mercoledì 18 febbraio 2026

Mau 3 - Verso il deserto

 

La colazione al Flora è decisamente accurata, come me la ricordavo, frutta, succo fresco, uova e tutto il resto dell'ambaradan all'occidentale, con contorno di croissant, che ti ricordano che comunque questa era poi sempre l'Africa occidentale Francese, che ti mette a posto per tutta la giornata, nella quale anche se ci sarà qualche carenza di cibo, ma qui abbiamo giù avuto esperienza che non ci sarà, non avrai comunque problemi di sussistenza. I nostri amici arrivano di buon ora, come concordato che oggi di strada da fare ce ne sarà parecchia, d'altra arte questo è il tipico viaggio on the road come piace a me e che tra l'altro è ancora una delle tipologie che mi posso permettere, conosco ormai bene i miei limiti, quella di fare tanta strada vedendo molte cose, principalmente seduto comodo sui sedili dell'auto mentre qualcuno pensa a dove bisogna andare. Ho dato l'addio da tempo ai trekking, purtroppo, cosa di cui qualcuno ancora mi rimprovera di tanto in tanto, anche se ormai ha perso le speranze. Questa volta che siamo in quattro, abbiamo due Toyota pick-up 4x4, a disposizione, la nostra condotta dal fido Brahim, che mi butta sempre sguardi di tenerezza e l'altra guidata da Salek, taciturno, ma con l'occhio sicuro di chi conosce le strade tra le sabbie. 

Sembrerà un po' uno speco, ma Ahmed dice che i suoi amici devono viaggiare comodi e soprattutto sicuri, visto che nel deserto è meglio viaggiare con due macchine piuttosto che con una. E noi, memori del giro mongolo subito da poco, non possiamo che dargli ragione. Così possiamo partire tranquilli, con un po' di soste in periferia, per fare il pieno delle cose che servono per il viaggio. Casse di acqua, questa è evidentemente la prima preoccupazione di Ahmed, come per tutti gli uomini del deserto, e poi frutta di ogni tipo, banane in testa, ai datteri ci si penserà lungo la strada, direttamente nelle oasi che attraverseremo, oltre alle incombenze burocratiche che evidentemente sono ancora necessarie, tipo registrazione negli uffici competenti che vogliono, pare presidiare il territorio, tenendo nota di chi va e dove. Così approfittando delle soste varie, si può dare un'occhiata alla vita che, se pur lentamente visto che qui ci si sveglia abbastanza tardi, si svolge attorno a te. I portatori di pane camminano lungo la strada tenendo sulla testa un lungo asse carico di corte baguette, uno dei lasciti culturali francesi, pane che anche qui si rivelerà delizioso se appena sfornato e ancora tiepido, croccante e leggero, che però diventa velocemente pesante e molliccio dopo poche ore. 

I carretti con gli asinelli che avevamo visto sonnecchiare nella notte, hanno cominciato a fare il loro lavoro spostando merci vari, dal grossista di prossimità ai negozi al minuto, spinti da leggeri tocchi di bastone dati sommariamente e di default chi li guida, generalmente vecchietti avvolti nei pesanti caftani, non so come si chiamino qui, ma sicuramente hanno un loro nome specifico regionale, che sono piuttosto spessi visto che siamo decisamente in inverno e al mattino non fa caldo affatto. Si rinserrano allora sotto i cappucci conici che nascondono il viso già avvolto completamente dallo cheche e aspettano ad indossare, posto che lo facciano, la tradizionale Daraa, l'amplissimo vestito colorato generalmente di azzurro, che si porta durante la giornata. Qualche donna coperta dai teli colorati classici di quasi tutte queste parti dell'Africa, gira di negozio in negozio per portarsi avanti con il lavoro. Gennaio certamente non è il mese dell'anno in cui le ore centrali della giornata sono talmente calde da consigliare a tutti di starsene ben rinchiusi all'ombra dell'interno delle case, quando le città ed i villaggi ti appaiono come completamente deserti ed abbandonati, ma di questa stagione si vede gente in giro quasi tutto il giorno anche se sono le ore della sera quelle in cui le strade sono maggiormente popolate. 

Tanto per aver qualche spiccio in tasca per i souvenir, eh, la malattia del turista, che comunque sia, dovrai pure far muovere un poco l'economia locale, abbiamo cambiato 100 euro che hanno reso all'incirca 4800 Ouguiya, la moneta locale, il cui strano nome è una deformazione della parola Oncia. L'unica stranezza è che è l'unica moneta (oltre a quella malgascia) a non avere suddivisioni decimali. L'Ouguiya è infatti suddiviso in 5 Koums, che comunque non ci sono più in giro vista la svalutazione. Potrete al limite trovare qualche vecchia moneta sulle bancarelle dei robivecchi. In realtà basteranno ed avanzeranno pure, visto che Ahmed, propugnatore assoluto del tutto compreso, si affretta a pagare tutto quello che capita non appena vede che mettiamo mano al portafoglio. I passanti danno un'occhiata al passaggio mostrando un minimo di curiosità ma senza mostrarsi troppo invadenti, in generale sorridono e questo è sempre un buon segno, anche considerando che solo pochi decenni fa, questo era un paese considerato piuttosto scorbutico verso gli stranieri.. Comunque mettiamo anche il gasolio, il cui prezzo mi sembra si aggiri attorno all'Euro al litro. Poi finalmente si parte e dopo pochi chilometri le case cominciano a diradare, diventando solo punti di appoggio per i pastori che arrivano in città e che si fermano lungo la strada. 

E' la N1, la stessa che abbiamo percorso l'anno scorso almeno per il tratto iniziale, la strada principale del paese che prosegue fino alla lontana Algeria, perdendosi tra le sabbie del Sahara. Già nel primissimo tratto, lontane sulla sinistra cominci a vedere le dune aranciate dai raggi della luce del mattino, anche se, ma forse è proprio la stagione, visto che anche un anno fa avevamo avuto la stessa sensazione, la visuale, almeno di lontano è piuttosto offuscata come da una nebbiolina leggera che ammorba il paesaggio nascondendone alla vista le linee nette che hanno solo i climi più che aridi, ma qui non si tratta evidentemente di maggiore o minore umidità, ma semplicemente dalla sospensione del pulviscolo sabbioso che, sollevato dal vento ci mette qualche giorno a depositarsi. Non siamo in presenza certo, delle famose tempeste di sabbia che chiudono la visuale per giorni, ma comunque non è di sicuro il massimo per i fotografi. Insomma non ce ne va mai bene una. Poi il paesaggio si intristisce un poco e si trasforma in una spianata costellata qua e là di ciuffi di erbe aridofile, arbusti seccagni e qualche raro simulacro di acacia spinosa che eleva il suo contorto e sottile tronco per un metro o poco più allargando poi un ombrellino di quelle che vorrebbero essere foglie, ma rimangono a livello di tentativo malriuscito, pur se sono sufficienti a dare un piccolo sollievo di ombra per qualche capra isolata. 

