giovedì 20 agosto 2026

Pam 46 - Bishkek

Osh market - Bishkek - Kirghizistan - Giugno 2026

 

Spezie

Ormai siamo entrati in città e la attraversiamo lentamente lungo la direttrice principale che passa dal centro, che alla fin fine non si presenta poi così male, come mi avevano detto, alternando spazi verdi a palazzi vecchio stile. Certamente la città è in evoluzione veloce, presentando anche aree completamente recintate, all'interno delle quali si abbattono i vecchi edifici senza pietà, in attesa di ricostruire con criteri ovviamente ultramoderni. Si spera che saranno conservate almeno le zone del centro che presentano ancora tutta una serie di edifici che anche se non hanno una valenza storica particolare, contribuiscono a dare alla città una sua personalità che sarebbe un peccato perdere del tutto. Il traffico è piuttosto intenso, ma il parco macchine appare come piuttosto aggiornato e tale da far pensare che, quantomeno nella capitale, il tenore di vita medio si stia ormai allineando agli altri paesi in crescita che circondano il Kirghizistan. Non abbiamo ancora prenotato l'albergo per queste due notti che trascorreremo qui, visto che in questa stagione non ci dovrebbero essere problemi di disponibilità, quindi facciamo un giro a dare un'occhiata prima di scegliere. Ci sono zone, anche abbastanza vicine al centro nelle quali le case sono rade e quasi seminascoste tra gli alberi di parchi, all'apparenza quasi selvatici. 

Sarebbe bello e di certo molto tranquillo scegliere uno dei tanti B&B che si vedono qua e là, poi optiamo però per l'Anar Hotel, che è posizionato su una delle vie principali che incrociano l'arteria del centro e quindi certamente renderà più semplice la chiamata dei taxi, sia per le visite in città, che poi verso l'aeroporto, dopodomani mattina. Certo l'aspetto esterno è assai meno accattivante delle villette che avevamo visto prima, una specie di parallelepipedo grigio come quelle gastinize che mi accoglievano nei miei viaggi di lavoro nelle città minori dell'Unione. Anche il servizio mi sembra molto approssimativo, ma in fondo le camere sono accettabili e per le due notti che ci trascorreremo, va più che bene. L'importante è che non ci siano problemi per i taxi, visto che il nostro amico ci lascerà come d'accordo questa sera. Dopo esserci sistemati, andiamo a fare ancora un veloce colpo d'occhio in centro dove trovare un bel ristorante per il nostro farewell dinner, che siglerà la fine del nostro viaggio. Forse anche il nostro Marco Polo, giunto al termine del tratto più impegnativo del suo percorso, quel segmento che, come dice lui, attraversa le terre più alte del mondo, e non si potrebbe meglio definire, il tratto di avvicinamento lungo la valle del corridoio di Wakhan e poi la vera e propria Pamir Highway che porta fino a queste bande dove ti si spalancherà definitivamente la via verso la Cina, avrà fatto una sorta di pranzo finale con le sue guide.

Legumi
Saranno stati di certo Pamiri di queste bande, per chiosare il termine di questo tratto e per salutarli, augurandosi di incontrarli nuovamente al suo ritorno, avendo certamente avuto un contatto che avrà siglato una nuova amicizia, che di certo gli avrà lasciato molto da raccontare una volta tornato a casa, specialmente per lui che, giovanissimo, a diciotto anni, cominciava a rendersi conto della complessità di un mondo solo favoleggiato nei suoi sogni di ragazzo. Noi, a nostra volta, abbiamo la nostra ultima cena con Jamshed, in un bellissimo ristorante del centro, molto elegante e raffinato, che di certo lui ha scelto per noi, quasi a voler sottolineare quanto il nostro incontro, casuale se vogliamo, visto che nel suo lavoro, certamente gli capiterà di incontrare ancora moltissimi clienti come noi, sia stato importante. Di certo per noi lo è stato, perché il nostro amico e davvero questa parola, questa volta non è spesa a caso, ha saputo e voluto darci tanto, sia sul piano conoscitivo e questo fa parte della sua professionalità di guida, ma soprattutto sul piano emozionale, cosa che ha reso questo viaggio un qualcosa di più di un semplice percorso, ma lo ha trasformato in un continuo scambio di comuni interessi, di piacevole stare insieme, di condivisione di conoscenze, di emozioni, di comprensione reciproca. 

