domenica 30 settembre 2018

Taste of Omo valley 4



Copri i capelli
Così bisogna fare
Ridi lo stesso

sabato 29 settembre 2018

Taste of Omo valley 3



Piccolo ciuffi
Fatti con cura e amore
Questa è bellezza

venerdì 28 settembre 2018

Taste of Omo valley 2



Dopo il mercato
Bisogna andare a casa
Pesa la legna

giovedì 27 settembre 2018

Taste of Omo valley 1



Piccole trecce
Fatte da mano amica
Grande sorriso

mercoledì 26 settembre 2018

E' uscito: Il vento dell'est continua a soffiare

Per tutti gli amatori della carta stampata, ma soprattutto di questo blog, voglio ricordare che è uscito sempre attraverso www.lulu.com (questa è la mia vetrina autore), il mio volume riassuntivo degli anni 2010-11-12, che riporta tutti i post comparsi in quei tre anni di duro lavoro, tranne quelli già raccolti nelle s-guide di viaggio e il cui originale titolo è: Il vento dell'est continua a soffiare. In ogni caso, per chi non vuole riempirsi la casa di altra carta e preferisce risparmiare alberi, c'è anche la versione ebook. Ne è uscita una mappazza di oltre 550 pagine, tanto ero prolisso al tempo (ora anche di più, confesso). Comunque vedete voi, praticamente è come se partecipaste ad un crowfouning del mio prossimo progetto di viaggio, che è piuttosto ambizioso e di cui vi parlerò a suo tempo. Comunque qui sotto ci sono i bottoni da clikkare per chi è interessato.





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Grazie a tutti.

martedì 25 settembre 2018

Kāi




E' da un po' che non raccontavo qualcosa della mia, poco coltivata, passione che riguarda la scrittura cinese, della quale peraltro ho una conoscenza limitatissima, ma che, a mio parere, per chi vuole leggere qualcosa al di là del tecnicismo mnemonico, riesce sempre a dare molte suggestioni. Questo lo può fare appunto solo una lingua nata dall'uso di pittogrammi che raccontano le idee che ci sono sotto le semplici parole. Eccoci dunque all'usatissimo verbo  开 - kāi, che significa aprire. L'ideogramma raffigura due mani opposte che tengono una barra, ma il suo significato è molto più evidente se si vede la grafia tradizionale della parola:  , dove le stesse mani che sono rimaste poi nell'ideogramma semplificato, sono nel riquadro di una porta (  mén) di cui sono chiari i due battenti, oggi scomparsi. Questo è un verbo molto utilizzato che forma quindi un gran numero di composti. Ad esempio unito all'ideogramma di Forza: 开刀 kāi dāo, significa Decapitare Operare; è  implicito che sia il chirurgo che il boia usino una certa forza, nell'apertura della ferita che devono procurare! Unito a Fiorire: 开放-kāi fàng, significa Sbocciare, ma anche Aprire al pubblico, perché quando si apre un negozio o un ufficio chi è dietro lo sportello deve sempre sorridere come un fiore che sboccia per creare la giusta armonia in chi gli sta di fronte (da cui il proverbio, se non sai sorridere non aprire un negozio). 

Unito a Cuore abbiamo 开心 kāi xīn, che vuol dire Essere felice, ma anche Prendere in giro, se questo è fatto simpaticamente ed in maniera divertente e non offensiva. C'è poi il delizioso: 开口kāi kǒu, in cui, il nostro Aprire, unito a Bocca, vuol dire certo Cominciare a parlare, ma anche Affilare un coltello, perché è ben nota quale sia la valenza delle parole, se usate in un certo modo. Ma, attenzione, unito a Trasformarsi, Cambiare: 开化kāi hua, significa: Incivilirsi, diventare civile, perché il progresso della civiltà, visto come miglioramento dei rapporti tra le persone, può avvenire soltanto con l'apertura al cambiamento, alla capacità di accettare il nuovo e di sapersi adattare alla trasformazione, quella vera e reale però, non quella fasulla delle chiacchiere e degli slogan, perché 喊话-hǎn huà - Parola urlata che significa: Urlare frasi di propaganda (sentite come nella pronuncia onomatopeica di quel quarto tono finale del huà, rimbombi il berciare chioccio di certi Masanielli da strapazzo, conditi solo di odio, grida ed insulti), non serve a nulla ed alla lunga porta soltanto e sempre,magari dopo un ventennio a -běi : La sconfitta. E' curioso che la parola sconfitta usi lo stesso ideogramma che significa anche Nord.

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lunedì 24 settembre 2018

Cosa manca?


Com'è che quando devi partire e devi confezionare, sempre in fretta e furia, la roba da portare con te, sebbene tu lo abbia già fatto cento volte e disponga, essendo tu stesso sommo organizzatore, di appositi elenchi da spunta per facilitare il compito, sei sempre lì che cerchi e non trovi quello che ti serve? Non dico che dovrebbe già esserci il pacchetto pronto, dei medicinali, dei trighi elettronici, del materiale fotografico e a scalare, vesti, scarpe e compagnia bella, ma almeno non diventare matto a cercare poi sempre le stesse cose! Il problema è alla fine sempre lo stesso: non sai mai dove le hai messe quando sei arrivato, l'ultima volte che le hai usate e stanco e anche un po' in fase down, per il fatto di avere finito l'esperienza, le hai messe o meglio buttate da qualche parte e naturalmente non ti ricordi più dove le hai messe. Per esempio dove è finito il charger di emergenza, la presa inglese e le salviette pulisci obiettivo? E le torce da testa? Non parliamo dell'Imodium, che quello poi è indispensabile. Insomma invece di leggere utilmente le pagine della guida che ho diligentemente scaricato, devo dannarmi a rivoltare la casa perché non sono stato sufficientemente ordinato nell'ultimo ritorno. 

