mercoledì 25 novembre 2020

Psicopatologia della massa


Mi sa che politici e giornalai vari, senza offesa per i giornalai veri, di psicopatologia delle masse ne capiscano ben poco, anzi nella maggior parte dei casi quando arringano alla folla o fanno trapelare il loro non pensiero dalle colonne dei loro corsivi, cercano maggiormente di esibire il proprio ego smisurato che non guidare il gregge lungo il tratturo effettivamente desiderato. Solo chi si serve di appositi gruppi di lavoro e Bestie varie, per inondare il web di fake e di stronzate mirate per seminare l'odio necessario a portare il paese verso la china voluta, agisce, ma credo usi validi professionisti, con cognizione di causa, gli altri blaterano ottenendo in generale l'effetto opposto a quello desiderato. Par quasi che lo facciano apposta per poi poter dire vedete, ve lo avevo detto. Bisogna invece aver chiare le cose e accettare che la gente, la massa, il popppolo, che magari preso individualmente ragiona anche discretamente, con una logica comprensibile anche quando è rozza, preso come mucchio, diventa totalmente acefala e segue il cammino che porta al dirupo allegramente cantando, lo aveva già ben raccontato Manzoni. Dunque, ecco perché oggi mi permetto di dare un piccolo consiglio ai governanti ed ai giornalai che vogliono con buona volontà e convinzione, dare una mano. Prendiamo il caso che si viene prospettando nei prossimi mesi, il problema del vaccino che qualunque sarà quello buono, se uno o molti, funzionerà per ottenere il desiderato effetto gregge solo nel caso se lo farà almeno il 70% della popolazione, che, escludendo i bambini, vuol dire quasi tutti. 

Contemporaneamente a queste notizie emergono già i sondaggi che recitano che oltre il 40% degli intervistati dichiara di non avere nessuna intenzione di farselo, vanificando in questo modo ogni effetto positivo. Ma è ovvio ragazzi, come non capire che questo è nella natura umana della massa, che viene, di fronte a questi problemi investita dalla cosiddetta sindrome Renziana. Se dici alla folla, votare contro il mio referendum vuol dire votare contro di me e in questo caso me ne andrò a casa, il risultato è scontato a priori, il 60% ti voterà contro per il solo piacere di farti un dispetto senza neppure sapere cosa c'è scritto nel quesito. Un'altra tipica dimostrazione di questo assunto è stata la app Immuni, basta dire che è necessario scaricarla a tutti i costi e anche quelli che volevano farlo, lo hanno accuratamente evitato, così una cosa utilissima è finita nel cesso. Volete far fare la stessa fine ai vaccini? Continuate così, dite che l'intelligenza e il senso civico consigliano di farlo al più presto, che se no bisognerà renderlo obbligatorio e si formeranno immediatamente nelle strade cortei di inneggiatori alla libertà di scelta e alla volontà decisa di non farsi inoculare microchip controllanti la loro debole mente, per manovrare la quale, bastano in effetti poche parole, milioni di persone rifiuteranno urlando la vaccinazione salvifica, anche se i veri no-vax coglioniferi, sono in effetti poche decine di migliaia, quanto i terrapiattisti, uno più uno meno. 

Allora vi prego, cari governanti e giornalisti di buone intenzioni, che volete collaborare al successo dell'operazione, ascoltate le mie povere parole. Negli annunci che farete per comunicare modalità e funzionamento della campagna vaccinale, negli articoli che stilerete a corredo della stessa per far capire alla gente l'importanza dell'operazione, fate scivolare, con astuzia e melliflua nonchalance un concetto semplice ma che di norma viene subito afferrato da tutti. Dite, che, nonostante tutti gli sforzi, non è certo che le dosi ci saranno per tutti, che benché gli incaricati preposti, incapaci per definizione, abbiano fatto tutto il possibile, ma naturalmente con ritardi e con la pigrizia tipica della statale, il vaccino in parte arriverà comunque in ritardo per accontentare tutti i richiedenti, che molti o pochi chissà, rimarranno fuori, anche quelli che di certo più avrebbero bisogno e sarebbero meritevoli di riceverlo e che si sa che magari, pagando, qualcuno riesce comunque ad ottenere la salvifica ampolla. Mostrate anche filmati in cui il vaccino viene fatto a gruppi di disgraziati migranti appena sbarcati. Bene, vedrete che immediatamente si formeranno cortei di assatanati, con cartelli, lenzuoli e bandane di guerra, file di gente urlanti che pretenderanno a viva forza di ottenere quello a cui hanno diritto assoluto, assertori dell'assioma, Il vaccino prima agli Italiani e di rivendicatori della libertà di essere vaccinati prima e gli altri e ben presto, in ogni città, in ogni luogo deputato si formeranno code interminabili e lamentose in attesa dell'iniezione, in modo che si possano fare bellissimi servizi sul disservizio. Sveglia gente, ma nono avete ancora capito che è tutto un gomblotto e non ce lo dicono!

