sabato 22 agosto 2026

Pam 47 - Addio Kirghizistan

Piazza Ala-Too - Bishkek - Kirghizistan - giugno 2026

 

Piazza Ala-Too
Non c'è dubbio che per un breve giro conoscitivo di Bishkek, bisogna partire dalla centrale piazza Ala-Too, attorno alla quale ci sono le cose più importanti da vedere e visto che in questa città non ci sono monumenti di particolare rilevanza, diciamo quelli da non perdere assolutamente e quindi passeggiare per il centro rimane il modo migliore per cercare di capire questa strana città, che presenta una commistione di situazioni e di tendenze che rappresentano esse stesse il suo peculiare interesse. Del curioso nome abbiamo già detto, ma il fatto che il toponimo richiami la definizione del bastone duro e nodoso con la punta rigonfia, con il quale si agita la zangola per fare il kumis, il latte fermentato di giumenta, bevanda nazionale, e che questo abbia dato luogo ad innumerevoli doppi sensi, non è fondamentale, infatti è probabile che l'attuale nome, richiami per assonanza il nome di origine Pishpek, anche se ci sono innumerevoli leggende come quella che fa risalire l'attuale nome della città alla moglie sbadata di un pastore che dimenticò il bishkek di famiglia proprio nell'accampamento in questa valle dove si erano fermati per la notte e il marito disperato, che mandò indietro i tutti i servitori a cercarlo perché questo è considerato una delle ricchezze della famiglia e porta sfortuna perderlo, fece sì che questo posto venne poi nominato come il Luogo del bishkek. 

Ma come avvenne per molte altre città sovietiche da 1926 al 1991, prese il nome del generale Frunzé eroe dell'armata rossa, per ritornare appunto all'attuale nome solo dopo l'indipendenza. Non dobbiamo dimenticare infatti che Bishkek è ancora una città squisitamente sovietica nell'anima, anzi forse si può definire come la più sovietica rimasta in tutta l'Asia Centrale. E' quella maggiormente che mantiene ancora le strutture architettoniche e la configurazione cittadina di quel periodo, anche se i nuovi modelli si stanno facendo strada, al momento senza snaturare troppo la struttura urbana. Qui infatti la lingua maggiormente parlata è il russo, visto che accanto ad un 60% di popolazione di etnia kirghiza, al tempo stesso ne è rimasta ancora almeno un 20% di provenienza russa o ucraina (che alla fin fine sono la stessa cosa, anche se loro non lo credono), spesso molto ben inserita nel tessuto sociale locale e che fino a pochi anni fa le scuole kirghize si svolgevano esclusivamente in russo. Però la gioventù cresciuta nel tempo dall'indipendenza in poi, visto che sono passati ormai 35 anni, è estremamente moderna  come mentalità e, oltre a presentare un substrato culturale molto vivace, dovete considerare che sono presenti in città moltissime università assai frequentate, da ragazzi e ragazze, che mostrano un gran desiderio di uniformarsi a quello che le televisioni di tutto il mondo trasmettono. 

In ogni caso, conoscere un po' di russo si rivela utilissimo per cavarsela in città. Il centro è il luogo dove più vedi tutto questo, gruppi di giovani che si trovano, che si incontrano, che partecipano a spettacoli e a manifestazioni culturali. Di veli sulle teste femminili, se ne vedono pochissimi, tuttalpiù qualche foulard messo alla meglio a proteggere gli chignon di capelli nerissimi che diversamente vengono lasciati scorrere senza freni. Le minigonne o i pantaloncini strizzachiappe di jeans che vanno così di moda anche da noi, sembrano essere diventati l'uniforme ufficiale. Insomma guardando i gruppetti di ragazzi e ragazze attorno alle università o davanti ai caffè, potresti crederli come appartenenti ad un qualunque paese europeo, senza sforzarti troppo. Comunque sia i due grandi spazi che costituiscono la piazza sono pieni di gente tranquilla che passeggia negli spazi pedonali con carrozzine piene di bambini vocianti e l'atmosfera generale che si avverte è davvero piacevole. In fondo la città è curiosamente piena di contraddizioni un po' anacronistiche, da un lato questo passato sovietico che non se ne vuole andare, in questo un po' a somiglianza delle altre repubbliche Centro Asiatiche, che le statue di Lenin non le hanno abbattute, ma solo spostate in zone un po' meno visibili, quasi un poco se ne vergognino, ma alle quali tuttavia non vogliono rinunciare.

