martedì 18 agosto 2026

Pam 45 - Verso la capitale

Il lago Issikkul - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il B&B
Giriamo un po' tra le stradine sterrate del paesotto balneare. Una serie di case, B&B, villette e alberghetti. Questo ormai è un luogo di vacanza a tutto tondo, dove arrivano dalla città a passare un periodo di ferie e non solo; evidentemente la zona è diventata molto popolare. Troviamo il B&B dove avevamo telefonato e la signora con la figlia ci aspettano davanti al cancello e ci assegnano le stanze. E' chiaro che il posto è piuttosto nuovo e aperto da poco, per lo meno da quando la zona si è aperta al turismo interno e sta crescendo progressivamente, d'altra parte qui dove non esiste il mare, ricordiamoci sempre che siamo nel paese più lontano da una qualunque zona marina del mondo, un lago di queste dimensioni è una soluzione ideale per queste forme occidentali che a poco a  poco stanno uniformando anche questo paese al resto del mondo. La signora ci racconta subito che nell'albergotto vicino c'è un intero gruppo di italiani arrivato ieri, tanto per farci capire che qui ormai siamo della Rimini dell'Asia Centrale. Noi intanto non perdiamo tempo e visto che siamo vicinissimi alla spiaggia del paese, non più di cento metri, ci bardiamo subito da bagnanti e ci precipitiamo a cercare la lingua di sabbia  o meglio di sassolini, che troviamo già abbastanza popolata. Io mi fiondo subito in acqua, non sia mai che non provi l'emozione del bagno nell'Issikkul, dopo averlo tanto sognato! 

Il sirenetto
L'acqua non è niente affatto gelida come temevo, anzi direi c he si sta proprio bene, non per niente, come abbiamo già detto il nome del lago tradotto in italiano, parla chiaro: Acque calde e poi la salinità anche se non molto alta, tiene pure a galla piuttosto bene. Intorno a noi famigliole con bambini gioiosi che giocano e si buttano in acqua continuamente come in un qualunque lido di ogni parte del mondo. Certo non è quello che mi ero immaginato, ma la chiosa di monti lontani all'orizzonte, con le bianche cime che si allungano all'infinito, sono pur sempre un bel vedere, anche se non compare dalla bruma della sera il famoso Battello bianco. Pazienza, vuol dire che ci consoleremo questa sera allo Shashlik Park, con un'altra trota dalle dimensioni assolutamente sproporzionate e ce ne andremo a letto comunque soddisfatti. Ricordatevi che non bisogna sempre avere pretese fuori misura e poi, di norma, quando ti fai delle aspettative esagerate, la delusione è lì che ti aspetta fuori della porta, quando invece non ti aspetti niente di speciale, ecco che hai le soddisfazioni più solide e la meraviglia più grande e noi la meraviglia in questo viaggio abbiamo avuto modo di dispiegarla più volte. 

La mattina invece, è sempre più fatica ad alzarsi, sarà che il viaggio è quasi arrivato al termine, sarà che è dolce poltrire a letto, ma gli aromi della colazione appena pronta, con le ragazze che continuano a portare vassoi e che vedi passare davanti alle finestre che danno sul cortile, riesce alla fine a smuovere anche i morti, così alla fine verso le 9:00, salutate calorosamente le nostre ospiti, partiamo verso la capitale. C'è tempo però per ripercorrere nuovamente tutta la parte nord del lago, per almeno una cinquantina di chilometri, per apprezzarne la bellezza, certo non più selvaggia, come si dice di solito, ma pacatamente tranquilla, come si confà ad un grande bacino lacustre di montagna, in un'area ancora naturalisticamente interessante. E' molto probabile che la parte sud del lago, quella più lontana dalla pressione della massa turistica, sia di certo più affascinante e che presenti aree da visitare con la calma di cui noi purtroppo non disponiamo, ma pazienza, queste alternative le possono sfruttare solo i veri viaggiatori di lungo corso, noi, col nostro maledetto biglietto di ritorno forzato che ci pesa in tasca come un macigno, possiamo solo sentirne il fardello doloroso e procedere senza por tempo in mezzo verso l'imbarco. Intanto godiamoci fino a che è possibile, le belle viste che anche dalla strada principale possiamo buttare sullo specchio d'acqua azzurro intenso che sfila al nostro fianco. 

