martedì 17 gennaio 2017

Madagascar 16: Parco di Ranomafana


Lemuri
Una famiglia al pascolo
Bisogna lasciare il mare, almeno per un po'. E' la parte piovosa della costa, quindi meno frequentata in questa stagione, e per la verità resa anche più selvatica dalla mancanza di buone strade, tuttavia, proprio per questo molto fascinosa, con la sua atmosfera di decadenza da vecchi mari del sud. Intanto, mentre si risale verso gli altipiani, in questa continua alternanza di paesaggi, traversi di nuovo la foresta pluviale, la zona più umida del paese, visto che il monsone viene costantemente a frangersi sui contrafforti della montagna che sale per oltre mille metri e rovescia qui tutta l'acqua accumulata sull'oceano. Certo non sono più le foreste primarie di palissandro, bois de rose e altri legni rari. Tutto è stato sostituito dagli eucalipti e dalle criptomerie di importazione, ma il verde è ancora piuttosto fitto per ampi areali e protezione di animali cui la terra viene a poco a poco sottratta. L'uomo si moltiplica senza sosta, specialmente dove sembra che le avversità ne dovrebbero invece limitare la crescita e per poter sopravvivere, ha bisogno di spazio sempre maggiore, c'è poco da fare. Il lemure lo sa e cerca di essere simpatico per non soccombere e scomparire completamente.

Lemur catta
In effetti è un animale di una simpatia travolgente, non si può che rimanerne accalappiati, anzi è proprio difficile andarsene quando ne trovi qualcuno in giro. Il parco di Ranomafana ad una sessantina di chilometri da Fianarantsoa, al centro di una zona termale, è uno di quelli che ne ospita un grande numero di specie diverse, oltre una decina. Tra l'altro qui, sono talmente numerosi che li potrete avvicinare molto meglio che in qualunque altro sito naturale. Ok, devi farti la solita scarpinata di qualche ora, scavallando colline e sentieri di foglie resi scivolosi dall'umidità, fatica improba specialmente se butti sempre l'occhio per aria in attesa dello sciacquone quotidiano, ma intanto, se no che foresta pluviale sarebbe e poi ci siam venuti apposta e scarpinare è un obbligo, a pagamento, a cui ci si deve, volenti o nolenti sottoporre. Però appena arrivi al limitare del bosco di prima mattina e scorgi intere famiglie di grandi lemuri dalla coda ad anelli bianconeri (Lemur catta) che si nutrono di frutti, bacche e germogli ancora ricoperti della rugiada della notte, non puoi che rimanere lì a goderteli, seduto su una roccia, anche tu membro di quella famiglia che intorno a te mastica con compunzione, buttandoti occhiate distratte, tanto sa che non sei pericoloso, mentre i piccoli ruzzano sulle rocce vicine.

Sifaka
I neonati rimangono invece appesi al pelo fitto delle madri, sulle schiene o abbarbicati alle pance, succhiando latte, anche se queste stanno saltando da un albero all'altro incerca di miglior pastura. Le bacche più succose sono sempre quelle dell'albero vicino, si sa. Che poi è un po' come il caffé dello zibetto vietnamita se vi ricordate. Qui il fine è diverso, ma anche questi si mangiano le bacche i cui semi da soli non germoglierebbero, se la dura scorza non venisse attaccata dagli acidi digestivi al passaggio nel tubo digerente dei gentili animali. Insomma un transito obbligato che aiuta la foresta a crescere, addirittura ai margini di molte foreste da ripopolare vengono a bella posta introdotti questi lemuri mangiabacche proprio per favorire il rimboschimento. Così dicono almeno. Certo che sembra che vogliano invitarti a dividere il pasto, li potresti toccare, in fondo basta solo allungare una mano, sicuramente non si offendono, anzi pare che quasi ti strizzino un occhio. Poi basta infilarsi tra gli alberi e subito vedi i grandi sifaka (Propithecus edwardsi) dal pelo nero, lungo e morbido che si dondolano sui rami bassi, il lemure ballerino che si sposta a saltelli, solamente di lato e il cosiddetto lemure mussulmano che forma famiglie composte da un maschio e diverse femmine.

Lemuri notturni
Ma proseguendo sulla collina incroci anche facilmente il dorato (Hapalemur aureus), il grigio (Hapalemur griseus) o quello dal ventre rosso (Eulemur rubriventer) un po' meno sfacciati di quelli juventini. Se ci arrivi di prima mattina vedi anche molti di quelli notturni ritardatari che non sono ancora a nanna, intenti a masticare la cena, tra i quali due o tre specie di lemuri del bambù, che ti guardano, un po' istupiditi dal sonno, con i grandi occhi rossi, appesi verticalmente ai tronchi come koala. Questi animali si nutrono di parti tenere di queste piante che contengono una altissima percentuale di composti a base di cianuro, ingurgitandone al giorno una dose almeno dieci volte letale, cosa che compensano poi mangiando anche argille terrose che ne neutralizzerebbero la velenosità. In effetti i movimenti sono piuttosto lenti, ma non è chiaro se si deve addossarne la responsabilità alla dieta o al sonno incipiente che segue alla digestione. Comunque non ci sono santi, questi animali sono di una simpatia tale che te li mangeresti ed in effetti i locali se li mangiavano con una certa pervicace costanza, fino a farli quasi scomparire del tutto. Poi si è capito che sono una ricchezza del paese ed è cominciato un programma di protezione che alla fine sembra essere pagante.



