sabato 7 febbraio 2026

Uzb 20 - Un ultimo saluto

Moschea Bibi - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre - foto T. Sofi


Zona della Moschea Bibi 
Il grande parco, queste città dell'Asia centrale amano davvero la presenza continua di spazi verdi, amati tanto evidentemente per tradizione dagli abitanti di queste terre, circonda la moschea di Bibi in un fresco abbraccio, ricco di acqua che corre, fontane e alberi fronzuti. Tra questi si nascondono locali di ogni tipo, d'altra parte la necessità di sfamare queste orde di turisti che arrivano ormai in numeri sempre maggiori, li ha moltiplicati. Noi ci sistemiamo sui sedili di un ristorante di cucina mista, con i tavoli bendisposti sotto delle pergole ricoperte di verde e disposte tra grandi alberi. Non oso pensare quanta gente si riverserà qui quando il complesso della moschea, delle due madrase annesse e del cortile, saranno completamente ripotate al loro splendore originale, si tratterà di uno dei monumenti topici del paese, almeno credo e non solo per le dimensioni ma anche per la qualità artistica assoluta che ne fanno un unicum nel ventaglio delle offerte turistiche uzbeke. L'ambiente del ristorante è gradevole, senti parlare un po' tutte le lingue e forse per questo il menu offerto cerca di contemperare l'internazionalità dei gusti, tuttavia, a mio parere con poco successo per ché i piatti non suscitano il nostro entusiasmo. Abbiamo ancora qualche ora di tempo e facciamo quindi un salto in un sobborgo appena fuori città, nel quartiere di Konigil, dove è stato creato una sorta di parco tematico, in una vasta zona verde attorno ad un piccolo corso d'acqua, più che altro credo per rispondere proprio a questa pressione turistica che ama questo tipo di cose e parlo specialmente di quella utenza che si è affacciata al mercato turistico solo negli ultimi decenni e mi riferisco specialmente agli orientali in genere. 

Macerazione gelsi
Quindi anche qui tra il verde gradevolissimo di un grande parco in cui si alternano ruscelli, boschetti e piccoli gruppi di costruzioni tradizionali, nelle quali sono presenti varie attività dimostrative, quella principale è la cosiddetta Cartiera Meros, una sorta di museo attivo in cui si racconta la tradizionale attività di produzione della carta fatta a mano a partire dalle piante di gelso, una tecnica importata qui durante la fase di espansione cinese, fin dal X secolo. Assistiamo così alla lavorazione, a partire dal macero dei rami di gelso, la successiva spremitura del materiale ottenuta attraverso un mulino mosso da energia idrica,  poi la strizzatura della pasta, fino alla produzione dei fogli attraverso l'immersione dei telaietti, che vengono poi asciugati con l'apposizione di pesanti pietre che ne fanno fuoriuscire la residua umidità. Poi c'è ancora una fase di lisciatura attraverso l'abrasione ottenuta con conchiglie e corna di animali appositamente levigate ed i fogli di carta saranno pronti per essere utilizzati per usi di pregio come cartoncini di invito a cerimonie importanti o matrimoni. Un anziano maestro provvede a mostrare i vari passaggi con la calma serafica dell'0rientale che attribuisce importanza al gesto in sé e impreziosisce l'oggetto prodotto solo per il modo in cui è fatto. Sono procedimenti antichi e affascinanti che attraggono soprattutto per la storia che si portano sulle spalle.

Lisciatura della carta
Comuni in tante parti del mondo per carità, li abbiamo visti in Madagascar, in Vietnam, in Etiopia e perché no anche nelle cartiere tradizionali della nostra Costiera Amalfitana, ma sempre conservano il loro interesse di artigianato antico e che da solo valorizza un aspetto storico di un paese. Un buon tè servito alla fine con i dovuti modi ti fa apprezzare ancora meglio l'intermezzo. Intanto puoi approfittare del parco e fare una bella passeggiata nel verde godendoti i vialetti solitari, i giardini fioriti, le case dalle forme antiche. Il gorgogliare dei ruscelli rendono il luogo così piacevole che molti trascorrono qui tutta la giornata. Noi invece, come sempre via di corsa ci sono ancora cose da vedere e il tempo scorre. Così eccoci, nuovamente rientrati in città su di un'altra collinetta dove sulla cima nelle viscere della terra si trova l'osservatorio di Ulug beg, ritrovato nelle sue fondamenta solo nel 1909. L'opera era decisamente straordinaria per il tempo e tramite gli studi dei sapienti che il re fece arrivare dall'India e da tutti i luoghi più famosi della cultura dell'epoca, si fecero osservazioni astronomiche, ad occhio nudo impensabili per quei tempi, con una precisione assolutamente incredibile; pensate che la lunghezza dell'anno solare fu calcolata con una imprecisione inferiore al minuto e le osservazioni produssero un libro di astronomia sul movimento dei pianeti e con le coordinate di ben 1018 stelle, fondamentale per l'astronomia, come riporta il grande Babur, fondatore dell'impero Mogul in India nel 1526, nato in Uzbekistan e discendente di Timur, a sua volta poeta e scienziato oltre che grande condottiero. 

Il sestante sotterraneo
La costruzione era un gigantesco goniometro con un raggio di 40 metri perfettamente allineato sul meridiano passante. Gli scritti e gli studi prodotti in questo luogo per tutto il XIV secolo rappresentarono la summa delle conoscenze scientifiche di tutta l'Asia. L'osservatorio fu distrutto dopo la morte di Uluk Beg dai fanatici religiosi che ne presero possesso e vi costruirono edifici religiosi per stimolarvi redditizi pellegrinaggi, tra cui la Casa delle 40 vergini, con la successiva distruzione di quasi tutti i preziosi testi della biblioteca anch'essa bruciata con i suoi libri ed il suo sapere, così per secoli  il potere religioso ebbe il sopravvento, riuscendo a cancellare e spegnere la torcia della scienza e dell'osservatorio rimasero solo le fondamenta nascoste sotto terra e venute alla luce solo cinque secoli dopo. Oggi possiamo vedere queste rovine con la base del sestante che sprofonda sottoterra e il piccolo ma interessante museo che conserva alcuni degli antichi manoscritti salvati. Pensate alla storia straordinaria della cultura di quei tempi, ancora visibile in questi volumi, considerati materiale preziosissimo e che giravano per il mondo attraverso le vie delle carovane ,diffondendo la cultura nel mondo allora conosciuto. 

