sabato 27 maggio 2017

Malaysia 29 - Bako national park


Beared wild pig (foto T. Sofi)


Imbarcadero al Bako (foto T. Sofi)
Una cosa è certa, il Borneo è soprattutto natura. Una natura rigogliosa e pervasiva, un tempo impenetrabile, popolata da animali strani, una flora nuova e diversificata e da genti abituate a convivervi o comunque a subirla. Conoscere questo paese, questo mondo significa penetrare foreste primarie per venire a contatto di chi le abita, lungo le uniche direttrici possibili da secoli, le vie d'acqua, i grandi fiumi che si sono formati grazie alle piogge torrenziali, subendo un clima difficile e faticoso. Non è cosa facilissima, bisogna insomma organizzarsi. Ovviamente basta pagare e ti portano in braccio anche in cima all'Everest, quindi nulla di impossibile, anzi. Quindi come prima cosa bisogna mettersi alla ricerca di chi si possa far carico di portarsi in giro questi pacchi vecchiotti e malandati, ma desiderosi, anzi pretenziosi di vedere tutto e di provare ogni sensazione da esploratore della domenica. Ovviamente ci sono le agenzie più note come la Borneo Adventure di certo più da fighetti, ma anche tutta una galassia di piccole realtà molto efficienti ed attente alla soddisfazione del cliente isolato. Turista fai da te, insomma, senza ahiahiahi. David della OooHaa (un nome, una garanzia) ad esempio è molto convincente e si rivela alla fine anche molto efficiente ed in grado di organizzare qualunque tipo di giro tu voglia fare. Insomma andatelo a trovare nel suo ufficietto del centro,  sia che abbiate già le idee ben chiare su quello che volete vedere, sia che vi vogliate mettere completamente nelle sue mani, dicendo solo quanti giorni avete a disposizione, poi fate una buona trattativa sui prezzi e infine preparate gli zaini. 

Il parco sul mare (foto T. Sofi)
Ganie è uno dei suoi uomini migliori. Di etnia Iban, il gruppo tribale originario del paese, i cosiddetti Dayaki del mare, un tempo pirati e tagliatori di teste, ha lasciato il villaggio da bambino quando la sua famiglia si è trasferita in città. Sposato e con figli, è ormai un uomo del nostro tempo, moderno e che sa apprezzare tutti i benefici del mondo attuale, ma che quando può ama ritornare alla longhouse da dove arriva la sua gente, perché il senso della famiglia e della vita tradizionale è per lui, ancora forte ed importante. Ha sempre un forte legame con la sua cultura che conosce molto bene ed è quindi una guida ideale se vuoi cercare di penetrare questo mondo. Ho già sottolineato che il Sarawak, come tutto il resto del Borneo è ricco di parchi che proteggono una bella fetta del suo territorio dall'ingordigia delle attività agricole. Certo la lotta tra contadini ed ecologi da salotto è diatriba infinita e difficile da risolvere, in quanto i secondi, che hanno ormai soddisfatto ogni loro bisogno alimentare e non, col grasso che cola dalle loro tavole, hanno la pretesa che quelli che fino a ieri morivano di fame, conservino per il resto dell'umanità che si è già divorato tutto il suo, quel che rimane, magari continuando a non mangiare o a non svilupparsi, spiegando loro, a bordo dei loro SUV, quanto sia bello vivere a contatto con la natura di un tempo, continuando magari adandare a piedi per non inquinare l'aria o remando sulla piroga. 