Scarabeo giraffa
Il sentiero che scende la collina sembra non finire mai, tra i tronchi ricoperti di muschio si nasconde un cerchio di grandi pietre, un cimitero antico dei popoli della foresta, quando quiancora l'uomo abitava in competizione con gli animali, dovevi mangiarteli per forza se volevi sopravvivere. Ma la foresta umida non nasconde solo mammiferi, tra cui il fossa, una procavia carnivora dal muso appuntito che sembra un topone gigante ed altri più rari, che però si nascondono nel fitto delle felci che formano una barriera quasi impenetrabile al di fuori dei piccoli sentieri, ma anche tanti uccelli, tra i quali è facile vedere l'upupa e insetti curiosi come lo scarabeo giraffa (Trachelophorus giraffa) che appena ti vede si mette subito a fronteggiarti con la sua lunga proboscide nera che sembra un collo vero e proprio, per non parlar dei soliti gechi di tutti i colori ed i camaleonti, tra cui anche le microscopiche Bruckerie, minuscole come un unghia del tuo pollice, sempre che tu riesca a vederli, mimetizzati come sono su tronchi o rami, senza l'indicazione di chi ti conduce. Insomma, andateci e godeteveli, chesono solo qui.




Un cimitero nella foresta


SURVIVAL KIT

Parco di Ranomafana - Foresta umida situata sulla strada Manakara Fianarantsoa. Ingresso 25.000 Ar. + guide per 3/4 ore calcolate circa 10.000 a testa a seconda del numero più mance. Possibilità di differenti circuiti più o meno faticosi. Comunque la foresta ospita moltissimi animali e molte specie di lemuri, che potrete vedere con facilità.


Catta
Chez Gaspard Bungalow - A un paio di chilometri dall'entrata del parco, nella cittadina termale. Una serie di bungalow in discesa, come sempre spartani (senza porta tra bagno e camera, ma è la norma in Madagascar) gestito a quanto dicono da missionari. 50.000 Ar. la doppia. Zanzariere e acqua calda. Colazione (ottima la marmellata di pomodori rossi e pancake) e cena si può fare al ristorante all'inizio della discesa che porta ai bungalow, stile cinese. Qui c'è il free wifi, un po' debole. Pollo sizzler, riso, banane. Accettabile anche per il prezzo basso.




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lunedì 16 gennaio 2017

Madagascar 15: Il canale di Pangalanes


Il canale Pangalanes

La spaiggia a Manakala
A Manakara senti l'odore del mare, che non è soltanto il profumo di salsedine, di pesce e di brezza delicata, ma qualcosa di più completo. Un senso di molle voglia di sdraiarsi tra le palme, di guardare le figure di bimbi che si rincorrono nell'acqua bassa, di rumore di risacca che fa risalire piano la marea, di alga marcia che si secca al sole, di sud del mondo che aspetta. E' una costa complessa anche se sulla carta ti sembra rettilinea. La sfilata di sabbie infinite si perdono ai lati del tuo sguardo, ma la vita vera è subito dietro. Come in molti tratti di mare dell'oceano indiano, appena alle spalle della spiaggia, che l'accumularsi della sabbia ha reso ricca e corposa, si è formata quasi una linea di dune che si fa barriera a protezione del territorio retrostante, come a dividere due regni, quello dell'oceano senza confini e un sistema di specchi d'acqua, di canali e insenature, quelli che altrove vengono chiamati backwaters, alimentati a loro volta dai corsi d'acqua che arrivano dall'interno, che costituiscono un ecosistema a sé stante, calmo e tranquillo, segnato da distese di mangrovie, paludi e tratti fangosi, delimitati da tutta una serie di arginelli e passaggi che l'opera dell'uomo ha provveduto a plasmare per il suo uso. 

Un villaggio di pescatori
Qui è poi intervenuta una mano progettuale complessa che ha creato nel tempo una sorta di canale artificiale che corre poco all'interno della linea del mare, addirittura per più di 600 chilometri. Una via fluviale che è stata utilizzata durante il periodo coloniale come un sistema efficiente per il movimento di mezzi, merci e persone in un'area davvero difficile e priva di altre vie di comunicazione. Il canale di Panganales è diventato così un luogo di grande interesse, nonostante la decadenza sopravvenuta con la fine di questi traffici commerciali. Lungo le rive vedi ancora scheletri di edifici predisposti al commercio, alla lavorazione dei prodotti, del mare e della terra, magazzini di stoccaggio abbandonati, ponti che allacciano le rive, caduti per l'incuria del tempo. Antiche distillerie che lavoravano la canna da zucchero, fabbriche juta, segherie di legni rari, spezie, essicatori di pesce e sistemi di conservazione della frutta o di altre derrate alimentari. Tutto in disarmo, testimonianze mute di un mondo perduto che faceva delle colonie uno dei cardini del sistema economico di un paio di secoli fa. 

