| Fragole di Volpedo |
Piove sulle brutture del mondo e anche la pioggia stenta a confondersi con le lacrime della gente. Certo non serve a lavare vie quell'onda di nero che si estende sempre di più sulla mia colpevole Europa, colpevole soprattutto di lasciarla crescere senza por freni, anzi non fa che rinfocolarla alimentando vigorosamente quella fogna di odi atavici che in molti periodi della storia, complici i consueti accadimenti, di tanto in tanto si vanno affermando. Bisogna appagarsi allora delle piccole cose, naturalmente se si vuole sopravvivere in attesa che tutto, come al solito, passi e passerà anche questo periodo, sfortunatamente per alcuni troppo tardi per godere di una nuova primavera. Nel frattempo, testa bassa che di falci ce ne sono sempre in giro anche troppe. Godere delle piccole cose dunque e visto che qui ormai si sta sempre a casa o nei pressi del proprio giardinetto in attesa che qualche ala benevola ti possa portare finalmente lontano, ieri sono andato a godermi la bellezza e l'interesse del vicinissimo Castello di Piovera, grazie alla consueta organizzazione dell'Associazione Museo dell'Agricoltura del Piemonte e della sua infaticabile Presidente Mina Caligaris, che è un vero gioiellino da non perdere per chi passi dal grigiore sempre incombente tra i nostri Tanaro e Bormida, come diceva la buonanima del nostro grande concittadino. Pensate che nei miei cospicui ottanta anni, non ero mai stato all'interno che ospita una serie di collezioni di oggetti antichi del nostro territorio così imponenti ed interessanti che due o tre ore non bastano per dare un occhiata anche solo superficiale a tutto, inclusi i memorabilia della illustre famiglia padrona del castello, assieme al piacere di essere condotti per mano a scoprirli addirittura dal signor Conte Calvi di Bergolo, personalmente, una figura affascinante ed ironica che da sola sarebbe sufficiente a colorirvi la giornata.
Grande fascino che emana dagli antichi tomi della biblioteca, dagli oggetti di famiglia e dai ritratti di una folla di avi di una famiglia le cui ascendenze affondano nella notte dei tempi e si collegano a tutte le famiglie regnati di Europa e che ha prodotto addirittura quattro Papi. Gli oggetti esposti e la loro ricchezza mi hanno ricordato un altro grande museo italiano, quello di casa Guatelli ad Ozzano sul Taro nei pressi di Parma, altra chicca imperdibile della ricchezza che l'Italia minore ha da mostrare, al di fuori delle folle dell'overturism e che vi invito a non perdere se capitate da quelle parti. Non è mancato il tempo poi per fare visita, a una ventina di chilometri da lì, alla casa museo di Pellizza a Volpedo, per ripassare la tristissima storia di questo altro grande nostro conterraneo, mai abbastanza sufficientemente cantato. Il paesino vive attorno al ricordo di questo monumento della pittura italiana, girando per gli angoli del paese a ritrovare gli sfondi delle sue opere ancora perfettamente riconoscibili, dal fienile dietro casa sua, alla piazzetta dove avanza la schiera calma e tranquilla del Quarto stato. Una sosta nella Pieve romanica, ancora splendidamente affrescata, e poi te ne torni a casa sereno finalmente, avvolto dal profumo delle cassetta di fragole che si diffonde nell'abitacolo, l'altra ricchezza di questo borgo che ne caratterizza pienamente la personalità sfumata tra queste delicate colline tortonesi, non certo famose e ormai pretenziose, come le loro vicine del Monferrato e delle Langhe, anche se ormai inflazionate dalla notorietà, ma ancora avvolte dalla loro bellezza umile e tuttavia calorosa. Tagliate a pezzettoni, rosse e odorose, mi hanno riempito la bocca di fragranza e sapore delicato e gentile, ieri sera. Oggi bis e al diavolo tutto il resto, pioggia inclusa.