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| Pesca coi delfini, Iwit - Mauritania - gennaio 2026 |
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| La costa |
Sistemata la più grossa col couscous, abbiamo il tempo per fare un giro a piedi fino alla scogliera, che è un capo piatto e sabbioso proteso verso il mare dai bordi sfrangiati e rosi dalle onde. Più che altro un costone al di sotto del quale la spiaggia si protende con un arco quasi perfetto verso nord. Non vedi anima viva pur buttando l'occhio all'infinito, visto che la visibilità è ottima anche al centro della giornata, cosa che consente una vista buona anche a grande distanza. Qualche rara barchetta in mare, le tende di quella che dovrebbe essere una struttura turistica, sembra che qui in estate ci sia il pienone e le quattro baracche del paesotto, niente altro. Dall'altra parte del capo, qualche barca semiabbandonata sulla riva di quello che è comunque un porto. Questa, come ho già detto, è una costa del tutto particolare: deserta di uomini e di vita in generale, sabbiosa per centinaia di chilometri, visto che proprio qui finisce il deserto più grande del mondo, con fondali bassi, dalle acque fredde e molto pescosi e quindi insidiosissimi. Insomma un poco il contraltare delle famose coste della Namibia dette per gli stessi motivi Skeleton coast, un nome un programma. Per questo sono state sempre raccontate come zone perigliose e testimoni di naufragi epocali. Chi non ricorda il famoso evento del naufragio della Medusa, immortalato nel famoso quadro di Géricault, che illustrò con un lavoro famosissimo che gli costò quasi un anno di lavoro, consegnandolo alla fama definitiva, questo disastro marittimo avvenuto proprio qui nel 1816.
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| La zattera della Medusa |
Il quadro raffigura, con una monumentale presenza di oltre 7 metri, la zattera della morte in cui perirono quasi 150 persone con episodi di cannibalismo e che influenzò con il suo realismo, il passaggio al romanticismo della pittura francese, suscitando innumerevoli discussioni artistiche e politiche. Questo per ribadire che solo due secoli fa, questi erano luoghi assolutamente estremi dove avventurarsi significava mettere in pericolo la propria vita e poco oltre la battigia, cominciavano le terre incognite di favoleggiati regni africani pieni di oro e altre ricchezze, nonché luoghi di elezione dove attingere schiavi e forza lavoro per le colonie, prime in testa quelle della vicina Sao Tomè, dove erano state create piantagioni ricchissime, di quel cacao che inondava l'Europa da oltre un secolo, una moda che imperversava in ogni salotto che si rispettasse. Adesso questa costa è formalmente semiabbandonata. Le navi oceaniche delle flottiglie di pesca transitano al largo del grande banco, intanto per non far la fine della Medusa e poi per riempire il più rapidamente possibile le stive frigorifere e portare ai mercati lontani tutto il ben di dio congelato che si riesce a sottrarre da questo mare. Ai pochi pescatori rimasti, che non dialogano quasi più con i delfini, non rimane altro che aspettare che si aggreghi con maggiore intensità la pesca di prede decisamente più grandi, quei turisti europei, che quasi per un senso di rivalsa e restituzione morale, cominceranno ad arrivare a questo mondo depredato per essere a loro volta depredati in senso buono e del tutto volontariamente, portando un po' di gradita valuta, per una volta lasciandola qui, una specie di ritorno dell'oro in cambio di perline colorate che per una volta compiranno il viaggio a ritroso.
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| Football |
Camminiamo sulla spiaggia infinita. di tanto in tanto mi fermo a considerare una conchiglia. Sono grandi e tozze, quasi sferiche. Una è così grande, che tenuta in mano, la valuterei quasi cinque chili e contiene un mollusco talmente grosso e gonfio che non riesce neppure a far fuoriuscire dalla voluta esterna, il suo mostruoso labbro carnoso. Lo lascio più vicino all'acqua, in modo che l'onda che prima o poi arriverà a lambirlo riesca a portarselo via più rapidamente. Il Poseidone con le sue Nereidi che abitano questo mare me ne saranno certamente grati. Come sempre è un peccato che intristisce il cuore, la grande quantità di residui plastici che giacciono abbandonati ad infestare il luogo, una specie di maledizione mandata da un dio malevolo per punirlo della sua bellezza. Certamente qui si comincia una bella discussione di non facile sviluppo. Perché l'uomo, dopo aver ideato, sviluppato e massimizzato una delle più grandi e benefiche invenzioni della storia, la plastica, di cui bisogna avere la capacità e l'onestà intellettuale di capire la portata tecnica ed economica ineguagliabile, non riesce ad avere la stessa capacità, nel gestirne allo stesso modo le inevitabili conseguenze negative, minimizzando o addirittura eliminando il problema e massimizzandone solamente i vantaggi? Eppure sarebbe una soluzione tecnicamente facile, già del tutto studiata e convenientemente sviluppabile. Eppure questo viene incomprensibilmente preso in considerazione solamente in maniera marginale e assolutamente insufficiente.
