sabato 31 dicembre 2016

Fine d'anno

S. Silvestro - da MeteoWeb


E se ne è andato anche questo 2016. Per il blog è stato un anno in linea con gli ultimi, più o meno, da quando ha lasciato un po' da parte la tuttologia (a meno che proprio non riesca a resistere dal commentare qualche notizia che mi innervosisce più delle altre), virando verso l'argomento che più mi fa palpitare, il desiderio spasmodico di capire come è fatto questo benedetto mondo che ci circonda e la gente che lo abita, cosa un poco più complicata. Dunque nel nono anno di vita, il blog si è stabilizzato su quasi 1000 visite al mese, ben lontane dalle 3000 dei tempi d'oro, ma allora spaziavo in campi diversi, con 6.119 utenti diversi, di cui oltre la metà nuovi, che hanno guardato quasi 18.000 pagine per più o meno 2 minuti ciascuno. Sono arrivati da 94 paesi e 958 città diverse, anche se, come logico l'88% dall'Italia, chissà come andrebbe se fossi in grado di pubblicare una versione inglese. Vero è che più o meno la metà dopo aver dato un'occhiata non torna più, non sono riuscito ad interessarli o i miei post sono troppo lunghi e sbrodolosi per il tempo del web dove tutto si cucina e si mangia in fretta. 

Vero anche che in questo anno ho prodotto un po' meno, 248 post invece dei soliti 300 circa degli anni precedenti, anche se ho utilizzato più foto, almeno 1500. I commenti sono purtroppo sempre meno; nella maggior parte dei post, addirittura zero; quelli più prolifici sono estranei all'area viaggio, dove si riesce a stimolare un minimo di polemica. Comunque sia, penso di proseguire su questa linea anche se non è molto soddisfacente per il mio amor proprio. Lo stile non lo cambio perché è anche il solo con cui sono capace di scrivere e gli argomenti che riguardano l'amarcord del mio passato li ho quasi esauriti tutti. Dunque, fatto il bilancio, non mi resta che augurarvi, come si fa di solito, un 2017 migliore di quello passato, poi alla fine prendiamoci quello che arriva e facciamocene una ragione, datemi retta. Questo mondo in fondo è così pieno di interessi e di cose da fare e da conoscere, che comunque non ci basterà il resto della nostra vita per vederne anche solo una piccola parte. Allora i miei migliori auguri e tornatemi a trovare anche il prossimo anno se ne avrete voglia!


sabato 24 dicembre 2016

Natale

Presepe malagashy



Mes meilleures voeux d'un 
Joyeux Noel 
à tout le monde!

venerdì 23 dicembre 2016

Madagascar 10: Le jacarande di Antsirabe


Le jacarande - foto T. Sofi


La stazione
Dopo tutto quello che ho raccontato fin qui, la città di Antsirabe sembrerebbe smentire di colpo le sensazioni raccolte. E' proprio vero che non bisogna lasciarsi travolgere dai primi impatti e dalla prosopopea di capire tutto al volo con un colpo d'occhio. E' una città ariosa, dalle strade larghe, ragionevolmente pulita, in cui non hai la sensazione di quella povertà che relega il paese agli ultimi posti tra le nazioni del mondo, potrei aggiungere anche bella. E' la terza del paese, con almeno 250.000 abitanti, ti sembra di respirare bene quell'arietta frizzante che ti sfiora con dita leggere, gode infatti di un clima gradevole data l'altitudine, d'altra parte se i colonizzatori che l'hanno fondata a metà dell'800, hanno scelto questa zona ricca di acque termali e con un clima salubre, un motivo l'avranno avuto. Anzi i primi sono stati i norvegesi e questo ha lasciato un'impronta decisa ancora ben visibile nell'architettura delle tante casette rimaste a testimoniare un'epoca fatta di missionari, teste di ponte di un colonialismo che successivamente ha aperto le porte a tutti gli altri, secondo le spartizioni decise da un'Europa allora centro del mondo. 

La cattedrale cattolica
Il nome significa la città del sale e infatti le tante sorgenti di questa zona vulcanica ne sono ricche, sali di tutti i generi, che hanno contribuito alla cultura delle Spa, sorte a linimento della vita di colonia per i tanti stranieri che qui si stabilivano, lontani dai miasmi malarici delle foreste e della costa e dal calore insopportabile delle terre basse. Una vita certamente più gradevole, anche se lontano dalla madrepatria, da cui gestire tutta quella serie di traffici che si potevano inventare per sfruttare al massimo il territorio e le sue potenzialità. Spezie, legname, pietre preziose, oro, minerali vari, il petrolio era ancora di là da venire ed i prodotti agricoli impossibili da conservare per essere trasportati in tempi utili. Intanto prima i luterani, poi i cattolici compivano la loro opera di evangelizzazione, trasformando l'animismo preesistente, con il culto dei morti e degli dei della natura, in una religione sincretistica che accettava il nuovo credo, assimilando e mantenendo le tradizioni precedenti, come del resto è avvenuto in tante parti del mondo. Così, oltre alle terre sono state colonizzate anche le menti, anche se in fondo queste resistono un poco più a lungo prima di cedere. 