Non ci siamo detti molto questa sera, mentre ci mangiavamo dei dolci spettacolari che alla sola vista colpivano l'attenzione, pe non parlar del resto, ma credo non fosse poi così necessario farlo, ci siamo semplicemente capiti e quando ci ha lasciato per l'ultima volta davanti all'albergo, ci siamo scambiati solamente un lungo abbraccio. Una semplice testimonianza per tutto quanto lui ci ha dato e dei sentiti ringraziamenti che sentivamo doverosi da parte nostra. Così Jamshed è ripartito subito verso casa. Ci metterà almeno due giorni a ritornare a casa sua a Chujand, vista la complessità orografica del territorio e la sistemazione delle frontiere, dato che ne dovrà attraversare almeno un paio. E poi, qualche saluto frettoloso alla moglie ed ai suoi splendidi figlioli e penso che debba subito ripartire, che un altro gruppo è in arrivo. Dai, ti auguriamo che non sia gente troppo rognosa, tranquillo, altro giro, altra corsa. Non ti dimenticheremo facilmente, carissimo Jamshed. Io intanto ho dormito poco questa notte; è sempre così quando il viaggio finisce e bisogna pensare al ritorno. Non so se si tratta dell'agitazione che tutto giri per il verso giusto, orari, aerei, ritardi eventuali oppure se è quella insopprimibile amarezza per una cosa bella che sta per finire. 

Uvetta
Da un lato in fondo sei contento che te ne stai tornando a casa, che tutto è filato liscio, che non hai avuto problemi, dall'altro il dispiacere per quanto stai lasciando e che, facendo un ragionamento logico, sai, che stai abbandonando luoghi che non vedrai mai più nel resto di quanto ti rimane ancora da vivere. Va bene, sono ragionamenti senza senso, quindi lasciamo perdere. Abbiamo ancora un bel giorno intero davanti a noi e tutta una città da scoprire e allora godiamocela, senza troppi piagnistei. Sempre che ce la facciamo ancora naturalmente. In fondo questo è stato un viaggio breve rispetto ai nostri standard, una ventina di giorni passati in un soffio, anche perché sulle vette del Pamir di aria da respirare ce n'era davvero poca! Così questa mattina abbiamo mangiato qualcosina in camera, visto che l'hotel non ha questo servizio, e siamo partiti senza troppa fretta. Andiamo a piedi fino al vicino Osh Market, uno dei punti topici della città: In effetti, anche se ne abbiamo già visti molti in questo giro, il luogo presenta sicuramente molti punti di interesse, è ancora, come dire, genuino, anche se poi è ricco dei soliti frutta e verdura e frutta secca, oltre naturalmente a tutti i materiali vari di attrezzi, di casalinghi, di abbigliamento. Compriamo un po' di giargiattole tanto per spendere qualche soldo, prelevati da un totem dove la carta Revolut ha funzionato benissimo e senza commissioni. 

Pane non
Anzi io vorrei pure comprarmi un bellissimo paio di scarpe cinesi da cammino, a soli 10 €,  ma accidenti sono troppo strette per il mio fettone e non ci sono numeri più grandi, nonostante il venditore bitti per aria tutto il mucchio per cercare di accontentarmi. Giriamo per almeno un paio d'ore senza stancarci, visto che si rimane affascinati davanti ai banchi di spezie, pieni di varietà e di colori, dalla frutta secca di cui non riesci neppure ad indovinare tutti i prodotti offerti. C'è un banco con una distesa di uvetta che sta seccando, lungo una ventina di metri, che spettacolo!. Naturalmente è tutta un'offerta di assaggio, alla fine quando finalmente ne usciamo, è più quel che abbiamo mangiato di quel che abbiamo comprato, alla faccia dell'igiene alimentare, tanto, domani siamo a casa e succeda quel che deve succedere: Anche se sappiamo bene che da qui sono nati tutti i focolai di peste bubbonica che si sono sparsi per il mondo nei due millenni passati, pazienza, ormai il nostro microbiota intestinale, come si dice adesso per essere alla moda, si sarà certamente abituato a questi batteri centro asiatici e non dico altro. I banchi dei panettieri, con tutta la varietà di Non esposta a formare quadri decorativi esteticamente bellissimi, sono una sfilata senza fine e anche gli alimentari che esibiscono quelli che abbiamo già conosciuto e non so come definire, se non gnocchi fritti, non sono da meno.

