| Banc d'Arguin - Mauritania - gennaio 2026 |
Tramonti sul mare e tramonti nel deserto, uno di quei must che tutti vogliono delibarsi in qualunque momento ed ai quali, se ne hai l'occasione, non è facile sottrarsi. Qui, sulla Costa di Opale, su una duna, proprio dove il grande Sahara viene a terminare la sua corsa per lasciarsi andare mollemente nelle onde dell'Atlantico, ti trovi addirittura in un luogo iconico per questo tipo di spettacoli e stare qui seduto ad aspettare che la palla gialla che si avvicina a poco a poco alla linea appena visibile che separa due azzurri appena diversi tra loro, scompaia nel blu, diventa obbligatorio. Dietro le spalle hai il mare di sabbia che ha percorso per incalcolabili eoni, superando le linee teoriche tracciate sulle carte, ma non nel reale, dagli uomini di almeno dieci paesi diversi, facendo scorrere miliardi di granelli di sabbia con lentezza certosina. Sono rotolati lentamente su se stessi e poi gli uni sugli altri, scavalcando spinti dal vento, altezze vertiginose per scendere lungo i fianchi di dune altrettanto maestose, tinti di tutti i colori, per arrivare fino a qui, davanti a questo oceano che le lambisce, nel tentativo di portarli a sé come un dio delle profondità marine che vuole fare propri anche questi spazi ed a loro si mescola in un amplesso senza fine che li confonde in eterno. Eppure anche di fronte all'evento epocale, anche se si ripete ogni sera, c'è spazio per un po' di delusione.
| La cooperativa |
Vorresti un cielo ed un mare incendiati di rosso, con striature viola che li macchino in maniera indelebile almeno fino a che non scende il nero della notte, invece, l'occaso particolarmente terso, un minimo di foschia che all'ultimo orizzonte il guardo esclude (eh!?), e la palla gialla diventa appena appena rosata e il resto dello spazio sopra di te rimane piuttosto uniforme e senza la serie di sfumature che ti eri aspettato che e l'esoticità del luogo prometteva, quasi quasi doveva garantire da contratto. Contentiamoci va', che c'è di peggio nella vita. Quel triangolo di vela lontana, quella riva punteggiata di capanne che si affacciano al mare, le ombre che si allungano confondendo le linee sinuose delle dune dietro di te, ti bastino, pauca sed bona edimus, bisogna sapersi contentare, e poi scendere piano affondando nella sabbia, evitando che ti entri nelle scarpe, verso le sagome dei bungalow, così da segnare un itinerario atteso e sognato al tempo stesso dal vecchio pensionato, lieto di essere ancora lontano dalla soglia di quella RSA temuta e respinta con tutte le proprie forze, almeno fino a quando si riuscirà a gestire una volontà gestibile. Che volete, anche queste bisogna metterle nella canestra delle soddisfazioni, di certo irripetibili e consumare qualche muggine grigliato per bene e che la consueta ratatouille di verdure ti allieti la serata senza l'acrimonia del sentirlo un po' secco, con la tua solita bocca a cul di gallina, abituata a sfornare giudizi gastronomici anche quando si dovrebbe solamente pensare a sfamarsi di quel che trovi e mi pare sia già molto su questa costa di poveri pescatori.
| ragazzino |
A proposito lo sapevate che da queste parti si produce una gran quantità di bottarga di muggine, che poi approda alle tavole più sofisticate del pianeta, magari spacciata per sarda autentica e invece prodotta in fabbrichette della capitale, messe su con i capitali cinesi, appunto arrivati fin qui e provenienti dai famosi diritto di pesca? A volte le cose fanno giri strani e chiamali stupidi questi cinesi. In ogni caso noi andiamo a prendere possesso dei bungalow spartani che sono stati costruiti qui appena fuori del paese, in attesa degli auspicati turisti futuri. Le ombre delle baracche del paesino di Iwik si stagliano lontane ad un paio di chilometri vicino alla riva. Il campeggio è davvero basico, al momento deserto, anche se si dichiara in attesa dell'arrivo delle frotte estive che planeranno fin qui a sostituire gli stormi di uccelli che faranno la migrazione al contrario tra qualche mese, mentre al momento c'è solamente, oltre a noi, una famigliola di inglesi che stanno appartati senza tentare di comunicare, visto che ormai la Manica è diventata quasi un muro invalicabile anche psicologicamente. Ci ritiriamo allora per vincere il fresco della notte, cercando di chiudere alla meglio la porta con un cordino spelacchiato, visto che la serratura giace da un lato inservibile, con il cadavere della chiave arrugginita e saldata definitivamente nella toppa e l'operazione deve essere svolta alla luce della luna visto che le lampadine presenti sono irrimediabilmente morte, forse anch'esse in attesa dell'arrivo della stagione, operazione di certi più romantica , ma che risulta assolutamente più complicata.
