 |
| Murghab - Pamir - giugno 2024 |

Ci sono luoghi nel mondo che sembrano avere una caratteristica nascosta capace di attirare a sé un certo tipo di persone. Tutto questo accade quasi automaticamente senza che ci siano notifiche particolari e passaparola che creino il meccanismo di aggregazione. Tutto avviene come per una sorta di magia inespressa, come per quei punti del pianeta dove passano linee di forza che per chi ci crede sono capaci di suscitare particolari atmosfere. La guesthouse Ergali di Murghab è uno di questi luoghi. Pare che in qualunque giorno voi arriviate qui, mentre i due anziano proprietari si fanno in quattro per farvi scaricare le valigie e per consegnarvi una stanza, facendovi strada in un ambiente ancora decisamente sovietico, da Asia centrale, vi accorgerete immediatamente che la pensione è popolata da un una tipologia di persone che hanno caratteri decisamente in comune tra di loro, benché siano persone che arrivano da tutte le parti del mondo. Quando siamo arrivati noi italiani, c'erano, americani, cinesi, portoghesi, tedeschi e altri naturalmente sparpagliati nei vari ambienti, oltre naturalmente alle etnie locali, accompagnatori e autisti, gente apparentemente molto diversa tra di loro per età, nazionalità e anche per altre cose certamente, ma con una caratteristica assolutamente comune e subito visibile.

Erano tutti veri viaggiatori, persone con le quali se vi sentite come noi dei semplici turisti, anche se di categoria diciamo pure, avanzata, cosa che mi picco indegnamente di essere, ti puoi sentire anche a disagio. Tutta gente per intenderci, che viaggia senza il biglietto di ritorno in tasca, che questo a mio parere è il marchio reale dell'autentico viaggiatore, intendo quello che ha in mente un itinerario di massima e parte senza sapere bene dove e quando arriverà, in quanto il suo sentire è il viaggio in sé non la meta finale o il tempo che ci vorrà per raggiungerla. E' la strada che si percorre la vera essenza del viaggio e gli incontri che ti accadono lungo la via, quello che arricchisce veramente la tua esperienza finale. Certo ci sono anche cose meravigliose da ammirare al passaggio, per carità, chi può negare che ti possa dare emozioni intense il fermarti ad ammirare il Colosseo, il ghiacciaio Perito Moreno, le fortezze della Sogdiana, tuttavia penso di non dire cose peregrine affermando che non c'è nulla come lo scambio di esperienze, l'assorbire le sensazioni delle genti che incontri, l'emozione del pensiero di chi ti ha preceduto e le sue motivazioni, lungo questo cammino, che possano dare un senso di ineguagliabile completezza al mazzo di cose che ti porterai a casa dentro di te e non nella valigia o nella scheda elettronica della tua macchina fotografica.

Già io da un lato aspirerei appartenere a questa tipologia in generale, ma nella pratica non mi è mai stato quasi mai possibile percorrere i cammini del mondo con questa specifica filosofia. Obblighi vari, necessità di tempo e di budget, mi hanno sempre costretto a programmare, programmare sempre con una precisione il più possibile vicina all'effettivo, per far coincidere la fine dell'esperienza al momento in cui la scaletta si avvicina al portellone dell'aereo che ti riporta a casa. Peccato vero? Così i grandi raid di mesi, lungo le strade del mondo, sono rimasti da sempre solo per me, esercizi di fantasia e il mio stupore ed il mio entusiasmo diventa grande, quando mi capita di avvicinarmi a persone che invece fanno di queste cose la loro normalità di vita. Vi ho già parlato del ciclista Sikh e dei motociclisti italiani incontrati nel Wakhan, ma ecco che anche qui, nella grande sala dove aspettiamo che ci venga servita la cena, piano piano si radunano gli ospiti della nostra guesthouse e si comincia a chiacchierare in libertà a scambiare idee ed esperienze. A me non rimane che ascoltare, spesso quasi a bocca spalancata, al limite fare domande per avere spiegazioni e informazioni, che mi possano, non si sa mai, divenire utili prima o poi, tanto data l'età che fa premio, mi ascoltano tutti con un certo rispetto anche se dico banalità.