lunedì 23 novembre 2020

Luoghi del cuore 93: Il lago di Bled

Il lago di Bojini - Slovenia - giugno 2009


Lago di Bled
I laghi sono nella maggior parte dei casi luoghi ad alta intensità emozionale. Secondo alcuni, me per primo, sempre ammantati di un senso di triste malinconia che spinge al suicidio, al lasciarsi andare lentamente, camminando dentro quelle acque ferme, grigie come certi occhi irresistibili, che sembrano chiamarti ad avanzare continuamente immergendoti in quella terra aliena, fino a scomparirvi completamente, lasciando questo mondo per un altro, non automaticamente migliore. Secondo altri invece sono forte di serena pace, piacere di paesaggi di tranquillo silenzio, anche di oblio, per chi ha troppo spesso la mente offesa da una vita troppo caotica e pressante. Tuttavia nella maggior parte dei casi non si può negare che il lago sia di per se stesso, una immagine di pittografica bellezza, scorcio di paesaggio da quadro naturalistico, i cui elementi sono naturalmente disposti secondo canoni di bellezza classica e inoppugnabile. E di certo questo accade nella maggior parte dei casi. Difficilmente penserete ad un paesaggio lacustre come brutto. ma alcuni casi si distinguono decisamente ed il ricordo delle cartoline visive che ti porti a casa risultano poi nitidamente stampate nella memoria e non soltanto in quella RAM della scheda fotografica. Non di può dire il contrario, alcuni laghi sono assolutamente speciali. Tanto per fare un esempio voglio parlare oggi di quel gioiello blu del lago di Bled, uno specchio di acqua incastonato tra le aspre montuosità dell'alta Slovenia, attraversando strette valli tagliate da verdi torrenti dal percorso tortuoso, un vero miracolo della natura. 
Una rocca

Si può dire faccia il paio con il suo gemello assai vicino, dista soltanto pochi chilometri, il lago di Bojini, sebbene questo, più solitario, misterioso ed inquietante, appartenga di diritto alla categoria sopracitata dei laghi che si ammantano di quella cupa melanconia che tanto attira i depressi cronici. Come già ho sottolineato, generalmente amo poco i laghi per la loro tranquillità tenebrosa presaga di finali spiacevoli, per la loro calma apparente che richiama la mente nei gorghi della depressione, ma Bled ed il suo colore indefinibile, ti porta automaticamente al sorriso e alla voglia di abbracciare qualcuno. Proprio il colore, forse, è il motore immobile che genera queste sensazioni. Se la superficie liscia e senza increspature è appena sfiorata da un raggio di sole che si fa spazio tra le nubi che avvolgono il Triglav, il monte ancora coperto di nevi alle sue spalle, un verde azzurro intenso o piuttosto un'acquamarina senza sfaccettature, carica di colore, senza trasparenza apparente, una lattiginosità satura su cui si intaglia il castone dell'isola, verde intenso su verde azzurro, con il biancore appuntito del piccolo campanile al centro a far convergere gli sguardi ed i desideri. La chiesetta, che si raggiunge a forza di remo e che si conquista attraverso la erta scala di pietra per far suonare tre rintocchi alla campana dei desideri, quasi a profanare un silenzio terso, ha contorni precisi, resi ancor più netti dalla pioggia notturna. 

Il cortile del castello

Il colpo d'occhio dall'alto del castello, è dirompente ed appagante al tempo stesso. Non riesci a staccarti dal colore dello specchio d'acqua, dal piccolo gioiello dell'isola, dal verde intenso delle rive, dalle ville antiche che si appoggiano alle erte sponde. Anche qui, nella più grande e splendida tra queste, un piccolo dittatore periferico amava portare i capi di stato amici a goderne le viste, un topos comune in tutti i tempi. E' difficile staccarsi da tanta bellezza, ti aggiri a lungo tra le mura del castello alla ricerca di un colpo d'occhio diverso, da un angolo di visuale più affascinante che ti prometta ancora altre emozioni. Poi, in qualche modo te ne fai una ragione e te ne scendi piano, raccolto nei tuoi pensieri, cercando di fare tuoi anche quelli di tutti coloro che ti hanno preceduto, per distillarne l'essenza da conservare nella memoria. Camminerai ancora sul bordo del lago, mentre la luce intensa va a poco a poco spegnendosi, allungando le ombre dei cigni che si scuotono le penne riguadagnando la riva. La cupa rocca del castello incombe ormai alle spalle. I pensieri si affollano nella mente, potrà placarli una sottilissima e croccante wienersnitzel dai contorni dorati o meglio ancora un gran finale con una robusta fetta di krimsnita, due sottili lastre di pasta sfoglia separate da una spuma vaporosa e leggera, una crema delicata se pur di saporosa consistenza che ti predisporrà al riposo e ai maggiori cimenti della giornata successiva del tuo peregrinare.

