lunedì 24 agosto 2026

Pam 49 - Considerazioni finali

Pamir - giugno 2026

 

Un altro viaggio è finito, concluso, è venuto il tempo dei riassunti, delle considerazioni, insomma bisogna tirare come sempre le somme sull'esperienza avuta. Ormai sono passati un paio di mesi dal ritorno e quindi credo che i ricordi e le emozioni si siano sufficientemente sedimentati per consentire una presa di visione critica e realistica, meno emozionale insomma, rispetto a quel turbinio di sensazioni che ti sei portato a casa, mentre ancora cercavi di rimettere insieme le idee, cercando di dormire sullo scomodo seggiolino dell'aereo. E questa volta non ci sono dubbi che si sia trattato di un viaggio importante che mi ha permesso di portare a casa un bagaglio di esperienze consistenti, assieme a tutto il resto naturalmente, conoscenze, informazioni, emozioni, storie. Questo non si può etichettare certamente come un viaggio qualunque, visto che si tratta anche di un itinerario abbastanza impegnativo, al quale bisogna applicarsi con attenzione, leggere magari qualcosa prima, per non arrivarci digiuno di quel minimo di conoscenze che serviranno a fartelo apprezzare veramente. Se devo dirla tutta però, mi aspettavo di dover superare maggiori difficoltà pratiche, visto che bisogna affrontare molti chilometri di fuori strada e le quote che si raggiungono sono sulla carta piuttosto impegnative visto che si sta parecchi giorni al di sopra dei 4000 metri, invece, sarà che ormai ne abbiamo viste parecchie, sarà che il nostro amico Jamshed è davvero una garanzia assoluta per tutta la fase organizzativa, siamo arrivati alla fine senza aver avuto difficoltà alcuna e potendo dire di aver apprezzato tutto quanto dovevamo spuntare dal programma. 

Se vogliamo esaminare con calma i vari aspetti, dobbiamo dire che gli interessi che portano dentro di sé questi due paesi sono davvero tanti, anche se sono decisamente misconosciuti. Cominciamo col dire che percorrendo questa via, avrai l'occasione di goderti una natura assolutamente strepitosa, visto che si percorrono migliaia di chilometri tra le catene montuose più alte, più selvagge, più belle ed allo stesso tempo meno conosciute del mondo. Si attraversano zone di alti pascoli punteggiati di yurte bianche che pensavi possibili solo nelle immagini di qualche dipinto esotico. Vedrai catene di monti ricoperte di neve che sfiorano e superano sovente i 7000 metri e che ti circonderanno da ogni parte e valli scavate da torrenti impetuosi che lasciano scoperte fianchi dai colori che crederai artificiali, tanto sono violenti e quasi innaturali. E territori deserti e spopolati, dove ti parrà di perderti per sempre, camminando attraverso terre sconosciute mentre sopra di te un cielo senza confini, punteggiato di stelle quante non ne hai mai viste, tali da farti perdere la voglia di contarle ad una ad una per cedere infine al loro abbraccio totalizzante. Percorrerai deserti di sabbie e di pietra, dove perderti di nuovo dopo esserti appena ritrovato, viaggiando per strade infinite e rettilinee in cerca di qualche forma di vita, qualche tenda, una casa isolata che ti accolga. Oppure al contrario, scendendo su interminabili serie di curve e controcurve per calare di 2000 metri in pochi minuti, mentre le orecchie si tappano e tu guardi gli strapiombi intorno a te con un terrore misto alla brama di non scostare lo sguardo che ammira quasi morbosamente il fondo del baratro che attira il tuo sguardo senza consentirti di levarlo in alto. 

E ancora vedrai fiumi sconosciuti e selvatici che solcano le brevi pianure popolate di mandrie numerose intente a pascolare, pecore, capre, bovini e soprattutto cavalli, bellissimi e fieri che corrono liberi con le criniere al vento, con gli stalloni che controllano le giumente e i giovani puledri appena nati nella primavera incipiente, con la coda sollevata e le froge fumanti. Insomma diciamo che se siete appassionati di natura questo è uno dei luoghi del mondo dove troverete il vostro sfogo. Poi c'è la parte che possiamo definire etnografica e qui davvero per coloro che sono interessati a questo aspetto c'è davvero un interesse assolutamente impareggiabile. L'Asia Centrale in generale e Kirghizistan e Tajikistan in particolare, sono uno straordinario melting pot di etnie a cui poche aree dal  mondo possono paragonarsi. Qui trovi mescolati tra di loro, tutti i popoli nomadi dell'Asia che l'hanno percorsa in lungo ed in largo per millenni, uniti assieme, dopo aver subito le influenze degli imperi e delle culture che si sono succedute in un territorio senza confini, subendone e assorbendone, tendenze culturali, influenze religiose e mescolanze di abitudini. Popoli turcomanni, iranici, mongoli e russi si sono alternati praticamente in ogni tratto di terra, lasciandovi la loro impronta nelle arti, nel costume, nella alimentazione. Dai riti sciamanici agli adoratori del fuoco zoroastriani, al buddhismo, all'induismo e la cultura ellenistica e poi all'Islam e al Cristianesimo, ma anche all'ateismo sovietico, tutto ha lasciato la sua impronta indelebile, che ritrovi continuamente con i residui del passato che ognuno di questi ha lasciato, con costruzioni, opere artistiche, modalità di vivere tuttora riconoscibilissimi. 

