mercoledì 24 giugno 2026

Pam 5 - Arrivati

In volo

Non ci sono dubbi, a casa sono tornato e mentre riposo le stanche e anziane membra al bel sole di Mentone, posso solamente rallegrarmi del fatto che nonostante tutto, lanciando se si può dire, il cuore oltre l'ostacolo, non mi lascio fermare dalle supposte difficoltà, che in questo caso gli amici a cui avevo raccontato il progetto mi mettevano avanti a tutto, il resto ed in particolare i problemi della quota a cui ci saremo dovuto sottoporre e che trattandosi come già detto del tetto del mondo, non era, sulla carta, poca cosa. Vero è che a queste quote ci sono già stato e più volte, senza problemi. Inoltre all'ultimo appuntamento cardiologico, il buon dottore, se pure amico, mi aveva detto che non voleva rubarmi soldi con accertamenti più approfonditi, visto che pur con tutte le magagne che accuso e le manciate di pillole che trito giornalmente, il cuore è l'unico, toccando ferro che, per il momento, non dà problemi. E continuo a dirlo soprattutto per scaramanzia. Comunque sia, diciamo pure che sono partito tranquillo, rassicurato anche dal fatto che il mio accompagnatore aveva preparato un itinerario molto graduale e quindi in ogni caso il fisico si sarebbe dovuto abituare alla gradualità della salita. Così eccoci lì a percorrere la solita strada verso la Malpensa, tra risaie da poco seminate, mentre il grato odore di diserbante si diffonde nell'aria e penetra nei finestrini pizzicandomi il naso. 

L'appuntamento al bancone della Lot, anche questa volta è con la mia cara cuginetta che anche questa volta si è addossata la briga di farmi da badante in una delle mie forse ultime scorribande asiatiche ed ha già provveduto a fornirmi la indispensabile assistenza digitale che ormai è assolutamente indispensabile nei viaggi fai da te, tra pagamenti digitali, eSim e che il diavolo se li porti via, anche se devo dire una volta messi a punto e saputi usare nella giusta maniera sono davvero un aiuto fondamentale per i viaggiatori. Per fortuna è stata sedata anche l'ansia che mi attanagliava da mesi, visto che i biglietti, saggiamente per quanto riguarda il costo, acquistati molti mesi fa, quando ancora non spiravano i venti di guerra, che invece li hanno fatti lievitare come pani di Altamura, in questo ultimo mese, erano sì in saccoccia, ma temevo una cancellazione dell'ultimo minuto, proprio per poter correggere appunto quei prezzi concorrenziali di allora. Invece le linee aeree polacche si sono dimostrate assai serie e hanno anche spaccato il minuto e pur avendo solo un'oretta per il cambio aereo a Varsavia, tutto è proceduto a pennello, nonostante, per la legge di Murphy, il nostro gate di partenza è sempre il più lontano in assoluto da quello di arrivo e mentre i bagagli, scorrevano sul nastro dei ritiri dell'aeroporto di Taskent, ho capito che le cose si stavano avviando per il verso giusto. 

Per la verità tutto ciò accade sempre, ma questo, dell'attesa dell'agognata valigia all'arrivo, la cui mancata comparsa potrebbe pregiudicare l'andamento di tutto il viaggio successivo, specialmente quando si tratta di viaggi itineranti, è un momento di timore che non abbandona mai noi apprensivi e quando vedi il tuo collo, reso ben riconoscibile appositamente anche da lontano da una cinturina con le fragole rosa, comparire dal vomitorio in cima al nastro, benedici la tecnologia e corri a tirarla giù con eccesso di entusiasmo rendendo grazie al dio dei viaggiatori. Ma lo sapevate che esiste un aggeggino del costo di pochi euro che potete mettere nella valigia e che, collegato al vostro telefonino vi dice che il vostro bagaglio, grazie al GPS, risulta caricato sotto di voi, liberandovi di questa ulteriore e inutile ansia? Comodissimo vero, certo che la tecnologia ne studia una al giorno, bisogna solo sapere stargli dietro. Certo un altro dei problemi è la notte saltata e trascorsa sui comodi sedili della classe bestiame degli aerei, che di certo è pratica che non si confà più alle nostre esigenze, ma i casi sono due o vuoi viaggiare comodo e in fretta, e si può, ma bisogna mettere mano ad un portafoglio di notevole spessore, oppure se hai il braccino corto, per necessità o inclinazione naturale, devi sopportare e sbarcare bello che rincoglionito dopo la notte insonne e cercare di espletare le pratiche di ingresso nel paese di turno sperando di non dover avere necessità di una mente lucida al 100%. 