Ingresso
Pensate a gennaio ero in Mauritania, dove tra le antiche rovine della città di Cinguetti ci sono ancora oggi famiglie che conservano antiche biblioteche con manoscritti che risalgono fino al X secolo, così come accade anche a Timbuctu e pensate che in queste città chi viaggiava con le carovane doveva per tradizione, riportare al ritorno a casa almeno un libro e in caso non fosse stato possibile comprarlo avrebbe dovuto studiarlo a memoria e riscriverlo appena rientrato a casa. Ecco così che anche qui, in mezzo alle dune africane che si sono quasi completamente mangiate la città, si possono oggi trovare antichi testi scritti in Farsi, in Uzbeko, nelle lingue turchesche dell'Asia centrale, forse proprio qualcuno di quei testi salvati a fatica dalla furia dell'estremismo religioso. La scienza viaggiava attraverso i deserti e si è tramandata attraverso i secoli, incurante delle panie e dei tentativi di ostacolarla di ogni religione che ha sempre temuto la potenza della verità dimostrabile, sulla irrazionalità della fede. Ma ci rimane ancora una visita da fare, poco lontano, sulla collina successiva ad Afrasiab a nord est della città, la tomba del Profeta Daniele, uomo santo per le tre religioni monoteiste e quindi luogo designato di pellegrinaggi continui. In un piccolo e semplice, ma lungo edificio, sormontato da cinque cupolette disadorne, circondato da un piccolo giardino in cui campeggia un albero di pistacchio contorto e stortagnolo, oltre che seccato, anche se si dice che dopo la visita del Patriarca di Mosca nel 2010, sia addirittura fiorito, pare di 600 anni, ecco la strana tomba lunga bel 18 metri, ricoperta da un drappo nero ricoperto di scritte d'oro.

La tomba di Daniele
Si dice che i resti siano stati portati qui dai primi cristiani, mentre secondo altri fu Tamerlano a recuperarli e a costruire la tomba, nella credenza che essa avrebbe protetto la capitale del suo impero, quanto alla sua strana lunghezza si dice invece che sia stata fatta in questo modo per nascondervi importanti reliquie, sottraendole così ad eventuali ladri di sepolcri. Secondo altri invece la spropositata lunghezza deriva dal fatto che si crede che tuttora il corpo del profeta cresca di circa un centimetro all'anno, quindi capirete bisogna prevedere spazio. E' credo un unicum, questo luogo dove ebrei, musulmani e cristiani convergono per adorare la tomba dell'antico profeta e successivamente bagnarsi alla fonte vicina dall'acqua miracolosa e guaritrice. Credo che per noi a questo punto la visita della città sia finita, nel poco tempo che le abbiamo dedicato ci ha dato tutto quello che ha potuto e penso proprio che si possa dire che è stato davvero molto. Bisogna allora prepararci a lasciare il paese. Facciamo una puntata ad un supermercato per prendere qualche genere di conforto, poi via alla stazione a prendere il treno per Taskent e poi via all'aeroporto. Detto così, viene subito spontaneo un: ma ti fidi, e se il treno ritarda sei in mezzo all'Asia e l'aereo se ne va e ti molla lì! Avrete ranche ragione, ma guardate che i tempi sono cambiati, qua, tra tecnici Coreani e grano Cinese, gli han costruito una ferrovia che attraversa il paese come una saetta e in 2.:20 ti fa fare i 332 km, che presto sarà upgradata ad alta velocità, per fare tutto il tratto in poco più di una oretta. 

fedeli
E qui vi assicuro che le cose ormai si fanno in fretta, per lo meno i vicini cinesi  li hanno abituati in questo modo e tutto questo fa parte di quella Via della seta che prevede una linea merci veloce che possa attraversare l'Asia a spron battuto che il business ha mica tempo di aspettare. Così eccoci sul nostro comodissimo treno, sedili da aereo imbottitissimi, tre ogni fila, una vera goduria viaggiare così. Tutti gli altri passeggeri che ti aiutano con le valigie, il capotreno che vie a vedere se hai trovato i tuoi posti e se stai comodo, i vicini che continuano ad interrogarti per sapere l'età, non è chiaro se per meravigliarsi che dei poveri vecchi non se ne stiano a casa o se facciano considerazioni sull'efficienza fisica degli Europei. Meno male che riusciamo a nascondere gli acciacchi ancora abbastanza bene. Insomma un vero piacere, tanto da piegare la testa di un lato e mentre il treno fila veloce e non vedi nemmeno più l'esterno perché l'oscurità ormai si è preso lo spazio che le spetta e quasi dormiveglio. Pensa un po', se al mio fianco ci fosse, proprio qui, il mio amico Marco Polo, cosa penserebbe? Pensa Marco, ci avresti messo circa dieci giorni di cammino con la tua carovana per fare questo tragitto e poi chissà che caravanserraglio avresti trovato laggiù dove stiamo andando, pieno di Saracini disleali e malevoli che volevano fregarti la merce. Prima di trovar un'altra carovana, a cui aggregarti per percorrere tutta la valle di Fergana e arrivare al Pamir, quel terribile tetto del mondo e come hai scritto mi pare al Cap.32 : " Partendo da Baghashkar, procedettero attraversando gli altopiani del Pamir e quindi scesero verso Khashgar...". 

