lunedì 15 aprile 2024

India 7 - Arrivo

Gurgeet - India - marzo 2024 (foto T. Sofi)

Come è diverso oggi, l'aeroporto intitolato ad Indira Ghandi, da quel lontano '76, quando, in una delle mie prime uscite fuori dal guscio, ci misi il naso per la prima volta. Allora una specie di grande e confusionaria stazione di paese, oggi moderno e pletorico, come si conviene a tutto il mood di quell'oriente in crescita selvaggia, quasi virulenta, auspicata e temuta al tempo stesso, dal nostro occidente malato di vecchiaia. Quando noi eravamo ragazzi, tutta quella parte di mondo soffriva la fame endemica, la gente letteralmente ne moriva e la speranza di progresso si identificava con l'affrancamento di questo emisfero, almeno dalla fame. Oggi tutto questo è in massima parte accaduto, proprio grazie a quella globalizzazione di cui qualche sciocco si ostina a vedere solamente i punti negativi, che ovviamente ci sono come in tutte le cose, dimenticando che invece, oltre ad essere una cosa giusta e morale, ha contribuito comunque a far crescere anche la nostra parte di mondo. Il problema è che adesso tutto questo ci fa paura e molti temono che proprio questa parte di mondo diventi troppo forte, troppo brava e superi il nostro, vecchio ed esangue, diventato incapace di inventiva, puranco di generare figli e che tende ad accartocciarsi su se stesso in uno sterile inseguirsi di paure, di chiusure, di decadenza senile. 

On board
Ma questo è un discorso troppo ampio che ci porterebbe, come si dice, in direzione ostinata e contraria a quello che stiamo perseguendo con queste righe. Intanto dobbiamo considerare che abbiamo appena lasciato un mondo intermedio che, essendo seduto su una montagna di soldi, sta costruendo un futuro. in fondo basato sul nostro substrato culturale e che vedremo dove andrà a parare, mentre qui siamo arrivati in un'altra realtà, che chiamiamo emergente, ma che alla fine è già emersa del tutto e che, a partire dalle dimensioni decisamente diverse, alla rapidità con cui sta cavalcando le nuove situazioni, è diventato una cora importante e del quale il resto del pianeta deve tenere conto e non limitarsi a fare spallucce pensando che si tratti di mondi a rimorchio del nostro o peggio ancora fare la morale, spiegando cosa è giusto fare secondo noi. Certo un tempo lo erano, povere e a loro modo emergenti, ma oggi i vagoncini di questo treno corrono, più della nostra sfiancata vaporiera che arranca non riuscendo più a stare al passo e mentre discuriamo, ci stanno passando avanti, con tutte le contraddizioni ed i problemi del caso. Ma noi siamo qui per investigare altri aspetti, diversi, massimamente culturali, religiosi, spirituali, avendo allo stesso tempo l'occasione di misurare se possibile anche i cambiamenti che sono occorsi col passare delle nostre precedenti visite. 

Con il nostro Gurgeet

Ho già detto che questa è la dodicesima volta che vengo in questo grande paese, un vero e proprio continente e questo dà la misura dell'interesse e dell'amore che nutro, anche per motivazioni personali, per il cosiddetto Bharat, come adesso ama chiamarsi. Ne ho conosciuto molte parti, forse le più interessanti ed oleografiche, certamente le più importanti dal punto di vista turistico, da nord a sud , da est a ovest, caracollando nei decenni dalle nevi del Ladakh alle palme di capo Comorin, all'incrocio tra i tre oceani, fino alle jungle dell'Assam o alle isole perdute delle Andamane, oltre che naturalmente alle metropoli dello scontento Mumbai, Chennai, Kalkata, quindi questa volta ho voluto ritagliarmi, con l'aiuto dell'amico Ashish, un itinerario particolare, poco battuto dalle correnti del turismo classico, che mirasse più agli eventi che ai luoghi, tracciato attraverso un fil rouge che li legasse con la motivazione di particolari feste che sono parte importante della mentalità indiana. Non che non avessi già avuto modo di partecipare a queste manifestazioni di massa, che quaggiù, dato il numero degli abitanti, assumono aspetti assolutamente colossali, rispetto a qualunque altro posto, come il Khumba Mela o la Fiera di Puskar, ma che in questo caso serviranno a completare la mia passione per questi raduni oceanici, dai quali sono morbosamente attirato, soprattutto se hanno forti implicazioni religiose. 

India

Mi interessa ascoltare l'afflato della folla che si raduna oltre ogni limite, spinta da una irrazionalità, così facilmente governabile da un potere che agisce sfruttando il desiderio di divino, senza necessità di spiegazioni logiche ma puntando solo sul tasto della fede. E' uno degli aspetti che spiega molto della storia umana e che qui in India, ha ancora una rilevanza notevole, anche politica. Ecco dunque le motivazioni di questo nostro sbarco, nel cuore della notte, anche questa divenuta una casualità misterica che fornisce una ulteriore allure a questo nostro viaggio attraverso le religioni  indiane. Sono le quattro del mattino, quando usciamo, completamente rimbambiti dalla notte bianca in volo, io almeno, che sui sedili della classe bestiame, pur essendo quella di Emirates, assolutamente più comoda di tante altre, assonnati e stanchi nel buio notturno, non riesco a chiudere occhio. Siamo ancora nel cuore della notte, l'ora delle streghe, che qui sarà di certo l'ora dei geni maligni delle profondità, non ancora sfiorato da quell'alba attesa, sinonimo di rinascita per tutti i popoli della terra. Ci facciamo largo tra la massa della gente in attesa, con i vari cartelli di riconoscimento, tra i quali individuo subito quello con scritto Enrico tenuto ben visibile dal nostro Mamlesh, anzi per la verità è lui che individua subito noi, tre spaesati ciondolanti che si guardano intorno, strabuzzando gli occhi cisposi e stanchi, ancora prima di cominciare, carichi di valigie da pensionato e da zaini affardellati, tanto per apparire giovani. 

