martedì 25 settembre 2018

Kāi




E' da un po' che non raccontavo qualcosa della mia, poco coltivata, passione che riguarda la scrittura cinese, della quale peraltro ho una conoscenza limitatissima, ma che, a mio parere, per chi vuole leggere qualcosa al di là del tecnicismo mnemonico, riesce sempre a dare molte suggestioni. Questo lo può fare appunto solo una lingua nata dall'uso di pittogrammi che raccontano le idee che ci sono sotto le semplici parole. Eccoci dunque all'usatissimo verbo  开 - kāi, che significa aprire. L'ideogramma raffigura due mani opposte che tengono una barra, ma il suo significato è molto più evidente se si vede la grafia tradizionale della parola:  , dove le stesse mani che sono rimaste poi nell'ideogramma semplificato, sono nel riquadro di una porta (  mén) di cui sono chiari i due battenti, oggi scomparsi. Questo è un verbo molto utilizzato che forma quindi un gran numero di composti. Ad esempio unito all'ideogramma di Forza: 开刀 kāi dāo, significa Decapitare Operare; è  implicito che sia il chirurgo che il boia usino una certa forza, nell'apertura della ferita che devono procurare! Unito a Fiorire: 开放-kāi fàng, significa Sbocciare, ma anche Aprire al pubblico, perché quando si apre un negozio o un ufficio chi è dietro lo sportello deve sempre sorridere come un fiore che sboccia per creare la giusta armonia in chi gli sta di fronte (da cui il proverbio, se non sai sorridere non aprire un negozio). 

Unito a Cuore abbiamo 开心 kāi xīn, che vuol dire Essere felice, ma anche Prendere in giro, se questo è fatto simpaticamente ed in maniera divertente e non offensiva. C'è poi il delizioso: 开口kāi kǒu, in cui, il nostro Aprire, unito a Bocca, vuol dire certo Cominciare a parlare, ma anche Affilare un coltello, perché è ben nota quale sia la valenza delle parole, se usate in un certo modo. Ma, attenzione, unito a Trasformarsi, Cambiare: 开化kāi hua, significa: Incivilirsi, diventare civile, perché il progresso della civiltà, visto come miglioramento dei rapporti tra le persone, può avvenire soltanto con l'apertura al cambiamento, alla capacità di accettare il nuovo e di sapersi adattare alla trasformazione, quella vera e reale però, non quella fasulla delle chiacchiere e degli slogan, perché 喊话-hǎn huà - Parola urlata che significa: Urlare frasi di propaganda (sentite come nella pronuncia onomatopeica di quel quarto tono finale del huà, rimbombi il berciare chioccio di certi Masanielli da strapazzo, conditi solo di odio, grida ed insulti), non serve a nulla ed alla lunga porta soltanto e sempre,magari dopo un ventennio a -běi : La sconfitta. E' curioso che la parola sconfitta usi lo stesso ideogramma che significa anche Nord.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 24 settembre 2018

Cosa manca?


Com'è che quando devi partire e devi confezionare, sempre in fretta e furia, la roba da portare con te, sebbene tu lo abbia già fatto cento volte e disponga, essendo tu stesso sommo organizzatore, di appositi elenchi da spunta per facilitare il compito, sei sempre lì che cerchi e non trovi quello che ti serve? Non dico che dovrebbe già esserci il pacchetto pronto, dei medicinali, dei trighi elettronici, del materiale fotografico e a scalare, vesti, scarpe e compagnia bella, ma almeno non diventare matto a cercare poi sempre le stesse cose! Il problema è alla fine sempre lo stesso: non sai mai dove le hai messe quando sei arrivato, l'ultima volte che le hai usate e stanco e anche un po' in fase down, per il fatto di avere finito l'esperienza, le hai messe o meglio buttate da qualche parte e naturalmente non ti ricordi più dove le hai messe. Per esempio dove è finito il charger di emergenza, la presa inglese e le salviette pulisci obiettivo? E le torce da testa? Non parliamo dell'Imodium, che quello poi è indispensabile. Insomma invece di leggere utilmente le pagine della guida che ho diligentemente scaricato, devo dannarmi a rivoltare la casa perché non sono stato sufficientemente ordinato nell'ultimo ritorno. 