Bambinidel villaggio
La vita intanto prosegue e i Betsimisaraka, il gruppo etnico che popola quest'area, continua gli usi di una vita ancestrale, lontana dalla civiltà, come i tanti popoli dell'acqua del mondo, fatta di pesca e di agricoltura semplice, raccogliendo i frutti che la terra rigogliosa regala, in villaggi precari di capanne semplici erette ai margini del fiume. La palma del viaggiatore è qui l'unico materiale da costruzione. Le basse palafitte erette nei punti un poco più sollevati non garantiscono certo sicurezze temporali, bastano piogge un poco più violente e l'acqua si solleverà di qualche metro portando via tutto, costringento gli uomini a caricare sulle barche il poco che si può, in attesa che il livello ritorni normale, permettendo poi di andare alla ricerca di un altro luogo dove ricominciare a costruire. Il mercato del pesce è a ridosso della lingua di spiaggia dove si apre un varco che consente di arrivare fino al mare. Le donne stanno lì a vendere il pescato che i mariti hanno riportato a riva il mattino presto. Grandi pesci colorati del tropico, granchi ipertrofici, gamberi di ogni dimensione, conchiglie, il tutto sparpagliato sulla sabbia o al massimo in cesti e secchielli, in attesa dell'interesse di qualche compratore. 

Una nepentes carnivora
Qualcuno arriva dal paese a comprare, per rivendere poi al mercato della città vicina. Le piccole piroghe con le vele fatte di sacchi di plastica cuciti assieme, vanno e vengono, approdano nell'acqua bassa e poi se ne vanno lungo il canale spinte dai colpi ritmati dei remi. Non puoi resistere a queste sirene, devi salire su un legno leggero e lasciarti portare, scivolando sulle acque e perderti in questo dedalo di passaggi. Lasciati andare, ascolta soltanto lo sciabordare del remo a pelo d'acqua. le rive scorrono dietro di te, la vegetazione ora più fitta ti nasconde il percorso, poi, quando si fa più rada, godi la vita sugli argini, l'uomo che posa le nasse, i ragazzini che pescano dall'albero che si sporge, le capanne vuote di donne lontane che trapiantano riso, un piccolo villaggio dove barche dalla chiglia sfondata giacciono sulla riva, come cadaveri di pesci spiaggiati. Tra le capanne, un fumo di carbonella segnala che qualcuno cucina, i bimbi più piccoli corrono sulla riva a vedere la novità. Puoi scendere a girare tra le frasche, a far sentire la tua presenza incongrua e fuori luogo eppure attesa e sperata perché qualche cosa porta di utile ad arricchire la pesca e il raccolto. Puoi passeggiare nei campi a scoprire colture ignote, erbe rare, piante carnivore, piccoli ananassi selvatici, frutti sconosciuti, essenze ed erbe medicinali da distillare, eucalipti per i nervi, citronelle, profumi rari, perché l'uomo non lascia nessuna occasione per sfruttare a suo vantaggio la natura che lo circonda. 

Orchestra
Prosegui sempre più all'interno tra palme e campicelli. Quattro capanne al limitare di un'ansa tranquilla. Qui puoi fare un picnic per sfogare la pantagruelica bramosia divoratrice del turista, aragoste, insalata di papaya verde, gamberoni, riso al curry, manghi succosi e deliziose meline verdi acidule con un grande nocciolo scuro all'interno. La brace fa il suo sporco lavoro, i crostacei riempiono di profumi la brezza, come si fa a resistere. I bambini erano già lì da tempo ad osservare la novità, gli altri arrivano pochi alla volta. 

Tantoper togliersi la più grossa
Salta fuori una tanica da olio che fa da percussione, una specie di chitarra fatta con assicelle di legno e subito si suona e si balla, i turisti sono contenti e la gente delle capanne ancor di più, tutto reddito aggiuntivo che male non fa, ma l'atmosfera del posto è davvero particolare. Un mondo diverso, sperduto non nello spazio ma nel tempo. Sembra incredibile ma qui intorno non vedi neanche un telefonino e vi assicuro che sono davvero pochi i luoghi del mondo dove questo ancora accade. La via del ritorno non è lunga abbastanza, perché manca la voglia di tornare, anche se i barcaioli cantano una playlist infinita e ritmata a cui devi partecipare perché il gingle ti continua a risuonare tra le orecchie e non riesci a fare a meno di ripeterlo, anche se i remi sbattono, anche se le rive scorrono veloci, i rami scendono sull'acqua troppo in fretta, la testa gira troppo, troppo, troppo rum alla vaniglia, non sono abituato.


