lunedì 16 dicembre 2019

VIII conferenza AMAP sull'Etiopia

Invito tutti gli amici di Torino e dintorni che hanno una mattinata da perdere alla mia conferenza su:


ETIOPIA - Valle dell'Omo e vie del sale
Che si svolgerà nell'ambito delle conferenze dell'Associazione Museo dell'Agricoltura del Piemonte a Torino presso il Rettorato dell'Università degli Studi, Via Po 17

Giovedi 19 dicembre alle ore 10:00



Durante la presentazione si parlerà anche del mio libro
ETIOPIA -L'origine della specie




domenica 15 dicembre 2019

Cina 18 - Xi Zhou (喜洲)

Ingresso alla moschea

Le vie di Xi Zhou
Il lago è lontano, una sottile linea azzurra che si perde nelle brume della piana. Le montagne ancora più lontane lasciano intravedere soltanto gli scampoli delle cime innevate dei Cang, nascoste tra le nubi, quasi con la pudica degnazione con la quale le concubine dei dipinti Tang nascondevano il viso dietro i ventagli, forse per suscitare ancora di più il desiderio di avvicinarle. Una piccola strada si inoltra tra i campi e le risaie adesso secche per arrivare fino a Xi Zhou (喜洲, l'isolotto felice), adesso solo un piccolo paese, un tempo florida città su quella che era la Tea Horse Road, attiva fin dall'VIII secolo, che raggiungeva il Tibet serpeggiando attraverso quelli che ora sono i confini meridionali cinesi, una barriera di monti e foreste, che invece, come sempre nel mondo, allora rappresentavano un ponte per gli scambi tra le culture, attraverso il quale viaggiavano le idee assieme alle merci. Questo era un caposaldo dell'etnia Bai che ha resistito attraverso i secoli, mantenendo ancora molte delle vecchie case nelle quali puoi distinguere ancora la loro architettura tradizionale, gli antichi templi e le strade che ne raccontano la storia. La sua posizione, al centro della piccola e fertile pianura di fondo valle ne faceva un importante caposaldo nel nascente regno Nanzhao e successivamente mantenne la sua prosperità anche con l'arrivo degli Yuan e poi successivamente con i Ming. 

Etnia Bai
Nella storia recente succeduta alla dinastia Qin, durante la seconda guerra mondiale, qui si svolse la vicenda delle Flying tigers, l'unione avvenuta tra gli eserciti americano e cinese per opporsi all'invasione giapponese, grazie ad una stazione radio e ad un piccolo aeroporto che consentiva l'atterraggio degli aerei da combattimenti, raccontata anche in un famoso film patriottico che ne racconta l'epopea. Qui sei lontano dalla folla invadente di Dali e camminare lungo le stradine del paese tra vecchie case e piazzette lastricate di pietra, mostra scorci antichi di grande piacevolezza. La piccola moschea appare come un tempio confuciano e si confonderebbe tra gli altri se non osservassi con attenzione gli anziani coi cappellini mussulmani che arrivano per la preghiera; sono della minoranza Hui di fede islamica portata fin quaggiù con l'arrivo dei mongoli Yuan, al tempo di Marco Polo e qui rimasti fino ad ora. La moschea funge chiaramente anche da centro sociale; sotto il portico un gruppetto di anziani gioca a scacchi, altri riposano. Un signore dal viso segnato dal tempo, si aggiusta la papalina bianca e mi si avvicina sorridente, mi vuole accompagnare all'interno della sala di preghiera, facendomi capire di essere molto lieto che stranieri che arrivano da lontano vogliano visitare il loro tempio. 

Frontoni
Anche qui l'interno è spoglio e il pavimento coperto di tappeti, ma per il resto, le grandi porte di legno intagliate, i frontoni ed i tetti dagli angoli ricurvi verso l'alto, avresti difficoltà ad identificare la costruzione come una moschea. Ti perdi tra i vicoli circostanti semideserti, arrivi ad una piazzetta con un grande albero al centro, costume frequente in questi paesi dove la piazza rappresentava un luogo di incontro e di sosta e poi passeggi tra le case dalle facciate scrostate. Molte mostrano ancora i complessi portali di ingresso sormontati da una grande tavola di legno che reca incisi quattro ideogrammi che ne raccontano l'anima o la storia della famiglia. A destra ed a sinistra sugli stipiti di pietra, strisce di carta o pannelli lignei portano frasi di benvenuto e di augurio a chi arriva in visita. Poi, oltre la porta, il dedalo di cortiletti interni che si alternano i piccoli patii che danno sulle camere. Qui, nella struttura stessa della casa, leggi una storia di secoli che racconta di quando una famiglia importante ed evidentemente ricca la occupava, poi, quando dopo la rivoluzione i proprietari terrieri sono stati cacciati o uccisi, puoi vedere la distribuzione delle parti alle diverse famiglie che l'hanno abitata successivamente, anche una decina, che si sono divise alla meglio lo spazio disponibile.

