giovedì 21 marzo 2019

Conferenza sull'Etiopia

A tutti gli amici alessandrini, un cordiale invito a partecipare alla mia conferenza che si terrà oggi pomeriggio 21 marzo, alle ore 15:00, presso la sala conferenza dell'ISRAL, via Guasco 49 Alessandria, sul tema:

Etiopia, dalla Valle dell'Omo alla Dancalia

nell'ambito delle conferenze organizzate in collaborazione con l'Associazione Italiana Insegnanti di Geografia.

Nell'occasione si farà cenno anche all'uscita del mio libro-guida Etiopia, le origini della specie.


Grazie a tutti gli amici che vorranno partecipare

mercoledì 20 marzo 2019

Fidenza

Ingresso del Duomo di Fidenza


Il Duomo
Ma che belle sorprese capitano quando, magari per caso sei in giro per le tante cittadine italiane, in cui difficilmente capiti a bella posta. Dunque consiglio non richiesto, se per caso siete in giro nella bassa o a caccia di salumi e latticini, zona, questa altamente vocata al riguardo o perché invece morbosamente attirati da uno di quei luoghi di perdizione detti Outlet, maledetti dai commercianti cittadini che li reputano causa prima delle loro disgrazie e qui ce n'è proprio uno famoso, proprio all'uscita dell'autostrada, non siate pigri e, terminati gli acquisti, date spazio anche alla vostra, se ne avete, fame di bellezza e di cultura, ché non di solo pane (o di culatello) vive l'uomo. 
Navata centrale

Spingetevi appena più in là seguendo il cartello Fidenza in direzione centro città e poi lasciate la macchina in uno dei tanti comodi parcheggi che con 60 cent/h vi consentiranno di cominciare un piacevolissimo ed istruttivo giro a piedi in una abbastanza vasta area pedonale. 

Lascerete alle vostre spalle la torre medioevale, dove evidentemente i pellegrini in marcia per Roma, (quante ne ha viste la storia!) sostavano prima di imboccare la via Francigena per adorare le spoglie di San Donnino, martire cristiano, qui decapitato, al quale è appunto dedicata la cattedrale romanica che campeggia nella piazza del Duomo. 

Sembra infatti che il soldato romano al servizio dell'imperatore Massimiano, appena convertito fosse qui sottoposto al supplizio, ma lui, come se nulla fosse, raccolse la sua testa e se ne andò in giro stramazzando a terra proprio nel luogo dove poi venne eretta, attorno alla fine dell'anno 1000 la chiesa. La torre invece, era l'antica porta della città davanti alle quali ancora sono visibili i resti del ponte romano che traversava lo Stirone proprio sul tracciato della via Emilia. 'Sti Romani ne han fatte di cose eh! 

Abside
Comunque questa chiesa è uno dei capolavori del romanico padano, con il suo interno elegante anche se rimaneggiato, ma la parte più interessante è proprio la facciata, dove ha lavorato a lungo l'Antelami e la sua scuola, con una serie di sculture che punteggiano tutta la parte inferiore ed i tre portali, davvero mirabili per delicatezza ed elegante disegno. I tre protiri appena procombenti poggiano su colonne sottili; le figure tutto intorno sono un susseguirsi di caratteri che arricchiscono la distinzione dei personaggi, segnando nella scultura medioevale l'inizio del grande cambiamento. I due ingressi laterali, i portoni della vita e della morte, appaiono più sobri, mentre i  due leoni dell'ingresso alla navata centrale, torcono i musi con leggiadra fierezza; nell'arco un bassorilievo magnifico con la vita appunto di San Donnino. Sulle due colonne al fianco due magnifiche statue dove più si riconosce la mano diretta del maestro. 

Palazzo comunale
Peccato che la grande opera non sia proseguita nella parte superiore della facciata tra le due monumentali torri, evidentemente avranno finito i soldi o chissà, anche allora non si riuscivano a mandare avanti i cantieri. Che ci sia stato un movimento No-Duomo che si opponeva con vigore ai lavori? Chissà, intanto l'opera si snoda sul fianco destro fino alla maestosa abside, che prosegue la scansione di logge ed archetti. Tra l'altro la facciata sarà pure incompleta ma la chiesa ha ben tre campanili, due davanti e uno sull'abside, tanto per esagerare e anche questa è una bella curiosità. 

Nell'interno elementi diversi, con tracce di affreschi dell'epoca e, nella cripta le reliquie del Santo e altre sculture della scuola antelamica. Altro si trova nell'adiacente museo diocesano (3 Euro, chiuso lunedì). Proseguite poi per le vie strette di quello che era il centro medioevale le cui facciate sono molto ben tenute e piacevoli alla vista fino al palazzo comunale, un bell'edificio gotico che campeggia sulla piazza Garibaldi e poco distante se allungate un po' la strada arrivate fino al convento delle Orsoline. insomma un pomeriggio, tanto per digerire quel tagliere con tanto di risotto al culatello come giunta, che vi siete sbaffati a pranzo, ci sta tutto.


