martedì 31 marzo 2026

Mau 25 - Il mercato dei cammelli

Mercato dei cammelli - Nouakchott - Mauritania - gennaio 2026

 

La costa
Eccoci infatti arrivati ad incontrare nuovamente il nastro di asfalto della N2 che porta verso al città. Una lunghissima fila di pale eoliche la costeggia, d'altra parte siamo proprio vicino al mare ed il vento è una costante su cui si può contare sempre. Il mare adesso è un poco più lontano e man mano che procediamo il movimento del traffico aumenta, piccoli insediamenti, barche che incrociano verso la riva, attività commerciali lungo la strada e infine quando ci avviciniamo definitivamente alla capitale ecco la continuità della periferia con le costruzioni che si susseguono, in generale tutte di recente costruzione, segno che la città continua ad espandersi senza sosta, attirando i nomadi dal deserto per renderli definitivamente stanziali. Anche questo deve essere un cambiamento veramente difficile, pensando al tipo di vita a cui queste genti sono abituate, alla tranquillità di uno stile di vita che non prevede un controllo continuo del tempo, all'assenza di rumori, al cielo che ti sovrasta raccontandoti solo sensazioni di libertà assoluta, che qui invece, verrà scambiata con nuovi obblighi e nuove necessità, certo forse con maggiori opportunità e migliori comodità a disposizione, ognuna delle quali tuttavia avrà un costo e non solamente in termini economici, ma sicuramente anche psicologici. Un cambiamento che ogni civiltà, ad un certo momento ha dovuto affrontare e che per molti potrà essere traumatico, un momento a cui non ci si riesce ad abituare, mentre per altri, più fortunati certamente, si tratterà di un salto di qualità atteso da tempo ed apprezzato. 

Passiamo da un quartiere all'altro, senza che si palesino modifiche sostanziali, diciamo putre che se ti perdessi da queste parti, difficilmente sapresti raccapezzarti, in queste vie, molte della quali ancora di terra e sabbia, ad incroci regolari e squadrati che non si distinguono tra di loro. Alla fine arriviamo al nostro Hotel Flora, in cui ormai siamo di casa, che sta calando la sera. Questa volta ci tocca la dependance laterale, l'albergo sembra addirittura pieno, visto che di camere ce ne sono parecchie e la costruzione è un po' un labirinto per cui bisogna raccapezzarsi un po' prima di trovare la strada tra scalette laterali e corridoi nascosti, prima di raggiungere la zona dove ci sarà servita la cena, ovviamente pesce, qui siamo al mare e quindi il menù è quasi obbligatorio e non delude. Salek ci ha lasciato, domani ci sarà un suo collega, lui ripartirà con altri ospiti, il deserto lo aspetta di nuovo e lo abbiamo salutato con un po' di tristezza, d'altra parte gli incontri nel deserto sono così, un breve contatto e poi le strade tra le sabbie riprendono il sopravvento e ti conducono lontano. Questa è la nostra ultima notte in questa terra e anche se non è ancora il momento di tirare le somme, avverti sempre come al solito la sensazione della completezza del viaggio che sta per terminare, quasi senti che sta per arrivare il momento di mettere a posto le caselline, di riordinare le idee, di fare i bilanci definitivi e anche se a queste cose ci penserai quando sarai arrivato a  casa, questo è sempre un momento di statica tranquillità privo dell'ansia di scoprire la serie di cose che hai programmato e dell'itinerario da svolgere. 

Domattina avremo ancora tutto il giorno per scoprire la città che all'arrivo abbiamo appena passato e della quale abbiamo soltanto sentito qualche profumo e le sue immagini sfocate dal finestrino delle nostre auto. Così passa la notte e al mattino successivo siamo pronti per una classica colazione alla francese con brioche e marmellata. quasi quasi cominciamo a risentire il profumo dell'Europa più vicina. Poi partiamo alla scoperta della città. Uno dei punti più noti ed interessanti è il mercato dei cammelli che si svolge fuori città e sembra sia una dei più grandi dell'Africa intera, secondo, si dice, solo a quello di Khartoum in Sudan. Attraversiamo tutta la capitale che alle nove del mattino non è ancora completamente sveglia e raggiungiamo la periferia sud, sulla nazionale che in circa 200 chilometri raggiunge la frontiera senegalese, percorsa per un lungo tratto dal grande fiume omonimo dell'Africa Occidentale, che segna quasi la fine del Sahara propriamente detto. Ad un certo punto, lasciamo la strada e giriamo verso un ampio spazio verso il mare, quasi privo di costruzioni, dove però cominci a vedere spazi recintati, all'interno dei quali sono asserragliati migliaia di animali a gruppi più o meno numerosi. Ci si inoltra attraverso stradine e sentieri, dopo aver lasciato la macchina in un ampio parcheggio. 

