domenica 30 giugno 2019

Ritorno ai monti sorgenti


Il forte di Fenestrelle

Ohibò, avrete notato che da qualche giorno latito, ma tranquilli, anche se so che ve ne siete fatti una ragione, come l’assassino, ritorno sempre sul luogo del delitto, intanto per ratificare che nonostante il caldo torrido non sono ancora morto, seccato al sole direbbe qualcuno, in questa Alessandria mesopotamica trasformata in una umida serra con 43°C fissi. La realtà è che mi sono allontanato, scegliendo appunto i giorni migliori per vagare nella pianura Padana, con una tappa, dapprima nei pressi di Parma, zona alla quale sono ormai aduso per motivazioni familiari, ma ancora per poco, e una in quella collinosa Romagna al confine delle Marche, dallo splendido paesaggio del quale vi parlerò magari domani, a trovare amici. Tornato quindi nella fornace, mi sono trattenuto giocoforza per una ulteriore giornata per non perdermi la presentazione del libro Sulle spalle di Umberto, una gustosa miscellanea di inediti ed episodi cittadini di Eco, edita specificamente per gli ammiratori del nostro concittadino più illustre, alla quale, indegnamente ho dato anche io un piccolissimo contributo, per cui non potevo mancare. 

Oltre a ciò, dulcis in fundo, questo andirivieni affannoso è stato condito da una serie di disgrazie domestiche, dai bloccaggi di serrature; alle infiltrazioni d’acqua da sistemare sotto il sole cocente, che mi hanno fatto stare male al solo guardare chi doveva svolgere il lavoro con la fiamma ossidrica in mano; al crollo di pesantissimi pensili gravidi di servizi preziosi di bicchieri, alcuni addirittura doni di matrimonio, il mio, eh, di quasi 48 anni fa, con relativo spargimento di vetri per tutta la casa; al disfacimento di vecchi armadi gremiti di vestiti su cui operare scelte, sparsi maldestramente sul pavimento. Il tutto nella fretta angosciosa della preparazione del solito vagone di masserizie da stivare in macchina e fuggire il più velocemente possibile, magari prima delle otto di mattina, verso il mio buen retiro montano, dove attenderò tempi migliori, per un lasso di tempo ragionevole, magari in attesa che mi paghino la pensione in minibot. Comunque non ci crederete fa caldo anche qui tra i monti del re Cozio, anche se ai suoi tempi, forse il caldo era ancora maggiore se, come raccontano, il buon Annibale, invece divenire coi barconi, se la fece tutta in groppa agli elefanti. Beh, il paese ormai è in modalità estiva, con i vari esercizi aperti e ansiosi di servire la masnada accaldata dei davalìn (quelli che salgono dal fondovalle) benignamente disposti a spendere qualche soldo. 

Insomma tutto il villaggio, che in inverno conta a malapena due centinaia di residenti, nella maggior parte over 70, è ormai attivo, con tutte le sue varie manifestazioni programmate, anzi devo sbrigarmi domani ad andare alla Proloco per concordare le mie due solite chiacchierate serali. Passeggi in su e in giù, salutando i vari abitué che, complice la temperatura sono ormai arrivati quasi tutti, ci si riconosce da anni, bundì monsü, cuma va madamìn, e la diabete? e il polistirolo, che l’autr’ani a l’avìa un po’ aut? Insomma discorsi da pensionati che non hanno cantieri da presidiare e possono solo dibattere al bar ad tüti sti moru, ch’as na pël pü e che brau ‘l capitano ch’a dev bütela ‘n galera e tra’ via la ciau, cula lì. Insomma ordinaria amministrazione in cui spero di rimanere per il tempo necessario per continuare i vari lavori che ho messo in cantiere e che mi terranno occupato per tutta l’estate, senza dimenticare che devo cominciare a programmare anche il viaggetto autunnale, posto che riesca ancora a farcela e posto anche che tutte le altre nazioni non ci abbiano ancora dichiarato guerra. Dunque presto che è tardi, dumsi da fè fioi. Intanto continuate a seguirmi che vi terrò comunque aggiornati e terminerò anche il racconto, troncato a metà, del viaggio primaverile indiano. Dai che il caldo passa presto, anche se il danno provocato nelle teste di molti (oltre una certa temperatura le cellule cerebrali e le sinapsi friggono, specie se sono poche) ormai è fatto.



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martedì 25 giugno 2019

Rimpatriate


Diversamente giovani

Diciamo pure la verità, quando un gruppo di anziani, e proprio di anziani si tratta, inutile girarci intorno chiamandoli diversamente giovani, qualcuno ha addirittura superato i 90, anche se è tra i più arzilli, si ritrova davanti ad una tavola dopo tanti anni, i più fanno quei mezzi sorrisetti di compatimento che si rivolgono di solito alle riunioni varie di reduci, dandosi magari di gomito e sottolineando quanto alla fine sono tristi. Col cavolo ragazzi! Ieri, io ho ritrovato un gruppo di vecchi (non è che voglia sottolineare la cosa) carissimi amici, appartenenti alla mia prima vita lavorativa e vi assicuro che è stata una giornata così piacevole che ha cancellato di colpo tutte le varie ansie, apprensioni, magoni che di solito mi pesano sullo stomaco, specialmente di questi tempi. Ci siamo divertiti, abbiamo mangiato e bevuto, ci siamo ricordati l'un l'altro quelle tante cose che ci hanno legato in quegli anni, gli anni lontani, passati, per noi così gloriosi, passatemi questo termine becero, quelli che per i vecchi sono sempre i più belli, anche se allora magari li maledicevamo. Anche quelli che non ci sono più, ad ogni racconto venivano fuori come una litania di un rosario malinconico, ma alla fine ridanciano e di certo se fossero stati con noi avrebbero riso anche loro. Ritrovarsi e ricordare, un piacere che se te ne vai giovane, sarà pure una bella cosa, ma te lo perdi. E se passando davanti al vecchio stabilimento di selezione delle sementi, adesso vedi soltanto un decrepito capannone pieno di erbacce abbandonato da anni all'incuria del tempo, ti scappa una lacrimuccia, pazienza, la giornata è stata davvero tanto, tanto piacevole lo stesso. Grazie amici! Ci vediamo il prossimo anno.

