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| Ultimo sguardo alla valle del Wakhan - Tajikistan - giugno 2026 |
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| Colazione col nipote di Yogdor |
Stamane sveglia alle 6, oggi abbiamo un sacco di strada piuttosto difficile e non dobbiamo perdere troppo tempo. Dopo una colazione veloce salutiamo Yogdor e la sua famiglia. Lui si aggira già da un po' per il cortile con le gambe non proprio solide. mentre la bottiglia di vodka che era rimasta sul tavolo a metà, ieri sera, ormai è finita vuota nel cestino vicino al tavolo, ma forse è solo l'effetto dell'altitudine, qui siamo a 3000 metri ormai e la testa gira un po' comunque se ti alzi da tavola troppo in fretta. Fa freddino fuori, meglio coprirsi, visto che oggi si salirà parecchio. Intanto andiamo a dare un'occhiata sopra al paese al di là delle ultime casupole, sopra una stradina che sale verso la montagna. Qui sembra ci siano una gran quantità di antichi petroglifi, che risalgono a oltre 5000 anni fa. Ce ne sono sparsi per tutta la montagna, molto complicati e faticosi da raggiungere, ma almeno quelli più vicini ed accessibili si possono andare a vedere e bastano pochi passi a piedi per raggiungere le più vicine lastre di pietra dove puoi vedere distintamente figure scolpite di ungulati dalle lunghe corna, ovini dalle code grasse e scene di caccia. Purtroppo le pietre sono scempiate da centinaia di scritte più o meno recenti di visitatori di passaggio che non hanno saputo resistere alla tentazione di aggiungere la loro firma.
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| Una roccia coi petroglifi e i graffiti |
Su una pietra si vede anche una data, 1265, che qualcuno ha aggiunto passando, pensate un po' quasi 750 anni fa, accidenti potrebbe essere addirittura una traccia del passaggio della carovana dei Polo, forse stiamo sognando, che anche loro non abbiano resistito alla tentazione di apporre il loro segno? Chissà, la fantasia corre, ma di qua di gente ne è passata tanta e il fatto di essere in una località così remota non ci deve ingannare. Qui la storia corre da almeno 5000 anni e questi luoghi sono sempre stati popolati di gente in continuo movimento visto che questo è l'unico passaggio tra l'Oriente e l'Occidente. Comunque quassù sono stati censiti circa 11.000 petroglifi che raccontano di animali, di cacce, di vita come si svolgeva millenni fa, inclusi simbologie esoteriche e religiose a cominciare dalle famose svastiche. Non ce la sentiamo di vagare per la montagna in cerca di altri segni, in fondo bastano quelli che abbiamo visto per capire e rendersi conto dei segnali che portano con sé. Ci fermiamo invece tra le case, dove una signora dal naso greco e dai lineamenti decisamente frutto di lasciti antichi, ci racconta di essere proprio la cognata di Yogdor, il kalifa dell'homestay dove abbiamo dormito questa notte.
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| La cognata |
Non ci lascia andar via, vuol raccontarci dei suoi tre figli, uno che fa il militare in Russia, che di questi tempi non è una gran bella cosa, e di come si vive bene da queste parti. Alla fine scendiamo a valle per procedere verso oriente nell'ultimo tratto della valle prima di lasciarla definitivamente dopo una cinquantina di chilometri per risalire verso il Pamir. Sono le ultime viste dell'Afganistan e dell'Hindukush, che successivamente scomparirà dal nostro orizzonte. Qui il territorio è diventato decisamente selvaggio e desolato, niente case o paesi in vista. I pochissimi abitati che si scorgono appena tra le rocce sono talmente scarni e malmessi da somigliare di più a stazzi per il bestiame e le greggi di passaggio verso i pascoli della montagna che vere e proprie abitazioni. La pista c'è ancora al di là del fiume e ogni tanto si vede qualche carovana costituita da qualche pastore a cavallo alla testa di una fila di cammelli che trasportano yurte smontate. Salgono evidentemente ai pascoli estivi in altura, dove trascorreranno i mesi fino ad ottobre, prima di ridiscendere in basso secondo gli usi di una transumanza millenaria non così diversa dalle nostre sull'Adriatico. Ah, i ricordi dei pastori dannunziani! Il cavaliere che guida uno di questi gruppi di cammelli che procedono lentamente risalendo la valle, si ferma, poi rivolto dalla mia parte, mi fa un cenno di saluto.