I radi dromedari si contentano di vagare lentamente qua e là, alla ricerca di un po' di verde che consenta loro almeno di far finta di ruminare qualche cosa. Ogni tanto qualche tenda isolata segnala che comunque le greggi e gli altri animali dispersi in un'area apparentemente vastissima, sono di qualcuno, che magari ha lasciato un ragazzino a prendersene cura, oppure che ci penserà il padrone stesso quando tornerà dal mercato a raccogliere, tanto dove volete che vadano. Rimane ancora lungo il nastro infinito e perennemente rettilineo della strada qualche parvenza di attività commerciale, qualcuno che ogni tanto presenzia un banchetto per vendere frutta o altro e qualche casupola, che di certo sta lì in vista di qualche attività, anche se non si sa quale. In mezzo noti delle specie di cuscinoni di plastica blu o neri rigonfi che sono null'altro che serbatoi contenenti qualche metro cubo di acqua, che qualcuno evidentemente di tanto in tanto a richiesta passa con una cisterna a rabboccare e che sono l'unica fonte di idrica potabile per centinaia di chilometri privi di oasi e di relativi pozzi. Questa terra presenta anche questo tipo di necessità, che noi disabituati, nn riusciamo a considerare, ma che per chi vive qui diventano imprescindibili. 

Un unico distributore di carburante, molto primitivo, vediamo lungo il percorso e subito dietro una piccola costruzione nuova nuova, dipinta di giallo, è la moschea, come per altro certifica il cartello appeso alla rete metallica che funge da recinto, diversamente distinguibile solo da un palo con appeso un altoparlante, che userà il muezzin del caso non si sa bene rivolgendosi a chi, visto che siamo in mezzo al deserto. Dietro due casotti, sono i servizi, utili ed obbligatori anche per l'esercizio religioso, due bei water piastrellati e pulitissimi in mezzo al deserto che più deserto non si può. D'altra parte questo è un paese piuttosto osservante anche se di certo non fanatico. Anche i nostri amici, di tanto in tanto si fermano un attimo a pregare, dopo aver steso un piccolo tappetino dietro la macchina, ma come mi spiega Ahmed, non importa poi un gran ché, che l'ora sia precisa e il farla tanto lunga, quello che conta è l'intenzione. Invece la cosa più frequente che capita lungo la strada è la costante presenza di casotti della guardia nazionale, con tanto di sbarra che simulerebbe un vero e proprio posto di blocco, ben segnalato come giusto cinquecento metri prima, con obbligo di arresto, in modo che una sola macchina alla volta acceda al militare che staziona (non sempre) in mezzo alla strada. 

Quindi specialmente se volete percorrere queste vie, per conto vostro, affittando un auto a Nouakchott, tenete conto che dovrete portarvi dietro una cinquantina di copie dei passaporti, per velocizzare la pratica, evitando che l'addetto nel casotto, che già non ha nessuna voglia di alzarsi dalla branda dove sonnecchia, si debba levar su e ricopiare i vari dati. Il nostro Ahmed allora, pronto alla bisogna, ha già sul cruscotto un bustone dove si è fatto una miriade di copie con i nostri dati bene elencati assieme a quelli dell'agenzia che organizza il giro e così basta sporgerli al milite che poi fa il solito gesto stanco per farti procedere visto che la sbarra rimane comunque perennemente alzata. Quando non c'è neanche il soldato, tocca scendere e andare a portare il foglio fin dentro al casotto e lasciarglielo lì, penso senza neanche svegliare chi è steso sulla branda. In realtà si conoscono tutti e il passaggio è mera formalità, ancorché in una tratta di due o trecento chilometri di questi post di blocco ne incontri cinque o sei o più. Il fatto è che probabilmente, fino a dieci o quindici anni fa c'erano  problemi grossi di infiltrazioni attraverso i confini di supposte milizie islamiche specialmente dal Mali o dall'Algeria, con conseguenti pericolosi risvolti e quindi un controllo del territorio, più volenteroso credo, che efficace, è stato predisposto dal governo. 

Aggiungi a questo l'aumentare dell'attenzione ai cosiddetti flussi migratori provenienti dal sud del Sahel, ai quali oggi, anche sulle spinte europee, viene data maggiore attenzione, contribuiscono a questo stato di cose. Di certo l'impressione è che tutto sia piuttosto una facciata dimostrativa, forse deterrente ma non so quanto efficace. Intanto noi arriviamo a Akjoujt, un gruppo di case con meno di 10.000 abitanti che gravita sul nastro della statale e che campa attorno ad un paio di attività estrattive, oro e rame, pare, che ci sono nei dintorni. Intanto è arrivato il mezzogiorno e quindi ci fermiamo, come già l'altra volta nel ristorante di fiducia di Ahmed, una baracca in un cortile tra le case in centro al paese. Mi ero raccomandato di ripetere la sosta proprio qui e lui non se lo è fatto ripetere visto che a suo dire, questo amico fa il miglior mechouì della Mauritania. Avevo già mangiato questo piatto tipicamente maghrebino in Algeria ed in Marocco tanti anni fa e me era rimasto un ottimo ricordo, ma lo scorso anno quando ebbi occasione di riprovarlo proprio qui, ne ottenni un'esperienza gastronomica assolutamente fantastica, forse era passato tanto tempo ed il ricordo si era affievolito, ma il piatto era stato talmente buono che me lo riassaporavo nella mente ogni volta che controllavo che anche in questo giro avremmo pianificato la sosta. 

Il mechouì non è altro che il capretto arrostito nella maniera tradizionale, cioè spalmato di spezie e burro fuso, avvolto ora nella stagnola, un tempo nelle foglie di palma e cotto per lungo tempo in una buca sotto terra ricoperto di braci. Ora non sono andato a controllare, se qui usano la buca e le foglie di palma, in cucina dove sono andato a mettere il naso, però il forno che potrebbe sostituirla lo stesso, non c'era, fatto sta che il piatto era molto buono. Nella tenda in fondo al cortile dove ci viene servito, arrivano, anche Ahmed ed i suoi e cominciano la preparazione del tè alla menta che d'obbligo, deve accompagnare il capretto. Questa del tè è una cerimonia che ci perseguiterà continuamente nei giorni a venire e che è evidentemente molto di più di una banale bevanda di accompagno, ma diventa un vero e proprio stile di vita, una necessità da un lato di condire un momento di pausa con  una cura particolare che sottolinea l'importanza anche di questo piccolo momento, dall'altro può diventare scusa per dare ufficialità a qualche cosa che deve essere ben rimarcato. Così qualcuno che ti deve parlare di una cosa importante, ti inviterà a bere un tè, addirittura l'avvicinamento di due famiglie per una richiesta di fidanzamento, viene preceduta da un invito a prendere un tè. 

Una cosa seria ed importante insomma. Comunque una pausa significativa nel corso della giornata che va espletata con calme e senza fretta e con tutte le dovute attenzioni. Così Brahim dopo aver scaldato l'acqua sul fornellino ed aver atteso che il cucchiaio di tè versato abbia rilasciato la sua infusione, fa scorrere dall'alto del beccuccio il liquido ambrato nei bicchierini che poi per una serie infinita di volte vengono passate e ripassate di bicchiere in bicchiere fino a che lo zucchero disciolto all'inizio dell'operazione non provochi una densa schiumetta che riempie almeno metà del recipiente, solo allora i bicchierini possono essere distribuiti per poi essere bevuti, anzi gustati con calma mescolando il loro sapore, per il nostro gusto un po' troppo tannico e forte, al sapore delle carni che si sciolgono in bocca con una miscela perfetta di spezia e di menta. Intanto chi è incaricato continua a travasare bicchierini per mescere una seconda volta e poi una terza, in un continuo che mescola chiacchiera e riposo all'ombra della tenda. Davvero questo tè nel deserto è qualche cosa di più di una semplice bevanda per un luogo dove generalmente l'acqua non si beve mai tal quale.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:





