venerdì 3 aprile 2026

Mau 27 - Considerazioni finali

Sahara mauritano - gennaio 2026

 

Agricoltura nelle oasi
Anche questa esperienza è arrivata al termine, è stata decantata e digerita e credo che dopo ormai quasi tre mesi sia il momento di tirare le somme e fare un'analisi sufficientemente distaccata sul viaggio e sul paese in generale, fatte salvi i consueti distinguo sulla pretesa di voler dare giudizi, tra l'altro non richiesti, su un intero paese, dopo averci soggiornato solo un paio di settimane. Intanto cominciamo a dire che per me questo viaggio è stato piuttosto particolare, nel senso che per poterlo portare a conclusione ho dovuto andarci due volte di seguito a causa dell'incidente, la caduta con conseguente frattura scomposta dell'omero che mi ha costretto ad interrompere il primo tentativo e a tornare precipitosamente a casa dopo soli quattro giorni. Questo evento, pur molto fastidioso, ha comunque avuto dei meriti, il primo quello di testare l'assicurazione medica che stipulo di solito e della quale non sai mai se funziona o no, fino a quando non hai l'occasione e la necessità di provarla realmente e che, in questo caso, ha dato un'ottima prova di sé. In secondo luogo, quella di avere l'esperienza della sanità e del suo svolgersi in un paese africano, normalmente giudicato appartenere al terzo mondo. E anche in questo caso, l'esperienza deve essere definita positiva, avendo testato la realtà sanitaria locale che si è dimostrata a suo modo efficiente, collaborativa e disponibile a risolvere un problema (in maniera tra l'altro del tutto gratuita), cosa che sinceramente non mi aspettavo e ho apprezzato. 

Nel deserto
Infine, aggiungi che quei pochissimi giorni di esplorazione del paese mi hanno aperto un ventaglio di interessi che avrebbero spinto chiunque a voler proseguire questa esperienza per condurla a termine in ogni  modo, appagando quelle curiosità che il pur brevissimo contatto avevano stimolato. Così è nata la necessità di un replay, che l'ormai amico Ahmed, ha spinto simpaticamente in ogni modo, convincendomi ad effettuarla non appena si è aperta una adeguata finestra. Così non ho nessun dubbio a confermarvi che l'esperienza è stata assolutamente positiva e che questo paese merita di essere visitato, dedicandogli il massimo del tempo che avrete a disposizione. Ne parlerò più diffusamente nel capitolo dedicato all'organizzazione del viaggio. Qui invece mi preme di raccontarvi meglio la Mauritania in generale e le sensazioni che ho provato. Come abbiamo più volte rimarcato, questa è una meta decisamente dimenticata dal turismo di massa e questo è un altro punto di forza del progetto, visto che ormai uno dei problemi inevitabili che affliggono il viaggiatore è quello dell'overturism, piaga moderna che ormai affligge più o meno tutti i posti più belli ed interessanti del mondo. Qui invece avrete l'opportunità di vedere luoghi molto interessanti anche in totale solitudine e quindi di poterveli godere al massimo, cosa che è anche possibile non duri per moltissimi anni. Ma cosa possiamo dire in generale della Mauritania?

Altipiani
Avrete davanti a voi un paese di grandi dimensioni costituito principalmente dal deserto, sicuramente una delle più belle del Sahara dal punto di vista del paesaggio, uno dei pochi luoghi dove questo mondo di solitudine si congiunge con l'oceano con effetti straordinari, ma, come ovvio una nazione completamente spopolata a causa del suo clima estremo, tra l'altro in continuo peggioramento a causa dell'innegabile riscaldamento globale. Inoltre questa scarsa popolazione, che arriva poco oltre ai 4 milioni di persone, si sta raggrumando sempre di più nella capitale che comincia a presentare, come è naturale che accada, tutte le problematiche delle megalopoli, mentre il resto del territorio, si spopola sempre di più lasciando villaggi che non possono mantenere il passo del mondo moderno, rimanendo attaccati a tradizioni di un passato oggi ormai disfunzionali. Così ci si ritrova in queste oasi che erano l'ossatura della vita e anche dell'economia del paese, con una popolazione sempre più anziana, con i giovani migrati in città e la realtà agricola locale sempre più vicina all'insostenibilità. Bisogna anche ricordare che la rete delle oasi e delle sue attività commerciali, mantenevano in vita il deserto, anche dal punto di vista della conservazione del territorio, in quanto proprio per le loro necessità di sopravvivenza, gli abitanti, nel passato e fino ad oggi, hanno contribuito ad evitare l'avanzata delle sabbie, che se lasciate a se stesse, si mangeranno a poco a poco gli insediamenti, cancellando via via le stesse presenze umane fino a completare l'opera di desertificazione di tutta l'area. 

Oasi
Sono le stesse problematiche delle aree marginali di tutto il mondo che anche in presenza di ecosistemi diversi, ricadono negli stessi finali e voglio citare, per fare un paragone, lo spopolamento delle nostre aree montane o l'abbandono delle zone che ancora presentavano agricolture estreme, che rimaste senza cura provocano col passare del tempo enormi fragilità e i dissesti idrogeologici ben noti e conseguenti costi. La Mauritania è al momento un paese considerato tra i più poveri del mondo (risulta infatti al 153° posto) con una vasta parte della popolazione, quasi la metà, che vive con meno di 2 $ al giorno ed una aspettativa di vita attorno ai 60 anni. Tuttavia bisogna calare questi dati nella realtà locale che potrete notare bene girando per il paese. Infatti, tolta la capitale, nel resto del paese, i bisogni reali sono molto bassi, visto che da sempre il deserto e l'austerità del modo di viverlo di quelle popolazioni è in generale di completa autosufficienza, cosa che rende certi confronti decisamente fuorvianti. Infatti vivendo la vita delle oasi non avrete la sensazione di una povertà tragica e moralmente offensiva, ma vedrete gente che vive tutto sommato dignitosamente, di quello che la natura e i loro sforzi concede loro, come fanno da millenni i popoli di nomadi allevatori e che campano di agricoltura povera e di allevamento estensivo. 