Il white wall
Hanno via via rifatto, ampliando, creandosi spazi alternativi che ne hanno sgorbiato la struttura che tuttavia ancora intravedi, assieme alle scritte inneggianti alla rivoluzione ed al grande timoniere, che il tempo non riesce a cancellare come quelle che nei nostri paesi inneggiavano al ventennio, qui rosse invece che nere. Anziane donne siedono sulle soglie e alzano sguardi interrogativi verso i pochi visitatori. Nella corte principale vedi ancora il tipico grande muro bianco rivolto a sud che raccoglie come un grande specchio la luce del sole e la riflette intorno rischiarando gli spazi angusti e scuri. Una caratteristica nota dell'architettura Bai, che ritrovate in tutte queste antiche costruzioni, assieme agli intarsi di marmo, materiale comunissimo da queste parti e famoso per le sue venature scure che simulano paesaggi fiabeschi. Rimarresti ore col naso all'insù ad ammirare le complesse ornamentazioni dei sottotetti dei portali, un seguito di piani che alternano serie di vuoti e di pieni, dipinti e scolpiti, con teste di animali fantastici, fenici, dragoni, tigri o ancor più complessi orditi di tralci floreali che si intrecciano fino a ricoprire completamente gli spazi, in una sorta di horror vacui simile a quello dei sarcofaghi della tarda romanità. Superato il delizioso ponticello della luna, arrivi alla piazza centrale più ariosa, dove qualche negozietto offre oggetti  e cibi locali. 

Portale
La nostra Apple, si sente a casa, qui parla la sua lingua con tutti e ci porta qua e là per mostrarci i caratteri più interessanti di questa etnia matriarcale. Sull'angolo c'è un negozio che produce un pane tipico della zona, una specie di pizza farcita piuttosto gustosa, che ci sbocconcelliamo mentre continuiamo a percorrere le strade del paese. Un po' fuori, quasi in mezzo alle risaie, un'ultima grande casa, che forse era una sorta di fattoria di una delle famiglie importanti del paese, è stata completamente restaurata e mostra la struttura antica nella sua purezza. I muri che la circondano e la chiudono alla vista esterna, quasi a renderla una fortezza, i cortili interni con giardinetti curati, i terrazzi sui tetti che danno la vista sulle risaie della piana circostante. Le stanze ed i vari ambienti, che pare dovessero diventare un lussuoso albergo di charme, sono stati trasformati in una sorta di museo, data la loro rispondenza alla tradizione. Mentre risaliamo verso l'ingresso del paese, qualche donna in costume esibendo in bilico sul capo l'ampio cappello multicolore, sguscia tra i vicoli e sparisce dietro gli antichi portali. Qui siamo decisamente lontani da Dali e anche se senti chiaramente l'onda del turismo che sta arrivando, con la sua coda di negozietti, di souvenir e locali di ristoro, respiri ancora un'aria di antico, quella che a noi piace tanto e che ci fa dispiacere se non la trovi o la senti perduta per sempre. 

Cortile interno
Vediamo ancora un paio di piccoli templi buddisti, ma che contengono anche molte delle simbologie del Tao o del Confucianesimo oltre alle evidenze del Ben Zhu (本主), la religione tradizionale Bai. Sono templi semplici da cui però traspare una religiosità diffusa, con molti fedeli che arrivano alla spicciolata, fermandosi a pregare, a portare piccole offerte di fiori o frutta, a piantare bastoncini di incenso nei bracieri disposti davanti agli altari controllati dalle grandi statue colorate dei guardiani che li proteggono dai malintenzionati e dagli spiriti maligni, che come è noto, sono sempre in agguato. Lungo la strada per tornare a Dali invece è tutto un seguito di laboratori di marmo, che del resto rappresentava la ricchezza primaria della zona oltre alla via commerciale. Insisto per fermarci a visitarne uno, quello di una famiglia che da generazioni lavora la pietra di Dali (questo è il nome del marmo nel vocabolario cinese). Adesso è gestita da due fratelli che acquistano i blocchi direttamente dalle cave. Nel grande cortile è tutto un susseguirsi di massi, pietre smozzicate, lastre, tavole e pezzi più piccoli che giacciono alla rinfusa tra polverino e macchine per la lavorazione. 

Un ingresso
La mia curiosità deriva da una mia esperienza passata, nella quale avevo fornito un impianto completo per la lavorazione del marmo in una piccola città degli Urali. Qui le attrezzature sono più piccole e piuttosto spartane, ma riconosco subito una spaccatrice, il taglialastre, i levigatoi e le macchine per il bisello. I fratelli notano questa mia competenza e subito l'approccio diventa di cordiale chiacchierata, anche se non ci si capisce affatto. E' sempre bellissima questa voglia di contatto tra persone che trovano punti di interesse comune, anche senza una lingua da spartire se non quella dei segni, unita a poche parole e alla volontà di intendersi. Si genera subito un feeling che va al di là del contatto sporadico del curioso che entra a dare un'occhiata. Mi mostrano  dunque i loro lavori più belli, le lastre scelte per il disegno delle venature grige e nere che spiccano oppure si sfumano sulla pietra bianca. Vedi paesaggi, animali, boschi di vegetazione confusa tra i monti.

