| Dopo il passo di Taldik - Kirghizistan - giugno 2026 |
Il passo di Taldik è vicinissimo ed i 500 metri circa di dislivello che ci separano dalla balconata, li saliamo in un attimo. Qui c'è una grande scritta che inneggia alla bellezza della valle che si apre davanti a noi. Quasi tutti si fermano per una foto o un selfie. Di qui in poi, la strada scende a precipizio in una serie di curve e controcurve a gomito che rappresentano uno dei paesaggi iconici del Kirghizistan. Sulla terrazza c'è anche un monumento al leopardo delle nevi, uno dei simboli del paese. Un attimo per godere della vista della strada dall'alto e poi giù a capofitto per scendere tra le balze mentre, in cielo è salito un sole piuttosto forte che rende i pascoli all'intorno di un verde smeraldino quasi commovente, mentre le pareti di terra che le piogge hanno scavato nel tempo forniscono un contrasto di un rosso così intenso da farlo apparire come dipinto. Cominciano ad apparire mandrie di bovini e di pecore. Una, particolarmente numerosa ci attraversa la strada. Io scendo dall'auto nel tentativo di mescolarmi agli animali per fare qualche foto ad effetto, ma le male bestie belanti non vogliono darmi soddisfazione e invece di circondarmi completamente come era il mio piano, per darmi un punto di vista fotografico migliore, mi evitano con accuratezza, scartandomi di lato e continuando a belare mentre mi sorpassano quasi con scherno.
| Al passo |
Anche i pastori a cavallo che le accompagnano, ridono di gusto e mi fanno un cenno con la mano, mentre se ne vanno, risalendo la strada verso il passo. Man mano che scendiamo, i pascoli diventano se possibile, ancora più verdi e ricchi. Dopo l'ennesima curva a gomito ecco apparire un bel pianoro, con un paio di yurte bianche sullo sfondo; più in là, tre carrozzoni da cui emergono alti comignoli che fumano; vicino alla strada un gruppo di cavalle dai mantelli chiari e dalle lunghe criniere, brucano l'erba sotto il sole. Due ragazze con grandi grembiuloni rossi stanno mungendo le giumente che continuano a brucare tranquille, mentre i puledri nati da poco, vagano intorno e stanno coricati a terra, quasi non avessero la forza di tirarsi su, forse crucciandosi di quanto viene loro tolto. Qualcuno tira la corta cavezza a cui è stato legato perché non si allontani, mentre altri due ruzzano in tondo e si spingono, sollevando polvere e ciuffi di erba. Le ragazze sono entrambe molto carine ed eseguono il loro lavoro con la costante metodologia di chi è abituato ad praticarlo da tempo. Una tiene i capelli raccolti sotto un modernissimo cappellino con la visiera da tennista che esibisce una vistosa griffe similGucci. Dietro le sporge fuori un bel ciuffo di capelli biondi come l'oro, dall'apparenza tuttavia poco naturale.
Munge la giumenta con colpetti precisi e secchi alla mammella magra, facendo schizzare il latte in un piccolo secchio di alluminio che gli ha porto un ragazzino, che è poi scappato via verso le yurte. Anche l'altra si dà da fare e passa da una cavalla all'altra, sembra infatti che questi animali abbiano una produttività molto modesta, e cela parte del viso sotto un foulard marchiato Fendi, che alla fine l'eleganza non può essere appannaggio solamente delle ragazze di città. Mentre la osservo lavorare mi butta qualche sguardo di sottecchi con i suoi bellissimi occhi dal taglio orientale. Il latte prodotto viene portato alle yurte, dove probabilmente qualcuno lo lavora. Di norma è conservato in contenitori di pelle di cavallo (detti Saba) e continuamente mescolati con un apposito bastone di legno duro, il Bishkek, nome curiosamente usato anche per la capitale del paese, anche se questa parola avrebbe assunto nel tempo un doppio senso decisamente volgare, ma non stiamo a formalizzarci troppo visto che sono cose comuni a tutte le lingue. Qui, grazie al suo contenuti di zuccheri, il latte fermenta fino a formare il Kumys (o Kymyz) una gradevole bevanda acidula, sui due/tre gradi alcolici che viene molto consumata nei pascoli estivi.
Questo latte non può essere consumato fresco perché l'inizio della fermentazione provoca forti effetti lassativi assieme a borborigmi imbarazzanti, mentre bevuto appena munto e ancora tiepido, quando ancora viene chiamato Saamal, dispensa preziosi enzimi, immunoglobuline e vitamine, che hanno grandi effetti depurativi sul fegato, tanto che in periodo sovietico sorgevano da queste parti molti sanatori dove ci si sottoponeva alla suddetta cura disintossicante e Dio sa quanto i forti bevitori russi ne avessero bisogno! Anche qui sembra che il kumys prodotto nei pascoli di alta montagna (i jailoo) grazie ai profumi delle erbe primaverili sia di una fragranza del tutto particolare, si sa, col kumys di montagna il gusto ci guadagna. Con quello che si avanza, debitamente salato ed essiccato si fa un altro famoso prodotto tipico, il Qurt, ridotto in palline durissime che si conservano per mesi e vengono sgranocchiate come fonti vitaminiche e di minerali, durante le lunghe permanenze in quota, quando di norma la dieta è piuttosto povera e monotona. Ne abbiamo viste a montagne nei mercati, anche se quelle che si trovano comunemente sono prodotte da latte vaccino od ovino, mentre quelle di provenienza equina, rarissime, si trovano solo qui tra i pastori. In fondo al prato, un poco più lontano, un signore anziano con una barbetta rada e un cappellino tajiko sul cocuzzolo, sorveglia i lavori.
