| Panettieri del mercato di Atar - Mauritania - Gennaio 2026 |
| Al mercato |
Come già avevo raccontato, Atar è una polverosa città di una certa importanza sulla RN1 che conduce dalla capitale all'Algeria. Di qui, parte il bivio che da un lato la fa proseguire verso nord, continuando in un continuo contatto lungo il confine con l'ex Sahara Spagnolo, ora ormai considerato definitivamente Marocco anche sulle carte, anzi in un punto vicino a Choum sembra traversarne uno spigolo, penetrando in quello che è territorio straniero, almeno a vedere quello che è segnato su queste mappe in cui i confini erano stabiliti in lontani trattati, tracciando linee con la riga su una carta geografica, mentre a destra si stacca quella pista ancora non asfaltata, ma in fase di riassetto che abbiamo percorso noi nei giorni precedenti e che si dirige verso il Mali, una delle grandi traversate orizzontali del Sahara. Ritornarci per me è un ripercorrere non già una strada di cui ricalpestare i passaggi, ma una specie di pellegrinaggio, per rivedere luoghi con occhio diverso, perché Atar rimarrà comunque per me un ospedale a mezzanotte, mentre un ragazzone nero come il cielo e il mio animo in quel momento, che mi spinge su una carrozzina con tre ruote, verso una stanzetta linda con una macchina per le radiografie e due ottimi medici che mi raccontano la situazione, cercando di convincermi sulla abilità dei chirurghi che operano nella capitale e anche della sanità pubblica, che mi assicurano essere completamente gratuita e, eheheheh, senza tempi di attesa, infatti, dato l'assenso mi avrebbero operato il mattino dopo.
| Auberge Mer e desert |
Ma lasciamo stare i brutti ricordi e così eccoci a tornare a mangiare all'Aubege mer e desert, che strano nome in mezzo alle sabbie dell'Adrar, in cui la gioviale signora Aisha, (ma si chiamano tutte così le belle signore, da queste parti?) torna a servire una fantastica brocca di carcadè ghiacciato, con suo dolce sapore esotico di Africa Orientale Italiana, quella AOI che ha perseguitato anche il nostro passato di potenze coloniali da barzelletta. Lo sapete che c'era prima della guerra, una marca di sigarette con questo nome? Io, da ragazzino collezionavo pacchetti di sigarette vuoti e ne possedevo uno, di AOI, ancora pieno, grigio con le tre lettere scritte nel classico font del ventennio, e ancora perfettamente conservato che il mio compagno di banco, Gian Vito, aveva trovato in soffitta e che mi aveva regalato per la raccolta. Un vero cimelio, credo. Comunque il carcadè va giù come l'olio, in attesa del solito riso carne e verdura che allieta i nostri pranzi e le nostre cene, mentre un bel cartello appeso al muro, residuo evidentemente di altri tempi recita: Porte de la moustache autorisé, con il quale direi mi sento perfettamente a posto. Ce ne andiamo, dopo aver promesso di tornare stasera per cantare e suonare insieme, ormai siamo clienti fissi. Poi raggiungiamo al nostro albergo percorrendo un dedalo di strade che si infilano tra case intonacate di fango e paglia perfettamente squadrate, come pare d'obbligo nella moderna architettura mauritana comune.
| Asinello |
Dalla camera preferisco poi uscire al più presto, visto che in quelle nude pareti rivedo solamente una tremenda notte insonne e piena di preoccupazioni. Ripercorriamo, questa volta con più calma il mercato, in cui mi sembra di rivedere sempre le stesse persone di un anno fa. Che scherzi fa la memoria all'anziano. Le carriole piene o i carrettini carichi di pane, anche se siamo già a metà pomeriggio, stazionano sugli angoli. Gli asinelli addetti al traino stanno in piedi con le zampe anteriori impastoiate, mogi ad aspettare che la giornata finisca e venga allungato loro un sacchetto da appendere al collo, in cui infilare il muso morbido e masticare quel che passa il padrone. La maggior parte ha un orecchio mozzo e non saprei dire se questa è una caratteristica voluta o un danno permanente causato da chissà quale incidente o punizione. Noi abbiamo parcheggiato al rond point, la famosa rotatoria che è anche il centro della cittadina dove si apre la strada del mercato e da cui si diparte appunto il bivio, dove il profumo di pane fresco si spande dappertutto ed i banchi vedono frutta, verdura e sale e zucchero sfuso in cristalli. Ci sono anche cambiavalute a disposizione, ma alla fine le necessità di contanti qui sono talmente minime che alla fine ne avanzeremo ancora dei primi ouguiya cambiati, ma che nome strano, l'ho già detto che è una deformazione nella lingua locale della parola oncia?