mercati locali
In effetti gli stessi Mauritani, considerano che le cose dal punto di vita economico, non vadano male, che il paese stia progredendo e il futuro sia ragionevolmente positivo. Teniamo conto del fatto che la Mauritania ha solo sessant'anni di indipendenza e tra questi, i primi piuttosto travagliati, non solo, nello scorso decennio ha dovuto affrontare anche problemi di infiltrazioni di movimenti estremisti ai suoi confini e solo da poco quindi si trova in una situazione di relativa tranquillità. Inoltre, data la sua ovvia debolezza politica e di esperienza internazionale è ancora oggi soggetta a pressioni esterne neocolonialiste, da parte di tutti quei paesi golosi delle sue risorse naturali, dei quali tuttavia ha necessità, mancando giustamente di esperienza e dei capitali necessari ai colossali investimenti di cui queste attività necessitano. E ricordiamo tanto per gradire che è la Cina il paese verso e dalla quale la Mauritania ha il maggiore interscambio come quasi in tutte le altre nazioni africane. Al momento il paese è molto indirizzato, tutto sommato, a valorizzare le sue ricchezze, attività estrattive, ferro, fosfati, oro, diamanti e altri minerali, che rappresentano un po' l'ossatura economica del paese e delle quali la famosa ferrovia è lo specchio iconico. Sembra che ci siano anche opportunità concrete per gli idrocarburi e il gas, di cui pare ci siano giacimenti da esplorare offshore e visto che il fabbisogno di energia di questo mondo in generale, continueranno inevitabilmente a crescere, potrebbero diventare un risorsa interessante. 

oasi
Non dimentichiamo che qui siamo in una delle posizioni geografiche più favorevoli del mondo per quanto riguarda la produzione di energie rinnovabili, senza togliere terreno all'agricoltura. L'altra risorsa  è rappresentata dalla pesca grazie alla sua posizione sull'oceano che qui ha uno dei suoi punti più ricchi e purtroppo al momento troppo sfruttati, avendo un passato il governo ceduto i diritti di pesca a voraci potenze straniere, in cambio di poche noccioline, come si dice. Rimane infine la parte prodotta da allevamento e agricoltura. quest'ultima principalmente nella fascia del Sahel al meridione del paese. Tuttavia ricordiamo che un buon 40% delle necessità di derrate agricole deve essere importato. Non dimentichiamo anche che la Mauritania ha ormai centri universitari validi e sembra, una buona scolarità e non mancano attività avanzate. Abbiamo conosciuto ragazzi che lavorano in società che si occupano della produzione di idrogeno verde, tanto per fare un esempio. Tuttavia, con tutte le sue criticità, al momento il paese non sembra presentare fenomeni di mancanza di lavoro, anzi, in effetti importa manodopera dai paesi vicini come Senegal, Gambia e Mali. Stranamente e probabilmente pompata per interessi politici, avanza un senso di insofferenza verso la cosiddetta migrazione clandestina, guarda caso, tasto su cui tutti i politici peggiori spingono quando non riescono a dare risposte valide ai problemi interni. 

Mercato delle divorziate 
Dal punto di vista religioso poi, la Mauritania è quasi totalmente islamica sunnita, di scuola malikita, come quasi tutto il resto del Nordafrica, tuttavia come ho già detto non dà l'impressione di essere particolarmente massimalista, anzi la posizione femminile è decisamente migliore che in altri paesi, come ho detto e ufficialmente ci sarebbe libertà religiosa rispetto agli altri credi, nella capitale abbiamo visto la chiesa cattolica regolarmente aperta. Tuttavia sembra rimangano ancora posizioni meno aggiornate nel campo dei diritti umani, ad esempio l'omosessualità è ancora considerata un crimine punibile con la pena di morte, anche se questo solo dal punto di vista teorico, visto che l'ultima esecuzione (ma per alto tradimento) fu effettuata nel paese, su tre ufficiali quaranta anni fa. Dobbiamo comunque ricordare che la Mauritania è proprio al contatto tra le popolazioni arabe del nord, i berberi del deserto e l'Africa nera del Sahel al sud, cosa che, vista appunto la presenza di popoli e tribù decisamente diversi ha sempre provocato frizioni anche importanti, visto anche che questo è stato l'ultimo paese del mondo ad abolire la schiavitù nel 1961 e successivamente con un decreto nel 1987, pur se senza sanzioni pratiche e infine ancora finalmente criminalizzata nel 2007 e ancora stabilita come crimine contro l'umanità nel 2015, ma che tuttavia pare ancora ufficiosamente presente nelle zone più marginali, con rapporti opachi di lavoro gratuito o semigratuito che sembrano riguardare quasi mezzo milione di persone. 

Barche da pesca
In effetti gli abitanti sono suddivisi tra arabo/berberi, circa il 30%, neri per un altro 30 % ed un ulteriore 40% di neri arabizzati, i cosiddetti Haratin, quelli più coinvolti nei problemi di subordinazione lavorativa, mettiamola così. I contrasti tra di loro, anche del passato recente, sembrano al momento abbastanza sopiti, situazione tipica delle economie in via di miglioramento, anche se le comunità afromauritane (Wolof, Pulaar) denunciano discriminazioni di vario tipo. Questa è un po' la situazione che ho avvertito traversando il paese da ovest a est, non così disastrosa da come si vuol raccontare nei numeri, anche se ancora molto lontana da una concezione completamente moderna. Un altro aspetto che non potrete non notare visitando il paese, è l'accoglienza straordinaria che vi verrà fatta dovunque vi troverete, in qualunque luogo in cui avrete occasione di sostare. Contatti in cui si avverte una grande simpatia verso lo straniero (quello ricco ovviamente, anche se non porta direttamente soldi) e grande curiosità e desiderio di conoscenza, questo appare palesemente in contrasto con quello che si diceva fino ad un decennio fa, quando si sentiva di una certa palese avversione, se non addirittura di ostilità verso lo straniero in generale, che al momento, secondo la mia esperienza, mi sentirei di smentire decisamente. 