M18 - La forza del destino

lunedì 16 febbraio 2026

Mau 2 - Nel cuore della notte

Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

Nouakchott
La notte è nera in Africa. Appena lasciato l'aeroporto, la città è ancora lontana, sei immerso in una scatola oscura dalle pareti ricoperte di velluto, di cui non sai riconoscere le dimensioni, ma che di certo immagini grande, molto grande. Forse la presenza di una qualche copertura nuvolosa, ottunde i sensi e anche l'ora tarda, sono quasi le tre, contribuisce a farti calare in un mondo anomalo e diverso. Però anche se non vedi nulla, salvo il nastro di asfalto vagamente illuminato di giallo, senti decisamente di non essere nel tuo. Un po' dipenderà anche dal fatto che sei un po' rimbambito dalle ore passate sul seggiolino della classe bestiame, ma anche ad occhi semichiusi, mentre cerchi di resistere almeno fino a quando arriverà la desiata camera e il letto salvifico sopra cui buttarsi, il torpore ti fa amplificare sensazioni che di norma non avvertiresti. Qual è l'odore della sabbia? Non saprei definirlo, non ci ho neppure mai pensato, eppure questo senso di minerale, che non è terra perché non ne avverti l'umida nota di materia viva, ma il solo amorfo scricchiolio sotto i denti, ti proietta automaticamente in un mondo di secca solitudine, che aziona nel tuo corpo sensazioni di mancanza di acqua o anche solo di umido, in un certo senso di vita, o meglio ancora della presenza di un tipo di vita diversa, per te aliena, per altri forse naturale, vissuta tutti i giorni. Sei forse arrivato sul pianeta di Tataouine, dove l'infinito orizzonte è segnato da una linea gialla a metà strada tra la roccia e la sabbia, che non conosce mutamenti e che rappresenterà comunque nei prossimi giorni un habitat a cui adeguarsi? 

Nouakchot
Certo, è così e, tranquilli, l'uomo alla fine si adatta ad ogni cosa, è la tigna della nostra specie che ci ha consentito di prevalere, ma la notte con i suoi misteri fa apparire tutto questo come un interrogativo da risolvere e forse allora, è meglio lasciarsi andare alle elucubrazioni automatiche della mente confusa dalla stanchezza e riprendere il ragionamento domani, dopo quattro belle orette di sonno. Ahmed e Brahim, sembrano tranquilli. Uno sonnecchia nel cassone dietro della Toyota, dove si è buttato per lasciarci più comodi, nascondendo nello cheche nero anche lui come la notte che lo ha avvolto, il mezzo sorriso soddisfatto di chi ha finito quasi la giornata e ha ritirato il pacco lungamente atteso e finalmente arrivato da lontano; l'altro guida tranquillo, forse ripensa a quell'altra volta in cui trasportava il vecchio ferito e sfatto verso il punto di ritorno a casa, con poca speranza di rivederlo. E invece eccoli qua il manipolo di vecchi tignosi, che hanno ripercorso il cammino andato storto la prima volta, pronti a rivedere l'esperienza. E contento e lo si capisce da come ammicca e ride, questa volta ce la metterà tutta, forzando ancora più del solito le sue attenzioni per dare loro soddisfazione, d'altra parte, se son tornati, un'altra volta vuol proprio dire che ci tengono a vedere e a capire questa terra. Intanto ecco che dopo una trentina di chilometri arriva la città, prima le sterminate periferie, poi poco dopo le vie più centrali, tuttavia poco diverse e affiancate da file infinite di quei cubi bianchi affastellati gli uni sugli altri che già l'altra volta mi avevano colpito, per quello che apparirebbe come una disordinata provvisorietà e invece è il modo di andare avanti di questa terra di pastori proiettati improvvisamente nel terzo millennio, con le sue necessità diverse e spesso in netto contrasto con il passato.

Nouakchott
A quest'ora poi, nel momento in cui tutta la città dorme, il tutto appare come apparentemente disabitato, abbandonato dopo una catastrofe che ha spazzato via i suoi abitanti, che invece per fortuna dormono saporitamente nelle loro case, il senso di assenza ti coglie mentre passi, anche tu silenzioso, senza lasciare traccia che non siano le strisce dei tuoi pneumatici che segnano appena il sottile strato di sabbia che, come ormai hai capito, invade costantemente la città, come tutto il resto del paese. Credo che sia una lotta completamente inutile quella che, ogni giorno, diligentemente, ognuno dei suoi abitanti compie ogni mattina, quella di spazzare via, di pulire, di ammonticchiare la sabbia che arriva da oriente e si accumula a poco a poco davanti alle porte e lungo i muri, cercando di spingerla negli angoli più remoti o nelle zone libere dove altro vento prima o poi, si incaricherà di trascinarla verso un altrove incognito e possibilmente lontano per lasciare poi il posto ad altra sabbia ancora che sicuramente, implacabilmente, incondizionatamente arriverà domani e poi doman l'altro ancora. Sembra un tragico inevitabile destino come quello della Donna di sabbia, un bel film giapponese degli anni '60, che qui si ripete all'infinito dall'inizio del mondo. La nostra auto intanto procede silenziosa infilandosi nelle strade tutte uguali, girando degli incroci, tutti quanti tagliati ad angoli retti, come si presume nelle città nuove che non hanno avuto bisogno di troppa programmazione, essendo sorte su una spianata deserta, che si dilata in ogni direzione, senza limiti fisici. 

Nouakchott
Tutto dorme, qualche carretto giace abbandonato davanti a negozi chiusi, l'asino che lo tirerà domani, dorme anche lui, sereno, ma in piedi, le orecchie un po' basse, in attesa di quel domani quando il tonfo sordo di un bastone lo richiamerà al suo indesiderato lavoro. Solo in un angolo un poco più largo, sono accese delle luci, quattro vetrine accese, qualche insegna, manifesti colorati. E' un supermercato, guarda un po' cinese, come si evince dalle insegne in mandarino, aperto 24 ore su 24. Qualche figura scura esce anche da lì e si perde nella notte, noi procediamo ancora fino ad arrivare all'insegna riconosciuta da lontano di quell'hotel Flora che ci ha visto già due volte e anche in circostante meno gradevoli. Lo sbarco ci solleva. Il ragazzo che ci accoglie, mostra di riconoscermi, quando gli faccio vedere il braccio e si rallegra con me per lo scampato pericolo, forse il buon Ahmed gli avrà ricordato l'intera vicenda. Comunque sbrighiamo rapidamente ogni formalità e ce ne andiamo a nanna, francamente bisognosi di sdraiarci su un letto e pronti alla sveglia precoce di domattina, dopo aver lasciato andare velocemente a casa i nostri, visto che le tre sono armai passate da un pezzo. Ormai siamo arrivati e possiamo tranquillamente prepararci a quanto ci aspetterà nei prossimi giorni, visto che il tour delle sabbie, attraverso questo paese ce lo siamo davvero fortemente voluto. 



SURVIVAL KIT

Volo Royal Air Maroc - Andata - Malpensa - Casablanca - AT951 17:10 - 20:10 e

Casablanca - Nouakchott  - AT511 - 23:50 - 01:45

Ritorno - Nouakchott - Casablanca  AT 520 - 19:55 - 23:40

Casablanca - MAlpensa - AT954 - 08:00 - 11:05  totale 668,17 con bagaglio in stiva 23 kg




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:






M18 - La forza del destino

sabato 14 febbraio 2026

Mau 1 - Ripartire ?