Poi a questo si aggiunge l'ansia delle cose da dimenticare, che poi alla fine qualcuna te la dimentichi sempre, ovviamente l'unica che servirà questa volta, mentre tutte le altre serviranno solo a far peso nello zaino. Anche qui c'è un elenco, ma chissà come mai, alla fine ci sarà sempre quella cosetta che avevi detto, devo ricordarmi di portarla , se succede quella roba là e adesso non mi viene più in mente e toccherà sentire il momento che le ruote si staccano da terra , per dire, eccola là, che me la sono dimenticata. Soldi, biglietti, passaporti e fotocopie, carte di credito, voucher parcheggio, 2 foto e poi? Sono in ansia. Va be' lasciamo decantare un attimo, è come quando fai un sudoku che non ti viene, sei bloccato e non si riesce più andare avanti. Lascialo lì, poi lo riprendi in mano domani e ti salterà subito all'occhio quella combinazione che non avevi visto, eppure stava proprio lì davanti, come la lettera di Poe. Insomma ci pensiamo domani.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


domenica 23 settembre 2018

Taste of Oman 1


Foto Casa Oman



Dov'è ora il sole?
Tra il mare ed il deserto
C'è solo il vento

sabato 22 settembre 2018

Cronache di Surakhis 84 : Il duumvirato

Masaniello arringa alla folla


Surakhis affrontava un'altra delle tante fasi storiche oscure e travagliate. Non sarebbe stata né la prima né l'ultima, da quando questo piccolo pianeta era entrato nell'Unione Galattica. Certo da quando si era dotato di un sistema di elezioni a suffragio universale in cui si facevano votare perfino gli schiavi, oltre che, cosa inaudita, le donne, le cose sembravano gradualmente cambiare, ma poi, si sa, tutti i sistemi degradano e presto l'oclocrazia aveva preso la mano e vari Masanielli, così venivano chiamati gli aspiranti politici scelti con una gara ologrammatica in cui venivano premiati i discorsi più insensati, combattevano ad ogni elezione per avere il potere assoluto. Una volta aveva addirittura vinto un tizio che prometteva di abbassare le tasse. Comunque ormai, dopo l'ultima tornata, il potere era ben saldo nelle mani di un duumvirato, che aveva vinto le elezioni facendo le promesse più mirabolanti, tra le quali, la concessione di una succhiatrice vegana per tutti senza obbligo di contribuzione pensionistica e tasse positive su ogni stipendio, cioè più denunciavi di aver guadagnato tanto più ti veniva aggiunta una somma proporzionata al tuo guadagno. Ma la promessa che aveva acchiappato di più, era quella di caccia libera ai clandestini andromediani che sbarcavano ogni giorno negli spazioporti nascosti della parte desertica del pianeta. Addirittura era stato dato credito alla promessa di rimpatriare tutti quelli che già vivevano sul pianeta, si era detto basta andare nelle miniere dove quei fannulloni stanno tutto il giorno incatenati a scavare la pietra di Baum e poi via sull'astronavetta e in una decina di giorni ce ne liberiamo. I proprietri delle miniere non erano molto d'accordo, ma avendo capito ch esi trattava solo di una dichiarazione acchiappagonzi, avevano lasciato correre, anzi avevano aumentato il diametro delle catene,che non si sa mai. 

Fatto sta che i duumviri, governavano ormai tra il tripudio ed il gaudio universale. Qualunque assurdità dicessero, per fortuna non ne realizzavano poi neanche una, sapientemente propagandata dal loro staff sui social più in voga del momento, Assbook e Farting, era accolta con gaudio dal popolo e la loro popolarità aumentava a dismisura. Loro stessi riportavano nel sondggio mensile, che avevano ormai raggiunto il 110% e tutti menzionavano questo dato come riprova della bontà del ticket. Non sembrava contare molto il fatto che ognuno dei due dicesse cose esattamente opposte, tanto, bastava smentirle il giorno dopo. Il robot marionetta che avevano clonato come figura istituzionale da mandare agli incontri intergalattici, diceva alternativamente una delle due versioni, ma avevano già fatto partire un software 2.0 in cui le due versioni venivano mescolate e pronunciate nello stesso discorso in modo che tutti gli ascoltatori si dichiarassero soddisfatti, anche se poi entrambe le proposte non venivano neppure prese in considerazione. Poi bastava presentare la cosa com un successo internazionale e tutti ci credevano e si aggiungeva un punto alla tabella del consenso. Paularius nel silenzio del suo palazzo se la godeva un mondo, d'altra parte era lui uno di quelli che aveva contribuito attivamente a questa messa in scena. 

