giovedì 29 giugno 2017

Friuli 4 - Trieste


Piazza Unità d'Italia



Il canale
E' lì che ti aspetta. Bianca, seria, mollemente adagiata attorno alla grande baia, il cielo blu continuamente spazzato da un vento crudo e severo, anche quando è soltanto brezza marina, così differente dalla bora violenta, ma figlia dello stesso soffio celeste, dove le nubi passano veloci e senza fermarsi mai. Una città decisamente diversa dalle altre, asburgica e mitteleuropea, aperta come tutte le città di mare, cosmopolita da sempre che di certo si sente poco italiana, ad onta di tutta la vulgata della retorica nazionalista, piuttosto città franca, libera da vincoli e decisa ad approfittare della sua posizione unica, allo stesso tempo ponte tra oriente e occidente, portale di transito tra il mondo latino e quello serbo. Trieste ti accoglie subito nel suo salotto buono come si usa nelle famiglie di un tempo. La magnifica piazza dell'Unità d'Italia, grande, ariosa, aristoctatica, è certamente una delle più belle del nostro paese, circondata per tre lati da palazzi maestosi che mantengono una rara unità stilistica, con il quarto lato aperto sul mare, con la sua estensione simbolica del molo Audace che si estende verso le acque come a segnare l'unica via logica, mostrando un destino inevitabile. Questa è sempre stata una città di commerci internazionali dove le merci di tutto il mondo transitavano per cercare le vie per raggiungere gli altri mondi. Qui si sono sempre incrociate lingue diverse, parlate da uomini in altri luoghi nemici, qui pronti invece a parlarsi, a trattare, ad intendersi in qualche modo, che hanno il suono comune della lingua dei mercanti, quella degli affari, che ha la guerra e le frontiere come unici veri nemici. 

S. Giusto - Interno
Qui si sono mescolati nel tempo i modi aristocratici e quelli mercantili in un mix virtuoso che ha creato questo mondo in cui aleggia una atmosfera di altri tempi, di eleganza misurata, di benessere attento. Lungo le larghe vie dai bei locali frequentati, dalla piazza della Borsa, simbolo netto dello spirito della città, senti il tocco leggero di Sissi che accarezza con un sorriso triste, un mondo che ha vissuto feste galanti, crinoline e velluti, aromi di caffé e cioccolata. Nel tempo tutto questo ha saputo sviluppare una intensa combinazione culturale che ha goduto proprio di questo respiro internazionale che ha qui portato sensibilità così diverse e spesso contrastanti. Così dappertuto puoi vedere ricordati la poesia di Saba, l'intenso rovello psicologico di Svevo, il genio di Joyce che qui soggiornò a lungo, incontrando le statue di bronzo che li rappresentano, come passanti casuali di un mondo che hanno intensamente vissuto. Tutta la città mostra una ricchezza accorta e accumulata nel tempo, con le sue sfilate di palazzi dalle facciate che fanno a gara nel mostrare le possibilità economiche di chi li ha costruiti, che creano vie diritte e piacevolmente camminabili, con molte aree pedonali che invitano al passeggio elegante, alla sosta nei tanti caffé, sentendosi circondati da solida bellezza. Anche le chiese mostrano lo stesso andamento dal quale sono circondate. 

S. Giusto - Facciata
Una dopo l'altra, trovi la maestosa facciata neoclassica di S. AntonioTaumaturgico che segna l'antico punto d'arrivo del canale che penetra l'abitato, la chiesa serbo ortodossa di San Spiridione e in faccia al mare, la greco ortodossa S. Nicolò dei Greci, con i suoi bellissimi mosaici, fino ad arrivare alla non lontana Sinagoga, tutte frequentate assiduamente e ancora una volta testimoni di questo melting pot europeo e balcanico. Ma la visita imperdibile che ti consente un compendio finale completo è quella del castello di S. Giusto in cima alla collina che domina lacittà e dalla quale puoi avere il miglior colpo d'occhio completo che ti lascia apprezzare il teatro che si apre davanti a te abbracciando il mare, socio eterno di affari e piaceri. Che spettacolo deve essere assistere alla famosa Barcolana che riempie questo specchio d'acqua di migliaia di vele gonfiate dal vento. La cattedrale di S. Giusto con la sua severa facciata che rimanda a tempi ancora più antichi, il pesante campanile quadrato, la severità delle sue navate di pietra, seguito naturale della scalinata che porta alla città bassa, non possono lasciarti indifferente. Da queste pietre respiri bellezza antica che ti porterai dietro nel resto del viaggio. Un'ultima emozione puoi coglierla nella piazza dell'Unità, la sera, quando le facciate delle quinte illuminate formano lo scenario d'accoglienza o di addio di una delle città più belle d'Italia.

