domenica 8 dicembre 2019

Cina 13 - Il centro di Kunming

Scacchi cinesi





Scacchi
Finalmente eccoci qui, per le strade di Kunming, un viaggio a lungo sognato, forse addirittura troppo idealizzato, tuttavia consapevolmente pronto a diventare osservatore delle differenze quelle che indubitabilmente ci saranno rispetto al tempo in cui la Cina era uno dei miei luoghi di lavoro e che quindi mi piccherei di conoscere almeno un poco. In fondo sono solo passati 15 anni, che sarà mai, ho continuato a ripetermi, anche se so bene che non sarà così. Ho continuato a dirmi che in fondo questo itinerario percorrerà le strade periferiche di questo grande paese, quello che una volta si chiamava la Cina profonda, nella quale quindi, i cambiamenti saranno forzatamente arrivati con grande lentezza o forse affatto. A passeggio per le strade di Kunming, invece vedi una città assolutamente moderna o modernissima, in fondo oggi è una metropoli di almeno tre milioni di abitanti, con costruzioni nella maggior parte nuove o nuovissime e vie piene di traffico convulso, con torme di motorini elettrici che ti arrivano alle spalle come killer in cerca di vittime. Ecco la grande piazza antistante una delle porte antiche della città, tutta transennata, dove si sta scavando una nuova gigantesca stazione del novo metrò che tra poco attraverserà tutta la città. Tutto intorno i marciapiedi larghi e gremiti con i negozi che, almeno in queste vie del centro sono lussuosi e pieni di luci e colori.

Vendo Chiavi
I nomi delle grandi griffe internazionali conosciute stanno al fianco di molte altre cinesi, che però si espongono con pari dignità (e prezzi), mentre appaiono assolutamente introvabili e questo, ahimé, mi accompagnerà per tutto il viaggio, anche se ancora non lo sospetto, e sembrano del tutto scomparsi i proverbiali tarocchi, quelli che caratterizzavano qualunque mercato cinese di un tempo. Che sia un'epoca finita?  La gente sciama festosa e vestita alla moda o per lo meno quella che va da queste parti, nelle vie del centro, riempie i negozi che esibiscono prezzi di casa nostra, i gruppi di ragazzi riempiono i locali con i jeans stracciati come in una qualunque città europea. Avevo un'altra idea della Cina profonda, ma in fondo bisogna pensare che Kunming è sempre stato un centro di grande importanza per gli europei che arrivavano dai paesi del sud e che la considerarono come una vera e propria testa di ponte, una porta di accesso alla Cina per penetrarla dai vari luoghi dove si erano già impiantati stabilmente come Vietnam e Birmania. Infatti già nel 1910 la città fu raggiunta da una ferrovia che la metteva in diretta comunicazione con Hanoi, tracciando nuove rotte commerciali. Tuttavia la città e la provincia circostante rimase sempre, grazie anche alle sue caratteristiche orografiche (siamo attorno ai 1800 metri di altitudine), piuttosto isolata, tanto che fu zona franca di rifugio per molte popolazioni in fuga durante l'invasione in Cina del Giapponesi. 

Negozi tradizionali
Lo sviluppo urbanistico cominciò quindi solo nel tardo dopoguerra e dopo il rallentamento del periodo della rivoluzione culturale, nel quale gli spostamenti erano assolutamente osteggiati, è ripreso con implacabile e parossistico sviluppo solo dopo gli anni '90. A ricordare il passato rimane solo questa piccola area di vie pedonalizzate attorno al nostro albergo, che in nome dell'importanza economica ormai riconosciuta del turismo, questo è il punto che andrà sempre tenuto presente, è stata "conservata" nei suoi aspetti storici ed oleografici, con molte case vecchie o restaurate, negozi tradizionali e scorci dei quali si ritiene in cerca il turista, di cui si ha una ben chiara visione mercantilistica, dandogli in pasto quello che si giudica debba interessarlo, magari "educandolo" a richiederla. Questo è il mantra della mentalità cinese, che, attenzione, non è cosa recente, ma affonda le sue radici, come avrò modo di ripetere più volte, nella scuola e nella cultura confuciana e taotista, quella dell' indirizzare il popolo verso la corretta via, il Tao, una volta che il potere abbia deciso quale debba essere. Il distaccarsi da questo, seguendo vie parallele o divergenti da quella principale è visto di cattivo occhio, in quanto crea disordine, turba l'armonia del viver civile, diciamo che è in generale mal considerata, non conforme alla regola. 

