sabato 24 settembre 2022

Asini da tastiera


dal web

 E' molto probabile che il problema sia io, nel senso che l'anziano, anche quando si finge giovane e quasi nativo digitale, nella realtà, anche se pesta sui tasti ossessivamente coi suoi ditoni maldestri, fa una fatica boia a raggiungere i risultati che i ragazzini ottengono con quattro smanettate distratte. Soprattutto considerando i tempi tecnici per fare una sia pur minima operazione, che per correggere gli errori ed i guai che si commettono nel tentare di farle. Inoltre questa ansia di stare attenti a non sbagliare, di non toccare quel maledetto tasto che una volta schiacciato diventa errore non emendabile con conseguenze quasi sempre gravi, ti fa vieppiù allungare i tempi, rileggere mille volte il digitato e magari tornare indietro e rifare, perché non si sa mai, aumentando così la percentuale di errore. Detto questo, che ovviamente vale per tutte le operazioni di acquisto, di home banking e così via, tutta roba che evidentemente dovrebbero facilitarti la vita evitandoti code e tempo perso davanti a banconi e sportelli, alla fine di tempo te ne fanno perdere ancora di più, e tralascio il conturbante argomento delle password, per quello discuteremo in altra sede. Insomma perché la sto facendo lunga su un argomento che è già stato ampiamente dibattuto? Perché c'è un altro settore in cui questo problema si incarognisce ancor di più, portandoti alla consunzione psicologica e facendoti ragionare sul fatto che forse stai sbagliando qualche cosa. Vediamo dunque se si tratta di una falsa elocubrazione della mia mente consunta o se è cruda realtà di tutti o per lo meno della maggior parte di voi. 

In questi giorni, essendo alle prese con l'organizzazione del mio prossimo viaggetto, mi devo scontrare con questa turpe e demotivante realtà. Infatti il preparare un viaggio comincia di norma dal lento e puntiglioso studio dell'itinerario e dall'esame del paese su cui abbiamo posto la nostra attenzione. E fin qui le cose sono piuttosto facili anche se lunghe, posto che tu voglia fare le cose per bene e informarti con cura dei vari aspetti tecnici e culturali dei luoghi dove intendi andare. Questo non te lo può fare nessun altro perché si tratta di un arricchimento che comunque rimarrà nella tua zucca e che sarebbe davvero sciocco demandare ad altri. Ma poi viene il momento delle prenotazioni, voli, biglietti, alberghi, macchine e così via cantando. Qui il problema è che fondamentalmente tutti coloro che scelgono questa via del fai da te, sono dei tirchi assoluti, che mirano a limare ogni singolo eurino, pur di poter allungare il loro giro e di poter tornare a casa non completamente spennati. Poi naturalmente infiorano questa realtà con mille spiegazioni, che si divertono un mondo a farlo, che non vogliono arricchire nessuno se possibile, che loro ne sanno una più del diavolo e che un cugino di un loro amico di fb li ha bene indirizzati, che almeno sono tranquilli di avere scelto le cose che li interessano davvero e che le incastreranno le une nelle altre nel modo migliore e via cantando, con mille altre scuse e spiegazioni tutte attendibilissime. Tuttavia poi ci si scontra con la realtà, nessuno si diverte a passare ore a confrontare i prezzi dei B&B delle varie parti del mondo, intanto cresce la possibilità di errori e disattenzioni, le ore dei biglietti, gli incastri delle coincidenze, i giorni da calcolare e poi esaminare le mille proposte che cominciano ad arrivarti non appena l'algoritmo di Google si mette in movimento, poi contattare direttamente le strutture per strappare un ultimo miserabile sconticino, salvo poi non appena conclusa la transazione e inserito i famigerati numeri di carta di credito, trovare un' altra proposta che sicuramente era migliore e meno cara. 

A me, ad esempio, è capitato di scoprire che avevo calcolato male i giorni di permanenza e di avere il volo un giorno prima del previsto, un'altra volta di verificare che l'aeroporto di arrivo tra un volo e l'altro era diverso da quello di partenza, ma quasi due ore di distanza, tra bus, metro e il diavolo che se lo portava via. Un'altra volta mi sono accorto quando già stavo per salire sulla metro al terminal per andare in aeroporto, con un ultima occhiata al biglietto, che invece il mio volo partiva da un altro scalo della stessa città. Tanto per fare degli esempi gravi. E questo tanto per rimarcare quanto sono rimbambito o al contrario quanto sia facile commettere errori. Consolatemi scegliendo la seconda ipotesi, mi raccomando. E' l'età direte voi; forse sì, ma tenete conto che è sempre più complesso controllare tutte le singole voci che trovate nelle varie proposte. Tutto si è complicato. I prezzi dei voli sono ormai diventati composizioni di puzzle così complessi che vanno costruiti pezzo per pezzo, vuoi la valigia imbarcata, vuoi prenotare il posto, vuoi stare vicino al tuo compagno, vuoi bere un bicchiere di acqua, vuoi essere avvisato se il volo salta, cosa che capita sempre più spesso, una gara ad ostacoli per trovare le cose che contano nella miriadi di popup pubblicitari che cercano di confonderti le idee, ma cose da pazzi per spillarti 4 eurini qua, 20 euroni là e avanti così che vai bene, salvo arrivare al momento di pagare e ecco che esce il messaggio: i biglietti non sono più disponibili a questo prezzo. 