Comunque stavolta tutto marcia senza problemi ed in breve eccoci emergere dall'aeroporto nella splendente mattinata uzbeka delle 8:30, quando già ci sono 32°C e noi cerchiamo di mettere da qualche parte la pesante felpona portata a braccio in previsione delle rigide temperature dell'Hindukush. Sembra una riedizione di Totò, Peppino e la Malafemmina a Milano. Questo, della scelta del guardaroba è stato una delle scelte più discusse, visto che il bagaglio vorresti minimizzarlo il più possibile e la previstone è di una temperatura già torrida per buona parte del viaggio, nell'Asia centrale, le temperature infatti sono sempre esagerate nelle due direzioni; a giugno puoi tranquillamente trovare a bassa quota tra i 30 e i 40°C, mentre quando ti dovrai inerpicare oltre i 4000 metri di notte si arriva tranquillamente sotto lo 0, considerando che può anche nevicare con assoluta serenità. Quindi guardaroba completo da turista fantozziano e via andare che tanto poi carichi tutto in macchina. Tanto per darvi una spiegazione logica di come mai ho scelto di arrivare a Taskent (e può essere nei miei progetti futuri, che non sia neppure l'ultima volta), percorrendo per la terza volta le strade uzbeke, tutto risale come sempre al costo dei biglietti che su questa destinazione offrivano prezzi particolarmente allettanti ed inoltre questo punto di arrivo avrebbe consentito di percorrere tutta la valle di Fergana che avevamo saltato nel nostro viaggio dell'anno scorso ed inoltre di effettuare un percorso più interessante e completo in Tajikistan.

Questa soluzione lungamente meditata, comprende l'area occupata dall'antica Sogdiana, che arrivando direttamente nella capitale Dushambé avremmo dovuto saltare. Insomma una di quelle furbate di recupero che consente di vedere il massimo possibile con un po' meno sforzo. Comunque ecco che appena fuori dai vomitoria aeroportuali, il nostro uomo, un tassista locale inviato direttamente da Jamshed, il mio contatto tajiko, di cui vi parlerò poi a lungo, è lì che esibisce il confortevole cartello con il mio nome a stampatello e che tranquillizza il turista di essere sotto tutela. (un'altra delle tante differenze tra turisti e viaggiatori, che avremo modo di tastare in ogni sfaccettatura, in questo che sarebbe davvero una avventura da viaggiatori e che invece io devo rassegnarmi a svolgere con la maledetta o benedetta targhetta del turista appiccicata alla schiena, come quei pesci d'aprile che i compagni di scuola scemi ti incollavano con una bella manata, quando andavi a scuola). Carichiamo i bagagli e attraversiamo la città mentre il traffico del mattino è ancora accettabile, uscendo quindi verso la campagna, lasciando indietro l'autostrada verso Samarcanda. Certo questa non era ancora in funzione quando Alessandro Magno ha percorso questo tratto di 300 km in tre giorni, ma noi saremo ancora più veloci di lui e della sua cavalleria leggera; inn fondo noi di cavalli nel cofano motore ne abbiamo di certo più di lui, anche se non si vedono, come diceva la ragazza della pubblicità. 

Ci vuole all'incirca un'oretta per percorrere i 90 km circa che ci separano dalla frontiera di Oybek e alle 9:30 eccoci lì davanti al varco, accolti dal nostro Jamshed che ci aspettava ansioso, pronti per varcare questa barriera, pratica in effetti apparentemente semplicissima, dato che non sono necessari visti né in Uzbekistan, né in Tajikistan e che i due paesi stanno facendo di tutto per agevolare i turisti nella pratiche di entrata ed uscita, avendo capito che questa è una vacca da mungere decisamente grassa e da sfruttare al massimo. Tuttavia la burocrazia è quello che è e le pratiche istituite sono difficili da smantellare ed alla fine arrivare in territorio tajiko, attraversando questa barriera, necessita di una bella oretta sotto il sole cocente, valige alla mano ed un lunghissimo percorso da fare a piedi attraverso corridoi e gimkane interminabili tra uffici e relative code. Mi immagino il nostro Marco Polo, che parcheggia i cammelli e non si capacita di questo andirivieni tra "saracini disleali e malvagi", domandandosi invano come mai pur esibendo la targa d'oro incisa con il lasciapassare del Gran Khan gli vengano fatti tutti questi controlli, invece di avere un via libera incondizionato, al solo esibirla, pena il suscitare le ire dell'imperatore del Catai, che anche adesso mica è l'ultimo del mondo. I tempi sono cambiati indubbiamente. Comunque le cose stanno così. 

