martedì 25 aprile 2017

Malaysia 9 - Le Cameron Highlands


Le piantagioni di thé


Mossy forest
Le Cameron Highlands, benché sovraccaricate di turismo locale, sono un ambiente davvero affascinante. Il paesaggio che le disegna è frutto di un clima del tutto particolare. Siamo in altura, le colline si spingono fino a 2000 metri, ma in una zona equatoriale calda ed umidissima, grazie al fatto che il clima monsonico porta in continuazione nuvole cariche di pioggia a frangersi sui contrafforti di questa piccola catena di colli scoscesi e selvatici. Il contrasto tra le temperature costringe questo cielo sempre imbronciato e gonfio di acqua a rilasciare continue razioni giornaliere su un terreno che nei millenni si è ricoperto di una fitta foresta pluviale, perennemente, in specie nelle sue parti più alte, avvolta di nubi, la cosiddetta cloudy forest. Bisogna fare una camminata anche breve all'interno di questo bosco oscuro per rendersi conto della sua bellezza e del suo fascino assoluto. Tutta la parte sommitale del territorio è ricoperto dalla Mossy forest, percorsa da sentieri ricavati su passerelle di legno per evitare l'erosione di un suolo e di un ecosistema delicatissimo. Il terreno è ricoperto per oltre una decina di metri di spessore da uno strato di materiale organico formato da foglie e legno in putrefazione, brulicante della vita saprofitica che la popola e la arriccisce continuamente, che si mescolano alla pochissima terra a proteggere la roccia viva. Si dice  che ci vogliano almeno 50 anni per consolidarne un centimetro. 

Fogliame
Questo dà la misura di quanto sia prezioso questo bene naturale. Alberi giganteschi, felci colossali ed erbe mostruose formano una barriera che nasconde completamente il cielo. I tronchi, le liane che scendono come corde minacciose e ogni spuntone roccioso che emerge è ricoperto da uno spesso strato di muschio che penzola come una fitta ragnatela. E' il bosco stregato di Harry Potter con i rami spettrali degli hemlock (Tsuga heterophylla) alti decine di metri, che si allungano come dita nere tra il fogliame. Quando ci cammini dentro, ti senti completamente avvolto da una umidità densa e tiepida; non piove ma sei continuamente ricoperto da uno strato di goccioline che non riesci a distinguere tra acqua e sudore che ti gocciola davanti agli occhi inzuppandoti tutto. Tra il verde cupo occhieggiano orchidee selvatiche, grappoli dai grandi petali di velluto bianco, mentre più nascosti, i maligni calici screziati delle nepentes carnivore si offrono agli insetti più ingenui con i coperchietti aperti a mostrare le carnose sfumature interne, un invito irresistibile al godimento ingordo che porta alla morte. Rododendri di cinque metri paiono mazzi di rosso e viola messi apposta da una mano d'artista ad arricchire le mensole naturali di una natura esagerata. Qui, tra le essenze medicinali che continuamente ti segnalerà chi ti accompagna, puoi assaporare veramente questo ambiente unico e imperdibile, mentre i pochi squarci tra i rami, non mostrano azzurro ma solo il grigio opaco della nebbia che azzera ogni colore. 

Hemlock
Tuttavia bisogna fare conto anche con l'azione antropica che, come in ogni parte del mondo ha contribuito, con la sua presenza necessariamente pervasiva ad incidere profondamente nella formazione di un paesaggio nuovo ed in competizione inarrestabile con la natura selvatica. L'uomo vuole prima di tutto sopravvivere e non ha pietà di niente e di nessuno. La spinta conservativa della natura è sentimento molto recente ed in perenne lotta con la brama di terra di chi cerca di uscire dalla fame atavica, spesso bandiera di chi ha già distrutto ogni cosa a casa sua per affogarsi nello spreco, morendo di sovralimentazione e pretende conservazione e senso di sostenibilità da chi ancora cerca di uscire dalla morte per consunzione. Ma queste sono teorie, nella pratica le cose marciano da sole e anche se oggi una regolamentazione decisamente più attenta a questi temi, cerca con un certo successo di assicurare protezione a determinati ambienti, valutandoli correttamente più che altro in termini economici, dato che la loro fruizione è sempre più apprezzata e apportatrice di benefit commerciali, non rimane che osservare l'attuale stato dell'arte. L'ultimo secolo ha modificato profondamente parte di questo ambiente e l'aspetto agricolo ha disegnato alle falde della foresta un nuovo e altrettanto affascinante paesaggio. 

Dalla terrazza della fattoria Boh
Dato il clima particolare, questa area si è rivelata terreno ideale per la coltivazione del thé, accoppiato ad una altitudine che confersce al prodotto una particolare patente di qualità. Intere colline sono ricoperte dai cespi fitti di questa cameliacea, che intessono reticolati regolari con un disegno di grande bellezza. In mezzo ai mammelloni ricoperti dalle foglie lucide, la fattoria accentra la produzione di questo prodotto d'eccellenza. Dietro, un po' nascoste, le baracche dei lavoratori che raccolgono le tenere foglioline apicali. Anche qui, capisci di essere in un paese abbastanza sviluppato, non ci sono raccoglitori malesi, nessuno, guarda un po', accetta di fare questo faticoso lavoro, ma solo gente importata dal Bangla Desh o dalla Birmania e tutti maschi per evitare che, se fossero donne, finiscano per rimanere qui sposando i locali. I punti comuni di ogni parte del mondo sono molto di più di quanto possa apparire ad una prima osservazione. Se poi scendi verso il paese, trovi ogni genere di fattorie che sbandierano soprattutto il vessillo della naturalità, del biologico, del rispetto della terra, segno che la fuffa del sano e del teobio pervade ogni parte del mondo e paga bene in termini commerciali. 

