mercoledì 11 marzo 2026

Mau 15 - A Zouerat

Sul treno - Zouerat - Mauritania - gennaio 2026

 



materiali abbandonati
Dopo il tunnel raggiungiamo nuovamente la strada che spesso qua e là, come la ferrovia del resto, tende a ricoprirsi di sabbia. Questo è il motivo per cui le locomotive sono state studiate con un sistema apposito per spazzare lo spazio davanti alle rotaie, problema in più per questa strada ferrata che quando è stata progettata, è stata davvero un'opera ingegneristica notevole. Intanto gli spazi degli scavi minerari si fanno sempre più vicini e lo vedi bene dalla quantità di materiali, che si trovano abbandonati lungo la strada e nelle zone che circondano gli scavi che si sono succeduti nel tempo oppure semplicemente che vengono adibiti a deposito materiali di ogni tipo, che siano scorte o semplicemente pezzi consumati od obsoleti e quindi abbandonati a se stessi, senza che nessuno se ne curi più, visto che di spazio nel deserto ce n'è in abbondanza e della manutenzione come sempre pare che nessuno abbia cura, più comodo aspettare il nuovo e buttare quello che non funziona più. Per non parlare dell'aspetto estetico di cui certamente nessuno si cura. Ci sono aree dove vedi decine di migliaia di pneumatici giganteschi usurati e ammucchiati a casaccio, da un'altra parte benne o altri strumenti di scavo anch'essi di proporzioni anomale secondo il metro a cui sei normalmente abituato. Oppure semplicemente file di container apparentemente in abbandono che di certo sono serviti per trasportare le cose necessarie nel tempo. 


Bisogna infatti pensare che una struttura come questa con centinaia o più lavoratori, in mezzo al deserto, che devono essere riforniti di ogni cosa, acqua, cibo e altri bisogni, avrà alle spalle una logistica, se pur primitiva, ma abbastanza imponente. Intanto si sono infittiti anche i binari, con parecchio materiale ferroviario abbandonato, vagoni mal messi, parti di locomotive, ruote, motori elettrici e un sacco di altra roba dall'utilizzo di difficile attribuzione. Più lontano si allineano montagne di detriti e tutto quello che sta normalmente intorno a impianti minerari di queste proporzioni e qui stiamo parlando di un'area che ha un diametro di almeno una cinquantina di chilometri e che nel tempo è andata gradualmente espandendosi. Già perché sembra proprio che questo minerale ferroso che costituisce le rocce affioranti dal terreno, qui attorno per chilometri, abbia una delle più alte concentrazioni di ferro al mondo, quindi comprenderete come questo luogo sia stato sempre molto attenzionato, così si dice nel gergo burocratico, dagli investitori mondiali. Insomma, qui basta tritare roccia, tirare su, caricar vagoni e infine portarli fino al mare a 700 km da qui. E come sampre accade a lato delle miniere è sorta la città di Zouerat. Qui il confine è molto vicino e da quanto ho capito, il procedere verso nord rimane comunque soggetto ad un certo controllo, d'altra parte cosa ci vai a fare verso nord per altri mille chilometri di deserto per arrivare al confine algerino dove non c'è assolutamente nulla. 

Aspettando il treno
O hai carne umana da trasportare, se no devi spiegare cosa hai in mente. Infatti ci sono continui posti di blocco, che esaminano i tuoi fogli con più attenzione, anche se qui ormai i turisti, con la storia del treno che ormai prende spazio su tutte le guide che si rispettano, cominciano a farsi vedere più spesso. La città comunque è moderna e si vede bene, ingrandita da poco, segno che il business procede piuttosto bene, con molte case di recente costruzione. L'albergo è quasi nuovo e si rivelerà addirittura il migliore del giro, con profusione di marmi e larghi spazi. In pratica siamo gli unici clienti, ma una bella doccia dopo tanti chilometri è sempre un piacere della vita, oltretutto andando al pensiero di quelli che arrivano qui, poi pensano soprattutto all'avventura del treno e dei suoi vagoni carichi di polvere. Tuttavia la cittadina, per essere così, un avamposto nel deserto senza storia dove alla fine non si va da nessuna parte, ha un po' un aria strana, come se fosse covo di chissà quali traffici e trafficanti. In realtà credo che non sia affatto così tenebrosa, ma qui sei talmente fuori della realtà che ti fai tutta una serie di trip mentali che ti fanno vedere in giro dappertutto personaggi da romanzo, avventurieri di un'Africa letta nei libri di Le Carré o cose del genere anche se adesso va più di moda la Wagner e sono cambiate un poco le nazionalità che girano da queste parti, con tanti occhi a mandorla che si guardano intorno cercando occasioni da business. 