lunedì 24 giugno 2019

XIV gionata di istruzione AMAP

Oasi Zegna

Fioritura di rododendri
Ed ecco qualche cenno all'ultima giornata di istruzione dell'AMAP, di questo anno sociale, che si è svolta il 30 maggio nei parchi del biellese, ma io come al solito sono un po' in ritardo anche se cerco affannosamente di recuperare, pertanto mi scuserete. Dunque, complice una magnifica giornata, anche questo ultimo appuntamento dell'anno prima delle vacanze, è partito con tutti i crismi di un magnifico successo. D'altra parte è un omaggio a monsieur De LaPalisse, dire che, con una bella giornata di sole e il cielo azzurro, i parchi del territorio biellese si presentano nella loro immagine migliore. In particolare l'Oasi Zegna, un vallone che a pochi chilometri da Trivero, la lungimiranza di un grande imprenditore della zona, Ermenegildo Zegna, fece piantumare quasi cento anni fa con oltre mezzo milione di conifere e centinaia di alberi di rododendro, provenienti dal Belgio. La montagna era completamente spoglia e nuda, devastata da un prelievo boschivo implacabile e imprevidente e lo Zegna volle creare in questi luoghi, vicini alle sue fabbriche, un oasi di verde e di fioriture primaverili a disposizione di tutti i suoi dipendenti e della cittadinanza al completo, riconoscendo l'importanza di vivere in un ambiente piacevole per avere una qualità di vita migliore. 

La fabbrica Zegna
Questo industriale illuminato, come del resto ce n'erano a quei tempi molti, ad esempio l'alessandrino Borsalino, ha proseguito in questa opera sociale fornendo alla cittadinanza anche molte altre opere utili a partire dall'ospedale. Erano concetti diversi, quando qualcuno riteneva che la forza lavoro forse costituita da esseri umani e non da numeri o da risorse da sfruttare al massimo e quindi rottamare. Ma questo è un altro discorso. Tuttavia dopo la straordinaria piacevolezza della passeggiata nel parco, attraversando il bosco di rododendri fioriti, davvero bellissimi, anche la visita del Museo Casa Zegna, non ha fatto che ribadire il concetto sopra esposto, oltre ad illustrare bene, con la esposizione permanente "Cent'anni di eccellenza", la qualità tuttora ai vertici mondiali, della produzione tessile dell'azienda in questione. Toccare la eterea leggerezza del vello di vigogna o la morbida plasticità del tessuto di cachemire mongolo è sensazione unica. Al ristorante Il Castagneto poi, sosta obbligata per raccogliere pensieri ed emozioni, i prodotti del territorio l'hanno fatta da padrone e non poteva essere diversamente se vuoi apprezzarlo in tutti i suoi aspetti. 

Il parco della Bessa
Per questo è stato un pochino più difficile affrontare la passeggiata pomeridiana nel parco della Bessa, ai margini della collina morenica della Serra di Ivrea. Un'area credo, anche questa assolutamente unica nel suo genere, di circa cinque chilometri quadrati, completamente ricoperta da colline di sassi, cumuli infiniti di ciottoli prodotti dal lavaggio, per oltre una secolo e mezzo in epoca romana, della parte più grossolana dei depositi fluviali auriferi, di questa immensa miniera a cielo aperto, la Aurifodina, da cui sono state estratte da un esercito di uomini (o di schiavi) oltre 150 tonnellate di oro, tra pepite e pagliuzze. Questo enorme giacimento aurifero successivamente abbandonato, viene via via riconquistato da una natura impetuosa che fa crescere pur nel difficile terreno ricoperto di ammassi pietrosi, alberi, cespugli sparsi ed una sorta di bosco del tutto particolare, che rende tutta l'area molto suggestiva da visitare, essendo tra l'altro un luogo piuttosto misconosciuto. Quindi, prima di sciogliere definitivamente le righe, un grazie di cuore all'amica Giacomina Caligaris che ha pensato a questo itinerario davvero piacevole e inconsueto. E a questo punto buone vacanze agli amici del Museo dell'Agricoltura del Piemonte. 

Santuario Madonna della Brughiera






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domenica 23 giugno 2019

Recensione- F. Cancogni - Il pane del ritorno



Per gli amanti delle saghe familiari, un libro piuttosto avvincente, di una scrittrice ultranovantenne di buona verve narrativa che racconta la vita travagliata di due ragazzine ebree orfane, nate in Uzbekistan e della loro vicenda che le ha condotte attraverso il secolo scorso per un viaggio infinito fino all'approdo finale in Israele. Intriso nella sconsolata sensazione dell'ebreo perennemente perseguitato in qualunque luogo vada, la vicenda è pervasa da una vena di tristezza, per una esistenza fatta di tappe obbligate e subite continuamente senza possibilità di scelta. Pieno di fascino il racconto che si dipana attraverso i paesaggi dell'Asia Centrale, per vie contorte che si incrociano continuamente tra di loro e dove la via più facile per arrivare alla meta non è mai la più corta. Sarà ancora maggiormente apprezzato da chi quelle terre lontane e desuete ha avuto il privilegio di vedere, di incontrare gli sguardi di chi ci vive, di condividere con qualcuno questo pane del ritorno, fragrante e appena cotto, di cui mangerai un boccone, mentre il resto rimarrà lì, appeso alla porta in attesa del tuo ritorno, un giorno. 

giovedì 20 giugno 2019

Malta 22 - 70 motivi + 1 per andare a Malta

Tramonto a Malta
Questo post conclusivo, avete notato come dopo una conclusione ce ne sia sempre un'altra successiva, una postilla, un post scriptum, quasi non si volesse lasciare andare l'argomento nel dimenticatoio, fa parte dei cosiddetti elenchi, le liste tanto care al mio conterraneo solo di poco più famoso, ma forse perché è già passato a miglior vita. Fa parte e vuole essere di ulteriore stimolo del consueto giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi sull'arcipelago Maltese, stimolandovi al viaggio. Insomma un altro modo per sottolinearvi, se ancora non sono stato chiaro che ne vale la pena.