Piazza Unità d'Italia

SURVIVAL KIT

Hotel B&B - Via S. Anastasio 1- Doppia con colazione attorno ai 70 €. Buon rapporto qualità -prezzo. Albergo appartenente ad una catena di recente formazione dallo stile giovanile, che cerca di mantenere prezzi concorrenziali, limitanto di conseguenza al meglio i servizi. Stile molto minimalista nell'arredo e nell'intonazione generale. Camere grandi e spaziose. Free wifi, TV, AC. Bagno spazioso con dotazioni minime. Pulito e silenzioso. La mia camera al secondo non presentava problemi di nessun tipo, mentre altri componenti del gruppo hanno riscontrato problemi per camere al piano terreno o all'ultimo. Colazione molto basica con prodotti industriale in una saletta insufficiente alla dimensione dell'albergo che obbliga a turni nel caso di affollamento. Altro vantaggio la posizione centrale vicina alla stazione che consente di spostarsi a piedi comodamente in centro.

Birreria Forst - Via Galatti 11- Classica pizzeria/birreria di grandi dimensioni. Piatti piuttosto standard e specialmente nel caso di gruppi, tirati via con una certa approssimazione. Il filetto di orata era praticamente immangiabile riscaldato e rinsecchito, il resto accettabile in rapporto ad un prezzo probabilmente basso. Come birreria passi ma come ristorante lascierei perdere.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:






mercoledì 28 giugno 2017

Friuli 3: Tra le vigne del Collio

Lecolline di Rocca Bernarda


Cividale del Friuli - Foto T. Sofi
E oggi riprendiamo il nostro cammino nelle terre friulane partendo da Cividale, una cittadina davvero bella e gradevole che si addossa alle rive scoscese del Natisone. Puoi partire dal ponte del diavolo che lo scavalca con due arcate ardite e tonde, mentre sotto, la corrente scorre furiosa, rumoreggiando. Il pilastro centrale poggia su un grande masso al centro del fiume che si è scavato il corso profondo nella roccia calcarea. Le leggende sulla sua costruzione, di diavoli costruttori in cambio di anime gabbati dai ragazzini del posto, ti inseguono mentre risali le stradine contorte che raggiungono la piazza centrale. Non puoi perderti il museo archeologico ricco di reperti, dopo aver dato un'occhiata al delizioso tempietto longobardo dell'VIII secolo e al Duomo dall'interno cinquecentesco di grande imponenza. Ma è solo passeggiando lungo le strette vie del centro storico reso particolarmente piacevole dalla sua lucida uniformità medioevale, che ti fa includere senza esitazioni, questa piccola cittadina, tra i luoghi imperdibili della zona. Acqua a catinelle purtroppo, ma anche rimanere un po' sotto i lunghi porticati ad aspettare che per lo meno diminuisca l'intensità della pioggia, ha il suo vantaggio, puoi goderti con calma gli scorci della piazza e le belle facciate dei palazzi circostanti. 

Rocca Bernarda - L'azienda
Bisognerebbe fermarsi un po' di più, però la tappa successiva incombe e la Villa Rocca Bernarda a Premariacco offre, oltre alla straordinaria vista tra le colline del Collio, anche l'opportunità di entrare nel mondo del Refosco, che è, tra le altre cose, uno dei temi del viaggio. La costruzione in cima al colle è davvero magnifica, circondata dalle vigne ordinatissime che disegnano le linee sinuose a giropoggio nelle colline digradanti segnate qua e là da file di antichi cipressi, tra i quali spicca quello all'ingresso di almeno 500 anni. Una passeggiata attraverso gli ambienti della palazzina fornisce l'occasione per ammirare i magnifici mobili d'epoca, mentre ti viene raccontata la storia della famiglia e della proprietà, oggi passata all'Ordine dei Cavalieri di Malta. Ma diciamo la verità, siamo tutti, più di ognialtra cosa, ansiosi di prendere parte all'assaggio della produzione che si svolge in una bella sala dai mobili severi. Si comincia con un interessante Friulano, pastoso alla bocca e piacevolmente mandorlato (la nuova denominazione che ha sostituito quella radizionale di Tocai, non più utilizzabile dopo la ben nota vicenda giudiziaria che ha dato ragione alle pretese ungheresi).