Una nasica (foto T. Sofi)
In realtà il senso di conservazione sembra però abbastanza sentito anche qui e nella pratica, vaste porzioni di territorio, sempre maggiori, sono protette con un certo rigore, fino a formare parchi nazionali che mantengono una conservazione attiva per la biodiversità della particolare flora e per la fauna assolutamente unica del paese, con una consapevolezza ormai conclamata ad ogni livello che tutto questo significa soldi freschi ed attività turistica intensa e posti di lavoro qualificati,  aspetto questo che oggi, in tutto il mondo, è molto considerato. Il parco nazionale di Bako è il più vicino alla città di Kuching ed è un ottimo esempio di questa situazione. Una porzione di foresta pluviale che occupa per intero la penisola a nord della città ed arriva fino al mare. La barca scivola lenta lungo la corrente del fiume, ormai grande e poderoso data la vicinanza al suo abbraccio finale con l'oceano. Come tutti i suoi compagni, scende dalle alture che formano la dorsale centrale che attraversa la grande isola, che vi ricordo è sempre la terza del mondo come dimensioni, ingrossandosi a dismisura, man mano che gli affluenti uniscono a lui le loro acque marrone scuro, cariche della terra scavata nei fianchi del monte e poi nella terra rossa tenera e fangosa che si lascia portare via facilmente in questo abbraccio inquieto. Ti rendi subito conto di come sia questa la via vera per muoversi in questo habitat difficile, di come sia semplice così percorrere spazi e raggiungere uno dei tanti approdi lungo le rive boscose, apparentemente impenetrabili. Subito infatti si capisce come le tracce di sentiero siano difficili e faticose da percorrere. 

I meandri del fiume Kuching (foto T. Sofi)
Radici scivolose e fanghiglia sdrucciolevole fanno dell'avanzare nella foresta una fatica dura, una insidia continua che mette a dura prova chi li percorre, coperti di sudore che inzuppa le magliette e scioglie gli strati di spray antizanzara di cui ognuno tenta di cospargersi abbondantemente prima di affrontare questo ambiente tuttavia ostile. Però basta che compaia tra gli alberi un grosso maschio di nasica, con quel suo naso esagerato a forma di proboscide che lo fa sembrare corrucciato e poco incline a fare amicizia, che rimani lì col naso all'aria, cercando di spannare le lenti degli obiettivi che l'umidità ha reso opachi. Anche le grosse vipere verdi che penzolano dai rami, in fondo non fanno paura, Ganie del resto assicura che il loro veleno non è fulminante e che, di solito si riesce ad arrivare vivi fino all'ospedale della città. La foresta arriva fino alle spiagge selvagge e deserte della punta rocciosa della penisola, che le onde dell'oceano hanno scavato in forme bizzarre. Gli animali arrivano fino alla riva in cerca fose di residui abbandonati dal mare. Ai margini della foresta è facile vedere i babiroussa giganti, che qui chiamano beared wild pig, ma io, che volete, non riesco a distaccarmi dalle riminiscenze salgariane, con il lungo muso ricoperto da una spessa peluria che simula una barbaccia ispida, che grufolano qua e là in cerca di cibo. E poi ancora uccelli colorati e alberi giganti, dai dipterocarpus di 80 metri, alle spesse distese di mangrovie che occupano le lagune, camminando tra cespi di felci che nascondono gli ingannevoli calici pelosi delle nepentes, di cui si possono vedere una grande varietà di specie, trappole colorate in cui insetti sconosciuti vanno a perdere la loro breve vita. Insomma un'orgia di vitalità selvatica che ti mette subito di fronte a cosa sia l'anima di questa terra.


SURVIVAL KIT

Vipera del Borneo (foto P. Procchio)

Ooo Haa Tours & Travel
-
Main Bazar - n. 40 - 1° piano - Kuching- Responsabile Sig David (vedi su Fb) - Molto valido ed economico. Disponibilissimo a farvi itinerari su misura ed a trattare sui prezzi. Lo abbiamo utilizzato per varie escursioni sia nel Sarawak che nel Sabah e tutto è funzionato molto bene. Puntuale e senza inconvenienti, lo suggerisco tranquillamente a preferenza di altre agenzie più titolate. A Kuching cercate di farvi assegnare la guida Ganie, molto esperto per le visite alle longhouses degli Iban. Contattabile anche dall'Italia per la preparazione delle escursioni. Con questa agenzia ho organizzato molte altre escursioni in Borneo, come: 3 gg nelle longhouses Iban, parco Kota Kinabalu, 3 gg nel Kinabantan river, sempre ottimamente organizzate.