I Sikh

Sembra molto efficiente ed affidabile al primo impatto, ci riassume tutto in poche parole, ci porge la documentazione che ci sarà necessaria, ci cambia pure un po' di soldi, tanto per non perdere tempo e poi con l'aiuto di Gurgeet, che sarà il nostro auriga per tutto il nostro percorso, si carica l'auto e si parte alla volta di Vrindavan, dopo aver caricato in un altro quartiere di Delhi, quello che sarà la nostra guida nel caos del festival dell'Holi nei prossimi tre giorni. E' questo, a mio parere, il miglior modo per girare l'India, sicuramente il più comodo, perché avere per 24 ore al giorno a disposizione una macchina con l'autista, ti consente di non perdere assolutamente tempo, di arrivare a colpo sicuro e nei tempi giusti, nei luoghi previsti, in totale sicurezza, sfruttando tutti i vantaggi del viaggio individuale, con costi assolutamente risibili a confronto di altri paesi. Certamente con un itinerario zaino in spalla e con mezzi locali, si spenderebbe anche meno, ma bisogna considerare, la quantità di tempo che va perduto, l'impossibilità di fermarsi lungo la via per vedere o fare cose interessanti e casuali che saltano fuori nel viaggio e che sono un po' il sale del percorso ed infine bisogna considerare anche la faticosità, insita nel metodo, che incide molto nel piacere del viaggio. Il nostro Gurgeet è un bel ragazzo sikh, che veste un magnifico turbante rosso fuoco e che è portatore sano di un delicato sorriso, che rischiarerà ogni mattino del nostro viaggio e sarà una delle chiavi vincenti, come avremo ogni volta modo di apprezzare. Così debitamente muniti della collane di tageti arancio di buon augurio, che competono al turista standard all'arrivo, ci stravacchiamo sui sedili del mezzo che sarà nostra casa per quasi venti giorni e attraversiamo una Delhi completamente addormentata in direzione sud, lasciandoci andare al sopore non risolto nell'aeromobile, completamente nelle mani sapienti del nostro Duce. 

Una delle tante feste hinduiste

SURVIVAL KIT

Organizzazione - Se decidete di utilizzare questo sistema di viaggio, individuale con macchina e autista e guida locale quando serve, io vi consiglio assolutamente, avendolo già provato cinque volte a distanza di qualche anno, il Signor Ashish Mishra che con suo padre Sig. Srikant (etnologo esperto) gestisce l'agenzia seguente:

Alternative tours Pvt Ltd - Specialized in conducting Ethnic tours
Portale buddhista
Room No. 4 & 5,
B.D.A Market Complex
Palashpalli
Bhubaneswar 751020
Odisha

Phone : +91 674 - 2593463 ,2590830
Fax : +91 674 2590819
Email : info@travelclubindia.com

Intanto è insuperabile per il nordest e l'Orissa, in cui ha sede, ma anche per il vicino Chhattisgarh e Madya Pradesh, ma date un'occhiata al sito e chiedetegli un preventivo, intanto vi stupirete dei prezzi e della flessibilità con cui potrà organizzarvi le proposte e in ogni caso considerate che collabora già con importanti tour operator italiani ed è estremamente affidabile. Ha corrispondenti locali per ogni parte del paese e per il Nord ovest dell'India, come in questo caso, si affida ai servizi di una agenzia locale, la Rangtravels del sig. Mamlesh, suo corrispondente di assoluta fiducia, che ci ha seguito con attenzione commovente in ogni fase del nostro itinerario, sempre alla ricerca di farci avere il servizio migliore e di rendere il nostro viaggio pienamente rispondente alle nostre aspettative.  Assolutamente consigliato.

Accoglienza 

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 14 aprile 2024

India 6 - I punti clou di Dubai

Dal Burj Khalifa - Dubai - marzo 2024

The Frame

Ma il tempo stringe e facciamo appena in tempo ad uscire dal Museo del futuro, che bisogna correre a The Frame, che le ore corrono e abbiamo già la prenotazione in mano. Anche questo è un bel giocattolino che vale la pena di vedere. Come dice la parola si tratta di una vera e propria cornice alta 150 metri e larga quasi 100, secondo le più classiche misure del rapporto aureo, che ne magnificano le proporzioni. Una struttura immaginifica di acciaio dorato che inquadra perfettamente la skyline di Dubai, con i grattacieli del distretto finanziario, assieme a quelli più recenti sorti attorno al Burj Khalifa. Certo l'idea non è nuova, ma qui quello che lascia attoniti sono le dimensioni dell'opera, fortemente voluta dallo sceicco al Makhtum, la mente della svolta di Dubai dal petrolio alla finanza, alla cultura, al turismo, sul progetto dell'architetto Donis, che poi diede luogo a diverse beghe legali sul copyright che non sono ancora arrivate alla conclusione. L'opera ha aperto i battenti nel 2018, in preparazione all'expo di Dubai 2020, che fu poi posticipata di un anno a causa del Covid ed è posta al centro di un parco con diverse altre attrazioni. Il concorso per la progettazione era riservato alle aziende di ascensori ed è stato vinto dalla Thyssenkrupp elevator e infatti una delle attrazioni dell'opera è proprio questa salita che porta in cima al braccio verticale di 48 piani in soli 75 secondi. 

150 metri sotto

Naturalmente, nonostante il Ramadan che ha posticipato l'orario di apertura, c'è già una bella coda anche con la prenotazione, tuttavia, chiacchierando coi vicini, che arrivano da tutto il mondo, alla fine riusciamo a salire pure noi. Beh non nascondo che la traversata del ponte a 150 metri d'altezza, con un occhio all'orizzonte dove le punte dei grattacieli disegnano una delle linee iconiche del nostro tempo e uno sotto di sé dove la terra è molto, molto più in giù, desta una certa emozione. Diciamo che sono 100 metri piuttosto sofferti e calcolando che si paga anche, possiamo concludere che in fondo l'uomo è un po' matto e se le va a cercare, ma via, le emozioni sono tali proprio perché non hanno prezzo. Comunque la visione, sebbene offuscata un poco dalla calura quasi meridiana, è davvero spettacolare e alla fine devi concludere che ne valeva la pena. Scendiamo con calma, perché comunque stiamo perfettamente nei tempi che la nostra Luisa ha calcolato perfettamente ed è quindi la volta dell'edificio più alto del mondo, almeno per ora, che la progettualità umana non ha limiti (ripeto sempre, basta che ci sia il grano). Ed eccoci quindi con un breve tratto in taxi al Burj Khalifa a cui si accede attraverso uno dei più colossali mall del mondo, una vera e propria città nella città. 