E allora cercherai di riconoscere le genti Tajike e poi quelle Kirghize, magari spiando la forma dei loro cappelli o dal taglio degli occhi e poi gli Uzbeki e i Kazaki che sono comunque presenti nelle città e nelle aree di confine, quei confini disegnati sulla carta da mani legate alla politica cieca e inconsapevole e non alla realtà vera di questi luoghi, perché mai come qui i confini  e le barriere sono linee che il nomade non riesce neppure ad immaginare legato com'è al concetto di spazio infinito e privo di limiti, che segue la pista percorsa dal bestiame, che non ha passaporti, ma è in cerca solamente di erba fresca da brucare nella valle successiva. E questa sarà l'esperienza meravigliosa, quella di entrare in contatto con queste genti, tentando di comprenderne il modo di vivere, i desideri, le speranze, cercando di interpretare i cambiamenti inevitabili che si trovano ad affrontare in questa difficile epoca di transizione, ora che possono conoscere il resto del mondo e magari desiderarlo, con i figli alle prese con scelte complicate e spiazzanti, se abbandonare per sempre la cultura dei padri attirati dalle malie di mondi lontani che promettono molto, magari poi facendolo pagare a caro prezzo o se rimanere attaccati ad un passato che potrebbe rivelarsi perdente, mentre la via mediana da percorrere con intelligenza per tentare di ottenere i vantaggi di entrambe le strade, non è così facile da mantenere, in bilico tra le chimere di una presente modernità che troppo alletta e i gorghi di un mondo che certo non torna più e rischia di inchiodarti nel limbo di una nostalgia propria solo degli anziani che rimpiangono gli anni della loro gioventù. 

Questo inoltre è uno dei luoghi dove meglio si può apprezzare e capire l'influenza e l'impatto che la emergente potenza cinese ha e avrà senza alcun dubbio sul resto del mondo. Qui potrete vedere come la Cina sta lavorando per consolidare la sua presenza sul territorio e diventare in un futuro molto vicino l'unico vero riferimento per tutta l'Asia, creando una dipendenza commerciale prima e poi ovviamente anche politica che si possa estendere anche all'Europa. Tutta questa parte del viaggio vi consentirà di trovare in queste terre, spunti di riflessione impareggiabili, oltre a poter fare incontri davvero interessanti. C'è poi in questo viaggio un aspetto immaginifico ed emozionale che non si può certo ignorare o sottovalutare. Percorrerete la via in assoluto più iconica ed importante degli ultimi millenni, in un tratto praticamente obbligato per la giunzione tra oriente ed occidente, quel tratto della cosiddetta Via della Seta che ha permesso a questi due mondi di entrare in contatto, assieme alla presa di coscienza delle indissolubilità di questi mondi stessi. Questa via obbligata è stata percorsa prima dall'armata di Alessandro Magno, che ha portato fino alla lontana India la civiltà ellenica, poi la via è stata percorsa al contrario da quel movimento buddhista che ha portato una nuova fede dall'India alle sconfinate steppe mongole, spargendole nel Tibet ed in tutta la Cina. E' stata poi percorsa da un esercito senza fine di mercanti che nelle due direzioni ha spostato quantità incalcolabili di merci, invenzioni, idee e contatti, dei quali il nostro Marco Polo è solamente il più noto ed il più raccontato capofila ed infine è stata la strada dove una serie innumerevole di eserciti ha scorrazzato per costruire imperi duraturi ed effimeri ognuno dei quali ha prosperato, ha costruito, ha eseguito massacri ed infine è stato consegnato al dimenticatoio della storia sepolto sotto le sue ceneri. 

Ebbene voi poserete i piedi materialmente proprio dove tutta questa gente ha messo i propri, dove è passato Alessandro e poi i monaci che portavano il verbo e poi Marco e Tamerlano e Gengis Khan e tanti, tanti altri e questa vi assicuro sarò una emozione senza pari, che vi porterete a casa sicuramente e che vi sarà indimenticabile. Senza dimenticare le incredibile sensazioni di percorrere per centinaia di chilometri il nascosto ed apparentemente nascosto corridoio di Wakhan, quella strada segreta e creduta irraggiungibile dalla quale ti confronterai ogni ora, ogni minuto, con quell'Afganistan vietato,  immaginato, desiderato e per me ancora precluso, che avrai lì a pochi metri da te per giorni interi, cercando di carpirne immagini e scrutarne i volti che si rivolgono a te al di là del fiume, quasi chiamandoti, sirene danzanti che cantano la loro malia nascoste sotto veli scuri che ti mostrano solamente occhi curiosi e ammaliatori, quasi invitandoti a fare qual salto tra le rocce, sopra quel guado di acqua, di certo possibile, vietato ma vicino in maniera affascinante e morbosa. Ma tutto questo appartiene all'immaginario di un viaggio sognato e apparentemente impossibile che invece si è compiuto per me, come cosa facile e di grande soddisfazione. Infine di certo avrete con voi al vostro ritorno una conoscenza, di certo non approfondita e magari con qualche svarione, visto che è davvero una casa presuntuosa il credere di aver capito un paese dopo esserci stato tre o quattro settimane. Ma tuttavia di molte cose potrete rendervi conto se cercherete di osservare ciò che vi circonda con il minor numero di condizionamenti e preconcetti possibili. 