Soldato
Ma dall'altro lato tutti sembrano presi dalle nuove tendenze alle quali non si vuole certo rinunciare e la città sembra tirata per la giacchetta dalle tante anime che la compongono, ognuna dalla sua parte; quella russa che rimane pur sempre un modello ricco, almeno fino a quando non si vorrà autorovinare per delle paturnie di dominio che forse sarebbe meglio accantonare, (non dimentichiamo che l'economia del paese dipende per quasi il 30% del PIL, dalle rimesse degli emigranti dalla Russia); da quella turca, che rimane comunque un modello etnico di riferimento, di certo non si può disconoscere le ascendenze nomadiche che affondano da millenni nelle sconfinate praterie mongole da percorrere in groppa a cavalli selvaggi ed infine da quell'imprinting islamico che oltre a raccomandare una fede ed uno stile morale, rimanda ai modernissimi richiami che arrivano dai paesi del golfo, che stanno ormai a significare ricchezze smisurate e nuovi equilibri mondiali. Tutto questo si avverte passeggiando per questo centro tutto sommato gradevole. Secondo me e mi sembra che queste siano più o meno le stesse sensazioni che leggo in giro per la rete da chi visita questa città, queste sono le sensazioni che senti a pelle, ponendo più attenzione alle facce delle persone che si incontrano nelle strade che non alle architetture che non attireranno la vostra attenzione più di tanto. 

Manas
Comunque sia sottolineo nuovamente il mio disaccordo con quanti me l'avevano bocciata come una brutta ed anonima città priva di interessi. Se hai voglia di cercare, scavando appena sotto la sabbia superficiale del giudizio banalizzato di chi cerca solamente Colossei o torri Eiffel, di interessi si riesce sempre a trovarne, e direi anche per nulla banali, cose che servono a cercare di capire, questi mondi per noi poco conosciuti e generalmente sottovalutati, messi in un calderone unico privo di distinzioni. Noi intanto ci fermiamo davanti alla grande bandiera che svetta su una lunga asta e aspettiamo un attimo per assistere al cambio della guardia, che sta per partire, come si vede dai tre militari che brandiscono l fucile in fondo al vialetto e dalla gente che comincia ad assieparsi per godere dello spettacolo. Il vessillo rosso sventola altissimo mostrando il curioso simbolo al centro, che rappresenta l'incrocio delle bacchette alla sommità della yurta, l'abitazione base del paese. Dopo un po' ecco arrivare i tre soldati che con ritmato passo dell'oca vanno a dare il cambio ai due che stanno al riparo di una specie di tettoia posta proprio sotto l'asta della bandiera. Un rito che si ripete quasi uguale sotto tutti i cieli di tutti i continenti. Proprio di fianco la statua di Manas si protende orgogliosa, testimone del cambiamento dei tempi, avendo spodestato quella precedente con la mano protesa al sol dell'avvenir. 

Di certo lui, eroe storico oltre che frutto di un mito, non teme i ricambi politici che spesso preludono a questi cambi di indirizzo. Ma il vecchio Lenin non se ne avrà a male, anche se seminascosto dietro al museo della storia, posto un poco più indietro; lui comunque il suo pezzo di storia nei libri se lo è già conquistato e probabilmente non ha bisogno di troppa stereotipata prosopopea iconografica. Lasciamo anche la piazza della Vittoria col suo pomposo monumento con la fiamma al centro di granito rosso, che naturalmente richiama la forma stereotipata della yurta, sullo sfondo le nuove case nascondono anche il profilo lontano delle montagne incappucciate di bianco, mentre non lontani, invece svettano le punte dei minareti della nuova grande moschea. Ormai è un po' un vezzo comune che nei paesi islamici poveri, quelli ricchi finanzino la costruzione di magniloquenti edifici religiosi, quasi volessero marcare il territorio, come abbiamo visto anche in Tajikistan, in Uzbekistan, in Mauritania, tanto per citare gli ultimi visti e in queste operazioni generalmente si distinguono emirati, qatarini e altri paesi del golfo, in questo caso invece si è trattato della Turchia. Traversiamo poi i parchi a ridosso della piazza. Quello delle querce, costituito addirittura nel 1890, piacevolissimo e fitto di alberi quasi come un bosco e tante, tantissime statue di uomini illustri. 

