sabato 15 agosto 2026

Pam 44 - Il lago Issikkul

...la curva convessa del lago Issikkul... (G. Ajtmatov) - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il fiume
Ci siamo fermati lungo il fiume che scende verso il basso diritto, ma sempre più impetuoso. In questo punto ormai è piuttosto largo, almeno un centinaio di metri e la corrente che anima questa massa di acqua argentea fa davvero paura. Qui c'è una specie di baraccotto con una grande veranda sul fiume che ha messo sulla strada l'insegna "Forelle", trote. E' un posto senza pretese che serve cibo ai viaggiatori di passaggio ed ai camionisti che qui sono frequenti, visto che questa è la strada principale tra la capitale ed il lago e si sa che dove si fermano loro, si mangia bene. Dato che qui si va a piatto unico e non c'è scelta, aspettiamo, convinti di vedere arrivare un bel piattino con il nostro pesciolino appena pescato. Dopo un po', ecco arrivare il ragazzo, con un vassoio colossale tra le mani, che reca un mostro completamente aperto che da vivo, non poteva pesare meno di tre chili almeno. Mai vista una trota così grossa. E' una bellissima salmonata che ha appena terminato la sua avventura, ben rosolata sulla griglia, che fuma in fondo al cortile. Che spettacolo, anche da vedere, figuratevi da mangiare, aggiustata com'è con le erbe locali, con le quali è stata infarcita. Certamente ne avanzeremo una gran parte, viste le sue dimensioni e essendo noi solo in quattro, anche se ci vantiamo di essere buone forchette. E invece, pianino pianino, il mostro scompare completamente dal piatto, dove rimangono solamente pochi e miserevoli reti, pelle e lische, visto che la testa non era contemplata nel servizio. Ragazzi che roba, veri sacchi senza fondo! 

Il mostro
Mentre siamo lì in semi coma a prendere fiato, come pitoni che hanno da digerire una intera gazzella appena mangiata, arrivano diverse auto che scaricano un bel po' di gente, almeno tre o quattro famiglie intere con donne e bambini vocianti. Assieme a loro, però, ecco che viene scaricato da un capiente Suv, anche un bel montone nero, che probabilmente ha già capito che questa non sarà per lui una bella giornata. Infatti ben legato, viene trascinato dietro la casa, dove, senza por tempo in mezzo, viene decapitato e rapidamente dissanguato e macellato, prima di essere portato all'interno, nella zona cucina. Io sono andato a buttare l'occhio e vedo che si tratta di una vera e propria cerimonia, con tutti i convenuti che procedono a pregare per una bella mezz'ora. Poi tutti tornano alle tavole e aspettano di cominciare il pranzo di quella che dovrebbe essere una vera e propria festa. Ho subito pensato, visto il sacrificio del montone, alla celebrazione dell'Eid, che in Kirghizistan si chiama Kurman Ait, la più importante festa musulmana che commemora la devozione ad Abramo, con questo sacrificio rituale, in cui ogni famiglia che se lo può permettere, deve abbattere un montone, in ricordo del racconto biblico e suddividerlo in tre parti, uno consumato in famiglia, il secondo per parenti e vicini e il terzo donato ai poveri e ai bisognosi. 

Le griglie
Tuttavia non mi tornano le date perché quest'anno qui la festa dovrebbe essere caduta il 26 maggio e qui sono già passati almeno quindici giorni, anche se i convenuti, sono tutti molto ben vestiti come si conviene, secondo la tradizione per questo evento. Diciamo che saranno in ritardo oppure ci sarà qualche altro motivo ricorrente, di certo di natura religiosa. Non ho voluto essere invadente e chiedere, perché sono sicuro che ci avrebbero di certo invitati a pranzo o meglio a cena, visto che il capro è appena stato fatto a pezzi e posto attorno alla griglia, dopo che eravamo già completamente rimpinzati e sarebbe stato imbarazzante, oltre che scortese rifiutare. Così ce ne ripartiamo percorrendo l'ultima ventina di chilometri che si separa dal lago. Siamo ormai in pianura anche se attorno ai 1600 metri sul livello del mare. Qui siamo ormai lontani, anche psicologicamente dal Kirghizistan delle montagne, delle yurte e delle transumanze, qui vedi un paese assolutamente moderno che è ormai volto verso la direzione generale in cui va il resto del mondo sviluppato. L'arteria che percorriamo è trafficatissima e spesso intasata di macchine nuove, molte elettriche, tutte cinesi ovviamente, e mezzi pesanti di ogni tipo. Certo, vedi circolare ancora qualche vecchia Zigulì o qualche Lada sovietica, ma si tratta assolutamente di rarità, che forse gli stessi locali guardano con sufficienza. 