Marmi
Si tagliano dapprima i blocchi e poi, quando viene individuata nella lastra una figura che richiama qualcosa alla mente, questa viene subito scelta, tagliata ad hoc e poi levigata in modo che possa servire a seconda della sua dimensione, ad un intarsio in un mobile, allo schienale di una sedia oppure, se grande, ad essere inserita in una parete o addirittura a diventare un grande quadro in un ambiente più largo. Sono affascinato da queste figure che i cinesi amano moltissimo e che scelgono con cura, apprezzando quello che la natura costruisce spontaneamente a simiglianza di se stessa. Non possiamo venire via senza avere comprato un piccolo frammento di marmo in cui riesci a leggere una deliziosa ombra di nubi tempestose in un cielo bianco. Anche la contrattazione è stata rapida, per la chiara volontà della famiglia di farmi portare a casa un pezzetto del loro lavoro, un modo per ricordarmi della visita. Ci lasciamo con un sacco di salamelecchi nei quali tutti vogliono essere gli ultimi a fare il ringraziamento finale a suggello del piacere di quel contatto. Siamo ormai di nuovo alle porte di Dali e della sua folla rumorosa.

Schienale di sedia

SURVIVAL KIT

Il ponte della luna
XI Zhou - Paesino antico ad una ventina di km da Dali, posto nella pianura alle spalle del Lago Erhai, sede di un importante festival religioso, il Raosanling (绕三灵), di tre giorni durante il quarto mese lunare. Da vedere i templi (misti e dedicati a differenti religioni, un bell'esempio di sincretismo locale), la moschea e diverse antiche case, alcune private visitabili dietro pagamento di un biglietto da 2 Y e la casa museo in fondo al paese. Il paese è piccolo, si gira tutto comodamente a piedi, ma nel caso, ci sono dei trabiccoli elettrici e carrozzini a cavallo che permettono spostamenti interni. L'etnia principale è quella Bai che coesiste con gli Yi e gli Hui mussulmani. Si incontrano ancora molte donne vestite col tradizionale costume Bai e munite di un vistoso copricapo i cui ricami complessi richiamano le quattro bellezze della vallata di Dali: vento, fiori, neve e luna (风花雪月). La cultura Bai prevede contrariamente al resto della Cina una produzione di formaggio che viene stagionato all'interno di grosse canne di bambù. Lungo la strada verso Dali troverete moltissime aziende familiari che lavorano il marmo, altra ricchezza della zona. Un altro prodotto caratteristico della valle è un particolare tipo di batik detto 扎染, zā rǎn (legare e tingere), di colore blu indigo ottenuto con una tecnica particolare, tramandata nei secoli da una famiglia locale.

Un ingresso interno
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sabato 14 dicembre 2019

Cina 17 - Mattinata nel parco

Verdure


Il giardino della Ghesthouse
Ho capito. E' inutile svegliarsi troppo presto. E' ancora tutto chiuso e le stradine che ieri sera brulicavano di vita, sono solo un susseguirsi di porte di legno chiuse e serrande abbassate. Dietro l'angolo in fondo alla via forse c'è un caffè dove una donnina assonnata sta aprendo con fatica le porte finto antico, di legno traforato a disegni di fiori e di fenici. Dentro c'è anche il cuoco che sta accendendo fornelli e macchinette. La barriera linguistica persiste con forza e assommata alla cisposità mattutina degli occhi, provoca una doppia ordinazione che, mal compresa porta sul bancone, omelette al formaggio, pancake al miele, due fette di torta alle mele di discrete proporzioni, thé e caffè, tanto per stare leggeri. Ormai è tutto ordinato e pure buono, così i 130 Y se ne vanno giù in men che non si dica. Ma quanto mangiano questi occidentali! Va beh, vada per quando va di magro. Intanto dal cielo grigio grigio comincia a scendere quella pioggerella mefitica che inzuppa le ossa. Inforco l'ombrellino di cortesia che la guesthouse mi ha fornito e seguo la piccola Apple per i vicoli di Dali ancora addormentata. E' uno scricciolo minuscolo, anche se rotondetta, ma sprizza vitalità da tutti i pori, la nostra Melina, come l'abbiamo subito ribattezzata. Ti racconta la sua terra con affetto e passione. Lei è di etnia Bai, quella che assieme agli Yi si divide la maggioranza tra le popolazioni locali tra Dali e Lijang e si vede chiaramente che è orgogliosa di questa sua origine e che tra queste montagne si sente a casa. Piccolina sì, anche se ha più di trenta anni, però fila veloce per i vicoli e fai fatica a starle dietro mentre ti racconta questa terra e questa città ancora addormentata. 



