lunedì 17 gennaio 2022

Economia politica 11: La crisi attuale

dal web

Ieri vi ho presentato le opzioni geopolitiche piu' cupe delle nubi che si addensano sulle nostre teste ottenebrate dai fatti di Djokovic e del Crin Grass o come si chiama, ma venendo agli aspetti meno esiziali, ma non meno impattanti sulla vita di tutti i giorni, della situazione corrente, vorrei parlarvi oggi del panorama macroeconomico che che sta dipingendo nuovi scenari sull'economia mondiale, checché si dica ancora molto ben globalizzata, il che significa che, come si è sempre pontificato, un battito d'ali di una farfalla in Cina può significare un uragano da noi o in America. Se poi invece di un frullo è uno schiantarsi contro il muro, figuriamoci. Ovviamente bisogna tenere conto soprattutto dell'impatto economico che ha provocato la pandemia. Esaminiamone i vari aspetti. E' vero che da un lato ha compresso e fatto recedere pesantemente tutta la produzione ed il PIL mondiale, dove piu', dove meno, riducendo l'occupazione e provocando pesanti perdite, in particolare in alcuni settori, trasporti, turismo, servizi, spettacoli e divertimenti, ma ne ha fatto crescere altri come il farmaceutico, la logistica e tutta la gig economy, che in parte hanno bilanciato. La tumultuosa crescita successiva al first strike, ha in parte compensato, ma ha fatto emergere altri problemi, come la carenza di forniture, frenandola in alcune parti. Il presentarsi poi di nuovi problemi sanitari ha di nuovo frenato la corsa al recupero. La borsa è un palcoscenico che bisogna osservare con attenzione perché pur presentando aspetti spesso schizofrenici, dà un controllo del polso molto piu'  realistico di tanti osservatori economici, perché lì, la gente e i grandi investitori mettono grano vero e difficilmente sbagliano. Quindi seguire questo osservatorio può dare spesso indicazioni corrette. Ora, sono mesi che le borse di tutto il mondo, chi piu', chi meno, tentano di salire, tanto che sono quasi tutte sui massimi, cedono, è vero, sulle continue notizie negative, ma basta che non ce ne siano per un giorno o due e la salita riprende. 

Questo significa che la sensazione degli operatori è che comunque l'economia non vada male anche se ci sono tanti cigni neri che girano e l'intonazione generale rimane positiva. Tuttavia il piccolo, ma anche il medio risparmiatore cauto non dovrebbe prendere sottogamba questi, tanti, segnali negativi che potrebbero scatenare una tempesta economica di pesanti proporzioni in cui molti avrebbero danni considerevoli. Cominciamo dal fatto che, in conseguenza dei danno della pandemia, tutti i governi hanno pompato nel mercato migliaia di miliardi (gli USA almeno 4 trilioni di dollari, l'Europa oltre 2) per sostenere l'economia. Tutto questo debito fatto di carta senza sottostante, reggerà fino a quando qualcuno non passerà all'incasso, inquesto caso come in tutti i sistemi piramidali alla Ponzi, il castello si affloscia e si traduce in svalutazione netta, che fa presto a diventare ipersvalutazione, che tira una bella riga su tutto, azzera risparmi e pensione, risolvendo in un sol colpo tutti i problemi dei debiti nazionali e dei sistemi previdenziali in sofferenza. Le avvisaglie sono chiare, in USA, la svalutazione è già sul 7%, da noi sfiora il 4% e nonostante tutti i governatori delle banche centrali minimizzino, tutti si preparano ad alzare pesantemente i tassi. Nonostante questo la borsa non ci crede e resiste. D'altra parte l'aumento generalizzato delle materie prime (energetiche, ma anche commodities alimentari e componenti) dovuto alla scarsità produttiva e di logistica, non si può tamponare con le chiacchiere e oltre al freno alla produzione, provoca un aumento dei costi che alla fine qualcuno deve pagare, se vuoi abbassare i costi delle bollette, il grano lo mette lo stato facendo altro debito che alla fine o viene pagato dai contribuenti o peggio verrà sistemato con altra svalutazione in un loop che porta sempre allo stesso baratro economico finale. 

L'unica uscita con pochi danni sarebbe una concreta diminuzione dei problemi legati alla pandemia che consentisse una ripresapotente di forniture e di movimenti internazionali, cosa che contribuirebbe ad una crescita in gradi di compensare ma comunque attutire i problemi di debito sovraesposti. In sostanza un cedimento netto dei prezzi di gas e petrolio (se cessassero i venti contrasto tra Est e Ovest) e la ripresa delle consegne dei componenti che adesso la Cina, fabbrica del mondo, non riesce a far partire dai suoi porti bloccati, genererebbe anche un calo dei prodotti alimentari e del resto, dando una la stura ad una spirale molto positiva per tutto quanto. Dunque cosa si può prevedere e come procedere in questo momento decisamente critico e difensivo. Mollare il mercato obbligazionario e i titoli di stato a tasso fisso, perché la previsione dell'aumento dei tassi è quasi certo. Sottopesare i titoli azionari tradizionali, i bancari e assicurativi adesso ai massimi. Mantenere gli industriali. Tenere d'occhio gli energetici (tipo Enel) che come in Francia potrebbero essere soggetti a pressioni governative o a supertassazioni per mitigare gli aumenti delle bollette e quindi fare momentanei pesanti cedimenti, dando opportunità di entrare su questi minimi, essendo tuttavia aziende molto solide e avvantaggiate dalla situazione. Tenersi parzialmente liquidi per potere usufruire di eventuali opportunità. Considerare che il mattone in tempi di ipersvalutazione ha sempre pagato alla distanza. Considerare che tutti i fondi basati su commodities e altre materie prime sono ai massimi e certo potrebbero ancora aumentare ma, se le cose andassero meglio (basterebbe che un calo del Covid o una schiarita sui venti di guerra, permettesse una ripresa regolare di forniture) potrebbero anche sgonfiarsi di colpo. Insomma è il momento di seguire con attenzione gli eventi e non lasciarsi prendere dal panico, non correre troppi rischi e mantenersi neutrali. Questa è un po' la mia visione generale, ma attenzione che le cose in Italia, meritano considerazioni ancora diverse perché ci troviamo in una situazione del tutto particolare, ma di questo magari se ne parla domani o dopo. E ancora una volta io speriamo che me la cavo.


