| In volo |
Non ci sono dubbi, a casa sono tornato e mentre riposo le stanche e anziane membra al bel sole di Mentone, posso solamente rallegrarmi del fatto che nonostante tutto, lanciando se si può dire, il cuore oltre l'ostacolo, non mi lascio fermare dalle supposte difficoltà, che in questo caso gli amici a cui avevo raccontato il progetto mi mettevano avanti a tutto, il resto ed in particolare i problemi della quota a cui ci saremo dovuto sottoporre e che trattandosi come già detto del tetto del mondo, non era, sulla carta, poca cosa. Vero è che a queste quote ci sono già stato e più volte, senza problemi. Inoltre all'ultimo appuntamento cardiologico, il buon dottore, se pure amico, mi aveva detto che non voleva rubarmi soldi con accertamenti più approfonditi, visto che pur con tutte le magagne che accuso e le manciate di pillole che trito giornalmente, il cuore è l'unico, toccando ferro che, per il momento, non dà problemi. E continuo a dirlo soprattutto per scaramanzia. Comunque sia, diciamo pure che sono partito tranquillo, rassicurato anche dal fatto che il mio accompagnatore aveva preparato un itinerario molto graduale e quindi in ogni caso il fisico si sarebbe dovuto abituare alla gradualità della salita. Così eccoci lì a percorrere la solita strada verso la Malpensa, tra risaie da poco seminate, mentre il grato odore di diserbante si diffonde nell'aria e penetra nei finestrini pizzicandomi il naso.
L'appuntamento al bancone della Lot, anche questa volta è con la mia cara cuginetta che anche questa volta si è addossata la briga di farmi da badante in una delle mie forse ultime scorribande asiatiche ed ha già provveduto a fornirmi la indispensabile assistenza digitale che ormai è assolutamente indispensabile nei viaggi fai da te, tra pagamenti digitali, eSim e che il diavolo se li porti via, anche se devo dire una volta messi a punto e saputi usare nella giusta maniera sono davvero un aiuto fondamentale per i viaggiatori. Per fortuna è stata sedata anche l'ansia che mi attanagliava da mesi, visto che i biglietti, saggiamente per quanto riguarda il costo, acquistati molti mesi fa, quando ancora non spiravano i venti di guerra, che invece li hanno fatti lievitare come pani di Altamura, in questo ultimo mese, erano sì in saccoccia, ma temevo una cancellazione dell'ultimo minuto, proprio per poter correggere appunto quei prezzi concorrenziali di allora. Invece le linee aeree polacche si sono dimostrate assai serie e hanno anche spaccato il minuto e pur avendo solo un'oretta per il cambio aereo a Varsavia, tutto è proceduto a pennello, nonostante, per la legge di Murphy, il nostro gate di partenza è sempre il più lontano in assoluto da quello di arrivo e mentre i bagagli, scorrevano sul nastro dei ritiri dell'aeroporto di Taskent, ho capito che le cose si stavano avviando per il verso giusto.
Per la verità tutto ciò accade sempre, ma questo, dell'attesa dell'agognata valigia all'arrivo, la cui mancata comparsa potrebbe pregiudicare l'andamento di tutto il viaggio successivo, specialmente quando si tratta di viaggi itineranti, è un momento di timore che non abbandona mai noi apprensivi e quando vedi il tuo collo, reso ben riconoscibile appositamente anche da lontano da una cinturina con le fragole rosa, comparire dal vomitorio in cima al nastro, benedici la tecnologia e corri a tirarla giù con eccesso di entusiasmo rendendo grazie al dio dei viaggiatori. Ma lo sapevate che esiste un aggeggino del costo di pochi euro che potete mettere nella valigia e che, collegato al vostro telefonino vi dice che il vostro bagaglio, grazie al GPS, risulta caricato sotto di voi, liberandovi di questa ulteriore e inutile ansia? Comodissimo vero, certo che la tecnologia ne studia una al giorno, bisogna solo sapere stargli dietro. Certo un altro dei problemi è la notte saltata e trascorsa sui comodi sedili della classe bestiame degli aerei, che di certo è pratica che non si confà più alle nostre esigenze, ma i casi sono due o vuoi viaggiare comodo e in fretta, e si può, ma bisogna mettere mano ad un portafoglio di notevole spessore, oppure se hai il braccino corto, per necessità o inclinazione naturale, devi sopportare e sbarcare bello che rincoglionito dopo la notte insonne e cercare di espletare le pratiche di ingresso nel paese di turno sperando di non dover avere necessità di una mente lucida al 100%.