TAxi
Per non parlare di quelli che vendono piatti pronti, le insalate, tipo le nostre capricciose o russe (che loro chiamano Olivier), di cui la tradizione sovietica ha lasciato una vastissima eredità e che viste ad occhio fanno veramente gola. Trascurerei invece le varie composte fatte in casa utilizzando contenitori di PET riciclato, un altro classico russo, dove trionfa come sempre il re delle cucurbitacee di questo mondo, i cetrioli combinati in ogni loro dimensione e forma. L'ortaggio senza dubbio più amato dalla pianura sarmatica alla Mongolia e stenderei un pietoso velo, visto che io devo ancora digerire quelli mangiati negli anni '90. Ma direi che alla fine viene anche l'ora di lasciare questo che è certamente uno dei mercati più famosi del paese, visto che quello originale di Osh, come ricorderete, è ormai un moderno succedaneo di quello antico e tradizionale. Ci spostiamo dunque in centro in taxi, utilizzando l'app di Yandex, utilissima per tutti i mondi ex-sovietici. Funziona benissimo, ma cito il fatto per farvi capire come funziona qui l'atteggiamento verso i turisti. Il tratto che porta dal mercato alla cosiddetta piazza della Bandiera, sarà di due o tre chilometri. Farebbe 380 som (circa 3,8 €) però il tipo non ha il resto di 500. Stiamo per lasciarli di mancia ma il tipo vede che Luisa ha anche un biglietto da 200, lo prende e fa, va bene così. Ecco non vorrei fare paragoni coi nostri tassisti delle città turistiche nei confronti degli stranieri che vengono in Italia, non sarebbe elegante, credo.



SURVIVAL KIT

Hotel Anar - Kysyn Kuliev Street, 54 - Bishkek - Albergo classico di tipo sovietico, con scarsi servizi, ma poi a richiesta soddisfano tutto. Con tre tipi di camere (standard, semi lux e lux. La lux con AC, TV, frigo. Bagno molto spartano. A 300 Som senza colazione (circa 30 €). Abbastanza comoda per il mercato poi si arriva subito sulla strada principale del centro, non molto distante, si può fare anche a piedi. Comunque accettabile visto il costo.

Lesnoy Restaurant - Ibraimova st. 70 - Bishkek - Ottimo ristorante vicinissimo al centro. Elegante e riservato, sala grandissima, serve cucina internazionale. Ottimi piatti anche di cucina italiana. Ben serviti e ben presentati. Accettano le carte di credito. Servizio molto professionale e cortese. Siamo stati due volte, Spaghetti stracciatella e pomodoro superlativi, Salmone alla griglia, Lingua, tutto molto buono. Dolci strepitosi. Prezzi adeguati al locale ma per i nostri standard molto abbordabili. Consigliatissimo.

Fragole

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martedì 18 agosto 2026

Pam 45 - Verso la capitale

Il lago Issikkul - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il B&B
Giriamo un po' tra le stradine sterrate del paesotto balneare. Una serie di case, B&B, villette e alberghetti. Questo ormai è un luogo di vacanza a tutto tondo, dove arrivano dalla città a passare un periodo di ferie e non solo; evidentemente la zona è diventata molto popolare. Troviamo il B&B dove avevamo telefonato e la signora con la figlia ci aspettano davanti al cancello e ci assegnano le stanze. E' chiaro che il posto è piuttosto nuovo e aperto da poco, per lo meno da quando la zona si è aperta al turismo interno e sta crescendo progressivamente, d'altra parte qui dove non esiste il mare, ricordiamoci sempre che siamo nel paese più lontano da una qualunque zona marina del mondo, un lago di queste dimensioni è una soluzione ideale per queste forme occidentali che a poco a  poco stanno uniformando anche questo paese al resto del mondo. La signora ci racconta subito che nell'albergotto vicino c'è un intero gruppo di italiani arrivato ieri, tanto per farci capire che qui ormai siamo della Rimini dell'Asia Centrale. Noi intanto non perdiamo tempo e visto che siamo vicinissimi alla spiaggia del paese, non più di cento metri, ci bardiamo subito da bagnanti e ci precipitiamo a cercare la lingua di sabbia  o meglio di sassolini, che troviamo già abbastanza popolata. Io mi fiondo subito in acqua, non sia mai che non provi l'emozione del bagno nell'Issikkul, dopo averlo tanto sognato! 