I vigneti
Si passa quindi all'assaggio del Refosco dal peduncolo rosso (tema che ci accompagnerà nel resto del viaggio), così chiamato dal colore del graspo, un vino davvero convincente per la sua struttura, l'intenso bouquet fruttato ed il persistente retrogusto di mandorla che lascia in bocca. Ma la sorpresa maggiore è stata data dal Picolit, vino da dessert meditativo, una vera chicca, rara e preziosa per profumi e delicato sapore gradevolmente dolce ma non stucchevole, con i suoi sentori di albicocca e di miele che lo rende ineguagliabile con la pasticceria secca e perché no, con i grandi formaggi stagionati, che non avevo mai asssaggiato e che quindi è stata una piacevolissima sorpresa. Ti lascia in bocca un delizioso gusto di frutta matura che ti mette la voglia del successivo biscotto per poterne bere ancora un altro sorso e poi ancora e ancora. Rimane poi il tempo per rimanere seduti sui marmi antichi fuori del muro di cinta della villa ad inebriarsi del panorama che ti circonda, gli occhi persi tra il verde cupo dei cipressi, il verde chiaro delle viti lungo le terrazza digradanti della collina, l'azzurro cupo e già grigio del cielo imbronciato che pare voglia trattenerti lì ancora un poco, prima di lasciarti prendere la strada che scende in curve tortuose verso Trieste.

Rocca Bernarda - La villa
SURVIVAL KIT

Cividale del Friuli - Ritagliatevi almeno 2/3 ore per una rapida visita del centro storico della cittadina. Da vedere: Il ponte del Diavolo con le sue leggende, il tempietto longobardo o Oratorio di S. Maria (10 -13/15-18), il Museo Archeologico con importanti reperti tardo romani e longobardi, il Duomo cinquecentesco e la chiesa di SS. Pietro e Biagio del '300. SE avete più tempo ci sono moltre altre cose interessanti come il monastero di S. MAria in Valle o l'ipogeo celtico. Fate una sosta a uno dei deliziosi bar sulla piazza, magari assaggiando una fetta di Gubana.



Rocca Bernarda - Bella villa castello nelle colline del Collio vicino a Premariacco, dove potrete prenotare una bella visita guidata con degustazione vini che potrete poi eventualmente acquistare. Panorama splendido e location da favola che merita la visita assolutamente.




Cividale - Dal Ponte del Diavolo - Foto T. Sofi
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:







martedì 27 giugno 2017

Recensione: Viet Thanh Nguyen – Il simpatizzante

Il simpatizzante


Avvincente romanzo che risulta vieppiù interessante per chi ha avuto l’opportunità di conoscere da vicino il Vietnam e contemporaneamente ha vissuto quegli anni lontani in cui quel paese esotico ed i fatti che vi si svolgevano rappresentavano bandiere, emozioni e appartenenze senza obiezioni proprie della gioventù. Il libro parte lentamente ma, superate le prime cinquanta pagine diventa una morbosa spy story da cui non ci si riesce a staccare se non arrivando angosciosamente all’ultima pagina. E’ la storia di un agente del nord che vive una vita completa sotto copertura in un sud condannato alla rovina, fino alla inevitabile e già scritta caduta e poi in quella America amata e odiata in una alternanza di sentimenti difficili da spiegare, che includono anche il contrasto continuo dell’essere mezzosangue, odiato ed escluso dalla società bianca come da quella orientale. Il racconto è spesso duro seppure continuamente sostenuto da una ironia mordace ed allo stesso tempo buttata lì come non voluta. Una vita di inganni che diventano parte del proprio modo di essere, popolata di fantasmi che non riescono mai a consolare, ma controllano e giudicano ogni azione. Una vita da cui si vorrebbe in qualche modo uscire, ma nella quale neppure la morte appare essere la soluzione giusta. Amicizie, patti di sangue, menzogne e sacrificio. Atti da compiere per i quali appare logico solo l’obbligo morale e che conducono in un girone infernale sempre più profondo dal quale non è possibile uscire. Da leggere assolutamente.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