Il lago
Infine sullo sfondo appare il lago, che si mostra dapprima come una linea blu sullo sfondo, poi adagio adagio allarga il suo spessore fino a mostrarsi nella sua intera, enorme dimensione. Non ci sono dubbi che questo lago sia parte di uno straordinario paesaggio che proprio per la sua ampiezza e per tutte le implicazioni di cui vi parlerò, sia assolutamente speciale, ma se devo davvero essere sincero, per tutta la serie di motivi che andrò ad elencarvi, non riesco a nascondervi un poco di delusione. Dopo le letture ed i racconti, che sono state anche una delle motivazioni che mi hanno spinto a crearmi questo itinerario che ha come punto finale proprio l'Issikkul, mi aspettavo di trovarmi di fronte all'immensità solitaria cantata da Ajtmatov, che lo narra non come un semplice elemento geografico, ma come un vero personaggio vivente, un santuario mitologico, uno specchio dell'anima. Il contraltare della purezza eterna della natura di fronte alle storture del mondo ed alle sue meschinità. Come racconta nel Battello bianco, forse il suo capolavoro assoluto, il lago, visto attraverso gli occhi del bambino protagonista, è: "...all'estremità della terra dove lo sguardo giungeva appena, con la curva convessa del lago di un azzurro intenso. Lì acqua e terra si toccavano, più oltre non c'era nulla...". E quando finalmente come tutte le sere arriva il battello bianco che scivola silenzioso come un fantasma sulle acque, lui sogna di trasformarsi in pesce per seguirlo e nuotare finalmente libero dalle crudeltà quotidiane. 

Il lago, custode della memoria ancestrale del paese, è lo sfondo della struggente leggenda della Madre Cerva dalle corna ramate, l'animale totemico della tribù kirghiza dei Bugu. Ma anche nel Giorno che durò più di un secolo, il lago, incastonato tra le cime innevate del Tien Shan, è protagonista assoluto con la sua asprezza magnetica che impone un profondo rispetto sacrale. Ora vi chiedo: pensavate di ritrovare queste sensazioni arrivando qui dopo aver letto con attrazione quasi morbosa queste pagine ed esservi fatti una immagine quasi oleografica di questo luogo magico? Lo so che non siete certo degli ingenui appesi al pero e che ovviamente avreste pensato che i tempi sono cambiati in tutto il mondo e poi se un posto è bello, alla fine la gente ci viene attirata in massa e dunque questo solo affollamento rovina tutto. Ovvio. Beh, io no, sono un ingenuo e ci avevo creduto assolutamente e queste sensazioni, che pensavo di trovare qui, in fondo le ho provate ugualmente e proprio queste di fronte al blu assoluto del Sonkul o nel deserto magnetico ed irreale del Karakul, ma qui devo ribadire la mia perplessità. Ora vado nei particolari. Il lago salato di origine endoreica, Issikkul, è di certo una delle meraviglie naturalistiche del mondo. Con le sue dimensioni, con una lunghezza di 178 km, una larghezza di 60 ed una profondità di ben 668 m. ha uno sviluppo costiero di quasi 600 km e si colloca quindi come il secondo lago di montagna al mondo dopo il Titicaca, essendo la sua superficie di 6.236 km2, quanto la provincia di Torino! 

