giovedì 19 aprile 2018

Taste of Novara



Se adatti l'occhio
Perfette geometrie
Raggi di sole

mercoledì 18 aprile 2018

Taste of Racconigi



D'in su la vetta
Di quella torre antica
S'allarga il nido

martedì 17 aprile 2018

Etiopia 2 - La scelta

Itinerario di 29 gg

Dunque andiamo, è ora di partire e anche se non lasciamo propriamente gli stazzi e andiamo verso il mare e tra l'altro non è neanche settembre, cercheremo di raggiungere altri stazzi, forse più povere e lontani ancora, anche se le società agropastorali hanno da sempre le stesse caratteristiche di fondo che le accomunano. Noi invece, più prosaicamente, scivoliamo sulla pianura verso la Malpensa, uno di quegli ombelichi che raccolgono e aggregano i nuovi viandanti prima di proiettarli come una esplosione spargola ai quattro lati del mondo. Ma partiamo dall'inizio ed esaminiamo un attimo la ragione della scelta di questo viaggio di primavera, che mi ha portato verso questo sud del mondo, con una leggera deviazione rispetto alle mie tendenze consuete, abituate a sterzare ad oriente. Partiamo da quelle più statisticamente banali che vogliono l'arricchimento della collezione con la 105° bandierina da piantare sulla carta, in quel tentativo, in cui manca però ancora almeno un paese, di tracciare una linea di continuità che vada dal Mediterraneo a Città del capo, che se non è stata ancora una linea completamente tracciabile, sia quanto meno un percorso di caselle colorate da riempire come negli album dei bambini. Aggiungiamo che in un certo senso, man mano che si procede, la scelta dei paesi che rimangono da vedere diminuisce forzatamente, senza calcolare quelli temporaneamente inagibili che invece purtroppo continuano ad aumentare. 

Questa volta poi devo segnalare che non sono state estranee, oltre alle segnalazioni entusiastiche di amici, anche vecchie rimembranze di un album di figurine che avevo completato da ragazzino: Le razze umane, che oggi forse sarebbe pure una dizione politically incorrect, ma allora si diceva così e che mi era tornata tra le mani lo scorso. Infatti ai tempi, facevo la V elementare, ero rimasto affascinato da due immagini che avevo incollato con cura con un velo leggero di coccoina alla pagina: il Circasso, che raffigurava un guerriero dall'aspetto fiero con turbante e scarpe a punta in su e quella di una donna Mursi della valle dell'Omo, che esibiva il labbro deformato da un enorme piattello dipinto. Ero certo che prima o poi nella mia futura vita sarei andato in quelle terre a vedere con i miei occhi quella gente dalle acconciature così strane. Per la repubblica Karahajevo-Cerchieskaja, dovetti aspettare gli anni 90 e i miei trascorsi lavorativi nell'impero sovietico che si stava disfacendo; ma ormai laggiù, 70 anni di regime avevano cancellato i turbanti, che forse oggi si stanno malauguratamente riaffacciando e me ne dolsi, mentre ho dovuto aspettare fino ad oggi per andare a controllare se i piattelli di terracotta esistano ancora. Tuttavia la scelta di fare un giro anche se solo a vol d'uccello in questo grande paese, è stata dettata da un ampio numero di considerazioni. 

Infatti non si può non enumerare la molteplice serie di interessi che questo itinerario offre. Cominciamo dall'aspetto naturalistico, comune a molti grandi paesi dell'East Africa, con i suoi paesaggi sconfinati, i grandi laghi della Rift Valley che spacca il paese per il lungo, le sue peculiarità di flora e di fauna endemica, la variabilità degli areali, che spazia dalla depressione della Dankalia al disotto del livello del mare, ai grandi altopiani, alle montagne oltre i 4000, ai fiumi che ne scavano percorsi contorti in canon maestosi, rivelandone negli strati scoperti, la storia infinita che si perde nei milioni di anni. Abbiamo poi l'aspetto etnografico, essendo questa terra un vero e proprio crogiolo di etnie differenti, da quelle nilotiche dai tratti europoidi, a quelle più tipicamente africane, mantenendo soprattutto una vasta serie di gruppi di tribù che vivono ancora piuttosto isolate che conservano costumi ed abitudini tradizionali, molto lontane ancora dall'omologazione del nostro mondo. Bisogna poi considerare che questo è uno dei pochi paesi dell'Africa subsahariana che può vantare presenze storiche e archeologiche senza pari che abbracciano diversi millenni e che vanno dalle civiltà favolistiche di Aksum e del regno mitico della regina di Saba, alla penetrazione del cristianesimo nelle sue fasi iniziali, che ha fondato qui una delle sue ramificazioni storiche più lontane e che hanno resistito all'ondata d'urto dell'Islam, lasciandoci testimonianze architettoniche uniche.