Il canyon
Poi il lago di colpo finisce e la strada procede attraverso una gola larga che attraversa la piccola catena montuosa che ci separa dalla grande valle successiva, quella che ci condurrà fino a Bishkek. Queste gole lungo il fiume Chuj, sono sempre molto scenografiche, dominate come tutte le altre che abbiamo traversato in questo paese, da rocce tenere e rosse, foderate fino a quando possibile da prati e pascoli verdissimi, che rendono il contrasto di colore quasi accecante. Quello che si apre al nostro fianco, credo che si tratti del Konorchek canyon, si allunga verso l'interno delle montagne alla nostra sinistra e probabilmente potrebbe essere anche bello da esplorare fino al fondo, ma già dalla sua apertura rivela scorci molto fotogenici.  Lungo la strada tuttavia, mentre in precedenza avevi l'impressione di una terra sostanzialmente semidesertica e povera di abitanti, popolata solamente dai gruppi delle yurte lontane e dai pastori che ci vivono, qui i paesini e le case moderne sono sempre più frequenti, mentre i tratti di pianura sono ormai dedicati all'agricoltura e agli alberi da frutta. Il traffico si fa via via più intenso; lungo la strada sono frequentissimi i banchetti che offrono qualcosa ai molti automobilisti di passaggio, tutta gente che arriva o va verso il lago, presumibilmente in vacanza o per la gita di una giornata, quindi anche facilmente probabili clienti delle cose di campagna, come si dice dal produttore al consumatore e assolutamente a chilometro zero per uniformarsi alle tendenze di moda anche da noi. 

Ecco quindi, visto che la strada corre vicino ad un fiume, grandi banchi che espongono trote aperte e pulite delle interiora, che seccano al sole mostrando le loro carni rosate, oppure ragazzini che tendono corde per appendere serti di ciliegie. Non possiamo rimanere inerti al richiamo e ci fermiamo a comprarne un grappolo di almeno un chilo a circa due euro, che ci mangeremo lungo il cammino. Buonissime. Il bambino che ce le vende appare deciso nel suo business e ci affibbia il pacchetto con movimenti professionali, toglie, incarta, sporge nella macchina, ritira i soldi, ringrazia e passa ai prossimi clienti senza por troppo tempo in mezzo. Qui non si sta mica a pettinar le bambole. Noi intanto mangiamo golosi e le finiamo in breve tempo, mentre procediamo, poi, non appena la valle si allarga e la strada si trasforma in autostrada a doppia corsia, il traffico diventa più intenso. Passiamo vicino a Tokmok, dove si potrebbe anche fare una sosta per vedere la Burana Tower, un minareto dell'XI secolo, dall'apparenza piuttosto tozza che avrebbe perso almeno una ventina di metri nella parte sommitale, mentre ne rimangono oggi ancora circa 25 metri, rimessi in piedi con un restauro di epoca sovietica. Questo, assieme a poche altre rovine, di tombe e mausolei, facevano parte dell'antica città di Balasagun, che tuttavia non presenta particolari interessi, così un po' per pigrizia, un po' perché a questo punto ormai hai fretta di arrivare, tiriamo via.

