| Pescatore Imraguen - Lemhaisrat - Mauritania - gennaio 2026 (foto T. Sofi) |
| Airone bianco maggiore |
E via di nuovo a velocità folle, (non poi così tanto, per la verità, ma sulla battigia, sembra folle davvero), mentre il mare fa l'onda alla tua destra e le dune si alzano a sinistra sfumandosi in mille colori diversi. Il cielo è coperto da migliaia di gabbiani che stentano a posarsi. Il sole riverbera sul mare in miriadi di stelline. Solitaria, una garzetta (Egretta garzetta) o forse sarà un airone bianco maggiore (Ardea alba), viste le grandissime dimensioni, rimane un poco fermo a guardarci, poi prende improvvisamente il volo come si fosse preso pausa specifica per osservarci da vicino. Allarga le ali che diventano immense e battono l'aria lente per lasciarti vedere anche le estreme penne remiganti che si distendono, espandendosi al loro massimo per poter poggiarsi meglio sull'aria e poi si alza, dopo aver sgambettato un poco sulle lunghissime zampe nere, secche secche che sembrava faticassero a tenerlo in piedi, poi, appena si sente sicuro nell'aria, le distende indietro che quasi spariscono alla vista tanto sono raccolte per opporre meno resistenza e infine plana lontano e solitario su un altro lato della lunga spiaggia, dove evidentemente non passeranno altri disturbatori della quiete che verranno ad inquietarlo mentre lui becchetta lungo il bagnasciuga in cerca di piccoli pesci.
| Pellicani |
Noi seguiamo la pista, che poi non è neppure tale, se non una serie di tracce sulla sabbia morbidissima, inoltrandoci su una serie di isoloni che si distaccano lentamente dalla costa e che sembrano evidentemente emersi dalle acque basse di quella che diventa a tutti gli effetti una grande laguna. La sabbia qui è bianchissima e cosparsa dei detriti che lasciano le acque del mare. Solo in alcuni punti è completamente libera da tutto e si mostra in tutta la bellezza da cartolina alla quale ti riporta la mente quando immagini le spiagge dei mari del sud, che poi nella realtà sono così, solo molto raramente. Gli isolotti laterali sono completamente invasi da colonie di pellicani bianchissimi e starnazzanti. Ne aggiro uno morto, abbandonato lungo il mio cammino. Una immagine che ti riporta alla iconografia della vita vera, fatta anche di questo. Proseguiamo a piedi. La costa è ormai lontana e quasi neppure visibile se non come una sottilissima striscia di dune perdute all'orizzonte. La sensazione è quella di camminare in una terra di nessuno tra mare e terra, anzi più mare che terra, visto che l'onda ogni tanto arriva a lambire il tuo cammino. Non è chiaro se il mare si stia ancora ritirando o non cominci invece la sua normale avanzata a ricoprire queste barene lasciandoti qui in mezzo con difficoltà immaginabili, visto che le auto sono ormai piuttosto lontane.
| Sulla riva |
Ma su un altro margine estremo quelli che si muovono disordinatamente non sono pellicani e neppure altre sorti di uccelli, anzi le loro dimensioni li raffigurano come specie decisamente più corpose. Infatti ecco un gruppetto di turisti, almeno una quindicina, con quattro Toyota al seguito, italiani ovviamente, un gruppo di Avventure nel mondo che sta disponendo tavolini per mangiare in mezzo al mare. Li aggiriamo con cautela, visto che comunque non sembrano per nulla desiderosi di socializzare, gelosi forse del fatto che abbiamo invaso un territorio ormai decisamente marcato e quindi proprietario, almeno fino a quando non saranno smontati i tavoli. Ma noi con discrezione aggiriamo l'accampamento sfiorando la battigia che si allarga ulteriormente, in effetti l'acqua continua a ritirarsi, quindi non dobbiamo temere e piano piano godendoci questo spazio selvatico e senza limiti, compiamo l'intero giro dell'isolone fino ad arrivare di nuovo ai nostri mezzi. Indubbiamente il nostro Ahmed o Brahim, lontani in mezzo al mare che guardano l'orizzonte mentre le loro enormi vesti blu vengono gonfiate dal vento, sono decisamente coreografici; il mare piatto che si estende all'orizzonte, le stelline di luce che ne punteggiano la superficie, le lame di acqua azzurra che si ritirano lente, davvero un momento raro.
| Essiccazione dei pesci |
Poi, anche se fai fatica a lasciare questo posto avvolto nella magia, torniamo indietro per riprendere la via lungo il mare. Ancora qualche chilometro e arriviamo infine a Nouamghar, sul margine più a sud della penisola, un villaggio piuttosto grande che ha una disposizione particolare. La casupole poste verso terra sono evidentemente più moderne, in muratura e disposte su un intreccio squadrato che le separa, mentre tutta la parte verso il mare è costituito da vecchie tende circolari di grandi dimensioni tenute insieme da fogli di plastica e teli, circondate da una serie di pali, di forma rotonda tenute insieme da reti da pesca dismesse a formare una sorta di corte. Sull'estremo superiore della palizzata sono disposte a seccare al sole le carcasse di bei muggini da un chilo almeno ed oltre, debitamente eviscerate, private delle teste e aperte a mostrare il loro interno di un rosato intenso, esposte senza vergogna al sole violento che le accarezza. Sono a cigliata ed evidentemente rappresentano il pescato in sovrabbondanza, che non è stato venduto al mercato e quindi necessita di un qualche sistema di conservazione. Tradizionalmente il sole è sempre stata la modalità migliore e più semplice dei pescatori di ogni parte del mondo e qui non si fanno eccezioni. Per terra, tra le capanne, giacciono residui di ogni tipo della lavorazione dispersi disordinatamente qua e là a compiere il loro ciclo di ritorno della materia organica all'ambiente.
