giovedì 17 ottobre 2019

Cina 7 - Partire e ritornare

Gorbio 


Non so voi, ma da qualche anno, i giorni che precedono la partenza, per lo meno nel mio caso, non sono percorsi da quella eccitazione sgarzolina, da quel sottile brivido che dovrebbe dominare il momento dell'attesa, quel desiderio insopprimibile che l'accadimento cominci il più in fretta possibile per poter godere dei piaceri tanto attesi, sognati, a lungo esaminati nei progetti, nei pensieri e più volte aggiustati per renderli migliori e più aderenti a quanto voluto. Con la presenza, che aleggia come un'ombra alle spalle, di quel timore oscuro, che qualche cosa non sia stato previsto, conteggiato, che tu non sappia qualche cosa di importante e che per questo irrimediabilmente tu te la perda per sempre, dato che quasi certamente non ci sarà un tempo per il recupero. No, sono ormai anni, forse da quando si è fatta più impellente la bramosia di percorrere le strade del mondo in maniera sempre più parossistica, vista la vicinanza sempre maggiore ed inevitabile alla meta finale, che nel momento prepartenza e parlo di un mese abbondante, non solo nei due o tre giorni che precedono la corsa verso l'aeroporto, che in questo frangente, io piombo in un torpore inspiegabile, una pigrizia atavica che mi fa rimandare cose teoricamente non prorogabili, la preparazione e soprattutto l'affinamento di itinerari, informazioni, cura di dettagli che poi eviterebbero in loco dubbi e ricerche affannose ed errori. 

Dovrei invece, come facevo un tempo, mettermi lì, con calma, esaminare i vari punti di interessi classificandoli tra imperdibili e meno importanti, quando per cause varie si dovrà fare una scelta, inserire varianti del non si sa mai, opzioni B nel caso che. Dato la zona che percorrerò e le probabili difficoltà linguistiche che provocheranno problemi di logistica, dovrei con ordine, stilare un lungo elenco di nomi e luoghi nella grafia locale, da mostrare alla bisogna. Leggere diari di viaggio che ormai oggi affollano il web e che potrebbero dare molti ulteriori spunti e tante tante altre cose, non ultimo, preparare le varie cose, l'attrezzatura fotografica, quella documentale, anche se all'aspetto farmacistico e vestiario, per fortuna ci pensa chi viaggerà con me. Invece nulla di tutto ciò, mi siedo davanti al PC e blimblanando (che meravigliosa dolcezza ha questo vocabolo vernacolare della mia terra) qua e là senza costrutto, giochicchio, perdo tempo su Fb, compulso la posta e mi dedico a mille altre inutili cose, trascurando quelle che servirebbero davvero. Perché dunque mi comporto in questo modo dannoso e improduttivo, quando non riprovevole? Otium latino o invece scafata certezza che affannarsi è inutile, tanto gli imprevisti, sono sempre appunto imprevedibili e quindi bisognerà pensarci al momento oppure infine triste invecchiamento della corteccia cerebrale che anestetizza molto e sa che il piacere finale sarà comunque ridotto e consiglia invece un letargico riposo nella speranza (vana) di mantenere vive le forze? 

Rimane un mistero difficile da spiegare se non col fatto che col passare degli anni divento sempre più pigro e svogliato, pensando inconsciamente che poi tanto alla fine tutto si risolverà in qualche modo. Forse questo è un sistema per tentare di avvicinarsi un poco di più al tentativo di diventare più ontologicamente viaggiatore e cercare di distaccarsi, molto velleitariamente tuttavia, dall'essere turista nel midollo, col tuo bel biglietto di ritorno fissato in tasca. Illusioni naturalmente, il viaggiatore parte e basta e questo e null'altro dovrebbe fare, è questa l'essenza del viaggio, il muoversi verso una direzione anche a caso, mettere la prua al vento e lasciarsi trasportare, poi guardarsi intorno per cogliere il nuovo che si para davanti a te, senza giudizi o remore, guardare a basta, raccogliere sensazioni, gustare emozionalmente, ascoltare storie e soprattutto ricordarle. Una storia zen, che si svolgeva proprio tra le montagne dove mi troverò tra non molto, racconta che nonostante queste fossero avvolte da una fitta nebbia, un viaggiatore venne spinto da un monaco a proseguire nel sentiero per arrivare dopo molte ore di grande fatica ad uno dei punti più belli della valle. Quando stanchi e sudati arrivarono lassù, non si vedeva assolutamente nulla all'intorno ed il tizio si arrabbiò molto col monaco che lo aveva costretto a quella fatica, oltretutto dicerto già sapendola inutile, ma quello sorridendo candidamente (i monaci zen in effetti non fanno altro che prendere per il culo la gente) gli disse che la bellezza del viaggio sta proprio e soprattutto nel viaggio stesso, nell'andare verso una meta, quello che si troverà una volta raggiunta, non ha in fondo la minima importanza. E ancora, non è necessario pensare se, prima o poi  verrà il momento di tornare. Questo giungerà da solo, quando con gli occhi socchiusi all'ombra di un grande albero al centro di un villaggio, sentirai che è l'ora di andare a casa. 