Risotto alla Verdi
Tagliere Langhirano e Culatello




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martedì 19 marzo 2019

Central India 4 - Sentinel


Pescatori
 
Spiaggia
Ieri è stata una giornatina pesante, tra la notte in aeroporto, i due voli e la traghettata, ieri sera quando mi sono buttato nel letto, anche se dal bar della reception arrivava una musica a palla, mi sono addormentato come un ciocco. Pertanto oggi si presuppone tutta una classica giornata da spiaggia, asciugamano in spalla. Due passi e sei sulla sabbia; giriamo verso nord al contrario di ieri, non abbiamo neanche la voglia di prendere un tuktuk per andare in cerca della Elephant beach, che comunque pare sia piuttosto affollata. Qui, a Govindnagar beach, basta che cammini un po' e non c'è quasi più nessuno. Chissà dove si imbuca tutta quella massa di gente che sbarca dai traghetti? Va bene che è ancora bassa marea e l'onda arriva a poco a poco. L'acqua crescerà fino a mezzogiorno, credo, ma qui i turisti indiani, non amano più di tanto trascorrere il loro tempo sulla spiaggia, ci fanno un salto al massimo, si pucciano giù schiamazzando un po', poi vanno via quasi subito, se proprio vogliono esagerare si imboscano tra gli alberi con ceste di roba mangereccia a fare colazione. ogni tanto vedi in giro qualche coppietta che si fa i selfie romantici tra le palme, sembra infatti che l'isola sia molto gettonata per i viaggi di nozze nella middle class del subcontinente. Così devi soltanto trovarti uno spazio accogliente, tra gli alberi più bassi e fogliosi che garantiscono l'ombra migliore e soprattutto facendo attenzione a non avere cocchi  a perpendicolo sopra la testa. 

Peel island
Sembra infatti che muoia ogni anno più gente per la caduta delle noci di cocco che per il morso dei serpenti, sapevatelo. D'altronde se ti becca sul cranio un cocco da tre o quattro chili che piomba giù  da una ventina di metri di altezza, te lo spappola come un popone, è evidente. Io intanto calcolo bene le traiettorie e poi stendo l'asciugamano. L'acqua è caldissima anche se ancora troppo bassa per immergersi, un classico brodo equatoriale, ma chi se ne frega se devi fare un po' di slalom tra bottiglie di plastica, cartacce e immondizia varia. Beh, adesso non vorrei essere troppo critico, però dopo un po' arriva dal folto degli alberi un tizio con dei sacchi di residui alimentari e lo scarica direttamente sulla spiaggia, fiducioso nel lavoro delle maree, tanto per cambiare, lì dietro ci deve essere un ristorante e qui si fa così, almeno sembra. Davanti, il mare è comunque di un bel blu zaffiro che pian piano si muta in verde smeraldo, mentre si avvicina alla riva. Il quadro di insieme alla fine non offende e ti rimane la curiosità di pensare a quello che c'è dall'altra parte del braccio di mare che separa Havelock dalla vicina isola di Peel che dovrebbe essere disabitata. Una striscia verde che separa il mare dal cielo. Distante, misteriosa. Sarà lì il paradiso? Bisognerebbe avere a disposizione qualche giorno e andare a fare una esplorazione da quelle parti, una barca di pescatori che ti porti, pagando, la trovi sicuramente. Eh, ma noi siamo solo turisti e il tempo stringe, già va bene che ci regaliamo questo giorno completo di relax, sentendo solo il rumore leggero della risacca.

Mangrovie
Se ci pensate bene qui, qualche anno fa,  è arrivata l'ondata secca dello tsunami, dicono almeno dieci metri di altezza, che ha risalito l'interno per un bel tratto, facendo almeno 3000 morti in tutto l'arcipelago, qualche turista europeo (ce n'erano ancor meno allora) e tutti residenti, abituati al monsone bengalese, forte sì, ma non così inaspettato e distruttivo. Pensate invece che tra i nativi originari, non c'è stata neanche una vittima, sembra che con un certo anticipo si siano tutti diretti verso la parte alta dell'interno di ogni isola, salvando così la pelle. Non si sa nulla invece di quanto sia successo a North Sentinel, una isoletta tondeggiante di circa 60 km2 ricoperta dalla foresta e circondata dalla barriera corallina. E' molto strana la storia di questa isola priva di approdi e solitaria ad una cinquantina di km dalla grande Andamana e dei suoi misteriosi abitanti, i Sentinellesi o Sentinelloi che dir si voglia. Già, perché questa, pare sia una delle pochissime, se non l'unica, comunità esistente al mondo che ha sempre rifiutato ogni contatto col resto dell'umanità, respingendo a colpi di frecce che tenti di avvicinarsi alle coste. Per la verità non si sa neppure quanti siano, si dice tra i 30 e i 300 individui, una popolazione di pescatori raccoglitori che vivono nella foresta in capanne molto semplici e che non conoscono agricoltura, arrivati fin qui da almeno 30.000 anni con le prime migrazioni africane e qui rimasti isolati anche dalle isole più vicine, sviluppando lingua e cultura propria.

Mare
Nei tre secoli passati c'è stato qualche tentativo di sbarco da parte degli inglesi, che alla fine dell'800 ne prelevarono alcuni per condurli a Port Blair e studiarli e che morirono subito di malattia dato che il loro isolamento li ha resi completamente privi di difese immunitarie. Successivamente c'è stato qualche naufragio, dato che le acque circostanti sono piuttosto pericolose e qualche tentativo di sbarco da parte di studiosi che hanno lasciato doni sulla spiaggia. Si è allora osservato che gli abitanti hanno operato un recupero di materiali ferrosi dai relitti. Però i Sentinelloi, durante questi approcci, si sono sempre nascosti nella foresta o hanno accolto i visitatori con nugoli di frecce, con qualche ferimento seguito da balli di soddisfazione eseguiti sulla stretta spiaggia. In ogni caso l'isola è off limit da decenni e il governo indiano vigila che nessuno riesca ad avvicinarsi a meno di 5 km dalle sue coste. Un paio di pescatori che si sono avvicinati troppo, sono stati uccisi nel 2006, e non è stato possibile recuperare i corpi a causa dell'ostilità dei nativi che hanno accolto a colpi di freccia anche l'elicottero che aveva sorvolato la spiaggia; ma il fatto più eclatante è avvenuto nel novembre del 2018, quando un sedicente missionario americano, certo Allen Chao, assoldando una barca di pescatori, si è fatto mollare a un centinaio di metri dalla riva, convinto di voler riportare i selvaggi alla verità della unica fede. Giustamente, appena messo piede sulla battigia, è stato ricevuto con un nugolo di frecce che lo ha trasformato in un puntaspilli. 