Intanto continuava a prendersi un periodo di riposo, ben coccolato nelle sue sale benessere, rese calde  ed accoglienti dalle tappezzerie di pelo pubico delle più avvenenti sacerdotesse fellatrici della galassia ed aspettando il momento in cui uno dei due avrebbe assassinato l'altro, ansioso, come era sempre capitato in passato, della presa del potere assoluto e già c'erano chiari segnali di come si stessero muovendo le acque. Avevano appena tolto di mezzo con l'aiuto di un Avvelenatore professionista fatto arrivare espressamente da Antares, il Detentore della Borsa, generato a suo tempo con una manipolazione genetica di frammenti di ossa del periodo Triassico, carica così affidata obtorto collo ad uno che avendo frequentato la scuola,quando ancora c'era, sapeva fare i conti e che si ostinava a non volere partire con la promessa operazione Elicopter rain, con cui si dovevano gettare dall'alto sulla folla osannante, ogni giorno, miliardi di crediti stampati appositamente in criptovalute create al momento. In realtà l'operazione non era così stupida come poteva apparire, perché c'erano accreditati studi che prevedevano che nella lotta per appropriarsi delle monete gettate dall'alto il numero di morti avrebbe compensato di molto il computo pensionistico e anche il direttore generale dell'Ente vedeva con favore la diminuzione della platea degli aventi diritto. Probabilmente, pensava Paularius, sarebbe stato Ofjuly a fare la prima mossa, visto che era sistematicamente messo da parte dall'altro duumviro, che sembrava spadroneggiare in lungo e in largo, ma in queste cose non si poteva mai dire l'ultima parola. Era comunque uno spettacolo divertente e il popolo se ne andasse pure affan... tanto quelli avevano voluto e quindi quello si meritavano. E' la democrazia bellezza, sentenziò mentre si immergeva della piscina del piacere circondato dalle sacerdotesse che non aspettavano altro che di accudirlo.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Inchieste

giovedì 20 settembre 2018

Chiedere il visto



Sta diventando sempre più complicato. Ieri è saltato fuori che per andare dove dobbiamo andare (bellala citazione, eh) non ti fanno più il visto all'arrivo in aeroporto, pagando naturalmente, ma che bisogna fare tutto on line. A parte il fatto che la siùra Maria diventa così obbligata ad andare forzatamente in agenzia, non pensate che sia una cosa così semplice come sembra. Miei amici che hanno i ditoni grossi come me e quindi fanno un po' fatica a pigiare i tasti del PC e si sono rivolti ad apposita agenzia(non in Italia), obbligatoria, per fare 2 visti per l'India, hanno speso 361 Euro, tanto per dirne una. Comunque ieri mi sono messo di buona lena alle 9:00 e ho finito alle......11:00, due belle orette di lavoro, per ottenere i famosi pezzi di carta da mostrare all'arrivo in aeroporto, naturalmente avendo già pronti e scannerizzati, passaporti e fotografie, carta di credito, PIN, password e dio se li porti via. Ma tutti questi inventori di tecnologie e start up, non possono pensare a soluzioni, app speciali, che facilitino questo approccio digitale che ormai è necessario anche per fare la minima cosa, per renderlo più user friendly? Secondome farebbero i soldi a palate. 

Invece questi cacchi di siti, che naturalmente sono tutti governativi, sembrano fatti apposta per formare un vero e proprio percorso ad ostacoli difficile da capire, da interpretare e da trovare, dato che il percorso corretto è sempre ben nascosto nei meandri delle varie home pages. Poi, ogni tanto tutto si inceppa e ti costringe a ricominciare da capo, niente viene tenuto in memoria e devi riscrivere ogni cosa, non solo, ma poi date le sfilze e le stringhe di numeri e lettere che devi digitare a mano, ti sbagli e rischi di pagare per niente, come ovvio, ogni versamento è not refoundable, diciamo a fondo perduto.  Prima ti devi iscrivere e inventare la nuova password che naturalmente fuziona come quella barzelletta che gira sui social, per cui non va mai bene quella che proponi tu, ci vuole un tot di caratteri, ma almeno uno maiuscolo e uno di caratteri speciali e un cavolo di vaff... Va beh lasciamo stare, comunque anche questa ormai è fatta ed alle spalle, adesso devo solo più passare da decathlon a prendere alcune cosette per le attività più impegnative, ci casco tutte le volte non preoccupatevi e poi posso dire di essere pronto anche se non completamente dal punto di vista psicologico, quello che ti fa sentire quella vocina che insinua sempre il dubbio che tu ti stia dimenticando delle cose essenziali. Tanto poi quando senti il rumore deimotori e le ruote che si sollevano dalla pista passa tutto. Dai Iapo che sto arrivando!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 18 settembre 2018

