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| La pista - Mauritania - gennaio 2026 |
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| Sabbia |
Eccoci svegli, di mattino presto, salutiamo il gruppetto di italiani con cui avevamo fraternizzato ieri sera, senza dilungarci troppo visto che comunque li rincontreremo questa sera a Ouadane, la strada è quella e lì bisogna per forza andare e dunque riprendiamo subito la strada del deserto. Questa è forse una delle corse sulla sabbia più bella. L'aria è tersa e finalmente senza vento. Le ondulazioni sono piuttosto basse e diventano dune vere e proprie solo qualche chilometro più lontano, alla nostra destra. Qui solo una sconfinata spianata di onde leggere di un arancione commovente sulle quali la fitta rete di scriminature che sembrano formate da un gigantesco pettine manovrato dall'alto per disegnare il terreno di una straordinaria ornamentazione, prosegue all'infinito. Solo tracce leggere di pneumatici segnalano la nostra direzione di marcia. E questo è uno dei dilemmi più ingannevoli del deserto, tu puoi seguire una traccia che prosegue diritta davanti a te, convinto che questa sia una pista sicura visto che ci sono appena passati altri, ma è un sottile inganno; soprattutto in certi terreni un po' più solidi, la traccia può durare anni, se non ci sono stati venti intensi a coprirla, e tu puoi avventurarti lungo quella che ritieni una pista certa ed invece questa non conduce da nessuna parte e se avrai un problema, potrebbero passare mesi o anni prima che passi qualcuno a darti una mano.
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| Deserto che avanza |
Quindi sempre occhio alla posizione del sole e avanti a tutta birra, tanto qui, al contrario, le tracce rimangono per poco tempo, la sabbia è leggera ed il vento la muove con imperturbabile costanza. Quando ci fermiamo per una sosta idraulica, provo a lasciare un segno di orme del mio passaggio, ma dopo pochi minuti, che mi sono attardato a traguardare l'orizzonte lontano, mentre tornavo alla macchina, erano già quasi completamente cancellate, Tracce irriconoscibili del passaggio di qualcuno certo, ma uomo o animale, tertium non datur, difficile decidere. Ancora un poco e la superficie sarà ancora più liscia e serica, pronta per essere di nuovo traversata. Di certo tra un'ora, saranno già scomparse. Però la mancanza di rilievi ripidi consente invece alle macchine di prendere una certa velocità ed è molto divertente questo correre verso il nulla cercando di mantenere una direzione il più possibile rettilinea, evitando solo i monticelli d'erba e le minime depressioni più chiare, segno di sabbia troppo morbida, foriera di impantanamenti. E' davvero una bellissima sensazione questa corsa tra le sabbie che sembra non finire mai. Quando le dune cominciano a rilevarsi un poco ed hai difficoltà a vedere con chiarezza l'orizzonte, la pista si fa un poco più tortuosa e bisogna ridurre la velocità, Si è alzato frattanto anche un po' di vento, quello appunto che cancella le tracce e il cielo si è di colpo offuscato.
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| Carovana |
Incrociamo quella che sembra una carovana, Tre o quattro dromedari affardellati e tre persone che camminano loro accanto, La velocità degli animali è lenta, giusto la stessa degli umani che li accompagnano, anzi non appare subito chiaro chi accompagni chi. Da vicino capisci invece che non si tratta di mercanti che marciano verso il confine maliano, che dista ancora quasi un migliaio di chilometri, forse verso la leggendaria Timbuctu, forse a nord verso l'Algeria, ma semplicemente di una coppia di giovani turisti, intabarrati dalla testa ai piedi per resistere alle folate di sabbia che non aspetta altro di insinuarsi in ogni dove, che, accompagnati da un cammelliere, stanno facendo a piedi la pista tra Cinguetti e Ouadane, la stessa nostra, una tratta storica che ha visto il passaggio di migliaia di carovane in passato e forse questo modo di viaggiare, ci metteranno una settimana invece della quattro ore che sono necessarie a noi, ti consente davvero di provare sensazioni antiche e vivere il deserto quale doveva essere solo un secolo fa. Sono sicuramente due modi diversi di vivere il deserto, il mezzo moderno che ti fa provare l'ebbrezza di correre tra le sabbie e il lento andare antico, della fila di uomini che cammina sulle sabbie accompagnato solamente dal ruminare continuo del dromedario che ti osserva con occhio critico domandandosi forse che cosa ci fai lì, anche se forse dopo millenni di esercizio, la specie si è mitridatizzata a queste curiosità e non si fa più domande, ma accetta il suo destino di traslatore di beni tra le sabbie.