IL mercato del pesce
SURVIVAL KIT


Mercato del pesce

In piroga sul Palanganes - Imperdibile esperienza da fare sui canali retrostanti la città di Manakala di almeno mezza giornata. Diverse soluzioni attorno a 100.000 Ar, incluso pranzo con aragoste e crostacei vari. Vedrete la spiaggia, il mercato del pesce, qualche villaggio lungo le rive, ma soprattutto godrete di un'atmosfera di altri tempi in un luogo magico, senza motori o altre tracce di civiltà. Potreste essere nell'800. Ambiente circostante di acque ferme e campi coltivati, potrete fare una passeggiata sugli argini alla scoperta di tutta una serie di alberi ed erbe poco conosciute, visitare villaggi dove si distillano essenze e profumi. In generale è compreso un ricco picnic. Non dimenticate di mancificare adeguatamente gli abitanti del villaggio che si prodigheranno per voi (almeno 10.000 Ar) e i pagaiatori (altrettanti). Comprate collanine, essenze e altre cosette, contribuirete così a far girare l'economia locale.

Vecchio ponte crollato

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venerdì 13 gennaio 2017

Madagascar 14: Manakara


La stazione della ferrovia Fianarantsoa - A' la cote de l'est


Al mortaio
Da Fianarantsoa a Manakara sono poco più di 200 km, per arrivare al mare sulla costa est. Per la verità non sarebbe il periodo giusto questo, con il monsone in arrivo, ma si fa quel che si può. Per la verità ci sarebbe un modo più divertente ed alternativo per arrivarci; qui infatti esiste ancora l'unica linea passeggeri ferroviaria di tutto il paese. Il problema è che trasportando soprattutto merci, il trenino ci mette anche fino a dieci, dodici ore per compiere il tragitto panoramicissimo che scende fino al mare tra valli, montagne e foreste, perché si ferma continuamente per caricare materiali ad ogni paesotto che si incontra lungo la strada, In realtà sarebbe una bella esperienza per vedere una realtà locale ancora immersa nel passato o almeno farne un piccolo tratto di percorso. Il trenino un giorno sale verso il monte e il giorno dopo scende fino al mare, il settimo giorno si ferma come il Signore per manutenzione, capirà la locomotiva avrà più di cinquant'anni. Peccato che questo giorno è il lunedì, proprio quando toccherebbe a noi l'esperienza e quindi ci contenteremo di guardarlo da lontano, fermo in stazione e di scendere più prosaicamente in auto lungo i contrafforti dell'altipiano. 

Palma del viaggiatore
Il paesaggio cambia continuamente. Prima le terre alte rosse e cosparse di piccole case parallelepipede in pisé, tra i campi stentati e le risaie con le piantine appena nate, poi la foresta che il monsone ravviva ed alimenta fino a far loro ricoprire le balze di un dislivello che scende precipitosamente verso il basso, popolato di cascate maestose, forre violente e torrenti che scavano i fianchi del monte con unghiate cattive, infine una zona brulla e quasi priva di vegetazione quando il terreno si acquieta e rimane per lungo spazio allo stesso livello, terra unniforme ma mossa in infinite collinette mammellonari che proseguono verso est come le onde di un mare congelato. Pascoli infiniti segnati soltanto da arbusti e cespi saltuari della palma del viaggiatore, una pianta onirica, col suo ventaglio a coda aperta di pavone, così chiamata perché fornisce tutto quanto, se ne sei capace, per erigerti una capanna protettiva, una abitaziona fatta e finita, costituita di pareti di stuoie robuste attaccate a pali fatti dai tronchi e ben coperta dal tetto di foglie su cui la pioggia scorre senza penetrare per anni, che da secoli assolve a questa funzione per chi si muove al limitare della foresta. 

Cascate
Il panorama è magnifico e non ti sazia mai, sia che ci si fermi di fronte alla forza interiore della foresta primaria per indovinare il percorso dell'acqua che scende fino al tonfo inevitabile per superare con un balzo il dislivello, sia che si cerchi di seguire le sinuosità delle curve della strada tra le gobbe verdeggianti e spoglie dove rare capre brucano il loro pasto difficile, senza un pastore in vista. Percorrendo le balze della zona di foresta ci si può fermare a vedere un piccolo ma deludente Arboretum. La ragazza abbandonata lì a ritirare i soldi di qualche disperato turista, appare più che altro disturbata dall'evento e ti accompagna per un tratto, perché deve, salvo poi confessare che dei tre camaleonti presenti se ne vede al massimo uno, se riesci a trovarlo, gli altri non pervenuti. Man mano che la costa si avvicina devi scavallare fiumi di sempre maggiori dimensioni. L'acqua riversata sul monte in qualche modo si incanala per arrivare fino al mare. I bordi della strada diventano viali immensi popolati di alberi giganti che gettano le fronde al di qua e al di là dell'asfalto fino a ricoprirlo come un tunnel. Sono manghi e litchi di cui questa terra è ricchissima, addirittura il maggior esportatore mondiale. Lungo la via è tutto un fiorire di bancarelle, assi e trespoli vari con ragazze, donne, bambini che offrono ceste di frutta matura ai passanti. E' un mercato a cielo aperto davvero invitante. 