In attesa dell'apericena
Insomma devi farti piacere quello che si è deciso essere il bello, il giusto, il corretto. Le viuzze del centro "storico" quindi, sono state lastricate a nuovo "vecchio" e il quartiere mantiene comunque una sua dignitosa bellezza. Una vecchia farmacia tradizionale espone tutto l'armamentario della farmacopea cinese, con i suoi materiali alieni e senza nome, erbe e radici, cortecce di tutti i tipi ed ovviamente parti di animali, sebbene questo aspetto, mi sembri ormai in minoranza. Nel retro, una saletta di attesa gremita di gente in attesa del consulto del medico che sta visitando al di là di una tenda. Si tratta soprattutto del tasto del polso, anzi dei dodici polsi che dovrebbero chiarire la completa anamnesi del paziente fino a condurre alla diagnosi  finale. Di solito la visita non si paga, poiché se ne esce con una prescrizione di medicinali di cui si procede immediatamente all'acquisto. C'è poi un piccolo tratto di via popolata di negozi che vendono tartarughe, amatissimo simbolo e augurio di longevità, uccellini colorati e soprattutto pesci, dalle forme e dai colori più vivaci, da tutte le varianti del rosso e dell'arancio più acceso, al carminio, al corallo, al violetto con modanature bianche e punti di nero profondo. Occhi mostruosamente sporgenti, code e pinne che sembrano labari svolazzanti nel vento ed attorno alle vasche si radunano piccole folle di ammiratori e possibili acquirenti. 

Pesci rossi
Quella dei pesci colorati è sempre stata una delle passioni cinesi e ogni giardino che si rispetti, ha una vasca o un finto laghetto in cui nuotano una nutrita schiera di sagome guizzanti, da raffigurare con rapidi colpi arcuati di un grande pennello, tra il nero ed il grigio della china stemperata con l'acqua o da alimentare nei momenti di pausa e che accorrono vicino al bordo non appena scorgono l'ombra di una figura umana. Questo è un altro aspetto interessante della cultura cinese. Piegare la natura al piacere dell'uomo per arrivare ad una armonia elegante e ricercata, ma sempre artificiale che però simuli il più possibile la naturalità. Ecco quindi la ricerca ossessiva di pietre che simulino naturalmente montagne, di alberi contorti (artificialmente, qui nasce l'arte del bonsai) che li mostri resistere all'insistere dei venti oppure potati secondo forme che simulino animali o forme geometriche, secondo i dettami dell'arte topiaria diffusasi poi nel resto del mondo ma che qui raggiunge il suo apice. Oppure i marmi che ridotti a lastre e poi levigati, mostrino venature che appaiono come paesaggi, nuvole, animali fantastici e che faranno mostra di sé come intarsi in mobili, quadri, frontoni delle case. Una natura innaturale che racconta bene un aspetto di una mentalità complessa e molto barocca. 

Tra i pesciolini
A fianco c'è anche un piccolo mercato dei fiori che in alcuni giorni e stagioni si espande a dismisura nelle strade vicine a raccontare questo altro grande amore del popolo cinese. I banchetti per i turisti sono in fondo pochi, con qualche giargiattola di pietre e chincaglieria varia al fianco dei memorabilia della rivoluzione, libretti rossi, distintivi e medaglie, cappellucci maoisti e finti manifesti inneggianti al potere del popolo. In una via parallela il grande edificio, di certo novecentesco di una chiesa cristiana. Entriamo a dare un'occhiata. C'è parecchia gente all'interno tra i banchi e nelle molte sale di riunioni laterali. Non è ora di preghiera, ma i molti gruppetti sono riuniti a provare inni e cori sacri. Sono sonorità inattese e a noi sconosciute, piuttosto incongrui alla nostra idea di liturgia cattolica. Certo che ci danno dentro tutti con un certo impegno. In effetti si tratta della cosiddetta Associazione patriottica cattolica cinese, riconosciuta dal governo ufficialmente e con pieno diritto di svolgere il culto cristiano in accordo col partito e di fare proseliti, ma che tuttavia non riconosce l'autorità del Papa e i cui vescovi vengono nominati dal governo, mentre l' "altra" chiesa cattolica, è osteggiata ed  opera in clandestinità. Tuttavia se non lo sai, stupisce questa assemblea di gente che prega tra croci e lumini ed immaginette di Cristo.