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| Una carovana |
Faccio un paio di scatti e anch'io lo saluto con un ceno della mano, un linguaggio universale, che tutte le genti del mondo hanno in comune. Poi i cammelli procedono con il loro passo lento e dondolante, le lunghe aste di legno legate sulle gobbe, dove si indovinano sacche fatte da tappeti annodati, dai colori smaglianti. Noi intanto arriviamo finalmente dove la strada si biforca, dopo le poche case di Khargush a circa 3900 m. di altitudine, da cui si scorge ancora la cima afgana, proprio di fronte da noi del Pik Belandtarin di 6.200 m, e cominciamo a risalire lungo una pista che appare tale solo di nome, mentre il sentiero carrozzabile è quasi scomparso tra le rocce e il procedere diventa sempre più faticoso. Fare i circa 230 km che ci separano ancora dalla nostra meta di stasera sarà è piuttosto arduo e faticoso e ci impegnerà non meno di 6/7 ore. Dopo circa un chilometro ecco il GBAO checkpoint, dove ci controllano i passaporti e i permessi, visto che stiamo entrando nel Pamir Orientale vero e proprio. I militari questa volta, al contrario del solito ci esaminano per bene, evidentemente questa zona è sottoposta a controlli più approfonditi e ci sta, ma alla fine ci fanno passare senza grane.
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| L'ultimo villaggio afgano |
Questo territorio estremamente remoto, comprende la metà circa dell'intero Pamir, con la regione del Gorno-Badakshan propriamente detta, che si estende per quasi 65.000 Km2, ma con una popolazione di 120.000 abitanti, di cui solo 20.000 vivono nella parte orientale, la più isolata, pastori principalmente kirghizi e allevatori di yak. L'altitudine è appena al di sotto dei 4000 m. con passi elevatissimi e cime superiori ai 7000 m, oltre a immensi ghiacciai e centinaia di laghi. Giustamente Marco Polo lo definiva il luogo più alto del mondo e tra i più inospitali della terra per la quasi impossibilità di reperire cibo e per le condizioni climatiche estremamente rigide. Noi tenteremo di attraversarlo per mezzo dell'unica strada che lo percorre, quella famosa Pamir Highway, catalogata oggi come M41, che è sempre stata da millenni l'unica via di comunicazione tra Oriente ed Occidente. Attorno a noi solo più roccia e terra, da un po' sono completamente scomparsi gli alberi e vedi attorno solo qualche avaro pascolo sassoso, pieno di buchi ed avvallamenti, dove le marmotte corrono a nascondersi al nostro passaggio. Ci fermiamo su un belvedere per far riposare la macchina che a questa quota fa un po' di fatica a salire e lo si può capire. Sul bordo della strada sono parcheggiati anche tre motociclisti.
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| Una carovana |
Uno è italiano e ci racconta di arrivare da Firenze. Ha attraversato tutti gli -stan, Afganistan incluso, dove, a suo dire, ha vissuto un'esperienza straordinaria, viaggiando senza incontrare particolari problemi. Lo consiglia vivamente. E' in giro da tre mesi e si è unito per strada ai due che ha incontrato, mi pare un rumeno e un russo. Pensa di stare in giro ancora due o tre mesi, ritornando attraverso il Caucaso. Capite quando vi dico che in giro si trovano un sacco di viaggiatori veri, altro che turisti! Il nostro Jamshed gli dà un po' di indicazioni, lui è sempre prodigo di consigli quando può. Si capisce che è proprio una brava persona, oltre che uomo di grande cultura. Dietro la guida sorridente che ci racconta montagne, villaggi e antiche tradizioni si nasconde infatti una vita ben diversa: quella di un docente universitario che da oltre quindici anni lavora nel settore delle relazioni internazionali, costruendo ponti tra la propria università e numerose istituzioni accademiche di tutto il mondo. Tuttavia la sua vita non è stata del tutto facile anche se adesso sembra che tutto stia andando per il meglio. E' nato in un villaggio vicino a Khujand da una coppia di insegnanti. Suo padre era una figura molto rispettata dalla comunità locale, profondamente impegnato nella vita culturale ed educativa del paese. È cresciuto così in un ambiente dove la conoscenza, la lettura, le tradizioni e la cultura occupavano un posto centrale.