Tutti lo conoscono con questo nome anche se è stato credo, recentemente dedicato al grande scrittore e orgoglio nazionale Cinghis Ajtmatov, che ha saputo cantare in tutte le sue opere l'amore e l'anima di questo paese e mi sembra assai giusto che lo abbiano ricordato in questo modo. Vicino, l'altro parco Panfilov, in omaggio alla divisione asiatica che difese Mosca durante la guerra patriottica. Anche qui tanta gente che passeggia, che prende il fresco sulle panchine, coppiette in cerca di intimità e famigliole che fanno scorrazzare i pargoli. Prendiamo poi la Chuy avenue, che ti consente di avere un colpo d'occhio decisamente completo delle linee architettoniche cittadine che si mescolano tra di loro in questa che rimane l'arteria più importante della città. Sfilano via via il palazzo del parlamento, nel caratteristico stile brutalista sovietico, la Filarmonica, il Municipio, col suo colonnato neoclassico altro esempio dello stile sovietico ed il famoso cinema Ala-Too con la sua facciata curva ed i pannelli in bassorilievo e la Torre dell'orologio, classico simbolo urbano. Le case, anche abitative, molte restaurate di recente, recano dove è possibile, grandi murales che forse vogliono raccontare la voglia di modernità della citta e di chi la vive. E poi è tutto un seguito di bancarelle di street food, negozi e vetrine, nelle quali brillano anche marchi famosi e altri negozi del lusso. 

Al Supermarket
Facciamo prima una sosta al KFC che ha ormai conquistato la sua posizione anche da queste parti, per un gelato di plastica, proprio di questa griffe e poi facciamo un giro in un supermercato della SPAR. Mi piace sempre molto dare un'occhiata a questi locali che rappresentano sempre un punto di paragone molto interessante in ogni paese. Lo trovo molto fornito soprattutto di beni di provenienza occidentale. Noi siamo presentissimi con Barilla e Ferrero naturalmente, dalla Nutella ai Kinder di tutti i tipi, meno male che qualche cosa riusciamo ancora a vendere all'estero. Arriviamo fino all'Università e nel giardino prospiciente c'è un gran via vai di giovani, che appaiono a gruppetti, molto allegri e numerosi, coi fascicoli in mano, intenti a discutere tra di loro, senza distinzioni di sesso. Alla fine cammina cammina arriviamo a piedi fino al nostro albergo, che non era poi mica così vicino. Breve sosta e poi verso le 6:30 riprendiamo un taxi per tornare nella piazza centrale, non prima di aver fatto tappa al ristorante Lesnoy, dove, riconosciuti, riceviamo il trattamento che si riserva ai vecchi clienti affezionati. Poi viene il momento del giro nella piazza, l'ultimo saluto a questa città, che se non volete definire bella, rimane comunque un posto piacevole dove passeggiare. 

La grande fontana che occupa quasi completamente la parte sinistra della piazza partendo dal centro, è completamente illuminata ed ogni zampillo d'acqua viene rischiarato da colori che cambiano continuamente, creando un bellissimo effetto caleidoscopio. Gli spazi intorno sono affollatissimi di gente che passeggia, famiglie, giovani, bambini che corrono, che si muovono attraverso gli spruzzi bagnandosi a più non posso come si fa dappertutto. Un luogo davvero gradevole per un'addio. Di fronte la grande bandiera sventola alta nel cielo nero come volesse davvero darci il suo ultimo saluto, silenzioso ma al tempo stesso carico di affetto. La notte ha ormai completamente cancellato le cime lontane, quasi volesse farcene svanire anche il ricordo. Il mattino dopo, solo l'ordinaria amministrazione di arrivare col taxi fino all'aeroporto ancora in fase di rimessa a nuovo, con la necessità di fermarsi a quasi un chilometro di distanza per l'ingorgo di traffico, cosa che ti costringe a raggiungere l'aerostazione a piedi, trascinandoti le valige che per fortuna ormai hanno le rotelle. Quasi un invito a rimanere qui ancora un po', per vedere le cose che non sei riuscito a spuntare dall'elenco; invece devi ancora portare con te il solito senso di malinconia nel lasciare un paese che molto probabilmente non rivedrai mai più e te ne dispiaci, naturalmente, mentre l'altra metà della tua mente, traditrice, già corre dietro ai tanti programmi futuri. Come è leggero e infedele l'uomo!

