sabato 20 febbraio 2021

Haiku affaticato

 

Sestriere 2020

la neve scrocchia

sotto le suole spesse

- ansimo troppo


nuvole basse

sopra tutta la valle

- dorme il muflone






mercoledì 17 febbraio 2021

A Kobayashi

 

da wikipedia


vai oh lumaca

sali il lungo sentiero

- senza voltarti



martedì 16 febbraio 2021

Neve e vaccini

 


Questa foto me la manda un amico con cui ho condiviso diversi inverni sovietici. Beh, diciamo che da quelle parti se deve nevicare, nevica e anche con la temperatura non si scherza. Anche a Mosca quando arriva il Buran, passiamo i - 20° in un attimo, in questi giorni siamo a -24° e io stesso più volte ho provati i -30°, che sarà pure freddo secco che non si sente, ma vi assicuro che dopo dieci minuti che sei fuori, anche se ben coperto hai solo voglia di correre dentro qualche edificio, sia quello che sia. La lama gelata che ti si ficca in gola ad ogni respiro, segnala che si è superata la soglia dei -27°, tutto il resto è chiacchiera. L'inverno da quelle parti è così. Freddo e gelo specialmente quando il cielo è solo parzialmente offuscato e il sole un pallido cerchiolino di un giallo smorto ed anemico che non scalda nemmeno il cuore. Quando il cielo invece è un poco più coperto danzano nell'aria minuscoli frammenti bianchi, coriandoli leggeri che mulinano in ogni direzione quasi senza neppure posarsi a terra. Data la temperatura però, difficilmente nevica in abbondanza, anzi gli spessori considerevoli, in città sono abbastanza rari. Ecco quindi lo stupore dell'amico Eugenio che in quest'anno ha visto depositarsi nevicate di oltre 70 centimetri di un solo botto, cosa che lui per primo giudica inusuale. Certo è sempre un bel vedere e immagino il torpore che ti prende quando buttando l'occhio fuori della finestra hai spettacoli di questo tipo. Certo non ti viene voglia discendere e andare a fare un giro. Per la verità lui ha dovuto muoversi comunque perché l'altro giorno gli hanno fattolo Sputnik. Sembra che laggiù si stiano dando da fare al riguardo e lui è contentone a quanto mi dice, però fatto sta che se ne è tornato a casa tranquillo e adesso si gode le serie televisive del momento in attesa della seconda dose. Sta a vedere che mi tocca rimpiangere di non essere più da quelle parti!


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lunedì 15 febbraio 2021

E c'arrisemo

 


Figuriamoci, devo di nuovo riprendere l'argomento a chiosa di quello che ho detto ieri. Non sono ancora passate 24 ore dalla partenza e già sono scoppiate le polemiche. Tutti i partiti, uno in fila all'altro hanno cominciato ad esternare i loro mal di pancia, ognuno coi suoi distinguo, i suoi punti di dissenso in punta di forchetta, senza capire, d'altra parte il livello è talmente basso che non si può pretendere troppo, che in questo momento tremendo bisognerebbe solo tacere e lasciar lavorare a testa bassa quelli a cui è stato dato l'incarico di fare. E in questo momento l'impellenza che condiziona ogni altra cosa è quella di arrivare a vaccinare il più presto possibile in un modo o nell'altro almeno il 70% della popolazione, altrimenti continuerà a rimanere tutto bloccato e la crisi economica diventerà irreversibile e intanto predisporre il piano del Recovery nel miglior modo possibile in modo da essere pronti alla partenza. Al resto bisogna solo mettere la sordina o quantomeno smettere di dar loro ascolto, che si massacrino tra di loro, insultandosi e dilaniandosi. La gente se ne deve fregare di questi bizantinismi da bande sciolte e non deve neanche scandalizzarsi o farsi prendere dalla nausea, ancora di più se possibile di dieci giorni fa quando saliva il disgusto dell'inevitabile  mercato delle vacche. Se il Felpato adesso va a braccetto col partito di Bibbiano, se i Grillotalpa si sbaciucchiano con lo Psiconano, se i Pidini si stringono a coorte con l'Infido, se i Cespugli si guardano attorno smarriti terrorizzati dal fatto che più nessuno li cerca, se i grandi economisti legaioli inneggiano all'Euro e alle gioie dell'Europa, facendo un collegamento diretto tra Pontida e Bruxelles, è sbagliato vomitare e chiedersi come sia possibile un tale scempio volgare e disgustoso. E' la democrazia bellezza, bisogna accettarla nel bene e nel male. Come tutti sanno, sarà pure un sistema pessimo e imperfetto, ma si è dimostrato comunque il migliore possibile per il benessere del popppolo che alla fine però odia i suoi rappresentanti perché campano a suo dire alle sue spalle e li invidia. 