Al mercato
Con l'arrivo dei francesi poi, la città si è sviluppata ancora di più, mantenendo però la sua freschezza piacevole di vita coloniale pacifica, con la mescolanza creola di tutti i posti dove il commercio ha la preminenza sui credi e le verità assolute e alla fine questo genera una way of life più ricca e vitale con la sua integrazione che accetta e assimila le differenze, arricchendo cultura e pensiero. Così tra i mercatini africani, sorgono case e palazzi alla francese e nelle vie larghe ed alberate circola ancora una concentrazione di pousse-pousse, i risciò tirati a mano, propri di un'Asia che non esiste più da decenni, rimasta unica nel suo genere. Così puoi farti ancora un giro della città trainato dall'uomo cavallo, come nella Shanghai o nella Singapore di inizio '900. La città ne è piena e le mogli accalappiano i turisti che garantiscono ai relativi mariti, con una sola corsa l'introito di un normale giorno di lavoro passato a trasportare locali o merci al mercato o bambini ricchi al ritorno da scuola. Toccherà poi all'uomo come si conviene, tirare il carretto sotto i viali indaco di petali di jacarande, l'albero dell'Africa che stanno cominciando a sfiorire fino a formare un tappeto principesco sulla terra rossa. 

le comunioni
Dal grandioso palazzo dell'albergo termale, pare di essere in una città mitteleuropea, hai una panoramica magnifica sulla città sottostante, file di casette graziose dai mattoni rossi e poi via tra i giardini fino alla stazione. Oggi è domenica e la cattedrale cattolica, un edificio di mattoni davvero imponente, è gremita all'inverosimile. La gente ascolta la messa persino fuori dalle grandi porte, non essendo riuscita ad entrare. Hanno tutti il loro vestito più elegante, forse ci sono state delle prime comunioni a giudicare dalle molte ragazzine che si pavoneggiano nei vestitini banchi dalle balze di tulle svolazzanti. Quando la folla esce, è una fiumana inarrestabile gestita a fatica dai volontari con la banda al braccio che la incanalano verso l'uscita. Giornata grassa per i mendicanti che stazionano ai piedi della scalinata. Poi mentre ancora gli ultimi gruppetti lasciano la navata centrale, nuova gente arriva e si accalca a prendere posto per la funzione successiva. Oggi è festa ed al mercato molti banchi sono chiusi, la gente che compra è poca; un ragazzo dai pantaloni grigi lucenti, giacca nera e la camicia bianca immacolata con cravattino, si contempla le scarpe di vernice biabca a punta, lucidissime. La madre e la sorellina gli hanno comprato un cartoccio di dolciumi. Forse anche a casa, dove tutti i parenti li aspettano, ci sarà festa.

La Spa - Foto T. Sofi

SURVIVAL KIT
Lavorazione dei corni di zebù
Antsirabe - Bella città che ancora oggi concentra molto degli affari malgasci, abitata da parecchi stranieri, a causa del clima favorevole, a 162 km da Tana lungo la N7 verso sud, praticamente al centro del paese a 1600 metri di quota sull'altopiano. Ricca di sorgenti termali ospita diverse Spa anche piuttosto lussuose. Una mezza giornata sarà sufficiente. Da vedere: la Cattedrale cattolica, la stazione, il mercatino locale, le vie del centro con le case in stile coloniale, il quartiere norvegese, una fabbrichetta di oggetti prodotti in corno di zebù, bigiotteria e oggettistica varia. I prezzi sono anche superiori a quelli che potrete trovare poi nei vari mercatini di paese, ma la qualità e la scelta è migliore. Consigliato un giro di un paio d'ore in pousse pousse, non tanto per provare l'ebbrezza della cosa, ma per dare un po' fiato all'economia locale (5000 Ar. per il giro completo della città). Le mogli dei porteurs, sono appostate vicino alla stazione e trattano coi turisti, poi chiamano il marito che compirà il trasporto.










In pousse-pousse - Foto T. Sofi
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giovedì 22 dicembre 2016

Madagascar 9: L'alluminio di Ambatolampy


Ambatolampy - Verso il mercato


Oggetti in alluminio
Percorrere l'altopiano verso sud è un susseguirsi di panorami che disarmano per la loro bellezza e stupiscono per la maestosità. La terra rossa, la costante che ti accompagnerà per tutto il viaggio, è qui più forte che mai. Le macchie verde scuro dei boschi di eucalipti o verde chiaro delle risaie appena trapiantate, fanno da contrasto forte, tanti smeraldi incastonati e vivi, che accompagnano la nazionale 7 nel suo cammino verso la parte più scopertamente africana del paese, quel meridione forse ancora, se possibile, più povero ed abbandonato alla sua cultura ancestrale. Rade case in pisé con i tetti di paglia, lontane, disperse sulle colline che si perdono su un orizzonte lontano. Quelle vicine alla strada invece in mattone cotto con i tetti di lamiera lucente, è la modernità che arriva ragazzi, certo non durano solo qualche anno come quelli tradizionali, ma lì sotto si deve davvero bollire nella stagione più calda. E' piovuto da poco e la visibilità è straordinaria: l'occhio si perde lontano e riesce a distinguere con chiarezza gli isolati zebù che pascolano nei prati all'orizzonte. Rosso e verde si alternano, è la costante pervasiva di questo ambiente, riportata anche nella bandiera nazionale, caso mai non fosse abbastanza chiaro al visitatore venuto da lontano. 

Al ristorante
Gli spazi sembrano infiniti. Se superi una collina, lo sguardo si lancia su un'altra vastità solitaria, un pianeta apparentemente spopolato da percorrere in cerca di qualcosa o di qualcuno. Ma di tanto in tanto qualche punto di aggregazione si forma quasi automaticamente, perché l'uomo è animale sociale comunque, vuole rapportarsi e comunicare, scambiare cose, conoscere, imparare dal suo vicino, salvo poi cercare di sopraffarlo con tutta la violenza di cui è capace per imporre il suo possesso, della terra, delle cose, delle donne, di tutto. Così ci sono luoghi naturalmente predisposti a queste aggregazioni. La presenza di acqua abbondante, l'incrociarsi di strade e sentieri, l'aver trovato lì qualche risorsa naturale da strappare alla terra in ogni modo, anche violentandola definitivamente. Sono i luoghi dei mercati attorno ai quali sorgono paesi o quelle che potremmo chiamare vere e proprie piccole città. Ambatolampy è una di queste, sulla strada principale, in un punto da cui si dipartono tante piccole strade laterali che si perdono poi tra le colline a valle. L'aria fresca degli oltre 1500 metri di quota, la rende piacevole comunque, respiri bene, la polvere è poca perché in fondo i mezzi di trasporto che passano non sono poi così frequenti e le poche migliaia di persone che la popolano si ammucchiano attorno alla stazione dei taxi brousse, circondato da poverissimi banchi di un mercato pieno di verdure e di frutti delle terre circostanti, lungo una ferrovia ormai in disuso. 

