Sotto la scorza
piccole perle rosse -
Dolce il mistero
Un (finto) blog di viaggio. Parole, idee, immagini in libertà.
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| Val Chisone |
Beh, è il tempo. Io l'ho sempre fatto il giro dei cimiteri, fin da quando ero bambino, prima mi portava la mia mamma, tenendomi per mano; accompagnavamo la mia nonna di Valenza senza che neppure io capissi bene quello che stavamo facendo, per la verità ci andavo volentieri perché all'uscita, lei mi comperava un bel pezzo di torrone nei banchetti che stazionavano all'uscita. Adesso non ci sono neppure più, solo quattro crisantemi scalcagnati e un venditore di fazzoletti, inutili, che uno le lacrime le ha già versate prima delle sepolture, si vede che, o non ci si portano più i bambini o che questo è un consumo ormai desueto. Poi la strada per tornare al cascinotto era lunga e io brontolavo un po', visto che già da bimbo evidentemente non ho mai amato lo sport, ma allora avere un automobile era davvero una cosa fuori dalla portata della nostra casta. Adesso il cimitero di città è così triste ed anonimo che ci vado, come si dice, per obbligo di firma, Ai miei ci penso lo stesso dal di fuori, poi arrivare là e constatare solo che gli hanno fregato anche i fiori finti che abbiamo lasciato durante il resto dell'anno; mi dà un po' di fastidio, certo, anche se credo che per loro non sia un così grande dispiacere e li avranno guardati con occhi tutto sommato compassionevoli dalle foto sulle lapidi, lasciando capire un non detto: " Ma sà chi stei a fònda, ansansà...", senza parole certo, magari scrollando la testa; certamente se c'è qualche cosa da quella parte, non ci si dispiacerà di certo di queste miserie umane.
D'altra parte, stare in quel grosso condominio senza riscaldamento, dà sempre una sgradevole sensazione, ma certo, lo so che non ce n'è bisogno, ma mi fa sempre una certa impressione quando sosto davanti a quelle lapidi, cercando di sentire quel contatto extrasensoriale che sempre rimane comunque tra genitori e digli, mentre il vento gelato spira dalle balconate e Alessandria è perfida in questo periodo dell'anno, non che non lo sia anche durante gli altri mesi. Invece lassù tra le montagne è un'altra cosa, sia che la giornata sia bella e serena, carica dei colori del boschi che risplendono nella valle, o come ieri, uggiosa e fredda, ma tutto sommato con quel suo fascino misterioso di terra degli gnomi, con le nuvole basse che si diffondono sulla costa coperta di larici e abeti, dove non si sente più i bramito del cervo, che ormai ha fatto quel che doveva fare e il bel maschione cornuto se le è già ingravidate tutte le sue cerve, belle o brutte che fossero, e l'umidità dell'inverno in arrivo che ti pizzica il volto. Qui i morti se ne stanno tranquilli, senza apparente fastidio, affacciati sulla valle a godersi il panorama, meditando su quanto sia inutile tutto quel preoccuparsi compulsivo di quanti vengono qui oggi, a dare un'occhiata se ci sono erbacce troppo alte e intanto si crucciano per i prezzo della benzina alla pompa.
Ma state tranquilli che tanto tra un po', costi pure quel che vogliono, non ve ne fregherà più niente. Cosa volete che sia qualche centesimo di fronte all'eternità! Viene il prete a benedire, meccanicamente passa davanti a tutte le tombe coi parenti ordinatamente disposti a fianco, solo quelli più recenti con l'occhio intristito e tumido, nel ricordo doloroso della perdita, poi se ne va frettoloso, capirà, ho ancora quattro paesi da girare per queste stradine di montagna con altrettanti cimiterini, ah, la crisi delle vocazioni! E poi via, certo l'animo è un po' intristito, si tratta pur sempre di un momento di ricordi lontani che genera comprensibile malinconia e non c'è neanche più quel torrone morbido a lenire la mia golosità di bambino. Il pensiero accarezza i ricordi lontani, di quelli che c'erano e adesso non più. Tranquilli che un po' arriviamo anche noi, come è naturale che sia. Chissà se è vero che se fossimo immortali, ci stancheremmo presto e, annoiati, cercheremmo un modo per risolvere comunque la questione. Solo letteratura di serie B. Bisogna riscaldarsi però, perché questa umidità che penetra sotto le vesti, già che non si può neanche più mettersi uno scaldacollo se no ti prendono per un maranza No Tav e ti portano dentro, ti aggredisce il costato raggelandoti le membra ed anche il pensiero. Forse aiuterà una bella zuppa di ceci, forse anche per questo la prevede la tradizione. Vediamo se Cristiano oggi ce la propone.