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domenica 16 gennaio 2022

Missili e Covid

immagine da nova.news

E allora, visto che abbiamo risolto quella di Djokovic e del presidente abbiamo già detto, anche se l'argomento andrebbe aggiornato ad ogni calar del sole, vorrei parlare oggi della situazione geopolitica mondiale (di quella macroeconomica parleremo magari domani), che appare nei notiziari solo di sfuggita e sembra non interessi a nessuno. Invece mi sembra che non sia mai stata così preoccupante e assieme alla comunque sempre presente pandemia, conferisca a formare quello che si direbbe la classica tempesta perfetta. Posto che alla base di tutto c'è sempre l'economia e gli intressi ad essa legata, se fate con cura un elenco delle situazioni critiche del pianeta, è possibile che cominciate a preoccupavi davvero anche voi che state bevendo cappuccino e brioche (salito a 2,5 euri). Mai come oggi i punti di deflagrazione sono stati così numerosi e sul punto di esplodere in bubboni che coinvolgerebbero però stavolta anche gli attori principali. Lasciamo pure da parte le guerre locali di cui non può fregare niente a nessuno e che occupano una mezza pagina di giornale o mezzo minuto di TG, con immagini lacrimevoli, solo perché in quel momento non ci sono altre notizie dalQuirinale o dall'Australia per riempire un buchetto. A queste ascriverei, le carneficine che si vanno perpetuando ad esempio in Etiopia-Tigray e in Birmania. I miei amici che vivono lì, mi parlano di decine di morti al giorno, nella più totale indifferenza. Anche quelle nelle zone estreme del Congo o in Mozambico non destano alcun interesse, anzi non vengono neppure mai citate, mentre la mattanza nello Yemen viene coperta in quanto perpetrata da paesi amici, che possono consumare anche un po' di armi, dato che rifornire gli arsenali è cosa sempre gradita alle nostre imprese, capirà tutto serve al PIL mondiale. 

Anche il casino dell'Afganistan è ormai pronto per essere degradato in serie C e la zona è evidentemente data per persa e lasciata in mano alla Cina, ben lieta di estendere la sua zona di influenza, unitamente ai movimenti mediorientali, zona Siria, zona Libano, conflitto israelo-palestinese, sono tutti lasciati a mezza cottura in attesa di essere rinfocolati al bisogno. Gli effetti collaterali dei profughi, sono ormai completamente ignorati, causa problemi più importanti. Avrete notato che sono spariti dai radar le situazioni al confine bielorusso e i campi lager di Turchia e Libia. Di lì se ne sono andati via tutti, ONG e giornalisti e dire che avrebbero potuto fare un sacco di foto interessanti, tra morti congelati nei boschi e bambini gettati nei fiumi di confine dalle zelanti guardie polacche messe a baluardo dell'invasione dei confini europei. Credetemi tutta roba che non interessa nessuno, specialmente le schiere di difensori dei diritti violati delle donne afgane che riempiono la bacheca di facebook, che però quando le stesse si prensentano alla frontiera bielorussa o sulle rive dell'Egeo, si girano di là lasciandole allegramente crepare nella neve o tra le onde. Tutte cose normali che il mondo ha sempre visto, tranquilli. E' il resto invece che deve ancor più preoccuparci tutti. La posizione geopolitica dei tre attori principali: USA, Russia, Cina, non è mai stata così calda, in particolare per la estrema debolezza di tutte e tre le potenze in competizione. Ricordatevi che i casini scoppiano sempre quando i contendenti sono deboli che per non affondare definitivamente devono sparigliare le carte con quelche gesto estremo. Tutte le guerre sono scoppiate per motivare il popolo sull'orlo del disastro per motivi economici interni non risolvibili altrimenti, mai quando un paese è solido e forte. 