Dogana uzbeka, controllo valige, pratiche passaporto e timbri vari di uscita che pareggino il timbro di entrata apposto solo un'ora fa e poi lunga strada sotto il sole nella terra di nessuno, dove per fortuna viene messo a disposizione, pagando, un apposito carrettino elettrico da golf, per chi non vuole cuocere sull'asfalto, fino al varco tajiko, dove si svolge la nuova ispezione doganale, e quindi la trafila passaportuale fino all'apposizione del fatidico nuovo timbro di entrata, fotografati in ogni passaggio e meno male che adesso ci sono gli aggeggini ai banchi, guardi qui, guardi là, guardi su e giù e via finalmente fuori a ricaricare finalmente tutto il bagaglio sulla macchina che ci sarà compagna per i prossimi venti giorni. E dire che le code sono state ancora, possiamo dire, minime, visto che i turisti che scelgono questa strada sono ancora decisamente pochi. Arrivasse qualche pullman, di certo l'intasamento nei due o tre sportelli farebbe salire l'attesa a parecchie ore. Anzi sembra che ci sia già più gente del normale, visto che questo è il weekend del sacrificio del montone, la festa musulmana più importante dopo la fine del Ramadan e quindi, parecchia gente si sposta al di qua e al di là del confine a trovare parenti. In effetti troviamo solo un gruppetto di turisti americani, nello specifico newyorkesi, piuttosto liberal, che si fanno tutti i 5 -stan in una decina di giorni, guidati da una bionda ragazzona russo-khazaka con i quali abbiamo un contatto durante le attese agli sportelli e che approfittano per vomitarci addosso tutte le maledizioni possibili all'indirizzo del loro amato presidente che evidentemente nel New England non gode di moltissime simpatie, ma poi gli auguri di un buon proseguimento sedano tutto e non ce la prendiamo neppure con le donne locali che con la scusa di torme di figli piccoli, saltano la coda e passano davanti a tutti, anche se pare siano nel loro pieno diritto. Alla fine usciamo a riveder le stelle finalmente, anzi il sole cocente, saltiamo in macchia e aria condizionata a palla, prendiamo finalmente il via. Certo Marco risaliva sul cammello e dava un colpetto di speroni e al massimo si riparava la testa con un bel cappello, adesso qualche comodità in più ce l'abbiamo, d'altra parte lui è rimasto da queste parti quasi un'anno, mentre noi abbiamo meno tempo. Quindi a questo punto possiamo dire che il nostro viaggio è davvero cominciato.


La famosa valigia fragolata


SURVIVAL KIT

Parcheggio Malpensa - Abbiamo a malincuore abbandonato il Parcheggio Mariuccia di cui ci servivamo da anni a causa dell'aumento dei prezzi che lo rende decisamente non competitivo specialmente per i viaggi brevi. Abbiamo quindi ripiegato su GPparking - Via al Ticino 10 - Somma Lombardo che ci ha fatto i 20 gg di sosta all'aperto a 80 €. Un po' lunghi i tempi di attesa all'arrivo, ma ci sta.

Voli  

Andata con LOT - MPX 19:40 - Varsavia 21:50 LO320 - Varsavia 23:00 Taskent 08:00 +1 - LO191 - 318 € a persona con bagaglio in stiva.

Ritorno con Turkish - BSZ 10:10 - Istanbul 13:10 - TK345 - IST 15:50 - MPX 17:45 - TK1875 438 € a persona con bagaglio in stiva

Da Taskent alla frontiera tajika di Oybek - Taxi a 30 Euro - La frontiera internazionale è aperta 24/7. Per i saccopelisti ci sono taxi collettivi che partono da Kuylyuk Market per la frontiera, quando sono pieni. Dalla frontiera a Khujand ci vuole un'altra ora.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 23 giugno 2026

Pam 4 - La strada di Alessandro

da Wikipedia - La strada percorsa da Alessandro Magno

 