Il parco del Vercors

Ilponte sulla Méouge

Così di primo mattino rifacciamo al contrario la decina di chilometri che ci riportano verso Laragne ripercorriamo queste gorges della Méouge per godercele con la luce che meritano e valutarle con giusta attenzione. Ma quante gorges come queste ci sono in questo paese? Certo il Verdon è una cosa unica con le sue altezze vertiginose, ma badate che il tutto il sud della Francia, qualunque fiumiciattolo o torrentello ha scavato in maniera incredibile dei valloni con orridi e cascatelle che valgono la pena di essere viste e di dedicarci una giornata, passeggiando e godendosi il fresco e gli scorci, anche senza essere fruitori oappassionati di canoing o arrampicata o di visitare caverne sotterranee (anche di queste ce ne sono a iosa e tutte valorizzate). Comunque questo canon della Méouge è assai intrigante, innanzitutto solitario, adesso che siamo alla fine della stagione, e poi pieno di sorprese geologiche e paesaggistiche, come le pareti a strapiombo che evidenziano le sedimentazioni contorte dagli spasmi tellurici e le anse che anche in tempi recenti sono state oggetto di intenso lavorio da parte delle piene e dei massi che il torrente ha portato a valle con sé, in partricolare si dice quella del 1901. A metà della discesa c'è anche un delizioso ponticello del 1100 circa (l'unico che ha resistito a tutte le piene, l'ultima se li era portati via tutti incluso il mulino che sorgeva al suo fianco), sembra che in quel periodo le cose le facessero con una certa cognizione di causa.

Comunque saliamo poi verso il Vercors,  che sarebbe anche la meta del nostro giro, in parte ancora nella Drome e in parte nell'Isère, nella montagna che sovrasta Grenoble. Passiamo prima da Serres e poi da Aspemont nelle Hautes Alpes, in un paesaggio montano dagli spazi larghi e solitari, qualche casa lontana ed ampi pascoli, ogni tanto indicazioni che rimandano a stradine che vanno verso il monte con altre gorges, forse imperdibili. Ma quanto ci sarebbe da vedere in questo paese! Poi prendiamo la strada fino a Die, verso Valence, qui saliamo lungo la deviazione che porta a Chamaloc, già nel sud de Vercors e poi ascende in una serie impressionante di tornanti fino ai 1200 metri del Col de Rousset. Certo la Francia ti dà sempre la gradevole sensazione di spopolamento, data dalla sua densità di popolazione che è quasi la metà della nostra ed inoltre mostra una impressionante densità di foreste selvagge demaniali che evidentemente le comunità locali proteggono con cura. Forse gli appetiti sono comunque pochi, viste le quantità di case chiuse e apparentemente abbandonate che vedi transitando nelle rare e sperdute frazioni, che ogni tanto punteggiano gli speroni assolati di questo sud luminoso. Comunque la salita al colle è davvero godibile, ti fermi ad ogni balconata a scattare qualche foto che comunque non riesce mai a rendere la sensazione di di vastità infinita a cui arriva l'occhio. Incroci motard con scafandri spaziali o ciclisti affannati, rare le auto, ma consideriamo che anche qui l'estate sta morendo per trasformarsi in un autunno ricco di colori e di foliage che a sua volta mostrerà il suo volto affascinante tra un mesetto.