Una fonderia di oggetti in alluminio
Ma questa cittadina non è sorta qui a caso, sfruttando il corso d'acqua che l'attraversa e che aspetta le piogge più copiose di dicembre e gennaio per ingrossarsi e scavare le rive rosse di argilla ferrosa e precipitarsi a valle trasportando fanghiglia con la furia devastante di un vaso sanguigno che pare scoppiare. I dintorni sono ricchi di un'altra risorsa che si cava a forza da questa terra così avara a cedere i suoi frutti ad una agricoltura misera e faticosa. E' terra ricca di alluminio, risorsa mineraria conosciuta da tempo. Così qui sono sorte nei tempi passati, decine di piccole attività per sfruttare questa possibilità. Fabbrichette a cui affluisce questa sabbia ricca di minerale, che poi, con metodi artigianali e certamente esiziali per l'ambiente circostante e per la salute di chi esegue il lavoro, provvedono a lavorare il minerale fino a produrre tutta una serie di oggettistica, a partire dalle notissime pentole e stoviglie, conosciute ed utilizzate in tutto il resto del paese. Il metodo tradizionale, che resiste in tante piccole realtà nascoste tra le case, è ormai fuorilegge, date appunto le sue implicazioni di nocività, ma capirete, queste realtà sono dure a scomparire. 

Il forno con gli stampi
Il minerale dovrebbe poter essere lavorato solo in stabilimenti che utilizzino tutte le norme sanitarie ed ecologiche opportune, ma si sa come va il mondo e di tempo ce ne vorrà ancora parecchio, prima che le cose simettano a posto secondo canoni secondo il nostro modo di vedere più appropriati. Ecco quindi che in molti cortili sopravvivono realtà familiari di una decina di operai, che utilizzano forni di mattoni refrattari di poco più di un metro di dimensione, in cui verrà messo lo stampo ricavato riempiendo di terra una scatola, ad avvolgere la forma da riprodurre. Sembra che i mattoni costituenti il forno siano prodotti con una mescola in cui viene messo miele, per renderli più idonei a sopportare temperature attorno ai mille gradi. Tutto è fatto a mano e le sabbie pressate a piedi nudi. Gli oggetti prodotti hanno tutti la stessa forma anche se indimensioni diverse. Le più comuni sono le casseruole ovali con due manici, onnipresenti in ogni mercato del paese, ma non mancano oggettini per contentare i turisti, lemuri portanelli o piccoli baobab. Fuori il mercato procede con fare stanco, è quasi sera e gli affari migliori si fanno al mattino presto. I manghi rimasti sul banco ti guardano con aria malinconica. La strada per Antasirabe, la perla dell'altopiano è ancora lunga.


SURVIVAL KIT

La macelleria
Antasirabe Soa guesthouse B&B - Conduzione familiare, un po' fuori città (unico neo, meglio quindi visitarla prima di arrivare o di partire la mattina dopo). Il locale è molto ben arredato in stile malgascio. 6 camere tranquille e con sbarre alle finestre mi sembra sui 90.000 Ar. con breakfest. Pulizia, acqua calda e free wifi anche nelle camere con moltissimi oggetti di artigianato esposti. Molto accogliente e in stile tradizionale, hai la sensazione di passare una serata a casa di una famiglia malgascia. Ma la cosa migliore è la grandissima cortesia dei gestori che si fanno in quattro per accontentarvi, sia il proprietario che le ragazze in sala. Alla partenza ci hanno anche dato un piccolo ricordo. La cena è stata ottima e occasione per provare il pollo alla malgascia con lo zenzero, poi vellutata di zucca, patate e riso e banane fritte al miele. 25.000 Ar. a testa. La colazione inclusa è stata una delle migliori che abbiamo avuto con pane fresco e croccante e succo di mango fresco. La consiglio assolutamente come una delle migliori sistemazioni che abbiamo avuto


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mercoledì 21 dicembre 2016

Madagascar 8: Vita tra le colline

Terre dell'altopiano


Risaie
L'altopiano ha rossi spazi infiniti. E' terra ondulata in cui non scorgi orizzonti, tra colline dolci e fondovalle occupati da risaie dalle camere piccole e sinuose che seguono le curve di livello, cercando di conquistare a poco a poco i rilievi circostanti. La pioggia, quando arriva, decide il successo della cultura e la possibilità di sopravvivere. Mentre ti allontani dalla capitale, con le sue sirene di mondo moderno all'assalto, la senti sempre di più questa ansia di sopravvivenza, mentre cominciano a deperire fino a scomparire del tutto, i segnali di vita moderna. La strada si riempie di buchi e a poco a poco scompaiono i fili della luce. L'energia a disposizione rimane quella animale e quella più dura della forza di braccia. Il ritmo della vita è dettato dalla luce del sole, tutto il resto è altrove. Gruppi di case di tanto in tanto a guardia di campi stentati, intorno alla risaia, animali isolati al pascolo, bambine coi recipienti di plastica gialla in cerca di acqua. Più che paesi sono comunità familiari allargate. Sull'altopiano si costrusce in terra pressata, il pisé così comune nell'Africa nel sahel e non solo. Il mattone crudo, facile da ottenere quando l'argilla è a disposizione senza limiti, tuttavia ormai sempre più spesso trovi attività di piccole fornaci di paese. Non è difficile creare delle piccole piramidi di mattoni da cuocere e questa produzione è diventata comune dappertutto. 