Il sirenetto
L'acqua non è niente affatto gelida come temevo, anzi direi c he si sta proprio bene, non per niente, come abbiamo già detto il nome del lago tradotto in italiano, parla chiaro: Acque calde e poi la salinità anche se non molto alta, tiene pure a galla piuttosto bene. Intorno a noi famigliole con bambini gioiosi che giocano e si buttano in acqua continuamente come in un qualunque lido di ogni parte del mondo. Certo non è quello che mi ero immaginato, ma la chiosa di monti lontani all'orizzonte, con le bianche cime che si allungano all'infinito, sono pur sempre un bel vedere, anche se non compare dalla bruma della sera il famoso Battello bianco. Pazienza, vuol dire che ci consoleremo questa sera allo Shashlik Park, con un'altra trota dalle dimensioni assolutamente sproporzionate e ce ne andremo a letto comunque soddisfatti. Ricordatevi che non bisogna sempre avere pretese fuori misura e poi, di norma, quando ti fai delle aspettative esagerate, la delusione è lì che ti aspetta fuori della porta, quando invece non ti aspetti niente di speciale, ecco che hai le soddisfazioni più solide e la meraviglia più grande e noi la meraviglia in questo viaggio abbiamo avuto modo di dispiegarla più volte. 

La mattina invece, è sempre più fatica ad alzarsi, sarà che il viaggio è quasi arrivato al termine, sarà che è dolce poltrire a letto, ma gli aromi della colazione appena pronta, con le ragazze che continuano a portare vassoi e che vedi passare davanti alle finestre che danno sul cortile, riesce alla fine a smuovere anche i morti, così alla fine verso le 9:00, salutate calorosamente le nostre ospiti, partiamo verso la capitale. C'è tempo però per ripercorrere nuovamente tutta la parte nord del lago, per almeno una cinquantina di chilometri, per apprezzarne la bellezza, certo non più selvaggia, come si dice di solito, ma pacatamente tranquilla, come si confà ad un grande bacino lacustre di montagna, in un'area ancora naturalisticamente interessante. E' molto probabile che la parte sud del lago, quella più lontana dalla pressione della massa turistica, sia di certo più affascinante e che presenti aree da visitare con la calma di cui noi purtroppo non disponiamo, ma pazienza, queste alternative le possono sfruttare solo i veri viaggiatori di lungo corso, noi, col nostro maledetto biglietto di ritorno forzato che ci pesa in tasca come un macigno, possiamo solo sentirne il fardello doloroso e procedere senza por tempo in mezzo verso l'imbarco. Intanto godiamoci fino a che è possibile, le belle viste che anche dalla strada principale possiamo buttare sullo specchio d'acqua azzurro intenso che sfila al nostro fianco. 

Il canyon
Poi il lago di colpo finisce e la strada procede attraverso una gola larga che attraversa la piccola catena montuosa che ci separa dalla grande valle successiva, quella che ci condurrà fino a Bishkek. Queste gole lungo il fiume Chuj, sono sempre molto scenografiche, dominate come tutte le altre che abbiamo traversato in questo paese, da rocce tenere e rosse, foderate fino a quando possibile da prati e pascoli verdissimi, che rendono il contrasto di colore quasi accecante. Quello che si apre al nostro fianco, credo che si tratti del Konorchek canyon, si allunga verso l'interno delle montagne alla nostra sinistra e probabilmente potrebbe essere anche bello da esplorare fino al fondo, ma già dalla sua apertura rivela scorci molto fotogenici.  Lungo la strada tuttavia, mentre in precedenza avevi l'impressione di una terra sostanzialmente semidesertica e povera di abitanti, popolata solamente dai gruppi delle yurte lontane e dai pastori che ci vivono, qui i paesini e le case moderne sono sempre più frequenti, mentre i tratti di pianura sono ormai dedicati all'agricoltura e agli alberi da frutta. Il traffico si fa via via più intenso; lungo la strada sono frequentissimi i banchetti che offrono qualcosa ai molti automobilisti di passaggio, tutta gente che arriva o va verso il lago, presumibilmente in vacanza o per la gita di una giornata, quindi anche facilmente probabili clienti delle cose di campagna, come si dice dal produttore al consumatore e assolutamente a chilometro zero per uniformarsi alle tendenze di moda anche da noi. 