 

Marco Polo diceva che il deserto parla, che se tu rimani in silenzio nella notte, mentre il cielo è una scia di luci tremolanti, dalle dune arrivano voci, cha appaiono come dapprima come semplici suoni privi di significato, ma poi, a poco a poco, cominciano a prendere forma e segno fino a diventare sospiri e parole di forma compiuta, sempre più comprensibili, sempre meglio definite. E' un richiamo, che si riunisce in una unica direzione, sei chiaramente tu il destinatario di quella richiesta che ti vuole vicino a sé, ti invita ad alzarti dal tuo comodo posto attorno al fuoco e a cominciare il viaggio tra le sabbie, per penetrare quel deserto incognito che nasconde solo cose meravigliose ed imperdibili, che ti confonderà la mente ed il cuore, fino a che non ti sarai perduto completamente e per sempre, ma, forse avrai raggiunto quel giardino dell'Eden il cui splendore, non hai neppure potuto immaginare. Ebbene voi sapete già, per tutto quello che vi ho già detto e raccontato, le traversie, certamente non volute che mi hanno travagliato un anno fa, quando il richiamo di questa terra si era già fatto sentire e già mi aveva condotto fino a quell'epilogo, per me di certo un poco fastidioso, che mi aveva costretto ad un vergognoso ritorno a casa, con la coda tra le gamba, come si dice, o meglio, col mio omero spappolato appeso alla meglio al resto della spalla, in attesa di essere rappezzato. Dunque, viaggio finito, dopo neppure metà dell'itinerario percorso, ignominiosamente e con tanto da recriminare per tutto quello non visto e magari perduto per sempre, al di là di tutto quanto il mio povero corpaccio di anziano lamentoso, che non aveva affatto bisogno di subire questa ulteriore prova di resistenza (e non uso appositamente la parola resilienza, primo perché non c'entra nulla in questo caso e poi perché il suo continuo abuso, mi ha stufato). A questo punto direte voi, va bene, adesso avrai pensato, prima di metterti a posto e poi dimenticare l'incidente di percorso e infine di pensare ad altre mete, altri traguardi. 

Soluzione sicuramente più logica che il buon senso direbbe di percorrere senza infingimenti, ma, c'è sempre quel tarlo, nascosto in fondo all'anima, che comincia a rodere, a farsi lentamente strada, mentre, prima lontana, poi sempre più forte, quasi imperiosa, ecco farsi viva quella vocina, che diventa voce nata tra le dune, che scorre rimbalzando tra le mura di mattone crudo delle città morte e sepolte dalla costanza ribalda del deserto e che continua a chiamare senza sosta: - Forza, adesso ormai ti sei messo a posto, non vorrai mica lasciare le cose a metà, un non fatto che rimarrebbe solo come un rimpianto, ma come una rinuncia vile, buona solo per tenersi in bocca quel senso di amaro e di incompiuto che si forma indelebile in questi casi. Ma non basta, oltre a questa voce psichica o solo immaginata, ecco che con cortese insistenza, si faceva continuamente viva un'altra voce, quella dell'amico Ahmed, che subito preoccupatissimo per le mie condizioni, non lo perderemo mica il vecchio? si sarà chiesto tra sé e sé, ha continuato a seguire il mio iter operatorio, meravigliandosi certo del funzionamento della sanità italiana, che si muove, diciamo con un andamento lento, e che poi, rallegrato dal buon esito finale, mi ha inviato periodicamente caldi inviti a completare quello che era stato il mio assaggio, che certo, aveva confermato la piacevolezza del boccone appena masticato. Dunque diciamo che era quasi un anno che continuavo a rimuginare un replay nel deserto mauritano, classificandolo come opzione sempre più probabile man mano che passava il tempo. A questo aggiungete il fatto che gli amici che di solito fanno squadra con me e che nel primo tentativo avevano dovuto passare forzatamente la mano, mi pressavano benevolmente perché fosse possibile ripetere l'iniziativa. 

Alla fine dopo aver brigato un po' con Ahmed per ripensare il progetto, si è finalmente messo nero su bianco per rifare l'operazione esattamente un anno dopo, in quel gennaio che è uno dei mesi migliori per questo paese. Così eccoci sulla strada verso Malpensa, questa volta abbiamo cambiato pure il sito di parking, abbandonando dopo tanti anni la Mariuccia del Ceriaparck di Rebecchetto con Induno, perché va tutto bene ma quando si comincia ad aumentare i prezzi con costanza imperturbabile, alla fine bisogna essere realisti e cambiare strada. Eccoci dunque in riva al Ticino a lasciare il nostro mezzo e dormicchiare ancora un poco in attesa di arrivare al famoso bancone del check-in che ci aspetta. Questa volta abbiamo cambiato anche compagnia, visto che la famigerata Tunis Air, classificata nel '25, come la peggiore compagnia aerea del mondo, non aveva neanche risposto alla nostra richiesta di rimborso, che ci spettava senza infingimenti, per il ritardo di cinque ore a Casablanca del nostro primo tentativo. Questa volta siamo con Royal Air Maroc, che tra l'altro è la sola altra soluzione pratica, a prezzi tutto sommato simili. Dunque eccoci qua in coda per lasciare i bagagli e anche se siamo arrivati tre ore prima, la coda è già lunghissima, tutta gente che sta tornando a casa oppure tanti altri, che riconosci immediatamente dal nero assoluto che sta sotto i cappellini di lana colorati, che proseguiranno oltre il Sahel per i loro paesi del sud del mondo. Alla fine si parte che è quasi arrivata la sera, il cielo è viola carico e il cielo invernale sgombro di nubi, mostra la silohuette nera delle montagne, in fondo, lontano sfila anche alla nostra destra la sagoma inconfondibile del Monviso che ci segnala che stiamo lasciando casa nostra e la linea blu che si allunga sulla mappa dello schermo segnala, sembra ombra di dubbio, che stiamo puntando verso quelle terre che un tempo erano segnalate solamente con la frase Hic sunt leones. 

L'aereo, come ormai è consueto, è pieno zeppo, neanche un posto libero, ma anche il vecchietto di Casablanca che aveva perso il boarding pass e si agitava notevolmente all'imbarco temendo di essere lasciato a terra, è stato alfine caricato ed ha trovato posto vicino a noi. Adesso sembra più sereno, stanotte rivedrà i suoi cari sicuramente. Io noto che sto facendo sempre più fatica col peso dei bagagli, quando si tratta di alzarli e posizionarli in alto nelle cappelliere, l'ho capito, sono vecchio e il braccio, anzi, tutte e due le braccia, non sono più in condizioni ottimali e diciamo che non sono a posto per niente e coi pesi non ci siamo proprio, per fortuna di fianco a me c'è un ragazzone del Gambia, nero come la pece, che mi dà una mano. Si rivolge a me con una cortesia, quasi commovente, e mi rassicura che non c'è nessun problema con un italiano dall'accento talmente corretto che senza guardarlo, lo crederei italianissimo a tutti gli effetti. E' da poco in Italia, ma è riuscito a regolarizzarsi e adesso torna a casa dai suoi, perché la mamma sta male, sembra una persona soddisfatta della piega che ha preso la sua vita, lo spero tanto per lui visto le direzioni che sta prendendo l'Europa e che io pensavo di non avere certo la possibilità di vedere nascere nella mia vita cose simili. Lui lavora stabilmente a Genova, della quale sta cominciando ad assorbire l'accento e si dichiara soddisfatto, gli auguro solo il meglio, ma in questo viaggio, avremo altre occasione di venire a contatto con questo che per l'esangue Europa è un "grave" problema, da risolvere eventualmente con i metodi indicati dall'amico Trumpo. Ma questo è un discorso talmente complicato e difficile da discutere, che non vorrei affrontare in questo ambito, dove vi narrerà solamente dei fatti concreti e non delle ideologie che ci stanno attorno. 