| Castello d'Evoli - Castropignano |
| La responsabile del Museo della Civiltà Contadina di Castropignano |
SURVIVAL KIT
Castropignano - Seguire la SS 747 lungo il Biferno, incrociando il percorso del tratturo, si raggiunge in una ventina di km da Pietracupa. Da vedere il Castello d'Evoli, solo rovine, il centro storico del paese con belle case di pietra, la Torre campanaria e la Chiesa Madre, e il Museo della Civiltà contadina - Vicolo II Scannillo 3. Rivolgersi alla panetteria vicina per visitarlo, Una intera casa piena di strumenti agricoli e oggetti delle case di un tempo e se cercate una soluzione estiva, la signora affitta anche camere per la stagione.Frosolone - Borgo a 16 km da Castropignano, nominato Bandiera arancione. - Nel centro storico spiccano il Palazzo baronale su una piccola piazzetta in selciato, circondato da molte case signorili cinquecentesche con bei loggiati rinascimentali e la monumentale Fontana dell'Immacolata, con la statua della Vergine e molti mascheroni in pietra calcarea. Da visitare, il Museo dei ferri taglienti che racconta la tradizionale attività del paese, informatevi degli orari in cui è possibile assistere alla lavorazione delle lame nella bottega ricostruita all'interno (ingresso 2 €). Nel paese ci sono anche diverse chiese storiche come quella di Santa Maria delle Grazie. Per chi ha ancora tempo, il piccolo museo della Casa del pastore che racconta di questa che era di certo la principale attività molisana di un tempo.
| La torre |
| Campobasso |
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| Castello Carafa |
| Pietracava |
SURVIVAL KIT
B&B Ferrari Suite Luxury - Via Ferrari 7 - Campobasso. Ottimo per posizione, gentilissimo il gestore che si presta a tutte le informazioni e consigli. Di qui potete vedere a piedi il centro e la parte vecchia della città. Camere standard piccolina, ma completa di tutto, Bagno nuovo. Pulito. Letto grande, TV, Wifi, AC, frigo. Colazione in uno dei due bar sottostanti convenzionati. La doppia € 60 + 4 di tassa. Unici punti negativi, terzo piano senza ascensore, se avete problemi e difficoltà di parcheggio che comunque si trova con un po' di pazienza, 0,50 /h. Comunque consigliato.Ferrazzano - Piccolo borgo di 3000 abitanti in bellissima posizione sul colle antistante Campobasso a 4 km. Vale la pena per la posizione spettacolare. Da vedere, il Castello dei Baroni Carafa, la Cattedrale e il teatro oltre ai vicoli del centro storico. Informatevi sulle eventuali aperture. Potete dedicargli un'oretta.
Pietracupa - A 25 km da Campobasso a nord ovest sulla SS 751, a circa 700 m. di altezza, svetta questo paese rupestre in bella posizione su uno sperone roccioso, nel parco delle Morge Cenozoiche del Molise. Il pezzo forte, la chiesa rupestre sembra chiusa, ma provate a meglio informarvi sul sito, facendo qualche telefonata.
Io credo che quando ti muovi per andare a vedere qualche cosa , sia opportuno avere un minimo di informazioni di base che dovrebbero esserti utili per tentare di capire quello che stai vedendo, senza ovviamente coltivare la presunzione di aver capito tutto. Diceva correttamente Biagi, che fu grande corrispondente dall'estero, che quando stai una settimana in un posto, quando torni, scrivi un libro (è il mio caso ovviamente), se invece ci stai un'anno tuttalpiù scrivi qualche articolo. Tanti sono i dubbi che ti vengono quando ti accorgi della complessità e della confusione che crei nella tua testa quando cerchi di riannodare ii fili di quello che hai visto e soprattutto di quanto credi di avere interpretato. Quindi, più informazioni raccogli, più notizie riesci a mettere insieme prima della partenza e meglio vivrai l'esperienza. Sempre che poi tutto questo serva a qualche cosa, visto che tanto poi tutto finisce in in modo o nell'altro sotto terra, esperienza direi generalizzata. Come mai arrivo a queste conclusioni amare e disfattiste? E chi lo sa, forse è l'accidia dell'anziano che viene anche aumentata da quanto lo circonda ogni giorno quando asolo accende la TV, purtroppo e che non riesce come giustamente può fare il giovane a trascurare il tutto, tanto c'è tutto il tempo perché le cose cambino in meglio col passare degli anni, che comunque rimane una sinusoide di alti e bassi continui in cui tutto in un modo o nell'altro si risolve.