Michelle
Michelle è una bambina sui dieci anni, col fratellino in groppa, intenta a lavorare cespi di rafia, che molla subito a terra non appena vede che una macchina di vasà si ferma sul ciglio della strada davanti al villaggio. Ogni straniero è un vasà, una parola che significherebbe semplicemente ospite in lingua malagashi, ma che ormai è passata ad indicare i turisti bianchi che di tanto in tanto transitano da queste parti e non sempre in termini positivi. Tuttavia tutti sono ormai ben consci che un vasà di passaggio è soprattutto un grasso contenitore ambulante di soldi ed altri beni, per cui è conveniente dargli attenzione. Quindi dovete essere preparati al fatto che dappertutto, ad ogni vostra sosta, si creerà subito un codazzo di ragazzini di ogni età che vi accompagnerà per il tratto di strada. Così Michelle ed i suoi amici ti portano subito verso il gruppetto di case circondate dagli orti in fondo alla scarpata. Sono case piccole, tutte più o meno uguali tra di loro, la maggior parte in crudo, le più nuove in bei mattoni cotti, addossate le une sulle altre. Suo fratello più grande ne sta costruendo una nuova, proprio dietro quella dei genitori ed i vicini gli danno una mano; così si usa nella comunità. 

Casa con veranda
Il locale del pianterreno servirà da magazzino ed ospiterà gli animali, capre e magari lo zebù di famiglia. Al primo piano, raggiungibile con una ripida scala, lo spazio dove in un angolo si cucina e nell'altro sulle stuoie riposerà tuttA la famiglia. Rimane una sorta di sottotetto dove vengono confinati gli anziani che non sono più in grado di lavorare, età che tuttavia raggiungono in pochi. Sono costruzioni tutte uguali di rossi mattoni che si confondono col rosso del terreno che le circonda, strette ed alte, col tetto a spioventi di paglia che ne accentuano la verticalità, le più recenti dotate anche di una specie di balconcino di accesso al piano più importante. La casa è fondamentale nella costruzione della nuova famiglia, con la porta di ingresso rivolta ad est, perché il primo raggio di sole entri a svegliare la padrona di casa per ricordarle che è ora di cominciare le sue incombenze domestiche, l'acqua da portare a casa, il mortaio in cui preparare la farina per il pasto, la legna da raccogliere. Michelle è ancora piccola ma ha già uno sguardo adulto, conosce ormai bene e sa svolgere tutti questi lavori, inoltre sa trattare la rafia e come intrecciarla per produrre contenitori, panieri, stuoie e cappelli, una attività commerciale accessoria indispensabile per l'acquisto di quei pochi beni che nonpossono essere autoprodotti. 

In casa
E' quasi pronta, tra qualche anno, non più di tre o quattro, qualche ragazzo di qualche paese vicino che incontrerà in qualche mercato la chiederà in moglie, magari ha già cominciato a costruire la sua casa nuova, dietro a quella di famiglia e aspetta soltanto di avere un numero di zebù sufficiente a formare una nuova famiglia. Anche lui ha già imparato tutto quello che serve per vivere, anche se non è mai andato a scuola. Gli occhi svegli di Michelle lo sanno, mentre ti offre una stuoietta di rafia, cacciandosi rapida i soldi in tasca con un gesto avveduto ed esperto. Si può dibattere a lungo su questa situazione. Se sia meglio che questo stato di vita venga conservato il più possibile, con i suoi vantaggi e svantaggi. Uno stile di vita basato sull'autoconsumo, un'agricoltura primordiale appena sufficiente, lo sciamano e gli anziani depositari delle uniche conoscenze utili alla sopravvivenza, la pastorizia e l'allevamento su tutto che consentono una vita apparentemente serena e felice, basata sulle tradizioni immutabili nel tempo e noncontaminate da un'informazione che è ancora lontana dall'arrivare. Un modo di crescere in cui non serve saper leggere e scrivere, in quanto comunque non c'è nulla da leggere, ma le sole conoscenze, quelle che contano, sono tramandate oralmente dall'esperienza fatta sul campo e dagli anziani. 

I bimbi di casa
Oppure l'odore del mondo moderno che è alle porte ed avanza piano piano, con le auto ed i camion che passano lungo la strada, che arriva nei mercati, dove c'è ormai anche il banchetto dei piccoli pannelli solari che puoi portarti davanti alla capanna per caricare la batteria di una radio o del cellulare. Già perché se è vero che non vedi fili elettrici e pali della luce, in alto sulle colline, cominciano a comparire lunghe antenne misteriose, sirene nuove che lanciano il loro canto attraverso le terre antiche dell'altopiano. E dunque, scuola e istruzione e bisogni nuovi e nuovi desideri, di conoscere e di muoversi, lasciare la terra antica ed avara, la mandria pretenziosa che vuole essere accudita ogni giorno, l'acqua che è sempre finita da rabboccare e magari partire per andare in quel posto lontano al di là delle colline, dove le case non sono quella decina attorno alla risaia, ma così tante che non riesci neppure a contarle. 

Dove i mercati non sono come quello del lunedì, con la frutta e le verdure e qualche straccio qua e là, sulla decina di banchi di canne dietro il curvone sotto la discesa, ma enormi, a perdita d'occhio, con tante cose sconosciute e mai viste, scarpe colorate e vestiti bellissimi e tante altre che non sai nemmeno a cosa servono e allora ti verrà naturale il volere fermarti lì, stendere un telo lungo lo scarico di una fogna e visto che denaro non ne hai, cercare di fare qualche cosa che ti permetta di avere quelle cose. Adesso che sai leggere e scrivere in fondo ne hai diritto e quando cominci a capire che per averle devi farti schiavo di altri ancor più di quanto facevi prima, perdi il sorriso dell'altipiano e cominci un nuovo tipo di vita. Chissà quale sarà il futuro di Michelle? Per adesso si aggiusta il fratellino sulla schiena, utile allenamento per un domani prossimo e ti saluta con la mano mentre risali il sentiero tra le risaie. Per ora sorride ancora, anzi ridacchia proprio quando la sua amichetta grida qualcosa a quei vasà che stando al sole diventano più rossi della terra dell'orto.




