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venerdì 3 aprile 2026

Mau 27 - Considerazioni finali

Sahara mauritano - gennaio 2026

 

Agricoltura nelle oasi
Anche questa esperienza è arrivata al termine, è stata decantata e digerita e credo che dopo ormai quasi tre mesi sia il momento di tirare le somme e fare un'analisi sufficientemente distaccata sul viaggio e sul paese in generale, fatte salvi i consueti distinguo sulla pretesa di voler dare giudizi, tra l'altro non richiesti, su un intero paese, dopo averci soggiornato solo un paio di settimane. Intanto cominciamo a dire che per me questo viaggio è stato piuttosto particolare, nel senso che per poterlo portare a conclusione ho dovuto andarci due volte di seguito a causa dell'incidente, la caduta con conseguente frattura scomposta dell'omero che mi ha costretto ad interrompere il primo tentativo e a tornare precipitosamente a casa dopo soli quattro giorni. Questo evento, pur molto fastidioso, ha comunque avuto dei meriti, il primo quello di testare l'assicurazione medica che stipulo di solito e della quale non sai mai se funziona o no, fino a quando non hai l'occasione e la necessità di provarla realmente e che, in questo caso, ha dato un'ottima prova di sé. In secondo luogo, quella di avere l'esperienza della sanità e del suo svolgersi in un paese africano, normalmente giudicato appartenere al terzo mondo. E anche in questo caso, l'esperienza deve essere definita positiva, avendo testato la realtà sanitaria locale che si è dimostrata a suo modo efficiente, collaborativa e disponibile a risolvere un problema (in maniera tra l'altro del tutto gratuita), cosa che sinceramente non mi aspettavo e ho apprezzato. 

Nel deserto
Infine, aggiungi che quei pochissimi giorni di esplorazione del paese mi hanno aperto un ventaglio di interessi che avrebbero spinto chiunque a voler proseguire questa esperienza per condurla a termine in ogni  modo, appagando quelle curiosità che il pur brevissimo contatto avevano stimolato. Così è nata la necessità di un replay, che l'ormai amico Ahmed, ha spinto simpaticamente in ogni modo, convincendomi ad effettuarla non appena si è aperta una adeguata finestra. Così non ho nessun dubbio a confermarvi che l'esperienza è stata assolutamente positiva e che questo paese merita di essere visitato, dedicandogli il massimo del tempo che avrete a disposizione. Ne parlerò più diffusamente nel capitolo dedicato all'organizzazione del viaggio. Qui invece mi preme di raccontarvi meglio la Mauritania in generale e le sensazioni che ho provato. Come abbiamo più volte rimarcato, questa è una meta decisamente dimenticata dal turismo di massa e questo è un altro punto di forza del progetto, visto che ormai uno dei problemi inevitabili che affliggono il viaggiatore è quello dell'overturism, piaga moderna che ormai affligge più o meno tutti i posti più belli ed interessanti del mondo. Qui invece avrete l'opportunità di vedere luoghi molto interessanti anche in totale solitudine e quindi di poterveli godere al massimo, cosa che è anche possibile non duri per moltissimi anni. Ma cosa possiamo dire in generale della Mauritania?

Altipiani
Avrete davanti a voi un paese di grandi dimensioni costituito principalmente dal deserto, sicuramente una delle più belle del Sahara dal punto di vista del paesaggio, uno dei pochi luoghi dove questo mondo di solitudine si congiunge con l'oceano con effetti straordinari, ma, come ovvio una nazione completamente spopolata a causa del suo clima estremo, tra l'altro in continuo peggioramento a causa dell'innegabile riscaldamento globale. Inoltre questa scarsa popolazione, che arriva poco oltre ai 4 milioni di persone, si sta raggrumando sempre di più nella capitale che comincia a presentare, come è naturale che accada, tutte le problematiche delle megalopoli, mentre il resto del territorio, si spopola sempre di più lasciando villaggi che non possono mantenere il passo del mondo moderno, rimanendo attaccati a tradizioni di un passato oggi ormai disfunzionali. Così ci si ritrova in queste oasi che erano l'ossatura della vita e anche dell'economia del paese, con una popolazione sempre più anziana, con i giovani migrati in città e la realtà agricola locale sempre più vicina all'insostenibilità. Bisogna anche ricordare che la rete delle oasi e delle sue attività commerciali, mantenevano in vita il deserto, anche dal punto di vista della conservazione del territorio, in quanto proprio per le loro necessità di sopravvivenza, gli abitanti, nel passato e fino ad oggi, hanno contribuito ad evitare l'avanzata delle sabbie, che se lasciate a se stesse, si mangeranno a poco a poco gli insediamenti, cancellando via via le stesse presenze umane fino a completare l'opera di desertificazione di tutta l'area. 