Bako national park - Uno dei parchi più conosciuti del Sarawak. Una escursione di un giorno che comprende il raggiungimento del parco in auto (circa 50 Km), ingresso, barca, pranzo e trekking nella jungla con guida, può costare attorno ai 250 R a testa per 3/4 persone. Si possono vedere le nasiche in libertà assieme a molti altri animali selvatici, insetti e uccelli. Imperdibile per cominciare ad avere un primo contatto con la natura del Borneo.

Il parco (foto T. Sofi)


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Attenzione ai cocco....(foto T. Sofi)



27 - Verso il Borneo

venerdì 26 maggio 2017

Malaysia 28 - Kuching


Il tempio  Tua Pek Kong


Vendita dolciumi

Ma guarda un po'. Questa Kuching non è un insieme di baracche sul fiume come forse avevi idealizzato. E' una città normale in fondo, di,quasi mezzo milione di abitanti, sdraiata pigramente sulle sponde di un grande fiume limaccioso, come tutti i corsi d'acqua del Borneo. Un centro di palazzi nuovi di vetrocemento come vuole lo sviluppo moderno, una zona tradizionale in stile chinatown come si conviene ad una città nata dai commerci che contiene almeno metà della popolazione di origine cinese, negozietti per turisti, una moschea moderna sulle rive del fiume da cui partono le river cruise alla sera e gente che come in tutte le parti del mondo, si muove, lavora e non fa caso agli scrosci di acqua che il cielo manda giù con violenza anche se con una certa regolarità nei pomeriggi verso sera, quando sembra che non si possa più resistere al caldo umido e che quindi vengono sempre accolti come una sorta di liberazione che fa respirare per qualche ora, raffreddando un minimo la temperatura, prima che l'equatore vicino ricominci a pompare un calore cattivo che fa fumare la terra umida.  E' chiaro che qui sei un un altro stato, certo è sempre nominalmente Malaysia, ma qui cambia tutto, a partire dalla composizione etnica e dagli stili di vita. Siamo in una confederazione nata artificiosamente, lo capisci subito all'aeroporto dove scali all'internazionale e non ai voli domestici e ti timbrano il passaporto come se arrivassi da un paese straniero e quaggiù si sentono davvero molto lontani dal continente, sono coscienti ed orgogliosamente diversi e come ovvio ce l'hanno con la centralità della capitale che si prende tutti i soldi. 

Il monumento ai gatti
Kuala lumpur ladrona insomma. Ma possibile che davvero tutto il mondo sia così simile nei sentimenti e nelle inclinazioni, specialmente le peggiori? Kuching vuol dire gatto e pare ci siano gatti dappertutto, in carne ed ossa e raffigurati nelle varie maniere a partire dal monumento nella piazza centrale, per finire addirittura nella ghisa dei tombini delle strade. Deve essere interessante essere qui nel periodo della festa dedicata a questo animale. Comunque i negozietti del centro sono divertenti e pieni di mercanzia a prezzi accettabili, insomma lo sfogo del turista è assicurato. Anche le trattative sembrano più rilassate, quasi che il clima incida sul carattere e sulla bonomia di chi ci vive. Questa sarà anche stata terra di pirati sulle coste e di tagliatori di teste nell'interno, ma i nipoti di questa gente ha larghi sorrisi e il contatto umano sembra davvero improntato alla bonomia, sarà che alla fine tu sei sempre un portatore di moneta, parte della quale lascierai in loco. Il piccolo tempio di Tua Pek Kong è un momento davvero piacevole di sosta. I suoi colori violenti brillano esagerati, rossi, blu, verdi carichi e decisi che evidenziano pareti, tetti e statue che sfilano sui portali e nell'interno con la vivacità naif che contraddistingue quella religiosità fatta essenzialmente di superstiziosa accondiscendenza. Anche se non è un giorno di festa molte persone entrano, fanno offerte e si fermano a pregare davanti alle statue o nei grandi vasi dal fondo coperto di sabbia dove si infilano i bastoncini di incenso. Altri stazionano davanti alla vasca piena di piccole tartarughe offerte al tempio come speranza ed augurio di longevità. 