Intanto vi renderete conto che questi due paesi, benché poco conosciuti e erroneamente ritenuti realtà secondarie di un Asia arretrata, tribale e pastorale, sono nella realtà decisamente molto più moderni e vicini a noi di quanto crediamo. La vita, specialmente quella delle giovani generazioni e delle città, non è poi molto diversa da quella europea. Lo stesso tenore di vita, rispetto a qualche decina di anni fa, è molto aumentato, i giovani studiano all'estero riportando esperienze e idee nuove, le rimesse degli emigranti e le materie prime provocano un afflusso di valuta che migliora progressivamente di anno in anno, la vita della maggior parte della popolazione. Insomma la sensazione, anche se nelle statistiche internazionali questi non sono molto in alto nella scala dei paesi ricchi, è quella invece di due paesi in pieno sviluppo, alla rincorsa di quel benessere materiale diffuso, che appare non poi così impossibile rispetto ad un tempo. Un altro aspetto importante è che molti contrasti etnici che nel recente passato hanno provocato problemi anche gravi, che sono poi quelli che hanno frenato fino a ieri lo sviluppo, siano ormai sopiti, se non completamente dimenticati. A questo contribuisce anche il fatto che pur trattandosi di due nazioni a maggioranza islamica, hai subito la sensazione che ci si trovi di fronte ad un Islam gentile, moderato, niente affatto estremista o radicalizzato, cosa anche questa molto utile a sopire tensioni e problematiche che poi frenano di norma l'evoluzione economica. Certo rimane il contrasto tra i residui della cultura tradizionale e del recente passato sovietico, che ancora ha una importanza notevole nella vita di tutti i giorni, uniti alle spinte che arrivano da occidente e dall'ingombrante vicino cinese, che adesso che ha morsicato l'osso perso per strada dalla Russia, non vuole certo mollarlo. Come in passato chi potrà controllare quella che resta comunque la moderna Via della Seta, avrà l'accesso alla possibilità di essere preminente sull'Eurasia di domani e quindi di conseguenza anche sul resto del mondo. Rimane quindi il fatto che questo è uno dei viaggi più stimolanti che si possano proporre oggi, per tutti i diversi punti di interesse che vi ho elencato. Quindi in ultima analisi, se ne avete voglia, sobbarcatevi la lieve e divertente fatica di esaminarne la vostra fattibilità personale. Nel prossimo capitolo cercherò di darvi qualche dritta generale a questo riguardo




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domenica 23 agosto 2026

Pam 48 - Ma cosa si mangia?

plof


laghman
Il capitolo che riguarda la gastronomia del paese visitato, come ormai sapete, non può mancare al termine della nostra sia pur falsa guida di viaggio, in quanto anche questo aspetto riguarda a buon titolo la cultura di cui vi ho parlato fino ad ora. In Pamir, o meglio in Tajikistan e Kirghizistan, la cucina ha un fil rouge che la accomuna inevitabilmente a quella dell'Asia centrale in generale, visto che questo bacino ha stili di vita e colture agricole molto simili, oltre ad una storia che accomuna i diversi paesi spesso sotto un unico racconto. Intanto devo premettere che il tipo di cucina che vi troverete ad affrontare, ha gusti decisamente vicini al nostro sentire, niente di troppo piccante, niente spezie troppo esotiche che a qualcuno possono infastidire. Insomma sapori abbastanza consueti che non vi costringeranno a scegliere con difficoltà nei menù che vi verranno presentati In ogni caso dobbiamo considerare di essere di fronte ad una cucina che ha tre madri fondamentali, quella turca, che è una delle più famose e apprezzate del mondo, oltre che tra le più variate, quella farsi o persiana che dir si voglia, con una tardiva ma importante influenza da parte di quella slava o per meglio dire russa, visto che il paese è stato parte di quell'impero fin dai tempi dello zar. Non dobbiamo dimenticare tuttavia che essendo questi due paesi al crocevia di commerci da secoli, ha subito influenze anche dalla Cina e dall'India, cosa che, chi ha dimestichezza con questi paesi, saprà notare certamente. 