Diamogli un'occhiata da vicino. Negli USA, Biden non è mai stato così debole. Da un lato il Covid, che a causa del sistema stesso, ogni stato fa quel che gli pare, non si riesce a governare. Di conseguenza l'economia, che è pure in ripresa, non rispetta le previsioni in negativo e l'inflazione interna che comincia a scatenarsi con una furia che il governatore della banca centrale non riesce più a minimizzare, tanto che sono previsti nell'anno almeno tre o quattro interventi sui tassi, il tutto unito al fatto che a causa dell'opposizione forte e degli stessi problemi interni della sua maggioranza che si mette di traverso, non riesce a svolgere il suo programma previsto. Tutto ciò fa sì che il Presidente non sia mai stato così debole, mentra la sua Vice è addirittura sotto il 30% nei consensi. Questo potrebbe portare nelle elezioni di midterm ad una sconfitta epocale che gli farebbe definitivamente perdere il controllo delle camere. Questo significa un Presidente privo di potere, anatra zoppa per due anni e rischio quasi certo di perdere le future elezioni presidenziali a favore di un riesumato Trump o similare. In questi casi è lecito attendersi prese di posizione estremamente dure nel cosiddetto Grande gioco e di certo indisponibilità totale a mediare o a mostrarsi debole verso Russia e Cina. Non molto diversa la posizione di Putin, che ha perso molto consenso interno, che una volta  superava addirittura il 70% e che oggi, se si facessero elezioni serie e regolari, probabilmente perderebbe il posto, anche lui a causa del Covid e della pessima situzione economica in cui attualmente versa il paese. Certo non può cedere di fronte a perdite di influenze ai suoi confini, ad un allargamento della NATO che gli porti missili nucleari a sette minuti da Mosca o a perdite di influenze nei punti critici del mondo. Per questo sta cercando spazio anche in quadranti non tradizionali come l'Africa del Sahel dove ha inviato migliaia di mercenari per tenere alta la temperatura del conflitto o nel bubbone del Kazakistan, fatto gonfiare a bella posta per poter muovere le acque a suo favore in uno scacchiere quello dell'Asia centrale, ricco di interessi energetici. 

Anche la Cina non naviga in buone acque. I problemi del Covid che, pur essendo affrontati con la durezza delle dittature, sono tutt'altro che risolti, anzi stanno provocando importanti blocchi alla produzione, ai trasporti e alle esportazioni, oltre che ai consumi interni, bloccando la crescita di cui ha necessità vitale. Tutto ciò sta inducendo Xi Jin Ping a manovrare in modo molto aggressivo sui suoi fronti tradizionali, fronte interno, Taiwan, Africa, Afganistan, tutto il Mar Cinese Meridionale e nei paesi asiatici dove già l'influenza cinese è molto forte. Tutti cigni neri che convergono in maniera potente a creare i presupposti per la tempesta perfetta. L'insieme di queste debolezze, potrebbero facilmente deflagrare alla minima scintilla nelle zone più delicate e sensibili, in Ukraina per esempio, di certo il punto al momento più critico, nel Kazakistan o in Bielorussia. Basterebbe che la Cina per distogliere l'attenzione dai problemi interni, Hong Kong, Uiguri e pandemia che continua ad obbligare a lockdown per decine dimilioni di persone, decidesse ad esempio, di prendersi finalmente Taiwan o la Russia procedesse ad una invasione dell'Ukraina, non in maniera strisciante, ma decisa e con un bel po' di bombe e di morti, tanto per motivare i propri sudditi dai problemi interni, per scatenare una potente reazione americana, che sembra non aspettare altro per intervenire, anzi scalda le polveri e gonfia il petto oltre ad inviare contractors. A questo punto liberi tutti e via ai missili e chi se ne frega di inflazione e posti di lavoro, bisognerà solo cercare rifugio dalle bombe atomiche e dai gas nervini e a questo punto, nuovamente, io speriamo che me la cavo. Per l'economia magari ne parliamo domani.


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sabato 15 gennaio 2022

La calza della Befana



 Volevo proseguire con la serie dei post seri, ma a parte che oggi è sabato e c'è il sole e io trovo difficoltà a restare serio due giorni di seguito, pur con tutto quello che succede nel mondo, oggi devo fare una bella marchettona, perché se uno se lo merita gli va dato atto. Vi racconto. Dunque esattamente due anni fa, mentre stava per esplodere il Covid, avevo appena pagato i voli aerei per quello che doveva essere un viaggio molto stuzzicante e che forse non avrò mai più occasione di fare, l'arcipelago di Saõ Tomé e Principe. 3000 eurini per quattro biglietti da Milano via Lisbona con TAP e 1000 circa per il volo interno tra le due isole. Insomma un millino a testa. Per fortuna non avevo pagato ancora alberghi e macchina, che, bontà loro, avevano accettato la prenotazione con pagamento sul posto. Ovviamente appena chiaro che tutto era saltato per aria, è cominciato l'arduo sentiero per farmi dare indietro il grano. Serie di mail senza risposta, telefoni muti e apparente sordità ad ogni tentativo. Poi dopo qualche mese di insistenze, la compagnia locale, neppure appartenente alla IATA, su cui avevo già messo una croce sopra, dopo una scarna mail, mi ha accreditato fino all'ultima lira, per dire, l'intero millino speso, alla faccia della presunta mancanza di serietà delle compagnie minori. 