Strani divieti all'Hostel Nomade
I fedeli si raccolgono a testa china e mani gunte e mandano la loro preghiera che quasi sempre è una richiesta verso quella parte trascendente che rimane sempre nel fondo dell'animo umano anche se più o meno nascosta. Spesso infatti accade che si sia smesso di credere in dio per poi credere a qualunque cosa dica il primo cretino che passa, ammantato da una credibilità di moda, un po' new age, un po' complottista. Gli arruffapopolo poi fanno il resto e ci lavorano sopra. Ci si abitua in fretta all'aria tranquilla e svagata di questa capitale che ti invita alla calma e a non prendere le cose di punta. Bisogna fermarsi un attimo a ragionare e a decidere cosa fare in questa terra dove la natura è preponderante su ogni altro aspetta. Certo c'è anche qualche grande albergo come si addice a quella che tutto sommato è una capitale, ma tutto attorna pullula di alberghetti e ostelli per saccopelisti e ragazzi che viaggiano a basso budget. Quello che ho scelto attirato dalla posizione e dal basso prezzo è uno di questi, del tipo di quelli che avrei dovuto frequentare quando avevo venti anni. In cima ad una scaletta ripida, c'è uno stanzone comune in stile vagamente hippy dove si accede rigorosamente senza scarpe, un po' per seguire lo stile locale, un po' perché fa molto figli dei fiori, anche se il sentore di formaggio aleggia birichino nell'ambiente, visto il numero di scarpe da ginnastica abbandonate sulla rastrelliera e la temperatura che fa ricoprire di sudore ogni superficie corporea. Sulla porta sono incollati segnali di divieto di difficile interpretazione anche se piuttosto curiosi, le pareti sono ricoperte dai graffiti di saluto dei clienti soddisfatti, la madame alla cassa è come sempre molto gentile e ti spiega le regole della casa prima di inviarti alla camera. E' una pacioccona dalle mani e piedi grandi, qui i tratti del'oriente cominciano a perdersi ed a confondersi con quelli dell'Oceania, della quale il Borneo è una delle porte. Risaliamo altre scale. Bisogna fare uno stop soprattutto mentale per abituarsi alla nuova terra ed organizzarsi su come affrontarla. 

Tessuti


SURVIVAL KIT

In attesa della camera (foto P. Procchio)
Kuching - Capitale del Sarawak. 500.000 abitanti circa. Ben collegata con diversi voli giornalieri a Kuala Lumpur, alle cittadine dell'interno come Miri e alle città degli altri stati del Borneo come il Sabah, Brunei o il Kalimantan indonesiano, sia con Air Asia che con Malaysia airline a prezzi modici. Rimane il punto dipartenza obbligato per visitare questa isola. Le strade nel Borneo sono poche anche se buone e le distanze sempre notevoli per cui l'aereo è una scelta coerente. Città tranquilla e gradevole, passaggio obbligatorio per la visita dello stato del Sarawak. Molte agenzie in cui organizzarsi le varie visite di cui parlerò nei prossimi giorni, che con grande difficoltà ci si potrebbe anche preparare da soli. I prezzi non sono bassissimi, ma alla fine si spende quasi la stessa cifra considerata la complicazione ed il disagio.  La città in sé si può visitare nei momenti morti tra le varie escursioni possibili nei dintorni. I vari souvenir sono qui a prezzi più accessibili che nella penisola. 