Poi a questo si aggiunge l'ansia delle cose da dimenticare, che poi alla fine qualcuna te la dimentichi sempre, ovviamente l'unica che servirà questa volta, mentre tutte le altre serviranno solo a far peso nello zaino. Anche qui c'è un elenco, ma chissà come mai, alla fine ci sarà sempre quella cosetta che avevi detto, devo ricordarmi di portarla , se succede quella roba là e adesso non mi viene più in mente e toccherà sentire il momento che le ruote si staccano da terra , per dire, eccola là, che me la sono dimenticata. Soldi, biglietti, passaporti e fotocopie, carte di credito, voucher parcheggio, 2 foto e poi? Sono in ansia. Va be' lasciamo decantare un attimo, è come quando fai un sudoku che non ti viene, sei bloccato e non si riesce più andare avanti. Lascialo lì, poi lo riprendi in mano domani e ti salterà subito all'occhio quella combinazione che non avevi visto, eppure stava proprio lì davanti, come la lettera di Poe. Insomma ci pensiamo domani.



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domenica 23 settembre 2018

Taste of Oman 1


Foto Casa Oman



Dov'è ora il sole?
Tra il mare ed il deserto
C'è solo il vento

sabato 22 settembre 2018

Cronache di Surakhis 84 : Il duumvirato

Masaniello arringa alla folla


Surakhis affrontava un'altra delle tante fasi storiche oscure e travagliate. Non sarebbe stata né la prima né l'ultima, da quando questo piccolo pianeta era entrato nell'Unione Galattica. Certo da quando si era dotato di un sistema di elezioni a suffragio universale in cui si facevano votare perfino gli schiavi, oltre che, cosa inaudita, le donne, le cose sembravano gradualmente cambiare, ma poi, si sa, tutti i sistemi degradano e presto l'oclocrazia aveva preso la mano e vari Masanielli, così venivano chiamati gli aspiranti politici scelti con una gara ologrammatica in cui venivano premiati i discorsi più insensati, combattevano ad ogni elezione per avere il potere assoluto. Una volta aveva addirittura vinto un tizio che prometteva di abbassare le tasse. Comunque ormai, dopo l'ultima tornata, il potere era ben saldo nelle mani di un duumvirato, che aveva vinto le elezioni facendo le promesse più mirabolanti, tra le quali, la concessione di una succhiatrice vegana per tutti senza obbligo di contribuzione pensionistica e tasse positive su ogni stipendio, cioè più denunciavi di aver guadagnato tanto più ti veniva aggiunta una somma proporzionata al tuo guadagno. Ma la promessa che aveva acchiappato di più, era quella di caccia libera ai clandestini andromediani che sbarcavano ogni giorno negli spazioporti nascosti della parte desertica del pianeta. Addirittura era stato dato credito alla promessa di rimpatriare tutti quelli che già vivevano sul pianeta, si era detto basta andare nelle miniere dove quei fannulloni stanno tutto il giorno incatenati a scavare la pietra di Baum e poi via sull'astronavetta e in una decina di giorni ce ne liberiamo. I proprietri delle miniere non erano molto d'accordo, ma avendo capito ch esi trattava solo di una dichiarazione acchiappagonzi, avevano lasciato correre, anzi avevano aumentato il diametro delle catene,che non si sa mai. 

Fatto sta che i duumviri, governavano ormai tra il tripudio ed il gaudio universale. Qualunque assurdità dicessero, per fortuna non ne realizzavano poi neanche una, sapientemente propagandata dal loro staff sui social più in voga del momento, Assbook e Farting, era accolta con gaudio dal popolo e la loro popolarità aumentava a dismisura. Loro stessi riportavano nel sondggio mensile, che avevano ormai raggiunto il 110% e tutti menzionavano questo dato come riprova della bontà del ticket. Non sembrava contare molto il fatto che ognuno dei due dicesse cose esattamente opposte, tanto, bastava smentirle il giorno dopo. Il robot marionetta che avevano clonato come figura istituzionale da mandare agli incontri intergalattici, diceva alternativamente una delle due versioni, ma avevano già fatto partire un software 2.0 in cui le due versioni venivano mescolate e pronunciate nello stesso discorso in modo che tutti gli ascoltatori si dichiarassero soddisfatti, anche se poi entrambe le proposte non venivano neppure prese in considerazione. Poi bastava presentare la cosa com un successo internazionale e tutti ci credevano e si aggiungeva un punto alla tabella del consenso. Paularius nel silenzio del suo palazzo se la godeva un mondo, d'altra parte era lui uno di quelli che aveva contribuito attivamente a questa messa in scena. 

Intanto continuava a prendersi un periodo di riposo, ben coccolato nelle sue sale benessere, rese calde  ed accoglienti dalle tappezzerie di pelo pubico delle più avvenenti sacerdotesse fellatrici della galassia ed aspettando il momento in cui uno dei due avrebbe assassinato l'altro, ansioso, come era sempre capitato in passato, della presa del potere assoluto e già c'erano chiari segnali di come si stessero muovendo le acque. Avevano appena tolto di mezzo con l'aiuto di un Avvelenatore professionista fatto arrivare espressamente da Antares, il Detentore della Borsa, generato a suo tempo con una manipolazione genetica di frammenti di ossa del periodo Triassico, carica così affidata obtorto collo ad uno che avendo frequentato la scuola,quando ancora c'era, sapeva fare i conti e che si ostinava a non volere partire con la promessa operazione Elicopter rain, con cui si dovevano gettare dall'alto sulla folla osannante, ogni giorno, miliardi di crediti stampati appositamente in criptovalute create al momento. In realtà l'operazione non era così stupida come poteva apparire, perché c'erano accreditati studi che prevedevano che nella lotta per appropriarsi delle monete gettate dall'alto il numero di morti avrebbe compensato di molto il computo pensionistico e anche il direttore generale dell'Ente vedeva con favore la diminuzione della platea degli aventi diritto. Probabilmente, pensava Paularius, sarebbe stato Ofjuly a fare la prima mossa, visto che era sistematicamente messo da parte dall'altro duumviro, che sembrava spadroneggiare in lungo e in largo, ma in queste cose non si poteva mai dire l'ultima parola. Era comunque uno spettacolo divertente e il popolo se ne andasse pure affan... tanto quelli avevano voluto e quindi quello si meritavano. E' la democrazia bellezza, sentenziò mentre si immergeva della piscina del piacere circondato dalle sacerdotesse che non aspettavano altro che di accudirlo.