Trote
Il luogo è ovviamente maturo per una leggenda, guarda caso molto simile ad un altra che di certo conoscerete. Il re locale viene avvisato da una strega che la figlia morirà a diciotto anni. Il poverino terrorizzato, per proteggerla, la rinchiude da bambina in questa torre, senza lasciarla mai uscire. Ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, guarda caso, un ragno velenoso arrivato con il cibo, la morde uccidendola e qui niente principi per risvegliarla, si vede che non piacciono le storie a lieto fine. Noi invece andiamo avanti lungo questo percorso rettilineo della A365, che percorre perfettamente il confine con il Kazakistan, anzi le basse montagne che corrono alla nostra destra sono già territorio kazako. Dopo un po' di chilometri ecco che proprio sulla corsia di destra si forma una gigantesca coda, siamo arrivato infatti alla breve deviazione che porta al valico di frontiera, che vediamo distintamente anche dalla strada, quello che utilizzano i kazaki per attraversare il confine e venire in vacanza sul famoso lago e che ormai è diventato meta comunissima anche per gli abitanti della vicina Alma Ata. Superato questo valico, il traffico diminuisce e si riduce al va e vieni che arriva dalla capitale, che per la verità non è più molto lontana. 

Infatti crescono i paesi, fino a diventare una sfilata continua di abitati che segnalano il fatto di essere arrivati in quella che è diventata una sterminata periferia, fatta di gruppi di case, industrie e zone suburbane. Ma prima di entrare in città dobbiamo ancora ottemperare ad una procedura che evidentemente dovrebbe essere una specie di obbligo. Bisogna infatti lavare la macchina, perché sembra (cosa che mi ricorda gli obblighi della Mosca degli anni '90) che le macchine che girano in città debbano essere assolutamente pulite da terra e fango, ragion per cui si presenta la necessità di fermarci a far lavare il nostro mezzo in uno dei tantissimi lavamacchine che costeggiano la strada, al fine di evitare una multa quasi certa. Mentre si ottempera all'obbligo, ci fermiamo ad un bel ristorante uzbeko lungo la strada, dove ci facciamo il solito spiedino dalle dimensioni maestose e dalla succulenza ormai proverbiale. Poi finalmente entriamo in città, che qualcuno mi aveva definito come una delle più brutte dell'ex-Unione Sovietica. Per la verità questa etichetta si rivelerà essere una malevola calunnia, nel senso che di certo non è una città meravigliosa, ma presenta anche molti aspetti gradevoli ed interessanti. Noi la visiteremo dettagliatamente domani, nel frattempo giriamo per il centro alla ricerca di un ricovero per la notte. 

Sulla spiaggia



SURVIVAL KIT

Guesthouse Tan - Naru - Chalpon - Ata - In ottima posizione, vicino ai servizi e 30 km dal nuovo aeroporto. Villetta con belle stanze, pulite e ampie, ben dotate, letto King, TV, no wifi. Bagno nuovo ben dotato. Spiaggetta a 100 m. Colazione ottima ed abbondante. Gestori molto gentili. Booking lo dà in alta stagione a 65 € per la doppia.




Shashlik park
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sabato 15 agosto 2026

Pam 44 - Il lago Issikkul

...la curva convessa del lago Issikkul... (G. Ajtmatov) - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il fiume
Ci siamo fermati lungo il fiume che scende verso il basso diritto, ma sempre più impetuoso. In questo punto ormai è piuttosto largo, almeno un centinaio di metri e la corrente che anima questa massa di acqua argentea fa davvero paura. Qui c'è una specie di baraccotto con una grande veranda sul fiume che ha messo sulla strada l'insegna "Forelle", trote. E' un posto senza pretese che serve cibo ai viaggiatori di passaggio ed ai camionisti che qui sono frequenti, visto che questa è la strada principale tra la capitale ed il lago e si sa che dove si fermano loro, si mangia bene. Dato che qui si va a piatto unico e non c'è scelta, aspettiamo, convinti di vedere arrivare un bel piattino con il nostro pesciolino appena pescato. Dopo un po', ecco arrivare il ragazzo, con un vassoio colossale tra le mani, che reca un mostro completamente aperto che da vivo, non poteva pesare meno di tre chili almeno. Mai vista una trota così grossa. E' una bellissima salmonata che ha appena terminato la sua avventura, ben rosolata sulla griglia, che fuma in fondo al cortile. Che spettacolo, anche da vedere, figuratevi da mangiare, aggiustata com'è con le erbe locali, con le quali è stata infarcita. Certamente ne avanzeremo una gran parte, viste le sue dimensioni e essendo noi solo in quattro, anche se ci vantiamo di essere buone forchette. E invece, pianino pianino, il mostro scompare completamente dal piatto, dove rimangono solamente pochi e miserevoli reti, pelle e lische, visto che la testa non era contemplata nel servizio. Ragazzi che roba, veri sacchi senza fondo! 

