venerdì 19 giugno 2026

Pam 3 - Il Pamir di Marco Polo

 


Come vi ho detto il tracciato di questo itinerario non nasce solamente dai racconti degli amici e dalla voglia inconfessata di riempire ultimi spazi bianche della mia personale cartina dell'Asia Centrale, voglia un po' sciocca, lo capisco, ma comprensibile per chi ha presente quale siano le manie collezionistiche dell'anziano. Ma a tutto questo si aggiunge anche quell'interesse grande che ho per il seguire con fanatica attenzione le pagine del Milione, visto che ne ho percorso la via descritta con minuzia dal Veneziano e che mi mancavano appunto solamente questi capitoli che vorrei segnalarvi in modo che se qualcuno volesse andare a dare un'occhiata li possa trovare senza difficoltà. Siamo nel capitolo 32 del Milione, edizione antica, da dove comincia il nostro itinerario e già qui potrete notare come la carovana dei tre Polo, in questo loro secondo viaggio non stiano percorrendo il tratto nord della Via della seta, arrivando al Pamir dopo aver attraversato l'Uzbekistan, come faremo noi arrivando alla valle di Fergana da Taskent, ma passando per la via del sud, giungendo quindi dall'Iran e traversando la parte nord dell'Afghanistan (maledizione, questo pezzo, benché breve, mi mancherà per sempre?). Questo tratto nord lo avevano invece percorso il padre e lo zio nel loro primo viaggio e noi lo seguiremo pedissequamente. Ma vediamo cosa racconta Marco:

"Quando l'uomo si parte di Baudascia si va dodici giornate tra Levante e Greco su per un fiume, ove à castella e abitazioni assai, la gente è prode e adorano Malcometto...E quando l'uomo va tre giornate innanzi, va pure per montagne e questa si dice la più alta montagna del mondo. E quando l'uomo è su quella, truova un piano tra due montagne (l'altopiano del Pamir tra Hindukush e Karakorum) ov'è molto bello pasco e havvi un fiume molto bello grande (il fiume Oxus nel corridoio di Wakhan) e sì buona pastura che una bestia magra vi diventa grassa in dieci dì. Quivi hae tutte selvaggine e havvi montoni salvatichi assai e grandi, e hanno lunghe le corna sei ispanne, o almeno quattro o tre e in queste corna mangiano li pastori che ne fanno grandi iscodelle; e per questo piano si va bene dodici giornate senza abitazione e non si truova che mangiare. Niuno uccello non vi vola, per l'alto luogo e freddo, e il fuoco non v'à lo colore ch'egli hàe in altre parte, non è sì cocente colà suso...  Qui la gente dimora nelle montagne molto alte, adorano idoli e son salvatica gente e vivono delle bestie che pigliano, loro vestitura è di pelle di bestie e sono uomini malvagi. E or lasciamo questa contrada e diremo della provincia di Kasciar." (cap. 36)

E certo in questo racconto si leggono cose di grandissimo interesse e dovrebbero far vergognare quei detrattori che dubitavano che il nostro conterraneo avesse davvero effettuato questo viaggio. Si comincia con la descrizione puntuale, quale solo un uomo che l'abbia vista con i suoi occhi può fare e bisogna meravigliarsi, a mio parere della acutezza delle osservazioni riportate che si può dire ragionevolmente che sfuggirebbero ai più. Parliamo infatti della zona dell'odierna Badakshan, situata nella parte nord orientale dell'Afganistan, la cui giurisdizione allora si estendeva fino al Tagikistan, raccontando delle ricchezze dei suoi allevamenti e precedentemente delle sue miniere che davano rubini magnifici (i balasci) e lapislazzuli (il blu). Inoltre è interessante il cenno che fa alle greggi di grandi pecore selvatiche dalle corna enormi, che furono poi battezzate anche dal mondo scientifico col suo nome, le Pecore di Marco Polo (Ovis ammon polii), che popolano queste quote da tempo immemorabile. Interessanti anche le osservazioni sulla mancanza di uccelli in volo a causa della estrema altitudine e sugli effetti che questa altezza ha sul fuoco, che non riesce a cuocere bene gli alimenti. 