La sosta di Casablanca è il solito rutilare di genti diverse, che ruotano attorno a questo hub dove due mondi si incontrano, certo ci sono gli Europei e i maghrebini che in fondo proprio qui sono a casa loro, ma qui vedi davvero tutta l'Africa che gravita attorno a questo punto di passaggio, chiave di volta del passaggio tra due mondi adesso così lontano e pensare che basterebbe poco, credo, perché qui cominciasse a partire lo stesso fenomeno che in mezzo secolo ha portato l'Asia dalla morte per fame diffusa a diventare la punta dello sviluppo mondiale e a mettersi in piena lena, una volta trasformata, ad essere una delle locomotive del mondo. L'inizio del terzo millennio potrebbe diventare quello dell'Africa, cosa che risolverebbe automaticamente tante di quelle situazioni oggi avvertite solamente come problemi irresolubili. Purtroppo non potrà vedere come si andrà a sviluppare la cosa e me ne dolgo assai, ma è la legge della natura, non ci si può fare nulla. Intanto ormai è arrivata la notte, il  movimento di dirada, finalmente il nostro ultimo balzo sta per cominciare, tutto in perfetto orario, ma bene, continuiamo pure così. Nulla da segnalare mentre la pista nelle sabbie si avvicina nel buio assoluto della notte. Le ruote toccano, è andata anche questa volta. Ormai siamo esperienziati della strada già percorsa una volta e quindi ci precipitiamo velocemente al baracchino dei visti per controllare se la perdita di tempo è rimasta infinita come un anno fa. Siamo i primi della fila, ma qui la prendono con comodo. Noi, visti alla mano regolarmente ricevuti sul web e correttamente stampati a colori, aspettiamo, con i dollari contati nell'altra mano, come si dice pronti alla bisogna. Finalmente entriamo nello strambugio riservato, la pratica è rimasta macchinosa, l'esperienza non ha suggerito migliorie, in fondo si tratta solo di apporre un timbro e ritirare i soldi. 

Ma qui bisogna fare almeno tre passaggi, forse per impiegare un po' di personale, Sta di fatto che il primo tizio, soppesa i passaporti con calma, effettua una serie di controllo poi prepara una strisciolina di carta scritta a mano con compunzione poi ci passa ad un altro ufficio che appone dei timbri, poi viene il momento del versamento che dai 55 dell'anno scorso è passato a 60 US$, tanto per starci dentro col la variazione del cambio, poi senza ombra di vergogna e con sguardo ammiccante, tira fuori un impagabile: - Non c'è un cadeau di 20 $ anche per me - lasciando intendere, sono le due di notte e mi faccio un mazzo tanto, fate godere un poco anche me. Sorrido e faccio l'indiano, come non avessi capito e me la filo all'inglese fuori dal bugigattolo  procedendo verso il controllo passaporti che procede anch'esso lentamente, anche se presento subito con compunzione l'apposita fiche compilata con i soliti inutilissimi dati, che avevo compilato nei tempi morti di attesa precedenti. Alla fine eccoci al nastro bagagli a vedere se il miracolo si ripete. Invece il tempo passa e sebbene sia già passata circa un'ora e i bagagli, sia pur lentamente continuano a scivolare sul nastro, dei nostri, nessuna traccia, Maledizione vuoi vedere che stavolta è capitato a noi? D'altra parte c'è sempre qualche biglietto che vince la lotteria. La parte positiva è che non è ancora arrivata nessuna e quindi è difficile di norma la perdita collettiva. Alla fine quando ormai disperavamo del tutto e io cominciavo a guardare qua e là, dove fosse lo sportello del lost and found, ecco che il miracolo insperato si ripete ed eccoli lì, i nostri bagagli, facilmente identificati da lontano dalle cinte rosa con fragole, vezzo che ci consente di rasserenarci non appena compaiono dal vomitorium del muro, e che abbracciamo quasi con affetto. Via all'uscita che sono già le tre, ma no bisogna ancora passare da un finale controllo doganale che fughi i dubbi sul fatto che stiamo introducendo nel paese materiali proibiti, e poi finalmente fuori, nel cuore della città addormentata. Al di là della barriera, solo i denti bianchissimi di Ahmed illuminano la notte ed il suo abbraccio amico mi racconta subito quanto ha aspettato in questo anno, che mi decidessi finalmente a ritornare.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:

giovedì 12 febbraio 2026

UZB 24 - 60 Motivi + 1 per andare in Uzbekistan

Tombe dei figli di Tamerlano - Shahkhrisabz - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi

 

A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi, anche solo con questo breve ma piacevolissimo itinerario, che mi ha portato a ripercorrere sentieri antichi, anche se vissuti in un momento e per motivazioni del tutto differenti, a testimonianza di aver ripercorso per l'ennesima volta  i passi di Marco Polo, sulla classica via della seta, nella zona più classica dell'Asia Centrale, voglio elencarvi come mio solito, un elenco pedissequo di motivazioni, che potrebbero convincervi e spingervi a programmare questo viaggio. Così per questo paese ho cercato di entrare un po' più a fondo negli aspetti storici, naturalistici e culturali, mentre penso che tra le righe sia passato anche il sottile e pervasivo desiderio di riuscire un giorno a visitare anche le ultime zone che, per varie motivazioni, soprattutto logistiche e di tempo, ho dovuto forzatamente tralasciare e che indubbiamente varrebbero la pena di essere più a fondo indagate, tornandoci magari per la terza volta. Sperando di stimolarvi comunque al viaggio, ecco quindi come al solito, un piccolo elenco di cose imperdibili di questo paese o che, se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di sobbarcarsi le ore di volo che sono necessarie a raggiungere quella terra, lontana nello spazio e così differente ed intrigante, ricordando sempre che questo è stato un altro dei diversi fulcri da cui la civiltà umana ha preso vita.

