venerdì 20 febbraio 2026

Mau 4 - Le dune di Azoueiga

Dune di Azoueiga - auritania - gennaio 2026


Con Brahim
Avendo terminato di divorare il capro, espiatorio evidentemente, ma buonissimo, mentre il tè forte e dolcissimo mi raspa ancora il fiondo della gola facendomi tossire un po', ma il grato sapore di menta, si mescola perfettamente al gusto della carne alla brace così tenera e saporosa e vado a fare un giro nella cucina, dove ero già stato l'anno scorso e dove ormai mi sento di casa, cercando di non fare troppo caso alle misure igieniche, d'altra parte qui siano quasi nel deserto e non si può fare troppo i difficili. In mezzo alla camera deposito, c'è appeso un altro capretto che evidentemente sta frollando per i prossimi ospiti, ma non vedo forni, quindi è possibile che il nostro lo abbiano grigliato proprio nella fossa, come previsto dalla tradizione. La signora ride e non si rifiuta alle foto; in Mauritania, come ci ha più volte spiegato ad Ahmed, le donne sono piuttosto disinibite e abituate a lavorare anche in proprio, infatti molti di questi locali, ristoranti o guesthouse sono gestite direttamente da donne. I nostri girano per il cortile abbracciando e salutando tutti coloro che gli arrivano a tiro, qui d'altra parte si conoscono tutti e il deserto accomuna. Alla fine partiamo, tra grandi saluti e pacche sulle spalle, pare davvero di essere graditi ospiti e non certo solamente per quei pochi spicci del pranzo. Il deserto abitua alla solitudine e l'incontro, anche se certamente in questi anni si sarà fatto più comune e consueto, rimane comunque un momento particolare di gradita comunità anche tra sconosciuti, figuriamoci tra persone che si vedono di tanto in tanto e che non aspettano che queste occasioni per scambiarsi notizie e sentimenti di amicizia. 

Dune
Dunque non stupitevi se verrete sempre accolti con sincero calore fuori delle città, anche questo è uno degli aspetti più piacevoli di viaggiare in queste terre. Alla fine riusciamo a partire ma, poco dopo, lasciato il paese e superato l'ennesimo posto di blocco, abbandoniamo la  nazionale N1, verso Atar e prendiamo decisamente una pista sulla destra che si inoltra nella sabbia poco profonda e che addirittura scompare dopo pochi chilometri. L'orizzonte è ancora basso e rettilineo, ma, lontane sullo sfondo si vedono già le sagome delle dune del deserto di Azoueiga. Diciamolo pure, quando lasci la strada asfaltata hai certo una sensazione di eccitata attesa, la pista si snoda davanti a te e anche se non si seguono direttamente le tracce delle auto che ti hanno preceduto, ti senti pronto all'avventura a cui non sei abituato nella tua terra. Ma quando anche la pista svanisce nella sabbia e a poco a poco le tracce diminuiscono di numero fino a scomparire, viene spontaneo un senso di leggera, ma decisamente avvertibile, apprensione, ma qui, non è che ci stiamo perdendo? E subito questo il dubbio che ti viene alla mente e tu, homo cittadinus, che brami l'avventura sulla carta, non appena passata la prima duna ti senti perduto per sempre. Ma sarà normale? Non so, ma mi risulta che molti hanno questi miei stessi dubbi e momenti di angoscia. 

La Mela di Sodoma
Certo basta guardare i nostri due che chiacchierano animatamente e ridacchiano tranquilli che ti senti subito più sicuro, certo se non lo sanno loro dove stiamo andando che questo giro lo avranno fatto mille volte... , ma sì stiamo sereni e godiamoci il paesaggio, che intanto muta continuamente. I monticelli sempre più sabbiosi si fanno più frequenti, compaiono piante da deserto come la Calotropis procera, detta anche Mela di Sodoma, forse l'arbusto più comune che compare tra le sabbie, con pochi rami isolati, oppure in cespi rigogliosi con le larghe foglie dai gambi spessi che secernono un latice medicamentoso molto usato nella farmacopea tradizionale africana. Sembra che sia una mano santa per le affezioni della pelle che qui sono una piaga diffusa. Le collinette lontane sono diventate un rilievo continuo e sempre più alto. Il sole le ha colorate di un arancio intenso, non c'è foschia, visto che da ieri il vento si è calmato e lo stacco tra l'azzurro indaco del cielo e la cresta è nettissimo, quasi non riesci a staccarti dal seguirlo. I dromedari, le capre e le pecore che di volta in volta sfilano ai tuoi fianchi, raccontano tuttavia di un deserto ancora vivo e vivibile, evidentemente. Il pastore arriverà pure prima o poi da qualche parte a prendersi cura dei suoi animali, ancorché i suoi dromedari, siano debitamente impastoiati e di strada ne possano fare decisamente poca. 

Toyota
Poi ci fermiamo, la sabbia è diventata più profonda e a tratti molto morbida, per cui è venuto il momento di togliere aria dagli pneumatici, bisogna diminuire la pressione in modo che la superficie a contatto col terreno aumenti, facilitando il grip e diminuendo la possibilità di insabbiamento. Comunque è necessaria una certa perizia per guidare in questi su e giù, senza impantanarsi, Niente di grave, per carità, però poi bisogna scendere, mettere qualcosa di solido sotto le gomme e cercare di uscirne, cosa non sempre facilissima. Questo modo di procedere sarà magari fastidioso per chi deve andare da un luogo ad un altro e non ha altri itinerari possibili, ma per chi invece è in vacanza, è decisamente molto divertente. Certo è una spasso vedere le macchine che cercano la strada in mezzo a barriere di pietre o scoscendimenti ripidi e apparentemente invalicabili per noi, uomini da autostrada, ma queste Toyota 4x4 vanno davvero dovunque e anche passaggi che sembrano impossibili da superare con la pazienza e la perizia di chi ha esperienza su questi terreni, diventano una via faticosa sì, ma del tutto percorribile e pure divertente. Dopo una sessantina di chilometri arriviamo in una valle circondata dalle dune alte a destra e da una cresta rocciosa quasi nera a sinistra, di certo frutto di una antica eruzione vulcanica che ha sparso un oceano di lava per decine di chilometri.  

