mercoledì 28 ottobre 2026

Molise 4 - Da Civitacampomarano a Matrice

Civitacampomarano

 

Intanto comincia a piovere, cosa che, pare qui non avvenisse più o meno da maggio, quindi fenomeno auspicatissimo dagli agricoltori locali e forse dai residenti infastiditi di certo dalla gran calura estiva e della seccagna che di certo anticipa l'autunno, ma al contrario assai poco gradita dal povero turista che comincia a chiedersi, cosa ha fatto di male per beccarsi sempre la nuvola fantozziana che lo perseguita ogni volta che ha deciso di muoversi. Certamente la straordinaria bellezza del paesaggio di questa regione si avverte e si ammira con un bel sole, mentre il tempo uggioso significa solamente impedimenta e fastidi che ti costringono a maneggiare con una mano l'ombrello, con l'altra la macchina fotografica e con la terza ogni altro oggetto necessario, dagli occhiali che ormai non vediamo più neanche dove mettiamo i  piedi, i fogli di info e ogni altra cosa necessaria quando vai in giro, oltre naturalmente ad inzaccherarti tutto, lanciando maledizioni a destra e a manca. Comunque sia, il paesaggio te lo godi lo stesso, visto che il traffico non è molto e le strade in parte tortuose ti costringono ad una bassa velocità, ottimale comunque per buttare un occhio sul mondo che ti circonda. E qui, mentre risaliamo a poco a poco verso l'interno, le valli si restringono e il percorso gira, curva dopo curva sui fondovalle seguendo i vari fiumiciattoli che le hanno disegnate, mentre i colli tutto attorno mostrano quella selvatica bellezza che caratterizza questo angolo d'Italia, tutto sommato assai poco frequentato. 

Sono solo una trentina di chilometri per raggiungere Civitacampomarano, ma procedendo con calma ci vogliono almeno una quarantina di minuti, seguendo per un bel tratto tutto uno dei bordi del lago artificiale di Guardialfiera, creatosi dopo lo sbarramento del Biferno avvenuto negli anni '70. Una bella superficie turchese che si allunga tra i bordi spezzati di questa specie di canyon per diversi chilometri. I boschi invece risalgono le pendici circostanti colorandosi di tutta la gamma di gialli e marroni che rendono gli irti colli, anche se senza nebbia (e se no cosa hanno lavorato a fare i nostri grandi poeti) un tappeto variegato e bellissimo. Forse questa è una delle stagioni più belle per venire da queste parti e qualche goccia di pioggia ci sta pure, purché poi venga quel raggio di sole che illuminando tutto rende l'aria particolarmente cristallina. Intanto percorriamo anche l'ultimo tratto di una stradina comunale che ci porta fin sotto questo piccolo paese che presenta subito una delle caratteristiche comuni a quelle di molti altri che vedremo nei prossimi giorni. Quella di essere arroccato in una posizione splendida come a guardia della valle, in questo caso allungato su uno sperone che si prolunga come il dito di un gigante tra due valli parallele. Le case, da lontano appaiono splendidamente ammucchiate, le une vicino alle altre, senza mostrare spazi di accesso, quasi si volessero stringere a difesa del borgo stesso, ideate e disposte in epoche in cui di certo, l'arrivo di nemici che risalissero le vallate, non era certamente una buona notizie, sicuramente si trattava di genti che non venivano in visita turistica. 

Spesso dunque e questo borgo non fa eccezione, questi paesi sono più fotogenici da sotto e da lontano, proprio per questa posizione magnifica che mostra la linea delle case affiancate come fossero mura difensive, allungate sullo sperone di arenaria circondato da una serie di calanchi che ne difendono naturalmente l'accesso, alternandosi a gole e ad aree boschive che ne preservano ulteriormente l'isolamento, di certo cercato, voluto a suo tempo, quando il periglio arrivava dal mare. Risaliamo dunque la strada che, attraverso una serie di tornanti che conducono fino alla piazzetta centrale del paese e che dà successivamente accesso attraverso vie strette e malagevoli per i mezzi meccanici, d'altra parte quando erano state progettate questi non esistevano proprio. Intanto partiamo con una curiosità, questo è il comune d'Italia che presenta nel suo nome il record di ben 17 lettere consecutive, inoltre è noto per essere completamente ricoperto, nelle pareti lasciate libere tra i suoi antichi vicoli una serie di bei murales, di grandi proporzioni, più di 100, creati nel 2014 nel corso di un festival internazionale che ha richiamato qui un gran numero di artisti. Per carità, saranno solo tentativi per dare e aggiungere un'allure particolare a quel non molto che c'è da vedere, ma alla fine fine, tutto fa e di certo queste opere non stonano affatto, anzi contribuiscono a completare il senso della visita a principiare dal famoso che tra i primi ha certificato il fortunato slogan Il Molise non esiste. 

L'altro interesse di Civitacampomarano, è rappresentata dal bel castello Angioino del XII secolo restaurato nel 1400 con grandi torri cilindriche e portale catalano- aragonese. L'interno è piuttosto interessante, sia per la serie di ambienti, dai sotterranei alle torri, che per le mostre che via via vengono presentate, nel nostro caso una serie iconografica di foto storiche e altre opere contemporanee. Le chiese segnalate Santa Maria Maggiore e Santa Maria delle Grazie, non presentano facciate di particolare interesse e di norma le troverete chiuse, ma se vi spingerete nei pressi nel tentativo di vederle, potrete girolare per le vie del paese, dando un'occhiata a un po' di murales e buttando un occhio anche agli scorci sulla valle. Lasciamo il paese scendendo giù per la valle tra uliveti che si insinuano negli spazi lasciati liberi dai boschi e ci mettiamo quasi un'altra oretta per percorrere la quarantina di chilometri di curve e controcurve che ci portano fino a Matrice e al gioiellino assoluto che la caratterizza: la chiesa di Santa Maria della Strada, uno spettacolare monumento di pietra che corona una collinetta verde a quattro chilometri dall'abitato. L'edificio romanico di interesse nazionale è particolarmente bello, sia per le sue caratteristiche costruttive dei blocchi di calcare chiaro che spiccano sulla collina verdissima, con le sue tre navate severe, ma soprattutto per la magnifica facciata a salienti, ornata da sculture medioevali e da un bel rosone centrale, che fu un' importante abbazia benedettina. 

