| Biblioteca Abbot - Cinguetti - Maurirania - gennaio 2026 |
| una custode |
Eccoci dunque di nuovo qui, nella antica capitale del deserto, nella città sapiente, Cinguetti, che custodiva la saggezza degli studiosi di mille anni fa e che, successivamente per secoli e secoli, qui è stata custodita con cura affinché tutto il sapere del mondo fosse a disposizione di chi volesse venire fin qui a studiare, a mandare a memoria, a portare con sé la conoscenza per condurla poi in giro per il resto del mondo, perché la conoscenza è un patrimonio universale di tutti e soprattutto non impoverisce chi la dona, come recita un versetto posto all'insegna delle porte. Arriviamo in città da quello stesso lato dal quale l'avevo lasciata quasi un anno fa, nel cuore della notte, di certo con un altro spirito e anche con un certo senso di rivalsa, rispetto a quanto era successo. Ah, città malevola, volevi impedirmi di stare qui, di continuare a scavare tra queste sabbie antiche, hai voluto darmi una lezione con la forza, quasi a volermi punire per il mio ardire di volerti conoscere più intimamente, quasi non avessi messo in tutto ciò il dovuto rispetto e io invece sono di nuovo qui, forse per dimostrati che non era solamente un capriccio, una voglia passeggera, ma una volontà precisa e quindi eccomi arrivato, di nuovo a chiedere il permesso di vedere, di cercare di comprendere i tuoi segreti, città dei saggi, città dai muri segnati e corrosi dallo spirare delle sabbie. quasi adagiata nel cuore del deserto, forse ormai agonizzante ed in attesa di essere sepolta tra di esse.
| La biblioteca di Ahmed Mahmoud |
Ecco, abbiamo già passato la città antica, quella nata 1300 anni fa e ora miseramente e completamente sepolta dalle ondate delle dune che spingono impietose e tutto ricoprono e a nulla vale opporsi nel tentativo di salvare case, orticelli e stalle. A poco a poco come una palude vischiosa, la sabbia mobile spirando da ogni fessura, accumulandosi contro ogni barriera, entrata da ogni finestra abbandonata aperta, l'ha agevolmente superata, basta concederle il tempo necessario e ogni stanza è stata riempita e poi infine, tutto è rimasto sepolto sotto quella coltre morbida , gelata la notte e bollente di giorno, fino a che gli abitanti di quel tempo non hanno spostato ogni cosa più avanti, non hanno ceduto, non se ne sono andati, fuggiti attraverso quel deserto maligno che tuttavia era la loro casa, così hanno voluto dimostrare la loro resistenza e la nuova Cinguetti è sorta a solo qualche chilometro da quella antica e qui hanno spostato tutto, le case, le botteghe, gli animali e soprattutto le case del sapere, quelle biblioteche che l'avevano ormai resa famosa in tutta l'Africa. E qui tutto è rinato, gli studenti hanno cominciato a ritornare e ad abbeverarsi alla fonte della cultura che qui sgorgava copiosa e ogni carovana che tornava da un lungo viaggio, ha avuto l'obbligo di riportare a casa almeno un libro nuovo, perché quel mondo diventasse sempre più ricco e se questo non si poteva comprare, lo si doveva studiare a memoria e poi riscriverlo appena tornati a casa.
| Una tavoletta per scrivere |
Questa era la Cinguetti di allora ed è ancora questa dove siamo arrivati e che da ormai un secolo sta subendo la sorte della sua progenitrice. Anche qui la sabbia, incessantemente, spietatamente, irrimediabilmente se la sta mangiando a poco a poco, prima conquistando le case più periferiche, dove i muretti di cinta sono stati abbattuti dalla spinta di questa sabbia apparentemente eterea e le case penetrate e violate nei loro ambienti più intimi che a poco a poco si stanno riempiendo, poi insinuandosi negli stretti vicoli verso il centro, riempiendo gli angoli tra muri e terreno, scavalcando muraccioli e riempiendo cortili, fino ad arrivare alle case del centro che irrimediabilmente saranno destinate ad essere sepolte come quelle di mille anni fa. Così per la terza volta, in una lotta millenaria in cui l'uomo si vuole misurare contro la natura, a chi sarà più testardo e resistente, la nuova Cinguetti, la terza, questa volta ad opera dei francesi, è sorta ancora sulla collina al di là dell'uadi secco che segna il fondo dell'ampia valle, dove dall'inizio del secolo scorso, cerca di affermarsi come una nuova possibilità. Una serie di cubi, architettonicamente più semplici e meno fascinosi di quelli del passato, che come tanti mattoncini di lego adesso ricoprono parte della altura, con spazi più larghi dettati dalle nuove necessità di mezzi meccanici diversi che si stavano affermando.