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Inchieste

giovedì 20 settembre 2018

Chiedere il visto



Sta diventando sempre più complicato. Ieri è saltato fuori che per andare dove dobbiamo andare (bellala citazione, eh) non ti fanno più il visto all'arrivo in aeroporto, pagando naturalmente, ma che bisogna fare tutto on line. A parte il fatto che la siùra Maria diventa così obbligata ad andare forzatamente in agenzia, non pensate che sia una cosa così semplice come sembra. Miei amici che hanno i ditoni grossi come me e quindi fanno un po' fatica a pigiare i tasti del PC e si sono rivolti ad apposita agenzia(non in Italia), obbligatoria, per fare 2 visti per l'India, hanno speso 361 Euro, tanto per dirne una. Comunque ieri mi sono messo di buona lena alle 9:00 e ho finito alle......11:00, due belle orette di lavoro, per ottenere i famosi pezzi di carta da mostrare all'arrivo in aeroporto, naturalmente avendo già pronti e scannerizzati, passaporti e fotografie, carta di credito, PIN, password e dio se li porti via. Ma tutti questi inventori di tecnologie e start up, non possono pensare a soluzioni, app speciali, che facilitino questo approccio digitale che ormai è necessario anche per fare la minima cosa, per renderlo più user friendly? Secondome farebbero i soldi a palate. 

Invece questi cacchi di siti, che naturalmente sono tutti governativi, sembrano fatti apposta per formare un vero e proprio percorso ad ostacoli difficile da capire, da interpretare e da trovare, dato che il percorso corretto è sempre ben nascosto nei meandri delle varie home pages. Poi, ogni tanto tutto si inceppa e ti costringe a ricominciare da capo, niente viene tenuto in memoria e devi riscrivere ogni cosa, non solo, ma poi date le sfilze e le stringhe di numeri e lettere che devi digitare a mano, ti sbagli e rischi di pagare per niente, come ovvio, ogni versamento è not refoundable, diciamo a fondo perduto.  Prima ti devi iscrivere e inventare la nuova password che naturalmente fuziona come quella barzelletta che gira sui social, per cui non va mai bene quella che proponi tu, ci vuole un tot di caratteri, ma almeno uno maiuscolo e uno di caratteri speciali e un cavolo di vaff... Va beh lasciamo stare, comunque anche questa ormai è fatta ed alle spalle, adesso devo solo più passare da decathlon a prendere alcune cosette per le attività più impegnative, ci casco tutte le volte non preoccupatevi e poi posso dire di essere pronto anche se non completamente dal punto di vista psicologico, quello che ti fa sentire quella vocina che insinua sempre il dubbio che tu ti stia dimenticando delle cose essenziali. Tanto poi quando senti il rumore deimotori e le ruote che si sollevano dalla pista passa tutto. Dai Iapo che sto arrivando!


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martedì 18 settembre 2018

Il parco del Vercors

Ilponte sulla Méouge

Così di primo mattino rifacciamo al contrario la decina di chilometri che ci riportano verso Laragne ripercorriamo queste gorges della Méouge per godercele con la luce che meritano e valutarle con giusta attenzione. Ma quante gorges come queste ci sono in questo paese? Certo il Verdon è una cosa unica con le sue altezze vertiginose, ma badate che il tutto il sud della Francia, qualunque fiumiciattolo o torrentello ha scavato in maniera incredibile dei valloni con orridi e cascatelle che valgono la pena di essere viste e di dedicarci una giornata, passeggiando e godendosi il fresco e gli scorci, anche senza essere fruitori oappassionati di canoing o arrampicata o di visitare caverne sotterranee (anche di queste ce ne sono a iosa e tutte valorizzate). Comunque questo canon della Méouge è assai intrigante, innanzitutto solitario, adesso che siamo alla fine della stagione, e poi pieno di sorprese geologiche e paesaggistiche, come le pareti a strapiombo che evidenziano le sedimentazioni contorte dagli spasmi tellurici e le anse che anche in tempi recenti sono state oggetto di intenso lavorio da parte delle piene e dei massi che il torrente ha portato a valle con sé, in partricolare si dice quella del 1901. A metà della discesa c'è anche un delizioso ponticello del 1100 circa (l'unico che ha resistito a tutte le piene, l'ultima se li era portati via tutti incluso il mulino che sorgeva al suo fianco), sembra che in quel periodo le cose le facessero con una certa cognizione di causa.

Comunque saliamo poi verso il Vercors,  che sarebbe anche la meta del nostro giro, in parte ancora nella Drome e in parte nell'Isère, nella montagna che sovrasta Grenoble. Passiamo prima da Serres e poi da Aspemont nelle Hautes Alpes, in un paesaggio montano dagli spazi larghi e solitari, qualche casa lontana ed ampi pascoli, ogni tanto indicazioni che rimandano a stradine che vanno verso il monte con altre gorges, forse imperdibili. Ma quanto ci sarebbe da vedere in questo paese! Poi prendiamo la strada fino a Die, verso Valence, qui saliamo lungo la deviazione che porta a Chamaloc, già nel sud de Vercors e poi ascende in una serie impressionante di tornanti fino ai 1200 metri del Col de Rousset. Certo la Francia ti dà sempre la gradevole sensazione di spopolamento, data dalla sua densità di popolazione che è quasi la metà della nostra ed inoltre mostra una impressionante densità di foreste selvagge demaniali che evidentemente le comunità locali proteggono con cura. Forse gli appetiti sono comunque pochi, viste le quantità di case chiuse e apparentemente abbandonate che vedi transitando nelle rare e sperdute frazioni, che ogni tanto punteggiano gli speroni assolati di questo sud luminoso. Comunque la salita al colle è davvero godibile, ti fermi ad ogni balconata a scattare qualche foto che comunque non riesce mai a rendere la sensazione di di vastità infinita a cui arriva l'occhio. Incroci motard con scafandri spaziali o ciclisti affannati, rare le auto, ma consideriamo che anche qui l'estate sta morendo per trasformarsi in un autunno ricco di colori e di foliage che a sua volta mostrerà il suo volto affascinante tra un mesetto.

