sabato 23 giugno 2018

Tuscia 4 - DaTarquinia a Tuscania


Tarquinia - La tomba dei leopardi



Tombe
Oggi altre due gemme dello scrigno prezioso di questa terra. La prima tappa è uno sprofondare nella storia più antica, quella che ci riporta al misterioso mondo degli Etruschi, un popolo che ha contribuito molto allo sviluppo della civiltà del nostro paese e senza il quale forse la civiltà romana non avrebbe potuto diventare quello che è stata. A Tarquinia, tra olivi e campi ubertosi, si trova la cosiddetta necropoli dei Montarozzi, una delle più ricche, che raccoglie in uno spazio tutto sommato abbastanza limitato un gran numero di tombe a tumulo, tutte riccamente decorate. Oggi la maggioranza di queste sono state rese agibili alla visita e benché svuotate di tutti gli arredi che vi si trovavano (per lo meno quelli non ancora razziati dai tombaroli di tutte le epoche), conservano una ricchissima serie di affreschi, che benché, come si può immaginare, siano di grandissima e facile deperibilità, hanno trovato una soluzione accettabile che ne garantisce la conservazione consentendone comunque la vista. Bisogna dire che una buona parte delle pittura è ancora ben leggibile e ci racconta molto di questa civiltà vecchia di quasi due millenni e mezzo, mostrandoci nelle sue policrome raffigurazioni, il livello di raffinatezza a cui erano arrivati e soprattutto, essendo poi queste delle tombe, il rapporto sereno che gli Etruschi avevano con la morte e con il mondo ultraterreno.

Sarcofagi
Sulle pareti della camera che fungeva da sepolcro si alternano scene di banchetto, di giocolieri, di sportivi, animali e spettacoli, quasi a voler rappresentare i momenti più belli della vita del defunto o forse per rallegrarlo dopo la morte. Ogni tomba è identificata con un riferimento a qualche caratteristica preminente dei suoi affreschi, così puoi passare, scendendo attraverso ripide scalette di legno, in questo mondo dell'al di là, per vedere attraverso vetrate protettive, la tomba del guerriero, quella dei leopardi, quella delle leonesse, quella degli àuguri, dell'orco, del barone e tante altre tra cui davvero puoi perderti senza riuscire a deciderti quale sia la più bella o la più suggestiva. Se riesci a capitarci quando non c'è molta gente, proverai a rimanere per un poco, solo al chiuso di quello spazio ridotto e un poco claustrofobico e guardare la volta bassa ricoperta di disegno geometrico mentre sulle pareti scorrono le scene di caccia e di pesca o di atleti che si sfidano nelle gare, cercando di sentirti almeno in parte in quel mondo così lontano nel tempo, dal quale, comunque e almeno in piccola parte provieni. Cosa pensava quella gente quando si allontanava da questi tumuli, vergate di quella scrittura bustrofelica e ondivaga, quando molta parte del mondo viveva ancora tra piane e foreste, tornando alle proprie case in vesti preziose che avevano solcato i mari per arrivare fin quaggiù, che conoscevano i quattro bordi del Mediterraneo, che scolpivano la bellezza dei sorrisi sereni nelle loro statue e capigliature complesse di boccoli nelle loro terracotte? 

Chiesa di S.Maria Maggiore
Forse il loro mistero viene dal fatto che i Romani, conquistandone le città, li hanno assimilati, facendoli diventare parte di se stessi, confondendosi a loro e impadronendosi anche della loro cultura? Difficile rispondere, ma forse proprio per questa conoscenza confusa, rimane più avvincente il percorrere questi luoghi e vedere il loro mondo perduto. Percorso che continua nel magnifico Museo Nazionale Tarquinese, che raccoglie appunto oltre ad alcune tra le pitture più belle, una ricca serie di sarcofagi tra cui la meravigliosa serie proveniente dalla tomba dei Partunu e le spettacolari sculture rimaste del frontone dell'Ara della Regina, oltre ad una ricchissima collezione di vasi ed altri oggetti, monete e monili che raccontano l'abilità di quegli artigiani e la loro capacità di trattare i materiali, dalla terracotta all'oro. Davvero una visita imperdibile, anche per il contenitore stesso, il palazzo Vitelleschi, anch'esso mirabile e perfetta opera d'arte dell'architettura gotico-rinascimentale. Sarebbe bello dedicare almeno una settimana a girare per queste campagne soltanto per andare a scovare i siti di questo mondo lontano: davvero ci sono tante cose da vedere. Nel pomeriggio balzo avanti nel tempo con l'abitato medioevale di Tuscania e le sue chiese assolutamente uniche sia per il loro aspetto intrinseco che per la posizione paesaggistica. 

Chiesa di S.Pietro
A partire dall'insieme degli edifici della Chiesa di S. Pietro che circondano un prato smeraldino che ha eguali solo nella piazza dei Miracoli di Pisa, già set del Romeo e Giulietta di Zeffirelli, qui raccolto con le due torri e la facciata intorno allo stretto spazio, davanti all'arco misterioso, dove si rincorrevano Davoli e Totò, nella sua ultima apparizione sullo schermo in Uccellacci ed uccellini. L'interno severo della chiesa ti lascia senza fiato con il suo spettacolare pavimento cosmatesco e quel che rimane dei suoi ieratici affreschi e più ancora quando ti addentri nel sotterrano mirabile della vastissima cripta che a sua volta ha affascinato registi di ogni epoca. Ancora più straordinaria la vicina chiesa di Santa Maria Maggiore con la sua facciata che è una trina preziosa di marmo a partire dal bellissimo rosone e soprattutto con il suo interno ricchissimo di preziosi affreschi tra i quali spicca un famoso Giudizio universale, oltre al particolare altare, al pluteo dell'VIII secolo e al fonte battesimale del XIII. Insomma una serie di capolavori a getto continuo, la maggior parte dei quali devi lasciare al lato della strada, mancandoti il tempo per poterli vedere ed apprezzare. Solo un'ultima occhiata ad uno dei panorami più gettonati di Tuscania, quello attraverso l'arco dell'ingresso al Belvedere, dalla quale l'abside della chiesa di S. Pietro si staglia sulle colline circostante; un panorama severo che di certo incantava i pellegrini che seguivano questo ramo della via Francigena per raggiungere la capitale. 

Il pavimento cosmatesco

SURVIVAL KIT

Dal belvedere
Necropoli di Tarquinia - Ingresso 6 € - A 3 km dalla città, loc. Montarozzi. Oltre duecento tombe su 750 ettari, di cui visitabili una quindicina, che conservano bellissimi affreschi. 