Le rive
In effetti la sua posizione ai piedi di una delle catene montuose più scenografiche del mondo, lo fa collocare facilmente tra le meraviglie della natura e come ulteriore carico vi potete aggiungere che grazie alla salinità, non gela mai anche alle bassissime temperature invernali della zona, fenomeno grazie al quale ha avuto il nome di Lago Caldo (Issikkul). Il lago è poi circondato da sorgenti termali che lo rendono meta ricercata, anche per questo tipo di turismo. Se proprio volete trovargli una valenza negativa, dovrebbe essere accertato che proprio da qui nacque il focolaio della peste nera che nel 1338 dilagò nel mondo arabo e poi in Europa provocando circa 50 milioni di morti. Ma direi che questo riguarda un passato ormai troppo lontano. Percorriamo la riva nord del lago, quella più frequentata dal turismo, in quanto ormai da anni questa zona è diventata il vero e proprio mare per i kirghizi che arrivano dalla capitale e per i kazaki della ancor più vicina Alma Ata, un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti, che ha fatto del lago la loro riviera, con un seguito di paesini, di seconde case, di locali, hotel e guesthouse di ogni tipo, che la rendono simile alle nostre popolatissime coste marine, con parchi giochi, centri commerciali, spiagge attrezzate e così via. 

Ma la cosa che più impressione è che nella cinquantina di chilometri che ci portano dalla punta occidentale del lago fino a Cholpon - Ata, il centro turistico più rilevante, abbiamo passato per decine di chilometri aree transennate con le insegne dei costruendi resort che gli investitori internazionali, cinesi, russi e arabi, stanno riversando su questa costa, per costruire decine di migliaia di palazzoni, villette a schiera, miniappartamenti, casette di ogni tipo per appagare i desideri dei nuovi abbienti di questa parte di mondo. Tutto questo in lotti successivi lunghi un chilometro, che sorgeranno tra strada e lago per almeno 30 ettari di superficie ciascuno. Guardare tutto questo e ripensare alle parole di Ajtmatov che canta: "... alla estremità della terra, là dove terre ed acqua si toccano ed al di là non c'è più nulla...", mi turba, mi lascia un chè di amaro. Poi attenzione, non sono nato ieri e probabilmente non è neppure giusto avere questi pensieri di negativa propensione al rimpiangere un passato in cui ti toccava poi solamente una vita di una difficoltà estrema e dove si campava, morendo di fame, se va bene, fino a quarant'anni. Tutto questo non sarà bellissimo da vedere, ma sta portando una marea di posti di lavoro, la gente viene qui e si diverte come facevamo noi bambini sulle nostre riviere, almeno chi poteva, e intorno il paese cresce ed è in grado di far fronte ai bisogni materiali crescenti dei suoi abitanti, non si può negarlo, accidenti e se il senso di infinito, la memoria ancestrale e l'asprezza magnetica del lago si va perdendo a favore delle moto d'acqua e degli scivoli coi toboga, diciamo pazienza e facciamo finta di niente, che questo succede ed è successo in tutte le parti del mondo, con la complicità di tutti e buona notte. 

Vuol dire che arrivato a casa mi rileggerò il Battello bianco, pensando ad un luogo di un pianeta immaginario di un passato che non può di certo tornare, almeno fino a quando saremo 8 miliardi e più su questa terra. E non voglio essere amaro come quei vecchi che rimpiangono alla fine solo la gioventù perduta, cerco solo di essere realista. Noi intanto andiamo avanti tra macchine della polizia in agguato a far multe, con radar ogni chilometro, è il progresso, ragazzo. Procediamo a fianco al nuovo aeroporto non ancora terminato, dai cinesi naturalmente, in modo che qui possano arrivare ancor più rapidamente eserciti di turisti del regno di mezzo, per occupare le nuove stanze presto disponibili. Prendiamo uno stradino laterale che porta fino al lago con una spiaggetta che fa un bell'arco tra gli alberi vicini. Di qui non si vedono palazzoni, ci sono solo un po' di bagnati, famigliole con il borsone dei viveri, ragazze in bikini e giovanotti prestanti dalla bracciata vigorosa, e poi l'acqua salata tiene a galla meglio, si sa, che si cambiano tra gli alberi, alla buona, come quando noi da ragazzi andavamo al fiume vicino alla città. Dall'altra parte del lago, la catena di montagne lontane mostra la frangia di cime bianche. In fondo forse, basta isolarsi un po' tra gli alberi, il rumore della strada con i suoi clacson ed i motori delle auto è lontano e allora ecco che ritrovi, nell'azzurro profondo dell'acqua, nel curvo orizzonte le lago lontano, nell'immobilità di questa superficie dove il sole riflette i suoi barbagli dorati, l'essenza profonda del lago ed il suo conturbante magnetismo e magari immaginiamoci che nel boschetto dietro di noi, ci sia ancora quella Madre Cerva dalle corna ramate, o almeno, speriamo, la sua anima.