Il mostro
Mentre siamo lì in semi coma a prendere fiato, come pitoni che hanno da digerire una intera gazzella appena mangiata, arrivano diverse auto che scaricano un bel po' di gente, almeno tre o quattro famiglie intere con donne e bambini vocianti. Assieme a loro, però, ecco che viene scaricato da un capiente Suv, anche un bel montone nero, che probabilmente ha già capito che questa non sarà per lui una bella giornata. Infatti ben legato, viene trascinato dietro la casa, dove, senza por tempo in mezzo, viene decapitato e rapidamente dissanguato e macellato, prima di essere portato all'interno, nella zona cucina. Io sono andato a buttare l'occhio e vedo che si tratta di una vera e propria cerimonia, con tutti i convenuti che procedono a pregare per una bella mezz'ora. Poi tutti tornano alle tavole e aspettano di cominciare il pranzo di quella che dovrebbe essere una vera e propria festa. Ho subito pensato, visto il sacrificio del montone, alla celebrazione dell'Eid, che in Kirghizistan si chiama Kurman Ait, la più importante festa musulmana che commemora la devozione ad Abramo, con questo sacrificio rituale, in cui ogni famiglia che se lo può permettere, deve abbattere un montone, in ricordo del racconto biblico e suddividerlo in tre parti, uno consumato in famiglia, il secondo per parenti e vicini e il terzo donato ai poveri e ai bisognosi. 

Le griglie
Tuttavia non mi tornano le date perché quest'anno qui la festa dovrebbe essere caduta il 26 maggio e qui sono già passati almeno quindici giorni, anche se i convenuti, sono tutti molto ben vestiti come si conviene, secondo la tradizione per questo evento. Diciamo che saranno in ritardo oppure ci sarà qualche altro motivo ricorrente, di certo di natura religiosa. Non ho voluto essere invadente e chiedere, perché sono sicuro che ci avrebbero di certo invitati a pranzo o meglio a cena, visto che il capro è appena stato fatto a pezzi e posto attorno alla griglia, dopo che eravamo già completamente rimpinzati e sarebbe stato imbarazzante, oltre che scortese rifiutare. Così ce ne ripartiamo percorrendo l'ultima ventina di chilometri che si separa dal lago. Siamo ormai in pianura anche se attorno ai 1600 metri sul livello del mare. Qui siamo ormai lontani, anche psicologicamente dal Kirghizistan delle montagne, delle yurte e delle transumanze, qui vedi un paese assolutamente moderno che è ormai volto verso la direzione generale in cui va il resto del mondo sviluppato. L'arteria che percorriamo è trafficatissima e spesso intasata di macchine nuove, molte elettriche, tutte cinesi ovviamente, e mezzi pesanti di ogni tipo. Certo, vedi circolare ancora qualche vecchia Zigulì o qualche Lada sovietica, ma si tratta assolutamente di rarità, che forse gli stessi locali guardano con sufficienza. 