Ho continuato a martellare e dopo un rimpallo tra TAP e MyTrip.com, il sito (finlandese) attraverso cui avevo fatto la prenotazione e un tentativo di affibiarmi un inutile voucher sostitutivo, la TAP mi ha accreditato 2450 euro, insostanza i biglietti senza tasse e commissioni. Direi che la cosa si era conclusa bene e sinceramente di più non mi aspettavo, considerata anche la situzazione di crisi globale del turismo e delle compagnie aeree che fallivano una dopo l'altra. Tuttavia, io che sono piuttosto tignoso quando si tratta del mio grano, ho mandato certo una lettera di ringraziamento per l'accredito, ricordando però e documentando, che sarebbe stato mio diritto ricevere il rimborso totale di quanto effettivamente pagato. Ovviamente uno sfogo dato per inutile e perso nei meandri del web. Così, grande è stata la mia sorpresa quando nella calza della Befana ho trovato una mail da parte appunto di MyTrip.com che mi comunicava che entro 5 giorni lavorativi mi avrebbe accreditato i 552 € rimanenti, cosa puntualmente avvenuta. Che dire, la dimostrazione che le aziende serie, anche quando sono in difficoltà, appena possono, fanno fronte ai propri obblighi perché Capiscono bene che un cliente gabbato è la peggiore pubblicità che ci sia e che, soprattutto in questi tempi di social, queste cose possono vanificare in un attimo anni di buon nome. Quindi onore al merito, a TAP e a Mytrip.com e di certo in occasione, posto che ce ne saranno di nuovo, di un mio prossimo viaggio, certamente usufruirò nuovamente dei loro servizi, cosa che esorto a fare anche a voi.



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venerdì 14 gennaio 2022

Eliminato il confessionale

da lifegate.it

 Dunque volgendo l'occhio indietro e scoprendo senza meraviglia che la maggior parte dei miei ultimi post sono rivolti al cazzeggio, forse per stufia di questa situazione virologica stagnante, mi voglio imporre un po' di decenza e, come si dice, è venuto il momento dei post seri. Cominciamo dalla corsa piu' avvincente che ci pervade già da un po' e che durerà per ancora quasi un mesetto, la tenzone per il Colle. Non vi voglio gravare con la chiacchiera di quali siano i miei candidati migliori, quelli che più apprezzo e vedrei bene a rappresentare l'Italia in una posizione così importante, tanto la mia opinione non conta nulla, ma direi che la mia e la vostra attenzione andrebbero rivolte a quanto può succedere e su quale scommettereste voi, se voleste rischiare qualche soldino. Intanto so che sarete soddisfatti dalla importnte notizia che causa Covid, sarà eliminato il confessionale. La foto è dunque sorpassata, ma vediamo dunque i vari cavalli in corsa. Va detto che questa volta la situazione si presenta molto più ingarbugliata che in passato, data la posizione di Draghi, che in condizioni normali, sarebbe il favorito (non per niente i bookmakers di Londra lo davano a 1,7 ma iera era addirittura risalito a 1,4, primo della lista comunque). Tuttavia gli impedimenta che si trovano su questa candidatura, si fanno via via piu forti, anche se l'uomo, la carne è debole, probabilmente e secondo me giustamente, aspira, ma dato che con altissima probabilità con la sua vittoria, cadrebbe il governo e si andrebbe speditamente alle elezioni, la maggior parte degli elettori, parlamentari che perderebbero pensione e prebende per un anno, sono la maggioranza, stuoli di grillini e anche molti altri, non farebbero certo salti di gioia, le possibilità, a mio parere, sono ridotte al lumicino. 

Questo mi fa solo piacere perché penso che un altro anno con il drago a capo del governo è quello di cui ha bisogno il paese, anche se sono dispiaciuto per le sue sacrosante aspirazioni, dato che lo reputo il migliore di tutti. Cè poi la soluzione Mattarella 2, non voluta da lui stesso, che lo ha ribadito una infinità di volte, ma che sulla carta sarebbe la migliore per il paese. Rimarrebbe tutto congelato per un altro annetto e mezzo e ci sarebbe pure il tempo per correggere la legge elettorale a favore dei partiti che in questo momento hanno piu forza. In effetti a Londra lo danno a 2, quindi come seconda possibilità, ma perché avvenisse questo bisognerebbe che tutti i partiti, Meloni e presidenti delle regioni inclusi, andassero in processione col cappello in mano, dal suddetto a chiedergli il sacrificio, come avvenne per Napolitano. A questo punto, anche se riluttante, il nostro Sergio, non potrebbe tirarsi indietro. Ma ci sono diversi riottosi, Meloni in testa. Bisognerebbe forse che la Lega si mettesse a capo di questo colpo di mano, la destra gli andrebbe dietro e con i grillini, piu' giulivi di tutti, anche il pD, che in questa elezione conta come il due di picche, si accoderebbero alla processione. Quindi una soluzione abbastanza complicata, bisognerebbe dare garanzie a FdI che la eventuale legge elettorale avesse una impostazione proporzionale, cosa che però scontenterebe di certo Renzi e i cespugli vari. 