Oasi
Sono le stesse problematiche delle aree marginali di tutto il mondo che anche in presenza di ecosistemi diversi, ricadono negli stessi finali e voglio citare, per fare un paragone, lo spopolamento delle nostre aree montane o l'abbandono delle zone che ancora presentavano agricolture estreme, che rimaste senza cura provocano col passare del tempo enormi fragilità e i dissesti idrogeologici ben noti e conseguenti costi. La Mauritania è al momento un paese considerato tra i più poveri del mondo (risulta infatti al 153° posto) con una vasta parte della popolazione, quasi la metà, che vive con meno di 2 $ al giorno ed una aspettativa di vita attorno ai 60 anni. Tuttavia bisogna calare questi dati nella realtà locale che potrete notare bene girando per il paese. Infatti, tolta la capitale, nel resto del paese, i bisogni reali sono molto bassi, visto che da sempre il deserto e l'austerità del modo di viverlo di quelle popolazioni è in generale di completa autosufficienza, cosa che rende certi confronti decisamente fuorvianti. Infatti vivendo la vita delle oasi non avrete la sensazione di una povertà tragica e moralmente offensiva, ma vedrete gente che vive tutto sommato dignitosamente, di quello che la natura e i loro sforzi concede loro, come fanno da millenni i popoli di nomadi allevatori e che campano di agricoltura povera e di allevamento estensivo. 

mercati locali
In effetti gli stessi Mauritani, considerano che le cose dal punto di vita economico, non vadano male, che il paese stia progredendo e il futuro sia ragionevolmente positivo. Teniamo conto del fatto che la Mauritania ha solo sessant'anni di indipendenza e tra questi, i primi piuttosto travagliati, non solo, nello scorso decennio ha dovuto affrontare anche problemi di infiltrazioni di movimenti estremisti ai suoi confini e solo da poco quindi si trova in una situazione di relativa tranquillità. Inoltre, data la sua ovvia debolezza politica e di esperienza internazionale è ancora oggi soggetta a pressioni esterne neocolonialiste, da parte di tutti quei paesi golosi delle sue risorse naturali, dei quali tuttavia ha necessità, mancando giustamente di esperienza e dei capitali necessari ai colossali investimenti di cui queste attività necessitano. E ricordiamo tanto per gradire che è la Cina il paese verso e dalla quale la Mauritania ha il maggiore interscambio come quasi in tutte le altre nazioni africane. Al momento il paese è molto indirizzato, tutto sommato, a valorizzare le sue ricchezze, attività estrattive, ferro, fosfati, oro, diamanti e altri minerali, che rappresentano un po' l'ossatura economica del paese e delle quali la famosa ferrovia è lo specchio iconico. Sembra che ci siano anche opportunità concrete per gli idrocarburi e il gas, di cui pare ci siano giacimenti da esplorare offshore e visto che il fabbisogno di energia di questo mondo in generale, continueranno inevitabilmente a crescere, potrebbero diventare un risorsa interessante. 

oasi
Non dimentichiamo che qui siamo in una delle posizioni geografiche più favorevoli del mondo per quanto riguarda la produzione di energie rinnovabili, senza togliere terreno all'agricoltura. L'altra risorsa  è rappresentata dalla pesca grazie alla sua posizione sull'oceano che qui ha uno dei suoi punti più ricchi e purtroppo al momento troppo sfruttati, avendo un passato il governo ceduto i diritti di pesca a voraci potenze straniere, in cambio di poche noccioline, come si dice. Rimane infine la parte prodotta da allevamento e agricoltura. quest'ultima principalmente nella fascia del Sahel al meridione del paese. Tuttavia ricordiamo che un buon 40% delle necessità di derrate agricole deve essere importato. Non dimentichiamo anche che la Mauritania ha ormai centri universitari validi e sembra, una buona scolarità e non mancano attività avanzate. Abbiamo conosciuto ragazzi che lavorano in società che si occupano della produzione di idrogeno verde, tanto per fare un esempio. Tuttavia, con tutte le sue criticità, al momento il paese non sembra presentare fenomeni di mancanza di lavoro, anzi, in effetti importa manodopera dai paesi vicini come Senegal, Gambia e Mali. Stranamente e probabilmente pompata per interessi politici, avanza un senso di insofferenza verso la cosiddetta migrazione clandestina, guarda caso, tasto su cui tutti i politici peggiori spingono quando non riescono a dare risposte valide ai problemi interni. 