Il lago
Infine sullo sfondo appare il lago, che si mostra dapprima come una linea blu sullo sfondo, poi adagio adagio allarga il suo spessore fino a mostrarsi nella sua intera, enorme dimensione. Non ci sono dubbi che questo lago sia parte di uno straordinario paesaggio che proprio per la sua ampiezza e per tutte le implicazioni di cui vi parlerò, sia assolutamente speciale, ma se devo davvero essere sincero, per tutta la serie di motivi che andrò ad elencarvi, non riesco a nascondervi un poco di delusione. Dopo le letture ed i racconti, che sono state anche una delle motivazioni che mi hanno spinto a crearmi questo itinerario che ha come punto finale proprio l'Issikkul, mi aspettavo di trovarmi di fronte all'immensità solitaria cantata da Ajtmatov, che lo narra non come un semplice elemento geografico, ma come un vero personaggio vivente, un santuario mitologico, uno specchio dell'anima. Il contraltare della purezza eterna della natura di fronte alle storture del mondo ed alle sue meschinità. Come racconta nel Battello bianco, forse il suo capolavoro assoluto, il lago, visto attraverso gli occhi del bambino protagonista, è: "...all'estremità della terra dove lo sguardo giungeva appena, con la curva convessa del lago di un azzurro intenso. Lì acqua e terra si toccavano, più oltre non c'era nulla...". E quando finalmente come tutte le sere arriva il battello bianco che scivola silenzioso come un fantasma sulle acque, lui sogna di trasformarsi in pesce per seguirlo e nuotare finalmente libero dalle crudeltà quotidiane. 

Il lago, custode della memoria ancestrale del paese, è lo sfondo della struggente leggenda della Madre Cerva dalle corna ramate, l'animale totemico della tribù kirghiza dei Bugu. Ma anche nel Giorno che durò più di un secolo, il lago, incastonato tra le cime innevate del Tien Shan, è protagonista assoluto con la sua asprezza magnetica che impone un profondo rispetto sacrale. Ora vi chiedo: pensavate di ritrovare queste sensazioni arrivando qui dopo aver letto con attrazione quasi morbosa queste pagine ed esservi fatti una immagine quasi oleografica di questo luogo magico? Lo so che non siete certo degli ingenui appesi al pero e che ovviamente avreste pensato che i tempi sono cambiati in tutto il mondo e poi se un posto è bello, alla fine la gente ci viene attirata in massa e dunque questo solo affollamento rovina tutto. Ovvio. Beh, io no, sono un ingenuo e ci avevo creduto assolutamente e queste sensazioni, che pensavo di trovare qui, in fondo le ho provate ugualmente e proprio queste di fronte al blu assoluto del Sonkul o nel deserto magnetico ed irreale del Karakul, ma qui devo ribadire la mia perplessità. Ora vado nei particolari. Il lago salato di origine endoreica, Issikkul, è di certo una delle meraviglie naturalistiche del mondo. Con le sue dimensioni, con una lunghezza di 178 km, una larghezza di 60 ed una profondità di ben 668 m. ha uno sviluppo costiero di quasi 600 km e si colloca quindi come il secondo lago di montagna al mondo dopo il Titicaca, essendo la sua superficie di 6.236 km2, quanto la provincia di Torino! 

Le rive
In effetti la sua posizione ai piedi di una delle catene montuose più scenografiche del mondo, lo fa collocare facilmente tra le meraviglie della natura e come ulteriore carico vi potete aggiungere che grazie alla salinità, non gela mai anche alle bassissime temperature invernali della zona, fenomeno grazie al quale ha avuto il nome di Lago Caldo (Issikkul). Il lago è poi circondato da sorgenti termali che lo rendono meta ricercata, anche per questo tipo di turismo. Se proprio volete trovargli una valenza negativa, dovrebbe essere accertato che proprio da qui nacque il focolaio della peste nera che nel 1338 dilagò nel mondo arabo e poi in Europa provocando circa 50 milioni di morti. Ma direi che questo riguarda un passato ormai troppo lontano. Percorriamo la riva nord del lago, quella più frequentata dal turismo, in quanto ormai da anni questa zona è diventata il vero e proprio mare per i kirghizi che arrivano dalla capitale e per i kazaki della ancor più vicina Alma Ata, un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti, che ha fatto del lago la loro riviera, con un seguito di paesini, di seconde case, di locali, hotel e guesthouse di ogni tipo, che la rendono simile alle nostre popolatissime coste marine, con parchi giochi, centri commerciali, spiagge attrezzate e così via. 