Peel island
Il corpo è stato subito circondato da un gruppetto di uomini, che dopo aver ulteriormente infierito su di lui, lo ha seppellito sulla spiaggia. Si può dire certamente che ha avuto quello che si meritava e al momento la protezione di questa, che è certamente la tribù più a lungo isolata, conosciuta al mondo, sembra garantita. Ma il fatto ha aumentato i controlli ed i divieti sulle isole, con specifica attenzione a che tutte le altre tribù residuali andamanesi siano ancor meglio inavvicinabili. C'è anche Survival che vigila sul territorio anche se non so come, segnalando alle autorità le eventuali violazioni. Tutto buono e giusto, chi può essere contrario, ma naturalmente questo crea una interessante discrasia in un territorio, ormai molto turistico a tutti gli effetti, con una pressione di presenze notevole, proprio a contatto con aree off limit e con regole di estrema severità. E' un mondo strano questo, dove il wild estremo si mescola alle ciabatte da spiaggia e dove nel 2010 è morta a 80 anni, l'ultima rappresentante della tribù Bo, la signora Boa, così si chiamava, ultima anche a comprendere la sua lingua che è così morta con lei, capirete che la cosa mi abbia colpito profondamente e ne avevo a suo tempo anche parlato qui. Ciò detto godiamoci questo bel mare tiepido, che intanto è salito un po', cercando di non scottarci le epidermidi tenerelle, che qui comunque il sole picchia e lasciamo stare i Setinelloi ai loro archi, noi pensiamo alle due grigliate di tonno che questa sera ci aspettano al Fat Martin, proprio sulla strada. 

North Sentinel (da Google map)

SURVIVAL KIT

Sulla spiaggia
Wild Orchid Resort - Quasi sul mare a 2,5 km dal molo di arrivo sulla n.5, con accesso diretto alle due spiagge Govind a nord e Kalapathar a sud. Uno dei primi resort a essere costruito sull'isola e considerato tradizionalmente di lusso. Serie di bungalow in legno nel bosco con reception bar ristorante al centro. Il tutto è ormai abbondantemente invecchiato e molto bisognoso di essere risistemato, nei confronti delle tante nuove strutture sorte nel frattempo. Per la verità andrebbe benissimo se non fosse che il prezzo invece, forse in memoria dei passati fasti è sproporzionato nei confronti sia dei livelli indiani che di quelli della nuova concorrenza. Per questo io sceglierei altro a pari prezzo o in sistemazioni più spartane ma molto più convenienti. Comunque bungalow in legno con TV, AC, ventole, acqua calda, cassaforte, no frigo, tutto piuttosto antiquato a 70/100 Euro secondo stagione, con colazione buffet abbondante e valida. Free wifi solo alla reception. Personale gentilissimo, ma ripeto, voto negativo solo per il prezzo.

Fat Martin restaurant - Appena fuori dal resort sulla strada a destra. Locale noto e frequentato soprattutto da stranieri. Buon pesce ala griglia, piatti consistenti a 3/400 rupie. Consigliato e comodissimo se siete in zona. 





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lunedì 18 marzo 2019

Central India 3 - Havelock island, paradiso perduto?


Kalapathar beach
Il Poenix Jetty è davvero sovraffollato. Da qua partono tutti i traghetti, quelli governativi e quelli privati della Makruzz (e anche di un'altra compagnia, mi pare) ovviamente più costosi e veloci. Il risultato è che c'è una folla strabocchevole. Per fortuna che siccome le partenze non sono contemporanee, il capannone si popola e si spopola in continuazione con un flusso regolare. Tanto allo stanzone/sala d'attesa si può entrare solo un'ora prima della partenza per la registrazione. Il 99% dei passeggeri sono indiani, su tutto regna una bella confusione con famigliole accampate dappertutto in attesa. Noi abbiamo già i biglietti in saccoccia ma bisogna procedere alla registrazione e all'assegnazione dei posti, cosa che comunque contribuisce a farti passare il tempo in coda. Alla fine tutto va a buon fine come sempre. E' l'apprensione tipica dell'occidentale che vuol sapere bene tutto in anticipo, essere tranquillo, insomma, quello che ti fa soffrire. In realtà bisogna lasciarsi andare alla ruota della vita, arrivi poi sempre alla fine. Lo spazio dedicato ai viveri di conforto in realtà non è funzionante. Un gruppetto di addetti all'interno, passa il suo tempo a comunicare ai richiedenti che lì non c'è niente da vendere, né da mangiare, né soprattutto da bere, ogni cosa è disponibile solo sul traghetto. 