Degustazione del thé
Qui è pieno di fattorie che vendono miele, ortaggi e soprattutto fragole, tipicità della zona, che l'accoppiata clima e altitudine, garantiscono di qualità superiore. E' vera folla e la strada è intasata di macchine di cittadini che arrivano qui dalla piana e si riempie l'auto di canestrini di rossi fragoloni di montagna. Si arriva all'estremo dell'assurdo, quando, come si vede nei vari cartelli di invito alla visita, un cestino di fragole che costa 10 ringit se acquistato alla bancarella, ne costa 20 se volete l'opportunutà di raccogliervele da soli nel campo della fattoria. Straordinario potere della supercazzola che affascina già nel mondo occidentale il ragioniere che aspira al mondo fatato di una agricoltura inesistente, dopo essere stato tutta la settimana con l'acredine provocata dal chiuso del suo ufficio e che a poco a poco, man mano che il benessere avanza conquista anche l'Oriente. Potenza della moda e del marketing. Rimane comunque il fatto dell'incanto di questo paesaggio davvero convincente. Bisogna meditare sui tanti punti di discussione che sorgono spontanei da tutto questo. Non c'è modo migliore che farlo attorno ad un hot pot, piatto comunitario un po' simile alla bourguignonne o ad altri simili del mondo, di ascendenza cinese, dove però lo chiamano mongolian pot. Ragioniamoci su.

Hot Pot

SURVIVAL KIT

Mossy forest - Occupa una vasta porzione della parte sommitale fino al picco di 2060 m. delle Cameron Highlands. Potete arrivare con mezzi propri al punto in cui è stato preparato un percorso che l'attraversa su comode passerelle di legno. Giustamente non è ammesso percorrerla diversamente. Fa parte di tutti i tour programmati che a seconda dei partecipanti costeranno dai 30 ai 50 R. a persona. Il giro può durare un paio di orette, non è faticoso e alla portata di tutti. I tour completi durano una mezza giornata e comprendono generalmente la visita di fattorie che producono fragole, miele, ortaggi con possibilità di acquisti.
Centro di produzione del thé Boh

Fattoria Boh - La più grande della Malaysia per la produzione del thé, offre l'opportunità di vedere la lavorazione delle foglioline e su una bellissima terrazza situata in mezzo alla piantagione che si è istallata tra queste colline nel 1936, tramite una famiglia di origine scozzese, si può degustare una delle cinque tipologie prodotte dalla ditta. Ovviamente poi, si possono acquistare nel vicino negozio le varie confezioni del prodotto aziendale.

Ferm Nyonya Restaurant - Tanah Rata - Proprio dietro alla costruzione centrale nella piazza principale del paese. Offre piatti cinesi e della cucina locale nyonya. Uno dei punti forti è l'Hot pot, che comprende diversi tipi di pesce, calamari, gamberi, tofu, pollo, carne e verdure da far bollire nel pentolone centrale che sobbolle continuamente, con le varie salse con cui insaporirle. Sui 25 R a testa. Sempre affollato.


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lunedì 24 aprile 2017

Malaysia 8 - La strada per Tanah Rata

In the jungle



Vi ho detto che uscire dalla capitale non è così immediato, vuoi per le indicazioni a cui non sei abituato, vuoi per l'essere ancora un po' ingessato nella guida mancina, mettici per buon peso anche la pioggia e capisci subito che quando hai superato l'ultima barriera dei pedaggi, e anche qui devi capire come funziona il meccanismo, guidi leggero su una bella autostrada che scivola su grandi curve e lunghi rettilinei verso nord, intanto ormai ci hai preso la mano. Il paesaggio è gradevolmente verde e quando la vocina, deliziosamente dolce, ti impone di lasciare il grande nastro che prosegue verso Penang e di prendere la stradina di montagna, tutta curve, che porta alle colline delle Cameron Highlands, uno dei luoghi di vacanza tradizionale già ai tempi coloniali, quando questo luogo, che possiamo definire di montagna, era la meta preferita per sfuggire al caldo torrido della pianura. Sono colline alte e conformate tra le quali la strada si insinua con curve e controcurve continue, dopo le quali si aprono paesaggi sempre diversi. La piovosità intensa e costante in tutte le stagioni, insomma qui o piove o piove molto, producono una vegetazione talmente grassa e rigogliosa da farti sentire circondato da ogni lato da questa foresta primaria fitta ed impenetrabile che tenta, trattenuta a fatica, di mangiarsi la strada se non ci fosse una continua manutenzione. Dovunque spuntano cartelli di attenzione attraversamento tapiri, segno che la fauna selvatica è molto presente e pervasiva. 

La foresta pluviale o jungla, come volete chiamarla, è qui più potente che in tutti gli altri luoghi che ho visto in Oriente e lo sarà ancora di più in Borneo ed è un ambiente davvero affascinante, proprio per questa sua aria di misteriosa impenetrabilità. Appena ti fermi in una piazzola lungo la strada, non puoi non essere morbosamente attirato da quel muro verde, dai grandi tronchi coperti di muschio, ricoperti di epifite avvolgenti che espongono, svergognate, i loro fiori sensuali ed ammiccanti, dalle liane pendenti tra un albero e l'altro, dal sottobosco spesso di foglie e legno marcescente, completamente nascosto da enormi felci arborescenti e da cespugli dalle foglie carnose e colossali. Non ci sono sentieri per penetrarla, non ci sono villaggi al suo interno, solo torrenti e rogge ne scavano tracce sui versanti più scoscesi, a trasformarsi poi in piccoli fiumi tortuosi e marroni di fango che cercano la piana, prima di accettare qualche palafitta sulle rive continuamente sbocconcellate dalle frane provocate dalle piogge torrenziali ricorrenti. Ad una curva ad angolo in cui la via si infossa molto addentro ad una valletta laterale, ecco le balze di una cascatella che scende da terre più alte, in questa stagione ancora modesta, ma che a vedere dai fianchi incavati e contorti, deve avere una portata piuttosto maestoso nel periodo monsonico. Molti si fermano e quindi è subito ricca la presenza di bancarelle in attesa di occasioni. Una cosa compare già qui evidente e mi sarà confermata anche in tutte la altre parti del paese. 
  
La quantità e la varietà di frutta offerta non è così ricca come mi aspettavo e come trovi in tutti i paesi confinanti. Non saprei interpretare il fatto come una mancanza di tradizione specifica o se invece sia causa di un dato climatico particolare, fatto sta che a parte un po' di bananine, qualche ananas e papaya malandata, il resto della enorme varietà di frutta esotica che pensavo di trovare, è scarsa e anche abbastanza costosa rapportata ai prezzi del paese. Certo trovi arance aspre e piccoline, mangostini e durian, pochi manghi perché fuori stagione e molti altri frutti sconosciuti e di poca appetibilità, ma sempre in quantità limitata che ti devi andare a cercare con un po' di fatica.  La strada segue in salita, in fondo in una cinquantina di chilometri bisogna arrivare fin verso i 1700 metri di Tanah Rata, il paesetto al centro delle Cameron. Quando arrivi in zona il traffico si infittisce. Come mai? In fondo siamo in una zona periferica e poco popolata ed è strano vedere tutte queste auto in coda ordinata che procedono sui tornanti prima di arrivare alla cittadina capoluogo. Accidenti, comunque cerchi di programmare ti sfugge sempre qualche cosa. Incidentalmente, nella sosta per il rifornimento di banane da sbocconcellare cammin facendo, quelle deliziose bananine gialle che butti giù in un boccone, vicino alla cascatella di cui vi ho detto, risolvo il mistero. 