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| I motociclisti |
Ha seguito i suoi studi universitari in lingue straniere con grande passione, pensando di fare esperienze all'estero, Ma, come spesso accade nella vita, il destino aveva in serbo altri progetti. Il suo secondo fratello morì improvvisamente all'età di trentaquattro anni. Nella tradizione familiare tagika, il figlio più giovane ha generalmente il compito di prendersi cura dei genitori durante la loro vecchiaia. Poiché i suoi genitori erano già in pensione, la vita pone improvvisamente sulle spalle di Jamshed una responsabilità ancora più grande. Così lui diventa il responsabile a tutti gli effetti, soprattutto dal punto di vista economico di tutta la famiglia e quindi deve dedicare il suo lavoro e i suoi impegni principalmente a questo fine. Il fratello ha lasciato la moglie e quattro figlie e pur potendo contare sull'aiuto delle sorelle e del fratello maggiore, gran parte delle responsabilità pratiche ed economiche ricade su di lui. Per molti anni dedica una parte importante della propria vita e delle proprie energie a sostenere quella famiglia, facendo in modo che le sue nipoti possano continuare gli studi. Quel sacrificio, ha dato i suoi frutti e già due hanno completato l'Università. La seconda si è laureata proprio in questi giorni e proprio mentre stiamo attraversando il Pamir, gli manda la foto della sua cerimonia di laurea, con i ringraziamenti sentitissimi di chi sa di dovergli tutto e lui, commosso, le scrive solo poche parole dicendole che i risultati che sta ottenendo li deve soprattutto alla sua determinazione e al suo impegno. E' fatto così Jamshed. Intanto lui, durante le vacanze estive dell'università si recava spesso in Russia, dove lavorava nell'edilizia per guadagnare qualcosa e fare esperienza. Come molti giovani costretti a lasciare il proprio paese in cerca di opportunità, anche lui attraversa momenti difficili. Conosce molte delusioni e viene trattato ingiustamente da persone di cui si fidava: un'esperienza dolorosa, ma che gli ha insegnato molto. Successivamente un suo parente lo invita a Praga, offrendogli la possibilità di frequentare corsi di lingua e proseguire gli studi in un contesto occidentale. Per Jamshed tutto questo rappresenta una grande occasione e la speranza di costruire un futuro diverso. Ha un sogno: allargare i propri orizzonti, acquisire nuove conoscenze e confrontarsi con un'altra realtà. Ma questa realtà si rivela molto più difficile del previsto da raggiungere. Si trova ad affrontare una lunga e faticosa battaglia burocratica durata oltre tre mesi. La richiesta di visto gli viene respinta più volte per motivi formali, soprattutto perché le autorità temevano che, una volta partito, non sarebbe più tornato nel suo Paese. Alla fine il visto viene concesso, ma soltanto per sette giorni: troppo pochi per realizzare ciò che aveva immaginato. Eppure anche quei pochi giorni si rivelano preziosi. Vivendo con i parenti ha la sua prima vera occasione di osservare da vicino la società occidentale e di comprenderne lo stile di vita.