Beh è quasi arrivato il momento di riprendere il racconto, che ormai conclusa l'operazione Pamir, come avete capito, sì sono a casa sano e salvo, dovrei considerare di essermi riposato abbastanza, anche perché, è pur vero che il percorso è stato come prevedibile impegnativo, a causa della quota e delle necessità di adattamento che quelle località impongono, ma alla fine tutto sommato, io, con le mie due deliziose compagne di viaggio, ero soltanto un cosiddetto terzo trasportato e tutta la fatica di guida su sterrato e l'altezza dei vari passi montani che abbiamo dovuto scavallare, se la è sgobbata il nostro buon Jamshed e diciamo pure che non ha fatto poco a scarrozzarci per circa 4000 chilometri, lungo questo itinerario a volte difficile, ma di un fascino che sarà anche difficile per me descrivere. Quindi diciamo che io personalmente di fatica ne ho fatta davvero poca, certo col cammello o a piedi sarebbe stata più dura, ma oramai, diciamo pure che tutto è facilitato, basta pagare. Tuttavia, prima di cominciare la disamina spicciola, mi sembra necessario fare ancora alcune precisazioni di natura storica, altrimenti non si riesce a comprendere completamente la natura fuori dal comune di questa strada iconica. Questa  via infatti ha la caratteristica assolutamente determinante, di essere l'unica via disponibile che congiunge attraverso l'Asia Centrale, l'Oriente propriamente detto, all'Europa e quindi è stata percorsa in tutti i tempi storici da chi ha voluto spostarsi, per qualunque ragione, tra queste due parti del mondo, poiché non ci sono altre alternative e quindi giocoforza, le difficoltà di questo cammino sono state affrontate non essendoci soluzioni terrestri differenti. 

Tutto questo conferisce quindi anche una componente psicologica senza pari, all'avventura e alle bellezze naturalistiche che si incontrano lungo il percorso. Basti pensare infatti che lungo questo crocevia del mondo davvero unico per le sue caratteristiche, sono passati personaggi che hanno segnato la storia dell'umanità intera, lasciando segni tangibili della loro presenza e non faccio riferimento solamente a Marco Polo, che col suo libro ne ha tracciato una guida ineguagliabile che ne ha fatto il testo fondamentale per tutti quanti nei secoli successivi ne hanno seguito le tracce, ma anche per coloro che lo hanno preceduto nel tempo. Infatti dobbiamo innanzitutto ricordare che questa è la stessa strada percorsa da Alessandro Magno e dal suo esercito di Macedoni imbruttiti, nel suo disegno folle di conquistare l'Asia intera e che solamente la precoce morte fermò a Babilonia, probabilmente a causa della malaria. Pensate una misera zanzara ha bloccato questo ardimentoso visionario, nella formazione del più grande impero fino ad allora conosciuto. Eccolo infatti nel 329 a.C. che, lungo la stessa strada che farà Marco 1500 anni dopo, risale dall'Iran e dall'Afganistan, attraversando l'Hindukush e raggiungendo la Bactriana nell'attuale Tajikistan, attraversa il fiume Oxus (l'attuale Amu Darya) e raggiunge la Sogdiana fino al Syr Darya, nella battaglia dello Jaxartes, dove sconfigge gli Sciti, una forza fino ad allora sconosciuta ai confini dell'impero, espugnando le antiche città fortificate che trova lungo il cammino, che stavano lì da secoli a presidio di quella che è sempre stata considerata la strada più importante del mondo. 

L'area interessata
E qui fonda città, le varie Alessandrie, come Alexandria Eschate, l'Ultima, che corrisponde alla odierna Khujand, la principale città tajika della fertile valle di Fergana, che ritroviamo ancora oggi anche se col nome cambiato. Ancora sconfigge Spitamene nel 328, il re rivoltoso della Sogdiana conquistando Ciropoli e radendo al suolo completamente le altre sei fortezza della Sogdiana in pochissimi giorni. Chiunque viene catturato è fatto schiavo o ucciso, per dare un segnale psicologico, che arriva forte e chiaro. E ancora conquista la fortezza del nobile Ossiarte di cui sposa la famosa figlia Roxane per suggellare, questa volta con grande visione politica la pacificazione politica della regione. I difensori della inespugnabile fortezza pensavano che Alessandro avrebbe avuto bisogno di soldati "con le ali" per poter assaltare la imprendibile rupe, ma il condottiero macedone utilizzò 300 volontari esperti arrampicatori che scalarono la parete coperta di ghiaccio durante la notte, costringendola alla resa definitiva, per poi arrivare definitivamente a Maracanda, l'odierna Samarcanda, precedentemente occupata, ma in rivolta, con una marcia forzata che gli fa compiere quasi trecento chilometri, con la cavalleria leggera, in tre giorni sotto il sole estivo e sbaragliare definitivamente il nemico rivoltoso, prima di decidere di ripercorrere nel 327 a.C. la stessa strada a ritroso verso sud. Il bacino dell'Indo e della valle del Gandara lo aspettava per continuare il suo folle sogno. 