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giovedì 13 agosto 2026

Pam 43 - La discesa a valle

Il lago Sonkul al mattino - Kirghizistan - giugno 2026


Yurte
Le yurte sono abitazioni, assolutamente comodissime, studiate per poterci vivere anche in periodi freddi dell'anno. Infatti, come vi ho detto, anche la nostra è dotata di una bella stufa con il camino che sparisce in un buco del tetto e ieri sera due ragazzi sono venuti a imbottirla di carbone, così che dopo pochi minuti, non solo la stufa, ma anche la cerchia di pietre che la circonda, tenute insieme da una retina metallica, ha cominciato ad arroventarsi. Sì bisogna fare attenzione a non andarci vicino e soprattutto è meglio non sedercisi sopra, del resto non c'è molta differenza da quella che avevamo a casa quando ero piccolo e che allora veniva chiamata cucina economica, che si arroventava anch'essa senza pietà, come ricordo benissimo quando incautamente ci avvicinai due dita per afferrare la fetta di polenta che mia mamma aveva messo sopra a grigliare. Altri tempi direte voi, ma il mondo alla fine è uguale dappertutto, magari con uno scarto di qualche decennio solamente. Sta di fatto che siamo stati belli caldi per tutta la notte, salvo che stamattina invece, la stufa si sarà spenta chissà quando, le parti del mio corpaccio che incautamente erano rimaste scoperte a causa della situazione iniziale, erano praticamente gelate. E non è stato neppure facile raggiungere i bagni in fondo al prato, tra l'altro molto moderni ed efficienti, tutt'altra cosa di certe latrine trovate in altre parti del mondo. 

Cavalli
Ho incrociato anche un gruppetto di bionde teutoniche semisvestite e pigolanti che arrivavano dalle docce, come in certi campeggi finlandesi, ma quelle sono di un'altra specie credo e quindi non bisogna stupirsi troppo del fatto sia a loro completo agio anche a queste temperature. Sta di fatto che l'alba sul lago si è dispiegata magnifica proprio in quel momento ed i riflessi baluginanti dei raggi del primo sole, mi hanno riempito di piacere interiore e non mi hanno neppure lasciato il tempo di avvertire il freddo che scendeva dalle vette lontane. L'omerica aurora dalle dita rosate è sempre uno spettacolo assoluto e perdersela, in un contesto come questo, sarebbe stato delittuoso, benedetta dunque la prostata dell'anziano che comunque provvede a risvegliarti al momento giusto, senza bisogno di puntare l'ora. Poi con calma ci mettiamo in riga per pensare alla partenza, bene coccolati da un'altra colazione sontuosa, che qui tra i pascoli alti, pare ancora più buona. I grandi tavoli della sala comune sono allineati proprio davanti ad una grande vetrata che dà sul lago e qui, davvero fai finta di continuare a mangiare qualcosa e piluccare frutta varia, solo per poter continuare a goderti la vista mattutina del lago Sonkul, che ti accarezza la vista. I cavalli intanto, sono scesi fino alla riva scura e brucano l'erba fresca, sperando forse, che oggi non ci siano turisti che hanno scelto la passeggiata intorno al lago e quindi non debbano sottoporsi al lavoro quotidiano. 

