martedì 25 luglio 2017

Taste of Malaysia 8




Dammi una bacca
Appeso a un ramo basso
Bella è la mamma

lunedì 24 luglio 2017

Taste of Malaysia 7




Velo o non velo
Nel cuor della foresta
Fa sempre caldo

domenica 23 luglio 2017

Taste of Malaysia 6



Orso del sole
Solo nella foresta
Salvi la bile

sabato 22 luglio 2017

Malaysia 43 - Sul fiume


Orango con piccolo in fuga



Famiglia di oranghi
Sono le sei ed è ancora buio. Solo un tenue chiarore che arriva da oriente ti suggerisce che l'alba è vicina. La barca aspetta attaccata con una fune spessa all'imbarcadero. Sughy, mentre ci aspetta, cerca di asciugare i sedili dall'umidità dell'ultima pioggia. Sul fiume, che appare immobile, una nebbia bassa impedisce di vedere in lontananza. Quando il chiarore diffuso si espande sulla foresta sembra di essere in una lanca umida in una atmosfera lattiginosa che confonde le sagome degli alberi. Il fogliame denso diventa quinta sbavata che nasconde quella successiva e tutto l'ambiente appare come uno dei boschi fatati dove non hai altra possibilità che inoltrarti spaurito ed alla fine perderti per sempre. Ma il nostro Sughy sembra sicuro del fatto suo e manovra la barca con perizia sfiorando gli alberi che si piegano dalle rive e quando gli spiego che nella mia lingua il suo nome sinifica Salse per condire la pasta, non la finisce più di sghignazzare assieme al suo compare di merende che tiene dritto il timone. Lo sfottò andrà avanti anche per tutto il giorno successivo. La nebbia si è alzata un poco e puoi vedere ad un paio di metri da terra, mentre le cime degli alberi sono ancora confuse e nascoste. Prendiamo un canale laterale e qui non sembra più di essere su un grande fiume ma su un braccio di qualche palude misteriosa. L'acqua è ferma, entrambe le rive vicine, anche se non scorgi terra, ma solo vegetazione fitta, liane che pendono fino ad immergersi nelle acque verdastre, fronde cariche di fiori colorati o di frutti e bacche misteriose. 

Nasica
Un rumore tra le fronde basse, un frusciare di membra scure che si muovono verso i rami più alti. E' una famiglia di nasiche, le scimmie più strane del mondo. I maschi in particolar modo hanno un enorme naso pendulo, una appendice che le fa nominare anche come scimmie dalla proboscide, che conferisce loro un'aria perennemente stupita ed interrogativa. Sono sgraziatissime con le spalle strette e magre e un gran pancione gonfio, sedute su qualche incrocio di rami a mangiucchiare una bacca presa da una fronda vicina. Il maschio seduto più in alto, il gruppo di femmine coi piccoli, sparse tra i rami. Qualche giovane litiga e si insegue sul tronco, chi ha la peggio scappa gridando, chi ha vinto impara a fare la scimmia dominante per il prossimo futuro. Appena dietro un gruppo di macachi a coda lunga si spostano in fila indiana. Su un ramo che si protende sull'acqua un grosso serpente nero ad anelli gialli sta immobile con la testona triangolare rivolta verso di noi. Non dà cenno di volersi muovere, ma prudenzialmente Sughy fa fare alla barga una lieve deviazione. Intanto la visuale migliora e la nebbia si alza, sembra che a breve non pioverà. Passeresti ore a vagare in questi meandri di acqua morta dove sembra così difficile riconoscere la strada di casa. Tra i giunghi un grande airone bianco allunga il collo verso l'alto, il lungo becco aguzzo diventa una lancia puntata verso il cielo; immobile prima, poi spalanca di colpo le ali e rimane così come un crocifisso che aspetta i fedeli.