Lasciò alle sue spalle la serie delle fortezza presidiate e le cittadelle di altura (i cui resti ancora oggi costellano la regione) dove aveva lasciato i suoi veterani più fedeli non più idonei alle marce e alle battaglie assieme alle donne e ai bambini catturati e obbligate a vivere con loro per dare vita ad una nuova generazione di sudditi integrati, i cui tratti somatici ritrovi ancora oggi nella popolazione locale, la cui cultura ed arte della Grecia fiorirono nel cuore dell'Asia per i successivi due secoli. Insomma una epopea straordinaria di cui ancora oggi ritrovi vestigia e tracce che hanno condizionato tutta la storia successiva di queste terre. Continuamente incontri luoghi dove ad ogni passo la storia ancora oggi ti parla, mostrandoti vestigia storiche di migliaia di anni. Ma attenzione perché qui non siamo di fronte ad un territorio che, semplicemente racconta questa epopea, ma in tutto e per tutto il racconto viene fatto da una strada, ora cammino di montagna, ora semplice pista, che ancora adesso consiste di una ampiezza di pochi metri e che si arrampica sempre uguale da millenni per centinaia di chilometri tra questi, che oggi sono stati tribolati e contesi, attraverso uno dei territori più complessi e difficili da percorrere della terra, il Pamir, l'altopiano che presenta un insieme di vette tra le più alte della terra e che bisogna comunque percorrere attraverso i suoi passi vertiginosi ed i suoi confini invalicabili, segnati da fiumi vorticosi e dagli steccati di filo spinato. Qui si viaggia quasi sempre attorno ai 4000 metri di altitudine e più, accompagnati da una sfilata di picchi senza nome che ti circondano al passaggio come sentinelle severe e che paiono ammonirti per la tua presunzione nel volerli attraversare. 

Non per nulla il nostro amico Marco scriveva: "e questa si dice essere la più alta montagna del mondo". Insomma passare su un sentiero e a volte si tratta a malapena di poco più di questo, sul quale hanno calcato i calzari, i soldati di Alessandro e poi di tutti i mercanti che hanno voluto andare da Occidente ad Oriente e viceversa per carità, visto che di certo c'erano anche quelli che facevano la strada in senso opposto, non può assolutamente lasciarti indifferente. Volgi lo sguardo sulla corrente furiosa del fiume Amu Darya (l'Oxus) e rivedi i cavalli macedoni della cavalleria leggera che tentavano di attraversarlo, sotto le frecce nemiche, di qui quello che oggi è il Tajikistan, di là l'Afganistan, l'unica differenza da 2350 anni a questa parte è la palizzata di filo spinato che corre lungo la riva. Al di là del fiume oggi qualche soldato che giocherella col kalshnikov, mentre allora probabilmente teneva in mano le frecce a quadrella, che tuttavia, a questa breve distanza, avevano lo stesso grado di letalità. Alzi gli occhi sulle pareti di roccia scabra e rosa delle intemperie ruvide ed estreme di questa terra che ne hanno inciso le pareti con profonde fenditure nelle quali nascondersi. Di qua e di là dal fiume vedi carovane di cammelli e di cavalli come se i secoli non fossero passati, che i mercanti non conoscono confini, anzi li detestano profondamente, vedendoli solamente come barriere che impediscono il muoversi delle merci e assieme a loro delle idee. Già perché attraverso questa stessa strada, non sono passati solamente eserciti e mercanti, armi e denaro, ma soltanto qualche secolo dopo il Macedone, questa stessa via è stata percorsa al contrario, questa volta dall'India, risalendo le gole del Pamir fino a raggiungere i deserti cinesi per proseguire verso nord est, fino ad arrivare alla lontana Mongolia. 

Erano i monaci che hanno portato il Buddismo da sud a nord, spargendo questa corrente di pensiero lungo la cosiddetta via del Buddha, che ha seminato pensiero e spiritualità lungo tutta l'Asia, trascinando con sé anche l'aspetto artistico e di bellezza nelle arti figurative, idee che ogni religione porta con sé a corredo della dottrina, utile a raccontare il pensiero con le forme e le figure, perché la mente limitata del popolo e dei contadini ha necessità di appigliarsi qualche cosa di più tangibile delle elucubrazioni della mente e delle speculazioni dottrinarie, ma ha necessità di immagini, di statue, di storie raccontate sulle pareti colorate delle grotte e dei templi, che costellano questa lunghissima via come una collana di perle preziose che hanno lasciato opere che si stentano a descrivere, talmente sono mirabili e che sono diventate parte del patrimonio della mente umana. E non stiamo infine qui a parlare del cammino dell'Islam che si mosse nel VII secolo, lungo questa stessa via, per portare un altro messaggio di fede e di conquista. Insomma non potrei raccontarvi con maggiori particolari questo cammino che percorre l'Asia Centrale e che proprio per questo non si può non considerare come una delle strade più affascinanti del mondo, proprio per le motivazioni che sottende e che vi ho disordinatamente fin qui elencato. Rimane ora da raccogliere meglio le idee e raccontarvi per tappe e punti focali, questa traccia segnata nel terreno e nella roccia e che a partire dall'Uzbekistan serpeggia attraverso la valle di Fergana per tutto il Tajikistan, poi lungo il lunghissimo confine con l'Afganistan, attraverso il misterioso corridoio di Wakhan e quindi si inerpica attraverso la Pamir Highway M42, che lo attraversa completamente nella sua parte più selvatica, fino a scendere lungo valli profondissime e punteggiate solo dalle yurte dei nomadi, fino al Kirghizistan ed ai suoi laghi di alta montagna, blu come il cielo delle grandi altezze. 