Per gli alberghi stessa cosa e vista mare e colazione sì o no e vuoi cancellare fino al 20 o anche dopo il 30 e mille altre clausole scritte in piccolo. Insomma un lavoro indefesso e come ho detto non scevro di pericoli  per errori anche esiziali che dura per giorni e giorni e pare non debba finire mai, anche perché alla fine hai sempre il dubbio di avere dimenticato qualche cosa. Non parliamo del fatto poi, che potendo adesso mantenere tutto in digitale sui telefonini, continui a porti l'angoscia di: e se lo perdo, si rompe, si scarica, si cancella? E allora via con la copia cartacea che alla fine hai più carta che bagagli, alla faccia di Greta. E allora la domanda sorge spontanea e so già che me la state facendo in molti: ma allora, brutto avaro deficiente perché non ti metti nella mani di un professionista, che gli errori non li fa e se li fa sa come correggerli e ti fai risolvere tutto da lui? D'altra parte hai pure deciso di metterti nelle mani di un CAF o di un commercialista e pagarlo perché ti perdevi nel labirinto delle tasse? Ma certo oltretutto se si dovessero computare tutte le ore di lavoro perse per fare questa attività arriveresti alla conclusione che servirti di un agente di viaggio ti costerebbe infintamente meno e saresti più tranquillo e allora perché così tanti si arrabattano nel fai da te, sbagliano, rifanno, maledicono e passano le loro giornate a smanettare sulla tastiera? essendo questa anche una marchetta a favore di tutte le agenzie di viaggio che non so come facciano a sopravvivere in questi tempi di magra, lascio a voi il compito di individuare la risposta. Io non ho tempo. Anche se le prenotazioni sono tutte fatte, devo ancora correre a risolvere per l'assicurazione medica, il visto che deve arrivare, compitare l'elenco dei medicinali che mancano e trovarli su internet (ho già compulsato almeno 10 farmacie on line senza risultati certi) e mille altre cose inderogabili prima della partenza. Tranquilli ci sentiremo ancora a questo proposito. 


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venerdì 23 settembre 2022

Isole

dal web

Sto cercando una spiegazione al perché da qualche anno, non pochi, senta sempre più forte una spiccata predilezione per le isole. Isole di tutto il mondo eh, non è che faccia figlie e figliastre, fatto sta che il puro concetto mi affascina morbosamente. Una spiegazione rimane forse nel fatto che si tratta di porzioni di terra, come dice appunto il nome, isolate dal resto del territorio e quindi limitate in se stesse, quindi avendo avuto storicamente meno contatti con il mondo circostante hanno creato una unicità particolare, sia nella formazione di una specifica, spesso unica, fauna e flora, ma anche nel carattere e negli usi di chi le popola, creando di volta in volta degli unicum davvero interessanti. Oggi poi che si dà tanta importanza alla biodiversità, questo è pure un argomento da non sottovalutare. E poi la caratteristica inequivocabile dell'isola è che c'è il mare, una delle invenzioni più azzeccate della creazione. Il mare ha un fascino senza eguali e anche su di me, terragno vergognoso, uomo di pianura, che orribile dictu neppure so nuotare e quindi ne posso sfruttare solo una parte infima, ha una attrazione tale da darmi soddisfazioni uniche che infatti continuo a ricercare con affanno e desiderio inappagato. L'isola ti prende quando ne percorri i sentieri che la circondano e l'attraversano, più è piccina e meglio si lascia esplorare, come femmina che espone le sue bellezze e te le lascia scoprire a poco a poco, con la necessaria calma e quando riesci a conoscerla a fondo, la ami ancora di più, nei suoi anfratti più intimi e segreti. 

Che meraviglia raggiungerne i punti più alti e da lì girare lo sguardo attorno per possederla tutta d'un sol  colpo; che delizia esplorarne grotte lontano dagli sguardi d'altri e percorribili solo dalla tua voglia di scoprire nuovi orizzonti; che bellezza abbandonarsi spossato sulle sue spiagge tutte uguali eppure così diverse tra di loro e rimanere lì a sentire solo il rumore del mare ed il tocco dell'onda sui piedi, la schiena sulla sabbia e la brezza che ti sfiora i capelli, se ancora li hai. L'isola è piacere assoluto che assomma tutte queste sensazioni a tutte le altre che di norma puoi trovare sulla terraferma, è il di più che da solo rende compiuto il viaggio, l'arrivare, il meditare di fermarsi lì per sempre come se avessi finalmente trovato la tua Itaca. Negli ultimi anni ne ho battute parecchie e sempre devo dire che questo essere diversificate dal continente che le sottende, ne ha aumentato l'interesse e ampliato la voglia di scoprirne altre. Scusate lo scoprire, l'uso di questo verbo è assolutamente fuori luogo nel mondo di oggi dove tutto è già così liberamente fruibile e iperconosciuto come mai lo era stato, tuttavia, buttare l'occhio da vicino, diciamolo pure, è un'altra cosa. Dunque a partire dalle isole italiane, confermo che ne ho viste parecchie e qui non voglio soffermarmi ad un mero elenco, piuttosto sto notando che nella lista dei miei desiderata futuri e spero prossimi a sufficienza per poter essere ancora anagraficamente accessibili, il numero della fila si sta allungando. 

Trascuro ancora per qualche giorno di raccontarvi cose attorno a quelle che mi sto preparando a raggiungere e voglio solo fare un cenno alla mia lista dei desideri che sta sempre lì nel cassetto e che scorro nervosamente man mano che il tempo passa. Per stare vicini, trascurando le molte italiane che mi mancano, ho da anni nel mirino diverse mete nell'Egeo facili da raggiungere e credo ragionevolmente interessanti, poi, comode e piene di offerte a basso costo ci sono sempre le Canarie e le anche vicine Azzorre in particolare Madeira, verso la quale avrei una particolare propensione. Un pensiero l'ho fatto anche per Capo verde, dove forse anche potrei avere un aggancio. L'oceano Indiano poi ha una bella gamma di bandierine da piantare. Infatti oltre a Mauritius e Réunion, verso le quali ho notato che i biglietti aerei benché aree d'oltremare francesi, sono sempre di costo esagerato, ci sono le Seichelles che rappresentano comunque una meta desideratissima e che ho già esaminato nei dettagli, deducendo che la cosa si possa fare a prezzi accessibili. Rimarrebbe la più desiderata di tutte, la remota Socotra, per la quale temo mi resterà a lungo il dente da togliere. Non è che non sia affascinato anche dal Caribe, che tuttavia, data la difficoltà di scelta, mi piacerebbe fare a sventagliata, utilizzando ad esempio una di quelle crociere di un paio di settimane che toccano una isola al giorno, permettendoti di avere un buon punto di vista complessivo. E non ditemi, ma non ti immaginavamo tipo da crociera, eh no, io son  di bocca buona e mi va bene tutto se c'è la sua convenienza, come diceva l'indimenticato Gilberto Govi. 