Antiche case
Ne attraversiamo le stradine finalmente deserte e adesso ci respiri davvero l'aria di un tempo, quando ancora la gente non arrivava e a quest'ora le venditrici di verdure si preparavano a raggiungere il mercato vicino alle mura nord. Intanto passi una porta rotonda come vuole lo stile tardo imperiale che disegnava le quinte dei giardini Qin e sei subito nei sentieri del parco cittadino, tra cinguettii di uccelli, aiuole fiorite di camelie e alberelli potati in forme fantasiose. Grandi pietre simulano montagne con i piccoli stagni coperti di loti e ninfee ai loro piedi, popolati di pesci colorati dalle pinne sfrangiate. In ogni spazio libero tra i passaggi c'è qualche gruppo che svolge attività fisica. Questa è una costante che ritroveremo dappertutto nel nostro viaggio. Soprattutto anziani, donne e anche qualche giovane; chi fa ginnastica, complici gli attrezzi sparsi lungo i vialetti, sbarre, altalene, bilance; chi seguendo un maestro che ha portato con sé un aggeggio che diffonde musica, si esercita in danze tradizionali. Rimango un poco a contemplare un gruppetto di donne che esegue una routine di qi gong con movimenti lentissimi che sottolineano l'attenzione alla respirazione profonda, propria di questa disciplina, poi la mia attenzione si sposta un poco più in là, verso uno spazio piccolo ed appartato dove un signore sta mostrando ad un allievo alle prime armi la sequenza subito riconoscibile, della forma 24 yang di Tai Chi. Faccio un cenno in cerca di assenso e poi mi accodo immediatamente. Esegue il movimento iniziale, il Qǐ shì - , con grande lentezza, come se volesse sottolineare l'importanza di questo apparentemente semplice movimento e prendere l'abbrivio per una perfetta esecuzione, poi esegue con fluidità i tre movimenti ripetuti del Yě mǎ fèn zōng, seguiti da Bái hào liàng chì, la gru bianca che allarga le ali e qui si arresta un attimo per seguire con la coda dell'occhio le incertezze dell'allievo che lo segue.

Condimenti
Poi esegue i tre Lōu xī ǎo bù, per terminare la prima linea con il classico Shǒu huī pí pá. Qui si ferma e dà alcuni consigli al suo allievo prima di ripetere la sequenza. Per me ha un cenno di consenso, evidentemente constatando la mia conoscenza della forma, ma senza stupirsi più di tanto. Il suo viso è quasi fisso nel sorriso che testimonia il corretto approccio alla pratica, l'assenza di ansia, il sereno e rilassante adagiarsi a questa che viene anche chiamata meditazione in movimento. E' ovvio che fare questa pratica nel paese dove questa per secoli è stata studiata ed affinata, ha un suo particolare fascino, ancor di più quando la si esegue in questi spazi così carichi di suggestioni. Ti sembra forse di assorbirne maggiormente il benessere che l'attività promette o forse sono soltanto suggestioni esotiche. Però che bello! Mi allontano con un certo rimpianto; sarebbe stato bello scambiare qualche impressione sull'argomento. Intanto ricomincia a piovigginare. Lasciamo il parco, mentre anche le donne che ballano spengono la radio e si rincalzano nelle giacche a vento, tirandosi su il cappuccio. Non rimane che rifugiarsi nel vicino mercato, che quanto meno ha tettoie e spazi parzialmente coperti. Qui, un po' intabarrati, in quanto evidentemente le temperature vengono considerate piuttosto freddine, i venditori, in prevalenza donne, sono appollaiati dietro i loro banchi dove hanno ordinatamente esposto la merce, generalmente molto bella ed presentata con una certa cura. Come di consueto il mercato è diviso in settori dove si radunano le varie tipologie di merci, dalle verdure alla frutta, che ha uno spazio sempre privilegiato, dato che come ho già avuto modo di sottolineare, viene considerata un po' un bene di lusso.

Venditore di thé
Noti subito che comunque si privilegiano le pezzature molto grosse, addirittura quelle fuori dall'ordinario, mele giganti, uva con acini così enormi che non ho mai visto e via via, cavoli, rape, vari tipi di zucchine, mucchi di topinambour e di patate dolci, aglio, che qui ha un profumo molto intenso assieme a tente altre mai viste e delle quali cerco invano il nome sul traduttore. Anche la zona delle carni appare ricca e mostra grandi quantità di tagli soprattutto di maiale, dei quali vengono esposte orgogliosamente le teste, piramidi di cosce e di filetti, trippe e fegati e poi insaccati, salcicce e affumicati vari. La zona del tofu la senti subito dall'odore, dato che, accanto a quello fresco e praticamente amorfo, ci sono grandi bacili dove staziona quello a lungo fermentato, così puoi girargli alla larga facilmente. Vasto spazio ovviamente alla zona dei noodles, tagliatelle e spaghetti vari che vengono anche prodotti direttamente sul posto in continuazione ed esposti nelle varie forme e pezzature. Insomma come tutti i mercati dell'oriente, il solito grande fascino dell'aggirarsi tra i banchi cogliendo gli aspetti più curiosi e le merci più strane al tuo occhio pur smagato ma sempre vellicato da questi spettacoli. Qui inoltre si aggiunge la presenza di qualche donna, anziana per lo più, in costume, quello coloratissimo degli Yi o di quello più candido dei Bai, che appunto vuol dire bianco. Sono ormai poche anche tra le compratrici e si aggirano tra i banchi come entità residuali di un mondo in via di scomparsa definitiva. Comunque qualcuna c'è ancora. 
Aspettando il mercato
Io intanto non resisto e mi compro un grappolone di uva e un pomelo rosa gigantesco, che poi si rivelerà un po' asciutto, ma anche l'occhio vuole la sua parte. Riattraversiamo la città lungo il mercatino del tabacco che qualche contadina offre in lunghi mazzi di foglie seccate e cerchiamo di riguadagnare l'albergo bagnati fradici, in attesa che il cielo cessi almeno un poco di piangere, avrete notato che l'ambiente mi stimola la vena poetica. Ci fermiamo un poco nella chiesa cattolica, semideserta, sedendoci un poco tra i banchi solitari. Anche qui si tratta ovviamente della Chiesa patriottica governativa ufficiale, che comunque raccoglie almeno una decina di milioni di persone in tutta la Cina. Le ultime notizie in merito dicono che si stanno facendo accordi tra Vaticano e Governo per arrivare ad un riconoscimento reciproco tra questa e la cosiddetta Chiesa sotterranea che dovrebbe culminare con l'atteso viaggio del Papa in Cina. Staremo a vedere, anche se si dice che non se ne farà nulla se il Papa non riconoscerà definitivamente i Vescovi di nomina governativa, cosa un po' duretta da digerire. Intanto che ci guardiamo attorno, piove ancora più forte. Noi ne faremmo anche a meno, visto che la regola diceva che a novembre le piogge dovrebbero essere finite da tempo. Ma si sa che il clima è cambiato e tutto non è più come prima. Accettiamolo, tanto non si può fare diversamente. Meglio saltare in macchina e spostarci di una ventina di chilometri lungo il lago Erhai, di cui si continua a vedere solamente lo specchio d'acqua che occhieggia lontano, visto che la strada costiera non è accessibile; la stanno rifacendo come autostrada a sei corsie e bisogna prendere la vecchia statale per arrivare fino al paesino di Xi Zhou.