Abiti da sposa



SURVIVAL KIT

Il parlamento
Cose da vedere a Bishkek - Capitale di circa 1 milione di abitanti, sovietica e moderna al tempo stesso, non presenta attrazioni di particolare interesse, ma molte piccole cose a cui dare un'occhiata per capire lo spirito della città e anche del paese stesso. La maggior parte delle cose si trovano lungo la direttrice principale della città che parte dalla centralissima piazza Ala-Too, da cui partire per esplorarla. Qui su un pennone di 45 metri sventola la bandiera, sotto la quale si può assistere al cambio della guardia. Lungo questa arteria ci sono tutti i principali palazzi del potere in cui distinguere facilmente lo stile sovietico, da quello degli edifici più moderni. Abbiamo poi il monumento all'eroe mitico Manas e dietro il museo della Storia. Di seguito il parco delle Querce, intitolato ad Ajtmatov e popolato di statue di personaggi illustri. Il monumento a Lenin un tempo sulla piazza Ala-Too è stato spostato per discrezione dietro al Museo. Abbiamo poi la Piazza della vittoria col monumento ai caduti e la moschea della città finanziata dalla Turchia. Il Parco Panfilov ha la forma di una stella a cinque punte e conferma la passione sovietica per questi luoghi di rilassamento cittadino a disposizione della popolazione. Interessante come sempre l'Osh Bazar, in cui ritrovate l'Asia e l'altro fuori città, il Dordoy Bazar, per grossisti, costruito di soli container su oltre 100 ettari, dove emerge l'anima commerciale del Centro Asia moderno. Sparsi per la città molti mosaici sovietici, tra cui il più famoso del grande artista Aitiev nel palazzo dell'università. Infine c'è, mi dicono un interessante giardino botanico di oltre 120 ettari.

Il municipio


La bandiera
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giovedì 20 agosto 2026

Pam 46 - Bishkek

Osh market - Bishkek - Kirghizistan - Giugno 2026

 

Spezie

Ormai siamo entrati in città e la attraversiamo lentamente lungo la direttrice principale che passa dal centro, che alla fin fine non si presenta poi così male, come mi avevano detto, alternando spazi verdi a palazzi vecchio stile. Certamente la città è in evoluzione veloce, presentando anche aree completamente recintate, all'interno delle quali si abbattono i vecchi edifici senza pietà, in attesa di ricostruire con criteri ovviamente ultramoderni. Si spera che saranno conservate almeno le zone del centro che presentano ancora tutta una serie di edifici che anche se non hanno una valenza storica particolare, contribuiscono a dare alla città una sua personalità che sarebbe un peccato perdere del tutto. Il traffico è piuttosto intenso, ma il parco macchine appare come piuttosto aggiornato e tale da far pensare che, quantomeno nella capitale, il tenore di vita medio si stia ormai allineando agli altri paesi in crescita che circondano il Kirghizistan. Non abbiamo ancora prenotato l'albergo per queste due notti che trascorreremo qui, visto che in questa stagione non ci dovrebbero essere problemi di disponibilità, quindi facciamo un giro a dare un'occhiata prima di scegliere. Ci sono zone, anche abbastanza vicine al centro nelle quali le case sono rade e quasi seminascoste tra gli alberi di parchi, all'apparenza quasi selvatici. 

Sarebbe bello e di certo molto tranquillo scegliere uno dei tanti B&B che si vedono qua e là, poi optiamo però per l'Anar Hotel, che è posizionato su una delle vie principali che incrociano l'arteria del centro e quindi certamente renderà più semplice la chiamata dei taxi, sia per le visite in città, che poi verso l'aeroporto, dopodomani mattina. Certo l'aspetto esterno è assai meno accattivante delle villette che avevamo visto prima, una specie di parallelepipedo grigio come quelle gastinize che mi accoglievano nei miei viaggi di lavoro nelle città minori dell'Unione. Anche il servizio mi sembra molto approssimativo, ma in fondo le camere sono accettabili e per le due notti che ci trascorreremo, va più che bene. L'importante è che non ci siano problemi per i taxi, visto che il nostro amico ci lascerà come d'accordo questa sera. Dopo esserci sistemati, andiamo a fare ancora un veloce colpo d'occhio in centro dove trovare un bel ristorante per il nostro farewell dinner, che siglerà la fine del nostro viaggio. Forse anche il nostro Marco Polo, giunto al termine del tratto più impegnativo del suo percorso, quel segmento che, come dice lui, attraversa le terre più alte del mondo, e non si potrebbe meglio definire, il tratto di avvicinamento lungo la valle del corridoio di Wakhan e poi la vera e propria Pamir Highway che porta fino a queste bande dove ti si spalancherà definitivamente la via verso la Cina, avrà fatto una sorta di pranzo finale con le sue guide.