pescato del giorno
Un ulteriore punto assolutamente poco conosciuto e assolutamente non immaginato, è quello della predisposizione quasi naturale, dovuta alla sua lunga storia in materia, all'arte, alla letteratura, la poesia e la musica, derivata da tradizioni che affondano nella fase medioevale che faceva di questo paese uno dei più interessati al sapere in generale e ne faceva sede di sapienti e studenti che arrivano da tutto il mondo arabo e che sono riuscite a conservare anche la nostra cultura classica che rischiava di andare in parte perdura durante il nostro periodo più buio. Tutto questo, di norma non è molto prevedibile per un popolo delle sabbie, che magari superficialmente supponiamo dediti unicamente e da sempre dediti ad allevare capre e cammelli. Di questo aspetto fanno parte le famose biblioteche ancora nascoste tra la polvere delle città del deserto e che rappresentano una delle curiosità assolute che offre questa terra. Questo germe ancestrale nato almeno 1000 anni fa e cresciuto nel fertile pensiero dei regni sahariani (in Europa è una porzione della storia completamente negletta), è proseguito poi con le  tradizioni popolari come quella dei cantastorie (i griot), personaggi iconici portatori di quella cultura orale ancora oggi diffusissima e ammirata in tutta l'Africa Occidentale. A tutto questo aggiungete il fascino del deserto che qui potrete assaporare al suo massimo. Queste direi che sono le impressioni che mi ha lasciato questo paese, che, per tirare le somme, mi appare un po' in bilico tra passato e futuro, pronto a spiccare il volo, ma frenato dalle grandi difficoltà che vengono poste da un lato da tradizioni ancora un po' pervasive e dagli appetiti voraci di chi lo circonda cercando di approfittare al massimo delle sue debolezze, della mancanza di "astuzia" da parte della sua popolazione e dei suoi governanti, per cercare di depredare il più possibile in cambio di perline colorate metaforiche, ma economicamente pericolose come quelle reali che scendevano dai velieri che un tempo arrivavano fino a queste coste. 


Banc d'Arguin
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giovedì 2 aprile 2026

Mau 26 - Ultimo giorno a Nouakchott

Venditore - Nouakchot - Mauritania - gennaio 2026

 

Vendita cuscini
Dopo qualche chilometro, siamo ormai quasi in città, ci spostiamo di qualche isolato dalla direttrice principale che porta fino al centro e finiamo in un quartiere molto animato. E' una strada piuttosto larga, piena di negozi, magazzini e altri esercizi commerciali di vario tipo. Puoi subito vedere che qui vengono esitate molte tipologie di mercanzie, dai mobili, alle cucine con le varie attrezzature, tappeti, vestiario di ogni tipo, libri e anche gioielli vari. Si tratta del famoso Mercato delle divorziate, uno dei punti famosi della capitale. Qui è bene che apriamo un discorso sulla condizione femminile in Mauritania, per quel che ne ho sentito e almeno per quanto credo di avere capito. Appare evidente che l'Islam di questo paese sia decisamente più moderato e gentile di quello che si riscontra in altre nazioni più massimaliste. Probabilmente imputerei tutto questo al fatto che la maggioranza della popolazione di questo paese ha tradizioni più prossime alle etnie berbere, dove la donna è decisamente molto più padrona, sia di se stessa, che della gestione finanziaria ed economica della famiglia e mi sembra anche dal punto di vista legale, molto più protetta dal punto di vista delle intestazioni delle proprietà familiari, che nei vicini paesi arabi del Maghreb. Questo naturalmente non impedirà che anche da queste parti ci siano frange estremiste o infiltrati da altri paesi con ideologie estremiste, ma a voler dire il vero, in giro di barbacce salafite se ne vedono davvero poche. 

Divorziata
Comunque sia, da queste parti, il divorzio è pratica molto comune e può essere richiesto paritariamente sia dal marito che dalla moglie. Questo fatto non mette assolutamente in difficoltà la donna nel prosieguo della sua vita, in quanto, anzi, parrebbe che, questa si riaccasi con molta facilità, in quanto si dice che l'uomo mauritano, preferisca le donne con esperienza e non pensate subito male, che vi conosco, intendo dire, esperienza nella gestione della casa e in quella familiare e dell'economia in generale. Per questo motivo, spesso qui ci si sposa più volte nella vita, senza problemi, anzi alcuni parlano di signore che sono normalmente in doppia cifra, come si dice. A questo punto è nata una tradizione, la signora appena divorziata, dopo aver fatto una grande festa, a volte più sontuosa del matrimonio stesso e che simboleggia la nuova occasione di vita, ha per costume, quello di accatastare tutte le cose della casa che rimangono di sua proprietà, mobili inclusi, visto che il marito non deve versare appannaggi successivi e dopo essersi affittata un negozio o un magazzino, proprio qui al mercato delle divorziato, passi un certo periodo, un mesetto o più a vendere ogni cosa, da un lato per raggranellare soldi e ricominciare la nuova vita, dall'altro per liberarsi completamente del passato, da dimenticare definitivamente. Tra le altre  cose in questo luogo, vengono anche allacciati nuovi incontri che conducono a nuovi matrimoni, visto che come si è detto, le divorziate sono più ricercate delle ragazze nubili, insomma un posto da incontri e nuovi inizi di vita. 