| Manoscritti |
Di qui, nella seconda Cinguetti, invece a resistere tra le case in rovina, sono proprio le costruzioni antiche, la vecchia moschea e soprattutto le sedici biblioteche della tradizione, che oggi ne segnano l'anima. Siamo arrivati abbastanza presto e quindi andiamo subito a visitarne una, che non avevo avuto modo di vedere la scorsa volta. E' quella di Al Ahmed Mahmud, un arzillo vecchietto, discendente dal fondatore che le dà il nome, con una gran voglia di chiacchierare. La sua famiglia ha conservato per secoli questo piccolo tesoro di alcuni centinaia di volumi, fin dal 1600. Tra questi annovera un Corano dell'XI secolo vergato su pelle di antilope. Estrae i libri con grande cura, anche se il loro stato di conservazione non sembra dei migliori. Alcuni sono intaccati duramente dalle termiti, molti altri hanno i fogli consumati ai margini, con buchi vistosi. Molti sono di argomento religioso e altri soprattutto scientifici, di geometria, matematica e astronomia, uno dei pallini dell'epoca d'oro della cultura araba. Ma ce ne sono anche molti che raccolgono semplicemente poesie, di cui il nostro ospite è grande appassionato. Cosi comincia a recitare versi come questo, che mi ha colpito particolarmente:
Anche con la guerra, anche nella notte, molto vicino alla morte, non ho dimenticato il tuo sorriso.
| Nel cortile della Biblioteca |
Forse si tratta di Gibran poeta di fine '800, ma non ne sono sicuro, anche l'intelligenza artificiale che ho consultato al riguardo non mi dà indicazioni certe. tuttavia questo amore per la poesia che mostrano i Mauritani in generale e anche il nostro amico Ahmed non si farà pregare ed esibirsi, recitandomi le sue preferite. e alcune addirittura composte da lui stesso, è davvero inaspettato ed interessante e pare molto diffuso tra questi popoli delle sabbie che forse hanno una formazione e attitudini culturali molto più profonde di quanto comunemente si creda, avvolti noi come sempre siamo, dai soliti pregiudizi. Il vecchio non vuole lasciarci andar via, il solo fatto di aver mostrato un vero interesse verso quello che ci ha mostrato e raccontato, lo ha reso ancora più loquace e desideroso di scambiare chiacchiere, Vuole che anch'io gli reciti una poesia e allora mi esibisco in Settembre, l'unica che ricordi ancora tutta a memoria e pare soddisfatto, ma forse voleva solamente controllare se il mio interesse verso quanto mi raccontava fosse solo una chiacchiera di facciata. Tira fuori allora da un armadio polveroso, alcuni oggetti antichi o forse solamente vecchi, ma quella che appare incuria, probabilmente è solo il frutto di un ambiente continuamente sovrastato dalla sabbia e dalla polvere, che si accumula negli angoli, sul pavimento di terra battuta che una vecchia donna continua inutilmente a scopare, come se fosse una condanna eterna che la costringe, mentre cerca di sopraffare la città tentando di ricoprirla per l'eternità.
| Il poeta |
Il vecchio intanto ci mostra dei giochi ricavati da residui di ronchi di palma. Si riferiscono a schemi simili al gioco dell'oca in cui le pedine devono compiere un percorso per arrivare ad un punto finale, spinte non dal lancio di dadi come da noi, ma da numeri ricavati da bastoncini piatti che presentano due facce riconoscibili e che lanciati, danno un numero corrispondente alle facce positive che appaiono dopo la caduta e che corrisponderanno alle mosse da fare. Un gioco facilmente costruibile in maniera anche elegante se si dispone di questi materiali, ma fattibile anche solo disegnando una serie di buchetti in fila nella nuda sabbia, come vedremo più volte fare nei villaggi in cui passeremo. Il signor Ahmed non vuole lasciarci andare, continua a tirar fuori i libri che conserva, mostrandoci le, per lui importantissime notazioni a margine degli scritti, che evidentemente apponevano nei secoli passati, gli studenti che venivano fin qui da ogni parte dei regni africani, dal Marocco, dal Mali, dall'Algeria e fin dagli stati subsahariani. Alla fine vuole che almeno saliamo sul tetto della casa da dove si ha una bella vista delle case in rovina della città e della torre del minareto. Esco dalla casa di Ahmed pensieroso e memore di quanto già avevamo visto lo scorso anno, di sicuro affascinato.