Legumi
Saranno stati di certo Pamiri di queste bande, per chiosare il termine di questo tratto e per salutarli, augurandosi di incontrarli nuovamente al suo ritorno, avendo certamente avuto un contatto che avrà siglato una nuova amicizia, che di certo gli avrà lasciato molto da raccontare una volta tornato a casa, specialmente per lui che, giovanissimo, a diciotto anni, cominciava a rendersi conto della complessità di un mondo solo favoleggiato nei suoi sogni di ragazzo. Noi, a nostra volta, abbiamo la nostra ultima cena con Jamshed, in un bellissimo ristorante del centro, molto elegante e raffinato, che di certo lui ha scelto per noi, quasi a voler sottolineare quanto il nostro incontro, casuale se vogliamo, visto che nel suo lavoro, certamente gli capiterà di incontrare ancora moltissimi clienti come noi, sia stato importante. Di certo per noi lo è stato, perché il nostro amico e davvero questa parola, questa volta non è spesa a caso, ha saputo e voluto darci tanto, sia sul piano conoscitivo e questo fa parte della sua professionalità di guida, ma soprattutto sul piano emozionale, cosa che ha reso questo viaggio un qualcosa di più di un semplice percorso, ma lo ha trasformato in un continuo scambio di comuni interessi, di piacevole stare insieme, di condivisione di conoscenze, di emozioni, di comprensione reciproca. 

Non ci siamo detti molto questa sera, mentre ci mangiavamo dei dolci spettacolari che alla sola vista colpivano l'attenzione, pe non parlar del resto, ma credo non fosse poi così necessario farlo, ci siamo semplicemente capiti e quando ci ha lasciato per l'ultima volta davanti all'albergo, ci siamo scambiati solamente un lungo abbraccio. Una semplice testimonianza per tutto quanto lui ci ha dato e dei sentiti ringraziamenti che sentivamo doverosi da parte nostra. Così Jamshed è ripartito subito verso casa. Ci metterà almeno due giorni a ritornare a casa sua a Chujand, vista la complessità orografica del territorio e la sistemazione delle frontiere, dato che ne dovrà attraversare almeno un paio. E poi, qualche saluto frettoloso alla moglie ed ai suoi splendidi figlioli e penso che debba subito ripartire, che un altro gruppo è in arrivo. Dai, ti auguriamo che non sia gente troppo rognosa, tranquillo, altro giro, altra corsa. Non ti dimenticheremo facilmente, carissimo Jamshed. Io intanto ho dormito poco questa notte; è sempre così quando il viaggio finisce e bisogna pensare al ritorno. Non so se si tratta dell'agitazione che tutto giri per il verso giusto, orari, aerei, ritardi eventuali oppure se è quella insopprimibile amarezza per una cosa bella che sta per finire. 

Uvetta
Da un lato in fondo sei contento che te ne stai tornando a casa, che tutto è filato liscio, che non hai avuto problemi, dall'altro il dispiacere per quanto stai lasciando e che, facendo un ragionamento logico, sai, che stai abbandonando luoghi che non vedrai mai più nel resto di quanto ti rimane ancora da vivere. Va bene, sono ragionamenti senza senso, quindi lasciamo perdere. Abbiamo ancora un bel giorno intero davanti a noi e tutta una città da scoprire e allora godiamocela, senza troppi piagnistei. Sempre che ce la facciamo ancora naturalmente. In fondo questo è stato un viaggio breve rispetto ai nostri standard, una ventina di giorni passati in un soffio, anche perché sulle vette del Pamir di aria da respirare ce n'era davvero poca! Così questa mattina abbiamo mangiato qualcosina in camera, visto che l'hotel non ha questo servizio, e siamo partiti senza troppa fretta. Andiamo a piedi fino al vicino Osh Market, uno dei punti topici della città: In effetti, anche se ne abbiamo già visti molti in questo giro, il luogo presenta sicuramente molti punti di interesse, è ancora, come dire, genuino, anche se poi è ricco dei soliti frutta e verdura e frutta secca, oltre naturalmente a tutti i materiali vari di attrezzi, di casalinghi, di abbigliamento. Compriamo un po' di giargiattole tanto per spendere qualche soldo, prelevati da un totem dove la carta Revolut ha funzionato benissimo e senza commissioni. 

Pane non
Anzi io vorrei pure comprarmi un bellissimo paio di scarpe cinesi da cammino, a soli 10 €,  ma accidenti sono troppo strette per il mio fettone e non ci sono numeri più grandi, nonostante il venditore bitti per aria tutto il mucchio per cercare di accontentarmi. Giriamo per almeno un paio d'ore senza stancarci, visto che si rimane affascinati davanti ai banchi di spezie, pieni di varietà e di colori, dalla frutta secca di cui non riesci neppure ad indovinare tutti i prodotti offerti. C'è un banco con una distesa di uvetta che sta seccando, lungo una ventina di metri, che spettacolo!. Naturalmente è tutta un'offerta di assaggio, alla fine quando finalmente ne usciamo, è più quel che abbiamo mangiato di quel che abbiamo comprato, alla faccia dell'igiene alimentare, tanto, domani siamo a casa e succeda quel che deve succedere: Anche se sappiamo bene che da qui sono nati tutti i focolai di peste bubbonica che si sono sparsi per il mondo nei due millenni passati, pazienza, ormai il nostro microbiota intestinale, come si dice adesso per essere alla moda, si sarà certamente abituato a questi batteri centro asiatici e non dico altro. I banchi dei panettieri, con tutta la varietà di Non esposta a formare quadri decorativi esteticamente bellissimi, sono una sfilata senza fine e anche gli alimentari che esibiscono quelli che abbiamo già conosciuto e non so come definire, se non gnocchi fritti, non sono da meno.