Burj Khalifa

Piani e piani di negozi risplendenti con le più importanti firme del mondo, intermezzati da sculture e spettacolari fontane interne ed è chiaro che se aspiri ad essere un nome a livello planetario, qui devi essere presente. E poi ristoranti, attrazioni varie e spettacoli di ogni genere. Mentalità statunitense in salsa araba moderna, dove lo spazio per le pulsioni tradizionaliste e retrograde non si avverte affatto e se questo potesse servire a mitigarle in qualche modo, a mio parere ben vengano. I soldi in questo caso sarebbero benedetti, d'altra parte è sempre accaduto che gli estremismi nazionalistici e retrogradi allignano dove più forte è il malessere e la povertà e qui ne vedi davvero poca. Trionfa invece il lusso assoluto, a livelli diversi, potremmo dire a fasce, in modo che possa essere fruito da differenti detentori di reddito, anche minimo. Ce n'è per tutti insomma, basta che ti adagi alla giostra del consumo, altro che sostenibilità. Comunque qui ci sarebbe da perdersi con gli occhi che sbrilluccicano in questo caleidoscopio continuamente illuminato di paillettes e di colori, mentre noi seguiamo la nostra pista segnata che ci porta alla salita di cui abbiamo fissato, nella prenotazione, l'ultima ora utile prima del salto di prezzo delle ore serali. Anche questa è una delle attrazioni principe dell'Emirato e la coda di attesa viene alleggerita da un percorso, durante il quale puoi apprezzare tutta la storia della costruzione con le sue diverse fasi. 

Il parco

Poi sali al deck del 124 piano, con un ascensore dalle pareti formate da schermi che mostrano il filmato di quanto si sviluppa all'esterno, come se stessi volando su nel cielo. La vista dall'alto della terrazza esterna è pur vero che è a "soli" 452 metri, ma è pur sempre una bella emozione, anche se si può salire fino al 148°, basta pagare.. Sotto di te si stende tutta l'area del parco di 11 ettari con  le costruzioni accessorie e la spettacolare grande fontana che dalle 18 fornisce uno spettacolo di luci e colori condotte da una sapiente regia, con getti d'acqua che arrivano fino a 150 metri di altezza, non so se mi spiego. Insomma dite pure quel che volete ma si tratta di una visita emozionante anche solamente per gli impatti visivi e psicologici. L'occhio ti scorre sulle pareti curve e modanate, del gigante d'acciao di vetro e di cemento, certo non casualmente così sagomate, perché qui ogni cosa ha una motivazione ingegneristica e tecnologica e queste sono state studiate così proprio per riuscire a vincere l'impatto dei venti, ma la parte più interessante ed intellettualmente stimolante è la sfida che ogni punto della costruzione ha proposto con soluzioni mai pensate prima. Pensate che solo la guglia terminale di ben 140 metri di altezza, è stata costruita all'interno dell'edifico stesso e poi innalzata per oltre 200 metri con un sistema di sollevamento a pompe idrauliche. 

Insomma a mio parere una visita stimolante ed eccitante al tempo stesso, che vale assolutamente i soldi spesi. Scendiamo con tutta calma e ci perdiamo nel mall dopo aver dato un'occhiata all'esterno; dovunque senti greve l'impatto del soldo che tutto consente, anche quella che viene spacciata per esclusività generalizzata, un bell'ossimoro che alla fine significa solo a disposizione di tutti quelli che se la possono permettere senza distinzione di credo, colore della pelle o tendenza politico. L'unica discriminate è il grano, niente altro. Così ecco l'accesso agli appartamenti esclusivi o all'Hotel Armani con le sue suites del podium (piani dal 9 al 16) o dell'ancora più esclusivo 38° piano. Ce n'è per tutti i gusti. Facciamo gli opportuni e doverosi selfie davanti alle cascate d'acqua con le statue dei tuffatori delle diverse hall, ma purtroppo l'orario necessario a riguadagnare l'areoporto in tempo utile per la ripartenza per la nostra meta effettiva, non ci consente di assistere allo spettacolo della fontana, ma pazienza. Non fico nenache sarà per un'altra volta, magari in un'altra vita. Rimane sempre però ancora  la possibilità dell'acquario, a prezzi di affezione naturalmente. in effetti mi sentirei di sconsigliarlo, non è un pezzo all'altezza di quanto lo circonda. 

Una fontana interna

Siccome però rimane ancora un po' di tempo, facciamo un salto alla zona di Marina, quella dove sono state create le isole artificiali della Palma e di The World e che comprende anche il circuito automobilistico. Sono un po' di chilometri lungo il mare, dove la città si è sviluppata parallelamente alla strada che porta alla vicina Abu Dhabi e che consente anche una bella vista del primo famoso grattacielo costruito agli albori dei fasti emiratini, il Burj al Arab Jumeirah, alto più di 300 metri e consciuto anche come la Vela, progettato dall'archistar cinese Huang Chu sulla prima isola artificiale dell'Emirato e che ospita il primo famoso albergo a sette stelle. Ho visto che il giorno del mio compleanno coincide con la bassa stagione e potrei anche aggiudicarmi una delle camere più semplici a sole 1532 € per notte, anche se una simile ricorrenza meriterebbe almeno la suite royal che va via come il pane a 15.000 circa a notte, ma considerate che la media è attorno ai 4000 €, come recita booking (tuttavia con breakfest incluso), anche in questo caso ce n'è per tutte le tasche verrebbe da dire. Una passeggiata a Marina, circondati da un'altra spettacolare selva di grattacieli, vale comunque il tempo speso, una delle poche cose non a pagamento da queste parti. Invece praticamente impossibile raggiungere il mare, sbarrato al pubblico uso peggio dei litoratli italiani. Non rimane che raggiungere l'aeroporto, dopo questa sbandata psicologica, per riprendere la via che conduce alla meta spirituale del nostro pellegrinaggio, che deve rimanesce scevro da questa ostentazione di ricchezza che mina l'animo dal profondo e ne danneggia le certezze, almeno le mie.