Ma la cosa che più impressione è che nella cinquantina di chilometri che ci portano dalla punta occidentale del lago fino a Cholpon - Ata, il centro turistico più rilevante, abbiamo passato per decine di chilometri aree transennate con le insegne dei costruendi resort che gli investitori internazionali, cinesi, russi e arabi, stanno riversando su questa costa, per costruire decine di migliaia di palazzoni, villette a schiera, miniappartamenti, casette di ogni tipo per appagare i desideri dei nuovi abbienti di questa parte di mondo. Tutto questo in lotti successivi lunghi un chilometro, che sorgeranno tra strada e lago per almeno 30 ettari di superficie ciascuno. Guardare tutto questo e ripensare alle parole di Ajtmatov che canta: "... alla estremità della terra, là dove terre ed acqua si toccano ed al di là non c'è più nulla...", mi turba, mi lascia un chè di amaro. Poi attenzione, non sono nato ieri e probabilmente non è neppure giusto avere questi pensieri di negativa propensione al rimpiangere un passato in cui ti toccava poi solamente una vita di una difficoltà estrema e dove si campava, morendo di fame, se va bene, fino a quarant'anni. Tutto questo non sarà bellissimo da vedere, ma sta portando una marea di posti di lavoro, la gente viene qui e si diverte come facevamo noi bambini sulle nostre riviere, almeno chi poteva, e intorno il paese cresce ed è in grado di far fronte ai bisogni materiali crescenti dei suoi abitanti, non si può negarlo, accidenti e se il senso di infinito, la memoria ancestrale e l'asprezza magnetica del lago si va perdendo a favore delle moto d'acqua e degli scivoli coi toboga, diciamo pazienza e facciamo finta di niente, che questo succede ed è successo in tutte le parti del mondo, con la complicità di tutti e buona notte. 

Vuol dire che arrivato a casa mi rileggerò il Battello bianco, pensando ad un luogo di un pianeta immaginario di un passato che non può di certo tornare, almeno fino a quando saremo 8 miliardi e più su questa terra. E non voglio essere amaro come quei vecchi che rimpiangono alla fine solo la gioventù perduta, cerco solo di essere realista. Noi intanto andiamo avanti tra macchine della polizia in agguato a far multe, con radar ogni chilometro, è il progresso, ragazzo. Procediamo a fianco al nuovo aeroporto non ancora terminato, dai cinesi naturalmente, in modo che qui possano arrivare ancor più rapidamente eserciti di turisti del regno di mezzo, per occupare le nuove stanze presto disponibili. Prendiamo uno stradino laterale che porta fino al lago con una spiaggetta che fa un bell'arco tra gli alberi vicini. Di qui non si vedono palazzoni, ci sono solo un po' di bagnati, famigliole con il borsone dei viveri, ragazze in bikini e giovanotti prestanti dalla bracciata vigorosa, e poi l'acqua salata tiene a galla meglio, si sa, che si cambiano tra gli alberi, alla buona, come quando noi da ragazzi andavamo al fiume vicino alla città. Dall'altra parte del lago, la catena di montagne lontane mostra la frangia di cime bianche. In fondo forse, basta isolarsi un po' tra gli alberi, il rumore della strada con i suoi clacson ed i motori delle auto è lontano e allora ecco che ritrovi, nell'azzurro profondo dell'acqua, nel curvo orizzonte le lago lontano, nell'immobilità di questa superficie dove il sole riflette i suoi barbagli dorati, l'essenza profonda del lago ed il suo conturbante magnetismo e magari immaginiamoci che nel boschetto dietro di noi, ci sia ancora quella Madre Cerva dalle corna ramate, o almeno, speriamo, la sua anima.