| Ragazza Imraguen |
E infine, con giusta citazione omerica, giunge l'alba dalle dita rosate, salendo lieve dietro le dune, mentre la spiaggia di nuovo in bassa marea e completamente scoperta, è battuta dal vento. Le barche sono già quasi tutte salpate e non si vedono più neppure al largo, di certo i pescatori sono più mattinieri dei turisti e all'alba sono già in mare aperto, che i pesci non aspettano e i delfini neppure. Noi continuiamo invece a scendere lungo questa costa spettacolare e completamente solitaria, popolata solamente da uccelli di ogni tipo. Di fronte, isoloni di sabbia in attesa di essere divorati dalla marea che avanza e a poco a poco riesce a cancellarli completamente, lasciandone le tracce insidiose appena pochi centimetri al di sotto della superficie dell'onda leggera. Una trappola assoluta per chi questi fondali non conosca perfettamente, tanto da non lasciarsene ingannare. Di tanto intanto stormi di pellicani, ne rivelano le presenze, rimanendo così come a mezz'aria appoggiati sulle acque; i cormorani invece, preferiscono le rocce che spuntano leggermente più alte, mentre gli aironi, grigi e giganti sulle loro lunghe gambette stentate che sembrano spezzarsi solo a guardarle, hanno vite solitarie e deluse sui bagnasciuga, dove di tanto in tanto infilano i becchi affilati.
| Toyota pickup 4x4 |
Una fauna ornitologica ricchissima e attiva da obbligarti a soste continue per cercare di fissarne almeno qualche immagine con scatti che invariabilmente risulteranno deludenti, mossi e sempre o anticipati o troppo ritardati rispetto al momento clou del dispiegamento delle ali o della planata elegante alla ricerca del tuffo tra le onde dalle quali riemegerà il becco primo ed orgoglioso col pesce ancora guizzante in cerca di salvezza, ma ormai diventato cibo. Chilometri su questa battigia a volte larghissima con la lama dell'acqua che la scorre perdendosi con una piccola porzione di schiuma che subito affonda o invece stretta ed un po' ripida, sulla quale l'auto è costretta a procedere un poco inclinata, scavando solchi profondi nel terreno troppo morbido, in cerca di raggiungere la sommità più solida dove procedere più speditamente. Il tutto senza cessare di rimanere immersi in una serie di sfumature pastello che la luce del mattino consegnano alla gioia del fotografo come un dono prezioso ma fugace, tanto poi i risultati saranno miseramente i soliti. Dite quel che volete, ma queste Toyota pickup, sono straordinarie. Economiche e funzionali, con un cassone dove puoi far salire anche dieci persone, con le ridotte e le ruote sgonfie puoi andare davvero dovunque, con qualunque tipo di sabbia e uscirne senza problemi, testimone ne sia il fatto che non ci siamo mai piantati in dieci giorni e più di deserti e piste anche molto impegnative.