SURVIVAL KIT

Torsione

The frame - Situata nello Zabeel park. comprende anche un osservatorio astronomico e diversi altri monumenti ed è al momento l'opera di questo genere più grane del mondo. Consente una bella visione panoramica della città dal ponte superiore che congiunge i due bracci verticali della cornice con uno spettacolare pavimento di vetro e che permette una passeggiata emozionante. Qualche numero: 2000 ton. di acciaio, 9900 metri cubi, 2900 metri quadri di vetro laminato e 15.000 di acciaio dorato. E' una delle stazioni della metro red line e si raggiunge in taxi in 15 min dal centro. Ingresso da prenotare da 14 a  24 €, dipendendo da vari parametri.

Burj Khalifa - Anche questo voluto fortemente dallo sceicco al Makhtum, è il più alto edificio del mondo, progettato nel 2000 e inaugurato nel 2020 con due anni di ritardo a causa della crisi economica del 2008 ed è dedicato all'emiro al Khalifa che ne fornì il finale appoggio economico. Con i suoi 829 metri rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti e porta con sé molti alti primati, probabilmente ancora per lungo tempo. La forma è ispirata al progetto di Wright per la Illinois tower del 1956, alta un miglio, che non venne mai realizzata. Per i numeri veramente impressionanti, inclusa la ventina di primati che detiene, vi rimando alla relativa voce di wikipedia che mi sembra molto interessante. Ingresso su prenotazione con prezzi variabili a seconda delle ore del giorno. Salita al piano 124/125 + The Frame:  € 56,19, ma ci sono una enormità di combinazioni a seconda di quello che volete fare. Date un'occhiata ai siti per sceglere quella più adatta a voi e all'ora che preferite.

Acquario - All'interno del Mall, c'è questa struttura che tuttavia a mo parere non merita il prezzo di un biglietto piuttosto esoso se acquistato sul posto (50 €). Bello, come tanti ormai al mondo, ma senza quelle caratteristiche di eccezionalità che il biglietto farebbe prevedere. Calcolate un'oretta.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 13 aprile 2024

Giornata AMAP al Museo del tessile di Chieri

L'orto botanico delle piante tessili del Museo del tessile di Chieri


Un'altra interessantissima giornata di istruzione dell'AMAP, l'Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, organizzata dalla infaticabile Presidente Giacomina Caligaris, ci ha condotto alla scoperta di un piccolo ma organizzatissimo museo a Chieri, dedicato alla tradizione del tessile, che ha fatto la storia della cittadina fin dal 1400. Il Museo, è stato completamente riallestito nel 2021, approfittando della calma forzata del periodo pandemico che presenta la sua esposizione permanente nel complesso monumentale del convento di Santa Chiara a pochi passi dal Duomo, con una collezione di antichi telai e macchine di ogni genere relative all'attività tessile della zona costituita attorno al nucleo iniziale che deriva dall'importante lascito di Armando Brunetti che durante tutta la vita aveva raccolto un gran numero di preziosi ed importanti oggetti. Il percorso, molto ben illustrato dalla guida che ci ha accompagnato alla scoperta di questo mondo, racconta di tutta l'evoluzione di questa attività industriale che nei secoli ha fatto diventare la cittadina di Chieri, un importante polo europeo nel campo della tessitura e nella produzione di questi manufatti, tra i quali viene d'obbligo ricordare il Denim che ha poi avuto così grande rilevanza nella produzione del jeans, uno dei capi più noti del mondo. Il percorso espositivo, dopo un iniziale riferimento all’Arte del Fustagno, introduce il visitatore alle manifatture tessili che hanno animato Chieri e Torino nel Novecento – passando in rassegna fibre, tessuti e manufatti prodotti da eccellenze italiane, quali il Cotonificio Tabasso e la Passamaneria Luigi Gamba di Chieri, la storica fabbrica Lenci, la SNIA fondata da Riccardo Gualino e Giovanni Agnelli a Torino.

 Successivamente si passa poi nelle sezioni dedicate alle fibre tessili naturali (lana, seta, canapa, cotone, lino, ginestra, bambù) e artificiali (lanital e vincola) per poi far luce sui coloranti naturali, il gualdo in primis, che era uno dei vanti della zona. Successivamente si passa alla filatura e agli strumenti di misurazione e controllo della qualità dei filati. Segue l’orditura – qui rappresentata con un orditoio orizzontale, o “a spalliera”, di tradizione chierese, e uno verticale, cosiddetta “giostra. Infine, la tessitura è mostrata attraverso vari tipi di telai: a porgifilo, con navetta volante, Jacquard per la realizzazione di tessuti operati più complessi, telai verticali e orizzontali per arazzi, fasce e tessuti vari, incluso quello per il ricamo Bandera, anch’esso rappresentato. Vi è poi lo strumento per il tissage en bande di tradizione medievale, un piccolo telaio ad arco in uso da secoli presso le popolazioni subartiche e il Marudai per il Kumihimo giapponese. Ma di questi non starò a descrivervi i dettagli per non togliervi il piacere della scoperta se avrete voglia di fare un salto da quelle parti. Infine bisogna sottolineare che i telai sono tutti funzionanti grazie ai volontari del Museo del Tessile, che, inclusa la nostra guida, generosamente dedicano tempo, energia e competenze a beneficio della collettività e di un pubblico più ampio. Un’altra parte della visita molto interessante riguarda l'Orto botanico del Tessile, che occupa una porzione del giardino del chiostri del convento, dove è possibile vedere esempi di tutte le piante tessili utilizzate e di quelle da cui si ricavano i coloranti naturali. 