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martedì 15 ottobre 2019

47!!!!

L'immagine può contenere: cibo

Sono già 47 anni che ho pescato il jolly della vita e a volte non me ne rendo neanche conto. Era una giornata grigia come oggi ma alla fine non era quasi piovuto, così direi che il proverbio giusto dovrebbe essere sposo bagnato, sposo fortunato. Comunque speriamo che mi sopporti ancora per un po', incrociando le dita per rendere questo arco temporale che ancora manca al traguardo finale, il più lungo possibile. Auguri a noi!

L'immagine può contenere: ciboL'immagine può contenere: pianta e ciboL'immagine può contenere: dessert e cibo

E comunque la torta Convento di  Voltaggio è sempre una garanzia!

lunedì 14 ottobre 2019

Recensioni : Ristorante Ratafià



Essendo questo un blog di servizio, volevo notificarvi questa possibilità, segnalatami dall'amico Dottor Divago, per mangiare un boccone a pranzo oppure abbuffarvi meglio a cena nel fine settimana. Hanno infatti aperto, credo non da molto ad Alessandria (segno che non tutti chiudono, ma qualcuno anche ha voglia di rischiare) in via Lodi 19, il ristorante Ratafià. Serve piatti e piattoni a pranzo, credo dedicato soprattutto a chi è in zona per lavoro a prezzi medi tra i 4 e i 6 euro, dal lunedì al venerdì e a cena il venerdì e il sabato, un menù fisso a 25 euro che comprende un prosecchino di benvenuto, tre antipasti, due primi, un secondo, il dolce, acqua e caffè. 

Al di là del prezzo assolutamente moderato, offre una cucina piemontese con molte attenzioni e piacevoli variazioni, non disgiunte da una presentazione accurata che di norma non ti aspetti a questi prezzi, in un locale nuovo, moderno e ben curato. Tutto questo unito a professionalità e grande gentilezza da parte del personale, cosa che non costerà pure nulla, ma che ti mette subito di buon umore e ti fa apprezzare meglio quanto mangi. Tanto per riassumere noi abbiamo avuto: Crudo con melone al ratafià (questo liquorino alla ciliegia gli dà una bella sfumatura di sapore), Flan di porro con bagnetto verde piccante (una gradita variante al più classico cucchiaio di fonduta), Crostata di pasta sfoglia alle verdure e mozzarella, Classicissimi e buoni agnolotti al brasato (con rabbocco per i ghiottoni senza ritegno), Paccheri con rucola, pistacchi e pomodorini secchi, Coniglio fritto alla birra con patate (un po' troppo secco, unica critica, tanto per trovarne una), Delizioso tiramisù della casa. Dopo il caffé, bicchierino di Ratafià, che del resto dà il nome al locale.

Consigliatissimo insomma, poi mi direte. Per la sera, controllate il menù sul sito del locale che cambia ogni volta e poi prenotate. La cosa per me incomprensibile è che le pizzerie alessandrine dove spendi più o meno la stessa cifra per una birra, una pizza malcotta che ti fa rigirare nel letto tutta la notte, dolce e caffè, sono piene zeppe e lì, a sbaffarci tutto quel ben di dio eravamo in una decina di persone, in un ambiente gradevole, silenzioso ed accogliente. Valli a capire gli alessandrini!

Scusate le foto di pessima qualità, ma sono state fatte con un telefonino scarsetto.