riso allo zafferano
Comunque noi ci facciamo un piatto tanto per assestarci lo stomaco con dei bei bocconcini di pollo ben rosolato e un riso giallo che sembra scodellato sui Navigli. Poi torniamo di nuovo verso la miniera, nel posto che dovrebbe essere il punto di partenza del famoso treno. In effetti ci sono solo binari e vagoni merci abbandonati, ma in un punto noti subito che si è raggruppata una serie di personaggi vari. Qualche hippy zazzeruto e zainodotato, non saprei come identificarlo diversamente, che dorme per terra nel punto dove c'è sabbia morbida, qualche venditore di masserizie mangerecce e bottiglie di acqua e poi di tanto in tanto arriva qualcuno con pacchi consistenti avvolti nella plastica e dal contenuto ignoto, che scarica da una macchina malandata o da un carrettino trainato da un asino dall'orecchio mozzo, ma quanti ce ne sono, si vede che è una moda; alla fine lascia anche qualcuno e poi se ne va. Un via vai che sembra duri tutto il giorno. Un po' di binari più in là ci sono tre o quattro vagoni passeggeri che sembrano molto mal ridotti, roba da discarica. Invece pare che siano vetture che la compagnia, evidentemente stufa degli abusivi che saltano sui vagoni merci di polvere di ferro e anche innervosita dal fatto che di tanto in tanto qualcuno ci lascia pure la pelle, cascando già dai vagoni stessi e creando così problemi al normale traffico minerario, abbia deciso di fornire questa specie di servizio "passeggeri" a pagamento, anche se non si vede alcun ufficietto dove munirsi di un qualsivoglia biglietto. 

Un passeggero
Ho letto da qualche parte che per un certo periodo era stato istituito una sorta di treno "turistico" con un paio di vagoni, quasi normali che si faceva la tratta una volta la settimana, per far provare ai eventuali turisti ricchi, il brivido dell'avventura con aria condizionata inclusa. Ma forse perché se non salti nel vagone merci col rischio di romperti l'osso del collo e non ti succhi la polvere di ferro per 18 ore, non è avventura vera, non sono più riuscito a trovarlo nelle offerte, ragion per cui deduco che sia stato sospeso per scarsità di richiesta. Intanto per cercare di capire, cerco di issarmi sul vagone, che in ogni caso, non è di facile salita e infatti. subito un gruppetto di volenterosi, si dà da fare per spingermi su, anche se cento chili, non sono di facile maneggiabilità, ma qui sono abituati coi sacchi a peso morto e alla fine si riesce nell'impresa. Qui comunque l'anziano va sempre aiutato e poi questo dovrebbe essere l'avvenimento della giornata per cui tutti si affollano attorno a noi. Così faccio un giro all'interno del vagone dove quello che rimane degli scompartimenti è stato già occupato da famigliole, vecchie, bambini tristi e dalle loro masserizie distese a terra, visto che di sedili non è rimasta che qualche rara rimembranza. Percorro tutta la vettura, che sembra essere quella più bella, mentre l'altra ha solo più il pianale e ci si deve arrangiare alla meglio coricandosi a terra. 

scompartimento
Poi scendo tra grandi saluti, mentre già qualcuno si apprestava a farmi spazio pensando che volessi partecipare al viaggio. Sembra incredibile però come in queste situazioni abbastanza estreme, si venga accolti sempre con una grandissima cordialità, priva di secondi fini, anzi sembra quasi di leggere in questi occhi, un  piacere al veder che qualcuno si interessi del loro modo di vivere e non se ne stupisca, quasi nessuno si ritrae davanti all'obiettivo, anzi qualcuno richiede specificamente una foto, di cui poi vuole vedere il risultato sullo schermino. Sarebbe bello fermarsi qui e fare il viaggio. Chissà quanti racconti nella notte su questo treno, prima di cercare di dormire un po' o uscire fuori rischiando di cadere di sotto, appesi alla fiancata traballante, pur di guardare la stellata della via lattea che ricopre di traverso tutto il buio del cielo. Intanto questi sono qui da stamattina, anche perché il treno non ha un orario preciso. Ogni tanto questi vagoni vengono agganciati al treno principale del ferro, quando passa di qui, in fondo naturalmente, in modo che possano tutti prendersi la polvere che si leva dai vagoni. Pare che tra un paio d'ore ne partirà uno con licenza di farsi carico di questa gente. Ma gli irriducibili, quelli che vogliono affrontare l'avventura alla vecchia maniera, si fanno ancora due o tre chilometri a piedi più avanti fino ad arrivare al punto dove si ferma la parte merci del convoglio, per saltare poi su e sistemarsi sul minerale, dopo essersi scavati una specie di fossa umida, dove stendere qualche stuoia portata con sé, per passare la notte alla meglio. 