Dopo il colle corri a precipizio nell'altra valle percorrendo paesini di casette di pietra con le finestre chiuse e una piccola chiesa la centro. Qualche volta un bar che serve un plat du jour gradevole, il ristorante elegante di ieri sera è stato un caso del tutto fortuito. A Saint Agnan en Vercors abbiamo avuto ravioli (che qui sembrano essere una specialità della tradizione locale) gratinati al bleu, ma nella successiva La Chapelle non siamo riusciti a trovare alcuna delle fermes che promettevano vendita di chèvres e bleus e saint marcellin come se piovesse, tutte chiuse, già avevano venduto troppo. Anche la caverna pubblicizzata con visite a lume di candela era chiusa (di lunedì e martedì, capirà la saison est terminée). Per fortuna mettiamo le mani su una mappetta dell'ente del turismo che riporta tutte le varie stradine del parco meritevoli diessere viste e, dopo la salita del col de Rousset ce ne sono almeno altre quattro, che con calma ci facciamo tutte. Ci consentiranno di vedere una serie di passi uno più bello dell'altro fino al Col de la Bataille a 1350 metri, con visuali magnifiche sulle valli circostanti, fino a scendere poi a Pont an Royans, con la sua fila di case aggettanti sul fiume, davvero caratteristiche, per poi proseguire lungo le ennesime e bellissime gorges de la Bourne, se possibile ancora più strette e paurose, fino ad arrivare a godere dall'alto del panorama di Grenoble, che appare un po' come un ritorno alla civiltà. Certo il posto meriterebbe una bella settimana per percorrere a piedi i tanti sentieri, godersi caverne e paesini e soprattutto investigare la produzione di formaggi che qui attorno sembra davvero interessante. Noi frettolosi abbiamo invece il tempo che ci insegue e la nostra Rechèrche du temps jadi, termina qua.


Questa è una delle tante strade del parco!
Tutte le foto sono di T. Sofi

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domenica 16 settembre 2018

Lungo la Route Napoleon



Lasciando la Cote

E così abbiamo lasciato il mare anche per quest'anno, un ultimo bagno tanto per portarsi dietro il piacere della salsedine ancora per un po' e poi via a scavalcare l'arrière pays del mentonese ed a risalire la meravigliosa ed immaginifica route des Alpes, lungo il corso del Var. Montagne selvagge, gole profonde e scorci di un'Alpe solitaria e spopolata che mi ricorda il viaggio dell'Ussaro sul tetto versole Alpi. Ma quanto è bella 'sta Francia, così dolce, così tranquilla e solitaria, almeno in questi paesi del sud dalla luce infinita. Una breve sosta a Entrevaux, un paese arroccato con le case le une attaccate alle altre che si confondono con la gialla roccia sottostante, che sembra cascare sul torrente che erode il monte da sotto. Un piccolo ponte che lo scavalca e poi puoi rimanere in su a guardare stupito la rocca in cima alla montagna, un'altra delle meraviglie del Vauban, che i nostri cugini transalpini tanto amano. Tutta li pareti del monte sono segnati da uno zigzag che sembra tracciato a matita, di perfezione assoluta, per raggiungere quella vetta turrita che per ilsoldato doveva essere pena da sopportare anche senza che il nemico fosse alle porte. 

Pochi chilometri ancora lungo una strada che scavalca  monti e pareti che sembrano affettate da una mano gigante e che mostrano i nudi strati dei milioni di anni, a volte diritti, altre contorti e rivoltati come se una mano gigantesca li avesse schiacciati gli uni contro gli altri, altre ancora quasi verticali come se la roccia fosse stata sollevata da una forza disumana e dissennata che poi li ha lasciati così,rivolti verso il cielo a chiedere finalmente pace. Dopo Castellane ecco che comincia una delle meraviglie di questa terra; il Verdon un fiumiciattiolo dalle acque scarse ed azzurro verdi a cui non daresti quattro soldi, ha scavato delle gole lunghe quasi venti chilometri, per una profondità che arriva ad oltre 700 metri. Ti affacci alle balconate che trovi lungo la corniche sublime che ne percorre uno dei lati e resti senza fiato, un poco per le vertigini che ti prendono a guardare da sopra in giù quelle pareti verticali che sprofondano nel baratro, un poco a seguire le curve del nastro verde smeraldo che dipingono il fondo, seminascoste tra querce e conifere, tra cespi di lentisco e foreste fitte e quasi impenetrabili. Davvero un grande spettacolo che meriterebbe untempo più importante, magari per fare tutto il percorso da sotto con la barca, fino ad arrivare al lago celeste che alla fine ti accoglie quando esci di colpo dalla gola.  

E poi via verso il nord fino a raggiungere la route Napoleon  circondati dagli sterminati campi di lavanda di cui ormai rimangono soltanto le file senza fine di cespi tosati e ormai privi della loro stupenda colorazione odorosa. Ancora uno strappo fino a Sisteron che domina la strada con la sua roccia strepitosa. Poi bisogna trovare un riparo per la notte ed allora risaliamo una altra gola, quella della Méouge, assolutamente misconosciuta, ma anch'essa di straordinaria bellezza (me la voglio davvero rivedere con calma domani mentre riscenderemo il vallone), fino a Barret les Bas, quattro case di pietra con un albergotto di paese, l'hotel de la Méouge appunto, dove con 45 € abbiamo una ottima camera e soprattutto un ristorantino che è assolutamente incomprensibile come si sia piazzato qui inmezzo al nulla. Infatti c'erano quattro clienti noi compresi, in una raffinata sala dalla intonazione orientale, molto elegante, dove abbiamo avuto delle magnifiche costolette di agnello con perle di aceto, patata al sesamo con crema e melanzana,  oltre all'amuse-bouche di tartare di gamberi rossi con scaglie di parmigiano ed estragon, da gran cucina. Vai a capirli 'sti francesi!
 