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domenica 13 ottobre 2019

E' uscita la mia 19° s-Guida su Malta

Ecco qua l'ultimo mio lavoro uscito dalla tipografia pochi giorni fa. E' stata data alle stampe, come di consueto, con Lulu.com la Diciannovesima s-guida di viaggio di 204 pagine, che utilizza lo schema delle precedenti e cioè, con la scusa di dare informazioni utili a chi voglia programmare un viaggio sulla falsariga del mio itinerario, quindi indirizzi e giudizi su hotel, ristoranti, agenzie, escursioni varie, in realtà racconto sensazioni, emozioni, storie che mi sono portato a casa o almeno cerco di farlo. E' stato anche questo di certo un viaggio davvero interessante, sia per il luogo in sé, che per i tantissimi punti di interesse che presenta.

Il viaggio, da cui stupidamente non mi aspettavo molto, tant'è che l'ho rimandato per anni, anche se di soli dieci giorni, mi ha consentito, oltre che a completare la visita di tutti i paesi europei, di avere una conoscenza abbastanza completa di questo interessantissimo paese, che vi invito a vedere, usufruendo anche dei consigli che ho dispensato a piene mani nelle pagine del libro. Naturalmente dieci giorni non saranno sufficienti se pensate di usufruire, nella stagione adatta anche del mare, ma possono essere un buon punto di partenza per vedere quasi tutte le cose più importanti che questa terra, carica di storia millenaria, offre. Penso che questo libro possa essere di qualche utilità per chi progetta un viaggio laggiù e anche per coloro che sono interessati solamente a leggere storie di mondi lontani.

E' disponibile sia la versione cartacea per gli amanti del solido che quella e-book ad un prezzo di affezione, cliccando sui due appositi bottoni sotto la copertina.



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sabato 12 ottobre 2019

Una sera lontana in Kurdistan

Il lago Van (1981)


Un caldo agosto di tanti anni fa. Era il 1981 e le strade dell'Anatolia sudorientale erano secche e malandate. La mia 127 con sulle spalle 100.000 km le percorreva con una certa lentezza, sollevando nuvole di polvere. Un paesaggio arido ed aspro, solitario e spesso privo di punti di riferimento. Avevamo lasciato da un centinaio di chilometri le mura nere di Diyarbakir e le case bianche della rocca di Mardin ad un passo dal confine siriano, dopo aver visto le abitazioni termitaio del villaggio di Harran e stavamo arrivando alla sponda meridionale del lago Van, la perla blu di questo angolo estremo della Turchia. Questo grande specchio d'acqua, che i raggi violenti del sole dipingono di un colore acceso ed aggressivo, incongruo nella scala di ocre e di verdi pallidi che lo circonda, si staglia immobile in un paesaggio quasi innaturale di rive deserte dalla presenza dell'uomo, tali da farti sentire in un pianeta sconosciuto se pur con sembianza terrestre, ma prepotentemente diverso, forse senza vita. Ci fermavamo di tanto in tanto ad ammirarne gli scorci formati dalle quinte di piccole penisole che ne scandivano la riva contorta e totalmente priva di villaggi o anche di case isolate. 

Le case termitaio di Harran (1981)
C'era come un silenzio innaturale in questo deserto non deserto, nel quale non vedevi neppure animali, neppure semplici capre selvatiche, per non parlare delle greggi che spesso si incontrano in questi territori asiatici dai confini teorici. Ci fermammo in un punto particolarmente piacevole con una sorta di spiaggetta a mezzaluna che bordava l'acqua, mossa soltanto dal fremito di un'onda, così piccola da essere impercettibile all'occhio. Si respirava un senso di solitudine e di pace infinita, quello di una terra dove la mancata presenza dell'uomo era di per se stessa ragione di una assenza di contrasto, della turpe condizione di perenne contrapporsi di gruppi, di religioni, di posizioni prevaricatorie, di bramosia di poteri. Tuttavia ascoltando il silenzio, divenne subito avvertibile un qualche movimento, uno sciabordare d'acqua che avveniva dalla parte estrema della spiaggia. Tra le frasche che ne nascondevano l'angolo più a destra dove si allargava una sorta di piscina naturale in cui l'acqua si faceva più verde e trasparente, qualcuno stava nuotando vicino alla riva e notata la nostra presenza, si avvicinò verso di noi che lo stavamo osservando uscendo dall'acqua come una sorta di deità lacustre disturbata dalla nostra innaturale presenza che aveva invaso quell'Eden solitario. 