Il treno
Forse proprio la via che cercheremo di fare a giugno prossimo per completare quel piccolo tratto che ancora ci rimane da fare, Marco, seguendo quasi passo passo le tue orme. Tu forse diresti che siamo matti, anzi che sono matto ad essere quasi perseguitato da questa mania, ma cosa vuoi fare noi uomini moderni siamo spesso condizionati dalle vostre imprese. Scommetto che pensare che noi ci stiamo arrivando in poco più di due ore come ti ho detto, ti potrebbe apparire come una di quelle fanfaronate che pensavano dicessi proprio tu, i tuoi vicini di Vinegia, quando gli raccontavi di carbone, di cartamoneta, di olio sotterraneo che brucia nelle lampade e di uomini pelosi con la coda detti urangoutang nel Borneo dove precisi, soggiornasti cinque mesi. Che tempi eh, roba da non credere insomma, così quasi mi sveglio di colpo e riprendo allora la chiacchierata con Eldor che vicino a me sorride contento perché tutto è andato bene e i suoi clienti sembrano soddisfatti. Ma quali sono i tuoi sogni Eldor? quasi mi confondo e lo chiamo Marco tanto sono stordito. Lui vorrebbe solamente il meglio per la sua famiglia, una vita tranquilla e scrivere un bel romanzo, ma gari che gli desse la fama. Ma come hai fatto a imparare così bene l'italiano, gli chiedo. L'ho studiato da solo e poi parlando coi clienti l'ho perfezionato, a poco a poco, ma continuo a studiare eh, mi sottolinea sorridendo. 

Scendendo dal treno
Sai l'inverno è lungo. E poi potendo vorrebbe anche viaggiare, vedere qualche altro paese oltre il suo. Ma Eldor, non ce l'hai davvero un grande desiderio? - Ci pensa un po', poi con la testa leggermente inclinata da un lato e stringendo ancora di più gli occhi, alfine si apre in un lieve sorriso e mi confessa: - Sì, certo, mi piacerebbe tanto vedere il mare. - E rimane lì a guardare fuori dal finestrino, forse a sognare quello che ha letto sui libri e la cui immensità e bellezza cerca solamente di immaginare. Intanto il treno entra nella stazione. Nessun ritardo ovviamente, non è che qui siamo come in quei paesi dove il fatto che il 70 % dei treni siano arrivati in orario è considerato un successo. No la norma dovrebbe essere quasi il 100%. A noi non rimane che andare all'aeroporto, abbracciare per l'ultima volta l'amico Eldor e andare al check-in. Chissà le grane perditempo che ci saranno per controlli e passaporti, Ci avviciniamo ai banconi e appena identificati come italiani, partono i festeggiamenti e le congratulazioni. Cannavaro è appena stato ingaggiato come Commissario Tecnico per la nazionale Uzbeka e grazie al genio italico pallonaro, si prevede che il paese parteciperà appunto per la prima volta ai campionati del mondo di calcio (al contrario dell'Italia che non si sa mica ancora!). Grandi ringraziamenti allora e via privilegiata verso il gate; procedere quindi seguendo le indicazioni per trovare alfine la via verso la nostra nuova carovana, volante questa volta, che ci porterà nel cuore della notte verso un'altra avventura.


SURVIVAL KIT

Treno Samarcanda - Tashkent - Ce ne sono una decina al giorno , circa 330 km in 2:20 h - Biglietto da 19 a  29 € - 18:10 - 20-30

L'albero di pistacchio di 600 anni



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 01 - Il progetto

mercoledì 4 febbraio 2026

Uzb 19 - Ancora a Samarcanda

Shakhi- Zinda - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi


 

L'ingresso
Quest'ultima giornata che ci aspetta, darà modo di buttare un'occhiata a tutto quanto ci resta, naturalmente tenendo conto solo delle cose di maggiore rilevanza della città di Samarcanda e poi non ci rimarrà che raggiungere la capitale dove ci aspetta la fine di questa e l'inizio di un'altra avventura. In pratica quello di oggi, e la giornata sarà indubbiamente lunga ed impegnativa, sarà a tutti gli effetti quella del nostro saluto all'Uzbekistan. Il primo shot della giornata spetta quindi allo Shakhi- Zinda ( il Re Vivente), un insieme spettacolare di tombe e mausolei, inframmezzate da piccole moschee e madrase, che copre una intera collina, il nucleo primigenio, si dice, della città stessa, che racchiude una serie di veri e propri capolavori architettonici, molti dei quali ancora attivi anche dal punto di vista religioso, quindi occasione per ammirare alcune delle maggiori opere architettoniche ed artistiche del paese ed allo stesso tempo sentire da vicino l'afflato spirituale dei fedeli che frequentano questi luoghi come pellegrinaggio. In una grande via commerciale frequentatissima, che dà spazio quindi anche alla fame di souvenir della massa di turisti che si mescola ai fedeli, già di prima mattina, si apre il grande portale che dà accesso alla scala che risale la collina. Qui i venditori di magliette lasciano spazio definitivo alle attrezzature sacre, nella consueta mescolanza di sacro e profano che caratterizza l'ambiente tipico dei mercanti nel tempio, proprio di tutti i siti religiosi del mondo. 