Tua Pek Kong temple - Piccolo tempio cinese buddista in centro sulla Jin Tunku Abdul Rahman. Ovviamente meglio se riuscite a visitarlo durante qualche manifestazione o festa. Diversamente bastano pochi minuti per osservare i fedeli che si aggirano nei vari ambienti.

Le Nomade Hostel - 3 Jalan Green Hill - Posizione centrale comoda. Ostello molto basico, stanze con bagnetto e doccia, ma con lavandino nel corridoio nelle camere più belle. 70 R con colazione. Disponibilità anche di letti in camere comuni senza servizi. Asciugamano, AC, free wifi anche nelle camere. Uso cucina anche per colazione. Ragionevolmente pulito, pareti di compensato quindi piuttosto rumoroso. Spazio comune. Ambiente giovane e cameratesco. Tutto compensato da prezzi molto ragionevoli.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Al tempio


giovedì 25 maggio 2017

Malaysia 27 - Verso il Borneo


Pronti a partire



I fiumi del Borneo
L'aereo rolla stancamente sulla pista. Sembra che anche lui senta la fatica di muoversi nell'aria densa e calda e non abbia tutta questa voglia di alzarsi fino a penetrare lo spesso strato di nuvoloni gonfi e grigi che riempiono il cielo. L'esperienza della low cost asiatica in fondo non toglie niente alla solita sensazione del lasciare un luogo che ormai ti era diventato familiare per andare incontro al mistero del nuovo, della terra incognita che muove la fantasia e genera aspettativa. Air Asia è un po' lo specchio del futuro che aspetta l'umanità, minimizzare i costi per poter allargare al massimo la platea di chi può usufruire di un servizio. Più cose ti fai da solo e meno spendi, anche se l'aeroporto dedicato completamente alla compagnia è più o meno come gli altri asiatici quanto a gigantismo, forse solo un po' meno per quanto riguarda l'opulenza ed il fasto. In pratica ti fai il checkin da solo, ti stampi le fascette delle valigie e te le applichi, però la cosa curiosa è che tutto funziona bene lo stesso. Le macchinette non sono guaste, se metti il tuo numero che hai sulla mail, miracolosamente compare sul display il tuo nome ed il posto che hai prenotato e gli addetti sorridono anche se saranno pagati meno degli schiavi. In questo modo uno stuolo infinito di persone si sposta e vola via al costo di un giro in autobus. Aerei zeppi e senza un posto libero che decollano uno dietro l'altro, il posto in mezzo non rimane mai libero, anzi di sicuro a me toccherà quella cicciona enorme che muoveva la sua carne tremula nella fila dietro, accidenti.

Fiori del Borneo
Le hostess corrono avanti e indietro cercando di vendere qualche cosa su cui avranno qualche sorta di provvigione ad incrementare il loro magro stipendio. A te tocca addirittura un panino di plastica che era incluso obbligatoriamente col sovrapprezzo incremento peso bagaglio. Insomma il mondo continua a girare e sotto di te scorre il tappeto verde di palma da olio che ricopre senza soluzione di continuità tutta la penisola. Sto lasciando un paese tutto sommato moderno ed efficiente, ragionevolmente "occidentale" insomma, secondo i nostri parametri, per arrivare in una terra nuova e sulla carta misteriosa, il Borneo, l'immensa isola, addirittura la terza del mondo come superficie, ma che su una superficie quasi tre volte quella italiana ospita soltanto una ventina di milioni di persone. Una terra completamente ricoperta di una vegetazione rigogliosa ed apparentemente impenetrabile che da sola la rende luogo selvatico e a lungo inesplorato, popolata da tribù adattate alla difficoltà di un clima e di un ambiente avverso all'uomo sulla carta e nell'immaginario di chi arriva da lontano alla scoperta di un mondo nuovo. Neppure Marco Polo ci è arrivato, almeno così pare, e ne parla solo per sentito dire, se pure era bene a conoscenza di queste isole ricche di spezie con le quali si svolgevano da sempre importanti commerci e dove da tempo era arrivato l'Islam. Il Borneo Malese occupa tutta la parte nord dell'isola, ma differisce assai poco dal punto di vista naturale dalla parte indonesiana a sud, sicuramente però più povera e dalla quale, guarda caso, la gente ha la tendenza di spostarsi in cerca di occasioni di vita migliore.