Ecco quindi, visto che la strada corre vicino ad un fiume, grandi banchi che espongono trote aperte e pulite delle interiora, che seccano al sole mostrando le loro carni rosate, oppure ragazzini che tendono corde per appendere serti di ciliegie. Non possiamo rimanere inerti al richiamo e ci fermiamo a comprarne un grappolo di almeno un chilo a circa due euro, che ci mangeremo lungo il cammino. Buonissime. Il bambino che ce le vende appare deciso nel suo business e ci affibbia il pacchetto con movimenti professionali, toglie, incarta, sporge nella macchina, ritira i soldi, ringrazia e passa ai prossimi clienti senza por troppo tempo in mezzo. Qui non si sta mica a pettinar le bambole. Noi intanto mangiamo golosi e le finiamo in breve tempo, mentre procediamo, poi, non appena la valle si allarga e la strada si trasforma in autostrada a doppia corsia, il traffico diventa più intenso. Passiamo vicino a Tokmok, dove si potrebbe anche fare una sosta per vedere la Burana Tower, un minareto dell'XI secolo, dall'apparenza piuttosto tozza che avrebbe perso almeno una ventina di metri nella parte sommitale, mentre ne rimangono oggi ancora circa 25 metri, rimessi in piedi con un restauro di epoca sovietica. Questo, assieme a poche altre rovine, di tombe e mausolei, facevano parte dell'antica città di Balasagun, che tuttavia non presenta particolari interessi, così un po' per pigrizia, un po' perché a questo punto ormai hai fretta di arrivare, tiriamo via.

Trote
Il luogo è ovviamente maturo per una leggenda, guarda caso molto simile ad un altra che di certo conoscerete. Il re locale viene avvisato da una strega che la figlia morirà a diciotto anni. Il poverino terrorizzato, per proteggerla, la rinchiude da bambina in questa torre, senza lasciarla mai uscire. Ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, guarda caso, un ragno velenoso arrivato con il cibo, la morde uccidendola e qui niente principi per risvegliarla, si vede che non piacciono le storie a lieto fine. Noi invece andiamo avanti lungo questo percorso rettilineo della A365, che percorre perfettamente il confine con il Kazakistan, anzi le basse montagne che corrono alla nostra destra sono già territorio kazako. Dopo un po' di chilometri ecco che proprio sulla corsia di destra si forma una gigantesca coda, siamo arrivato infatti alla breve deviazione che porta al valico di frontiera, che vediamo distintamente anche dalla strada, quello che utilizzano i kazaki per attraversare il confine e venire in vacanza sul famoso lago e che ormai è diventato meta comunissima anche per gli abitanti della vicina Alma Ata. Superato questo valico, il traffico diminuisce e si riduce al va e vieni che arriva dalla capitale, che per la verità non è più molto lontana. 

Infatti crescono i paesi, fino a diventare una sfilata continua di abitati che segnalano il fatto di essere arrivati in quella che è diventata una sterminata periferia, fatta di gruppi di case, industrie e zone suburbane. Ma prima di entrare in città dobbiamo ancora ottemperare ad una procedura che evidentemente dovrebbe essere una specie di obbligo. Bisogna infatti lavare la macchina, perché sembra (cosa che mi ricorda gli obblighi della Mosca degli anni '90) che le macchine che girano in città debbano essere assolutamente pulite da terra e fango, ragion per cui si presenta la necessità di fermarci a far lavare il nostro mezzo in uno dei tantissimi lavamacchine che costeggiano la strada, al fine di evitare una multa quasi certa. Mentre si ottempera all'obbligo, ci fermiamo ad un bel ristorante uzbeko lungo la strada, dove ci facciamo il solito spiedino dalle dimensioni maestose e dalla succulenza ormai proverbiale. Poi finalmente entriamo in città, che qualcuno mi aveva definito come una delle più brutte dell'ex-Unione Sovietica. Per la verità questa etichetta si rivelerà essere una malevola calunnia, nel senso che di certo non è una città meravigliosa, ma presenta anche molti aspetti gradevoli ed interessanti. Noi la visiteremo dettagliatamente domani, nel frattempo giriamo per il centro alla ricerca di un ricovero per la notte. 

Sulla spiaggia



SURVIVAL KIT

Guesthouse Tan - Naru - Chalpon - Ata - In ottima posizione, vicino ai servizi e 30 km dal nuovo aeroporto. Villetta con belle stanze, pulite e ampie, ben dotate, letto King, TV, no wifi. Bagno nuovo ben dotato. Spiaggetta a 100 m. Colazione ottima ed abbondante. Gestori molto gentili. Booking lo dà in alta stagione a 65 € per la doppia.