La salita
Quando ci venni la prima volta il luogo era completamente deserto, solo un paio di custodi dalle lunghe barbe salafite, sporgevano il capo dietro gli stipiti dei mausolei più importanti, poi solo qualche fedele in cerca del luogo dove effettuare le abluzioni di rito. Oggi, superata la calca dei venditori, organizzati anche con piccoli Apecar, carichi di magliette di ogni colore e taglia, c'è anche la mia pensate un po', fanno il loro business con incessante dedizione. Quella che va per la maggiore, è tutta nera con la scritta ammiccante: All you need is plof, che mi sembra di per se stessa tutta un programma. In fondo diciamocelo pure, a questo mondo, specialmente adesso, abbiamo bisogno soprattutto di sdrammatizzare e se ci scappa un sorriso ben venga. Ma finalmente entriamo e cominciamo a percorrere la scalinata che procede a zig zag verso la cima della collina, circondata ai suoi lati da una sorta di corridoio di edifici, dalle dimensioni abbastanza simili tra di loro, si allineano tombe di personaggi famosi, personalità religiose, artisti e potenti. Alcune di queste sono state ristrutturate e risplendono lucide e perfette, completamente ricoperte di maioliche stupende, altre lasciate un po' a se stesse, con le superfici dei portali più esposti alle intemperie o ai guasti del tempo, mostrano qualche scalfittura o abrasioni con la perdita di tessere o piastrelle, ma allo stesso tempo rivelano il loro carattere di artefatto antico e ancora perfettamente godibile. 

 la tomba dove La perla è sepolta
Sono state costruite tra l'XI e il XIV secolo, le ha viste anche il nostro Marco, tanto per capirci, ma la struttura basica di ogni mausoleo è piuttosto simile, un edificio a base quadrangolare, sormontato da una piccola cupola, a cui si accede tramite un un grande portico ad arco che disegna la facciata e questo fa sì che l'intero complesso presenti una uniformità maestosa e quasi voluta, per arrivare alla costituzione di un insieme omogeneo che rappresenta di per sé una vera opera d'arte. Le ore del mattino sono l'ideale per risalire i gradini irregolari, scorrendo tra i portali illuminati dalla luce perfetta che mette in evidenza le migliaia di geometrie diverse che si formano con l'accostamento di queste piastrelle lucidissime, che mostrano una dopo l'altra, tutte le sfumature dell'azzurro simile all'acquamarina, fino al quasi nero del lapislazzulo, mescolate ai tanti verdi cangianti. L'effetto che si ottiene durante la salita è il continuo rutilare di un caleidoscopio straordinario che cambia ad ogni angolo, pur apparentemente rimanendo sempre uguale. E quando i colori, nella loro assoluta perfezione di accostamento, arrivano a stordirti, ecco che vieni preso dalla modanatura delle superfici, dall'alternanza delle ombre provocate dai vuoti e dai pieni, dalle stalattiti delle muqarnas che arricchiscono ogni angolo, ogni soffitto, trasformando dopo gli archi di ingresso anche gli interni in vere e proprie grotte di Aladino. Ma forse la tomba più bella è quella chiamata Dhadi Mulk Aka, costruita da Turkan Aka, una delle sorelle di Timur, per la giovane figlia, per questo detta La Perla è Sepolta, in riferimento alla straordinaria bellezza della giovane e proprio per rimarcarla, volle che l'insieme della costruzione fosse se possibile la più splendida ed elegante. Tutta la sua facciata è fittamente decorata di tessere azzurre  in ogni possibile variazione di colore che compongono una serie infinita di cornici contrapposte e concentriche, che si inseguono con corolle di fiori, variazioni e segni grafici e soprattutto un meraviglioso esercizio di calligrafia che riportano una famosa iscrizione dedicata alla giovane defunta: "Questo è il giardino dove il tesoro della felicità fu sepolto. Questo è il sepolcro dove una preziosa perla fu perduta e dove colei che ha la figura di un cipresso ha trovato rifugio."

Colonne
In mezzo, nell'interno un po' oscuro, le piccole tombe, apparentemente disadorne o coperte da piastrelle più semplici e delicate, rimangono mute, come se invitassero a lasciare una preghiera, ricordando sempre la caducità della vita terrena. In uno slargo tra gli edifici si apre una piccola piazzetta popolata di tombe povere di ornamenti. E' quello che viene anche chiamato cimitero di strada, evidentemente popolato da personaggi certo importanti, ma giudicati minori o forse semplicemente privi di rilevanza religiosa o politica. Qui infatti è tutto un peregrinare da un edificio all'altro da parte dei fedeli che evidentemente vanno ad omaggiare quelli che per noi potrebbero essere assimilati a persone sante e che per l'Islam rappresentano sapienti e personaggi comunque degni di devozione religiosa a cui rivolgersi, noi diremmo per chiedere grazie, anche se questo aspetto non sarebbe contemplato, ma si sa che questo topos è insito nell'animo umano e il rivolgersi allo spirito di chi è nella stima della divinità, non può che essere considerato prodromico alla soluzione dei propri problemi. D'altra parte si tratta comunque di una professione assoluta di fede. Quindi, dirà il fedele, male non fa. E come in tutti i luoghi santi, anche qui fioriscono le leggende.

La tomba del santo
Quella che sarebbe alla base della nascita del sito, racconta di Kusam ibn Abbas, addirittura cugino del Profeta, che già nel 640 venne qui e per 13 anni predicò il verbo dell'Islam e infine proprio qui fu decapitato dai sacerdoti zoroastriani, che stavano proprio sulla collina, evidentemente luogo sacro da sempre, a cui stava portando via tutti i fedeli. Ma si dice che il nostro personaggio, presa in mano la sua testa, cominciò a percorrere la scalinata fino in cima, deponendola nel luogo dove oggi c'è proprio il mausoleo detto del Re Vivente. Qui intorno, data la santità del sito, sono sepolti in cripte differenti alcuni dei parenti dello stesso Tamerlano, visto che l'intero complesso è stato completato nel 1434 dal nipote Ulug Beg. Un corridoio finale porta al cortile rotondo con un arco a volta, sul fondo dotato di una antichissima porta istoriata di legno, pare dell'epoca, attraverso la quale si accede proprio alla tomba del santo. Non ci sono dubbi che comunque il luogo sia decisamente antico, qui infatti le ricerche archeologiche hanno individuato ben undici strati sovrapposti, il che fa presupporre origini antichissime in ogni caso. Questo è il punto terminale del pellegrinaggio, che si dice, un tempo avesse pari valore di un Haji alla Mecca. Il percorso è davvero piacevole. Tu puoi scegliere, tra le costruzioni meno affollate, dove entrare, forse perché il personaggio lì custodito ha un'aura di santità inferiore, ma questo non di certo sminuisce la bellezza e l'eleganza del decoro, puoi così rimanere a goderti le differenze delle geometrie, cercare di riconoscere e interpretare le scritte, che ripetono i 99 nomi di Allah, oppure semplicemente perderti nei mille arabeschi, cercando il filo dei capi che si intrecciano in ghirlanda infinite. 

