Dopo l'operazione di grande successo del precedente Viva il latino, lingua inutile, l'autore ritorna sul luogo del delitto come si dice, con questo piccolo grande libro, godibilissimo anche per i non addetti ai lavori: Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo. Il nostro prende in esame, immagino dopo una serie di dolorosissime rinunce, dieci parole latine iconiche: Ars, Signum, Modus, Stilus, Volvo, Memoria, Virtus, Claritas, Spiritus e non ultima, viste le implicazioni attuali, Rete. Di ognuna esamina con puntuale precisione, tutte le complesse evidenze etimologiche, poi passa alla ricerca delle tracce di queste parole e dei loro derivati in una infinita e ricercatissima serie di citazioni di tutta la letteratura classica ed odierna, in ogni possibile lingua, esaminandone tutte le implicazioni filosofiche e l'importanza che queste rivestono anche nel nostro attuale mondo. Davvero una disamina molto interessante che piacerà moltissimo anche chi il latino non lo conosce affatto, ma che potrebbe essere causa di un irresistibile anche se magari tardivo avvicinamento a questa lingua, base della nostra civiltà, per molti. Sicuramente un testo necessario per chi si interessa della filologia del latino e delle sue implicazioni nella nostra vita di tutti i giorni.
Soffia il vento dell'est
Un (finto) blog di viaggio. Parole, idee, immagini in libertà.
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sabato 26 settembre 2026
Recensioni: N. Gardini - Le 10 parole latine
mercoledì 23 settembre 2026
Recensioni: Jung Chang - Il volo dei cigni selvatici
Questo è il seguito del famoso ed acclamatissimo Cigni selvatici che nel '92 diede all'autrice la fama internazionale, tradotto in oltre 50 lingue e secondo alcuni il libro sulla Cina più conosciuto nel mondo. Quel libro che raccontava la storia di sua nonna e di sua madre, assieme al padre comunisti della prima ora e partecipanti alla Lunga marcia, poi, come spesso accade in quei regimi, spaventosamente vessati, imprigionati, condotti sull'orlo del suicidio e infine anche della sua, quando riuscì a lasciare la Cina per Londra nel 1978, anno in cui si concludeva il libro. Questo libro invece racconta cosa è accaduto dopo, proseguendo fino ai giorni nostri e oltre alla prosecuzione della saga familiare che va avanti per altri cinquant'anni è l'occasione per ripercorrere la storia cinese recente. Il punto di vista è, sebbene schierato e come non potrebbe esserlo, sempre di estremo interesse, sia per la chiarezza di esposizione che per l'acutezza delle osservazioni, che riescono a mantenere nonostante tutto, una notevole obiettività e, dal mio punto di vista, visto che essendoci stato almeno una trentina di volte dal 1999 fino ad oggi, ritengo di conoscere un poco questo paese, mi sono ritrovato spesso vicino o sovrapposto alle sue considerazioni. La scrittrice è attualmente al bando in Cina dopo il suo monumentale libro su Mao, scritto a quattro mani con il marito, che cerca di riportare la figura del dittatore nell'alveo della sua realtà storica, al di là delle beatificazioni che ancora lo circondano e che ha creato nel tempo un culto della personalità duro a morire anche nel resto del mondo, mentre laggiù fa ancora parte dei pilastri alla base del sistema, forse con un interesse addirittura aumentato rispetto al passato recente. Comunque un lavoro molto interessante per tutti quelli che hanno ancora di quel paese una conoscenza sfumata, lontana dalla realtà, spesso edulcorata o anche di contrasto, che relega la Cina in un contesto assolutamente fuorviante rispetto a quello che è realmente. Per questo è un libro molto consigliabile da leggere e da ragionare con attenzione, magari se avete interesse ad un viaggio da quelle parti, per cercare di capire meglio quello che andrete a vedere al di là della vetrina colorata e rutilante.