Ma l'edificio è carico di storia e di leggende a cominciare da quella che racconta della sua costruzione che risalirebbe ad un certo Re Bove signore dei dintorni che, innamorato perdutamente della sorella, chiede al Papa la dispensa per poterla sposare. La cosa è palesemente irregolare e il Papa impone per rendere irrealizzabile la richiesta che il re costruisca come penitenza, 100 chiese in una sola notte. Re Bove non demorde e fa un patto col diavolo, che in cambio della sua anima provvederà al lavoro. Orami fuori di testa, il Re firma col sangue e nella notte i lavori fervono e all'alba 99 chiese risultano già terminate e l'ultima, proprio la Santa Maria della Valle, sta per essere a sua volta completata, quando mentre si intravedono i primi chiarori dell'alba, il Re si pente e invoca il perdono divino che con un raggio di luce blocca il completamento dell'opera, suscitando l'ira del diavolo beffato che scaglia contro il campanile un masso gigantesco, che però cade nel prato poco lontano dall'edificio che miracolosamente salvo si completa. Ancora oggi fa bella mostra di sé nel prato, indicato appunto col nome del Masso del diavolo. I bassorilievi (bellissimi) che fanno mostra di sé sulla facciata, raffigurano infatti figure di bovini, in ricordo appunto del re, anche se, delle cento chiese venute su nella notte, solo sette sono rimaste nel vicino paese e nei dintorni, fino a Campobasso. Insomma un luogo davvero godibilissimo, anche perché di questa stagione eravamo i soli visitatori presenti e sedere tra le severe colonne coronate da una serie di capitelli mirabili, è davvero suggestivo. Anche il monumentale sepolcro gotico di Bernardo d'Aquino del 1345 varrebbe da solo la visita. Facciamo anche un salto nel paese, che presenta anch'esso una parte di borgo antico, assimilabile ai molti altri che vedremo nei prossimi giorni. 



SURVIVAL KIT

Civitacampomarano - Castello angioino - Al centro del paese, ben restaurato, potrete parcheggiare davanti. Da visitare all'interno con begli scorci sulla valle. All'ingresso (€ 5) viene distribuito un Ipad con tutte le spiegazioni molto ben esposte per le cose che si vedono all'interno. Calcolare almeno un'oretta

Matrice - Poco da vedere nel paese, ma a circa 4 km sulla collina di fronte, imperdibile la Chiesa di Santa Maria della Strada, dell'anno 1000, da visitare con calma per apprezzarne la solitaria bellezza, diamante splendente sul prato smeraldino. Interessanti soprattutto sono i bassorilievi della facciata pieni di simbologie paleocristiane e medioevali. Apertura 10-18, chiuso il lunedì, ingresso libero.


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lunedì 26 ottobre 2026

Preparativi

 

Stavolta è il momento di dirlo, finalmente siamo in partenza. Sono mesi che mi crogiolo nell'ansia dei giorni che passano e noi invece siamo sempre qui, diciamo davanti al caminetto in attesa della mietitrice sempre in agguato dietro l'armadio. Che tedio terribile questo tempo che scorre e ti lascia nella inevitabile inedia portata dalla pigrizia, che almeno è una scelta. Se invece il tutto è provocato dalla magagne tue o da quelle che ti preparano i potenti del mondo, tutti in combutta per farti passare gli ultimi anni della tua miserabile vita legato alla sedia a dondolo, allora il morale va sotto terra, anche perché in entrambi i casi tu non ci puoi fare nulla. E che cavolo, qui se non ci si muove, si muore davvero. D'accordo c'è stata la brevissima parentesi molisana, piacevolissima oltre ogni dire, per carità e chi si lamenta, ma accidenti, quello non vale, dice subito qualcuno, alla fin fine è una scampagnata fuori porta, noi si sogna sempre mete esotiche, avventure, orizzonti lontani. Tutto questo, lo so, è profondamente sbagliato e attenti che si viene puniti per queste sottovalutazioni. E' e deve essere bellissima ed appagante anche la gita di un pomeriggio nelle Langhe, con allegato pranzetto che non fa mai male e poi adesso è tempo di tartufi e di funghi, però, certo che quando scorro immagini di tramonti sull'oceano con palme allegate, mi prende subito il magone. 

E allora vai, come  diceva Raffaella buonanima e fai quel che devi fare. D'altra parte come dico sempre a coloro che popolano le mie chiacchierate alle varie Università della Terza Età, a cui vado raccontando le mie impressioni e che benevolmente mi stanno anche a sentire, in fondo sto lavorando per voi, per continuare a scrivere su come è fatto il mondo, almeno secondo la mia visione distorta di anziano entusiasta e malevolo allo stresso tempo. Dunque, pescata dal cassetto dei sogni uno dei tanti progetti a metà cottura, in attesa di occasioni economiche e speranze di fattibilità geopolitiche, che qui ormai non si è più sicuri di niente, ecco pronto il programmino, nato come sempre da voglie di vedere parti di mondo ancora da me sconosciute e allo stesso tempo, di itinerari che contemperino gestione dei movimenti adatte al mio status e non aggiungo altro, che ormai purtroppo certe cose non riesco più a farle, anche se mi piacerebbe assai. Un bel viaggetto  di poco più di un paio di settimane che dimostri, per una meta giudicata sulla carta, piuttosto costosa e adatta a fighetti abituati al lusso, che alla fine, operando in completa autonomia e sbattendosi un poco sul web, è possibile trovare soluzioni accettabili anche sul piano economico. 