Materassi
Ecco qui dunque che, camminando per la via, passi davanti a pile di materassi, coperte, mobili di ogni tipo, tavoli, vestiti vecchi, macchine da cucire, televisori e altri elettrodomestici, pentolame vario, tappeti e generalmente appoggiati in bella mostra, in una scatola di legno, una serie di gioielli che la signore aveva ricevuto dall'ex e che vuole far uscire definitivamente dalla vita, un po' per dimenticare, un po' per raggranellare un po' di soldini, il che evidentemente non guasta mai.. La gente passa, entra, soppesa, poi tratta e compra o se ne va, se la merce non corrisponde al suo gradimento. Per la verità credo che ci siano anche negozi che abusano della situazione, altrimenti non si spiegherebbero dei vecchietti seduti nell'angolo che stanno a mostrare roba, sempre che non siano stockisti che fanno su tutto e per poco dalle signore che hanno poco tempo da perdere e preferiscono liberarsi di tutta la partita in un sol colpo, come si dice, pochi, maledetti e subito. Al passaggio veniamo spesso chiamati ad entrare nei negozi, anche se appare subito poco probabile che possiamo rilevare, se pure a poco prezzo una cucina a gas o due poltrone, anche se in ottimo stato, però mi sembra un buon modo per scambiare quattro chiacchiere e fare qualche foto. Comunque sia, un luogo di un certo interesse e anche molto frequentato come vi ho detto. Ci dirigiamo poi verso il centro al mercato generale, veramente immenso, visto che serve una città di 1,5 milioni di abitanti all'incirca. 

Al mercato
I materiali esposti, vestiti, scarpe, attrezzature varie, sono spesso usati o di origine cinese. Più interessante come al solito la parte alimentare, la frutta e la verdura che nonostante il deserto è piuttosto rigogliosa e il settore delle carni e del pesce che a noi fa un po' rabbrividire per l'aspetto igienico, ma tanto poi va tutto cotto e quindi non è il caso di preoccuparsi troppo, certo che come potete facilmente immaginare, la quantità di mosche presenti potrebbe superare a peso, il resto del materiale offerto in vendita. Ci fermiamo solo un attimo alla grandissima e moderna Moschea Saudita di dimensioni enormi, si dice una delle più grandi dell'Africa, costruita appunto con fondi Sauditi, che comprende un intero isolato, ma il cui ingresso sembra non essere consentito ai non musulmani, almeno così mi sembra, a meno che il divieto non sia riservato agli orari di culto, anche se adesso mi pare che non ci sia nessuno, se pur siamo vicini al mezzogiorno, che sarebbe infatti un orario di preghiera. La costruzione, moderna e dotata di due alti minareti, domina il centro con il suo dispiegarsi di marmi bianchi di cui è ricoperta senza risparmio. Visto dagli ampi finestroni, il salone centrale della preghiera è davvero enorme, potrà contenere sicuramente qualche migliaio di persone e tutto ricoperto di un unico tappeto rosso scandito dagli stalli da preghiera, sotto un magnifico colonnato bianco. 

Il museo nazionale
Non lontano un edificio degli anni '70 costruito ovviamente dai cinesi, ospita il Museo Nazionale che presenta due grandi sale, una dedicata alla sezione etnografica che racconta i costumi delle popolazioni e delle diverse tribù del paese, con molti oggetti, tessuti, strumenti che raccontano delle loro tradizioni quotidiane accompagnate da una ricca iconografia, l'altra, archeologica, raccoglie tutti i ritrovamenti dei siti più importanti del paese, dall'età della pietra in poi, fino ai giorni nostri. Il tutto appare un po' datato e coperto di polvere, ma siamo pur sempre ai margini del deserto e quindi ci sta. Rimane naturalmente anche il tempo per una sosta in un quartiere piccolino, dove si sono raggruppati tutti i negozietti di artigianato che riescono a campare con il poco turismo che arriva fin qui. La motivazione principale è che vorremmo esaurire i pochi Ouguiya che ci sono rimasti. Tra l'altro come vi avevo fatto notare ieri nel post che, per fortuna, pochi hanno notato, questa è uno dei pochi sistemi di monetazione che presenta monete da 1/5 di unità. Curiosità interessante, ma noi non facciamo fatica a liberarci delle banconote che ancora stazionavano nel portafoglio, avanzate anche se avevamo cambiato pochissimo. Il fatto è che con Ahmed, non riesci a spendere quasi nulla, tanto dovunque vai, è già tutto pagato! I negozianti fanno di tutto per ripulirci il più in fretta possibile e noi aderiamo volentieri, anche per finire di riempire convenientemente le valigie. 

Lavorazione del pesce
Rimane l'ultima tappa della giornata, quella che si presenta come la più interessante, il mercato del pesce che si svolge sulla lunghissima spiaggia antistante alla città. L'area è circondata da molte costruzioni che servono alle necessità di contorno di questa che è la più importante attività commerciale. Uffici tecnici e fiscali, negozi e locali che si occupano di quanto serve alle migliaia di persone che gravitano nel centro e infine magazzini per la lavorazione e la conservazione del pesce che affluisce ogni giorno in grande quantità e che deve essere suddiviso per tipologia e preparato per la spedizione nei  più piccoli mercati di consumo. Ci sono enormi capannoni all'interno dei quali i grossisti hanno i loro spazi, con imponenti celle frigorifere dove vengono stivate le cassette di pesce. Poi in altri spazi avvengono le lavorazioni. Qui vengono scaricate a carrette le quantità di pescato che sulla riva hanno già subito una prima suddivisione per specie e per taglia. Su lunghi banchi decine di persone afferrano i pesci e li puliscono, poi a seconda della loro destinazione, li aprono per eviscerarli e infine li ammonticchiano ordinandoli in cassette che vengono poi stivate nelle celle ricoperti di ghiaccio. Il più comune è il muggine con pezzature che di certo superano il chilo. Non capisco invece dove si tratta la bottarga, a meno che questa lavorazione, data la sua preziosità, non venga fatta da qualche altra parte in stabilimenti dedicati. 