martedì 22 settembre 2026
Recensioni: S. Rushdie - La città della vittoria
Bisogna dire che Rushdie non delude mai, la sua prosa, barocca, onirica, dalla fantasia sfrenata, riesce sempre ad avvincerti con le sue invenzioni dalla prima all'ultima pagina. Qui siamo in presenza di un lavoro che si avvale di molti dei topoi più classici. Il manoscritto antico ritrovato e reinterpretato dall'autore, la riscrittura di un poema epico indiano fiume, sul tipo del Ramayana o del Mahabharata e la sfilata di tutti i personaggi più iconici di quel caleidoscopio di colori, di nomi, di dei e di eroi che l'India ci presenta sempre come la sua attraente e fantasmagorica facciata, in uno scenario di templi e di antiche città di arenaria. La vicenda, che questa volta avviene nel XIV secolo, racconta la storia di una città dalla sua fondazione alla sua rovina, creata da una donna dea, che ne stila appunto la storia in versi nel suo arco di vita di 250 anni. Amore, eroismo, crudeltà, stupidità umana e morte mescolati in un gran calderone di vicende che si intrecciano all'infinito. Come sempre avvincente e soprattutto affascinate per il suo sapore di esotico, come solo questo continente sa dare, l'autore non perde l'occasione per imporre il suo stile, ricco e divertente e soprattutto sempre intriso di ironia sarcastica, che rimanda senza troppe difficoltà al nostro mondo ed ai suoi problemi e contrasti attualissimi e ben riconoscibili. Godibilissimi soprattutto i contrasti religiosi ed i riferimenti ai vari regimi che il mondo moderno ci mette ogni giorno davanti agli occhi. Un altro buon lavoro, insomma, di questo autore che nonostante l'età continua a sfornare senza interruzione. Consigliato.
lunedì 21 settembre 2026
Recensioni: M. Cerrino - Il segno del drago
giovedì 17 settembre 2026
Recensione: C. Divakaruni
Interessante lavoro di questa importante scrittrice bengalese, già nota per il famoso La maga delle spezie che ripresenta il più noto poema epico indiano, il Mahabharata, attualizzandolo e raccontandocelo secondo il punto di vista di una donna, la principessa Panchaali. E' un po' come se stessimo parlando dell'Iliade che, invece di raccontare le gesta di Achille, Ettore, Ulisse, Agamennone e tutti gli altri eroi omerici, ce la presentasse narrata dal punto di vista di Elena. Interessante e coinvolgente sotto molti altri punti di vista, ovviamente oltre a quello di questa visione al femminile, è anche una puntuale e assolutamente contemporanea visione degli orrori della guerra e della sua ineluttabile malvagità intrinseca che riesce a trasformare anche gli uomini moralmente sani in mostri assoluti e disposti a qualunque nefandezza, cosa che purtroppo dobbiamo constatare continuamente e che conduce inevitabilmente verso un unico e sempre prevedibile baratro. Oltre che affascinante e utile a chi vuole approfondire la conoscenza delle tradizioni indiane, il libro dimostra come siano così vicini i grandi libri etici dell'antichità di ogni cultura anche se apparentemente distanti tra di loro. Interessanti anche le descrizioni delle armi fatate che gli dei concedono agli uomini, immaginate migliaia di anni fa dai poeti epici indiani, alcune nella descrizione assolutamente sovrapponibili a missili, bombe e così via, per non parlare dell'arma assoluta, la Shakti, che nasce dai raggi e dalla materia solare, in pratica la bomba nucleare. D'altra parte come si evince dallo stesso poema siamo ormai precipitati nel Kaliyuga, la quarta e ultima età del mondo quella nella quale regnano il buio, la falsità e la morte. Meditate. Si legge in un attimo.