Allora ecco che questa volta lasciamo spazio al vento del sud, con le sue folate calde e umide, che passano sulle onde per mandarti sentori di salsedine e profumi di fiori equatoriali. Isole calde bagnate da un'oceano che per  molti motivi mi è caro e che difficilmente mi tradisce. Stavo in agguato da tempo in attesa che saltassero fuori offerte accettabili per il volo da utilizzare e finalmente, complice forse la deprecata guerra del Golfo Persico, ho trovato un'opportunità non esageratamente allettante certo, tuttavia accettabile, rispetto al solito, poi vi darò i dettagli. Non solo ma, questa compagnia, forse per cercare di riempire aerei e far arrivare un po' di gente a casa propria, visto che la zona viene considerata ancora mal messa e la gente deve lavorare, offre a chi fa uno stop over nella capitale, fino a tre giorni di permanenza in un loro hotel addirittura a 4 stelle, a 12 € a notte, dando così l'opportunità di conoscere anche questo paesello praticamente senza spesa. Figuriamoci se mi lasciavo sfuggire l'opportunità di aggiungere un ulteriore paese alla lista (vi ricordo sommessamente che al mio felice ritorno saremo a 127!). Così preso il biglietto, sono passato alla successiva prenotazione delle sistemazioni alberghiere, scoprendo che ci sono un sacco di B&B abbastanza economici, anche se, perdendo circa un mese e mezzo in tentennamenti vari, mi sono sfuggiti i più convenienti, poi una settimana di macchina in affitto nell'isola più grande e i traghetti tra un'isola e le altre. 

Le info generali sul paese sono state prese da diverse fonti e tutto direi che è quasi pronto, tanto alla valigia ci pensa qualcun altro già da tempo messo sull'avviso. All'ultimo è venuto fuori che occorre compilare una specie di questionario con allegata documentazione varia su voli e alberghi, che ha richiesto il solito sbattimento per la compilazione, visto che l'intelligenza è sempre tanta, ma poi si scontra con le piccole difficoltà tecniche che noi, gente di un altra generazione, abbiamo con questo aggeggio, maledetto e benedetto allo stesso tempo. Comunque adesso dovremmo essere a posto, l'assicurazione per il rientro della salma, l'ho già controllata, i documenti pure sono a posto e il parcheggio a Malpensa è prenotato, mi stampo tutto il cartaceo che per il boomer avere in mano fogli tangibili dà sempre una sicurezza impagabile e poi direi che possiamo rilassarci e prepararci alla partenza effettiva. Sempre che mi arrivino in tempo i giubbotti gonfiabili che ho ordinato, la maschera già ce l'ho, per essere pronto alla bisogna, visto che come sapete sono una di quelle poche persone al mondo che non so nuotare e lì se non vai nell'acqua cosa ci vai a fare! Dove vado è semplice, visti gli indizi che vi ho messo giù, comunque sarò più preciso nei prossimi giorni. In ogni caso vi terrò informati, sempre sperando che quel demente non cominci a bombardarmi proprio quell'aeroporto e dintorni, nei giorni previsti per la partenza effettiva. 



giovedì 22 ottobre 2026

Molise 3 - Larinum

Larinum - L'anfiteatro

 

Sembra che Termoli sia, dopo S. Benedetto del Tronto uno dei posti dell'Adriatico dove si mangia il miglior pesce come rapporto qualità/prezzo. Non ci sono dubbi che queste informazioni vadano verificate non appena se ne presenta l'occasione e quindi eccoci predisposti alla bisogna, d'altra parte, come dico sempre, questo è un blog di servizio. Intanto giusto per far venire l'ora, dopo aver goduto del tramonto dalle mura del borgo antico, mi permetto di andare a sedermi ad un tavolino sul corso principale della città, per osservare quello che possiamo definire il classico struscio delle città del sud. Bei negozi moderni e molti locali dove passare la serata, compresa una interessante vineria dove ci si siede come al bar sorseggiando un calice di buon vino o una serie di assaggi conoscitivi, cosa che ha sempre il suo perché. Ci sono un sacco di giovani che vanno avanti ed indietro, uniformando anche questa città, alle mode di tutte le altre. Sono seduto piacevolmente ad un tavolino di un bel bar, dove una gentile addetta ha fornito un servizio adeguato, a me ed ai miei amici, consueti frequentatori nullafacenti dei locali a disposizione. Amici che casualmente, percorrono anch'essi la mia strada anche se in senso contrario e che casualmente abbiamo finito per incrociare lungo il cammino. Incontro previsto che, grazie ad una accurata consultazione del web ha consentito di prenotare una cenetta in un ristorante del centro ben commentato, anche se si sa che queste recensioni spesso lasciano il tempo che trovano. 

San Pardo
Comunque devo dire che stavolta siamo caduti bene e sia Fabio, il simpatico ristoratore che il suo collaboratore, complice forse l'assenza delle folle estive, ci hanno trattato coi guanti e ci hanno lasciato, con il tempo che ci hanno dedicato tra chiacchiere e spiegazioni, un graditissimo ricordo. Sarà forse il carattere dei molisani, ma ci accorgeremo anche nei prossimi giorni che da queste parti tutti hanno un approccio col cliente decisamente accattivante, cosa che contribuisce di certo ad aumentare la piacevolezza del soggiorno. Pesce magnifico comunque, che se no, poco rimarrebbe di tutto il contorno, ma di certo un posto da suggerire e in cui ritornare se mai capiterà. Segnalo in ogni caso delle sontuose tagliatelle al nero di seppia, per non parlare della semplice bistecca di tonno cotta alla perfezione. Ma bando alle ciance che la strada è lunga e le tappe previste sono moltissime, quindi salutati gli amici ormai sulla via del ritorno, per noi è già mattina e dopo colazione verso le 8:30, puntiamo la prua della nave verso Larino. Ci vuole solamente una mezz'oretta per percorrere i 27 km che ci separano da Termoli, per cominciare a risalire i colli che vanno verso l'interno, ma che subito mostrano il carattere di questa regione, alla fine poco popolata, con un territorio che ti mostra il suo carattere selvatico e non intaccato dalla modernità. Cominciano subito ad apparire infatti, nelle aree in cui via via si diradano gli abitati e le case, boschi fitti di latifoglie che la stagione inizia a colorare di autunno, lasciandoti l'impressione di un'area rimasta un po' fuori dallo sviluppo frenetico, anche se le comunicazioni stradali sono comunque ottime. 