Va bene, lasciamo queste inutili divagazioni e torniamo alla mia voglia di indagare un po', scavando il passato, che racconta sempre molto sulle situazioni presenti, senza utilizzare troppe facili generalizzazioni. Infatti ogni piccolo lembo di terra ha una sua storia specifica che nel tempo ne ha cambiato la personalità e sempre si riverbera nel presente. Terre anche molto vicine tra di loro, presentano spesso situazioni molto differenti a causa di quanto è avvenuto nella loro storia. Abbiamo detto dunque che anche questo piccolo arcipelago nel bel mezzo dell'Oceano Indiano ha un suo trascorso che ne ha formato l'attuale anima. Il suo isolamento è ovviamente ben visibile anche guardando semplicemente la carta geografica e quindi non stupisce che queste isole siano rimaste formalmente disabitate fino al XVIII secolo, anche se con ogni probabilità venivano occasionalmente visitate da navigatori arabi fin dall'VIII secolo o da pescatori austronesiani, che ricordiamo, arrivarono da Oriente a popolare il Madagascar, quindi forzatamente ci dovevano inciampare al passaggio. Tuttavia non ne parla Marco Polo, che pure cita le più costiere Zanzibar e Socotra. Vengono invece citate da Vasco da Gama nel 1502, che passò da lì nel suo famoso periplo africano e che le aggiunse per primo nelle mappe europee, mentre per tutto il successivo XVII secolo furono utilizzate dai pirati che hanno sempre infestato l'area e dalla compagnia britannica delle Indie orientali come base e appoggio per raggiungere le Indie, ma senza insediamenti stabili registrati.
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| Coco de mèr |
Una delle tante colonie che formavano la ragnatela globale con la quale gli Inglesi erano allora la potenza che dominava il mondo, controllando tutti i mari del pianeta. Decresce intanto l'importanza delle spezie che, complice l'abolizione degli schiavi, entra in crisi. Nel 1835 infatti la schiavitù fu formalmente abolita, ma l'economia di piantagione continuò sotto altre forme con i lavoratori ufficialmente liberati, dedicabdosi soprattutto alla produzione della noce di cocco. Nel 1903 ci fu la separazione formale dalle Mascarene ed alla fine del primo conflitto mondiale la popolazione dell'arcipelago contava 24.000 persone. La situazione prosegue sonnolenta e senza scossoni per decenni fino ad arrivare per arrivare nel 1976 alla proclamazione dell'Indipendenza. Subito dopo ci fu un colpo di stato che impose un monopartito fino al '81, quando partì l'ennesimo tentativo di golpe un po' da operetta con uno sbarco di un contingente di 50 mercenari, capitanati da un ufficiale britannico nato in India, tale Hoare detto Mad Mike, che ha partecipato nella sua lunga vita (morì a 101 anni in Sudafrica) ad oltre 60 guerricciole locali e vai tentativi di golpe africani, spesso in compagnia di un sodale italiano, tanto per cambiare. Il tentativo davvero un po' velleitario, come subito apparve e immediatamente sventato, pare fosse spinto dal Sudafrica, su ideazione statunitense che temevano per i propri interessi nell'area dopo la perdita di posizioni e di influenze del dopo Vietnam. In questo periodo chi ha conosciuto questi luoghi, dove il turismo era ancora praticamente assente, non esita a definirlo un vero e proprio paradiso terrestre, un luogo ricco di spiagge solitarie e paesaggi da cartolina.
Poi dal '93 con la promulgazione della nuova costituzione il paese torna alla democrazia multipartitica e comincia l'era dell'esplosione turistica che cambia completamente l'economia e forse anche l'aspetto e l'anima delle isole. Oggi questa vera e propria industria è quella portante del paese che la pone come punto focale per sviluppo e focus di investimenti. Tutto questo porta ogni anno masse enormi di turisti da tutto il mondo e anche se si è sempre tentato di farne una costosa meta di élite, per clienti danarosi da spennare adeguatamente, per la carità cosa niente affatto sbagliata dal punto di vista di chi deve far funzionare una economia avendo solo quello da vendere e che pertanto ritiene di doverla sfruttare al meglio, comporta come ovvio una serie di problematiche oggi universalmente riconosciute, ma difficilmente risolvibili, per contemperare i diversi interessi in ballo. Ha tutto ciò snaturato la bellezza di questo arcipelago, con adeguate colate di cemento, overturism e tutto il resto al seguito? Saprò dirvelo solamente dopo averci messo il naso, come è giusto che sia. Bisogna quantomeno rimarcare il fatto che, benché questa meta sia venduta appunto come vacanza di lusso ad alto costo ed estremamente esclusiva, nella realtà può essere anche vissuta, come al solito sapendosi muovere, con costi accessibili a tutti. Basta approfittare di voli offerti in particolari momenti e condizioni, acquistati in largo anticipo e usufruire di sistemazioni in piccole realtà locali, B&B e case private, che nel frattempo, vista la richiesta, sono sorte come funghi. Meta low cost dunque? Magari proprio low cost no, però mi sembra affrontabile operando con cautela e buon senso ed in ogni caso saprò dirvi ad operazione conclusa, come si dice, a Trump piacendo.
