venerdì 23 ottobre 2020

3500

 


Mica male come traguardo raggiunto. Già questo è il post n.3500 di questo blog, il che significa aver riempito, per la maggior parte dei casi di stupidaggini, oltre 10.000 pagine in circa 13 anni, il che rimane comunque una produzione di tutto rispetto se non si fa troppo caso alla qualità. Comunque, tanto per rimarcare, queste pagine sono state visitate oltre un milione di volte, per l'esattezza 1.101.008, da oltre 160 paesi, mica poco, per un blogghetto senza arte né parte. In un tempo in cui si legge sempre di meno, i blog scompaiono come le specie in estinzione e vanno solo i video, ma brevi mi raccomando, che non abbiamo tempo da perdere, il successo di Tiktok insegni, il fatto che qualcuno mi venga a cercare, dato che non mando più neppure la newsletter con i nuovi post agli amici, e perda un paio di minuti per leggere fino in fondo i tre o quattro capoversi che quasi tutti i giorni butto giù di getto senza pensarci troppo, di rimembranze da vecchio recluso dalla memoria alzheimeriana, mi rende abbastanza soddisfatto. La produzione di libri, le mie false guide e raccolte antologiche varie, assommati ad altri tre o quattro già pronti e solo da editare, è proseguita indefessamente, così oggi posso contare ormai 23 autopubblicazioni e vi assicuro che il web sarà pure una bella cosa, ma tenere in mano un libro cartaceo con il tuo nome scritto sulla copertina è sempre una gran bella soddisfazione. Ciò detto posso chiudere qui la giornata e non mi rimane che il solito ringraziamento di routine a tutti quelli che nonostante tutto continuano a seguirmi e spero che lo faranno ancora per un po', virus malefici permettendo, anche per impiegare, se non proficuamente, il tempo in questo periodo di micrania, augurandoci momenti migliori sotto tutti i punti di vista. Grazie a tutti, sperando di assillarvi con altri 3500 di questi post.

giovedì 22 ottobre 2020

Luoghi del cuore 74: Taste of Chicago

I ponti - Chicago - giugno 2000


Un grattacielo

Chicago è una delle più classiche tra le metropoli americane, forse ne può essere la perfetta simbologia, non avendo in fondo una caratterizzazione estremamente specifica che ne isoli il concetto personalizzante, sovrapponendo la propria icona a quella di grande città moderna. Dato che è sede di una importante fiera internazionale nel settore in cui svolgevo la mia attività, ci sono stato diverse volte, potendone così apprezzare la piacevolezza; ogni volta che ci ritornavo infatti, potevo crogiolarmi nella sensazione di essere sì lontano da casa, in terra straniera, ma ormai ben conosciuta, con punti di riferimento specifici, cosa che alla fine ti dà un senso di tranquillo benessere anche se non proprio, la condizione di chi si sente a casa propria. Parlo naturalmente del downtown e quartieri centrali limitrofi, senza riferirmi alle immense periferie spersonalizzate comuni a tutta l'America. Mi piaceva passare le domeniche nelle zone sul lago dedicate alla convivialità cittadina, approfittando del fatto che ci sono sempre stato nella tarda primavera, periodo in cui l'immenso lago-mare antistante mostra  il suo invitante splendore, le vele cominciano ad uscire, i parchi si riempiono di persone che corrono, i moli riorganizzati a luoghi di svago, di gente che gode nello stare all'aria aperta dopo il gelo di un inverno che da queste parti, sa essere piuttosto severo. Le piccole orchestre che si esibiscono, gli artisti di strada, i tanti locali dove mangiucchiare qualche cosa ascoltando il mood statunitense che ti circonda. 

Grattacieli

Coppie di personaggi dalle dimensioni paradossali, che ti fanno rivedere il tuo concetto generale di obesità si dondolano con secchiellate di popcorn in mano, ragazzini che giocano o si gustano nuvole di zucchero filato rosa, grandi piatti che esibiscono porterhouse di dimensioni gargantuesche. Voglio spendere due parole su questo taglio di carne che rappresenta il top assoluto della bistecca. Intanto sappiate che si differenzia dalla più comune T-bone steak, per il fatto di presentare la parte di filetto decisamente più grande essendo tagliata dalla metà del lombo in poi e di avere lo spessore minimo di3,2 centimetri. Per questo il pezzo può arrivare facilmente ai due chilogrammi. Il nome curiosamente deriva dai locali dell'800 che così si chiamavano e che potremmo assimilare agli odierni B&B, che la fornivano con regolarità assieme ad un boccale di birra Porter (una stout piuttosto corposa), insomma più che letto e colazione, si potrebbe dire letto e bistecca. Diciamo che questo piatto per i carnivori è decisamente una esperienza mistica che come tante altre deve essere fatta sul posto. Camminando per il centro, invece, lungo il cosiddetto Golden mile, hai una grande sensazione di déjà vu, anche perché quelle linee, quello skyline, quelle strade coperte dalle sopraelevate, il canale con i ponti sollevati, li hai visti e rivisti mille volte in ogni telefilm che li ripropone continuamente credo proprio per la loro fotogenicità e perché rappresentano davvero l'America in generale senza una allocazione specifica. Quanti inseguimenti e fughe automobilistiche si sono svolte sotto i pilastri sottili di quella metro aerea finendo sui ponti sollevati a metà. Comunque se vi capiterà di andare, dopo avere goduto la vista della città dall'alto di quello che è stato per un po' l'edificio più alto del mondo, fate un salto  anche a vedere la più grande borsa merci del mondo. 