moschea Hazrat- Hizr
Davvero una esperienza di notevole spessore, che anche chi non fosse appassionato delle arti decorative non potrà non apprezzare. Già solo questo basterebbe a riempire una giornata completa anche perché quando scorri davanti a queste testimonianze, diciamolo pure, della grandezza della mente e del cuore umani, e non vedo come si possa definirle altrimenti, dovresti avere il tempo ed il buon senso di fermarti, guardare, ammirare, magari sentire qualche spiegazione, ma soprattutto ascoltare il tuo cuore e le tue emozioni, che non potranno che scaturire con lentezza anche se con una certa intensità, quindi ci vorrebbe tempo da dedicare anche a digerire e fare proprie queste emozioni, goderne pienamente, insomma e forse in questo modo portarle con sé a lungo, se non si riuscirà per sempre come meriterebbero. Invece il nostro destrino sprecone è sempre quello della fretta, dei tempi ristretti, una sorta di horror vacui della mente, per il quale non ci devono essere tempi morti nell'itinerario, per non pentirsi di non aver approfittato appieno del luogo o peggio dello scoprire a posteriori di aver lasciato indietro qualche cosa per trascuratezza o per mancanza di tempo. Va beh, non stiamo a rimestare le solite chiacchiere sulle differenza tra turisti e viaggiatori veri, tanto non portano da nessuna parte. A noi l'intermezzo serve invece per arrivare alla piccola moschea Hazrat- Hizr, che domina un'altra collinetta. 

La moschea Bibi Khanym
Da questa bella costruzione ben restaurata nel '900,, che contiene un minuscolo ma interessante museo e una piccola Khanaka, il monastero dove i Dervisci esercitavano le loro meditazioni ed insegnavano a raggiungere l'autoipnosi attraverso il compulsivo ruotare su se stessi, ed un elegantissimo minareto sormontato da una cupola gialla nervata, sopra la grande lanterna, si può avere un bel colpo d'occhio sulla città e soprattutto sulla grande e famosissima Moschea di Bibi-Khanym che sorge in un grande giardino proprio al di là della grande via di comunicazione che lo costeggia. La costruzione di questo colossale edificio, ai tempi di certo la moschea più grande del mondo, è avvolta anch'essa nella leggenda. Si dice che la costruzione fu voluta da Tamerlano stesso dopo la vittoriosa campagna in India, in onore della sua moglie favorita, appunto Bibi- Khanym, mentre secondo altri fu proprio lei ad ordinare la costruzione, che durò cinque anni, per fargliela ritrovare al suo ritorno. Centinaia di architetti, artisti, artigiani e pittori furono convocati a Samarcanda e quando il meraviglioso cortile era ormai terminato, si potevano ammirare i suoi porticati infiniti sostenuti da oltre trecento colonne di marmo ed i minareti che svettavano da ogni lato. Ma il fatto fondamentale era quello che dovesse essere il più straordinario e gigantesco edificio religioso mai elevato al mondo, col suo immenso portale il cui arco ricordava la Via Lattea e la spettacolare cupola blu che alcuni paragonavano al cielo.


Arco restaurato
Abbiamo ormai capito che l'ossessione per le dimensioni della dinastia Timuride, pervadeva ogni aspetto del regno. Lo abbiamo già visto ieri a Shakhrisabz e qui che era la vera capitale dell'impero, il concetto non poteva di certo essere annacquato. Purtroppo accadde che, o il progetto era troppo esagerato per le capacità costruttive del tempo e gli architetti seguirono la follia pantagruelica della committenza, per piaggeria o timore di una fatale reprimenda, o più prosaicamente, qualcuno rubò come non ci fosse un domani, risparmiando sulla qualità dei materiali, fatto sta, che non appena terminato, l'edificio cominciò a perdere pezzi, i muri iniziarono a scrostarsi ed a crollare a poco a poco. Il monumentale e famoso portale, cominciò a sgretolarsi è crollò solo pochi anni dopo la sua erezione ed i pregiatissimi marmi che erano stati fatti arrivare da ogni parte del mondo e le ricchissime piastrellature, i mosaici e le pitture cominciarono a cadere e i muri a sbriciolarsi. Troppi ladri anche a quel tempo, capaci di non impaurirsi neppure per le severissime pene che li avrebbero inseguiti in eterno assieme alle loro famiglie o più semplicemente un progetto troppo audace ed ambizioso per le conoscenze dei tempi? Il mistero non è mai stato svelato e per fortuna Tamerlano, morì giusto in tempo, per non dover assistere a questa debacle che di certo lo avrebbe colpito nel morale più di una campagna militare di sconfitte. 