Shashlik park
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sabato 15 agosto 2026

Pam 44 - Il lago Issikkul

...la curva convessa del lago Issikkul... (G. Ajtmatov) - Kirghizistan - giugno 2026

 

Il fiume
Ci siamo fermati lungo il fiume che scende verso il basso diritto, ma sempre più impetuoso. In questo punto ormai è piuttosto largo, almeno un centinaio di metri e la corrente che anima questa massa di acqua argentea fa davvero paura. Qui c'è una specie di baraccotto con una grande veranda sul fiume che ha messo sulla strada l'insegna "Forelle", trote. E' un posto senza pretese che serve cibo ai viaggiatori di passaggio ed ai camionisti che qui sono frequenti, visto che questa è la strada principale tra la capitale ed il lago e si sa che dove si fermano loro, si mangia bene. Dato che qui si va a piatto unico e non c'è scelta, aspettiamo, convinti di vedere arrivare un bel piattino con il nostro pesciolino appena pescato. Dopo un po', ecco arrivare il ragazzo, con un vassoio colossale tra le mani, che reca un mostro completamente aperto che da vivo, non poteva pesare meno di tre chili almeno. Mai vista una trota così grossa. E' una bellissima salmonata che ha appena terminato la sua avventura, ben rosolata sulla griglia, che fuma in fondo al cortile. Che spettacolo, anche da vedere, figuratevi da mangiare, aggiustata com'è con le erbe locali, con le quali è stata infarcita. Certamente ne avanzeremo una gran parte, viste le sue dimensioni e essendo noi solo in quattro, anche se ci vantiamo di essere buone forchette. E invece, pianino pianino, il mostro scompare completamente dal piatto, dove rimangono solamente pochi e miserevoli reti, pelle e lische, visto che la testa non era contemplata nel servizio. Ragazzi che roba, veri sacchi senza fondo! 

Il mostro
Mentre siamo lì in semi coma a prendere fiato, come pitoni che hanno da digerire una intera gazzella appena mangiata, arrivano diverse auto che scaricano un bel po' di gente, almeno tre o quattro famiglie intere con donne e bambini vocianti. Assieme a loro, però, ecco che viene scaricato da un capiente Suv, anche un bel montone nero, che probabilmente ha già capito che questa non sarà per lui una bella giornata. Infatti ben legato, viene trascinato dietro la casa, dove, senza por tempo in mezzo, viene decapitato e rapidamente dissanguato e macellato, prima di essere portato all'interno, nella zona cucina. Io sono andato a buttare l'occhio e vedo che si tratta di una vera e propria cerimonia, con tutti i convenuti che procedono a pregare per una bella mezz'ora. Poi tutti tornano alle tavole e aspettano di cominciare il pranzo di quella che dovrebbe essere una vera e propria festa. Ho subito pensato, visto il sacrificio del montone, alla celebrazione dell'Eid, che in Kirghizistan si chiama Kurman Ait, la più importante festa musulmana che commemora la devozione ad Abramo, con questo sacrificio rituale, in cui ogni famiglia che se lo può permettere, deve abbattere un montone, in ricordo del racconto biblico e suddividerlo in tre parti, uno consumato in famiglia, il secondo per parenti e vicini e il terzo donato ai poveri e ai bisognosi. 

Le griglie
Tuttavia non mi tornano le date perché quest'anno qui la festa dovrebbe essere caduta il 26 maggio e qui sono già passati almeno quindici giorni, anche se i convenuti, sono tutti molto ben vestiti come si conviene, secondo la tradizione per questo evento. Diciamo che saranno in ritardo oppure ci sarà qualche altro motivo ricorrente, di certo di natura religiosa. Non ho voluto essere invadente e chiedere, perché sono sicuro che ci avrebbero di certo invitati a pranzo o meglio a cena, visto che il capro è appena stato fatto a pezzi e posto attorno alla griglia, dopo che eravamo già completamente rimpinzati e sarebbe stato imbarazzante, oltre che scortese rifiutare. Così ce ne ripartiamo percorrendo l'ultima ventina di chilometri che si separa dal lago. Siamo ormai in pianura anche se attorno ai 1600 metri sul livello del mare. Qui siamo ormai lontani, anche psicologicamente dal Kirghizistan delle montagne, delle yurte e delle transumanze, qui vedi un paese assolutamente moderno che è ormai volto verso la direzione generale in cui va il resto del mondo sviluppato. L'arteria che percorriamo è trafficatissima e spesso intasata di macchine nuove, molte elettriche, tutte cinesi ovviamente, e mezzi pesanti di ogni tipo. Certo, vedi circolare ancora qualche vecchia Zigulì o qualche Lada sovietica, ma si tratta assolutamente di rarità, che forse gli stessi locali guardano con sufficienza. 