  • Agitarsi nei continui timori che generano le astruse regole dei bagagli a mano di Ryanair
  • Rimanere perplessi di fronte alla colata di cemento di Bugibba ma poi in fondo riflettere sul fatto che lì ci devi solo dormire
  • Ragionare sulla quantità di italiani che lavorano da queste parti
  • Esplorare la selvatica penisola di Marfa
  • Aggirarsi nel set deserto davanti al palazzo di Selmun
  • Guardare il mare davanti alla solitaria Red Tower
  • Camminare sulle scogliere di Rdum i-Ahmar cercando di non cadere sotto
  • Stare al sole sulla piazza deserta di Mellieha ammirando il colore della pietra
  • Mangiarsi una alijotta pepata davanti al mare di Armier beach
  • Stupirsi davanti alla cupola a uovo della Cattedrale di Mgarr
  • Calpestare pietre elevate dall'uomo 5600 anni fa
  • Guardare i mosaici della Domus Romana a Rabat
  • Mettere i piedi nell'acqua a Golden beach per timbrare il cartellino 
  • Passeggiare tra la case caverna dei pescatori di Gnajina bay e guardare il sole che scende
  • Gustare il famoso stufato di coniglio in un locale affollato
  • Camminare tra le stradine antiche di Mdina, guardando i palazzi col naso all'insù
  • Stupirsi al vedere gli ambienti della vita di un ricco a palazzo Felder
  • Scendere nella catacombe tra tombe e simboli religiosi
  • Gustarsi un pezzo di torrone maltese seduti su una panchina dei giardini
  • Passare per paesi apparentemente deserti come Bahrjia e raggiungere la baia nascosta di Fomm
  • Farsi cacciare da palazzo Verdala, residenza del presidente e infilarsi al fresco del Buskett
  • Scambiare buchi nelle rocce per i famosi Cart Ruts
  • Stupirsi davanti alla grandiosità dei templi sul mare di Hagar Qim e Mnajdra 
  • Camminare sulle scogliere di Ghar Lapsi guardando l'isoletta di Filfa
  • Aspettare il tramonto ai Dingli Cliffs
  • Mangiare la migliore bistecca di tonno della tua vita
  • Godersi le caverne della costa di Comino mentre stai sul traghetto
  • Stupirsi della bellezza della Blue lagoon quando ancora non c'è quasi nessuno
  • Attraversare a piedi Comino per arrivare alla torre e guardarsi intorno
  • Arrivare alla Spiaggia di Santa Maria e congelarsi nel tentativo di fare il bagno comunque
  • Passeggiare nella piazzetta di Bugibba per apprezzare la movida anche se fuori stagione
  • Rinunciare a vedere l'Hypogeum visto prezzo e impossibilità di prenotare ragionando della volpe e dell'uva
  • Cercare il tempio di Tarxien nascosto in mezzo alla città
  • Passeggiare a Marsaxlokk lungo il mercato del pesce e mangiare in uno dei ristoranti del porto
  • Penetrare nella caverna di Gudja tra scheletri giganti e uomini preistorici
  • Perdersi nel paesaggio estremo della costa cercando la S. Peter's Pool
  • Mangiarsi un Kannolo alla faccia di chi ti vuol male
  • Prendere il traghetto per Gozo e ammirare l'arcipelago dal mare
  • Salire al forte di Mgarr e trovarsi in un condominio con vista e piscina
  • Salire le scale del vecchio mulino di Qala
  • Guardare le statuette grasse al museo dei templi di Ggantja e raffrontarli con le linee di Botero
  • Innamorarsi della tranquillità di Gozo passando da un paesino all'altro
  • Salire sul tetto della Rotunda di Kewkja e chiacchierare con un emigrato di ritorno alla sua terra
  • Cercare di accedere alla grotta chiusa di Calipso e capire perché Ulisse se l'è filata
  • Calpestare la sabbia rossa di Ramla bay sotto la statua che guarda il mare
  • Prendere gli spruzzi della mareggiata a Mrsalform
  • Camminare a lungo nella costa rocciosa intagliata dalle saline
  • Mangiare il formaggio di capra di Zebbug
  • Spaventarsi davanti allo tsunami del mare agitato nel fiordo di Wied il Ghasri
  • Guardare le manifestazioni di fede al santuario di Ta Pinu
  • Chiacchierare coni tuoi ospiti in un B&B di campagna a Ghasri aspettando al sera
  • Tagliare per campi e prati sfalciati per raggiungere la scogliera e godersi il tramonto sulmare
  • Passeggiare nel buio della sera sulla piazza deserta davanti alla chiesa prima di andare a mangiare un piatto di ravjul
  • Sbagliare strada per raggiungere le scogliere di Dweijra bay  e camminare per chilometri godendo di un panorama meraviglioso per cercare l'Azure window, crollato da due anni
  • Girare per la fortezza di Victoria, tra case chiese e monumenti dei Cavalieri
  • Vedere le scogliere di Xlendi e decidere se fare il lungo trekking del sentiero per le Sanap e le Ta Cenc cliffs
  • Bere qualche cosa allocale delle scogliere di Mgarr ix- Xini
  • Passare un'oretta coi piede nella sabbia a Paradise Bay
  • Guardare con curiosità la bomba che ha sfondatola cupola della chiesa di Mosta e scoprire che è finta e poi andare a cercare i set del Trono di Spade
  • Risalire lungo le mura della Valletta e godersi il centro ed i palazzi antichi
  • Rimanere esterrefatto dalla ricchezza della cattedrale di S. Giovanni e godersi i due Caravaggio
  • Entrare nelle chiesette come quella del Naufragio o la cappella della Vittoria e immaginare la ricchezza e la potenza dei Cavalieri
  • Mangiarsi una pastizza al caffè Cordina tra atmosfere di altri tempi
  • Restare intimiditi di fronte alla sontuosità dei saloni del palazzo del Gran Maestro e dell'armeria
  • Guardare la baia e le fortificazioni dal forte di S. Elmo e ricordare il grande assedio
  • Sedersi un po' nei giardini fioriti di Barraka a guardare il porto aspettando la sera
  • Aggirarsi tra le stradine delle tre città e il vecchio Collacchio a Vittoriosa
  • Girare le segrete del palazzo dell'inquisitore
  • Godersi i panorami sul porto dagli spalti del Forte S. Angelo e poi farsi un giro del porto su un luzzu
  • Aggirarsi tra le memorie nel museo navale e il museo della guerra, ricordando i bombardamenti subiti dall'isola
e infine

  • Elaborare la storia millenaria dell'arcipelago dalle dimensioni dei megaliti alla grandezza dell'Ordine, considerando come un territorio così piccolo possa avere ugualmente una enorme importanza strategica