Un gentile signore con la macchina piena di figlie vocianti , bardate di hijab colorati e moglie che deborda dalla portiera faticando a richiuderla, mi informa che questa è la settimana in cui le scuole chiudono per le vacanze di marzo e tutte le famiglie vanno in ferie possibilmente al mare o in luoghi freschi della montagna e le Cameron Highlands sono uno dei posti più gettonati. Non ha prenotato l'hotel? Ahiahiai! Saranno dolori a trovare  qualche cosa di libero a parte il fatto che in questo periodo i prezzi raddoppiano. Capirà, le maschere si vendono a carnevale, è la regola base di tutte le economie. Arrivo dunque a Tanah Rata un po' trafelato ed in ambascie. In effetti il paesino è ingorgato di macchine cariche di valige che occupano tutti gli spazi liberi. Opto subito per una sistemazione di fortuna, cercando di chiudere un occhio e di avere la bocca buona e mi precipito in una costruzione sulla piazzetta centrale dove c'è una fila di alberghetti da backpackers di poche pretese e mi assicuro, essendo ancora di primo pomeriggio, una cameraccia basica ma che mi tranquillizza dal pericolo di dover dormire in macchina. La ragazzina che gestisce la stamberga, conscia di avere il coltello dalla parte del manico, allarga le braccia e ripete ossessivamente: You know, it's holiday time e mi estorce una cifra esagerata, salvo poi, vista la mia faccia alla vista della camera, farmi uno sconto di 20 R. Comunque, si faccia di necessità virtù e adesso, sistemate le cose pratiche pensiamo a goderci quanto ci circonda.


SURVIVAL KIT

UMAR Hotel - Centro di Tanah Rata. 1 stella. Uno dei molti affittacamere nella lunga costruzione della piazza centrale, tutti più o meno dello stello livello. 100 R. per una cameretta con il solo letto, una poltroncina sbocconcellata e bagno molto basico, senza neanche saponino e carta igienica (che comunque a richiesta è fornita assiema alla consueta bottiglia di acqua). Comunque una sistemazione accettabile, ragionevolmente pulita e signorina molto gentile. Fuori da questi periodi di punta il costo scende a meno della metà o con la stessa cifra o meno, tra i 10 e i 20 €, ho controllato adesso su Tripadvisor, potrete scegliere uno degli innumerevoli hotel che sono dappertutto di livello superiore. Il vantaggio è che siete in pieno centro e che potrete poi passeggiare intorno per provare i vari ristorantini e organizzarvi le visite nella zona circostante.

da KL a Tanah Rata



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domenica 23 aprile 2017

Malaysia 7 - Affittare un'auto


Bellicapelli




KL
Dopo l'esperienza del Renaissance, 5 stelle in saldo dalle camere deludenti, salvo la vista spettacolare, meglio cercare una soluzione a basso costo per quando ripasseremo da KL. A questo punto bisogna andare un po' a caso e la scelta cade sul Le Apple Boutique Hotel, che fa l'occhiolino col suo nome un po' cocotte. Alla fine per non esaurirmi nella ricerca de visu, scelgo quello, ma comincio a constatare l'interessante esperienza che prevede l'incongruenza che se prenoti direttamente al bancone, il costo è quasi doppio di quanto non sia l'offerta sul web, che propone sconti di viario tipo. Questo fatto si ripeterà parecchie volte, quindi fate tesoro di questa tip, che vi passo (vedi serie blog di servizio). Gli addetti alla reception, confessano candidamente di saperlo benissimo ma di non poterci fare niente, anche se hanno un margine di trattativa, infatti, altro consiglio, chiedete sempre lo sconto sula camera, anche se sembra strano e ti dicono candidamente di prenotare su TripAdvisor dal bancone stesso, anzi di danno anche la password per il wifi. Sono le curiosità dei nuovi modi di fare il turista. Comunque concluso l'affare, bisogna andare a ritirare la macchina. Ma sì, dopo lungo ripensamento ho deciso di fare il giro circolare sulla penisola (di cui vi avevo già parlato qui) affittando un auto, superando in questo modo i vari timori riguardanti il traffico convulso dell'oriente e la guida a sinistra. La valutazione dei vantaggi ha superato le paure insomma. Intanto però la macchina bisogna ritirarla. Mi presento dunque, con puntualità svizzera all'indirizzo segnato alle 8 di mattina, mentre una pioggerella calda ma fastidiosa mi accompagna mentre deposito le valige sul marciapiede. 

KL
Ovviamente l'ufficio al decimo piano è tragicamente deserto anche se l'aria condizionata, incubo onnipresente di questo paese, pompa già a tutta potenza. Dopo essermi aggirato nervosamente per i meandri del palazzo, tra la faccia interrogativa e totalmente avulsa del portiere e dei vari avventori che cominciano a transitare nell'androne, ricevo l'input che le 8 di mattina è un orario troppo antelucano per le cose commerciali. In effetti qui comincia a muoversi tutto verso le 9:30/10. Finalmente intercetto una fanciulla assonnata che tenta di raggiungere una scrivania dell'ufficio, che pare una sorta di travel agent. Dopo vari tentativi di far combaciare il mio scadente inglese, con la pronuncia locale, si convince, carte alla mano a chiamare il tizio in oggetto, che fa sapere, che, se proprio deve, arriverà. In effetti dopo una mezz'oretta compare l'addetto che mostra di essere appena caduto dal letto e sbrigativamente mi mette in mano qualche foglio e mi scodella sul marciapiede dove la mia GS (gentile signora) sta facendo la guardia ai bagagli, presentandomi la vetturetta da me prenotata e cerca di scappare velocemente, nonostante cerchi di avere qualche ragguaglio tecnico sull'uso e l'eventuale abuso del mezzo. Mi rendo subito conto che, data la tipologia di segnaletica, del traffico e della mia imperizia cronica, sarà difficile raggiungere qualsiasi meta abbia in testa e supplico la possibilità di affittare un navigatore. Peccato, sono finiti, bisognava pensarci prima, al momento della prenotazione e fila via all'inglese, timoroso di perdere altro tempo e lasciandomi scornato e senza indicazioni sotto la pioggia battente. 