Serpente
Dalle fronde più alte due buceri dal becco gigantesco si lanciano in basso planando tra le frasche. Canali e anse di acqua verde. Un'aquila pescatrice di profilo mostra il becco adunco guardando di lato. Quando si torna per la colazione hai gli occhi pieni di tenue languore come se avessi attraversato una terra fantasy dove è l'uomo a sentirsi alieno. Ma se sei qui devi un poco almeno soffrire e difficilmente puoi sottrarti ad un giro a piedi nella foresta. Qui la vita selvatica ha paura di te e praticamente non vedi animali dis orta, solo insettoni, scolopendre, farfalle e libellule. Anche gli uccelli non gradiscono la presenza umana e se ne stanno invisibili sui rami più alti, intanto tu avrai il tuo bel da fare a tirare fuori i piedi dal fango vischioso che sembra risucchiarli verso il basso. Poi a fatica il piede si solleva, ma ogni volta rischi di lasciarci gli stivali, che la guida, benignamente ti ha dato in dotazione. Ritorni per mettere qualche cosa sotto i denti, poi di nuovo sul fiume in un altro braccio, più largo dove ti aspettano oranghi selvaggi che si dondolano tra i rami, altre nasiche curiose e un grande serpentario con la preda tra il becco che vola via lontano a mangiarsela in pace, mentre il serpentello si agita disperatamente in una inutile richiesta di pietà. Le nubi si sono un poco allargate e hanno forme fantasiose. Il sole della sera le colora di un rosa struggente, il lieve battito dell'elica neppure si sente, mentre te ne riempi gli occhi. 

Elefanti pigmei
Questa è la vita nel parco e sebbene possa apparire sempre uguale, invece il desiderio ti stimola di continuo ad uscire ancora, che sia nel buio pesto della notte, che nel chiarore dell'aurora o nella luce cangiante del crepuscolo, per vedere altri animali, altra vita che si muove nella foresta. Usciremo sei volte sul fiume ed ogni volta l'entusiasmo ti prende non appena senti un frusciar tra gli alberi, questa volta sarà un martin pescatore che specchia i suoi colori nell'acqua, quest'altra una famiglia di rare scimmie rosse che corrono tra gli alberi o un'aquila crestata in volo planato. Alle tue spalle senti un balzo seguito da un tonfo e fai appena in tempo a scorgere una volpe volante che si è buttata da un ramo alto tenendo aperte le zampe per rallentare la caduta con quella specie di tuta alare formata dalla pelle. Ma la sorpresa più bella l'abbiamo avuta nell'ultima uscita. Nel Borneo tutti gli animali e le piante sono strane, forse perché l'isola li ha separati dal resto del mondo,  consentendo all'evoluzione di fare giochi di fantasia. Così mentre alcune specie sono giganti come il fiore più grande del mondo, i lombrichi e le scolopendre, scorpioni e ragni mostruosi, dall'altra ha formato specie di dimensioni ridotte rispetto alle consorelle del continente. Qui ci sono gli orsi più piccoli del mondo e anche gli oranghi sono di dimensioni ridotte rispetto a quelli indonesiani, per non parlare dei rinoceronti e dell'ormai estinto ippopotamo nano.   

Scimmia rossa
Così nell'ultima alba nebbiosa, mentre la barca si infila in un braccio secondario del Kinabatangan, ecco una piccola radura dove la riva spiana e l'erba è folta e alta. Senti un gran rumore, gemiti e strida, poi appena riesci ad avvicinarti ecco comparire un branco di elefanti pigmei che stanno foraggiando tra i canneti. Le madri tengono a bada i piccoli che vogliono giocare nell'acqua fangosa. Ci guardano rimanendo a pochi metri di distanza continuando a strappare con la proboscide mazzi di erba e inghiottendola di gusto. Sono davvero piccolini, alti non più di un metro e mezzo mentre i piccoli sembrano solo dei cagnoloni grigi e senza pelo. Si sbattono acqua e fango sulla testa, poi cominciano a spostarsi verso la foresta. L'ultimo ci guarda ancora un po', poi ruminando l'erba si gira, ci dà le spalle e dopo un breve barrito di soddisfazione ci espleta in faccia e senza vergogna le proprie funzioni naturali come dirci: se proprio volete stare a guardare... poi dondolando le chiappone si ritira nel folto. Dà fastidio venirsene via. La macchina aspetta, bisogna tornare a Sandakan. Diamo un passaggio a Sughy che deve portare il figlio in città dal dottore. Il ragazzino non vuole mostrare di essere preoccupato ma si vede che tranquillissimo non è. Di certo preferiva starsene a giocare al paese, a casa sua, proprio dietro alla piccola moschea di legno, fatta di assi un po' contorte, ma con un piccolo mozzicone di minareto dove sono di casa una dozzina di macachi coda corta.