Polvere di peperoncini
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giovedì 12 dicembre 2019

Cina 16 - Dali


Alla stazione


Una via di Dali
E' ormai notte e per arrivare alla città vecchia ci vuole ancora una mezz'oretta di macchina. In realtà la Dali (大理) moderna è una grande città di oltre mezzo milione di abitanti, in continua espansione, nella quale molti arrivano da ogni parte della Cina, proprio perché qui il clima è migliore, le opportunità aumentano e il governo ormai favorisce apertamente gli spostamenti verso le aree periferiche proprio per sviluppar le economicamente al pari di quelle della costa che già corrono per conto proprio. Qui inoltre c'è il traino turistico della Old Dali, la città vecchia che porta orde di turisti ogni giorno, la qual cosa rappresenta un giro di affari niente affatto secondario. In questa ottica da qualche anno si è posta particolare cura nel sistemare al meglio, secondo i criteri cinesi, questa antica città per renderla attraente a chi ci arriva. Questo significa restauro pesante di ogni struttura esistente e moltiplicazione all'infinito di ogni attività commerciale volta a questo scopo. La città di Dali infatti era una piazzaforte costruita in epoca Ming, con una struttura quadrata di mura e un reticolo di vie perpendicolari secondo la collaudata struttura architettonica del tempo, che si può ben assimilare nelle forme a quella di un accampamento romano con tanto di cardo e decumano che la incrociano e le quattro porte al centro dei lati. Le case a due piani di struttura praticamente identica, mostrano la parte commerciale direttamente sulla strada, una corte interna e le stanze dove vivono gli abitanti nella parte superiore, ricoperta dai classici tetti spioventi con le note tegole ricurve che mostrano sul lato esterno ornamenti e finiture eleganti. 

Ravioli e panini al vapore 
Per la verità ormai non è più possibile distinguere le parti genuinamente antiche e quelle ricostruite sui modelli originali, puoi notare solamente qualche bella porta un po' consumata dal tempo, raffrontata a quelle di uguale modello ma chiaramente recenti, seppure esibiscano elaborate sculture nei pannelli che le sormontano. Le stesse mura della città, sono assolutamente complete con tanto di merlatura e il lavorio della muffa e delle intemperie ha già provveduto ad assimilare le parti ricostruite con le antiche confondendole completamente. Passeggiando alla sera nelle vie sovraffollate di turisti che qui arrivano da ogni parte del paese, sei assediato da una fantasmagoria di luminarie colorate, lanterne rosse e lampadine occhieggianti, assolutamente piacevoli e divertenti, ma che ti danno la sensazione di essere in un parco giochi ben organizzato che dà lavoro ad un sacco di gente e contribuisce soprattutto a far girare l'economia, che per il resto si regge, oltre che sul commercio e l'agricoltura locale, sull'estrazione del marmo, così noto per la sua qualità che, la parola cinese che lo definisce è 大理石, dàlǐshí - La pietra di Dali. Il nostro alberghetto è sistemato in una casa antica o presunta tale, nascosta dietro una delle direttrici principali, proprio vicino alla piazza centrale e da lì è facile esplorare la città, che nelle luci giallognole della sera ha un suo fascino particolare, anche se un po' affievolito dalle tante luminarie che evidenziano le sagome delle case ed i vari negozietti per attirare i clienti. In fondo esplorare queste città è sempre un gran piacere anche se devi farti largo tra la folla che passeggia avanti e indietro tra gridolini di ammirazione e scavallando i gruppetti che fanno selfie a mitraglia. 