KL
Bagnato come un ochino implume, salto sul mezzo e comincio a manovrare tra i sussulti provocati dalla mancanza di dimestichezza con il cambio automatico e tentando di capire cosa corrisponda ai vari comandi, che per fortuna essendo un modello basico di primo prezzo, sono pochi. Va bene che comunque individuo subito come far andare i tergicristalli, anche se tutti i vetri interni, complice l'umidità e la temperatura già oltre i 30°C si appannano subito, lasciandomi nella nebbia più fitta. Tento comunque di raggiungere il vicino benzinaio per finalizzare alcuni obiettivi. Primo, come uscire dalla città, secondo che carburante usare. Ci arrivo dopo una mezz'ora di giravolte, causa, sensi unici, corsie preferenziali, barriere invalicabili ed errori di percorso. Dopo aver tentato disperatamente un contatto umano, con l'uomo di fatica della pompa e la cassiera con cui non riesco a raggiungere una vera e propria intesa, un primo risultato è raggiunto, so per certo che è impossibile trovare una carta per percorrere il paese come si faceva una volta. Per fortuna ho scaricato le mappe sul tablet e dopo vari tentativi, una gentile ragazzina alla cassa di un 7/11, una catena di venditutto sempre aperti, mi da per circa 4 Euro una SIM locale con un  mese di internet senza limiti incluso, con la quale riesco a far funzionare il tablet come navigatore, quando c'è campo, per fortuna quasi dappertutto. Imboccare gli snodi autostradali senza sbagliare, mentre una dolce voce femminile ti sussurra: "a 200 metri gira a destra, gira a destra", non ha prezzo. A poco a poco ti lasci alle spalle le torri della periferia, il verde riconquista il panorama di fianco alla strada e le Cameron Highlands sembrano ormai a portata di mano, mentre la guida, dopo qualche tentativo di imboccare i raccordi contromano, diventa più sciolta. Probabilmente ce la faremo.

KL Chinatown


SURVIVAL KIT

Rental car - E' il sito internazionale a cui mi sono rivolto per l'affitto dell'auto, che si è dimostrato efficientissimo, nel capire i miei desiderata, cambiando in corso d'opera il luogo di prelievo, e vari altri dubbi che avevo. Il contatto è diretto, via chat o telefonico e la gentilissima addetta mi ha aiutato oltre misura. Lo consiglio assolutamente, oltretutto è quello che mi ha offerto la soluzione più economico. La macchina che ho prenotato era una Saga Proton, vedi la allegata pubblicità ammiccante (casa automobilistica malese che tra l'altro ha acquistato la Lotus e aveva anche preso la MV Agusta, poi rivenduta), un'auto molto basica, velocità max 130, priva di qualunque dotazione, ma con cambio automatico e bagagliaio capiente, che si è dimostrata adatta al bisogno. Per 11 gg. il costo è stato di 350 Euro compresa la casco totale e furto senza franchigia. A parte il locatore, la Wisma Paradisecars, molto approssimativo, sempre in ritardo o assente, con cui ho dovuto discutere ala consegna per quanto riguarda il pieno (mancavano 5 R di benzina e il tizio mi ha detto che o facevo il pieno o dovevo pagare una penale di 50R, costringendomi a perdere quasi un'ora per cercare un benzinaio per afre il rabbocco, tutto questo telefonicamente), per cui consiglio di prelevare possibilmente la macchina all'aeroporto, che costa, mi sembra, anche meno.

La creatura - Saga Proton


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sabato 22 aprile 2017

Malaysia 6 - Kuala Lumpur: La città vecchia

  
Little India

Textile museum
Un cielo gonfio di nuvoloni chiari, grigi o decisamente neri che corrono veloci e minacciosi. Devi abituarti, il sudest asiatico è questo, un caldo soffocante e lattiginoso e una bella secchiellata di pioggia almeno una volta al giorno, un po' più un po' meno, ma con rassicurante continuità. Siamo in zona equatoriale e i 32°C si avvertono come 40°C, c'è poco da fare, sudare e basta, salvo farsi raggelare la maglietta appena sali su un taxi che ti spara nello stomaco la bocchetta dell'aria condizionata, invenzione storica che ha cambiato la vita e la salute di questi paesi, dove tutti tossiscono continuamente scatarrando. Comunque, se vuoi respirare l'altra anima della città, lasciati lontano la selva di torri del CCKL e di Bukit Bintang, con il suo rutilare di luci e raggiungi Merdeka square, il cuore della vecchia Kuakla Lumpur. Qui trovi il sapore del secolo scorso. La grande piazza è sempre colma di turisti, cinesi nella massima parte, una vera e propria invasione (che miopia, da noi, non considerare questa opportunità enorme), un prato verde che fa da corte alla sfilata di edifici appena restaurati o in corso di restauro, dalle accattivanti forme islamiche corredate da un tocco di colonialità.


Old market square
Le torri lontane di vetro e metallo fanno da sfondo come una quinta teatrale, un contrasto mirabile ed in un certo modo coordinato. Affacciate sui due fiumiciattoli che contornano la piazza le tre cupole armoniose della moschea Jamek si confrontano col palazzo del sultano Abdul Samad, oggi sede ministeriale ed il Textile Museum, in una armonia di linee di architettura Mogul, modificata da una sensibilità più orientale. Qui devi solo passeggiare e lasciarti andare ad una diversa cognizione del tempo, che inevitabilmente rallenta e tenta di riportarti al passato mentre entri in Chinatown, vie finalmente strette e gremite di gente e banchetti come si conviene. La sfilata delle case lungo le vie è perfettamente omogenea ed in linea con le tante città basi del commerio cinese che dal 700 in poi hanno popolato l'Asia. Un popolo di commercianti navigatori con lo stesso stile espansionistico dei portoghesi e degli olandesi poi, forse più commercianti e con l'occhio più avveduto che considerava più interessante uno sfruttamento commerciale di lungo termine che la semplice rapina di risorse naturali e di schiavizzazione dei nativi. Non una questione di buoni o cattivi, semplicemente considerazioni su cosa fosse più conveniente. 