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giovedì 13 agosto 2026

Pam 43 - La discesa a valle

Il lago Sonkul al mattino - Kirghizistan - giugno 2026


Yurte
Le yurte sono abitazioni, assolutamente comodissime, studiate per poterci vivere anche in periodi freddi dell'anno. Infatti, come vi ho detto, anche la nostra è dotata di una bella stufa con il camino che sparisce in un buco del tetto e ieri sera due ragazzi sono venuti a imbottirla di carbone, così che dopo pochi minuti, non solo la stufa, ma anche la cerchia di pietre che la circonda, tenute insieme da una retina metallica, ha cominciato ad arroventarsi. Sì bisogna fare attenzione a non andarci vicino e soprattutto è meglio non sedercisi sopra, del resto non c'è molta differenza da quella che avevamo a casa quando ero piccolo e che allora veniva chiamata cucina economica, che si arroventava anch'essa senza pietà, come ricordo benissimo quando incautamente ci avvicinai due dita per afferrare la fetta di polenta che mia mamma aveva messo sopra a grigliare. Altri tempi direte voi, ma il mondo alla fine è uguale dappertutto, magari con uno scarto di qualche decennio solamente. Sta di fatto che siamo stati belli caldi per tutta la notte, salvo che stamattina invece, la stufa si sarà spenta chissà quando, le parti del mio corpaccio che incautamente erano rimaste scoperte a causa della situazione iniziale, erano praticamente gelate. E non è stato neppure facile raggiungere i bagni in fondo al prato, tra l'altro molto moderni ed efficienti, tutt'altra cosa di certe latrine trovate in altre parti del mondo. 

Cavalli
Ho incrociato anche un gruppetto di bionde teutoniche semisvestite e pigolanti che arrivavano dalle docce, come in certi campeggi finlandesi, ma quelle sono di un'altra specie credo e quindi non bisogna stupirsi troppo del fatto sia a loro completo agio anche a queste temperature. Sta di fatto che l'alba sul lago si è dispiegata magnifica proprio in quel momento ed i riflessi baluginanti dei raggi del primo sole, mi hanno riempito di piacere interiore e non mi hanno neppure lasciato il tempo di avvertire il freddo che scendeva dalle vette lontane. L'omerica aurora dalle dita rosate è sempre uno spettacolo assoluto e perdersela, in un contesto come questo, sarebbe stato delittuoso, benedetta dunque la prostata dell'anziano che comunque provvede a risvegliarti al momento giusto, senza bisogno di puntare l'ora. Poi con calma ci mettiamo in riga per pensare alla partenza, bene coccolati da un'altra colazione sontuosa, che qui tra i pascoli alti, pare ancora più buona. I grandi tavoli della sala comune sono allineati proprio davanti ad una grande vetrata che dà sul lago e qui, davvero fai finta di continuare a mangiare qualcosa e piluccare frutta varia, solo per poter continuare a goderti la vista mattutina del lago Sonkul, che ti accarezza la vista. I cavalli intanto, sono scesi fino alla riva scura e brucano l'erba fresca, sperando forse, che oggi non ci siano turisti che hanno scelto la passeggiata intorno al lago e quindi non debbano sottoporsi al lavoro quotidiano. 

Turisti kirghisi
Ma alla fine dobbiamo partire. Caricati i bagagli sul nostro mezzo eccoci riprendere la pista che costeggia questo meraviglioso piano di velluto blu, dove si riflettono le prime nuvole del giorno. Ci godiamo questa vista per parecchi chilometri, oggi sembra una bella giornata e di sicuro non pioverà. Le mandrie sparse tutto attorno sono ormai in piena attività pascolatoria; vacche, che ormai saranno già state munte, pecore marroni dalla coda grassa, col grande ariete che le controlla alle spalle, scrollando il testone appesantito dalle corna ritorte, e poi cavalli e giumente e puledri numerosissimi, più mobili e bizzosi. C'è anche qualche yak, più lontano, che preferisce però una vita più selvatica e solitaria, sempre a guardarsi attorno, infastidito da tutto e da tutti, o forse solamente a disagio perché per lui ed i suoi compari, i 3000 metri sono una quota troppo bassa e l'aria è troppo spessa per essere respirata liberamente e con soddisfazione. Ma sono le yurte che punteggiano i prati, lo spettacolo più poetico e maestoso al contempo, che con la loro minuscola presenza, data dalla distanza, fanno apparire le colline circostanti come un paesaggio anomalo e del tutto singolare. Qui non ci sono gli assembramenti che trovi sulla riva del lago, incontri solamente gruppetti di tre o quattro tende bianchissime, qualcuna ricoperta di plastica protettiva, altre che mantengono ancora la loro configurazione tradizionale, forse le più vecchie, che ti fanno capire, che qui siamo ormai fuori dalla zona tristica e che queste sono le vere dimore dei pastori che da sempre popolano l'altopiano. 