  • Stendersi per qualche ora in un letto dopo la notte in aereo pregustando l'inizio delle visite
  • Mangiare a colazione le migliori patate fritte da molto tempo
  • Ritrovare l'ingresso dell'Hotel Uzbekistan di un tempo e salirne la maestosa scalinata
  • Godersi le stazioni della metro sovietica di Taskent
  • Passeggiare per i parchi dalla statua di Tamerlano a cavallo e ai palazzi del potere
  • Aggirarsi tra i banchi del mercato tra frutta secca e trippe calde
  • Guardare come si fa il pane tradizionale e come lo si cuoce
  • Visitare il centro islamico in costruzione stupendosi delle dimensioni
  • Traversare la pianura tra campi di cotone pronto per la raccolta
  • Parlare coi contadini di semine e raccolti
  • Stupirsi davanti alle mura colossali di Khiva
  • Ammirare il minareto mozzo perdendosi nelle sue maioliche blu
  • Salire sulle terrazze del forte e godersi il tramonto dall'alto
  • Girare per tutti i monumenti della città di giorno, stupendosi della bellezza dei decori illuminati dal sole
  • Ammirare antiche porte scolpite. 
  • Provarsi improbabili cappelli di pelliccia
  • Ascoltare i canti delle donne all'interno dell'antico Harem
  • Provare le tecniche artigianali al museo della seta
  • Divorare fantastici spiedini in un ristorante tradizionale
  • Passare l'Amu Daria, fiume iconico dell'Asia centrale
  • Aspettare che passi il treno che va in Turkmenistan
  • Comprare una bottiglia di delizioso koniàk in un autogrill
  • Traversare il deserto di monticelli di sabbia infiniti tra file di cammelli
  • Precipitarsi appena arrivati nel centro storico di Bukhara per vederlo nella dorata luca della sera
  • Rimanere incantati davanti al minareto illuminato più bello del mondo
  • Camminare sul selciato dei bazar cercando di ricordare i posti già visti
  • Ammirare il lavoro dei miniaturisti
  • Visitare un laboratorio di tessitura di tappeti ed estasiarsi davanti ad opere da 10.000 euro
  • Cercare lapislazzuli sui banchetti
  • Visitare antichi mausolei e belle moschee tra colonne di legno scolpite e laghetti 
  • Godere ancora del verde di parchi enormi
  • Visitare la grande fortezza ed i suoi segreti e guardare la città dall'alto delle mura
  • Provare un ottimo plof in un ristorante elegante
  • Ammirare la grande piazza Registan anche di giorno per apprezzarne un altro punto di vista
  • Passare per cortili segreti e cenare sui bordi della piscina del Lyabi Hauz allo stesso tavolo di 25 anni fa
  • Sorridere davanti alla statua con l'asino di Nasreddin ricordando le sue leggende
  • Stupirsi davanti alla madrasa Chor MInar ed ai suo quattro stupendi minareti
  • Rovistare sui banchetti di memorabilia sovietiche
  • Bersi una spremuta di melagrana lungo la strada mentre ci sorridono denti d'oro
  • Essere sorpresi a rubare ciuffi di cotone ed essere cacciati malamente dalla padrona del campo
  • Arrivare a Samarcanda e precipitarsi subito a vedere il Registan più bello e grandioso del paese
  • Perdersi nel lavoro certosino operato dagli artigiani sulle pareti dei monumenti della piazza
  • Guardare cupole dorate e splendenti di maioliche blu con il naso per aria
  • Ammirare le ragazze che posano per le foto agghindate in splendidi vestiti
  • Rimanere in estatica ammirazione davanti e dentro il mausoleo di Tamerlano
  • Estasiarsi davanti allo spettacolo di Suoni e luci al Registan
  • Godersi di nuovo i monumenti di notte
  • Cercare tra la foschia la città lontana di Shakhrisabz dall'alto del passo
  • Camminare per lo splendido parco alla ricerca delle rovine monumentari dell'antica capitale
  • Aggirarsi tra tombe di sapienti e mausolei vuoti alla ricerca della caducità del mondo
  • Rimanere attoniti davanti al sarcofago vuoto del grande imperatore
  • Non credere ai propri occhi davanti alle dimensioni della porta di ingresso del palazzo in rovina
  • Ammirarla ancora una volta dal punti di vista della sua statua in piedi
  • Sedersi al fresco di platani di 600 anni piantati da Tamerlano, tra vecchi pensionati
  • Passeggiare sotto le mura della città per apprezzarne le dimensioni
  • Fermarsi al mercato del passo per scoprire prodotti sconosciuti tra i banchetti
  • Risalire con fatica la scalinata tra le meravigliose facciate delle tombe di Shaki-Zinda
  • Muoversi nella maestosità della moschea di Bibi cercando di comprendere la bellezza tra  i lavori di restauro
  • Visitare il museo della carta nel parco tematico di Meros e riposare tra verde e ruscelli
  • Passare tra l'osservatorio di Uluk Beg per capire il livello scientifico del medioevo dell'Asia Centrale e entrare poi nella tomba di Daniele, venerato da tre religioni diverse
e infine
  • Tornare in treno sui propri passi meditando sugli inaspettati interessi che questo paese sa offrire, rimpiangendo di averne trascurato una parte

I I I 
I mausolei di Shaki - Zinda


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:

 01 - Il progetto

mercoledì 11 febbraio 2026

Uzb 23 - Come preparare il viaggio

Le mura di Bukhara - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T.Sofi
 

E veniamo al capitolo dei consigli pratici dedicato a chi ha intenzione di preparare un viaggio in questo paese. Devo premettere che l'Uzbekistan sta diventando decisamente una meta di moda, con un crescente numero di viaggiatori che lo hanno scelto per le vacanze e sembra che questi numeri siano decisamente destinati ad aumentare. Questo in parte perché il paese è ricchissimo di molti spunti di interessi, artistici, culturali e non ultimi naturalistici. Infine a migliorare ancor di più l'attrattività di questo viaggio bisogna considerare che sono molto migliorate e facilitate le condizioni di accesso, con l'eliminazione delle necessità di visto turistico fino a 50 gg e la diminuzione dei controlli vari, che invogliano assolutamente ad andarci. Inoltre bisogna considerare che il paese è assolutamente tranquillo e privo di pericoli di ogni tipo, dal punto di vista dell'ordine pubblico, cosa che non guasta affatto. Anche i problemi igienici che un tempo affliggevano inevitabilmente i paesi dell'Asia Centrale, sembrano abbastanza superati e quindi basteranno le tradizionali precauzioni, che usate dappertutto. Acqua sigillata (anche per lavarsi i denti, sempre fornita negli alberghi) e cibi cotti senza lasciarsi comunque troppo attirare dalle bancarelle anche se possono sembravi invoglianti. 

Quindi possiamo concludere che questo è un viaggio facile e senza problemi, consigliabile a tutti anche se le condizioni fisiche non sono eccezionali, leggi problemi di età. Infatti le parti più interessanti degli itinerari proposti riguardano le cinque grandi città con visite ai vari monumenti e centri cittadini, quindi effettuabili tranquillamente senza necessità di grandi camminate, saliscendi o trekking. Oltre a tutto questo si deve sottolineare che, per il momento, l'Uzbekistan è ancora una meta a basso costo, cosa da non sottovalutare per chi e ne conosco tanti, sono affetti dal classico braccino corto. Premesso questo, vediamo come affrontare il progetto. Diciamo che la proposta più semplice è quella di circa una settimana + voli, che si svolge sul classico itinerario Taskent, Samarcanda, Shakrisabz, Bukhara, Khiva (vicino a Urgench). Ulteriore facilitazione il fatto che al momento sono disponibili i volo di diverse compagnie, lowcost incluse, che arrivano e partono dai due punti di partenza e di arrivo dell'itinerario suesposto: Taskent e Urgench, consentendo un ampio ventaglio di opportunità e di scelta, a costi accettabili. Per chi avesse qualche giorno in più da spendere (assolutamente consigliato), io direi di aggiungere 3/4 gg da Khiva, con un giro di andata e ritorno nel deserto, fino a vedere quel che rimane del Lago di Aral, quasi completamente prosciugato e quindi ricco di paesaggi bellissimi.