Museo Archeologico - Palazzo Vitelleschi - Ingresso 6€ (con la necropoli 8) - Tre piani di reperti, affreschi e sarcofagi etruschi provenienti dalle necropoli circostanti,tra i più belli in assoluto, esposti in modo molto interessante ed avvincente, in un palazzo esso stesso opera d'arte. Da non perdere.

Tuscania - Tutta la città da vedere col suo centro storico, se si hanno soltanto un paio d'ore non mancare le due chiese di S. Pietro e di S. Maria Maggiore, coni loro interni ricchi di opere d'arte e il colpo d'occhio dal belvedere. 

Agriturismo Bagaglia Loc. Vaccareccia. Sul litorale, classico agriturismo che sfama torme di turisti e vacanzieri. Servizio rapido e cortese. Piatti classici, bruschette e fujot coi fegatini di pollo, risotto e tagliatelle al cinghiale, arrosto morbidissimo e zuppa inglese. 


Interno del palazzo Vitelleschi

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1 Montefiascone e Bolsena
2 Da Viterbo a Vitorchiano
3 Da Civita ad Orvieto 

venerdì 22 giugno 2018

Tuscia 3 - Da Civita di Bagnoregio a Orvieto

Civita di Bagnoregio

La piazza
Ancora colli selvatici ed impervi per arrivare ad una delle perle assolute di questo territorio, Civita di Bagnoregio, uno dei borghi più straordinari di questo lembo di Italia, universalmente noto per la sua posizione unica. Arrivi fino al belvedere dell'abitato di Bagnoregio, volendo con una comoda navetta o a piedi se hai voglia di fare una sgambata e poi dalla balconata ti si apre una veduta unica in tutti i sensi. Qualunque sia la stagione,davanti a te si apre una valle scoscesa e ricoperta di boschi fitti con poche radure a ridosso di castagneti e pochi gruppetti di case antiche. In mezzo alla valle, che in epoche lontanissime era la sede di una gigantesca area vulcanica, si eleva un monte dalle pareti a strapiombo che le erosioni ed i crolli successivi hanno reso inavvicinabile. Sulla cima abbarbicato alla roccia fragile, proteso sull'abisso, un paese dalle case di pietra unite le une alle altre come fossero cosa unica, Civita appunto. Un fragile ponte attraversa l'abisso sostituendo quello che un tempo era un minuscolo camminamento che terremoti e intemperie hanno fatto definitivamente crollare, conducendo i viandanti alla porta di accesso. Dietro un panorama mozzafiato, una serie continua di calanchi grigi che si stanno disfacendo a poco a poco, ogni anno diversi, a formare quinte successive di roccia friabile che vento ed acqua scavano senza pietà mantenute a volte insieme dalla roccia soprastante un poco più solida. 

I calanchi
Qui è frequente la nebbia ed allora la cima del borgo che emerge da quel mare lattiginoso, la cui base rimane nascosta alla vista lasciando all'immaginazione di ognuno, la sua forma e la sua consistenza, è una magia sospesa nel vuoto come le rocce volanti del pianeta Pandora create dalla fantasia del film Avatar, ma che evidentemente, per quanto folli frutti della fantasia, possono essere reali. Una cartolina medioevale come poche altre, che tuttavia devi conquistarti perché la salita per raggiungere l'abitato è dura e faticosa, arrivi alla porta completamente senza fiato, un po' per la salita, un po' per lo spettacolo nuovo che ti si apre all'interno del paese, abitazioni antiche di pietra chiara che i raggi del sole colorano di toni aranciati, scalette e finestre coperte di fiori, piccoli giardini nascosti, muraccioli in cui si scavano la vita piante di capperi, cespi di acanto dalle foglie barocche e dai fiori rigogliosi. Raggiungi la piazzetta entrale dove si è appena svolta la festa, una sorta di palio ed entri in una chiesa severa e solitaria. Nella navata centrale ci sono ancora i resti dell'infiorata del giorno prima. Poi ti perdi nei vicoli che si allontanano dal cammino principale per arrivare fino allo strapiombo ed ogni volta è una veduta mirabile e unica. Non osi pensare al momento in cui la folla dei turisti, che il luogo ormai conosciutissimo attrae da tutto il mondo, se ne andrà, lasciando il paesino deserto e vissuto dalla decina di abitanti che lo popolano, in uno squarcio di medioevo attuale a tutti gli effetti. 

Una botte del museo
Non vorresti lasciare il posto e continuare a goderti ogni angolo, ogni casa, ogni scalinata. Davvero un luogo affascinante. Non lontano da qui, nella stessa Bagnoregio la interessante visita di un frantoio tradizionale, racconta la storia di un territorio vocato alla produzione di molte eccellenze alimentari per le quali il nostro paese è famoso nel mondo. Il racconto della produzione dei vari tipi di olio dalle diverse fragranze non è disgiunto dalla vista di macchine moderne che danno le maggiori garanzie di qualità ai molti prodotti dell'azienda Piensi. Assaggiare alcuni di questi oli, gustandone le differenze con verdurine e pane locale, ti consente di apprezzarne le diversità, i sapori, i profumi fruttati. Difficilmente si riesce a resistere dal portarsi a casa qualche esempio, piccole bottiglie che ti ricorderanno, giunto a casa, questo angolo di Alto Lazio. Bisogna far decantare tutto questo e l'agriturismo Tenuta di Campolungo, letteralmente sepolto tra infinite siepi di rose bianche, in un paesaggio di pascoli e campi, è il luogo adatto per provare l'acqua cotta e l'amatriciana della tradizione, assieme ad un delizioso spezzatino di maiale. Ma non c'è tempo per riposare ci aspetta il Museo del vino Muvis a Castiglione in Teverina, costituito all'interno di una vecchia e tradizionale cantina che era stata una delle aziende più importanti della zona e occupava moltissimi addetti tra le due guerre. 

Un vicolo
Il museo è costituito da una serie di oggetti riguardanti la coltura della vite e della produzione vinicola, accompagnati da una ricchissima iconografia con fotografie d'epoca che illustrano la produzione dell'azienda, con le prime macchine di riempimento e confezionamento. Le cantine scendono per cinque piani al di sotto della collina e contengono una serie di vasche e moltissime botti di proporzioni colossali dove i vini terminavano il loro invecchiamento. Questi sotterranei, durante la guerra, sono serviti da rifugi anti aerei per tutta la popolazione del paese. Ma la giornata non è ancora terminata, rimane infatti da fare una breve passeggiata nella città di Orvieto, una delle più affascinanti di tutta la zona, a partire dal famoso pozzo di S. Patrizio per arrivare attraverso le vie dei quartieri medioevali fino alla gemma del duomo, dalla notissima facciata. Davvero curioso, guardare la folla che si raduna via via sul sagrato antistante e rimane lì a testa in su a bocca aperta senza riuscire a profferire parola davanti a tanta bellezza. 