Biscotteria
In effetti, da Deng Xiao Ping in poi la linea dello stato è stata quella del ritenere la religione, qualunque essa sia, un ottimo punto per mantenere, guarda caso, coesione ed armonia nel popolo, anche se si ritiene più consigliabile il credo buddista, ritenuto più vicino a questo concetto di armonia globale, mentre, pare, sia controindicata nei periodi rivoluzionari, perché storna l'attenzione delle folle dalla meta finale da raggiungere. Naturalmente si parla sempre di religioni che siano ossequienti al governo e non abbiano tentazioni centrifughe, infatti l'atteggiamento verso l'Islam e le altre sette locali come il Falun gong, sembrano decisamente differenti. Per il resto le vie sono gremite di locali, alberghetti come il nostro, ristorantini, per la verità molto curati nell'aspetto estetico, finto antico o in stile moderno minimalista. In uno di questi con begli orci da vino di riso e grandi vasi di vetro con infusi di ogni colore, ci prendiamo due piatti di maiale mangiabilissimi, sarà che i morsi della fame si fanno più impellenti, a 52 ragionevoli Yuan, con il classico thé verde, sempre fornito di default a volontà in ogni locale, cercando di resistere alle ondate di sonnolenza che la notte saltata fanno arrivare a intervalli precisi come gli spasmi del parto. Bisogna resistere per prendere il giro e non essere completamente rimbambiti domattina. Comunque crolliamo di comune accordo nel letto non appena rientrati in camera per godere del sonno del giusto.

Al ristorante


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venerdì 6 dicembre 2019

Cina 12 - Un piede in Cina


Cibo di strada

Una via pedonale
Insomma, anche se dopo quasi 18 ore, eccoci arrivati alla meta, in fila davanti alla fila di sportelli che segnano il confine virtuale col paese di mezzo. Certo l'aspetto esteriore, tutto splendente di lucida e luminosa modernità ed efficienza, è ben differente da quella di tanti anni fa, ma io, che nel fondo mantengo il mio animo da mercante, ho verso le frontiere una avversione esistenziale, mi fanno paura e mi mettono inquietudine a prescindere, ne respiro il profondo senso di respingimento che emanano naturalmente, di esclusione, di secca privazione di libertà. La stessa lunga attesa che viene imposta davanti al varco in attesa dell'esame, dei documenti, dei visti, dei permessi, delle merci al seguito, fa parte della messa in soggezione del presunto ma sicuro colpevole, normale nei processi kafkiani e di tutti i regimi, per predisporre il condannato certo ad una spintanea e liberatrice confessione dei propri delitti. E' questo insomma lo stato d'animo che mi accompagna sempre di fronte al bancone dell'immigration di qualunque paese del mondo, sia pure il più aperto esistente. Verrò interrogato con la luce negli occhi, mi si chiederà se sono un terrorista o se ho armi nucleari nella valigia o se ho mentito comunque scientemente ad una delle precise 1234 domande sui moduli precedentemente compilati?

Vellutata di zucca o quello che è
Così vado, ragionando nell'attesa, che invece si rivela incredibilmente breve, le file cortissime si smaltiscono con grande rapidità e quindi arrivo quasi subito al cospetto di una graziosa signora o signorina, per la verità alquanto sorridente, cosa quasi mai capitata in questi frangenti, che con un cortese cenno del capo mi prende il passaporto aperto, lo ficca nell'apposita fessura e subito una voce flautata esce dal nulla e mi dice in italiano assolutamente privo di accenti ed utilizzando i corretti congiuntivi: "Per favore fissi la telecamera di fronte a lei, mantenga la testa in posizione diritta, grazie e benvenuto in Cina", a prescindere dal fatto che sulla copertina del nostro passaporto non si faccia cenno all'Italia.  Il rumore di due belle timbrate e via, barriera superata. Niente richiesta di impronte per il paese dell'arte e della bellezza (I Da Lì), ad altri paesi, sì. Questo è il primo impatto col paese e la verifica del punto a cui da queste parti sono arrivati con la tecnologia e dove stanno andando, cosa che verrà meglio chiarita man mano che procederemo. Questa comunque è la sensazione che evidentemente il paese vuol dare di sé a chi arriva. Armonia, efficienza, miglioramento continuo in un'ottica decisamente confuciana di un ordine che va mantenuto ad ogni costo, nell'interesse del bene comune.

