente le auto dei turisti locali di giornata, evidentemente da Samarcanda vengono in molti a fare la gita domenicale da queste parti. Poi riguadagniamo la città dove faremo una frugale cena, spendendo quasi quattro volte di più rispetto al pranzo, ma alla fine saremo egualmente soddisfatti dall'eleganza del ristorante che presenta una enorme cucina a vista e che propone piatti molto sfiziosi. tra i quali una melanzana cotta al formaggio, in stile moussakà, per spiegarmi, mentre il meglio di sé, lo dà successivamente il suo reparto pasticceria che ci vuol mandare a letto soddisfatti anche dal punto di vista estetico. Per digerire il tutto si decide di fare ancora un ultimo salto fino al Registan a rivedere di nuovo lo spettacolo Suono e Luci, non basta mai insomma, tanto per andare a dormire finalmente soddisfatti, ma giunto finalmente nel letto, in attesa che i piedi dolenti, con lentezza punitiva, finalmente si sgonfino, ebbro delle emozioni della giornata, non riesco neppure a prendere sonno, ironia della sorte barbara e ria, ma vengo come ipnotizzato da un segno marcato sul soffitto del quale non capisco il significato e sul quale mi arrovello, pur di non prendere sonno, un simbolo, una freccetta, una scritta misteriosa. Poi improvvisa l'illuminazione, non è altro che il segnale della direzione in cui si trova La Mecca, per consentire di fare la preghiera della notte nella giusta direzione e che ogni albergo segnala in ogni camera come servizio indispensabile al cliente, anche se ormai tutti hanno l'apposita app bussola sullo smartphone. La serenità che questa soluzione mi concede, finalmente di scivolare tra le braccia di Morfeo.

Il segno per la preghiera nelle camere



SURVIVAL KIT

Boulevard Restaurant - Boulev. Universitetsky 1, Samarcanda. Magnifico locale alla moda, elegante e moderno, con grande cucina vista. Menù moderno e internazionale con piatti tradizionali ma un po' rivisitati. Curati anche nella presentazione. Prezzi correttamente un po' più cari del solito, ma giustificatissimi. Grande spazio pasticceria con offerte molto golose. Personale molto gentile e competente. 890.000 sumi in 5. Consigliatissimo. 

Oro


Al ristorante Boulevard
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domenica 1 febbraio 2026

Uzb 17 - Tra le tombe di Shakhrisabz

Shakhrisabz - Uzbekistan - otoobre 2025 . foto T. Sofi
 

Dal passo
Eccola laggiù, in fondo, nella pianura che succede al termine della valle che si è aperta nella discesa dalla montagna di granito che sembra proteggerla da nord, la città di Shakhrisabz, oggi a tutti gli effetti una cittadina di meno di 100.000 abitanti, che vive soprattutto del suo grande passato. Proprio dai qui partì la leggenda di Amir Timur detto lo Zoppo, a causa di una caduta da cavallo in età giovanile, che lo obbligò per tutta la vita a trascinare una gamba e a farsi aiutare nella deambulazione. Quando cominciò la sua ascesa militare con i successi sul campo che già facevano intravedere la dimensione che avrebbe potuto avere quello che si sarebbe chiamato impero Timuride, cominciarono anche i suoi progetti per trasformare la città in quella che sarebbe dovuta essere la "sua" capitale. Sembra che durante le sue campagne di conquista, nella quale non badava molto al numero di morti che si lasciava dietro quando si trattava di radere al suolo città riottose che non si piegavano subito al suo volere, aveva però cura di salvare sempre artisti, sapienti e grandi artigiani, già proponendosi di utilizzarli successivamente per ingrandire il suo futuro impero. Insomma crudele senza pari, ma lungimirante mecenate. Il gigantismo caratterizzava non solo le sue mire di conquista, ma anche le dimensioni di quanto progettava di costruire a testimonianza della sua grandezza. 