Certo i cammelli, anzi più propriamente i dromedari sono animali grandi e maestosi e da vicino, anche se sono assolutamente calmi e mansueti, incutono un certo timore. Se qualcuno si imbizzarrisce e spaventato cominciasse a dar di matto qua e là ci si potrebbe anche fare male. Ma questi sembrano abbastanza tranquilli e continuano a ruminare in attesa di conoscere il loro destino. Qui si parla di circa 10.000 capi di cui almeno un migliaio viene venduto ogni giorno a prezzi variabili tra i 1000 e i 1500 €, insomma un giro di affari che supera il milione al giorno, mica poi così poco. I sensali si aggirano tra i gruppetti per valutare la qualità delle bestie, credo che anche qui come nei nostri mercati tradizionali di bestiame, siano vacche o un tempo cavalli, si controllano i denti e i famosi tasti (della grassella, sul collo, sulla groppa, sono reminiscenze del mio esame di zoognostica, dove rimediai un misero 20, quando ti mettevano n mano una dentiera e dovevi riconoscere l'età dell'animale, bei tempi). Il tasto è un particolare punto del corpo, per esempio quello detto della grassella è posizionato tra coscia e fianco, nella zona interna del ginocchio che alla palpazione deve risultare morbido e molto muscoloso, rivelando l'attitudine all'ingrasso. E qui vedi proprio i possibili acquirenti che si aggirano tra gli animali, palpeggiandoli qua e là per controllare la qualità della bestia e quindi il suo valore. 

Poco più in là gruppetti di uomini scuri, avvolti nelle grandi vesti azzurre e blu, che si gonfiano al vento, discutono animatamente, staranno trattando i prezzi, sempre troppo cari per il compratore e viceversa per chi vende, più in là vedi anche qualche scambio di danaro, uno che passa la mazzetta furtivamente, l'altro quasi incupito e con la testa china che conta sfogliandoli tra le dita nodose.. Ci sono anche delle  piccole costruzioni a lato dove c'è un va e vieni, sono i luoghi dove vengono ufficialmente registrati i contratti ed i passaggi di proprietà. Ma anche gli animali sono un bello spettacolo. Qualcuno sporge curioso il muso allungando il collo arcuato, altri si ritraggono, quasi sembrano impauriti come consci di essere di fronte a qualche cambiamento che non è detto essere migliore. Di certo infatti molti, i più vecchi che non sono più in grado di trasportare i pesanti carichi a cui sono abituati o i vitelli (si chiamano così anche i piccoli del dromedario) verranno destinati al macello. In fondo, qualcuno che ha concluso l'affare conduce il suo acquisto singolo o plurimo, verso il camioncino, tirandoli con una corta cavezza. Qualcuno fa resistenza e non vuole salire e allora ci si mettono in due o in tre a tirare, costringendolo a forza o stringendo dolorosamente l'anello che passa tra le narici, che non per nulla, come da noi, anche qui si chiamerà torcinaso. 