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mercoledì 19 giugno 2019

L'insostenibile pesantezza dell'essere




Mattina presto. Solitudine assoluta. Immobile, disteso, inerte, gli occhi semichiusi, tutti i sensi in standby. Quel minimo frusciare dell'acqua sulle pietre, un rumore di fondo inavvertibile. Un lieve gusto di salsedine e un sentore di iodio quasi assente. Un tepore sui polpastrelli e il filo di brezza marina che non ha ancora preso corpo e che non arriva a mettere in moto il pensiero. Anche l'intorpidimento del collo, i formicolii sono assenti. Una totale atarassia che non si muta in sonno, che impedisce il sogno e ogni altro lavorio della mente. Una non essenza completa. Uno stato inerte tra il piacere e il non piacere. Una indecisione dovuta alla mancanza di necessità di decisione. Sarà così la morte?  In alto sulla collina nel piccolo cimitero, piccole bianche lapidi di esangui contessine russe e ufficialetti  zaristi rosi dalla tisi e venuti qui a morire in pace di fronte a questo mare dalle onde calme, tra il profumo dei limoni. Deve essere piacevole riposare lassù. Se avessi un barlume di volontà, ma tutte le sinapsi sono staccate, posto che ce ne siano, mi lascerei andare in questo liquido amniotico per perdere anche questa minima sensazione di peso. Annullarsi lasciandosi andare. Tutti dobbiamo andarcene comunque alla fine. Anche noi. Nel primo pomeriggio, se vogliamo arrivare a casa ad un'ora decente.

martedì 18 giugno 2019

Malta 21 - Cosa si mangia a Malta?


Tranci di pesce spada


Bisteccone di tonno (7 etti)
Siamo arrivati al famigerato post culinario, quindi significa che siamo quasi giunti alla fine di questa esperienza e come di consueto non aspettatevi una chiacchierata sulla storica cucina tradizionale maltese, con i suoi piatti che sono un mix arrivatoci attraverso i secoli, dalla commistione dei sentori inglesi, arabi e siciliani, addizionati a tutti quelli precedenti, quanto piuttosto l'elencazione di quello che avrete più facilmente occasione di mangiare durante la vostra breve permanenza sull'isola. Vi ho già detto che l'arcipelago è ormai una delle mete vacanziere dell'Europa e non solo, quindi l'offerta abbondante volta al turista in genere, è quanto di più vario si possa trovare, con ampie suggestioni provenienti da tutto il mondo, incluse quelle più modaiole, dal sushi alla fusion, passando attraverso le steak house, cinesi, indiani e ogni genere di fast food. Tuttavia bisogna dire che la cucina italiana la fa da padrone ed in particolare quella siciliana. Troverete quindi tutti i classici piatti della nostra tradizione a partire dalle paste (sugli 8 €) e ovviamente dalla pizza (6/7 €). A colazione offerta esagerata di cornetti e cappuccino, tanto per intenderci con 2,5 /3 €. Molto rimane anche della cucina inglese, come le classiche braciole di agnello o il roast beef servito con le classiche tre verdure di contorno, che troverete soprattutto nei locali tipo pub che sono piuttosto frequenti.

Seppie
Detto questo non dobbiamo dimenticare di essere soprattutto in un'isola mediterranea, quindi si trova sempre, soprattutto sui paesi della costa una certa offerta di pesce. Sono moltissimi i ristoranti specializzati e oltre alle paste di stile italiano, avrete la possibilità di avere sontuose grigliate miste e fritti misti, piuttosto internazionali. Si trovano ottime bisteccone di tonno e tranci di pesce spada, la cernia e la lampuga, un pesce piuttosto comune qui. Ovviamente buoni i fritti di calamari e di gamberi e le insalate di polpo. I prezzi sono decisamente più bassi che in Italia. Un piatto principale va dai 12 ai 18 €. Quasi tutti i ristoranti però, oltre naturalmente alle trattorie dei paesi dell'interno, propongono anche diversi piatti tradizionali dell'isola, che aveva una cucina povera basata su olio, olive, aglio, pomodori, melanzane, uova, capperi ed erbe profumate dell'isola. Molti offrono anche un menù fisso costituito da una pasta con un sugo a base di olive e odori, il famoso stufato di coniglio o gli involtini al vino e un dolce, per un totale 15 €. Comunque i piatti tipici che avrete modo di incrociare sicuramente sono a partire dagli antipasti o snack, in primo luogo i pastizzi, serviti anche in versione street food che risolvono spesso uno spuntino, mentre siete in giro per visite. Si tratta di bocconcini di pasta sfoglia caldi e ripieni generalmente di ricotta, formaggio di pecora o un impasto di piselli, che si vendono in negozi chiamati appunto, guarda caso, Pastizzerje.

Aljiotta
Dovrete comunque provarlo perché si tratta del boccone più classico dell'isola. Un altro cibo tipico è la Ftira, un pane a ciambella schiacciata col buco in mezzo con cui si preparano i sandwich o vengono usati per confezionare panini farciti con olive capperi e acciughe. Si usano anche per  le bruschette strofinate di aglio olio e pomodoro ricoperte di una pasta di tonno, cipolla e capperi dette Hobz biz-zejt, che trovate in molti bar. Per i primi oltre alle paste di cui vi ho già detto potrete incontrare due zuppe classiche, la Aljiotta, un brodo di pesce e molluschi con pomodoro, pepe e aglio, piuttosto saporita e la Soppa tal-Armla (zuppa della vedova) soprattutto di verdure varie, un uovo ed un po' di formaggio, ricotta o Gbejniet, un buon formaggio di capra a pasta dura non pastorizzato, fatto stagionare in cestini o immerso in olio di oliva. Il migliore lo trovate a Zebbug a Gozo (non perdetevelo). Notevole dovrebbe anche essere, ma io non l'ho trovata una zuppa di fave fresche, appunto a maggio, e pastina, il Kusksu. Altro primo tipico sono i Ravjul, appunto pasta ripiena piuttosto spessa fatti a mezzaluna farciti di formaggio. Non ho trovato traccia invece del cosiddetto Timpana, un pasticcio con maccheroni, formaggio uova e carne, una sorta di timballo misto tra la cucina greca e siciliana che dovrebbe essere tipico della grandi feste popolari.

