domenica 8 marzo 2026

Mau 14 - Il treno del ferro

Il deserto verso Choum - Mauritania - gennaio 2026

 

deserto
Ecco una nuova alba che nasce all'orizzonte lontano del deserto, ecco un nuovo giorno che si apre davanti a noi. Ci aspetta un bel pezzo di strada oggi, passiamo prima di nuovo alla rotonda del mercato per registrarci al posto di polizia, qui c'è un apposito ufficio per chi prosegue lungo la strada N1 verso nord. La strada va dritta verso la lontanissima frontiera algerina, oltre mille chilometri, e percorre per un lunghissimo tratto il confine con l'ex Sahara Spagnolo, oggi a tutti gli effetti Marocco, avvicinandosi più o meno alla linea retta tracciata a tavolino tanti anni fa al tempo delle indipendenze degli stati attuali, addirittura, come già vi ho detto, penetrando in quel territorio per circa cinque chilometri, quando il confine diventa una linea retta, perché quando si fanno le strade si seguono le piste millenarie, quando ancora il Sahara era una terra di tutti e di nessuno e a queste cose certo non si badava, quando al tavolo delle potenze europee, qualche burocrate tracciava righe rettilinee, purché fossero semplici e consensuali che dividessero territori, comunque giudicati inutili scatoloni di sabbia, senza stare lì a mandare schiere di cartografi che valutassero linee di livello, letti di fiumi antichi e altri elementi geologici che di norma si prendono in esame quando si discute di confini. Infatti dopo una trentina di chilometri dalla città, eccoci sul bordo di una catena montuosa che dai 400 metri circa di altitudine ci fa scendere di un paio di centinaia di metri di livello. 

Case di Choum
La strada sempre rettilinea, qui si intorcina subito in una serie di tornanti aggrovigliati che consentano la discesa in maniera piuttosto veloce. Davanti si stende una porzione di terreno piatto e semiroccioso, con qualche cocuzzolo di rocce eruttive che ancora spunta visibile di tanto in tanto, a formare un acrocoro che si estende per centinaia di chilometri nel nulla più assoluto. Ma qui nel salto di livello, la pista diventata strada ed è stata progettata e costruita con mezzi moderni, grandi escavatori e macchine movimento terra di dimensioni assolutamente moderne. Qui la roccia da attraversare, è stata spezzata, frantumata e rivoltata per bene, al fine di levigare il più possibile la pista per farla diventare il più possibile somigliante ad una vera carrozzabile. Questo ha fatto sì che una consistente quantità dell'interno delle rocce che hanno costituito questo rilievo per milioni di anni, venisse alla luce ed ora giaccia ammonticchiato ai bordi della strada. E quale è la meraviglia straordinaria nel vedere la varietà dei colori, delle venature e dei disegni che mostrano questi frammenti abbandonati! Basta fermarsi negli spazi appositi, in una delle curve a belvedere, dove la strada si allarga, per godere del paesaggio lontano e subito vieni accalappiato dalle pietre che sono ammonticchiate davanti a te e che formano la barriera di protezione sulla discesa sottostante. 

Rocce venate
La roccia appare come piuttosto tenera, ma ha rotture nette e lisce come la selce, solo che aperte queste spaccature sull'interno, ecco che compaiono, una serie di striature perfettamente lineari, ognuna di un colore diverso, che evidentemente raccontano di sedimentazioni successive o di eruzioni di materiali effusivi contenenti minerali ed elementi diversi che, compressi successivamente dagli strati che si sono sovrapposti hanno dato forma a questa meraviglia della natura, tra l'altro assolutamente non riconoscibile dove la roccia non è stata frantumata. Vien voglia di prenderseli tutti e portarseli a casa. La grana è che ognuna, pesa, guarda caso come pietra e naturalmente i più belli e straordinari sono i pezzettoni di maggiori dimensioni e penso che arrivare all'aeroporto con lo zaino pieno di pietre sarebbe decisamente imbarazzante. Così alla fine bisogna fare una veloce cernita, scartandone con grande dispiacere qualcuna davvero bella. Comunque sia, col nostro bottino gelosamente nascosto nelle borse, scendiamo verso il basso e ci apprestiamo a percorrere questo infinito territorio che ci si para davanti. Ci stiamo dirigendo verso le famosissime miniere di ferro di F'derik e Zouerat, che furono aperte negli anni '60 e producono polvere di ematite di altissima qualità, con una percentuale di oltre il 65% di ferro e che rappresenta fino ad oggi una delle più importanti risorse minerarie del paese. 