Shashlik di pollo
Inoltre non dobbiamo dimenticare che questa era parte importante dell'impero mongolo e quindi anche un tocco che arriva dalle steppe, con tutto quello che concerne i prodotti tradizionali dell'allevamento e dai suoi derivati, non può mancare del tutto. Oggi naturalmente, pensando non tanto a fare di questo capitolo un trattato di cucina classica pamira, ma di parlarvi soprattutto di quello che potrete comunemente trovare nei locali che frequenterete come turisti, bisogna sottolineare che con sempre maggiore frequenza vi troverete di fronte ad offerte di piatti che potremmo definire occidentalizzati, a partire dalla consueta pizza o ai piatti di pasta ed a seguire con la colazione che incontrerete nei vari hotel, che potremo tranquillamente definire all'occidentale, con tè, caffè, succhi di frutta, uova, frutta, formaggi, yogurt, dolci vari e pure corn flakes per esagerare, con cui già partirete sazi per la giornata. Ma veniamo alle cose classiche che di certo incontrerete durante il viaggio. Cominciamo con il piatto più importante di tutta l'Asia Centrale, che è senza dubbio il Plov (o Plof), anche questo diventato Patrimonio immateriale Unesco, come la pizza e la cucina italiana, tanto per cambiare. Anche se ve ne ho già parlato fino alla nausea, vi metto qui ancora qualche ultima informazione storica. Secondo alcuni il piatto risale addirittura ad Alessandro Magno, in cerca di un cibo leggero la nutriente adatto all'esercito prima delle battaglie. 

Chorba
Si tratta semplicemente di un riso di varietà indica (quello molto allungato), cotto in un grande pentolone di ghisa, con ogni tipo di aggiunta di carne, principalmente di montone e verdure varie, inclusa frutta secca, tra cui non può mancare l'uvetta. Ogni famiglia ha la sua ricetta e si dice ce ne siano almeno 200 versioni diverse. Tra le spezie non mancherà come spezia di base, lo zafferano, che dà al piatto un sapore tutto sommato nostrano. Per tradizione va cotto all'aperto e curato dagli uomini e di solito viene servito a pranzo. Difficilmente non vi piacerà, essendo un gusto a noi vicino, fate tuttavia attenzione se lo mangiate in campagna dove le condizioni igieniche possono essere più critiche e sul pentolone nero in cui qualcuno continuerà a rimestare con un lungo cucchiaione di legno, aleggeranno di solito nugoli di mosche verdognole. Quindi non ti sarà ben chiaro che questo ininterrotto lavorio sia necessario per avere una cottura omogenea o non invece per tenere lontane le mosche di cui sopra. L'altro piatto classico sono gli spiedini (Shashliki) di varia natura, con carne di montone, di pollo o altro, di carne tritata con spezia, (poca) e aglio e cipolla o costituita di bei pezzettoni di carne marinata e succosa, che deve essere alternata a pezzi di grasso della coda, che gli conferiscono un buonissimo sapore. 

Non
Una variante che si trova dappertutto è quella in cui i pezzi di carne sono avvolti da un sottile strato di lardo e che vengono denominati Napoleon e che sono particolarmente succulenti. Sono l'altro piatto classico che troverete dappertutto e che non vi deluderà. Il terzo prodotto imperdibile di cui apprezzerete anche la fase della produzione che di certo avrete la possibilità di vedere durante il vostro itinerario è il pane Non (o in russo Lepioska), dalla forma inconfondibile, che si produce attaccando la forma preparate a mano, alle pareti roventi del tipico forno che si trova in ogni casa (tandoor) e comune in tutta questa parte di Asia fino all'India. Si tratta di una ciambella rotonda lievitata più o meno grande, con i bordi rilevati che gonfiano durante la cottura, sorprendentemente croccante, almeno fino è ancora tiepido e davvero buonissimo, a cui non sarete resistere fino a che il pezzo non sarà finito completamente. La superficie superiore del pane è sempre ricoperta di disegni prodotti con un piccolo strumento ricco di punte che formerà forme di fiori circolari sulla superficie dorata, ricoperta di semi di sesamo o di papavero. Pensate che il grande sapiente di medicina Avicenna lo consigliava assieme al Plov, come cura per le malattie debilitanti. Di norma se si viene invitati, è d'uso portare queste forme di pane come buon augurio. L'altro pane che si trova comunemente nei mercati o nelle panetterie è quello russo, a forma di pane in cassetta col nome (russo) di Xleb (pronuncia aspirata). 

Zuppa di verdura
Illustrati quindi i punti principali, gli assi portanti di questa cucina, passiamo a quanto vi potrà capitare di trovare durante il vostro giro. Altro piatto classico a metà strada tra la cucina russa e quella sinotibetana sono i Manty, (simili ai Pelmeny russi o ai Momo tibetani, detti anche Beljash o Tushbera e Chusuani in Kirghisia), classici della pasta ripiena, in pratica fagottini ripieni o di carne e cipolla o altre verdure, cotti in brodo o a vapore e conditi con aceto, smietana, burro o grasso di montone. Tra i primi ci sono poi i Laghman, tagliatelle tirate a mano, assimilabili ai noodles, servite in zuppe di carne e vegetali. Tra le zuppe si usano il Borsch alla russa, zuppa di barbabietole e anche porridge di ceci e zuppe di fagioli con latte ed erbe aromatiche e la Chorba (alla turca), una zuppa di carne. Naturalmente esistono moltissime altre varianti. Un antipasto molto comune, servito spesso durante il giorno come intermezzo o come cibo di strada sono i Samsa, involtini di carne e verdure, dalle ricette varie, impastellati e fritti (derivati dalle Samosa indiane),spesso sono chiamati Piroshki alla russa, ripieni di carne, verdure o anche dolci. L'altro classico sono i Dolma, involtini in foglie di vite, comuni dalla Grecia, alla Turchia e al Caucaso. La carne viene ovviamente servita anche come stufato, come il Nahot tajiko, di montone con i ceci. 