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lunedì 19 dicembre 2016

Alla ghigliottina!

dal web


Lasciatemi un piccolo spazio per commentare quanto accade a Roma in questi giorni. Non tanto per dare giudizi nel merito o compiangere quella povera e disgraziata città. Ognuno in fondo si merita quello che si è provocato con le proprie mani. La cosa è invece molto interessante per capire come funziona la mentalità del poppppolo, la folla manzonianamente intesa, che gran libro i Promessi sposi! Se siete sufficientemente distaccati dalle varie fedi politiche e vi sentite in grado di fare osservazioni in una certa misura super partes (anche se nella pratica è quasi impossibile non mantenere un qualche grado di condizionamento) non potrete non notare un fatto incontrovertibile che si aavverte bene, non solo nell'ascolto dei commenti televisivi e giornalistici, ma da un esame anche solo superficiale dei social, specchio perfetto della pancia vera della gente. Su questo palcoscenico, a mio parere molto importante, si nota che, può emergere davvero qualunque cosa, questo partito che è ormai maggioranza in questo paese, può dimostrare in tutta evidenza la totale e completa incapacità di gestire la cosa pubblica, tanto che nei, per fortuna, ancora pochissimi comuni dove è arrivato alla stanza dei bottoni, ha combinato disastri di ogni tipo, con una percentuale di fallimenti che non ha eguali nei precedenti sia di destra che di sinistra, ma il suo consenso nel popppolo non diminuisce assolutamente, anzi, cresce con continuità. 

Quello che non verrebbe perdonato a nessuno e quando emergeva ad esempio nella Lega li faceva crollare dal 20% al 3% o al centrosinistra, facendo loro perdere (o non vincere) le elezioni, non altera minimamente la fede nel movimento, anzi la rinfocola in un atteggiamento di resistenza al vergognoso attacco al fortino e così il suo organo ufficioso di stampa, anche se non sa più come arrampicarsi sui vetri e si abbarbica al simpatico sorrisetto supponente travagliesco, le schiere dei votanti inneggiano alla resistenza, mostrando fede assoluta nelle facce degli incompetenti che via via tornano ad arringare, se pur con occhi contriti, la folla adorante. E' la sindrome del: poverino ce l'hanno tutti con loro che sono tanto buoni (onesti). Può essere. Al massimo esiste sempre l'estrema difesa, sempre meglio dei ladri, furfanti e grassatori di prima. E invece credo che non si tratti di questo. La folla è sempre stata così, vuole il sangue dei potenti e poi, via via, di quelli che li sostituiscono. 

Le tricoteuses appollaiate ai margini della odierna ghigliottina, alzano la testa dal loro lavoro solo per lanciare qualche grida di giubilo con relativo commento su Facebook, quando cade un'altra testa. Al massimo rilasciano un tweet godendo della prossima vittima in lista. Tanto si sa come funziona questo meccanismo. Robespierre/Grillo continuerà ad imperversare facendosi beffa della volontà del voto popppolare. Sbeffeggerà il voto dei romani come qualunque altro e quando il burattino da lui imposto non si dimostrerà ubbidiente agli affari della ditta, imporrà il suo direttorio alla faccia di chi ha votato, fino a quando sarà inevitabilmente la sua di testa a cadere nel cesto, tra gli ululati della piazza. Dopo, in attesa, c'è già qualcuno che, gongolando in attesa di scurire il colore della sua camicia, aspetta di raccogliere quel potere che gli cadrà insperatamente tra le dita adunche, per un altro ventennio. Poi sarà il tempo di chiedersi, a sborgna finita, con occhi stupefatti, ma come è stato possibile tutto ciò. E adesso lasciatemi andare che nevica e devo uscire lo stesso e sono già nervoso.


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sabato 17 dicembre 2016

Madagascar 7: Tra vivi e morti





Lemure dei bambu
Poiché non bisogna negarsi nulla, ecco qua a pochi km dal parco di Andasibe, la riserva di Vakona, dove su alcune isolette in mezzo alla palude, ci sono, tra gli alberi, molte famiglie di lemuri, come si suol dire, da toccare con mano. Certo i puristi della natura selvatica storcono subito il naso, è uno zoo all'aperto, sentenzieranno subito con la bocca a cul di gallina, ma che naturalità del cavolo e così via cantando. Per carità tutto vero, ma, a parte il fatto che qui vengono svolti anche dei programmi per recuperare alla vita autonoma i piccoli senza madri e altri lemuri in difficoltà, dopo che ti sei bagnato come un pulcino per ore, almeno te li guardi anche un po' faccia a faccia, 'ste bestie e te le godi un po' più a lungo. Lo spazio che hanno a disposizione è poi molto simile alla vicina foresta essendone in pratica uno scampolo isolato in mezzo alla palude, dunque chi vuol criticare lo faccia pure, chi invece ci tiene, imbracci la macchina fotografica e si goda gli indri, i lemuri del bambu che si nutrono solo del midollo di un tipo particolare e quelli con la coda ad anelli bianconeri, gioia di ogni juventino che si rispetti. 

Un Fulvus
Tuttavia, calcolando che anche se non caschi nella palude sei bagnato lo stesso, visto che come ho già detto siamo in piena foresta pluviale, calcolate di portarvi dietro qualche cosa di asciutto, finiti i gridolini di soddisfazione per le foto con i lemuri in testa. Bisogna quindi risalire verso Tana, dove lungo la strada incontri piccoli autobus stracarichi di gente che si fermano in un'area prestabilita vicino ad un passo, posizionandosi attorno a piccoli laghetti formati dal fiume che scende dall'altopiano. Ogni gruppo rimane radunato attorno a quello che appare come una sorta di picnic, una specie di festa. Sul mezzo spicca una bandierina issata sulla destra della cabina. Sono tutti gruppi familiari che ritornano da un funerale. Qui la morte è una cosa importante. Una tradizione che sovrasta tutte le altre e che rimane a coronamento di una vita, ti definisce come uomo, illustrando l'importanza che hai avuto nella società e nel mondo. Hai avuto successo nella vita? Allora il tuo funerale deve essere il più sfarzoso possibile e la tua tomba sarà grande, decorata e dipinta, certo molto di più della tua casa in fondo labile e passeggera come la tua presenza sulla terra. 

