venerdì 25 settembre 2020

Zhī dào

 知道

E' da un po' che non riprendo in mano il tema degli ideogrammi cinesi. Dipenderà dal fatto che la mia conoscenza di quella lingua è così limitata che evito di espormi a brutte figure, ma oggi, giornata uggiosa che racconta la voglia di autunno che c'è nell'aria e avvolge il paese, stretto tra la paura del ritorno del virus con le sue conseguenze economiche e la pochezza della politica che ci circonda, mi viene voglia di parlare di Conoscenza, di Sapere, punto che dovrebbe stare alla base di ogni discorso generale, ancora a maggior ragione in chi ha in mano le sorti dello stato, insomma competenza e saggezza, ancora di più di onestà, che quella è sempre da dimostrare. Cosa pensavano i cinesi di questo argomento? Vediamo di capirne qualcosa esaminando una delle parole che illustrano il concetto verbale di Conoscere, Sapere: 知道 - zhī dào. Mentre il secondo ideogramma è il ben noto 道 - dào,  La Via, in senso sia metaforica che reale, il primo è costituito dai due ideogrammi semplici:  il noto Bocca  - kǒu, pittogramma che raffigura una bocca aperta, con anteposta una Freccia  - shǐ, a significare che chi possiede la conoscenza vera, il saggio, usa parole che colpiscono con la precisione di una freccia.  

Come non pensare subito al nostro immenso Presidente della Repubblica che con una sola frase, tagliente e precisa proprio come una freccia che va a colpire il suo bersaglio, ha insegnato ad un giullare straniero della politica al quale invece le parole escono a vanvera, davvero senza Saggezza alcuna, cosa significa Compostezza, Eleganza ed Intelligenza, tutte caratteristiche che il saggio che possiede la Conoscenza, ha dentro di sé. Questo concetto è molto utilizzato in Cina e viene usato in molte espressioni di uso comune, ad esempio:  不知羞耻 - bù zhī xiū chǐ, Non conoscere neppure il ritegno della vergogna, (che anche questa ben si adatterebbe al personaggio di cui sopra, dove la Non conoscenza viene appaiata a due caratteri che significano entrambi Vergogna. Il primo dei due, mi sembra sia costituito dal pittogramma che significa Caprone sovrapposto al numero 5, (forse lo interpreterei come sia vergognoso possedere un gregge di sole 5 capre, ma è una mia libera interpretazione). E tanto per ridere un po', viene usato nel linguaggio moderno anche nella parola 遮羞布 - zhē xiū bù, Stoffa per coprire le vergogne, cioè Slip o Perizoma!


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giovedì 24 settembre 2020

L'arrière pays

Sospel


Luceram

Forse è un aspetto comune a tutte le riviere del mondo, ma l'area immediatamente alle spalle della Costa Azzurra è particolarmente attraente. E' un territorio scosceso e apparentemente ostile, con le sue stradine strette e quasi in stato di abbandono, le sue valli scoscese e ripidissime, ricche di boschi impenetrabili, tali che in pochi chilometri, anche meno di dieci ti sembra di essere capitato in un territorio semideserto, lontano dal mondo moderno, povero di servizi e a quote di tutto rispetto spesso oltre i mille metri. Insomma superi un crinale e ti senti sospeso in un'area selvatica e sconosciuta nella quale potresti perderti facilmente. Le strade ed i sentieri sono contorti e subito perdi l'orientamento, come quando superi l'orlo di una grande duna in un deserto e girandoti indietro non vedi più la strada e quel sottile senso di inquietudine ti sale nello stomaco. Eppure qui è diverso, gli odori sono forti e a volte pungenti, sono gli odori del Mediterraneo, che comunque si avverte alle spalle, anche se il paesaggio suggerisce la solitudine della montagna. Il vento caldo porta il senso di salsedine che rende oleosa la pelle, i pini marittimi profumano l'aria di resina densa, gli olivi ricoprono i bordi delle terrazze abbandonate con le loro foglie grigie come gli occhi di Bocca di rosa; tutto infonde un senso di torpore e di nostalgia per un mondo che non c'è più. 

