| Larinum - L'anfiteatro |
Sembra che Termoli sia, dopo S. Benedetto del Tronto uno dei posti dell'Adriatico dove si mangia il miglior pesce come rapporto qualità/prezzo. Non ci sono dubbi che queste informazioni vadano verificate non appena se ne presenta l'occasione e quindi eccoci predisposti alla bisogna, d'altra parte, come dico sempre, questo è un blog di servizio. Intanto giusto per far venire l'ora, dopo aver goduto del tramonto dalle mura del borgo antico, mi permetto di andare a sedermi ad un tavolino sul corso principale della città, per osservare quello che possiamo definire il classico struscio delle città del sud. Bei negozi moderni e molti locali dove passare la serata, compresa una interessante vineria dove ci si siede come al bar sorseggiando un calice di buon vino o una serie di assaggi conoscitivi, cosa che ha sempre il suo perché. Ci sono un sacco di giovani che vanno avanti ed indietro, uniformando anche questa città, alle mode di tutte le altre. Sono seduto piacevolmente ad un tavolino di un bel bar, dove una gentile addetta ha fornito un servizio adeguato, a me ed ai miei amici, consueti frequentatori nullafacenti dei locali a disposizione. Amici che casualmente, percorrono anch'essi la mia strada anche se in senso contrario e che casualmente abbiamo finito per incrociare lungo il cammino. Incontro previsto che, grazie ad una accurata consultazione del web ha consentito di prenotare una cenetta in un ristorante del centro ben commentato, anche se si sa che queste recensioni spesso lasciano il tempo che trovano.
| San Pardo |
Larino è disposto, come ci capiterà di vedere per molti altri borghi, disposto su una serie di colli più o meno scoscesi, dividendosi quindi in parti diverse se pur unite tra di loro attraverso la crescita che ha avuto nel tempo. Siamo a poco più di trecento metri sul livello del mare, che non si vede, ma si intuisce dietro l'orizzonte cosparso di oliveti. Questa infatti, come tantissimi altri borghi che incontreremo nei prossimi giorni, è terra di olio, saporito e colorato di quel verde pallido che riesce ad emanare sentori delicati e subito richiede una fetta di buon pane su cui versarlo per testarne meglio sapore e piacevolezza. Qui è il regno della varietà autoctona Gentile di Larino, che dà un olio fruttato ma dal sapore non troppo marcato con profumi di carciofo ed erba appena tagliata, una poesia. Per non parlare del Tintilia, vino locale, da poco riscoperto, con una della classiche operazioni di marketing che adesso vanno tanto di moda, ma che in ogni caso ha caratteristiche interessanti e da provare, ma di questo parleremo innanzi. Certo questa regione, come constateremo, non è solamente paesaggio e paesi arroccati, genti antiche e storia millenaria, ma anche produzione di strepitose peculiarità alimentari, da testare con cura, assaggiare, acquistare. Badate che alla fine vi ritroverete col bagagliaio della macchina pieno di derrate per cui avrete speso di più che per tutto il resto del soggiorno,
| Fregio di un portale |
Anche l'interno conserva qualche traccia di affreschi trecenteschi. Poi non rimane che fare un giro lungo le stradine guardando le antiche case ed i palazzi delle famiglie antiche che dominavano il borgo, con le loro pareti di tufo grigio che si illumina nella luce meridiana che riesce a penetrare fino al fondo degli stretti vicoli, debitamente segnalate, con i loro portali dagli archi in pietra spesso scolpiti con antiche figure di animali fantastici, mascheroni ed altre figurazioni medioevali. Complice la stagione, non c'è quasi nessuno in giro e l'atmosfera è particolarmente avvincente, quasi ci si sente catapultati in quel passato medioevale in cui il paese, sciamate via le folle estive, sembra ripiombare durante la lunga pausa invernale. Arriviamo fino all'estremo limite del paese che si affaccia sulla scarpata antistante e di sotto, l'alternarsi degli uliveti carichi di frutticini in attesa della bacchiatura e dei boschi colorati di chiazze di giallo tra le quali di tanto in tanto esplode qualche macchia rosso vivo di un acero solitario, non devono messere molto diverse a quelle di mille anni fa. Qui cominci a sentire questa sensazione che diventerà dominante man mano che avanziamo verso l'interno, quella di percorrere una terra antica. Non abbiamo tempo per il museo, con i reperti ritrovati nei dintorni, mosaici policromi e materiali vari emersi dalle ville romane che punteggiavano i colli vicini e attraverso una delle antiche porte medioevali che segnavano la cerchia delle mura, usciamo, scendendo verso valle.
| Vicolo di Larino |
SURVIVAL KIT
Ristorante Al solito posto - Via Adriatica 14 - Termoli - Situato comodamente in pieno centro non ha moltissimi posti, quindi consiglio di prenotare sempre per ché è piuttosto frequentato. Piatti di mare da un menù breve ma completo. Si può mangiare in una bella veranda all'esterno. Il proprietario gentilissimo non si farà pregare ad illustrarvi piatti, vino e tutto il resto, offrendovi se gli date corda anche un ottimo Ratafià alla fine (certo, pare che questo liquore non sia una prerogativa soltanto piemontese). Ottimo pesce freschissimo e un calice di Tintilia rosato che ci stava a pennello. Un paio di piatti a testa più un dolce a 36 €, direi molto onesto e pertanto consigliatissimo.
Da vedere a Larino - Anfiteatro Romano, compreso assieme ad altre rovine, terme, ecc, nella villa Zappone, Centro storico con i suoi vicoli e le sue case dai portali antichi, Cattedrale di S. Pardo con facciata gotica e Palazzo Ducale che ospita il museo civico in cui sono esposti i mosaici romani ritrovati. Dedicategli almeno da due a tre ore. Ricordo che la zona come tutto il basso Molise è terra di oli sopraffini, vini tra cui il Tintilia di recente lancio, e cavatelli (la pasta corta fatta a mano) e pampanella, carne di maiale marinata con peperoncino e cotto a lungo.