sabato 12 settembre 2026
Otium aestivum
Ritrovato in una soffitta di Fenestrelle il quadro di Van Gogh che si credeva perduto,
il famosissimo Ritratto di coppia e cane
E così è proprio finita davvero, bagagli quasi pronti, dopodomani sarò nella assolata Alessandria, gioiello della pianura padana, pronto per altre avventure. Quantomeno possiamo dire, dai, su, siamo ancora vivi, alla faccia di chi ci vuol male, e soprattutto alla faccia dell'INPS che aspetta solo di risolvere il problema pensionistico, mentre noi cerchiamo di resistere il più a lungo possibile per poterle succhiare ancora il massimo, almeno fino a quando ce la faremo. Che parassiti, direte voi! Siamo fatti così è la nostra natura direbbe lo scorpione di Esopo, o era Fedro, chissà? Intanto è settembre, dunque andiamo è tempo di migrare come diceva invece D'annunzio e noi migreremo, spero presto, come i suoi pastori verso il mare e sarà proprio l'Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti. E quest'anno non abbiamo neppur potuto bere profondamente ai fonti alpestri, intanto perché non si trattava di acqua natia, e poi neppure ce n'era poi un gran ché di acqua, visto che non è piovuto per mesi. Va bene non stiamo lì a fare troppo i sofisticati, intanto scendiamo a valle e cerchiamo di metterci a posto, perché sono piuttosto indietro col lavoro che devo fare. Anche se lavorando duramente in questi mesi di calma, ho portato a termine il libro sul Pamir, anche in inglese, grazie anche all'aiuto dell'AI che mi stupisce ed appassiona sempre di più. Pensate che ho scoperto che un amico che mi sta aiutando nella revisione della traduzione (fatta grazie all'AI), la sta correggendo con l'aiuto dell'AI! Ormai siamo al paradosso, comunque bisogna adeguarsi. Io se di lavoro facessi il traduttore non starei tanto tranquillo insomma. Adesso intanto, approfittando degli ultimi giorni a disposizione che mi rimarranno da trascorrere sotto un ombrellone, mi metterò di buzzo buono a preparare le conferenze dell'autunno prossimo venturo, tranquilli di lavoro da fare ce n'è ancora parecchio. Poi speriamo che si parta, finalmente, perché sono un po' stufo di questi otia perpetua che mi imbolsiscono più di quanto già non mi imponga il tempo. Adesso intanto mi preparo per l'ennesima apericena, con i residuati bellici, che ancora popolano il borgo, tanto per finire in bellezza. Ci sentiamo con calma.
mercoledì 9 settembre 2026
Comincia l'autunno
| Lago nero |
Con oggi sembra che l'estate in montagna sia davvero finita, cielo grigio su, foglie gialle giù, come diceva quel tale, solo che comincia anche a fare freschino. Adesso il mio amico alessandrino, so già che mi dirà, ma hai un bel coraggio dopo tutte le lamentele sul caldo insopportabile, non voglio sentirvi che me la menate che fa freddo. Lo so è così, l'uomo è assolutamente incontentabile. Comunque io cerco di riprendermi poi farò un breve passaggio a vedere cosa hanno combinato sotto casa mia e me ne vado via di nuovo, così non ve la prendete se mi lamento. E' la solita canzone dell'anziano, insomma. Intanto ho finito il nuovo libro, pure tradotto in inglese con l'AI, che mi stupisce ogni giorno di più, pensate che i frammenti del Milione, me li ha girati in inglese antico ed i brani dei poeti Pamiri che ho scovato sul web, li ha tradotti con le rime! Robe da matti. Intanto rimango qui, sul mio terrazzino, mentre la prima pioggia gocciola sul tetto a sognare nuovi programmi, nuove mete, itinerari affascinanti e spero realizzabili prima che sia troppo tardi. Da un lato gli anni che avanzano e non consentono più certe soluzioni, dall'altra questi maledetti che vogliono disfare il mondo con la loro idiozia. Che qualcuno li veda dall'alto e li punisca con la folgore che si meritano. Io rimango qui a sognare, per ora, poi si vedrà.