La facciata del Duomo
Considerare i particolari ti prenderebbe giorni di attenzione, la stessa guida che ci ha accompagnato, confessa che ogni volta che si ferma davanti a questo capolavoro, nota nuovi particolari, punti di discussione, caratteristiche che non compaiono ad una prima lettura. Insomma un quadro perfetto da ammirare nel suo insieme perdendosi poi nei suoi meandri più segreti e nascosti. Anche la visita dell'interno è un continuo susseguirsi di capolavori a partire dalla cappella di San Brizio con lo spettacolare ciclo di affreschi del Signorelli e la cappella del Corporale che racchiude la reliquia del lino insanguinato del miracolo di Bolsena di cui vi ho già parlato, con altri affreschi spettacolari e la pala della Madonna dei Raccomandati, tanto per dirne una. Una serie di pezzi così straordinari da far passare quasi in secondo ordine altri capolavori come la Madonna con Bambino di Gentile da Fabriano all'ingresso e cento altri pezzi che da soli varrebbero la visita. A questo punto bisogna riprendere le forze e devo dire che il carpaccio di pere e lo stinco di maiale alle prugne dell'Osteria delle donne è stato decisamente in linea con i capolavori che abbiamo assaporato in questa importante giornata.

La cappella del Corporale

SURVIVALKIT

Civita di Bagnoregio - Da Bagnoregio al belvedere possibilità di prendere una navetta, poi 1,5 km a piedi lungo il ponte per accedere alla città. 5 € festivi , 3 feriali. Cercate di arrivare prestissimoper evitare le code infernali. Dopo aver apprezzato lo spettacolare panorama (bellissima vista anche dal costone opposto di Lubriano) fare un giro nella cittadina senza perdersi gli angolini più segreti, la chiesa (se non è in restauro) e la vista dei calanchi che la circondano. E' possibile anche fare un itinerario a piedi alla base del monte che sostiene il paese.

La tenuta di Campolungo - Agriturismo - Vicolo Monterado - Bagnoregio - Posizione bellissima in mezzo ai roseti, ai ciliegi e alla campagna. Acqua cotta e pici all'amatriciana, cosciotto di maiale al ginepro, dolce. Locale piuttosto rumoroso.

Frantoio Piensi Frantoio nei pressi di Bagnoregio, dove è possibile l'assaggio degli oli e degli altri prodotti dell'azienda con relativi acquisti. Tutto è spremuto a freddo e vengono prodotti oli diversi anche con varietà di olive tradizionali

Museo del Vino MUVIS - Castiglione in Teverina - ingresso 6 Euro, 3 ridotti e gruppi. Di grandi dimensioni (5 piani). Ben disposta tutta la prima arte con molte foto d'epoca e interessante filmato che raccontano una classica cantina di grosse dimensioni operativa durante le due guerre mondiali. Belle cantine sotterranee con botti colossali.

Duomo di Orvieto - Pezzo unico imperdibile, anche se si ha poco tempo. Ingresso 4 euro. Munirsi di guida per non perdere tutti i capolavori dell'interno, in particolare la cappella affrescata dal Signorelli. Dedicare almeno una mezz'oretta per godersi la facciata nei particolari più minuti, forse la più nota e bella d'Italia. Alla sera a favore di sole si ha la vista migliore.

L'Osteria delle donne  - C. Cavour 212- Orvieto - Uno dei ristoranti migliori del giro. Cordialità e ottimo servizio, pur nel locale affollatissimo. Delizioso carpaccio di pere con formaggio, ombrichelli al rancetto sapidi e succulenti, meraviglioso stinco di maiale di morbidezza unica che ho mangiato in quantità esagerata, dolce. Da riprovare per sentire gli altri piatti.

Civita - Scale 

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1 Montefiascone e Bolsena
2 Da Viterbo a Vitorchiano 

giovedì 21 giugno 2018

Tuscia 2 - Da Viterbo a Vitorchiano


Vitorchiano

Viterbo - Palazzo dei Papi
Al mattino presto la vista sul lago dal balconcino della tua finestra non ha prezzo. Sarà pur vero che il lago induce di per se stesso alla melanconia, ma che piacere stare qui a guardare il clic dell'onda leggera che si rivolta sul ghiaino della riva, mentre una serie di paperelle si infila tra i salici ed i canneti. Ma gambe in spalla, che il tempo non è molto e le cose da vedere tante. Si risale la caldera e tra boschi di querce, vecchi olivi a quinconce e nuovi impianti di noccioli, questa è la regione con la maggiore produzione italiana, grande fornitrice della Ferrero, si arriva a Viterbo, la città dei Papi, severa e racchiusa nelle sue alte mura col palazzo e la città che si stagliano all'orizzonte formando una skyline indimenticabile ed immediatamente riconoscibile, altro che New York o Dubai, per dire. Qui dal belvedere del giardino di fronte la vista del grigio palazzo famoso, subito richiama alla mente tempi antichi e paramenti paludati di conclavi complicati. Forse proprio qui prese il via la parola che definisce la riunione che dà luogo all'elezione papale. Qui in questo palazzo severo, la popolazione esausta che da anni manteneva a ufo la massa di cardinaloni che non si decidevano a votare il prescelto, fu richiusa dentro appunto cum clave, nel palazzo privo di tetto e pare anche di cibo fino a che non si si fossero messi d'accordo, cosa che fecero immantinente. 

Viterbo - Quartiere San Pellegrino
Potenza della persuasione popolare. Certo che questo dovevano essere tempi pericolosi per la detenzione del potere, infatti durante il periodo papale in città, che fu di soli 24 anni, si alternarono al soglio ben nove pontefici, una moria diciamo pure sospetta. Comunque la piazza antistante il palazzo e la preziosa loggia è davvero spettacolare e non meraviglia sia stata scelta come set per numerosi film, compresa la serie del Commissario Rocca. Ma la meraviglia continua camminando tra fontane e giardinetti per le vie dell'antico quartiere San Pellegrino, con le sue case addossate le une alle altre, le scale esterne aggettanti e ricoperte da cascate di fiori, insomma ce n'è veramente in eccesso per essere orgogliosi del nostro paese. Anche pranzare in un ristorante ricavato in una antica casa, tra archi di pietra e volte a botte fa sembrare ancora migliori i piatti tradizionali che abbiamo provato, dalle croccanti bruschette, al risotto all'ortica, alla classica amatriciana e via via fino al semifreddo finale. Poi primo pomeriggio alla villa Lante a Bagnaia, forse un poco meno nota delle consorelle a Caprarola o di Villa Farnese o villa d'Este, ma assolutamente imperdibile con uno dei parchi più belli d'Italia ed un giardino all'italiana di tale perfezione da rimanere incantati. Che bellezza passeggiare nei vialetti tra le siepi di bosso a scoprire fontanelle nascoste e altre maestose, giochi d'acqua e cascate gorgoglianti, statue in peperino ricoperte di muschi e i mori del Giambologna al centro del parterre.