Il castello

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sabato 21 novembre 2020

Luoghi del cuore 92: Jerusalem, le mura, il muro, i muri

Jerusalem - Israele - marzo 2009


La spianata delle moschee

Nel mio peregrinare, lo riconosco a volte un po' ossessivo, quasi che abbia sempre avuto una sorta di fretta di non farcela prima che arrivi quel traguardo che tutti vorremmo il più lontano possibile, sono stato inevitabilmente colpito da luoghi che erano in decisa sintonia col mio sentire, quella fascinazione ad esempio, che mi comunica l'Oriente in generale oppure la selvaticità assoluta degli spazi africani. Tuttavia devi riconoscere che anche situazioni che riguardano aspetti lontani dalla mia sensibilità, come ad esempio quelli religiosi, mi hanno spesso dato fortissime anche se inspiegabili emozioni. In fondo queste sfumature che per i credenti sono parte stessa della propria anima, sono evidentemente comprensibili, invece ho constatato che emergono prepotentemente là dove questi spunti sono presenti in modo prepotente. Insomma in questi luoghi avverti emozioni che non riesci ad ignorare e colorano tutto di un interesse coinvolgente e ai quali nessuno rimane indifferente. Eccomi dunque a Yerushalayim, al-Quds, Gerusalemme la Santa. Le sue mura imponenti, illuminate la notte, severe di giorno, abbattute e ricostruite sempre più alte e come tutti gli inutili muri del mondo, nuovamente distrutte e rifatte, cingono un grumo di luoghi storici in perenne conflitto tra loro, alla ricerca di una supremazia impossibile, ma bramata con violenza. Dalla spianata delle Moschee, si dominano le valli circostanti ed in fronte, il Monte degli ulivi, cosparso di monumenti a segnare ogni punto sensibile della storia, fa da controcanto, perché non si dimentichi mai che quando si assiste al trionfo di un pensiero religioso, gli altri due sono comunque sempre presenti e contrastanti. 

Giovane 

Lo stordimento architettonico non sopravanza quello spirituale; comunque l'ammirazione per l'armonia delle forme viene temprato dalla devozione di chi si avvicina per colloquiare con il suo Dio. L'oro della Moschea della Cupola della Roccia brilla nel sole a contrasto con quella nera della Moschea al-Aqsa, mentre la notte per uno strano fenomeno di illuminazione, il tutto si inverte come per magia. Ci arriviamo dopo una estenuante coda di controlli e di posti di blocco, poi il piacere di rimanere soli con la storia. Discesi appena sotto, ecco l'altro Muro, dove si affastellano i fedeli del Dio antico, a festeggiare il Bar Mitzvah dei loro ragazzi, mentre da fuori, madri, sorelle e zie lanciano dolcini e monetine e gridano con sonorità magrebine. E vicino all'alto muro, tanti personaggi in nero, col cappellone ed i boccoli che scendono al fianco delle orecchie a pregare con movimento ritmico, in un colloquio solitario col Muro stesso, in cui infilare il bigliettino. Chissà perché ai credenti di ogni religione, i riti e le gestualità delle altre religioni sembrano sempre ridicoli o fastidiosi. Cristiani che si chinano a baciare la pietra del Calvario o strusciano i foulard sul sepolcro, motteggiano le litanie e l'abbigliamento degli ebrei ortodossi, che a loro volta sono infastiditi dal richiamo alla preghiera del Muezzin, i cui fedeli deridono l'attaccamento alla Croce dei loro nemici storici. E infine all'interno di ogni luogo santo, che spettacolo, la litigiosa spartizione in metri quadri di ogni piccola variante di fede, così come il cantare più forte degli altri col solo fine di disturbare i vicini e per convincere la divinità ad ascoltare le proprie preghiere in precedenza a quelle degli altri. 