La grande sala interna
Oggi la moschea viene a poco a poco restaurata, con un ambizioso progetto di rifacimento totale e pur trattandosi di un lavoro di ripristino davvero impegnativo, quasi quanto lo era forse il progetto originale, il governo appare piuttosto attento e disposto ad investire, visto l'accrescersi dell'interesse di tutto il mondo per il turismo uzbeko. Oggi puoi vedere larghi tratti dell'edificio, rimaneggiati e riportati all'antico splendore, anche se altri, come gli interni della grande sala di preghiera, sono solo una distesa di calcinacci e le pareti si presentano ancora completamente spoglie. Invece sono soprattutto i mosaici della facciata che cominciano a mostrare parte dell'antico e spettacolare splendore, con la ricostruzione meticolosa dei fregi che si sono potuti riprodurre partendo dalle poche tracce rimaste, mentre nel giardino il monumento che raffigura un grande Corano aperto, funge ancora da attrazione per le signore in cerca di gravidanze, che paiono quasi garantite se si ha l'accortezza di passare, chinate, sotto alla scultura di marmo. Tuttavia al momento la grande scultura è transennata, forse definitivamente e le aspiranti madri dovranno cercarsi qualche altra soluzione. Anche il blu assoluto della grande cupola svetta ormai nuovamente stagliandosi contro il cielo, da cui ha tratto ispirazione, nella speranza di confondersi con esso, nel tentativo forse di rinnovare il sogno dell'Imperatore. Noi più prosaicamente cerchiamo un po' di ristoro nei locali che opportunamente circondano il monumento, poi si vedrà.

Zona dei fianchi in restauro e cupola



Il Corano delle partorienti
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martedì 3 febbraio 2026

Uzb 18 - La potenza di Shakhrisabz

La moschea - Shakhrisabz - Uzbekistan - ottobre 2'25 - Foto T. Sofi


I platani secolari
Appena dietro il Dorus Saodat, mentre ancora vago tra i ruderi che probabilmente nascondono molti segreti, pensando alla caducità delle cose del mondo, ragionate un po' a cosa deve aver provato questo quasi onnipotente condottiero, che era riuscito a sottomettere il mondo conosciuto attorno a lui e che già si riprometteva di conquistare probabilmente senza problemi, ingrandendo ancora di più il suo impero, anche il Catai ed il Caucaso, quando ha dovuto vedere uno dopo l'altro morire quelli che pensava essere i suoi successori, tra l'altro figli e nipoti amatissimi, con una sequenza di sventure che hanno colpito la sua famiglia con sistematica crudeltà, quasi un contrappasso feroce per le sua stesse azioni. Chissà se sarà morto con quel rospo in gola, in preda ad una depressione insopportabile, trascinando la sua gamba offesa attraversando lento le oscurità dell'immenso palazzo con gli occhi rivolti a terra, chiedendosi perché su di lui gravava quella punizione, domandandolo forse al suo Dio, a cui aveva dedicato tanti templi meravigliosi. Cammino tra le pietre ed ecco la piccola moschea che la massa gigante del mausoleo, quasi nasconde alla vista. E' una piccola costruzione bianca circondata da un porticato sostenuto da sottilissime colonne in legno scolpito, con la base elegantemente tornita. In epoca sovietica, era stata trasformata in magazzino per il grano, sorte comune, quasi iconica di tanti film e racconti, poi recentemente recuperata, restaurata e restituita al culto. 

Il figlio di Eldor
Il minbar, quella sorta di pulpito a cui si accede tramite una corta scaletta antistante, da cui l'imam esegue la predica, è di certo recente, in un bel legno scolpito, addirittura posto fuori proprio tra le colonne, di fronte al bel giardino, segno che l'esterno della moschea stessa, molto piccola, come ho detto, viene riempito di fedeli durante le funzioni importanti. Il luogo ha una sua essenza mistica, grazie ai tre colossali platani che, mesi a dimora come risulta dai documenti, addirittura nel 1370 durante l'incoronazione di Timur e che ancora adesso compiono la loro opera ristoratrice in questo giardino. Nella mistica sufi infatti, il platano era fondamentale per il giardino della moschea, portatore di ombra e di frescura, sotto le cui fronde venivano passati gli insegnamenti e si poteva trascorrere il tempo nella meditazione, si risolvevano questioni comunitarie e si accoglievano i viaggiatori. Erano quindi simboli, di longevità, protezione e di pace, simboleggiando nientemeno che il giardino dell'Eden. Possiamo quindi immaginare che proprio qui il nostro Timur venisse, seduto sui muriccioli e sulle moderne panche che li circondano, a trovare quella pace spirituale di cui era in cerca. Mi siedo anche io, forse proprio accanto alla sua ombra, io più che la pace cerco sollievo ai piedi ormai gonfi come zampogne, visto che è tutto il giorno che camminiamo, ma non oso neppure togliermi le scarpe per entrare nella moschea, il cui interno traguardo solo dalla porta, temendo di non riuscire più a calzarle. 

Il caravanserraglio
Guarda un po' come sono più terra terra i miei problemi, altro che quelli di trasmettere un un impero alle tue future generazioni! Eppure proprio da qui passò agli inizi del '400, quel Ruy Gonzales de Clavijo, inviato come diplomatico per osservare il grande imperatore, con cui le potenze crescenti dell'Europa cercavano contatti in chiara antitesi coi sultani ottomani, nemici storici, e si stupì, nel suo diario di viaggio Embajada a Tamerlan, parlando proprio di questi meravigliosi giardini verdi popolati di alberi fronzuti che crescevano tra le moschee ed i monumenti di quella che lui chiama "la Città verde". Emozione pura rimanere qui seduto, toccato dalle medesime sensazioni, altro che piedi gonfi! Il luogo solitario aiuta ed all'interno della sala di preghiera ci sono solo tre fedeli che sbrigano frettolosamente le loro devozioni per poi filarsela lungo il porticato. Ma certamente anche a quel tempo mica vivevano solamente di emozioni, anzi di sicuro pensavano anche e non secondariamente alla pancia, per cui non facciamoci problemi a proseguire fino a quello che a quel tempo era il caravanserraglio, dove forse anche allora potevi trovare albergo e ristoro. Adesso, sotto la sua grande cupola, c'è una serie di ristoranti atti a placare la fame del turista vorace, più di calorie che di suggestioni mistiche ma, non stiamo lì a criticare troppo, visto che anche questo, alla fin fine è stato sdoganato come aspetto culturale di un paese. 