Una vecchia casa del centro
Invece dietro tutti gli avvisi ed i divieti, propri di ogni frontiera, mostrati con cortesia e sorriso, leggi comunque una severità implacabile che devi percepire sarà applicata senza pietà al minimo sgarro, proprio nell'ottica del mantenimento di questa armonia. Niente contestazione o distinguo, per Confucio, la legge per sbagliata che sia, va seguita pedissequamente, nell'interesse dello stato. Così Sun Tsu, quando voleva mostrare all'imperatore l'arte del ben governare, fece giustiziare le due concubine preferite, soltanto perché ridevano e scherzavano senza rispettare le regole che aveva loro imposto in un gioco di corte. Non perché la pena fosse commisurata alla mancanza, ma perché tutte le altre imparassero. Dunque ricordatevi che la presenza di accendini o altri oggetti proibiti del bagaglio, verrà"severamente" perseguita e punita, come recitano i cartelli. La pena non è esplicitata, ma io la prenderei seriamente. La sensazione è che comunque, tutti vogliono l'applicazione puntuale delle regole o il riconoscimento puntuale del merito, ma da noi questo riguarda soprattutto gli altri, per noi ci sono sempre delle giustificate eccezioni ed al limite, cosa vuoi che sia confronto a tutte le porcherie che fanno quelli che ci governano rubandolo stipendio. In questi regimi invece è diverso. La regola deve valere per tutti o almeno a questo si tende. Ma ne riparleremo.

Diamoci da fare
Intanto siamo fuori e il codino fluttuante di Keith, mi aspetta nella grande hall degli arrivi. Per guadagnare tempo sbrogliamo subito qualche incombenza logistica. Compro una SIM locale per il telefonino (120 Yuan con un po' di traffico incluso) e subito verifico un'altra prova di quanto detto prima a proposito della tecnologia del paese. Qui tutto si paga col telefonino. In ogni luogo, negozio, tram, parcheggio, banchetto lungo la strada, sono esposti uno o più codici QR, quelli quadrati coi puntini bianchi e neri; tu punti il telefonino che ha evidentemente un account Alibaba o WeChat (tipo i nostri Paypal o Postepay), scrivi la cifra e dai ok ed è pagato. Penso ai discorsi assurdi che circolavano da noi il mese scorso sulle carte di credito ed il contante, per riuscire finalmente a far pagare le tasse a chi no le vuol pagare comunque e registro che qui, le carte di credito sono assolutamente superate e che quindi avrete qualche difficoltà se pensate di appoggiarvi solo a queste. Facciamo allora un salto in banca per cambiare gli euro e, altra conferma, sarà questa il tipo di banca a cui dovremo abituarci? Due impiegati in un salone che forse prima ne avrebbe contenuti una trentina. File di postazioni automatiche (intelligent office) in cui puoi fare tutti i tipi di operazione.