Chinatown
Nel quartiere rimasto decisamente intatto, ritrovi tutti gli stilemi propri di quella cultura. Vedi le insegne nei caratteri cinesi tradizionali, le casette a due piani col negozio come la Old China Tea House o la vecchia farmacia all'angolo della Five Lanterns Street e le case dei commercianti ricchi che gareggiavano in sfarzo e dove risiedevano per sei mesi all'anno con la seconda famiglia locale in attesa che il monsone consentisse il ritorno alla loro città cinese di partenza. Il quartiere è poi punteggiato dai piccoli templi delle congregazioni commerciali che facevano capo alle diverse zone di provenienza come il Guan Yin, misto buddista di cinese e barocco o il Guan Di dedicato al dio della guerra o ancora lo Sze Ya, tempio taotista dove è vietato sedersi con la schiena rivolta al tempio per non turbare le correnti del Feng Shui. Qualche cosa è stata cambiata, vecchie case sono state predate da negozi nuovi o da qualche catena di fast food, ma nel complesso il quartiere è ancora molto omogeneo e genuino e mantiene una atmosfera d'altri tempi, fino al suo confine orientale dove piombi nella confusione della Petaling street, la strada del grande mercato dei tarocchi che non manca mai nelle capitali d'oriente. 

Street food
Qui i venditori si affannano a mostrarti gli autentici certificati di autenticità che garantiscono le provenienze di borse, cinture e portafogli di pura plastica speciale che non brucia, come da pratica dimostrazione immediata e che arriva tal quale dall'Europa, sia che la si voglia di Prada o di Louis Vuitton e magari è pure vero. Qui il tempo passa più in fretta date le lunghissime contrattazioni per ridurre la richiesta iniziale almeno alla metà, così te ne potrai andare tranquillo di aver pagato solo il doppio del valore dell'oggetto. Il Central Market, edificio dedicato allo sfogo del turista più di livello, ti propone oggetti di maggiore qualità, dai batik, alle perle, ai lavori in legno, ma la soddisfazione di far scendere il prezzo è decisamente più limitata e difficilmente supererai, se sei un bravo negoziatore, con le solite sceneggiate di dinieghi e di finte uscite dal negozio, il 25% di sconto. Se vuoi completare in bellezza la giornata risali verso nord e, subito attaccato al quartiere cinese, trovi Little India (Lebuh Ampang), con i suoi profumi di masala e di spezia, che escono a zaffate da ogni ristorante, dove i cibi sono serviti su foglie di banano (ci sono anche i piatti a forma di finte foglie di banano) e le facciate un poco annerite dell'umidità degli antichi palazzi, oggi sedi di banche.



Sultan Palace
Hai lasciato indietro il tempio di Sri Mahamariamman, in puro stile tamil, col suo scenografico gopuram, il portale d'ingresso di 23 metri ricoperto dalle statue coloratissime degli dei del empireo hinduista e che contiene il più grande carro d'argento cerimoniale del paese, da cui escono litanie continue delle preghiere dei molti fedeli che lo affollano a tutte le ore. Una serie di negozi ricoperti dalle cascate di mille colori delle stoffe dei sari ricchi e dorati, gioiellerie ripiene dei mille oggettini d'oro con cui le ragazze indiane amano ornare orecchie, nasi, braccia, colli a far da contrasto alle tikke rosse sulla fronte od ai barocchi disegni dell'henné su mani e piedi, per completare la passeggiata che ti ha fatto assaporare sapori e odori comuni a tutto l'oriente. E' un po' una total immersion per calarti a piedi uniti in questo mondo che sincretizza tutto, passato e presente, oriente antico e moderno occidente, forse alla ricerca di una soluzione accettabile che non comprenda rinunce, tentando di istituzionalizzare quantomeno le parti migliori di entrambe le culture.


SURVIVAL KIT

Jamek Mashjd
Merdeka square - Punto di partenza per girare la parte vecchia di KL. Circa 20 R di taxi partendo dal centro. Ovviamente raggiungibile anche con metro e bus. Godersi la sfilata di palazzi mogul che la bordeggiano. Il Central market è al di là del ponticello adiacente, negozi con il meglio della paccottiglia per il turista. Tutta la zona si gira comodamente a piedi. Potete dedicarle una mezza giornata o anche un giorno intero se avete tempo. Ne vale la pena.

National Textile Museum - Ingresso gratuito. sull'angolo sudest della piazza. Molto interessante. Presenta tutte le lavorazioni dei tessuti malesi della tradizione, suddivise per tribù di appartenenza, dalle strisce Ikat dai vari disegni ottenuti coi telai di villaggio del Borneo, ai fantasiosi disegni della tecnica batik, alla bellissime camicette trasparenti dagli angoli ricamati, orgoglio delle donne malesi. Vasta esposizione anche di gioielleria tradizionale e di copricapi tribali. Dedicategli almeno un'oretta, specialmente se è l'ora dello slavazzo monsonico del pomeriggio. Se piove ancora potete aspettare alla annessa sala da thé (the canteen by chef Adu), atmosfera deliziosamente coloniale, per pochi spiccioli.
Tappeto ricamato

KL City Gallery - Proprio di fronte al Textile museum, sempre se dovete ripararvi dalla pioggia, questa raccolta di oggetti e foto, con filmati e uno strordinario plastico della città dove viene inscenato uno spettacolino di luci e colori, abbastanza avvincente. Costo 5 R da spendere nell'annesso gift shop, per esempio acquistando un ombrello portatile, visto che fuori continua a piovere.

Chinatown - Quartiere molto omogeneo al di là del mercato, che comincia dall'Old market square, dalle vie in reticolo quadrato, che vedono sfilare case, negozi, templi, ristorantini cinesi, mercatini. Qui ci sono i cambisti migliori. Molto simile ai suoi analoghi di Singapore ed ai molti altri sparsi per l'Asia, anche se non raggiunge la squisita bellezza della Hoi An vietnamita.

Little India - Confinante a nord di Chinatown, anche qui palazzi antichi e coloniali e negozi e ristoranti indiani, stoffe e curry a gogo. Impressionante il cambio completo di atmosfera all'attraversamento della strada che divide i due quartieri.

Petaling Street - Confine ad est di Chinatown, è il mercatino classico del tarocco, affollato di bancarelle addossate le une alle altre, in cui trattare alla morte e dove troverete i classici Rolex autentici a 10 Euro... Lungo la via e nei dintorni, larga scelta di street food.