Aspetterei infatti una di quelle occasioni a cui non si può rinunciare, quando devono riempire posti vacanti, insomma trovarsi pronti al momento giusto. Nel grande nord ci sono da anni nel mirino le Svalbard, che tuttavia hanno costi stellari e anche qui potrebbero far parte di una di quelle crociere scontate che ti beccano anche la Groenlandia. Rimane ovviamente l'immenso e poco avvicinabile Pacifico a causa della distanza e dei costi, a partire da una riedizione dell'Indonesia per percorrere qualcuna delle isole che non ho visto nel mio primo e ultimo bellissimo viaggio laggiù, come Sumatra, Sumba, Sumbawa, Komodo, Flores e perché no Timor, una più interessanti dell'altra. Fiji e Tonga, potrebbero essere accessibili dalla Nuova Zelanda, se mai riuscissi a metterla in lista e della quale avrei già l'itinerario pronto. La Polinesia, rimarrà un sogno, anche se ho visto offerte di un certo interesse per soluzioni in guesthouse locali, sistema che comincia a prendere piede per mete un tempo riservate al lusso assoluto, vedi Maldive. Avrei qualche gancio per Vanuatu e Nuova Caledonia, ma rimangono quasi irraggiungibili, così come Papua e West Irian per i festival etnici, a causa di costi proibitivi e anche diciamolo pure, motivazioni anagrafico-fisiche. Insomma un bel programmino, che un colpaccio al superenalotto aiuterebbe decisamente, ma in attesa della bomba atomica prossima ventura, dopo la quale questi problemi saranno risolti, passando automaticamente in seconda linea, vedremo di mettere nel mirino qualche cosa. Intanto dedichiamoci con un po' più di attenzione alla prossima partenza, appunto verso isole di sogno, che ormai si avvicina con una certa celerità e. aiuto, come si dice in questi casi, non sono pronto.


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giovedì 22 settembre 2022

Cronache di Surakhis 100 - Armi galattiche


dal web

 Le cose adesso stavano davvero precipitando, Da quando era cominciata la guerra con la galassia M51 ogni giorno tutto andava di male in peggio. L'inflazione era ormai del 3845% e le banconote dei crediti venivano utilizzate al posto della carta igienica che era diventata ormai introvabile in tutti i supermercati. Le derrate alimentari praticamente erano sparite da quando tutti i porti interstellari erano stati chiusi e minati, per cui la razione di sbobba in tutte le miniere di Surakhis era stata dimezzata, la scodella era di uguali dimensioni, è vero, ma veniva fornita una sola volta al giorno invece di due. Questo aveva provocato un ulteriore problema in quanto anche la produzione di combustibile per le centrali a merda, era di conseguenza diminuita e poiché dopo l'applicazione delle sanzioni contro il nemico, l'importazione di merda che arrivava massimamente proprio dalla galassia M51 era stata quasi azzerata; si erano trovati, è vero, altri produttori, principalmente in galassie periferiche, ma è noto che gli abitanti di quei disgraziati ammassi stellari producono pochissima merda a causa di una nutrizione quanto mai contenuta e che potendo mangiano direttamente, senza farsela soffiare dai primi venuti. Pertanto la produzione energetica era discesa al minimo, non c'era più elettricità neppure per illuminare se pur fiocamente i postriboli della città alta, con una conseguente diminuzione di introiti. Insomma un krippol che si mordeva la coda, senza soluzioni da intravedere a breve. 

D'altra parte anche le elezioni incombevano e tutti si stavano preparando al cambio di regime che promettevano i sondaggi. Anche Paularius cominciava a temere che la situazione gli stesse sfuggendo di mano e il nuovo governo da cui si aspettava molto, specialmente in tema di eliminazione delle libertà residue ancora in piedi, quelle di impegnare gli organi dei figli e dei nipoti a pagamento dei debiti, sembravano vacillare e quindi cominciava a domandarsi se non fosse arrivato il momento giusto per lasciare il pianeta sull'orlo di esplodere. Mentre meditava sul da farsi giunse la notizia, su tutti i mezzi di informazione che il Kaesar di M51 aveva deciso di porre in posizione di lancio tutti i siluri spazio temporali caricati con le nuove micidiali testate intronucleotidinarie, che riuscivano ad esplodere alcune settimane prima di essere state lanciate facendo strage di ogni forma di vita dato che deflagravano direttamente nelle pance di tutti gli abitanti del pianeta verso il quale erano lanciate. I Premier di tutti i pianeti della galassia avevano risposto, non solo che erano prontissimi, tanto tutti gli orifizi dei loro sudditi erano già completamente spannati dagli esattori delle tasse galattiche, ma che a loro volta avevano già schierato i loro altrettanto potentissimi strumenti di arma, che esplodevano in automatico in precedenza a quelli del nemico.

Insomma non sembrava che ci fossero possibilità di scampare, quindi, quando Paularius si diresse sulla navetta di servizio al suo spazioporto privato, non trovò più nessun tipo di controllo, dato che tutti i doganieri di Surakhis, abituati a controllare con cura anche l'interno degli intestini dei viaggiatori che voleva lasciare anche temporaneamente il pianeta, se l'erano filata in qualche posto nascosto speranzosi di salvare la ghirba. La piccola astronave lasciò discretamente lo spazio atmosferico dirigendosi verso la terza luna per aggirare il blocco e infilare una delle porte temporali che forse lo avrebbero protetto anche delle testate ad esplosione anticipata. Che Surakhis andasse a farsi fottere, pensò silenziosamente Paularius, avevano voluto la libertà, debito a volontà e sesso libero, votazioni a ogni pié sospinto e cancellazione generalizzata dell'obbedienza, che adesso ne pagassero le conseguenze. certo sulla galassia periferica alla quale era diretto, non c'erano ancora in vigore tutte quelle belle cose e l'autorità era ancora garantita per fortuna, per lo meno per i Pari come lui. Che rimanessero a scannarsi i vari partiti, le Gilde, i sindacolati e i rappresentanti dei dodici sessi del pianeta, sempre che le radiazioni anali e i gas delle granate biochimiche non risolvessero il problema prima. Controllò dagli elenchi se fosse stato inviato verso la sua stessa meta, il nutrito drappello di Rallegratrici Vegane di cui intendeva servirsi nella sua nuova sistemazione e poi si allungò sul sedile anatomico cullato dolcemente dai massaggiatori automatici.