Il palmeto
In fondo alla valle, dove comincia un piccolo palmeto, c'è qualche capanna e una decina di tende bianche molto spartane, in attesa di viaggiatori di passaggio. Evidentemente questo è un luogo che, ormai ben conosciuto per la sua magnetica bellezza, è sull'itinerario di molti amanti del deserto. In effetti le dune sono bellissime ed il colore dei dintorni, che da giallo intenso è diventato aranciato, si accentua sempre di più man mano che passano le ore. Cerchiamo con una certa fatica di raggiungerne la cima, per vedere da una posizione più elevata tutto il panorama circostante che si riesce ad abbracciare con un colpo d'occhio. Camminare in salita nella sabbia ti dà subito un senso di inusuale difficoltà; fai un passo avanti e contemporaneamente ti sembra di farne due indietro, tanto il peso tende a trascinarti verso il basso, non sostenuto dalla solidità del terreno. Però camminare verso l'alto e anche quello che devi considerare come il nulla, perché non hai nulla di noto su cui misurare la tua posizione davanti a te, non appena superi un paio di avvallamenti, avvolto da un silenzio più conturbante che confortevole, comincia ad apparirti alieno, sconosciuto, assolutamente anomalo, rispetto alle tue consuetudini. Se sei solo, puoi fermarti, sederti sulla sabbia alla sommità della duna e guardare e allora come puoi non sentire quel " sedendo e mirando interminati spazi e sovrumani silenzi, e profondissima quiete...ove per poco il cor non si spaura"! 

le dune
Solo il deserto, terreno alieno per definizione può darti queste sensazioni, io credo. In questa zona poi, ci sono curiosità non spiegabili, ad esempio accanto ad avvallamenti dove il colore della sabbia è talmente carico da sembrare cosparso di polvere di croco, ci sono zone ed aree di sabbia completamente bianca, di una purezza assoluta, che appare come travasata artificialmente in questo luogo oppure ancora emersa dalle profondità della terra, come da un altro continente. Quasi viene spontaneo raccoglierne un poco, in una bottiglietta, da portare con sé e rendere al ritorno questo ricordo indelebile. Noi restiamo sulle dune fino a quando il sole non scende oltre l'orizzonte. Il colore si è scurito di momento in momento, passando dall'arancio scuro, al rosa, al rosso, al viola sempre più scuro fino a quando il nero della notte ha avuto il sopravvento, sopra di noi, mentre stracci di nuvole hanno sfrangiato il cielo, colorandosi via via delle sfumature del tramonto. Ci hanno regalato davvero una tavolozza straordinaria, che tuttavia ci impedirà di vedere la stellata assoluta, l'altra meraviglia del deserto notturno, con il fascio luminoso della via Lattea che scorre da un orizzonte all'altro come un fiume in piena le cui acque argentate dividono l'universo. O uno o l'altro, ragazzi, non potete pretendere tutto. Scendiamo dalle dune pieni di bellezza, verso le tende, nella valle tra le dune più ripide. 

Deserto
Al centro più in basso, si vedono i nostri amici che sono andati in quella che è la piccolissima oasi, che sta alle spalle dell'attendamento e che non si riusciva a determinare dal basso, ma che in realtà è davvero piccolissima, a cercare rami secchi di legna e hanno cominciato a preparare un falò per riscaldare la cena, che arriva, preparata chissà come, nelle capanne nascoste tra le frasche, dove vive, almeno credo una famiglia di nomadi, proprietari della piccola area verde, attorno alla quale pascolano anche un po' di animali. Quando arriviamo, le fiamme sono già alte, poi piano piano si affievoliscono e rimangono le braci da ravvivare, aggiungendo di tanto in tanto altre frasche secche di palma. Intanto che il cous cous si scalda, ci viene data una soupe classica di carote, una persecuzione, ottima per la verità, che pure va giù benissimo e che sarà una presenza costante nei pasti di tutto il viaggio, poi l'ottimo cous cous, con verdura e carne di montone, altro piatto che troveremo continuamente. Il tè alla menta come giusto scorre a fiumi, con le cure di Salek che continua a produrne in quantità, sfornando bicchierini fumanti in continuazione. Più tè nel deserto di così... Voglio proprio confermarvi che stare qui mentre il calore delle braci si diffonde e la luna sale dietro le dune, vale proprio la pena. Quasi dispiace ritirarci nella tenda, intanto perché fa piuttosto freddo e poi perché sembra di rinunciare a qualche cosa. 

L'accampamento
Non resta che rimbaccuccarsi alla meglio e cercare di dormire. Guadagnamo il nostro spazio e cerchiamo trovare la posizione giusta, quando un urlo squarcia la notte. Usciamo di corsa, ma cosa succede, Lina sembra paralizzata sulla soglia della tenda con uno scarpone in mano. In basso, a terra, appena uscito da sotto la stuoia, tra il materassino ed il lenzuolo, un bello scorpione giallo, quasi trasparente, immobile, ma con la sua bella coda levata verso il cielo, che forse vuole solo mimetizzarsi nella sabbia, senza essere troppo disturbato, ma noi non sappiamo quale siano le sue reali intenzioni, orse non glielo hanno detto che i turisti non bisogna morderli, che c'è un accordo, un trattato o non so come dire meglio, ma son cose che non si fanno, ma quello devi dire che non ha assolutamente un bell'aspetto. Siamo tutti lì che non sappiamo come reagire, ma ecco che arrivano di corsa i nostri che vista la mala parata, con una ciabatta prendono il malcapitato, senza troppi complimenti, scagliandolo lontano e non stiamo poi troppo ad indagare quale fine avrà fatto. Poi, dopo che ci siamo spostati e tutti ci siamo ripresi dallo spavento, tirano fuori tutto dalla tenda, stuoie, tappeti e materassino e li scuotono tutti ben bene, per scovare altri eventuali ospiti, che per fortuna sembrano non pervenire. 

