martedì 3 marzo 2026

Mau 11 - Ancora Ouadane

Ouadane - La moschea - Mauritania - gennaio 2026 

 

Sala convegni a Ouadane
Alle 15 abbiamo appuntamento con la guida locale per fare il giro delle rovine della città antica. Ma prima facciamo una tappa appena fuori città, in una specie di parco creato per le manifestazioni ed i festival, che cominciano ad essere preparati anche da queste parti. Si tratta di un largo spiazzo, tanto qui è tutto deserto e le aree libere sono l'unica cosa che non manca, dove sono stati creati un piccolo museo illustrativo della storia della città, un 'area culturale, dove si svolgono convegni e manifestazioni  e poi altri spazi dedicati ai festeggiamenti e a spettacoli che prima si facevano nella città nuova in cima alla collina. Nel grande festival che si svolge a rotazione, intervengono gruppi delle quattro città storiche del paese, ricordate con le loro caratteristiche di fregi architettonici differenti. Oltre a Ouadane e Cinguetti, ci sono Oualata, vicina al confine maliano, l'ultima tappa importante sulla pista per Timbuctu,  nota per le facciate delle sue case ricoperte di disegni floreali e Tichit, più o meno a metà strada. In tutte e quattro, anche se in misura minore rispetto a Cinguetti e a Timbuctu, si è creata l'abitudine alle biblioteche ed alla raccolta di libri, che qui è ancora più misconosciuta e in fase di dispersione. Nell'area poi, ci sono molte ricostruzioni di case erette nello stile delle quattro città e nel museo è molto ben rappresentata tutta la parte culturale che rende questa via così particolare proprio grazie a questi aspetti. 

Casa in stile di Oualata
Anche la ricca documentazione fotografica esposta, contribuisce a rendere interessante la visita e a completare l'informazione. In effetti ci siamo solo noi che ci aggiriamo nel recinto che sembra avere un aria piuttosto abbandonata, ma Ahmed dice che quando scatta la festa e questo è solo il primo anno di apertura, arriva un sacco di gente, gruppi musicali e di danze folk, bisognerebbe informarsi delle date giuste, perché probabilmente si tratta di roba piuttosto interessante. Alla fine usciamo e andiamo verso la collina dove i resti della città si confondono con la roccia sottostante visto che tutto è costruito della stessa pietra color ocra che diventa via via più rosata man mano che si avvicina la sera.  Naturalmente è lo stesso giro già fatto lo scorso anno, l'itinerario è fisso e per arrivare dalla moschea inferiore punto di inizio e proseguire fino a quella superiore, quella nuova, c'è solo una tortuosa, ma unica stradina, tutta scalini sgarruppati che salgono verso l'alto, ma fa niente, questa volta me la godrò cercando di gettare l'occhio più dentro le cose, anziché rimanere legato alla sua bellezza esteriore. E' sempre Mohamed, la guida, sempre più magro, almeno così mi sembra, che si infila veloce nella porta di Tengit, non si ricorda di noi, tutto preso a magnificare la rue de 40 Savant che inizia a salire dietro i ruderi della moschea. 

Il minareto
Di certo non mi ha riconosciuto e come avrebbe potuto, per lui i turisti saranno di certo tutti uguali, con quelle loro macchine fotografiche che fanno clik di qua e di là per non parlar dei telefonini.  Certo che i berberi che fondarono Ouadane quattro secoli dopo la prima Cinguetti, erano stati più furbi, hanno scelto una bella collina sopraelevata, così che i nemici in arrivo si vedevano da lontano, e comunque in una zona decisamente rocciosa, così le case si potevano fare di pietra, roba solida insomma e poi non c'era il problema della sabbia sempre lì in agguato a seppellirti il paese mentre dormivi. Per la descrizione della città vi rimando a quanto vi o già raccontato nel capitolo dello scorso anno, lasciando qui spazio invece a qualche considerazione più approfondita, che è poi quello che ti viene più naturale quando ritorni in un posto in cui addirittura ti sembra ormai di essere di casa. Stavolta mi voglio godere di più la vecchia moschea con quel suo porticato che pare una cripta medioevale delle nostre, solo semisepolta dalla sabbia. Certo questi pilastri con i curiosi archi a ogiva che li collegano, sono davvero particolari e la costruzione in pietra li ha conservati davvero perfettamente, anche il minareto dalla forma molto classica maura, ne segna lo spazio con bella evidenza.