lunedì 26 giugno 2017

Recensione: D. Bressanini – Le bugie nel carello

Risultati immagini per le bugie nel carrello



Seguito del meritatamente fortunatissimo libro Pane e bugie, di cui continua il filone inesauribile della corretta spiegazione e relativa demolizione delle tantissime bufale alimentari che tengono banco nella vulgata popolare, ingigantite e convalidate da tanti personaggi, televisivi e non solo che su questo mercato ci campano. Bressanini è un noto ricercatore che da anni, in varie rubriche sui giornali, innumerevoli conferenze e con il suo seguitissimo blog Scienza in cucina, cerca di spiegare con parole accessibili a tutti, come bisogna affrontare un assunto dal punto di vista scientifico, unico modo corretto per discuterne e giudicarne o meno la validità. In questo lavoro, l’autore prende in esame le etichette di molti prodotti, immaginando di percorrere i corridoi di un supermercato e per ognuno, sottolinea e discute le tante diciture a bella posta ingannevoli, anche se non false, che ormai tutte le aziende inseriscono per convincere il compratore di quanto il prodotto sia “naturale” e “sano”, anche se tutto questo non ha niente a che vedere con il valore o la qualità reale del prodotto stesso. Particolarmente gustosi i capitoli dedicati alle prove a doppio ceco sui consumatori per capire se piaccia di più il vino più costoso a prescindere dal suo effettivo valore o quello sul Kamut® di cui gli italiani sono ovviamente i più grandi consumatori al mondo o sulla patata al selenio che fa venire intelligenti. E’ un libro di particolare attualità, corredato da tutti i riferimenti necessari e delle fonti attendibili da cui sono ricavati i dati, proprio in questi tempi in cui gli scaffali sono pieni di prodotti “no tutto” a cui il numero sempre maggiore di ortoressici, si sta affezionando particolarmente, creando uno strepitoso mercato del nulla, su cui si sono buttate a pesce tutte le multinazionali del food, proprio quelle che questo panel di consumatori è solito condannare a prescindere. Da leggere assolutamente, non solo per prendere nota dei vari casi citati e farne tesoro, ma anche e soprattutto per abituarsi ad utilizzare il metodo scientifico per analizzare un problema, prima di trarre le conclusioni che sembrano più scontate ed alle quali il marketing vorrebbe accompagnarci, da consumatori con la testa imbottita di false credenze sparse a piene mani da mestatori e fattucchiere.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 25 giugno 2017

Recensione - AA.VV. – Storie di Natale – Sellerio

Storie di Natale

Eccomi di ritorno, non sono morto, come potreste avere pensato, ma mi sono preso qualche giorno di riposo su una spiaggia sassosa, ma molto confortevole ma, contrariamente a quanto hanno pubblicizzato, con il mio contratto TIM, col cavolo che potevi connetterti, pertanto sono stato costretto al silenzio digitale, gettando in questo modo nello sconforto i miei amati lettori, uno dei quali mi ha addirittura telefonato per garantirsi del mio status, cosa che mi ha commosso oltre ad avermi fatto molto piacere. Dunque passiamo oltre e procediamo con qualche libro che mi ha rallegrato le ore trascorse sotto l'ombrellone.



Cominciamo dunque da questa piccola raccolta di sette racconti con file rouge della notte della vigilia di Natale, tema abusato, ma sempre valido per raccontare storie dalle più divertenti alle più lacrimose, utili anche per arricchire il catalogo. In questo caso il libretto si legge volentieri, anche fuori stagione sotto l’ombrellone come nel mio caso. Particolarmente accattivanti la storia di Tredicino, ragazzo che ha avuto dal nonno alcuni segreti del mare, con la prosa che si avvita sempre di più nel siciliano stretto a cui ci ha abituati Camilleri e quella di Recami, ricca di esasperato macchiettismo italiano, molto divertente che racconta di un tragico e fantozziano esodo nella tormenta di neve nell’Appennino tosco emiliano in seguito all’annullamento di un volo low cost, con tutti gli aspetti tragicomici del caso. Ve la caverete in due orette di lettura che vanno via veloci, in attesa di digerire la colazione in attesa del meritatissimo primo bagno della giornata.



martedì 13 giugno 2017

Cronache di Surakhis 79 - Sistemi elettorali


C'era davvero da morir dal ridere. Tutti i commentatori si erano scatenati per mesi per raccontare al popolo bue degli schiavi quale fosse il miglior sistema elettorale, motivandolo con mille sottigliezze ed argomentazioni. I fatti poi stavano lì, chiari ed evidenti a dimostrare che qualunque sistema poteva funzionare perfettamente in un caso e in maniera pessima in un altro. La serie di elezioni che c'erano appena state in molti pianeti della galassia, stavano lì a dimostrarlo. Quasi in ogni luogo il risultato era esattamente opposto a quello che prometteva il sistema elettorale. Si diceva ad esempio che il metodo migliore era il bipolarismo perfetto in cui si affrontavano solo due candidati e poi è capitato che su Stars&strips III, uno dei sistemi più importanti della galassia, in cui si opponevano Yellowdead Cat e Horned Felicia, fosse stato eletto il primo pur avendo raccolto 3 milioni di voti in meno, promettendo di abolire ospedali pubblici e di garantire palpate gratis a tutte le femmine del pianeta purché giovani. Sul vicino sistema della Terra di Ingla, dove si diceva che era perfetto il modo di votare, il più maggioritario possibile e che pertanto prometteva per questo motivo governabilità garantita, la Conducatrix di Maggio (benché si fosse votato a giugno), pur avendo la maggioranza, in pratica non stava riuscendo a formare uno straccio di governo che la sostenesse nella sua folle determinazione di lasciare l'Alleantra tra Pianeti. 