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mercoledì 21 settembre 2022

Recensione: S. Shankar - Il fantasma del tamarindo


 

 Al di là  del titolo, a mio parere non molto azzeccato, questo bel romanzo di ambiente Tamil, anche se l'autore è anglofono, che piacerà agli amanti della letteratura di altri cieli, si fa leggere tutto di un fiato, nell'ansia di capire come va a finire. Una saga familiare che si snoda dagli anni tragici della grande Partizione, fino alla fine del millennio, infarcita di topoi, comuni alle letterature di tutto il mondo, a partire dagli amori impossibili e tragici, padroni schiavisti, poveri massacrati dallo strapotere che sta implacabile sopra di loro, ricordi di infanzia, sognati e confusi. collegi implacabili e così via. Il tutto inserito nello sfondo della storia indiana degli stati del sud, dove, subito dopo la cacciata degli inglesi si formarono gruppi rivoluzionari, idee ardite e movimenti passionari che ancora oggi agitano la politica di quel paese. Sono presenti tutte le più classiche icone indiane, gli attori bolliwoodiani, la distanza tra paria e bramini, la povertà, il rapporto tra uomini e donne, i contrasti familiari e tra strati sociali. Insomma una serie di condimenti che tuttavia, men miscelati fanno di questa masala novel, una piacevole anche se triste lettura che porta pagina dopo pagina ad una fine non inattesa, anche se straziante. Ben tratteggiati i personaggi, chi conosce il paese non tarderà a figurarseli, nelle loro figure e nei loro caratteri. Sarete proiettati in un'India del sud sempre avvolta nella polvere rossa e rovente dei suoi miserevoli villaggi, in attesa di un monsone che fatica ad arrivare per spegnere i sentimenti violenti, gli odi atavici, le vendette incrociate. Passione politica e amori contrastati, una bella miscela alla fine. Se amate l'India vi piacerà sicuramente.


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lunedì 19 settembre 2022

Estote parati

dal web


Nati pronti insomma. Lo abbiamo già detto tante volte. Il viaggiatore vive in un suo stato di tranquilla assenza di preoccupazione, in fondo il fine del viaggio è il viaggio stesso, l'insopprimibile, nell'uomo, desiderio di muoversi verso qualche luogo, anche solo virtuale, non importa quale sia lo scopo, la conoscenza, la curiosità o anche solamente lo sforzo mentale di lasciare qualche cosa per spostarsi, trovandosi così ad affrontare il cambiamento inteso come categoria dell'essere, accettato con la pace che ne deriva, uno stato che giustifica e appaga se stesso, indipendentemente da qualsiasi meta precisa, pensata o immaginata. Il povero turista invece, evoluto o scafato che sia, oppure ingenuamente alle prime armi, vive una situazione di agitata preoccupazione, una aporia aristotelica sul concetto stesso di moto; in ispecie nelle difficoltà alle quali si trova davanti nella preparazione del viaggio, sia che di tale difficoltà si ritenga raggiungibile la soluzione, sia che essa appaia intrinseca alla natura stessa della cosa e quindi ineliminabile. Insomma per settimane dopo che ha deciso la sua meta, questo è quello che più gli preme in fondo, si tortura per prevedere ogni problema, anzi li elenca con costante precisione e li spunta con cura non appena ritiene di aver raggiunto una soddisfacente misura nella loro soluzione. Fatto, fatto, fatto. Così studia per giorni quale sia l'itinerario migliore e quale il volo più opportuno, prezzo, comodità e sicurezza, non prima di aver interpellato quanti hanno già compiuto la stessa esperienza, recriminando non appena ha cliccato il numero della carta di credito, sul fatto che il prezzo sia, da poche ore, appena diminuito. 

Passa poi ad esaminare con cura, oggi con internet la cosa si è esasperata al limite della follia, le possibilità di pernottamento, con le molteplici opzioni; le opportunità e i modi degli spostamenti interni, naturalmente dopo che si erano già esaminati fino all'esasperazione gli itinerari; controlla la carta geografica con cura maniacale alla ricerca di strade secondarie che ne faciliteranno il percorso, sempre troppo lungo rispetto ai giorni programmati; poi le prescrizioni sanitarie e quelle burocratiche, assicurative, visti e compagnia bella che se li porti via, Marco Polo non aveva bisogni di passaporti et similia, al massimo bastava una lastra d'oro con la raccomandazione del Gran Kan e via per anni attraverso deserti e montagne, e per finire la composizione dei bagagli con la presunzione di avere al seguito quanto servirà. Insomma un vero lavoro a tutto campo che turba e crea nervosismo, in quanto si sa bene per esperienza pregressa, che mai si è stati previdenti fino in fondo, che sempre è saltato poi fuori qualche cosa imprevista, che non andava, che creava problemi, tutti risolvibili per carità, ma che lagna nei confronti del viaggiatore che parte e basta e non si cura di quello che gli capiterà per la strada, anzi questa sorpresa continua, sarà proprio l'essenza del viaggiare. Tutto chiaro no? E allora perché è quasi un mese che mi dibatto a cercare, compitare scartabellando guide e rubriche di viaggiatori, a smanettare sulla tastiera per ore alla ricerca di notizie precise e non solo per sentito dire? Perché sono fatto così, perché in definitiva nasco turista e non viaggiatore. 