Il cortile del complesso Dorut Kilovat
Infatti questa sua mentalità è espressa chiaramente dalla scritta posta in cima al monumentale ingresso al palazzo che recita: - Se metti in dubbio la nostra potenza, guarda i nostri edifici - ed in effetti, basta guardarsi intorno e valutare quanto rimane dopo 600 anni e la frase appare completamente chiarificatrice e profetica di una intenzione poi conclamate nella realtà. Certo doveva essere davvero una grande città, questa Shakhrisabz, nel momento del suo massimo splendore, al termine della costruzione dei principali palazzi voluti da Timur nel 1404, quando già l'aveva ribattezzata la Città verde, sostituendolo all'antico nome di Kesh, come era fino ad allora conosciuta. Il colore, sacro all'Islam, faceva certo riferimento alla bellezza dei grandi parchi da lui voluti e progettati, dove voleva, al fine della sua vita riposare per sempre nel grande mausoleo, che progettò per anni. Ma la sorte opera per vie parallele e non sempre le cose vanno nel verso previsto. Infatti il nostro Tamerlano morì l'anno successivo al termine dei lavori più importanti, ma lontano dalla capitale, mentre infuriava una fortissima nevicata che bloccò per settimane le strade attraverso al montagna, così che la volontà dell'imperatore fu giocoforza disattesa ed il corpo fu tumulato nel meraviglioso ma piccolo mausoleo di Samarcanda destinato all'amatissimo nipote, anche lui premortogli, di cui già vi ho detto, mentre quello preparato in pompa magna a Shakhisabz rimase ad ospitare il riposo dei due figli prematuramente scomparsi. 

Il mausoleo
Così l'imprevedibile andamento degli eventi metereologici, hanno cancellato le incrollabili volontà del sovrano e come si dice sic transit gloria mundi. La grandezza della città durò solamente fino al XVI secolo, quando un altro beffardo scherzo della sorte, ne provocò la distruzione completa, operata da parte dell'emiro di Bukhara, Abdullah Khan II, che la conquistò con una epica battaglia, ma che voleva approfittare delle sue straordinarie costruzioni, salvo che proprio al termine della battaglia, il suo cavallo preferito fu ucciso da una freccia che arrivava dalle mura. Così in un impeto di rabbia ordinò che la straordinaria città fosse definitivamente rasa al suolo e dello straordinario insieme architettonico, orgoglio dell'Asia Centrale, rimasero solo le poche cose che si possono vedere ancora oggi. Ancora una volta per l'imprevedibile ironia della sorte, le volontà ed il disegno di un grande condottiero non sono valse la vita di un cavallo. Intanto che si ragiona sulla vacuità dei desideri umani, arriviamo al margine del grande parco del centro, all'interno del quale sono racchiusi tutti i monumenti. Qui ci aspetta il nostro Eldor, che abita proprio qui in città. proprio ai margini del parco e quindi ieri sera era tornato a trovare la .sua deliziosa famiglia. Stamattina è venuto ad accoglierci con due dei suoi quattro figli, il ragazzino aspirante campioncino di calcio e la ragazza che invece aspirerebbe in futuro a lavorare proprio nel settore turistico e quindi ci accompagnerà per cominciare ad imparare dal papà che si compiace assai, come si sente chiaramente, della sua amatissima famiglia. 