Cè poi il macigno del Cavaliere, che è intimamente convinto di farcela. In effetti, anche se le sale scommesse lo davano inizialmente addirittura a 20 contro 1, ma risalito prima a 15 e adesso a 7, all'estero in pratica pensano che sia impossibile che un paese serio abbia un Presidente unfit come lui, la conta, sulla carta, sarebbe mica tanto difficile. Se tutta la destra storica (i soli FdI, Lega e FI, fanno già 405 voti) e aggiungendo la cinquantina di voti dei cespugli di destra, votassero compatti, basterebbe comprare una cinquantina di voti dei desperados, fuoriusciti dai grillini e postulanti vari che si aggirano per il transatlantico sbavando in cerca di qualcuno che li salvi dal tornare a fare i bibitari o i portieri,  che si dovrebbero trovare con facilità. Sgarbi, che pare stia facendo il lavoro sporco della campagna acquisto telefonica, ha convinto il Cavaliere di averne almeno un centinaio prontissimi al voto ed ogni giorno crescono, timorosi di rimanere fuori dai compensi, probabilmente a prezzi di saldo, quindi alla quarta chiama, sarebbe cosa fatta. Tuttavia il problema sono in primis i suoi stessi alleati. Salvini a Meloni, che ufficialmente sbandierano fedeltà di gruppo, hanno già fatto trapelare, con dichiarazioni e segnali di fumo, che non sono mica tanto convinti di questa soluzione. 

Quindi, anche se si dice sia stata già predisposta una macchina perfetta per individura i franchi tiratori (ogni partito dovrebbe scrivere o Sivio Berlusconi o Berlusconi Silvio o solo Berlusconi, in modo da individuare i traditori) alla fine, elezione di Prodi docet, nell'urna nessuno è sicuro. Io dunque, non darei questo nome per così probabile. La soluzione che sia una donna poi, Cartabia o Casellati (data a 13) o Severino che sia, mi pare piu una di quelle classiche uscite di politicamente corretto di cui poi tutti se ne sbatteranno tranquillamente gli zebedei. Che venga dunque fuori il solito nome ancora mai pronunciato o solo sussurrato? Casini era dato a 30, come Zagrebelsky, ma adesso è a 11 come Cartabia e gli impossibili Prodi o Veltroni, ma anche per Gentiloni a 26 e per Amato (addirittura a 34) non vedo possibilità, tutti troppo di sinistra per il momento attuale. Ricordiamoci infatti che in ogni caso è la destra che, per la prima volta, mentre il PD è fuori dai giochi, ha la forza dei voti per poter dare le carte e quindi non si potrà prescindere dal veder uscire fuori dal cappello, un nome a loro gradito, tenuto conto che anche IV potrebbe appoggiarli. Renzi infatti disperatamente cerca spazio e visibilità in un futuro per lui molto incerto e ricordiamo che quasi sempre riesce a trovarlo e controlla una quarantina di voti pesantissimi, senza contare i renziani che ha lasciato come quinte colonne nel PD. Ho detto che la situazione è ingarbugliatissima e mi sembra di avervelo illustrato con dovizia di particolari. Fate dunque anche voi questo esercizio di previsione, chi sarà il futuro Presidente, ma, mi raccomando, non indicate quello che vorreste o che vi sembra il migliore per questa carica, no, quello che sarà eletto davvero. E che Dio ce la mandi buona, io speriamo che me la cavo. 


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giovedì 13 gennaio 2022

Quando è ora è ora


A' l'era ura

Aspetta, aspetta, telefona, telefona, incàzzati, alla fine la pazienza paga, anche se le maschere si vendono a Carnevale e quando è passato il momento è fatta. Infatti con debito anticipo avevo ordinato un po' di copie del volumetto in questione per accontentare le schiere di fans che partecipano ai miei appuntamenti di chiacchiere sui luoghi che mi hanno colpito di piu' durante i miei viaggi. Così il 20 di novembre avevo passato l'ordine, poi nell'imminenza della conferenza, ho cominciato con i solleciti, inutili naturalmente. Per carità, convinti anche loro del fatto che il pacco era stato smarrito me ne hanno garantito la replica immediata, ma ormai l'appuntamento con la platea osannante era irrimediabilmente saltato, con mio grande nervosismo, perché mi piace fare le cose per bene e con precisione e quando ci si mette in mezzo qualche cosa di imprevisto, mi inquieto. Così, oggi mi è finalmente arrivato il pacco sostitutivo delle copie del mio libro su Moldova e Transnistria, base di conoscenza di questo magnifico paese che vi invito a visitare, che doveva arrivare appunto il 14 dicembre in occasione del mio incontro all'Ambra con l'Uni3 e che evidentemente era andato perso. Tutti quelli che me lo avevano chiesto allora, possono contattarmi qui o su messenger o per mail per averlo. Il Libro costa 10 €
Grazie a tutti

domenica 9 gennaio 2022

Recensioni: L. Littizzetto - Io mi fido di te

 


Chi ha in simpatia la dissacrante ragazza piemontese dall'accento inequivocabile, proverà il solito diletto a leggere l'ultimo lavoro uscito da un paio di mesi, che, come ovvio non si discosta dallo schema degli altri, ma anzi mantiene ben fissi gli stilemi della nostra. Basta la prima pagina per riconoscerne la sua consueta cifra comica che rimane costante nel tempo, irresistibile per chi la ama, insopportabile per chi la detesta. Tuttavia questo libro ha un tema del tutto diverso dai precedenti e tratta, come noto, della sua esperienza personale di affido, alla quale si è dedicata da tempo. Insomma ora che i suoi ragazzi sono diventati grandi, è venuto il momento di parlare a ruota libera dell'esperienza, con tutte le sue luci ed ombre, attraverso il ripercorrere episodi e aneddoti, nei quali, come capirete, anche i fatti piu' preoccupanti, che alla fine si risolvono sempre in gloria, vengono declinati attraverso i loro spunti piu' divertenti. Un libro che trabocca di amore e che spesso vi commuoverà e che sarà caro a quanti hanno percorso le medesime strade e di ispirazione per quanti si apprestano a farlo. Insomma, secondo me si apprezza soprattutto il fatto questo tema, con tutte le asperità, difficoltà e gioie che rappresenta venga trattato non con la normale seriosità che richiederebbe, ma con lo scanzonato e divertentissimo approccio della Littizzetto. Infine anche se qualche volta preoccupazioni e ansie vorrebbero mostrare la parte piu difficoltosa di questa avventura, si viene immediatamente proiettati su un piano che ne presenta il bilancio totalmente positivo. Insomma leggetelo se vi interessa l'argomento, di certo alla fine avrete un quadro chiaro e positivo del tema in questione. Per chi non la sopporta, magari servirà a renderla un poco piu simpatica e tutti gli altri sarò un paio d'ore di divertentimento su un tema serio. 