Tutte le foto sono di T. Sofi

sabato 15 settembre 2018

Preparativi


Bene adesso basta di stare coricati sulla spiaggia a fare venire sera. Troppo comodo prendersela comoda. Diciamo che domani basta. Ci si fa ancora una strada lunga lunga per venire fino a casa, due o tre giorni, tanto per fare la consueta puntatina annuale nella Douce France, in qualche posticino ancora sconosciuto, pensavo al parco del Vercors vicino alla Drome, tanto per non farmi dire che sono solo un fancazzista pensionato da spiaggia e poi bisogna mettersi sotto che il tempo stringe e tra pochi giorni si parte. Devo dire che non sto più nella pelle, di dirigermi verso questo posto, questa nuova meta, era già un po' di tempo che mi stuzzicava l'embolo e adesso che le valigie sono già praticamente quasi pronte, preparate ancora prima dello stacco sulla Cote, bisogna solo far che prendere la strada dell'aeroporto e saltare sul mezzo, che sta per rollare. Valigie leggere che tanto si va al caldo, poi anche il tempo è ridotto rispetto al solito, quindi solo l'indispensabile. Viaggio in totale comodità, tanto c'è chi mi aspetta laggiù e si occuperà di me, insomma, dovrebbe essere tutto sotto controllo e senza problemi. E' un mondo che mi ha sempre affascinato, proprio per il suo appeal solitario e vuoto, pur essendo di fronte all'altro vuoto quello della distesa d'acqua senza confini, così accattivante per me, che i confini li odio. Anche il mio idolo Marco è passato di lì tanto tempo fa e forse allora c'era più movimento di adesso da quelle parti, infatti allora era già uno dei corcevia del mondo, sulla via dellespezie e dell'incenso, dicci poco, ma credo che non vi abbia lasciato tracce come in altri posti. 

Non so tuttavia se sarà un viaggio del tutto riposantecome penso, anche se ho programmato delle soste premiate di tanto in tanto, alla fine poi, le grane me le vado sempre a cercare anche quando non ce ne sarebbe bisogno, ma stavolta dovrebbe essere tutto più tranquillo del solito, paesaggi senza fine, tramonti che colorano i cieli, grigliate sulla spiaggia, ruderi di castelli, piccoli paesi bianchi. Vedremo, sarà comunque un'altra esperienza, una nuva esperienza, assolutamente carica di aspettative, di cui come sempre vi darò conto qui. Sarà il mio paese 108, tanto per la statistica, un numero che dice poco, ma che per me è già molto visto che stiamo dando le ultime botte (scaramanticamente eh, perché spero di darne ancora qualcuna di bottarella), nel frattempo devo dirvi la verità, siccome qui è già tutto pronto e in verità, c'è molto poco da preparare visto che oltretutto alle cose pratiche ci pensa qualcun altro in famiglia, vi confesso che sto già preparando il 109, che doveva veramente essere a fine ottobre e invece, è stato cancellato, rimandato a chissà quando, forse maggio venturo, ma sostituito con altro molto più pruriginoso a gennaio, credo e del quale si sta già delineando l'itinerario, questa volta un poco più complesso e per il quale, confermo, ho già preso i primi contatti. Si icomincia a costruire qualcosa insomma e, condizioni generali permettendo dovrebbe essere un'altra cosetta molto interessante. Ma per scaramanzia, non voglio ancora parlarne troppo. Ci sentiamo insomma.


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venerdì 14 settembre 2018

Nice matin



 
Devo dire che Nizza è una città sottovalutata. Ci passi in macchina, tagliandola fuori con l'autostrada o attraversandola tutta sulle sopraelevate di grande scorrimento ed hai l'impressione di una città banale, fatta di grandi e disarmanti periferie e di traffico convulso, invece se ci cali dentro e vai appena più in là della promenade des Anglais, scopri un centro storico, quello della città vecchia e il vecchio porto, dove passeggiare diventa davvero un gran piacere. Belle piazze dalla presenza piuttosto italiana, come piazza Garibaldi (d'altra parte era Italia a tutti gli effetti no?), una gran serie di viuzze e vicoletti, tutti pedonalii naturalmente, dove puoi camminare per ore tra negozietti e locali per tutti i gusti, inclusi quelli che servono solo al banco e poi ti porti il vassoio al tavolo e ti mangi le varie specialità nizzarde, dalla socca alla pissaladiere e a tanto altro. Poi, magari nascoste dietro angoli antichi, gli ingressi seminascosti di belle chiese, poco appariscenti all'esterno, ma che manifestano tutta la loro voglia di esibizionismo barocco, non appena ne oltrepassi la soglia. 
Non dimentichiamo poi i musei, che mi riprometto ogni volta di vedere, specialmente quello di Matisse e quello di Chagall ed alla fine rimando sempre, tanto ho già capito, sarà per il prossimo anno a questo punto. Poi un'altra cosa che mi ha molto colpito, è il grande spazio, proprio a ridosso della città vecchia, che da poco tempo è stato occupato per un'area davvero enorme,  di un bellissimo giardino, curatissimo, nel quale passeggiare all'infinito, tra fontane, verde, fiori e alberi. Certo quasi tutta l'area prima era occupata da un gigantesco parcheggio, che a tale scopo è stato sacrificato, forse con gran nervosismo dei tanti italiani che arrivano e non sanno dove mettere la macchina, ma forse non sarà un piacere maggiore sedersi su un prato di erbetta che sembra un tappeto di lana, tra sbuffi di vapore freddo che si levano dal suolo per raffreddare la temperatura, piuttosto che schivare una fila di macchine incolonnate? 


Forse è così che si attira il turismo. E pensare che io vivo in una città dove per vincere le elezioni da sindaco devi promettere di togliere le vie pedonali dal entro e di ricoprire di asfalto i resti dell'antico duomo appena ritrovato per guadagnare12 posti al parcheggio sulla piazza centrale della città! Così va il mondo, che volete che vi dica, poi alla fine ognuno ha quello che si merita. Intanto io la giornata di ieri me la sono davvero goduta, bevendomi una bella birra ghiacciata, mentre guardavo tutte la belle ragazze che sfilavano intorno al mercato, con lo spettacolo del castello che domina il centro e la sua cascata d'acqua che sembra precipitare giù fino alle case o forse sarà stato anche il piacere di passare un bella giornata con cari amici che non vedevo da tempo, parlando di viaggi e di esperienze piacevoli. A' la prochaine!



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mercoledì 12 settembre 2018

Undicesima guida : Malaysia e Borneo

E' stata data alle stampe, con Lulu.com la undicesima s-guida di viaggio che utilizza lo schemadelleprecendentie cioè, conla scusa di dare informazioni utili a chi voglia programmare un viaggio sulla falsariga del mioitinerario, quindi indirizzie giudizisu hotel, ristoranti, agenzie, escursioni varie, in realtà racconto sensazioni, emozioni, storie che mi sonoportatoa casa o almeno cerco di farlo.