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| A Iwit |
Come sa chi si occupa di questi problemi, le materie plastiche oltre ad essere il miglior materiale in assoluto dal punto di vista economico, tecnico e anche verde, in quanto (calcolando l'intera vita del prodotto dalla sua costruzione al suo smaltimento) sono i materiali meno energivori in assoluto e minori produttori di emissioni, basta volerli raccogliere e riciclare nei molti modi tecnicamente oggi possibili. Ecco il punto, basta volerlo fare e insegnare a farlo anche a coloro che prima buttavano per terra la buccia dei frutti consumati e due giorni dopo non c'era più ed oggi non sono ancora abituati ad un uso consapevole del prodotto, Per gli altri, quelli che lo sanno benissimo ma che continuano con noncuranza a buttare le bottigliette nel fiume o a lasciare le buste nel prato, duole dire che forse non c'è speranza.. Così è più facile dare la colpa alla plastica che a colui che la butta in terra, cadendo così nelle panie delle lobby varie della carta o del vetro (entrambi assai più inquinanti, ma questa è tutta un'altra storia) e di certo comunque infastidisce assai vedere questo luogo fuori dal mondo, completamente cosparso di immondizie. Tutto sommato questo però è un aspetto su cui si può lavorare e non sarà mai tardi farlo. In fondo presto o tardi i costi delle materie prime faranno considerare che il recupero, anche di quello che è già stato disperso nell'ambiente, sarà la miniera del futuro, non appena sarà economicamente conveniente farlo, visto che tecnicamente è già possibile con facilità.
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| Airone cinerino |
Va beh, chiacchiere da bar, intanto andiamo a vanti fino al successivo porticciolo, Ten Alloui. Anche qui baracche poverissime e bambini che giocano con una palla di stracci in uno spazio tra le case pieno di immondizia e di bottigliette di plastica. Qualche barca è arrivata, hanno già scaricatoi il pesce dentro grandi contenitori di recupero, attenuti tagliando in due, grandi taniche forse ormai fuori servizio, per il trasporto dell'acqua, che qui è sempre un bene prezioso, ricordiamo che anche se in riva al mare siamo pur sempre in un deserto. La grande massa degli uccelli adesso sono più al largo sugli isolotti che la bassa marea ha fatto emergere, torneranno a riva più tardi. Su una lingua più vicina, un gruppo numeroso di cormorani nerissimi prende tempo priva di levarsi e sbattere le ali correndo sull'acqua prima di riuscire a prendere il volo per andare a pescare. Sulle barche già spiaggiate invece, qualche uomo sta raccogliendo le vele e raduna le reti prima di scaricarle a terra, dove probabilmente attenderà qualcuno all'opera di riparazione, lavoro consueto a cui sono condannati tutti i pescatori del mondo. Noi proseguiamo ancora verso Iwik, risalendo sempre la costa verso un promontorio sabbioso che si prolunga al largo in una serie di grandi isole mobili e dall'aspetto mutevole, tra le quali Tidra è la più consistente. Questo villaggio è decisamente più importante degli altri, ci vivono almeno 300 famiglie e le baracche stesse sembrano più strutturate.
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| La barca e i delfini |
Al centro in quella che sembra una specie di piazzetta, fa bella mostra di sé un rubinetto che eroga acqua pulita per tutto il villaggio. La spiaggia è piena di barche, che aspettano, forse domani, di prendere il largo. Sulle murate alcuni aironi cinerini stanno in equilibrio incerto, dondolandosi sulle lunghe zampe sottili e girando il becco di qua e di là quasi a fiutare il vento. Nella rada sta arrivando l'ultima barca tiene ancora la grande vela triangolare dispiegata al vento, che la spinge verso riva. Ci sono quattro uomini a bordo che maneggiano le cime per tendere ancora di più la vela che è gonfia sotto la spinta che arriva dal mare. Ma se guardi con attenzione, anche se la barca è ancora lontana, tutto attorno a lei, il mare si muove, quasi ribolle; ecco schiene nere inarcate che di volta in volta fuoriescono e si inabissano dalle onde, alcune all'unisono altre in controtempo. Sono i delfini che seguono il naviglio e rientrano in porto con i pescatori. Avranno compiuto ancora una volta il loro lavoro secondo tradizione, aiutando gli uomini a radunare il pesce? Gli uomini buttano loro continuamente qualche cosa, forse la sinergia tra uomini e animali continua ancora, nonostante tutto, mentre gli ultimi raggi del sole fanno risplendere la superficie azzurra di pagliucole d'oro.
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| Gabbiani |
I tursiopi, che man mano che si avvicinano alla riva si mostrano bene in tutta la loro maestosa dimensione, sono davvero belli grossi, di certo più di una decina e continuano a saltare attorno alla barca, quasi giocassero con i loro amici, oppure li considereranno semplicemente i loro datori di lavoro dai quali reclamare la paga a fine giornata? In ogni caso uno spettacolo raro. Quando la barca si pianta sulla riva, gli uomini scendono lentamente scaricando le loro cose ed i delfini se ne vanno, quasi i rumori che producono sembrano saluti o degli arrivederci al giorno dopo. I ragazzi sembrano provati, non ci danno molta corda infatti, sono stati in mare tre giorni e su quel guscio di noce, mi sembra una bella prova già di per sé, ma la pesca sembra abbondante, hanno il cassone pieno zeppo. Il banco, sebbene sfruttato pesantemente e impoverito delle sue ricchezze, continua a fornire di che vivere, per questi pescatori di piccolo cabotaggio, almeno forse ancora per un poco. Uno stormo di gabbiani si leva nel cielo, anche loro vogliono la loro parte del bottino. Nel paese anche i ragazzini hanno finito di giocare, noi andiamo fino alla duna che sta dietro alle case per vedere il sole che tramonta sul mare, ma ci vorrà almeno ancora un'ora, giusto il tempo per pensare e se vogliamo essere sinceri, qui c'è davvero molto da pensare. Poi ci ritiriamo nei bungalow spartani che sono stati costruiti appena fuori del paese, in attesa dei turisti futuri.
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| delfini |
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| Iwit |
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