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martedì 8 aprile 2014

I sogni nelle lanterne

Hoi An - Decori di una casa di mercanti


La venditrice di lumini
Hoi An è anche una città famosa per la sua cucina. Dunque ti scegli un ristorantino sul fiume e quando scende la sera ti metti sulla terrazza mentre piccole barche risalgono la corrente. Intanto ordinerai il cao lau, il piatto più famoso della zona, noodles con maiale croccante, germogli e crostini, che ha il suo segreto nell'uso dell'acqua del pozzo Ba Le che si trova nascosto in un vicolo della città vecchia e senza la quale non c'è storia, il gusto sarà irrimediabilmente diverso ed a questo punto è meglio non chiedersi il perché. Non mancherete neanche i wan ton fritti (agnolottoni di carne in stile cinese) e le banh khoai (white roses), un altro tipo di agnolotti al vapore dalla sfoglia trasparente in salsa con gamberetti tritati. Diciamo che la costante di questa cucina sono le salse particolari e su tutte quelle, il nuoc mam, la colatura di interiora di pesce lasciata al sole per mesi, che dona al piatto quel tocco inconfondibile e uno charme del tutto particolare. Poi, quando la notte sarà ormai scesa completamente, cammina senza meta per le stradine della città vecchia, raggiungi il ponte sul fiume, perditi nel mercatino notturno che sta subito al di là facendoti condurre dalla luce tremolante delle mille lanterne. Appese agli alberi, davanti ai negozi, sulle barche, sopra ad ogni banchetto, le mille lanterne di Hoi An sono l'anima luminosa della città. Una luce fatta di colore vivo e fioco allo stesso tempo che dipinge ogni angolo. Tutte le facciate delle casette antiche vengono accese da questo tenue bagliore che ne satura i toni, tutti diversi. 

Fidanzati sul fiume
Una tavolozza magica di pastelli carichi, gialli, aranci, azzurri, rossi, lilla. Le ceramiche dei  templi risplendono lucide, i tetti rimandano sfumature più tenui, i muri di ocre diverse fanno da quinte che i tuoi passi mobilizzano. Anche i rumori sono dolci come richiede la notte, pur popolata di gente, di occidentali ammirati col naso per aria, di locali accovacciati sul marciapiede ad offrire altri colori. Non ci sono auto nella città vecchia, puoi camminare tra i cyclò che cercano passeggeri pedalando piano tra la folla o rimanere solitario tra gli alberi sulla riva a sognare, osservando quei lumini fatati che scendono la corrente, piccole lanterne di carta con una candelina al centro che le venditrici offrono ad ogni angolo di strada, fiammelle a cui affidare i propri desideri, calandole al centro della corrente con una lunga pertica. Come è magica la notte ad Hoi An. Ecco ad un piccolo imbarcadero, due ragazzi vestiti con cura, un magnifico ao dai fucsia lei, in pantaloni neri e camicia bianca lui, capelli acconciati in maniera barocca la ragazza, sparati e pieni di gel, il fidanzato, un fotografo dall'aria professionale li spinge su una barca e ne guida i gesti, mentre lasciano ad una ad una le lanterne alla tenue forza della corrente. Sono circondati da minuscole luci che a poco a poco si allontanano sul fiume nella notte. Forse si preparano al matrimonio o sono appena sposati e la prassi prescrive le foto sul fiume. Anche mio padre e mia madre si fecero una foto su un canale a Venezia, durante il loro viaggio di nozze di tre giorni, anche allora per molti, quella era la prassi. Non vuoi mai andare a rinchiuderti nel tuo albergo ad Hoi An; dormire ti sembra un modo assolutamente sbagliato di sprecare il tempo. 