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| Jamshed |
E' una piccola finestra aperta su un altro mondo, ma basta per lasciare un segno profondo dentro di lui, rafforzando il desiderio di continuare a studiare, viaggiare e costruire ponti tra culture diverse. E' allora che nasce in lui il desiderio di lavorare in un ambiente internazionale, aiutando studenti e docenti ad avere l'opportunità di studiare all'estero e di aprirsi a nuovi orizzonti. Con il tempo, però, comprende che i legami tra i popoli non si costruiscono soltanto attraverso le università e i programmi ufficiali, ma anche grazie ai semplici incontri tra viaggiatori e persone del luogo. Il turismo diventa così un'altra espressione della stessa passione. Accompagnare i visitatori alla scoperta della propria terra gli offre l'occasione di conoscere ancora più a fondo il suo Paese, di approfondirne la storia, le tradizioni, i paesaggi e le culture e, allo stesso tempo, di far conoscere il Tagikistan a persone provenienti da ogni parte del mondo. Così, dopo la laurea, inizia a lavorare come guida-interprete, proseguendo parallelamente gli studi di dottorato. Nello stesso periodo entra a far parte dell'Ufficio Relazioni Internazionali dell'Università Statale di Khujand, la seconda università più grande e una delle più antiche del Tagikistan. Lì il suo percorso professionale prese esattamente la direzione che aveva sognato da studente: creare opportunità internazionali e aiutare studenti e docenti a costruire rapporti con il resto del mondo. Inizia occupandosi degli studenti internazionali e, successivamente, gli viene data la responsabilità di numerosi programmi finanziati dall'Unione Europea, tra cui Tempus, Erasmus Mundus ed Erasmus+. Con il passare degli anni, grazie all'impegno e all'esperienza maturata, avanza progressivamente nella carriera, fino a diventare responsabile dell'Ufficio Relazioni Internazionali. Questo lavoro gli apre le porte del mondo. Attraverso progetti internazionali ha l'opportunità di visitare università e istituzioni in numerosi Paesi, viaggiando per motivi professionali in Germania, Francia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Romania, Polonia, Azerbaigian, Russia e in tutti i Paesi dell'Asia Centrale, oltre che in molte altre destinazioni. Così, le due grandi passioni della sua vita - il mondo accademico e il turismo - finiscono per unirsi in un unico obiettivo: mettere in contatto le persone, condividere conoscenze e costruire ponti tra il Tagikistan e il resto del mondo.
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| Al passo di Xarbushi - 4344 m. |
Anche mentre lavora e cresce la sua famiglia, continua a studiare. Nel 2017 ottenne una prestigiosa borsa di studio del Governo dell'India per frequentare un MBA presso l'International Management Institute (IMI), una delle più rinomate business school dell'Asia. Vivere in India per oltre un anno, gli permette di confrontarsi con un ambiente accademico e culturale completamente diverso, arricchendo non soltanto la sua preparazione professionale, ma anche la sua visione delle persone, della leadership e del dialogo tra culture differenti. Qualche anno più tardi torna ancora una volta all'università, questa volta seguendo la sua antica passione per la storia. Nel 2024 consegue con lode una seconda laurea presso la Facoltà di Storia e Giurisprudenza, una scelta che riflette perfettamente il suo interesse per le civiltà, la storia e le culture che oggi racconta ai viaggiatori durante i suoi tour. Ma proprio quando la sua vita professionale sembra aprirsi a nuove prospettive, suo padre si ammala gravemente. La famiglia riesce a mandarlo in Russia, dove vive una delle figlie. Con grande determinazione e dopo numerosi tentativi, riescono a convincere un celebre chirurgo, che si trovava nella sua dacia per le vacanze, a rientrare per eseguire personalmente l'intervento. L'operazione riesce e regala al padre tre preziosi mesi di vita. L'intera vicenda ricorda quasi uno di quei grandi romanzi russi tanto amati da Jamshed, dove famiglia, destino, sofferenza e speranza si intrecciano continuamente. Terminato quel difficile periodo, Jamshed porta sua madre a vivere con lui a Khujand, nella speranza di offrirle una vita più tranquilla e serena. Purtroppo quella serenità dura poco.