Barche
Poi andiamo alla spiaggia, dove lo spettacolo più straordinario è dato dalla sfilata di barche ammassate disordinatamente, ma una accanto all'altra direttamente sulla riva. Sono tutti scafi di legni lunghi una dozzina di metri o più, completamente dipinti di colori vivacissimi, anche se la salsedine non tarda a scolorirli in parte e renderli più tenui. Qui la fantasia dei pescatori si è davvero sbizzarrita. Le barche sono coperte di disegni generalmente geometrici, ma di tanto in tanto puoi apprezzare anche l'estro figurativo che racconta di storie floreali o di altre fantasie. Schemi tutti diversi tra di loro a rappresentare una fantasia incredibile e complessa. Sulla riva invece continuano ad arrivare vascelli che, ormai calate le vele si incagliano nella sabbia della spiaggia, vengono convenientemente scaricate di tutto il bottino della giornata, che va a prendere posto sulle decine di carretti in attesa, poi gruppetti di addetti di una decina di persone, si occupano con gran fatica di tirare a riva il vascello e spingerlo su un attrezzo a ruote, sfruttandone il bilanciamento e infine, grazie a questo, farlo rotolare fino in alto al sicuro dalle onde dell'alta marea. Si cerca di fare un po' di foto, ma alcuni gruppi di ragazzi sulla riva sembrano non gradire le nostre attenzioni, tanto che qualcuno viene a protestare accampando diritti di immagine e necessità di autorizzazioni varie. 

RIsalita della barca
Poi arriva un tizio che sembra il responsabile dell'area, che evidentemente è suddivisa in diversi punti di "appartenenza" e saputo che siamo italiani, subito dice a tutti che gli italiani sono grandi amici e che sono autorizzati a fare tutto quello che vogliono, intanto perché lo dice lui. Immediatamente tutti si rilassano e anzi, molti accorrono sono proprio loro a farsele fare le foto, a richiesta. Insomma davvero il posto più colorato ed affascinante della capitale, che non si può assolutamente mancare. Intanto il tempo passa veloce, qui puoi starci tutto il pomeriggio, alla fine però l'ora della partenza scatta e ce ne possiamo andare verso l'aeroporto visto il calcolo dei tempi necessari. Un'ultima sosta fuori città alla scritta Nouakchott, d'obbligo per le foto di rito ed eccoci di nuovo nel deserto, quella parte dove conduce il nuovo e larghissimo nastro di asfalto illuminato anche di notte, dove però dal cielo calano giù uccelli di metallo e non cormorani o pellicani dal grande becco giallo. Inutile dire dei grandi abbracci con Ahmed e Brahim, che vista l'ora dice che ci saluta e va subito nella piccola moschea che sta di fronte all'ala delle partenze a pregare per il nostro felice ritorno. Non c'è che dire, lasciare gli amici è sempre un po' doloroso e questa è la seconda volta che li dobbiamo lasciare, anche se la prima era stata, almeno per me decisamente più doloroso, visto che a causa del braccio che mi penzolava di fianco non avevo neppure potuto abbracciarli.

Prore
Ma poi l'ambiente aeroportuale asettico anche se ci troviamo in Africa, ci prende tra le sue braccia metalliche e marmoree al tempo stesso. Oramai tutti questi luoghi sono costruiti più o meno con le stesse caratteristiche prive di personalità specifica e appena ci entri sei proiettato in un'aura di internazionalità senza nome. Potresti essere a Caracas come a Seul, le lingue che senti intorno a te si moltiplicano all'infinito per diventare tutte uguali e la serie di facce che ti scorrono davanti rappresentano la varia umanità che popola il mondo e non dovrebbe dunque suscitare nessuna meraviglia. Il sentiero verso le tappe di rito si compiono così una dopo l'altro secondo le prassi comune, incluso il controllo della sicurezza, che, ultimo insulto davvero sgradito mi sequestra senza possibilità di discussione, il mio bastone antico, finemente scolpito, da sella di cammello, trasportato così inutilmente con fatica per tutto il paese con la massima cura per non scalfirne la bellezza e l'unicità. La motivazione del trattenimento è perché l'attrezzo potrebbe essere utilizzato per darlo in testa al pilota e quindi far precipitare il velivolo, come si può ben facilmente capire. A nulla valgono le reprimende e le richieste di risolvere anche bonariamente la questione, viene chiamato anche un ufficiale di grado superiore, diciamo il VAR, ma non c'è niente da fare, la Cassazione conferma il giudizio definitivo va già bene che non c0è pena accessoria. 

Pescatori
Il mio prezioso oggetto sparisce così nei meandri dei cestoni assieme alla montagna di forbicine, tagliaunghie e altri strumenti di offesa, che poi saranno convenientemente riportati al mercato per essere rivenduti ai turisti successivi. A una ragazzotta di un gruppo di Avventure nel Mondo che passa poco dopo di me. ma da un altro sgherro, capita invece di passare con lo stesso oggetto senza colpo ferire. Maledizione alle ingiustizie della vita e agli arbitri venduti! Con questo schiaffo salgo a bordo lanciando maledizioni a destra e a manca, ma tanto non c'è più niente da fare. Non riesco neanche a polemizzare qualche ora dopo a Casablanca, quando in attesa del cambio di volo, una robusta signora marocchina completamente addobbata di maglietta, tailleur e gonna animalier (d'altra parte siamo o non siamo in Africa) attacca bottone sparlando a piene mani di tutti quegli immigrati recenti che arrivano in Italia sprovveduti e pretenziosi. Lei che è arrivata in Italia oltre trenta anni fa e vive al confine con la Svizzera non può davvero più di questa gente che giunge senza arte ne parte e viene solo a crear problemi, cosa che afferma con decisione con il suo ormai forte accento ticinese, in cerca di contradditorio. Il razzismo verso i propri simili, è ancor più forte degli altri pur fastidiosissimi, come spesso ho avuto modo di constatare proprio in chi magari lo ha subito a sua volta. La tipa ormai infatti non sopporta più neanche i suoi vicini di qua, quando torna a casa a Casablanca a trovare i vecchi genitori, poi, stanca di non ricevere approvazione, se ne va a prendere il nostro volo per Milano, scrollando rumorosamente l'abbondante bigiotteria similoro che le addobba collo, orecchie, braccia. E' strano il mondo non è vero?