Fritto misto
I due secondi più famosi dell'isola e che vengono sempre proposti sono i Bragioli e il Fenek, coniglio stufato. I primi si preparano avvolgendo sottili fette di manzo attorno ad una farcia di bacon, uovo e pangrattato e brasate a lungo nel vino rosso. Non hanno un gran bell'aspetto ma non sono malvagi. Il secondo, che dovrebbe essere il piatto maltese più famoso in assoluto e che quindi dovrete forzatamente provare, è uno stufato cotto a lungo fino a che i pezzi di coniglio non diventano morbidissimi, annegati in uno spesso sugo scuro dal sapore particolare in cui la carne si stacca dalle ossa da sola. Tutti i secondi vengono sempre serviti in automatico con patate e insalata. Veniamo poi ai dolci che annoverano ottimi Kannoli dichiara provenienza sicula e gli Imqaret paste fritte ripiene di pasta di datteri, serviti generalmente con gelato alla vaniglia che con la tradizione non c'entrerebbe però un bel nulla. Altra specialità dell'isola è il torrone, differente da quello a cui siamo abituati, piuttosto gommoso e granuloso preparato con vari aromi, di limone o arancia e frutta candita oltre alle solite mandorle e nocciole. Ci sono anche altri dolcetti a base di miele di origine araba, i Gaghh tal-ghasel da consumare col caffè e parecchi biscotti fatti con mandorle tritate o a scaglie, molto buoni. Una cosa certa è che non morirete di fame. Per quanto riguarda i prezzi, una cosa dovrete assolutamente considerare.


Gamberoni e cozze
I piatti, in particolare quelli tradizionali come il coniglio o i ravjul, serviti nei ristoranti comuni, hanno porzioni insolitamente generose, tali da dover essere considerati piatti unici oppure da dividere in due, se ne assaggiate due diversi. In questo caso è evidente che il costo procapite scende notevolmente. Ad esempio abbiamo preso un menù comprendente una pasta alle olive, uno stufatone di coniglio e due dolci ai datteri, dividendoci i primi due piatti e spendendo in due 19 € più il bere. Direi che in questo caso e risolvendo magari il pranzo con qualche pastizza o una ftira farcita, il vostro budget culinario non sarà un massacro. Poi una sera da Ta' Pawla vi potrete permettere una grigliatona colossale per due, veramente da scoppiare, per 48 €. Per quanto riguarda le bevande, premesso che tutta la caffetteria varia, è all'italiana pura, va per la maggiore la birra locale Cisk, alla spina, dai 2 ai 3 € alla pinta, molto buona. C'è poi una bevanda analcolica locale che si chiama Kinnie, aromatizzata alle arance amare e erbe locali, di cui dicono meraviglie anche come base per cocktail con rum o vodka, ma che non ho avuto modo di provare. Lo farete voi per me. Invece ho trovato piuttosto interessante il vino locale, che si trova in moltissime marche (Camilleri, Marsovin, Delicata), soprattutto rosato, sapido, minerale e corposo, che si sposa magnificamente con il pesce. In ristorante troverete bottiglie da 7 a 12 €, spesso servito anche a bicchiere. Tanto per farvi una cultura enologica più ampliata. Liquorini locali a base di miele, fichi d'India e rose, da provare. C'è anche un Limuncèl. E con questo buon appetito.


Grigliatona


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lunedì 17 giugno 2019

Malta 20 - Considerazioni finali


Comino - Blu Lagoon


Malta e Gozo
Eccoci qua al consueto tirare le somme finale, il punto della situazione che mi piace fare alla fine di ogni viaggio e che non è una sorta di giudizio o pagella che dir si voglia del paese appena visitato, ma al contrario una sorta di confronto tra i preconcetti e le aspettative che di norma si generano prima di preparare il viaggio stesso e quanto alla fine si è trovato, cercando di evidenziare le differenze più cospicue, che emergono di norma. Devo premettere che in questo breve giro, dieci giorni lordi in pratica otto effettivi, non mi ero fatto un sentimento di attesa da appagare come mi capita spesso per mete a lungo sognate e attese, anche se questa puntata in mezzo al Mediterraneo era in programma da tempo immemorabile e sempre rimandata con la solita scusa, tanto è lì a portata di mano, in fondo qualunque momento è buono per un ritaglio di vacanza, ma non vi era una motivazione vivace proveniente da qualche pregresso trip mentale e invece la spinta più pressante veniva solo dalla voglia sciocca e collezionistica di terminare, con l'ultima figurina mancante, la visita dell'ultimo paese d'Europa che non era ancora presente nell'elenco. Con questo spirito sono partito per una vacanza tranquilla e senza particolari acuti da mettere agli atti. Come sempre la realtà effettiva è diversa da quella percepita, direbbe qualcuno, magari riferendosi ad altro. 

Tempio megalitico
A conti fatti il paese che ho trovato è invece pieno di interessi sotto molti punti di vista diversi e ho dovuto trottare con un certo ritmo per non perdere, nei giorni che avevo a disposizione, almeno quelli che avevo messo in elenco come principali. Inoltre, tutto quello che c'è da vedere appaga molti aspetti diversi. Gli amatori della parte naturalistica avranno a disposizione una costa molto bella, aspra e ricca di punti panoramici assolutamente unici, scogliere, baie e rientranze, quasi piccoli fiordi, calette nascoste e spiagge da sfruttare appieno in ogni stagione. Le brevi distanze e la presenza di una fitta rete di sentieri che raccordano questi punti sono poi un invito ai trekkers di ogni livello; puoi attraversare completamente le tre isole principali con pochi chilometri di cammino, spesso in totale solitudine e lontano dai torpedoni turistici. Anche l'interno è pieno di fascino e dominato da quella vegetazione mediterranea, propria delle molte isole di questo nostro straordinario mare. Poi abbiamo tutta la storia che qui corre sul filo delle tante civilizzazioni che l'hanno attraversata e arricchita per oltre cinquemila anni, a partire dalle tante vestigia lasciate dalle culture megalitiche. Alla fine si tocca con mano che tutti quelli che sono passati di qua hanno lasciato qualche cosa, dai Fenici e dai loro successori Cartaginesi, seguiti dai Romani e poi dai Cristiani, su una terra evangelizzata tra le prime proprio da S. Paolo che qui fece un famoso naufragio. 