Si passa quindi ai grandi regni medioevali, noti nella nostra letteratura fantastica come le terre del Prete Gianni, come quello di Gondar e Lalibela al nord o quelli tribali e selvatici di Konso al sud, per arrivare al moderno impero di Menelik e allo stridore d'armi e di eserciti di quando il nostro paese ha malauguratamente incrociato il loro, che allora chiamavamo Abissinia. Certo ci siamo stato solo per pochi anni, lasciando minime tracce rilevabili oggi, se non di truci massacri nella memoria delle genti e principalmente la pasta al pomodoro che si trova in tutti i ristoranti, anche se i commentatori incontrati, non so se per piaggeria al turista pagante o per verità storica, considerano di essere stati più fortunati di altri paesi nella scelta, non voluta, dei colonizzatori che il caso e i capricci della storia hanno loro assegnato. Non secondario è il fascino di poter incrociare i percorsi dei primi esploratori che risalivano queste lande sconosciute come il nostro Bottego, alla ricerca delle sorgenti del Nilo, pallino fisso dell'800. Infine, la fascinazione indicibile dell'essere questa terra la vera, unica ed innegabile culla dell'umanità, quel ventre fertile e generatore che attraverso diversi e successivi tentativi, ha evoluto rami contigui e sempre più efficienti di quel animale che, prima ergendosi sulle gambe posteriori e poi riconoscendo la possibilità di moltiplicare, oltre alla forza dei suoi arti e delle sue mascelle, anche l'uso di pietre, bastoni e quindi strumenti sempre più sofisticati, ha cominciato a camminare in ogni direzione alla conquista del mondo. 

Questo è di certo il rumore di fondo sempre presente durante tutto il viaggio, questa sensazione interna di essere in questo luogo antico dove è nato tutto, dove la piccola Lucy camminava incerta e forse ancora ingobbita, inconscia certamente, di esser capostipite lei o una delle sue sorelle di una progenie infinita che avrebbe conquistato tutto, mutando ancora continuamente aspetto e dimensioni per regalarci tracce dei suoi geni preziosi, mentre lasciava gli alberi incamminandosi sul fango tra i crateri verso terre sempre più lontane. Muoversi, migrare, cercare spazio dove vivere meglio. Ce l'hanno fatta solo i più intraprendenti trasmettendo questo impulso vincente a quelli che hanno generato dopo di loro e di loro noi conserviamo questo impulso ad andare, a muoverci, a scoprire cosa c'è dietro la collina. Non puoi non sentire questo vento in Etiopia, che spira sui vasti altopiani, tra le cime degli acrocori sparsi, soffiando tra le rocce erose dall'acqua che scende violenta segnandola terra rossa di unghiate profonde e violente, che soffia leggero sulle superfici dei laghi salati senza incresparle, quasi fossero immobili o ghiacciate, mentre invece l'aria torrida li imbalsama in simulacri di croste secolari di specchi bianchi e muti. Non puoi percorrerne le piste sconnesse senza avere continuamente dietro di te, le immagini di piccoli uomini in cammino incerto in cerca di una soluzione per diventare la specie dominante di un pianeta e poi forse inconsapevolmente o forse obbligatoriamente per distruggerlo. Un paese che fornisce dunque tanti spunti di riflessione, che cercherò di esporvi man mano che procederemo lungo questo lungo e faticoso itinerario.