E' disponibile sia la versione cartacea per gli amanti del solido che quella e-book ad un prezzo di affezione, cliccando sui due appositi bottoni sotto la copertina.

Grazie a tutticoloro che vorranno aggiungere alla loro biblioteca anche questo mio lavoretto.





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E presto arrivano gli altri!

martedì 11 settembre 2018

Il senso del mare


Stare seduti davanti al mare, in silenzio, ad ascoltare il suo respiro e basta. Secondo me è sufficiente, il resto sono chiacchiere. Meglio se c'è un po' di ombra e una brezza leggera, ma proprio solo una bava di vento. Non ci sono molte cose più belle al mondo. Puoi rimanerci a lungo senza annoiarti, senza pensare a nulla, senza ascoltare nessuno, che è la cosa migliore, concentrandoti solo sul contatto dell'aria sulla pelle. Puoi regolare la respirazione sul ritmo dell'onda che si rovescia leggera sul bagnasciuga. puoi guardare quell'azzurro che ti circonda, sentirne l'odore di salso, puoi toccare la rena, affondarci la mano, ascoltare il rumore dei granelli che ti scivolano tra le dita. Puoi dimenticare il resto.

lunedì 10 settembre 2018

Recensioni: C. Augias - Questa nostra Italia




Un gradevole libretto con il quale si fa un giro a vol d’uccello sulle più importanti città italiane, delle quali si evidenziano aspetti a volte nascosti, a volte famosi ma meno conosciuti, per magnificarne le attrattive che sono sempre, estremamente uniche e che le rendono degne di essere conosciute in profondità. Il tutto è visto attraverso l’esperienza viva e vissuta dell’autore stesso, con una vena autobiografica, dato che tutto si riferisce ai periodi durante i quali le ha frequentate. Augias è personaggio di grande cultura e fine indagatore degli aspetti meno immediati di cose e luoghi ed è scrittore che sa affascinare col suo raccontare ricercato e documentatissimo e questo excursus, diciamo così artistico-geografico, è in realtà una scusa per riesaminare in chiave critica e approfondita i vari momenti della storia recente del nostro paese, con acuta pacatezza. Diciamo che anche se non è niente di speciale, da leggere sotto l’ombrellone va benissimo.



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domenica 9 settembre 2018

Voglia di far poco

Sarà l'aria. E' un mistero, ma quando sono qui sulla Cote, che qualche giorno di riposo, il pensionato bolso ha disperato bisogno di trascorrerle anche qui, vengo preso da un senso inesplicabile di sdilinquimento che mi farebbere trascorrere un lasso di tempo anche illimitato in una sorta di quieto abbandono, quasi un sonno dei sensi e dei pensieri, uno stato di assenza cosciente, che mi permetterebbe un dormiveglia indefinito, abbandonato indifferentemente sulla spiaggia o su una poltrona in terrazza, senza fare assolutamente nulla, se non leggiucchiare distrattamente un libro o scarabocchiare, sbagliandolo, un sudoku. E, dirò di più, non mi sento assolutamente in colpa, anzi meno faccio e meno farei; quasi quasi mi pesa anche varare faticosamente il mio imponente corpaccio lungo la pendenza della spiaggia, lasciandolo scivolare sulla battigia fino allo sciabordio dell'onda. Poi nell'acqua, l'amico Archimede aiuta molto e di nuovo diventa faticosissimo riguadagnare la riva. Però quello che stupisce, è proprio quell'atmosfera atona, in cui tutto è in stand by, specialmente il cervello, per cui leggi i titoli del giornale e invece di fare un balzo terrorizzato per quello che sta accadendo, ti giri dall'altra parte emettendo al massimo un leggero sospiro. 

O forse sarà la luce, questa luce forte che ti appanna l'occhio e rivigorisce i colori magnificandoli all'estremo, il verde delle piante, i viola, i rossi, gli amaranto dei fiori che a cascate si affacciano fuori delle case, le gonne leggere delle ragazze che svolazzano, le attrezzature da mare. E' una luce assolutamente diversa da quella a cui siamo abituati noi della bassa che del mare, da piccoli, avevamo solo sentito parlare. Per forza che tutti i grandi pittori dell'800 venivano qui, incantati proprio da questa luce assordante che ti segna l'anima e la pelle, ovviamente se non usi la protezione 50. Così rimango qui, neghittoso, ma senza sensi di colpa, in posizione orizzontale a respirare come diceva il Buddha, ma almeno lui stava seduto sui calcagni, io no, mi farebbero male le ginocchia. Non mi smuovono neppure sentori leggeri di fritture di pesce, pissaladière e bouillabbesse, che pure qui dovrebbero smuovere i morti. Non ho neanche la voglia o il desiderio di mettere insieme le informazioni, di studiare, di preparare tutta la logistica per la prossima partenza, che ormai è già lì che sta incombendo. Si sa, tempus fugit.  Già scrivere queste poche righe rappresenta uno sforzo notevole, per cui scusatene la povertà. Vuol dire che finisco di leggiucchiare il libro che stavo sfogliando, poi scivolerò nell'acqua con la grazia di un tritone innamorato di un affresco seicentesco. Domani vedremo.