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| Haisha |
Certo è un artificio, io non credo che sarei contento di camminare per giorni e vedere i pick up Toyota che mi passano accanto, sfrecciando e sollevando una nube di polvere, come se non bastasse quella che porta il vento e guardare dai finestrini, quelli che ti salutano con la manina, quasi fosse una irrisione. E' un po' come il fastidio che provano gli escursionisti che scarpinano per ore su faticosi sentieri di montagna che consentono loro di guadagnare 1000 metri di quota in una giornata di pena e poi all'arrivo nei pressi del belvedere tra le montagne trovare una piazzola gremita di macchine che arrivano da una strada percorsa in pochi minuti, mentre una massa di gitanti che ululano hanno occupato per intero la balconata ed una schiera di bimbi gioca sul prato coi racchettoni. Però è sempre la stessa storia, se un posto è interessante non puoi neanche pretendere di arrivare in solitudine e godertelo a tu per tu; è il solito discorso. Comunque, non vorrei fare troppo il difficile, non possiamo certo dire che questo deserto soffra di overturism, almeno per ora. Intanto raggiungiamo l'oasi di Tanouchert, dove ci eravamo già fermati lo scorso anno, essendo più o meno a metà della strada che dobbiamo percorrere. Come vi avevo già raccontato, è un luogo, un tempo importante per la carovane, che vi sostavano, mentre oggi è un gruppo spopolato di capanne, che aspetta solamente l'arrivo del periodo della raccolta dei datteri per rivivere dei parenti che arrivano dalla città a dare una mano e a fare festa.
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| Capanne di Tanoucher |
Per il resto l'insediamento dormicchia sonnacchioso in attesa di essere sepolto dalle sabbie. I pochi abitanti cercano di difendere le palme rimaste erigendo barriere di frasche, come abbiamo già visto e scavando buche profonde attorno alle palme che ancora riescono a crescere qui. Ma avverti subito che per il momento almeno è una battaglia perduta, che, complice anche lo spopolamento, non ha molte possibilità di farcela. Come mi dice Ahmed, la gente sa, qui come a Cinguetti, che la loro casa appartiene al deserto e che, quando lui la vorrà indietro, se la riprenderà e basta. A loro non resterà che andarsene, mentre la duna a poco a poco seppellirà i muri di mattone crudo assimilandoli per l'eternità. Certo qui nei villaggi, basterà smontare le capanne e spostare le tende un po' più in là per resistere ancora un po', il palmento invece è l'unica cosa che vale la pena di difendere, cercando di resistere all'invadenza della sabbia, ma per le città è diverso, siano esse di terra cruda o di pietra. Ecco perché qui possono resistere solamente le tribù di nomadi che sono essi stessi per primi, parte del deserto, che non temono perché riescono ad adattarsi ai suoi ritmi senza tentare di opporsi velleitariamente. Per loro il deserto è maestro di vita, ti ricorda in ogni momento che per essere felice, per avere una vita piena, basta solamente avere l'essenziale, l'acqua, un po' di datteri e di latte dei tuoi cammelli, poca carne delle tue capre e una tenda in cui avere riparo.
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| Tè nel deserto |
Tutto il resto è assolutamente inutile. Nelle sirene della città che attira tutti si troveranno le tante cose che ci possono essere e che si possono desiderare, delle quali nessuno ha davvero bisogno per essere felice, ma attenzione, non è che siano lì disponibili, solo da raccoglierle come i datteri dalla palma, possono rimanere anzi, solo un oggetto irraggiungibile che ti produrrà solamente deprivazione e infelicità, concetti in fondo così vicini a tanta filosofia buddista orientale, in fondo tutto il mondo è paese. E secondo molti tra quelli che vivono qui, il deserto riesce a darti tutto quello che serve per essere felice. Sarò anche vero, ma non vorrei che fosse uno dei tanti modi per convincere la gente che vive in un certo stato ad esserne contente per frenare le loro pretese e le loro aspirazioni, per tenerle calme insomma. Rimaniamo un'oretta nell'oasi, per riposare nella grande tenda centrale bevendo il solito immancabile tè e a filosofeggiare sul senso della vita, mentre le ragazze del paese entrano e cercano spazio vicino al palo centrale che regge la tenda che probabilmente è il punto del paese dove c'è più campo e smanettano sui loro telefonini, come già avevamo visto fare l'anno scorso. Quella carina che ci aveva servito il tè lo scorso anno, non c'è più, Ahmed mi ha detto che si è sposata a settembre e adesso vive in città ed è contentissima, visto che il marito ha una bella casa e aspetta già il primo figlio.
