| La valle di Toungat - Mauritania - gennaio 2026 |
| Salek |
Abbiamo lasciato Toungat e la grande valle si allarga a dismisura, le pareti nere si dilatano e si allontanano gradualmente fornendo alla pista che si snoda tra i piccoli gruppi di palmizi, delle quinte naturali che guidano il cammino, questa volta senza metterti dubbi, hai così solo il tempo di rimanere a guardare fuori lo spettacolo naturale delle rocce, della sabbia, delle palme, un'Africa da cartolina, quasi oleografica, un po' come quella che ci si immagina quando si cerca di raccontare questi luoghi. La velocità è bassa, comunque la sabbia impedisce di correre e ti dà ancora meglio il tempo per goderti il paesaggio. Poi, dopo un bel pezzo, tra sballottamento e curve e controcurve per ritrovare la pista, perdi il senso della distanza, il canyon finisce o perlomeno tutto si spiana e compare improvviso un simulacro di nastro di asfalto. Dovrebbe trattarsi della route de Aoujeft, dove subito incontriamo l'omonimo paesetto di casotte sparse che hanno sempre questa apparenza di abbandono che dà quel senso di destino inevitabile per quei paesi dove a poco a poco le tradizioni antiche sono destinate a scomparire, per lasciare posto all'inurbazione inarrestabile, dove i giovani accorrono per trovare opportunità di attaccarsi al treno del mondo di oggi, che ormai si può conoscere anche nelle oasi più sperdute, perché tutto può rimanere indietro ma non le comunicazioni, internet, i telefonini e poco prima la televisione.
| I canyon |
Ormai anche le casupole riescono a procurarsi rudimentali pannelli solari a cui connettersi per ricaricare queste moderne lampade di Aladino, che possono mostrarti tutto il possibile che automaticamente diventa anche tutto il desiderabile e questo si può raggiungere solo nella grande città che ormai ospita più della metà degli abitanti del paese e che inevitabilmente continuerà a crescere. Certo questa mostruosa calamita che con il suo luccicore attrae morbosamente sempre più gente, non è tutto oro, anzi lì cominciano i problemi grossi e le difficoltà, che porteranno a delusioni e a drammi che di certo nelle oasi erano completamente sconosciute, ma questo è un cammino inevitabile, in cui il paese precipiterà come tutti gli altri hanno fatto, cercando la sua strada verso quello che comunque è il progresso. Intanto tutto quel mondo lontano e disperso tra le sabbie, continuerà la sua vita di ricordi, imbalsamato nelle tradizioni che rimarranno, tenute in vita e rifocolate ancora per un po' dagli anziani rimasti, almeno fino a quando resisteranno. Intanto per noi l'altopiano finisce e davanti a noi si apre un altro grande canyon che sprofonda in basso tra pareti altissime, rossastre e altrettanto scenografiche. Scendiamo una serie di tourniquet e in fondo alla valle, ecco le case di Terjit. Dopo le abitazioni abbarbicate sulla collinetta, la stradina prosegue più in basso verso la parte verdissima dell'oasi, così fitta di palme che si prosegue sulla pista quasi al buio, avvolti in un tunnel continuo di frasche rigogliose; senti decisamente l'umidità che si accumula nella parte più profonda e nascosta del palmeto.
| Verso la sorgente |
Dietro un muretto il campeggio di Jemal, con le sue tende decisamente meno rustiche di quelle di ieri sera. Dopo aver mollato i bagagli, ci portano un sontuoso couscous col solito accompagnamento di carne e verdure, poi cerchiamo di approfittare della luce che ancora questa giornata ci regalerà e ci avviamo nel fitto del palmeto. La spaccatura tra le rocce infatti prosegue, lo stradino si restringe e le alte pareti che si innalzano intorno diventano sempre più alte, fino quasi a toccarsi, di fianco al sentiero, un ruscello gorgoglia e prosegue verso il basso, mentre noi risaliamo verso l'inizio della gola dove sgorgano le due sorgenti che formano una serie di pozze successive dove sarebbe pure possibile fare il bagno. Arriviamo fino in fondo, le pareti rosso vivo intorno a noi sono diventate quasi scure per la poca luce che penetra dall'alto, mentre alla base le rientranze da dove sgocciolano le acque delle sorgenti che fuoriescono alla base del monte, sono coperte di muschi spessi e umidissimi. Un luogo assolutamente magico, un contrasto assoluto tra il deserto che si stende solo a poche centinaia di metri sopra di noi e questo spazio verde e gioioso di vita. Non è difficile immaginare il sentimento del carovaniere che arrivava qui dopo giorni di cammino tra le rocce e le sabbie. Il concetto di oasi non potrebbe essere meglio rappresentato che così.