Mercato delle divorziate 
Dal punto di vista religioso poi, la Mauritania è quasi totalmente islamica sunnita, di scuola malikita, come quasi tutto il resto del Nordafrica, tuttavia come ho già detto non dà l'impressione di essere particolarmente massimalista, anzi la posizione femminile è decisamente migliore che in altri paesi, come ho detto e ufficialmente ci sarebbe libertà religiosa rispetto agli altri credi, nella capitale abbiamo visto la chiesa cattolica regolarmente aperta. Tuttavia sembra rimangano ancora posizioni meno aggiornate nel campo dei diritti umani, ad esempio l'omosessualità è ancora considerata un crimine punibile con la pena di morte, anche se questo solo dal punto di vista teorico, visto che l'ultima esecuzione (ma per alto tradimento) fu effettuata nel paese, su tre ufficiali quaranta anni fa. Dobbiamo comunque ricordare che la Mauritania è proprio al contatto tra le popolazioni arabe del nord, i berberi del deserto e l'Africa nera del Sahel al sud, cosa che, vista appunto la presenza di popoli e tribù decisamente diversi ha sempre provocato frizioni anche importanti, visto anche che questo è stato l'ultimo paese del mondo ad abolire la schiavitù nel 1961 e successivamente con un decreto nel 1987, pur se senza sanzioni pratiche e infine ancora finalmente criminalizzata nel 2007 e ancora stabilita come crimine contro l'umanità nel 2015, ma che tuttavia pare ancora ufficiosamente presente nelle zone più marginali, con rapporti opachi di lavoro gratuito o semigratuito che sembrano riguardare quasi mezzo milione di persone. 

Barche da pesca
In effetti gli abitanti sono suddivisi tra arabo/berberi, circa il 30%, neri per un altro 30 % ed un ulteriore 40% di neri arabizzati, i cosiddetti Haratin, quelli più coinvolti nei problemi di subordinazione lavorativa, mettiamola così. I contrasti tra di loro, anche del passato recente, sembrano al momento abbastanza sopiti, situazione tipica delle economie in via di miglioramento, anche se le comunità afromauritane (Wolof, Pulaar) denunciano discriminazioni di vario tipo. Questa è un po' la situazione che ho avvertito traversando il paese da ovest a est, non così disastrosa da come si vuol raccontare nei numeri, anche se ancora molto lontana da una concezione completamente moderna. Un altro aspetto che non potrete non notare visitando il paese, è l'accoglienza straordinaria che vi verrà fatta dovunque vi troverete, in qualunque luogo in cui avrete occasione di sostare. Contatti in cui si avverte una grande simpatia verso lo straniero (quello ricco ovviamente, anche se non porta direttamente soldi) e grande curiosità e desiderio di conoscenza, questo appare palesemente in contrasto con quello che si diceva fino ad un decennio fa, quando si sentiva di una certa palese avversione, se non addirittura di ostilità verso lo straniero in generale, che al momento, secondo la mia esperienza, mi sentirei di smentire decisamente. 

pescato del giorno
Un ulteriore punto assolutamente poco conosciuto e assolutamente non immaginato, è quello della predisposizione quasi naturale, dovuta alla sua lunga storia in materia, all'arte, alla letteratura, la poesia e la musica, derivata da tradizioni che affondano nella fase medioevale che faceva di questo paese uno dei più interessati al sapere in generale e ne faceva sede di sapienti e studenti che arrivano da tutto il mondo arabo e che sono riuscite a conservare anche la nostra cultura classica che rischiava di andare in parte perdura durante il nostro periodo più buio. Tutto questo, di norma non è molto prevedibile per un popolo delle sabbie, che magari superficialmente supponiamo dediti unicamente e da sempre dediti ad allevare capre e cammelli. Di questo aspetto fanno parte le famose biblioteche ancora nascoste tra la polvere delle città del deserto e che rappresentano una delle curiosità assolute che offre questa terra. Questo germe ancestrale nato almeno 1000 anni fa e cresciuto nel fertile pensiero dei regni sahariani (in Europa è una porzione della storia completamente negletta), è proseguito poi con le  tradizioni popolari come quella dei cantastorie (i griot), personaggi iconici portatori di quella cultura orale ancora oggi diffusissima e ammirata in tutta l'Africa Occidentale. A tutto questo aggiungete il fascino del deserto che qui potrete assaporare al suo massimo. Queste direi che sono le impressioni che mi ha lasciato questo paese, che, per tirare le somme, mi appare un po' in bilico tra passato e futuro, pronto a spiccare il volo, ma frenato dalle grandi difficoltà che vengono poste da un lato da tradizioni ancora un po' pervasive e dagli appetiti voraci di chi lo circonda cercando di approfittare al massimo delle sue debolezze, della mancanza di "astuzia" da parte della sua popolazione e dei suoi governanti, per cercare di depredare il più possibile in cambio di perline colorate metaforiche, ma economicamente pericolose come quelle reali che scendevano dai velieri che un tempo arrivavano fino a queste coste. 


Banc d'Arguin
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