Su Surakhis, dove la Massa Coglionifera (ormai la razza pluritesticolata era diventata maggioranza assoluta) aveva bocciato un referendum che prevedeva il ballottaggio, motivando la decisione col fatto che magari avrebbe avuto il potere qualcuno con solo il 30% dei consensi, adesso si osannava il nuovo leader Giganton, che nel vicino pianeta delle Marianne, aveva ottenuto quasi il 70% dei seggi, con soltanto il 15%dei voti degli aventi diritto. Ora, certamente è vero che nelle razze dove numero e dimensioni totali del volume testicolare è inversamente proporzionale alla dimensione del cervello, ma questo era un fatto decisamente bizzarro, anche perche questo partito degli MC, ormai trasversale, continuava a protestare per il numero eccessivo dei parlamentari, non appena aveva votato contro il provvedimento che li avrebbe ridotti di un terzo. Ma si sa la coerenza non è del popolo e Paularius che questo fatto ben conosceva, era tutto sommato allegro per la situazione che si era creata, più confusione c'era e meglio era. Alla fine, lui lo aveva sempre saputo e lo aveva sostenuto con forza nelle innumerevoli riunioni preliminari in cui si decideva il futuro politico di Surakhis. Molti insistevano per applicare il sistema della Krucconia, che obbligava ad alleanze innaturali tra Piglianculi e Mettinculi, subito dopo le elezioni e che proprio chi le proponeva, rigettava come la peste chiamandole inciuci. Altri all'opposto volevano unproprorzionale perfetto e poi erano i primi a cridare al pericolo dell'ingovernabilità. Altri volevano le coalizioni, ma solo a patto di comandare loro. Insomma ognuno diceva la sua e sosteneva anche il suo esatto contrario, tanto per non sbagliarsi. 

Invece il sistema elettorale perfetto c'era da sempre, già bello che pronto, solo che non era mai stato applicato nella sua rude ed efficiente completezza. Sarebbe bastato infatti collegare ai vari pulsanti della cabina elettorale che bisognava premere per esprimere il proprio voto, un sistema che facesse partire una sana scarica inceneritrice a chi non premeva quello del candidato giusto, naturalmente indicato esplicitamente fuori dal seggio, in modo che fosse chiaro anche ai Senzatesta di Neptunia. Qualcuno aveva obiettato che questo sistema, avrebbe ridotto poi la forza lavoro, ma era una preoccupazione inutile, la gente impara in fretta, quando vede il suo vicino incenerito, al limite si poteva aggiungere, come incentivi al voto, una mazzettad i buoni spendibili a scelta nei vari Templi postribolari, che erano sorti come funghi e con ogni tipo di specializzazione e infine fare un po' di promesse mirabolanti, più esagerate ed impraticabili possibili, soprattutto di quelle a cui non avrebbero potuto credere neppure le nasiche del Borneo, pianeta dell'estremo est della galassia, tipo dare 1000 crediti al giorno a tutti o dimezzare le tasse e incrementare i PIL (Possibilità di Introduzione anale Libera) di almeno il 50% nel primo anno di governo. Panem et circenses, soprattutto questi ultimi, avevano sempre funzionato perfettamente. In questa convinzione Paularius chiuse gli occhi lasciandosi andare alle amorevoli cure di una multivulvata di Antares II, a cui aveva già promesso la gestione finanziaria di un ministero.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Inchieste

lunedì 12 giugno 2017

Friuli 2: Dopo il terremoto


Il pan de sorc

Le mura di Venzone
Con ancora le nari ingolfate di profumi davvero deliziosi, lasciamo San Daniele del Friuli, (che il cielo benedica i suoi abitanti impegnati a produrre tanta delizia e, come diciamo in Piemonte, i crìn che collaborano obtorto collo), per scoprire altri aspetti di questo paesaggio senza pari. Non si può dimenticare che queste zone furono totalmente devastate dal terremoto del 1976 che pur non essendo di violenza estrema (6,4 della scala Richter e successive scosse del 5,9), distrusse la maggior parte delle vecchie case, ancora in cattivo stato a causa dei danni di guerra di alcuni paesi con migliaia di morti, mentre le case di nuova costruzione (ad esempio a San Daniele), furono in parte risparmiate. La ricostruzione è un fenomeno interessante da esaminare, al di là della faciloneria populista. Intanto furono stanziati una marea di soldi (attorno ai 30.000 miliardi di lire), disponibili immediatamente, ma la cosa più risolutiva e su cui bisognerebbe meditare, fu che al Commissario straordinario Zamberletti, furono assegnati poteri assoluti che potevano prevaricare e superare qualsiasi legge esistente al momento. A sua volta il commissario rigirò questo enorme potere ad ogni singolo sindaco che poté agire quindi senza avere come si dice le mani legate. Ad esempio in un paese col centro storico devastato, il sindaco espropriò tutte le case e le ricostruì motu proprio, riconsegnandole al termine dell'intervento (ovviamente non senza seguito di contenziosi in alcuni casi protrattisi fino ai giorni nostri). 