| L'hotel Eden con gatto |
Poi percorriamo a piedi i vicoli tra le case cadenti. Le porticine chiuse e sbarrate da complesse serrature di legno ad incastro che necessiterebbero per essere aperte di lunghe chiavi, sempre in legno che si inseriscano ingegnosamente in una fessura laterale. I nostri piedi quasi affondano nella sabbia che va accumulandosi; passa un carrettino tirato da un piccolo asino, bisogna farsi da parte per lasciarlo passare tanto il vicolo è stretto. Il vecchio che lo conduce ci sorride. Chissà cosa pensa questa gente di questi esseri bardati con macchine fotografiche giganti appese al collo, che si aggirano per queste rovine in cerca di non si sa cosa. Forse questo rende loro orgogliosi di vivere in un luogo che desta interesse anche a chi vive così lontano e che magari fa parte di universi a loro sconosciuti e magari sognati. Non saprei, forse i giovani, ma questi sono tutti in città. Qui incontri solo anziani come me, che si trascinano verso casa in cerca di ombra dove sdraiarsi. Intanto che medito eccoci arrivati all'Hotel Eden, il luogo dove era avvenuto il fattaccio. Il ragazzo che ci accompagna si ricorda perfettamente della mia rovinosa caduta e di quanto era seguito e mi accompagna addirittura alla stessa camera di allora, quasi ad esorcizzare il ricordo. C'è giusto il tempo per sistemarci e poi fare onore al consueto riso, verdure e cammello che è il leit motif del nostro viaggio gastronomico.
| Il lavoro delle termiti |
Un po' di riposo e poi via a ridare un'occhiata alla biblioteca Abbot, forse la più importante della città che contiene quasi duemila manoscritti e merita una seconda passata, anche se l'avevamo già visitata lo scorso anno. Il custode è sempre lo stesso, serissimo e compito nel suo estrarre i volumi che ritiene più interessanti da mostrare e proporceli uno alla volta girandone le pagine con grande delicatezza per non produrre danni, vista la evidente fragilità, che protegge, credo come tutti qui, con guanti di cotone bianco. Sono molto affascinato dalle paginette miniate con grandi spazi ricoperte da fitti arabeschi geometrici o da quelli che trasformano le lettere dell'alfabeto arabo vergate in elegante stile cufico come prove di ornamentazione calligrafica. E poi le pagine in cui puoi capire la dimostrazione di teoremi di geometria, visto che queste figure sono le uniche comprensibili anche a noi. Ecco Pitagora, ecco altre figure che intersecano cerchi e triangoli trigonometrici. Il nostro custode, al contrario del suo collega di prima, è silenziosissimo e serio, fornisce scarne spiegazioni e vuol solo mostrare i suoi tesori, continuando ad estrali dalle sue scansie, queste decisamente più ordinate e protette in appositi contenitori. Qui ci sono stati studiosi europei che hanno digitalizzato parecchio tant'è che il tizio dispone anche di copie a colori delle pagine ritenute maggiormente interessanti. Certo che questa è una eredità davvero preziosa. Sarei proprio curioso di poter arrivare una volta a Timbuctu, dove si parla di altrettante e forse ancora più ricche biblioteche del deserto, che secondo alcuni ospiterebbero più di centomila volumi nel loro insieme.
| Trattato di geometria |
Mai studiati, mai catalogati. Accumulati nel momento in cui la cultura araba e mediorientale era al suo apice assoluto e gli studiosi di questi paesi traducevano, conservavano e studiavano anche tutto quanto era rimasto della nostra cultura classica, arricchendola e portandola avanti, fino a che raggiunse per mille vie traverse le nostre abbazie medioevali nelle quali i nostri frati studiosi, hanno completato l'opera di recupero. Allora tutti questi monaci evidentemente conoscevano l'arabo e l'ebraico, oltre al greco e al latino, per poter proseguire questa opera di copia e di traduzione, che ha consentito la conservazione della cultura del nostro mondo. Opera a cui inconsapevolmente avranno anche di certo contribuito proprio quei mercanti che con le loro carovane andavano da un capo all'altro delle strade del mondo portando con sé, quando li trovavano, i libri, anche se forse non sapevano neppure leggere, ma erano consci del loro immenso valore. Di certo anche qui tra queste sabbie ci saranno opere che arrivano dalla Persia o da Samarcanda, transitate forse dalla Mecca, vergate da astronomi e poeti che avevano seduto accanto a Uluk Beg o a Tamerlano. Santo cielo, come si fa a non essere suggestionati da emozioni forti, quanto ti passano tra le mani e sotto gli occhi queste cose. E che fortuna abbiamo oggi a poterle ancora vedere ed apprezzare. c'è molto di che pensare e credo che anche il nostro ospite abbia capito il piacere che mi ha dato questo esservi ritornato per la seconda volta, tanto che mentre usciamo, abbassando la testa per non sbattere contro lo stipite basso, si scioglie in un largo sorriso di condiscendenza.
M18 - La forza del destino