Il falò
Si rimonta allora il tutto e anzi si inserisce all'interno un altra tendina leggera con gli spioventi di retina tipo zanzariera, completamente chiusa per non consentire la penetrazione di altri ospiti. Poi, ancora un po' scossi e dopo esserci guardati ben ben attorno, ci infiliamo tutti nel nostro fidato sacco lenzuolo, dopo averlo ancora ben sbattuto per sicurezza, anche se non è facilissimo prendere sonno. Il tarlo continua a perseguitarti, ma avremo guardato bene, non è che ce ne sia un bel nido proprio sotto la nostra tenda? Sapremo poi domattina, che la scorsa settimana un turista era stato effettivamente  morsicato e anche se pare che questo tipo di scorpione non sia sicuramente mortale, almeno nella maggior parte dei casi, il piede gli è gonfiato come un melone, l''hanno portato in ospedale e poi piano piano ha risolto, ma sembra che questo tipo di esperienza non sia del tutto piacevole e che se ne possa fare tranquillamente a meno, insomma un male porco, tipo la spina della tracina, sempre che tutto si concluda bene. In ogni caso ricordatevi che se dormite in tenda da queste parti, controllate bene e poi al mattino conviene dare sempre una attenta occhiata agli scarponi, scrollandoli bene prima di infilarli, visto che pare che questi animaletti prediligano passare la notte al calduccio. A domani dunque, ben riposati e tranquilli.

I colori della sabbia



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M18 - La forza del destino

mercoledì 18 febbraio 2026

Mau 3 - Verso il deserto

On the road - Mauritania, gennaio 2026 - foto T. Sofi

 

Nouakchott
La colazione al Flora è decisamente accurata, come me la ricordavo, frutta, succo fresco, uova e tutto il resto dell'ambaradan all'occidentale, con contorno di croissant, che ti ricordano che comunque questa era poi sempre l'Africa occidentale Francese, che ti mette a posto per tutta la giornata, nella quale anche se ci sarà qualche carenza di cibo, ma qui abbiamo giù avuto esperienza che non ci sarà, non avrai comunque problemi di sussistenza. I nostri amici arrivano di buon ora, come concordato che oggi di strada da fare ce ne sarà parecchia, d'altra arte questo è il tipico viaggio on the road come piace a me e che tra l'altro è ancora una delle tipologie che mi posso permettere, conosco ormai bene i miei limiti, quella di fare tanta strada vedendo molte cose, principalmente seduto comodo sui sedili dell'auto mentre qualcuno pensa a dove bisogna andare. Ho dato l'addio da tempo ai trekking, purtroppo, cosa di cui qualcuno ancora mi rimprovera di tanto in tanto, anche se ormai ha perso le speranze. Questa volta che siamo in quattro, abbiamo due Toyota pick-up 4x4, a disposizione, la nostra condotta dal fido Brahim, che mi butta sempre sguardi di tenerezza e l'altra guidata da Salek, taciturno, ma con l'occhio sicuro di chi conosce le strade tra le sabbie. 

Le Toyota
Sembrerà un po' uno speco, ma Ahmed dice che i suoi amici devono viaggiare comodi e soprattutto sicuri, visto che nel deserto è meglio viaggiare con due macchine piuttosto che con una. E noi, memori del giro mongolo subito da poco, non possiamo che dargli ragione. Così possiamo partire tranquilli, con un po' di soste in periferia, per fare il pieno delle cose che servono per il viaggio. Casse di acqua, questa è evidentemente la prima preoccupazione di Ahmed, come per tutti gli uomini del deserto, e poi frutta di ogni tipo, banane in testa, ai datteri ci si penserà lungo la strada, direttamente nelle oasi che attraverseremo, oltre alle incombenze burocratiche che evidentemente sono ancora necessarie, tipo registrazione negli uffici competenti che vogliono, pare presidiare il territorio, tenendo nota di chi va e dove. Così approfittando delle soste varie, si può dare un'occhiata alla vita che, se pur lentamente visto che qui ci si sveglia abbastanza tardi, si svolge attorno a te. I portatori di pane camminano lungo la strada tenendo sulla testa un lungo asse carico di corte baguette, uno dei lasciti culturali francesi, pane che anche qui si rivelerà delizioso se appena sfornato e ancora tiepido, croccante e leggero, che però diventa velocemente pesante e molliccio dopo poche ore. 

Carretti
I carretti con gli asinelli che avevamo visto sonnecchiare nella notte, hanno cominciato a fare il loro lavoro spostando merci vari, dal grossista di prossimità ai negozi al minuto, spinti da leggeri tocchi di bastone dati sommariamente e di default chi li guida, generalmente vecchietti avvolti nei pesanti caftani, non so come si chiamino qui, ma sicuramente hanno un loro nome specifico regionale, che sono piuttosto spessi visto che siamo decisamente in inverno e al mattino non fa caldo affatto. Si rinserrano allora sotto i cappucci conici che nascondono il viso già avvolto completamente dallo cheche e aspettano ad indossare, posto che lo facciano, la tradizionale Daraa, l'amplissimo vestito colorato generalmente di azzurro, che si porta durante la giornata. Qualche donna coperta dai teli colorati classici di quasi tutte queste parti dell'Africa, gira di negozio in negozio per portarsi avanti con il lavoro. Gennaio certamente non è il mese dell'anno in cui le ore centrali della giornata sono talmente calde da consigliare a tutti di starsene ben rinchiusi all'ombra dell'interno delle case, quando le città ed i villaggi ti appaiono come completamente deserti ed abbandonati, ma di questa stagione si vede gente in giro quasi tutto il giorno anche se sono le ore della sera quelle in cui le strade sono maggiormente popolate. 