Una via di Venzone
Pensate un po' se si fossero utilizzati questi criteri oggi, quale canea di populismo barricadero si sarebbe scatenata con i TAR intasati dalle cause e da accuse e controaccuse di furti e corruttele. Insomma se vuoi fare le cose in maniera perfetta a regola di legge, non fai niente e comunque per la ricostruzione del 90% ci vollero comunque 10 anni, seguendo la regola, prima le fabbriche, poi le case e infine le chiese. Quindi il sistema pare funzionale, come testimoniavano i romani con l'istituzione del Condottiero con poteri assoluti, anche se a termine. Per i monumenti si usò il metodo dell'anastilosi, raccogliendo e numerando ogni pietra rimasta e rimettendola al suo posto originale, sistema che fece scuola per gli eventi successivi. Insomma camminare oggi per le strade di Gemona o di Venzone che erano stati segnalati come "rasi al suolo", ti convince che in fondo se c'è il grano, la buona volontà e non soltanto la voglia di contestare quelli che operano, tutto si può fare, non in tempi biblici, ma neppure in pochi minuti come i "sempre contro" pretenderebbero e senza "no tutto" tra i piedi ad impedire ogni azione. Piove forte e le stradine del centro di Venzone sono quasi deserte, tali da rendere difficile, in assenza di simboli e segnali, avere una sensazione temporale. Non ci sono neppure auto parcheggiate per capire in che anno siamo. 

S. Andrea
Forse è oggi, forse allora più di quaranta anni fa, il giorno prima che l'orco nella natura matrigna si scatenasse per prendersi più vite possibili, quasi per cercare di cancellare una presenza fastidiosa, che invece a poco a poco, con costanza ha riaffermato la sua presenza senza permettere a nessuno di frapporsi alla sua volontà di ricostruire comunque e pervicacemente affermare la propria presenza insindacabile. Le vie strette e contorte portano alla chiesa rimessa in piedi pietra su pietra, nuove e antiche allo stesso tempo, quasi non sai interpretare questa sensazione. Solo le parti ancora sbrecciate, le statue monche, gli affreschi di cui sono rimasti solo i minuscoli frammenti incollati alla grande parete muta, stanno lì a raccontare i fatti accaduti.  All'interno, sotto l'abside su cui ancora vedi i rigonfiamenti e le crepe, puoi fermarti a cercare di comprendere come l'uomo sia piccolo e debolissimo e allo stesso tempo così forte e determinato a non soccombere. Una visita imperdibile quindi per rimarcare soprattutto queste sensazioni, oltre che naturalmente la bellezza dei luoghi. 

La piazza di Venzone
Rimane il tempo per fermarsi un poco al Molino Cocconi ad Ospedaletto, una interessante struttura parte dell'operazione Ecomuseo delle acque che comprende innumerevoli percorsi di visita ed attività naturalistiche nella zona. Una struttura privata che è stata concessa, con tutte le antiche macchine molitorie che contiene, per offrire al pubblico ed alle scuole, una visuale completa di come un tempo funzionavano le economie locali e le attività produttive legate all'agricoltura ed al territorio. Anche se viene posta particolare enfasi sugli aspetti della esaltazione del buon tempo antico (cosa che come sapete non mi garba particolarmente) è tuttavia molto interessante visualizzare il funzionamento di un sistema che ha tenuto in piedi una economia per secoli. Le curiosità, come la riscoperta del pan de sorc, una antica panificazione che utilizzava farine di segale, di frumento e di mais cinquantino, fanno parte della accattivante presentazione, appagando la nostra voglia di c'era una volta, quando si stava così bene e si moriva a cinquant'anni. Ma l'importante è la sensazione di caldo benessere che comunque questi luoghi ti comunicano. Il letto secco del Tagliamento si fa traversare senza acredine. Questa terra è piena di piacevolezza infinite anche se un po' rude e severa.

Un cortile

SURVIVAL KIT

Molino Cocconi - Ospedaletto Gemona - Sempre aperto con molte visite scolastiche con cui si può concordare attività come il fare il pane. Spiegazioni appassionate ed interessanti. Due macchine molitorie a mola di pietra e a rulli, che hanno funzionato fino a pochi decenni fa. E' l'unico molino rimasto a Gemona dopo il terremoto. Fa parte dell'ampio sistema dell'Ecomuseo delle acque. Merita una sosta.