Comunque stavolta tutto marcia senza problemi ed in breve eccoci emergere dall'aeroporto nella splendente mattinata uzbeka delle 8:30, quando già ci sono 32°C e noi cerchiamo di mettere da qualche parte la pesante felpona portata a braccio in previsione delle rigide temperature dell'Hindukush. Sembra una riedizione di Totò, Peppino e la Malafemmina a Milano. Questo, della scelta del guardaroba è stato una delle scelte più discusse, visto che il bagaglio vorresti minimizzarlo il più possibile e la previstone è di una temperatura già torrida per buona parte del viaggio, nell'Asia centrale, le temperature infatti sono sempre esagerate nelle due direzioni; a giugno puoi tranquillamente trovare a bassa quota tra i 30 e i 40°C, mentre quando ti dovrai inerpicare oltre i 4000 metri di notte si arriva tranquillamente sotto lo 0, considerando che può anche nevicare con assoluta serenità. Quindi guardaroba completo da turista fantozziano e via andare che tanto poi carichi tutto in macchina. Tanto per darvi una spiegazione logica di come mai ho scelto di arrivare a Taskent (e può essere nei miei progetti futuri, che non sia neppure l'ultima volta), percorrendo per la terza volta le strade uzbeke, tutto risale come sempre al costo dei biglietti che su questa destinazione offrivano prezzi particolarmente allettanti ed inoltre questo punto di arrivo avrebbe consentito di percorrere tutta la valle di Fergana che avevamo saltato nel nostro viaggio dell'anno scorso ed inoltre di effettuare un percorso più interessante e completo in Tajikistan.
Questa soluzione lungamente meditata, comprende l'area occupata dall'antica Sogdiana, che arrivando direttamente nella capitale Dushambé avremmo dovuto saltare. Insomma una di quelle furbate di recupero che consente di vedere il massimo possibile con un po' meno sforzo. Comunque ecco che appena fuori dai vomitoria aeroportuali, il nostro uomo, un tassista locale inviato direttamente da Jamshed, il mio contatto tajiko, di cui vi parlerò poi a lungo, è lì che esibisce il confortevole cartello con il mio nome a stampatello e che tranquillizza il turista di essere sotto tutela. (un'altra delle tante differenze tra turisti e viaggiatori, che avremo modo di tastare in ogni sfaccettatura, in questo che sarebbe davvero una avventura da viaggiatori e che invece io devo rassegnarmi a svolgere con la maledetta o benedetta targhetta del turista appiccicata alla schiena, come quei pesci d'aprile che i compagni di scuola scemi ti incollavano con una bella manata, quando andavi a scuola). Carichiamo i bagagli e attraversiamo la città mentre il traffico del mattino è ancora accettabile, uscendo quindi verso la campagna, lasciando indietro l'autostrada verso Samarcanda. Certo questa non era ancora in funzione quando Alessandro Magno ha percorso questo tratto di 300 km in tre giorni, ma noi saremo ancora più veloci di lui e della sua cavalleria leggera; inn fondo noi di cavalli nel cofano motore ne abbiamo di certo più di lui, anche se non si vedono, come diceva la ragazza della pubblicità.
Ci vuole all'incirca un'oretta per percorrere i 90 km circa che ci separano dalla frontiera di Oybek e alle 9:30 eccoci lì davanti al varco, accolti dal nostro Jamshed che ci aspettava ansioso, pronti per varcare questa barriera, pratica in effetti apparentemente semplicissima, dato che non sono necessari visti né in Uzbekistan, né in Tajikistan e che i due paesi stanno facendo di tutto per agevolare i turisti nella pratiche di entrata ed uscita, avendo capito che questa è una vacca da mungere decisamente grassa e da sfruttare al massimo. Tuttavia la burocrazia è quello che è e le pratiche istituite sono difficili da smantellare ed alla fine arrivare in territorio tajiko, attraversando questa barriera, necessita di una bella oretta sotto il sole cocente, valige alla mano ed un lunghissimo percorso da fare a piedi attraverso corridoi e gimkane interminabili tra uffici e relative code. Mi immagino il nostro Marco Polo, che parcheggia i cammelli e non si capacita di questo andirivieni tra "saracini disleali e malvagi", domandandosi invano come mai pur esibendo la targa d'oro incisa con il lasciapassare del Gran Khan gli vengano fatti tutti questi controlli, invece di avere un via libera incondizionato, al solo esibirla, pena il suscitare le ire dell'imperatore del Catai, che anche adesso mica è l'ultimo del mondo. I tempi sono cambiati indubbiamente. Comunque le cose stanno così.