mercoledì 26 agosto 2026
Pam 51 - 85 Motivi + 1 per visitare il Pamir e dintorni
| Pamir Highway - giugno 2026 |
A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi, anche solo con questo, a mio parere, piacevolissimo itinerario, di cui vi ho detto e che mi ha portato a ripercorrere sentieri antichi, a testimonianza di aver ripercorso per l'ennesima volta i passi di Marco Polo, sulla classica via della seta, assieme a quelli di Alessandro Magno, nella zona più interna e difficile dell'Asia Centrale, voglio elencarvi come mio solito, un elenco pedissequo di motivazioni, che potrebbero ulteriormente convincervi e spingervi a programmare questo viaggio. Così per questi due paesi, il Tajikistan ed il Kirghizistan, ho cercato di entrare un po' più a fondo negli aspetti storici, naturalistici e culturali, mentre penso che tra le righe sia passato anche il sottile e pervasivo desiderio di riuscire un giorno a visitare anche le ultime zone che, per varie motivazioni, soprattutto logistiche e di tempo, ho dovuto forzatamente tralasciare e che indubbiamente varrebbero la pena di essere più a fondo indagate, tornandoci magari per la quarta volta e mi riferisco in special modo ad alcune parti del Kazakhistan e del tanto a lungo sognato Afganistan. Sperando di stimolarvi comunque al viaggio, ecco quindi, come al solito, un piccolo elenco di cose imperdibili di questa area segreta del mondo o che, se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di sobbarcarsi le ore di volo che sono necessarie a raggiungere quelle terre, lontane nello spazio e così differenti ed intriganti, ricordando sempre che questo è stato un altro dei diversi fulcri da cui la civiltà umana ha preso vita.
- Ritrovare la via di Tashkent secondo sentieri già percorsi, sentendola ormai come una vecchia amica
- Traversare una nuova frontiera tajika con l'emozione di entrare in un mondo incognito e quasi misterioso
- Percorrere la verde valle di Fergana tra agricoltura moderna e sentori antichi
- Mangiare il primo plov tajiko e sentirlo come un vecchio amico
- Girare per mercati, piazze e musei di Khujand e stupirti di quanto una città sconosciuta ti può offrire
- Rivivere l'epopea di Alessandro in Sogdiana, tra fortezze e ricordi nel suo impero di oriente
- Ascoltare commosso una canzone di Alla Pugachova, suonata da un maestro liutaio sulla sua dombra
- Stupirsi davanti ai monumenti magniloquenti del regime presente e ricercare quelli del regime passato
- Ammirare il Mare del Tajikistan da un sanatorio sovietico
- Rifiutare l'acquisto di serpentelli di risaia mangerecci
- Aggirarsi meravigliati nella fortezza di Mug Teppe "ristrutturata"
- Mangiare le more di gelso offerte dalla famiglia del guardiano della antica moschea di Kok Gumbaz
- Comprare coltelli forgiati da un fabbro nel bazar di Istaravshan
- Ascoltare la storia dei gemelli e della lupa, chiedendosi dove è cominciata per la prima volta
- Salire gli stretti tornanti del passo di Shakhristan ammirando le montagne circostanti
- Stupirsi dei colori delle rocce dei canyon della valle dello Zeravshan e cercare le cime di monti famosi nel panorama lontano
- Aggirarsi tra le rovine dell'antica Panjakart stupendosi per la modernità dell'impianto cittadino
- Guardare le ossa della "Principessa di Sarazm" immaginandone la storia
- Aggirarsi nei meandri della burocrazia locale tra visti e permessi
- Guardare dall'alto in basso l'antico minareto di Ayni imprigionato in una una incastellatura di vetro
- Rimanere attoniti davanti alle cime innevate della catena del Turkestan
- Perdersi tra le piste di montagne che portano al lago segreto di Alessandro
- Conoscere Dushambé, la capitale, dai suoi musei e dai suoi mercati
- Camminare per il grande parco cittadino tra statue ed aiuole curate
- Salire le mura della fortezza di Issor per vedere le costruzioni dall'alto
- Rigirare per la grande moschea nuova stupendosi delle sue dimensioni