Dopo il colle corri a precipizio nell'altra valle percorrendo paesini di casette di pietra con le finestre chiuse e una piccola chiesa la centro. Qualche volta un bar che serve un plat du jour gradevole, il ristorante elegante di ieri sera è stato un caso del tutto fortuito. A Saint Agnan en Vercors abbiamo avuto ravioli (che qui sembrano essere una specialità della tradizione locale) gratinati al bleu, ma nella successiva La Chapelle non siamo riusciti a trovare alcuna delle fermes che promettevano vendita di chèvres e bleus e saint marcellin come se piovesse, tutte chiuse, già avevano venduto troppo. Anche la caverna pubblicizzata con visite a lume di candela era chiusa (di lunedì e martedì, capirà la saison est terminée). Per fortuna mettiamo le mani su una mappetta dell'ente del turismo che riporta tutte le varie stradine del parco meritevoli diessere viste e, dopo la salita del col de Rousset ce ne sono almeno altre quattro, che con calma ci facciamo tutte. Ci consentiranno di vedere una serie di passi uno più bello dell'altro fino al Col de la Bataille a 1350 metri, con visuali magnifiche sulle valli circostanti, fino a scendere poi a Pont an Royans, con la sua fila di case aggettanti sul fiume, davvero caratteristiche, per poi proseguire lungo le ennesime e bellissime gorges de la Bourne, se possibile ancora più strette e paurose, fino ad arrivare a godere dall'alto del panorama di Grenoble, che appare un po' come un ritorno alla civiltà. Certo il posto meriterebbe una bella settimana per percorrere a piedi i tanti sentieri, godersi caverne e paesini e soprattutto investigare la produzione di formaggi che qui attorno sembra davvero interessante. Noi frettolosi abbiamo invece il tempo che ci insegue e la nostra Rechèrche du temps jadi, termina qua.


Questa è una delle tante strade del parco!
Tutte le foto sono di T. Sofi

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 16 settembre 2018

Lungo la Route Napoleon



Lasciando la Cote

E così abbiamo lasciato il mare anche per quest'anno, un ultimo bagno tanto per portarsi dietro il piacere della salsedine ancora per un po' e poi via a scavalcare l'arrière pays del mentonese ed a risalire la meravigliosa ed immaginifica route des Alpes, lungo il corso del Var. Montagne selvagge, gole profonde e scorci di un'Alpe solitaria e spopolata che mi ricorda il viaggio dell'Ussaro sul tetto versole Alpi. Ma quanto è bella 'sta Francia, così dolce, così tranquilla e solitaria, almeno in questi paesi del sud dalla luce infinita. Una breve sosta a Entrevaux, un paese arroccato con le case le une attaccate alle altre che si confondono con la gialla roccia sottostante, che sembra cascare sul torrente che erode il monte da sotto. Un piccolo ponte che lo scavalca e poi puoi rimanere in su a guardare stupito la rocca in cima alla montagna, un'altra delle meraviglie del Vauban, che i nostri cugini transalpini tanto amano. Tutta li pareti del monte sono segnati da uno zigzag che sembra tracciato a matita, di perfezione assoluta, per raggiungere quella vetta turrita che per ilsoldato doveva essere pena da sopportare anche senza che il nemico fosse alle porte. 

Pochi chilometri ancora lungo una strada che scavalca  monti e pareti che sembrano affettate da una mano gigante e che mostrano i nudi strati dei milioni di anni, a volte diritti, altre contorti e rivoltati come se una mano gigantesca li avesse schiacciati gli uni contro gli altri, altre ancora quasi verticali come se la roccia fosse stata sollevata da una forza disumana e dissennata che poi li ha lasciati così,rivolti verso il cielo a chiedere finalmente pace. Dopo Castellane ecco che comincia una delle meraviglie di questa terra; il Verdon un fiumiciattiolo dalle acque scarse ed azzurro verdi a cui non daresti quattro soldi, ha scavato delle gole lunghe quasi venti chilometri, per una profondità che arriva ad oltre 700 metri. Ti affacci alle balconate che trovi lungo la corniche sublime che ne percorre uno dei lati e resti senza fiato, un poco per le vertigini che ti prendono a guardare da sopra in giù quelle pareti verticali che sprofondano nel baratro, un poco a seguire le curve del nastro verde smeraldo che dipingono il fondo, seminascoste tra querce e conifere, tra cespi di lentisco e foreste fitte e quasi impenetrabili. Davvero un grande spettacolo che meriterebbe untempo più importante, magari per fare tutto il percorso da sotto con la barca, fino ad arrivare al lago celeste che alla fine ti accoglie quando esci di colpo dalla gola.  