Il cimitero

Nascosti, negli anfratti tra le creste delle colline o esposti sfacciatamente a coronarne le cime più difficili, piccoli paesi arroccati sulla pietra viva, che costituiscono un tutt'uno con la montagna di cui costituiscono l'anima. Sono i pays perchés, grumi di case le une legate alle altre, le cui viuzze ed i vicoli sono a stento riconoscibili dal basso, spesso coperti da archi che le rivestono, collegando le case in un unico abitato, solido e unitario. Stanno lì, nascosti perché quando sono sorti, le coste erano preda di visitatori indesiderati e pericolosi, lo nero periglio che vien dallo mare, e perché qui la mentalità è quella della montagna, riservata e solitaria, nemica del forestiero, che viene sempre per depredare e portare via, prodotti, donne, anima e la sola cosa che porta può essere la peste, il colera, il contagio maledetto, anche quello ancor più pericoloso delle idee. Così anche oggi passeggiare per questi borghi semiabbandonati, benché il turismo li abbia rivitalizzati parecchio negli ultimi decenni, è sempre un piacevolissimo tuffo nel passato. Qualcuno, per attirare qualche visitatore sottraendolo all'asfissiante abbraccio della costa, ha lanciato qualche idea artistica o di pittoresca tradizione, ha messo in piedi piccoli musei, gruppi di artisti hanno aperto atelier, qualcuno, fiutando la moda, ha puntato sulle produzioni locali che tanto attraggono i sedicenti gurmet con la bocca a cul di gallina. L'altro giorno ho fatto un breve giro da Sospel,  per Luceram, che ha puntato sulla tradizione dei presepi; deve essere davvero interessante arrivarci alla fine d'anno quando fuori da ogni casa, ognuno espone il proprio; se ne vedono oltre 400, risalendo i viottoli in pietra fino alla torre a monte da cui si domina il paesino sottostante. 

Coaraze

  Poi qualche chilometro appena più in su fino a Peira cava, a 1500 metri, villaggio artificiosamente creatosi per la vicinanza al vecchio confine italiano e che quindi aveva ospitato caserme d'epoca e quindi sviluppatosi come proto stazione di sport invernali, successivamente caduto in disuso, da cui si hanno splendidi punti di vista sulle valli circostanti, considerando che siamo nel pieno del parco del Mercantour. Infine un salto a Coaraze che domina l'alta valle del Paillon, coronando la cima di un'alta collina. Ho faticato non poco ad inerpicarmi per scale e scalette, per alti gradini di pietra, fino alla chiesetta che segna il punto più alto della collina ma la vista dal piccolo cimitero  alle sue spalle, ha ripagato di sicuro la fatica. Qui come in altri luoghi simili nella valle, le tombe vengono costruite in maniera particolare; ogni famiglia ha una specie di alto parallelepipedo, sormontato da croci o altri segni devozionali, una lapide con i nomi e sul davanti la grande lastra con un anello che evidente si toglie al bisogno, per mettervi altre bare. Il mare sembra così lontano da qui, anche se ne senti la presenza, qui piuttosto avverti il sentore di formaggi caprini, di fichi e castagne, di funghi e dell'aspro acidume della sansa di olive. Anche il vino è frutto di vecchie tradizioni, leggero, chiaro e rosato, dai sentori salati, da accompagnare ai piatti carichi di rosmarino e di acciughe. L'arrière pays ti conquista con questa sua arretrata modernità, incentivando la tua voglia di star lontano da un mondo pieno di aspetti fastidiosi, quelli che ti fanno venir voglia di isolarti lontano, fuori dalla folla e dai media, tanto se ti annoi, basta una mezz'oretta di strada e sei già sul lungomare per l'aperitivo prima che venga buio.