Succhi di frurra fresca

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venerdì 21 aprile 2017

Malaysia 5 - Passeggiare nel centro della capitale



Le Petronas Towers di giorno



Una via di CCKL
Altra idea preconcetta che va in frantumi. Mi piace questa città, contrariamente all'opinione di molti che me l'avevano bocciata. Mi piace la sua imperfezione di mondo che vuol crescere per avvicinarsi a Singapore, ma che mantiene la sua anima orientale imperfetta e confusionaria, mi piace la commistione della popolazione che sembra vivere con una accettabile armonia, la mescolanza di razze e culture in ogni strada, dove coesistono templi, chiese, moschee. Mi piace la parte moderna, anzi modernissima con i tanti spazi verdi, i grandi polmoni dei parchi cittadini, i quartieri tradizionali che mantengono una sufficiente autonoma identità. I servizi pubblici sono all'altezza di una capitale internazionale ed il costo della vita per chi arriva da fuori è molto ragionevole. Insomma due o tre giorni la merita decisamente. Io l'ho vissuta in tre momenti diversi, a tappe insomma; all'inizio, cosa che mi ha bene illustrato la copertina del viaggio; a metà, sosta che che mi ha fatto fare un punto ragionato della situazione ed ancora alla fine, giusto il momento per il consuntivo di quanto visto globalmente. Mi è sembrata una soluzione efficace. 

Di notte dal Renaissance
Ho abitato anche in due aree diverse, il centro amministrativo, il CCKL, la zona delle torri, arioso, moderno e nell'insieme bello, con colpi d'occhio mozzafiato che ti fanno convinto di come l'architettura moderna abbia nel grattacielo, la cattedrale di questi anni, la sua espressione artistica più potente, un tipo di costruzione dove la tecnica costruttiva che piega la forma ai nuovi materiali riesce ad esprimere la voglia dell'uomo di mettere in ogni suo atto la fantasia dell'artista, che pretende di vestire il necessario con quel di più inutile ai fini pratici, la necessità di accoppiarvi il bello, punto che tuttavia distingue la mente pensante dall'animalità. Credo che qui stia la definizione dell'arte. Qui cammini costantemente col naso all'insù in cerca del miglior punto di vista per ammirare lo sviluppo verticale della città. che in ogni caso continua ad essere un cantiere in movimento; dalle Petronas, dove puoi passeggiare nel vuoto che si apre sotto la passerelle che le unisce indissolubilmente, alla torre della televisione, la KLT, ago rosso rivolto a pungere il cielo, in mezzo ad un parco verdeggiante, col suo ristorante girevole a quasi 400 metri d'altezza, con molte altre costruzioni appena partite ed altri spazi dove altri lavori sorgeranno. Il quartiere è suggestivo soprattutto di notte quando le luci disegnano le sagome delle costruzioni personalizzandole ancor di più, sempre con un tocco di pennello orientale. 

Ancora nel CCKL
Poi mi sono collocato a Bukit Bintang, il rutilante triangolo del commercio, con le sue strade affollate di negozi lussuosi come nelle più grandi capitali d'occidente, i ristoranti d'ogni tipo a sottolineare l'internazionalità ed i grandi mall e i centri commerciali, le nuove agorà, punto di aggregazione del nostro tempo, ridondanti di marmi e di lusso dove il contrasto tra temperatura esterna e quella prodotta dai soffi micidiali dell'aria condizionata deve essere di almeno 15 gradi per poterne garantire la modernità. Qui vedi scorrere il melting pot di questa città che riflette quello dell'intero paese. Cinesi indaffarati con l'occhio perso nel conteggio delle cifre e del denaro che si prevede possano generare le varie opportunità, indiani che occupano una fascia più bassa ma sempre inserita nel vortice commerciale, malesi indaffarati a non farsi sopravanzare dalla marea incombente e più intraprendente, occidentali in cerca di opportunità e turisti di ogni parte del mondo, mediorientali in visita che hanno tenuto di certo conto che questo paese si definisce ufficialmente "islamic friendly". Altro pregiudizio che mi sono portato con me, puntualmente sconfessato dalla realtà. 

Al centro commerciale
Avevo creduto questo paese religiosamente molto rigido e appiattito su una ortodossia decisa e asfissiante. La realtà mi è apparsa diversa. Gli islamici sunniti sono solo una parte, anche se maggioritaria della popolazione e non appaiono prevaricare le altre, i cui luoghi di culto sono presenti in modo proporzionale alla percentuale dei gruppi etnici, considerando anche la forte comunità cinese, che è ricoperta di quell'indefinibile ateismo sincretico, di adoratori della moneta, di volta in volta con sfumature tao, buddhiste o confuciane. Interessante anche, per lo meno per quanto si avverte superficialmente, la posizione femminile che sebbene imponga, a mio parere come moda tradizionale, l'uso di un hijab coloratissimo, fin dalla tenera età, dà la sensazione di una scioltezza notevole, sia negli atteggiamenti che nel resto dei vestiti, spesso a braccia scoperte o con pantaloni o fuseaux attillatissimi a ricoprire forme anche debordanti. I comportamenti sono apertamente disinibiti; le ragazze attaccano bottone per prime e si lasciano fotografare senza problemi, anzi mettendosi in posa, facendo le faccine di circostanza o mostrando la V con le dita, per non parlar dei selfies per i quali, ormai se non vai in giro dotato di apposito bastone telescopico ti senti inadeguato e fuori tempo.

Al Tarbush Restaurant
Anche nei ruoli lavorativi l'universo femminile appare sciolto e assai meno condizionato di quello delle loro colleghe di paesi arabi più ortodossi. Nei ristoranti si trova di tutto, salvo alcuni che espongono l'avviso "non si serve carne di maiale". Bisogna anche considerare la scarsa diffusione degli alcolici, limitata ai locali occidentali e della birra, molto cara per una tassazione evidentemente dissuasoria e punitiva. Comunque il quartiere è molto piacevole da girare anche fino a tarda sera, ricco e rutilante di colori sullo stile delle nuove città cinesi, ragionevolmente pulito e come ovvio molto trafficato. Naturalmente la sensazione di sicurezza, come accade quasi sempre in oriente, è totale e rassicurante. I pochi edifici coloniali rimasti rimangono affogati nella selva delle costruzioni moderne, sorte in una specie di caos ordinato e non fastidioso. Nella Jalan Bukit Bintang una delle strade più colorate e ricche di luci, una sfilata di ristoranti mediorientali si assiepano uno dietro l'altro, ai tavolini, occidentali e locali fumano onirici narghilè, dalle cucine profumi di spezia e uva passa. Altrove ristoranti italiani, pizzerie, francesi turchi, pub irlandesi e naturalmente per una buona metà, cinesi, ogni categoria internazionale di catene di fast food, oltre che naturalmente i malesi, completano una offerta completa e variata da esplorare. Si respira una buona sensazione. Sì, mi piace proprio questa città. Domani faremo un giro negli altri quartieri storici.