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venerdì 7 settembre 2018

Recensione : N. Lilin - Trilogia siberiana


Confesso di avere intrapreso la lettura della intera trilogia per il solo fatto che è l’unico libro che conosco che parli della Transnistria, territorio particolarissimo, già parte della Moldavia e sedicente repubblica autonoma ed indipendente dal ’92, al momento dello sfaldamento dell’Unione Sovietica. In effetti il primo libro, Educazione siberiana, ad onta del titolo racconta proprio di una adolescenza trascorsa tra Bender e Tiraspol, le città in cui sono stato solo tre mesi fa, un residuato della vecchia URSS davvero incredibile da raccontare. Il libro è di una inaudita violenza, non solo per gli argomenti ed i fatti trattati, ma soprattutto per la tranquilla disumanità con cui questa viene raccontata ed è difficile convincersi che sia tutta storia vera, reale e più o meno autobiografica, come afferma l’autore. Tuttavia bisogna sottolineare che quelli sono posti particolari ed i racconti apparentemente esagerati che scorrono in quelle pagine, non sono molto lontani da quelli della biografia di Limonov, nella vicina Odessa, segno che forse la dura realtà non è così distante, anche perché queste zone hanno vissuto un periodo davvero duro e brutale negli ultimi decenni. Una durezza economica e materiale di cui io stesso sono stato testimone, avendoli più volte frequentati negli anni ‘90. Ragion per cui ho letto il libro con interesse fino alla fine, anche se certamente non si tratta di un’opera letteraria di pregio eccelso. Va vista come un documento, a mio parere di un certo pregio. Devo dire che gli altri due volumi, mi hanno interessato meno, quello sulla guerra in Cecenia, soprattutto per sua monotona disumanità, in cui il racconto della morte e della crudeltà con cui viene data, ha un ché di rivoltante ripetitività, ma forse è proprio questa la sua vera denuncia, mentre l’ultimo, sul ritorno del reduce ad una vita che comunque non potrà mai più essere “normale”, ha aspetti già sentiti. Comunque diciamo un libro da leggere comunque, prendendolo sul serio, anche se per me ha una valenza più particolare. Sarei interessato a vedere il film che ne è stato tratto, che, mi dicono, sia di un certo valore.