Mohammed


SURVIVAL KIT

La moschea
Da vedere a Nouakchott - Nella captale le cose da vedere non sono moltissime e di norma ritengo sia sufficiente una intera giornata per vederle tutte con calma. Imperdibile il Mercato dei cammelli, che si svolge appena fuori città alla periferia. Prendete la N2 in direzione sud e lo troverete sulla vostra destra, chiaramente visibile per la massa di animali presenti. Dedicategli una o due orette. Risalendo verso il centro non perdete il Mercato delle divorziate, dove potrete anche comunicare con le venditrici senza problema (un'ora). In città facendo un giro in centro dove passerete vicino ai palazzi del governo, potrete vedere la Moschea Saudita Ould Abas. Informatevi delle ore della preghiera se volete entrare all'interno. Poi merita un'altra oretta il Museo Nazionale sempre nei pressi, ci sono solo due grandi sale da visitare, dove è vietato fotografare. Un po' di tempo vi porterà via il Mercato generale sempre interessante e se dovete finire i soldi, una piccola zona di negozi per turisti, dove, più o meno, si trovano tutti gli oggetti souvenir che si rinvengono nelle altre parti del paese: Oggetti intessuti di paglia, collanine di pietre locali, pietre, cristalli e fossili, punte di freccia, giochi tradizionali, tessuti e similari. Infine dedicate tutto il tempo che vi rimane al Mercato del pesce, sulla spiaggia della città, assolutamente la sua parte più fotogenica e interessante. Se non è già previsto dal vostro itinerario, organizzare questo giro della città è possibile contattando agenzie sul posto che chiedono credo attorno ai 100 $, oppure credo assai più convenientemente contattare anche attraverso l'hotel, un tassista che vi porti in giro per tutto il giorno nelle tappe da voi indicate. portandovi infine all'aeroporto alla sera, visto che quasi tutti i voli per l'Europa, partono dopo le 20.

Un venditore


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mercoledì 1 aprile 2026

Un affare interessante

1/5 Ouguiya , la moneta mauritana
 


Cari amici, interrompo per un attimo la mia carrellata sul mio viaggio in Mauritania, anche se questa è ormai quasi giunta al termine, per mettervi a conoscenza di una iniziativa di cui mi preme informarvi e nel contempo di dare l'opportunità a chi di voi fosse interessato ad entrare anche marginalmente in questo business, di contattarmi al riguardo. Come vi ho raccontato nel corso del mio racconto, nel corso di questo viaggio che mi ha consentito di conoscere questo straordinario paese e di apprezzarlo anche per le possibilità che offre, ho conosciuto durante il viaggio, un personaggio singolare, il sig. Samak Ibn Alburi, che mi ha messo a parte dell'attività che sta iniziando. Infatti vi rammento che la Mauritania è ormai diventata la più importante produttrice di bottarga di muggine che si conosca e non poche imprese ittiche che si sono dedicate a questo prodotto, si servono laggiù a causa della qualità del materiale offerto e non ultimo della sua unicità. La pesca del muggine in questa zona fornisce grandissime quantità di pesce e quindi la conseguente produzione è piuttosto abbondante, ma in questi ultimi anni, a causa della pesca internazionale intensiva ed il cambiamento climatico, si stanno riducendo le quantità di pescato con conseguenze che diventano via via più gravi. L'ormai caro amico Samak, ha così avviato una produzione di bottarga di cammello che, oltre ad essere buonissima ed assolutamente abbondante, è anche ottenibile molto economicamente e mi vorrebbe socio di minoranza nella sua azienda. Vi assicuro che la cosa mi appare entusiasmante e credo già oggi stesso partirò per Nouakchott per procedere e vederci più chiaro in questa iniziativa. Qui la manodopera è a bassissimo costo e la lavorazione di scuotimento delle mammelle delle cammelle è semplice, visto che l'indurimento della sacca ovarica si ottiene con molta rapidità e si estrae con una veloce ablazione e anche gli immigrati del vicino Senegal e del Mali che sono presenti nel paese, anche se sembrano rappresentare un problema per i locali, la imparano con facilità. La produzione comincia ad essere venduta anche sui mercati italiani e, data appunto la sua particolarità, sembra essere decisamente apprezzata e si vende a prezzi molto interessanti. Le analisi svolte alla Università Internazionale di Ittiologia del Michigan, hanno attestato che la bottarga di cammello è un alimento nutriente sano e ricchissimo di fosforo che sviluppa l'intelligenza e l'attenzione oltre ad essere assolutamente rispettoso della natura, della biodiversità e decisamente green. Inoltre non contiene glutine, né zuccheri aggiunti. Per chi fosse interessato ad acquistare quote di questa società, appunto la Société Anonyme pour la Bottargue de chameaux du Banc d'Arguin  (S.A.B.B.A.), società che aderisce alla Federation International Social et Hospitalier, ben conosciuta per la sua serietà internazionale, che sarà presto quotata alla borsa valori di Nouakchott, potrete versare il corrispettivo, che al momento è di 45 Ouguiya per azione, direttamente a me o comunque manifestarmi l'interesse per iscritto al più presto. Gli Ouguiya, la moneta usata in Mauritania si trovano facilmente in banca e vi ho messo in testa al pezzo, l'immagine delle monete richieste per l'operazione da mostrare alla vostra banca di fiducia. Se avete qualche dubbio telefonatemi, ma entro oggi, mi raccomando, perché si prevede che le quote in vendita si esauriranno entro la mezzanotte.