Vere curiosità che raramente si ha occasione di vedere raccolte in un solo spazio. Dunque un invito alla visita per una chicca poco conosciuta e da non perdere per chi è interessato a questi argomento specifici. Per completare il pomeriggio, all’IIS Vittone - Sede Agraria ex Bonafous, il Prof. Alberto Caudana, docente dell’Istituto, ci ha illustrato il tema delle ”Coltivazioni protette e Fuori Suolo per un uso razionale dell’acqua”, durante una interessante visita alle serre didattiche dove viene sperimentata la coltivazione idroponica degli ortaggi anche se solo ad uso didattico, ma molto esplicativo. Come certamente sapete, le coltivazioni fuori suolo si distinguono dalle coltivazioni tradizionali per l’assenza di terreno agricolo e veicolando la soluzione nutritiva composta dai sali minerali indispensabili allo sviluppo della pianta. Nelle serre didattiche utilizzate per gli studenti, abbiamo avuto modo di osservare la metodologia idroponica galleggiante (floating system) e la coltivazione su substrato in sacco ( bag culture), in fibra di cocco di perlite su bancale/canaletta, per le piante di piccola taglia ed infine quella a terra per ortaggi il cui sviluppo richiede spazio ed un tutore. I vantaggi delle culture idroponiche sono notevoli e riconosciuti ormai in tutta l’agricoltura avanzata nel mondo: dall’accorciamento del tempo di crescita per molte piante, all’ uso più efficiente dello spazio e soprattutto per il grande risparmio di fertilizzante e di acqua, all’ assenza totale di erbicidi ed insetticidi, argomento questo di grande importanza ed attualità ed inoltre dall’ ottimo utilizzo del potenziale genetico delle piante al miglior controllo del loro nutrimento. Insomma uno degli aspetti della agricoltura vera (non quella da salotto che predica improponibili ritorni alla natura delle favole, fatta di contadini dalle mani callose con la marra sulle spalle), quella che deve servire ad alimentare il mondo.

 


Museo del Tessile di Chieri, via Santa Clara 6, Chieri -10023

 Apertura :Martedì: 09:00-13:00 - Mercoledì: 15:00-18:00 - Sabato: 14:00-18:00  e in altri orari su appuntamento.

Ingresso intero € 6 - Visita guidata per gruppi €10 con prenotazione obbligatorio (prenotazioni@fmtessilchieri.org)

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 11 aprile 2024

India 5 - Col naso all'in su

Il museo del futuro - Dubai - marzo 2023

 

Il distretto finanziario
Curioso che parlando di India io debba titolare alcuni post riferendomi a Dubai e agli Emirati in generale. Il fatto è che queste realtà sono talmente cresciute di importanza nel mondo moderno, che non si può fare a meno di non inciamparci dentro, dato che sono posizionati proprio al passaggio quasi a mezza via e che nel sistema del trasporto aereo siano diventati uno snodo essenziale lungo la rotta dell'Oriente e non solo, ma oltretutto rappresentino una realtà molto interessante per capire il mondo di oggi e aggiungo io, forse anche di quello di domani. Dunque procediamo in questa giornata tutta dedicata a questa rilucente Dubai, anche se la scaletta preparata con cura da Luisa, deve essere modificata, dato che, causa il Ramadan, la tappa a The Frame deve essere posticipata, visto che non apre fino alle 11. Allora via veloci a vedere se il Museo del futuro è già aperto e soprattutto se ci sono biglietti disponibili per entrare, visto che online era tutto esaurito, quando si è tentata la prenotazione. Siamo propro al centro di uno degli agglomerati delle costruzioni più moderne della città, quelle di fronte alle quali ti senti piccolo piccolo e che ti costringe a stare con il naso all'in su a meravigliarti continuamente della inventiva dell'uomo, al quale, specialmente nel campo dell'architettura, non è mai stato sufficiente il compito di progettare una costruzione che abbia un determinato fine, anzi, in ogni caso la vuole fare aggiungendovi un qualche cosa di artistico, di immaginifico che riesca ad andare oltre alla semplice finalità della costruzione, ma che contemperi sempre un mix tra uso, obblighi dati da leggi vigenti e materiali, magari innovativi, a disposizione e idee che suggeriscano la bellezza, che come si dice non di solo pane vive l'uomo. 

Fatma

E' questo un desiderio insopprimibile, evidente in tutte le attività artistiche, proprio a questo fine inventate dalla natura umana, che unica, riesce ad apprezzare il piacere della bellezza fine a se stessa, che apprezza anche l'inutile, se questo gli appaga il senso del bello, ma evidente proprio nell'architettura, una fetta della progettualità umana che, sulla carta dovrebbe ottemperare solamente alle finalità d'uso e alla tecnologia dei materiali a disposizione e invece in tutti i tempi non riesce ad essere scevra dagli aspetti artistici che forse l'intelligenza artificiale non riuscirà mai a comprendere, almeno speriamo. I grattacieli sono in effetti le cattedrali del nostro tempo e nella maggior parte di questi ci vedi bene lo sviluppo dell'ingegno umano nello sviluppo di forme, linee e sagomature che vanno sempre molto oltre la necessità dell'uso previsto per il manufatto. E bisogna notare che qui siamo tecnicamente in un campo molto più complesso del semplice disegno di un'opera statuaria o di un dipinto, ma in presenza di necessità e obblighi di natura ingegneristica e strutturale che tocca punti che scientificamente molte volte si presentano come terre incognite da esplorare ed interpretare, considerando che alla fine queste opere monumentali e oggi sproporzionate, anche solo per le dimensioni, alla mente umana, devono per prima cosa stare su e non è mica poco. 