Macaco


Braccio laterale del fiume
SURVIVAL KIT


Hotel Labuk - Bandar Labuk Jaia - Km 11,9 -Sandakan - A una dozzina di km fuori città , ma a 10 min dall'aeroporto. La doppia 18 € con colazione incluso transfer all'aeroporto. Abbastanza nuovo. Camere piuttosto belle, pulite e grandi. AC, TV, free Wifi in camera. Per andare in centro taxi 30 Myr. Si può mangiare lì attorno in diversi ristoranti abbastanza validi.



Martin pescatore





Scoiattolo nero
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Airone nero
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giovedì 20 luglio 2017

Malaysia 42 - Kinabatangan river






Coccodrillo



Il Kinabatangan
Il fiume Kinabatangan è lungo più o meno come il Po ed è anche l'unica via per penetrare la grande pianura coperta di foreste che forma il bacino che va dalla catena dell'interno al mar di Sulu. Certo la foresta non è più quella dell'800, qua e là ci sono degli intarsi di palma da olio, bisogna farsene una ragione, la gente in qualche modo deve sopravvivere, vuole andare avanti, avere telefonino e motorino e non può neppure eticamente accettare di rimanere a sopravvivere nella foresta nutrendosi di topi e radici per accontentare il fighetto europeo ecologista col culo degli altri. I buoni selvaggi hanno sempre devastato la foresta con l'agricoltura del taglia e brucia, solo che erano in pochissimi e ci pensavano malattie e incidenti vari a farli rimanere tali. Adesso che antibiotici e miglioramento generale delle condizioni di vita li ha fatti moltiplicare rapidamente, desiderano le stesse cose che abbiamo noi e guarda caso si danno da fare per averle. Fatevene una ragione, le multinazionali non c'entrano un fico secco. E' l'uomo che è così; per stare bene deve crescere e purtroppo vive in un sistema chiuso a risorse limitate che deve consumare senza sosta fino a che non le avrà esaurite completamente; è la sindrome dell'isola di Pasqua. E' un problema da risolvere, ma non lo si può fare partendo dall'idea che i maggiori dissipatori predendano che siano gli altri a limitarsi. 

Nuvole
Comunque questa foresta rimane ancora stupendamente selvatica, impenetrabile e ricca di vita animale, bisogna passarci qualche giorno all'interno per poterla apprezzare completamente. Puoi dormire in uno dei diversi raggruppamenti di bungalow che trovi lungo le rive del fiume. Poi non ti rimane altro che stare sotto una tettoia, alta sulla riva a bere una bibita assaporando l'immobilità del fiume stesso, sentire il respiro del bosco, i suoi fruscii, lo sbattere d'ali degli aironi tra i canneti, il chiocciare dei buceri che sbattono il becco esagerato che ne mette in forse l'equilibrio, spiando tra le cime degli alberi stormir di foglie che segnalano famiglie di scimmie in cerca di cibo. Non  c'è altro da fare se non navigare il fiume su piccole barche che lo risalgono, spiando il movimento tra la massa verde, i rami pesanti che cascano giù fino a toccare l'acqua. Vicino alla riva l'acqua è quasi ferma, è scura e marrone come miele di castagno, l'onda della corrente dal centro del fiume arriva debole e senza nerbo, non dà fastidio alla vita del bassofondo fangoso, non riesce neppure a coprire col suo saliscendi gli occhi gialli di un coccodrillo che spuntano fuori. Tutto il resto del lungo muso non emerge ma, solo la punta delle narici di tanto in tanto, il resto e le dure scaglie della schiena neppure si indovinano, tanto è scura la superficie. Rimane immobile, in attesa di non si sa cosa, preda o altro, oppure rimane così a riposare ad occhi aperti in attesa che arrivi la sera. 

Bucero
E' bello stare lì, sull'imbarcadero, gli occhi socchiusi a respirare l'aria calda e spessa del pomeriggio. Una ragazzotta dal velo a fiori che ha voglia di calare da tutte le parti, attacca bottone. Viene da Kuala Lumpur e manifesta una ingenuità esagerata per essere credibile. Crede di vedere leoni e invece sono bufali, chiede informazioni e fa domande che dovrei essere io a fare. E' chiaramente annoiata, svagata, consulta il cellulare compulsivamente, forse si chiede cosa ci fa in quel posto, troppo selvatico, troppo antico per lei abituata alla città, forse preferirebbe stare nella colorata sera di Bangkok o in qualche resort maldiviano. Questo, di foresta umida, non mi sembra un ambiente adatto alle sue esigenze; se ne va ancheggiando verso un bungalow dove pare stia riposando una amica. La sera cala di colpo, nuvole gonfie di pioggia che si colorano per un attimo di rosso porpora su un lato, qualche raggio è riuscito a penetrare la coltre più spessa e a regalare una pennellata di gioia al resto del cielo. Il pollo allo zenzero è un po' moscio, ma ormai il buio è calato, dal basso solo qualche gracidar di ranocchie, è l'ora di scendere alla barca che aspetta per il giro notturno. Il fondo piatto scivola lento sull'acqua, ci spostiamo sulla riva di fronte risalendo piano la corrente. A quest'ora gli animali dormono e non si può vedere molto anche se con un faro acceso si cerca di fendere l'oscurità scandagliando tra gli alberi. 