Sogdiana e Bactriana

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 19 giugno 2026

Pam 3 - Il Pamir di Marco Polo

 


Come vi ho detto il tracciato di questo itinerario non nasce solamente dai racconti degli amici e dalla voglia inconfessata di riempire ultimi spazi bianche della mia personale cartina dell'Asia Centrale, voglia un po' sciocca, lo capisco, ma comprensibile per chi ha presente quale siano le manie collezionistiche dell'anziano. Ma a tutto questo si aggiunge anche quell'interesse grande che ho per il seguire con fanatica attenzione le pagine del Milione, visto che ne ho percorso la via descritta con minuzia dal Veneziano e che mi mancavano appunto solamente questi capitoli che vorrei segnalarvi in modo che se qualcuno volesse andare a dare un'occhiata li possa trovare senza difficoltà. Siamo nel capitolo 32 del Milione, edizione antica, da dove comincia il nostro itinerario e già qui potrete notare come la carovana dei tre Polo, in questo loro secondo viaggio non stiano percorrendo il tratto nord della Via della seta, arrivando al Pamir dopo aver attraversato l'Uzbekistan, come faremo noi arrivando alla valle di Fergana da Taskent, ma passando per la via del sud, giungendo quindi dall'Iran e traversando la parte nord dell'Afghanistan (maledizione, questo pezzo, benché breve, mi mancherà per sempre?). Questo tratto nord lo avevano invece percorso il padre e lo zio nel loro primo viaggio e noi lo seguiremo pedissequamente. Ma vediamo cosa racconta Marco:

"Quando l'uomo si parte di Baudascia si va dodici giornate tra Levante e Greco su per un fiume, ove à castella e abitazioni assai, la gente è prode e adorano Malcometto...E quando l'uomo va tre giornate innanzi, va pure per montagne e questa si dice la più alta montagna del mondo. E quando l'uomo è su quella, truova un piano tra due montagne (l'altopiano del Pamir tra Hindukush e Karakorum) ov'è molto bello pasco e havvi un fiume molto bello grande (il fiume Oxus nel corridoio di Wakhan) e sì buona pastura che una bestia magra vi diventa grassa in dieci dì. Quivi hae tutte selvaggine e havvi montoni salvatichi assai e grandi, e hanno lunghe le corna sei ispanne, o almeno quattro o tre e in queste corna mangiano li pastori che ne fanno grandi iscodelle; e per questo piano si va bene dodici giornate senza abitazione e non si truova che mangiare. Niuno uccello non vi vola, per l'alto luogo e freddo, e il fuoco non v'à lo colore ch'egli hàe in altre parte, non è sì cocente colà suso...  Qui la gente dimora nelle montagne molto alte, adorano idoli e son salvatica gente e vivono delle bestie che pigliano, loro vestitura è di pelle di bestie e sono uomini malvagi. E or lasciamo questa contrada e diremo della provincia di Kasciar." (cap. 36)

E certo in questo racconto si leggono cose di grandissimo interesse e dovrebbero far vergognare quei detrattori che dubitavano che il nostro conterraneo avesse davvero effettuato questo viaggio. Si comincia con la descrizione puntuale, quale solo un uomo che l'abbia vista con i suoi occhi può fare e bisogna meravigliarsi, a mio parere della acutezza delle osservazioni riportate che si può dire ragionevolmente che sfuggirebbero ai più. Parliamo infatti della zona dell'odierna Badakshan, situata nella parte nord orientale dell'Afganistan, la cui giurisdizione allora si estendeva fino al Tagikistan, raccontando delle ricchezze dei suoi allevamenti e precedentemente delle sue miniere che davano rubini magnifici (i balasci) e lapislazzuli (il blu). Inoltre è interessante il cenno che fa alle greggi di grandi pecore selvatiche dalle corna enormi, che furono poi battezzate anche dal mondo scientifico col suo nome, le Pecore di Marco Polo (Ovis ammon polii), che popolano queste quote da tempo immemorabile. Interessanti anche le osservazioni sulla mancanza di uccelli in volo a causa della estrema altitudine e sugli effetti che questa altezza ha sul fuoco, che non riesce a cuocere bene gli alimenti. 