Shashlik di bovino
Più tradizionalmente kirghizo è il Beshbarmak, (cinque dita, perché si dovrebbe mangiare con le mani)tagliatelle con carne di agnello o di cavallo in brodo. Molte sono varianti con carne di cavallo, oltre che di bovino e fegati e interiora che vi consiglierei di lasciar perdere. A Bishkek si sente anche l'influenza della cucina uigura con piatti a base di spaghetti di riso freddi (fintyozi) o con salsa di carne e verdure (gyanfan).Molto comune l'Ashljanfu, noodle freddi con uova e gelatina. A contorno sono sempre servite insalate varie di stampo russo, con prevalenza di lattughe, pomodori e cipolle (attenzione al crudo). In Kirghizistan con gli shashlik vengono frequentemente serviti degli sgonfiotti di pasta molti simili al nostro gnocco fritto. I dolci sono frequenti sia la mattina a colazione, sia con le pause col tè che potrete fare nei locali chiamati appunto Chayhana, un tempo frequentate solo da uomini, ma adesso diventati normalissimi locali dove si può anche mangiare e che servono appunto, di base il tè verde con Halva e dolcini vari. In Tajikistan è anche in uso la variante di thè col burro detta Shirkoy, un po' come in Tibet, bevanda fortemente energetica specialmente servita in inverno. Questi sono molto dolci per il nostro gusto e ricchi di miele e frutta secca, inclusa la pasta di datteri, molto vicini al gusto turco e mediorientale. Uno dei classici è, come ho detto, l'Halva, miscela semisolida di farina e ghee (il burro chiarificato comune nel subcontinente indiano) a cui viene aggiunta ogni cosa a seconda del tipo, dal cacao, alla frutta secca, alle arachidi. 

Yogurt
Un'altra delle materie prime di base di questa cucina è, come ho già rimarcato, costituito dalla enorme varietà della frutta secca, che comincia con la principale, sicuramente l'uvetta che troverete in una enorme tipologia di varietà, poi ci sono le albicocche (davvero ottime), fichi, meloni, mele, prugne, cachi, cotogne, pesche, ciliegie, frutti di bosco e naturalmente datteri, noci e altre frutta a guscio. Queste rientrano in quasi tutti i piatti, dai primi ai dolci. Un accenno al problema dei vegetariani. Qui non c'è assolutamente una cultura di questo tipo, visto che la cucina è costituita essenzialmente di carne, tuttavia, anche per chi la esclude, non mancano le possibilità, in quanto avremo appunto le insalate, le zuppe di verdura e la verdura cotta e bollita, arricchita da uova. I latticini presenti in quantità faranno il resto. Abbiamo trovato anche qualche ristorante di livello superiore che segnalava in menù piatti vegetariani, comunque la vegetariana che era con noi non ha avuto problemi di sorta. E passiamo infine alle bevande, ovviamente troverete sempre e dappertutto e soprattutto di default nelle camere di tutti gli alberghi, le benedette bottiglie sigillate di acqua imbottigliata, che vi consiglio caldamente, assieme alle solite bibite gasate occidentali, poi come già detto il tè, verde o nero, e più raramente, specie in famiglia il Kompot, costituito da conserve di frutta in composta, uno dei diversi metodi di conservazione in alternativa all'essiccazione e il Kvas, un leggero fermentato acidulo e dissetante, della mollica di pane e lievito  avanzato, frutto entrambi della cultura russa. 

kurut
Ci sono poi tutti i derivati del latte. Formaggi, poco variati però, e tutta la serie degli yogurt, del kefir e infine kumis e ayran (leggermente alcoolici) e Kaymak (una crema dolce) oltre al famoso Kurut, le palline di yogurt dure usate come snack di cui vi ho già spesso parlato e che si trovano dappertutto. Con il Kurut si prepara il Qurutob, uno dei piatti tradizionali più antichi e caratteristici delle zone montane del Tagikistan. Questo viene preparato sciogliendo il Kurut nell’acqua e versandolo sul fatir (un pane tipo Non) spezzettato a striscioline, con l’aggiunta di cipolla, erbe aromatiche e, a seconda della variante, anche verdure, producendo uno dei piatti più rappresentativi della cucina tradizionale tagika.  Se sarete invitati in qualche famiglia, l'uso è un grande pranzo in cui non mancherà il plov e dove tutte le vivande vengono servita su un grande tappeto centrale attorno a cui tutti si siedono. Bisogna fare un cenno anche agli alcoolici, che sebbene si stia parlando di paesi in cui la maggioranza delle popolazione è musulmana, rimangono comunque paesi laici a tutti gli effetti e pertanto questi sono piuttosto diffusi, risalendone la tradizione ricca fin dall'antichità, con poeti e sapienti che ne esaltavano l'uso, a partire dal più noto Ommar Khayyam che gli dedicò moltissime delle sue famosa quartine. Quindi a partire dalla Vodka, diffusa ovviamente in periodo sovietico, nella tradizione delle feste importanti, come i matrimoni era d'uso anche champagne sovietico e caviale. Si passa ad un buon Koniàk, come si continua a chiamare, distillato di vino, che vi consiglio di provare ed eventualmente di portarvi a casa come souvenir, alla birra, discreta. Abbiamo poi tutto il capitolo vino di cui si spaccia una antica produzione tradizionale e mi sembra ci siano cantine che offrono degustazioni a cui è possibile organizzare visite, quella dove siamo passati noi, lo vendeva solamente nello spaccio aziendale. Se avete tempo pianificatene una che son sempre cose interessanti. E con questo direi che vi ho detto e descritto quasi tutto quanto vi potrebbe capitare sul tavolo.