Subito ho notato una signora sui 50, dal fisico piuttosto strutturato, gambe muscolosissime e respiro lento, che è arrivata con noi alla struttura, in bicicletta, affardellata anche con un certo carico. E' una portoghese che ama muoversi per il mondo pedalando e senza porsi troppi limiti di tempo. Si è fatta, tanto per farvi degli esempi, in otto mesi, l'America latina dal Perù fino alla lontanissima Ushuaia, nella Terra del fuoco e l'anno prima dal Marocco a Città del Capo, senza negarsi una esperienza dall'Etiopia al Botswana. Percorsi non troppo semplici mi sembra, tanto che nella mia ingenuità, le chiedo se non abbia avuto problemi per la sicurezza, viaggiando in luoghi remoti come quelli, e per di più come donna e da sola. Rimane stupita della mia domanda e mi dice che non ha mai avuto alcuna sensazione di insicurezza, anzi è sempre stata circondata da una grande simpatia e da offerte di aiuto da parte di tutti quelli che ha incontrato in ogni parte del mondo. Per la verità solo a casa sua in Portogallo si è trovata una volta a mal partito, ma poi è finita bene. E' abituata a lavorare saltuariamente nei ristoranti, poi raggranellato quanto necessario, parte per un nuovo itinerario in giro per il mondo. Qui sta facendo tutto il giro dell'Asia centrale e conta di stare in giro ancora un paio di mesi, anche se mi dice che sta trovando la strada del Pamir un po' faticosa.

Oggi ad esempio, si è fatta quasi 70 chilometri a 4000 metri per arrivare fin qui dove sapeva ci fosse un buon punto di sosta, perché di norma non ne fa più di una quarantina e poi dorme in tenda e oggi voleva riposarsi un po'. Stupiti? Ma ecco vicino a noi i quattro tedeschi che abbiamo incontrato alla moschea. Sono due coppie di settantenni di Amburgo che girano su una vecchia Volkswagen che ha visto di certo tempi migliori e sono in giro da circa tre mesi e vorrebbero andare in Vietnam, tanto per dire, con calma però, tanto a casa non c'è nessuno che li aspetta. Una ragazza cinese invece, è da sola anche lei (ma quante ragazze sole che girano per il mondo senza paura) e sembra un po' stranita e da quanto dice non è che sa bene dove vuole andare. E' partita da Pechino e viaggia verso ovest, poi si vedrà. Una ragazza americana invece, viene dall'Alaska e lavora all'Ambasciata a Dushambé e approfitta del tempo libero per girare per il paese. Ne approfittiamo per sentire il suo punto di vista da un angolo privilegiato e particolare, ma dal quale si possono capire molte più cose di quanto non possa fare un semplice turista di passaggio. Anche sul suo paese si lascia un po' andare, ma visto che dove lavora, sembra che sia meglio a stare attenti come si parla. Alla fine esce con le amiche e va alla vicina banja, il bagno turco in stile russo, per ristorarsi un po'.