L'uomo, che poi era un giovane sulla trentina con una gran barba nera ed un bel fisico scolpito venne per un po' verso di noi, le brache sdrucite grondanti acqua, poi si fermò ad una cinquantina di metri su una specie di monticello sopraelevato che ne metteva ancor più in evidenza lo sguardo fiero e la statuaria presenza. Ci osservò per un attimo, certamente identificandoci come estranei al suo mondo, poi rivolse verso di noi un grido forte e probabilmente liberatorio, che ci arrivò chiaro e netto: - Here is Kurdistan, not Turkey! - rimarcando con forza l'ultima parola che scivolò via, rotolando decisa sulla superficie del lago. Poi alzò un braccio, forse un ribadire il concetto, forse in un estremo segno di saluto, si voltò e tornò nell'acqua scomparendo subito tra i cespugli della riva. Non lo vedemmo più. Su un isolotto al largo, le mura giallastre delle rovine di un antico monastero cominciavano a colorarsi di rosso. La cittadina di Van all'estremità orientale del lago era ancora lontana e la sera stava per calare sull'orizzonte cupo e sempre più scuro.

Il posto di frontiera a sud di Mardin (1981)


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giovedì 10 ottobre 2019

Cronache di Surakhis 87: Nuove leggi

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Surakhis - Centrali a merda di prima generazione (dal web)

Accidenti, bisogna ormai ammettere che l'estate è davvero finita anche qui su Surakhis e già da ieri una pioggia verdognola di acidi di cloro scende dalle nubi basse cavando la prima pelle a chiunque stia in strada senza lo scafandro protettivo, per chi se lo può permettere naturalmente. Certo che quelli che passava la mutua si sono già sciolti prima che cominciasse a piovere, ma si sa, non è che lo stato possa proprio provvedere a tutto. Per sei mesi penso che non vedremo più le nostre tre belle lune che rischiarano la notte quando la temperatura supera i 60°C, ma tanto allora chi se lo può permettere, avrà già indossatola sua bella tuta refrigerante. Intanto qui le cose procedono davvero bene. Ieri nella Camera dei parapartiti, abbiamo approvato la nuova legge che riduce i parlamentari a 1 per partito. Il risparmio è quasi nullo, 1 credit a testa per abitante, ma intanto questo ci permetterà di controllare molto meglio le teste di legno che aspirano a sedersi sugli scranni, soprattutto perché adesso passerà anche la legge che in caso di voto non conforme ai desideri del partito, partirà in automatico una scarica da 50.000 volt direttamente dallo scranno, così ci penseranno sicuramente bene prima di votare di testa loro, quei Barabba da strapazzo.

Il bello e allo stesso tempo incredibile, è che siamo riusciti a convincere il popppolo che questa riforma è straordinaria, che si risparmierà moltissimo e sono tutti contenti, non per niente l'hanno votata tutti i partiti senza problemi. Come è facile prendere per il culo la gente! In un colpo solo li abbiamo sodomizzati meglio di un pluripenico Arturiano alle prese con quei chiappamolle della terza luna di Antares IV. D'altra parte non banfano neppure per gli effluvi degli scarichi delle centrali a merda che circondano la capitale, che ormai sono talmente forti che ci hanno consentito un leggero aumento della tassa sull'ossigeno per respirare, forse perché non ci riescono neppure più tanto bene (ossigeno che, tra l'altro viene distribuito da una mia società e ultimamente, dati i costi, non è più nemmeno tanto puro, ma questo è secondario). L'unico problema è che non riesco a controllare quei bastardi di rettili di Betelgeuse III che siccome non hanno il naso, se ne fregano bellamente e riescono a respirare dalle branchie anche nei laghi di cloro liquido, oltretutto la loro religione del cavolo gli impedisce di impegnare gli organi e non si riesce in nessun modo a convincerli di venire a lavorare in miniera. Manica di fancazzisti. Comunque non è un grosso problema, l'importante che gli ingressi delle sacerdotesse succhiatrici Vegane continuino con regolarità, che al popppolo se dai panem et fellationes sono tutti contenti, anche se il pane è fatto con gli scarti delle centrali a merda, che tanto il gusto è quasi uguale, anzi ci guadagna.