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martedì 31 marzo 2026

Mau 25 - Il mercato dei cammelli

Mercato dei cammelli - Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

La costa
Eccoci infatti arrivati ad incontrare nuovamente il nastro di asfalto della N2 che porta verso al città. Una lunghissima fila di pale eoliche la costeggia, d'altra parte siamo proprio vicino al mare ed il vento è una costante su cui si può contare sempre. Il mare adesso è un poco più lontano e man mano che procediamo il movimento del traffico aumenta, piccoli insediamenti, barche che incrociano verso la riva, attività commerciali lungo la strada e infine quando ci avviciniamo definitivamente alla capitale ecco la continuità della periferia con le costruzioni che si susseguono, in generale tutte di recente costruzione, segno che la città continua ad espandersi senza sosta, attirando i nomadi dal deserto per renderli definitivamente stanziali. Anche questo deve essere un cambiamento veramente difficile, pensando al tipo di vita a cui queste genti sono abituate, alla tranquillità di uno stile di vita che non prevede un controllo continuo del tempo, all'assenza di rumori, al cielo che ti sovrasta raccontandoti solo sensazioni di libertà assoluta, che qui invece, verrà scambiata con nuovi obblighi e nuove necessità, certo forse con maggiori opportunità e migliori comodità a disposizione, ognuna delle quali tuttavia avrà un costo e non solamente in termini economici, ma sicuramente anche psicologici. Un cambiamento che ogni civiltà, ad un certo momento ha dovuto affrontare e che per molti potrà essere traumatico, un momento a cui non ci si riesce ad abituare, mentre per altri, più fortunati certamente, si tratterà di un salto di qualità atteso da tempo ed apprezzato. 

Passiamo da un quartiere all'altro, senza che si palesino modifiche sostanziali, diciamo putre che se ti perdessi da queste parti, difficilmente sapresti raccapezzarti, in queste vie, molte della quali ancora di terra e sabbia, ad incroci regolari e squadrati che non si distinguono tra di loro. Alla fine arriviamo al nostro Hotel Flora, in cui ormai siamo di casa, che sta calando la sera. Questa volta ci tocca la dependance laterale, l'albergo sembra addirittura pieno, visto che di camere ce ne sono parecchie e la costruzione è un po' un labirinto per cui bisogna raccapezzarsi un po' prima di trovare la strada tra scalette laterali e corridoi nascosti, prima di raggiungere la zona dove ci sarà servita la cena, ovviamente pesce, qui siamo al mare e quindi il menù è quasi obbligatorio e non delude. Salek ci ha lasciato, domani ci sarà un suo collega, lui ripartirà con altri ospiti, il deserto lo aspetta di nuovo e lo abbiamo salutato con un po' di tristezza, d'altra parte gli incontri nel deserto sono così, un breve contatto e poi le strade tra le sabbie riprendono il sopravvento e ti conducono lontano. Questa è la nostra ultima notte in questa terra e anche se non è ancora il momento di tirare le somme, avverti sempre come al solito la sensazione della completezza del viaggio che sta per terminare, quasi senti che sta per arrivare il momento di mettere a posto le caselline, di riordinare le idee, di fare i bilanci definitivi e anche se a queste cose ci penserai quando sarai arrivato a  casa, questo è sempre un momento di statica tranquillità privo dell'ansia di scoprire la serie di cose che hai programmato e dell'itinerario da svolgere. 

Domattina avremo ancora tutto il giorno per scoprire la città che all'arrivo abbiamo appena passato e della quale abbiamo soltanto sentito qualche profumo e le sue immagini sfocate dal finestrino delle nostre auto. Così passa la notte e al mattino successivo siamo pronti per una classica colazione alla francese con brioche e marmellata. quasi quasi cominciamo a risentire il profumo dell'Europa più vicina. Poi partiamo alla scoperta della città. Uno dei punti più noti ed interessanti è il mercato dei cammelli che si svolge fuori città e sembra sia una dei più grandi dell'Africa intera, secondo, si dice, solo a quello di Khartoum in Sudan. Attraversiamo tutta la capitale che alle nove del mattino non è ancora completamente sveglia e raggiungiamo la periferia sud, sulla nazionale che in circa 200 chilometri raggiunge la frontiera senegalese, percorsa per un lungo tratto dal grande fiume omonimo dell'Africa Occidentale, che segna quasi la fine del Sahara propriamente detto. Ad un certo punto, lasciamo la strada e giriamo verso un ampio spazio verso il mare, quasi privo di costruzioni, dove però cominci a vedere spazi recintati, all'interno dei quali sono asserragliati migliaia di animali a gruppi più o meno numerosi. Ci si inoltra attraverso stradine e sentieri, dopo aver lasciato la macchina in un ampio parcheggio. 

Certo i cammelli, anzi più propriamente i dromedari sono animali grandi e maestosi e da vicino, anche se sono assolutamente calmi e mansueti, incutono un certo timore. Se qualcuno si imbizzarrisce e spaventato cominciasse a dar di matto qua e là ci si potrebbe anche fare male. Ma questi sembrano abbastanza tranquilli e continuano a ruminare in attesa di conoscere il loro destino. Qui si parla di circa 10.000 capi di cui almeno un migliaio viene venduto ogni giorno a prezzi variabili tra i 1000 e i 1500 €, insomma un giro di affari che supera il milione al giorno, mica poi così poco. I sensali si aggirano tra i gruppetti per valutare la qualità delle bestie, credo che anche qui come nei nostri mercati tradizionali di bestiame, siano vacche o un tempo cavalli, si controllano i denti e i famosi tasti (della grassella, sul collo, sulla groppa, sono reminiscenze del mio esame di zoognostica, dove rimediai un misero 20, quando ti mettevano n mano una dentiera e dovevi riconoscere l'età dell'animale, bei tempi). Il tasto è un particolare punto del corpo, per esempio quello detto della grassella è posizionato tra coscia e fianco, nella zona interna del ginocchio che alla palpazione deve risultare morbido e molto muscoloso, rivelando l'attitudine all'ingrasso. E qui vedi proprio i possibili acquirenti che si aggirano tra gli animali, palpeggiandoli qua e là per controllare la qualità della bestia e quindi il suo valore. 