TAxi
Per non parlare di quelli che vendono piatti pronti, le insalate, tipo le nostre capricciose o russe (che loro chiamano Olivier), di cui la tradizione sovietica ha lasciato una vastissima eredità e che viste ad occhio fanno veramente gola. Trascurerei invece le varie composte fatte in casa utilizzando contenitori di PET riciclato, un altro classico russo, dove trionfa come sempre il re delle cucurbitacee di questo mondo, i cetrioli combinati in ogni loro dimensione e forma. L'ortaggio senza dubbio più amato dalla pianura sarmatica alla Mongolia e stenderei un pietoso velo, visto che io devo ancora digerire quelli mangiati negli anni '90. Ma direi che alla fine viene anche l'ora di lasciare questo che è certamente uno dei mercati più famosi del paese, visto che quello originale di Osh, come ricorderete, è ormai un moderno succedaneo di quello antico e tradizionale. Ci spostiamo dunque in centro in taxi, utilizzando l'app di Yandex, utilissima per tutti i mondi ex-sovietici. Funziona benissimo, ma cito il fatto per farvi capire come funziona qui l'atteggiamento verso i turisti. Il tratto che porta dal mercato alla cosiddetta piazza della Bandiera, sarà di due o tre chilometri. Farebbe 380 som (circa 3,8 €) però il tipo non ha il resto di 500. Stiamo per lasciarli di mancia ma il tipo vede che Luisa ha anche un biglietto da 200, lo prende e fa, va bene così. Ecco non vorrei fare paragoni coi nostri tassisti delle città turistiche nei confronti degli stranieri che vengono in Italia, non sarebbe elegante, credo.



SURVIVAL KIT

Hotel Anar - Kysyn Kuliev Street, 54 - Bishkek - Albergo classico di tipo sovietico, con scarsi servizi, ma poi a richiesta soddisfano tutto. Con tre tipi di camere (standard, semi lux e lux. La lux con AC, TV, frigo. Bagno molto spartano. A 300 Som senza colazione (circa 30 €). Abbastanza comoda per il mercato poi si arriva subito sulla strada principale del centro, non molto distante, si può fare anche a piedi. Comunque accettabile visto il costo.

Lesnoy Restaurant - Ibraimova st. 70 - Bishkek - Ottimo ristorante vicinissimo al centro. Elegante e riservato, sala grandissima, serve cucina internazionale. Ottimi piatti anche di cucina italiana. Ben serviti e ben presentati. Accettano le carte di credito. Servizio molto professionale e cortese. Siamo stati due volte, Spaghetti stracciatella e pomodoro superlativi, Salmone alla griglia, Lingua, tutto molto buono. Dolci strepitosi. Prezzi adeguati al locale ma per i nostri standard molto abbordabili. Consigliatissimo.

Fragole

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martedì 18 agosto 2026

Pam 45 - Verso la capitale

Il lago Issikkul - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il B&B
Giriamo un po' tra le stradine sterrate del paesotto balneare. Una serie di case, B&B, villette e alberghetti. Questo ormai è un luogo di vacanza a tutto tondo, dove arrivano dalla città a passare un periodo di ferie e non solo; evidentemente la zona è diventata molto popolare. Troviamo il B&B dove avevamo telefonato e la signora con la figlia ci aspettano davanti al cancello e ci assegnano le stanze. E' chiaro che il posto è piuttosto nuovo e aperto da poco, per lo meno da quando la zona si è aperta al turismo interno e sta crescendo progressivamente, d'altra parte qui dove non esiste il mare, ricordiamoci sempre che siamo nel paese più lontano da una qualunque zona marina del mondo, un lago di queste dimensioni è una soluzione ideale per queste forme occidentali che a poco a  poco stanno uniformando anche questo paese al resto del mondo. La signora ci racconta subito che nell'albergotto vicino c'è un intero gruppo di italiani arrivato ieri, tanto per farci capire che qui ormai siamo della Rimini dell'Asia Centrale. Noi intanto non perdiamo tempo e visto che siamo vicinissimi alla spiaggia del paese, non più di cento metri, ci bardiamo subito da bagnanti e ci precipitiamo a cercare la lingua di sabbia  o meglio di sassolini, che troviamo già abbastanza popolata. Io mi fiondo subito in acqua, non sia mai che non provi l'emozione del bagno nell'Issikkul, dopo averlo tanto sognato! 