Villa Lante il giardino all'italiana
Tutte opere meravigliose che la dicono lunga di come in tutte le epoche avere molto danaro a disposizione poteva dare luogo a opere magnifiche ed il cardinale Gambaro che la portò al suo massimo splendore, ne ha fatto davvero un pezzo unico. Peccato che le due costruzioni quadrate che costituiscono le ville vere e proprie, siano visibili all'interno solo in alcuni ristrettissimi periodi dell'anno. Rimane allora la curiosità che dovrebbe indurre al ritorno. Ancora un appuntamento per terminare la giornata, l'abitato di Vitorchiano, abbarbicato su uno sperone di roccia con le sue case abbracciate le une alle altre, quasi appese nel vuoto sulle rocce fessurate che minacciano di spaccarsi da un momento all'altro e far precipitare nel baratro tutto il paesino. All'interno del borgo accedi solo attraverso strette porte e le stradine mostrano tutta la bellezza dell'abitato medioevale che scende ripido verso la parte esterna, dove il sentiero esce quasi a precipizio nella forra sottostante nel punto che certo affascinò Monicelli nel 66 quando qui volle posizionare una delle scene topiche della sua Armata Brancaleone. Il colpo d'occhio dalla balconata di fronte è davvero spettacolare, con il sole che sta scendendo dietro i rilievi lontani. La curiosa statua di un Moai dell'isola di Pasqua che completa lo spiazzo, è uno dei pochissimi scolpiti fuori dall'isola da un gruppo dei suoi abitanti che hanno girato il mondo in cerca di condizioni analoghe alle loro e che hanno trovato nella cava della pietra di questi luoghi il materiale idoneo a lasciare una testimonianza della loro cultura. 




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1 Montefiascone e Bolsena 




mercoledì 20 giugno 2018

Tuscia 1 - Montefiascone e Bolsena


Il lago di Bolsena

Ed eccoci arrivati alla breve relazione che mi è doveroso fare del consueto viaggio di studio annuale, organizzato dall'Associazione Museo dell'Agricoltura di Torino. Essendo questo un anno pari, la meta è stata scelta, come da tradizione, entro i nostri confini e si è rivolta ad una delle più belle ed affascinati zone italiane, la Tuscia, un territorio forse meno noto di quanto merita, con le sue città circondate da mura e la sua storia di lotte tra Papi e Imperatori. La prima tappa ci ha portato a Montefiascone con la sua balconate belvedere che mostra di lontano la gemma del lago di Bolsena. Di qui e dalla sua rocca dei Papi, si respira quell'aria di stati pontifici che ci accompagnerà per tutto il resto della settimana. Ma questa è soprattutto anche terra di vini, in particolare il famoso Est Est Est il cui nome riporta alla leggenda dell'incaricato del Vescovo che batteva la campagna, lungo le strade che il suo superiore avrebbe percorso, con l'incarico specifico di segnalare con la scritta latina Est la porta delle locande dove si trovava soprattutto buon vino. Qui a Montefiascone, fu evidentemente fulminato dalla qualità del nettare provato e la scritta fu addirittura triplica. Sembra che il prelato abbia seguito pedissequamente il consiglio, rimanendo a lungo in zona, bevendo il vino in oggetto e mangiando in maniera adeguata fino a morirne.

Dunque la sosta nelle Antiche Cantine Leonardi per una opportuna degustazione, è stata una sorta di obbligo alla verifica di quanto sopra riportato ed ha consentito anche la visita delle gallerie scavate nella pietra vulcanica che ospitano le botti dove il vino effettua un passaggio più o meno lungo di affinamento a seconda delle tipologie. Poi via tra colli e valli dolcissime, boschi e campi coltivati di una agricoltura molto tradizionale, alternati a vigne rigogliose, fino a scendere lungo il bordo della grande caldera che circonda il lago verso l'abitato di Bolsena. A tratti, quando il terreno si scopre intravedi ancora i residui di antichissime eruzioni che mostrano pareti di basalti neri a canne d'organo che qui chiamano le Pietre lanciate. Passeggiare poi per il delizioso centro storico, lungo le vie ed i vicoli contorti, è una sorpresa continua, ad ogni angolo scopri un nuovo punto di vista su antichi palazzi, minuscole chiese, o balconate al cui affaccio compaiono gradinate di tetti che scendono a valle a balze continue e ritmate, mostrando qua e là scorci del lago che ti attende più a valle. Ma non bisogna dimenticare che questi sono luoghi dove il sacro e la devozione religiosa medioevale è stata fondamentale per la vita di queste genti e cosa di non poco conto anche del relativo sviluppo economico, grazie alla scia di pellegrinaggi che portavano qui masse di popolo che sulla battutissima via Francigena volevano arrivare a Roma. 

Quindi la fioritura di fatti miracolosi, di venerazione di santi e di reliquie ha qui una sua consistente presenza. Seguendo lungo le strade del borgo il percorso di una famosa infiorata avvenuta purtroppo solo il giorno precedente al nostro arrivo, si giunge alla Collegiata di Santa Cristina, un complesso architettonicamente davvero pregevole che raduna in un solo edificio, tre luoghi di culto importanti, dove si venerano i fatti riguardanti il martirio della Santa ed un famoso miracolo del 1263 in cui si racconta che un religioso che dubitava del mistero della transustanziazione (bisogna ricordare che quella era l'epoca della grande discussione sulla reale trasformazione dell'ostia in carne e sangue di Cristi, con la conseguente eresia dei Catari) vide l'ostia che stava santificando aprirsi e gocciolare sangue che imbrattò le pietre di marmo e la stoffa disposta sull'altare. Dietro l'attuale altare le pietre che ancora oggi conservano l'impronta delle gocce di sangue cadute, segnale inequivocabile della reale trasformazione, sono ancora esposte alla devozione dei fedeli. Insomma tanta roba. Comunque il viaggio per arrivare fin qui è stato lungo e non c'è nulla di meglio che un meritato riposo proprio sulle rive del lago, una cartolina con le due piccole isole al centro, i canneti ai alti del porticciolo dove sciaborda un'onda delicata e gentile, una visione di pace che invita al riposo ed alla meditazione.