Turisti kirghisi
Ma alla fine dobbiamo partire. Caricati i bagagli sul nostro mezzo eccoci riprendere la pista che costeggia questo meraviglioso piano di velluto blu, dove si riflettono le prime nuvole del giorno. Ci godiamo questa vista per parecchi chilometri, oggi sembra una bella giornata e di sicuro non pioverà. Le mandrie sparse tutto attorno sono ormai in piena attività pascolatoria; vacche, che ormai saranno già state munte, pecore marroni dalla coda grassa, col grande ariete che le controlla alle spalle, scrollando il testone appesantito dalle corna ritorte, e poi cavalli e giumente e puledri numerosissimi, più mobili e bizzosi. C'è anche qualche yak, più lontano, che preferisce però una vita più selvatica e solitaria, sempre a guardarsi attorno, infastidito da tutto e da tutti, o forse solamente a disagio perché per lui ed i suoi compari, i 3000 metri sono una quota troppo bassa e l'aria è troppo spessa per essere respirata liberamente e con soddisfazione. Ma sono le yurte che punteggiano i prati, lo spettacolo più poetico e maestoso al contempo, che con la loro minuscola presenza, data dalla distanza, fanno apparire le colline circostanti come un paesaggio anomalo e del tutto singolare. Qui non ci sono gli assembramenti che trovi sulla riva del lago, incontri solamente gruppetti di tre o quattro tende bianchissime, qualcuna ricoperta di plastica protettiva, altre che mantengono ancora la loro configurazione tradizionale, forse le più vecchie, che ti fanno capire, che qui siamo ormai fuori dalla zona tristica e che queste sono le vere dimore dei pastori che da sempre popolano l'altopiano. 

Il passo Kalmak
Quando la sponda sud del lago finisce in una sorta di triangolo acuto, la pista risale a nord risalendo una costa che consente un'ultima commovente visione del lago ormai lontano. Ancora qualche chilometro dopo la giunzione con la pista che prosegue il circuito che lo contorna, senza neppure accorgerci che siamo saliti di parecchio ed ecco che siamo già arrivati ai 3.447 m. del passo Kalmak Ashuu. Di lì in poi la strada precipita con una serie di tornanti a mezza costa che dividono i pascoli verdi dal torrente che scende con forza grattando via terra e pietre per trascinarli verso il fondo della valle. Ad ogni curva a nord o anche solamente riparata dal sole ecco apparire grandissime placche di neve spesse parecchi metri, residuo di un inverno che forse qui non è ancora del tutto finito. Dopo  una curva a gomito ecco che ci sono quattro fuoristrada fermi e un bel gruppo di persone che si godono il magnifico scenario che si presenta davanti ai nostri occhi. Scendiamo anche noi, non sia mai che ci perdiamo l'occasione per qualche scatto. Loro, sono un gruppo di famiglie kirghize in gita che arrivano dalla capitale e subito facciamo comunella come si conviene tra compagni di viaggio che si incrociano. Inutile dire il piacere che questa gente prova ad incontrare stranieri che arrivano da lontano e che manifestano interesse per la loro terra, di cui si sentono ovviamente orgogliosi e contenti che venga apprezzata. Alla fine saliamo tutti sul bordo nevoso per immortalarci l'un l'altro, una cerimonia obbligata in questi casi, poi via giù nella valle a rotta di collo, fino ad arrivare alla giunzione con la strada principale asfaltata che porterà fino al lago Issikkul, il mare della Kirghisia. 