Dogana uzbeka, controllo valige, pratiche passaporto e timbri vari di uscita che pareggino il timbro di entrata apposto solo un'ora fa e poi lunga strada sotto il sole nella terra di nessuno, dove per fortuna viene messo a disposizione, pagando, un apposito carrettino elettrico da golf, per chi non vuole cuocere sull'asfalto, fino al varco tajiko, dove si svolge la nuova ispezione doganale, e quindi la trafila passaportuale fino all'apposizione del fatidico nuovo timbro di entrata, fotografati in ogni passaggio e meno male che adesso ci sono gli aggeggini ai banchi, guardi qui, guardi là, guardi su e giù e via finalmente fuori a ricaricare finalmente tutto il bagaglio sulla macchina che ci sarà compagna per i prossimi venti giorni. E dire che le code sono state ancora, possiamo dire, minime, visto che i turisti che scelgono questa strada sono ancora decisamente pochi. Arrivasse qualche pullman, di certo l'intasamento nei due o tre sportelli farebbe salire l'attesa a parecchie ore. Anzi sembra che ci sia già più gente del normale, visto che questo è il weekend del sacrificio del montone, la festa musulmana più importante dopo la fine del Ramadan e quindi, parecchia gente si sposta al di qua e al di là del confine a trovare parenti. In effetti troviamo solo un gruppetto di turisti americani, nello specifico newyorkesi, piuttosto liberal, che si fanno tutti i 5 -stan in una decina di giorni, guidati da una bionda ragazzona russo-khazaka con i quali abbiamo un contatto durante le attese agli sportelli e che approfittano per vomitarci addosso tutte le maledizioni possibili all'indirizzo del loro amato presidente che evidentemente nel New England non gode di moltissime simpatie, ma poi gli auguri di un buon proseguimento sedano tutto e non ce la prendiamo neppure con le donne locali che con la scusa di torme di figli piccoli, saltano la coda e passano davanti a tutti, anche se pare siano nel loro pieno diritto. Alla fine usciamo a riveder le stelle finalmente, anzi il sole cocente, saltiamo in macchia e aria condizionata a palla, prendiamo finalmente il via. Certo Marco risaliva sul cammello e dava un colpetto di speroni e al massimo si riparava la testa con un bel cappello, adesso qualche comodità in più ce l'abbiamo, d'altra parte lui è rimasto da queste parti quasi un'anno, mentre noi abbiamo meno tempo. Quindi a questo punto possiamo dire che il nostro viaggio è davvero cominciato.
| La famosa valigia fragolata |
SURVIVAL KIT
Parcheggio Malpensa - Abbiamo a malincuore abbandonato il Parcheggio Mariuccia di cui ci servivamo da anni a causa dell'aumento dei prezzi che lo rende decisamente non competitivo specialmente per i viaggi brevi. Abbiamo quindi ripiegato su GPparking - Via al Ticino 10 - Somma Lombardo che ci ha fatto i 20 gg di sosta all'aperto a 80 €. Un po' lunghi i tempi di attesa all'arrivo, ma ci sta.
Voli
Andata con LOT - MPX 19:40 - Varsavia 21:50 LO320 - Varsavia 23:00 Taskent 08:00 +1 - LO191 - 318 € a persona con bagaglio in stiva.
Ritorno con Turkish - BSZ 10:10 - Istanbul 13:10 - TK345 - IST 15:50 - MPX 17:45 - TK1875 438 € a persona con bagaglio in stiva
Da Taskent alla frontiera tajika di Oybek - Taxi a 30 Euro - La frontiera internazionale è aperta 24/7. Per i saccopelisti ci sono taxi collettivi che partono da Kuylyuk Market per la frontiera, quando sono pieni. Dalla frontiera a Khujand ci vuole un'altra ora.