Questo tour è da fare in 4x4, quindi un poco più costoso a giornata; inoltre aggiungerei tassativamente altri 2/3 giorni, a est, da Taskent, nella splendida valle di Fergana per venire ancora di più a contatto con le varie etnie della popolazione locale. Ciò detto ed a riconferma della mancanza di difficoltà organizzative, posso tranquillamente dire, che per chi ha dimestichezza ad organizzarsi in totale autonomia, questo è un viaggio facilmente organizzabile da casa. Voli con i soliti Skyskanner o similari, alberghi con i siti classici da Booking, ad Agoda, a Trip.com, se ne trovano per tutte le tasche e i tre stelle sono davvero ottimi per qualità, pulizia e assistenza e io li consiglio per chi non abbia particolari esigenze. Gli spostamenti si possono facilmente fare in treno tra le città e muoversi in città coi taxi è molto semplice. Per il cibo avrete una amplissima gamma di scelta di ogni tipo a prezzi assolutamente modici, da 2/3 € a 10 € al massimo a testa in locali eleganti. Nessun problema per i vegetariani. Non dimenticatevi di procurarvi una e-Sim e la copertura che troverete sarà totale, in ogni caso presente il free wifi, dappertutto da locali ad hotel. Preparatevi una buona scaletta delle varie tappe da vedere nelle città e seguitevela senza affanni, Sicuramente a seconda delle vostre esigenze, starete al di sotto dei 1000 € senza affanni, più i voli (che nel periodo migliore vanno da 400 € ad un massimo di 700 €. 

All'estremo opposto, per chi non vuole nessuno sbattimento, ci sono ormai una valanga di offerte che troverete in ogni agenzia sul web o nella vostra città, che offrono una vastissima gamma di itinerari diversi. Ovviamente e giustamente, i prezzi possono essere anche molto diversi, visto che di norma dovrete pagare un accompagnatore dall'Italia, una garanzia di qualità di hotel e di ristoranti, che se no poi tutti, tornati a casa si lamentano e tutti i logici oneri che ha una agenzia strutturata, personale, affitti, spese vive, tasse e percentuali e non ultimo un giusto guadagno. Infine ci sono le tante via di mezzo. Una delle più comode è quella di utilizzare una agenzia locale che vi offra il servizio che vi interessa, magari limitando la classe degli hotel, e che si occupi di organizzarvi gli spostamenti e le prenotazioni. Vi assicuro che il prezzo aumenta di molto poco rispetto al fai da te completo e di norma questi tour operator vi offrono la possibilità di unirvi a gruppetti già precostituiti a prezzi molto concorrenziali, che a calcolarvi un giro tailor made sulle vostre esigenze, anche per due sole persone, il costo aumenterà sì, ma di poco. L'importante è mettersi nelle mani delle persone giuste. Io penso di potervi consigliare davvero a scatola chiusa, per averlo provato ed apprezzato personalmente, dopo che mi era stato segnalato da molti altri viaggiatori italiani, dai quali ho avuto solamente feedback molto positivi, questo nominativo:

Mansur Bazarbaev

www.samarcanda-discovery.uz

Tel e Whatsapp : +998 97 754 16 80

silkroadtourisme@gmail.com

 FB: https://www.facebook.com/mansur.voyages

Inst: @mansur_bazarbaev_

Mansur parla perfettamente e comunica in italiano ed ha una esperienza ventennale nel settore del turismo. I mezzi che ci ha fornito durante il nostro itinerario erano ottimi e non hanno mai avuto problemi. Se avrete occasione cercate di avere dove possibile come accompagnatore il Sig. Eldor, davvero una ottima persona, competente, molto acculturato, con un italiano perfetto e di una gentilezza commovente. Può organizzare anche sconfinamenti nei paesi vicini, Tajikistan in testa. Scrivetegli pure a mio nome senza problemi se volete. Praticamente nei mesi centrali, da aprile a ottobre, a un gruppo di italiani alla settimana. Date un'occhiata ai suoi social. Offre la classica settimana in gruppo a poco più di 800 € + voli e + pasti (trascurabili).

Direi che non ci sono molte altre cose da aggiungere, salvo che come sempre le prenotazioni, voli, ecc. vanno fatte il prima possibile, cosa che come sempre, consente di risparmiare. Quindi direi di cominciare a dare un'occhiata al calendario e stabilire delle date.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:

01 - Il progetto

martedì 10 febbraio 2026

Uzb 22 - Ma cosa si mangia?

Plof a Taskent - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi

 

Derivati caseari
Il capitolo che riguarda al gastronomia del paese visitato, come ormai sapete, non può mancare al termine della nostra sia pur falsa guida di viaggio, in quanto anche questo aspetto riguarda a buon titolo la cultura di cui vi ho parlato fino ad ora. In Uzbekistan la cucina ha un fil rouge che la accomuna inevitabilmente a quella dell'Asia centrale in generale, visto che questo bacino ha stili di vita e colture agricole molto simili, oltre ad una storia che accomuna i diversi paesi spesso sotto un unico racconto. Intanto devo premettere che il tipo di cucina che vi troverete ad affrontare, ha gusti decisamente vicini al nostro sentire, niente di troppo piccante, niente spezie troppo esotiche che a qualcuno possono infastidire. Insomma sapori abbastanza consueti che non vi costringeranno a scegliere con difficoltà nei menù che vi verranno presentati In ogni caso dobbiamo considerare di essere di fronte ad una cucina che ha tre madri fondamentali, quella turca, che è una delle più famose e apprezzate del mondo, oltre che tra le più variate, quella farsi o persiana che dir si voglia, con una tardiva ma importante influenza da parte di quella slava o per meglio dire russa, visto che il paese è stato parte di quell'impero fin dai tempi dello zar. Non dobbiamo dimenticare tuttavia che essendo il paese crocevia di commerci da secoli, ha subito influenze anche dalla Cina e dall'India, cosa che, chi ha dimestichezza con questi paesi, saprà notare certamente. 

Spiedini e vino locale
Inoltre non dobbiamo dimenticare che questa era parte importante dell'impero mongolo e quindi anche un tocco che arriva dalle steppe, con tutto quello che concerne i prodotti tradizionali dell'allevamento e dai suoi derivati, non può mancare del tutto. Oggi naturalmente, pensando non tanto a fare di questo capitolo un trattato di cucina classica uzbeka, ma di parlarvi soprattutto di quello che potrete comunemente trovare nei locali che frequenterete come turisti, bisogna sottolineare che con sempre maggiore frequenza vi troverete di fronte ad offerte di piatti che potremmo definire occidentalizzati, a partire dalla consueta pizza o ai piatti di pasta e a seguire con la colazione che incontrerete nei vari hotel, che potremo tranquillamente definire all'occidentale, con tè, caffè, succhi di frutta, uova, frutta, formaggi, yogurt, dolci vari e pure con flakes per esagerare, con cui già partirete sazi per la giornata. Ma veniamo alle cose classiche che di certo incontrerete durante il viaggio. Cominciamo con il piatto più importante dell'Uzbekistan, come di tutta l'area, che è senza dubbio il Plov (o Plof), anche questo diventato Patrimonio immateriale Unesco, come la pizza e la cucina italiana, tanto per cambiare. Secondo alcuni il piatto risale addirittura ad Alessandro Magno, in cerca di un cibo leggero la nutriente adatto all'esercito prima delle battaglie. 