Alla fine vengono tutti ammassati nel retro di qualche camioncino o se si tratta di un singolo animale anche del cassone di un pickup, dove l'animale si accoccola senza protestare. Non è raro infatti vedere lungo la strada qualche auto che ti sfila accanto col collo del cammello che spunta fuori e si guarda intorno. Passiamo intanto in una zona particolarmente affollata. Gruppi di animali distinti tra di loro ma piuttosto ammassati, si agitano un po' anche se generalmente sono tutti impastoiati con un laccio che lega tra di loro le zampe anteriori, alla fine però uno si libera e tenta la fuga attraverso il mercato. Certo una bestia che supera sicuramente i dieci quintali, alta tre metri che corre qua e là, con degli zoccoloni che se ti sfiorano, non sei di certo contento, insegna che bisogna farsi da parte ed aspettare che dopo averla rincorsa, la acchiappino e la riducano a più miti consigli. Alla fine il dromedario riottoso viene ricondotto nei ranghi; brontola ancora un poco, lanciando al cielo quel suo raglio profondo e gutturale che si sente di lontano e poi si calma definitivamente, dopo aver afferrato una boccata di paglia e cominciato a masticarla rumorosamente roteando la mandibola. Certo che queste bestie hanno dei denti impressionanti quanto a dimensioni! Se li guardi da vicino noti subito che il pelo è stato accuratamente rasato in alcuni punti dai loro proprietari, fino a formare complicati disegni a rilievo, stelle, cerchi, mezze lune che abbelliscono le groppe e valorizzano ancor di più l'animale stesso. 

Anche i colori sono molto variabili; accanto a qualcuno decisamente più scuro, di  un marrone carico come certi cavalli bai, altri sono invece chiari e lucenti, qualcuno addirittura bianco che si distingue in mezzo agli altri e mi risulta sia particolarmente apprezzato. Insomma c'è da aggirarsi qui intorno per ore, lo spettacolo è sempre diverso. In fondo c'è un piccolo settore dedicato alle capre, bellissime col vello molto lungo e le corna ritorte di grandi dimensioni che si levano al cielo. Queste belano più tranquille e di certo si sentiranno intimidite di fronte alle dimensioni dei loro vicino che le dominano dall'alto delle loro dimensioni maestose. Mi tornano alla mente altri mercati, quello di Goulimine, in Marocco in fondo non molto lontano da qui, in cui passai una intera giornata quasi cinquanta anni fa, chissà se è ancora così frequentato in quella oasi lontana e quelli più piccolini, tra le montagne nei dintorni di Sana'a nello Yemen, quel meraviglioso e disgraziato paese, travagliato da guerre senza fine, tra muraccioli di pietra che alternavano piccoli dromedari ad asinelli grigi e già con i basti carichi di legna preziosa. Ma in fondo le differenze non sono poi molte anche se penso al grande mercato che avveniva un tempo, quando ero bambino nella mia città, Alessandria (non d'Egitto, eh).

Il mio papà mi portava a vedere la grande fiera tradizionale del bestiame che si teneva da secoli e non scherzo, a San Giorgio, tra le altre cose proprio il giorno del mio compleanno e che quindi finiva sempre con l'acquisto di una bella stecca di torrone Sebaste, il diavolo del torrone, un banchetto storico di quel mercato, assieme ai baracconi, certo da noi niente dromedari e capre, ma bovini dal mantello bianco e cavalli di ogni specie e anche allora, personaggi che si aggiravano con occhio esperto, proprietari appoggiati a un bastone in un angolo che spiavano tra la gente di passo, quale mostrasse anche solamente con un guizzo dell'occhio, un interesse che lo qualificasse come probabile acquirente. In fondo il mondo degli allevatori è lo stesso in tutto il  mondo, che siano cammelli, buoi grassi, lama o asinelli morbidi e pelosi, i gesti, gli interessi, le astuzie commerciali rimangono gli stessi. Al mercato di Nizwa nell'Oman, le capre più belle girano in tondo sotto l'occhio attento degli acquirenti fino a quando uno si alza, va a toccare l'animale, lo rimira un poco, poi comincia a discutere con il proprietario fino a quando escono dal recinto e la transizione si conclude, sempre nello stesso modo. Si va verso il camioncino e la bestia sale docile verso la sua destinazione, bella o brutta che sia. Alla fine però dobbiamo andare anche noi. Non abbiamo dato fastidio più di tanto, la gente era troppo impegnate nelle ricerca o nelle transazione per badare ai pochi turisti che si aggiravano qua e là, a non prendersi qualche calcio dalle bestie, stessero attenti loro, che gli uomini del deserto debbono badare agli affari. E' ora dunque di tornare verso il centro.




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