Dietro la spiaggia
Aspettiamo con pazienza sulle sedie, molte delle quali ormai sfondate, che si formi la nuova fila, quella che ci permetterà di salire a bordo. Consegniamo i bagagli che vengono accatastati sul molo, mentre saliamo la passerella. Chissà se mai li rivedremo. Ah santa dubbiosità malfidata occidentale. All'interno la nave è moderna anche se ampiamente vissuta e naturalmente piena zeppa di centinaia di vacanzieri, che si accalcano subito tutti al bar. Purtroppo, in osservanza alla modernità della nave catamarano, i finestroni sono completamente oscurati, per cui la prima delusione è che non si vede nulla all'intorno, anche se larga parte della tratta è di mare aperto. Dopo circa un'oretta e mezzo entriamo nel porto all'estremità superiore dell'isola di Havelock, l'unico punto di accesso. Miracolosamente, ma come previsto, ecco i nostri bagagli che aspettano sul molo. All'uscita però siamo subito bloccati dal baraccotto dei sorveglianti. Gli stranieri, pochissimi in verità, devono registrarsi sul consueto registrone. L'addetto compita con attenzione i nostri dati accertandosi della nostra intenzione di abbandonare l'isola nei tempi previsti e di non fuggire nella jungla. Poi siamo liberi di raggiungere la nostra destinazione come da programma. 
Le varie soluzione sono tutte più o meno in fila lungo l'unica strada che costeggia le spiagge. Questa è l'isola che tutti gli indiani sognano quando si parla di vacanza al mare, stile di vita che è entrato ormai nei desiderata della middle class a forza di telenovele e di abitudinarietà occidentale che globalizza il pianeta. Il bagno, che comunque si fa rigorosamente vestiti, se donne, e i giochi di spiaggia, incluse le rumorose moto d'acqua e chi più ne ha più ne metta. Vuoi la globalizzazione? e allora giocati i paradisi, tanto se rimangono tali, non rendono nulla a nessuno o quasi, in questo modo invece, macinano un bel business, migliaia di posti di lavoro, famiglie che ci campano e il PIL cresca con gioia di tutti. Questo in fondo ci serve e allora non lamentatevi. Comunque se calcoliamo che ogni giorno che Dio comanda, qui sbarcano all'incirca un migliaio di persone almeno, che staranno qualche giorno su di un isolotto lungo una quindicina di chilometri e largo cinque o sei, il sovraffollamento è garantito. E chi se ne frega, cerchiamo di non fare i difficili, prendiamo possesso dei nostri bungalow e corriamo subito alla spiaggia che dista poche centinaia di metri, asciugamano gentilmente fornito in spalla. 

Anche se hai saltato la notte, cerca di non cadere in tentazione, se ti butti un attimo nel letto sei finito, ti addormenti e la giornata è quasi persa. Kalapathar beach si stende verso destra e prosegue verso la punta sud dell'isola. Come previsto, ad onta della massa sbarcata, in spiaggia non c'è molta gente. Gli indiani amano ammassarsi tutti assieme, specialmente dove ci sono aree di divertimenti marini, mentre basta allontanarsi un poco, dove cessano i servizi e riprendi in mano, almeno un poco la sensazione dell'isola (semi)deserta dei mari del sud. Tuttavia non fatevi eccessive illusioni, nel pomeriggio qui c'è bassa marea e il mare davanti alla spiaggia è molto basso, l'acqua un po' torbida e con molte rocce affioranti, tipo Zanzibar, se avete presente. Sulla sabbia un po' di plastica vagante e molta alga. Però non si sta male stesi tra la vegetazione che quasi arriva a lambire l'onda leggera. Insomma quello che voglio dire, è non fatevi film di spiagge segrete e paradisiache; l'isola, comunque è così dappertutto. Certo il mare in generale non è il punto di forza dell'India, levati alcuni punti del Kerala e di Goa, noti più per le pulsioni degli ormai lontani anni '70, e qui di certo siamo al meglio.

Ma il tutto, per lo meno ora che è arrivato il turismo locale di massa, non sta al paragone, a mio modestissimo parere naturalmente, di altre mete del sudest asiatico. Forse per trovare queste cose bisogna spingersi, se fosse possibile, in aree più lontane di queste stesse isole, o alle Nicobare, poco più in là. Badate con molta più fatica e dedizione. Comunque giriamo un po' in tondo constatando che il tanto temuto ciclone Pabuk che la scorsa settimana è passato proprio qui, proveniente dalle isole della Thailandia, non ha fatto danni visibili, essendosi mutato in tempesta tropicale fuori stagione. Ha buttato giù la abitudinale valanga d'acqua e poi via ad esaurirsi verso la costa birmana. E dire che volevamo annullare tutto, timorosi del disastro. Comunque ci confermano che per due o tre giorni i traghetti sono stati sospesi, insomma non è stato uno scherzo, l'abbiamo scampata per un pelo. Allora stiamo pure qui a goderci l'onda leggera che lambisce la sabbia, mentre il sole, a poco a poco cala dietro gli alberi della foresta che occupa l'interno dell'isola. Al resto penseremo domani, rimane solo da cercare quale sia il meglio tra i vari ristorantini sulla strada n.5 per farci un bel pesciolone alla griglia e poi il sonno dei giusti ci coglierà satolli e soddisfatti.

Govind Nagar Beach



 SURVIVAL KIT

Havelock
Havelock Island - E' la principale isola del piccolo arcipelago delle Ritchie, posto ad est delle grandi Andamane, dove si è sviluppata l'attività turistica. Ci si arriva in traghetto, in partenza da Port Blair. Quelli veloci ci mettono da un'ora e mezzo a due. Quelli lenti fino a quattro per percorrere i 57 chilometri che la separano dalla capitale. I traghetti devono essere tassativamente prenotati per tempo perché sono sempre pieni e rischiate di non partire o soprattutto di non ritornare in tempo per l'aereo. Makruzz parte il mattino alle 8 e alle 14 (circa) e il biglietto è circa 2000 R a tratta, per darvi un'idea ma verificate perché tutto cambia spesso. Qui dovrebbero esserci le spiagge più belle di tutte le Andamane, per lo meno quelle raggiungibili con una certa facilità. Aspettatevi tuttavia un'isola molto affollata soprattutto di turismo domestico, perché comunque è molto piccola. Basta comunque procedere lungo le spiagge un po' più in là dai punti di accesso, dove si aggregano i servizi, barche per gite, diving e sport acquatici, per ritrovare una insperata solitudine. Gli occidentali, possono utilizzare tranquillamente il bikini senza destare curiosità, anche se le indiane si bagnano vestite. L'isola si gira velocemente con biciclette o motorini in affitto, o con i classici tuktuk che vi porteranno alle varie spiagge. Le più interessanti sono nell'ordine:

Elephant beach - sulla costa nord a cui si accede tramite un sentiero nella foresta con circa venti minut di cammino. Sulla strada n.4 c'è un cartello che ne indica l'inizio. Molto frequentata.
Kalapathar beach - Sulla costa lungo la strada n. 5 verso sud, raggiungibile a piedi facilmente in quanto antistante alla maggior parte delle strutture alberghiere lungo la costa. Qui il mare è un po' più mosso perché più aperto
Govind Nagar beach - stessa zona ma verso nord. Qui il mare è più chiuso e calmo in quanto di fronte avrete gli stretti che separano Havelock alle altre isole Ritchie, la barriera è a qualche centinaio di metri, più adatta per snorkelling e immersioni. Ci sono diversi centri che offrono questi servizi.
Radhnagar beach - E' la più lontana e forse un po' meno frequentata, si trova al termine della strada n. 4.; procedendo verso destra su un sentiero tra le piante per una ventina di minuti circa arrivate a Neil's cove, forse la spiaggia più riservata e più bella con un tratto di barriera.

In ogni caso l'isola, comparata con gli standard indiani è piuttosto cara, essendo ormai considerata meta di lusso ed in generale bisogna prenotare ogni cosa con un certo anticipo. 


A destra l'arcipelago Ritchie

Al momento non so dirvi se sia possibile muoversi con una certa libertà nel resto dell'arcipelago. In ogni caso probabilmente è possibile raggiungere le isolette e le spiagge intorno a Diglipur nella north Andaman e Mayabunder nella middle Andaman, percorrendo la Tunk road al momento vietata. Ultima soluzione Neil Island 4 km x 2, appena sotto Havelock. Molto complicato arrivare a Little Andaman a sud. In ogni caso se intendete uscire dal ghetto di Havelock vi occorreranno almeno una settimana/10 giorni. Comunque assoluto divieto di avvicinare gli indigeni. 




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domenica 17 marzo 2019

Central India 2 - Port Blair

Cellular Jail - Port Blair


Andamans and Nicobar Islands
Beh, questa storia delle Andamane va avanti da un bel pezzo nella mia povera testa, da troppo direi. Cominciò all'epoca delle mie prime scorribande indiane; leggevo di queste isole sperdute nel golfo del Bengala e soprattutto dei suoi abitanti, Sentinelloi inclusi, di cui poi vi parlerò, e mi eccitava l'idea di poter arrivare in un posto lontano, nascosto all'interesse comune e allo stesso tempo così promettente. Poi il tempo passa e la facilità con cui adesso ci si può muovere per il mondo ha cancellato molte di quelle suggestioni, modificando profondamente le cose. Inutile stare lì a piangerci sopra, è la naturale evoluzione del mondo e accade da ogni parte. Dunque queste isole perdute, che sono state per millenni tagliate fuori dalle rotte di mari pur così battuti dal movimento del commercio, erano tuttavia già ben conosciute. Citate e raccontate addirittura dai cartografi di Alessandro Magno e segnalate dal nostro Marco Polo, che tuttavia non vi sbarcò. Ne parlano anche Nicolo Conti, che le chiamava le isole dell'oro e le relazioni dei più famosi viaggiatori cinesi, ma sono tuttavia rimaste per secoli soltanto un approdo per rifornimento per le navi che facevano rotta per l'Oriente, nascondendo nel folto delle loro jungle gli abitanti originali che sono rimasti per millenni isolati dal mondo. Piccolissime comunità di provenienza africana arrivate nelle isole nel medio paleolitico, circa 30.000 anni fa e vissute fino ai giorni nostri come cacciatori raccoglitori, teoricamente di estremo interesse. 

Modellino del Cellular Jail
Tuttavia i duecento anni di contatto, dall'arrivo degli inglesi ai giorni nostri, sono bastati per sterminarli quasi completamente, dai circa 7000 che erano. Li abbiamo uccisi quasi al completo con le nostre micidiali malattie esantematiche, dalle quali, essendo privi completamente di difese immunitarie, sono stati colpiti dopo i primi contatti. Oggi, i Jangil sono completamente estinti, gli Onge rimasti, sono un centinaio rinchiusi in una riserva nella Piccola Andamana, i Great Andamans residui sono 56; pochi di più i Jarawa che, con archi e frecce, hanno resistito al contatto fino al 1998. Una strada percorre da sud a nord la serie delle isole dette grandi Andamane, che si allungano nel mare per oltre 200 km e penetra nella foresta, la Andaman Trunk Road che arriva fino al piccolo abitato di Diglipur, ma è stata dichiarata illegale ed al momento è vietato percorrerla, proprio a protezione di questi ultimi abitanti rimasti, che erano soggetti proprio a degradanti "safari umani" nel corso dell'ultimo decennio del secolo scorso. Il divieto è diventato ancora più pressante e restrittivo dopo uno spiacevole fatto accaduto nel novembre 2018 di cui vi accennerò in seguito. Contemporaneamente a ciò, il territorio è diventato sempre più noto ed appetibile come luogo paradisiaco di solitarie spiagge dei mari del sud, merce di cui i vacanzieri affamati di esotico di ogni parte del mondo sono sempre alla ricerca. A questo si aggiunga che gli stessi Indiani, con la crescita del benessere interno, ne sono diventati fruitori.