Un canale

C'è una visita guidata che dà conto abbastanza efficacemente di cosa significhi, questo spazio, in un certo senso virtuale dove transitano oltre la metà di tutte le derrate alimentari del mondo. Cereali, soya, succo d'arancia, carne bovina, questa è la vera ricchezza che in effetti serve a sfamare l'umanità e questo è il suo tempio, a mio parere, un bello spunto di riflessione. Infine l'altra caratteristica che mi ha reso cara questa città, è la musica. Finite le interminabili ore in fiera, smaltiti i contatti con i probabili clienti, passavo spesso le serate in qualche locale dove, a cena smaltita e sbarazzati i tavoli, gruppi sconosciuti cominciavano tre orette buone di R&B di grandissima qualità, non per niente questa è la città di B.B.King. Non ci sono molti stranieri in questi bar e l'atmosfera è molto amichevole, I tuoi compagni di tavolo, quasi sempre le sistemazioni sono comuni, specie se sei solo, appena ti individuano come europeo, sono presi da un senso di soggezione, quasi tu fossi lì a metterli sotto esame. Si sforzano di darti le migliori informazioni sui gruppi che suonano, evidenziando le loro qualità e chiedono spesso la tua approvazione. Ho trovato sempre gente semplice e simpatica vogliosa di presentarmi il meglio della situazione. Ma è la musica ad essere davvero splendida protagonista, a creare una storia e un ambiente. Forse Chicago non sarebbe quella che è senza l'R&B, è questa la colonna sonora che la avvolge e la identifica e di certo la rende la città ideale, partenza per quello che potrebbe essere un interessante itinerario musicale da nord a sud degli States. Pensate un po', partire da Chicago, poi giù fino a S.Louis e poi nella patria del country a Nashville, a seguire il rock di Memphis per finire nel cuore pulsante del jazz a New Orleans, un'orgia di sensazioni apparentemente solo auditive ma che nella realtà credo raccontino la vera storia ed il reale gusto degli States. E' un'idea che vendo gratuitamente agli operatori turistici, per quando finalmente ci si potrà muovere.

Dall'alto

Pareti di vetro

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mercoledì 21 ottobre 2020

Luoghi del cuore 73: Il grande ovest americano


Zabriskie point - Death valley - USA - agosto 1998

Le guglie di Brice canion

Il tema che voglio proporvi oggi, nella uggiosa negatività di quanto si sta addensando sulle nostre teste, è la wilderness dei parchi naturali dell'Ovest americano. Ora, qualcuno potrà dire subito che non ha in simpatia generica gli USA e la loro way of life, che vogliono imporre al mondo, per carità, neppure io la apprezzo, come neppure quella orientale del resto, in alcuni aspetti ancora peggiore. Io, pur sentendomi, detto senza piaggeria, cittadino del mondo, rimango solidamente ancorato alla socialità europea, che ritengo assolutamente superiore e moralmente più avanzata di qualunque altra, tuttavia non posso che riconoscere che la straordinaria bellezza della natura e dei suoi fenomeni visibili in quella parte di mondo, non ha uguali, per forme e soprattutto per quantità e dimensione. Potresti passare anni a percorrere quella parte di mondo apprezzandone sempre in continuazione aspetti sempre diversi e parimenti meravigliosi. Oltre a questo, girovagare per il grande ovest americano, è anche un viaggio senza tempo in cui non corri certo il pericolo di dover dire: accidenti se ci fossi venuto venti anni fa avrei visto cose oggi perdute, perché tutto sta lì immutato o quasi da centinaia di milioni di anni ed è probabile che rimanga tale per almeno altrettanti anni ancora. Inoltre, più percorri chilometri con una tua auto in assoluta libertà, con una meta da decidere di volta in volta, e più hai la possibilità di vedere panorami sconosciuti e incredibilmente unici, anche se dai per scontati quelli più noti e già apprezzati in mille documentari e immagini viste e riviste. 