Le locomotive
Per sfruttare questa ricchezza, la società francese che aveva effettuato i primi scavi, ha costruito, in soli due anni dal 1961 al 1963, una ferrovia a scartamento normale, che percorre i 700 km dalla miniera fino al porto di Nouhadibou, sulla costa, dove il minerale viene caricato sulle navi ed esportato in tutto il mondo, principalmente Europa e Cina. Nel 1974 la Société Anonyme de Mines de Fer de la Mauritanie ((MIFERMA) è stata nazionalizzata definitivamente ed ora tutto quanto gravita attorno a questa realizzazione è della Société Nationale Industrielle e Minière (SNIM), sigla che vedrete dappertutto e che contribuisce in maniera consistente al PIL nazionale. Quando nel 1975 la Mauritania tentò di annettersi parte del Sahara Spagnolo, scoppiò una specie di guerra con il movimento Polisario che attaccando sistematicamente la ferrovia la mise fuori funzione impedendone di fatto il lavoro. Questo provocò in effetti una forte crisi economica al paese, che subì quindi un colpo di stato, con la successiva uscita dalla guerra e rinuncia definitiva al territorio. Nell'1980 la ferrovia riprese la sua funzione che prosegue tutt'oggi. L'opera è stata una realizzazione titanica e rimane l'unica ferrovia del paese e corre parallelamente al confine di cui vi ho già parlato, sconfinando anch'essa per un brevissimo tratto. La cosa curiosa è che questa strada ferrata viene percorsa solo da treni merci che la percorrono avanti, carichi di materiale e indietro, vuoti, quattro volte al giorno. 

Il treno
Il treno, trainato da quattro locomotive, è formato da circa 250 vagoni ed essendo quindi lungo quasi tre chilometri, è conosciuto come il più lungo treno del mondo in esercizio e proprio per questo è diventato una attrazione turistica ben nota, anzi i vieri avventurieri si fanno orgogliosamente vanto di salire abusivamente sui vagoni aperti, carichi di polvere di ferro e percorrere l'intero percorso fino al mare rimanendo a bordo per tutte le 18 ore cerca necessarie a percorrere la tratta. Salire di soppiatto sul treno nel punto di partenza, non è ufficialmente vietato, ma di certo ha una sua forte pericolosità visto che il treno ha sobbalzi improvvisi e sbatte parecchio, pur essendo lentissimo. Si sono infatti già verificate diverse cadute con esito mortale. Inoltre la notte è freddissima e soprattutto si è sottoposti ad una continua nuvola di  polvere di ferro che il vento solleva e ti sbatte in faccia, negli occhi ed in bocca, tanto che questi viaggiatori di natura turistica, si muniscono generalmente di occhialoni da sci e si coprono ben ben da capo a piedi, mentre i locali si fasciano la testa con robusti cheche protettivi. E' insomma una prova di coraggio, ormai nota come l'ultima avventura, che ha avuto notorietà attraverso film e serie televisive e che qualche ragazzo desidera fare per mettersi alla prova, tra sfida e disagio fisico. 

Ancora il treno pieno
Noi proseguiamo lungo la strada, mentre la ferrovia a binario unico naturalmente corre al nostro fianco. Ogni tanto la scavalliamo per passare in mezzo a qualche casupola semiabbandonata, tracce minime di paesi, che hanno o hanno avuto qualche cosa a che fare con le attività della ferrovia, qui tutto dipende da questa impresa e ad essa è legata. Anche le case sono costruite tutte piantando profondamente nella sabbia una serie di traversine di ferro a costituirne il perimetro, ricoperte da un tetto di frasche secche e poi trasformate in pareti con l'apposizione di un intonaco di fango e paglia. Siamo ormai ad un centinaio di chilometri dalla stazione di partenza ed ecco che si sente un rumore lontano che proviene da nord, dove il binario si perde nella foschia. Poi, ecco che una sorta di nuvola sempre più alta si solleva da esso e finalmente appare, tremolante alla vista, la testa della prima locomotiva che avanza verso di noi, poi ecco apparire al suo traino le altre e poi l'infinita sequenza di vagoni tutti uguali, dalla cui parte superiore scoperta emergono monticelli di polvere nera, mentre il sommovimento provocato dalle scosse e dal trascinamento fa alzare nuvole di materiale che si disperde nell'aria circostante. Così l'enorme bruco scorre lentamente al nostro fianco infestando tutta l'area attorno a noi, per un tempo lunghissimo che sembra non finire mai. 