Larino è disposto, come ci capiterà di vedere per molti altri borghi, disposto su una serie di colli più o meno scoscesi, dividendosi quindi in parti diverse se pur unite tra di loro attraverso la crescita che ha avuto nel tempo. Siamo a poco più di trecento metri sul livello del mare, che non si vede, ma si intuisce dietro l'orizzonte cosparso di oliveti. Questa infatti, come tantissimi altri borghi che incontreremo nei prossimi giorni, è terra di olio, saporito e colorato di quel verde pallido che riesce ad emanare sentori delicati e subito richiede una fetta di buon pane su cui versarlo per testarne meglio sapore e piacevolezza. Qui è il regno della varietà autoctona Gentile di Larino, che dà un olio fruttato ma dal sapore non troppo marcato con profumi di carciofo ed erba appena tagliata, una poesia. Per non parlare del Tintilia, vino locale, da poco riscoperto, con una della classiche operazioni di marketing che adesso vanno tanto di moda, ma che in ogni caso ha caratteristiche interessanti e da provare, ma di questo parleremo innanzi. Certo questa regione, come constateremo, non è solamente paesaggio e paesi arroccati, genti antiche e storia millenaria, ma anche produzione di strepitose peculiarità alimentari, da testare con cura, assaggiare, acquistare. Badate che alla fine vi ritroverete col bagagliaio della macchina pieno di derrate per cui avrete speso di più che per tutto il resto del soggiorno, 

Fregio di un portale
Ma come resistere! Ma cominciamo a dare un'occhiata a questa Larinum, città che ebbe la sua decisa importanza già in epoca romana repubblicana, visto che fu subito alleata di Roma nelle guerre contri i Sanniti, i primi nemici tosti che i romani trovarono sulla loro strada inarrestabile delle successive conquiste, fino alla creazione dell'impero. E qui rimane appunto una importante vestigia dell'epoca augustea, un anfiteatro abbastanza ben conservato, che poteva ospitare 12.000 spettatori e che quindi dà una misura della caratura della città antica di Larinum, visto che adesso gli abitanti sono all'incirca 6000. Le rovine che conservano tuttavia i vomitoria e la parte inferiore della cavea oltre a tutte le mura circostanti, in cui è apprezzabile un opus reticulatum molto ben conservato. E consideriamo che si tratta di una struttura con il diametro maggiore di quasi 100 metri. La villa Zappone, all'interno del cui giardino è posta la struttura, ha anche altre rovine di terme e altro, ma poco rilevabili. I residui di un paio di grandi mosaici sono sotto una tettoia all'entrata e qualche cosa è conservata in una struttura all'ingresso, dove l'accesso è libero e, stranamente incustodito. Sistemata la pratica, con un lungo giro in macchina ci si trasferisce nel borgo antico, a cui si riesce ad accedere fino al centro nella piazzetta antistante alla chiesa di San Pardo, dalla facciata bellissima, esempio mirabile di gotico molisano con sculture a motivi vegetali e figura zoomorfe ma soprattutto con uno straordinario rosone a tredici raggi, che campeggia sulla sommità. 

Anche l'interno conserva qualche traccia di affreschi trecenteschi. Poi non rimane che fare un giro lungo le stradine guardando le antiche case ed i palazzi delle famiglie antiche che dominavano il borgo, con le loro pareti di tufo grigio che si illumina nella luce meridiana che riesce a penetrare fino al fondo degli stretti vicoli, debitamente segnalate, con i loro portali dagli archi in pietra spesso scolpiti con antiche figure di animali fantastici, mascheroni ed altre figurazioni medioevali. Complice la stagione, non c'è quasi nessuno in giro e l'atmosfera è particolarmente avvincente, quasi ci si sente catapultati in quel passato medioevale in cui il paese, sciamate via le folle estive, sembra ripiombare durante la lunga pausa invernale. Arriviamo fino all'estremo limite del paese che si affaccia sulla scarpata antistante e di sotto, l'alternarsi degli uliveti carichi di frutticini in attesa della bacchiatura e dei boschi colorati di chiazze di giallo tra le quali di tanto in tanto esplode qualche macchia rosso vivo di un acero solitario, non devono messere molto diverse a quelle di mille anni fa. Qui cominci a sentire questa sensazione che diventerà dominante man mano che avanziamo verso l'interno, quella di percorrere una terra antica. Non abbiamo tempo per il museo, con i reperti ritrovati nei dintorni, mosaici policromi e materiali vari emersi dalle ville romane che punteggiavano i colli vicini e attraverso una delle antiche porte medioevali che segnavano la cerchia delle mura, usciamo, scendendo verso valle. 

Vicolo di Larino


SURVIVAL KIT

Ristorante Al solito posto - Via Adriatica 14 - Termoli - Situato comodamente in pieno centro non ha moltissimi posti, quindi consiglio di prenotare sempre per ché è piuttosto frequentato. Piatti di mare da un menù breve ma completo. Si può mangiare in una bella veranda all'esterno. Il proprietario gentilissimo non si farà pregare ad illustrarvi piatti, vino e tutto il resto, offrendovi se gli date corda anche un ottimo Ratafià alla fine (certo, pare che questo liquore non sia una prerogativa soltanto piemontese). Ottimo pesce freschissimo e un calice di Tintilia rosato che ci stava a pennello. Un paio di piatti a testa più un dolce a 36 €, direi molto onesto e pertanto consigliatissimo. 