Il panettiere

In Gerusalemme ci sono quindici diverse varianti di Cristiani (6 ortodossi, 7 latini e 2 protestanti) tutti in antagonismo tra di loro a disputarsi anche fisicamente, spazi e offerte dei fedeli che arrivano da tutto il mondo. Chi non ricorda le bastonate tra i santi monaci ortodossi e copti alla Natività per uno sgarro di invasione dell'area di pertinenza. E nel cortile del Santo Sepolcro, che tenerezza il monaco Melchita che correva da un annoiato drappello di soldati israeliani a protestare per un presunto sgarbo dei Maroniti, intervento ovviamente negato con sufficienza. All'interno del tempio tuttavia, il fervore dei visitatori infonde grande partecipazione. Il desiderio di toccare le Sacre pietre, i luoghi del Mistero, i punti dove sono accaduti i momenti fondamentali riportati nei Vangeli, forma lunghe file affannate. Poca differenza dalla folla del tempio di Puri in Orissa, dalle puje della città templare di Tiruchirapalli nel Tamil Nadu o dalla devozione fisica e ritmata del Jokang di Lhasa o dei tanti altri luoghi della devozione che ho visto sparsi per il mondo. Il desiderio di avvicinarsi alla divinità è uguale sotto tutti i cieli e le formalità si sovrappongono. Ma dopo le mura ed il Muro, altri muri ti aspettano a Gerusalemme. 

Nei luoghi santi

Quelli nuovi, alti anch'essi otto metri, ma più grigi, più ruvidi, rinforzati dal filo spinato e dai cavalli di Frisia, per uscire dalla città ed arrivare a Betlemme, pochi chilometri di slalom tra i posti d blocco, per arrivare a quella che più che una città è un campo di concentramento in cui è lungo entrare, ma è molto più difficile uscire per chi ci vive e non può lavorare o andare a cercare lavoro, come se tutto fosse calcolato per aumentare la tensione, per incattivire gli animi, per inasprire i contrasti, per dare mano e vigore ai fondamentalismi. Ormai qui solo i pellegrini portano soldi e aiutano un po' una economia esangue. Quindi volentieri si comprano i soliti souvenir inutili, ma prodotti dalle cooperative locali, compresa la polvere magica della grotta del Latte che fa rimanere incinte le signore con problemi (attenzione alle non interessate). E la conoscenza di persone di grande interesse come le vecchissime e malandate suore di un istituto, che invece di essere a loro volta ricoverate in luogo di riposo, raccolgono orfani, malati mentali e fisici, anziani bisognosi e non domandano a nessuno a che religione appartengano. E tanta gente allegra e spiritosa, con tanta voglia di fare, che ci ha detto "Se non ridessimo molto, saremmo già tutti morti di depressione." Poi però si torna dall'altra parte, si ripassano i muri, ricoperti di murales con colombe della pace a forma di bersaglio, i reticolati, i posti di blocco, coi ragazzi soldati che ti guardano col mitra in mano, domandandosi cosa ci andiamo a fare da "quella" parte. Gerusalemme brilla solitaria la notte, solo il Muro del pianto è popolato ancora di figure scure dai grandi cappelli neri che ciondolano ritmicamente.

Al muro del pianto


Al Santo sepolcro
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giovedì 19 novembre 2020

Luoghi del cuore 91: Il Jura tra vini e formaggi

Jura - Francia - ottobre 2008

Una distilleria di assenzio

I posti che ti riscaldano il cuore li puoi trovare anche non troppo lontano. Ad esempio ricordo una bella scorribanda appena al di là delle Alpi nella regione del Jura, che aveva avuto anche il merito di usufruire della bellezza speciale dei colori dell’autunno. Percorremmo quelle dolci colline, immersi in un foliage che non aveva nulla da invidiare al New England, per ricercare sapori antichi a lenire le ferite del corpo e patinare gli occhi di colori pastello per molcire l'animo. Ma non solo paesaggio straordinario, in questa terra molti altri sono gli spunti di interesse, soprattutto enogastronomici come vini e formaggi neppure molto conosciuti, la cui indagine può dare luogo a spunti interessanti di meditazione. A tal proposito voglio fare una riflessione sull'importanza della buona comunicazione. Nel corso degli approfondimenti di quei giorni abbiamo avuto l'opportunità di vedere un importante Museo del vino che illustrava i particolarissimi e famosi vini della zona, tra cui i rari Vin Jaune e Vin de Paille. Il primo prodotto dopo più di sei anni di invecchiamento in botticelle dove si forma una spessa fioretta che grazie ad un Saccaromicete proprio della zona, non acetifica, ma dà al vino un caratteristico sapore (appunto il jaune) e il secondo prodotto facendo seccare i grappoli appunto sulla paglia con le tecniche dei vini passiti. L'approfondita degustazione che ne è seguita, che ha investigato a fondo tutta la gamma dai rossi Trousseau e Poulsard, ai bianchi Macvin, Jaune, Vin de paille e Cremant ha manifestato nella pratica una desolante piattezza e mancanza generale di bouquet, cosa che molto spesso accade per i vini di montagna, che unita a prezzi di assoluta affezione devono far riflettere sull'importanza della capacità decisiva della comunicazione. Quando parlo di vini con il mio amico Ping in Cina o con altri conoscenti di ogni parte del mondo, nessuno osa mettere in dubbio l'assoluta predominanza qualitativa dei vini francesi. 