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sabato 8 gennaio 2022

Canto di un pastore errante per l'Asia

Un piatto di plov a Taskent


 Sarà la neve, anche stanotte ne è venuta una spruzzata e stamattina la temperatura era sotto i -10°C, saranno le immagini che venivano da Alma Ata, io la chiamo ancora così come quando era la capitale kazaka e l'URSS era ancora un ricordo vicino e ben presente nello stile e nei fatti, ma non riesco a distogliere la mente da quando frequentavo quei sentieri lontani dell'Asia centrale, quasi fossi un pastore errante alla ricerca non di nuovi cieli, non di immensi spazi, di deserti e steppe, di creste lontane imbiancate e di aria fina, ma banalmente di omini grigi con l'occhio sveglio che vedevano nel nuovo che avanzava, opportunità di fare ed io con la mia valigetta nera piena di bozze di contratti e di depliant, saltabeccavo da qui al Turkmenistan o all'Uzbekistan, accompagnato di volta in volta da Stefi, dal caro Eugenio o dall'amico Gianni. Quanti ne abbiamo incontrati nella polvere delle estati roventi o nel gelo dell'inverno impietoso! Ognuno pronto a farci vivere anche il senso di quei luoghi lontani e la loro diversità. Gulija che al ristorante di Taskient, ordinava per noi con voce addolcita dai suoi denti d'oro "выбор ваших лучших салатов", una scelta delle vostre migliori insalate, e arrivavano una serie di piatti golosi che cercavo disperatamente di non mangiare per prendermi inutilmente cura del mio intestino, che tanto avrebbe ceduto di schianto dopo la cura di plòv, il riso rimestato per ore nel pentolone di ferro, ricco piu' di mosche che di uva passa, mangiato dopo un paio di giorni in un villaggio vicino per festeggiare la firma dell'epico contratto dell'impianto di produzione di preforme in PET. 

Una disperata esperienza di potente e irrefrenabile dissenteria che mi impegnò per un paio di giorni nel deserto attorno a Bukhara, cercando ogni volta, per quanto consentiva l'urgenza, di allontanarmi sufficientemente dalla macchina, nella speranza di trovare almeno un cespo di sterpaglia secca dietro il quale accucciarmi. E le croccanti lepioske, le deliziose ciambelle di pane uzbeke, che sgranocchiavamo sotto le mura di Samarcanda, mentre si discuteva di un colossale impianto di essiccazione di fette di melone, quello uzbeko, ovviamente il piudolce del mondo per produrre le cosiddette banane secche di melone, che non mi è chiaro quale mercato potessro avere. Oppure quando nel centro di Ashgabad seguivamo un tipo con cappellaccio di astrakan che voleva impiantare una colossale fabbrica per fare seta a partire dai bozzoli di cui il Turkmenistan era ancora grande produttore. Una spettacolare triangolazione di macchine che avremmo fatto arrivare dalla Cina tramite l'amico Ping e altre, raffinatissime prodotte attorno a Como che illustrammo con dovizia di particolari e di immagini ad uno stranito direttore di banca da cui il probabile pastore raccoglitore di bozzoli, ci aveva condotto, convinto che i cinque milioni di dollari necessari, sarebbe bastato andare a chiederli per ottenerli. 

Era un mondo ancora grezzo e naif in cui le metodologie ed i meccanismi del mondo occidentale erano desideratissime, ma ancora completamente sconosciute e travisate, mentre Bulik il circasso, mediatore di cotone che ci aveva proposto il contatto non sapeva piu' da che parte girarsi per scusare la cantonata presa e proponeva allora, per recuperare il tempo perduto, mirabolanti affari di barter con veleno di api, corna di cervo o bile di orso da rivendere in Cina dove ogni cistifellea veniva scambiata con tre Toyota 4x4. Oppure attraversare le steppe kazake verso Chimkient, la città del nuovo farwest, il nuovo Eldorado con il grande Kural, due metri di kazako dal testone colossale, che pareva essersi schiantato frontalmente con un camion, tanto aveva il naso schiacciato per raggiungere un suo magazzino che avrebbe destinato all'imbottigliamento di bibite varie, inclusa la Cola kazaka (forse KazakCola?). Kural il patriarca che voleva combinare il matrimonio con la nostra Stefi con il suo fido Almaz, che si era già dichiarato disponibile, avendo già parlato con i propri genitori, mentre lo Zio insisteva che il numero di cammelli e caproni non era assolutamente sufficiente, dato il valore della ragazza, che nel frattempo continuava ad eserciare il suo compito di traduttrice, elencando l'entità delle mandrie proposte pur con un certo imbarazzo. 