Gran Marchese e Altissimus Iugulator,  Paularius da Surakhis


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Inchieste

martedì 8 ottobre 2019

La casa si ribella

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dal web

La mia casa si sta ribellando. Non so cosa sia, se 'o monaciello o the others, fatto sta che tutto si rompe o quanto meno ha dei malfunzionamenti e maledizione, pretende di essere curato e rimesso in ordine. Tanto per non farvi un elenco esagerato, ho almeno quattro problemi elettrici di difficile soluzione, lampadari che non si accendono, punti luce che scoppiettano, prese divelte che non funzionano; un pensile della cucina è precipitato fragorosamente al suolo trascinando con sé decine e decine di bicchieri risalenti addirittura al pacchetto doni di nozze e fracassandoli quasi tutti, tranne quelli di misero valore; antine di legno che si sono malamente divelte e non vogliono più saperne di chiudersi; tapparelle che rimangono a metà e ringhiere arrugginite che reclamano disperatamente una mano di colore; lo sciacquone che va a modo suo; carta da pararti che si stacca a larghe falde come la neve e queste sono solo la punta degli iceberg che col riscaldamento globale si stanno sciogliendo. La realtà è che tutto questo lavoro manutentivo, gioia dei bricoleur casalinghi, mi ripugna profondamente. Sono uomo di lettere, si sa e solo avvicinarmi al parcheggio di Brico o similari magazzini, mi dà un senso di nausea unito ad eruzioni cutanee di allergia prodromo di certo shock anafilattico. Senza contare che qualunque tentativo di soluzione a grane anche minime, mi provoca accessi di ira che lasciano interdetta la mia consorte oltre a procurarmi quasi di default danni fisici irreparabili, come ferite, spelature e contusioni varie oltre all'innalzamento della pressione. 

Certo mi sento un leggerissimo senso di colpa , ma molto leggero, eh, nel vedere la mia gentile signora che guarda con invidia a quelle il cui marito discute con competenza di brugole e chiavi a stella, dichiarando, come i miei amico Loris e Pierangelo: - Non ci sono problemi irrisolvibili se si ha l'attrezzo adatto - , poi tirano fuori la chiave del 13 e zac tutto va a posto in un attimo. No a casa mia tutto rimane pendente per giorni e settimane, nella beata speranza che la cosa si risolva per intervento divino, ignorando, con l'uso del famoso udito selettivo dei mariti, le battute del tipo: - eh, certo che prima o poi bisogna metterla a posto 'sta cosa! - . Il solo tentativo di cercare di acquistare un pensile dell'Ikea succedaneo a quello sbriciolato, mi ha provocato un inizio di esaurimento; la visione delle istruzioni di montaggio dello stesso, 14 pagine,  mi ha chiaramente fatto capire come solo la Svezia abbia potuto produrre il fenomeno Greta. La casa lo sa e siccome probabilmente ce l'ha con me perché pensa che io non la ami e le voglia stare lontano, confondendo il mio affannato desiderio di vedere quello che c'è dietro la collina, almeno fino a che ce la faccio, con la sensazione che non le voglia bene e che soffra a stare tra le sue calde coccole, si vendica rompendosi. Non venitemi a dire che dopo quasi quaranta anni, le cose si rompono e bisogna sistemarle, no no qui ci leggi proprio la volontà, la malevolenza vendicativa di farmi un dispetto, di darmi ulteriori problemi e costringermi a dannarmi, oltretutto istigato dalla mia povera consorte che, anche se cerca di risolvere tutto lei, dal chiodo del quadro in su, a fare certe cose non ce la può fare. Basta, bisogna andare via al più presto, allontanarsi dal maleficio, con la larvata, ma purtroppo inutile speranza che al mio ritorno le cose si siano miracolosamente aggiustate da sole.