Sul mercato
Tanto per aver qualche spiccio in tasca per i souvenir, eh, la malattia del turista, che comunque sia, dovrai pure far muovere un poco l'economia locale, abbiamo cambiato 100 euro che hanno reso all'incirca 4800 Ouguiya, la moneta locale, il cui strano nome è una deformazione della parola Oncia. L'unica stranezza è che è l'unica moneta (oltre a quella malgascia) a non avere suddivisioni decimali. L'Ouguiya è infatti suddiviso in 5 Koums, che comunque non ci sono più in giro vista la svalutazione. Potrete al limite trovare qualche vecchia moneta sulle bancarelle dei robivecchi. In realtà basteranno ed avanzeranno pure, visto che Ahmed, propugnatore assoluto del tutto compreso, si affretta a pagare tutto quello che capita non appena vede che mettiamo mano al portafoglio. I passanti danno un'occhiata al passaggio mostrando un minimo di curiosità ma senza mostrarsi troppo invadenti, in generale sorridono e questo è sempre un buon segno, anche considerando che solo pochi decenni fa, questo era un paese considerato piuttosto scorbutico verso gli stranieri.. Comunque mettiamo anche il gasolio, il cui prezzo mi sembra si aggiri attorno all'Euro al litro. Poi finalmente si parte e dopo pochi chilometri le case cominciano a diradare, diventando solo punti di appoggio per i pastori che arrivano in città e che si fermano lungo la strada. 

Deserto
E' la N1, la stessa che abbiamo percorso l'anno scorso almeno per il tratto iniziale, la strada principale del paese che prosegue fino alla lontana Algeria, perdendosi tra le sabbie del Sahara. Già nel primissimo tratto, lontane sulla sinistra cominci a vedere le dune aranciate dai raggi della luce del mattino, anche se, ma forse è proprio la stagione, visto che anche un anno fa avevamo avuto la stessa sensazione, la visuale, almeno di lontano è piuttosto offuscata come da una nebbiolina leggera che ammorba il paesaggio nascondendone alla vista le linee nette che hanno solo i climi più che aridi, ma qui non si tratta evidentemente di maggiore o minore umidità, ma semplicemente dalla sospensione del pulviscolo sabbioso che, sollevato dal vento ci mette qualche giorno a depositarsi. Non siamo in presenza certo, delle famose tempeste di sabbia che chiudono la visuale per giorni, ma comunque non è di sicuro il massimo per i fotografi. Insomma non ce ne va mai bene una. Poi il paesaggio si intristisce un poco e si trasforma in una spianata costellata qua e là di ciuffi di erbe aridofile, arbusti seccagni e qualche raro simulacro di acacia spinosa che eleva il suo contorto e sottile tronco per un metro o poco più allargando poi un ombrellino di quelle che vorrebbero essere foglie, ma rimangono a livello di tentativo malriuscito, pur se sono sufficienti a dare un piccolo sollievo di ombra per qualche capra isolata. 

Dromedari
I radi dromedari si contentano di vagare lentamente qua e là, alla ricerca di un po' di verde che consenta loro almeno di far finta di ruminare qualche cosa. Ogni tanto qualche tenda isolata segnala che comunque le greggi e gli altri animali dispersi in un'area apparentemente vastissima, sono di qualcuno, che magari ha lasciato un ragazzino a prendersene cura, oppure che ci penserà il padrone stesso quando tornerà dal mercato a raccogliere, tanto dove volete che vadano. Rimane ancora lungo il nastro infinito e perennemente rettilineo della strada qualche parvenza di attività commerciale, qualcuno che ogni tanto presenzia un banchetto per vendere frutta o altro e qualche casupola, che di certo sta lì in vista di qualche attività, anche se non si sa quale. In mezzo noti delle specie di cuscinoni di plastica blu o neri rigonfi che sono null'altro che serbatoi contenenti qualche metro cubo di acqua, che qualcuno evidentemente di tanto in tanto a richiesta passa con una cisterna a rabboccare e che sono l'unica fonte di idrica potabile per centinaia di chilometri privi di oasi e di relativi pozzi. Questa terra presenta anche questo tipo di necessità, che noi disabituati, nn riusciamo a considerare, ma che per chi vive qui diventano imprescindibili. 

sulla strada
Un unico distributore di carburante, molto primitivo, vediamo lungo il percorso e subito dietro una piccola costruzione nuova nuova, dipinta di giallo, è la moschea, come per altro certifica il cartello appeso alla rete metallica che funge da recinto, diversamente distinguibile solo da un palo con appeso un altoparlante, che userà il muezzin del caso non si sa bene rivolgendosi a chi, visto che siamo in mezzo al deserto. Dietro due casotti, sono i servizi, utili ed obbligatori anche per l'esercizio religioso, due bei water piastrellati e pulitissimi in mezzo al deserto che più deserto non si può. D'altra parte questo è un paese piuttosto osservante anche se di certo non fanatico. Anche i nostri amici, di tanto in tanto si fermano un attimo a pregare, dopo aver steso un piccolo tappetino dietro la macchina, ma come mi spiega Ahmed, non importa poi un gran ché, che l'ora sia precisa e il farla tanto lunga, quello che conta è l'intenzione. Invece la cosa più frequente che capita lungo la strada è la costante presenza di casotti della guardia nazionale, con tanto di sbarra che simulerebbe un vero e proprio posto di blocco, ben segnalato come giusto cinquecento metri prima, con obbligo di arresto, in modo che una sola macchina alla volta acceda al militare che staziona (non sempre) in mezzo alla strada. 

Cheche
Quindi specialmente se volete percorrere queste vie, per conto vostro, affittando un auto a Nouakchott, tenete conto che dovrete portarvi dietro una cinquantina di copie dei passaporti, per velocizzare la pratica, evitando che l'addetto nel casotto, che già non ha nessuna voglia di alzarsi dalla branda dove sonnecchia, si debba levar su e ricopiare i vari dati. Il nostro Ahmed allora, pronto alla bisogna, ha già sul cruscotto un bustone dove si è fatto una miriade di copie con i nostri dati bene elencati assieme a quelli dell'agenzia che organizza il giro e così basta sporgerli al milite che poi fa il solito gesto stanco per farti procedere visto che la sbarra rimane comunque perennemente alzata. Quando non c'è neanche il soldato, tocca scendere e andare a portare il foglio fin dentro al casotto e lasciarglielo lì, penso senza neanche svegliare chi è steso sulla branda. In realtà si conoscono tutti e il passaggio è mera formalità, ancorché in una tratta di due o trecento chilometri di questi post di blocco ne incontri cinque o sei o più. Il fatto è che probabilmente, fino a dieci o quindici anni fa c'erano  problemi grossi di infiltrazioni attraverso i confini di supposte milizie islamiche specialmente dal Mali o dall'Algeria, con conseguenti pericolosi risvolti e quindi un controllo del territorio, più volenteroso credo, che efficace, è stato predisposto dal governo. 