Pizza con carne e formaggio alla mediorientale



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sabato 22 agosto 2026

Pam 47 - Addio Kirghizistan

Piazza Ala-Too - Bishkek - Kirghizistan - giugno 2026

 

Piazza Ala-Too
Non c'è dubbio che per un breve giro conoscitivo di Bishkek, bisogna partire dalla centrale piazza Ala-Too, attorno alla quale ci sono le cose più importanti da vedere e visto che in questa città non ci sono monumenti di particolare rilevanza, diciamo quelli da non perdere assolutamente e quindi passeggiare per il centro rimane il modo migliore per cercare di capire questa strana città, che presenta una commistione di situazioni e di tendenze che rappresentano esse stesse il suo peculiare interesse. Del curioso nome abbiamo già detto, ma il fatto che il toponimo richiami la definizione del bastone duro e nodoso con la punta rigonfia, con il quale si agita la zangola per fare il kumis, il latte fermentato di giumenta, bevanda nazionale, e che questo abbia dato luogo ad innumerevoli doppi sensi, non è fondamentale, infatti è probabile che l'attuale nome, richiami per assonanza il nome di origine Pishpek, anche se ci sono innumerevoli leggende come quella che fa risalire l'attuale nome della città alla moglie sbadata di un pastore che dimenticò il bishkek di famiglia proprio nell'accampamento in questa valle dove si erano fermati per la notte e il marito disperato, che mandò indietro i tutti i servitori a cercarlo perché questo è considerato una delle ricchezze della famiglia e porta sfortuna perderlo, fece sì che questo posto venne poi nominato come il Luogo del bishkek. 

Ma come avvenne per molte altre città sovietiche da 1926 al 1991, prese il nome del generale Frunzé eroe dell'armata rossa, per ritornare appunto all'attuale nome solo dopo l'indipendenza. Non dobbiamo dimenticare infatti che Bishkek è ancora una città squisitamente sovietica nell'anima, anzi forse si può definire come la più sovietica rimasta in tutta l'Asia Centrale. E' quella maggiormente che mantiene ancora le strutture architettoniche e la configurazione cittadina di quel periodo, anche se i nuovi modelli si stanno facendo strada, al momento senza snaturare troppo la struttura urbana. Qui infatti la lingua maggiormente parlata è il russo, visto che accanto ad un 60% di popolazione di etnia kirghiza, al tempo stesso ne è rimasta ancora almeno un 20% di provenienza russa o ucraina (che alla fin fine sono la stessa cosa, anche se loro non lo credono), spesso molto ben inserita nel tessuto sociale locale e che fino a pochi anni fa le scuole kirghize si svolgevano esclusivamente in russo. Però la gioventù cresciuta nel tempo dall'indipendenza in poi, visto che sono passati ormai 35 anni, è estremamente moderna  come mentalità e, oltre a presentare un substrato culturale molto vivace, dovete considerare che sono presenti in città moltissime università assai frequentate, da ragazzi e ragazze, che mostrano un gran desiderio di uniformarsi a quello che le televisioni di tutto il mondo trasmettono. 

In ogni caso, conoscere un po' di russo si rivela utilissimo per cavarsela in città. Il centro è il luogo dove più vedi tutto questo, gruppi di giovani che si trovano, che si incontrano, che partecipano a spettacoli e a manifestazioni culturali. Di veli sulle teste femminili, se ne vedono pochissimi, tuttalpiù qualche foulard messo alla meglio a proteggere gli chignon di capelli nerissimi che diversamente vengono lasciati scorrere senza freni. Le minigonne o i pantaloncini strizzachiappe di jeans che vanno così di moda anche da noi, sembrano essere diventati l'uniforme ufficiale. Insomma guardando i gruppetti di ragazzi e ragazze attorno alle università o davanti ai caffè, potresti crederli come appartenenti ad un qualunque paese europeo, senza sforzarti troppo. Comunque sia i due grandi spazi che costituiscono la piazza sono pieni di gente tranquilla che passeggia negli spazi pedonali con carrozzine piene di bambini vocianti e l'atmosfera generale che si avverte è davvero piacevole. In fondo la città è curiosamente piena di contraddizioni un po' anacronistiche, da un lato questo passato sovietico che non se ne vuole andare, in questo un po' a somiglianza delle altre repubbliche Centro Asiatiche, che le statue di Lenin non le hanno abbattute, ma solo spostate in zone un po' meno visibili, quasi un poco se ne vergognino, ma alle quali tuttavia non vogliono rinunciare.