- Essere ricevuti con tutti gli onori dal Segretario Generale del Comitato Olimpico Nazionale Tajiko
- Cercare i mattoni originali della fortezza di Ulbuk e farsi mostrare i capolavori ritrovati dal custode che questo museo ha creato
- Rimanere bloccati da una frana su una strada sia di fronte che dietro e aspettare che liberino la carreggiata
- Essere circondati dalle greggi che salgono verso i monti ed arrivare al confine con L'Afganistan
- Percorrere la valle del Panji potendo quasi toccare con le mani quel territorio oltre confine
- Accontentarsi con dispiacere di fotografare il famoso cartello Chi Afgoniston che indica il ponte invalicabile
- Comprare bottiglie di buon brandy tajiko direttamente nella fabbrica di produzione
- Passare la notte in una vera casa pamira tradizionale ospitati da due anziani abitanti del Wakhan
- Spiare la vita quotidiana degli afgani che vivono appena al di là del fiume
- Percorrere il corridoio di Wakhan con l'emozione di calpestare i passi di Marco Polo e Alessandro
- Fare incontri straordinari di ciclisti, automobilisti e motociclisti che compiono raid infiniti attraverso l'Asia e ascoltare i loro racconti
- Visitare fortezze abbandonate e arrivare a Khorug per conoscere la realtà ismailita
- Fare un bagno termale in una piscina naturale con un gruppo di Wakhani che si stupiscono della tua presenza
- Aggirare la montagna dei Balasci e salire alla fortezza di Qah-Qaha per dominare la valle dall'alto
- Guardare i cercatori d'oro afgani che lavorano sull'altra riva del fiume
- Visitare un piccolo museo di antichità wakhane illustrate da un anziano della comunità
- Cercare i piccoli templi tradizionali delle religioni ancestrali del Wakhan ed i petroglifi dispersi sulle montagne
- Ammirare la catena dell'Hindukush e le sue cime di 7000 metri dalle rovine della fortezza di Yamchum
- Apprendere dell'esistenza e del pensiero di grandi filosofi come Muboraki Wakhoni
- Fare un picnic nei prati sotto i 7500 metri del Noshaq
- Conoscere il kalifa di un paesino e dormire a casa sua bevendo vodka fino a tarda sera
- Guardare carovane lontane di dromedari che risalgono le valli laterali del corridoio di Wakhan
- Rimanere abbagliati dal blu profondo del lago Yashikul nel parco del Tajik
- Cominciare il tormentato percorso montano della M41, la Pamir Highway, tra rocce dalle forme misteriose
- Cominciare un itinerario fatato, tra colline colorate, pascoli montani e passi che superano i 4000 metri
- Percorrere la valle perduta di Alichur, tra laghi e steppe, ascoltando i racconti dei camionisti in un luogo di ristoro improvvisato
- Passare la notte in un homestay di pastori kirghisi
- Percorrere l'altopiano tra Ibex lontani e marmotte curiose
- Visitare il curioso mercato di Murghab, finendo in una gelateria improvvisata tra i container
- Entrare nella piccola e solitaria moschea di Murghab in fondo alla valle e poi sostare davanti alla statua di Lenin sopravvissuta
- Entrare in una macelleria di yak dove sono esposti i pezzi più pregiati
- Ascoltare i racconti dei grandi viaggiatori nella sala comune della guesthouse
- Fermarsi ai reticolati della frontiera con la Cina con la voglia di cercare un varco per superarli
- Arrivare con emozione al passo di Hushang coi suoi 4655 metri e non sentirli
- Toccare le nevi dei territori più alti del mondo e vedere di lontano il colore irreale del lago Karakul
- Cercare il picco Lenin al di là del lago davanti alla brughiera verdissima
- Guardare un vecchio yak sulla riva del lago e raccogliere corna di pecora di Marco Polo
- Osservare con stupore i cerchi di pietra delle tombe scite al di là del lago
- Passare il confine e precipitarsi nella Valle Rossa che lo segue fino a Sari Tash
- Vedere finalmente il Picco Lenin e gli altri 7000 dal lato Kirghiso
- Incontrare il pastore Ulug Beg ed ascoltare la storia della sua famiglia