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| Deserto che avanza |
Passeggio un poco attorno alle capanne, fino al bordo dell'oasi. Al di là incombono le dune sinuose, bellissime, ma sempre più alte. Circondano completamente il paese come iene affamate che aspettano solo che cali la notte per avanzare e prendersi quello che, agonizzante, sta lì in attesa di essere spolpato. La palma piccola che stava crescendo in una buca piuttosto profonda e che ricordavo bene, dietro una capanna con un cortiletto dove giocavano tre bimbi, è stata in un anno completamente sepolta da una sottile sabbia arancione; ora spunta solamente un ciuffo di frasche stentate, dal centro, sulla sommità, non vedi neppure un tentativo di grappolo di rametti su cui dovrebbero iniziare a formarsi i primi frutticini, chiari e turgidi, ansiosi di caricarsi di zuccheri deliziosi. La pianta è perduta e non darà invece più frutti. Nessun Neglet en-nour, le dita di luce dono di Allah apparirà ad agosto per essere colto. Nessuno ha cercato di salvarla, nessuno ha più scavato intorno ad essa od ha cercato di farle arrivare un poco di umidità per farla crescere, uno spreco probabilmente, a questo punto giudicato inutile e si sa quanto sia preziosa l'acqua nel deserto. E' stata abbandonata alla forza della sabbia, che vuole riaverla con sé e forse hanno pensato che dedicarle altri sforzi non valesse la pena, o semplicemente non c'è stato più più nessuno a deciderlo e la natura così ha deciso per tutti.
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| Il villaggio |
Allora noi riprendiamo la nostra corsa tra le dune, sempre più formate e maestose che cominciano a costituire un vero e proprio erg ondulato. Ouadane, l'altra importante città di questa carovaniera del nord est è sempre più vicina, e ci arriviamo prima di mezzogiorno, giusto in tempo per il pranzo. Siamo di nuovo da Chez Zaida, la soluzione che per gli stranieri di passaggio va evidentemente per la maggiore. Lei, imprenditrice baldanzosa sulla cinquantina, è già in cortile che dà ordini a destra e a manca, di qui distribuisce le camere, di là organizza i sedili sotto la tenda dove già arrivano i piattoni di riso e verdure per saziare i turisti affamati. Facciamo un giretto per gli scarni banchetti che stazionano davanti all'ingresso, d'altra parte questo è l'unico posto certo dove si aggregano i turisti, ma non c'è davvero niente che ci spinga a lasciare il solito obolo, d'altra parte le assonnate facce delle venditrici non spingono all'acquisto più di tanto. Qualche capretta che gira attorno, bela debolmente, non è chiaro se alla ricerca disperata di cibo o se per la soddisfazione di aver evitato la pentola, almeno per oggi. Andiamo allora a buttar giù qualcosa, prima di partire per il programma pomeridiano.
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| Tra le capanne |
SURVIVAL KIT
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| Dune |
Pista da Cinquetti a Ouadane - Una delle più belle tratte di deserto da fare in tutta sicurezza che percorre questo famoso tratto di deserto dell'Adrar occidentale. Un centinaio di chilometri rettilinei, piuttosto battuti, perché è sull'itinerario classico, che collega queste due antiche città del deserto che sono tra le cose fondamentali da vedere nel paese. Calcolate tre o quattro ore di viaggio tra soste e foto. C'è chi se lo fa a piedi coi dromedari. A Cinquetti troverete chi organizza queste escursioni, che durano circa una settimana dormendo sempre in tenda tra le dune. Più o meno a metà strada la piccola oasi di Tanoucher che ospita un centinaio di famiglie. C'è anche una strada normale in parte asfaltata, che congiunge le due città, un po' più lunga, ma che ovviamente non ha il fascino di questa traversata diretta.
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| cesti |
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