Il lavatoio dopo il funerale
Qui spunta decisa l'origine australe di questo popolo, arrivato qui attraverso l'Oceano Indiano, circa mille anni fa, dalla Malesia e dalle isole indonesiane, dove il culto della morte è preminente su ogni altro aspetto sociale. Rimane forte l'impronta dei riti funebri grandiosi dei Toraja di Sulawesi, dei sacrifici rituali di maiali e bufali, delle grandi feste che coinvolgono paesi interi. Qui, seppure intono minore, rimane la tradizione che mantiene riti che nelle campagne condizionano ancora totalmente il rispetto sociale e la distribuzione della ricchezza, oltre che a scandire tempi e vita di villaggio. Così il morto viene portato, appunto da tutti i parenti e dai vicini, magari sul tettuccio del taxi brousse appositamente affittato, al luogo dove sorgerà la tomba provvisoria, anche molto lontano dal paese. Qui rimarrà più o meno per sette anni, tempo durante il quale non è considerato ancora completamente morto e al termine di questo periodo, con una nuova festa sarà riesumato e posto nella sua dimora definitiva, una grande costruzione in pietra, non di legno o di frasche come il resto delle abitazioni, decorata e dipinta con scene che ricordano la vita del defunto. 

Zona picnic
Così se sognava il mare, ci saranno navi e marinai, se è stato un soldato, ecco la figura naif di un Rambo che imbraccia un mitragliatore, se era autista, ecco il disegno del suo camion carico di mercanzia.  Poi terminata la festa il bus ritorna verso il paese di origine, il morto è davvero passato nel mondo di là, non tornerà indietro a disturbare i vivi, ma rimarrà come dio protettore a cui rivolgersi nei momenti difficili della vita. Tuttavia il contatto con la morte sporca e va lavato via, così in questi luoghi vicino ai fiumi, la comitiva si ferma e lava accuratamente tutte le vesti che sono state indossate nella cerimonia e che rimangono ad asciugare intorno, mentre si svolge il banchetto picnic. Adesso ha smesso di piovere, siamo arrivati ai mille metri dell'altipiano e la strada si gira verso sud, in un territorio più secco di terra rossa che somiglia sempre di più a quell'Africa da cui i Malgasci vorrebbero mantenere una certa distanza, anche se proprio queste terre sono popolate da tribù che appartengono alla seconda immigrazione, proprio quella arrivata attraverso il piccolo braccio di mare che separa la quarta isola del mondo dal continente nero e che ha contribuito a creare questa mescolanza unica e peculiare, orgogliosa della sua diversità.




SURVIVAL KIT

Vakona Private Reserve - Nei pressi di Andasibe. Piccola riserva privata (ingresso 25.000 Ar.) ai bordi della foresta del parco. Consta di quattro isolotti a cui si accede con una canoa (10 metri di viaggio) dove è ospitata una  popolazione di 4 specie di lemuri, che potrete vedere molto da vicino, tanto che vi salteranno subito in testa in attesa che diate loro le banane che avrete preventivamente portato con voi. Non dimenticate in auto la macchina fotografica. Se vi infastidiscono le cose un po' artificiose saltatela pure, però poi non lamentatevi se nei parchi i lemuri sono trappo infrattati tra le frasche e non li potrete vedere bene. Possibilità di mangiare e  pernottare nel parco in bei bungalow in muratura.

Verso l'altopiano

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venerdì 16 dicembre 2016

Madagascar 6: Il parco di Andasibe

 
Nella foresta pluviale




Un lemure Sifaka col piccolo
Partiamo da una tautologia. La foresta pluviale viene definita con questo nome per un motivo specifico: perché ci piove, nel senso che ci piove sempre, un po' più, un po' meno. Insomma le possibilità partono dal camminare nel fitto della foresta sotto una pioggia battente, al saltellare qua e là cercando di evitare le pozze di fango più grandi ed insidiose sotto il continuo sgocciolamento che scende dagli alberi gravidi di acqua scesa nella precedente pioggia battente. Con tutti gli stati intermedi naturalmente, da quello in cui la pioggia sembra scemare un poco per cui tenti di liberarti delle protezioni che tu stanno soffocando, salvo piombare subito nell'incubo dello scroscio successivo, alla perenne nebbiolina umida che è già acqua e che nel dialetto alessandrino si definisce scarnebbia. Comunque nell'aria rimane sempre quel polverino acquoso che impregna ogni cosa, terreno, alberi marci caduti, animali, uomini e cose. Bisogna tenere presente che novembre comunque è indicato come uno dei mesi ideali per visitare la riserva della foresta pluviale di Andasibe. Nel resto dell'anno piove di più, molto di più. 

Sentieri
Tuttavia se sei arrivato fin qui non puoi certo negarti a questa esperienza, per cui eccomi qua alle 7 del mattino fresco e nebbioso, alle porte di ingresso a bardarmi di tutto punto per penetrare tra gli alberi fitti subito al di là del gate. La necessità di proteggere in qualche modo il fardello di attrezzatura fotografica che mi sono condannato a trasportare, croce e delizia che spesso si tramuta in cilicio implacabile per farmi pentire dei miei peccati passati, presenti e spero futuri, impone una larga mantella che renderà il corpo contenuto sottostante, alla stregua di un pezzo di carne da cuocere al vapore lentamente e a temperatura costante, a seconda della lunghezza del percorso prescelto. Tuttavia bisogna riconoscere che il luogo è affascinante nella sua maestosità resa impenetrabile proprio anche da queste condizioni climatiche difficili. Il muro di verde si apre a fatica in minuscoli sentieri, ricoperti di mota rossa scivolosa come una saponetta e risalire la collina richiede impegno e sacrificio, ma l'ambiente ricoperto di muschi e di epifite rigogliose dalle dimensioni gigantesche, ripaga il tutto. La foresta  appare subito come un enorme organismo vivente, dove questo brodo caldo di umidità sempre presente, nutrono orgiasticamente tutti gli organismi che ci vivono e prosperano. 