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| Victoria |
| Civitacampomarano |
SURVIVAL KIT
Civitacampomarano - Castello angioino - Al centro del paese, ben restaurato, potrete parcheggiare davanti. Da visitare all'interno con begli scorci sulla valle. All'ingresso (€ 5) viene distribuito un Ipad con tutte le spiegazioni molto ben esposte per le cose che si vedono all'interno. Calcolare almeno un'oretta
Matrice - Poco da vedere nel paese, ma a circa 4 km sulla collina di fronte, imperdibile la Chiesa di Santa Maria della Strada, dell'anno 1000, da visitare con calma per apprezzarne la solitaria bellezza, diamante splendente sul prato smeraldino. Interessanti soprattutto sono i bassorilievi della facciata pieni di simbologie paleocristiane e medioevali. Apertura 10-18, chiuso il lunedì, ingresso libero.
Stavolta è il momento di dirlo, finalmente siamo in partenza. Sono mesi che mi crogiolo nell'ansia dei giorni che passano e noi invece siamo sempre qui, diciamo davanti al caminetto in attesa della mietitrice sempre in agguato dietro l'armadio. Che tedio terribile questo tempo che scorre e ti lascia nella inevitabile inedia portata dalla pigrizia, che almeno è una scelta. Se invece il tutto è provocato dalla magagne tue o da quelle che ti preparano i potenti del mondo, tutti in combutta per farti passare gli ultimi anni della tua miserabile vita legato alla sedia a dondolo, allora il morale va sotto terra, anche perché in entrambi i casi tu non ci puoi fare nulla. E che cavolo, qui se non ci si muove, si muore davvero. D'accordo c'è stata la brevissima parentesi molisana, piacevolissima oltre ogni dire, per carità e chi si lamenta, ma accidenti, quello non vale, dice subito qualcuno, alla fin fine è una scampagnata fuori porta, noi si sogna sempre mete esotiche, avventure, orizzonti lontani. Tutto questo, lo so, è profondamente sbagliato e attenti che si viene puniti per queste sottovalutazioni. E' e deve essere bellissima ed appagante anche la gita di un pomeriggio nelle Langhe, con allegato pranzetto che non fa mai male e poi adesso è tempo di tartufi e di funghi, però, certo che quando scorro immagini di tramonti sull'oceano con palme allegate, mi prende subito il magone.
E allora vai, come diceva Raffaella buonanima e fai quel che devi fare. D'altra parte come dico sempre a coloro che popolano le mie chiacchierate alle varie Università della Terza Età, a cui vado raccontando le mie impressioni e che benevolmente mi stanno anche a sentire, in fondo sto lavorando per voi, per continuare a scrivere su come è fatto il mondo, almeno secondo la mia visione distorta di anziano entusiasta e malevolo allo stresso tempo. Dunque, pescata dal cassetto dei sogni uno dei tanti progetti a metà cottura, in attesa di occasioni economiche e speranze di fattibilità geopolitiche, che qui ormai non si è più sicuri di niente, ecco pronto il programmino, nato come sempre da voglie di vedere parti di mondo ancora da me sconosciute e allo stesso tempo, di itinerari che contemperino gestione dei movimenti adatte al mio status e non aggiungo altro, che ormai purtroppo certe cose non riesco più a farle, anche se mi piacerebbe assai. Un bel viaggetto di poco più di un paio di settimane che dimostri, per una meta giudicata sulla carta, piuttosto costosa e adatta a fighetti abituati al lusso, che alla fine, operando in completa autonomia e sbattendosi un poco sul web, è possibile trovare soluzioni accettabili anche sul piano economico.