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| Tiziana al GBAO check point |
Le aveva comprato un appartamento al piano terra, convinto che fosse la soluzione più comoda per lei. Ma sua madre è una vera donna di campagna. Le manca il suo villaggio, i parenti e il ritmo semplice della vita rurale. La città, pur offrendo maggiori comodità, non avrebbe mai potuto sostituire il luogo in cui aveva trascorso gran parte della sua esistenza. Comprendendo i suoi sentimenti, Jamshed decide di costruire una casa a Khujand che conservi l'atmosfera della loro abitazione nel villaggio: un luogo dove sua madre possa sentirsi ancora legata alle proprie radici pur rimanendo vicina ai figli. Insieme scelgono il terreno, discutono il progetto e immaginano ogni dettaglio della futura casa. Quando iniziano i lavori, sua madre è profondamente felice e orgogliosa di vedere quel sogno prendere forma. Purtroppo la vita concede loro pochissimo tempo per condividere quella gioia. Solo due mesi dopo l'inizio della costruzione, sua madre viene a mancare. Quella casa è rimasta il simbolo delle sue speranze e dell'amore tra una madre e suo figlio. Nel frattempo Jamshed ha sposato una ragazza del suo stesso villaggio. Da oltre tredici anni condividono la vita insieme e hanno quattro splendidi figli, dei quali è naturalmente e immensamente orgoglioso. Pur continuando la sua carriera universitaria, dedica però ogni momento libero al turismo, un'attività che ama profondamente. In questo lavoro mette a disposizione dei viaggiatori la sua vasta conoscenza della storia, dell'etnologia, della geografia e della cultura del suo Paese, trasformando ogni itinerario in un'esperienza ricca di significato. Oggi, a trentasei anni, sta seriamente pensando di compiere il passo successivo: dedicarsi completamente al turismo e fondare una propria agenzia di viaggi. Il turismo è diventato il punto d'incontro di tutti i percorsi della sua vita: le lingue straniere, la storia, le relazioni internazionali e l'amore profondo per la sua terra.
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| Una marmotta |
Chiunque abbia viaggiato con lui ha apprezzato non soltanto la sua professionalità, ma soprattutto la passione con cui riesce a trasmettere emozioni, storie e tradizioni, rendendo ogni viaggio un'esperienza indimenticabile. Per Jamshed accompagnare i viaggiatori non significa semplicemente mostrare monumenti o paesaggi. Ogni itinerario rappresenta un'occasione per creare amicizie, condividere idee e aiutare i suoi ospiti a conoscere le persone che vivono dietro quei luoghi. Ed è proprio grazie al più efficace dei mezzi di promozione — il passaparola — che molti di quelli che viaggiano con lui continuano a raccomandarlo ad amici e familiari. Anch'io sarò certamente tra i primi a farlo. In fondo, sembra che la vita stia finalmente prendendo la direzione che merita. Gli auguro sinceramente ogni successo, perché, da qualunque prospettiva la si osservi, credo che se lo sia davvero guadagnato. Noi intanto proseguiamo il nostro cammino in questa montagna aspra e selvatica cercando di capire, altimetro alla mano, il momento in cui stiamo arrivando al passo Xarbushi (o Khargush), detto il Passo dello scoiattolo di 4344 m. evidentemente troppo secondario per essere segnalato almeno da un cartello. L'aria è fina, ma la testa non gira neanche un po', evidentemente il lungo avvicinamento con le notti trascorse tra i 3 ed i 4000 m. sono state sufficienti ad adattare per bene il corpo. Le marmotte fulve e curiose, fischiano impaurite ma alla fine scappano attorno a noi, andando a rifugiarsi nelle tane vicine, noi andiamo avanti per questa terra estrema e bellissima e il sorriso di Jamshed è più che sufficiente a colorarci la strada, aggiungendo una dimensione profondamente umana a un'esperienza che è già, di per sé, indimenticabile. - Che ti piacerebbe fare Jamshed? Una bella vacanza? - gli chiedo mentre scendiamo un poco dopo il passo traballando sulle pietre. - Sì, mi piacerebbe molto portare mia moglie a vedere il mare. Noi non l'abbiamo mai fatta una vacanza. - E ride di gusto affrontando la curva successiva.
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| Una valle laterale |
SURVIVAL KIT
Per contattare Jamshed:
Jamshed Zokirzoda -
Tel/Wapp - +992.92.8901117 -
Mail : zokirzodajamshed89@gmail.com
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