La discesa
Qui siamo scesi decisamente molto, attraverso valli laterali semideserte popolate solamente di pastori e sicuramente impraticabili ed isolate in inverno. Nella valle principale invece si vede decisamente più movimento; in quello che potrebbe essere un centro di smistamento commerciale, ad esempio, si vedono parecchi camion dai quali vengono scaricate mandrie di bovini, portate fin qui sulla carrozzabile asfaltata e che adesso, risaliranno la montagna per raggiungere i loro luoghi di pascolo estivo, per una transumanza classica che è sempre stata la vita di questo popolo. Ormai qui siamo arrivati nella civiltà moderna. La strada è diventata piuttosto trafficata e verso la montagna ecco scorrere rettilineo, il tratto di ferrovia in costruzione, che presto sarà operativa, della linea veloce che attraversando Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran, terminerà la giunzione tra la cinese Kashgar alle linee turche, permettendo il completamento della Shanghai - Venezia. Pensate un po'! Queste idee non le fermano le guerre, le epidemie e le politiche avverse. Alla fine la voglia di commerciare, di spostarsi, di fare affari, non si fermano davanti a nessuna difficoltà. Noi ormai costeggiamo, lungo la strada rettilinea, il bordo di un fiume impetuoso, che dopo aver raccolto rivoli di torrenti e torrentelli che scendono da ogni parte delle catene circostanti, hanno ingrossato a dismisura questo corso d'acqua che si precipita a valle con la violenza dirompente delle sue acque spumeggianti. Probabilmente si tratta del Chu, uno degli immissari dell'Issikkul, che dista ormai non più di una sessantina di chilometri. La meta sognata delle mie letture si avvicina sempre di più.

Alba al Sonkul



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mercoledì 12 agosto 2026

Pam 42 - Il lago Sonkul

 

Yurte nel Tien Shan - Kirghizistan - giugno 20226

Prato
Non so bene cosa sia, forse la stanchezza dopo tanti giorni di viaggio, forse la quota che con la sua carenza di ossigeno, a poco a poco va facendo scemare la mia lucidità di pensiero, già in parte compromessa dall'età direte voi che meglio mi conoscete, ma man mano che i giorni passano, quando viaggiamo per ore in queste terre così diverse da quelle a cui sono abituato, così lontane dal mio mondo, solitarie e sperdute in una terra incognita e carica di segnali misteriosi, le sensazioni che mi avvolgono sono ormai una via di mezzo tra il sogno e la realtà. E' difficile definire quanto ti circonda, se i paesaggi che ti sfilano ai lati del finestrino dell'auto, siano realtà e in questo caso, come possono essere di questo verde così innaturale le praterie che si allungano all'orizzonte, come può essere così rossa la terra che si sbriciola ai piedi delle colline, oppure invece si tratta di sogno, di una costruzione della mente che vuole immaginare queste forme inusuali, attribuendole a mondi di fata usciti dai racconti di fanciulle velate, cantati la sera, davanti ai fuochi dei bivacchi. Vedi davvero la sfilata di montagne lontane, dalle cime bianchissime che quasi ottundono la vista, dai nevai che scendono verso il basso a formare piccoli laghi glaciali da cui fuoriescono i primi torrenti a scavare le valli, oppure credi di vederla all'orizzonte e invece non è altro che uno dei miraggi che ottenebrano la mente del viaggiatore, illudendolo di avere raggiunto una meta tanto agognata che invece si rivelerà, non appena giunto nel punto creduto reale, solamente un inganno della mente, dell'occhio disabituato e credulo. 

E allora, quei cavalli lontani sulla collina, che si muovono quasi all'unisono, trotterellando leggeri sul tappeto di erba, morbido e spesso, come possono essere reali, con i loro mantelli bai e quelli più indietro scuri e morelli, con le criniere sfrangiate ed i puledri che li seguono su quelle zampe ancora malferme che ne denunciano la nascita avvenuta da poco, così belli, così nobili nel portamento da essere solo descritti nei poemi dei tempi passati, quando i cavalieri portavano l'orda alla conquista di terre lontane. Come puoi credere che i pascoli di smeraldo siano davvero punteggiati dalle piccole macchie d'argento, lontane, che disegnano linee precise sulla collina e che queste siano poi veramente yurte di pastori e non collane di perle luccicanti alla luce del sole che sta spuntando tra le nubi, mentre l'umidità della pioggia appena terminata, fa rifulgere tutto intorno a te, con bagliori sicuramente innaturali e forse magici. Ed infine come può quello specchio di acqua che si rivela lontano e poi si allarga davanti al tuo sguardo incredulo, essere davvero reale, così azzurro e cosparso di macchie di blu notte, dove l'ombra delle nuvole bianche, sbuffi di panna montata che corrono alte nel cielo, disegna spazi più scuri sulla superficie immota, che forse nasconderanno animali fantastici e terribili, celati dalle profondità. Non so davvero, sono perplesso, stupito ma non spaventato di essere circondato da tanta bellezza e non importa se tutto questo è solo un sogno generato dalla mia mente indebolita per molti giorni dall'anossia dei 3000 metri. 