SURVIVAL KIT

Hotel Loriana park - Viale Cadorna 23 - Bolsena - Bell'albergo nuovo, proprio sulla riva del lago,dove potrete fare una piacevole passeggiata. 3* ma con caratteristiche superiori. Free wifi buono in camera. Buone dotazioni nei bagni, TV, Frigo. Camere buone, pulito, personale molto gentile, da 35 a 45 Euro a seconda della stagione con colazione a buffet normale. Ristorante gradevole per la sera se non volete allontanarvi. Gelateria interna. Consigliato 

martedì 19 giugno 2018

Taste of Moldova 1



Dolci colline
Sopra la terra nera
Un girasole

domenica 17 giugno 2018

Moldova 18 - 50 motivi + 1 per andare in Moldova

Cimitero di campagna


A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi sulla Moldova, stimolandovi al viaggio (e stavolta è davvero il capitolo definitivo, poi passeremo ad altre terre), vorrei fare un piccolo elenco di cose imperdibili di quel paese o che se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di mettersi ad organizzare una scappata da quelle parti, per scoprire un paese sottostimato e sicuramente poco conosciuto che, al contrario, a mio parere darà soddisfazione investigare un poco più a fondo.


  • Prendersi il piacere di scovare i punti di interesse per la visita di un paese turisticamente poco conosciuto
  • Toccare con mano le storie di chi si muove per il mondo per poter fare sopravvivere la propria famiglia
  • Abituarsi alla filosofia degli spostamenti low cost, che potrebbe diventare sempre di più la norma
  • Conoscere meglio la realtà abitativa di Chisinau, stando in appartamento e non in hotel
  • Misurarsi a piedi e in macchina con la realtà della capitale
  • Uscire dalla città e capire perché questo è il paese delle verdi colline
  • Toccare la terra nera e apprezzarne la fertilità
  • Camminare tra le vecchie case di un paesino qualunque
  • Stare tra le tombe di un cimitero di campagna e sedersi alle tavole del pranzo dei morti
  • Guardare dall'alto di una collina, le anse di n fiume
  • Percorrere sentieri nei campi tra resti di moschee, bagni turchi e necropoli antiche
  • Aggirarsi tra antichi reperti e monete di tempi passati in un piccolo museo
  • Vedere gli interni di una casa tradizionale con tutti gli arredi di un tempo
  • Arrampicarsi su ripidi scalini per visitare monasteri scavati nella roccia
  • Comprare una candela sottile dall'unico monaco rimasto
  • Girare attorno alla croce di pietra della chiesa dell'Ascensione guardando il paesaggio
  • Mangiare deliziose braciole di maiale sul bordo di un laghetto
  • Girare in trenino per le gallerie di Cricova e stupirsi per la collezione di vini
  • Partecipare ad una sessione di wine testing e discutere di vino con americani, asiatici e tedeschi
  • Vedere di soppiatto il deposito segreto dei preziosi vini presidenziali e le sale riservate
  • Andarsi a mangiare un gelato italiano tra pensionati transfughi
  • Andare in Transnistria a stupirsi delle sue particolarità, attraversando la frontiera di un paese che non esiste
  • Collezionarne il visto e le sue monete di plastica
  • Emozionarsi per questo salto indietro di trenta anni ritornando nella realtà sovietica
  • Scoprire le ambasciate di paesi come Abkazia e Ossezia del nord
  • Trovare la statua del generale Potionkin
  • Visitare la fortezza di Bender e guardare il Nistru dalle suemura
  • Aggirarsi tra le rovine delle fabbriche sovietiche abbandonate
  • Bere un bicchiere di kvas davanti al mercato colcosiano per una botta di nostalgia
  • Passeggiare nelle vie e nei parchi di Tiraspol tra statue di Lenin, altari della patria e carri armati monumenti alla liberazione
  • Gustare bicchierini di divin, meglio se molto invecchiato, uno dei migliori brandy del mondo
  • Prendere il sole sulle spiagge cittadine del Nistru
  • Visitare le chiese solitarie del monastero di Chițcani e il suo campanile, il più alto della Moldavia
  • Fermarsi a parlare con le contadine in paesi senza nome vicino ai pozzi dipinti
  • Arrivare al Nistru tra campi di girasole, vigne e lavanda
  • Scendere la falesia per andare a trovare i monaci di un monastero rupestre, guardando la Transnistria al di là del fiume
  • Pranzare in un agriturismo sul fiume assaggiando la mamalyga
  • Provare distillati di frutta e vini fatti in casa
  • Visitare il monastero degli uccelli bagnandosi alla fonte sacra
  • Fare un giro nel bosco alla ricerca di cascatelle e sentieri segreti
  • Bersi una birra alla spina Chisinau 
  • Guardare il ponte che traversa il Nistru ed i palazzi colorati della periferia di Ribnita sull'altra sponda
  • Godersi una festa in piazza con bambini che cantano sul palco alternati ai politici che fanno l'ultimo comizio elettorale
  • Passeggiare per i viali ed i parchi della capitale ammirando monumenti e vecchi palazzi
  • Vedere gli oggetti di devozione, le icone e di reliquiari della cattedrale
  • Percorrere il viale dei letterati e guardare il centro della città dal punto di vista di Stefan cel Mare
  • Andare all'interno dell'Hotel Chisinau ed alla stazione per trovare vecchie sensazioni sovietiche
  • Fare un giro per la città in filobus
  • Cercare in giro per la città le opere del grande architetto Alessandro Bernardazzi
  • Visitare il bellissimo Monastirea Ciuflea con le reliquie di San Nicola
  • Ammirare le spose in coda per celebrare il matrimonio nella chiesetta di legno in un bellissimo parco
ed infine

  • Salutare l'amico Alfredo che ti ha fatto conoscere ed apprezzare questo paese
Io ho detto tutto. Se vi interessa una vacanza un poco fuori dagli schemi mandategli una mail o un colpo di whasapp e organizzatevi un giro da quelle parti. Io direi che ne vale la pena.

Il Nistru




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sabato 16 giugno 2018

Moldovia 17 - Cosa si mangia?


Braciole di maiale

Verdure
Ed eccoci arrivati al consueto capitolo riguardante un aspetto a me caro, ma che so interessa a molti: l'enogastronomia del paese vistato; in fondo anche questa è cultura, non vi pare? Partiamo dalle considerazioni pratiche. Intanto è sicuro che in Moldavia non morirete di fame, anzi l'offerta che avrete a disposizione vi consentirà di campare bene, sia che siate degli schizzinosi abituati solo ai vostri sapori, sia che invece siate dei gastroesploratori, curiosi di provare la cucina del posto. Quindi partiamo dal fatto che, specialmente nella capitale, ma anche in tutti gli altri centri anche di media importanza, troverete molti ristoranti italiani o locali che comunque includono piatti italiani, a partire dalla pasta, ormai diventati un obbligo internazionale. Ovviamente la pizza è onnipresente. Oltre a questi avrete la possibilità di assaggiare cucine di tutto il mondo, greca, turca, centroasiatica, francese, messicana, araba, cinese, giapponese assieme a tutte le varianti asiatiche. Naturalmente spopola anche qui la cultura del fast food, per gli amatori dell'hamburger. Per la colazione, sono ormai molti i locali che offrono i must italiani dall'espresso al cappuccino, col classico cornetto o muffin e le sfogliate ripiene, dolci o salate. In città ho visto posti con l'insegna: caffé e brioche a 20 lei.