Camaleonte
Appena dopo un lungo ponte devi fermarti a viva forza; come resistere a quelle montagne di banane di ogni specie da quelle piccolissime, leggermente acidule che mangeresti a dozzine, ai grandi platani da cuocere, alle floride e gonfie banane rosse dalla polpa gialla, le regine assolutedi questo frutto, di una bontà imperdibile. Le cataste di manghi, dai piccoli verdi o gialli, a quelli più grandi dalle sfumature rosse sulla buccia che promettono una morbidezza sensuale e profumata, non appena ne scalcherai le fette con cura dal nocciolone centrale, stanno lì, invitanti. Per non parlare di quelli sconosciuti come le anone o le mele cannella, le carambole e i cento altri senza nome che rimangono ad osservarti dalle cataste. Ma qui sono i litchi a farla da padrone, Cespi ricchi e appena colti che riempiono sacchi rigonfi; le bacche rosso vivo, rugose ed allo stesso tempo seriche che invogliano ad essere aperte, liberate dalla scorza dura per offrire la gelatinosa e bianca polpa dolcissima dal sentore esotico. Ma attento a non masticare anche il nocciolo interno, se no l'ingordigia verrà punita con l'amarognolo allappante che ti infastidirà a lungo la papilla. Bisogna comprare, non si può resistere a tanta offerta. Per pochi centesimi riempirai la macchina di banane, litchi, manghi e perché no qualche mela cannella per provare qualcosa di nuovo a cena.  

Il mercato della frutta
L'arrivo a Manakara verso sera è calcolato con precisione per darti la possibilità di vedere la palla rossa che incendia le nuvole scure del monsone prima di scomparire alla vista in una coltre viola. L'Oceano indiano sta lì davanti, disteso ad accoglierti con la sua onda lunga, il suo odore dolciastro di mare del sud, le palme, i colori dei fiori ed il cielo imbronciato che aspetta uno scroscio di acqua. Una cittadina coloniale per eccellenza, in completo disarmo, che ha visto tempi migliori. Dappertutto le vestigia in rovina di un passato di movimento, di affari, di lavoro sui prodotti locali da raccogliere e spedire oltremare. Materie prime e spezie, frutti e prodotti della terra e del mare da accumulare prima della spedizione in grandi magazzini, moli imponenti, strade e ponti, tutto manifestamente in rovina, in stato di abbandono dall'indipendenza in poi, come fosse venuta meno una ragione economica, come se l'asse degli interessi si fosse improvvisamente spostata altrove, lasciando tutti quelli che ci avevano puntato a domandarsi il perché di questo abbandono. La muffa del clima umido opera duramente su muri e pilastri che cominciano a sbrecciarsi, mentre i ponti crollano sotto il peso di qualche mezzo che tenta un volenteroso passaggio su una via che ha deciso di cedere per stanchezza. 

Frutti tropicali
Sul lungomare, un imponente viale di eucalipti separa l'immensa spiaggia da una serie di costruzioni d'epoca, ville e case adibite ad uffici, poi abbandonate e passate all'amministrazione che finge di usarle per qualche fatiscente uso ministeriale, ma che aumentano il senso dolciastro dell'abbandono. L'albergo è un po'lo specchio del paese. Il proprietario, un francese da colonia, nato a di Lione, vegeta lì con la moglie locale, ma chiacchiera volentieri con i pochi stranieri che arrivano fin qui. Ti racconta che è vero, che il paese è morente e che il turismo non è mai decollato, ma che in fondo non si sta poi così male, se non rompi le scatole, si sta tranquilli, ti lasciano lavorare e anche se il clima è perfido e ogni tanto ti viene un malessere che ti fa stare tre o quattro giorni senza voglia di alzarti, con la pressione che scende sotto le scarpe, per il resto si vive senza problemi, basta in fondo non crearne.  si aspetta che arrivi il trenoa giorni alterni e qualcuno arriva sempre. No, la piscina non vale la pena di riattarla, se sembra bombardata, con le bacchette che escono dal cemento corroso, pazienza. Sui bungalow ci stiamolavorando, con calma. Chiudetevi dentro bene che hanno già rubato, eh. Ma attenzione, quelle mele cannella sono già un po' passate e i litchi non sono ancora ben maturi e possono anche far venire la febbre. Il faut faire attention.