E' l'arte necessaria del compromesso, obbligatorio sempre, perché il sistema prevede che si debba avere il 51% dei voti per fare le cose e se non hai la maggioranza assoluta da solo, cosa per fortuna assai rara, è necessario accordarsi tra diversi, stringere la mano a quelli  a cui fino a ieri hai dato del coglione, a cedere su un punto su cui non sei d'accordo per avere parte di quello che ti interessa. Funziona così, mettetevelo nella zucca e per fortuna. Certo che questi problemi non si hanno con Hitler o Stalin o Pol Pot o senza scomodare il passato anche con molti regimi attuali in giro per il mondo. Se ne ammirate l'efficienza in alcuni casi, attenzione che poi appena ci si mette a parlare come state facendo in questi giorni, arrivano alle 5 di mattina a bussare alla vostra porta e vi portano in un bel Lao Gai a rieducarvi a suon di mazzate, che così capite meglio. Datemi retta, non criticate (troppo) se riscontrate nei politici che sentite ogni giorno aprire la bocca e dare fiato, una totale, completa e fastidiosa contraddizione con quello che hanno detto il giorno prima o se cambiano idea o alleanze ad ogni stormir di fronda. E' così che deve funzionare la democrazia e basta. Se poi la vostra critica improvvida e sbagliata concettualmente, va a parare oltre che alla incoerenza anche sulla incompetenza, sulla inadeguatezza, l'incapacità, la totale e disarmante mancanza di quelle doti che si richiederebbero a coloro che occupano i posti di comando, perché ve la prendete con loro, ragazzi, li avete votati voi e nessun altro. Il livello dei politici è, né più né meno che il livello del paese e specchio di chi rappresentano e se pensate che siano così solo quelli del campo avverso e non quelli vostri allora ve li meritate ancora di più.


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domenica 14 febbraio 2021

Habemus gubernum

da Corriere .it


Bene, abbiamo il pilota,  acquisito direi definitivamente, salvo sorprese che martedì e mercoledì, un Parlamento terrorizzato di doversene andare a casa approverà definitivamente, almeno fino a quando non scoppierà la prossima grana. Essendo quindi la cosa data per fatta, mi prenderò la briga di dire la mia sull'argomento e dato che sono un libero cittadino senza pendenze, che non ha necessità di rabbonirsi un qualsivoglia elettorato neanche per aspirare alla presidenza della riunione di condominio, dalla quale comunque rifuggo, e non essere neppure in commercio, col timore di inimicarmi possibili clienti, posso dire la mia anche in modo politicamente scorretto, che tanto alla mia età posso esternare quello che mi pare, almeno fino a quando, Deo gratias, siamo in Italia. Ricapitolando, il nostro santificato Drago, approvato comunque dalla stragrande maggioranza del popppolo, ha formato con sagacia estrema, un governo che nelle intenzioni dovrebbe durare tra i dodici mesi, fino all'elezione del nuovo Presidente della repubblica a cui aspira lui stesso o i due anni, fino alla scadenza naturale della legislatura. La sua astuzia o capacità che sia, lo ha consigliato di formare un esecutivo che da un lato scontenta tutti (e questa è una buona cosa) dall'altra è inattaccabile perché risponde ai desiderata espressi da tutti. Non è un governo tecnico, cosa invisa al popppolo e di conseguenza ai partiti, ma quasi interamente politico (solo 8 i tecnici) per cui non lo si può criticare su questo. I ministeri politici poi, sono stati perfettamente divisi secondo il classico manuale Cencelli in modo che nessuno si possa lamentare, purtuttavia i politici sono stati distribuiti in generale nei ministeri che contano come una cippa lippa e quindi a chi chiedeva il governo dei Migliori, si può dire che le varie Gelmini et similia, non potranno fare troppi danni, mentre in quasi tutti i ministeri chiave ha messo tutti uomini di cui evidentemente si fida e che potrà controllare direttamente evitando a tale scopo anche figure troppo di primo piano. 