Da vedere a Larino - Anfiteatro Romano, compreso assieme ad altre rovine, terme, ecc, nella villa Zappone, Centro storico con i suoi vicoli e le sue case dai portali antichi, Cattedrale di S. Pardo con facciata gotica e Palazzo Ducale che ospita il museo civico in cui sono esposti i mosaici romani ritrovati. Dedicategli almeno da due a tre ore. Ricordo che la zona come tutto il basso Molise è terra di oli sopraffini, vini tra cui il Tintilia di recente lancio, e cavatelli (la pasta corta fatta a mano) e  pampanella, carne di maiale marinata con peperoncino e cotto a lungo. 

  

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mercoledì 21 ottobre 2026

Molise 2 - Arrivare

Termoli - La cattedrale


Alla fine sono riuscito a partire. Vero è che dopo i quattro mesi estivi di mare e monti, come si dice per i piatti che non si sa come meglio definire, mi ero un po' impigrito. Certo, passare la giornata da un bar all'altro o comodamente disteso davanti all'isciacquio dell'onda (notare il secondo livello in cui vengono inseriti dotti richiami alla maniera postmoderna di Eco, che ormai sono passati i dieci anni dalla morte come da lui richiesto per citarlo) è assolutamente comodo e ripartire per un viaggio qualunque sia, rappresenta una fatica che diventa ogni volta più pesante, ma che ci vogliamo fare, questo è il mio destino e lo sarà, speriamo, fino alla fine. Dunque intanto partiamo dal fatto che il giro si doveva svolgere in autunno, cosa che, se da un lato apporta il vantaggio di percorrere una regione splendidamente boscosa durante il dispiegarsi del foliage, situazione assolutamente interessante, dall'altra impedisce di fare una tappa di passaggio nella zona di Castelluccio di Norcia, cosa che avevo previsto quando avevo pensato a questa meta, in quanto mi interessava vedere i paesaggi ed i colori dei campi fioriti che ho ammirato in innumerevoli foto sull'argomento e che forzatamente avrebbero richiesto un passaggio primaverile. Ma tant'è non si può avere tutto, o l'uno o l'altro, se no fai come quei contadini lamentosi che si rammaricano perché piove e se da un lato fa vene all'orto, dall'altro fa male alla vigna. 

Quindi va da sé che se l'itinerario è previsto per sei notti di permanenza, converrà fare la prima tappa tutta di un botto per la più breve, in modo da arrivare subito nel punto focale e procedere senza ulteriori perdite di tempo. Quindi la prima tappa è stata prevista tutta d'un botto lungo la direttrice adriatica che prevede un percorso completamente autostradale di circa 700 km da percorrere in 7 ore più eventuali soste. Così partendo verso le sette del mattino si hanno buone probabilità di arrivare a Termoli prima delle 15, avendo così ancora tutto il pomeriggio per vedere la città. Devo dire che io ho una grande fortuna. Se infatti il mio fisico si sta sgretolando a poco a poco, ogni anno, anzi, ogni mese che passa e ormai manifesto mille magagne di ogni tipo, in particolare per quanto va ad inficiare sul viaggio, tutte quelle di natura ossea e deambulatoria, ho un unico vantaggio, e cioè, la assoluta mancanza di problemi per quanto riguarda la guida. Stare al violante per ore, viaggiare a lungo su qualsivoglia tipo di strada, non  mi stanca assolutamente, anzi, mi rilassa e mi basta sgranchirmi le gambe di tanto in tanto per poter proseguire senza problemi,. Questo è sicuramente un gran vantaggio, ecco perché mi piacciono tanto i vagabondaggi on the road, soprattutto anche per la libertà che ti concedono di andare secondo l'ispirazione del momento seguendo un copione di massima, ma senza troppi obblighi. 

Per questo motivo, benché, come vi ho detto avessi la complicità di un programmino stilato in massima parte dall'AI, ho provveduto a prenotare solamente la prima notte di albergo, lasciando tutto il resto alle decisioni del momento, a secondo di come sarebbero scorsi gli eventi, ah, libertà che m'è sì cara! Dunque, partiti come si dice on time, il percorso auto stradale non ha presentato problemi, un po' di affollamento come previsto attorno all'area di Bologna, lo snodo centrale del paese, poi solamente le solete menate di rallentamenti e minicode dovute ai lavori stradali che sono una delle maledizioni classiche della nostra rete viaria. Soste solo per le necessità idrauliche ed i rifornimenti, abbinate alla tragica constatazione che il gas sulle autostrade costa il 50% (in lettere cinquanta, non è un errore di battitura) che sulla rete interna. Mi sembra un po' una esagerazione , ma pazienza, se s'ha da pagà che si paghi. Poi un panino e via, così ammirando la serie dei colli marchigiani digradanti perpendicolarmente verso il mare e poi di seguito quelli abruzzesi, siamo come si dice felicemente arrivati alla nostra meta iniziale, la cittadina di Termoli, caposaldo industriale della regione che non esiste. Con facilità  abbiamo trovato il luogo dove ho prenotato la notte, proprio nelle vie pedonali del centro storico, quindi assai comodo, trovando pure un altrettanto comodo parcheggio non a pagamento nella via adiacente. 