Ricordiamo che man mano che la quota aumenta l'acqua bolle a temperature sempre più basse, qui nei punti più elevati si raggiungono a stento gli 80°C, con le conseguenti difficoltà di cottura. Tuttavia non manca di sottolineare l'estrema salubrità dell'aria e ricordiamo che proprio in queste zone a carovana si fermò per quasi un anno a causa di una grave malattia che colpì proprio Marco. Ma credo malignamente che la lunga sosta fu messa a frutto col commercio dei meravigliosi balasci che dicerto venivano via a poco. Tra le altre osservazioni, il buon Marco non manca di rimarcare la combattività e la assoluta decisione nel non sopportare alcuna signoria straniera da parte degli Afgani, cosa che evidentemente è rimasta costante attraverso i secoli. La strada per arrivarci procedeva attraverso il famoso corridoio di Wakhan, lungo il fiume Oxus, che a lungo segna il confine tra Tagikistan e Afganistan, che anche noi percorreremo per alcuni giorni, prima di salire definitivamente sull'altopiano del Pamir, tra vette di incommensurabile bellezza, che se non sono davvero le più alte del mondo del vicino Himalaya, superano spesso i 7000 metri e si distinguono per essere assolutamente fuori dalle rotte più inflazionate degli scalatori della domenica che oramai si fanno portare quasi a braccia fino in cima alle più note, pur di poter dire di esserci arrivati, perdendoci magari la pelle. 

Ma si sa che oggi, basta pagare e ti portano pure al polo Sud a cavalcioni. Lungo questo itinerario lui, da bravo estensore di quella che era anche una vera e propria guida turistica, il primo vero Baedeker che dava consigli di viaggio attraverso le terrae incognitae del tempo, suggerisce di portare sempre con sé cibo e bevande, perché non si trova nulla in quelle lande spopolate; nel nostro caso invece, speriamo che ci pensi l'amico Chamsid che si dovrà anche preoccupare di trovare qualche yurta accogliente o qualche homestay di altura dove trovare riparo per la notte, per non far schiattare i vecchi lungo la strada, sperando che non ci si debba rapportare con salvatica gente, come diceva lui. Insomma credo proprio che ci sarà da divertirsi, anche se, pensandoci bene, come vi ho detto, dato che queste note sono state scritte prima della partenza e voi le leggerete dopo quello che dovrebbe essere lo sperato arrivo, in caso di deprecabile risultato avverso come si dice, al rientro della salma, del quale dovreste essere avvertiti, potrete leggere queste parole, con un altro atteggiamento e con un leggero senso di cordoglio, anche se preferirei anche in questo caso strapparvi una risata. A presto.


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giovedì 18 giugno 2026

Pam 2 - L'ispirazione

da Tripadvisor

 

Da anni sognavo di usare questa frase, ma se state leggendo questo post significa che il viaggio c'è stato e probabilmente, ma lo sapremo nei prossimi giorni, sono pure tornato a casa. Come vi ho detto, siamo rimasti fino all'ultimo appesi all'ansia della conferma della partenza, visti i venti di guerra e di penuria di carburante che si rincorrono da settimane, ma alla fine sembra che siamo riusciti a mettere il piede sulla famosa scaletta dell'aereo e con buona pace di tutti, muovere il lungo giro che ci condurrà al punto dove ci eravamo lasciati qualche mese fa. Già, risaliamo infatti a come è nata questa idea e questo itinerario. Indubbiamente ogni volta tutto nasce da suggestioni antiche e alla fine, da casualità contingenti che si incrociano ad esse in maniera inattesa. Infatti questa Asia Centrale che non può non affascinare qualunque viaggiatore e che avevo percorso per lavoro venticinque anni fa, mi aveva lasciato nel sangue scorie inestinguibili che, come in tutti i casi di droghe leggere o pesanti che siano, non riesci mai del tutto a smaltire e che rimangono lì, latenti, destinate a farsi vive anche dopo anni che ne hai smesso l'assunzione, e quando qualcuno, per caso, ti offre il destro, non riesci più a tirarti indietro. Dunque dicevo, l'Asia Centrale è diventata in effetti piuttosto di moda tra i viaggiatori e vedo che tutte le agenzie l'hanno messa in lista con soluzioni tra le più varie. Ormai anche l'Afganistan è percorribile, pare senza problemi ed è tornato in catalogo dopo anni, alla faccia dei MAGA. 