E poi via verso il nord fino a raggiungere la route Napoleon  circondati dagli sterminati campi di lavanda di cui ormai rimangono soltanto le file senza fine di cespi tosati e ormai privi della loro stupenda colorazione odorosa. Ancora uno strappo fino a Sisteron che domina la strada con la sua roccia strepitosa. Poi bisogna trovare un riparo per la notte ed allora risaliamo una altra gola, quella della Méouge, assolutamente misconosciuta, ma anch'essa di straordinaria bellezza (me la voglio davvero rivedere con calma domani mentre riscenderemo il vallone), fino a Barret les Bas, quattro case di pietra con un albergotto di paese, l'hotel de la Méouge appunto, dove con 45 € abbiamo una ottima camera e soprattutto un ristorantino che è assolutamente incomprensibile come si sia piazzato qui inmezzo al nulla. Infatti c'erano quattro clienti noi compresi, in una raffinata sala dalla intonazione orientale, molto elegante, dove abbiamo avuto delle magnifiche costolette di agnello con perle di aceto, patata al sesamo con crema e melanzana,  oltre all'amuse-bouche di tartare di gamberi rossi con scaglie di parmigiano ed estragon, da gran cucina. Vai a capirli 'sti francesi!
 


Tutte le foto sono di T. Sofi

sabato 15 settembre 2018

Preparativi


Bene adesso basta di stare coricati sulla spiaggia a fare venire sera. Troppo comodo prendersela comoda. Diciamo che domani basta. Ci si fa ancora una strada lunga lunga per venire fino a casa, due o tre giorni, tanto per fare la consueta puntatina annuale nella Douce France, in qualche posticino ancora sconosciuto, pensavo al parco del Vercors vicino alla Drome, tanto per non farmi dire che sono solo un fancazzista pensionato da spiaggia e poi bisogna mettersi sotto che il tempo stringe e tra pochi giorni si parte. Devo dire che non sto più nella pelle, di dirigermi verso questo posto, questa nuova meta, era già un po' di tempo che mi stuzzicava l'embolo e adesso che le valigie sono già praticamente quasi pronte, preparate ancora prima dello stacco sulla Cote, bisogna solo far che prendere la strada dell'aeroporto e saltare sul mezzo, che sta per rollare. Valigie leggere che tanto si va al caldo, poi anche il tempo è ridotto rispetto al solito, quindi solo l'indispensabile. Viaggio in totale comodità, tanto c'è chi mi aspetta laggiù e si occuperà di me, insomma, dovrebbe essere tutto sotto controllo e senza problemi. E' un mondo che mi ha sempre affascinato, proprio per il suo appeal solitario e vuoto, pur essendo di fronte all'altro vuoto quello della distesa d'acqua senza confini, così accattivante per me, che i confini li odio. Anche il mio idolo Marco è passato di lì tanto tempo fa e forse allora c'era più movimento di adesso da quelle parti, infatti allora era già uno dei corcevia del mondo, sulla via dellespezie e dell'incenso, dicci poco, ma credo che non vi abbia lasciato tracce come in altri posti. 

Non so tuttavia se sarà un viaggio del tutto riposantecome penso, anche se ho programmato delle soste premiate di tanto in tanto, alla fine poi, le grane me le vado sempre a cercare anche quando non ce ne sarebbe bisogno, ma stavolta dovrebbe essere tutto più tranquillo del solito, paesaggi senza fine, tramonti che colorano i cieli, grigliate sulla spiaggia, ruderi di castelli, piccoli paesi bianchi. Vedremo, sarà comunque un'altra esperienza, una nuva esperienza, assolutamente carica di aspettative, di cui come sempre vi darò conto qui. Sarà il mio paese 108, tanto per la statistica, un numero che dice poco, ma che per me è già molto visto che stiamo dando le ultime botte (scaramanticamente eh, perché spero di darne ancora qualcuna di bottarella), nel frattempo devo dirvi la verità, siccome qui è già tutto pronto e in verità, c'è molto poco da preparare visto che oltretutto alle cose pratiche ci pensa qualcun altro in famiglia, vi confesso che sto già preparando il 109, che doveva veramente essere a fine ottobre e invece, è stato cancellato, rimandato a chissà quando, forse maggio venturo, ma sostituito con altro molto più pruriginoso a gennaio, credo e del quale si sta già delineando l'itinerario, questa volta un poco più complesso e per il quale, confermo, ho già preso i primi contatti. Si icomincia a costruire qualcosa insomma e, condizioni generali permettendo dovrebbe essere un'altra cosetta molto interessante. Ma per scaramanzia, non voglio ancora parlarne troppo. Ci sentiamo insomma.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 14 settembre 2018