Monument Valley

Anzi è probabile che proprio questi ultimi ti appariranno anche un poco deludenti e non rispondenti appieno alle tue aspettative. Un esempio tipico per me è stato il Grand Canion. Avevo visto così tante fotografie spettacolari di questa meraviglia naturalistica, con colori incredibili, punti vista arditi, dall'alto, dal basso, nei suoi punti più estremi e caratteristici, che quando mi sono affacciato alle tante balconate prospicienti ai punti più noti ed evidentemente belli, ho avuto la classica sensazione del déjà vu in minore, perché la luce non era così perfetta, la limpidezza dell'aria non così pura da farmi scorgere i punti più lontani, il colore delle rocce non così dorato o così rosso come ce l'avevo già mille volte piantato nella mente. E' naturale che sia così. Il cervello si satura anche di immagini meravigliose e la loro ripetitività, non stimola più allo stesso modo l'entusiasmo e il rilascio della dopamina decresce ogni volta di più e alla lunga anche la donna più bella viene a noia, se non c'è qualcosa d'altro dietro. Ma che dire invece della vista della foresta di guglie spruzzate di neve estiva di Brice, con i cerbiatti che si aggiravano tra gli alberi all'alba oppure del senso di aliene visioni, passeggiando sotto gli archi di pietra di Arches, dove mi pareva di camminare in un set cinematografico posto su un altro pianeta. I colori delle rocce di Zion o quelli di Capitol reef, le sfumature innaturali dei rilievi del Deserto dipinto, e qui si mescolava anche la reminiscenza indimenticabile dei fumetti di Tex Willer che aspettava a cavallo con i suoi compari dietro i tronchi spezzati di Petrified forest, il bordo lunare di Meteor crater. 

Mesa verde

I ricordi Navajos, le stazioni della posta della Poney express e i villaggi morti di Mesa verde con i fantasmi degli Anasazi ad occhieggiare dietro le case di pietra nelle spaccature della roccia e poi ancora la stupefazione davanti alle rocce incantate di Monument valley, percorsa con la mente così tante volte a cavallo, in auto, in moto e a piedi, con i suoi luoghi legati ai ricordi cinematografici della nostra infanzia da Ombre rosse a Thelma e Louise, a Easy rider fino alla ricerca del punto esatto sulla Highway 163 dove fermò la sua corsa Forrest Gump e poi la Death valley con i suoi paesaggi iconici, i 60°C di Badwater basin e il poter camminare fino al centro della depressione dopo aver guardato dall'alto la Dante's view e Zabriskie point. Perdersi tra le sequoie dell'omonimo parco o andare alla ricerca delle pareti più famose dello Yosemite dalla famosa  cascata a El Capitan e l'Half Dome, fino agli alberi contorti affacciati sull'oceano della penisola di Monterrey. E naturalmente, perché no, i tanti punti di osservazione del Grand Canion, con i liniti di cui ho detto, ma che poi alla resa dei fatti, rappresenta comunque un unicum assoluto ed imperdibile. Insomma questo territorio è una delle aree del pianeta che mi ha riempito di più gli occhi, che mi ha regalato il piacere assoluto di ecoambienti introvabili da altre parti soprattutto in così grande numero ed in uno spazio tutto sommato ragionevolmente raggiungibile con un solo itinerario. Se a questo aggiungi Los Angeles, San Francisco e la sua valle e Las Vegas, l'assurdo ma imperdibile parco giochi proprio al centro di tutto ciò, direi, che potrai pure avere poca simpatia per quel mondo, ma ci devi andare lo stesso perché sarebbe davvero un peccato perderselo.

I pini di Monterrey


Painted desert
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lunedì 19 ottobre 2020

La 23° s-guida di viaggio: Yemen

S-guida Yemen

 

E avanti Savoia, approfittando della forzata reclusione primaverile e considerata quella che sta per arrivare, ho avuto il tempo come vi avevo detto per editare addirittura tre libri. Oggi vi presento l'ultimo dei tre nel quale mi sono concentrato sui ricordi che ho ripescato dagli appunti conservati e miracolosamente ritrovati dal 1977. Quindi qui si parla soprattutto di quello che allora si chiamava Yemen del Nord con solo brevi cenni logistici per quello che riguarda il resto del paese che era diventato successivamente visitabile anche da Aden a Socotra. Purtroppo come sapete la situazione attuale, anche prescindendo dal virus è talmente degradata da far considerare poche le probabilità che questo, che considero uno dei paesi più belli ed interessanti che abbia visitato, rimanga off limits, almeno per il tempo che ancora rimane a me. Vi auguro invece di poter un giorno programmare un viaggio in questa area. In questo caso ritengo che questo mio lavoretto vi possa essere utile sia come spunto di viaggio che anche come generica lettura. 