La moschea di Kuching
I nomi che avevi letto sull'atlante prima di partire, sembrano fatti apposta per eccitare la fantasia del viaggiatore, Sarawak, Sabah, Labuan, Sandakan, Kota Kinabalu, toponimi esotici che ti fanno ritornare bambino davanti ai libri che raccontavano le gesta dei tigrotti di Mompracem, di pirati sanguinari, di pallidi inglesi che sulla carta dominavano il mondo e imponevano la loro way of life, cappellini con velette, fatta di prati rasati e thé delle cinque in luoghi assolutamente incongrui a queste abitudini. Questo rimane comunque uno degli ultimi luoghi dove è arrivato l'occidente, imponendosi al sultano del Brunei che le governava, ma limitandosi al controllo delle coste, strategicamente importanti per il commercio. Nessuno si interessava di certo di tentare di penetrare una terra difficile e tutto sommato ostile che così è riuscita a conservare al suo interno una importante diversità assieme alla sua alea di mistero. Questa nell'immaginario rimane la terra dei tagliatori di teste, delle tribù selvagge nascoste lungo i fiumi, uniche via di accesso alle foreste inestricabili dell'interno, in perenne guerra tra di loro, mai dome perché in fondo nessuno è mai andato a cercarli in quanto non nascondevano ricchezze di sorta.


Una via di Kuching
Gli affari si facevono solo sulla costa ed è qui che si svolgeva la storia, fatta di avventurieri che potevano diventare pirati o re a seconda dei punti di vista, come il leggendario James Brooke, autoproclamatosi sovrano del Sarawak e che ancora oggi è ricordato dalle popolazioni locali per avere istituito la legge. Insomma la costa si avvicina, una striscia verde dietro il blu scuro del Mar cinese meridionale e l'aspettativa è tanta. Kuching, la capitale aspetta sorniona col suo clima nemico e faticoso. Certo intorno alla città ci sono strade e case, ma cosa c'è appena al di là della prima cerchia di alberi? Tribù selvatiche, animali strani e mai visti, vegetazione aggressiva, piante carnivore, serpenti, ragni e coccodrilli? Magari la realtà sarà molto più "normale" dell'immaginifico sperato. L'aereo si abbassa ed estrae il carrello, baracche di lamiera all'orizzonte mentre varchi di verde chiaro si aprono nel verde più cupo. Le ruote sbattono l'asfalto della pista come in ogni altro posto del mondo e i motori ruggiscono nella frenata. La costruzione bassa del piccolo aeroporto si avvicina. Grazie di aver volato con Air Asia che si augura di avervi ancora presto a bordo dei suoi aeromobili. E l'ora di scendere.

Il fiume di Kuching

SURVIVAL KIT

Kuching
Air Asia - Ottima compagnia low cost (con le stesse caratteristiche di queste ultime) che copre tutti i paesi del sudest asiatico e paesi limitrofi. Più fate da soli e meno pagate. Io ci ho fatto sei spostamenti interni, da una a tre ore di volo, per cifre che vanno dai 15 ai 30 € a tratta. In alcuni casi ho constatato che il prezzo è inferiore alla analoga tratta fatta in bus. I voli sono frequentissimi e collegano tutte le varie città anche più volte al giorno. Se volete ad esempio la possibilità di caricare 20 kg di bagaglio c'è un piccolo sovrapprezzo di una quindicina di euro. Naturalmente dovete farvi tutto da soli, dalla prenotazione via internet al checkin e alla preparazione delle fascette dei bagagli, ma in alcuni casi c'è un varco anche per chi non ce la fa da solo. Comunque non ho avuto nessun disservizio, né ritardi con bagagli consegnati molto velocemente. Insomma un modo davvero conveniente per muoversi in questi paesi. Consigliatissima.