Ma alla fine, che mi importa di tutto questo, se arrivi fino a qui, ti sei meritato di vederlo, di goderne e anche di non farti domande o stupirti sulla sua supposta esistenza. Andiamo avanti verso il lago, senza fermarci, lasciamo che la sua ampiezza straordinaria ci abbracci completamente, permettiamogli di farci diventare parte di lui, di appartenergli, come forse fanno coloro che quassù vivono da sempre con i loro armenti, i loro cani, le loro yurte, le loro vite millenarie. Adesso non piove più, è caduta anche la grandine per aumentare la magia del luogo che ci circonda ed a terra, sulla pista fangosa e sui prati attorno a noi, vedi quasi un tappeto di perle che brillano, forse sono vere perle che il cielo ha perso per noi, forse vuole che le raccogliamo per farle nostre, ma devono essere davvero magiche, perché non si riescono a prendere tra le mani, le guardi per possederle ed in un attimo si sciolgono tra le dita e dopo un momento senti soltanto il gelo che scende tra le tue mani ingorde. Devi ricordare sempre che questo è solamente un sogno e solo questo devi portare con te, nella tua terra lontana, quando deciderai di ritornare. Adesso la strada corre parallela al lago, che è diventato immenso e copre completamente l'orizzonte. Verso la riva, di tanto in tanto, sorgono piccoli accampamenti di yurte, dieci, venti, più o meno. 

Beh, i pastori che sono qui da millenni, non stanno solo a pascolare pecore e a fare palline secche di kumys, non è che la carenza di ossigeno, fa diventare scemi, anzi, anche loro hanno capito benissimo, dopo che la gente ha cominciato ad arrivare fin quassù e ha cominciato a lanciare esclamazioni di meraviglia al vedere cosa li circondava, che dare da dormire e da mangiare a questa gente che arrivava da lontano, voleva dire raccogliere in breve tempo, tante più svanziche di quante ne avessero raccolte padri e nonni a furia di allevare cavalli e così ecco che da un po' di tempo hanno cominciato a sorgere gruppi di yurte, sempre più belle ed accoglienti per ospitare gli stranieri di passaggio che alla possibilità di passare un po' di tempo quassù attorno a questo lago, danno fuori di testa. Quindi da bravi turisti, scegliamo anche noi il nostro gruppo e subito ci viene assegnata la nostra yurta, arredata di tutto punto con tanto di trapunte già pronte sui letti e stufa in attesa di essere accesa, visto che qui di notte non si scherza con la temperatura. Poi una volta sistemati, tempo libero per andare a godersi il lago. Siamo a quasi duecento metri dalla riva, che prosegue per almeno una trentina di chilometri, quindi gli spazi sono davvero grandi e maestosi. Camminiamo un po' verso il lago, il terreno è fradicio d'acqua e bisogna camminare con attenzione passando sui cespi di erba più spessi e robusti, fino a quando non si arriva alla spiaggia cosparsa di minuscoli sassolini. 