Nice matin



 
Devo dire che Nizza è una città sottovalutata. Ci passi in macchina, tagliandola fuori con l'autostrada o attraversandola tutta sulle sopraelevate di grande scorrimento ed hai l'impressione di una città banale, fatta di grandi e disarmanti periferie e di traffico convulso, invece se ci cali dentro e vai appena più in là della promenade des Anglais, scopri un centro storico, quello della città vecchia e il vecchio porto, dove passeggiare diventa davvero un gran piacere. Belle piazze dalla presenza piuttosto italiana, come piazza Garibaldi (d'altra parte era Italia a tutti gli effetti no?), una gran serie di viuzze e vicoletti, tutti pedonalii naturalmente, dove puoi camminare per ore tra negozietti e locali per tutti i gusti, inclusi quelli che servono solo al banco e poi ti porti il vassoio al tavolo e ti mangi le varie specialità nizzarde, dalla socca alla pissaladiere e a tanto altro. Poi, magari nascoste dietro angoli antichi, gli ingressi seminascosti di belle chiese, poco appariscenti all'esterno, ma che manifestano tutta la loro voglia di esibizionismo barocco, non appena ne oltrepassi la soglia. 
Non dimentichiamo poi i musei, che mi riprometto ogni volta di vedere, specialmente quello di Matisse e quello di Chagall ed alla fine rimando sempre, tanto ho già capito, sarà per il prossimo anno a questo punto. Poi un'altra cosa che mi ha molto colpito, è il grande spazio, proprio a ridosso della città vecchia, che da poco tempo è stato occupato per un'area davvero enorme,  di un bellissimo giardino, curatissimo, nel quale passeggiare all'infinito, tra fontane, verde, fiori e alberi. Certo quasi tutta l'area prima era occupata da un gigantesco parcheggio, che a tale scopo è stato sacrificato, forse con gran nervosismo dei tanti italiani che arrivano e non sanno dove mettere la macchina, ma forse non sarà un piacere maggiore sedersi su un prato di erbetta che sembra un tappeto di lana, tra sbuffi di vapore freddo che si levano dal suolo per raffreddare la temperatura, piuttosto che schivare una fila di macchine incolonnate? 


Forse è così che si attira il turismo. E pensare che io vivo in una città dove per vincere le elezioni da sindaco devi promettere di togliere le vie pedonali dal entro e di ricoprire di asfalto i resti dell'antico duomo appena ritrovato per guadagnare12 posti al parcheggio sulla piazza centrale della città! Così va il mondo, che volete che vi dica, poi alla fine ognuno ha quello che si merita. Intanto io la giornata di ieri me la sono davvero goduta, bevendomi una bella birra ghiacciata, mentre guardavo tutte la belle ragazze che sfilavano intorno al mercato, con lo spettacolo del castello che domina il centro e la sua cascata d'acqua che sembra precipitare giù fino alle case o forse sarà stato anche il piacere di passare un bella giornata con cari amici che non vedevo da tempo, parlando di viaggi e di esperienze piacevoli. A' la prochaine!



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 12 settembre 2018

Undicesima guida : Malaysia e Borneo

E' stata data alle stampe, con Lulu.com la undicesima s-guida di viaggio che utilizza lo schemadelleprecendentie cioè, conla scusa di dare informazioni utili a chi voglia programmare un viaggio sulla falsariga del mioitinerario, quindi indirizzie giudizisu hotel, ristoranti, agenzie, escursioni varie, in realtà racconto sensazioni, emozioni, storie che mi sonoportatoa casa o almeno cerco di farlo.

E' disponibile sia la versione cartacea per gli amanti del solido che quella e-book ad un prezzo di affezione, cliccando sui due appositi bottoni sotto la copertina.

Grazie a tutticoloro che vorranno aggiungere alla loro biblioteca anche questo mio lavoretto.





Support independent publishing: Buy this book on Lulu.  Clikka sul pulsante a sinistra per acquistare il libro
Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.         Clikka sul pulsante a sinistra per acquistare l'ebook


E presto arrivano gli altri!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 107 (a seconda dei calcoli) su 250!