Kural il gigante, il grandioso, come un principe mongolo, che fermava le macchine nella steppa di fianco ad una depressione, dove una ventina di cavalieri partecipava ad una competizione di buzkashi, e mentre galoppavano sui loro piccoli cavalli mongoli strappandosi l'un l'altro la carcassa del montone, lanciando loro per aria mazzi di tenghé, le banconote simili a quelle del monolpoli che avevano sostituito orgogliosamente il rublo e che già dopo pochi mesi non valevano il costo della carta con cui erano fatti. O quando ci conduceva alle sue serre per la produzione di frutti esotici o davanti alla costruzione bunker che voleva trasformare in albergo a cinque stelle, che a noi appariva come appena uscita da un bombardamento, fatta com'era di cemento sbrecciato e cadente ed invece era secondo lui appena finito e da arredare lussuosamente. Allora questi imprenditori d'assalto si occupavano di business di ogni tipo, senza alcun timore di mancare della necessaria esperienza in campi completamente diversi, a volte con successo, altre dimostrando una disarmante ingenuità. Oggi vedere le strade della Città delle mele avvolta dai fumi dei lacrimogeni e dalle truppe che sparano sulla folla ad altezza d'uomo, fa un certo effetto. Dove saranno adesso i nostri Kural, Almaz, Gulija? E tutti gli altri che ci abbracciavano stretti davanti alla scaletta di aerei puzzolenti, cercando di baciarci in bocca alla russa, ormai amici per la vita, quella amicizia che si cementa soltanto tra i  pastori che errano nelle steppe dell'Asia centrale sotto la scimitarra lucente della luna.


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venerdì 7 gennaio 2022

Haiku mattiniero

foto T.Sofi

salimmo il monte -

appena ci trafisse 

il dito rosa 



giovedì 6 gennaio 2022

Ancora nebbia tra Tanaro e Bormida

immagine da La voce alessandrina

 Ieri una grande mente di natali alessandrini avrebbe compiuto novanta anni, Ovviamente, ma comprensibilmente, il nostro Umberto è assai poco amato dai suoi concittadini, che a torto gli hanno addebitato chissà quali colpe, come del resto fanno per propria natura o per maligna accidia incardinata nel loro DNA (speriamo che almeno il vaccino abbia una influenza in questo senso) con tutti quelli che hanno o hanno avuto un certo successo. Non chiamatela neppure invidia, è piuttosto un sentimento a diminuire che pare come infastidito da particolari doti o opere e che mette senza troppo sottilizzare nel mucchio del "e che sarà mai", atteggiamento che tuttavia stupisce chi non sia mandrogno dalla nascita. Infatti ieri un articolo della Stampa, celebrativo appunto della ricorrenza, si meravigliava del fatto che i suoi concittadini si siano rifiutati addirittura di intitolargli il suo Liceo, cosa che invece in città è stato considerato del tutto naturale, lasciando la primazia dell'intitolazione di una scuola, senza rimpianti ad un istituto siciliano che con Eco non c'entra evidentemente un bel nulla. Del resto la ricorrenza è stata totalmente ignorata dall'amministrazione cittadina,così come aveva snobbato lacquisizione almeno parziale della famosa biblioteca. Cari ragazzi, non conoscete la mentalità dell'Alessandrino, il mandrogno tipo, l'abitante della Fraschetta che quando passava l'esercito nemico non si opponeva, ma nascosto tra i cespugli ne attendeva il passaggio per abbattere i ritardatari indeboliti o feriti, dandogli addosso con la marra del contadino, ma in testa, per non rovinar la giubba.

C'è poco da fare, d'altra parte basta leggere il motto che circonda lo stemma cittadino: Deprimit elatos, levat Alexandria stratos. Tralasciando la seconda parte su cui avanzerei comunque qualche dubbio su questa aspirazione a dare aiuto a far prendere l'ascensore sociale ai disgraziati, la tendenza invece a sminuire o comunque a non dare troppa rilevanza alle figure che spiccano nella società, come bene era stato rilevato dallo stesso Eco nei vari pezziche ha dedicato alla sua città, non è neppure una patente di malevolenza incondizionata, perfida e gretta, quanto piuttosto un voler calmare gli eccessivi entusiasmi, lasciando spazio piuttosto ai "non esageriamo". Così, per ovvia conseguenza, oggi anche i commenti dei miei concittadini su uno dei fatti del giorno, la meritata espulsione del famoso tennistadalla terra australe, non solo ligia alle leggi, ma soprattutto ferma nel farle rispettare, è generalmente commentata con quel ghigno di soddisfazione che mantiene di norma l'Alessandrino appoggiato all'angolo del vicolo di Baleta sulla Piazzetta, commentando i fatti del giorno con gli astanti, anche loro micraniosi e borbottoni, che significa, lo sapevo già  che andava a finire così, vula bas natra vòta, vola basso un'altra volta