Allora ecco che questa volta lasciamo spazio al vento del sud, con le sue folate calde e umide, che passano sulle onde per mandarti sentori di salsedine e profumi di fiori equatoriali. Isole calde bagnate da un'oceano che per molti motivi mi è caro e che difficilmente mi tradisce. Stavo in agguato da tempo in attesa che saltassero fuori offerte accettabili per il volo da utilizzare e finalmente, complice forse la deprecata guerra del Golfo Persico, ho trovato un'opportunità non esageratamente allettante certo, tuttavia accettabile, rispetto al solito, poi vi darò i dettagli. Non solo ma, questa compagnia, forse per cercare di riempire aerei e far arrivare un po' di gente a casa propria, visto che la zona viene considerata ancora mal messa e la gente deve lavorare, offre a chi fa uno stop over nella capitale, fino a tre giorni di permanenza in un loro hotel addirittura a 4 stelle, a 12 € a notte, dando così l'opportunità di conoscere anche questo paesello praticamente senza spesa. Figuriamoci se mi lasciavo sfuggire l'opportunità di aggiungere un ulteriore paese alla lista (vi ricordo sommessamente che al mio felice ritorno saremo a 127!). Così preso il biglietto, sono passato alla successiva prenotazione delle sistemazioni alberghiere, scoprendo che ci sono un sacco di B&B abbastanza economici, anche se, perdendo circa un mese e mezzo in tentennamenti vari, mi sono sfuggiti i più convenienti, poi una settimana di macchina in affitto nell'isola più grande e i traghetti tra un'isola e le altre.
Le info generali sul paese sono state prese da diverse fonti e tutto direi che è quasi pronto, tanto alla valigia ci pensa qualcun altro già da tempo messo sull'avviso. All'ultimo è venuto fuori che occorre compilare una specie di questionario con allegata documentazione varia su voli e alberghi, che ha richiesto il solito sbattimento per la compilazione, visto che l'intelligenza è sempre tanta, ma poi si scontra con le piccole difficoltà tecniche che noi, gente di un altra generazione, abbiamo con questo aggeggio, maledetto e benedetto allo stesso tempo. Comunque adesso dovremmo essere a posto, l'assicurazione per il rientro della salma, l'ho già controllata, i documenti pure sono a posto e il parcheggio a Malpensa è prenotato, mi stampo tutto il cartaceo che per il boomer avere in mano fogli tangibili dà sempre una sicurezza impagabile e poi direi che possiamo rilassarci e prepararci alla partenza effettiva. Sempre che mi arrivino in tempo i giubbotti gonfiabili che ho ordinato, la maschera già ce l'ho, per essere pronto alla bisogna, visto che come sapete sono una di quelle poche persone al mondo che non so nuotare e lì se non vai nell'acqua cosa ci vai a fare! Dove vado è semplice, visti gli indizi che vi ho messo giù, comunque sarò più preciso nei prossimi giorni. In ogni caso vi terrò informati, sempre sperando che quel demente non cominci a bombardarmi proprio quell'aeroporto e dintorni, nei giorni previsti per la partenza effettiva.
| Larinum - L'anfiteatro |
Sembra che Termoli sia, dopo S. Benedetto del Tronto uno dei posti dell'Adriatico dove si mangia il miglior pesce come rapporto qualità/prezzo. Non ci sono dubbi che queste informazioni vadano verificate non appena se ne presenta l'occasione e quindi eccoci predisposti alla bisogna, d'altra parte, come dico sempre, questo è un blog di servizio. Intanto giusto per far venire l'ora, dopo aver goduto del tramonto dalle mura del borgo antico, mi permetto di andare a sedermi ad un tavolino sul corso principale della città, per osservare quello che possiamo definire il classico struscio delle città del sud. Bei negozi moderni e molti locali dove passare la serata, compresa una interessante vineria dove ci si siede come al bar sorseggiando un calice di buon vino o una serie di assaggi conoscitivi, cosa che ha sempre il suo perché. Ci sono un sacco di giovani che vanno avanti ed indietro, uniformando anche questa città, alle mode di tutte le altre. Sono seduto piacevolmente ad un tavolino di un bel bar, dove una gentile addetta ha fornito un servizio adeguato, a me ed ai miei amici, consueti frequentatori nullafacenti dei locali a disposizione. Amici che casualmente, percorrono anch'essi la mia strada anche se in senso contrario e che casualmente abbiamo finito per incrociare lungo il cammino. Incontro previsto che, grazie ad una accurata consultazione del web ha consentito di prenotare una cenetta in un ristorante del centro ben commentato, anche se si sa che queste recensioni spesso lasciano il tempo che trovano.