Allo spiedino
Di fianco, appesi al muro, occhiali di cortesia, disposti secondo le diverse diottrie, all'uscita ombrelli altrettanto di cortesia, che qui piove spesso. Ma andiamo su un altro  argomento, un altro dei vari pregiudizi che ci portiamo (mi sono portato) dietro. Attraversando la strada per entrare, per poco non vengo investito da un paio di motorini che piombano alle mie spalle con la silenziosa ferocia di un ninja. Già, bisogna pur dirlo, che nel paese che che tutti consideriamo il grande inquinatore del mondo, non ci sono più motorini o scooter a benzina, ma solo elettrici. Sarà anche questo un altro dei grandi pregiudizi da verificare nel corso del viaggio. Buttando un occhio in giro a cartellonistica, avvisi, pubblicità varia, i cenni all'ecologia sono continui e persino più pervasivi che da noi. Benché l'aria nelle strade, pur in presenza di un traffico molto convulso, non sembri poi così peggiore che da noi dal 20 (uomini) al 40% (donne) di quelli che incontri, ho fatto un conto così alla grossa, girano con la mascherina sulla faccia, segno che nel comune sentiment, questo aspetto viene considerato piuttosto importante. In giro è pieno di cestini perla raccolta differenziata, le strade, per lo meno se faccio un paragone con l'ultima volta che sono stato da queste parti, una quindicina di anni fa, sono relativamente pulite.

Pollo croccante
Incredibilmente, la gente non sputa (quasi più per terra),mentre una volta dovevi fare lo slalom tra le pozzanghere. E consideriamo anche che qui siamo in una provincia interna del tutto periferica se confrontata alle grandi città del paese. Mah, rimane il fatto che le cose bisogna vederle, prima di parlare su schemi prefissati o per sentito dire. Comunque cominciamo a posare rapidamente le masserizie in albergo e dopo una rapida rassettata, meglio mettersi subito in marcia per non perdere le poche ore di luce che la giornata ci può ancora regalare. Presto che è tardi e poco importa se abbiamo saltato la notte e io ho già l'occhio a mezz'asta, bisogna resistere fino a sera inoltrata, se no, entri nel loop del jet lag , prendi il giro sbagliato e non te la togli per una settimana. Se vuoi godere devi soffrire e questo sarà il leit motif di tutto il prossimo mese. Gambe in spalla dunque e scarpinare, che poi alla fine della giornata si contano i passi fatti. Intanto vediamo di dare un'occhiata a questa Kunming,昆明tanto per cominciare ad abituarci alla grafia locale, della quale di tanto in tanto vi darò qualche cenno tanto per impreziosire la chiacchierata e renderla meno vana.
Una farmacia tradizionale

SURVIVALKIT

Joyful Hotel32 Wenmiaozhi Street Kunming - Ottimamente posizionato, nella via centrale pedonale (dovrete fare qualche decina dimetri a piedi con le valige per raggiungerlo). Camere piccoline, ma pulite, bagni nuovi e ben dotati. Free wifi in camera, TV, 25 Euro la doppia senza colazione. Personale gentilissimo. Una ottima soluzione per girare anche a piedi per il centro. perfetto equilibrio qualità/prezzo.



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giovedì 5 dicembre 2019

Cina 11 - In volo

Risultato immagini per thai airways

Vi ho già detto quanto la preparazione di questo giro sia stata lunga, complicata e faticosa, complice il fatto che per più della metà si sarebbe svolta in autonomia in un paese dove, tutto sommato, muoversi è più complesso che in altri per vari motivi di cui vi ho già accennato e che via via vi preciserò meglio, ma tutto questo crea nell'anziano, in generale più propenso a lasciarsi andare ad un ragionato assistenzialismo (la mentalità del pensionato diventa subito preminente), una sensazione di sgradevole ansia che da un lato ti perseguita per tutto il periodo antecedente alla partenza, conducendoti continuamente a chiedere, verificare e a rifare continui controlli, mentre dall'altra alla fine ti fa sfuggire svarioni anche grossi, proprio per questa continuo e non sereno preoccuparsi che ti fa girare a vuoto. Dunque, benché abbia cercato di preparare al meglio la partenza, grazie soprattutto ai preziosi consigli di Simona e alle dritte di Roberto, grande fotografo, (date un'occhiata ai loro siti), quel 2 novembre, partivo alla volta del mio solito parcheggio Mariuccia (un nome che automaticamente mi rassicura un po'), con almeno un'ora di anticipo sulla tabella di marcia. Chissà com'è ma l'ansia (da prestazione?) si manifesta spesso nel forzare i tempi e non star lì a rimuginare nell'attesa di orari decenti. Intanto portiamoci sul luogo del delitto, poi ci penseremo. 