- Guardare le ragazze che mungono le giumente per fare il kumys e il qurut
- Percorrere valli tra montagne dai colori smaglianti ed innaturali punteggiate di yurte bianche
- Godersi le mandrie di cavalli all'orizzonte che galoppano nei pascoli verdissimi
- Visitare la città di Osh e salire sulla montagna al centro col suo museo interno alla roccia
- Girare i suoi magnifici parchi e mangiare shashlik in un ristorante all'aperto
- Visitare il suo museo ed i meravigliosi tappeti antichi e girare per il bazar moderno
- Ritrovare nel grande parco il sapore antico del Kvas sovietico
- Penetrare il Kirghizistan più segreto a Kazarman coi suoi cimiteri in rovina
- Visitare il parco dei petroglifi coi suoi 90.000 graffiti
- Salire verso i pascoli alti tra piste scoscese e miniere di carbone cinesi
- Dormire in una yurta sulle rive del Sonkul
- Partecipare a giochi di villaggio in attesa del tramonto sul lago
- Discendere a precipizio nella valle tra tornanti lunghissimi fermandosi a fare foto sulla neve con anziani turisti locali
- Mangiare una sontuosa trota alla griglia sulle rive del fiume
- Scoprire la superficie del lago Issikkul, il mare interno della Kirghisia
- Fare il bagno nel lago più iconico del paese cantato dai suoi poeti
- Comprare ciliegie dolcissime sul bordo della strada
- Visitare Bishkek, la capitale più contradditoria dell'Asia Centrale tra spinte moderniste e passato sovietico
- Salutare questo paese dalla sua piazza centrale, davanti alla sua fontana multicolore, simbolo del suo presente, portandosi a casa soprattutto la voglia di vedere in queste terre quello che non ho ancora visto e ricordando le persone incontrate lungo il cammino e le amicizie che dureranno sicuramente oltre la fine del viaggio stesso
| Tramonto sul lago Sngkul |
martedì 25 agosto 2026
Pam 50 - Come organizzare il viaggio
| LA moschea di Chujand - Tajikistan - maggio 2026 |
Tel/Wapp - +992.92.8901117 -
Mail : zokirzodajamshed89@gmail.com
https://www.facebook.com/Jamzokiri
instagram - travelwithjamshed - Date un'occhiata sotto: *“Travel is Knowledge”* dove regolarmente scaarica momenti dei suoi viaggi. Potrete trovare molti dei suoi lavori accademici riguardanti il turismo e non solo, sotto *Tajik, Russian and English - Jamshed Zokirzoda*
L'ho conosciuto tramite una carissima amica che aveva fatto lo stesso itinerario con lui l'anno prima e me lo aveva consigliato assolutamente e io non posso che rinnovare il consiglio, perché credo che non mi poteva capitare di meglio, avendo a disposizione come accompagnatore, un professore universitario dal perfetto inglese, con un bagaglio culturale di livello superiore che mi ha fatto vedere, scoprire e soprattutto amare il suo paese come meglio non avrei potuto sperare e non voglio aggiungere altro nel timore di sembrare esagerato, quindi per l'ennesima volta lo consiglio a scatola chiusa. Scrivetegli e concordate con lui la vostra strada. A questo punto direi che siete pronti a partire. Ancora, da non dimenticare. Considerate che parte di questo viaggio si svolge dai 2000 metri in su, con diversi giorni a quota 3000 e punte di 4000/4500, per cui accertatevi di non avere problemi cardiaci importanti, anche se queste quote si raggiungono con gradualità e acclimatamento, quindi se non programmate trekking o sforzi particolari, il giro è davvero alla portata di tutti (considerate che io ho 80 anni e sono leggermente iperteso, ma non mi sono neppure accorto di questo problema). Fate comunque assolutamente una buona assicurazione medica, direi obbligatoria e portate con voi i medicinali di vostra routine. Tenete conto però che questi sono ormai paesi moderni, in cui nelle città si trova tutto e le condizioni igieniche non sono più quelle di una volta. A questo punto direi che siete pronti per partire. Nell'ultimo capitolo darò ancora qualche informazione specifica più dettagliata.| Il confine con la Cina |