Quindi direi che dal suo punto di vista si è messo nelle migliori condizioni, data la difficilissima situazione. La distribuzione della canea degli inutili sottosegretari, farà il resto limando ulteriormente gli spigoli. E' evidente che i vincitori dell'operazione sono i due Mattei, l'Infido che è riuscito ad far fuori Conte, cosa che bramava da tempo e l'Orrido, che anche se praticamente commissariato dalle forze interne del suo partito, che lo tengono in vita per non perdere il consenso di quelli con l'elmo bicorne da Pontida, riesce a rimanere ufficialmente a cavallo pur con un cambio di casacca che fa impallidire il mercato delle vacche del tentativo di Fico. In ultima analisi il bello dell'operazione è che tutti i partiti sono scontentissimi e masticano veleno (e questa è una buona cosa), ma non possono gridare più di tanto perché in fondo è stata fatta la loro volontà. L'Orrido ha avuto tre ministeri, ma deve digerire il suo avversario diretto Giorgetti, all'unico ministero interessante dove ci saranno da gestire soldini, che è imposto dall'anima degli affari nordolegaiola, e masticare veleno, ma senza gridare troppo, il boccone amarissimo di Lamorgese, disposto pur di non perdere l'occasione di far rimanere il partito nella greppia dei 200 miliardi, a mettere in discussione anche la bandiera di quota 100 (e questa è una buona cosa). L'Infido, che pure io un tempo sostenevo essendo il miglior politico su piazza, canta vittoria, ma è il classico successo di Pirro dato che nel mucchio è ormai condannato all'irrilevanza più completa, tanto che alle prossime elezioni potrebbe scomparire definitivamente dal Parlamento e dover andare in giro per il mondo a piatire conferenza per campare (e questa è una buona cosa). I cespugli di centro, che hanno perso l'occasione del loro momento di gloria, sono diventati ancora più irrilevanti e il buon Casini ha ormai capito che la sua candidatura al Colle è definitivamente aria fritta (e questa è una buona cosa). 

Il PD deve starsene zitto, con ministri quasi inutili, nella posizione di vaso di coccio che come parla sbaglia, dovendo pensare più a contenere il malpancismo interno che tutto il resto (e questa è una buona cosa). I Grillini, trangugiano palate di merda alle prese con il forse definitivo disfacimento, dovendo andare a braccetto con il Pregiudicato, sfilati anche del ministero a cui tenevano di più (e questa è una buona cosa). Il Cavaliere, in salute sempre più precaria, sente il terreno mancargli sotto i piedi ed è nero come la pece, avendogli nominato tre ministri che gl facevano la fronda interna e nessuno di quelli da lui proposti (e questa è una buona cosa). I LEU, angosciati dal dover sedere e sorridere alle proposte dell'Orrido, sono stati tacitati con Speranza, altro rospo in gola a Pontida (e anche questa è una buona cosa). Tutti incavolati neri insomma, ma costretti a far buon viso a cattivo gioco e a votare compatti a favore. L'unica a rimanere fuori, l'astutissima Vociante, ha capito che in questo modo rastrellerà tutti gli scontenti, subito quelli che non potranno sopportare il cambio a 180 gradi del Capitone, antieuropeisti, sovranai, populoidi e tutto il peggio del peggio, poi man mano che finirà la luna di miele e di provvedimenti necessari, presi senza la necessità del consenso del popppolo, come è giusto fare, anche quelli che a poco a poco precipiteranno nell'imbuto dello scontento forcaiolo. E lei laggiù al  fondo della Caina a fare il pieno di gente ululante (e questa non è buona cosa, ma almeno sarà chiaro dov'è la sentina della storia). Ora il Drago ha la possibilità di fare, aiutato da un lato dalla estrema debolezza di chi lo dovrà sostenere, dall'altro dalla credibilità internazionale che ha accumulato sullo scenario internazionale, anche se certamente il tutto è poggiato su un equilibrio di elevatissima instabilità, basterà una stupidaggine a far crollare il castello di carte. 