Il museo di storia nella Madrasa Chubin
Quindi non stiamo troppo a discutere e sgobbiamoci senza sensi di colpa, questi magnifici spiedini di montone sfrigolanti e sugosi, davvero ottimi, sicuramente molto simili a quelli che aveva mangiato a suo tempo il nostro Ruy, prima di mettersi a spiare qua e là, di certo rischiando la testa, allora mica si andava troppo per il sottile su queste cose e poi mettersi a scrivere a pancia piena una missiva al suo re e annotare la visita della giornata e gli incontri fatti sul suo diario. Oltretutto questa città è davvero economica e puoi satollarti al meglio senza depauperare il portafoglio in alcun modo; pranzo completo abbondante in 6 per 280.000 sumi (20 Euro), per intenderci. Sicuramente anche Ruy ci stava nelle spese di trasferta, che il re di Castiglia doveva essere sicuramente assai generoso con i suoi inviati all'estero e di certo non pagava su presentazione degli scontrini a piè di lista e poi qui figuriamoci, sarà stato quasi sempre ospite dello Zoppo. E noi non vogliamo proprio andarci a questo palazzo di Timur, eppure è proprio qui in fondo non lontano, se ti giri indietro ne vedi quel che rimane, sembra quasi di poterlo toccare, lì dietro la siepe. Sì, col cavolo non lontano. Il fatto è che le rovine del palazzo sono di tali dimensioni che sembrano di essere lì a due passi e invece, cammini e cammini e non ci arrivi mai, tanto è l'effetto della prospettiva che le fa apparire come sempre lì davanti ad un passo da te. Comunque piano piano ci si arriva, guidati dal piccolo figlio di Eldor che cammina spedito davanti a noi, leccandosi un meritato gelato. 

La statua
Finalmente eccoci lì sulla spianata dove troneggia la statua, questa volta quella in piedi, la terza che vediamo del grande imperatore, posta, questa volta di fronte a quello che sono le vestigia del suo palazzo, come a voler rimarcare il suo orgoglio per quella opera talmente grandiosa da rappresentare per chi non volesse capire, quale era la grandezza di quell'impero, con quella scritta che sottolineava proprio questo concetto proprio lì sull'architrave. Poi finalmente arriviamo davanti ai due colossali monconi che troneggiano e che la furia dell'emiro Abdullah, non è neppure stato capace di distruggere completamente come avrebbe voluto. Per completare la leggenda di cui vi ho già accennato, l'Emiro infatti ammirò la straordinaria bellezza delle costruzioni e della città verde, dal passo della montagna dove era appena arrivato, che subito gli apparve vicinissima, ingannato dalla prospettiva e le dimensioni del palazzo reale. Così scatenò la corsa del suo cavallo, che tuttavia, nella folle corsa di circa 30 chilometri fatti per raggiungerlo, non resistette alla fatica e giunto alfine davanti alla porta, stramazzò al suolo morto, scatenando l'ira dell'emiro stesso, che oggi viene così ricordato solamente per questo suo insensato ed inutile tentativo di distruzione non riuscito completamente. Eccole qua dunque le due costruzioni che si innalzano massicce davanti a noi fino ad oltre 40 metri e fate mente locale che non sono che i due monconi rimasti di una opera che doveva essere di circa 92 metri! 

Sovranicchia laterale
Pensate che fino a quell'epoca le uniche costruzioni più alte della storia dell'uomo furono le piramidi e la guglia della cattedrale di Salisbury eretta un centinaio di anni prima. Voi direte mamma mia che palazzo, ma che avete capito, questo colosso di mattoni, foderato completamente di piastrelle invetriate e maioliche non era affatto la residenza dell'imperatore, ma solamente l'ingresso del suo palazzo! Il luogo da cui si accedeva a quello che allora era considerato una delle meraviglie del mondo: la reggia estiva dell'imperatore. Capite ora cosa dovesse essere quell'opera straordinaria a cui si accedeva attraverso questa monumentale entrata fatta di pilastri e colonne che si elevavano fino all'arco oggi scomparso, per magnificarne la bellezza e soprattutto il significato simbolico. Quello che oggi è chiamato l'Ak-Saray o Palazzo bianco, si può solamente immaginare; un restauro puntiglioso ed accurato cerca a poco a poco di completare la copertura delle migliaia di frammenti delle sue meravigliose maioliche blu, azzurre, oro che ricostruiscono pezzo dopo pezzo le eleganti calligrafie cufiche che lo ornavano in ogni sua parte. Da qui anche la statua di Timur appare lontana, eppure è stata eretta proprio nel punto dove sorgeva il centro del palazzo stesso con la sala del trono.

L'Ak - Saraj

Da sotto non riesci neppure ad abbracciare completamente con lo sguardo i due immensi monconi e allora rimani lì testa all'aria a cercare di immaginare come potesse essere quell'arco immenso cinquanta metri ancora più in su, a chiosare quell'entrata che doveva intimidire chiunque volesse varcarla, spiegando a chi volesse accedervi il livello di potenza di chi l'aveva pensata e poi costruita. I visitatori, giocoforza ci girano tutti intorno con la testa all'aria, sventolando telefonini e grandangoli per cercare di fare entrare tutto nell'inquadratura. Invano, come un viaggiatore di quel tempo, fosse il mercante bramoso di opportunità, arrivato fin qui fortunosamente da Costantinopoli, fosse un soldato in cerca di ingaggi e di avventura, qui giunto, non riusciva neppure a capacitarsi di quanto vedeva, raffrontandolo con quello che gli era stato raccontato e forse arretrando un poco e facendosi scudo con la mano sulla fronte dai raggi del sole che cercavano di offuscarne la vista, tentava di registrarne a fondo la completezza che poi, successivamente, nei racconti che avrebbe fatto decenni dopo ai nipoti si sarebbero ancora di più ingigantiti, per lo sfumarsi inevitabile del ricordo o forse addirittura rimpiccioliti per l'incapacità di poterne raccontare la dimensione con parole credibili, che gli avrebbe fatto sminuire l'illustrazione dei fatti nel timore di non esser creduto, come già era accaduto a quel fanfarone del Polo. 