Le offerte 
Vorresti continuare a passare da un negozietto all'altro, toccare le collanine di pietre dure, sfiorare con la mano le mille sete, provare un vestito, discutendo scioccamente con la signora col metro in mano che ti prende le misure, per tirare ancora qualche dollaro di sconto. Arrivi al ponte giapponese avvolto da una luce blu soffusa. Non farti intimorire dalle piccole statue delle scimmie e dei cani che stanno a guardia del ponte. Anche se il monsone ne ha levigato i tratti per più di quattro secoli, rendendole quasi irriconoscibili, non sono lì per far paura a te. Passa la porta e risali la carrareccia arcuata fino al centro e rimani un poco a guardare il canale, specchio magico in cui si riflettono i barbagli cupi delle sue luci. Guarda oltre le cancellate di legni intarsiati delle case dei mercanti cercando di indovinarne l'interno avvolto dall'oscurità. Lì si svolgevano traffici, si spostavano ricchezze, si scambiavano merci di mezzo pianeta quando in quella globalizzazione, questo era uno dei centri del mondo. Le ombre che si muovono all'interno, ora sono solo fantasmi lontani. Domani, alla luce del giorno ci sarà tempo a vedere all'interno, i bonsai del piccolo giardino della casa di Can Ty o i vasi blu della farmacia della casa di Diep Dong o rimanere attoniti sotto il soffitto a guscio di granchio della casa del capitano Quan Thang. Domani verrà il tempo in cui la luce del giorno permette di catalogare, di leggere le guide, di apprezzare la storia e i suoi fatti. La notte no. Questo è il tempo della magia delle luci e delle fate, non lasciarti distrarre dai fatti reali, dalle cose che si toccano con le mani, lasciati andare, questo è il posto giusto, ai colori, alle sensazioni ed al flusso dei sogni. 

Lanterne
SURVIVAL KIT

Dato che è anche un post gastronomico consiglio di non perdere oltre al Cao lau, i Wan ton fritti e le Banh khoai, anche il Pesce su foglia di banana con lemon grass. Trascurerei invece il Com ga, pollo fritto con riso, piuttosto banale. Vengono servite spesso come antipasto le zampe bollite del pollo stesso. Onnipresenti gli involtini primavera che però in Vietnam vengono fatti con ripieno di carne, ma di cui parleremo più avanti.


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Il ponte giapponese

lunedì 7 aprile 2014

Restare a Hoi An

Hoi An - Sartoria



Da Nang - Esposizione di marmi
Bisogna lasciare Saigon, anche se ormai ci sei abituato, ma la voglia di nuove esperienza supera il desiderio di percorrerne ancora i lunghi viali affollati. Cambiare qualche milione di Dong è per la vecchia contabile dalle maniere spicce, operazione di routine, maneggia i soldi con professionalità, forse era ragazza sottile che girava in bicicletta con l'ao dai bianco e il cappello a cono, davanti al Continental, sotto gli sguardi famelici dei marines in libera uscita o forse era dall'altra parte, chissà, il tempo livella tutto. Un bambino piange disperato all'imbarco; è disperazione pura che si acquieta solo quando gli faccio accarezzare la mia barbaccia spinosa. Curiosi i bimbi, la novità li stupisce e li distrae, un naso lungo è sufficiente e la mamma ride. Un balzo fino a Da Nang, nome carico di ricordi, come è facile muoversi oggi. La strada che porta ad Hoi An passa tra i campi dietro le lagune, tra i tanti scheletri di costruzioni abbandonati al futuro. Gli investitori avevano puntato ad uno sviluppo ancora più tumultuoso di quello reale, se è possibile pensarlo, poi la crisi ha messo il freno, adesso stanno lì, ville a schiera che nessuno si può permettere di comprare, grandi palazzoni popolari che però sono già classificati come "appartamenti di lusso" e poi la sfilata degli alberghi a cinque stelle bloccati a metà, simulacri dello sviluppo abortito in mezzo alle dune che nascondono gli hangar antichi di Da Nang, dove si acquattavano i B52 in attesa di andare a nord a scaricare la morte. Stanno lì ancora seminascosti, anche loro a schiera, villette di altri tempi, anche loro abbandonati e corrosi dalla muffa nera del monsone.