Zona sensibile controllata da telecamere
Quindi adesso le isole più interessanti sono diventate meta affollata di questa massa assolutamente sproporzionata al potere tampone del territorio, che potrebbe sopportare solo afflussi molto contenuti. Almeno sei voli giornalieri portano sulla South Andaman oltre mille persone, affamate di spiagge e divertimenti, vedete dunque un po' voi, cosa può essere rimasto dei racconti favolistici di chi qui arrivava negli anni '80. Questi mesti ragionamenti mi si sconfinferano nella testa mentre la macchina si dirige verso Port Blair, la capitale delle isole. Anche qui però è necessario ottimizzare il tempo, così mentre aspettiamo il traghetto che porta ad Havelock, l'isola del paradiso, ci rimane tutta la mattina per dare un'occhiata alla città. Il suo monumento fondamentale è il Cellular Jail, una prigione. Già, perché gli inglesi quando arrivarono a prendere il possesso materiale dell'arcipelago, sul quale in effetti, c'era ben poco da razziare, lo trovarono adattissimo, grazie al clima estremamente insalubre ed al suo assoluto isolamento, ad una colonia penale nella quale confinare i personaggi più scomodi, seppellendoli all'aperto, nella speranza che morissero velocemente. Così ecco sorgere questo carcere modello di progettazione, nel quale passarono nel tempo personaggi illustri, e che divenne poi reclusorio ideale per tutti coloro che, nel tempo si ribellarono di volta in volta alla dominazione inglese, reclamandola tanto desiderata indipendenza. Ecco che il luogo è diventato oggi simbolico per la storia indiana e viene mostrato soprattutto a questo fine.

Pongal
Il dal
I tre lunghi bracci che si staccano dal nucleo centrale mostrano la lunga e tristissima fila di strettissime celle nelle quali si consumarono i patrioti delle varie rivolte dalla fine dell'800 fino al 1947. L'aria che si respira è sempre la stessa, tra sale di punizione e luoghi dove venivano eseguite le condanne a morte e le fustigazioni, quando si esercita il pesante gioco della prevaricazione violenta dell'uomo sull'uomo che anela alla libertà e che trasforma l'uno in belva sanguinaria e spietata e l'altro in vittima piegata dalle sofferenze. Ci torneremo ancora al termine di questa toccata e fuga, per intanto, i muri bianchissimi, le feritoie chiuse che guardano verso l'alto, i volti spauriti che emergono sbiaditi dalle vecchie fotografie, raccontano storie comuni sotto molti cieli, che i prati verdi e accuratamente mantenuti non cancellano. Il centro della città invece, anche se è quello di una piccola comunità indiana, mantiene la consueta confusione del mercato orientale condito in salsa masala. Nella grande piazza è in pieno svolgimento la festa hindù del Pongal. Un sacco di gente si affolla attorno all'area centrale dove sono messi a bollire grossi pentoloni dove gorgoglia un pastone di dal giallo, che poi verrà distribuito a tutti quelli che arrivano. Intorno gruppi di suonatori percuotono tamburi di taglie diverse e tintinnano cembali e sonagli. C'è dappertutto la gran confusione colorata delle feste indiane, con i sari delle donne che svolazzano intorno ed i canti ritmati dei cori religiosi. 

Shanti
Sgusciamo via ai primi inviti a partecipare alla mensa, quando le prime grandi mestolate di lenticchie vengono scodellate nei piatti di foglia secca alla fila che, nel frattempo, si è subito formata. Ci rifugiamo in un negozio di stoffe, subito circondati da premurose commesse che sfoggiano lussuosi sari trapuntati di fili d'oro e d'argento. E' di certo un negozio di lusso a vedere i pezzi che abbigliano i manichini in giro. Poi sciarpe di sete leggere, pashmine morbidissime, larghi pantaloni brillanti, insomma tutto l'armamentario del caso. Le nostre signore apprezzano molto devo dire ed è fatica il trascinarle via. Sciamiamo poi festosi tra i banchetti di cianfrusaglie, anelli di latta, braccialetti di ogni tipo, tra preziose pietre di plastica e luccicanti gemme di vetro colorato. Tra i banchi un bimba di una bellezza commovente, sbocconcella un dolcino, accoccolata sullamoto del papà e ti guarda con grandi occhi già contornati dal nero del kajal, due ciuffetti sbarazzini annodati con l'elastico e l'allegro sorriso di una bimba felice. La vicina banca intanto provvede ad un cambio assai onesto, senza indulgere in burocratiche ed estenuanti code. E' il momento di dirigerci verso il porto, un lungo molo dove navi moderne e capienti aspettano di caricare una massa vacanziera inattesa di sbarcare al sole del tropico. La temperatura, dopo le troppo fresche notti che ci avevano regalato le colline del Bangladesh, è finalmente piacevolissima, i classici 25/27°C che ti aspetti nei mari del sud, d'altra parte qui siamo sotto l'altezza di Madras. Non rimane che accomodarsi tra le sedie sfondate del terminal marittimo in attesa della chiama.

Fiori per il tempio

SURVIVAL KIT

Festa del Pongal
Port Blair - Capitale delle Andamane, di circa 100.000 abitanti, ormai una cittadina vacanziera a tutti gli effetti. Le isole che si estendono da nord a sud per quas1000 km nel golfo del Bengala di fronte alla Birmania e si prolungano ancora più a sud nelle Nicobare (queste forse ancora sufficientemente isolate), sono raggiungibili da diversi aeroporti indiani (ma non dall'estero). In pratica sarebbe vietato inoltrarsi in altre zone che non siano le isole concesse ai turisti o nei pressi della città nelle Grandi Andamane. Al permesso penserà l'agenzia. Da vedere: il centro con il mercato e il Cellular jail (100 R). Alla sera spettacolo di suoni e luci di circa 1 ora (200 R). Visita consigliata e abbastanza interessante. Vengono proposte anche escursioni di mezza giornata a Ross Island con l'altro carcere e Viper Island con residui dell'occupazione giapponese dal 42 al 45. Il cellular Jail,svuotato nel 39 dopo gli interventi di Ghandi e di Tagore, per ironia della storia fu utilizzato proprio dai giapponesi durante la guerra come carcere per gli stessi inglesi catturati qui. Inutile tentare di organizzarsi visite nella foresta ai nativi, che sono al momento strettamente proibite.