La frutteria
Tanto che sarà mai, con le vie così diritte, è impossibile perdersi. E' un seguito continuo di negozietti di giargiattole, souvenir, thé e poi bar, locali, ristoranti e alberghetti, quasi tutti nuovi e piuttosto eleganti. Qui il grano gira abbondante e si vede. I più folkloristici sono quelli che forniscono cibo in continuazione alla folla che transita come un fiume tranquillo e regolare. Spiedinerie, con decine di stecchi infizati con ogni ben di Dio, pasticcerie che confezionano sul momento biscotti e altre specialità locali tra i noti dolcetti ripieni di marmellata di petali di rosa, friggitorie segnalate dall'aroma del tofu puzzone che emana i suoi effluvi a diversi metri di distanza. Ci sono poi i bollitori per i ravioli al vapore, poi una specie di panini bianchi ripieni di pasta di fagioli o le zuppe di noodles. Negozi specializzati coloratissimi offrono bellissima frutta già sbucciata e tagliata a pezzi a peso; ti fai il tuo panierino scegliendo nei vari scomparti e poi paghi sui 5 Y al mezzo chilo. Altri fanno liquorini e infusi, tante le case da thé che mostrano le miscele più rare e costose, vendute in pacchetti piatti e circolari avvolti in carte preziose che ne magnificano la qualità; ho visto, ad esempio, del Pu 'er, un thé fermentato ed invecchiato per anni, molto famoso ed apprezzato da queste parti, attorno ai 1000 Y per un panetto da circa 100 gr. Tutti hanno sulla strada qualche ragazza che offre assaggi ai passanti, sia carne secca che dolcini invitanti. Così mentre passi allunghi una mano e metti in bocca come non parere. Ecco che un tizio mi allunga un vassoio dove ci sono una montagna di cosi dall'apparenza di fusilli fritti. Ne prendo una manciata, la curiosità non è soltanto donna e me li caccio in bocca, sono acidognoli ma croccanti, ottimi per l'aperitivi direi. 

La vermeria
Poi guardo meglio e con orrore mi accorgo che sono vermi fritti, maledizione non posso più sputarli, li ho già inghiotttiti e poi qui nessuno sputa più per terra. Vuol dire che posso dire di cominciare ad uniformarmi alle nuove tendenze che vedono negli insetti il cibo del domani. Intanto arriviamo ad una delle porte e cominciamo a realizzare che le distanze non sono poi così piccole. Le direttrici sono lunghe più di due chilometri e tra l'altro queste strade sono tutte maledettamente uguali tra di loro. Comunque tanto per far passare il gusto dei vermi e buttar giù qualche cosa, finiamo in un elegante ristorantino, anche su spinta di due avventori che ne stavano uscendo e che con gesti inequivocabili ci hanno magnificato il locale. In effetti il pollo fritto è buono, croccante e gustoso a questo aggiungi lo sfizio di una cocottina con uovo strapazzato e tartufo nero, perché qui non vogliamo farci mancare niente, il tutto per 150 Y. Le cameriere sono cortesissime anche se, come dappertutto nesso spiaccica una parola di inglese, ma i menù con le fotografie aiutano molto. Calmata la più grossa, continuiamo ad esplorare le strade circostanti mescolandoci al passeggio, che si presume continuerà fino ad ora tarda. Le mura incombono alle nostre spalle, scure certezze che orlavano la città fin da quando era capitale di questo antico regno periferico, nato per la posizione strategica di questa area, che presidiava e si nutriva dei commerci di quella che si poteva chiamare la via meridionale della seta e soprattutto della cosiddetta via del thé e dei cavalli che venivano scambiato col sale e che la collegava al misterioso Tibet, superando la corona di monti che la circondavano.

Infusi
Direi che questa prima esplorazione notturna può dirsi completata e potrebbe essere anche ora di tornare in albergo anche per riassestare meglio la differenza di fuso, con qualche ora di sonno. In fondo abbiamo trottato tutto il giorno e a camminare cazzeggiando per le vie di queste città, di chilometri alla fine se ne fanno parecchi. Mi giro un po' intorno e comincio a notare con orrore che le vie alla fine sono tutte uguali e che forse sto confondendo la porta est con la porta sud, anche queste alla fine sono molto simili. E' vero che le strade diritte sono più semplici da ricordare, ma gira e rigira alla fine non riesci a ricordare quante volte hai svolato a destra e quante a sinistra. Maledizione, non ho neppure rispettato la regola base del viaggiatore in Cina, quella di conservare ben protetto in tasca il bigliettino dell'albergo. Cominciamo quindi ad aggirarci come zombie tra incroci tutti uguali e tutti diversi, mentre i chilometri si accumulano nelle gambe. Per la verità ad ogni incrocio ci sono delle mappe con indicati i punti salienti della città, così arranchiamo da uno all'altro cercando di esaminare le piccole differenze mandate a memoria nel nostro andirivieni. Per fortuna mi ricordavo il nome della via secondaria del nostro asilo, così dopo una estenuante ricerca riusciamo a raggiungere l'angolo anelato e svoltiamo decisi alla ricerca di quel letto agognato nel quale sprofondiamo di botto, godendo del sonno dei giusti. Domani ci faremo più furbi.

Street food

SURVIVAL KIT

Yun restaurant
Dali old town - I mezzi di trasporto non conducono direttamente qui, ma nella città nuova a circa 10 km, dalla quale bisogna poi spostarsi qui con una mezz'oretta di auto o di bus. E' bene scegliere un albergo all'interno delle mura, cosa che vi renderà più comoda ed agevole la visita. Ce ne sono per tutte le tasche. Non vi segnalerò i ristoranti perché ce ne sono talmente tanti che sarebbe quasi impossibili ritrovarli e poi alla fine uno vale l'altro, avrete così il piacere della scelta esplorativa. La città è comunque centrale e tappa inderogabile anche logisticamente per il viaggio in Yunnan. Per la quantità enorme di turisti, fatevene una ragione, tanto sarà la costante del vostro viaggio. Il posto è comunque piacevole e per questo tutti ci vanno, ancor più adesso che tutti hanno la disponibilità di farlo, anche in termini logistici, di treni e autostrade veloci.