Eccoci dunque sul nastro lucido dell'asfalto di prima mattina, mentre la data stessa non è di quelle che gli aruspici sceglierebbero per una felice partenza e anche gli occhi grigi del cielo lasciano cadere il sintomo di uno scontento che non sono proprio lacrime, ma quel polverino umido e poco gradevole che noi alessandrini chiamiamo "scarnebbia", un umidore malmostoso e freddo che ti bagna tutto senza piovere e ti gela le ossa rinfocolando le artrosi varie di cui tutti siamo ormai irrimediabilmente afflitti, tra il Tanaro e il Bormida. Non piove insomma, ma devi fare andare ugualmente il tergicristallo, che tra l'altro non funziona neppure bene, bisognerà cambiare le spazzole una volta tornato. Ma il viaggiatore deve partire così, con il fegato sverso, il bavero tirato su e la schiena gelata? Non dovrebbe essere un gioioso lasciarsi andare alla malia dell'andare? Alla Mariuccia, la madama al mattino è a sua volta di umore grigiastro e digrigna i denti al bancone, dividendosi tra colazioni di partenti mattinieri e viaggiatori che vogliono solo mollare la macchina al più presto emettere il culo su un aereo per andarsene lontano da questo clima uggioso. Aspettiamo un poco per caricare un tizio che si copre con cura la macchina con un telo dopo aver staccato precauzionalmente la batteria, la lascia qui quattro mesi, va in Indonesia dove ha impiantato un traffico di collanine di conchiglie. Mi confessa che gli costano dai 10 ai 20 centesimi l'una e vanno a finire a mazzi nei vari stabilimenti balneari italiani nei banchetti dove lui li lascia in conto vendita a 3 euro. 

Incredibile come la gente trovi il modo di sbarcare il lunario nei modi più improbabili, e questo tra l'altro non sembra neanche passarsela male. Mi ricordo con una certa nostalgia quando anche io, giovane, avevo di queste pulsioni, che poi una mentalità più ragionieristica mise rapidamente da parte. A Bali lo aspettano moglie e figlio, lui sverna lì e intanto prepara il malloppo da spedire per la prossima stagione. Lo rivediamo di nuovo in coda per l'imbarco alle prese col sovrappeso bagaglio, sul nostro aereo della Thai, dove c'è una discreta ressa, pochi vacanzieri mi sembra, tanta gente che torna a casa o gira per lavoro con la famosa borsa dei contratti, sui quali si ironizzava quando lo facevo anche io. Chissà come è, ma adesso gli aerei sono sempre zeppi come uova. Certo che sono cambiati i tempi in cui il volare era condito con un lussuoso servizio denso di salamelecchi sciorinati da untuose e bellissime hostess e la Thai offriva anche una orchidea viola alle signore! Adesso devi fare tutto da solo, da casa, check-in, biglietto, carte d'imbarco, manca solo più che tu debba andare a caricare i bagagli in stiva, d'altra parte, c'è anche l'aspetto positivo del calo del prezzo dei biglietti e poi, basta lamentarsi!  Mentre sto almanaccando queste meditazioni subliminali, salta fuori la prima grana. 

Con la disattenzione tipica del vecchio che fa tripli controlli e poi gli scappano le cose essenziali, salta fuori che ho scambiato sul biglietto il nome e il cognome della mia gentile signora, complice il mio inglese pressapochista. Questa sembra essere cosa gravissima, in quanto quandosi faceva tutto a mano, l'addetto non aveva dubbi a capire che Mario Rossi era la stessa persona di Rossi Mario, ma l'AI (Intelligenza Artificiale) della macchina non è ancora così sviluppata e il meccanismo va in tilt. Così bisogna chiamare la capo scalo, una gentilissima Thai, deliziosa nei modi ma con un'occhio severissimo da sorvegliante di carceri per trafficanti di droga, che dopo una serie di telefonate, noi messi a lato della fila che continua a scorrere, mentre la mia tensione interna cresce, nonostante avessi già preso la pastiglia di Bisoprololo, alla fine concede il nulla osta all'emissione della carta di imbarco. Pericolo scampato, ma poteva essere una grana grossa insomma, tipo tornate a casa e compra un altro biglietto. Insomma cucchiamoci queste nove ore, ma perché devo rimirare con invidia quelli che appoggiano il testone sullo schienale e bisogna svegliarli a forza quando l'aereo è già atterrato, mentre io devo continuare a fregarmi gli occhi arrossati cercando di guardare fino alla fine quattro film di seguito? 