I  miei spostamenti:

KL- Kuching  83 Ringit - 1h 45 min.
Kuching - Miri 82 R - 50 min
Miri - Kota Kinabalu 70 R - 50 min
KK - Sandakan  55 R - 50 min
Sandakan - Tawau   81 R. - 50 min.
Tawau - Kuala Lumpur 140 R -2h 50 min

A questi costi vanno aggiunti 50R se volete il panino e i 20 kg di bagaglio in stiva oltre
ai 7 kg di bagaglio a mano


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:



mercoledì 24 maggio 2017

Malaysia 26 - Tra batik e mercati

Al centro commerciale


Anche se è difficile staccarsene è arrivata l'ora di lasciare la Malesia, la penisola insomma, l'ultima propaggina dell'Asia che si allunga verso le mille isole del Mar Cinese Meridionale e non è un passo da poco. Forse anche Marco Polo si è fermato qui e delle isole della Sonda, quelle al di là del mare, parla come di un mondo lontano, selvaggio, ma vivo e ricco di suggestioni. Qui invece c'è ancora il sentore dell'oriente pieno, condito con la storia dell'arrivo dell'Islam, della spezia Mogul che arrivò da ovest per condire una realtà nuova che qui appare in realtà meno invasiva, anche se presente, almeno in linea ufficiale. Sui depliant turistici governativi appare, tra le motivazioni incentivanti, la dicitura che recita Malaysia is a muslim friendly country e bisogna sottolineare che qui i turisti provenienti dai paesi del Medio Oriente sono davvero moltissimi. Ho notato grandi cartelli che sensibilizzano ad esempio, a tenere viva l'attenzione sul problema del genocidio del popolo dei Ronghya nel Myanmar, situazione ad esempio negata da Aung San Suu Kyi nel suo paese. Quindi una testimonianza di compartizione della Umma, la comunità che unisce i mussulmani di tutto il mondo in un'unica nazione. Sarebbe interessante vedere se nella pratica, il paese sarebbe disposto ad accogliere questo milione circa di persone qualora si mettessero tutte in viaggio verso questi lidi, cosa che ad esempio non aveva di certo fatto in altri tempi quando i boat people partivano da paesi vicini. 

Come sempre è difficile affrontare i grandi problemi che contraddistinguono ogni epoca, molto più semplice farlo con le parole ed i proclami. La signora anziana seduta vicino a me ad aspettare l'autobus in Merdeka square, è coperta da un velo grigio impreziosito da fiori di un grigio più chiaro, ma attacca bottone per prima volentieri, forse per ingannare il tempo, forse perché anche lei è straniera qui. Viene da Jakarta a trovare un lontano cugino che ha offerto alla sua famiglia l'opportunità di aprire una attività commerciale. Anche lei è quindi una migrante economica in cerca di una opportunità in un paese vicino evidentemente più ricco, visto da lontano come un bengodi dove trovare la soluzione dei propri problemi, in fondo senza troppe difficoltà. Sarei curioso di capire come funziona qui questo tipo di immigrazione, se gira con canali clandestini, magari mascherati da visite turistiche o se viene invece trattata con un rigore funzionante nella pratica, ma arriva l'autobus e Fathma se ne va verso il suo destino. Sono problemi che non prendono di petto il turista medio che passeggia nel Central Market a perdersi nei colorati disegni delle sete e dei batik, tra i profumi dei legni di sandalo e di rosa ed in fondo è meglio così, questi pensieri teneteli per quando si torna a casa.