Sospel

SURVIVAL KIT

Una porta a Coaraze

Luceram - Ci si arriva da diverse strade, a 25 km daNizza, e ancor meno da Sospel (anche questo molto carino da visitare), se partite da Mentone. Noto per il suo museo dei presepi, ne ospita oltre 100, Particolarmente durante le feste di di Natale, quando tutte le famiglie dei residenti partecipano all'esposizione lungo le stradine coperte che portano alla sommità del paese. Il medico del paese lo a con tutte siringhe e batuffoli di cotone, un motociclista mette tutte le figurine su delle moto, tanto per fare un esempio. Il villaggio era punto importante dal XV secolo sulla strada del sale. Salire lungo le stradine coperte fino alla piazzetta alla Cappella S. Jean con piccolo museo dei vecchi oggetti e poi alla chiesa di S. Margherita, con bei dipinti e oggetti preziosi. Di qui bel panorama sul paese. Poi salire fino alla torre dalla curiosa forma aperta verso il paese.

Peira cava - Proseguendo verso il Mercantour per 14 km, si arriva a questa antica stazione di sport invernali nata all'inizio del secolo scorso e poi decaduta. Adesso si tenta un rilancio con attività nei boschi e nei torrenti. Interessante la presenza di cave dove era conservata la neve d'estate che veniva portata nelle ghiacciaie fino alla costa a dorso di mulo. Bellissimi panorami.

Coaraze - Anche questo è un piccolo paese a meno di 30 km da Nizza, risalendo la valle del Peillon dopo Contes. Avrete difficoltà a trovare parcheggio viste le dimensioni solo pedonali delle stradine che risalgono verso la sommità del paese. Fino alla chiesa in cima dovrete proseguire a piedi lungo strette e tortuose scalinate dai gradi di pietra alti e scivolosi. Ultimamente nel paese si è dato spazio alla costruzione di meridiane artistiche che arricchiscono molte pareti delle case esposte al sole. 

Piazzetta di Luceram

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mercoledì 23 settembre 2020

Recensione: O. Tokarczuk - I vagabondi

 


Un libro interessante per diversi aspetti, in generale perché ci leggi il nerbo della scrittrice vera che ha cose da dire e da raccontare, non per niente le è stato assegnato il Nobel, anche se questa non è una garanzia e per me in particolare, in quanto tratta in modo autobiografico, e quindi in un certo senso, reale, il tema del viaggio, argomento che mi intriga sempre. Come lo fa? In un modo che me l'ha fatta sentire molto vicina, un collage come nelle raccolte di post di un blog, in una serie di pezzi all'apparenza scollegati, nei quali si raccontano storie, raccolte per la via o semplicemente immaginate e soprattutto la vita del viaggiatore attraverso quelli che sono i non luoghi del viaggio stesso. Nella pratica non racconta quasi mai dei posti e delle cose viste. Monumenti, paesaggi, natura e manifestazioni, sono semplici accidenti che attengono alla sfera personale di chi li vede e ne gode in maniera solipsistica che è inutile in fondo condividere e in ogni pezzo, che va dalle poche righe a qualche pagina, non ravvisi quasi mai di quale città o nazione si parli, ma solo delle sensazioni che prova il vero viaggiatore, dei particolari che incontra e sui quali si può ricamare all'infinito. 

Non per niente queste sedute psicoanalitiche avvengono quasi sempre gli spazi anonimi che sono lo stato stesso del viaggio, aeroporti, stazioni, taxi e così via. Ripeto, un libro per me molto intrigante nella cui mentalità mi sono molto ritrovato; una specie di vorrei ma non riesco. Il libro può essere anche una corretta risposta a quanti ti dicono, ma perché la gente viaggia? Domanda a cui, nella maggior parte dei casi è sbagliato tentare di rispondere. Chi fa queste domande, non chiede e non vuole inutili risposte. Particolarmente gustose le parti in cui racconta dei suoi viaggi da bambina al seguito di genitori, sempre in marcia e soprattutto le temute "vacanze" sulla vecchia Skoda di famiglia, quando chiosa: - I miei non erano veri viaggiatori, perché partivano per tornare, e tornavano con un senso di sollievo e la sensazione di aver compiuto il proprio dovere.Tornavano per prendere dalla credenza una pila di lettere e di bollette e fare un grande bucato. Per annoiare a morte gli amici nel mostrare loro le foto, mentre questi sbadigliavano senza farsi notare. - Quanto spesso, purtroppo mi devo riconoscere in questo quadretto. 