Hoi An - Il ponte giapponese
Pinnacoli assurdi spuntano tra il riso, le cinque montagne di marmo, cinque come gli elementi a formare uno dei paesaggi consueti di questo sudest asiatico da cartolina, corrose e traforate come trine da mille caverne  e pinnacoli ornati di tempietti dai tetti arancio, quasi fossero loro le copie enormi dei tanti bonsai che trovi nei giardini dei templi. Tutti qui attorno lavorano il marmo, in blocchi bianchi o quelli più preziosi dai mille colori, a formare statue di dimensioni enormi, dai buddha ridenti alle madonne in lacrime, animali di fantasia, fenici piumate e draghi che sputano fuoco, fino ai piccoli ninnoli per convincere il turista riottoso a compricchiare almeno qualche cosa e a non andarsene a mani vuote. Forse la maggior parte del marmo, adesso arriva dalla Cina, ma che importa. Puoi girare ugualmente nella foresta di pietra esposta nei cortili tra una Venere che sorge dalle acque, una Biancaneve tra i nani da giardino e un Avalokiteshvara dalla cento braccia. Tutto vale per il business, basta chiedere e avrai. Vuoi la seta in mille pezze dai colori sempre diversi? Eccoti accontentato, Hoi An è la città dei sarti. Vestiti in tre/quattro ore, su misura. Tu porti la foto o la figura del vestito di grande sartoria che desideri, scegli la stoffa tra le centinaia di pezze esposte e la donnina ti prende le misure con attenzione e si mette subito al lavoro. Davanti all'ingresso le lettere dei compratori entusiasti che fanno da garanzia. Spedizione garantita in tutto il mondo! La fabbrichetta dove ti portano in visita e che già ti pare un lager, dove centinaia di ragazze sono chine a cucire e ricamare, in realtà è la facciata di rappresentanza, figurati quelle reali. Certo che sfiorare le mille sfumature di quei drappi così leggeri e quasi trasparenti che scivolano tra le dita...

Hoi An - Veglia funebre
La seta ha affascinato il mondo già al tempo dei romani. Marco Aurelio impose alla moglie di non spendere quella cifra assurda, diecimila sesterzi, per un drappo multicolore tessuto dai lontani Sini, perché in tempo di crisi non aveva senso esibire al popolo quello schiaffo alla miseria. Ma forse era proprio questo il motivo che lo rendeva più desiderabile. La bellezza è condizionata anche dalla rarità e dal costo. Così ti perdi tra le piccole e antiche vie di Hoi An a camminare lentamente per goderne ogni angolo, ogni scorcio. La bellezza è anche una questione di casualità. Se il fiume Thu Bon, alla fine del 1800 non si fosse insabbiato chiudendo il porto ed i traffici che ne derivavano, oggi forse questa sarebbe una moderna e poco interessante città di mare. Allo stesso tempo, se non fosse stata un po' defilata rispetto alle azioni di guerra, forse la devastazioni dei bombardamenti avrebbero distrutto questo gioiello, rimasto n pratica un unicum a mostrare come erano le cittadine del vecchio Vietnam e la loro architettura tradizionale. Una serie infinita di casette ad un piano sovrastato da verande aperte sui canali, magazzini e depositi, piccoli templi mescolati alle case delle congregazioni di mercanti cinesi, una per ogni città della Cina che arrivavano qui a commerciare e a fare affari, fin dal regno dei Champa, di cui già Marco Polo dà conto. Non ti stanchi di passeggiare tra le casette colorate. Arrivi fino al ponte giapponese, piccolo gioiello che porta al quartiere "francese" con le sue costruzioni in giallo. Ti fermi davanti ad un negozio dove si sta svolgendo qualcosa di diverso. E' morto il proprietario e tutti, parenti e dipendenti sono lì, vestiti di bianco ad accogliere gli amici, tra i trespoli in cui sono deposte le decine di corone di fiori, bellissimi, rose, gerbere, strelizie.

Hoi An - Tetti
Qualcuno ha la testa fasciata da una benda bianca, la tradizione vuole che se la mettano i parenti e gli amici, per evitare che la disperazione faccia loro sbattere la testa contro il muro. Affabili offrono il thè a chi arriva, solo una vecchia sta un po' in disparte col viso triste e senza lacrime di chi forse le ha già piante tutte, forse la moglie, forse una parente stretta. Gli altri distribuiscono cibi e dolcetti, probabilmente tessendo le lodi del morto. Entri nelle antiche case dei mercanti. Che strano vedere musei ancora abitati dai loro stessi proprietari. Ricchezza di legni scolpiti, specchiere, marmi e porcellane in vetrine pesanti che raccontano di un passato ricco e importante. Case di mercanti dove per secoli si sono combinati affari, dove scorreva il denaro come un fiume, come il Thu Bon che ogni tanto esce dagli argini e allora vedi i segni dove è arrivata la piena, una piccola targa quasi al primo piano. Qui sono arrivati tutti, occidentali e giapponesi, oltre i cinesi che ci stavano di default. Qui passava il mondo a trattare sete, porcellane e spezie. Il commercio, motore dell'umanità, veicolo di libertà e di scambio tra le culture, che alla fine produce arte e storia, difficilmente distrugge, non ha interesse a farlo, perché la ricchezza crea altra ricchezza e il suo fine gretto e morboso si lascia dietro tutta una serie di scorie benefiche anche se casuali. Cammini fino a quando non ti fa male la schiena e devi sederti su qualche terrazza sul fiume dove passano lente piccole barche. Sorbire un succo di mango e guardare. Se fossi un pittore, metteresti subito mano alla scatola degli acquerelli. Di qui puoi vedere le tegole di ceramica yin e yang, incastrate tra di loro, gialle, verde brillante o ricoperte di muschi delle case intorno. Qui puoi stare un giorno o un mese o un anno, l'unica cosa certa è che non te ne vuoi più andare.