| Il venditore di coriandolo |
Mi sembra di sì, comunque anche qui insinuandoci nella parte coperta e più scura del mercato, non mi sembra di incontrare nessun tipo di atteggiamento ostile e men che meno sorridente o di simpatia, verso di noi che in fondo siamo veramente dei corpi estranei che non aggiungono nulla di produttivo al mercato stesso, contrariamente a quanto si leggeva nei resoconti di viaggio di quindici, venti anni fa, in cui si parlava di una certa rudezza e insopportazione quando non di evidente ostilità. Certo basta chiedere se vuoi fare una foto senza insistere e nella maggior parte dei casi scatta un sorriso. Una madre e una figlia giovane e molto carina, Fatma, ci forniscono consulenze approfondite invece sull'acquisto di bijotteria spicciola, quella almeno non manca mai in ogni mercato pur misero che si rispetti e alla fine usciamo a riveder le stelle senza problemi di sorta. Poi ripetiamo il giro fuori città, nella valle dove è stata scoperta l'antica città carovaniera sepolta dalla terra vicino ad un uadi ormai seccato. Ma gli archeologi francesi che ci lavorano, sembra siano partiti ieri ed è tutto chiuso. Ma questa antica cittadella, la cui recinzione protettiva di rete metallica mi pare alquanto sgarruppata ed in stato di abbandono, di cui vi allego a fianco una ricostruzione fatta da Chat Gpt, da cui pare stiano emergendo una serie di strati successivi, era niente di meno che la capitale di un regno che andava dal Ghana fino alle sponde del Mediterraneo, forse dunque proprio la più importante di quella collana di città di sosta della carovaniera che continuiamo a percorrere attraverso il paese e che per secoli ne hanno segnato l'importanza e le fortune commerciali.
| Azougui (ricostruzione di Chatgpt) |
Certamente a vedersi oggi non si direbbe proprio, quattro pietre malandate e qualche muretto rimesso insieme e riallineato alla meglio e per la verità se devo essere critico, non mi sembra proprio che in un anno si siano fatti troppi passi avanti negli scavi, forse anche il ministero della cultura francese ne ha pochi da spendere considerati anche tutti quei fondi da destinare al riarmo, capirà. Forse sarebbe interessante andare a dare un'occhiata al piccolo museo dove penso abbiano portato quanto ritrovato quaggiù, ma temo che anche questa volta non ci sarà il tempo per andare a vedere di persona. Comunque questo era un vero e proprio impero e probabilmente sotto queste sabbie di cose interessanti ce ne dovrebbero essere ancora parecchie da tirar fuori. Tra l'altro si dice che i rilevamenti satellitari abbiano scoperto che la città giace sopra un vero e proprio fiume sotterraneo gigantesco che potrebbe rifornire abbondantemente la città intera, facendola rinascere anche grazie alla sua posizione di crocevia, che se era stata importante per cinquecento anni, potrebbe tornare a diventarlo. Il luogo, intrecciato di fondivalle che si perdono in fondo a larghi canyon, sembra effettivamente predisposto, si indovina l'umidità qua e là nei punti più rigogliosi dell'oasi, con frequenti pozze di acqua stagnante e ciuffi di palmizi importanti, anche se da queste parti dovrebbe piovere davvero poco.