Non di Taskent
Si tratta semplicemente di un riso indica (quello molto allungato), cotto in un grande pentolone di ghisa con ogni tipo di aggiunta di carne, principalmente di montone e verdure varie, inclusa frutta secca, tra cui non può mancare l'uvetta. Ogni famiglia ha la sua ricetta e si dice ce ne siano almeno 200 versioni diverse. Tra le spezie non mancherà lo zafferano, che dà al piatto un sapore tutto sommato nostrano. Per tradizione va cotto all'aperto e curato dagli uomini e di solito viene servito a pranzo. Difficilmente non vi piacerà, essendo un gusto a noi vicino, fate tuttavia attenzione se lo mangiate in campagna dove le condizioni igieniche possono essere più critiche e sul pentolone nero in cui qualcuno continuerò a rimestare con un lungo cucchiaione di legno, aleggeranno di solito nugoli di mosche verdognole. L'altro piatto classico sono gli spiedini (Shashliki) di varia natura, con carne di montone, di pollo o altro, di carne tritata con spezia, poca) e aglio e cipolla o costituita di bei pezzettoni di carne marinata e succosa, che deve essere alternata a pezzi di grasso della coda, che gli conferiscono un buonissimo sapore. Sono l'altro piatto classico che troverete dappertutto e che non vi deluderà. Il terzo prodotto imperdibile di cui apprezzerete anche la fase della produzione che di certo avrete la possibilità di vedere durante il vostro itinerario è il pane uzbeko Non (o in russo Lepioska), dalla forma inconfondibile, che si produce attaccando la forma preparate a mano, alle pareti roventi del tipico forno che si trova in ogni casa (tandoor) e comune in tutta questa parte di Asia fino all'India. 

Zuppa veg
Si tratta di una ciambella rotonda lievitata più o meno grande, con i bordi rilevati che gonfiano durante la cottura, sorprendentemente croccante e davvero buonissimo a cui non sarete resistere fino a che il pezzo non sarà finito completamente. La superficie superiore del pane è sempre ricoperta di disegni prodotti con un piccolo strumento ricco di punte che formerà forme di fiori circolari sulla superficie dorata, ricoperta di semi di sesamo o di papavero. Pensate che il grande sapiente di medicina Avicenna lo consigliava assieme al Plov, come cura per le malattie debilitanti. Di norma se si viene invitati, è d'uso portare queste forme di pane come buon augurio. Illustrati quindi i punti principali, gli assi portanti di questa cucina, passiamo a quanto vi potrà capitare di trovare durante il vostro giro. Altro piatto classico a metà strada tra la cucina russa e quella sinotibetana sono i Manty, (simili ai Pelmeny russi o ai Momo tibetani), classici della pasta ripiena, in pratica fagottini ripieni o di carne e cipolla o altre verdure, cotti in brodo o a vapore. Tra i primi ci sono poi i Laghman, tagliatelle tirate a mano, assimilabili ai noodles, servite in zuppe di carne e vegetali. Tra i primi vi potranno capitare anche diversi tipi di zuppe, più tipicamente uzbeke come la Shurva fatta con mais, patate, peperoni o ceci o anche coi ravioloni e la Mastava col riso o il Mampar con carne, uova o noodles. Naturalmente esistono moltissime altre varianti. 

Trippe e lingue
Un antipasto molto comune, servito spesso durante il giorno come intermezzo o come cibo di strada sono i Samsa, involtini di carne e verdure, dalle ricette varie, impastellati e fritti (derivati dalle Samosa indiane). L'altro classico sono i Dolma, involtini in foglie di vite, comuni dalla Grecia alla Turchia e al Caucaso. La carne viene ovviamente servita anche come stufato (Dimlama). Molte varianti con carne di cavallo, oltre che di bovino e fegati e interiora che vi consiglierei di lasciar perdere. A contorno sono sempre servite insalate varie di stampo russo, con prevalenza di lattughe, pomodori e cipolle (attenzione al crudo). I dolci sono frequenti sia la mattina a colazione, sia con le pause col tè che potrete fare nei locali chiamati appunto Chayhana, un tempo frequentate solo da uomini, ma adesso locali dove si può anche mangiare e che servono appunto, di base il tè verde con Halva e dolcini vari. Questi sono molto dolci per il nostro gusto e ricchi di miele e frutta secca, inclusa la pasta di datteri, molto vicini al gusto turco e mediorientale. Uno dei classici è, come ho detto, l'Halva, miscela semisolida di farina e ghee a cui viene aggiunta ogni cosa a seconda del tipo, dal cacao, alla frutta secca, alle arachidi. Un'altra delle materie prime di base di questa cucina è, come ho già rimarcato, costituito dalla enorme varietà della frutta secca, che comincia con la principale sicuramente l'uvetta che troverete in una enorme tipologia di varietà, albicocche(davvero ottime), fichi, meloni, mele, prugne, cachi, cotogne, pesche, ciliegie, frutti di bosco e naturalmente datteri, noci e altre frutta a guscio. 

Queste rientrano in quasi tutti i piatti, dai primi ai dolci. Un accenno al problema dei vegetariani. Qui non c'è assolutamente una cultura di questo tipo, visto che la cucina è costituita essenzialmente di carne, tuttavia, anche per chi la esclude, non mancano le possibilità, in quanto avremo appunto le insalate, le zuppe di verdura e la verdura cotta e bollita, arricchita da uova. I latticini presenti in quantità faranno il resto. Abbiamo trovato anche qualche ristorante di livello superiore che segnalava in menù piatti vegetariani, comunque la vegetariana che era con noi non ha avuto problemi di sorta. E passiamo infine alle bevande, ovviamente troverete sempre e dappertutto e soprattutto di default nelle camere di tutti gli alberghi, le benedette bottiglie sigillate di acqua imbottigliata, che vi consiglio caldamente, assieme alle solite bibite gasate occidentali, poi come già detto il tè, verde o nero, e più raramente, specie in famiglia il Kompot, costituito da conserve di frutta in composta, uno dei diversi metodi di conservazione in alternativa all'essiccazione e il Kvas, un leggero fermentato acidulo e dissetante, della mollica di pane e lievito  avanzato, frutto entrambi della cultura russa. 

Frutta secca
Ci sono poi tutti i derivati del latte. Formaggi, poco variati però, e tutta la serie degli yogurt, del kefir e infine kumis e ayran (leggermente alcoolici) e Kaymak (una crema dolce). Se sarete invitati in qualche famiglia, l'uso è un grande pranzo in cui non mancherà il plov e dove tutte le vivande vengono servita su un grande tappeto centrale attorno a cui tutti si siedono, chiamato appunto Dashtarkhan, come questa cerimonia. Bisogna fare un cenno anche agli alcoolici, che sebbene si stia parlando di un paese a tutti gli effetti totalmente islamico, sono piuttosto diffusi, risalendone la tradizione ricca fin dall'antichità, con poeti e sapienti che ne esaltavano l'uso, a partire dal più noto Ommar Khayyam che gli dedicò moltissime delle sue famosa quartine. Quindi a partire dalla Vodka, diffusa ovviamente in periodo sovietico, nella tradizione delle feste importanti, come i matrimoni era d'uso anche champagne sovietico e caviale, il lago di Aral ne produceva infatti un tipo molto pregiato, si passa ad un buon Koniàk, come si continua a chiamare, distillato di vino, che vi consiglio di provare ed eventualmente di portarvi a casa come souvenir, alla birra, discreta. Abbiamo poi tutto il capitolo vino di cui si spaccia una antica produzione tradizionale e mi sembra ci siano cantine che offrono degustazioni a cui è possibile organizzare visite. E con questo direi che vi ho detto e descritto quasi tutto quanto vi potrebbe capitare sul tavolo.

Insalata


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche  interessare:
Insalata


 01 - Il progetto

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!