Ma allora sta a casa se continui a lamentarti così! Intanto ecco che vaghi negli spazi infiniti dell'aeroporto di Bangkok, hub di passaggio, centrale per tutto il sudest asiatico, dove soffia potente quel vento dell'est, quello che è sempre stato il canto irresistibile della mia sirena. Guardo come ipnotizzato il grande tabellone nero dove i caratteri latini si alternano ogni dieci secondi alle volute eleganti del Thai e leggere quei nomi mi dà una sensazione impagabile: Tokio, Dempasar, Seul, Amsterdam, S.Francisco.  Che epoca straordinaria ho avuto la fortuna di vivere! Un fiume di gente scorre accanto, lunghe galabeye bianchissime, sari dai colori dell'arcobaleno, veli turchesi e rossi, zazzere rasta dai jeans sbrindellati, ampie capulane africane, che domani saranno ai quattro angoli della terra a dipanare le loro vite in mondi differenti che a loro volta stanno facendo di tutto per uniformarsi, smussare le loro differenze, aspirando al meglio di ogni cultura, assorbendo spesso invece, il peggio. L'aria condizionata spara a palla negli aeroporti, sudore gelato sulla schiena, collo che duole, schiena a pezzi, che sedie dure! Ne conquisto una da massaggio, ma è scomodissima o saranno le cinque ore di melmosa attesa a renderla fastidiosa. Poi finalmente imbarcano, due ore di iperspazio e finalmente siamo a Kunming. Finalmente si può cominciare. I banchi dell'immigration sono lì davanti, passaporti, visto e scheda di ingresso debitamente compilata in mano, vediamo cosa succede.

SURVIVAL KIT

Parcheggio Malpensa - Ceriapark da Mariuccia  - Malvaglio , Via Pozzi 43. E' leggermente più lontano degli altri (15 min), ma imbattibile sui prezzi per le lunghe soste (Scoperto, 30 Euro + 1 Euro al giorno). Se dovete partire presto c'è anche la comodità dell'albergo adiacente con ristorante.

Volo andata - Dato l'itinerario complicato ho dovuto prendere una serie di voli separatamente. Per l'andata, Malpensa -Kunming, Thai Airways con sosta di 5 h a Bangkok. TG941- 10:55 - Euro 425 a testa.



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mercoledì 4 dicembre 2019

Cina 10 - A casa

Non si vive di sola cultura


Alla stazione
Ed eccoci qua, tornati a casa stanchi come muli sulla Marmolada, assaliti dalle incombenze e dagli obblighi entro e non oltre, bollette, scadenze e va là che vai bene, invece di potersi mettere lì tranquilli a metabolizzare il vissuto di questo mese, ad analizzare l'esperienza o semplicemente riviverla nella tranquillità della tua casa per potertela godere meglio e trarne qualche considerazione, qualche pensiero utile a te stesso, magari da condividere e da confrontare con quelli che, bontà loro, ti seguono. La cosa che ormai hanno in comune queste mie ultime esperienze è sempre la stessa, le progetto in modo un troppo caricato, in considerazione al mio stato fisico e alla mia voglia di sbattermi in concreto, certo, perché nel progetto invece si butta sempre il cuore oltre l'ostacolo e sembra sempre poco, spinto anche da chi ti accompagna che invece va come un treno, mentre io poi, alla fine, devo valutare che sono soltanto più un treno merci pesantissimo che sbuffa anche per arrivare al suo definitivo binario morto e quindi, come si dice, me la appoggia. A questo si aggiunga che non mi ricordavo più come il ritornare al sistema di movimento zaino in spalla, in completa autonomia per più di metà del giro, sia impegnativo sia organizzativamente che fisicamente. Tutti bei ragionamenti, logici e inoppugnabili, che poi tuttavia si vanno a sbriciolare quando constati che l'attività parallela a questa meditazione post viaggio e che consiste nella progettazione del prossimo, ripercorre inevitabilmente la stessa falsariga che ora sto criticando. 