domenica 6 ottobre 2019

巴士


Già che ci siamo, qui bisogna cominciare a rinverdire un poco quelle minime conoscenze di mandarino che avevo tentato di imbastire durante le mie interazioni con quel paese, al tempo delle mie frequentazioni lavorative. In effetti, in qualunque paese vai, se hai una conoscenza anche minima di qualche fondamento linguistico, risulterà sempre utilissimo, specialmente in un paese dove l'inglese non è così diffuso e la vicinanza con i nostri fonemi e radicali etimologici è, direi, nullo. Dunque ieri abbiamo parlato di autobus e penso che sia utile vedere un po' più a fondo questa materia. La lingua cinese è davvero interessante per molti aspetti. Ad esempio, essendo fondata sull'assemblaggio dei 204 ideogrammi detti radicali, antichissimi e che si richiamano ovviamente alla natura, il problema che si presenta quando si debbano creare tutti i neologismi definenti i prodotti, gli oggetti, i concetti, che la civiltà umana ha prodotto nei secoli è davvero complicato. I cinesi lo hanno risolto in due modi: il più classico è quello di riferirsi comunque alla radice naturale dei concetti, ad esempio, in tutti i vocaboli che riguardano qualcosa di elettrico, troverete, come parte del vocabolo (ormai la lingua è diventata plurisillabica) o all'interno di nuovi ideogrammi, il radicale 电 diàn, un classico pittogramma in cui si vede bene il reticolo che il fulmine produce nel cielo fino alla saetta che si scarica sulla terra sottostante. E da qui provengono moltissimi vocaboli come: 电池 - diàn chí -  Batteria (il fulmine dentro uno spazio circolare vuoto) oppure 电话 - diàn huà - Telefono (elettrica parola) o anche, aggiungendo il segno Ombra, Immagine, abbiamo: 电影 - diàn yǐng - Film, cinema. Ancora 电影机 - diàn shì jī - Televisore (elettrica, per vedere immagini, macchina) e 电梯 - diàn tì - Ascensore (elettrico salire) e tanti altri. 

Ma veniamo al vocabolo che mi interessa indagare oggi. Parliamo dunque di pullman. In cinese tutti i mezzi che si muovono con le ruote hanno dentro di sé l'ideogramma base 车 - chē - Carro (che nella forma con carattere tradizionale non semplificato 車 mostra bene mostra bene la vista dall'alto di un carro stilizzato a due ruote). Quindi abbiamo 火车 - huǒ chē - Treno (carro di fuoco) , 汽车 -  qì chē -Automobile (il carro a vapore, si usa qì, vapore, che vuol dire anche forza interna, lo stesso del Tai qì), poi 自行车 - zì xíng chē - Bicicletta (da sé - in fila (le ruote) - carro). L'altro modo per la creazione diei neologismi invece consiste nell'importare direttamente i fonemi moderni stranieri (questo accade normalmente con i nomi stranieri ad esempio 意大利- Yì dà lì - Italia), utilizzando ideogrammi preesistenti che abbiano suoni simili. Essendocene moltissimi con lo stesso suono spesso si preferisce scegliere quelli a cui si può accoppiare un significato pertinente (per l'Italia: il paese delle Idee, Grandi, Intelligenti, utili).  Solo il suono invece conta nel caso del nostro "pullman", per il quale accanto al tradizionale 面包车 .- miàn bāo chē (volto o piano, a pagamento, carro) - oppure 客车 - kè chē  (carro con passeggero)  comincia a subentrare il carattere 巴 - bā- con pronuncia allungata, che vorrebbe dire tutt'altra cosa, ma ha un suono molto simile al fonema inglese per Bus. Ecco quindi 巴士 - bā shì - Autobus, oppure nel linguaggio colloquiale molto in uso utilizzando i concetti di dimensione: 大 dà (grande) - 中 zhòng (medio) - 小 (piccolo) abbiamo 大 巴 -  dà bā (grande pullman) - 中巴 -  zhòng bā (di medie dimensioni, tipo quelli da 30 posti) - 小- xiǎo bā (pulmino). Facile no? Speriamo di ritrovarci riuscendo per lo meno ad arrivare alla stazione dei pullman (che forse si dice 汽车站 - Qì chē zhàn - Luogo dove si sta in piedi ad aspettare il carro, ehehheeh)!