Qui il mondo, il business, il marketing vuole che non ci siano pensieri, tanto meno negativi, il turista deve svagarsi, cogliere l'aspetto più oleografico e soprattutto spendere, far girare l'economia, aumentare il PIL e questo sotto ogni governo od ideologia, comunista, islamica, occidentale o newage come in Bhutan, dove magari si pontifica la lontananza dal denaro e la ricerca della felicità come unico fine importante, ma a 250 dollari al giono, capirà, bisogna pur vivere. Dunque lasciatevi andare, in fondo si fa del bene a chi vive lì. Il laboratorio dove si producono i tessuti batik, una delle tradizioni di tutta questa area, è vastissimo. Grandi tavoli di legno sono coperti da pezze di tessuto, cotoni spessi al tatto e sete sottili come ali di farfalla. Schiere di donne dalle mani abili sono chine sui piani, tracciando una fitta rete di disegni sottili che creano fiori e animali in mille diverse fantasie, stendendo le superfici di cera che i successivi trattamenti scioglieranno colorando di sfumature diverse e contrastanti, fino a quando il tessuto sarà definitivamente consegnato nella sua magnificenza a chi dovrà decidere come tagliarlo e infine come utilizzarlo per dargli il massimo valore nel suo uso finale.

Considerando la sfilata di capi tutti diversi tra di loro, è così evidente l'apprezzamento che devi dare al lavoro manuale, alla capacità artistica dell'artigiano che andrà ad appagare chi finalmente ne godrà il possesso. E' il valore dell'unicità, sempre più apprezzata nel mondo dello standard, della infinita riproducibilità dell'arte, che in fondo ingiustamente condannata permette a tutti di avere l'esclusivo ad un prezzo accessibile. La prerogativa dedicata al sovrano, distribuita anche al servo della gleba insomma, è la fortunata combinazione del nostro tempo. E' una situazione di equilibrismo continuo, che ti fa pencolare sempre tra l'esclusività del pezzo unico del laboratorio boutique ed i banchetti della Petaling street dove ti affanni ad accaparrarti la maglietta taroccata o il portafoglio di Prada assolutamente autentico garantito dall'etichetta stampata a Shen Zhen. L'esclusivo della limited edition alla portata di tutti. Negozi affollati, cascate di merci, folla di clienti, è il terzo millennio mio caro, ed il bello è che sembra funzioni solo se tutti stanno meglio, il rallentamento del sistema al contrario, lo fa crollare, siamo condannati a crescere, ad avere sempre di più. Chissà se al di là del braccio di mare le cose saranno ancora uguali, se in fondo ormai il mondo è davvero unico dappertutto, con gli stessi problemi resi ancora più fondamentali dalle minime differenze. Vediamo stasera, l'aeroporto in fondo è distante solo un'oretta di macchina.



SURVIVAL KIT

Alamar Express Restaurant - Jalan Bukit Bintang - Ristorante nuovissimo nella via principale che occupa quasi per intero un marciapiede a piena vista. Cucina libanese e internazionale con piatti mediterranei. Prezzi medi, pulitissimo, cucina a vista, addetti gentilissimi. Evitate magaril a pizza se siete italiani, gli altri piatti buoni e ben presentati. Servizio rapido.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Al mercato




martedì 23 maggio 2017

Grigliata di primavera?

Val Chisone

E' un appuntamento annuale, certo, ormai quasi un'abitudine, ma che abitudine. Ritrovarsi con gli amici a raccontare ricordi sempre uguali, ma ogni volta così diversi; ad aspettare quello che accadrà domani. Se le sai guardare, in fondo ci aspettano solo cose belle. Belle come lo sfrigolar di una griglia, belle come il profumo di primavera nell'aria, belle come questa valle dal verde vivo così intenso da fare male agli occhi e dal blu cobalto in un cielo che la pioggia caduta ha reso limpido come cristallo. Che meraviglia!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!