Ricordiamo che man mano che la quota aumenta l'acqua bolle a temperature sempre più basse, qui nei punti più elevati si raggiungono a stento gli 80°C, con le conseguenti difficoltà di cottura. Tuttavia non manca di sottolineare l'estrema salubrità dell'aria e ricordiamo che proprio in queste zone a carovana si fermò per quasi un anno a causa di una grave malattia che colpì proprio Marco. Ma credo malignamente che la lunga sosta fu messa a frutto col commercio dei meravigliosi balasci che dicerto venivano via a poco. Tra le altre osservazioni, il buon Marco non manca di rimarcare la combattività e la assoluta decisione nel non sopportare alcuna signoria straniera da parte degli Afgani, cosa che evidentemente è rimasta costante attraverso i secoli. La strada per arrivarci procedeva attraverso il famoso corridoio di Wakhan, lungo il fiume Oxus, che a lungo segna il confine tra Tagikistan e Afganistan, che anche noi percorreremo per alcuni giorni, prima di salire definitivamente sull'altopiano del Pamir, tra vette di incommensurabile bellezza, che se non sono davvero le più alte del mondo del vicino Himalaya, superano spesso i 7000 metri e si distinguono per essere assolutamente fuori dalle rotte più inflazionate degli scalatori della domenica che oramai si fanno portare quasi a braccia fino in cima alle più note, pur di poter dire di esserci arrivati, perdendoci magari la pelle. 

Ma si sa che oggi, basta pagare e ti portano pure al polo Sud a cavalcioni. Lungo questo itinerario lui, da bravo estensore di quella che era anche una vera e propria guida turistica, il primo vero Baedeker che dava consigli di viaggio attraverso le terrae incognitae del tempo, suggerisce di portare sempre con sé cibo e bevande, perché non si trova nulla in quelle lande spopolate; nel nostro caso invece, speriamo che ci pensi l'amico Chamsid che si dovrà anche preoccupare di trovare qualche yurta accogliente o qualche homestay di altura dove trovare riparo per la notte, per non far schiattare i vecchi lungo la strada, sperando che non ci si debba rapportare con salvatica gente, come diceva lui. Insomma credo proprio che ci sarà da divertirsi, anche se, pensandoci bene, come vi ho detto, dato che queste note sono state scritte prima della partenza e voi le leggerete dopo quello che dovrebbe essere lo sperato arrivo, in caso di deprecabile risultato avverso come si dice, al rientro della salma, del quale dovreste essere avvertiti, potrete leggere queste parole, con un altro atteggiamento e con un leggero senso di cordoglio, anche se preferirei anche in questo caso strapparvi una risata. A presto.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 18 giugno 2026

Pam 2 - L'ispirazione

da Tripadvisor

 

Da anni sognavo di usare questa frase, ma se state leggendo questo post significa che il viaggio c'è stato e probabilmente, ma lo sapremo nei prossimi giorni, sono pure tornato a casa. Come vi ho detto, siamo rimasti fino all'ultimo appesi all'ansia della conferma della partenza, visti i venti di guerra e di penuria di carburante che si rincorrono da settimane, ma alla fine sembra che siamo riusciti a mettere il piede sulla famosa scaletta dell'aereo e con buona pace di tutti, muovere il lungo giro che ci condurrà al punto dove ci eravamo lasciati qualche mese fa. Già, risaliamo infatti a come è nata questa idea e questo itinerario. Indubbiamente ogni volta tutto nasce da suggestioni antiche e alla fine, da casualità contingenti che si incrociano ad esse in maniera inattesa. Infatti questa Asia Centrale che non può non affascinare qualunque viaggiatore e che avevo percorso per lavoro venticinque anni fa, mi aveva lasciato nel sangue scorie inestinguibili che, come in tutti i casi di droghe leggere o pesanti che siano, non riesci mai del tutto a smaltire e che rimangono lì, latenti, destinate a farsi vive anche dopo anni che ne hai smesso l'assunzione, e quando qualcuno, per caso, ti offre il destro, non riesci più a tirarti indietro. Dunque dicevo, l'Asia Centrale è diventata in effetti piuttosto di moda tra i viaggiatori e vedo che tutte le agenzie l'hanno messa in lista con soluzioni tra le più varie. Ormai anche l'Afganistan è percorribile, pare senza problemi ed è tornato in catalogo dopo anni, alla faccia dei MAGA. 