SURVIVAL KIT

Diverse le soluzione per raggiungere Addis Abeba, la porta del paese. Mi sembra comunque che la soluzione migliore sia quella di utilizzare Ethyopian Airlines, che oltre ad essere una delle più efficienti linee aeree africane (e non solo), fornisce un collegamento diretto in meno di 7 ore da Malpensa a una delle tariffe inferiori del mercato. Gli aerei sono nuovissimi e comodi,conn distanze accettabili tra i sedili della classe bestiame. Inoltre prendendo il biglietto con questa compagnia, avrete i collegamenti interni a prezzi molto scontati rispetto al prezzo pieno, cosa da non sottovalutare se si prevedono spostamenti interni. Il costo del biglietto è stato di 575 euro coi consueti canali internet (inclusi i vari oneri accessori di carte di credito), con l'avvertenza di comprare di martedì, circa un mese e mezzo prima della partenza (sembra il momento migliore) e di essere flessibili sulle date.


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lunedì 16 aprile 2018

Etiopia 1 - Il ritorno

dal web

Il ritorno da un viaggio è sempre uno strano contenitore dove si mescolano senza riuscire ad amalgamarsi, una serie di emozioni e sentimenti diversi spesso opposti tra loro. Da un lato c'è la inevitabile voglia di tornare a casa che ti prende quando, lontano, cominciano a pesarti la mancanza delle persone a cui sei legato, le tue abitudine consolidate, i tuoi sapori, odori ed abitudini che inevitabilmente, essendo nella sostanza un turista e non un viaggiatore vero, erodono la tua voglia di nuovo e di esotico. Questo non accade di certo a chi fa del viaggio, la componente essenziale della vita, a cui, vero cittadino del mondo, disgusta anzi l'idea di avere un luogo del ritorno alle spalle, ma l'orizzonte rimane sempre aperto davanti, in un continuo ed assillante andare. Una condizione esistenziale che non saprei definire se inestinguibile e ammirevole  brama di conoscenza dell'ignoto o se di compulsiva irrequietudine di una perpetua scontentezza della propria condizione. Gli ultimi giorni del mio viaggiare, invece sono quasi sempre tormentati dal tarlo dell'ormai è finita, quel che dovevo fare è stato fatto, è ora di riprendere la strada di casa, il porto sicuro in cui ritirarsi in cui, raccolte le vele, si sta così bene e anche con una certa soddisfazione. Dall'altro lato invece c'è il rammarico di quello che stai lasciando, le cose, poche, che non sei riuscito a vedere compiutamente, le nuove amicizie che devi salutare, quella malia leggera e dolce del lasciare, che in pratica significa perdere, in fondo per sempre, con la tua quasi certezza, data l'età e la condizione, di non poter tornare più su quei passi, su quei sentieri, su quegli orizzonti. 

Poi c'è il desiderio di mettere un punto fermo su quello che i tuoi occhi, le tue orecchie, tutti i tuoi sensi hanno raccolto; di esaminare con la mente, di fare dei bilanci, di ricavare un utile arricchimento di te; di approfondire per enumerare quello che credi di aver capito; di cambiare eventualmente i preconcetti che come d'uso ti eri portato nella valigia dell'anima, inutile fardello da sfrondare, da correggere. E infine perché no, tutto questo bailamme di storie, immagini, sentimenti ed emozioni, catalogarle, riordinarle, metterle nero su bianco come si faceva una volta o trasformarle in bit come si usa ora. Un lavoro lungo, che però aiuta a sedimentare gli entusiasmi del neofita, i mugugnamenti del lamentoso ed a trasformarli in un insieme più aderente alla realtà, anche se il tutto rimarrà sempre segnato da ciò che ha, forse casualmente colpito la tua immaginazione e che, a confronti fatti, risulta sempre essere diverso da persona a persona. Così, degli stessi luoghi o fatti, avrai relazioni e giudizi diversi, spesso opposti da persone diverse che li abbiano visti, magari solo a causa di loro particolari stati d'animo differenti e non soltanto per convinzioni o ideologie contrapposte. Mi è capitato più volte di magnificare il mio entusiasmo per qualcosa che ad altri aveva suscitato soltanto noia o addirittura fastidio. Credo che rientri nella complessità della natura umana. 