Raganella
Ogni tanto scorgi una raganella dalle forme inusuali, le zampine con le ventose aperte in precario equilibrio tra due giunchi. Ha occhi grandi spalancati ma resta immobile non si sa se agghiacciata dalla luce o se dorma ad occhi aperti. Su un ramo secco e privo di foglie, un batuffolo tondo di stoffa colorata sta immobile. Solo un lieve dondolio causato dal suo peso sul ramo sottile. E' un martin pescatore che dorme il sonno del giusto già appostato per il giorno dopo, quando si sveglierà pronto a cacciare quello che il suo occhio perfetto riuscirà a scorgere nell'acqua scura, un guizzo argenteo, un tremore sulla superficie e si lascierà cadere di peso come una freccia che si tuffa nel liquido per uscirne con la piccola preda guizzante nel becco ingordo. Non c'è molto altro da vedere nella notte, ma è l'atmosfera che scivola intorno a te che ti fa vivere la fascinazione di questo ambiente, di una natura non certo amica dell'uomo, che tenta di opporsi a lui in ogni modo, che non vorrebbe lasciarsi ammaliare dalla sua forza bruta, di non lasciarsi vincere e alla fine penetrare, abbandonandosi alla sua maschia e violenta furia conquistatrice, ma che alla fine inevitabilmente è destinata a cedere e a perdere la sua ancestrale verginità. Destino non leggero, vittoria triste del macho che vuole mettere all'attivo un'altra conquista facile. Ma la natura ragiona su tempi lunghi, l'uomo in fondo è soltanto un piccolo incidente secondario, forse destinato ad annullarsi tra pochi istanti, calcolando il suo ritmo temporale che si misura in milioni di anni, una sorta di minimo fastidio, un foruncolo sulla ruvida pelle della superficie terrestre destinato a non comparire neppure nella memoria del tempo.

Martin pescatore

SURVIVAL KIT

La camera - foto T. Sofi
Parco del Kinabatangan - Zona molto vasta che consente di conoscere questo ambiente di foresta fluviale dove vedere molti aspetti della vita selvatica del Borneo e che ospita quasi tutte le specie animali del paese. Il modo più comodo per visitarla è utilizzare pacchetti acquistabili in tutte le agenzie che offrono il passaggio in macchina da Sandakan (circa tre ore,comprendendo magari la visita di Sepilok), fino ad una delle diverse sistemazioni sulle rive del fiume, dove si ha la pensione completa e si possono trascorrere alcuni giorni facendo escursioni accompagnate a piedi nella jungla o in barca sul fiume. Il pacchetto più utilizzato è il tre giorni/due notti, che prevede, la permanenza in bungalow, i pasti, uno o due giri a piedi nel bosco e due o tre giri al giorno in barca lungo le rive del fime o dei suoi rami secondari. Una esperienza assolutamente imperdibile. Io ho utilizzato, con grande soddisfazione, la solita Ooo Haa Tour & Travel di David Lin.

Sukau Green View B&B - Gruppo di bungalow abbastanza belli e spaziosi vicino al villaggio di Sukau. Circa 16€ a notte. Basici ma puliti e con tuttele dotazioni standard. Docce calde, AC, free wifi nell'area comune dove vengono distribuiti i pasti, da cui non dovete aspettarvi molto, d'altra parte siamo nella jungla. Barche e guide a disposizione. Personale gentilissimo. All'arrivo viene fatto un piccolo briefing dove vengono spiegate le regole e gli eventuali pericoli del parco stesso, assieme agli orari delle escursioni previste.