Certo che adesso con Google map è davvero una meraviglia, basta scrivere questo benedetto indirizzo o il nome del luogo che ti interessa e la voce guida ti conduce direttamente sotto il numero civico voluto, altro che mappe da consultare, strade da indovinare e giri a vuoto fermandosi continuamente a chiedere indicazioni, che poi l'uomo italiano, come sappiamo, non vuole chiedere mai, non legge il libretto di istruzioni, figuriamoci se si ferma a domandare dove si deve andare per dove dobbiamo andare come Totò! Comunque eccoci nel piccolo B&B che ho prenotato, davvero graziosissimo e piacevole, oltre che comodissimo e onesto; il primo contatto con l'ospitalità molisana è subito appagante! Veloce rassettarsi e poi andiamo a fare un giro per vedere le cose termolesi (o come si dice) più interessanti. Di certo oltre al gradevole centro costituito da una serie squadrata di vie pedonali alternate, il punto di richiamo è costituito dal Borgo antico, la cittadella fortificata da mura con relativo castello affacciata al promontorio sul mare. L?assieme di antiche case, ben conservate e altrettanto ben mantenute, costituisce un piacevole dedalo di viuzze in cui perdersi fino ad arrivare agli affacci a mare, il famoso Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti, che poi tanto selvaggio non è, visto le ampie spiagge dove ancora sono visibili i resti degli stabilimenti balneari in corso della smobilitazione di fine estate, che in ogni caso questa è una stazione di vacanza marina a tutti gli effetti, che a luglio e ad agosto segna il suo punto di massimo splendore. 

La passeggiata attorno alle mura è piacevolissima, i turisti in giro sono ormai pochissimi e quindi ti puoi godere la passeggiata in tutta tranquillità sostando a traguardare l'orizzonte che si stende con il litorale infinito che si allunga in anse sinuose e quasi regolari. Il castello svevo è lì alle tue spalle, guardia sorpassata ancorché solida di un tempo in cui si aveva solo la preoccupazione del nero periglio che vien dallo mare, lo ricordate, pensate un po' a quando temevano gli sbarchi islamici sulle coste, che tempi, per non parlar della peste bubbonica che si ripresentava ad intervalli regolari a mietere un po' di gente con meticolosa puntualità. Magnifica anche la chiesa con la sua facciata romanico-pugliese, una grande Cattedrale dedicata a Santa Maria della Purificazione, che la chiarezza della pietra fa risplendere nella luce dorata della sera assieme al convincente interno, severo nella sua nudità, con la cripta nella quale aggirarsi alla ricerca delle reliquie di San Basso. Per arrivarci, certo cosa non difficile visto che è praticamente al centro dell'abitato, nella piazza principale, percorriamo pure per sfizio, il famoso vicolo Rejecelle, spacciato per essere il più stretto d'Italia, chissà se sarà vero, visto che mi risultano essere in diversi a disputarsi il titolo. Certo è che quelli, diciamo non magrissimi, come me, ci passano davvero a fatica, ma è un'altra di quelle classiche curiosità che il turista deve mettere obbligatoriamente nell'agenda. 

Dall'altro lato il porto si estende con i suoi moli nascosti dalle costruzioni moderne e mi risulta che da quella parte di mare sia un seguito di locali dove si svolge la movida notturna. Certamente la cosa più bella è passeggiare sul bastione con le case illuminate dal sole che scende e che colora il cielo di tonalità rosa assolutamente piacevoli. La temperatura altrettanto dolce completa il tutto, ti fa venire voglia di stare a lungo a completare il mare, con il trabucco sottostante che si stacca dalle rocce, che di certo servirà un delizioso brodetto, specialità della zona o una bella frittura di paranza, che se non la mangi sul trabucco, dove?  Dando un'occhiata in giro vengo a sapere che questo è uno dei due punti da dove partono i traghetti per le Tremiti, cosa a cui non avevo assolutamente pensato. Errore notevole perché avrei potuto facilmente prevedere un giorno in più per prendermi una giornata intera in questo piccolo e pare, meraviglioso arcipelago. Sembra che offrano bele escursioni attorno ai 75 €, tanto per conoscenza. Va be' sarà per la prossima volta. Staresti qui a lungo insomma, già a me la sola aria del viaggio, mette voglia di godermi a lungo ogni luogo, ogni momento e subito mi cominciano i rimuginamenti di cosa si poteva programmare in più e non è stato fatto. Mai contento insomma e in pratica il viaggio non è neppure ancora incominciato. Intanto comincia a sentirsi un languorino attornio allo stomaco, d'altra parte, oggi solo un panino. Allora bando alle ciance e diamoci da fare.


B&B Marilù - Via Ruffini 19 Termoli - Ottimo B&B, rimesso a nuovo di recente, con belle camere, ben arredate. Bagno fornito e pulitissimo. Posizionato in centro, molto comodo, si può andare comodamente a piedi al borgo antico. Possibilità di parcheggio nelle vie adiacenti. Colazione nell'ottimo bar sotto casa. La proprietaria gentilissima, si presta a dare ogni tipo di informazioni ed essendo libero ci ha dato la camera superiore al prezzo di quella normale. La doppia standard € 60 + 4 di tassa di soggiorno. Consigliatissimo.

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lunedì 19 ottobre 2026

Giornata di istruzione nella Langa della birra

 

Birra nelle Langhe? Certamente una cosa che non ci si aspetta. E invece eccoci qua a Piozzo, con la consueta e puntuale organizzazione AMAP (Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte) per la graditissima giornata di Istruzione di ottobre. Già, perché in questo piccolo paesino di mille abitanti tra Dogliani e Carrù, non  lontano da Monforte, uno dei capisaldi del Barolo più titolato, c'è una realtà inaspettata e di una certa importanza. Il paese infatti è noto non soltanto per la famosa sagra della zucca che attira folle di appassionati nei primi giorni di ottobre di ogni anno, ma soprattutto per l'altrettanto famoso birrificio artigianale Baladin, una realtà la cui incredibile storia ormai ultra quarantennale, merita di essere conosciuta, visto che questa produzione ha sorpassato da tempo i confini nazionali e si è affermato forse come il più importante birrificio artigianale d'Italia. E' chiaro che questo è un territorio dove l'importanza del settore agroalimentare è davvero un punto fermo per tutta l'economia della regione e le sue eccellenze attirano ormai appassionati da tutto il mondo con un indotto certamente non trascurabile, tuttavia penso che non  moltissimi siano a conoscenza che anche un prodotto come la birra, che non faceva parte certamente delle tradizioni locali, si è aggiunta alle altre bandiere della gastronomia langarola. Tutto nasce nel lontano '86, quando Teo Musso, personaggio decisamente innovatore e fuori dalle righe, forse per uscire dagli schemi famigliari che vivevano fortemente questa realtà locale legata al culto del vino, decide di dedicarsi alla birra, un prodotto completamente fuori dagli schemi langaroli, che in pratica a quei tempi era completamente assente dal territorio, aprendo un pub proprio nell'unico bar del paese. A poco a poco, affinando le sue conoscenze, Musso si appassiona sempre di più alla materia e alla sua produzione fino a che viene creato questo birrificio artigianale con l'idea di creare prodotti di qualità assoluta, un po' in linea con quanto avviene in queste zone per il vino.