E infine ancora il bello o il brutto a secondo dal lato da cui lo guardi, sta nel fatto che non hai più l'ansia del partire, quel misto di eccitazione per l'avventura che comincia, legata al luogo che hai lungamente sognato di vedere e che hai almanaccato con programmazioni, calcoli, date, itinerari per qualche mese, e di entusiasmo per il solo viaggiare in sé, al di là del luogo scelto, l'adrenalina del camminante che si mette in marcia indipendentemente dalla meta da raggiungere, ma il cui scopo è semplicemente l'andare. Pure sono ormai venuti meno i dubbi ed i timori del non aver calcolato bene, di trovarsi in grane non previste, dei problemi di salute che potrebbero incombere a prescindere, in relazione anche alle difficoltà intrinseche del viaggio stesso, delle insicurezze sull'aver trascurato cose importanti da vedere o da inserire nel programma, o chissà nella scelta delle persone a cui affidarti di cui in fondo non conosci quasi nulla se non per il passaparola del web. Adesso invece tutto è risolto e compiuto, tutto è andato bene, ombre e dubbi dissolti; certo bisogna spazzolare via la polvere e la ruggine accumulata, non era mica una passeggiata in fondo. 

Dunque, mettiamoci all'opera per raccontare questa mia nuova esperienza in terra africana; un viaggio non difficile, che ormai, pagando puoi avere tutto a disposizione, ma che ho trovato particolarmente duro e faticoso nell'esecuzione, un po' perché ogni anno che passa le strade diventano sempre più ripide ed in salita, un po' per fattori che mi sono parsi assolutamente oggettivi ed inequivocabili. Un itinerario che pur avevo preparato con cura, grazie alle tante esperienze esplorate da chi mi aveva preceduto e che aveva avuto la bontà di darmi utili consigli e che comunque è risultato meritevole di qualche piccola variazione da consigliare a chi vorrà seguire le mie tracce, senza avere la saccente pretesa di poter tracciare la soluzione migliore o la più completa, perché questo ovviamente attiene alla sfera degli interessi personali che fanno mutare i punti di vista sulle molte soluzioni possibili. Dunque, ora che siamo tranquilli e ragionevolmente riposati davanti alla scrivania ed alla tastiera, non potendo e volendo porsi davanti a penna e calamaio, come vorrebbe qualche mio amico innamorato di un passato che non può tornare, rimandiamo a domani l'incominciare del percorso che un mese fa, mi ha portato a ripercorrere l'ormai noto cammino che conduce all'aeroporto, quel portale magico che ti mette in comunicazione col resto dell'universo, o quasi. 



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domenica 15 aprile 2018

Racconigi e Lagnasco

Il castello di Racconigi


Bozzoli
Dunque bisogna saper alternare, grande e piccolo, vicino e lontano, esotico e casalingo, se vlete godere appieno di quanto offre la vita (dalla frasi di Osho, non so se posso usarlo, forse c'è un copyrigth). Vero che sono appena tornato e che nei prossimi giorni comincerò a tediarvi con il mio lungo itinerario etiope, ma nel frattempo incombeva uno delle giornate di studio degli amici del Museo di Agricoltura del Piemonte e mi sono pertanto affrettato a correre all'appuntamento prima ancora di aprire le valigie. Una bellissima giornata, il tempo aiuta chi si vuole bene ed è stato ideale per fare una scampagnata sabaudo piemontese che definirei di tutto rispetto. Partiamo dall'appuntamento davanti al Castello di Racconigi, cittadina assolutamente meritevole di visita, con il suo centro storico omogeneo e ben conservato, che una lodevole guida ha fatto apprezzare nei suoi angoli nascosti. Qui respiri l'aria del regno che ha fatto l'Italia nel bene e nel male per quello che è adesso ed è interessante esaminarne la storia di distretto industriale antesignano e ben a proposito, esempio di come funziona la storia, sostanzialmente sempre allo stesso modo e secondo linee guida simili. Qui dalla fine del seicento e per due secoli si è sviluppata una fase di industrializzazione che ha riguardato la produzione della seta dal bozzolo ai filati e visitando il piccolo museo della Civiltà della Seta, ospitato nel chiostro dell'ex convento di Santa Chiara, ne hai un racconto preciso e dettagliato che illustra un mondo di una trentina di vere e proprie "fabbriche", cosiddette magnifiche, per la loro dimensione inusuale all'epoca, che coinvolgevano 4000 lavoratori e quasi 200.000 famiglie nel distretto per l'allevamento dei bachi. 