ombre nella sera
Visto che il viaggio dura all'incirca 18 ore, è meglio riuscire a prendere il terno che parte verso la metà della giornata per potersi godere l'alba e il tramonto, posto che il polverone te li faccia vedere davvero. Pare che qualcuno arrivi qui e trovati quelli che fanno il viaggio, affidi loro masserizie o addirittura animali, capre o altro da portare fino al punto di arrivo. Sembra che qui tutti si fidino. Giriamo un po' intorno a questo che sembra assolutamente uno snodo ferroviario abbandonato, con gente strana che si muove qua e là, visto che l'andirivieni è continuo. Dopo un'oretta ce ne andiamo, del treno principale che dovrebbe venire a caricare il resto nessuna traccia, forse tra un'ora, così almeno circola voce. I saccopelisti continuano a dormicchiare. Anche quello che aveva cominciato a pulire gli occhialoni da casco, ha rinunciato e si è riallungato sulla stuoia. Le donne che erano già nel vagone, abituate alle attese africane, non si sono neppure mosse di un palmo. I bambini immobili, non battono ciglio, nessuno ha voglia di giocare, stanno solo lì senza neppure la forza di spostare le mosche che girano loro sugli occhi. Andiamo a fare ancora un giro tra i binari, un letamaio di bottigliette e altri residui di plastica che non riesce a marcire, visto che nessuno ha mai spiegato a chi le butta per terra, che questo materiale non è come le bucce delle banane che dopo un paio di giorni sono sparite. 

Aspettando
Ahmed ci sorveglia da lontano, timoroso che scompariamo tra le traversine di ferro o predati da qualche sciacallo del deserto. Ma non vogliamo dargli questa soddisfazione, men che meno quella di finire sotto qualche treno che non esiste, anche se ogni tanto passa una locomotiva lontana, forse proprio  una di quelle che va ad agganciare i vagoni del minerale. Alla fine andiamo alle macchine. Un cenno di saluto a quelli che aspettano e che alzano solo una mano stanca. Hanno capito anche loro che stasera non saliremo sul treno, forse domani chissà o forse mai, troppo cagamaretti con quelle macchine fotografiche appese al collo che di certo almeno loro non sopporterebbero il polverone. Giriamo ancora un po' con le auto traversando tutta questa area distopica, tra l'altro piuttosto lontana dalla zona di carico del minerale e poi la abbandoniamo definitivamente, passando vicino all'altro punto in cui i saccopelisti abbordano i vagoni, dove ci sono in effetti tre o quattro disperati in attesa, forse coreani, forse giapponesi. Ahmed al passaggio, saluta qualcuno, lui conosce sempre qualche tizio che sta lì ad aspettare, da qualunque parte ci si fermi, ma forse per gli uomini del deserto è così. Si conoscono tutti, è il sapore acre della sabbia che li rende un po' amici, un po' parenti e forse nel deserto il saluto non si nega a nessuno. 

al mercato
Certamente, non c'è dubbio che la cosa di questo viaggio fantasma sul treno, abbia un suo fascino perverso, più che altro se la vedi postata su youtube, raccontata da qualcuno in cerca di clic per il suo business, ma credo che non sarebbe rientrata nei miei desiderata neanche una cinquantina di anni fa. troppa fatica, troppa polvere, troppe ore, troppo freddo di notte adesso, di certo un caldo mortale tra qualche mese. Tuttavia si tratta certamente di una situazione curiosa alla quale dare un'occhiata. Torniamo in città e facciamo un giro nel mercato, molto simile a quello di Atar, povere cose da cittadina di frontiera e niente più. I mercati africani non differiscono molto tra di loro, cose essenziali per cibarsi, tonnellate di vestiti usati in arrivo dall'Europa, avete presente quello che finisce nei cassonetti di raccolta da noi, che transitano da Prato per la cernita di mani cinesi e il resto stipato in container e spedito qui e poi poverissime cose di origine cinese, attrezzerie e per uso di cucina. Qui non c'è neanche la bancarella dei souvenir, segnale direi abbastanza significativo. Intanto è venuta sera, andiamo a mangiare di nuovo un boccone all'alberghetto di mezzogiorno, visto che ci siamo trovati bene. Stasera niente riso, ma spaghetti al sugo di cipolle, piuttosto gustosi, mentre sul maxischermo scorrono le immagini dei quarti di finale della Coppa di Africa. Intorno a noi un tifo infernale, son venuti tutti al bar per guardarla, sembra che tutti tifino Marocco, strano perché tra vicini, in generale non si usa. Comunque nessuno fa caso a noi e così dopo un po' ce ne andiamo a dormire. 

Zouerat


SURVIVAL KIT



Hotel Lebtah - Zouérat - Vicino al mercato. 3 stelle, decisamente di buona qualità, molto nuovo. Camere molto spaziose, pulitissimo. TV, AC, free Wifi, frigorifero. Decisamente ottimo.

Ristorante Lyezid - In un albergo poco lontano, anche questo molto nuovo. Pulito. Menù più o meno uguale ma tutto ottimo, riso giallo e pollo arrosto. 


Al mercato


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