Lo scambio di informazioni è intenso e io cerco di carpire il possibile, tutto quanto possa anche lontanamente servirmi per i miei tanti progetti futuri. Certo la maggior parte di questi, per ovvi motivi rimarranno chiusi nel cassetto dei sogni, ma sognare in fondo non è peccato, non vi pare?. Intanto ci servono la cena, assai ricca rispetto al solito. Insalate varie, una minestra, riso, purea e se non son buone le patate qui a quattromila metri ... E poi ancora samosa ripieni all'indiana, ma niente affatto piccanti, e un sacco di dolcini e frutta secca, che alla fine non finisci mai di piluccare. Diamo un'occhiata fuori, magari per fare un passeggiata notturna, ma fa piuttosto frescolino, direi che la temperatura attesa per questo altopiano spazzato dal vento gelido durante la notte è un po' quello che ci si doveva aspettare. C'è parecchia gente comunque qui intorno anche alla sera. Si parla un po' di tutto ma la sensazione è che la gente qui goda di una certa indipendente extraterritorialità. Certo qui siamo in Tajikistan, ma queste sono terre remote dove i confini sono cambiati mille volte nei secoli passati e qui, al limite ci si sente Pamiri, con caratteristiche comuni anche se di etnie limitrofe. Qui, diciamo pure la verità, contano solamente le catene di montagne senza nome che ci circondano, i pascoli e le strade che li attraversano. I regimi, le politiche, regnanti e imperatori, vanno e vengono, arrivano, piantano bandiere e emettono proclami, ma poi alla fine se ne vanno, se ne tornano in pianura, perché qui resistono solamente gli uomini veri dell'altopiano, sempre gli stessi, qualunque sia il governante del momento.
 |
|
E' gente speciale, dura e resistente che sa vivere in sintonia con la montagna, in compagnia di yak e di mandrie di pecore, e che è sempre riuscita a farcela, anche quando ci si riscaldava solo con gli escrementi di yak e di elettricità non si sentiva neppure parlare, spostandosi in sella e raggiungendo le valli basse in giorni e giorni di marcia. Quindi tranquilli, genti che arrivate fin quassù, bardati di tutto punto e girate lo sguardo intorno stupiti di tanta bellezza o spaventati per questo spettacolo a voi inusuale, con oggetti misteriosi e tecnologia di avanguardia, con auto robuste e cariche, con quattro ruote motrici, con le quali traballate lungo la strada, alla fine ve ne andrete come siete venuti e noi continueremo a vivere tranquillamente qui come facciamo da migliaia di anni, spostandoci da un pascolo all'altro fino a quando l'erba crescerà ancora e ci saremo ancora, anche quando voi smetterete di venire. Il lupo continuerà ad ululare e le aquile voleranno ancora in questa aria fina. Qui intanto la notte sta scendendo; esco fuori per misurarmi con questo cielo alieno che ti dà la sensazione di poterlo toccare, tanto è vicino. L'aria è diventata pungente e la luce è scesa a poco a poco. La corona di montagne che la posizione un poco elevata ti fa apprezzare in un orizzonte decisamente più vasto, sta uniformando il suo colore di minuto in minuto. Solo un'ora fa potevi vedere i contrafforti delle colline più vicine ancora verdi per i magri pascoli che ingiallivano man mano che si alzavano verso le cime arrotondate, al di là delle quali rocce di ogni tipo scandivano le quinte della valle.
 |
| Il padrone |
Bozzi marroni e rosati, fenditure verticali di calanchi grigi, frutto dello scavare della poca acqua che arriva dal cielo, scabri precipizi più scuri, quasi viola e poi sopra ancora le cime che si innalzano di colpo in un cerchio dal bordo seghettato da una miriade di piccole vette senza nome, completamente coperte dalle nevi, compatte, bianche ma sfumate di azzurro, lucidissime e tali da non poter distinguere dove sia ghiaccio vivo e dove neve morbida appena discesa. Ebbene tutto questo caleidoscopio continuamente cangiante, si è spento ormai ed una coltre nera di velluto scuro ha coperto ogni cosa appiattendone l'aspetto e trasformandola in una landa sconosciuta e inquietante. Il cielo è senza stelle e neppure la luna, con la sua presenza complice ed amica, è comparsa. Sono avvolto dall'oscurità piena di questo mondo antico che risuona di storie lontane, di fantasmi e di geni maligni. Vicino a me il vecchio padrone della guesthouse, è seduto e si accarezza la lunga barba nera. Mi sorride, complice, come se comprendesse i miei pensieri, come se volesse dissipare i miei dubbi, le mie paure di anziano al suo pari, forse addirittura più di lui, condividendo una consolazione tra uomini uguali, se pur apparentemente così lontani, ma nella realtà uniti da una stessa appartenenza umana. Non abbiamo detto niente, non abbiamo, credo, un linguaggio comune, ma il contatto è andato al di là delle parole. Tiro su il bavero della giacca a vento, per ripararmi dai soffi velenosi e gelati che arrivano da ovest e rientro nel silenzio ovattato della notte; lascio le scarpe all'ingresso come si usa da queste parti e trovo la strada sugli spessi e caldi tappeti colorati, fino alla mia stanza, in attesa dell'arrivo del nuovo giorno.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
 |
| Mercato di Murghab |