Dunque eccomi qua che, dopo aver consultato lo sportello del viaggiatore della mia città, efficientissimo, per carità, sono ancora qui indeciso su che antimalarico ordinare. Eccomi nervoso perché il consolato del paese in oggetto, ha il telefono staccato e non risponde alle mie mail, nonostante siano stati proprio loro , cortesemente ad indicarmela. E poi i vari albergatori che tirano sul prezzo, anzi sono io che tiro, mentre loro non  mollano, con la scusa che tutto è aumentato, capirà. Insomma questo che ha tutto il sapore di uno sfogo malmostoso, altro non è che la semplice routine che mi attanaglia sempre prima di ogni partenza. Bisogna prenderla appunto con filosofia e soprattutto con calma, tanto queste cose nessuno te le risolve, se non  tu stesso applicandoti con buona voglia. E badate bene, siamo già parecchio avanti in quanto la scelta della meta era stata decisa quasi tre anni fa in tempi non sospetti, prima che la peste bubbonica non bloccasse tutto e ci costringesse a questo lazzaretto in cui siamo rimasti imprigionati in attesa di un liberi tutti che non arriva mai. Ma che bello sarebbe lasciarsi andare alla corrente del fiume che ti porti senza sforzo nella direzione voluta, ma che ci volete fare, non siamo capaci a percorrere questa autostrada, a noi piace avventurarci per sentieri più impervi, con panorami arditi, là dove volano solamente le aquile, anche se poi viste da vicino sono solo corvacci malevoli. Avrete capito dunque da questo post propedeutico, che è ormai scattato il preallarme. Va beh, allora lasciatemi lavorare, che devo ancora ordinare i medicinali del caso e il famoso Biokill con cui irrorare vestiti e futuri giacigli. 

       

domenica 18 settembre 2022

Un tour d'Italie 36 - Riflessioni

Campagna toscana - foto T. Sofi


Quando torni da un giro, qualunque esso sia, dalla breve gita fuori porta ad un complesso e difficile giro del mondo di lunga durata, le sensazioni, i pensieri sono più o meno gli stessi. Intanto lo smazzamento delle grane che trovi a casa e che durante la tua assenza si sono accumulate e che richiedono di essere risolte, poi quella tristezza melanconica post coitum, che ti prende perché quella euforia che ti manteneva in vita durante il viaggio, siano ormoni, adrenalina o cos'altro non lo so, fatto sta che si sono esauriti, consumati definitivamente durante l'ultimo tratto di strada, l'ultimo piacevolissimo momento, quel tramonto, quello scorcio di mare e tu rimani lì, esausto perché è vero che è stata una cosa bellissima, ma adesso è finita e devi riprendere le forze. Poi hai voglia di metterti lì ad esaminare per bene tutto quanto è successo, mugugnare soddisfatto per le cose belle o addirittura straordinarie o peggio irripetibili che hai visto, fatto, sentito; dolerti invece per quelle che pur essendo state programmate, non hai potuto avere, per qualche disguido o perché diverse da come erano state previste, oppure ancora perché neppure le sapevi possibili e così ti sono sfuggite, almanaccando dunque come sarebbe tutto stato fattibile se avessi programmato qualche giorno in più, toh' sarebbe bastata ancora una settimana, ma quel maledetto biglietto di ritorno in tasca ti ha impedito di avere tutto, tutto il necessario, che ti avrebbe reso completamente felice. Tutto questo mentre cominci a sistemare le foto, i materiali che ti sei riportato a casa, da sistemare, da catalogare, perché tutto non venga poi in fretta dimenticato e così perduto per sempre un'altra volta, come se non fosse avvenuto e sarebbe un peccato, davvero un peccato. 

Per me poi, che ho preso questa abitudine, c'è da organizzare una sorta di resoconto, di buttar giù queste sensazioni, questi ricordi in forma scritta, sperando, chissà perché qualcuno le legga. Insomma una sorta di smania esibizionistica per mostrare il sé in questo nuovo palcoscenico virtuale, il metaverso del web, una second o third life dove tutti ormai possiamo comparire, esibirci, dare spettacolo insomma, in fondo ho pure io i miei 177 follower, non sarò la Ferragni, ma dai, poco ci manca, magari questo sarà il post della svolta. Così mentre scribacchi, cataloghi, elenchi e metti da parte e pensi di stare facendo il tuo onesto lavoro di pensionato nullafacente che non ha tempo neppure di andare a seguire i cantieri, poi devi documentarti ancora sugli orari di ingresso a quel museo o sull'ora di partenza di quel traghetto che se qualcuno te lo chiede, è meglio metterlo, ma non gli sarà più comodo cercarselo nella pagina apposita? Va beh tutta chiacchiera per dire, che è pur vero che le opere ed i giorni che seguono il momento del ritorno, sono dense di lavoro, come già aveva raccontato Esiodo nei suoi 828 esametri, ma nella realtà, dietro tutto questo c'è ben altro che incalza e che da un lato ti spinge a terminare in fretta l'ingrato compito a posteriori, dall'altro sta lì, in fondo all'anima con la voglia di venir fuori e gratta, sgatta e cianfrugna per farsi sentire e per farti smettere di pensare a quello che stai facendo e farsi finalmente accettare. E' come quando ad una lucertola staccano la coda, appena caduta, mentre è ancora lì la vecchia che si dibatte e lei corre via cercando di capire quello che è appena successo ed ecco che tra le gambe rigonfia qualcosa e spinge per venir fuori, per crescere e prendere nuovo posto nella sua vita. 

Certo perché è pur vero che il viaggio, la gita, il tour è finito, ma sotto nasce il desiderio inestinguibile, la voglia matta di averne uno nuovo, di progettare un'altra avventura, di preparare un nuovo sogno, da fare crescere e possibilmente realizzare il più presto possibile. Certo non hai ancora la forza di passare subito all'azione, ma il pensiero sì, quello c'è di nuovo e sta lì come un martello di Thor, pronto ad ingigantirsi e a scatenare la sua furia inestinguibile, perché la bellezza sta lì davanti a te ed è sempre più desiderabile, nonostante tutto. Dunque ve l'ho chiarito, questo bel giro per la penisola, mi ha davvero soddisfatto, anzi mi ha dato nuovi spunti, per buttare l'occhio in giro a quanto, al tanto che non ha potuto essere visto in quelle tre settimane e che magari, potrà essere inserito in una futura scorribanda italica, che tanto è tutto qui vicino e basta saltare sulla macchina e via. Ma, diciamolo, c'è altro, tanto altro che cova sotto la cenere e questa volta incombe con una furia, accentuata dalla micrania che dura da quasi tre anni e che mi ha impedito di fare quello che programmavo con cura e che con grande dolore ho dovuto accantonare, con il magone che ormai questi anni sono passati, malamente, perduti per i miei interessi specifici e che, a causa dell'implacabile scorrere del tempo, fanno diventare sempre più difficile la realizzazione di quei programmi tanto lungamente accarezzati. Questa soprattutto è la grana più grossa e assolutamente non risolvibile, per cui, meglio non perdere altro tempo e cercare di recuperare quel poco che sarà recuperabile. Ragion per cui vi posso assicurare che mi sono messo attivamente all'opera per tentare la riedizione di qualcosa che era sfumato a suo tempo, pur essendo già stato progettato nei dettagli. Quindi cerchiamo di fare le cose per bene, anche perché se no, tra un po', che cosa vi racconto? Quindi lasciatemi lavorare che le cose da fare non sono poche, e poi  presto che è tardi e il tempo stringe e gli aerei partono. Speriamo.