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lunedì 21 settembre 2020

Chi ha vinto?

 


Tutto come ampiamente previsto. Anche qui, oltre i sacri confini, arrivano comunque gli echi del cagnaio elettorale italiano e soprattutto quello dei successivi commentari e dei famigerati “approfondimenti”, anche perché ho con me una vecchia radio, che prende qualche stazione italica e quindi sono al corrente dei risultati in tempo reale dei quali mi informa una voce gracchiante che va e viene alternata a musica trap. Inutile aver evitato di essere collegato alla gallica rete televisiva “numerique”, quando anche qui hanno cambiato la tecnologia, facendo a meno del famigerato apparecchio ed evitando n questo modo anche di pagare un ulteriore canone, per liberatormi finalmente delle notizie nazionali. Mi farò bastare la profusione di commenti che il libro delle facce mi renderà noto nelle prossime ore. Certo, il risultato atteso era attorno al 70%, sembra che sarà il 69 o giù di lì, segno che la prevista voglia giustizialista del popppolo è sempre sugli scudi. Le vecchiette in particolare continuano a fare la maglia sotto il palco della ghigliottina, alzando gli occhi dal lavoro solo quando una testa, questa volta di un politico, cade nel cesto e facendo uno stanco cenno di approvazione col capo. Quindi i partiti che erano da tempo convinti di questa bramosia distruttiva della folla, hanno visto giusto votando il taglio al 90%. E saggiamente i perfidi neroverdi, fiutata l’ondata di buon senso che si era levata dal lato meno populista del paese, con una ventata di ripresa del NO, che pure poteva loro essere utile per tentare una supposta spallata, lo hanno perfidamente appoggiato, ma con la solita viltà, in maniera sottotraccia, facendo esporre solo le figure di seconda linea, scatenando al più le tastiere più violente del web, così da poter utilizzare in ogni caso il risultato come una vittoria. Diciamo così che, come sempre tutti hanno vinto e questo inutile referendum, che da solo è costato di più del supposto risparmio, si potrà finalmente archiviare come la prova del pensiero debole degli italiani. Io da parte mia, come prevedevo sono stato sconfitto, essendo un convinto iniziale sostenitore del NO, cosa che d’altra parte sarebbe avvenuta anche a risultato opposto, Infatti se il SI avesse inopinatamente perduto, avrei perso anche io, avendolo, come vi ho detto sabato, sostenuto alla fine. Sarei stato sconfitto in ogni caso insomma, al contrario dei nostri impagabili politici, quindi ho fatto bene ad astenermi. D’altra parte che volete, io sono fatto così, se non perdo non sono contento, non posso lamentarmi. Però da sconfitto, non posso, per correttezza che complimentarmi con i vincitori, tutti quanti quelli che, ho capito, avrebbero comunque vinto qualunque fosse stato il risultato finale.


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Recensione: Anita Nair – Sapore amaro

 



Un altro libro della nota scrittrice indiana di Cuccette per signora, che segue il filone a lei caro, quello dell’esplorazione dell’animo femminile, dei suoi segreti, delle sue debolezze, della sua forza. Il romanzo, che si legge velocemente è sostenuto da un fil rouge piuttosto macabro: la falange di un dito di una ragazza suicidatasi per la vergogna e per amore negli anni ’60, raccolto e nascosto dal suo amante segreto dopo la sua cremazione. Questo impedisce all’anima della ragazza di trovare pace e a causa di ciò il suo spettro continua a vagare, partecipando e mettendo a nudo i sentimenti più segreti di una lunga serie di donne, ragazze, bambine quando l’osso passa di mano in mano, offrendo uno spaccato dell’universo femminile dell’India di oggi, nella quale la figura femminile è così profondamente spaccata tra tradizione e pulsioni di modernità. Anche qui, è poi questo l’aspetto interessante, al di là della storia in sé, questo caleidoscopio di sentimenti che racconta bene i contrasti a cui è sottoposto oggi l’universo femminile indiano. In queste pagine tra il calore ed il colore della campagna dai mille verdi del Kerala, il paese dell’autrice, gli amatori troveranno ambienti, odori e sapori di questo affascinante mondo che molti di noi amano senza preclusioni.