Costa ovest
Poi è stata la volta degli Arabi che ne hanno permeato architettura, lingua e cucina a partire dalle antiche capitali Mdina e Rabat. Infine è stata la volta dei Cavalieri dell'ordine di S. Giovanni, appunto i Cavalieri di Malta che hanno dato il definitivo aspetto all'isola, il loro pesante marchio di fabbrica, con la loro architettura soprattutto volta a difendere la loro posizione dominante in questo mare, sostenuta certamente dal resto della Cristianità soprattutto in chiave anti Ottomana e degli eserciti e delle flotte del Sultano che invano tentò di conquistare l'arcipelago con il famoso assedio. La sola visita tematica di tutto quanto riguarda questa fetta della storia, varrebbe da sola la pena di un viaggio. Infine, la toccata e fuga napoleonica e la dominazione inglese che le hanno conferito l'ultima pennellata. Tali e tanti sono i musei tematici di tutti gli aspetti storici che vi ho appena enumerato che sono convinto che alla fine vi toccherà lasciare indietro quello che reputerete meno vicino ai vostri interessi. Non dimentichiamo che comunque l'isola si presta ad una vacanza di tranquillo riposo e divertimento, sia per vacanzieri giovani ed in cerca di movida, ad esempio nella modaiola Sliema, e sulle tante spiagge dove i vari sport acquatici possono accontentare gli amatori del genere, che di quelli in cerca di tranquillità, quale può essere facilmente trovata nella pace campagnola delle fattorie di Gozo. Come giunta sottolineo che le acque circostanti sono molto interessanti sia per lo snorkeling che per il diving, molto praticato.

Mercato del pesce di Marsaxlokk
La parte gastronomica può avere un ulteriore aspetto non trascurabile, presentando una cucina locale da assaggiare, tanto pesce freschissimo e dovunque una cucina all'italiana, per chi la ricerchi, di ottimo livello. I prezzi inoltre sono direi accessibili soprattutto fuori stagione, considerando che siamo sempre in Europa. Tuttavia non si può non prendere in esame anche il rovescio della medaglia. Malta è una nazione in pieno sviluppo, addirittura la sua crescita economica, è prevista quest'anno come la più forte d'Europa, oltre il 5%. Tutto questo è dovuto in gran parte al turismo e a tutte le attività ad esso collegate. Non possiamo illuderci che tutto ciò non porti con sé anche dei pesanti risvolti negativi. Non voglio entrare nel merito della situazione politica e dei vari rapporti tra malavita e corruttele varie che accorrono ovviamente seguendo il profumo dei soldi, oltretutto qui si potrebbe parlare soltanto per sentito dire, ma fatti come l'irrisolto delitto della giornalista Caruana, che indagava appunto sulle mafie locali, non sono esempi di positività a questo riguardo. Voglio invece parlare dei risultati visibili che questo sviluppo irrefrenabile e tutto sommato anche piuttosto caotico sta provocando in ogni paese e cittadina dell'arcipelago, dove è tutto un fiorire di gru e ponteggi, dove interi quartieri vengono sventrati per fare posto a nuove costruzioni per nulla rispettose dell'aspetto originale dell'isola che è anche parte fondamentale della sua bellezza. Insomma la classica colata di cemento che hanno purtroppo visto a rotazione prevalere su qualunque idea di buon senso, nei vari luoghi dove sono arrivati i numeri esasperati del turismo di massa.

Museo di Storia Naturale di Mdina
E se l'avete fatto voi a partire dalla Liguria sfigurata fin dagli anni '60, non possiamo fare un po' di soldini anche noi? Bugibba, ma anche la stessa Sliema sono ormai una massa indistinta di condomini, anche piuttosto brutti visivamente e tutto questo si sta estendendo a macchia d'olio in ogni più piccolo paesino della costa e dell'interno dell'isola. Un'altro aspetto che dovrebbe tenere presente chi vorrà programmare un soggiorno qui, sarebbe quello di evitare quanto meno luglio ed agosto, intanto perché farà molto caldo e poi perché probabilmente sarebbe pressato da una congestione turistica che specialmente sulle spiagge o nei punti topici potrebbe risultare fastidiosa, oltre al fatto che in questo periodo i prezzi lievitano in alcuni casi fino a raddoppiare. Per il resto e intendo l'aspetto dei servizi, l'isola ha fatto passi da gigante e molte delle lamentele che ho letto sul web di disorganizzazione e pressapochismo anche nell'offerta turistico culturale, mi sembrano decisamente superate, insomma tutto si impara e ci si organizza. Qualche altro aspetto che mi è saltato all'occhio: nessuno si lamenta degli immigrati clandestini, pur essendo questo il secondo paese d'Europa dopo la Svezia come numero di accoglienze per mille abitanti. Praticamente tutti lavorano, probabilmente in nero, appunto nell'edilizia e nei servizi turistici. Ogni vetrina di esercizio commerciale espone biglietti con ricerca di personale, lavoro per tutti insomma, con un sacco di ragazzi italiani che arrivano ad esempio dalla vicina Sicilia evidentemente interessati a lavorare piuttosto che stare sul divano ad aspettare il famoso reddito come recita la vulgata. 

L'istmo della penisola di Marfa
La cosa che fa male è invece constatare che si debba emigrare qui ad operare nel turismo, affamato di manodopera, quando appena al di là del mare, proprio in quella Sicilia che dispone di bellezze naturali e artistiche almeno mille volte superiori per qualità e quantità, le strutture vivacchino, siano vuote in larga parte dell'anno e la disoccupazione sia alle stelle. Difficile da spiegare tutto questo con la logica. Comunque tanto per tirare le somme, il bicchiere l'ho trovato decisamente più mezzo pieno che mezzo vuoto, anzi una scappata da queste parti la consiglio davvero, in particolare nei mesi di maggio e giugno quando la macchia è piena di fiori e di profumi forti ed irresistibili e in settembre ottobre quando l'estate sta finendo e qui potrai godere degli ultimi scampoli del sole caldo del sud  e della carezza tiepida di un mare di cristallo. Cercate soprattutto il contatto con la gente locale, che potrà raccontare quella Malta del passato recente quella di una terra di pescatori e di agricoltori marginali che hanno dovuto cercare nell'emigrazione la speranza di sopravvivere. Godetevi Malta e la sua storia, ma non trascurate lo straordinario senso di passato che troverete nelle campagne di Gozo e nei suoi paesini isolati sulle alture e naturalmente la selvatica bellezza naturale di Comino, l'isola deserta di fianco a casa. Un lembo di Europa dove il meticciato è stato potente ed evidentemente vincente, dalle sue origini misteriose alle venature puniche e romane, ai sentori arabi, normanni, europei e infine inglesi. Non c'è che dire un bel melting pot.