Anziani
E' davvero una brava persona il nostro Eldor, durante il lungo inverno che è ancora povero di turisti, ma io credo non sarà così per molto, si dedica a scrivere romanzi storici, argomento di cui è appassionato e poi traduce libri francesi, materia in cui è laureato, in lingua uzbeka. Uomo di lettere quindi, da cui si capisce come le sue spiegazioni appassionate davanti ai monumenti siano così interessanti ed esaustive. Molto spesso anche vedere un luogo per conoscerlo un po' meglio abbia la necessità fondamentale di essere accompagnato da qualcuno che sappia trasmetterti, con la sua conoscenza approfondita dell'argomento, soprattutto sotto l'aspetto storico, il valore effettivo di quei posti con tutto quello che nascondono e che possono raccontare, per far sì che diventino definitivamente indimenticabili. E' questa la vera abilità di una guida e proprio questo Eldor sa fare, per cui nel caso, ve lo raccomando assolutamente, non rimarrete delusi. La nostra prima tappa è il mausoleo del mistico Sufi Amir Kulal, che fu maestro del padre di Tamerlano e per il quale lo stesso imperatore ebbe sempre grandissima venerazione, il complesso di meditazione di Dorut Kilovat. Il bel cortile attorno alla quale si alzano la piccola moschea e i due mausolei è calmo e tranquillo, in fondo qui non arrivano le folle di turisti che si ammassano a Samarcanda e l'impressione è quella di un pacifico luogo di meditazione, quale in realtà aspira ad essere.

Ingresso della moschea
Un gruppetto di donne monopolizza il cortile con qualche banchetto, qui i prezzi sono decisamente inferiori a quelli delle altre città gremite di turisti e quindi facciamo man bassa anche perché bisogna pur far muovere un po' il business anche qui. Davanti alla moschea, quattro o cinque anziani stanno a prendere il sole, forse discuteranno del fatto che le pensioni sono troppo basse, visto che non ci sono cantieri da commentare e qualche ragazzino gioca correndo sul pavimento di pietra antica, inseguendo un pallone. Le tre belle cupole azzurre che risplendono sotto i raggi del sole, incombono sulle costruzioni e appaiono ancora più alte. Le decorazioni all'interno degli edifici poi, sono sempre bellissime e raffinate. Quelle che sembrano greche geometriche che ricoprono completamente le facciate e gli archi degli ingressi non sono invece altro che la stilizzazione delle parole Allah akbar, Dio è grande, ripetute all'infinto come fossero simbologie ornamentali, vista l'impossibilità di raffigurare esseri viventi, come sui nostri edifici religiosi e su quelli di altri credi. Come vedete, comunque sia, interpretando o meno prassi e divieti, la vena artistica dell'uomo non può fare a meno di utilizzare quello che le regole gli offrono o gli consentono, per sfogare il suo desiderio di ornare le sue opere con la rappresentazione della bellezza, comunque la si possa declinare. 

Le tombe

E qui non si può certo dire che questo modo interpretativo della sola scrittura non riesca a creare una tavolozza di splendidi disegni che non si può fare a meno di ammirare in silenzio seduti sui muretti che circondano il cortile. La tomba del famoso Sufi, figura veneratissima, adesso è deserta e noi rimaniamo lì per un poco ad osservarne la piccola tomba, apparentemente umile e dimessa, dalla superficie superiore piatta ed incavata sulla quale si forma naturalmente una piccola pozza di acqua, forse frutto dell'umidità che scende dal soffitto. Entra qualche donna che subito si raccoglie in preghiera davanti alla tomba e con grande devozione si bagna in quell'acqua e cerca di raccoglierne un poco per inumidirsi la fronte. Come è umano ed universale questo gesto, così comune in tutte le religioni. Le esternazioni fisiche che si trovano accanto ai resti dei grandi personaggi in qualche modo santificati, vengono ritenute materiali, polveri, acque in qualche modo benedette e salvifiche, protettrici da mali presenti e futuri o contenenti miracolose proprietà taumaturgiche, tali da poter guarire da ogni male o quanto meno da proteggere da cattivi eventi futuri. Naturalmente l'autorità religiosa, in questo caso islamica, disconosce assolutamente queste pratiche, evidentemente promotrici di superstizione che allontanano dalla vera spiritualità, ma l'animo umano è debole e cerca comunque di attribuire a cose, oggetti, reliquie, acque, poteri salvifici così potenti da superare qualsiasi precetto di divieto. 