Camaleonte
Le foglie sono grasse e carnose, le liane che pendono dall'alto sembrano corde vive, le erbe e le felci diventano alberi, gli alberi a loro volta assediati dalla vegetazione più bassa, sono trasformati in giganti, le cui chiome si perdono in alto invisibili all'occhio di chi sta a terra e persi in una nebbia azzurrina. Tra i tronchi colossali che ti circondano, riconosci palissandri, ebani, mogani ed altri legni rari forse vecchi di secoli, infammezzati all'accozzaglia di altre essenze fragili, dai legni teneri e destinate a crollare in fretta nell'economia della foresta, ma proprio per questo in crescita talmente rapida ed impetuosa che quasi ti pare vederli aumentare di volume sotto i tuoi occhi. Sembra insomma che alcuni di questi bambù giganti a volte crescano anche di diversi centimetri al giorno. A terra tutto è fradicio e marcio; ogni cosa animale o vegetale che muore, cade e diventa utile substrato per chi resta e ne approfitta per prosperare ancora di più. Lo senti come organismo vivo, che borboglia in crepitii sommessi sotto i tuoi piedi, che fruscia intorno a te, che grida e strepita tra i rami più alti. E' vita in ogni sua più diversa forma, dove tutto è grande ed esagerato, dagli insetti che appaiono subito fuori dimensione, dallo scarabeo giraffa che protunde la sua lunga escrescenza rossa al di sopra della testa, ai ragni, alle scolopendre che subito si arrotolano a riccio, come se fossero loro e non tu a dovere aver timore. 

Lemure fulvo
Poi, scovati dal battitore che scivola tra i sentieri laterali, appollaiati tra i rami, famiglie di lemuri diurni si nutrono di bacche incuranti dell'acqua che continua a scendere. Puoi vedere facilmente l'indri indri, uno dei più grandi caratterizzato dall'assenza di coda e quello fulvo (Eulemur rubriventer), più timido e rapido a dileguarsi tra i rami. Se ne stanno comodi su sedili naturali dove i rami si triforcano, dando un'occhiata in basso di tanto in tanto, poi inspiegabilmente, come tarantolati, saltano da un ramo all'altro con velocità ed inaudita perizia, afferrandosi ad ogni appiglio che arriva a tiro. I rami morbidi si flettono e forniscono ulteriore spinta per il salto successivo. Uno spettacolo che solo il fastidioso colare dell'acqua sul volto, impedisce di godere appieno, con lo sguardo rivolto in su. Dopo quasi tre ore di faticosa arrampicata, sei marcio come un'oca ed il minuscolo lago verde ti appare come una esoterica fonte nella foresta paurosa di Harry Potter. Quando riesci a riguadagnare l'uscita sei contento lo stesso, intanto perché ce l'hai fatta a non cadere nel fango e ad aver scavallato tutta la collina e poco importa se ti sei beccato la solita sanguisuga nella caviglia o se hai anche le mutande marce, tanto il raffreddore o la gola che brucia erano garantiti fin dall'inizio. Se no non sarebbe stata una foresta pluviale, mi sembra. Alla fine non c'è niente da fare, ci casco tutte le volte.


Survival kit

Pronti al balzo
Parco nazionale di Andasibe-Mantadia - Ingresso 30.000 con guida e battitore, per almeno 4 ore di trekking nella foresta (mancia almeno 5.000). E' uno dei parchi più famosi facilmente raggiungibile da Tana a soli 150 km sulla N2. Oltre 15.000 ettari di foresta pluviale molto bella e benconservata che ospita 11 specie di lemuri tra diurni e notturni tra cui l'aye aye, difficile da vedere proprio perché si muove solo di notte. Si possono vedere, ma con una certa difficoltà, dato che la visita si svolge prevalentemente sotto la pioggia, altri animali e molte specie di uccelli, farfalle, anfibi e rettili. Si vedono anche molti insetti particolari tra cui lo scarabeo giraffa tipico di questo parco. Conviene dormire vicino all'ingresso e partire al mattino evitando le ore più calde scegliendo uno dei tanti itinerari più o meno lunghi a seconda delle vostre forze. Calcolate al minimo quello di due ore, qualche cosa vedrete comunque. Molte possibilità di alloggiamento nelle vicinanze. Mesi migliori per la visita aprile, ottobre, novembre.

Un formicaio
Hotel Feon'ni Ala - Andasibe - attorno ai 20 €. Ottimamente posizionato ai margini della foresta, vicino all'ingresso del parco. Di notte si sentono le grida dei lemuri. Bungalow spartani come più o meno in tutto il paese, ma ragionevolmente puliti, Letti con zanzariere. C'è molta umidità. Acqua calda. Free wifi discreto alla reception. Ristorante con menu cinese. Pollo con patate e birra locale 13.000 Ar. Porzioni non abbondanti. Colazione standard inclusa come in tutto il resto del paese,: succo fresco, frutto, pane burro marmellata e thé o caffé.