| Gli scavi a Azougui |
E questo è gioia per la comunità, il palmeto che cresce e diventa vigoroso e migliora di anno in anno. Questi sono sempre gli argomenti principe durante la festa della Guetna e da qui capisci se la comunità è ricca e vitale. Al contrario quando una palma muore, non è solamente un albero che non c'è più, che se ne è andato via, ma è segno che è una parte della storia della comunità che insieme ad essa si è spenta e che se ne è andata per sempre. E' il triste segnale che qualcun altro lascerà la valle per andarsene ad ingrossare la periferia della città ed un'altra porzione di terra diventerà preda delle sabbie. In questa area si è calcolato che negli ultimi decenni siano scomparse oltre 20.000 palme e molti piccoli villaggi sono stati per questo definitivamente abbandonati. La Mauritania è uno dei paesi africani dove la desertificazione presenta i suoi aspetti più imponenti e distruttivi. L'ultima recente inondazione, perché ormai anche qui i fenomeni estremi si moltiplicano, ha sradicato oltre 6.000 alberi e questo lascerà certamente il segno nel prossimo futuro, in questa terra sempre in bilico tra gli eventi climatici. Quindi staremo a vedere in futuro, da che parte penderà la bilancia. Noi intanto rientriamo in città dopo aver attraversato tutta la parte più ricca dell'oasi e dopo una parca cena siamo tornati di nuovo da Aisha per fare un po' di festa, come avevamo promesso.
| Mjsica |
Questa sera ci siamo solo noi, non ci sono altri ospiti nel suo campeggio, alla fine, sarà pure scoppiato il turismo in Mauritania, ma mi sembra che in giro vediamo davvero poca gente. Quindi musica e ballo solo tra di noi. I suonatori sono stati convocati, comunque quindi significa che a prescindere dalla nostra presenza qui, alla sera la voglia di divertirsi un poco sia una costante abitudinaria. Questa sera non c'è neanche il griot, ma la stessa Aisha è stavolta nei panni di questa figura tradizionale dell'Africa occidentale di cantastorie artista, che alla sera davanti al fuoco canta canzoni antiche al ritmo dei tamburi. I griot sono quelli che in tutta questa parte di Africa portano avanti la cultura poetica e letteraria tramandata per via orale e sono tra le figure più rispettate che girano di villaggio in villaggio. Alla loro morte ad esempio, in Senegal, vengono seppelliti nelle cavità dei baobab centenari e la tomba diventa luogo di venerazione. Stasera ci sono tre ragazze che si occupano della sezione ritmica, due classici tamburi tbal, dalla grande cassa rotonda scavata nel legno, dal tonfo sordo che provoca il colpo del palmo della mano sul cuoio e il terzo strumento che ad una prima occhiata, giudicheresti da profano, improvvisato e raccogliticcio e che invece è uno strumento ritmico assolutamente codificato, una grande bacinella di alluminio da percuotere con due ciabatte e che produce un suono metallico che caratterizza molto bene questo sottofondo continuo tipico della musica mauritana.
| I tamburi |
E' un ritmo infernale e instancabile che è sottolineato da una ritmica complicata e solo apparentemente confusa al primo ascolto. Stasera c'è anche un virtuoso del lungo flauto che fornisce la melodia principale. Aisha canta senza risparmiarsi, sono canzoni d'amore che raccontano storie lacrimevoli di giovani che sfidano le convenzioni, alla Giulietta e Romeo, guarda un po' i topoi più classici ricorrenti in ogni parte del mondo e poi naturalmente finiscono male. Ma sui ritmi più scanditi ed allegri, tutti ballano, le ragazze che arrivano da un paio di case vicine non si fanno pregare e si buttano subito nella mischia e il nostro Salek non si tira indietro e si mette subito al centro del gruppo, coreograficamente perfetto nel suo ruotare ossessivo con l'ampia veste blu che si allarga come le ali di un grande uccello del paradiso con la stessa movenza ad occhi semichiusi di un derviche tourneur di altre latitudini. Ci facciamo un po' tutti contagiare dalla serata familiare e anche le nostre ragazze si buttano nell'agone senza vergogna, d'altra parte se non son matti non li vogliamo e io e poi anche Lina, prendiamo posto ai tamburi facendo la nostra parte, eccomi ben messo al Tbal, che non è poi così facile da far rimbombare con costanza, mentre Lina invece, per la ciabatta ritmica sembra davvero portata. Insomma alla fine anche se non c'è la televisione qui si divertono lo stesso alla sera e l'ora di andare a dormire sembra non arrivare mai.
| Cartelli d'epoca |
M18 - La forza del destino