Al mercato

SURVIVAL KIT

Raccolta dei litchi
Arboretum Ranomafama - 10.000 Ar. A metà strada, non lontano dal parco di Ranorafama. Si può ben evitare. Evidentemente per la crisi del turismo è stato lasciato a se stesso. C'è solo una ragazzotta incaricata dei biglietti, Animali non ce ne sono più, salvo tre camaleonti poco visibili e qualche geco. C'è un percorso con una serie di piante con cartellino che potrete anche far a meno di leggere. Vista sul fiume sottostante.

Partenay club Hotel - Manakara - Vicino al porto. Doppia in bungalow 80.000/ 100.000 Ar. con colazione. A dispetto del fatto che sembri un po' in disarmo e il personale un po' assente, alla fin fine non è malaccio. Si fa rimarcare molto di fare attenzione per il fatto che ci sono stati furti nei bungalow, quindi non lasciate valori. La piscina è abbandonata e fa brutta impressione. Per il resto il giardino è molto bello, i bungalow spartani, ma spaziosi e ragionevolmente puliti. La posizione è ottimale quasi sulla spiaggia. AC, free wifi nel ristorante. Cena discreta con pesce (tonno, orata o altro) alla griglia e patate (16.000 Ar.). Colazione più ricca della media. Il proprietario dice che sta rimodernando compatibilmente al possibile. In ogni caso sembra che sia il meglio nei paraggi.
Case di Manakara

Ferrovia Fianarantsoa - Manakara - Una esperienza da fare, anche se siete in macchina almeno per un breve tratto, in quanto la ferrovia attraversa una zona di foresta bellissima anche se cosparsa da continue frane causate dalla deforestazione e dal monsone violento (anche più di 200 all'anno). Scende il martedì, giovedì e sabato, sale mercoledì, venerdì e domenica. Lunedì sosta. Il viaggio completo può durare dalle 10 alle 15 ore. All'arrivo attraversa la pista dell'aeroporto di Manakara. Per l'intero tragitto 70.000 Ar. in prima classe (potete anche andare sulla locomotiva). Qui i prezzi e altre notizie.

Frutta


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giovedì 12 gennaio 2017

Madagascar 13: Fianarantsoa


Thierry


Una classe
Thierry ci aspetta nella piazzetta alla base della stradina in salita, tra le venditrici di carbonella ed i carrettini di frutta. La città alta di Fianarantsoa comincia proprio lì dal cippo che racconta la storia di questa parte di città che, attraverso una combinazione positiva che ha messo in movimento organizzazioni straniere religiose e non, municipalità, donazioni e volontà degli abitanti, è riuscita a trovare un suo modello di sviluppo funzionale. Sono state recuperate tutte le abitazioni tradizionali e coloniali, dando via libera a soluzioni di ospitalità turistica, con l'organizzazione di visite e servizi di cui alla fine beneficiano tutti. I protestanti, ma anche i cattolici sono stati molto attivi in questo progetto essendo presenti da tempo in zona, dove si sono spesi, oltre che ovviamente nel loro lavoro di evangelizzazione, anche nel campo dell'istruzione scolastica, tanto che il nome stesso della città, significa "dove si impara". Lo schema progettuale è molto simile a quello di Tana, con una tripartizione abbastanza netta, secondo il pensiero del potere instauratosi nel paese all'inizio dell''800, con una Parte alta destinata ai reali e ai nobili, una media dei commerci e delle attività e una bassa per la plebe.

Alla lavagna
Il palazzo reale doveva dominare il punto sommitale della collina attorno alla quale si formava poi tutto il resto dell'abitato. Seguendo Thierry lungo le stradine in salita che arrivano alla spianata terminale, puoi apprezzare le vecchie case rimesse in ordine, gli antichi tetti fatti con tegole speciali ad incastro o i piccoli giardini della vieille ville. In cima, al posto del palazzo reale in legno ormai distrutto dagli incendi e sostituito da alcune baracche che ospitano la scuola pubblica, aule con 70 bambini, quelli in fondo neanche vengono presi in considerazione, quelli che si danno da fare stanno avanti, rimane soltanto una grande pietra, una specie di dolmen dove i cristiani venivano decapitati per ordine della regina "cattiva", così ancora oggi viene definita la donna che prese il potere dopo la morte del terzo re della dinastia e che si oppose in tutti i modi alla colonizzazione. Adesso sulla collina ci sono ben sette chiese tra cui una cattolica. La vecchia regina è stata sconfitta e si starà rivoltando nella tomba. Attorno è pieno di scuole private delle varie congregazioni, non manca nessuno, dai luterani ai salesiani; è un brulicare di studenti che arrivano da tutte le parti. L'albergo stesso dove andremo stanotte è parte di una scuola alberghiera dove si forma una forza lavoro che dovrebbe andare ad innalzare lo standard della ricezione turistica del paese.