Il passo Kalmak
Quando la sponda sud del lago finisce in una sorta di triangolo acuto, la pista risale a nord risalendo una costa che consente un'ultima commovente visione del lago ormai lontano. Ancora qualche chilometro dopo la giunzione con la pista che prosegue il circuito che lo contorna, senza neppure accorgerci che siamo saliti di parecchio ed ecco che siamo già arrivati ai 3.447 m. del passo Kalmak Ashuu. Di lì in poi la strada precipita con una serie di tornanti a mezza costa che dividono i pascoli verdi dal torrente che scende con forza grattando via terra e pietre per trascinarli verso il fondo della valle. Ad ogni curva a nord o anche solamente riparata dal sole ecco apparire grandissime placche di neve spesse parecchi metri, residuo di un inverno che forse qui non è ancora del tutto finito. Dopo  una curva a gomito ecco che ci sono quattro fuoristrada fermi e un bel gruppo di persone che si godono il magnifico scenario che si presenta davanti ai nostri occhi. Scendiamo anche noi, non sia mai che ci perdiamo l'occasione per qualche scatto. Loro, sono un gruppo di famiglie kirghize in gita che arrivano dalla capitale e subito facciamo comunella come si conviene tra compagni di viaggio che si incrociano. Inutile dire il piacere che questa gente prova ad incontrare stranieri che arrivano da lontano e che manifestano interesse per la loro terra, di cui si sentono ovviamente orgogliosi e contenti che venga apprezzata. Alla fine saliamo tutti sul bordo nevoso per immortalarci l'un l'altro, una cerimonia obbligata in questi casi, poi via giù nella valle a rotta di collo, fino ad arrivare alla giunzione con la strada principale asfaltata che porterà fino al lago Issikkul, il mare della Kirghisia. 

La discesa
Qui siamo scesi decisamente molto, attraverso valli laterali semideserte popolate solamente di pastori e sicuramente impraticabili ed isolate in inverno. Nella valle principale invece si vede decisamente più movimento; in quello che potrebbe essere un centro di smistamento commerciale, ad esempio, si vedono parecchi camion dai quali vengono scaricate mandrie di bovini, portate fin qui sulla carrozzabile asfaltata e che adesso, risaliranno la montagna per raggiungere i loro luoghi di pascolo estivo, per una transumanza classica che è sempre stata la vita di questo popolo. Ormai qui siamo arrivati nella civiltà moderna. La strada è diventata piuttosto trafficata e verso la montagna ecco scorrere rettilineo, il tratto di ferrovia in costruzione, che presto sarà operativa, della linea veloce che attraversando Kirghizistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran, terminerà la giunzione tra la cinese Kashgar alle linee turche, permettendo il completamento della Shanghai - Venezia. Pensate un po'! Queste idee non le fermano le guerre, le epidemie e le politiche avverse. Alla fine la voglia di commerciare, di spostarsi, di fare affari, non si fermano davanti a nessuna difficoltà. Noi ormai costeggiamo, lungo la strada rettilinea, il bordo di un fiume impetuoso, che dopo aver raccolto rivoli di torrenti e torrentelli che scendono da ogni parte delle catene circostanti, hanno ingrossato a dismisura questo corso d'acqua che si precipita a valle con la violenza dirompente delle sue acque spumeggianti. Probabilmente si tratta del Chu, uno degli immissari dell'Issikkul, che dista ormai non più di una sessantina di chilometri. La meta sognata delle mie letture si avvicina sempre di più.

Alba al Sonkul



Transumanza
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