Si prepara il mechouì
Aggiungi a questo l'aumentare dell'attenzione ai cosiddetti flussi migratori provenienti dal sud del Sahel, ai quali oggi, anche sulle spinte europee, viene data maggiore attenzione, contribuiscono a questo stato di cose. Di certo l'impressione è che tutto sia piuttosto una facciata dimostrativa, forse deterrente ma non so quanto efficace. Intanto noi arriviamo a Akjoujt, un gruppo di case con meno di 10.000 abitanti che gravita sul nastro della statale e che campa attorno ad un paio di attività estrattive, oro e rame, pare, che ci sono nei dintorni. Intanto è arrivato il mezzogiorno e quindi ci fermiamo, come già l'altra volta nel ristorante di fiducia di Ahmed, una baracca in un cortile tra le case in centro al paese. Mi ero raccomandato di ripetere la sosta proprio qui e lui non se lo è fatto ripetere visto che a suo dire, questo amico fa il miglior mechouì della Mauritania. Avevo già mangiato questo piatto tipicamente maghrebino in Algeria ed in Marocco tanti anni fa e me era rimasto un ottimo ricordo, ma lo scorso anno quando ebbi occasione di riprovarlo proprio qui, ne ottenni un'esperienza gastronomica assolutamente fantastica, forse era passato tanto tempo ed il ricordo si era affievolito, ma il piatto era stato talmente buono che me lo riassaporavo nella mente ogni volta che controllavo che anche in questo giro avremmo pianificato la sosta. 

Tè e mechouì
Il mechouì non è altro che il capretto arrostito nella maniera tradizionale, cioè spalmato di spezie e burro fuso, avvolto ora nella stagnola, un tempo nelle foglie di palma e cotto per lungo tempo in una buca sotto terra ricoperto di braci. Ora non sono andato a controllare, se qui usano la buca e le foglie di palma, in cucina dove sono andato a mettere il naso, però il forno che potrebbe sostituirla lo stesso, non c'era, fatto sta che il piatto era molto buono. Nella tenda in fondo al cortile dove ci viene servito, arrivano, anche Ahmed ed i suoi e cominciano la preparazione del tè alla menta che d'obbligo, deve accompagnare il capretto. Questa del tè è una cerimonia che ci perseguiterà continuamente nei giorni a venire e che è evidentemente molto di più di una banale bevanda di accompagno, ma diventa un vero e proprio stile di vita, una necessità da un lato di condire un momento di pausa con  una cura particolare che sottolinea l'importanza anche di questo piccolo momento, dall'altro può diventare scusa per dare ufficialità a qualche cosa che deve essere ben rimarcato. Così qualcuno che ti deve parlare di una cosa importante, ti inviterà a bere un tè, addirittura l'avvicinamento di due famiglie per una richiesta di fidanzamento, viene preceduta da un invito a prendere un tè. 

In cucina
Una cosa seria ed importante insomma. Comunque una pausa significativa nel corso della giornata che va espletata con calme e senza fretta e con tutte le dovute attenzioni. Così Brahim dopo aver scaldato l'acqua sul fornellino ed aver atteso che il cucchiaio di tè versato abbia rilasciato la sua infusione, fa scorrere dall'alto del beccuccio il liquido ambrato nei bicchierini che poi per una serie infinita di volte vengono passate e ripassate di bicchiere in bicchiere fino a che lo zucchero disciolto all'inizio dell'operazione non provochi una densa schiumetta che riempie almeno metà del recipiente, solo allora i bicchierini possono essere distribuiti per poi essere bevuti, anzi gustati con calma mescolando il loro sapore, per il nostro gusto un po' troppo tannico e forte, al sapore delle carni che si sciolgono in bocca con una miscela perfetta di spezia e di menta. Intanto chi è incaricato continua a travasare bicchierini per mescere una seconda volta e poi una terza, in un continuo che mescola chiacchiera e riposo all'ombra della tenda. Davvero questo tè nel deserto è qualche cosa di più di una semplice bevanda per un luogo dove generalmente l'acqua non si beve mai tal quale.



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lunedì 16 febbraio 2026

Mau 2 - Nel cuore della notte

Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

Nouakchott
La notte è nera in Africa. Appena lasciato l'aeroporto, la città è ancora lontana, sei immerso in una scatola oscura dalle pareti ricoperte di velluto, di cui non sai riconoscere le dimensioni, ma che di certo immagini grande, molto grande. Forse la presenza di una qualche copertura nuvolosa, ottunde i sensi e anche l'ora tarda, sono quasi le tre, contribuisce a farti calare in un mondo anomalo e diverso. Però anche se non vedi nulla, salvo il nastro di asfalto vagamente illuminato di giallo, senti decisamente di non essere nel tuo. Un po' dipenderà anche dal fatto che sei un po' rimbambito dalle ore passate sul seggiolino della classe bestiame, ma anche ad occhi semichiusi, mentre cerchi di resistere almeno fino a quando arriverà la desiata camera e il letto salvifico sopra cui buttarsi, il torpore ti fa amplificare sensazioni che di norma non avvertiresti. Qual è l'odore della sabbia? Non saprei definirlo, non ci ho neppure mai pensato, eppure questo senso di minerale, che non è terra perché non ne avverti l'umida nota di materia viva, ma il solo amorfo scricchiolio sotto i denti, ti proietta automaticamente in un mondo di secca solitudine, che aziona nel tuo corpo sensazioni di mancanza di acqua o anche solo di umido, in un certo senso di vita, o meglio ancora della presenza di un tipo di vita diversa, per te aliena, per altri forse naturale, vissuta tutti i giorni. Sei forse arrivato sul pianeta di Tataouine, dove l'infinito orizzonte è segnato da una linea gialla a metà strada tra la roccia e la sabbia, che non conosce mutamenti e che rappresenterà comunque nei prossimi giorni un habitat a cui adeguarsi? 