Venditrice
Vedi solo le parti di sostegno e gli architravi, di legno di palma, che non hanno retto la presenza spietata delle termiti, che ne hanno fatto strage, sbriciolando tutto quanto era mangiabile. Lungo la via dei sapienti, ecco una dopo l'altra, le case dei fondatori, che ospitavano le scuole e quindi le famose biblioteche, che tuttavia oggi sono tutte chiuse, chissà che fine avranno fatto i volumi contenuti ed i segreti che si sono portati con sé, qualcuno venduto, qualcun altro disperso, gli altri ancora infine tritati spietatamente dalle mandibole instancabili dei piccoli ma incontenibili imenotteri trasparenti. Eppure, a pensarci bene, questa via tra le sabbie che per ottocento o più anni ha fatto transitare cultura ed idee, in un ambiente così ostile e refrattario alla presenza umana da rendere questa cosa incredibile, è potuta avvenire, solo perché la via è nata per inizialmente necessità mercantili, per spostare da ovest ad est il sale ed i datteri, preziosi materiali che dopo Timbuctu prendevano ancora tante altre vie traverse verso sud e da qui all'indietro, le stesse carovane riportavano oro e avorio e schiavi naturalmente che qui non sono mai stati molto teneri coi paesi di immigrazione, allora non clandestini, ma diciamo piuttosto forzati e poi, per carità sono arrivati anche i libri, ma consideriamo che se non ci fossero stati questi benedetti mercanti, la storia avrebbe camminato molto più lentamente.

Architravi in pietra
E più mercanti passavano, più il mondo locale si pacificava, che il commercio, ricordiamo di rimarcarlo sempre, ha bisogno soprattutto di frontiere aperte, di pace e tranquillità, perché dove transitano le merci non sparano i cannoni e aggiungerei anche che gli unici droni che girano sono quelli degli aspiranti fotografi. In effetti dentro la città ci sono ancora tre o quattro donne che espongono le solite cose sui loro poveri banchetti, insomma possiamo dire che non è ancora proprio commercialmente morta e sepolta. Al di là del muretto, le rovine della città precipitano invece verso il basso, fino al pozzo segreto, salvezza della città in caso di assedio, e poi ancora la cinta di mura, al di là della quale c'è la traccia dell'oasi, col suo palmeto che si stende per qualche chilometro, ma che non dà certo quella impressione di rigogliosità delle oasi in cui l'acqua è ancora presente in modo abbondante e  utile ad una coltivazione che dia opportunità di vita. Ed ecco si pensa che questa sia forse la ragione per cui la città fu abbandonata nel 1500 e mentre la sua vicina invece era stata seppellita dalle sabbie mentre tentava disperatamente di sottrarsi a questo destino di asfissia progressiva, qui la siccità ha ucciso l'insediamento ed i suoi commerci togliendogli la vita, come se un mostro sotterraneo ne risucchiasse poco alla volta, la linfa vitale. 

La macelleria
Secondo altri invece il vero motivo della decadenza e del progressivo abbandono fu dovuto proprio all'inaridirsi dei commerci; quelle merci che per secoli ne avevano decretato il successo e lo sviluppo, erano meno necessarie o arrivavano con maggiore facilità da altre vie e così tutto si spense a poco a poco e le famose biblioteche furono lasciate in preda alle termiti. Ecco un'altra volta confermata la mia insistenza, che vuole sottolineare sempre questo aspetto del commercio e del transito delle merci come substrato fondamentale allo sviluppo di tutta la civiltà, cultura inclusa. Dai punti più elevati della città, tra i muri diruti e le scale dai gradoni sformati, la vista si apre verso un deserto ciottoloso a tratti segnato da monticelli di sabbia, anche se la foschia nasconde l'orizzonte lontano. Non più eserciti bramosi di conquista davanti alle mura che ormai appaiono esili, rimaste in piedi solo perché nessuno ha voluto abbatterle, ma solo dromedari rinsecchiti che cercano erba ancor più secca che spunti tra le pietre. Arriviamo fino in cima con la lentezza degli anziani, cosa che tuttavia permetterebbe di meglio godersi le cose da vedere lungo la via, se non fosse, che molta dell'attenzione e del tempo speso nella salita, deve essere impiegato più proficuamente nella raccolta del fiato e nella attenzione a non inciampare e di contro cadere rovinosamente.

Giocando a scacchi
D'altra parte il nostro Ahmed, memore di quanto già accaduto, non mi perde d'occhio un attimo sempre pronto ad allungare una mano prodromica ad un aiuto eventualmente necessario. Anche qui la città nuova è quasi indistinguibile da quella di Cinguetti, cubi e parallelepipedi allineati alla meglio, con le pareti intonacate di fango e paglia, in pochi casi sporcate da una mano di colore indefinibile, che vorrebbe essere solamente vivace ma con scarso risultato, in cui si aprono le porticine di miseri negozi tuttofare, Poche le persone in giro, qualche bambino che ti rincorre in cerca di cadeaux, ma senza quella convinzione prepotente di altri luoghi e che subito infatti si stanca. In un angolo della piazzetta, il solito gruppetto di anziani che giocano agli scacchi nella sabbia, dopo aver tracciato col dito gli incroci ed avervi successivamente piantato bastoncini e messo pietruzze, senza badare a quanto succede intorno a loro. Su tutto il paesino aleggia un senso di immutabile immobilità, come se l'orologio del tempo fosse completamente fermo e le lancette rimanessero immobili in attesa che si scateni un qualche evento alieno. In fondo alla lunga discesa, prima di passare il uadi, mi guardo intorno in cerca di quelle ragazzine che avevamo incontrato un anno fa, per vedere se avessero gradito le foto che avevo mandato, ma non ce n'è traccia e quindi torniamo da Zaida che starà preparando la cena


Bambini di Ouadane



Antica serratura di legno

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