Il museo del futuro

Dunque eccoci qua, sull'immensa autostrada che attraversa per il lungo, parallela alla costa, tutta la città in direzione di Abu Dhabi, circondati da costruzioni altissime come in un parco boschivo, circondati da sequoie che ti riducono a minuscolo essere senziente di fronte a giganti creati non dalla natura ma da uomini come te. In mezzo a questo che, di fatto, è il distretto finanziario della capitale, sorge l'enorme costruzione, recentissima nella sua realizzazione, posta come un grande occhio ellittico, vuoto al centro, che guarda appunto al futuro, su di una collinetta ricoperta di erba verde smeraldo, incongrua anch'essa rispetto al deserto in cui fino a ieri ha vissuto questo mondo, dalle linee completamente curve forse proprio in contapposizione alle rette svettanti che la circondano da ogni parte. Questo museo, assolutamente innovativo, dedicato all'intelligenza artificiale, alla robotica, alla realtà aumentata ed ai traguardi che l'uomo si prefigge di raggiungere, ha diverse caratteristiche curiose che non balzano subito all'occhio, conquistato invece subito dalla forma e dalla novità della costruzione. Intanto è completamente foderato da pannelli di acciaio che lo fanno risplendere con bagliori quasi accecanti sotto i raggi del sole che accarezzano le sue curve sinuose, 1024 appunto, come i byte contenuti in un Kbyte, completamente ricoperti da elementi di calligrafia araba che riportano i versi di una poesia composta dallo sceicco al-Maktum che lo ha fortemente voluto e certamente non ha caso è stato inaugurato il 22 febbraio 2022, data palindroma. 

L'atrio di ingresso

Uno di questi versi recita: Il futuro appartiene a coloro che possono immaginarlo, progettarlo e realizzarlo. Il futuro non è una cosa che si aspetta ma si crea. E proprio a questa consapevolezza di un mondo arabo nuovo ed auspicato che conta di promuovere un movimento intellettuale moderno battezzato Great Arabs Minds, che l'opera è dedicata. Una sorta di rinascita illuministica scevra da tradizionalismi negativi che si richiama ai tempi del periodo d'oro di questo mondo, quello che era stato capace di mantenere ed arricchire la nostra cultura classica, mentre il nostro mondo affondava nelle oscurità medioevali. Di norma è preso letteralmente d'assalto dai visitatori di tutto il mondo e adesso vediamo se anche noi riusciamo ad entrare. L'enorme salone di ingresso, posto alla base della immensa ellisse lucente, è di per se stesso un'opera d'arte, con le sue forme curvilineee che sembrano non mettere linee rette e spezzate al suo sviluppo. Al centro c'è il bancone della biglietteria e il bel sorriso di Fatma, così recita la sua targhetta, ci chiede subito i dettagli della prenotazione che purtroppo non abbiamo. Dispiaciutissima la ragazza, con accento oxfordiano ci significa, che certamente ci sono ancora alcuni biglietti per poter accedere, ma sfortunatamente invece dei previsti 149 D, costano il prezzo pieno di 399 D, praticamente un bel centone di eurini a testa che non è proprio pochissimo. 

Realtà o immaginazione salendo

La cosa , mi sembra logico suscita in me, braccino corto per antonomasia, un certo nervosismo. Diciamo che ci guardiamo l'un l'altro decisamente contrariati; certo che essere arrivati così vicini alla ciliegina e rinunciarci dispiace, andare a Roma senza vedere il Papa è sempre una sconfitta dolorosa, d'altra parte darla vinta a chi, profittando della tua dabbenaggine ti punta un coltello alla gola per farti sanguinare il portafoglio, dispiace ancor di più. Mentre discutiamo sul da farsi, la dolce Fatma, smanetta un po' sulla tastiera, qui siamo nel futuro, guai a mostrare soldi liquidi, in pratica ammessi solo schermini luminosi, telefonini o orologi smart pay, e ci informa, benevola, che, approfittando del fatto che qualcuno dei prenotati non si presenta mai, potremmo approfittarne, simulando di prenotare qualcuno dei posti liberati direttamente dal bancone e rientrare nel prezzo previsto per i previdenti, appunto i famosi 149 D, che rappresentano circa un terzo del biglietto, alla faccia di chi ci vuol male e dell'emiro rapace. 

Dalla terrazza

Vorrei abbracciarla, naturalmente, ma il codice di comportamento non me lo consente. Un tocco dello schermino e, conseguentemente alla sottrazione della somma pattuita dal nostro conto in automatico, siamo dentro. Non sto a raccontarvi il contenuto del museo, a partire dall'ascensore cosiddetto spaziale, dalle pareti a realtà aumentata che, come in una navetta ti trasporta all'ultimo piano dove è simulata la stazione lunare e poi via via i piani successivi dove puoi confrontarti con le tante idee di una scena futuribile dei prossimi cinquanta anni. C'è poi la straordinaria sala delle conservazioni dei DNA; le realizzazioni sensoriali e infine il piano con innovazioni possibili, alcune già materialmente fruibili, soprattutto nel campo della robotica, della medicina e delle protesi artificiali. La grande terrazza esterna è un altro straordinario colpo d'occhio sull'attuale e ti fa trovare al centro del futuro già presente delle costruzioni che ti circondano, quinte di uno scenario decisamente eccitante, mentre lontano, sullo sfondo dell'orizzonte leggermente dorato dal sole che sale, la freccia puntata verso il cielo del Burj al Khalifa, con i suoi oltre 800 metri, ti costringe davvero a pensare che se si vuole e naturalmente, se hai il grano, niente è tecnicamente impossibile. La sfida evidentemente continua, solo l'uomo la può limitare.