Il mausoleo dei figli
L'uomo vuole toccare con mano, la spiritualità basata sul solo pensiero è appannaggio dei sapienti, degli studiosi, dei filosofi teologi che hanno studiato anni nelle madrase, ma è difficile da comprendere per la mentalità semplice dell'uomo comune e quindi in ogni tempio di qualunque religione del mondo, assisterete sempre alle file di fedeli che raccolgono ampolline di acqua, di olio santo, di cenere salvifica o di qualunque altra cosa da portare a casa e da venerare in privato per accreditarsi meriti e protezione divina. Tranquilli, su questo anche campa tutto il merchandising del turismo religioso in ogni parte del mondo ed è senza ombra di dubbio, uno dei business più importanti che fa girare l'economia di questo tipo di viaggi e quindi senza troppo scandalizzarsi, lasciamola girare, in fondo, l'industria religiosa ci campa da millenni e se poi anche questo fa bene alla mente, sappiamo la potenza dell'effetto placebo, sarà sempre meglio del Prozac. Ma noi ci spostiamo un po' più in là, nella spianata sulla quale si ammonticchiano solamente più rovine, pietre colossali sbracciate, mura cadute. In mezzo a questo quello che rimane del maestoso Mausoleo Dorus Saodat, la costruzione che doveva essere gigantesca almeno a vedere quanto ne è rimasto. 

Il sarcofago vuoto di Tamerlano
Ad un altissimo muro appartenente al pilone frontale di uno degli ingressi è addossata la gigantesca cupola di 27 metri che sormonta la tomba del primogenito di Timur, Jahanjir, morto giovanissimo nel 1376, cadendo da cavallo e dall'altra parte, l'altra sepoltura del secondo figlio Umar Sheik, anch'esso prematuramente mancato. E proprio in questo luogo, dove per Timur doveva sorgere quello che avrebbe dovuto essere il più grande e fastoso mausoleo, in onore dei suoi due mancati eredi, proprio dietro, quasi nascosta, in una piccola cupola, si cela una cripta sotterranea con un cenotafio, dove dalle scritte si evince chiaramente dovesse diventare la vera e definitiva tomba di Tamerlano. Tutte le tombe furono aperte in epoca sovietica sia per gli studi che gli esperti delle grandi università volevano fare su questi personaggi, sia nella speranza di trovarvi immensi tesori, che per tradizione i grandi re orientali amavano portare con sé nel regno delle ombre, ma le speranza andarono deluse, nessuna particolare ricchezza fu rinvenuta nelle semplici sepolture. Questa fu dunque la storia che accompagnò il grande condottiero che fu capace di costruire un impero immenso e ricchissimo, quasi importante come quello del suo ancor più famoso presunto antenato Gengis Khan, ma che non ebbe la fortuna di veder continuare la sua dinastia come avrebbe sognato e forse meritato. 

La scritta sulla lastra tombale


SURVIVAL KIT

Il Darus Saodat con la cupola di 23 metri
Shakhrisabz - Antica capitale della Sogdiana, patrimonio Unesco per la serie dei monumenti rimasti attorno alla gigantesca piazza-parco centrale. Da vedere in città con un giro che si può fare tranquillamente in giornata da Samarcanda: L'Ak-Saraj, il portale del palazzo di Tamerlano; La statua in piedi di Tamerlano, posta al centro di quello che doveva essere il palazzo; Mausoleo di Darus Saodat, dove sono sepolti i figli; la cripta di Timur, proprio dietro, che doveva essere la sua tomba; il Complesso Dorut Tilovat, la casa della meditazione costruita per onorare il Sufi maestro del padre di Timur, con le sue bellissime cupole blu; la Moschea Kok Gumbaz con l'acustica della sua bellissima cupola centrale; le parti rimaste della Cinta di Mura che circondava la città, molto simili a quelle di Khiva; Il Museo della storia e della cultura nella Moschea Chubim; il Bazar coperto di Chorsu, con molti esempi di artigianato. 

Fregi

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