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domenica 20 settembre 2020

Recensione: P. Viswanathan – La sposa bambina

 

E’ l’ennesima saga familiare indiana che si dipana attraverso la prima metà del secolo scorso nel Tamil Nadu, uno degli stati più importanti dell’India del sud. Al di là della storia in sé che è comunque raccontata con garbo, le 700 e più pagine del malloppone vanno giù bene specialmente se siete appassionati di questo continente e delle sue multiformi sfaccettature. In particolare la materia portante che continuamente domina e conduce il racconto è il problema delle caste. Per questo lo suggerisco assolutamente a chi è interessato a questi problemi e a chi ovviamente è, come me, morbosamente affascinato dall’India e dalla sua aria. La storia percorre cinque e più generazioni attraverso il concatenarsi dei passaggi di testimone di una serie di spose bambine, le vere protagoniste di tutti gli eventi che si svolgono all’interno della più elevata casta dei brahamani, in tempi in cui il sistema cominciava a mostrare le prime crepe e molti potevano pensare che al termine degli anni ’50, quando si conclude il libro, vedesse arrivare la sua fine definitiva. Al contrario, chi conosce questo paese, sa bene che dopo altri 60 anni, questo pensiero e ben lungi dall’essere dimenticato. L’autrice canadese, di origine indiana, penetra, a mio parere, molto bene l’argomento, nonostante sia alla sua prima opera. Comunque un libro che come molti altri di autrici indiane, esplora la condizione della donna in quel lontano paese. Io, se siete interessati all’argomento, lo leggerei.


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sabato 19 settembre 2020

Forse che SI, forse che NO

 


Che meraviglia l’ozio, l’ozio assoluto! Lo avrete notato, è quasi una settimana che non mi faccio vivo da quando mi sono messo in isolamento totale qui sulla côte davanti alla tavola blu che più tavola non si può e più blu neanche. Pace totale; è quella che cercavo, dopo la insopportabile sbornia di vota per me, vota per quell’altro e la canea degli odiatori scatenati sui social, che non danno un attimo di tregua. Che poi, per carità, non sono di certo tra quelli che ingenuamente credono che tutto questa carica di odio sia un fenomeno nuovo scatenato magari proprio dal web, assolutamente no, nazisti, bestie di satana e auguri di morte sono merce comune, che è sempre esistita, solo che stava nascosta nelle fogne, non aveva il coraggio di manifestarsi, provava vergogna dei vermi che si agitavano nella propria pancia senza dare pace. Adesso  sono solamente stati sdoganati, da chi ha interesse a farlo e mostrano anche all’esterno l’orrore che hanno dentro, ma neanche ancora tutto per la verità, infatti se provate a dare del nazista ad un nazista, si offende invece di esserne orgoglioso, come dovrebbe essere ogni militante, al limite ti dice io non sono mica razzista, ma…Comunque tutto questo non ha molta importanza, il mondo ha sempre girato allo stesso modo, solo che davvero non ne potevo davvero più dell’aria elettorale, che da noi dura 12 mesi all’anno, contaminando ogni discussione e rovinando ogni possibilità di ragionare correttamente attorno ai tanti problemi. Che poi, io ho tanta, tanta invidia verso quelli e sono così tanti, che hanno certezze, assolute, sicure, senza dubbi di sorta e spiegano al mondo la verità, la loro verità. Io, che sono sempre assillato dal dubbio, che mi rode dentro, mi confonde, non appena propendo per un lato della medaglia, subito mi vengono in mente i mille motivi che ci sarebbero per preferire l’altra. 