Per le vie del mondo
Insomma niente di nuovo sotto il sole. Il problema del mese di viaggio poi si ripropone ogni volta. E' tanto e diventa complice della faticosità finale intrinseca? Ma se poi facendo il bilancio finale sei costretto a constatare che mancava sempre la solita settimana per completare bene il programma iniziale della visita di luoghi in cui inevitabilmente è certo che non potrai mai più ritornare! La smania collezionistica di accumulare paesi (qui abbiamo aggiunto il 111°) non è degna di chi vorrebbe essere un passabile viaggiatore? Ed ecco che invece siamo già qui a progettare altri nomi vergini tra le mete papabili per il solo gusto di farlo. Insomma, diciamolo, l'uomo è una continua contraddizione. Intanto che questi drammi esistenziali, che prendono corpo ad ogni ritorno, piano piano svaniscono delle pieghe dell'anima, mettiamoci all'opera per analizzare concretamente questo viaggio nelle sue componenti, rispondenza alle aspettative, esame dell'esperienza, anche in vista di essere di aiuto a chi volesse percorrere a sua volta questi sentieri, cercando si non fare sconti sulle aspettative maturate nel progetto e a quanto ci si attendeva, magari suggerendo correzioni e aggiustamenti di rotta in base a quanto ho potuto toccare con mano. In soldoni è stato un viaggio di luci ed ombre, non aiutato dal clima, probabilmente novembre non è il mese giusto e se è considerata bassa stagione ci sarà pure un motivo, con qualche aspetto negativo che vi sottolineerò di volta in volta ed inevitabilmente tutti quelli positivi di cui parlerò ampiamente per un bel po', intrattenendovi su questo luogo virtuale, se avrete la pazienza di seguirmi. 

I tempi cambiano
Tanto per riassumere per chi non era al corrente, l'itinerario prevedeva un cammino lungo tre provincie della Cina meridionale, lo Yunnan, lo Hunan ed il Guangxi per cercare di verificare quanto rimanesse ancora di tradizione in queste zone fortemente popolate da molte delle 49 minoranze presenti nello sterminato territorio cinese ed una settimana finale dedicata all'isola di Taiwan, nell'intento di fare paragoni, se possibile, con l' "altra" Cina. Inoltre viaggiando in un paese in cui sono stato almeno una ventina di volte se non di più, per lavoro a partire dalla fine degli anni '90, ma da cui mancavo dal 2006, verificare cosa ci sia ancora di quella realtà, che pur sembrando essere recentissima, in realtà si presenta ormai come un vero e proprio trapassato remoto. Programma sicuramente ambizioso insomma che doveva poi assommare come giunta non secondaria la scoperta delle bellezze naturali che in questa regione, note e meno note, sono davvero moltissime. Quindi come vedete di carne al fuoco ce n'è fin troppa e cominceremo quindi da domani ad esaminarla nei dettagli senza troppa fretta, sicuramente mettendoci più tempo di quello necessario a percorrerla, magari segnalandovi anche i rimpianti per quello che sono stato obbligato, dai tempi del turista, a lasciare indietro (purtroppo per sempre) e per quello che il tempo ha ormai irrimediabilmente cancellato (anche questo purtroppo per sempre) e che ti fa ogni volta ragionare di come sarebbe stato straordinario fare questo viaggio dieci, venti o trenta anni fa. Ma coi se e coi ma non si fa la storia e la nostra invece comincia domani.

Luci ed ombre


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lunedì 2 dicembre 2019

Taste of India 43


Che sguardo intenso
Quegli occhi verde oro
Compra qualcosa

domenica 1 dicembre 2019

Taste of India 42


Sembran colonne
Le gambe del dio nudo
Veste di vento

sabato 30 novembre 2019

Taste of India 42


Tempio di pietra
Dalle colonne antiche
Risuona un gong

venerdì 29 novembre 2019

Taste of India 41


Su pietra rosa 
Le maioliche azzurre
Grande raja

giovedì 28 novembre 2019

Taste of India 40


Caricar tutto
Per andare lontano
Pesa il cotone

mercoledì 27 novembre 2019

Taste of India 39


Turbanti rosa
Vengono di lontano
Che piedi stanchi

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!