 Vigne del Chianti


sabato 17 settembre 2022

Recensione: V.A. Faroppa - Vita di Langa

 


Oggi voglio portare alla vostra attenzione un libro particolare, la cui lettura attenta mi ha dato una grande soddisfazione, non solo perché conosco personalmente l'autore, che stimo e di cui conosco bene la conoscenza approfondita dell'argomento, sia per motivi di vita vissuta, che per la sua esperienza lavorativa che lo ha portato ad occuparsi in modo professionale dei temi trattati. Attraverso il racconto dei suoi ricordi personali di bambino e di una attenta descrizione dei vari aspetti storici, geografici, etnografici e soprattutto agronomici, l'autore ci presenta uno spaccato poetico e nostalgico di questo meraviglioso territorio, un tempo terra difficile di miseria e sofferenza, oggi assurto ad una certa notorietà e conseguente benessere, grazie ad un capillare lavoro di comunicazione di tanti, che ne hanno valorizzato le sue peculiarità agroalimentari, oltre che alla bellezza paesaggistica. Come dice infatti anche il pluricitato Farinetti, l'anatra quando fa l'uovo resta muta, la gallina fa coccodè e lo dice a tutti, per questo mangiamo tutti le uova di gallina. Ma il libro, oltre ad essere godibilissimo per la grande serie di aneddoti, racconti e descrizioni della vita di quei tempi, è anche un testo estremamente preciso che molto interesserà gli specialisti, per la sua accuratissima esposizione di termini dialettali ormai desueti, elencazione di lavori scomparsi, di lavorazioni agricole e riferimenti etnografici preziosi. 

Gli elenchi puntuali delle denominazioni dialettali di strumenti, di situazioni delle attività agricole, dei proverbi ormai dimenticati saranno una inesauribile fonte di ricerca per chi è interessato a questi argomenti. Puntuale l'elencazione degli strumenti agricoli e dei vari mestieri, del susseguirsi dei lavori dei campi e dello stile di allevamento di quei tempi di cui l'autore è un approfondito conoscitore. Magnifici i capitoli che raccontano le storie del bue grasso, quelle delle masche, le veglie nelle stalle e tutto il susseguirsi dei lavori nelle campagne. Interessantissimo, almeno per me, la visione che gli abitanti della Alta Langa avevano dei cosiddetti Alessandrini, considerati ricconi di pianura che arrivavano al tempo delle fiere coi portafogli pieni a comprare le bestie migliori, dei furbacchioni dai quali guardarsi, i Mandrogni insomma, fotografia che ha sempre accompagnato e identificato noi, gente di marca. Dunque un libro che piacerà ai nostalgici dei tempi che furono, anche solo per ricordarli attraverso il caleidoscopio della nostra giovinezza e la poesia delle cose ormai scomparse e che appassionerà gli specialisti dei dialetti e delle ricerche di etnografia. Bravo Vittorio!


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venerdì 16 settembre 2022

Un tour d'Italie 35 - Back home

Lucca - Il Duomo - foto T. Sofi


 Passeggiare per la città, ecco la cosa giusta da fare l'ultimo giorno prima del ritorno definitivo, perché qui è un po' come il coro della Forza del destino: Partiam, partiam, partiamo e alla fine non si parte mai, sei sempre lì che vuoi dare un'occhiata ad un'ultima cosa. Essendo stata poi Lucca definita come ultima tappa in assoluto di questa zingarata che ci ha portati un po' a zonzo per la penisola, ci sta che ci si aggiri senza meta per respirare al meglio anche di giorno l'aria della città, che riconfermo, è davvero gradevole. Il centro, in realtà tutta la parte dentro la cerchia delle mura, è un omogeneo insieme di abitato tardo medioevale, case antiche, palazzi di poderose dimensioni e chiese ben conservate che ornano piazze e piazzette ad ogni svoltar d'angolo. A cominciare dalla curiosa e tra le poche in Italia, piazza dell'Anfiteatro, costruita materialmente sulle rovine del grande ovale dell'arena romana, le cui tracce si riconoscono chiaramente all'interno di ogni negozio, di ogni costruzione. La sua origine rimane comunque inequivocabile, vuoi anche per la mancanza di vie dirette di accesso, infatti entri nel grande spazio solo attraverso quattro strette porte, probabilmente le stesse che consentivano l'ingresso nel luogo degli spettacoli. Ovviamente questo è uno dei centri più frequentati della città, non foss'altro per la serie di locali disposti lungo i suoi fianchi che attirano tra sentori di tartufi neri e di pappardelle al cinghiale, i turisti in cerca di cibo. Comunque non voglio star qui a raccontarvi i vari punti attrattivi di questa bella città, le diverse chiese, i palazzi, le piazze, men che meno i musei, potrete dare un'occhiata sul web e li trovate tutti bene elencati con dovizia di particolari.