Le celle

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sabato 16 marzo 2019

Central India 1 - Notte in aeroporto




Cercando il vestito giusto

Verso Port Blair
E' buio fuori. Abbiamo lasciato il Bangladesh con un po' di dispiacere nel cuore, troppo poco tempo, troppe cose lasciate indietro sapendo che le probabilità di tornare a rivederle son quasi nulle. Com'era diverso, quando eri giovane. Lasciavi un paese, e difficilmente qualcuno tra quelli visti ti aveva deluso, con la ferma risoluzione di tornare, prima o poi. Il tempo davanti a te era tanto e potevi mettere questa possibilità nell'elenco dei desiderata futuri, anzi, l'esperienza sarebbe stata da guida utile, per quello che avevi imparato, per non ripetere errori e inesperienze. Adesso tutto è diverso. Quando lasci un luogo, porti con te la malinconia di un arrivederci falso, che già sai bene essere nella realtà un addio. Così ragioni mentre l'aereo vola nella notte fino alla vicina Calcutta, città che proprio perché hai già visto, diventa solamente tappa di transito in quel non luogo che è l'aeroporto, quella terra di nessuno dove si incrociano i destini della gente, quasi simile a tutti gli altri che hai visto, se non nella forma, quantomeno nella sostanza. Avresti voluto andarci via terra, di certo itinerario più interessante, ma la burocrazia dei visti lo ha impedito stavolta. Il solito braccino corto ti ha spinto poi, a guadagnare un giorno e a risparmiare contemporaneamente la inutile, ma riposante notte in hotel. Partiti tardi e questa volta per fortuna in ritardo, arrivati ancor più tardi, ormai è notte piena, con il prossimo aereo che parte la mattina presto e ancora tante ore davanti per aspettarlo sulle maledette poltroncine, scomode e sempre più dure ogni anno che passa. 

Al mercato
Certo, ti autoconvinci che arrivati a mezzanotte, saremmo giunti in camera coi bagagli, se andava bene alle 2:00 e visto che il volo è alle 5:50, per arrivare al più tardi alle 4, bisognava alzarsi alle 3:00, un'ora di sonno inquieto, quindi quella era la scelta giusta, ma accidenti trovare una posizione non dolorosa su 'ste cavolo di sedie è davvero un tormento. Cerchi di fartela passare, andare a cercare il punto dove tra un po' scatterà l'ora del check-in, di adocchiare quelle sedie che apparentemente sembrano più comode, avendo speso gli ultimi taka alla partenza per una merendina di segatura, ma è pesante, ragazzi, non abbiamo più l'età di passare le notti sulle poltroncine! Sumita, invece è una ragazzina dolcissima, seduta di fianco a me, col nostro stesso problema. Aspetta l'aereo di domattina che torna a Guwahati in Assam, poi sarà ancora in giro tutto il giorno per arrivare al suo paesotto e attacca bottone volentieri. Ha la voce sottile e piena di miele, parlando un bell'inglese corretto, ciondolando la testa per assentire e mostrando i capelli nerissimi sotto la dupatta chiara che li avvolge. E' venuta a Calcutta per un colloquio di lavoro. Sembra una ragazzina di quindici anni, così minuta e raggomitolata nel suo foularone colorato, ma è laureata in ingegneria e si vede che spera in un futuro diverso da quello che forse è stato il cortile della sua casetta di campagna che mi immagino popolata di capre e vacche, di escrementi da raccogliere e far seccare al sole. 

In volo
Forse è una di quelle ragazze che alla scuola del villaggio spiccava per la sua intelligenza o volontà oppure i suoi avevano già un minimo di benessere e sono riusciti a raggranellare i soldi per farle frequentare un istituto confessionale, forse cattolico. Da qui ha potuto spiccare il volo, cosa assai inconsueta per una ragazza, indiana, non di città, oltretutto di uno stato periferico e povero come l'Assam, verso una università cittadina e adesso è lì con quei due occhioni grandi e pieni di speranza che sogna la grande città, il lavoro di qualità che potrebbe dare una svolta alla sua vita. Che tenerezza fanno le piccole guanciotte rosa di Sumita, mentre gli occhi carichi di sonno si stanno chiudendo. Forse questa è ancora una terra di occasioni per chi ha la grande volontà di cercarle e di coglierle. Se ne va prima di noi, con un valigino minuto, come di certo saranno le sue cose. Buona fortuna! Due famigliole davanti a noi invece, non smettono un attimo di parlare, le donne almeno. Sono una mussulmana e una hindù, almeno questo raccontano i loro indumenti, tuttavia sembrano amiche per la pelle e sghignazzano allegramente mostrandosi l'un l'altra qualche contenuto sullo smartphone. La figlia di una delle due sta un po' più sulle sue, con la supponenza delle adolescenti distaccate. I padri invece sono più silenziosi, bello cicciotto e con una barbaccia salafita rossa di henné uno, svagato e con l'aria di chi sogna finalmente il suo letto lontano, l'altro, decisamente segaligno e allampanato, con baffi nerissimi. 