Il paese, come vi ho detto, è assolutamente straordinario per la sua patina di antico e di medioevale, che conserva nelle cose e nella gente e anche per le sue bellezze naturali, non disgiunte dal fascino della difficoltà di raggiungerlo. Sperando tuttavia che la distruzione, sicuramente in atto di una delle più belle città del mondo, la capitale Sana'a, riesca a fermarsi per lo meno parzialmente. 

Chi fosse interessato al libro che ne è uscito, con molte foto dell'epoca, (nell'e-book le foto sono a colori, ripescate con fatica da diapositive ultraquarantennali), che ho stampato come al solito con lulu.com, può andare nella apposita pagina/vetrina, clikkando qui, nella quale è raccolta la mia produzione che ormai ammonta a 23 titoli se non sbaglio oppure scrivermi direttamente che glie lo spedisco a casa. 



Se qualcuno fosse interessato:


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Il terzo libro: Indocina

domenica 18 ottobre 2020

Luoghi del cuore 72: La Saona di Santo Domingo

Spiagge - Santo Domingo - agosto 1998


Los altos del Chacon

Come fai a non sentirti in paradiso quando sotto i piedi hai calda sabbia fine e dorata, quando sopra di te ci sono solo lunghe foglie di palma che si dondolano e il vento lieve arriva dal mare, carezzevole e salato. Una schiuma leggera sul bagnasciuga, grandi stelle di mare arancioni, sole che brucia e invita a stare distesi su di una amaca di fortuna. E vorrei vedere. Sarà pure cafonal e per niente vacanza intelligente, ma si sta poi proprio bene in questi luoghi. Si capisce senza troppe spiegazioni come in pochi anni siano diventati luoghi di massa, complici i bassi costi di esercizio, ovviamente con tutte le storture del caso. Comunque, quella settimana a Santo Domingo  ce la godemmo proprio, in completo riposo ed in piacevolissima compagnia, per la serie non è che se non soffri, il viaggio non è bello e se lo condividi con gli amici te lo godi ancora di più. E proprio lì ho anche imparato che sabbia e palme non è che siano la stessa cosa, in tutte le parti del mondo. Ognuno di questi luoghi ha una sua personalità distinta e quindi vale comunque la pena di soffrire in diversi di questi posti. In particolare indicherei l'isola della Saona, da raggiungere con un bel tratto di barca, partendo dagli Altos del Chacon, un fiume pigro di acque marroni che scava l'isola dal suo interno, facendo un piccolo braccio di mare su lance veloci, tra piscine naturali con le acque non più profonde di un metro e mezzo.

Tra le palme

Tutta roba idonea anche ai gatti di marmo come me, con la sensazione di essere in mezzo al mare ed il senso dell'isola deserta su cui perdersi, salvo poi correre al buffet di pesce che sfrigola sulle apposite griglie, che anche per gli aspiranti naufraghi avventurieri da isola deserta, è sempre una bella soluzione, verso l'una del pomeriggio. Insomma avventura ma col culo al caldo come si dice, addirittura senza neppure i mosquitos, mi sembra di ricordare. La sabbia ambrata nella quale, seppellite a metà, gigioneggiano gigantesche conchiglie dalla indecente spaccatura rosata, il barcaiolo che tira fuori dal cassone una bottiglia di "medicina" ambrata, un rum che sarà pure da quattro soldi ma contribuisce non poco al senso del Caribe. Dai, illuditi che proprio davanti a questa spiaggia siano arrivate le tre caravelle, fermandosi alla fonda poco distanti dalla riva, mentre i marinai, straniti da tre mesi di oceano aperto, rimanevano a guardare la meraviglia del paesaggio a bocca aperta. Chissà se dentro di loro qualcuno avrà pensato che ne valeva la pena di smazzarsi tutto quel viaggio. Oppure che fosse proprio questa la spiaggia di Robinson che aspettava che il suo venerdì comparisse da dietro qualche basso cespuglio. E dai, se il posto è bello la metà del guado è già superata e difficilmente puoi criticare il resto, già tutto ti sembra più godibile ed anche il turista più fastidioso e critico, se la gode rimpiangendo il momento in cui si dovrà tornare a casa. Insomma, quella spiaggia della Saona, se non l'avete ancora capito, me l'ero proprio goduta!

Sulla costa

In cucina
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