Dali Motel Lohas - 172 Huguo Road , Dali - Gradevole alberghetto 3 stelle, nel centro, in una via laterale molto tranquilla. Camere pulite anche se non grandi, rinnovate da poco. Buone dotazioni. Bagno nuovo, con grande vetrata a vista sulla camera, per cui la fate in vetrina davanti al vostro partner. Grande TV, free wifi in camera, acqua di cortesia, personale molto gentile. Le camere danno su un grande giardino tradizionale con terrazze sui tetti della città. 


Dalla porta est

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mercoledì 11 dicembre 2019

Cina 15 - Verso Dali


Donne di etnia Yi

Xiao Shi Lin
Nel cielo, mentre lasciamo la foresta di pietra al suo immutabile destino, compare un timido sole, dopo che per tutta la mattinata aveva minacciato pioggia. Bastano pochi raggi e il grigio delle nuvole spesse si muta in un chiarore celestino e tutto sorride di più, a cominciare dai prati verdi, punteggiati di aiuole fiorite e ben curate come si addice ad un parco "naturale" dove tutto deve corrispondere al solito concetto confuciano di armonia. Intendiamoci è tutto di certo più bello di un luogo mal curato e coperto di sterpaglie, ma in occidente il nostro concetto di naturale è diverso, così siamo portati a criticare sia quando è tutto sporco e mal tenuto, sia quando invece è tutto ben pulito, perfetto e civettuolo. Siamo fatti così. Certo devo dire che mi aspettavo un clima più invernale accompagnato da un cielo pulito, invece la coltre di nuvolaglia incombe decisa facendoti continuamente rimpiangere di non avere con te l'ombrello, che non si sa mai. E dire che Yunnan (云南) significa proprio "a sud delle nuvole", come a significare che il monsone che insiste per tutto l'autunno sulle province meridionali della Cina, non dovrebbe che lambire questa estrema propaggine meridionale del paese, rimasta sempre piuttosto isolata, senza sporcarne che marginalmente l'azzurro che la quota pretenderebbe, quasi tutto il territorio è al disopra dei 1800 metri, lasciando poi solamente una serie di sbuffetti bianchissimi quando la china si inerpica oltre i contrafforti che lo separano dall'immenso altipiano tibetano. 

Un banchetto
Lo Yunnan è la terra delle minoranze e proprio questo suo isolamento orografico gli ha mantenuto nella storia, una certa autonomia; solo lambito dal potere centrale della dinastia mongola, tanto è vero che Marco Polo lo nomina solo di sfuggita, occupato nominalmente dai Ming e dai successivi Qin e rimasto fuori dall'occupazione giapponese. I tanti popoli che lo hanno abitato arrivavano nella maggior parte dei casi da sud, dalle giungle e dalle montagne del Vietnam, della Birmania e del Laos, con i quali confina e hanno visto sempre non proprio di buon occhio le masse di Han che sono arrivati nel tempo, mantenendo le proprie tradizioni che, fino a pochi decenni fa, si traducevano anche esteticamente nei vestiti che le donne esibivano nei mercati e nella vita di tutti i giorni. Gli Yi sono uno dei gruppi più numerosi, all'incirca 3 milioni con i vari sotttogruppi e anche se i vestiti delle donne vengono ormai usati solamente in occasioni di festa, parlano ancora una propria lingua e rimangono in parte fedeli alla loro cosmogonia animista che rifà la nascita del mondo ad una tigre primordiale, dai cui occhi sì formò il sole e la luna, dai peli le foreste, dal sangue i fiumi ed i mari e così via, fino alle ossa che hanno dato vita alla razza umana, arrivando poi ad un diluvio disastroso e alla storia di un uomo probo che salva l'umanità con la solita barca e che ebbe tre figli da cui nacquero le diverse razze umane. 

Aspettando che apra il negozio
Niente di nuovo sotto il sole, non vi pare? Deve essere girata la voce. Questo vado ragionando mentre torniamo verso Kunming. Ci fermiamo un poco nella zona della fiera, siamo in anticipo al nostro appuntamento e quindi ne approfittiamo per farci due noodles con le verdure. Intanto non resisto ad una donnina che passa tra i tavoli con due ceste di fichi viola grossi come mele, davvero straordinari, quattro fanno mezzo chilo circa e ce li pappiamo di gusto, dolcissimi e profumati, anche se costano un occhio. Già la frutta cinese! I cinesi considerano la frutta come un alimento speciale, un lusso, che si porta come regalo, ad esempio, quando si va in visita da qualcuno e deve essere assolutamente bella grossa, profumata e matura; viene selezionata per questo e tra le altre cose costa anche piuttosto cara, come da noi o anche di più. Però in specie qui al sud ce n'è una varietà straordinaria, dalle comuni mele che non ho mai visto così grandi, ai nashi ed a tutta la serie dei frutti tropicali, molti dei quali del tutto sconosciuti a noi. Anone, carambole, rambutan, litchi, durian puzzolenti, manghi colossali e una sorta di prugne-albicocche croccanti e saporitissime, traslucide e trasparenti dal gusto straordinario. Melograne enormi, papaye, ananas, agrumi di ogni tipo e dimensione fino ai colossali pomelos e naturalmente una grande varietà di banane. Insomma ce n'è da sfogarsi e bisogna dire che se hai problemi con la cucina locale, ti risolvono molte situazioni difficili di buchi nello stomaco. 