Ma se avete solamente una giornata o peggio qualche ora, dopo aver dato una occhiata sommaria alle chiese di S. Michele e di S. Frediano e se ce la fate, dopo essere saliti i 230 gradini della torre Guinigi, vero e proprio bosco verticale ante litteram, con i lecci che crescono sulla sua sommità, da cui potrete avere una visione di insieme straordinaria di tutta la città (e aver considerato che Lucca aveva ben 250 torri di ogni dimensione alla fine del medioevo, delle quali rimangono solo questa e quella delle Ore), non perdetevi almeno una visita a fondo del Duomo dedicato a S. Martino, vero pezzo d'arte di grande spessore che necessita come minimo di un paio di orette di attenzione, per poterselo godere con calma. Con la sua bella facciata ispirata al duomo di Pisa, vi stupirà immediatamente a causa della sua innaturale asimmetria che lo differenzia da qualunque altro. Anche qui bisogna considerare come in ogni epoca la necessità abbia fatto virtù, infatti pare che la costruzione della chiesa, essendo iniziata successivamente al preesistente campanile, abbia dovuto artificiosamente restringere le dimensioni esterne della navata di destra, con questa particolarissima soluzione che ne fa così un unicum interessante. D'altra parte tutto l'edificio ebbe una storia costruttiva particolarmente travagliata, guarda caso mancanza di fondi, progetti iniziati e portati avanti con leggerezza e molti furono quelli che dovettero metterci le mani, per correggerli. Ad un certo punto si parlava addirittura di lavori "meschini e non solidi a sufficienza" e di "grande negligenza di costruzione", insomma tutto il mondo è paese, tanto che molte cose, pilastri ed altro dovettero essere addirittura rifatti ex-novo.

Fatto sta che alla fine, dai e ridai, chiamati maestri che avevano contribuito alla costruzione della fiorentina S. Maria del Fiore, ne venne fuori la magnificenza che potete vedere oggi, con la particolare armonia del romanico pisano con la sua alternanza di vuoti e di pieni, ombre e luci, data dalla sfilata delle colonnine marmoree che ricoprono la facciata e che la rendono leggera e piacevolissima. Naturalmente tante cose da vedere, a partire dalla statua medioevale di S. Martino che dona il mantello al povero, al misterioso labirinto inciso alla base del pilastro addossato al campanile, che ricorda quello di Chartres e richiama ricordi dei misteriosi Templari condannati ad una damnatio memoriae che ne aumenta l'alone di magico mistero. Oltre alle tante opere contenute all'interno, vi ricordo solamente un Tintoretto ed un Ghirlandaio, ma ben sapete che in Toscana, basta entrare in una chiesa e ne trovate di ogni. E' ovvio comunque, che la sosta più attesa e sospirata sarà comunque quella nella cappella laterale che contiene la famosissima tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, vero capolavoro scultoreo che ritrae la ragazza dormiente, morta giovanissima, riccamente abbigliata, con ai piedi un delizioso cagnolino. effettivamente la bellezza dell'opera è sconvolgente e vi farà prolungare la sosta oltre le vostre previsioni. 

Un'altra curiosità è data dal crocifisso nascosto nel tempietto fatto ad edicola della fine del '400, nella terza campata della navata di sinistra, che raffigurerebbe addirittura il vero volto di Gesù, dato che secondo la leggenda sarebbe stato scolpito dal fariseo Nicodemo stesso e giunto miracolosamente attraverso il mare sulle coste toscane. Naturalmente non perdete tutto il resto incluso il museo che contiene tutta una serie di opere, messali miniati e i gioielli. A pochi passi dalla Chiesa, poi, sulla piazza c'è poi il complesso monumentale archeologico delle chiese di S. Giovanni e S. Reparata col famoso portale del 1100, antecedenti al Duomo. Se ce la fate salite anche sul campanile col suo concerto di sette campane, alcune originali dell'epoca. Mentre tornate sui vostri passi non perdete la bella ed ariosa piazza di Napoleone col suo imponente palazzo Ducale. Ci sarebbe anche il museo Mansi, collocato in un magnifico palazzo contenete tutti arredi di epoca, con la sua pinacoteca, ma tanto non avrete tempo di andarlo a vedere e quindi non ve ne parlo per malizia. Insomma ce n'è da godere. Invece a voi tocca percorrere di nuovo la strada verso l'uscita, passare sotto le mura imponenti, senza aver potuto neppure percorrerle tutte, 4 chilometri, alte 12 metri e larghe 30, con il viale alberato che le percorre per intero! Come un'autostrada di oggigiorno e unico esempio di mura difensive dell'era moderna giunte fino a noi completamente intatte. La macchina è ancora lì e sembra non avere nessuna voglia di portarci fino a casa, ma questo è il tragico e barbaro destino che ci aspetta alla fine di ogni viaggio e quindi facciamocene una ragione.

Duomo - L'edicola


giovedì 15 settembre 2022

Recensione: C. Caboni - La rilegatrice di storie perdute


Sono un po' perplesso. Ai primi capitoli, volevo quasi mollarlo, perché mi stava dando la sensazione del classico libro "da donne" tanto per usare una espressione criticabile e deteriore, poi gli ho dato una chance ulteriore e man mano che la storia scorreva, dico la verità, mi ha un po' preso e volevo vedere come andava a finire. E' interessante il tema dell'amore per la lettura, la scrittura ed i libri in generale, che si sovrappone alla trama da romanzo rosa. Anche l'intreccio in fondo è ben condotto con il contraltare tra le due epoche raccontate e l'identificazione tra una donna di oggi e quella trovata casualmente nelle pagine di un vecchio volume dell'800. Le legano affinità elettive, un po' troppo letterarie, ma ci sta. Alla fine diciamo che non mi è dispiaciuto anche se la serie di questo parafemminismo della donna libera ma "dolcemente complicata" che noi omacci non riusciremo mai a capire, salvo essere personaggi specialissimi e altrettanto letterari, mi va un po' stretta. Diciamo che per una lettura da ombrellone può andare, anche gli appassionati bibliofili si sentiranno appagati da quella sensazione di vecchia libreria, dell'odore della carta e le legature in marocchino rosso, magari un po' demodé ma sempre fascinose. 