| Muggini grigliati |
Ovviamente vi lascio immaginare l'odore, tuttavia, anche se può apparire strano, meno di quanto potrebbe essere, vista la costante presenza di brezza marina che se lo porta via e il lavoro che il sole compie, prosciugando velocemente le carni esposte. Anche qui girano tra le case torme di bambini in libertà, evidentemente liberi da impegni scolastici. Gli uomini sono pochi, di certo ancora in mare. Al centro del villaggio una baracca più colorata delle altre funge anche da punto ristoro, dove approfittiamo per papparci due enormi muggini grigliati, disposti su un grande piatto di alluminio, all'incirca di un paio di chili cadauno, che vengono spolpati completamente e in poco tempo, da noi e dai nostri tre baldi accompagnatori. Devo dire che non è per niente male, come si dice pescato e mangiato. Rimaniamo ancora un poco a girellare per il paese circondati da bambini in attesa di caramelle, cercando qualche donna che metta la testa fuori dalle tende, senza timore di essere ripresa dai nostri teleobiettivi, poi lasciamo il paese e riprendiamo la via del sud. Questo tratto di spiaggia, lineare e con la costa fatta di dune alte pochi metri, mentre il bagnasciuga prosegue all'infinito, è sicuramente il più bello che abbiamo visto fino ad ora, con una serie di variazioni di ocre che si estendono dal giallo scuro fino ai rosa più tenui ed è una continua fonte di meraviglia e di stupore.
Di certo una delle sensazioni più belle dell'intero itinerario. Non incontriamo più nessuno per tutto questo tratto e potete dire quello che volete, ma qui capisci veramente la bellezza del deserto, che nella descrizione rimane comunque riduttiva e rischia di rimanere vacua e spocchiosa esibizione di chiacchiera. Arriviamo quindi ad un punto che è una vera e propria scogliera. Qui la pista si riduce ad uno stretto e tortuoso cammino di sabbia profonda e apparentemente impenetrabile ai mezzi meccanici. Noi allora proseguiamo a piedi, aggirandola e godendoci il panorama della costa. Brahim invece torna indietro per un tratto e passa dietro alla costa dopo averla risalita fino al margine superiore. Dopo un poco lo vediamo comparire sulla parte più alta della falesia. Salek invece decide di tentare il passaggio diretto. Inserita la prima ridotta, la prende decisa e dopo il primo momento di passaggio tra le onde, quando il tratto sale decisamente e la sabbia si fa più profonda e meno solida, ci salta dentro facendo salire i giri del motore e con due o tre scodate riesce a fare la curva nel punto più difficile fino a portarsi su un tratto un poco più solido che gli consente di proseguire, sempre a motore ruggente, verso l'esterno del banco di sabbia, fino a fargli raggiungere un terreno più semplice, di lì in poi anche se il percorso sale decisamente, tutto diventa più facile ed alla fine, il punto di arrivo è raggiunto tra gli applausi di noi che ne stavamo seguendo l'andamento precario.
| Pescato del giorno |
Rimaniamo un po' sulla sommità della duna, da cui l'occhio corre lontano lungo la costa. Che privilegio abbiamo di poter vivere in questa epoca che ti permette di arrivare fin qui con così tanta facilità e goderne la bellezza. Non ce ne si rende conto mai abbastanza, mi sembra. Le dune alle tue spalle, il confine labile e cangiante tra sabbia e acqua, l'Oceano davanti a te con il sole che comincia a scendere, difficilissimo da rendere con le parole, men che meno con l'obiettivo. Bisogna solo cercare di imprimerselo nella mente il più a fondo possibile, farne un appunto indelebile, un tatuaggio da non dimenticare. Abbiamo fatto almeno quaranta chilometri lungo questo che è di certo il tratto di costa più bello in assoluto del paese e arriviamo ad un altro villaggio, credo che sia Lemhaisrat, un po' più grande degli altri e con la riva direttamente sull'oceano e piena di barche. Sulla battigia è pieno di gente con carrette e altri mezzi carichi fino all'inverosimile di pesci. Qualcuno scarica dalle barche, altri li ammucchiano sulla riva disordinatamente in mezzo alla sabbia, altri infine formano pile ordinate per pezzatura sui carretti, dove i soliti asinelli si apprestano a compiere la loro fatica giornaliera. Qui i pescatori si dimostrano meno propensi a che noi ci interessiamo del loro lavoro, non è chiaro se infastiditi dalla gente che invece che lavorare sta lì a disturbare, anche se solamente con la presenza o se si sentano dispiaciuti se le loro fatiche sono oggetto di tanta morbosa attenzione. Comunque ci teniamo a debita distanza per non suscitare sensi di fastidio e poi proseguiamo. Ormai Nouakchott è solamente ad una oretta di distanza.
| Muggini |
Mau 23 - Tra i villaggi del parco
M18 - La forza del destino
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