SURVIVAL KIT

Hotel Renaissance - All'angolo tra Jalan Sultan Ismail e Jalan Ampang- Colossale 5 stelle a 500 m. dalle Petronas con ottima vista da quasi tutte le camere. La hall è monumentale, enorme e tutta uno sfavillare di marmi  preziosi, la camere decisamente meno, datate e non all'altezza del fasto promesso da un 5 stelle. Il servizio è abbastanza carente (ma questa è un po' la caratteristica del paese). Dotazioni abbastanza misere. I pregi sono lo sfarzo dell'ingresso, ragionevolmente pulito, la grande piscina, la posizione magnifica, la vista sulle Petronas. Assolutamente non vale il prezzo ufficiale di listino, ma se lo trovate in offerta, come l'ho trovato io a 74 Euro, senza colazione, può valere la pena per una notte, il rapporto qualità prezzo diventa accettabile. Cominciare col lusso non va mai male, a scendere di livello c'è sempre tempo.

Ristorante Tarbush - Jalan Bukit Bintang 138- Libanese, con un certo tono. Prezzi medio alti per il paese ma porzioni molto abbondanti che consigliano di prendere un piatto in due, avrete così occasione di fare diversi assaggi di questa cucina, decisamente valida e adatta ai nostri palati. Io ho assaggiato delle Mussaka (melanzane, ma nolto diverse da quelle greche) davvero ottime e bazilla rice & cicken, gustosissimo e cotto alla perfezione e una pasta al gratin. Ho visto girare del bei Mezzé(gli antipasti misti libanesi) e dei magnifici gamberoni. Spesa in due per due piatti sui 70 R. Consigliato.
Nella hall delle Petronas
Petronas Towers - In CCKL, visibili da ogni punto della città. Benchè la sagoma vi sia ormai ben nota, rimangono un colpo d'occhio unico e indimenticabile specialmente di notte. Potrete rimanere ad ammirarle da sotto naso all'in su, entrare nella grande hall di 6 piani dove al centro ci sono sempre spettacoli, spensso incentrati sulla F!, le cui macchine fanno bella mostra di sé dappertutto, vedere i negozi lussuosi del mall, o girare nel grande parco verde posteriore. Salire alle torri costa abbastanza caro e ci sono diversi biglietti, meglio acquistabili on line, per avere la certezza che ci sia posto all'ora prevista. Da 37 Euro per il giro minimo, ai 58 per accedere al ponte sospeso tra le torri, fino a superare i 100 per un tour che comprende l'intera giornata con le torri, la TKL (torre della televisione), le Batu Caves e giro della città con guida. Se volete solo vederle dall'esterno, una soluzione interessante è quella di salire al bar, situato all'incirca al 40° piano della Menara Tower a prendere un aperitivo o un thé alle 19/20 e godere della splendida vista delle torri che stanno proprio davanti illuminate.

CCKL - Zona uffici con tutti i più bei grattacieli da vedere sia di giorno che di notte. Rggiungibile facilmente con taxi o con la metro. C'è anche un bus panoramico che fa il giro turistico come in tutte le città con fermate obbligate, anche qui e un bus per turisti gratuito che fa un giro circolare. Vedere la mappa gratuita che distribuiscono in tutti gli hotel. 

Bukit Bintang - In codice BBCCKL -Quartiere commerciale, il vero centro città vivo e vibrante dove sarebbe comodo avere l'hotel. Da godere passeggiando e guardandosi intorno per capire un po' la vita della capitale. Date un'occhiata al sito.

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giovedì 20 aprile 2017

Arrivo a Kuala Lumpur


Le Petronas by night



Merdeka Square
Viaggiare è un misto tra piacere e sofferenza. Il bello è che quando torni, ti ricordi solo il primo, la seconda invece passa nel dimenticatoio o al più viene trasformata in esperienza da raccontare sghignazzando. Naturalmente tutte cose che ti sei voluto, perché essendo un viaggiatore dal braccino corto hai cercato di risparmiare su tutto e quindi, capirà signora, il tutto è accompagnato da inevitabili disagi che, di norma, pagando, si possono quantomeno aggirare. Si parte dal biglietto scelto dopo attenta ricerca per minimizzarne la cifra totale, ma che ovviamente ti costringe ad orari infami e a lunghi giri con interminabili soste aeroportuali. Eccoci quindi qui alle 5 di mattina, quando l'anziano di norma riposa sereno nel suo lettuccio al ricovero, già sull'autostrada, mentre l'alba livida di fine inverno sorge sulla Baraggia dalle risaie ancora coperte di stoppie infelici come i lagnosi risicoltori che le possiedono, diretto al parking di lunga sosta, anch'esso scelto con cura per minimizzare l'impegno finanziario. Anche la signora, a quell'ora, ha il volto rabbuiato; d'altra parte chi ha voglia di lavorare alle 6:30 di mattina, Sono infelice io che mi vado a divertire, figuriamoci fare i cappuccini e dare i posti del parcheggio. 

Chinatown
Al checkin risulta che il volo è già in overbooking, per fortuna sono arrivato con largo anticipo. Ma com'è che questi aerei sono sempre zeppi e 'ste compagnie perdono sempre soldi? Non ci sarà qualche complotto sotto? Misteri del trasporto aereo. Le sedie sono sempre più dure ogni volta che ci vengo, specie se hai già mal di testa. Non sono nato per questa vita. L'addetta però è straordinariamente gentile e mi rincorre fino alla sala imbarchi per cambiarmi il posto, visto che avevo pregato in ginocchio per un corridoio, capirete, date le mie dimensioni... Anche facendo i regolari esercizi contro il trombo malefico che aggredisce il viaggiatore bolso agli arti inferiori nelle lunghe percorrenze, le membra sono completamente incartapecorite e le giunture dolenti, ma la sosta negli emirati nel cuore della notte è un'altra di quelle corvé, che la mia povera mamma definiva come: viagè a l'è propi in gran fachinagi. Ormai la sala centrale rotonda col grande fungo centrale di Abu Dhabi, la conosco a memoria e non mi emoziona più. Altro balzo nel vuoto, altri esercizi e finalmente saltata la notte, occhi pesti di chi, se non è nel suo lettuccio morbido non riesce a chiudere occhio, altra sbobba indecente che, per forza che dopo ti becca la maledizione di Montezuma ed ecco finalmente che la desiata Kuala Lumpur si allunga sotto di me, fanciulla sconosciuta ma dagli afrori esotici, che da lontano, complice il nome ammaliatore, aveva a lungo solleticato le mie fantasie e che adesso divenuta ormai preda da conquistare a portata di mano, non aspetta altro che essere delibata. 