Spiaggia andamana
Me lo immagino, la mattina che se li pettina accuratamente ritoccandone il colore con uno spazzolino impregnato di nero. Pescano tutti da enormi sacchetti di patatine al gusto masala, il cui odore pestilenziale tracima tra le le file di sedie e arriva come un gas venefico fino a me che mi torco in tutte le direzioni cercando una posizione decente. L'odore di India è pervasivo ed inequivocabile. Intanto il tempo passa con una lentezza esasperante fino a quando con largo anticipo non arriva il momento di andare al bancone, espletare tutte le pratiche del caso, ormai anche qui devi fare tutto da solo, stamparti il boarding pass, checkkare i bagagli, cappero, con tutta la manodopera che c'è non si potrebbe dare un po' di lavoro in giro? Bravo dice il diavoletto, ma se cerchi sempre il biglietto che costi il meno possibile, che già si arrabattano a limare i costi in tutti i modi e poi le compagnie aeree falliscono lo stesso. Insomma la realtà è che non siamo mai contenti e soprattutto quando sei in condizioni di anche solo leggero disagio, il motivo per lamentarti è sempre pronto. Per fortuna ho perso un po' di tempo per litigare col cambista del l'unico baracchino aperto di notte nella grande hall di attesa. Sarà che è l'unico, sarà che all'aeroporto approfittano, ma il malandrino voleva cambiarmi 100 verdoni a 60 invece che a 79 rupie come recita il giusto bugiardino e che troveremo poi da ogni parte in giro. Una cresta del 25%, non male, anche se sono mezzo addormentato. Mi faccio dare indietro i soldi, che il drudo aveva già incamerato con destrezza, dopo uno scambio di male parole, ognuno nella propria lingua madre beninteso. 

Andamano
Intanto eccolo lì, l'aereo che ti porterà alle isole Andamane, zolle di terra sabbiosa, perdute nel golfo del Bengala, ma così a sud dal crederle, guardando l'atlante, a carico della vicinissima Birmania e invece per quelle bizzarrie della storia e della politica, accreditate all'Unione Indiana. E' uno sfizio che mi sono voluto togliere, soltanto tre giorni di certo troppo pochi per farsi un'idea, ma la curiosità è tanta ed a questo piccolo angolo di mondo, così lontano, di cui ho favoleggiato a lungo, fin dalle prima volte che venivo nel subcontinente e sempre rimandato, volevo buttare comunque un'occhiata. Forse solo per poter dire che ci sono stato, forse perché ho letto cose interessanti al riguardo, forse perché quando passi così vicino a qualche cosa che reputi interessante, vuoi almeno per un attimo posarci il piede. Eccolo qua, l'aereo parte in orario, la luce cresce nel cielo alla mia sinistra, mentre fa rotta verso sud, un paio d'ore e saremo arrivati. Certo che è un po' strano che per arrivare a uno dei tanti supposti paradisi perduti, ci voglia in fondo un attimo, lo stesso aereo con cui vai a Parigi o a Londra o a NewYork e che ti ci catapulta in un brevissimo lasso di tempo, assieme ad una valanga di altra gente. Forse non sarà proprio perduto questo paradiso, perlomeno lo hanno già ritrovato in tanti, così almeno mi sembra ad una prima occhiata. La stazione aeroportuale di Port Blair invece è in linea con le attese, uno spiazzo asfaltato con un capannone che mi sembra la stazione di Valenza Po. Si scende a piedi, le valigie calano giù assieme a te, allunghi la mano e sei già fuori a buttare un occhio per vedere se c'è qualcuno che ti aspetta.

Andaman Islands

SURVIVAL KIT

Voli - Come ho già detto per ottimizzare, evitando una notte a Calcutta, ho preso il volo Indigo da Dhaka delle 18:30, sui 70 Euro, senza dovermi così preoccupare del ritardo di un ora, tanto il volo Kolkata-Port Blair con Air India parte alle 5:50 e in due ore ti porta a destinazione per circa 100 Euro (8560 Rupie).





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giovedì 14 marzo 2019

E' uscita la s-guida dell'Etiopia

Visto che nelle prossime due settimane farà ben tre conferenze al riguardo provvedo ad annunciarvi, come una minaccia che incomberà anche per tutto l'anno corrente, che è stata data alle stampe, con Lulu.com la Quindicesima s-guida di viaggio che utilizza lo schema delle precedenti e cioè, con la scusa di dare informazioni utili a chi voglia programmare un viaggio sulla falsariga del mio itinerario, quindi indirizzi e giudizi su hotel, ristoranti, agenzie, escursioni varie, in realtà racconto sensazioni, emozioni, storie che mi sono portato a casa o almeno cerco di farlo. E' stato di certo un grande viaggio, uno dei più belli che abbia mai fatto e che ha spaziato ragionevolmente per tutte le parti più interessanti e note di quel difficile paese.

Il paese di cui racconto questa volta è la repubblica dell'Etiopia, stato dalla storia complessa che molto si differenzia in generale dagli altri vicini africani. Si tratta di un paese piuttosto complicato e faticoso da percorrere, per clima, orografia, e condizioni generali varie: tuttavia come pochi altri dà forti sensazioni e permette di vedere realtà poco comuni da ogni punto di vista, etnografico soprattutto,ma anche naturalistico, storico e religioso. Al momento è ancora turisticamente poco gettonato, ma ha un potenziale straordinario, a questo riguardo. Penso che questo libro possa essere di qualche utilità per chi progetta un viaggio laggiù e anche per coloro che sono interessati solamente a leggere storie di mondi lontani e certamente molto diversi dal nostro.

E' disponibile sia la versione cartacea per gli amanti del solido che quella e-book ad un prezzo di affezione, cliccando sui due appositi bottoni sotto la copertina.


Grazie a tutti coloro che vorranno aggiungere alla loro biblioteca anche questo mio lavoretto.

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