| Il capo villaggio |
Ormai vedi solo queste macchine in giro, con solo qualche copia di Mitsubishi apparentemente identiche. Le vecchie Land Rover, le regine del deserto, fanno ormai bella mostra di loro solamente nei cimiteri di carcasse abbandonate fuori dai centri più grandi. Sic transit gloria mundi, il tempo passa e le cose cambiano. Ecco intanto arriviamo in un altro paesino, Teichot, questa volta poche baracche davanti ad un molo fatto da contenitori di plastica galleggianti e legati assieme da corde provvisorie, sul quale puoi camminare, anche se con una certa difficoltà, ma Ahmed mi segue come un mastino timoroso di vedermi precipitare in acqua e pronto al salvamento, quindi procedo con mirabile sicurezza fino al largo, tanto l'acqua sarà profonda, se va bene, non più di un metro. E' ancora presto e tra le case è tutto un inseguirsi di bambini che corrono, forse non è ancora il momento di andare a scuola e qualche donna è già davanti ad un piccolo magazzino che pomposamente espone il cartello di Complesso Cooperativo commerciale, in attesa di fare la spesa. Noi giroliamo un po' tra le capanne, poi arriva il capovillaggio ad accoglierci con molto sussiego, chiarendo subito che siamo ospiti graditissimi e ci invita in una capanna, evidentemente dedicata, dove ci ringrazia per la visita, mentre si prepara il classico tè. Una signora arriva con un bacile contenete un materiale bianco a scaglie piuttosto grandi. E' farina di pesce secco, quello che si usa normalmente da queste parti come colazione e aperitivo, almeno credo.
| Farina di pesce |
Tutti se ne servono a piene mani e devo dire che non è neppure malvagia. Ci racconta un po' delle difficoltà dovute ad un certo calo del pescato. Qui ci vivono 500 persone circa e 21 barche, tutte sotto la sua responsabilità, che riescono a ricavare una media di due tonnellate di pesce commerciabile al giorno, che va poi al mercato di Nouakchott. Questo è uno dei paesi più isolati e forse tra i più poveri della costa, ma dice, che tuttavia almeno per ora ce la fanno ad andare avanti, sperando in futuro di integrare un poco con il turismo, che sembra una risorsa promettente. Cara gente, è inutile stare lì a fare discorsi con la puzza sotto il naso sui guasti e sullo snaturamento che porta il flusso di gente inconsapevole e carica di dollari su questi lidi. Qui si tratta di sopravvivere e io penso che ogni fonte di introito debba essere considerata benvenuta; certo bisognerebbe avere la capacità di gestirla il meglio possibile, conservando quella apparenza di autenticità che è poi quello che cerca il turista, ma non chiediamo troppo a comunità di pescatori che cercano solo di continuare a campare senza dover andare ad ingrossare le periferie delle città. Il capo villaggio in ogni caso, mi sembra persona attenta e di buona volontà e ovviamente gli auguriamo il meglio per la sua comunità. Facciamo ancora un giro del paese dopo esserci profusi in grandi ringraziamenti e ci facciamo largo tra il gruppo sempre più numeroso di bambini vocianti che ci hanno subito circondato accompagnandoci fino alle macchine che ci aspettano al limitare delle baracche.
| Nouamghar (da Google map) |
SURVIVAL KIT
| Iwik community cottages |
Banc d'Arguin - Riserva ornitologica che comincia appena fuori da Cap Blanc, patrimonio Unesco. Comprende 7 paesini sulla cosiddetta Costa di Opale, più o meno grandi, ognuno con qualche centinaio di pescatori residenti con le loro famiglie, gli unici autorizzati a pescare con barche a vela e con reti tradizionali. I paesi sono: Arkeiss, Ten Alloui, Iwik, Tessot, Teichot, R'gueiba, Nouamghar. Nella zona ci sono diversi campi tendati, con bungalow spartani in cui fermarsi per la notte come all'Arkeiss Camping oppure all'Iwik Community Cottages (una ventina di bungalow molto basici ma con bagno, acqua corrente, doccia calda con pannelli solari e mi sembra anche AC, dove siamo stati noi). In ognuno dei paesini comunque si trova qualche soluzione per la notte, basta rivolgersi al capo villaggio. Possibilità di uscite in barca per la pesca. In ogni caso vale la pena fermarsi almeno una notte lungo la costa per visitare con calma tutto il parco per un paio di giorni.
| Si riprende la pista |
M18 - La forza del destino
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