Poi, subito dopo, tra quelle che ho chiamato suggestioni, arriva subito la mia passione smodata per Marco Polo e il suo libro, cosa che mi ha condotto a ripercorrere praticamente tutta la Via della seta, in ogni suo tratto, cosa che mi ha consentito di poter apprezzare il fatto che il nostro ha descritto ogni punto, zona e paese da lui attraversato con una tale  puntuale veridicità, da poter essere riconosciuto senza infingimenti ancora oggi dopo750 anni. Di questo lungo itinerario durato 24 anni, mi mancava solamente un ultimo tratto, la strada del Pamir che si snoda tra le più alte vette del mondo tra Tagikistan e Kirghizistan, prima di scendere nel deserto del Taklamakan raggiungendo Kashgar, l'antica capitale Uigura da cui avevamo cominciato la nostra cavalcata attraverso tutto il nord cinese esattamente un anno fa. Un tratto impegnativo e complicato da percorrere visto che sale in una zona impervia appunto tra vette di settemila metri, con passi oltre i quattromila. Aggiungi a questo come ulteriore carico, i racconti che mi ha fatto una mia cara collega laureata in letteratura russa sui libri di Cyngyz Ajtmatov, probabilmente il più grande tra gli scrittori kirghizi, di cui sono ultimamente riuscito a procurarmi con una certa difficoltà due lavori, I Racconti e il Battello bianco, opere assolutamente affascinanti in cui racconta la sua terra in termini onirici e ricchi di suggestioni ataviche, che vi consiglio e di cui vi parlerò più dettagliatamente, anche se faticherete a trovarle visto che si tratta di pubblicazioni di romanzi degli anni sessanta ormai fuori catalogo. 

Tutto questo ovviamente forma un brodo di cultura e di coltura ovviamente che rimane lì a sobbollire per anni, fino a quando non si aggiunge a tutto questo la casualità, quell'ingrediente che porta finalmente a catalizzare la pozione mortale che fa partire l'operazione. Infatti una mia amica, grande viaggiatrice, ha compiuto questo tratto lo scorso anno e non solo, me ne ha raccontato meraviglie, ma mi passato, da consueta pusher, anche le coordinate del signor Chamsid, che si occupa appunto, con il suo mezzo ti scarrozza per tutto questo itinerario cercando di farti apprezzare le sue bellezze. La strada  parte da Taskent, la capitale uzbeka che avevamo lasciato nell'scorso settembre dopo aver attraversato quello straordinario paese in lungo ed in largo per poi percorrere la valle di Fergana fino a Dušanbe la capitale tagika ed infine inerpicarsi lungo la Pamir Highway per raggiungere Biskek la capitale kirghisa, quasi al confine cinese, da cui si scende nello Xinjiang. La mia amica ne è rimasta entusiasta, io vi dirò relazionandovi come sempre i dettagli andando avanti almeno un paio di mesi se avrete la pazienza di seguirmi. Con questo viaggio, la mia personale Via della seta, sarà finalmente compiuta, assieme ai paesi di questa area del mondo, percorsa dai pastori e dai mercanti di secoli passati. Noi invece, turistame di bassa lega che queste tratte le facciamo solamente per il nostro divertimento ed al limite per appagare le nostre voglie di conoscenza, le affrontiamo certo con una altro spirito, poca avventura, tanta organizzazione e soprattutto in tasca il biglietto per tornare a casa. Comoda la vita, eh! Altro che viaggiatori. Va bene, ci sono peccati peggiori da scontare nelle nostre prossime vite, state tranquilli.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:


Pam 1 - Ansie


mercoledì 17 giugno 2026

Taste of Armenia 22

 

turioni verdi

offerti nel cestello -

che gran fatica


martedì 16 giugno 2026

Taste of Armenia 21

 

sistema un ramo

il lungo becco rosso -

una cicogna


lunedì 15 giugno 2026

Taste of Armenia 20

 

piastrelle azzurre

già fuse con il cielo -

stormir di foglie


domenica 14 giugno 2026

Taste of Armenia 19

 

profumi accesi

che effondono nell'aria -

fragole rosse


sabato 13 giugno 2026

Taste of Armenia 18

 

spazi divisi

perfetta opera d'arte -

la frutta secca


venerdì 12 giugno 2026

Taste of Armenia 17

 

aiuole rosse

dipingono il selciato -

passeggia un cane


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!