Hornbill



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mercoledì 19 luglio 2017

Malaysia 41 - Sepilok park








Madre e figlio


Incontri ravvicinati
Accidenti un'altra svegliataccia. Questa volta sono le 3:30. Certo sei hai solo trenta giorni scarsi e vuoi vedere più che puoi, devi sfruttare le giornate al meglio e quindi scegliere gli aerei di primo mattino. Questo di Air Asia parte verso le sei e quando arrivi sei pronto ancor prima che se avessi dormito lì. Poi qui gli aerei arrivano in orario e all'arrivo, se il tizio che ti aspetta non si vede, si danno tutti da fare per trovarlo. Insomma una certa efficienza bisogna confermarla. Poi l'aeroporto di Sandakan è un po' come la stazione di Valenza Po, si conoscono tutti e si danno una mano. Sandakan. Qui siamo proprio nel cuore del sogno. Avrà letto questo nome sulla carta geografica prima di creare il personaggio, chissà? Certamente a guardarlo, scritto sulle insegne della stazione aeroportuale, io non rimango indifferente. La letteratura stessa è sogno ed ogni cosa viene colorata dal ricordo che dopa la mente più di mille immagini. Infondo questa era la vecchia capitale del Sabah e probabilmente il nome scritto più in grande sulle carte geografiche dell'epoca. Lo avrà preso così, con una piccola variante perché suonava bene, Sambiglion lo poteva scandire in maniera comprensibile, urlarlo dalla tolda del praho con la vela spiegata al vento, mentre la nave inglese si avvicinava. Che emozione. 

Macaco codacorta
In verità, oggi la città può dire molto poco, al visitatore in cerca di esotico, qualche memoriale della guerra e qualche museo polveroso, un villaggio di palafitte per mostrare come si viveva un tempo da queste parti, mentre invece il territorio che la circonda ti dà l'opportunità di gustarti molte delle attrattive più famose del Borneo. La città è circondata di foreste e le isolette di fronte alla sua baia, ospitano alcuni dei più famosi areali marini che consentono di vedere fondali e vita subacquea tra i più interessanti. La piccola Turtle island poi, offre la possibilità di vedere un centro per la protezione delle tartarughe marine tra i piùbelli al mondo e volendo potete pernottarci pure, anche se a prezzi di affezione, ma cosa non si fa per amore della natura! Ma per sentirsi molto ecologisti nello spirito e animalisti nel corpo, d'altra parte questa è la tendenza più modaiola che consente anche di accalappiare aree di voto insospettabili, tenetene conto se vi volete dare alla politica attiva, basta uscire dalla città ed a pochi chilometri il Centro di riabilitazione degli orangutang di Sepilok, vi aprirà le porte per consentirvi di vedere da vicino e con tutto comodo questi animaloni deliziosi. Vedere un orango e mettere in dubbio la teoria evoluzionista è impossibile. Ogni suo movimento e soprattutto ogni suo sguardo è assolutamente e totalmente umano, d'altra parte, come mi sembra di avere già detto il suo nome significa proprio Uomo dei Boschi. 
Scoiattolo
Cammini sulle passerelle in legno che penetrano la foresta fitta e arrivi alla nurserie del centro dove una decina di piccoli, alcuni dei quali raccolti orfani o trovati in cattive condizioni nella foresta vengono allevati ed allenati a ritrovare tutte quelle capacità che servono per vivere nella vita selvatica. Poi all'età di sette od otto anni vengono lasciati nel loro ambiente naturale per riappropriarsi del loro stato selvatico. In questo centro, un po' più grande del suo omologo visto a Kuching, si lavora molto su questo tema della reintroduzione e infatti non si vede soluzione di continuità tra la riserva vera e propria e la foresta circostante in cui vivono gli altri animali. Infatti durante le operazioni di foraggiamento, quando grandi ceste di frutta vengono portate sulle piattaforme tra gli alberi, ecco arrivare diverse femmine con i piccoli in braccio, che si riforniscono con calma, sbucciando con cura banane e papaye e lasciando poi spazio anche ai gruppi di macachi dalla coda lunga, seguiti dai cugini dalla coda corta che si siedono più comodi senza che il mozzicone che resta, dia loro troppo fastidio. E' un rincorrersi continuo per strapparsi i frutti, ma poi prevalgoono le gerarchie e dopo il capo, mangiano le femmine in ordine di importanza e rimane ancora molto per i piccoli. Poi arrivano dei grandi scoiattoloni neri con una enorme coda fulva che razzolano tra i resti incerca di semi. 