| San Pardo |
Larino è disposto, come ci capiterà di vedere per molti altri borghi, disposto su una serie di colli più o meno scoscesi, dividendosi quindi in parti diverse se pur unite tra di loro attraverso la crescita che ha avuto nel tempo. Siamo a poco più di trecento metri sul livello del mare, che non si vede, ma si intuisce dietro l'orizzonte cosparso di oliveti. Questa infatti, come tantissimi altri borghi che incontreremo nei prossimi giorni, è terra di olio, saporito e colorato di quel verde pallido che riesce ad emanare sentori delicati e subito richiede una fetta di buon pane su cui versarlo per testarne meglio sapore e piacevolezza. Qui è il regno della varietà autoctona Gentile di Larino, che dà un olio fruttato ma dal sapore non troppo marcato con profumi di carciofo ed erba appena tagliata, una poesia. Per non parlare del Tintilia, vino locale, da poco riscoperto, con una della classiche operazioni di marketing che adesso vanno tanto di moda, ma che in ogni caso ha caratteristiche interessanti e da provare, ma di questo parleremo innanzi. Certo questa regione, come constateremo, non è solamente paesaggio e paesi arroccati, genti antiche e storia millenaria, ma anche produzione di strepitose peculiarità alimentari, da testare con cura, assaggiare, acquistare. Badate che alla fine vi ritroverete col bagagliaio della macchina pieno di derrate per cui avrete speso di più che per tutto il resto del soggiorno,
| Fregio di un portale |
Anche l'interno conserva qualche traccia di affreschi trecenteschi. Poi non rimane che fare un giro lungo le stradine guardando le antiche case ed i palazzi delle famiglie antiche che dominavano il borgo, con le loro pareti di tufo grigio che si illumina nella luce meridiana che riesce a penetrare fino al fondo degli stretti vicoli, debitamente segnalate, con i loro portali dagli archi in pietra spesso scolpiti con antiche figure di animali fantastici, mascheroni ed altre figurazioni medioevali. Complice la stagione, non c'è quasi nessuno in giro e l'atmosfera è particolarmente avvincente, quasi ci si sente catapultati in quel passato medioevale in cui il paese, sciamate via le folle estive, sembra ripiombare durante la lunga pausa invernale. Arriviamo fino all'estremo limite del paese che si affaccia sulla scarpata antistante e di sotto, l'alternarsi degli uliveti carichi di frutticini in attesa della bacchiatura e dei boschi colorati di chiazze di giallo tra le quali di tanto in tanto esplode qualche macchia rosso vivo di un acero solitario, non devono messere molto diverse a quelle di mille anni fa. Qui cominci a sentire questa sensazione che diventerà dominante man mano che avanziamo verso l'interno, quella di percorrere una terra antica. Non abbiamo tempo per il museo, con i reperti ritrovati nei dintorni, mosaici policromi e materiali vari emersi dalle ville romane che punteggiavano i colli vicini e attraverso una delle antiche porte medioevali che segnavano la cerchia delle mura, usciamo, scendendo verso valle.
| Vicolo di Larino |
SURVIVAL KIT
Ristorante Al solito posto - Via Adriatica 14 - Termoli - Situato comodamente in pieno centro non ha moltissimi posti, quindi consiglio di prenotare sempre per ché è piuttosto frequentato. Piatti di mare da un menù breve ma completo. Si può mangiare in una bella veranda all'esterno. Il proprietario gentilissimo non si farà pregare ad illustrarvi piatti, vino e tutto il resto, offrendovi se gli date corda anche un ottimo Ratafià alla fine (certo, pare che questo liquore non sia una prerogativa soltanto piemontese). Ottimo pesce freschissimo e un calice di Tintilia rosato che ci stava a pennello. Un paio di piatti a testa più un dolce a 36 €, direi molto onesto e pertanto consigliatissimo.
Da vedere a Larino - Anfiteatro Romano, compreso assieme ad altre rovine, terme, ecc, nella villa Zappone, Centro storico con i suoi vicoli e le sue case dai portali antichi, Cattedrale di S. Pardo con facciata gotica e Palazzo Ducale che ospita il museo civico in cui sono esposti i mosaici romani ritrovati. Dedicategli almeno da due a tre ore. Ricordo che la zona come tutto il basso Molise è terra di oli sopraffini, vini tra cui il Tintilia di recente lancio, e cavatelli (la pasta corta fatta a mano) e pampanella, carne di maiale marinata con peperoncino e cotto a lungo.