Il sirenetto
L'acqua non è niente affatto gelida come temevo, anzi direi c he si sta proprio bene, non per niente, come abbiamo già detto il nome del lago tradotto in italiano, parla chiaro: Acque calde e poi la salinità anche se non molto alta, tiene pure a galla piuttosto bene. Intorno a noi famigliole con bambini gioiosi che giocano e si buttano in acqua continuamente come in un qualunque lido di ogni parte del mondo. Certo non è quello che mi ero immaginato, ma la chiosa di monti lontani all'orizzonte, con le bianche cime che si allungano all'infinito, sono pur sempre un bel vedere, anche se non compare dalla bruma della sera il famoso Battello bianco. Pazienza, vuol dire che ci consoleremo questa sera allo Shashlik Park, con un'altra trota dalle dimensioni assolutamente sproporzionate e ce ne andremo a letto comunque soddisfatti. Ricordatevi che non bisogna sempre avere pretese fuori misura e poi, di norma, quando ti fai delle aspettative esagerate, la delusione è lì che ti aspetta fuori della porta, quando invece non ti aspetti niente di speciale, ecco che hai le soddisfazioni più solide e la meraviglia più grande e noi la meraviglia in questo viaggio abbiamo avuto modo di dispiegarla più volte. 

La mattina invece, è sempre più fatica ad alzarsi, sarà che il viaggio è quasi arrivato al termine, sarà che è dolce poltrire a letto, ma gli aromi della colazione appena pronta, con le ragazze che continuano a portare vassoi e che vedi passare davanti alle finestre che danno sul cortile, riesce alla fine a smuovere anche i morti, così alla fine verso le 9:00, salutate calorosamente le nostre ospiti, partiamo verso la capitale. C'è tempo però per ripercorrere nuovamente tutta la parte nord del lago, per almeno una cinquantina di chilometri, per apprezzarne la bellezza, certo non più selvaggia, come si dice di solito, ma pacatamente tranquilla, come si confà ad un grande bacino lacustre di montagna, in un'area ancora naturalisticamente interessante. E' molto probabile che la parte sud del lago, quella più lontana dalla pressione della massa turistica, sia di certo più affascinante e che presenti aree da visitare con la calma di cui noi purtroppo non disponiamo, ma pazienza, queste alternative le possono sfruttare solo i veri viaggiatori di lungo corso, noi, col nostro maledetto biglietto di ritorno forzato che ci pesa in tasca come un macigno, possiamo solo sentirne il fardello doloroso e procedere senza por tempo in mezzo verso l'imbarco. Intanto godiamoci fino a che è possibile, le belle viste che anche dalla strada principale possiamo buttare sullo specchio d'acqua azzurro intenso che sfila al nostro fianco. 

Il canyon
Poi il lago di colpo finisce e la strada procede attraverso una gola larga che attraversa la piccola catena montuosa che ci separa dalla grande valle successiva, quella che ci condurrà fino a Bishkek. Queste gole lungo il fiume Chuj, sono sempre molto scenografiche, dominate come tutte le altre che abbiamo traversato in questo paese, da rocce tenere e rosse, foderate fino a quando possibile da prati e pascoli verdissimi, che rendono il contrasto di colore quasi accecante. Quello che si apre al nostro fianco, credo che si tratti del Konorchek canyon, si allunga verso l'interno delle montagne alla nostra sinistra e probabilmente potrebbe essere anche bello da esplorare fino al fondo, ma già dalla sua apertura rivela scorci molto fotogenici.  Lungo la strada tuttavia, mentre in precedenza avevi l'impressione di una terra sostanzialmente semidesertica e povera di abitanti, popolata solamente dai gruppi delle yurte lontane e dai pastori che ci vivono, qui i paesini e le case moderne sono sempre più frequenti, mentre i tratti di pianura sono ormai dedicati all'agricoltura e agli alberi da frutta. Il traffico si fa via via più intenso; lungo la strada sono frequentissimi i banchetti che offrono qualcosa ai molti automobilisti di passaggio, tutta gente che arriva o va verso il lago, presumibilmente in vacanza o per la gita di una giornata, quindi anche facilmente probabili clienti delle cose di campagna, come si dice dal produttore al consumatore e assolutamente a chilometro zero per uniformarsi alle tendenze di moda anche da noi. 