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giovedì 6 settembre 2018

Etiopia 63 - 99 motivi + 1 per visitare l'Etiopia


Raccontandovi di questo paese per oltre due mesi, vi ho dato di certo sufficienti motivazioni per intraprendere il viaggio, tuttavia se ancora non bastasse, oltre a ricordarvi il senso di selvaggio e di inesplorato che si respira continuamente quando si cerca di raggiungere luoghi di leggenda come le sorgenti del Nilo, la Rift Valley, la Valle dell’Omo, Lalibela, la depressione della Dancalia, la chiesa dell’arca dell’alleanza, vi voglio ancora elencare una piccola serie di spunti per cui sottolineo, per l’ennesima volta quali potrebbero essere gli ulteriori motivi, o potremmo anche chiamarle scuse, per le quali varrebbe la pena di imbarcarsi in questa che, a buon titolo, potreste anche definire avventura:
  • ·        Cercare di scoprire l’anima della città mentre vai a comprare dei materassi e da qui iniziare a percorrere i sentieri degli antichi esploratori che hanno esplorato questo selvatico paese
  • ·        Stupirsi davanti alle file di manichini steatopigi
  • ·        Avere il primo impatto con l’injera
  • ·        Perdersi lungo la strada tra carretti, cavalli, zebù, montoni, asinelli e tuktuk
  • ·        Cantare canzoni tradizionali mentre si viaggia
  • ·        Cogliere le varie differenze tra tukul e case di fango
  • ·        Guardare passare un funerale con le donne che pregano avvolte in scialli bianchi
  • ·        Tentare di procurarsi una SIM alla locale Telecom
  • ·        Guardare esterrefatti i vicini al bar che bevono un cocktail di vino, birra e coca cola
  • ·        Bucare in continuazione le gomme dell’auto perché il gommista le ha montate male
  • ·        Girare nella foresta per arrivare al villaggio dei Surma, ballare tutta la sera e dormire in tenda
  • ·        Vedere il villaggio che si sveglia all’alba
  • ·        Essere circondato da uomini nudi col kalashnikov in spalla
  • ·        Rimirare le dimensioni dei piattelli labiali delle donne Surma
  • ·        Chiacchierare col capo villaggio mentre mangia la polenta dopo aver posato a terra il mitra
  • ·        Far colazione al paese sotto gli occhi dei pastorelli curiosi
  • ·        Cercare di non bere la birra “artigianale” offerta dagli anziani nel bar del paese
  • ·        Arrivare alla Rift Valley attraverso una pista difficile tra dikdik ed antilopi lontane
  • ·        Sbarrare i finestrini per evitare le mosche tzetze
  • ·        Sorridere alle donne di un villaggio Nyangatom per ingraziarsele
  • ·        Cenare al buio per evitare di essere assaliti da insetti e cavallette
  • ·        Correre lungo una pista nel bush tra pozze di fango, uccellini coloratissimi e gruppi di faraone pigolanti
  • ·        Arrivare alla grande ansa dell’Omo e girare per un villaggio Karo stupendosi delle pitture corporali
  • ·        Girare per il mercato degli Hamer aTurmi
  • ·        Assistere alla cerimonia del salto dei tori, rimanendo esterrefatti davanti alle ragazze che si fanno frustare dai mazà
  • ·        Dormire in un campeggio festeggiando un compleanno con un capretto allo spiedo e vino locale
  • ·        Traversare l’Omo su una canoa di tronco intagliato
  • ·        Visitare un villaggio di Daasenek e assistere alle loro danze
  • ·        Aggirarsi in un mercato dei Banna tra ubriachi e donne con le mezze zucche in testa
  • ·        Visitare il museo etnografico di Jinka accompagnati da un ragazzino
  • ·        Traversare il parco Mago per cercare un isolato villaggio di Mursi e stupirsi per i fantasiosi copricapi e le pitture sul corpo, oltre che per gli enormi piattelli delle donne
  • ·        Osservare le tremende scarificazioni su braccia e corpo delle ragazze di un villaggio di Bumi
  • ·        Essere invitati nel ristorante della mamma di Lalo e mangiare pollo e injera
  • ·        Andare a vedere la sua nuova casa che sta crescendo sul suo terreno in attesa di una moglie
  • ·        Visitare un villaggio Arboré e rimanere un po’ tra la sua poverissima gente
  • ·        Andare al grande mercato dove si mescolano Banna e Tsemay tra pettinature fantasiose, bandoliere di conchiglie, mantelli di pelli e corpi scultorei, cercando di evitare gli ubriachi
  • ·        Essere invitati in una capanna di pastori Banna a bere un infuso di gusci di caffè
  • ·        Visitare una città fortificata dei Konso e comprare giocattoli di balsa
  • ·        Bersi una birra fresca nel parco del Bekele Molle ammirando il paesaggio del lago Chamo
  • ·        Andare in giro per il lago su una barchetta tra ippopotami, coccodrilli e una ricchissima fauna avicola
  • ·        Accarezzare i dikdik che passeggiano come cagnolini tra i tavoli del ristorante
  • ·        Andare al mercato dei Chencha a oltre 3000 metri con una guida rasta
  • ·        Fermarsi ad un villaggio Dorze con le capanne a forma di elefante e vedere la produzione delle gallette di farina di falso banano e mangiarle con miele e peperoncino e un bicchiere di idromele
  • ·        Dormire in un bungalow sulla falesia con una spettacolare vista del lago
  • ·        Resistere alla puzza del mercato del pesce del lago Awassa tra centinaia di marabù svolazzanti
  • ·        Andare a vedere ippopotami e altri uccelli, tra voli di pellicani, cormorani e aironi
  • ·        Camminare sulle colline del parco di Bale tra antilopi, gazzelle, nyala e facoceri
  • ·        Assistere alla cerimonia del caffè e bersene uno buono buono
  • ·        Riuscire a vedere il famoso e rarissimo lupo rosso etiope sul plateau Sanetti
  • ·        Arrivare ai 4377 metri della seconda vetta dell’Etiopia tra carovane di nomadi a cavallo
  • ·        Chiacchierare con una coppia di americani che viaggiano con jeep e tenda da 5 anni
  • ·        Fare foto di nascosto alle donne musulmane al mercato di Dashin
  • ·        Discutere col cuoco su cosa sia la pasta alla carbonara
  • ·        Scoprire che il wifi è stato sospeso in tutta la regione per i disordini avvenuti
  • ·        Girare per il parco del lago, tra struzzi, gazzelle e flamingos che planano sull’acqua
  • ·        Scendere nel fondo del canon per attraversare il Nilo azzurro (Abey) su una strada devastata
  • ·        Ammirare la bellezza del lago Tana e dell’isola col monastero della Vergine Maria
  • ·        Andare alle cascate dopo le sorgenti del Nilo traversando ponti antichi e nuovi
  • ·        Vistare i palazzi reali del regno di Gondar
  • ·        Fare un trekking nel parco del Simien alla ricerca dei Babbuini gelada e della cascata in secca
  • ·        Essere sempre accompagnati da guardie armate di mitra, non si sa se per sicurezza o per farli campare
  • ·        Assistere alle cerimonie della cattedrale di Axum e visitare le antiche chiese e il museo
  • ·        Fare foto a delle signore sorridenti che ti lasciano l’indirizzo affinché tu gliele spedisca
  • ·        Rimanere con la testa in su davanti agli obelischi di Axum tra cui quello restituito dall’Italia
  • ·        Passare da antiche chiese fino a monasteri su rocce inaccessibili a pochi chilometri dall’Eritrea, rimanendo a guardare i monaci che salgono sulle funi con agilità
  • ·        Entrare nella antica chiesa scavata nella roccia di Mukro bruciata dalla regina Falascià
  • ·        Passare da Adua per arrivare a Makallé mentre questi nomi ti riportano alla mente avventure coloniali  e tragedie lontane nel tempo
  • ·        Affrontare la bellissima strada per arrivare alla depressione della Dancalia e godere di un paesaggio unico
  • ·        Correre sul lago salato e guardare la cava disale con gente che scava a 50°C di temperatura
  • ·        Guardare le carovane del sale che si allontanano nel tramonto
  • ·        Dormire à la belle étoile sotto il cielo stellato del deserto
  • ·        Rimanere attoniti davanti alla zona vulcanica di Dullah e dei suoi colori
  • ·        Passeggiare tra i pinnacoli delle montagne di sale
  • ·        Aggirarsi tra le pozze di potassa ribollenti a diversa densità
  • ·        Fare il bagno in una pozza salatissima e rimanere a galla
  • ·        Prender un caffè in un villaggio pieno di ceffi diTigrini e Amer armati fino ai denti e dalle facce inquietanti
  • ·        Dormire sul pavimento in una casa privata di Abala
  • ·        Controllare il quaderno di matematica di un bambino che prende tutti bei voti, mentre sta tornando a casa da scuola
  • ·        Fare ore ed ore di pista infernale tra sabbia e lava per arrivare all’Arta Ale
  • ·        Ascendere alla caldera sul cammello smerigliandosi le chiappe, non vedere niente, dormire tra i topi e ridiscendere morendo quasi di caldo, aiutato dal fuciliere
  • ·        Passeggiare in un mercato di bestiame tra belle ragazze con pettinature elaborate
  • ·        Prendere il caffè mentre Lalo tacchina le belle cameriere quando lo servono
  • ·        Percorrere bellissimi paesaggi di montagna tra valli e alture scoscese
  • ·        Assistere alla cerimonia notturna di Pasqua tra canti, preghiere e candele accese
  • ·        Visitare le chiese monolitiche di Lalibela, una delle meraviglie dell’Africa
  • ·        Mangiare un pollo impanato davvero buono al ristorante Unique che tiene anche i corsi di cucina
  • ·        Andare alla messa nella chiesetta del monastero di Neakutoleab nascosta in una caverna
  • ·        Farsi benedire da un pope con l’antichissima croce sacra
  • ·        Comprare manghi, papaye e anone in un mercato di frutta di Dessié
  • ·        Ritrovare la confusione di Addis Abeba e del suo traffico congestionato
  • ·        Mangiarsi un gelato italiano per risentire un po’ del sapore di casa
  • ·        Visitare il museo di Addis e rimanere scossi davanti allo scheletro di Lucy
  • ·        Girare per il palazzo di Hailé Selassié fino alla sua camera da letto e vedere la bellissima collezione di icone
  • ·        Ammirare gli affreschi della battaglia di Adua nella chiesa di S.Giorgio
  • ·        Assistere ad una cerimonia funebre nella cattedrale e vedere le tombe dell’imperatore
  • ·        Passeggiare nel cimitero che la circonda cercando le tombe delle vittime della strage del ‘36
  • ·        Andare a pranzare all’Hotel Taitù e apprezzare l’atmosfera coloniale
  • ·        Girare per le bancarelle ed i negozi del Merkato facendo attenzione al portafoglio
  • ·        Andare a comprare un po’ di caffè per portarsi a casa un po’ del profumo di questo straordinario paese

E infine
  • ·        Salutare per l’ultima volta gli amici che ti hanno assistito per un mese mentre scarichi i bagagli per ritornare a casa.








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