Soldato
Ma dall'altro lato tutti sembrano presi dalle nuove tendenze alle quali non si vuole certo rinunciare e la città sembra tirata per la giacchetta dalle tante anime che la compongono, ognuna dalla sua parte; quella russa che rimane pur sempre un modello ricco, almeno fino a quando non si vorrà autorovinare per delle paturnie di dominio che forse sarebbe meglio accantonare, (non dimentichiamo che l'economia del paese dipende per quasi il 30% del PIL, dalle rimesse degli emigranti dalla Russia); da quella turca, che rimane comunque un modello etnico di riferimento, di certo non si può disconoscere le ascendenze nomadiche che affondano da millenni nelle sconfinate praterie mongole da percorrere in groppa a cavalli selvaggi ed infine da quell'imprinting islamico che oltre a raccomandare una fede ed uno stile morale, rimanda ai modernissimi richiami che arrivano dai paesi del golfo, che stanno ormai a significare ricchezze smisurate e nuovi equilibri mondiali. Tutto questo si avverte passeggiando per questo centro tutto sommato gradevole. Secondo me e mi sembra che queste siano più o meno le stesse sensazioni che leggo in giro per la rete da chi visita questa città, queste sono le sensazioni che senti a pelle, ponendo più attenzione alle facce delle persone che si incontrano nelle strade che non alle architetture che non attireranno la vostra attenzione più di tanto. 

Manas
Comunque sia sottolineo nuovamente il mio disaccordo con quanti me l'avevano bocciata come una brutta ed anonima città priva di interessi. Se hai voglia di cercare, scavando appena sotto la sabbia superficiale del giudizio banalizzato di chi cerca solamente Colossei o torri Eiffel, di interessi si riesce sempre a trovarne, e direi anche per nulla banali, cose che servono a cercare di capire, questi mondi per noi poco conosciuti e generalmente sottovalutati, messi in un calderone unico privo di distinzioni. Noi intanto ci fermiamo davanti alla grande bandiera che svetta su una lunga asta e aspettiamo un attimo per assistere al cambio della guardia, che sta per partire, come si vede dai tre militari che brandiscono l fucile in fondo al vialetto e dalla gente che comincia ad assieparsi per godere dello spettacolo. Il vessillo rosso sventola altissimo mostrando il curioso simbolo al centro, che rappresenta l'incrocio delle bacchette alla sommità della yurta, l'abitazione base del paese. Dopo un po' ecco arrivare i tre soldati che con ritmato passo dell'oca vanno a dare il cambio ai due che stanno al riparo di una specie di tettoia posta proprio sotto l'asta della bandiera. Un rito che si ripete quasi uguale sotto tutti i cieli di tutti i continenti. Proprio di fianco la statua di Manas si protende orgogliosa, testimone del cambiamento dei tempi, avendo spodestato quella precedente con la mano protesa al sol dell'avvenir. 

Di certo lui, eroe storico oltre che frutto di un mito, non teme i ricambi politici che spesso preludono a questi cambi di indirizzo. Ma il vecchio Lenin non se ne avrà a male, anche se seminascosto dietro al museo della storia, posto un poco più indietro; lui comunque il suo pezzo di storia nei libri se lo è già conquistato e probabilmente non ha bisogno di troppa stereotipata prosopopea iconografica. Lasciamo anche la piazza della Vittoria col suo pomposo monumento con la fiamma al centro di granito rosso, che naturalmente richiama la forma stereotipata della yurta, sullo sfondo le nuove case nascondono anche il profilo lontano delle montagne incappucciate di bianco, mentre non lontani, invece svettano le punte dei minareti della nuova grande moschea. Ormai è un po' un vezzo comune che nei paesi islamici poveri, quelli ricchi finanzino la costruzione di magniloquenti edifici religiosi, quasi volessero marcare il territorio, come abbiamo visto anche in Tajikistan, in Uzbekistan, in Mauritania, tanto per citare gli ultimi visti e in queste operazioni generalmente si distinguono emirati, qatarini e altri paesi del golfo, in questo caso invece si è trattato della Turchia. Traversiamo poi i parchi a ridosso della piazza. Quello delle querce, costituito addirittura nel 1890, piacevolissimo e fitto di alberi quasi come un bosco e tante, tantissime statue di uomini illustri. 

Tutti lo conoscono con questo nome anche se è stato credo, recentemente dedicato al grande scrittore e orgoglio nazionale Cinghis Ajtmatov, che ha saputo cantare in tutte le sue opere l'amore e l'anima di questo paese e mi sembra assai giusto che lo abbiano ricordato in questo modo. Vicino, l'altro parco Panfilov, in omaggio alla divisione asiatica che difese Mosca durante la guerra patriottica. Anche qui tanta gente che passeggia, che prende il fresco sulle panchine, coppiette in cerca di intimità e famigliole che fanno scorrazzare i pargoli. Prendiamo poi la Chuy avenue, che ti consente di avere un colpo d'occhio decisamente completo delle linee architettoniche cittadine che si mescolano tra di loro in questa che rimane l'arteria più importante della città. Sfilano via via il palazzo del parlamento, nel caratteristico stile brutalista sovietico, la Filarmonica, il Municipio, col suo colonnato neoclassico altro esempio dello stile sovietico ed il famoso cinema Ala-Too con la sua facciata curva ed i pannelli in bassorilievo e la Torre dell'orologio, classico simbolo urbano. Le case, anche abitative, molte restaurate di recente, recano dove è possibile, grandi murales che forse vogliono raccontare la voglia di modernità della citta e di chi la vive. E poi è tutto un seguito di bancarelle di street food, negozi e vetrine, nelle quali brillano anche marchi famosi e altri negozi del lusso. 