Hoi An - Una casa museo
SURVIVAL KIT

Volo Saigon - Da Nang  con Vietnam Airlines  14:15 durata h. 1:15. attorno ai 50$

Hoi An
- Hotel Phong Nam (altrimenti detto Southern Hotel & Villas) 3* Valido e poco costoso (offerte sotto i 30 $) Giardino e piscina belli, ma poco sfruttabili.- Il difetto è dato dal fatto che è un po' fuori mano e se hai camminato tutto il gioro a piedi è lunga (un paio di km dal centro). Tuttavia ad ore fisse c'è una navetta gratuita da e per il centro. Sarebbe meglio (ma più caro) una sistemazione in pieno centro tra i negozietti.

Visita della città vecchia - Passeggiare a zonzo per uno o due giorni. Biglietto cumulativo per visitare le case e i templi, da diritto a 5 ingressi a scelta (per tre giorni). I siti da vedere sono 18 di cui alcuni gratuiti. Decidete voi quali.

Ponte Giapponese (gratuito) e quartiere francese nel centro.

Grande mercato della frutta - in fondo al paese. Godibilissimo al solito e molto vivace.

Cenare su una veranda di uno dei moltissimi ristoranti sul fiume.

Vestiti. Portarsi il modello o la foto (anche abiti da sposa 9 se si vuole fatto apposta, se no scegliere tra quelli esposti. Abito da uomo completo da 40 a 100$. Consegna dopo qualche ora anche in albergo.

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giovedì 20 febbraio 2014

Grattacieli e casette

Lanterne a Hoi An

Complice il fatto che ogni trenta metri c'è una pattuglia della polizia che controlla la velocità,  le macchine vanno ai quaranta all'ora appena ci sono quattro case lungo la strada, così puoi goderti il paesaggio con calma. Lontano dalla città non sei completamente circondato dai motorini, le macchine sono poche e i camon che scatarrano puzza di gasolio si lasciano superare con una certa facilità.  Passi infinite piantagioni di ordinati alberi della gomma dalla corteccia segnata da una scalfittura obliqua che ne stabilisce la inequivocabile identità.  Poi risaie e ancora risaie in camere neanche troppo piccole, qui nella grande pianura. Colori diversi, un po' di verdi pallidi e quasi dorati contro sole, un po' di gialli ambrati sugli steli quasi curvi e pronti alla raccolta. 

Qui si raccoglie tre volte l'anno ed è naturale ritrovarsi tutta questa varietà. Vicino a Saigon invece, in mezzo ai campi ti sorprendono le nuove torri che sorgono come enormi funghi maligni, frutti mostruosi di una radiazione aliena che coinvolge tutto e produce questi falansteri orribili che non hanno fatto a tempo, purtroppo ad essere bombardati. Cresciuti fuori tempo massimo insomma. Ma basta fare un saltino nello spazio ed eccoti proiettato anche indietro nel tempo. Hoi an ti accoglie coi suoi vicoli stretti, le sue case antiche, le sue lanterne sul fiume. Un piccolo sogno di passato che, certo è inutile e sciocco rimpiangere, ma che dalla terrazza di un piccolo ristorante sul fiume, scalda il cuore, oltre che lo stomaco, dato che la temperatura è scesa di quindici gradi.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 121 (a seconda dei calcoli) su 250!