Il lago
Infine sullo sfondo appare il lago, che si mostra dapprima come una linea blu sullo sfondo, poi adagio adagio allarga il suo spessore fino a mostrarsi nella sua intera, enorme dimensione. Non ci sono dubbi che questo lago sia parte di uno straordinario paesaggio che proprio per la sua ampiezza e per tutte le implicazioni di cui vi parlerò, sia assolutamente speciale, ma se devo davvero essere sincero, per tutta la serie di motivi che andrò ad elencarvi, non riesco a nascondervi un poco di delusione. Dopo le letture ed i racconti, che sono state anche una delle motivazioni che mi hanno spinto a crearmi questo itinerario che ha come punto finale proprio l'Issikkul, mi aspettavo di trovarmi di fronte all'immensità solitaria cantata da Ajtmatov, che lo narra non come un semplice elemento geografico, ma come un vero personaggio vivente, un santuario mitologico, uno specchio dell'anima. Il contraltare della purezza eterna della natura di fronte alle storture del mondo ed alle sue meschinità. Come racconta nel Battello bianco, forse il suo capolavoro assoluto, il lago, visto attraverso gli occhi del bambino protagonista, è: "...all'estremità della terra dove lo sguardo giungeva appena, con la curva convessa del lago di un azzurro intenso. Lì acqua e terra si toccavano, più oltre non c'era nulla...". E quando finalmente come tutte le sere arriva il battello bianco che scivola silenzioso come un fantasma sulle acque, lui sogna di trasformarsi in pesce per seguirlo e nuotare finalmente libero dalle crudeltà quotidiane. 

Il lago, custode della memoria ancestrale del paese, è lo sfondo della struggente leggenda della Madre Cerva dalle corna ramate, l'animale totemico della tribù kirghiza dei Bugu. Ma anche nel Giorno che durò più di un secolo, il lago, incastonato tra le cime innevate del Tien Shan, è protagonista assoluto con la sua asprezza magnetica che impone un profondo rispetto sacrale. Ora vi chiedo: pensavate di ritrovare queste sensazioni arrivando qui dopo aver letto con attrazione quasi morbosa queste pagine ed esservi fatti una immagine quasi oleografica di questo luogo magico? Lo so che non siete certo degli ingenui appesi al pero e che ovviamente avreste pensato che i tempi sono cambiati in tutto il mondo e poi se un posto è bello, alla fine la gente ci viene attirata in massa e dunque questo solo affollamento rovina tutto. Ovvio. Beh, io no, sono un ingenuo e ci avevo creduto assolutamente e queste sensazioni, che pensavo di trovare qui, in fondo le ho provate ugualmente e proprio queste di fronte al blu assoluto del Sonkul o nel deserto magnetico ed irreale del Karakul, ma qui devo ribadire la mia perplessità. Ora vado nei particolari. Il lago salato di origine endoreica, Issikkul, è di certo una delle meraviglie naturalistiche del mondo. Con le sue dimensioni, con una lunghezza di 178 km, una larghezza di 60 ed una profondità di ben 668 m. ha uno sviluppo costiero di quasi 600 km e si colloca quindi come il secondo lago di montagna al mondo dopo il Titicaca, essendo la sua superficie di 6.236 km2, quanto la provincia di Torino! 