Poco più in là gruppetti di uomini scuri, avvolti nelle grandi vesti azzurre e blu, che si gonfiano al vento, discutono animatamente, staranno trattando i prezzi, sempre troppo cari per il compratore e viceversa per chi vende, più in là vedi anche qualche scambio di danaro, uno che passa la mazzetta furtivamente, l'altro quasi incupito e con la testa china che conta sfogliandoli tra le dita nodose.. Ci sono anche delle  piccole costruzioni a lato dove c'è un va e vieni, sono i luoghi dove vengono ufficialmente registrati i contratti ed i passaggi di proprietà. Ma anche gli animali sono un bello spettacolo. Qualcuno sporge curioso il muso allungando il collo arcuato, altri si ritraggono, quasi sembrano impauriti come consci di essere di fronte a qualche cambiamento che non è detto essere migliore. Di certo infatti molti, i più vecchi che non sono più in grado di trasportare i pesanti carichi a cui sono abituati o i vitelli (si chiamano così anche i piccoli del dromedario) verranno destinati al macello. In fondo, qualcuno che ha concluso l'affare conduce il suo acquisto singolo o plurimo, verso il camioncino, tirandoli con una corta cavezza. Qualcuno fa resistenza e non vuole salire e allora ci si mettono in due o in tre a tirare, costringendolo a forza o stringendo dolorosamente l'anello che passa tra le narici, che non per nulla, come da noi, anche qui si chiamerà torcinaso. 

Alla fine vengono tutti ammassati nel retro di qualche camioncino o se si tratta di un singolo animale anche del cassone di un pickup, dove l'animale si accoccola senza protestare. Non è raro infatti vedere lungo la strada qualche auto che ti sfila accanto col collo del cammello che spunta fuori e si guarda intorno. Passiamo intanto in una zona particolarmente affollata. Gruppi di animali distinti tra di loro ma piuttosto ammassati, si agitano un po' anche se generalmente sono tutti impastoiati con un laccio che lega tra di loro le zampe anteriori, alla fine però uno si libera e tenta la fuga attraverso il mercato. Certo una bestia che supera sicuramente i dieci quintali, alta tre metri che corre qua e là, con degli zoccoloni che se ti sfiorano, non sei di certo contento, insegna che bisogna farsi da parte ed aspettare che dopo averla rincorsa, la acchiappino e la riducano a più miti consigli. Alla fine il dromedario riottoso viene ricondotto nei ranghi; brontola ancora un poco, lanciando al cielo quel suo raglio profondo e gutturale che si sente di lontano e poi si calma definitivamente, dopo aver afferrato una boccata di paglia e cominciato a masticarla rumorosamente roteando la mandibola. Certo che queste bestie hanno dei denti impressionanti quanto a dimensioni! Se li guardi da vicino noti subito che il pelo è stato accuratamente rasato in alcuni punti dai loro proprietari, fino a formare complicati disegni a rilievo, stelle, cerchi, mezze lune che abbelliscono le groppe e valorizzano ancor di più l'animale stesso. 

Anche i colori sono molto variabili; accanto a qualcuno decisamente più scuro, di  un marrone carico come certi cavalli bai, altri sono invece chiari e lucenti, qualcuno addirittura bianco che si distingue in mezzo agli altri e mi risulta sia particolarmente apprezzato. Insomma c'è da aggirarsi qui intorno per ore, lo spettacolo è sempre diverso. In fondo c'è un piccolo settore dedicato alle capre, bellissime col vello molto lungo e le corna ritorte di grandi dimensioni che si levano al cielo. Queste belano più tranquille e di certo si sentiranno intimidite di fronte alle dimensioni dei loro vicino che le dominano dall'alto delle loro dimensioni maestose. Mi tornano alla mente altri mercati, quello di Goulimine, in Marocco in fondo non molto lontano da qui, in cui passai una intera giornata quasi cinquanta anni fa, chissà se è ancora così frequentato in quella oasi lontana e quelli più piccolini, tra le montagne nei dintorni di Sana'a nello Yemen, quel meraviglioso e disgraziato paese, travagliato da guerre senza fine, tra muraccioli di pietra che alternavano piccoli dromedari ad asinelli grigi e già con i basti carichi di legna preziosa. Ma in fondo le differenze non sono poi molte anche se penso al grande mercato che avveniva un tempo, quando ero bambino nella mia città, Alessandria (non d'Egitto, eh).

Il mio papà mi portava a vedere la grande fiera tradizionale del bestiame che si teneva da secoli e non scherzo, a San Giorgio, tra le altre cose proprio il giorno del mio compleanno e che quindi finiva sempre con l'acquisto di una bella stecca di torrone Sebaste, il diavolo del torrone, un banchetto storico di quel mercato, assieme ai baracconi, certo da noi niente dromedari e capre, ma bovini dal mantello bianco e cavalli di ogni specie e anche allora, personaggi che si aggiravano con occhio esperto, proprietari appoggiati a un bastone in un angolo che spiavano tra la gente di passo, quale mostrasse anche solamente con un guizzo dell'occhio, un interesse che lo qualificasse come probabile acquirente. In fondo il mondo degli allevatori è lo stesso in tutto il  mondo, che siano cammelli, buoi grassi, lama o asinelli morbidi e pelosi, i gesti, gli interessi, le astuzie commerciali rimangono gli stessi. Al mercato di Nizwa nell'Oman, le capre più belle girano in tondo sotto l'occhio attento degli acquirenti fino a quando uno si alza, va a toccare l'animale, lo rimira un poco, poi comincia a discutere con il proprietario fino a quando escono dal recinto e la transizione si conclude, sempre nello stesso modo. Si va verso il camioncino e la bestia sale docile verso la sua destinazione, bella o brutta che sia. Alla fine però dobbiamo andare anche noi. Non abbiamo dato fastidio più di tanto, la gente era troppo impegnate nelle ricerca o nelle transazione per badare ai pochi turisti che si aggiravano qua e là, a non prendersi qualche calcio dalle bestie, stessero attenti loro, che gli uomini del deserto debbono badare agli affari. E' ora dunque di tornare verso il centro.




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