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mercoledì 14 settembre 2022

Un tour d'Italie 34 - Lucca

Lucca - Piazza dell'anfiteatro - foto T. Sofi

 

La via del ritorno è lunga, sempre molto più lunga di quella di andata, anche se in realtà la percorri in un tempo più breve, perché la vacanza è finita e hai voglia di arrivare a casa di levarti le scarpe e sei anche un po' intristito dal dover svuotare la valigia con tutto quello che ne consegue anche se non sei tu quello che deve fare le lavatrici, ma devi solamente mettere a posto le macchine fotografiche e poco altro. E' così, c'è poco da fare. Anche i panorami che scorrono attorno a te, da quel finestrino che ti ha dato tante visioni piacevoli, diventano meno interessanti, quasi scontati, eppure a volte erano gli stessi che all'inizio del viaggio ti avevano entusiasmato. Come è umorale l'animo umano! Allora spunta, al viaggiatore incallito, l'idea della giunta, come quella che il venditore di bellecalda davanti alla scuola col suo triciclo che portava due padelle, una di farinata e una di castagnaccio, usava fare in cambio delle dieci lire che tiravi fuori dalla tasca del grembiule, tre fette e poi alla fine una più piccolina, la giunta, data quasi come fosse una regalia speciale, proprio e unicamente per te, cliente abituale e che invece veniva gratificata a tutti gli avventori bambini che si affollavano attorno a quel carrettino a tre ruote. Eppure a forza di dieci lire quel tipo ha fatto studiare sei figli, diversi fino all'università. Eh già, la giunta è importante, Ecco perché si è deciso sulla lunga via del ritorno che è partita addirittura quasi da Salerno, si potesse fare uno stop in una città ancora non vista, da poter quindi aggiungere alla collezione. Ah, sempre quella maledetta smania del collezionista! La fortuna che in Italia i luoghi da vedere comunque eccellenti, sono talmente tanti che hai solo il problema di scegliere quale. 

E lungo la strada appunto ecco una tappa che ci è sembrata importante per piantarci una bandierina, la murata città di Lucca, in cima a quella Toscana, da dove poi in un veloce balzo si arriverà fino a casa. Quindi viaggiando di conserva dopo aver lasciato la costiera a Vietri, con  la sua ultima esplosione di colori e di maioliche luminose che ci ha regalato quel tocco di malinconia per aver lasciato uno dei luoghi di bellezza assoluta del nostro povero paese, imbocchiamo l'autostrada e lemme lemme risaliamo la penisola. Verso le diciotto veniamo premiati dalla vista delle mura imponenti che circondano questa nobile città, direbbe Marco Polo giunto sotto le torri di Samarcanda. Ma noi siamo italiani in Italia e quindi scafati alla bellezza e pronti invece al lamento generalizzato. Quindi invece di apprezzare l'imponenza della cinta del terrapieno che cinge completamente l'antico abitato, facendone un'oasi di tranquillità praticamente priva di auto, salvo i residenti, come dovrebbe fare qualunque città di buon senso, che si può ammirare anche comodamente percorrendone il largo camminamento che lo corona, ne vediamo immediatamente solo il lato negativo. Infatti avendo avuto l'accortezza di prenotare la notte in un bel palazzo antico del centro, siamo obbligati a lasciare l'auto negli amplissimi ed appositi parcheggi che circondano appunto i bastioni della città. Il fatto è che, porco qui, porco là, dobbiamo trascinarci le valigie, benedetto chi ha inventato i trolley con  le rotelle, dal parcheggio fino all'albergo, sotto una pioggerellina insistente e fastidiosissima, di quelle che ti penetrano nelle ossa artritiche e scricchiolanti da vecchio buono per le RSA, non è secondario alla sensazione di sgradevole persecuzione della nuvola fantozziana. 

Tuttavia grazie alla attenta programmazione valutata nella preparazione della trasferta, ci dirigiamo verso la nostra meta, con una certa sicurezza, grazie ai vari moderni strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, benedetto anche chi ha inventato i GPS, e dopo aver sbagliato strada, non più di un paio di volte, porco qui e porco là, eccoci a bussare all'antico portone, che ci fa entrare oltre che nelle nostre camere, anche nell'atmosfera della città. Senti subito quel delizioso sentore di antico perché i palazzi che si alternano lungo le strade che vanno verso il centro hanno mantenuto la medesima omogeneità che rende Lucca davvero una bella città. Complice il tempo bigio, quasi da sottile nebbiolina alessandrina e la bassa stagione, camminare nelle strade con la luce fioca dei lampioni, incrociando solo qualche raro passante sul selciato bagnato e lucido, dà una suggestione rara che ti fa riconsiderare l'impressione di nervosa accidiosità che ti aveva pervaso all'arrivo. Sarà che non devi più trascinarti i bagagli e che invece le luci altrettanto nascoste del ristorante scelto per passare la serata in stile osteria toscana, sono ormai vicine e il cuore si riscalda, oltretutto il pranzo è stato quasi saltato. Mangiare bene, in buona compagnia, magari tagliatelle al cinghiale e pasta fatta in casa e camminare lentamente per le strade di una antica città per te nuova, è un grande piacere, un ultimo boccone di piacevolezza da aggiungere alla fine come un delizioso dessert in uno di quei pranzi che hai gustato dall'inizio alla fine. Tanto per restringere in fondo all'animo la tristezza del momento, un modo di rimandare ancora un poco quel termine del viaggio, tratto ideologico che vorresti non finisse mai.

San Frediano

SURVIVAL KIT

Guest house S. Giustina - Via S. Giustina - Lucca - In pieno centro storico ma ragionevolmente vicina ai parcheggi esterni alle mura dove dovrete lasciare la macchina (500 m. circa). Poche camere ricavate in un antico palazzo e arredate con cura. 68 € la doppia senza colazione (c'è comunque caffè e té). Bagno privato esterno. Dotazioni buone, pulito e silenziosissimo. Il gestore è molto gentile e dà buoni consigli. Possibilità di pacchetto con affitto biciclette molto interessante per girare la città e le mura. Consigliatissimo per qualità/prezzo. 

Vecchia Trattoria Buralli - piazza S. Agostino 10 - Lucca - Classica trattoria toscana, con piatti tradizionali e lucchesi in particolare, una delle più antiche della città, molto frequentata dai locali. Ambiente consono. In generale tutti i piatti da noi ordinati (eravamo in quattro) piuttosto buoni. Crostini, pappardelle al cinghiale, tagliatelle con tartufo nero e altre piacevolezze. Pasta fatta a mano e cacciagione disponibile. Servizio cortese e professionale. Rimane la voglia di provare altri piatti che ti passano accanto per gli altri tavoli e appaiono golosi. Prezzo congruo. Da riprovare.

Pappardelle al tartufo

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!