Nouakchot
Certo, è così e, tranquilli, l'uomo alla fine si adatta ad ogni cosa, è la tigna della nostra specie che ci ha consentito di prevalere, ma la notte con i suoi misteri fa apparire tutto questo come un interrogativo da risolvere e forse allora, è meglio lasciarsi andare alle elucubrazioni automatiche della mente confusa dalla stanchezza e riprendere il ragionamento domani, dopo quattro belle orette di sonno. Ahmed e Brahim, sembrano tranquilli. Uno sonnecchia nel cassone dietro della Toyota, dove si è buttato per lasciarci più comodi, nascondendo nello cheche nero anche lui come la notte che lo ha avvolto, il mezzo sorriso soddisfatto di chi ha finito quasi la giornata e ha ritirato il pacco lungamente atteso e finalmente arrivato da lontano; l'altro guida tranquillo, forse ripensa a quell'altra volta in cui trasportava il vecchio ferito e sfatto verso il punto di ritorno a casa, con poca speranza di rivederlo. E invece eccoli qua il manipolo di vecchi tignosi, che hanno ripercorso il cammino andato storto la prima volta, pronti a rivedere l'esperienza. E contento e lo si capisce da come ammicca e ride, questa volta ce la metterà tutta, forzando ancora più del solito le sue attenzioni per dare loro soddisfazione, d'altra parte, se son tornati, un'altra volta vuol proprio dire che ci tengono a vedere e a capire questa terra. Intanto ecco che dopo una trentina di chilometri arriva la città, prima le sterminate periferie, poi poco dopo le vie più centrali, tuttavia poco diverse e affiancate da file infinite di quei cubi bianchi affastellati gli uni sugli altri che già l'altra volta mi avevano colpito, per quello che apparirebbe come una disordinata provvisorietà e invece è il modo di andare avanti di questa terra di pastori proiettati improvvisamente nel terzo millennio, con le sue necessità diverse e spesso in netto contrasto con il passato.

Nouakchott
A quest'ora poi, nel momento in cui tutta la città dorme, il tutto appare come apparentemente disabitato, abbandonato dopo una catastrofe che ha spazzato via i suoi abitanti, che invece per fortuna dormono saporitamente nelle loro case, il senso di assenza ti coglie mentre passi, anche tu silenzioso, senza lasciare traccia che non siano le strisce dei tuoi pneumatici che segnano appena il sottile strato di sabbia che, come ormai hai capito, invade costantemente la città, come tutto il resto del paese. Credo che sia una lotta completamente inutile quella che, ogni giorno, diligentemente, ognuno dei suoi abitanti compie ogni mattina, quella di spazzare via, di pulire, di ammonticchiare la sabbia che arriva da oriente e si accumula a poco a poco davanti alle porte e lungo i muri, cercando di spingerla negli angoli più remoti o nelle zone libere dove altro vento prima o poi, si incaricherà di trascinarla verso un altrove incognito e possibilmente lontano per lasciare poi il posto ad altra sabbia ancora che sicuramente, implacabilmente, incondizionatamente arriverà domani e poi doman l'altro ancora. Sembra un tragico inevitabile destino come quello della Donna di sabbia, un bel film giapponese degli anni '60, che qui si ripete all'infinito dall'inizio del mondo. La nostra auto intanto procede silenziosa infilandosi nelle strade tutte uguali, girando degli incroci, tutti quanti tagliati ad angoli retti, come si presume nelle città nuove che non hanno avuto bisogno di troppa programmazione, essendo sorte su una spianata deserta, che si dilata in ogni direzione, senza limiti fisici. 

Nouakchott
Tutto dorme, qualche carretto giace abbandonato davanti a negozi chiusi, l'asino che lo tirerà domani, dorme anche lui, sereno, ma in piedi, le orecchie un po' basse, in attesa di quel domani quando il tonfo sordo di un bastone lo richiamerà al suo indesiderato lavoro. Solo in un angolo un poco più largo, sono accese delle luci, quattro vetrine accese, qualche insegna, manifesti colorati. E' un supermercato, guarda un po' cinese, come si evince dalle insegne in mandarino, aperto 24 ore su 24. Qualche figura scura esce anche da lì e si perde nella notte, noi procediamo ancora fino ad arrivare all'insegna riconosciuta da lontano di quell'hotel Flora che ci ha visto già due volte e anche in circostante meno gradevoli. Lo sbarco ci solleva. Il ragazzo che ci accoglie, mostra di riconoscermi, quando gli faccio vedere il braccio e si rallegra con me per lo scampato pericolo, forse il buon Ahmed gli avrà ricordato l'intera vicenda. Comunque sbrighiamo rapidamente ogni formalità e ce ne andiamo a nanna, francamente bisognosi di sdraiarci su un letto e pronti alla sveglia precoce di domattina, dopo aver lasciato andare velocemente a casa i nostri, visto che le tre sono armai passate da un pezzo. Ormai siamo arrivati e possiamo tranquillamente prepararci a quanto ci aspetterà nei prossimi giorni, visto che il tour delle sabbie, attraverso questo paese ce lo siamo davvero fortemente voluto. 



SURVIVAL KIT

Volo Royal Air Maroc - Andata - Malpensa - Casablanca - AT951 17:10 - 20:10 e

Casablanca - Nouakchott  - AT511 - 23:50 - 01:45

Ritorno - Nouakchott - Casablanca  AT 520 - 19:55 - 23:40

Casablanca - MAlpensa - AT954 - 08:00 - 11:05  totale 668,17 con bagaglio in stiva 23 kg




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sabato 14 febbraio 2026

Mau 1 - Ripartire ?