SURVIVAL KIT

Bicicletta

Museum of the future (MOFT) - Sheick Zayed road, City centre - Dubai - La struttura vagamente toroidale progettata dall'architetto Shaun Killa, contiene le espressioni di quelle che dovrebbero essere le strade del futuro degli Emirati. Ha attrazioni tematiche e si sviluppa attraverso più piani, ognuno dei quali dedicato ad un argomento, dalla conquista del sistema solare, alla robotica e alle varie realizzazioni già oggi presenti in questo campo. Un vasto spazio è dedicato ai bambini con molte attività a cui sono incoraggiati a partecipare. E' giudicato come uno tra i più bei musei del mondo. Io direi che vale la pena non perderselo. Ingresso da 149 D. Ci si arriva sia con la metro (red line) che in autobus (28 e poi 29), ma anche più comodamente in taxi.

La sala Dna

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 10 aprile 2024

India 4 - Dubai

Caffè etiope - museo del caffè - Dubai- marzo 2024


India, India, ma qui siamo ancora ben lontani dalla terra della jungla nera. Sfruttando infatti come vi ho già anticipato, l'opportunità di fare uno stop over a Dubai, l'hub di Emirates, si è deciso di approfittare per vedere anche questa capitale formato Disneyland, che sarà pure la quintessenza dell'esagerazione, dello spreco e del consumo fine a se stesso, ma che io credo valga comunque la pena di conoscere, almeno di darci un'occhiata, quantomeno per farsi un'idea, un po' come Las Vegas. Una giornata quasi piena basterà, dato che un altro occhio alla sua gemellina Abu Dhabi ce lo avevo buttato qualche anno fa e poi questi sono posti dove i cambiamenti sono così repentini da creare vertigine. Oltretutto pare che il temporaneo arresto causato dal Covid sia stato ormai superato e la corsa agli investimenti da queste parti sia ripartita alla grande. L'aeroporto è modernissimo e gigante come si conviene ad una terra di queste pretese, ma non ha quella propensione all'immaginifico come altri cresciuti ultimamente in terra d'Asia, da Singapore a Pechino. Comunque ce ne usciamo tranquillamente dopo uno sguardo generico al controllo passaporti, senza troppi fronzoli, della serie: basta che veniate qui a spendere soldi che siete già i benvenuti, cosa che ti dà subito la misura di come da queste parti tutto sia business e quando si tratta di grano, le vedute si allargano automaticamente su obblighi e costumi. 

Museo del caffè

La prima impressione infatti è proprio quella che questa sia una terra dove le visioni di chi tira i fili siano tutte tese al dopo, a quando il petrolio non sarà più la chiave che ha portato questo scatolone di sabbia dal cammello sotto le palme ad uno dei centri mondiali della finanza e non solo. Si pensa al dopo insomma, a quando l'idrocarburo verrà meno, un tempo magari si temeva solo il suo declino quantitativo, oggi magari di più la sua marginalizzazione diciamo così ecologica. Non che ci si creda, ma come si dice, non conta la realtà, ma quello che la gente pensa che sia. E quindi, con intelligenza, invece di piangere e strapparsi i capelli o peggio andare contro corrente, che oltre a far fatica ti fai anche male, ci si prepara al dopo. Si punta alla tecnologia di avanguardia, alla finanza, al turismo. Per esempio in questo ultimo campo, vi do conto di una iniziativa tipo che serve a far capire la mentalità con cui si affrontano certi problemi. Alla barriera del controllo passaporti, invece di cerberi baffuti che ti squadrano come fossi un delinquente prima, di apporte il solito timbro al passaporto, siano sempre maledette barriere, confini e sbarre che impediscono il libero fluire del mercante, una gentile e sorridente signorina, senza veli di sorta in testa, dopo averti augurato il benvenuto e bollato la pagina, ti omaggia di una bustina contenete una SIM gratuita per il telefono, senza il quale si sa, non possiamo più vivere, al fine che tu possa comunicare tranquillo con chi ti pare durante il tuo breve soggiorno. 

Città "vecchia"

Mica una brutta accoglienza, intanto ti mette subito di buon umore e poi esci tranquillo e vai a cercare la navetta gratuita per arrivare al tuo albergo che hai coscienziosamente fissato su Expedia e della quale al momento della prenotazione ti hanno inviato anche le opportune dritte per rintracciarla tra le tante che affollano l'esterno del terminal. E infatti eccoci arrivare, anche se ormai è un po' tardino, suonano ormai le 11, al nostro albergo, un umile rifugio, umile considerando il rifulgere del lusso emiratino che ci circonda, per buttarci quanto prima nel letto, per sfruttare al meglio la giornata di domani. In realtà l'albergo non sarebbe che a poco più di cento metri in linea d'aria dall'uscita, ma la navetta, per arrivarci deve fare un dedalo di autostrade, svincoli e sovra e sottopassi che ci mette quasi una mezz'oretta. Comunque, complice uno spesso e ben calibrato materasso, con opportuno topper, direbbe Barbieri, mi coglie subito il sonno del giusto, anche perché la sveglia è puntata alle 5:30 di domattina, perché come si sa, il mattino ha l'oro in bocca e the early bird catch the worm e noi di vermi ne vogliamo acchiappare parecchi, come da dettagliato programma. In effetti per me che ormai sono diventato un dormiglione, la sveglia antelucana è dura assai. 

Spazio tazzina

Fuori dalla finesta un'atmosfera ovattata nella quale la luce non è ancora riuscita a farsi strada, ma fa già intuire che questa è terra dall'alito caldo e umido, proprio dei luoghi dove il deserto si incontra col mare. Una terra che clima, storia e logica vorrebbero pigra e incline ai movimenti lenti e che invece probabilmente la particolarità della natura che l'ha fornita di ricche dotazioni e dell'incrocio con i tempi che di queste dotazioni hanno avuto forti necessità, l'ha voluta rendere efficiente e funzionale ad un mondo a cui avrebbe forse voluto rimanere estranea. L'aroma del caffè italiano ti dà sempre la sveglia giusta e ormai possiamo dire che questa è una delle abitudini che stiamo imponendo al mondo e anche qui, il bar italiano dell'hotel ci serve a dovere incluso il cornetto al pistacchio che credo ormai anche qui sia diventata la moda dell'anno. Un taxi veloce e arriviamo al suk che non sono ancora le 7. Va bene che non si deve perdere tempo, un po' che siamo in pieno ramadan, un po' che è domenica, un po' che sono le sette, praticamente è ancora tutto chiuso, tranne qualche negozietto di gente che non vuole proprio perdersi nessun cliente. Il suk è lungo il cosiddetto creek, un corso d'acqua o meglio una insenatura che penetra la città a fondo e dovrebbe essere il cuore antico di questo insediamento, un tempo uno dei tanti villaggi di pescatori sulle coste del golfo arabo, punto di arrivo di rade carovane di dromedari che percorrevano la penisola arabica lungo la via dell'incenso. 