| Termoli - La cattedrale |
Alla fine sono riuscito a partire. Vero è che dopo i quattro mesi estivi di mare e monti, come si dice per i piatti che non si sa come meglio definire, mi ero un po' impigrito. Certo, passare la giornata da un bar all'altro o comodamente disteso davanti all'isciacquio dell'onda (notare il secondo livello in cui vengono inseriti dotti richiami alla maniera postmoderna di Eco, che ormai sono passati i dieci anni dalla morte come da lui richiesto per citarlo) è assolutamente comodo e ripartire per un viaggio qualunque sia, rappresenta una fatica che diventa ogni volta più pesante, ma che ci vogliamo fare, questo è il mio destino e lo sarà, speriamo, fino alla fine. Dunque intanto partiamo dal fatto che il giro si doveva svolgere in autunno, cosa che, se da un lato apporta il vantaggio di percorrere una regione splendidamente boscosa durante il dispiegarsi del foliage, situazione assolutamente interessante, dall'altra impedisce di fare una tappa di passaggio nella zona di Castelluccio di Norcia, cosa che avevo previsto quando avevo pensato a questa meta, in quanto mi interessava vedere i paesaggi ed i colori dei campi fioriti che ho ammirato in innumerevoli foto sull'argomento e che forzatamente avrebbero richiesto un passaggio primaverile. Ma tant'è non si può avere tutto, o l'uno o l'altro, se no fai come quei contadini lamentosi che si rammaricano perché piove e se da un lato fa vene all'orto, dall'altro fa male alla vigna.
Quindi va da sé che se l'itinerario è previsto per sei notti di permanenza, converrà fare la prima tappa tutta di un botto per la più breve, in modo da arrivare subito nel punto focale e procedere senza ulteriori perdite di tempo. Quindi la prima tappa è stata prevista tutta d'un botto lungo la direttrice adriatica che prevede un percorso completamente autostradale di circa 700 km da percorrere in 7 ore più eventuali soste. Così partendo verso le sette del mattino si hanno buone probabilità di arrivare a Termoli prima delle 15, avendo così ancora tutto il pomeriggio per vedere la città. Devo dire che io ho una grande fortuna. Se infatti il mio fisico si sta sgretolando a poco a poco, ogni anno, anzi, ogni mese che passa e ormai manifesto mille magagne di ogni tipo, in particolare per quanto va ad inficiare sul viaggio, tutte quelle di natura ossea e deambulatoria, ho un unico vantaggio, e cioè, la assoluta mancanza di problemi per quanto riguarda la guida. Stare al violante per ore, viaggiare a lungo su qualsivoglia tipo di strada, non mi stanca assolutamente, anzi, mi rilassa e mi basta sgranchirmi le gambe di tanto in tanto per poter proseguire senza problemi,. Questo è sicuramente un gran vantaggio, ecco perché mi piacciono tanto i vagabondaggi on the road, soprattutto anche per la libertà che ti concedono di andare secondo l'ispirazione del momento seguendo un copione di massima, ma senza troppi obblighi.
Per questo motivo, benché, come vi ho detto avessi la complicità di un programmino stilato in massima parte dall'AI, ho provveduto a prenotare solamente la prima notte di albergo, lasciando tutto il resto alle decisioni del momento, a secondo di come sarebbero scorsi gli eventi, ah, libertà che m'è sì cara! Dunque, partiti come si dice on time, il percorso auto stradale non ha presentato problemi, un po' di affollamento come previsto attorno all'area di Bologna, lo snodo centrale del paese, poi solamente le solete menate di rallentamenti e minicode dovute ai lavori stradali che sono una delle maledizioni classiche della nostra rete viaria. Soste solo per le necessità idrauliche ed i rifornimenti, abbinate alla tragica constatazione che il gas sulle autostrade costa il 50% (in lettere cinquanta, non è un errore di battitura) che sulla rete interna. Mi sembra un po' una esagerazione , ma pazienza, se s'ha da pagà che si paghi. Poi un panino e via, così ammirando la serie dei colli marchigiani digradanti perpendicolarmente verso il mare e poi di seguito quelli abruzzesi, siamo come si dice felicemente arrivati alla nostra meta iniziale, la cittadina di Termoli, caposaldo industriale della regione che non esiste. Con facilità abbiamo trovato il luogo dove ho prenotato la notte, proprio nelle vie pedonali del centro storico, quindi assai comodo, trovando pure un altrettanto comodo parcheggio non a pagamento nella via adiacente.