Unico collante per fortuna la paura di tutti di andare alle elezioni anticipate, che come ogni persona di persona di buonsenso, a partire dal capo dello stato, ha ben compreso sarebbero il definitivo disastro per il paese. Infatti sono ormai richieste, come si è ben compreso, solamente da chi questo paese non lo ama affatto, anzi lo odia e vuole distruggerlo definitivamente. Comunque, a mio parere naturalmente, il mio giudizio su questo governo è sostanzialmente speranzoso. Posso accettare Giorgetti e anche Speranza, che in fondo, visto il resto dell'Europa ed il paragone conta, non è andato poi così male. Benissimo Lamorgese e Franceschini, il miglior ministro della cultura degli ultimi decenni, ottima Cartabia, che potrebbe essere l'occasione per il difficile nodo della riforma della giustizia. Bene i tecnici, anche se non di primissimo piano, mi sarebbe piaciuto l'inserimento di Cottarelli, ma va bene lo stesso. Pur con i moltissimi pericoli e la tremenda dose di instabilità di cui ho già detto, mi sembra che ci sia qualche possibilità di fare le cose necessarie, le riforme richieste, anche se qui è dove tutti punteranno come al solito i piedi aizzando la piazza, la preparazione di un Recovery valido ed utile e la spinta necessaria all'economia. A questo darà sicuramente una mano la credibilità internazionale del nostro, che, vista l'uscita di scena di Merkel, potrebbe anche porsi in Europa in una posizione di importanza molto più forte del passato. Io, che amo il mio paese, gli faccio i migliori auguri, speranzoso, che si faccia tutti interi i due anni, questo darebbe una impostazione più dritta e funzionale a tutta l'operazione, complice il fatto  che il nostro Sergio si prolunghi per un anno. Comunque si vedrà, tante sono le opportunità e di contro i cigni neri che girano nell'aria. Spesso gli eventi esterni e non controllabili sono poi quelli che definiscono il successo o l'insuccesso di una operazione. E con questo vi saluto.



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sabato 13 febbraio 2021

Haiku nevoso

 


sul tetto rosso

qualche fiocco di neve

- brivido intenso


mercoledì 10 febbraio 2021

Luoghi del cuore 104: Fantasmi del passato a Tiraspol

I love Tiraspol - Transnistria - maggio 2018

Se arrivi a Tiraspol, viaggio strano ed inusuale anche per un cercatore di luoghi da scoprire, ti troverai in un mondo strano che emerge dalle nebbie del passato, una esperienza sensoriale del tutto inaspettata ed a suo modo eccitante. Basta una decina di chilometri, passato il ponte sul Nistru e gli acquartieramenti dell'esercito russo, per arrivare alla periferia della città, la capitale di questa piccola e fantomatica repubblica, la Transnistria, di poco più di 3.500 km2 e mezzo milione di abitanti. Veniteci dunque per toccare con mano questo scampolo di passato, meglio se prima avrete letto il famoso libro, poi tradotto sul grande schermo: Educazione siberiana, che si svolge appunto proprio nelle periferie della città. A questo punto è necessario che vi dia conto di alcune cose che giustifichino il mio interesse quasi morboso per questo luogo a cavallo tra due mondi, uno scampolo di passato tenuto in piedi artificiosamente da fragili equilibri geopolitici e delle emozioni che mi ha dato. Come molti di voi sanno nella mia vita precedente mi interessavo di export e per un paio di decenni ho navigato nel mondo slavo, con molti periodi di permanenza proprio a cavallo della caduta dell'impero sovietico. Ora, il vivere in prima persona questo mondo così lontano e diverso dal nostro e vederne la inevitabile caduta, con tutti i tragici eventi accaduti dopo, le privazioni e gli imprevedibili accadimenti che si sono succeduti per un intero decennio, con conflitti, disastri economici, speranze disilluse, povertà diffusa, è stata una opportunità unica che, avendomi coinvolto soltanto come spettatore mi ha dato modo di vivere un'esperienza piena di insegnamenti e di emozioni. Naturalmente quegli ambienti avevano tutta una serie di abitudini, situazioni e momenti comuni, consolidati in uno stile di vita che 70 anni di regime aveva reso immutabili e con caratteristiche di unicità che non ritrovavi in nessuna altra parte del mondo.