La cappella delle mummie
Hotel Costantini - Via Pontebbana 12, Collalto di Tarcento - 75 €. la doppia con colazione, in linea con le altre strutture della zona. Un tre stelle carino e ben dotato, ottimo per una sosta da cui visitare i paesi circostanti. Camere non grandi, ma pulite, con frigo, TV, cassaforte, AC, free wifi. Dotazioni bagno standard, ma imperdonabile l'asse del water che non sta sollevato per errore di posizionamento della distanza dello stesso dal muro. E' una cosa a cui sono sensibile. Colazione basica standard. Abbiamo cenato lì. Qualità valida e anche di una certa ricercatezza pur essendo preparata per un gruppo di 28 persone, cosa che di solito abbassa la qualità. Unico neo: è situato fuori dall'abitato e quindi non si possono fare due passi dopo cena. Meglio le camere non sulla strada, ma comunque abbastanza silenzioso.

Venzone - Più piccolino di Gemona, tra i borghi più belli d'Italia, è uno dei punti dove è più evidente l'opera di ricostruzione. All'interno della piccola cerchia di mura, potrete fare una rapida passeggiata in centro, sulla piazza centrale e visitare il piccolo museo del terremoto. Bellissimo il duomo di S. Andrea, ricostruito con la pazienza  di un puzzle pietra su pietra. Se volete vedere le mummie esposte nell'antistante cappella, munitevi di apposito gettone da 1,5 € per accedervi tramite tornello, in vendita nei vari negozi del centro.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


sabato 10 giugno 2017

Friuli 1: San Daniele del Friuli



La sfilata dei prosciutti - Prosciuttificio Dok


Un personaggio in cerca d'autore
E anche quest'anno è scattato il momento della partenza del tradizionale viaggio di studio del Museo dell'Agricoltura del Piemonte. Come sempre il punto di grande interesse di questo breve spostamento consiste, oltre al piacere di ritrovarsi tra vecchi amici ultradecennali, è quello di visitare luoghi, magari già conosciuti sotto l'aspetto squisitamente turistico, per andare alla ricerca di aspetti particolari che riguardano le attività agricole e produttive e che, di norma,  difficilmente vengono poste all'attenzione dei viaggiatori. Insomma un viaggio a tema come sempre ben studiato e condotto dall'amico Fassino della Italian Wine Travel, agenzia specializzata in questo tipo di attività. Dunque questa volta il tema del viaggio era quello di esaminare il territorio friulano con sconfinamento nella vicina Slovenia, con specifico interesse alle produzioni più tipiche del territorio, salumi, formaggi e vini, dei quali la zona offre amplissima scelta ed in particolare il focus più specifico è stato rivolto alla scoperta ed al raffronto tra il Refosco dal Peduncolo rosso e quello dal Peduncolo verde, più comune al di là del confine. Insomma tra i diversi cultori del vino presenti, un tema se pur molto specifico, abbastanza intrigante, per tutti coloro che si interessano di approfondire conoscenza anche in queste particolari nicchie. D'altra parte i pensionati qualche cosa devono pur fare, non vi sembra? 

Tavolo per controllo
Tuttavia la prima tappa della spedizione non poteva essere che San Daniele del Friuli, paese noto per una delle più famose eccellenze alimentari italiane, un prosciutto crudo che vanta credenziali assolute e che tutto il mondo ci invidia, checché se ne dica di Pata Negra et similia. Dunque eccoci in tarda mattinata a percorrere questa terra verdissima e circondata di colli aspri ma addolciti da una copertura di boschi fittissimi che te la fanno amare a prima vista, anche quando il cielo appare minaccioso e scuro a promettere acqua e non in piccole quantità. Il paese che pur essendo così noto nel mondo, appare piccolo e sparso nella pianura ordinata, vanta invece una realtà di ben 31 produttori che raccolgono con cura ed attenzione coscie di maiali di allevamento esclusivo italiano per ricavarne oltre tre milioni di prociutti crudi, che attraverso lunghi mesi di stagionatura ed affinamento, almeno tredici, ma anche di più, si trasformano in una delle delizie del palato, apprezzatissime dai gourmet di tutto il mondo. Effettivamente, assieme al suo cugino di Parma, questo prodotto non ha eguali in quando a dolcezza, sapore, profumo e piacevolezza al palato e visitare uno dei magazzini di stagionatura della zona è davvero una esperienza culturale e sensoriale a cui non si deve rinunciare. 