Composte e vino di campagna
Quindi in generale, in città avrete la possibilità di trovare molti locali in cui potrete scegliere tra piatti cosiddetti internazionali e piatti moldavi, mentre nei centri minori e in campagna, potrete rilassarvi con le offerte della cucina tipica, che è piuttosto simile a quella rumena con molti innesti russi e ucraini. Inoltre c'è una forte contaminazione dovuta alle tante etnie minoritarie presenti nel paese, ma qui forse andiamo a complicarci troppo le cose e quindi le lasceremo da parte. Alla base avremo comunque sempre una materia prima di buona qualità che prevede abbondanza di frutta e verdura che proviene dai tanti orti familiari e dalla produzione agricola che rappresenta una delle attività produttive principali. Quindi patate, cavoli, pomodori, zucche, zucchini e gli onnipresenti cetrioli, melanzane, ravanelli e rape, legumi e insalate varie. Nella frutta abbondanza di mele, pere, prugne, angurie e meloni, pesche e albicocche buonissime, presenti anche nella forma essiccata. Tutto questo si consuma in stagione mentre la forma classica di consumo nel resto dell'anno, è la conservazione in una salamoia, senza aceto, di acqua salata e insaporita di aromi, che vengono spesso servite come antipasto. Le carni più usate sono il maiale, molto buono, pollame e carni ovine; meno usata quella bovina. Nel pasto tradizionale è sempre presente una zuppa, di provenienza slava, anche fredda d'estate come l'okroska o calda (ciorba più piccante con carne e fagioli o schi, borsch, con bietola rossa o solianka).

Zeama de gaina
Ma la più tipicamente moldava rimane la sostanziosa zeama de gaina, un brodo di pollocon pasta, densa e cremosa, molto buona e saporita. Di tradizione slava (russa e ukraina) è la pasta ripiena di carne e verdura, anche in versione dolce, pelmeni (alla russa) o varenichi (alla ukraina) o coltunasi  (alla rumena) che dir si voglia. Troverete spesso piatti di melanzana con pasticci di carne chiamate mussaka, simili alla nostra parmigiana e anche usate in molte diverse soluzione sia dolci che salate, le clatitie, una via dimezzo tra le crepes, i pankcakes e i blinj russi, piuttosto morbide e fatte con una pastella a base di farina latte e uova, che possono servire di base per fare una sorta di lasagne con carne, formaggio e besciamella o cannelloni ripieni ad esempio di amarene o prugne e ricoperte di smetana, la panna acida della tradizione slava. Molto comuni anche per il fuori pasto le focacce di sfoglia leggerissima dette placinte, ripiene di cavolo, carne, formaggio o anche dolci. Un capitolo a parte lo vogliono le carni alla griglia, una delle classiche tradizioni che uniscono famiglie ed amici in tutti i giardini o in campagna durante i fine settimana e non appena la stagione lo permette, i fumi dei barbecue improvvisati compaiono nel retro di ogni casa e naturalmente sono disponibili in ogni ristorante. Ognuno ha il segreto della perfetta marinatura della carne che dura almeno 24 ore, in olio condito da un trito di aromi dei quali nessuno vorrà dirvi la sua ricetta segreta di famiglia. 

Mamaliga cu brynza
Comunque qui ho mangiato la miglior carne di maiale tra le mie esperienze, morbidissima,saporita e grassa al punto giusto, buone le salcicce, piuttosto pepate come quasi tutti gli altri piatti, carenti invece (per noi italiani almeno) i salumi nei quali c'è poca tradizione. Ovviamente poi agnello, montone, pollame e pesci di fiume. La carne bovina è meno frequente. Spesso la carne cucinata come spezzatino ha nel condimento salsa di prugne o di albicocche che conferisce ai piatti una eleganza piacevolissima. Frequenti i funghi, prataioli, pleurotus e anche porcini, che non ho avuto però occasione di provare. Un altro piatto classico invernale, ma che dovrete comunque assaggiare almeno una volta è la mamalyga, una ottima polenta di grana grossa piuttosto soda che si taglia col filo. Questa viene generalmente servita cu torchitura, una serie di condimenti che vengono aggiunti sulla polenta stessa dopo averla disposta nel piatto con un opportuno avvallamento dove verranno disposti burro, formaggio a scaglie e stracciatella morbida di uova che fondono al calore, rendendo questo piatto delizioso. Il formaggio più comune è il brynza prodotto con latte di pecora, usato a tutto campo in cucina, fresco o più stagionato, grattugiato e base di molti piatti primi, secondi e dolci. Spesso i verranno offerte verdure grigliate o ripiene (peperoni, pomodori, zucchine). Tra i dolci torte casalinghe, crostate e gelatine con largo uso di frutta. I prezzi sono per noi invitanti, dai ristoranti più economici dove i piatti sono attorno ai 20 lei a quelli medi sui 40/60/80 per il piatto forte, mentre in quelli di lusso andrete su prezzi  internazionali.

Metodo classico. Pupitres per il remouage
Veniamo adesso all'altra metà del cielo, l'enologia. Questa è parte costituente della tradizione della Moldavia, che presenta due aspetti, il vino di campagna che ogni famiglia produce per autoconsumo e quello delle grandi cantine pubbliche e private che ormai forniscono un prodotto di buon livello adatto anche all'esportazione. Il primo, che ha molti amatori va naturalmente provato con lo spirito del come era buono il vino del contadino di una volta quando si faceva pestando l'uva e basta. Troverete quindi uvaggi di varietà locali tradizionali che producono vini bianchi piuttosto grezzi ovviamente poveri di profumi con una certa acidità di base e rossi con più carattere, che esprimono corpo deciso e carattere ricco di potenzialità inespresse. Provateli ogni volta che ne avrete occasione, soprattutto per assaporare il piacere dell'ospitalità di campagna e di quei sapori di un passato che da noi non esiste più da decenni. Diverso è il discorso per le cantine che aspirano ad un mercato internazionale e che producono milioni di bottiglie con attrezzature ragionevolmente moderne ed enologi tecnologicamente attrezzati. Visitatene una o più, se siete appassionati, e vi sorprenderete di un rapporto qualità/prezzo che pronostica per loro un futuro interessante. Qui accanto a qualche vitigno tradizionale che contribuisce a mantenere caratteristiche peculiari e distintive, trionfano ormai le cultivar più note, dall'aligoté, al cabernet franc, al sauvignon, allo chardonné, allo shiraz e ad altri di questo livello. Si possono trovare spumanti di qualità prodotti sia con metodo Champenois che Charmat, questi di basso costo che tendono ad imitare il nostro prosecco che così tanto successo ha in tutto il mondo. 