Così a poco a poco l'azienda cresce ed oggi può a buon diritto essere definita come una delle più importanti realtà italiane nel campo della produzione della birra artigianale. Esportando oggi in oltre cinquanta paesi, a poco a poco si è arricchita la tipologia dei prodotti offerti che comprende oltre alle sue birre ad alta gradazione, quelle da invecchiamento, le bibite ed i succhi di frutta, nonché con sapiente visione commerciale anche prodotti indirizzati verso il mondo dell'alcool free, oggi in forte espansione. La visita dell'azienda è stata oltremodo interessante, al di là del percorso della storia aziendale, in quanto abbiamo potuto vedere da vicino tutta la parte di produzione, con la filiera completa, infatti oggi tutta la produzione Baladin viene effettuata con materiali, orzo, luppolo, lieviti, ecc. prodotti al 100% direttamente dall'azienda stessa. Interessante anche la parte che riguarda l'imbottigliamento dei prodotti, da cui si può ben valutare la dimensione della produzione totale, ormai al limite per quanto riguarda la definizione di birrificio artigianale. Purtroppo si tratta semplicemente di una limitazione burocratica che non inficia certamente la qualità o la tipologia della della produzione dal punto di vista tecnico e qualitativo, ma tant'è e di certo l'ideatore di questa brillante realtà saprà trovare la giusta soluzione. La visita è intanto terminata davanti alla serie di botti dove alcune tipologie di birra invecchiano per anni, altra invenzione di questo mastro birraio dalla mente vulcanica e vi garantisco che l'assaggio di una birra invecchiata in botte per 14 anni, che abbiamo avuto modo di testare, come chiusura dell'esperienza, è stata veramente straordinaria ed inaspettata. Diciamo pure un prodotto che va ben al di là di una birra intesa in senso stretto a cui siamo normalmente abituati come accompagnamento alla pizza o per una dissetante bevuta in una calda giornata estiva, ma un vero e proprio prodotto da meditazione quale si confà a questa terra di vignaioli di grande qualità. Insomma una visita che vi consiglio assolutamente di fare per prendere conoscenza di un prodotto inatteso ed entusiasmante. 

Birrificio Baladin  (date un'occhiata al sito) - Piozzo - Visite da prenotare sul sito  alle 10 della domenica - € 15 con degustazione e bicchiere ricordo- Possibilità di mangiare in loco.

venerdì 16 ottobre 2026

Molise 1 - Il progetto

Molise - La cascata di Carpinone

 

Santo cielo non ne potevo più di fare il pensionato anziano, diciamo pure entrato in quarta età, con tutto quel che ne deriva, spiaggiato sulla viva rena o malamente servito al bar a sparare scemenze su questi gioòòvani che chissà dove andremo a finire, avendo dimenticato la schifezza che sono stati i famosi bei tempi andati. Dunque mi è sembrato anche giusto che cominciassimo a rimetterci in pista o come si dice in movimento, visto che l'inverno si avvicina a grandi passi. Complice il fatto che è fallito miseramente il viaggio in Abkhazia, che avevo intenzione di fare in questi giorni, colpevoli questi maledetti casini internazionali che si acuiscono invece di placarsi come ci si aspetterebbe dopo anni di sangue e di morti, ma evidentemente la follia umana non ha mai limiti, anzi al peggio non c'è mai fine. Quindi, avendo noi invece, la fortuna ed il privilegio di essere nati in una terra fortunata (anche se non è chiaro ancora per quanto), bisognava far partire un piano B che, come l'omonimo lato, sta sempre lì pronto alla bisogna per essere utilizato quando serve. E qui viene a taglio, come si dice nell'alessandrino, un programmino breve che ho tenuto da parte quanto meno dalla fine della peste, elaborato proprio in quei tristi giorni che mi hanno tagliato via due anni di vita e di esplorazioni. Un piccolo vagabondaggio da effettuare in alternativa, in autunno o in primavera (cosa preferibile per un  motivo che chiarirò dopo) che era nato come idea da sviluppare con comodo e sempre rimandato e ingiustamente posposto a favore di altro, apparentemente ogni volta sempre più importante ed inderogabile. Così è nata alla fine dell'estate, questa settimana molisana, ovvero una zingarata nella regione che non esiste o come dicono loro, che tuttavia resiste. 