Il primo impatto è il consueto aeroporto iperdimensionato dell'oriente, dove tutto è gigantismo provocato dai grandi numeri di quelli che prima passavano tutta la vita in un villaggio di capanne e adesso sono in grado di girare il mondo come tutti noi, per fortuna loro e tecnicamente anche nostra, visto che tutto questo è crescita globale che porta aumento di benessere per tutti alla faccia di quelli che vorrebbero tornare al medio evo o almeno ai tempi della nonna, senza rendersi conto che più gente sta bene e meglio starai anche tu e che ogni frontiera andrebbe sbriciolata col martello di Thor, ficcatevelo bene in zucca. Tutto è bene organizzato come si conviene ad un paese bene organizzato e da tempo uscito dalla fase del sottosviluppo, tanto è vero che il tassista si lamenta dei cattivi politici e della crisi, ah mi sento già come a casa. La città si avvicina e già comincio ad avere un correttivo al fatto che pensavo di arrivare in un paese non particolarmente avanzato come quasi tutti quelli del sudest asiatico. Eh no, il pregiudizio è sempre un difetto grave. Qui siamo in una grande città moderna che chiaramente si ispira alla vicina Singapore; sempre lodevole quando cerchi di copiare ed ispirarti dai vicini virtuosi e che funzionano. In questo giro ho voluto saltarla, un po' perché ci ero già stato, anche se parecchi anni fa, un po' perché come sempre il tempo di chi ha già in tasca il biglietto di ritorno è sempre scarso e bisogna obtorto collo fare delle rinunce. 
I giardini

Comunque ribadisco il fatto che Singapore è una città da vedere assolutamente, per capire come un regime, anche se totalitario, può fare ottime cose in modo che la gente stia meglio; di come il futuro più avanzato, può ben coniugarsi al passato ed alla tradizione; di come le cose funzionano se la gente la tocchi nel portafoglio, in quanto qui ti multano per qualunque cosa tu faccia fuori dalle regole, sia che fumi dove non si deve (quasi dappertutto), che mastichi chewingum, guai a contrabbandarlo alla frontiera, per timore che tu butti la cicca per terra o che tu non tiri lo sciacquone dopo aver fatto pipì. Chissà come fanno a controllare, forse c'è una telecamera che ti spia. E' la certezza della pena che fa funzionale la legge bellezza. Una città stato senza risorse che ha fatto funzionare al meglio quello di cui disponeva, una rendita di posizione favorevole e la possibilità di fare leggi senza conradditorio, puntando su istruzione, innovazione, finanza e servizi, in somma tutti quei beni immateriali che oggi producono ricchezza e infatti, attualmente Singapore è uno degli stati che vanta gli abitanti più ricchi del mondo, dall'istruzione più elevata, con il miglior sistema sanitario e via discorrendo. La Malesia lo ha capito e cerca di andarle dietro, complice il fatto che in più qui c'è il petrolio, che sapete com'è, aiuta, quindi niente baraccopoli sovraffollate, fame e miseria, ma un paese che almeno al primo impatto mi appare abbastanza vicino agli standard occidentali o quantomeno avviato su quella strada. 

Riflessi
Le periferia della capitale sono ormai piene di torri abitative in costruzione, niente baracche; il centro si preannuncia da lontano raggiunto da una selva di autostrade a 6 e 8 corsie che si incrociano nelle varie direzioni. Man mano che ci si avvicina al cuore della metropoli cominci a capire quello che ti aspetterà: una città moderna e in pieno sviluppo che aspira a conquistarsi un ruolo economico importante nell'area. La luce comincia a calare, il cielo imbronciato ti fa comprendere che qui siamo nella zona monsonica e che può sempre arrivare lo scroscio, anche se qui c'è il sole, mentre all'orizzonte lampi furiosi screziano il grigio scuro dei nembo cumuli che si affastellano nel cielo. Il fatto di essere stanco morto dopo l'alzataccia e la successiva notte saltata, non ti muove pensieri sul fatto che forse non hai più l'età per queste cose, solo la curiosità bambina di vedere, di cercare di capire, non ti lascia spazio ad altri ragionamenti, Scorre nel sangue, l'eccitazione della scoperta, della voglia bambina di trovare una nuova realtà. Così, che emozione quando appena in mezzo agli altri pinnacoli che levano orgogliosi a segnalare la voglia di futuro, scorgi un segnale conosciuto, quello che è ormai un emblema, le due torri Petronas la cui sagoma arcinota comincia a mettersi il vestito da sera d'argento, due splendide femmine che cercano la scalinata per arrivare al galà che si sta preparando, mentre scende la corte di velluto nero della notte.  




SURVIVAL KIT

Volo - Innumerevoli le opzioni che si propongono per raggiungere KL da Milano. Io seguendo i canoni della minimizzazione delle spese, comprare il biglietto circa 50 gg prima della partenza, scegliere giorni di partenza e ritorno tra quelli meno affollati e controllare i vari siti da un PC e poi comprare attraverso un'altro, ho trovato un volo Ethyad a 500 Euro tutto compreso, commissioni della Carta di Credito incluse. Ma le quotazioni cambiano continuamente. Abbiate fede e cercate, cercate, l'occasione arriva. Il taxi (c'è un apposito baracchino all'aeroporto che fa il biglietto per ogni destinazione) costa 95 Ringit per il centro CCKL. Considerato che sono più di 50 km, 1 h di viaggio, è ragionevole. Ci sarebbe anche il treno, ma considerato che costa abbastanza e inoltre dovrete poi prendere comunque un taxi per raggiungere l'albergo, più o meno altri 20 R, se siete almeno in due non conviene lo sbattimento.


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