Che ci volete fare, siamo fatti così, ci piace quando si deprimono gli elatos e anche la scelta di questo termine è centrata. Elatus in fatti significa sì Alto, Elevato, ma anche Superbo, Pretenzioso e dulcis in fundo Gonfio, certo gonfioodi se stesso e della propria presunta superiorità sugli altri, ovviamente gli stratos, i prostrati, abbattuti e anche caricati dal pesante basto del peso della vita. E pensa un po' che goduria vedere il n.1 del mondo, rigonfio di denaro e prosopopea, grande amico di trucidatori di genti, ovviamente no-vax, che ha organizzato feste e tornei attraverso i quali, vantandosene ha impestato tutto il possibile creando focolai perniciosi, appartenendo evidentemente alla genia di quelli che vanno a cercare un braccio finto di silicone, che si presenta col certificato falso e viene ricacciato con ignominia e timbro di "rispetta la legge e smettila di fare il furbo", come il famoso marchese dell'io sono io e voi non siete un c... Una bella soddisfazione, un bel trofeo nella bacheca a coronamento del personaggio e della sua nota simpatia e che è riuscito a cancellare malamente anche il fatto commendevole che abbia largheggiato in beneficenza con un ospedale bergamasco. Ma anche su queste cose, l'Alessandrino passa e va e sminuisce il fatto, contento sì di aver depresso l'elatus, ma soprattutto in attesa che la nebbia cali un po', ma non troppo che caso mai ci sarebbe troppa gente in giro.


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mercoledì 5 gennaio 2022

Recensioni: P. Rumiz - Canto per Europa



Ecco qua un libro straordinario appena uscito, opera di un giornalista di guerra, famoso e pluripremiato, che si è fatto tutti i conflitti dalla Yugoslavia all'Afganistan, passando per gli altri del Medioriente, conoscendone evidentemente molto bene le intime problematiche umane e politiche, oltre che evidentemente grande appassionato di mare. Queste premesse hanno portato a questo lavoro che vi accalappierà fin dalle prime pagine, anche se siete dei rudi cinici vilain come me, figuriamoci se avete un minimo di animo sensibile. Il libro, come tutti i grandi lavori, ha diversi piani di lettura, dai piu' immediati e coinvolgenti ai piu' profondi che stimoleranno il lettore piuattento o piu acculturato. Intanto è un libro sul mare e vi narra la passione e l'essenza del marinaio che si trova a suo agio soltanto mentre solca le onde e prova sempre una sensazione di fastidio motivato quando deve mettere il piede sulla terraferma, un mondo che gli risulta comunque alieno e nemico, da rifuggere il piu' possibile. Poi è un libro sulle guerre e le migrazioni, raccontate per accenni che non riescono a mitigarne il rude orrore che le accompagna. Infine è un libro sull'Europa intesa come essere cogente a partire dal mito che si confonde ad ogni momento con i suoi effetti politici. 

Ma vi accorgerete subito che questa è soprattutto una straordinaria opera di poesia, non un libro ma un vero e proprio poema epico che si snoda dall'inizio alla fine con un ritmo implacabile che accompagna l'andare della barca tra le onde del mare. Provate a leggere a voce alta le prime pagine e subito avvertirete che il ritmo della falsa prosa, opportunamente segnalata da frequenti e voluti "a capo" non previsti, è quello del puro endecasillabo, quasi sempre perfetto nella sua espressione per tutte le 250 pagine e che vi prenderà al punto da non riuscire a staccarvi dallo scandire il metro continuamente lasciandosi scivolare, cullare e condurre da questa onda profonda e bellissima. La semplice storia racconta di un viaggio attraverso il Mediterraneo di una vecchia barca a vela in legni antichi (il desiderio di tutti i diportisti amanti del mare) con tutti gli scricchiolii e la selva di sartie e portolani che tanto li affascina. Quattro i marinai, identificati con molti pseudonimi antichi e moderni per confonderne ed unificarne l'essenza e l'identificazione con lo stereotipo e il mito, tra i quali lo Scriba è chiaramente l'autore stesso, ai quali sulle coste libanesi si aggiunge una ragazza, Evropa, mai nome fu piu' iconico ed evocativo, profuga in fuga che vuole raggiungere l'Occidente e la salvezza. 

Il viaggio attraverso questo mare omerico nero e subisce l'otre di Eolo, è dunque preda di continue suggestione in cui il mito è continuamente chiamato a ragionare sulle sue simiglianze con la storia e l'attualità. L'Europa mitologica, principessa fenicia, rapita dal toro Zeus portata attraverso il Mediterraneo, è lo spunto della storia che si ripete continua e che diventa esanime risulta che ha perduto la sua essenza primordiale e ad ogni pagina riconosci collegamenti e richiami che l'autore butta lì affinché il lettore li riconosca e ne goda. Senti fluire nel racconto temi omerici e danteschi, il suono della parola ti porta inevitabilmente al Pindemonte e il viaggio continua a dipanarsi tra le acque agitate, viola come il vino, raramente azzurre e cieli colorati dalle dita rosate dell'Aurora e ad ogni isola incontrata le effigi di antichi dei combattono o semplicemente guardano dall'alto con sufficienza le insensate frontiere, i fili spinati, le bombe che cadono, i morti senza nome. Vi incito dunque a lasciarvi andare a questo viaggio di moderni Argonauti o epigoni di Odisseo, ne ricaverete sicuramente grande piacere e magari a qualcuno potrà dare spunti di riflessione su temi dibattuti spesso a vanvera. Un libro da tenere sul comodino per leggerne qualche riga di tanto intanto.


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