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sabato 5 ottobre 2019

Cina 5 - Bus e treni

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da www.saporedicina

Bei tempi, dirà qualcuno, quando partivi zaino in spalla (o meglio valigione, che non aveva neanche le ruote, da trascinarti dietro come fosse pieno di mattoni), arrivavi dove volevi andare (per dove dovevamo andare) e lì ti guardavi intorno per sapere che direzione prendere. Già, intanto ti beccavi le sole più varie e perdevi tanto di quel tempo che metà bastava, solo per buttare l'occhio di qua e di là e decidere cosa fare, anche se avevi studiato mesi su libri vari cercati in giro alla meglio. E tra l'altro allora di tempo ne avevi meno di adesso con le ferie contate e le partenze calcolate anche sfruttando le ore. E' sempre così, sogniamo il passato e demonizziamo il presente solo perché abbiamo perduto quello che non si può più avere, gli anni della gioventù e ci lamentiamo adesso che si va a scorrere skyscanner per vedere in quale giorno del mese il biglietto costa meno. E' un po' come quando si evangelizza la bufala dei grani antichi, ma questa è un'altra storia che non mi va di investigare oggi, tanto è tutto tempo perso. Adesso invece sei qui che ti lamenti e intanto guardi su Google map se per arrivare nell'hotel che hai prenotato devi girare a destra o a sinistra dopo la rotonda. Beh certo che con internet se ne possono fare di cose. Per esempio ieri ho ultimato (sempre su indicazioni della mia amica di cui vi ho già parlato l'acquisto dei biglietti dei due autobus che dovrò prendere per spostarmi dall'Hunan al Guangxi. Tanto può servire anche a voi. C'è un apposito sito su cui puoi acquistare i biglietti per tutti gli autobus (巴士- bā shì o 大巴- dà bā)  e treni cinesi e che vi segnalo:  https://www.chinabusguide.com tutto in inglese. Da qui, inserendo le località di partenza e di arrivo con gli orari da scegliere e il costo, inviate una mail all'indirizzo segnalato sul sito ed esplicate la vostra richiesta unitamente ai vostri dati, passaporto ecc.. 

Rispondono, gentilissimi, in giornata. Il signor Victor Guo che mi ha preso in carico è stato assolutamente prodigo di attenzioni (sarà un robot?) e mi ha dato anche la disponibilità a consegnare i biglietti da Zhangjiajie a Feng Huang direttamente al mio ostello (il cui proprietario mi ha assicurato che sarà sua cura conservarmeli in attesa del mio prezioso arrivo, mi raccomando, usare sempre questo aggettivo), mentre per quanto riguarda i biglietti Feng Huang - Guilin, dovrò recarmi, quando arrivo alla stazione dei bus, allo sportello n. 5 dove una signora me li consegnerà dietro presentazione dei passaporti. Pagato con Paypal e per la verità speriamo bene perché in mano non ho assolutamente nulla tranne le gentili parole del mio interlocutore che mi assicurato di stare tranquillissimo e che la lady dello sportello n.5 è già informata e mi aspetta! Stessa procedura se dovete prenotare un treno. Robe da non credere direte voi, vedremo poi come funziona nella pratica, intanto ditemi che non è comodo. Sul sito, tanto per capirci, si tranquillizza una cliente inglese che chiedeva notizie delle toilettes sull'autobus, che sfortunatamente non ci sono, ma la richiedente viene assicurata che durante il tragitto il mezzo si fermerà in appositi luoghi di ristoro lungo la strada to do pee and poo, quindi siate sereni. Se pensate che siamo a 10000 km di distanza, in un paese dove negli anni 90, quando ho cominciato a frequentarlo, i gabinetti (che tanto per sapere si chiamano cè suǒ - 厕所, suono molto simile al nostro "cesso" per cui lo ricorderete facilmente, se dovrete chiedere e ricordate che sulle porte ci sono i simboli 男 nàn = maschio e  女 nǚ = femmina) erano comuni e senza porte e ti sedevi assieme agli altri, su di una unica panca con i buchi, direi che di passi in avanti ne sono stati fatti parecchi ed in un tempo piuttosto corto.

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venerdì 4 ottobre 2019

Cina 4 - Visti

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dal web

Alla fine ho ceduto di schianto, un po' perché l'anziano non sopporta più nulla, neanche se stesso, un po' perché alla fine non ne hai più voglia e ti lasci andare. Un saggio mi diceva non andare mai contro la corrente, fai solo una fatica del diavolo e rimani sempre allo stesso punto o peggio, io poi non sono neanche capace a nuotare, figuriamoci. Dunque, visto che non sono riuscito a capire se l'ufficio di via Confalonieri a Milano è chiuso o no fino all'8, se poi bisogna chiedere appuntamento e così via, sono crollato e ieri sono andato in una agenzia che si occupa di visti Cina a Torino che tra l'altro mi era anche più comodo, dopo aver avuto lumi telefonici il giorno prima. Per la verità, alla cornetta (sì ho ancora la cornetta del telefono, ve l'ho detto che sono anziano) ero stato trattato un po' come si fa con i vecchi rimbambiti e fin qui ci sta, perché in effetti ne ho tutte le caratteristiche, ma anche se avevo detto che ero già in possesso di tutti i moduli, sono stato zittito prontamente e mi è stato detto che mi sarebbero stati inviati tutti i moduli giusti necessari, perché di solito tutti vanno lì con quelli vecchi e sbagliati e bisogna rifare tutto da capo e che non serve altro oltre ai passaporti e la foto. In effetti i moduli che mi ha inviato erano diversi da quelli che avevo scaricato dal sito. Si sa l'utente è quello che è. Comunque preso il mio bel trenino arrivo di fronte all'ufficio all'ora giusta e la signora stavolta mi abbozza pure un sorriso, forse di compatimento quando comincio a tirare fuori le carte. Già sulle foto c'è da eccepire, perché sembra che non siano molto "chiare", anche se le ha fatte il fotografo e sono le stesse del passaporto. 