Bovindi tradizionali





La Red Tower
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Una insenatura






domenica 16 giugno 2019

Malta 19 - Le tre città

Il forte S. Angelo


La Valletta
E così siamo arrivati anche all'ultimo giorno. Come sempre quando il viaggio sta per finire, ti godi meno le ultime tappe, un po' come se fossi preso dalla frenesia del ritorno a casa; ci sono tante cose da sistemare, attenzione a non dimenticare niente e così via, invece in questo ultimo giorno di cosette interessanti ce ne sono ancora parecchie, così cercherò di mettervele bene in ordine. Ho tenuto per la fine il giro delle cosiddette Tre città, un agglomerato urbano diviso in tre parti, più teoricamente che nella realtà e che occupa il promontorio successivo a quello della Valletta chiudendo ad est il porto con una serie di successive lingue di terra che suddividono la baia in altre più sottili insenature che costituivano evidentemente una straordinaria condizione protettiva naturale per i navigli che cercassero riparo dal periglio marino. Su due di queste lingue sottili si protendono nelle acque le mura di Vittoriosa e di Senglea, dietro, ad ulteriore riparo delle due, ecco Cospicua, con il suo contorno di strade a stella in cui indovini la traccia di antichi bastioni. Anche qui forti e mura e all'interno antiche case, che la difesa era il primo pensiero dei costruttori, in questo avamposto crocevia di tutte le rotte del Mediterraneo che potevano di certo portare commerci e ricchezze, ma anche torme di invasori, di queste ricchezze ghiotti e motivati ad arrivare e a sostituirsi a chi già lì stava, per goderne fino all'arrivo di altri successivi conquistatori. 

Senglea
Questo è lo svolgersi della storia, popoli che hanno creato potenze dominatrici destinate prima poi ad un naturale decadimento e altri popoli, giovani ed aggressivi che vogliono sostituirsi ai precedenti, prenderne il posto e diventare a loro volta dominatori. Una ruota che gira, nella quale le torme di disperati in fuga, che da queste guerre e dalla miseria che ne consegue cercano salvezza e sono sempre invece quelli destinati a rimanere in fondo alla catena alimentare, che la nostra civiltà, vincente, ha sempre bisogno di schiavi, in forme via via diverse nel tempo, anche se il succo della spremitura è sempre lo stesso. Il forte Sant'Angelo, perfettamente ristrutturato, su un isolotto che domina la cima della penisola di Vittoriosa, al quale accedi attraverso uno stretto ponte sospeso, è in una posizione perfetta per godere la vista completa del porto, di Senglea, la città dei cantieri al suo fianco e delle mura della Valletta di fronte. E' bello rimanere qui sulle garitte quasi sospese nel vuoto sottostante, sui punti più estremi delle torri angolari, a guardare il mare, le tante piccole imbarcazioni che lo solcano e lontana, la stretta imboccatura del porto. Di lì arrivavano le navi; dapprima vedevi spuntare le vele lontane che a poco a poco si avvicinavano, lente e cariche di merci preziose dal lontano Oriente, da vendere o da scambiare, per generare ricchezza, opportunità, valore aggiunto o veloci e leggere con le murate alte e pronte ad aprire i portelli dai quali sarebbero spuntate nere bocche da fuoco, vomitatrici di morte, ad aprire la strada ai grandi trasporti carichi di soldati dalle lucenti armature al seguito di vessilli stranieri.

La Valletta - Il porto
Qui sulle mura, i Cavalieri, ordini apparentemente religiosi, in realtà guerrieri a tutto tondo, votati a mantenere una primazia fruttuosa, proprio perché proprietari di questo avamposto carico quindi di onori ed oneri. Non è un posto anonimo questo. Qui, assieme alle folate di vento inaspettatamente gelido, spira un senso di violenza persistente. Qui non ti puoi rilassare come su una spiaggia di un mare lontano. Qui l'attenzione deve essere sempre mantenuta viva, devi essere pronto, sempre, per opporti a chi arriva, senza avere ancora capito quali siano le sue intenzioni, anche se sei apparentemente piccolo, una piccola potenza che il caso ha posto al centro delle rotte commerciali; si vis pacem para bellum sarà la tua bibbia, che venga pure il Turco o chi altro dopo di lui, troverà pane per i suoi denti. E proprio qui tra le casematte linde e rimesse a nuovo, trovi gli ordinati reperti di un puntiglioso Museo della Guerra. Fermati ad ascoltare i suggestivi racconti che la voce fascinosa di Sir Lawrence Olivier illustra in una serie di filmati bellissimi, ne rimarrai commosso. Ti resteranno in testa a lungo mentre cammini per i vicoli e le viuzze, bellissimi e semideserti. La massa difficilmente arriva fin qui o per lo meno ne arrivano solo le frange più volenterose a perdersi tra le contorte stradine del Collacchio, il quartiere più antico, con le sue vecchie case, in qualcuna delle quali ritrovi ancora piccole bifore duecentesche e gli Auberges, ripari delle congreghe dei Cavalieri, divisi per lingua a seconda della loro provenienza.

Il Collacchio
Ti perderai ad ammirare i vecchi portali con la serie infinita di batacchi dalle forme più ardite e diverse. Vien voglia quasi di batterli per vedere se dalle piccole finestre spunta qualcuno a guardare chi chiede asilo e da quale landa lontana arriva. Un'occhiata alla chiesa di S. Lorenzo, imponente come tutte le sue sorelle nelle altre parti dell'isola, perché specchio di chi su questa terra aveva il potere. Dalla piazza centrale la Misrah ir-Rabha, in pochi passi scendendo il vicolo che gira a nord arrivi alla Sacra Infermeria, il primo ospedale costruito dai Cavalieri, con la trincea a mare che racchiude il piccolo approdo dove durante il Grande assedio, giungevano le imbarcazioni cariche di feriti, col favore della notte. Poi, proprio al centro della cittadina un palazzo severo, dai muri tagliati e senza fronzoli, quasi, di proposito sia stato costruito così, per indurre paura in chi passava lì davanti. E' il Palazzo dell'Inquisitore, con le sue celle segrete, le camere di tortura ed il racconto minuzioso di quegli interrogatori, tesi alla scoperta del seme marcio dell'eresia, che si cercava a prescindere perché significava comunque opposizione al potere, più che libero pensiero. Una esposizione interessante da osservare con attenzione, che comprende libri proibiti e sequestrati, raffigurazioni e addirittura oggetti sottratti agli inquisiti. La costruzione è lugubre, d'altra parte ha assolto la sua funzione di prigione fino a una cinquantina di anni fa, quando cessò del tutto visto che un prigioniero ripeté la fuga per ben otto volte nello stesso anno.