Le rive
In effetti la sua posizione ai piedi di una delle catene montuose più scenografiche del mondo, lo fa collocare facilmente tra le meraviglie della natura e come ulteriore carico vi potete aggiungere che grazie alla salinità, non gela mai anche alle bassissime temperature invernali della zona, fenomeno grazie al quale ha avuto il nome di Lago Caldo (Issikkul). Il lago è poi circondato da sorgenti termali che lo rendono meta ricercata, anche per questo tipo di turismo. Se proprio volete trovargli una valenza negativa, dovrebbe essere accertato che proprio da qui nacque il focolaio della peste nera che nel 1338 dilagò nel mondo arabo e poi in Europa provocando circa 50 milioni di morti. Ma direi che questo riguarda un passato ormai troppo lontano. Percorriamo la riva nord del lago, quella più frequentata dal turismo, in quanto ormai da anni questa zona è diventata il vero e proprio mare per i kirghizi che arrivano dalla capitale e per i kazaki della ancor più vicina Alma Ata, un bacino di utenza di oltre 5 milioni di abitanti, che ha fatto del lago la loro riviera, con un seguito di paesini, di seconde case, di locali, hotel e guesthouse di ogni tipo, che la rendono simile alle nostre popolatissime coste marine, con parchi giochi, centri commerciali, spiagge attrezzate e così via. 

Ma la cosa che più impressione è che nella cinquantina di chilometri che ci portano dalla punta occidentale del lago fino a Cholpon - Ata, il centro turistico più rilevante, abbiamo passato per decine di chilometri aree transennate con le insegne dei costruendi resort che gli investitori internazionali, cinesi, russi e arabi, stanno riversando su questa costa, per costruire decine di migliaia di palazzoni, villette a schiera, miniappartamenti, casette di ogni tipo per appagare i desideri dei nuovi abbienti di questa parte di mondo. Tutto questo in lotti successivi lunghi un chilometro, che sorgeranno tra strada e lago per almeno 30 ettari di superficie ciascuno. Guardare tutto questo e ripensare alle parole di Ajtmatov che canta: "... alla estremità della terra, là dove terre ed acqua si toccano ed al di là non c'è più nulla...", mi turba, mi lascia un chè di amaro. Poi attenzione, non sono nato ieri e probabilmente non è neppure giusto avere questi pensieri di negativa propensione al rimpiangere un passato in cui ti toccava poi solamente una vita di una difficoltà estrema e dove si campava, morendo di fame, se va bene, fino a quarant'anni. Tutto questo non sarà bellissimo da vedere, ma sta portando una marea di posti di lavoro, la gente viene qui e si diverte come facevamo noi bambini sulle nostre riviere, almeno chi poteva, e intorno il paese cresce ed è in grado di far fronte ai bisogni materiali crescenti dei suoi abitanti, non si può negarlo, accidenti e se il senso di infinito, la memoria ancestrale e l'asprezza magnetica del lago si va perdendo a favore delle moto d'acqua e degli scivoli coi toboga, diciamo pazienza e facciamo finta di niente, che questo succede ed è successo in tutte le parti del mondo, con la complicità di tutti e buona notte. 

Vuol dire che arrivato a casa mi rileggerò il Battello bianco, pensando ad un luogo di un pianeta immaginario di un passato che non può di certo tornare, almeno fino a quando saremo 8 miliardi e più su questa terra. E non voglio essere amaro come quei vecchi che rimpiangono alla fine solo la gioventù perduta, cerco solo di essere realista. Noi intanto andiamo avanti tra macchine della polizia in agguato a far multe, con radar ogni chilometro, è il progresso, ragazzo. Procediamo a fianco al nuovo aeroporto non ancora terminato, dai cinesi naturalmente, in modo che qui possano arrivare ancor più rapidamente eserciti di turisti del regno di mezzo, per occupare le nuove stanze presto disponibili. Prendiamo uno stradino laterale che porta fino al lago con una spiaggetta che fa un bell'arco tra gli alberi vicini. Di qui non si vedono palazzoni, ci sono solo un po' di bagnati, famigliole con il borsone dei viveri, ragazze in bikini e giovanotti prestanti dalla bracciata vigorosa, e poi l'acqua salata tiene a galla meglio, si sa, che si cambiano tra gli alberi, alla buona, come quando noi da ragazzi andavamo al fiume vicino alla città. Dall'altra parte del lago, la catena di montagne lontane mostra la frangia di cime bianche. In fondo forse, basta isolarsi un po' tra gli alberi, il rumore della strada con i suoi clacson ed i motori delle auto è lontano e allora ecco che ritrovi, nell'azzurro profondo dell'acqua, nel curvo orizzonte le lago lontano, nell'immobilità di questa superficie dove il sole riflette i suoi barbagli dorati, l'essenza profonda del lago ed il suo conturbante magnetismo e magari immaginiamoci che nel boschetto dietro di noi, ci sia ancora quella Madre Cerva dalle corna ramate, o almeno, speriamo, la sua anima.



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