La coda
Pensate ad un convoglio di circa tre chilometri di lunghezza che sferraglia al tuo fianco, attorno ai trenta/quaranta chilometri all'ora e continua a procedere per un tempo infinito, mentre tu ti sforzi di capire dove arriva la fine, il famoso ultimo vagone, che non arriva mai. Poi, finalmente, mentre non sei riuscito a calcolare quanto tempo è stato necessario, ecco che il treno finisce e anche la coda passa finalmente al tuo fianco quasi scodinzolando, come un lunghissimo bassotto e poi il tutto si allontana lentamente in una nuvola grigia che si perde all'orizzonte assieme al rumore che si fa sempre più fioco. Diciamo che se andasse ai trenta all'ora, mal contati, ci metterebbe all'incirca sei minuti a passarli tutti, sei minuti che ti sembreranno una eternità e poi rimarrai lì a guardare cercando di scorgerne la forma ancora per un po', fino a che tutto, vista e suono si annullano definitivamente nel silenzio del deserto. Potrebbe benissimo essere il set di un film di fantascienza che si svolge su un pianeta minerario alieno e privo di uomini. Ripartiamo e dopo una mezz'oretta ecco che raggiungiamo il treno di ritorno, che percorre lo stesso binario vuoto per arrivare di nuovo alla miniera per un nuovo carico. Lo percorriamo tutto, visto che la strada è vicinissima alla massicciata e ci mettiamo parecchio tempo, visto che la nostra velocità non è poi molto più alta della sua. Dopo che lo abbiamo superato ci fermiamo per vedercelo ripassare di nuovo al nostra fianco. 

Il tunnel
Questo essendo vuoto non lascia dietro di sé la nuvolaglia polverosa e si notano alcuni vagoni pieni di materiali vari che evidentemente vanno a rifornire la miniera stessa e chi ci vive attorno, visto che lì è nata una vera e propria città che funge da punto di transito per le frontiere del Marocco e successivamente, quella molto più lontana dell'Algeria. Detta così non sembra niente di che, ma vi assicuro che questo è uno spettacolo un po' unico che lascia con robuste sensazioni e che val la pena di vedere, con tanto che non è ancora finita qui, come vi dirò in seguito. Certamente cerchi di scattare foto alla meglio cercando una messa a fuoco tra la polvere e lo sferragliare dei vagoni che ti sfilano al fianco, ma come volete che possano rendere l'emozione del passaggio, la vista di questo oggetto alieno e mostruoso che taglia il deserto e si perde all'orizzonte a fronte di immagini sfocate o mosse o che comunque non potranno mai rendere la dimensione e l'unicità dell'oggetto. Intanto noi procediamo e poco più avanti facciamo una deviazione verso il profilo montuoso che si alza alla nostra destra. Ci infiliamo in una delle sue valli ed ecco un'altra cosa curiosa, in fondo al vallone, dove si erge una parete rocciosa piuttosto alta che impedisce il valico, dentro la quale ecco che si apre una apertura assai regolare. 

Nel tunnel
Si tratta di un tunnel lungo oltre due chilometri scavato nel 1962 dai francesi al momento della costruzione della ferrovia, poiché le autorità marocchine avevano richiesto per il permesso di sconfinare attraverso quel minuscolo tratto di frontiera che riduce il percorso di diversi chilometri, ma erano state proposte condizioni capestro giudicate inaccettabili. Allora, visto che in quel periodo tra l'altro in queste zone, si sparava, e date le richieste di indipendenza che provenivano dal popolo Sahraui, questione che al momento sembra fortunatamente sopita, si decise la costruzione del tunnel che allungava la strada ma risolveva il problema, se pur onerosamente, tanto che questo tunnel fu battezzato come "Il monumento alla stupidità europea in Africa". Successivamente al termine del lavoro, nel 1991, pacificata finalmente l'area, con un nuovo e più intelligente trattato si concesse il passaggio, con la realizzazione di un tratto di 5 chilometri che passa al di là della frontiera, accorciando la tratta e rendendo completamente inutile l'opera ormai conclusa che tuttavia è al momento è ancora perfettamente percorribile, cosa che infatti facciamo subito, anche se è come infilarsi in un buco nero, piuttosto pauroso del quale ignori il finale. Ma il fondo è buono e quindi con la perizia dei nostri autisti, che lo avranno già attraversato chissà quante volte, vediamo il chiarore in fondo, che preannuncia, la fine del tunnel e la sua definitiva uscita. Anche questa volta, tra una emozione e l'altra, siamo nuovamente usciti a riveder le stelle, anzi il sole, visto che siamo ormai a mezzogiorno. 

Il treno carico


M18 - La forza del destino









Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 122 (a seconda dei calcoli) su 250!