Fianarantsoa -La città bassa
La città dall'alto presenta comunque un bel colpo d'occhio tra i colori variati delle bouganvillee, il rosso dei flamboyant e l'indaco delle jacarande che stanno per sfiorire. Lo sfondo rosso mattone della terra accentua i colori così come il nitore dell'aria pulita dopo la pioggia. Riesci a vedere lontano, fino alle colline ondulate dell'altipiano che sembra non voler finire mai. Lasciando la città all'apparenza moderna e rivolta al fututo, ritrovi però ancora tanti aspetti legati alla tradizione. La piccola arena, ad esempio, dove un paio di volte all'anno si svolgono le prove di ardimento dei giovani contro i tori, che devono essere gettati a terra con la sola forza delle braccia. Qui le ragazze occhieggiano gli uomini migliori, i più forti, che possano garantire una forza fisica valida per il duro lavoro dei campi, sufficiente a far prosperare la loro futura famiglia. Ci sono i piccoli capanni per i combattimenti dei galli della domenica e un grande mercato dove un giorno alla settimana si trova tutto quello che serve alla gente che arriva dai villaggi, portando le loro piccole produzioni agricole, dell'allevamento o dell'artigianato locale e se ne torna a casa alla sera con quello che l'autosufficienza della loro terra non può produrre. E' tutto uno sfolgorare di stoffe dai colori violenti, di stoviglie di alluminio e di terracotta, di materiali di plastica, contenitori di ogni genere.

La registrazione delle vendite
La maggior parte di questi materiali è di origine cinese, l'unica fonte che possa offrire prezzi accessibili a questo mondo. Dietro al gran numero di banchi, attorno al quale c'è una distesa di spazi, per così dire più poveri, costituiti da un semplice telo steso a terra, c'è una vasta area recintata dedicata al bestiame. Qui si scambiano soprattutto gli zebù, ma anche capre e altri ovini, mentre i maiali passano ben legati su carrette dalle quali si levano grida strazianti, coperte di foglie e spinte da ragazzini, verso la loro inevitabile destinazione finale. Ai lati, proliferano casupole in mattone crudo che costituiscono l'area per così dire di servizio, con luoghi di ristoro che servono zuppe da grandi calderoni fumanti o fritti di ogni genere pescati dall'olio che ribolle in wok anneriti dalle fiamme della carbonelle onnipresente. In fondo c'è anche un gruppo di scrivani che lavora alacremente, circondati da facce di pastori acciliati, evidentemente per registrare passaggi di proprietà e altri affari su foglietti di blocchi slabbrati che poi vengono consegnati alle parti dopo gli scambi di denaro. Poi, chi ha incassato va a vedere, prima di ritornarsene al villaggio, se è il caso o meno di comprarsi un bel bastone nuovo, liscio, tornito e ben mondato dai nodi e dalla corteccia. Un'attività tutto sommato abbastanza frenetica tra cui si può passeggiare senza essere neppure troppo osservati. Business is business, se i vasàh ci guardano lasciamoli fare.

Colori del mercato
SURVIVAL KIT

Aggiungi didascalia
Hotel La rizière - A poca distanza dalla città alta, ottimo hotel rispetto agli standard del paese. Doppia sui 130.000 AR. con colazione. Camere e letti piccolini ma con ampi bagni, tutto nuovo e pulito. Bottiglia di acqua complimentary (raro in Madagascar), free wifi nella reception e nel ristorante. Bel giardino con vista sulla città. Il servizio è molto buono essendo tutti gli addetti, allievi della scuola alberghiera. Grande gentilezza e professionalità. Ottima cena con vellutata, stufato di zebù e riso rosso e dessert a 24.000 Ar. anche molto ben presentata. Colazione standard. Assolutamente un'ottima sistemazione che consiglio.
Vendendo il maiale

Fianarantsoa - Seconda Città del paese sulla HN 7 verso sud tra Ambositra e Ambalavao. Da vedere la città alta. Visita guidata (10.000 Ar.) partendo dalla piazzetta sotto la scalinata che porta in cima. Bel panorama dall'alto. Da vedere anche il bel mercato fuori città verso sud che si svolge al lunedì. Si può fotografare senza problemi, anche se sempre con discrezione. La gente è sempre piuttosto amichevole.


Tegole della città alta

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martedì 10 gennaio 2017

Pentanariciuti alla conquista della galassia




Ieri ho rivisto per l'ennesima volta Star Wars - La vendetta dei Sith e me lo sono assaporato con gusto. Mi ha colpito ancora il realismo e la preveggenza dei punti in cui il cancelliere Palpatine ormai padrone del Senato della Repubblica si proclama imperatore della galassia e il suo apprendista Anakin giustizia uno dopo l'altro tutti gli oppositori. L'unica cosa di cui mi rimane il dubbio è a quale attore assegnerei le due parti dovendo fare il remake: Grillo e Casaleggio o viceversa?



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lunedì 9 gennaio 2017

Passare dalla democrazia alla dittatura.