Polena
Anche il Museo marittimo merita un'occhiata (visto che è già pagato) con i suoi bei modellini di navi e di reperti dedicati alla storia della navigazione di Malta, dalle pipe ed i coltelli dei marinai, alle licenze di esercizio delle prostitute locali. Nella piccola rada davanti al Museo, molte piccole imbarcazioni aspettano clienti. Paulo è un anziano pescatore. Non se la sente più di affrontare il mare di notte per portare a terra qualche cesta di pesce da portare ai ristoranti che un po' glielo schifano, un po' cercano sempre di giocare al ribasso, visto che comunque arrivano i più comodi camioncini refrigerati,  pieni di ogni specie tu chieda, già porzionati o di taglie fisse. Così porta in giro i turisti per il porto, con la sua barca colorata ed elegante che aveva comprato da giovane da un vecchio mastro d'ascia, uno zio che lavorava nei vicini cantieri a Senglea dove lui stesso è nato.  Ti porta fino a ridosso delle mura della Valletta, è contento quando mostri ammirazione per la sagoma frastagliata delle mura di Vittoriosa e capisci subito che non vuole commentare la presenza di una nave della MSC, un palazzo galleggiante colossale, che torreggia sopra di noi mentre gli passiamo al fianco, con un poco di apprensione, fragile guscio di fronte al bulimico gigante del mare. La barca completa il suo giro, non è neanche piovuto, lui lo aveva predetto, vuoi che non lo sapesse, lui, uomo di mare a tutti gli effetti. Ci riporta al molo, dove un paio di giapponesi già lo stanno aspettando; sorride e li tira a bordo, in fondo è sempre una pesca, anche se di tipo diverso. 

Un bastione
Sono soltanto le cinque. Voglio andare ancora fino alla punta di Senglea per rimanere un poco nel bel giardino che domina la baia. per godermela ancora un po', per sentirmene le ultime suggestioni, per avvertire se possibile le ultime vibrazioni di questa città, di questa isola. In realtà veniamo subito circondati da una scolaresca di ragazzini siciliani in gita, che hanno occupato completamente il giardinetto conferendogli un aspetto tutt'affatto differente da quanto mi preparavo a sfruttare. Va be' non importa, ognuno ha diritto ad occupare una posizione, alla fine non è roba tua, te la concedono soltanto in visione nello stato in cui si trova e fattela andare bene. Per tornare alla nostra base di Bugibba faccio, visto che abbiamo la comodità di disporre dell'auto, lemme lemme il giro lungo costa, passando per Sliema, la zona più lussuosa dell'isola che ospita gli alberghi più belli, nota per avere ristoranti famosi e vita notturna appetibile. Si affaccia su una stretta baia, quasi completamente ostruita dall'isola Manoel dove c'era un antico lazzaretto e un forte, che si scorgono ancora sulla parte più alta, stranamente naturale alla vista, perché sfuggita miracolosamente ad un megaprogetto turistico che l'avrebbe completamente cementificata, come il resto della costa. Un'occhiata dalla passeggiata, molto affollata, racconta di approdi al mare costituiti da grandi piattaforme rocciose, in alcune delle quali erano state addirittura scavate nella roccia piscine squadrate per la comodità delle ladies della società maltese al bagno. Basta, non tiriamola alla lunga, il viaggio è finito, una fetta di torta dal Siciliano e poi sveglia alle quattro e di corsa all'aeroporto. Il volo, soprattutto Ryanair, non aspetta.

Dal Forte S. Angelo

SURVIVAL KIT
Piazza della Vittoria - Vittoriosa
Tre città - Di fronte a Valletta, meno affollate e molto caratteristiche per le zone più antiche perfettamente mantenute. Nella piazzetta di Vittoriosa potete mangiarvi una bruschetta assaporando l'atmosfera calma di questa zona particolare dell'isola. DA visitare (tutti compresi nel pass) il Forte S. Angelo col Museo all'interno, particolarmente suggestivo, con bellissimi panorami sulla baia e si Valletta, Il museo della Nautica, il Palazzo dell'Inquisitore che oltre alla parte storica ospita anche una piccola sezione folk. Dall'imbarcadero di fronte alla piazzetta della chiesa di S.Lorenzo, barche per fare il giro del porto (8 € a testa per circa mezz'ora). 

Sliema - Con le due contigue St. Julian's e Paceville, rappresentano la parte lux del turismo maltese. Qui ci sono gli alberghi più costosi e i negozi delle firme, incluso un grande centro commerciale (The point) che occupa tutta l'estremità della penisola. Molti locali per la notte, discoteche e grandi ristoranti. Molto affollato sempre. Potete comunque andare fin sulla punta estrema a Tigné point dove il Reis Dragut dispose le batterie di cannoni per bombardare S. Elmo durante il grande assedio del 1565. Anche qui giri in barca sia nella baia che anche tutto intorno all'isola con minicrociere che vanno fino a Comino e Gozo, con prelievo in albergo.
San Lorenzo

Cafè du Brasil - Victory Square 1, Vittoriosa - Piccolo caffè in casa d'epoca che serve piatti, pizze e bruschette. Prezzi economici. Bruschetta (buona) + birra 6€. Indicato per uno snack mentre passeggiate lì intorno e vi guardate il passeggio intorno.

Dolce Sicilia - Catena presente in diverse location a Malta. Noi siamo andati in quella di Bugibba, sia per il gelato e dolci sicuramente di qualità superiore alla concorrenza (Cannoli e torte, molto buone), sia per colazione e per cena. Piatti italiani e siciliani, di buona qualità. Servizio cordialissimo e gentile, Prezzi leggermente più elevati degli omologhi nei dintorni. Cena con un primo, un dolce e birra 14 € a testa.

Battacchi




























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