Certo che adesso con Google map è davvero una meraviglia, basta scrivere questo benedetto indirizzo o il nome del luogo che ti interessa e la voce guida ti conduce direttamente sotto il numero civico voluto, altro che mappe da consultare, strade da indovinare e giri a vuoto fermandosi continuamente a chiedere indicazioni, che poi l'uomo italiano, come sappiamo, non vuole chiedere mai, non legge il libretto di istruzioni, figuriamoci se si ferma a domandare dove si deve andare per dove dobbiamo andare come Totò! Comunque eccoci nel piccolo B&B che ho prenotato, davvero graziosissimo e piacevole, oltre che comodissimo e onesto; il primo contatto con l'ospitalità molisana è subito appagante! Veloce rassettarsi e poi andiamo a fare un giro per vedere le cose termolesi (o come si dice) più interessanti. Di certo oltre al gradevole centro costituito da una serie squadrata di vie pedonali alternate, il punto di richiamo è costituito dal Borgo antico, la cittadella fortificata da mura con relativo castello affacciata al promontorio sul mare. L?assieme di antiche case, ben conservate e altrettanto ben mantenute, costituisce un piacevole dedalo di viuzze in cui perdersi fino ad arrivare agli affacci a mare, il famoso Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, che poi tanto selvaggio non è, visto le ampie spiagge dove ancora sono visibili i resti degli stabilimenti balneari in corso della smobilitazione di fine estate, che in ogni caso questa è una stazione di vacanza marina a tutti gli effetti, che a luglio e ad agosto segna il suo punto di massimo splendore.
La passeggiata attorno alle mura è piacevolissima, i turisti in giro sono ormai pochissimi e quindi ti puoi godere la passeggiata in tutta tranquillità sostando a traguardare l'orizzonte che si stende con il litorale infinito che si allunga in anse sinuose e quasi regolari. Il castello svevo è lì alle tue spalle, guardia sorpassata ancorché solida di un tempo in cui si aveva solo la preoccupazione del nero periglio che vien dallo mare, lo ricordate, pensate un po' a quando temevano gli sbarchi islamici sulle coste, che tempi, per non parlar della peste bubbonica che si ripresentava ad intervalli regolari a mietere un po' di gente con meticolosa puntualità. Magnifica anche la chiesa con la sua facciata romanico-pugliese, una grande Cattedrale dedicata a Santa Maria della Purificazione, che la chiarezza della pietra fa risplendere nella luce dorata della sera assieme al convincente interno, severo nella sua nudità, con la cripta nella quale aggirarsi alla ricerca delle reliquie di San Basso. Per arrivarci, certo cosa non difficile visto che è praticamente al centro dell'abitato, nella piazza principale, percorriamo pure per sfizio, il famoso vicolo Rejecelle, spacciato per essere il più stretto d'Italia, chissà se sarà vero, visto che mi risultano essere in diversi a disputarsi il titolo. Certo è che quelli, diciamo non magrissimi, come me, ci passano davvero a fatica, ma è un'altra di quelle classiche curiosità che il turista deve mettere obbligatoriamente nell'agenda.
Dall'altro lato il porto si estende con i suoi moli nascosti dalle costruzioni moderne e mi risulta che da quella parte di mare sia un seguito di locali dove si svolge la movida notturna. Certamente la cosa più bella è passeggiare sul bastione con le case illuminate dal sole che scende e che colora il cielo di tonalità rosa assolutamente piacevoli. La temperatura altrettanto dolce completa il tutto, ti fa venire voglia di stare a lungo a completare il mare, con il trabucco sottostante che si stacca dalle rocce, che di certo servirà un delizioso brodetto, specialità della zona o una bella frittura di paranza, che se non la mangi sul trabucco, dove? Dando un'occhiata in giro vengo a sapere che questo è uno dei due punti da dove partono i traghetti per le Tremiti, cosa a cui non avevo assolutamente pensato. Errore notevole perché avrei potuto facilmente prevedere un giorno in più per prendermi una giornata intera in questo piccolo e pare, meraviglioso arcipelago. Sembra che offrano bele escursioni attorno ai 75 €, tanto per conoscenza. Va be' sarà per la prossima volta. Staresti qui a lungo insomma, già a me la sola aria del viaggio, mette voglia di godermi a lungo ogni luogo, ogni momento e subito mi cominciano i rimuginamenti di cosa si poteva programmare in più e non è stato fatto. Mai contento insomma e in pratica il viaggio non è neppure ancora incominciato. Intanto comincia a sentirsi un languorino attornio allo stomaco, d'altra parte, oggi solo un panino. Allora bando alle ciance e diamoci da fare.
B&B Marilù - Via Ruffini 19 Termoli - Ottimo B&B, rimesso a nuovo di recente, con belle camere, ben arredate. Bagno fornito e pulitissimo. Posizionato in centro, molto comodo, si può andare comodamente a piedi al borgo antico. Possibilità di parcheggio nelle vie adiacenti. Colazione nell'ottimo bar sotto casa. La proprietaria gentilissima, si presta a dare ogni tipo di informazioni ed essendo libero ci ha dato la camera superiore al prezzo di quella normale. La doppia standard € 60 + 4 di tassa di soggiorno. Consigliatissimo.