 

Marco Polo diceva che il deserto parla, che se tu rimani in silenzio nella notte, mentre il cielo è una scia di luci tremolanti, dalle dune arrivano voci, cha appaiono come dapprima come semplici suoni privi di significato, ma poi, a poco a poco, cominciano a prendere forma e segno fino a diventare sospiri e parole di forma compiuta, sempre più comprensibili, sempre meglio definite. E' un richiamo, che si riunisce in una unica direzione, sei chiaramente tu il destinatario di quella richiesta che ti vuole vicino a sé, ti invita ad alzarti dal tuo comodo posto attorno al fuoco e a cominciare il viaggio tra le sabbie, per penetrare quel deserto incognito che nasconde solo cose meravigliose ed imperdibili, che ti confonderà la mente ed il cuore, fino a che non ti sarai perduto completamente e per sempre, ma, forse avrai raggiunto quel giardino dell'Eden il cui splendore, non hai neppure potuto immaginare. Ebbene voi sapete già, per tutto quello che vi ho già detto e raccontato, le traversie, certamente non volute che mi hanno travagliato un anno fa, quando il richiamo di questa terra si era già fatto sentire e già mi aveva condotto fino a quell'epilogo, per me di certo un poco fastidioso, che mi aveva costretto ad un vergognoso ritorno a casa, con la coda tra le gamba, come si dice, o meglio, col mio omero spappolato appeso alla meglio al resto della spalla, in attesa di essere rappezzato. Dunque, viaggio finito, dopo neppure metà dell'itinerario percorso, ignominiosamente e con tanto da recriminare per tutto quello non visto e magari perduto per sempre, al di là di tutto quanto il mio povero corpaccio di anziano lamentoso, che non aveva affatto bisogno di subire questa ulteriore prova di resistenza (e non uso appositamente la parola resilienza, primo perché non c'entra nulla in questo caso e poi perché il suo continuo abuso, mi ha stufato). A questo punto direte voi, va bene, adesso avrai pensato, prima di metterti a posto e poi dimenticare l'incidente di percorso e infine di pensare ad altre mete, altri traguardi. 

Soluzione sicuramente più logica che il buon senso direbbe di percorrere senza infingimenti, ma, c'è sempre quel tarlo, nascosto in fondo all'anima, che comincia a rodere, a farsi lentamente strada, mentre, prima lontana, poi sempre più forte, quasi imperiosa, ecco farsi viva quella vocina, che diventa voce nata tra le dune, che scorre rimbalzando tra le mura di mattone crudo delle città morte e sepolte dalla costanza ribalda del deserto e che continua a chiamare senza sosta: - Forza, adesso ormai ti sei messo a posto, non vorrai mica lasciare le cose a metà, un non fatto che rimarrebbe solo come un rimpianto, ma come una rinuncia vile, buona solo per tenersi in bocca quel senso di amaro e di incompiuto che si forma indelebile in questi casi. Ma non basta, oltre a questa voce psichica o solo immaginata, ecco che con cortese insistenza, si faceva continuamente viva un'altra voce, quella dell'amico Ahmed, che subito preoccupatissimo per le mie condizioni, non lo perderemo mica il vecchio? si sarà chiesto tra sé e sé, ha continuato a seguire il mio iter operatorio, meravigliandosi certo del funzionamento della sanità italiana, che si muove, diciamo con un andamento lento, e che poi, rallegrato dal buon esito finale, mi ha inviato periodicamente caldi inviti a completare quello che era stato il mio assaggio, che certo, aveva confermato la piacevolezza del boccone appena masticato. Dunque diciamo che era quasi un anno che continuavo a rimuginare un replay nel deserto mauritano, classificandolo come opzione sempre più probabile man mano che passava il tempo. A questo aggiungete il fatto che gli amici che di solito fanno squadra con me e che nel primo tentativo avevano dovuto passare forzatamente la mano, mi pressavano benevolmente perché fosse possibile ripetere l'iniziativa. 

Alla fine dopo aver brigato un po' con Ahmed per ripensare il progetto, si è finalmente messo nero su bianco per rifare l'operazione esattamente un anno dopo, in quel gennaio che è uno dei mesi migliori per questo paese. Così eccoci sulla strada verso Malpensa, questa volta abbiamo cambiato pure il sito di parking, abbandonando dopo tanti anni la Mariuccia del Ceriaparck di Rebecchetto con Induno, perché va tutto bene ma quando si comincia ad aumentare i prezzi con costanza imperturbabile, alla fine bisogna essere realisti e cambiare strada. Eccoci dunque in riva al Ticino a lasciare il nostro mezzo e dormicchiare ancora un poco in attesa di arrivare al famoso bancone del check-in che ci aspetta. Questa volta abbiamo cambiato anche compagnia, visto che la famigerata Tunis Air, classificata nel '25, come la peggiore compagnia aerea del mondo, non aveva neanche risposto alla nostra richiesta di rimborso, che ci spettava senza infingimenti, per il ritardo di cinque ore a Casablanca del nostro primo tentativo. Questa volta siamo con Royal Air Maroc, che tra l'altro è la sola altra soluzione pratica, a prezzi tutto sommato simili. Dunque eccoci qua in coda per lasciare i bagagli e anche se siamo arrivati tre ore prima, la coda è già lunghissima, tutta gente che sta tornando a casa oppure tanti altri, che riconosci immediatamente dal nero assoluto che sta sotto i cappellini di lana colorati, che proseguiranno oltre il Sahel per i loro paesi del sud del mondo. Alla fine si parte che è quasi arrivata la sera, il cielo è viola carico e il cielo invernale sgombro di nubi, mostra la silohuette nera delle montagne, in fondo, lontano sfila anche alla nostra destra la sagoma inconfondibile del Monviso che ci segnala che stiamo lasciando casa nostra e la linea blu che si allunga sulla mappa dello schermo segnala, sembra ombra di dubbio, che stiamo puntando verso quelle terre che un tempo erano segnalate solamente con la frase Hic sunt leones. 