Al Supermarket
Facciamo prima una sosta al KFC che ha ormai conquistato la sua posizione anche da queste parti, per un gelato di plastica, proprio di questa griffe e poi facciamo un giro in un supermercato della SPAR. Mi piace sempre molto dare un'occhiata a questi locali che rappresentano sempre un punto di paragone molto interessante in ogni paese. Lo trovo molto fornito soprattutto di beni di provenienza occidentale. Noi siamo presentissimi con Barilla e Ferrero naturalmente, dalla Nutella ai Kinder di tutti i tipi, meno male che qualche cosa riusciamo ancora a vendere all'estero. Arriviamo fino all'Università e nel giardino prospiciente c'è un gran via vai di giovani, che appaiono a gruppetti, molto allegri e numerosi, coi fascicoli in mano, intenti a discutere tra di loro, senza distinzioni di sesso. Alla fine cammina cammina arriviamo a piedi fino al nostro albergo, che non era poi mica così vicino. Breve sosta e poi verso le 6:30 riprendiamo un taxi per tornare nella piazza centrale, non prima di aver fatto tappa al ristorante Lesnoy, dove, riconosciuti, riceviamo il trattamento che si riserva ai vecchi clienti affezionati. Poi viene il momento del giro nella piazza, l'ultimo saluto a questa città, che se non volete definire bella, rimane comunque un posto piacevole dove passeggiare. 

La grande fontana che occupa quasi completamente la parte sinistra della piazza partendo dal centro, è completamente illuminata ed ogni zampillo d'acqua viene rischiarato da colori che cambiano continuamente, creando un bellissimo effetto caleidoscopio. Gli spazi intorno sono affollatissimi di gente che passeggia, famiglie, giovani, bambini che corrono, che si muovono attraverso gli spruzzi bagnandosi a più non posso come si fa dappertutto. Un luogo davvero gradevole per un'addio. Di fronte la grande bandiera sventola alta nel cielo nero come volesse davvero darci il suo ultimo saluto, silenzioso ma al tempo stesso carico di affetto. La notte ha ormai completamente cancellato le cime lontane, quasi volesse farcene svanire anche il ricordo. Il mattino dopo, solo l'ordinaria amministrazione di arrivare col taxi fino all'aeroporto ancora in fase di rimessa a nuovo, con la necessità di fermarsi a quasi un chilometro di distanza per l'ingorgo di traffico, cosa che ti costringe a raggiungere l'aerostazione a piedi, trascinandoti le valige che per fortuna ormai hanno le rotelle. Quasi un invito a rimanere qui ancora un po', per vedere le cose che non sei riuscito a spuntare dall'elenco; invece devi ancora portare con te il solito senso di malinconia nel lasciare un paese che molto probabilmente non rivedrai mai più e te ne dispiaci, naturalmente, mentre l'altra metà della tua mente, traditrice, già corre dietro ai tanti programmi futuri. Come è leggero e infedele l'uomo!

Abiti da sposa



SURVIVAL KIT

Il parlamento
Cose da vedere a Bishkek - Capitale di circa 1 milione di abitanti, sovietica e moderna al tempo stesso, non presenta attrazioni di particolare interesse, ma molte piccole cose a cui dare un'occhiata per capire lo spirito della città e anche del paese stesso. La maggior parte delle cose si trovano lungo la direttrice principale della città che parte dalla centralissima piazza Ala-Too, da cui partire per esplorarla. Qui su un pennone di 45 metri sventola la bandiera, sotto la quale si può assistere al cambio della guardia. Lungo questa arteria ci sono tutti i principali palazzi del potere in cui distinguere facilmente lo stile sovietico, da quello degli edifici più moderni. Abbiamo poi il monumento all'eroe mitico Manas e dietro il museo della Storia. Di seguito il parco delle Querce, intitolato ad Ajtmatov e popolato di statue di personaggi illustri. Il monumento a Lenin un tempo sulla piazza Ala-Too è stato spostato per discrezione dietro al Museo. Abbiamo poi la Piazza della vittoria col monumento ai caduti e la moschea della città finanziata dalla Turchia. Il Parco Panfilov ha la forma di una stella a cinque punte e conferma la passione sovietica per questi luoghi di rilassamento cittadino a disposizione della popolazione. Interessante come sempre l'Osh Bazar, in cui ritrovate l'Asia e l'altro fuori città, il Dordoy Bazar, per grossisti, costruito di soli container su oltre 100 ettari, dove emerge l'anima commerciale del Centro Asia moderno. Sparsi per la città molti mosaici sovietici, tra cui il più famoso del grande artista Aitiev nel palazzo dell'università. Infine c'è, mi dicono un interessante giardino botanico di oltre 120 ettari.

Il municipio


La bandiera
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