Ecco quindi, visto che la strada corre vicino ad un fiume, grandi banchi che espongono trote aperte e pulite delle interiora, che seccano al sole mostrando le loro carni rosate, oppure ragazzini che tendono corde per appendere serti di ciliegie. Non possiamo rimanere inerti al richiamo e ci fermiamo a comprarne un grappolo di almeno un chilo a circa due euro, che ci mangeremo lungo il cammino. Buonissime. Il bambino che ce le vende appare deciso nel suo business e ci affibbia il pacchetto con movimenti professionali, toglie, incarta, sporge nella macchina, ritira i soldi, ringrazia e passa ai prossimi clienti senza por troppo tempo in mezzo. Qui non si sta mica a pettinar le bambole. Noi intanto mangiamo golosi e le finiamo in breve tempo, mentre procediamo, poi, non appena la valle si allarga e la strada si trasforma in autostrada a doppia corsia, il traffico diventa più intenso. Passiamo vicino a Tokmok, dove si potrebbe anche fare una sosta per vedere la Burana Tower, un minareto dell'XI secolo, dall'apparenza piuttosto tozza che avrebbe perso almeno una ventina di metri nella parte sommitale, mentre ne rimangono oggi ancora circa 25 metri, rimessi in piedi con un restauro di epoca sovietica. Questo, assieme a poche altre rovine, di tombe e mausolei, facevano parte dell'antica città di Balasagun, che tuttavia non presenta particolari interessi, così un po' per pigrizia, un po' perché a questo punto ormai hai fretta di arrivare, tiriamo via.

Trote
Il luogo è ovviamente maturo per una leggenda, guarda caso molto simile ad un altra che di certo conoscerete. Il re locale viene avvisato da una strega che la figlia morirà a diciotto anni. Il poverino terrorizzato, per proteggerla, la rinchiude da bambina in questa torre, senza lasciarla mai uscire. Ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, guarda caso, un ragno velenoso arrivato con il cibo, la morde uccidendola e qui niente principi per risvegliarla, si vede che non piacciono le storie a lieto fine. Noi invece andiamo avanti lungo questo percorso rettilineo della A365, che percorre perfettamente il confine con il Kazakistan, anzi le basse montagne che corrono alla nostra destra sono già territorio kazako. Dopo un po' di chilometri ecco che proprio sulla corsia di destra si forma una gigantesca coda, siamo arrivato infatti alla breve deviazione che porta al valico di frontiera, che vediamo distintamente anche dalla strada, quello che utilizzano i kazaki per attraversare il confine e venire in vacanza sul famoso lago e che ormai è diventato meta comunissima anche per gli abitanti della vicina Alma Ata. Superato questo valico, il traffico diminuisce e si riduce al va e vieni che arriva dalla capitale, che per la verità non è più molto lontana. 

Infatti crescono i paesi, fino a diventare una sfilata continua di abitati che segnalano il fatto di essere arrivati in quella che è diventata una sterminata periferia, fatta di gruppi di case, industrie e zone suburbane. Ma prima di entrare in città dobbiamo ancora ottemperare ad una procedura che evidentemente dovrebbe essere una specie di obbligo. Bisogna infatti lavare la macchina, perché sembra (cosa che mi ricorda gli obblighi della Mosca degli anni '90) che le macchine che girano in città debbano essere assolutamente pulite da terra e fango, ragion per cui si presenta la necessità di fermarci a far lavare il nostro mezzo in uno dei tantissimi lavamacchine che costeggiano la strada, al fine di evitare una multa quasi certa. Mentre si ottempera all'obbligo, ci fermiamo ad un bel ristorante uzbeko lungo la strada, dove ci facciamo il solito spiedino dalle dimensioni maestose e dalla succulenza ormai proverbiale. Poi finalmente entriamo in città, che qualcuno mi aveva definito come una delle più brutte dell'ex-Unione Sovietica. Per la verità questa etichetta si rivelerà essere una malevola calunnia, nel senso che di certo non è una città meravigliosa, ma presenta anche molti aspetti gradevoli ed interessanti. Noi la visiteremo dettagliatamente domani, nel frattempo giriamo per il centro alla ricerca di un ricovero per la notte. 

Sulla spiaggia



SURVIVAL KIT

Guesthouse Tan - Naru - Chalpon - Ata - In ottima posizione, vicino ai servizi e 30 km dal nuovo aeroporto. Villetta con belle stanze, pulite e ampie, ben dotate, letto King, TV, no wifi. Bagno nuovo ben dotato. Spiaggetta a 100 m. Colazione ottima ed abbondante. Gestori molto gentili. Booking lo dà in alta stagione a 65 € per la doppia.




Shashlik park
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