Il parco del castello
A seguire, tutte le problematiche che questo tipo organizzativo del lavoro assolutamente nuovo provocò, dallo sfruttamento disumano degli abitanti a partire dai bambini di 6/7 anni; ai disagi di una immigrazione, guarda un po' incontrollata e richiamata dalle nuove opportunità che andava a rompere l'equilibrio di un territorio; a tutte le nefaste conseguenze di una economia monoprodotto che subentrano quando un modello va in crisi, segnando la fine di un'epoca. Insomma tutte cose che si sono e si stanno puntualmente ripetendo, generando sorpresa in chi non ama rileggere la storia, che pure starebbe lì ad insegnarci tutto. Pensare al periodo in cui il lavoro minorile veniva proibito fino ai dodici anni e sentire come invece ai bambini lavoratori veniva insegnato come e dove nascondersi nel corso delle "ispezioni" di controllo, di quando i cinesi eravamo noi. Insomma, diciamo pure molto interessante. Che dire poi dello splendore del castello stesso e della magnifica oretta trascorsa in carrozza a girare peri giardini, un'oasi di pace e piacevolezza a cui ti puoi abbandonare con piacere sibaritico. Il clop clop degli zoccoli è un andamento lento che ti fa apprezzare scorci sempre diversi, laghetti, costruzioni create per il piacere dei sovrani (e delle sovrane) che qui si aggiravano a darsi buon tempo. Il tutto a tempi opportunamente calcolati per passare poi al Ristorante Mosè, giusto al fianco del castello stesso, per un appuntamento di tradizione piemontese che corona assolutamente questa giornata sabauda che era cominciata al bar di fronte con un sontuoso marocchino reale con Nutella all'olio di palma, panna densa e corposa e amarettini affogati all'interno. 

Soffitto a cassettoni a Lagnasco
La forza del ristorante è rappresentata dal menù tipico dei bolliti il cui brodo ricco e saporoso affoga i deliziosi plìn dispensati con abbondanza. Le salse più classiche (bagnèt verd, senape, bagnèt rùs, cugnà e confettura di cipolle,accompagnano i quattro pezzi della tradizione, salame, lingua, testina e magro, tutti tenerissimi, di gran qualità e generosamente serviti ed eventualmente rabboccati. Un finale semifreddo sabaudo per non appesantire troppo e poi pronti alla partenza. Rimane infatti da risolvere il pomeriggio per cui è stata predisposta la visita ai vicini castelli di Lagnasco che inglobano, come afferma il plurale usato, tre edifici al centro di questo piccolo paese. Assolutamente poco conosciuta e visitata, infatti è aperta solo la domenica, questa realtà presenta sorprese davvero interessanti, rese ancora più sorprendenti da un aspetto esterno che si presenta deteriorato e poco promettente. Quale è invece la meraviglia nel percorrerne gli ambienti interni, per lo meno quelli già restaurati che offrono alla vista una serie di sale con affreschi assolutamente unici nel loro genere, esempi di una rara iconografia rinascimentale totalmente assente in Piemonte, ispirati alle grottesche della nostra mitologia classica, mescolate a quelle di  tradizione nordica. Uno splendore che lascia a bocca aperta e testimonia la ricchezza e l'importanza di questa signoria dei Tapparelli che si presenta a tutto tondo, rivelandosi niente affatto minore. Completa lo spazio una collezione di nomi decisamente importanti che vanno da Fontanesi e Delleani, a Guttuso, Carrà, De Chirico, De Pisis, Severini, Spazzapan, Campigli, Sironi e molte altre firme che troverete certamente inusuale aspettarsi in un paesino di queste dimensioni. Diciamo un altra bella iniziativa del Museo e un grazie a Giacomina Caligaris, che così opportunamente si dedica a questo lavoro organizzativo intelligente e puntale. Alla prossima insomma.

Lagnasco - Una sala


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giovedì 12 aprile 2018

Taste of Canada 28



Il fiume blu
Corre giù nella valle
Rosso rubino

mercoledì 11 aprile 2018

Taste of Canada 27



Grande orso bianco
Scrollati l'acqua intorno
Piccole gocce

martedì 10 aprile 2018

Taste of Canada 26




Le oche in volo
Lasciano il grande nord
Farà più freddo

lunedì 9 aprile 2018

Taste of Canada 25



Nella foresta
Bramisco per la voglia
Ho corna grandi

domenica 8 aprile 2018

Taste of Canada 24



Prendere il sole
Mentre lambisci l'onda
Che foca grassa!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 105 (a seconda dei calcoli) su 250!