L'aereo, come ormai è consueto, è pieno zeppo, neanche un posto libero, ma anche il vecchietto di Casablanca che aveva perso il boarding pass e si agitava notevolmente all'imbarco temendo di essere lasciato a terra, è stato alfine caricato ed ha trovato posto vicino a noi. Adesso sembra più sereno, stanotte rivedrà i suoi cari sicuramente. Io noto che sto facendo sempre più fatica col peso dei bagagli, quando si tratta di alzarli e posizionarli in alto nelle cappelliere, l'ho capito, sono vecchio e il braccio, anzi, tutte e due le braccia, non sono più in condizioni ottimali e diciamo che non sono a posto per niente e coi pesi non ci siamo proprio, per fortuna di fianco a me c'è un ragazzone del Gambia, nero come la pece, che mi dà una mano. Si rivolge a me con una cortesia, quasi commovente, e mi rassicura che non c'è nessun problema con un italiano dall'accento talmente corretto che senza guardarlo, lo crederei italianissimo a tutti gli effetti. E' da poco in Italia, ma è riuscito a regolarizzarsi e adesso torna a casa dai suoi, perché la mamma sta male, sembra una persona soddisfatta della piega che ha preso la sua vita, lo spero tanto per lui visto le direzioni che sta prendendo l'Europa e che io pensavo di non avere certo la possibilità di vedere nascere nella mia vita cose simili. Lui lavora stabilmente a Genova, della quale sta cominciando ad assorbire l'accento e si dichiara soddisfatto, gli auguro solo il meglio, ma in questo viaggio, avremo altre occasione di venire a contatto con questo che per l'esangue Europa è un "grave" problema, da risolvere eventualmente con i metodi indicati dall'amico Trumpo. Ma questo è un discorso talmente complicato e difficile da discutere, che non vorrei affrontare in questo ambito, dove vi narrerà solamente dei fatti concreti e non delle ideologie che ci stanno attorno. 

La sosta di Casablanca è il solito rutilare di genti diverse, che ruotano attorno a questo hub dove due mondi si incontrano, certo ci sono gli Europei e i maghrebini che in fondo proprio qui sono a casa loro, ma qui vedi davvero tutta l'Africa che gravita attorno a questo punto di passaggio, chiave di volta del passaggio tra due mondi adesso così lontano e pensare che basterebbe poco, credo, perché qui cominciasse a partire lo stesso fenomeno che in mezzo secolo ha portato l'Asia dalla morte per fame diffusa a diventare la punta dello sviluppo mondiale e a mettersi in piena lena, una volta trasformata, ad essere una delle locomotive del mondo. L'inizio del terzo millennio potrebbe diventare quello dell'Africa, cosa che risolverebbe automaticamente tante di quelle situazioni oggi avvertite solamente come problemi irresolubili. Purtroppo non potrà vedere come si andrà a sviluppare la cosa e me ne dolgo assai, ma è la legge della natura, non ci si può fare nulla. Intanto ormai è arrivata la notte, il  movimento di dirada, finalmente il nostro ultimo balzo sta per cominciare, tutto in perfetto orario, ma bene, continuiamo pure così. Nulla da segnalare mentre la pista nelle sabbie si avvicina nel buio assoluto della notte. Le ruote toccano, è andata anche questa volta. Ormai siamo esperienziati della strada già percorsa una volta e quindi ci precipitiamo velocemente al baracchino dei visti per controllare se la perdita di tempo è rimasta infinita come un anno fa. Siamo i primi della fila, ma qui la prendono con comodo. Noi, visti alla mano regolarmente ricevuti sul web e correttamente stampati a colori, aspettiamo, con i dollari contati nell'altra mano, come si dice pronti alla bisogna. Finalmente entriamo nello strambugio riservato, la pratica è rimasta macchinosa, l'esperienza non ha suggerito migliorie, in fondo si tratta solo di apporre un timbro e ritirare i soldi. 

Ma qui bisogna fare almeno tre passaggi, forse per impiegare un po' di personale, Sta di fatto che il primo tizio, soppesa i passaporti con calma, effettua una serie di controllo poi prepara una strisciolina di carta scritta a mano con compunzione poi ci passa ad un altro ufficio che appone dei timbri, poi viene il momento del versamento che dai 55 dell'anno scorso è passato a 60 US$, tanto per starci dentro col la variazione del cambio, poi senza ombra di vergogna e con sguardo ammiccante, tira fuori un impagabile: - Non c'è un cadeau di 20 $ anche per me - lasciando intendere, sono le due di notte e mi faccio un mazzo tanto, fate godere un poco anche me. Sorrido e faccio l'indiano, come non avessi capito e me la filo all'inglese fuori dal bugigattolo  procedendo verso il controllo passaporti che procede anch'esso lentamente, anche se presento subito con compunzione l'apposita fiche compilata con i soliti inutilissimi dati, che avevo compilato nei tempi morti di attesa precedenti. Alla fine eccoci al nastro bagagli a vedere se il miracolo si ripete. Invece il tempo passa e sebbene sia già passata circa un'ora e i bagagli, sia pur lentamente continuano a scivolare sul nastro, dei nostri, nessuna traccia, Maledizione vuoi vedere che stavolta è capitato a noi? D'altra parte c'è sempre qualche biglietto che vince la lotteria. La parte positiva è che non è ancora arrivata nessuna e quindi è difficile di norma la perdita collettiva. Alla fine quando ormai disperavamo del tutto e io cominciavo a guardare qua e là, dove fosse lo sportello del lost and found, ecco che il miracolo insperato si ripete ed eccoli lì, i nostri bagagli, facilmente identificati da lontano dalle cinte rosa con fragole, vezzo che ci consente di rasserenarci non appena compaiono dal vomitorium del muro, e che abbracciamo quasi con affetto. Via all'uscita che sono già le tre, ma no bisogna ancora passare da un finale controllo doganale che fughi i dubbi sul fatto che stiamo introducendo nel paese materiali proibiti, e poi finalmente fuori, nel cuore della città addormentata. Al di là della barriera, solo i denti bianchissimi di Ahmed illuminano la notte ed il suo abbraccio amico mi racconta subito quanto ha aspettato in questo anno, che mi decidessi finalmente a ritornare.



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