Verdure grigliate
In questi impianti tutto viene ormai prodotto con fermentazione a temperatura controllata e con altre lavorazioni manuali di selezione che tendono ad alzare il livello qualitativo in maniera sostanziale. Insomma una esperienza importante, che per gli appassionati culmina nel festival del vino che si svolge ogni anno a Chisinau, una kermesse dove oltre cento aziende presentano la loro produzione in un contesto di feste popolari. balli in costume e musica tradizionale. Quest'anno 2018, si svolgerà dal 6 al 7 ottobre, periodo in cui la città è piena di appassionati e non è facile trovare posto negli alberghi. Se per caso siete interessati contattate per tempo il mio amico Alfredo (info@chisinau-kishinev.com). Buona la birra nazionale, in particolare la Chisinau, disponibile anche alla spina. Un ultimo accenno al capitolo distillati di cui vi ho già accennato nei giorni scorsi. In questo campo dobbiamo fare riferimento alla grande tradizione slava di distillare in campagna tutto quanto è possibile, dai cereali,  alla frutta, al vino, financo alla buccia di patate e alla mollica di pane vecchia (vedi la tradizione del kvas, ancora reperibile in strada in Transnistria). Buona la vodka, ma particolare attenzione va posta al brandy moldavo detto Divin, specialmente quello invecchiato da 5 a 50 anni, che troverete vistando le distillerie, tra cui le più note sono la Kvint e la Calarasi, oppure nei negozi di liquori.Un ultimo accenno alla Transnistria, che vivendo una sua realtà più isolata, ha tuttavia una cucina tradizionale assolutamente simile a quella moldava anche se con tendenze più spostate verso la Russia, in particolare nella denominazione dei piatti in lingua russa. E buon appetito.

Ciorba




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venerdì 15 giugno 2018

Moldova 16 - Considerazioni finali


Chisinau -Museo

Il Nistru
Bene, il viaggio è finito e viene quindi il momento di fare una chiacchierata finale su questo paese, pur mettendo le mani avanti nel dire che la sola idea di fare delle considerazioni, trinciare giudizi e volere buttare lì pareri su un luogo dove sei stato soltanto cinque giorni, è pretesa di per se stesso sciocca ed arrogante. Tuttavia devo farlo, anche se inevitabilmente sarò soggetto ad essere stato sensibilizzato maggiormente da fatti singoli, da emozioni personali e da casualità magari poco importanti nel discorso generale. Molto sicuramente avrà influito il fatto di essere stato accompagnato in questa scoperta da Alfredo Lorenzo Ferrari che mi ha saputo, con la sua passione di esperta guida residente quaggiù, trasmettere la bellezza e l'interesse del paese che lo ospita da anni fino a diventare la sua seconda patria. Intanto devo cominciare enumerando le motivazioni che mi hanno condotto su queste vie del mondo piuttosto inusuali, almeno per il momento, per i consueti turisti. Una, poco nobile in verità, come già detto è l'acquisizione di due figurine abbastanza rare per il mio album personale di paesi visitati e di portarmi anche a meno uno nel completamento della pagina dell'Europa, l'altra è il desiderio di vedere luoghi che inevitabilmente prevedevo mi avrebbero riportato indietro nel tempo, a quando per lavoro, mi muovevo nell'area ex-URSS per vedere cosa sia rimasto oggi, a distanza di quasi trenta anni dal disfacimento di quel vecchio mondo che ormai fa parte della storia. 

Monastero di Chițcani
Infine la curiosità di vedere una nazione di cui si sa molto poco, pur essendo, noi italiani, spesso a contatto in Italia con persone che arrivano da questo mondo per noi sconosciuto raccontandocene particolari e cartoline che è però sempre interessante andare a verificare di persona. Molti, a cui avevo raccontato il mio desiderio di sviluppare questo programma, si sono fatte stupite meraviglie, dando per scontato che una totale scarsità di interessi o di stimoli sconsigliasse di dedicare tempo a questo itinerario. Devo invece dire che, non avendo mai trovato un paese che non abbia presentato spunti di interesse e, andandomene, di voglia di rimanere qualche giorno in più per approfondire aspetti che non avevo avuto il tempo di vedere completamente, ho sempre dovuto constatare, soprattutto a me stesso, che valeva la pena fare quel viaggio comunque. Infatti sempre, invariabilmente, da ogni viaggio in paesi che sulla carta si presentavano poco stimolanti, mi sono portato a casa qualche cosa di importante, che valeva la pena di vedere e di vivere e voglio confermare che anche questa volta ne ho avuto piena conferma. Aggiungi a questo la chicca finale della possibilità di vedere anche se per pochissimo, la realtà della Transnistria, un mondo perduto talmente poco conosciuto che la maggior parte delle persone con cui ne ho parlato, non ne sospettava neppure l'esistenza e ditemi voi se tutto questo non era di per sé uno stimolo sufficiente. 

La fortezza di Bender
Ciò detto e confermato che le mie aspettative appena sopra riportate, si sono poi nella pratica rivelate inferiori alla realtà toccata con le mani e con gli occhi, devo proprio dire che vale la pena programmare un giro da queste parti, magari anche con un pochino di tempo in più a disposizione per vedere le cose che ho dovuto forzatamente trascurare o per allargarsi un po' di più a spazi circostanti che normalmente non vengono inclusi nelle classiche mete turistiche come il sud ovest dell'Ukraina e il nordest, più conosciuto per la verità, della Romania, che sono comodamente raggiungibili grazie alla posizione centrale di Chisinau. Ma veniamo ai fatti specifici ed a quali sono state le mie impressioni, certamente forse affrettate e superficiali, su questo paese. La Moldavia era una dele repubbliche dell'Unione Sovietica, di certo una delle più marginali, cosa che ha ripercorso una situazione storicamente simile fin dal periodo zarista che considerava la Bessarabia una dependance dell'impero con valenza unicamente agricola. Lo sfaldamento dell'impero, oltre ai problemi di disordine sociale e civile, ha lasciato la nazione, già di per se stessa povera ed economicamente difficile, in una situazione di grave necessità, accresciuta da una sorta di guerra civile che ha portato alla separazione della Transnistria e che ha costretto alla migrazione economica un quarto degli abitanti del paese. 