Peperoncino
Intanto arriva l'ora del nostro appuntamento in stazione con l'amico Keith che mi dovrebbe avere già procurato i biglietti del treno per Dali. E' un tipo particolare Keith, che ho conosciuto attraverso contatti sulla rete. Ha vissuto parecchio nello Yunnan, che conosce a menadito e qui ha formato una specie di cooperativa di ragazzi che si propongono come guide locali e sembra uno dei pochi che vi prepara itinerari personalizzati che ancora contengono qualche aspetto fuori dei punti più turistici nella speranza di cogliere ancora qualche situazione reale e un po' meno turistico delle culture locali. Il ragazzo (che poi ha almeno 50 anni) vive un po' qui, un po' in Birmania e India e di tanto in tanto torna in Nuova Zelanda, sua patria lontana ad accudire ad anziani genitori. Tuttavia ha davvero una ottima conoscenza del territorio e devo dire che la scelta è stata ottimale. Intanto siamo alla stazione ferroviaria di Kunming che si mostra caotica e sovraffollata come tutte le stazioni che si rispettino e ci vuole un attimo ad inquadrare il meccanismo per non perdersi tra i meandri delle varie direzioni e dei vari mezzi di trasporto. Comunque questa volta abbiamo preso il treno veloce, un mezzo che sta cambiando drasticamente le comunicazioni all'interno del paese. Tutto è avvenuto nell'ultimo decennio, comunque si può dire che oramai non c'è più nessuna città al di sopra del milione di abitanti che non sia collegata dai treni ad alta velocità che superano i 200 km/h.

Al mercato
Tutto questo ha facilitato davvero drasticamente le comunicazioni attraverso il paese. Decine di migliaia di chilometri di nuove linee sono state costruite in un tempo inferiore a quello che serve a noi per fare una linea della metropolitana. Anche qui a Kunming la stazione degli HST (High speed train) è separata dall'altra dei treni normali e da quella degli autobus, comunque c'è una gran folla che aspetta, dato anche che a vedere il tabellone ne parte uno ogni quarto d'ora, venti minuti per le varie direzioni. Comunque individuato il nostro gate, biglietto alla mano, saliamo sul treno giusto, almeno così sembra. Basta mettersi sulla banchina giusta davanti al numero della carrozza stampata sul biglietto stesso e quella si ferma proprio lì davanti, come per magia, i numeri dei posti sono assegnati, non c'è l'assalto alla diligenza che ricordavo un paio di decenni fa e anche le nostre valige e gli zaini da packpackers geriatrici non fanno fatica a salire con noi agevolati da gente sorridente che ci fa spazio. Il treno parte ed in un attimo supera i 200, la periferia di Kunming scorre via veloce e poi corre tra le verdi montagne coperte di foreste fitte. Poche le case sparse ed i villaggi nascosti nei fondo valle, mentre scende la sera. Qui alle sei è già buio. Non fai a tempo a tapparti il naso per non essere ammorbato dagli effluvi degli instant noodles in scatola che la donnina del treno vende ai voraci passeggeri che le due ore di viaggio sono belle e che passate ed è ora discendere a Dali, dove già ci aspetta Apple che starà con noi nei prossimi giorni.
Dragon Fruit

SURVIVAL KIT

Frutta
Tour dello Yunnan - In linea teorica si può benissimo organizzarsi da soli e con pazienza un giro della provincia in totale autonomia, utilizzando treni e bus, come ho già detto, se avete una certa dimestichezza in queste cose. Considerate tuttavia che questo vi prenderà molto più tempo che se disporrete di un auto privata. Questo mezzo, benché più costoso, non solo vi farà risparmiare giorni ma vi consentirà di percorrere un itinerario più approfondito con soste nei vari paesotti con la possibilità di vedere ancora alcune realtà meno toccate dal turismo di massa. Dopo attenta analisi mi sono rivolto al gruppo Lijang Guides che Keith ha creato in zona. E' stata un'ottima scelta che consiglio tranquillamente, sia come costi assolutamente ragionevoli e competitivi (d'altra parte è citato anche sulla Lonely Panet, quindi totalmente affidabile), sia per la professionalità e la competenza di Apple che ci ha accompagnato nel giro, con molta flessibilità, adattando il tutto alle nostre esigenze.


Keith Lyons - keithalyons@gmail.com 
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Lijiang Guides - No.1 tailor-made travel agency in Yunnan - recommended by Lonely Planet since 2005 - 
Winner Travel & Hospitality Awards (Yunnan) 2018 & (China) 2019

Mi è sembrata la migliore soluzione in assoluto

Gustosi vermi fritti al peperoncino

Ravioli al vapore
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