Poi consegno il modulo debitamente compilato e qui la bocca della gentile signora si storce un po' verso il basso e scatta una ammissione: - Vedo che le ho mandato i moduli vecchi sbagliati, bisognerà rifarli - Ecco perché erano diversi, io avevo scaricato quelli giusti, ma va bene lo stesso. Per fortuna avevo con me tutte le ulteriori informazioni necessarie alla bisogna e anche se teoricamente non ci voleva altro, meno male che prudenzialmente mi ero portato dietro anche i biglietti aerei, (necessari), oltre che gli indirizzi di tutti gli hotel. Prudenzialmente mi ero portato dietro anche i vecchi passaporti dai quali ho potuto desumere il numero di visto del mio precedente viaggio in Cina (richiesto). Tutta roba utilissima e necessaria che verrà inviata asap a chi di dovere e se tutto va bene verso il 21 arriveranno i preziosi visti (珍贵) in Cina si usa molto questo aggettivo nelle frasi di cortesia, anche se siete incazzati i neri non dovete mai ometterlo,  es. qual è il suo prezioso cognome? Preziosi perché tutto questo mi costerà 203 euro cadauno invece dei 127 del visto nudo e crudo, ma capirà, il nostro lavoro, 20 euro per caricare il modulo (speriamo quello giusto) su internet, il corrie, l'IVA, alla fine è fin poco e poi funziona così e più non dimandare. Comunque ne ho imparato una che mi sembra interessante e che vi giro (blog di servizio ovviamente). Sembra che per la concessione del visto facciano storie se sul passaporto hai il timbro della Turchia, si vede che in questo periodo non sono in buona con Erdogan, chissà, comunque sapevatelo. 

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mercoledì 2 ottobre 2019

Cina 3 - Ma come è tutto difficile!

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Oggi sono frustrato. Non riesco più a sopportare (gli anziani sono così non sopportano più quasi niente) di rimanere ore al telefonino, mentre una gentile voce robotica continua a snocciolare premi 1, premi 2, premi 9, premiti sta minchia. Ma credo che ormai da questo loop sia difficile uscire, bisognerebbe avere una buona capacità adattativa che riuscisse a farti passare il nervoso facendoti diventare una sorta di homo sopportans semieractus (adattabile quindi anche alle riunioni condominiali ed agli sproloqui della politica) e che soprattutto, ti suggerisse la soluzione per riuscire ad ottenere le informazioni che ti servono senza dare di matto e tirare il telefonino giù dalla finestra, anche se è vecchio e funziona alla meglio, nell'ottica dell'obsolescenza programmata, altro che risparmio energetico. Già si fa un gran parlare di tutto ciò, ma poi alla fine la linea guida di tutto l'ambaradan è sempre la stessa, quello che si deve risparmiare è il grano, il resto è chiacchiera, quindi far fare tutto a te così risparmio personale, se non capisci o è troppo difficile fatti furbo è un problema tuo. 

D'altra parte, direte voi, tutto giusto per carità, ma allora il grano chi lo mette? e allora siamo sempre allo stesso punto. Tutti buoni a parlare purché il grano lo metta qualcun altro. Probabilmente vi siete accorti che mi sto intorcinando attorno a concetti vaghi e non completamente sensati da tavolino da bar, perché non so dove andare a parare, ma abbiate pazienza e per oggi scusatemi, perché sono qui coi passaporti in mano e per il mio visto cinese sono ancora in alto mare. Comunque ho deciso che visto che sono riuscito a parlare con una voce umana, almeno credo che lo fosse perché era antipatica come la merda secca e questo è buono e mi ha fatto piacere di fronte all'alternativa del disco rotto che ripete all'infinito lo stesso concetto, anche se questa non scherzava, domani vado direttamente a Torino a mettere direttamente il naso dentro l'ufficio e vedo se ne esco vivo, poi vi farò sapere eventualmente.

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