Forse però la sua origine è kirghisa, visto che Jamshed gli parla in russo, lingua a cui risponde senza difficoltà. Si chiama Ulug Beg e suo padre anche lui pastore come suo nonno, gli diede questo nome proprio in onore al re timuride, grande guerriero, ma anche saggio, scienziato e poeta, una sorta di augurio per una vita non solamente asservita al lavoro nei pascoli. E infatti il nostro amico, della sua famiglia, è davvero orgoglioso. Ha avuto sei figli ed è riuscito a farli studiare tutti. Il maschio adesso fa l'urologo ad Osh, una figlia è medico, due sono insegnati di scuola superiore. Tutti sono sposati e gli hanno già dato ben 16 nipoti e quando lo dice, vedi che gli brillano gli occhi; ma tutti, in estate, tra maggio ed ottobre quando lui sale qui nei pascoli alti, che sono della sua famiglia da sempre, vengono sempre a dargli una mano, non appena possono. E poi ci sono gli animali. Infatti le giumente vanno munte cinque volte al giorno e non c'è molto tempo per riposare. Ci indica con orgoglio proprio il gruppo di quelle giumente, sono sedici, con un bello stallone nero che le tiene d'occhio da lontano, bestia fortunata, sottolinea, e ci strizza l'occhio divertito e ogni anno sono un bel numero di puledri da allevare e poi da vendere.
E poi ci sono le sei vacche che stanno nel pascolo più in alto ed una cinquantina di capre che brucano sotto la sorveglianza di un nipote. Con quel latte fanno yogurt e kefir, la bevanda rinfrescante e leggermente frizzante e l'ayran, altra deliziosa bevanda che si ottiene emulsionando lo yogurt con acqua fresca di fonte e sale. Gli brillano gli occhi quando ci racconta queste cose, la sua vita in fondo, che ha trascorso su queste montagne, ma di certo non con l'ottusa testardaggine del pastore che si cura solamente dei suoi animali, ma con la continua volontà di far sì che i suoi figli avessero un futuro migliore, ricco soprattutto di cultura, dato che già suo padre gliene spiegava l'importanza e visto anche il nome che gli ha attribuito. Ha uno sguarda sereno, Ulug Beg, mentre ci accompagna verso le sue yurte, vorrebbe offrirci un po' del suo kumys, che assicura essere il migliore della valle o almeno qualche pallina di qurt, visto che non vogliamo fermarci a mangiare con loro. Le ragazze continuano il loro lavoro e ci girano intorno guardandoci con curiosità, intanto dalle yurte sono uscite due bambine di una bellezza rara, paffute e coi pomini rosso fuoco, i capelli raccolti in due ciuffetti sbarazzini ai lati della testa, la scusa è di aiutare con i secchielli del latte, ma alla fine hanno occhi solo per noi, continuano a sorriderci in maniera disamante e a venirci dietro ridendo.
C'è un grande senso di pace qui intorno che è difficile da riprodurre a parole. Ulug Beg si guarda intorno misurando il suo mondo con la soddisfazione di chi ha avuto una vita piena e completa. Capisci che non è più importante per lui, quanto sarà il prezzo del kumys al mercato quest'anno o a quanto si venderanno i puledri. Lui aspetta solo che dalla città arrivino ora un figlio ora l'altra per sapere come va la scuola dei nipoti o se quello che ha fatto domanda per andare a studiare in Cina è stato accettato. Sgranocchia una pallina di qurt e dal modo in cui stringe gli occhi e sorride, piegando un poco la testa da un lato, comprendi la sua soddisfazione. E' contento anche di condividere queste parole, queste cose, questa esperienza con chi, straniero, passa di lì e si ferma a chiacchierare, curioso, in fondo dando valore alla sua esperienza, con la sua attenzione. Credo che Ulug Beg si senta felice di essere nato qui sui pascoli alti della Kyzyl Alaj. Di certo un posto magnifico per crescere. Quando lo saluto mi stringe la mano forte, come fanno i pastori e poi ci guarda salire in macchina e scendere la valle verso nord. Le ragazze lanciano un ultimo sguardo di fianco, le bambine gridano qualcosa agitando le caramelle che stringono nelle manine. Il pascolo verde brilla ancora di più, mentre il nitrito dello stallone nero si alza forte nella valle.
| Ulug Beg il pastore |