Il forgiatore

Questo primato non viene mai minimamente contestato e parlarne implica immediatamente un sospetto di lesa maestà. Il prezzo viene quindi giustificato facilmente e si corre quindi solo per il secondo posto. L'insegnamento quindi è come sempre pensare di più e dare di meno per scontate le verità assolute. Comunque, per la verità uscimmo dalla cantina con piedi e occhi decisamente rotondi. E trascuro di raccontarvi della produzione dell'assenzio altro interesse della zona e delle famose miniere di sale sotterranee. In un paese vicino poi c’è l’interessante opportunità di vedere dall’interno il lavoro di una tipica fromajerie alpina, con annesso esplicativo museo, che racconta tutti i segreti della fabbricazione e dell’affinamento del Meurbier e del Compté due eccellenze casearie di queste montagne. Anche qui una testimonianza di come conti di più saper vendere bene il proprio prodotto che non il saperlo produrre. Nel mondo del mercato, la parte della commercializzazione, non è solamente un discorso secondario di logistica, di far arrivare il prodotto al consumatore e consegnarglielo, ma è la fase fondamentale che lo valorizza, lo fa conoscere, lo rende appetibile e ne aumenta l’utile finale. A lato di questa dimostrazione efficace di come sappia funzionare l’economia di mercato nel mondo moderno, lì si può trovare anche l’esempio di un altro tipo di economia che faceva a meno di questi aspetti e che logicamente è stata superata dai tempi. Ecco quindi un’altra delle particolarità che è possibile vedere in zona, la visita della Taillanderie, un' antica fabbrica che ha prodotto falci per 140 anni dal 1828 al 1969, utilizzando un ingegnoso sistema idraulico ancora perfettamente funzionante che metteva in movimento tutte le macchine dell'azienda, dalle forge ai magli. 

Produzione di una falce

Una quindicina di persone vi lavoravano e posto che si ritrovassero le capacità manuali, la fabbrica potrebbe ricominciare a produrre falci e falcetti ed inviarle ai mietitori di tutto il mondo in qualunque momento. Un mestiere antico e faticoso che tuttavia non può prescindere da una capacità artigianale assoluta, che si apprende solo attraverso anni di osservazione e di attenzione ad un "maestro" che ti sappia guidare lungo la "via". Come è orientale tutto questo. Come si sovrappone esattamente alla capacità sacrale dei maestri forgiatori di spada in Giappone. La katana era per loro dotata di un'anima ed il samurai per cui era stata forgiata la rispettava come tale perché doveva difendere una vita togliendone un'altra. Nella falce c'è la stessa sacralità, lo stesso rispetto che chi l'avrebbe utilizzata le portava, anch'essa strumento per dare cibo e quindi per consentire la vita. Il nostro modello di sviluppo ha svilito gli oggetti in sé, proprio a causa della diminuzione del loro valore, per la loro facile sostituibilità, perché costa meno cambiarli che aggiustarli; li ha resi più accessibili, più disponibili a tutti. Questo è bene e non sarebbe corretto rinunciare a questo (inoltre nessuno sarebbe disponibile a farlo), ma bisogna essere disposti anche ad accettare il lato negativo: il consumo delle risorse e la perdita di alcuni valori interiori. Chiedemmo al nostro cicerone cosa accadeva quando quegli strumenti costruiti così accuratamente e quindi così costosi (una falce era venduta al prezzo di 3 giornate di lavoro di un operaio, circa 250 euro attuali) si rompevano o erano difettosi e lui ci ha risposto con stupore: "Messieurs, l'atelier donnait une garantie à vie". La garanzia a vita è un concetto che si accompagna a modelli di sviluppo differenti dal nostro e quindi, come vi ho già detto per il panda, queste realtà sono destinate giustamente ad estinguersi.

Il Jura


Forme di Compté
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