La chiesa del monastero di Orheiul Vechi
La ripresa è stata lenta e faticosissima, anche se molto hanno fatto le rimesse degli emigranti, qualche investimento straniero  che vede opportunità nei bassissimi salari, oltre ad una certa benevolenza del nostro mondo che ha interesse a mantenere questo paese nell'area geopolitica occidentale, confermata da una situazione politica interna con orientamento fino ad ora filoeuropeista. Ma quale è la sensazione di pelle che si ha passeggiando per la strada? Se devo essere sincero la crosta esterna che vedi nelle vie della capitale è quella di un paese tranquillo e ragionevolmente sicuro, dove le ragazze escono sole la sera e la gente cammina per strade ordinate, pulite e abbastanza curate. Di sicuro c'è una povertà diffusa che però viene vissuta molto dignitosamente senza essere esibita. Certo la quantità delle vetrine dei Monti dei pegni e Compro oro, che qui si chiamano curiosamente Lombard, non depone per il benessere diffuso, ma la sensazione della città è quella di un paese che ha una visone moderatamente positiva del suo futuro, insomma che crede che il domani sarà migliore dell'oggi, cosa che ad esempio da noi, infinitamente più ricchi, è esattamente contraria. Questo per sottolineare quanto sia diversa la realtà da quanto avvertito dalle persone. Diversa è la situazione che vedi nelle campagne. Qui sicuramente sopravvive un mondo rimasto nel passato, con una agricoltura, che anche se potenzialmente ricca e rigogliosa, grazie ad un territorio vocato e fertilissimo e ad una esperienza storica, non permette il livello di vita moderna alla quale tutti ormai aspirano. 

Una casa museo
Certo, come è costume, la campagna ti impedisce di morire di fame, concedendoti comunque una possibilità di sussistenza; i soldi che tornano dagli emigranti consentono interventi di miglioramento a case e strutture, in vista forse dell'auspicato ritorno, ma il mondo rurale ti rimanda sempre ad una cartolina di altri tempi. Tutto questo fa parte del fascino della visita; un tuffo nel passato e nelle tradizioni che in molti altri paesi sono andate perdute o sopravvivono solo nelle feste delle Pro Loco e che qui sono invece parte della vita di tutti i giorni. Avere la possibilità di partecipare a feste o celebrazioni tradizionali o religiose, come il pranzo del morti o il festival del vino, dovrebbe essere considerato nella programmazione delle date di visita. Informatevi eventualmente per tempo. Ci sono poi gli interessi paesaggistici e storici, che ti possono portare a progettare un itinerario attraverso il paese vistando antiche fortezze, monasteri recenti o antichi, scavati nella roccia, siti storici che rimandano al medioevo e alle lotte contro i turchi o prima, con le evidenze delle invasioni delle orde che arrivavano dal nord, dei Geti, dei Daci, dei Tatari, fino agli insediamenti preistorici. Un'altro interesse storico ed etnografico è dato dalla presenza nel paese di molte differenti gruppi etnici dalle abitudini diverse che contribuiscono a colorare la nazione di aspetti particolari, dai russi, alle minoranze polacche, turche, ukraine e molte altre. 

Le cantine di Cricova
In particolare i Rom, presenti in forti percentuali in zone specifiche del paese, darebbero l'occasione per vedere aspetti culturali di grande interesse, con le loro feste tradizionali, per chi vuole conoscere questi aspetti naturalmente e magari chiarirsi le idee su preconcetti fortemente presenti in tutti quanti hanno una visione parziale delle cose. Forse viaggiare serve anche a questo. Ci sono poi parti curiose del paese che andrebbero indagate, come la piccola Gagauzia, all'estremo sud, un piccolo territorio abitato da una minoranza, che aspirava tanto per cambiare, all'indipendenza, comprendendo poi si spera, la sciocchezza di questa spinta alla microframnmentazione che colpisce come un virus in ogni parte del mondo. Rimane l'aspetto paesaggistico, questo è il paese delle dolci colline e il solo viaggiare lungo le strade della Moldavia, scavalcare rilievi infiniti tra campi di terra nera, boschi fitti e selvatici, vigne che si perdono all'orizzonte, fermandosi a mangiare polenta e maiale in qualche trattoria di campagna, bevendo un bicchiere di vino di fattoria, è un sottile piacere della vista. Passare qualche giorno in campagna o in qualcuno degli agriturismi che stanno sorgendo nei paesini più isolati o lungo il fiume dovrebbe essere davvero uno stacco deciso a cui molti ambiscono (per poco naturalmente, che poi, vi conosco, vi mancherà la confusione caotica del mondo moderno). Non faccio cenno naturalmente a tutta la fuffa del naturalbiologicokilometrozero, che da queste parti darà il paradiso a chi ci crede. 

Banchi di carne di maiale
Per gli amatori e per chi è interessato a questo aspetto, c'è anche il versante enogastronomico, che vi proietterà in una cucina semplice, ma molto buona e adatta al nostro gusto, con pochi piatti tradizionali, buoni e sapidi, dove maiale (il migliore che avrete provato, anche se non nella parte salumi, ma qui siamo troppo bene abituati) e formaggi la fanno da padrone. Assolutamente imperdibile è l'aspetto enologico, da esplorare nei suoi aspetti del tradizionale vin de pays e in quello moderno ed altamente tecnologico e qualitativo delle grandi cantine. A questo vanno accoppiati i distillati, con un brandy che lascerà sorpresi ed ammirati tutti coloro che non conoscevano la tradizione sovietica in questo campo. Ma di questo vi parlerò più diffusamente nella apposita sezione dedicata. Infine non si può trascurare l'ultimo aspetto, a mio parere di grande interesse, della unicità della situazione della Transnistria, paese, non riconosciuto e già solo per questo anomalo, in cui troverete tutte le situazioni scomparse ed ereditate dalla vecchia URSS. Per me e per tutti coloro che hanno vissuto quel mondo, ovviamente una cosa imperdibile, ma a mio parere di grande interesse anche per chi vuole conoscere da vicino un mondo che oggi non esiste più; insomma archeologia socio-politica. Dunque di ragioni per programmare un viaggio in questo paese ce ne sono molte, che un poco accontentano tutti i palati, non ultimo il fatto che, complice il tasso di cambio, sarà un giro estremamente economico. Bisogna quindi andarci al più presto, prima che aumenti il turismo generale, che già sta scoprendo e proponendo la zona, prima che cambino le abitudini che, con una velocità incredibile tendono ad omologare tutto e prima che anche i prezzi si adeguino al resto del mondo. Se avete dubbi scrivete una mail ad Alfredo (info@chisinau-kishinev.com). Io ve l'ho detto, vedete voi.

Monastero rupestre




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