Nel suk

Per la verità, la sensazione è che pur partendo da un substrato di case tradizionali, tutto sia stato rimesso a posto con cura (anche qui si dimostra che basta avere i soldi in quantità sovrabbondante e poi si può fare tutto) risistemando gli edifici vecchi e ripetendo lo stesso stile nei nuovi, con attenzione, incluse le finte crepe nei muri, come è d'uso fare ad esempio a Disneyland. I negozi tuttavia rimangono gli stessi dei suk di tutto il mondo mediorientale, dedicati soprattutto alla grande massa di turisti attesi, in,cerca di esotico, soprattutto cianfrusaglie a tema saracino, spezie di ogni tipo e souvenir vari dalle terracotte alle ormai onnipresenti calamitine da frigo. Così ci fermiamo in un bel negozio, dove si fatica a trovare la spezia che non c'è. In effetti non ne ho mai viste di tante varietà differenti, in forma ed in quantità. L'aria è ricca di sfumature, di aromi penetranti, di nuances esotiche. Basta spostarsi di un poco e subito dagli scaffali sei avvolto dall'essenza della spezia, l'anima dell'oriente. Qui ti puoi sfogare se interessa l'argomento. Tanto per fare un esempio gli stami di zafferano vanno a 120 D lo scatolino che poi dato che non ho idea di quanto pesi, non posso nenache valutare se è pòco e tanto, ma che ci volete fare, nasco mercante ed è più forte di me, cercare,chiedere, valurare, trattare, diciamo una deformazione professionale, anche perché l'ultima volta che la mia gentile signora ha usato lo zafferano in cucina sarà stato dieci anni fa. 

Il creek

Passiamo il creek col barchino/bus pubblico che porta circa una ventina di persone alla volta in una decina di minuti (1 D a testa). Al di là del creek altri quartieri delle città vecchia con altre parti del suk incluso quello degli orefici, che è sempre uno splendore di bagliori lucenti e di femmine dagli occhi desiderosi. Comincia intanto a salire la temperatura anche se sono solo le nove, ma qui siamo sempre ai margini di uno dei deserti più caldi del mondo e non bisogna farsi ingannare dalle vetrine e dagli sbuffi di aria condizionata che hanno sostituito dromedari e palme da dattero. Fa caldo e lo farà sempre di più man mano che passano le ore. Figuriamoci tra qualche mese. Anche se c'è poca gente in giro, di turisti neanche l'ombra, quei pochi locali che ciondolano sulle soglie dei negozi sono tutti straordinariamente gentili. Dispiace persino non comprare niente. Comunque ritorniamo dall'altra parte del creek perché nel frattempo dovrebbe essere già aperto il museo del caffè che si trova in una antica casa e al quale volevamo dare un'occhiata. Lo troviamo in una stradina laterale, travestito un po' da bar, un poì da bottega di souvenir. Un'atmosfera antica dove aggirarsi tra oggetti di un tempo e foto d'epoca. Intanto mentre ci stiamo degustando la tazzina inclusa, arriva uno stormo di turisti di passaporto indefinito ma dal linguaggio gutturale, chiassosi come gabbiani in una discarica, che ci toglie la poesia e dunque fuggiamo subito in strada in cerca di un taxi. Cominciando ad ansimare.

Fregi 

SURVIVAL KIT

Premier Inn Airport - 52B street, opp. terminal 3 airport - 3/4 stelle. Ottima soluzione per chi deve fare una breve sosta di passaggio. Navetta gratuita ogni mezz'ora. Poi si possono lasciare lì le valigie e tornare dopo avere bene sfruttatp tutta la giornata di visite per raggiungere velocemente il proprio gate, avendo già il check-in pronto. Camera abbastanza spaziosa, silenziosissima e molto pulita. Struttura decisamente nuova di una nota catena, con standard fissi. Letto queen. Frigo, AC, TV. Bagno confortevole. Due bottiglie di acqua. Dotazione per thè e caffè. Personale gentile. Molto consigliato per le esigenze di cui vi ho detto. La doppia Euro 43 + 10 Dirham di tassa, senza colazione. 

Colazione in Hotel - Bar Costa - 3 Espressi e 3 brioches, 20 D. Cari ma buoni.

Museo del caffè - Villa 44, Quartiere storico di Al Fahidi, Bastakiya - Interessante perché permette di visitare la struttura interna di una casa tradizionale emiratina, con una decina di stanze attorno al patio interno centrale, nelle quali soo distributi tutti gli oggetti storici che riguardano il caffé dalla produzione, a raccolta, la torrefazione e la preparazione, con macchine antiche ed una ricca documentazione di oggetti e di fotografie sull'argomento. Al termime della visita viene offerta una tazza di caffé tradizionale in un ambiente dedicato. Ingresso 10 D.

Muoversi a Dubai. Il modo migliore, specie se siete in tre o quattro è il taxi che costa pochissimo, 4/5 euro per distanze brevi (che son sempre lunghe). 10 per quelle un po' più lunghe. C'è anche una metro di cui non so dirvi molto e affittare una macchina, costa anche molto poco, ma vi metterà poi di fronte al problema del parcheggio. Prezzo per due giorni tra i 40 e i 50 €.

La moneta degli Emirati è il Dirham - 1 Euro = 3,94 Dirham


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 114 (a seconda dei calcoli) su 250!