Ak - Saraj
Ma, trattenendo allora il suo smorzato sorriso da anziano, lui ricordava bene quanto aveva visto un giorno lontano e continuava a tenerlo per sé, meraviglia concessa solamente a chi aveva saputo rispondere alla insaziabile curiosità del viaggiatore ,che voleva spingersi al di là del margine di quella collina lontana, senza troppo voltarsi indietro. Anche noi così procediamo, poco più in là ecco comparire il tratto rettilineo delle mura, almeno quello che ancora è rimasto del perimetro di quelle città antica e che la furia dell'Emiro non è riuscito ad abbattere, troppo debole la sua furia per tanta grandezza. Sono molto simili a quelle di Khiva, con i loro bastioni di mattoni di terra cruda che si innalzano inclinati, quasi per resistere al peso esagerato del materiale, scandito dalle torri dalla base immensa, grassa e strabordante, coronata di merlature fitte. Usciamo dal grande portale quadrato e da sotto, le vestigia del palazzo sembrano lì a due passi, tanto la loro dimensione inganna l'occhio. Poi, finalmente a giornata conclusa, prendiamo la strada della montagna. Eldor ha mandato a casa i suoi ragazzi dopo averli tenuti stretti a lungo, appena arriveremo a Taskent, lui ripartirà con un altro gruppo di Italiani, ormai l'Uzbekistan è diventato di moda e lui starà lontano dalla famiglia un'altra decina di giorni. Certo il lavoro è benedetto, ma senti subito che questa mancanza è per lui una deprivazione dolorosa. 

Le mura
Compenserà il lungo inverno, quando rimarrà a casa a leggere a tradurre a scrivere e certamente riuscirà a terminare il suo romanzo a cui lavora da tempo. Non ci saranno molte altre attività da fare, sempre che non ci scappi il quinto figlio e si nasconde dietro un sorriso timido. Intanto ci fermiamo al passo, in cui all'andata, per motivi fisiologici, non avevo posto particolare attenzione al grande mercato di alimenti locali che occupa la spianata della cima. E' una serie sconfinata di banchi, dove una moltitudine di bei donnoni, che mi ricordano tanto i mercati colcoziani di Mosca, non fosse per i lineamenti un poco più orientali, offrono prodotti locali di ogni tipo, che vanno dalla frutta secca, tipica dell'Asia centrale ad una sconfinata tipologia di noci e altra frutta da guscio, in forme e tipologie mai viste. Poi formaggi e prodotti derivati, yogurt, kefir, ayran e altri di cui ignoro il nome, tutti articoli venduti curiosamente in palline rotonde del diametro di qualche centimetro e ancora uova, credo di quaglia e altre cose di difficile interpretazione. Una signora dalle dimensioni ragguardevoli cerca di farmi assaggiare delle giuggiole secche e incartapecorite, assicurandomi essere buonissime e al mio diniego assoluto, ancora non sono certo di avere completamente risolto i miei conflitti gastroenterici, si apre in un largo sorriso che dispiega una chiosa di oro massiccio che Tamerlano levati! 

formaggio
Tutti si fermano a comperare specialmente le auto dei turisti locali di giornata, evidentemente da Samarcanda vengono in molti a fare la gita domenicale da queste parti. Poi riguadagniamo la città dove faremo una frugale cena, spendendo quasi quattro volte di più rispetto al pranzo, ma alla fine saremo egualmente soddisfatti dall'eleganza del ristorante che presenta una enorme cucina a vista e che propone piatti molto sfiziosi. tra i quali una melanzana cotta al formaggio, in stile moussakà, per spiegarmi, mentre il meglio di sé, lo dà successivamente il suo reparto pasticceria che ci vuol mandare a letto soddisfatti anche dal punto di vista estetico. Per digerire il tutto si decide di fare ancora un ultimo salto fino al Registan a rivedere di nuovo lo spettacolo Suono e Luci, non basta mai insomma, tanto per andare a dormire finalmente soddisfatti, ma giunto finalmente nel letto, in attesa che i piedi dolenti, con lentezza punitiva, finalmente si sgonfino, ebbro delle emozioni della giornata, non riesco neppure a prendere sonno, ironia della sorte barbara e ria, ma vengo come ipnotizzato da un segno marcato sul soffitto del quale non capisco il significato e sul quale mi arrovello, pur di non prendere sonno, un simbolo, una freccetta, una scritta misteriosa. Poi improvvisa l'illuminazione, non è altro che il segnale della direzione in cui si trova La Mecca, per consentire di fare la preghiera della notte nella giusta direzione e che ogni albergo segnala in ogni camera come servizio indispensabile al cliente, anche se ormai tutti hanno l'apposita app bussola sullo smartphone. La serenità che questa soluzione mi concede, finalmente di scivolare tra le braccia di Morfeo.

Il segno per la preghiera nelle camere



SURVIVAL KIT

Boulevard Restaurant - Boulev. Universitetsky 1, Samarcanda. Magnifico locale alla moda, elegante e moderno, con grande cucina vista. Menù moderno e internazionale con piatti tradizionali ma un po' rivisitati. Curati anche nella presentazione. Prezzi correttamente un po' più cari del solito, ma giustificatissimi. Grande spazio pasticceria con offerte molto golose. Personale molto gentile e competente. 890.000 sumi in 5. Consigliatissimo. 

Oro


Al ristorante Boulevard
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