Scusate se mi prendo un altro giorno di pausa, ma la scorsa quotidiana su FB, sempre più interessante come specchio del sentire della gente, mi costringe a buttare lì due considerazioni. Quando un paese è preso nelle spire di una crisi non passeggera ma di sistema che si prolunga nel tempo, il popppolo scivola sempre di più verso la tentazione di avere un uomo forte al comando e di passare alla dittatura, basta vedere l'innamoramento generale per Putin e suoi similari. Un gran numero di persone è ansiosa di passare a questa soluzione,  nella speranza di poter avere il dittatore buono che tolga loro le castagne dal fuoco e risolva tutti i problema levandosi poi di torno. D'altra parte il maggior numero delle dittature più efferate hanno sempre preso il potere passando per la via democratica del voto, al massimo con una piccola spallata finale, sempre auspicata dalla folla plaudente. Qui da noi siamo in una fase che prelude a questo quasi inevitabile finale di partita. 

Lo schema è sempre lo stesso. Cavalcare i più classici populismi: i politici ladri (e qui aiutano molto loro stessi), i vari problemi provocati o provocatori della crisi stessa, potere finanziario, plutocrazia massonica, immigrazione, c'è una scelta ampia. Gli aspiranti al potere sono sempre molti ed eliminato il bersaglio principale che rappresenta il passato responsabile di tutti i mali, si mettono in lotta tra di loro per l'unica cosa che interessa, la conquista del potere assoluto e dittatoriale. Generalmente la spunta il più furbo, intelligente, spietato e privo discrupoli. Quello che poi, al potere, in genere diventerà il più nefasto portatore di dolore e morte e, tranquilli, finisce sempre nello stesso modo, in generale. Da noi, morta definitivamente l'estrema sinistra, Legaioli, fratellastri e similari si battono come leoni, ma hanno il difetto di essere attaccati a pochi, sebbene ben individuati bersagli, immigrazione, isolazionismo e così via e non stanno raccogliendo più di quanto possa rendere il loro zoccolo duro. 

Il più interessante invece è il movimento dei movimenti, partito in mano ad un personaggio carismatico con alle spalle una entità associata, interessata al potere per fare tanti tanti soldi. La loro strategia è davvero valida e apportatrice di innegabili risultati in termini di consenso, tanto che per quante ne facciano, ne dicano o ne combinino, questo consenso non cessa di aumentare, anche in presenza di incredibili, ma azzeccatissimi voltafaccia. Forti di un numero di base già eccezionalmente ampio, il fine è quello di aumentare rapidamente la percentuale per arrivare davvero nella stanza dei bottoni finale. Quindi su argomenti critici che spostano voti a valanga, stanno adottando soluzioni davvero spregiudicate ed interessanti. Dei forcaioli hanno già fatto il pieno, al massimo per rafforzare i concetti possono bastare le proposte di tribunali popolari per tacitare giornali e commenti critici, questo è sempre un sistema graditissimo al popppppolo.  Per dragare voti dalla parte della destra più estrema è emblematica la sterzata fatta sugli immigrati, adesso tutti da espellere domattina. Sull'Europa, interessantissimo l'ultimo voltafaccia del comico, sull'abbandono degli alleati exit per abbracciare i più forti sostenitori dell'Unione e della cessione di sovranità, cosa che oltre a dragare consensi nell'area di chi teme giustamente il tracollo economico che arriverebbe col disfacimento europeo, darebbe anche una sensazione di rispettabilità e buon senso alle istituzioni internazionali. 

Interessante e pagante, è anche la campagna pesantissima lanciata da tutti i siti fake degli Associati stessi per la santificazione della povera sindaca romana, la nuova Giovanna d'Arco, avversata da tutti i malefici poteri forti, dalla Monsanto alle lobby dell'olio di palma, dalle banche divora soldi dei poveri correntisti, ai produttori di scie chinmiche, nonché dagli antianimalisti, anche se invece per la verità, se potessero, la brucerebbero violentieri sul rogo, per i disastri che sta combinando. Tutti questi ignobili siti aiutano inoltre, grazie all'idiozia della gente, il cui carico di odio è ormai inarrestabile, a far fare un sacco di soldi ai burattinai di cui sopra. Il disegno sta funzionando benissimo perchè i consensi, benché sembri impossibile, continuano a crescere, finché non arriveremo al punto, grazie alla prossima legge elettorale da permettere la conquista della poltrona del dittatore, il potere assoluto insomma. 

E' interessante infatti seguire il comportamento dei suddetti, che avevano in un primo momento bocciato l'Italicum come la porcata assoluta, che si sono messi ad esaltarlo appena capito che avrebbe loro consentito la certa vittoria anche con il consenso attuale. Ora che si stanno prendendo contromisure, fingono di osteggiare un sistema semiproporzionale con una quota premiale al 45%, che scioccamente i proponenti giudicano irraggiungibile, mentre i voltafaccia degli ultimi giorni lavorano proprio per permettere questa, apparentemente impossibile quota, che invece arriverà state certi che arriverà, basta che diate un'occhiata ai commenti, alle condivisioni e ai rigurgiti di odio che si affollano sui social. Poi, conquistato il potere, sarà il momento del sangue vero, sapevatelo.

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