Nell'erba spuntano fiorellini coloratissimi e minuscole stelle alpine, esattamente come le nostre, solo in miniatura. Intorno è pieno di farfalle che ti si posano addosso, evidentemente felici anche loro che tu sia arrivato fin lì a fare loro compagnia. Il lago è immobile e il sole che fa luccicare l'orizzonte lontano sembra chiamarti, come se dal suo interno sprigionasse una malia misteriosa, che cerca di attirarti verso di lui fino a quando non ti sarà possibile ritornare indietro. Ci sediamo sulla riva, in silenzio a godere il momento, cercando di svuotare la mente, di rimanere in quella sorta di limbo di cui vi ho già detto tra realtà e sogno. Rimaniamo a lungo, lo sguardo perso lontano, senza pensare, riempiendoci di questa sensazione di completezza priva di preoccupazione, di dolore, di valutazione del tempo. Sarà questa l'atarassia dei filosofi greci, lo spegnersi delle passioni che libera dal ciclo del samsara dei buddhisti? Chissà, non sono all'altezza di capire cose così profonde, ma qui di certo annulli il timore della morte, delle preoccupazioni finanziarie e lo spessore dell'odio che oggi avvolge il mondo. Naturalmente è meglio avere cuore e pressione a posto, data la quota, se no poi ci pensano all'ospedale a fartelo venire, il timore della morte, naturalmente. Così cercando di annullare le passioni manco mi accorgo dell'arrivo di un nutrito gruppo di cinesi che percorrono la riva del lago e subito ci assalgono con la solita serie di domande, chi siete, da dove venite, quanti anni avete, ecc. 

Ci fotografano in tutte le possibili inquadrature e poi se ne vanno come sono venuti. Noi allora spezzatasi la magia, torniamo alle yurte, non prima di avere approfittato delle altalene poste di fronte al lago. Anche questo gioco serve in Oriente a liberare la mente, almeno così pare. Intanto nella casa dove c'è l'ampia sala in cui sarà servita la cena, gli ospiti del campo vengono coinvolti in giochi di gruppo evidentemente consuetudine delle comunità che si formano nei pascoli estivi. Si va dalla morra cinese al piantare il chiodo nel tronco e molti altri, in cui ospiti e ospitanti competono, per il semplice gusto di divertirsi, tra grandi risate. Poi adagio adagio scende il sole, un tramonto infuocato al di là del lago dove schiere di nuvole fanno a gara per fornire quinte cremisi, rosse e rosate, in un caleidoscopio di colori che si specchiano sulla superficie del lago che diventa via via più nera. Mangiamo una buonissima zuppa e cosce di pollo arrosto e infine le bambine del campo passano a distribuire dolcetti e caramelle. Un vecchio kirghiso in un angolo della sala, mangia in silenzio da solo, forse pensa a come sono cambiati i tempi da quando era ragazzo e cosa ci viene a fare tutta questa gente strana, fin quassù, tra l'altro senza avere neanche un piccolo gregge o qualche vacca da mungere, al seguito. La ragazza che serve è davvero carina e si offre alle fotografie con grazia e un po' di malizia. Fuori, dopo che è scesa la notte comincia a fare freddo; arriviamo nella nostra yurta mentre due ragazzi stanno caricando di carbone la stufa. Dopo pochi attimi le sue pareti di ghisa, sono diventate roventi. Quasi non servono le trapunte. Domani sarà un altro giorno.



SURVIVAL KIT

Lago Sonkul - Lago alpino classico a 3050 metri circa di altitudine, circondato dalle montagne del Tienshan, lungo circa 30 Km x 19 e profondo solo 13 m. La strada tra Osh e Biskek lo costeggia sul lato a sud, dove si trovano moltissimi accampamenti turistici di yurte (meglio prenotare in alta stagione) che forniscono letti per la notte (4/6 posti) con stufe, toilette esterne e docce calde tipo camping, spazi comuni dove vengono serviti i pasti. Qui è possibile affittare bici o cavalli per bellissime passeggiate attorno al lago. Il lago si può raggiungere anche a cavallo in giri di più giorni partendo a sud da Kara-Ok e arrivando attraverso il passo di Moldo Ashuur (3646 m) e scendendo dal passo  Kalmak Ashuur (3446 m.) arrivando a Koshkor a nord, verso Bishkek. Costo di un letto circa 40 $ a notte con cena e colazione. 

Yurte Alinur - A titolo di esempio, dopo aver percorso una decina di km costeggiando il lago, c'è questo accampamento costituito da una quindicina di yurte da 6 posti, posto a circa un chilometro dalla riva. Vista spettacolare, possibilità di escursioni, bici e cavallo. Ottimo cibo e ospiti gentilissimi. Alla sera si organizzano giochi tradizionali.




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