Prendiamo questo assurdo referendum, talmente inutile e vano, un perditempo e perdisoldi, da non meritare neppure un commento a margine, ebbene ho scelto in coscienza di non andare a votare, in primis per segnalare questo disinteresse costruttivo e poi, cosa per me ancora più significativa, perché avrei voluto contemporaneamente votare SI e No allo stesso tempo. Seguite il mio ragionamento, intanto tutti i partiti al 90%, pensando che questa fosse la volontà anticasta della maggioranza degli elettori, avevano già votato SI, e questo avrebbe già reso inutile e ozioso il referendum stesso, quindi ero portato correttamente a votare NO, perché nel merito era la cosa più corretta da fare, oltre alfatto che in generale sostengo sempre ii perdenti. Ho convinto infatti, con lunghi ragionamenti, amici giustizialisti a cambiare il loro sì in un più ragionato no. Poi il vento è cambiato, partiti che ufficialmente si erano dichiarati per il sì, avendo fiutato, come cani che si aggirano attorno allo sterco, che forse, molta gente si metteva a ragionare e che c’era una qualche possibilità che, opportunamente spinti, molti cambiassero idea con qualche probabilità che le percentuali cambiassero, pur essendo assolutamente disinteressati al merito della questione, ma solo ritenendo che questo potesse dare una spallata al governo, hanno cominciato a far campagna sotterranea per il NO, infatti vedo molti tra i barricaderi felpati e i fasci più neri, che hanno cambiato idea e si danno molto da fare in questa direzione, dato che visto che un referendum perso ne ha già sistemato uno, chissà che la storia non si possa ripetere. Allora avrei deciso di votare SI, dato che questo pessimo governo è comunque infinitamente meglio di quelli che gli vogliono fare le scarpe. Non ci crederete, ma ho convinto altri amici che volevano votare No a girarsi al SI. Come si faceva nell’esame di retorica ad Atene nel IV secolo. Prima dovevi convincere la commissione esaminatrice della teoria A, poi quando questi erano convinti, dovevi riconvincerla dell’esatto contrario e solo allora eri promosso. Allora non so cosa farete voi, ma io non posso votare nello stesso tempo NO perché è oggettivamente giusto e SI perché è politicamente giusto. Voi invece, fate un po’ come vi pare.


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domenica 13 settembre 2020

Luoghi del cuore 59: I tappeti di Ashgabad


Da qualche parte nel Caucaso -  novembre 1994


L'aeroporto di Mineralnje vody

 Se penso all'Asia centrale, non riesco a fare a meno di riportarmi con la mente ad Ashgabad e a quella volta che ci finimmo quasi per caso in cerca di affari mirabolanti, cose che disolito si trovano sempre negli angoli più sperduti del mondo. Quella città, sovietica come poche altre, anche se ormai i soviet erano scomparsi, era quasi completamente rinnovata dopo un pauroso terremoto di pochi anni prima ed a colpo d'occhio non aveva nulla di interessante da offrire, ma c'era nell'aria un non so che di esotico, un odore di muschio sporco e di caprone lanuto che mi avvinse. Tutto cominciò da un'altra parte, nella repubblica Karachajevo-Cerkieskaja. Gospadin Bulik era un Karachaijevo allampanato, sempre stretto in un cappottino liso e leggero, anche in gennaio. Aveva una barbetta rada ed i capelli corti sotto un cappello di pelle nera di antico uso, al di sotto del quale, due occhietti da faina ti esaminavano, sempre un po' in tralice. Andrej, il nostro contatto laggiù, assicurava che avesse potenti legami in Asia centrale, ma quando eravamo andati nel suo ufficio, un buchetto scuro in una specie di conteiner di compensato, non ci aveva fatto una grande impressione. Si occupava soprattutto di trading di cotone dai paesi di lingua turchesca che dominava assai bene, parlando sempre con voce cupa e bassissima, praticamente un personaggio tirato fuori pari pari da un libro di Dostojevskj. Era un affare grosso quello che aveva per le mani. 