Poi, subito dopo, tra quelle che ho chiamato suggestioni, arriva subito la mia passione smodata per Marco Polo e il suo libro, cosa che mi ha condotto a ripercorrere praticamente tutta la Via della seta, in ogni suo tratto, cosa che mi ha consentito di poter apprezzare il fatto che il nostro ha descritto ogni punto, zona e paese da lui attraversato con una tale  puntuale veridicità, da poter essere riconosciuto senza infingimenti ancora oggi dopo750 anni. Di questo lungo itinerario durato 24 anni, mi mancava solamente un ultimo tratto, la strada del Pamir che si snoda tra le più alte vette del mondo tra Tagikistan e Kirghizistan, prima di scendere nel deserto del Taklamakan raggiungendo Kashgar, l'antica capitale Uigura da cui avevamo cominciato la nostra cavalcata attraverso tutto il nord cinese esattamente un anno fa. Un tratto impegnativo e complicato da percorrere visto che sale in una zona impervia appunto tra vette di settemila metri, con passi oltre i quattromila. Aggiungi a questo come ulteriore carico, i racconti che mi ha fatto una mia cara collega laureata in letteratura russa sui libri di Cyngyz Ajtmatov, probabilmente il più grande tra gli scrittori kirghizi, di cui sono ultimamente riuscito a procurarmi con una certa difficoltà due lavori, I Racconti e il Battello bianco, opere assolutamente affascinanti in cui racconta la sua terra in termini onirici e ricchi di suggestioni ataviche, che vi consiglio e di cui vi parlerò più dettagliatamente, anche se faticherete a trovarle visto che si tratta di pubblicazioni di romanzi degli anni sessanta ormai fuori catalogo. 

Tutto questo ovviamente forma un brodo di cultura e di coltura ovviamente che rimane lì a sobbollire per anni, fino a quando non si aggiunge a tutto questo la casualità, quell'ingrediente che porta finalmente a catalizzare la pozione mortale che fa partire l'operazione. Infatti una mia amica, grande viaggiatrice, ha compiuto questo tratto lo scorso anno e non solo, me ne ha raccontato meraviglie, ma mi passato, da consueta pusher, anche le coordinate del signor Chamsid, che si occupa appunto, con il suo mezzo ti scarrozza per tutto questo itinerario cercando di farti apprezzare le sue bellezze. La strada  parte da Taskent, la capitale uzbeka che avevamo lasciato nell'scorso settembre dopo aver attraversato quello straordinario paese in lungo ed in largo per poi percorrere la valle di Fergana fino a Dušanbe la capitale tagika ed infine inerpicarsi lungo la Pamir Highway per raggiungere Biskek la capitale kirghisa, quasi al confine cinese, da cui si scende nello Xinjiang. La mia amica ne è rimasta entusiasta, io vi dirò relazionandovi come sempre i dettagli andando avanti almeno un paio di mesi se avrete la pazienza di seguirmi. Con questo viaggio, la mia personale Via della seta, sarà finalmente compiuta, assieme ai paesi di questa area del mondo, percorsa dai pastori e dai mercanti di secoli passati. Noi invece, turistame di bassa lega che queste tratte le facciamo solamente per il nostro divertimento ed al limite per appagare le nostre voglie di conoscenza, le affrontiamo certo con una altro spirito, poca avventura, tanta organizzazione e soprattutto in tasca il biglietto per tornare a casa. Comoda la vita, eh! Altro che viaggiatori. Va bene, ci sono peccati peggiori da scontare nelle nostre prossime vite, state tranquilli.


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