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giovedì 15 dicembre 2016

Madagascar 5: I primi lemuri a Peyrieras

Il fiero pasto

Rana pomodoro
La nazionale n.2 è in discrete condizioni e corre verso est tortuosa, tra foreste sempre più rigogliose man mano che ci si avvicina alla costa orientale decisamente più umida, trasformandosi a poco a poco da zona semisecca a vera e propria foresta fluviale. L'insediamento umano è piuttosto raro e si limita a qualche capanna ai limiti delle radure tra le colline. L'insieme dà una certa impressione di selvatico. Mentre con gli occhi scorri le distese di alberi, cresce la voglia di penetrare questa barriera naturale, di calpestare finalmente un poco questa terra rossa popolata di tronchi per toccare da vicino la vita che nasconde. Mancano ancora molti chilometri ad Andasibe ed al suo grande parco, dove arriveremo solo verso sera, ma lungo la strada incontri una occasione interessante per sgranchirti le gambe, la riserva Peyrieras subito dopo Marozevo. Qui si apre subito un discorso. Siamo in una terra selvatica e ghiotta di aspetti interessanti, piena di parchi naturali sconfinati, da percorrere a piedi esplorandone lentamente gli aspetti più segreti. Ha senso allora vedere ambienti, tutto sommato creati artificialmente che però, in poco spazio ospitano moltissimi tra gli animali più interessanti? 

Batraci di circa 1 cm
Mi sentirei di dire che alla fine ne vale la pena, perché se è vero che il fascino delle passeggiate nella foresta ricercando con fatica la vita che nasconde, non è paragonabile; tuttavia qui hai l'opportunità di vedere da vicino, di toccare, di poter fotografare nelle migliori condizioni molte specie che è difficile avvicinare in natura e che probabilmente non avresti mai l'occasione di scoprire. In fondo ci siamo venuti apposta da queste parti e allora bando alle discussioni e diamoci da fare. Joseph, che ti accompagna tra gli alberi bassi della foresta di Mandraka, va a colpo sicuro nel mostrarti cose che tu non riusciresti a vedere neanche facendo attenzione da vicino. In effetti in questa riserva creata dal naturalista francese di cui porta il nome, sono concentrate un gran numero di specie animali davvero interessanti che non avremo l'occasione di vedere da altre parti del paese. Intanto è il primo attessissimo contatto con i lemuri, il simbolo assoluto del Madagascar e quindi l'apparizione del lemure fulvo o del sifaka è sempre una bella emozione. Ma qui trovi anche una grande concentrazione di animali che sono una vera sorpresa per le loro forme inconsuete e spesso a te completamente sconosciute. 

Brookesia
Intanto una bella varietà di camaleonti, più di una decina, dal più grande Calumma parsonii, con i suoi colori smaglianti e che cambiano rapidamente dal verde più vivo, al rosso, al marrone a seconda che si rifugi tra le foglie o scivoli lungo le cortecce, fino al più piccolo della specie Brookesia che a malapena copre un'unghia del tuo dito. Vedere la sua lingua lunga quanto l'intero corpo che saetta per acchiappare un insetto ad una velocità quasi impercepibile all'occhio, contrasta con l'apparente goffa lentezza con cui si muove lungo il ramo a cui rimane pervicacemente appeso con le zampine prensili. Le estremità delle sue dita sono appiccicose e danno una viscosa sensazione se te lo fai passeggiare sulla mano prima lasciargli riguadagnare il suo ramo in cerca di altre prede, lui a sua volta facile preda che solo nel mimetismo astuto trova scampo dai predatori. Strano contrasto di fulminea rapidità predatoria e immobilità passiva in quanto vittima della stessa catena naturale. Poi, sulle foglie di banano distese a terra, rimani incantato a guardare le minuscole rane rosse che saltellano o la più minacciosa, anche se innocua rana pomodoro (Dyscophus guineti) dagli occhi apparentemente feroci.
Trovato il geko?

E ancora una serie di enormi scolopendre ed altri anellidi inconsueti, per non parlare del capitolo mimetismo con molte specie di gechi quasi impossibili da scorgere sui tronchi sui quali stanno immobili, anche con una osservazione ravvicinata, tanto le loro macchie sono consequenti alla corteccia sulla quale rimangono per ore a loro volta in attesa di preda o le diverse specie di insetti stecco praticamente identici ai rametti secchi su cui sono posati. Considerato che il Madagascar non ospita serpenti velenosi, puoi anche prenderti al collo un boa di medie dimensioni (Sanzinia madagascariensis), per apprezzarne la bellezza severa e la strana sensazione della sua muscolatura tesa sotto la pelle asciutta e brillante che scivola sulla tua. Poi enormi farfalle, coccodrilli, pipistrelli grandi come galline e tanto altro, incluso il Tenrec eucaudatus, un piccolo mammifero che si ciba di insetti, simile ad una procavia del Capo o ad un grosso topone, fate voi. 

Pipistrelli
Insomma un'occasione per vedere da vicino cose davvero differenti e che probabilmente non avrete più la possibilità di vedere altrove. Dai, dite quello che volete, è vero che è un ambiente tutto sommato artificiale, che tanti animali così in una porzione di foresta così piccola sono innaturali, però intanto te li puoi godere bene ed alla fine siamo venuti fin qui per questo. Allora non facciamo troppo i difficili e godiamoci l'attimo, pensando che in fondo questo ambiente è servito anche da protezione per diverse specie il cui ambiente circostante è stato messo in condizioni critiche e che probabilmente le avrebbe messe a rischio. Dunque, sfogate le vostre pulsione naturalistiche, ma soprattutto fotografiche, adesso però è ora di riprendere la strada per un altro paio d'ore fino ad arrivare al confine del grande parco di Analamazaotra. Ma ormai è quasi buio e alla foresta pluviale fitta fitta che comincia subito dietro i bungalow ci penseremo domani.

scolopendra

SURVIVAL KIT

Tenrec ecaudatus
Riserva di Peyrieras - A 72 km da Tana sulla N2 nella foresta di Mandraka. Ingresso 10.000 Ar. E' una piccola riserva privata che ospita decine di specie anche rare che si possono vedere da vicino e toccare direttamente. A mio parere vale comunque la pena, anche per rendersi conto della grande varietà di animali endemici, la maggior parte dei quali avrete occasione di vedere solo qua. Calcolate una o due ore a seconda di quante foto volete fare. L'accompagnatore parla anche un po' di italiano segno di quanto sia popolare il posto tra i turisti.



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