Ragazze turkmene
In Turkmenistan venivano prodotte grosse quantità di bozzoli da seta che, per la mancanza di macchine adatte andavano per la maggior parte perduti. Un progetto ambizioso, da almeno 5 milioni di dollari. Avevo lavorato per mesi all'idea, con una interessante triangolazione che lo rendeva molto competitivo. La prima parte delle macchine per trattare i bozzoli venivano acquistate in Cina con l'aiuto dell'amico Ping, (l'unico posto dove venissero ancora prodotte), mentre quelle più sofisticate della seconda parte dell'impianto, le avremmo ordinate a Como, centro della lavorazione della seta. Noi saremmo stati i main contractors del progetto e del commissioning. Avrevo preparato un book di fattibilità di quasi 200 pagine, del quale ero molto orgoglioso. Bulik ci confermò con mezze ammissioni che l'offerta era molto piaciuta. Era quindi venuto il momento di chiudere il contratto. In una gelida mattina di gennaio, ci ritrovammo quindi nel cadente stanzone di attesa (sala è un po' troppo) dell'aeroporto di Mineralnije Vady nel Caucaso, con Stefania, Andrej e Bulik, seduti sulle panche di faesite scrostata, prima di salire sul gigantesco Iljiushin per Ashgabad. Saremo stati al massimo una trentina e le hostess (nessuna di peso inferiore ai cento chili netti) ci fecero sedere tutti in fondo all'aereo, in una tremenda puzza di gatto morto, in quanto pare che quel modello decollasse meglio se aveva tutto il peso in coda. In qualche modo il volo si concluse positivamente, depositandoci in Turkmenistan in condizioni igieniche deprecabili. Pensavamo di rassettarci alla meglio in albergo, ma l'orrenda bicocca scelta da Bulik, a suo dire il meglio che offriva la piazza, ci depresse ulteriormente. 

Al lavoro
Come di consueto, il figuro al bancone fece un sacco di problemi; infine riuscimmo ad ottenere almeno due stanze col pavimento coperto di scarafaggi morti e bucce secche di mandarino. Demmo la migliore, se così si può dire, a Stefania, già molto innervosita, io mi presi l'altra, mentre i nostri due, adducendo varie scusanti, si arrangiarono nel ricovero della dejurnaija, una matrona imbellettata che esibiva una nona sotto una maglietta pelosa di angora cinese. Mi rinchiusi, dopo che un topo, ma piccolo, era sgusciato nel corridoio, vagamente illuminato da fioche lampadine, in maggioranza bruciate o mancanti del tutto. Una notte difficile, circondati dalle orde dei germi dell'Asia Centrale, ultimo rifugio della peste bubbonica. Fu un risveglio doloroso, essendo poco praticabili le toilettes, con un tentativo di colazione con cetrioli in composta, pane cementizio e smietana. Alle dieci ci aspettava il cliente per illustrare il progetto. Era in ritardo, ma quando arrivò, la delusione ci fece quasi cadere tutta la documentazione che avevamo accuratamente preparato. Ci si parò innanzi una specie di pastore asiatico leopardiano, male in arnese, con una dubljionka spelacchiata da cui spuntava una giacchetta stazzonata, che spiegò a Bulik come il progetto andasse benissimo, mentre alla mia insistente e dubitosa domanda - Dienghy iest? - (ma i soldi ci sono?) fece spallucce, dicendo che dovevamo andare in banca per il finanziamento. Stefania mi lanciava occhiate interrogative, io cercavo assicurazioni da Andrej che a sua volta le chiedeva ad un sempre più impenetrabile Bulik. Giungemmo alla banca prima di mezzogiorno ed il nostro pecoraio, che per tutto il tragitto ci aveva illustrato le montagne di bozzoli in attesa di essere trattati, fu ricevuto con Bulik in direzione. Dopo un quarto d'ora, i due uscirono a testa bassa, cercando di guadagnare l'uscita con lo sguardo bastonato del cane a cui è scappato il gregge. 