Dunque un impegno apparentemente semplice che mi ha consentito di buttar giù un'idea di base, raccogliere un po' di informazione sul web e poi di partire alla ventura senza prenotazioni, procedendo come si dice alla va là che vai bene, di giorno in giorno sulla base di quanto succede via via e adeguando l'itinerario alle mie voglie ed ai miei bisogni. L'Italia consente questo, in realtà lo consentirebbe qualsiasi parte del mondo ma, quando vai lontano da casa sei sempre accompagnato da timori irragionevoli che, tra le altre cose, una volta neanche ti venivano in mente e che ti vorrebbero pronto ad ogni evenienza con una attenzione maniacali ai programmi, alle prenotazioni, alla perfezione calcolata di ogni itinerario e cosa da fare. Ma vuoi mettere invece il partire senza troppi programmi e andare dove , come si dice, ti porta il cuore? Certamente sei molto più rilassato e ti puoi muovere senza troppi obblighi, anche perché in questa zona non ci sono punti obbligati, di importanza tale da farti considerare improponibile il rischiare di  perderli o trovarti fuori dei momenti considerati giusti. Niente Cappelle Sistine o Colossei dunque, ma certamente un'Italia minore che in primis vale di certo la pena di essere vista e successivamente da girolare con comodo, scegliendo fior da fiore, un po' dove capita, certi che comunque, in giro per l'Italia, dove cadi non cadi male di sicuro. Tuttavia anche se parlo così, da giovane svagato in cammino per il mondo senza una meta precisa, non dovete pensare che sia diventato completamente sprovveduto e che abbia completamente mollato la mia tendenza a non lasciare nulla al caso e a cercare di prevedere tutto. 

Intanto sono partito con un esperimento. Ho chiesto all'intelligenza artificiale di estrapolare tutti i luoghi più interessanti del Molise, visitabili in sei giorni, questo era il tempo che mi ero dato, e metterli in fila secondo un itinerario logico e conveniente, considerati i miei interessi, le mie voglie e anche i ritmi che posso essere in grado ancora di tenere. E naturalmente di aggiungere per ognuno di questi luoghi, le cose più importanti da vedere, in ordine di valore o imperdibilità, aggiungendo suggerimenti e consigli di ogni tipo. Devo dire che lo strumento è di una potenza assolutamente incredibile e in pochi secondi, ChatGPT mi ha sparato fuori una ventina di pagine di luoghi da vedere, enumerandoli per interesse ed importanza, suggerendomi possibili varianti, recuperi e giorni di chiusura dei principali punti di interesse, aggiungendo chilometri da percorrere, tappe consigliate e moltissime altre informazioni utili che mi sarebbero costate giorni e giorni di studio ed estrapolazione di dati, sempre facendo riferimento al web naturalmente, cosa che se avessi dovuto andare alla ricerca delle stesse cose su guide, libri e così via, non mi ci sarei certo raccapezzato facilmente. Insomma con strumenti di tal fatta a disposizione, come si dice a gratis per giunta, ma perché rinunciarci! Naturalmente devi dare una controllata, vedere se le cose sono effettivamente fattibili, non prendere tutto per oro colato e controllare se ci sono inesattezze e altro, ma devo dire in effetti, che lo strumento è davvero portentoso, non fosse che mi ha detto di fare l'itinerario in 6 giorni e poi ,mi ha descritto inspiegabilmente sette giorni di viaggio. Insomma è intelligente ma non si applica. Comunque sia, io ho seguito quasi alla lettera i consigli e sono partito senza troppo indagare per il tipo di viaggio che in fondo preferisco, metti la chiave nell'avvio, parti e dove arrivi arrivi, poi si vedrà quel che succede giorno dopo giorno. 

Alla fine sono tornato a casa un po' stanco, perché devo confessare che scarpinare qua e là per scale scalette, salite e sentieri, mi comincia a diventare pesante, non so come mai o almeno lo sospetto, ma alla fine, molto contento dell'esperienza, che mi ha dato assolutamente quanto era nelle mie aspettative, come ho detto quelle di un'Italia minore, ma piena in ogni caso di cose che valgono la pena di essere vissute almeno una volta. Il Molise è una regione selvatica ma dolce e amichevole, coperta di boschi commoventi quali non pensi possano ancora esistere in questa penisola cementificata, popolata da gente di una cortesia e gentilezza senza pari, che ti presenta paesaggi straordinari tali da soli di valere il viaggio, con una serie di borghi che accumunerai poi in un solo paesino senza nome che unisce le caratteristiche di tutti e li unirà nella piacevolezza del ricordo. Che ti presenterà luoghi antichi, foreste impenetrabili, ambienti di un'Italia di un passato recente ormai perduto, città umili ma cariche di una atmosfera calma e piacevole, che ti apparecchierà deschi ripieni di squisitezze sentite solo di lontano e sapori tradizionali deliziosi e imperdibili, ripieni di profumi dei boschi e del lavoro di quei pastori dannunziani che questi territori attraversavano proprio in queste giornate. Oltre a ciò, ti ritroverai in una di quelle poche parti del nostro paese dove i costi sono assolutamente popolari e il passante non si sente una vacca da mingere, che forse i locali ne hanno già troppe nelle loro stalle al fine di produrre i loro famosi caciocavalli e tutte le altre delizie che troverai offerte al tuo palato ad ogni piè sospinto. Certifico che siamo tornati a casa con il bagagliaio pieno zeppo di acquisti alimentari di ogni tipo. Capirà, qui, tra vino, olio, formaggi, salumi, paste artigianali, dolcetti, fungi e tartufi e non aggiungo altro, non riesci a lasciar là niente. A conti fatti abbiamo speso più per questi acquisti diciamo così voluttuari, che per il giro vero e proprio. Comunque, come al solito, nei prossimi giorni vi descriverò con maggiore precisione le tappe ed i vari punti di interesse, caso mai a qualcuno venisse in mente di seguire le mie orme. Tanto per confermate che questo è un blog di servizio. Estote parati e ci sentiamo.

giovedì 15 ottobre 2026

Taste of Menton 7


 nuvola bianca
sapore di acqua e sale -
pelle bagnata


mercoledì 14 ottobre 2026

Taste of Menton 6

 

sassi rotondi 

che il mare ha consumato -

ricordi azzurri


martedì 13 ottobre 2026

Taste of Menton 5

 

azzurro e bianco

guardare l'infinito -

sereno giorno



lunedì 12 ottobre 2026

Taste of Menton 4

 

roccia ferita

l'onda penetra e rode -

vivere stanca




Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!