| La fonte |
Camminiamo intorno e restiamo un po' seduti davanti ad un piccolo specchio di acqua, questo è un luogo dove il tempo ha importanza minore rispetto ad altri, davvero potresti accumunarlo a certi luoghi dell'Oriente, dove esistono siti nei quali isolarsi appare come l'unico stato possibile del corpo e della mente. Solo silenzio, nessuno intorno a te, solo il gocciolare delle acque che colano dalle stalattiti della roccia e si raccolgono e frusciano via tra erbe acquatiche, dando un senso di pace così palpabile, che non ti viene certo voglia di andar via. Chissà cosa sarebbe essere qua in agosto, alla festa del Guetna, quella in cui arrivano dalla città tutti i parenti per la festa della raccolta dei datteri e in questa spaccatura ti puoi rifugiare per sfuggire all'aria rovente che aleggia all'intorno, vieni a riposare, a bagnarti nelle pozze e la sera a sentire la gente che canta e unirti ai balli a cui tutti partecipano con vigore e gioia spontanea; una festa collettiva che unisce tutti. E' chiaro come questo oggi, venga considerato ormai come luogo turistico per eccellenza, certo visitatori stranieri ce ne sono ancora molto pochi, ma pare che la società in vista di Nouakchott che dispone ormai di entrate consistenti, sembri prediligere i fine settimana quaggiù. Come cambiano i tempi, le oasi di passaggio trasformate forse in futuro in resort, chissà mai, potrebbe succedere.
| La sorgente |
E' il mondo nuovo che avanza ragazzo, bisogna adeguarsi. Nel campeggio è arrivato nel frattempo anche qualcun altro. Un gruppo di ragazzi, tra i quali un italiano, che vivono a Nouakchott, lei tedesca con un contratto di tre anni per una società tecnologica internazionale e che sono arrivati qui proprio per aver sentito parlare di questa oasi, come di una delle più belle del paese, con un gruppetto di amiche venute in visita dall'Europa. Lui vorrebbe iniziare una qualche attività turistica, visto che è un ottimo cuoco e pare già offra qualche posto letto nella capitale. Vi lascio il numero se qualcuno lo volesse contattare (Simone: +420.792719669). Il mondo è pieno di gente interessante, si potrebbe dire. Ragazzi giovani, con tanta voglia di fare; intanto vanno a camminare un po', tanto per fare venir sera, risalendo la roccia per arrivare in cima alla scarpata, il trekking di montagna trova appassionati anche nel deserto. Noi invece prendiamo le macchine e andiamo fino alla cima delle colline di fronte per godere del colpo d'occhio dell'oasi dall'alto. Certo nei punti più esposti il vento è sempre forte in questa stagione, è altrettanto vero però che non hai l'assillo della calura infernale che credo in piena estate arrivi attorno ai 50°C, che non è un grande divertimento, anche se sicuramente si tratta di una esperienza da provare almeno una volta nella vita.
| A Terjit |
Quando poi scendiamo tra le case, subito arriva un gruppetto di ragazzini, che chiedono cadeaux, una delle male piante che il turismo lascia quando passa, forse inevitabile, forse un po' più controllabile se si gestisse il passaggio con un po' più di attenzione. Poi torniamo per la cena e si uniscono al gruppo anche due ragazzi tedeschi, saccopelisti classici che sono venuti fin qui soprattutto per proseguire l'avventura sul famoso treno della polvere di ferro, che in 18 ore taglia il deserto dall'interno del paese, dove si trova la miniera di questo minerale, fino alla costa. Si dicono perfettamente attrezzati, con protezioni ed occhialoni appositi. Che delizia stare a chiacchierare di esperienze di viaggio, sgranocchiando, o come si dice in questo caso, datteri deliziosi. Davvero questo frutto è un dono del cielo che arricchisce il deserto con la sua morbida dolcezza assoluta. Si chiacchiera fino a che non viene buio poi ci ritiriamo nelle nostre tende, con le coperte fornite da Ahmed. Ieri sera non le avevamo chieste, credendole di normale dotazione nelle tende ed i nostri non ce le avevano date, perché, a loro volta, pensavano che avessimo dei nostri sacchi a pelo, così nel nostro sacco lenzuolo, abbiamo per così dire battuto le brocchette, perché come si sa, nel deserto la notte è gelida. Invece questa notte è decisamente diversa, avvolti comodamente nelle pesanti e felpate trapuntone doppie. Poi di colpo, cala inevitabile la notte. Dormiremo al caldo finalmente.
| Chez Jemal |
SURVIVAL KIT
Camping Chez Jemal , Oasi di Terjit - Comodissime tende molto spaziose all'interno dell'oasi, appena fuori dal paese, all'inizio del sentiero che porta alle sorgenti. I pasti vengono forniti in loco, nella norma. Buoni servizi, in linea con quelli di un campeggio di buon livello locale. Personale molto gentile.
M18 - La forza del destino