Tra la neve
Il direttore si avvicinò a noi con aria di scusa e ci spiegò che il nostro cliente non aveva ben chiaro come funzionassero i finanziamenti e che aveva creduto che, complice la perestroijka, fosse sufficiente andare in banca a chiedere il denaro (5 milioni di dollari) per ottenerlo! Era assai spiaciuto perchè riteneva il progetto molto interessante, ma come tutti i banchieri, in mancanza di garanzie... allargò le braccia. Inseguimmo i due e caricammo di contumelie il pastore, che se la filò in fretta promettendo futuri e certi finanziamenti, magari in miliardi di tenghé, la valuta locale, Bulik che ci aveva trascinato in quella sciocchezza, costataci tanto impegno e Andrej che non aveva controllato la serietà della cosa. Andammo di corsa a cercare un'agenzia che vendesse biglietti per Mosca, la trovammo in uno scantinato, ma quando mostrai la carta di credito, le rotonde addette si lanciarono uno sguardo interrogativo e poi scoppiarono a ridere quando capirono che volevo pagare con quel rettangolino di plastica, con Stefania che si affannava a tradurre in maniera più convincente possibile. Dollari, dollari verdi, se no non se ne parla. Pagai in silenzio e poi trascorremmo le ore che ci separavano dalla partenza in una fabbrica di tappeti a guardare con quanta precisione, schiere di ragazze annodavano i fili di lana,formando come per magia i gul ottagonali che si allineavano mano mano sui grandi telai. Come mio solito non resistetti alla tentazione di portarmene via uno. Poi lasciammo Bulik al suo destino e quando tempo dopo ci contattò per proporre un ricco baratto di venti chili di veleno di api e bile di orso in cambio di impianti, staccammo il fax per non sprecare carta.
 
La magia del tappeto

sabato 12 settembre 2020

E' uscita la 21° s-guida di viaggio Cina del sud - Taiwan!



Eccomi di nuovo qua, ormai è diventata una abitudine. In particolare in questo periodo di forzata reclusione, ho avuto il tempo per editare addirittura tre libri. Oggi vi presento quello del mio ultimo viaggio "sospetto", in quanto ero ritornato dal mio lungo viaggio nel sud cinese proprio agli inizi di quel dicembre che ha aperto le porte a questo disastro globale del quale non si vede ancora la fine. Quindi qui si parla di tre province del Sud della Cina, lo Yunnan, Il Guangxi, lo Hunan, di particolare interesse per la loro conformazione geologica, dove ci sono alcuni tra i paesaggi più famosi del paese inclusi quelli che hanno ispirato i grandi dipinti della loro cultura con le montagne avvolte da sottili veli di nebbia e di nubi, per non parlare del film Avatar, ispirato e girato nel parco di Zhang Jie Jian. Devo dire che al momento in zona, eppure eravamo a non molti chilometri da Wu Han, non si aveva alcun sentore di quanto stava per accadere anche se, come da tempo accade e l'ho scritto, una consistente parte della popolazione nelle grandi città girava già con la mascherina. 

Comunque, come sempre la Cina è un paese di grande fascino, sia per i suoi ambienti, per i suoi aspetti naturalistici, ma soprattutto perché è un mondo in cui la velocità dei cambiamenti è sempre palpabile ed avvertibile al visitatore, in maniera stupefacente. Un paese che ti mette di fronte a realtà imprevedibili e che sfata sempre tutti i pregiudizi e le convinzioni che ti porti da casa, anche nell'esame di queste tre provincie, che tutto sommato di potrebbero considerare periferiche e meno significative del paese nel suo complesso. C'è poi una intera parte dedicata a Taiwan, l'altra Cina, piena di confronti ed inevitabili paragoni.

Chi fosse interessato al notevole tomo che ne è uscito, di oltre 400 pagine, con molte illustrazioni (negli e-book le foto sono a colori), che ho stampato come al solito con lulu.com, può andare nella apposita pagina/vetrina, clikkando qui, nella quale è raccolta la mia produzione che ormai ammonta a 23 titoli se non sbaglio oppure scrivermi direttamente che glie lo spedisco a casa.


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