Riposo tra gli alberi
Gli animali non fanno più caso, ormai abituati agli umani appostati sulle passerelle tra i rami e la vita nella foresta prosegue tranquilla, rotta solo dalla pioggia che di tanto intanto ti ricorda il nome di questi ambienti. Se un orango invece di dondolarsi tra un ramo e l'altro preferisce camminare lentamente su una passerella, appoggiando le nocche sull'impiantito e strusciandovi il lungo pelo marrone, gli umani si scostato e lo lasciano passare, tenendo protetti occhiali, cappellini e soprattutto macchine fotografiche e lui va avanti buttandoti un'occhiata di lato come a dire: ma stai tranquillo che vado a farmi un po' di banane. Qualche volta si ferma, ti squadra un po' più da vicino, mentre tu rimani rigido in attesa senza repirare e lui magari ti allunga una carezza o, perché no, rovescia le labbra mostrando la chiosa dei denti, una specie di sberleffo come per prendere un po' in giro la tua supposta seriosità. Proprio a fianco, un altra riserva molto divertente dove fanno lo stesso mestiere con i cosiddetti orsi del sole, quelli di taglia più piccola esistenti al mondo, che un tempo anche qui erano oggetto di attenzioni interessate e malevole da parte dei raccoglitori di bile, materiale ricercatissimo nella farmacopea cinese e il cui prelievo sottoponeva questi animali a sevizie inenarrabili. 

Si rosicchia
Eccoli tra le frasche del sottobosco, o arrampicati su alberi dai grandi tronchi alla ricerca di una comoda forcella dove riposare sboccocenllandosi qualche pezzo di canna da zucchero, sembrano dei piccoli panda che si godono la vita. Deve essere una vera delizia rosicchiare, mostrando i canini aguzzi e tenendocon cura il pezzo con i due zamponi anteriori, tra i grandi cuscinetti grigi e gli unghioni bianchi mentre con la lunga lingua si leccano il dolce succo che ne esce, gli occhi socchiusi in atteggiamento sibaritico. Non c'è dubbio sono molto coccolosi, direbbe mia figlia sdilinquendosi, non puoi andartene senza fare un'offerta all'associazione che li protegge, vorrai mica che cadano preda di mercanti succhiatori di bile che li metterebbero in minuscole gabbie di rete metallica con cateteri beanti, fino alla loro morte? Non si può e le molte foto esposte all'ingresso, con musi disperati che neppure riescono più a uggiolare aiuto, contribuiscono a rendere più corposa la donazione. A stento riesci a digerire l'ottima omelette al formaggio che forniscono al bar all'entrata che è già ora di riprendere la strada. Ci aspettano due giorni in una delle foreste più belle dell'isola e non vorremo mica arrivare in ritardo. Qui la notte scende presto e dal fitto del verde che va sempre più scurendosi, già ti pare di vedere occhi gialli che ti guatano desiderosi di fare la tua conoscenza più da vicino.

In visita al centro
SURVIVAL KIT

Per raggiungere Sandakan - Air Asia ha diversi voli al giorno da Kota Kinabalu. Il primo volo vi consente di avere poi la giornata piena e dura 50 minuti. Costo 105 MYR con bagaglio in stiva e panino. (Taxi all'aeroporto 45Myr). Arrivati si può concordare un auto che vi aspetti e già alle 8 partire per raggiungere i punti di interesse intorno alla città.

Sun bear
Sepilok Rehabilitation Centre - Simile a quello di Kuching, qui sembra più scientificamente organizzato. Arrivando prima delle 10:00 la mattina potrete assistere al foraggiamento degli oranghi e alla fase di istruzione dei piccoli da parte dei volontari, in una bella sala fornita di grandi vetrate oscurate che consentono di vedere senza disturbare gli animali. Oltre all'ingresso si paga per la macchina fotografica. Si può mangiare all'ingresso del parco.

Bornean Sun Bear Conservation Centre - Come altri centri simili (ne avevo visto uno in Vietnam, lì si trattava degli orsi della luna), il centro sioccupa del salvataggio di questi che rappresentano la più piccola specie di orso esistente. Grandi poco più di un cagnone, se ne possono ammirare e fotografare parecchi attraverso una serie di passerelle che girano tra gli alberi con diverse aree di osservazione. Ingresso 32 Myr.




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