Preparazione della coscia - Foto museo Dok
Tra le molte soluzioni possibili, è stato scelto il noto prosciuttificio Dok Dall'Ava che dispone anche di un piccolo museo iconografico interessante, che racconta la storia di questa famiglia di prosciuttieri che opera addirittura dal 1955. Tuttavia il colpo d'occhio che ti lascia veramente senza fiato, anche per il profluvio di aromi deliziosi che ti accolgono, ce l'hai non appena varchi la porta del magazzino di stagionatura e ti appare alla vista una infinita teoria di prosciutti che si stendono a perdita d'occhio per stretti corridoi completamente tappezzati dalle cosce dolcemente pendule come campane melodiose e tintinnanti di un tempio buddhista thailandese. Che meraviglia! Ti aggiri tra le rastrelliere ricoperte e ad ogni angolo scorgi un punto di vista sempre nuovo eppure sempre uguale a se stesso, una infinita replica di quel prodotto unico ed inimitabile, prosciutti a perdita d'occhio che ti confondono la visuale con quella loro ripetitività, un mantra pronunciato all'infinito a sottolinearne la sacralità. Cerchi di mantenere la calma e soprattutto la razionalità, cerchi di fare calcoli per tenere impegnata la mente che si perde, come obnubilata dal profluvio dei profumi che saturano l'ambiente, in fondo 30.000 prosciutti, stanno lì, immobili e muti, ti guardano appesi e sembrano dirti: forza che sono pronto, tirami giù, datti da fare che è ora di mangiarmi. Difficile rimanere inerti. Segui con interesse le spiegazioni del responsabile, che mostra con orgoglio le sue creature, il modo in cui vengono costantemente controllate, investigate, giudicate. 

L'osso di cavallo per i controlli
L'osso di cavallo appuntito, unico strumento oltre alle mani che si usi qui dentro e che molte e molte volte nella vita di ogni pezzo, dovrà penetrare nei vari punti cruciali della coscia appesa per essere estratto poi di colpo ed annusato per certificare che nulla sia intervenuto a turbare il miglioramento continuo di questo prodotto straordinario dell'ingegno alimentare umano. Solo quando mai nessun dubbio rimarrà ed il percorso di vita sarà completato senza macchie, allora l'ultimo labello di qualità verrà posto ed arriverà l'ora che l'opera d'arte a forma di violino parta definitivamente a rallegrare le gole degli estimatori di tutto il mondo ed a spargere la sua musica divina. La visita non è solo un piacere sensoriale completo, puoi vedere anche curiosità produttive interessanti, come le cosce desinate agli Stati Uniti, che per specifica richiesta legale di quel mercato vengono affinate prive della parte superiore dell'osso. Il prosciuttifico, che, oltre ad un costante miglioramento qualitativo, è sempre alla ricerca  di opportunità commerciali, unica strada per progredire, crescere, ed alla fine offrire prodotti sempre migliori, ha iniziato, data la richiesta, a produrre prosciutti assolutamente particolari come il Numero 10, che viene invecchiato almeno 20 mesi, per sensazioni gustative ancora più ricche e complete, il Fumato, rivolto agli amatori soprattutto nordeuropei, il Patadok, che utilizza il "cerdo iberico dell'Estremadura", ma con una tecnica produttiva che evita l'uso eccessivo degli spagnoli di salnitro e dell'irrancidimento del grasso, fornendo un prodotto molto più dolce e gentile.

Operazioni di controllo
Infine il Nebrodok e l'Hundok, che utilizzano cosce di maiali Neri dei Nebrodi e di Mangalica (una razza ungherese molto nota e pregiata), per affermare come la qualità della lavorazione influisca profondamente, oltre alla varietà del suino ed alla sua metodologia di allevamento, alla qualità finale del prodotto. Insomma una visita estremamente interessante, che si completa in maniera esaustiva solo fermandosi nella contigua prosciutteria, idea davvero vincente dell'azienda che ha pensato di offrire ai visitatori anche la possibilità di gustare appieno e subito, come si può dire a botta calda, il prodotto offerto dalla casa. Noi, consci di dover completare il percorso per poter avere una visione davvero completa del settore sotto osservazione, che non di sola chiacchiera si può imparare, abbiamo gradito un consistente piatto di prosciutto, profumatissimo al naso, dolce e setoso al gusto che ha riempito il cavo orale di sensazionii inebrianti. A seguire una pasta con un sapido sugo a base di prosciutto e per finire una fetta della classica cubana, dolce della zona di tradizione austroungarica, per la verità meno convincente dei piatti che l'hanno preceduta. Ma insomma, qui fanno prosciutti, non dolciumi. Adeguatissimo invece il calice di Friulano che ha accompagnato il pasto, di ottima qualità nonostante fosse un prodotto sfuso. Se passate da quelle parti e volete ampliare le vostre conoscenze, cercate di arrivare per ora  di pranzo insomma.

Un Numero 10

PROSCIUTTERIE DOK DALL'AVA
Via Gemona 
San Daniele del Friuli
Udine
+39.0432.940280
www.dallava.com
doksd@dallava.com
Aperto dalle 10.00 alle 22.00 tutti i giorni. 

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!