Il memoriale dei morti nella guerra per l'autonomia
Le code, le monete da 3, certi negozi, le insegne, le statue inneggianti al regime, le fotografie dei meritevoli fuori delle fabbriche o dagli uffici pubblici, i fiori che le spose portavano alla tomba del milite ignoto e tantissime altre cose del tutto particolari. Tutto ciò scomparve in un attimo, dopo il '91, spazzato via dal nuovo nulla che avanzando come una corrente impetuosa, voleva omologare ogni cosa e al più presto a quel mondo occidentale, tanto a lungo sognato, invidiato, temuto e desiderato allo stesso tempo. La ipersvalutazione seguita alla frammentazione dell'impero, che aveva perduto la forza della dimensione comune in cambio delle sovranità bramate, distrusse ogni cosa in pochi mesi, azzerando risparmi, stipendi e pensioni ed aumentando ancora di più il caos e l'incertezza, facendo perdere velocemente memoria di quel passato prossimo appena svanito. Come ovvio, essendo stata questa una esperienza importante della mia vita, mi ha lasciato tutta una serie di nostalgie sopite tipiche dell'anziano in disarmo, che confonde luoghi ed eventi identificandoli con la sua età perduta. Dunque ecco che all'improvviso c'è ancora esistente, questo non luogo che conserva, come freezzata in una scatola del tempo, una situazione che ormai non esiste più in nessun altro luogo del mondo; una sorta di parco a tema che racconta un passato prossimo scomparso. 

Distilleria Kvint e moneta da 5 rubli
Tiraspol ti accoglie dunque con la sua aria demodée, i filobus che scivolano silenziosi nei vialoni che tagliano i parchi cittadini, le poche auto che transitano, molte sono ancora i vecchi modelli sovietici, le Zigulì di Togliatti, le Zaporozec della ZAZ ukrain, copia della 600, ho visto anche una Pobieda degli anni '40, come quella che aveva l'amico Valentin quando mi scarrozzava per le strade di Crimea. Qui le insegne sono tutte in russo come ovvio, essendosi il paese adagiato al 100% sulla Russia putiniana, tra l'altro sua unica sostenitrice economica. Si dice che qui l'economia traccheggi, le vecchie fabbriche sovietiche sono tutte in rovina; le centrali, che fornivano energia anche ai paesi vicini, contribuiscono, con la produzione attuale venduta all'estero, a portare qualche soldo in cassa; c'è qualche fabbrichetta tessile che sfrutta il basso costo della mano d'opera, ma ha grandi problemi ad esportare causa il mancato riconoscimento internazionale, come del resto la produzione agricola. Per la verità al di là della facciata vetero-comunista, tutta l'economia è in mano al gruppo privato Sheriff, il cui presidente era, almeno fino al 2011, guarda caso, il figlio maggiore del presidente, che possiede catene di ristoranti, pompe di benzina, supermercati, televisione, distillerie e molto altro secondo la nota formazione delle fortune economiche degli oligarchi russi. 

Il visto della Transnistria e la moneta di plastica
Bisogna anche ricordare che un'intero quartiere della città è occupato dalla antica distilleria Kvint, che tra l'altro produce un eccellente brandy, dovreste assaggiare l'invecchiato 25 anni, oltre a tanti altri distillati, la cui sede centrale, credo unico caso la mondo per un edificio privato, fa bella mostra di sé sulle banconote da cinque rubli. Già, la moneta. Ovviamente la repubblica di Transnistria batte orgogliosa la propria moneta, il rublo transnistriano, di cui può ovviamente fissare il cambio a proprio piacimento, tanto appena fuori dal confine è pura carta straccia che nessuno cambierebbe neppure in dollari dello Zimbabwe. Adesso il cambio è stato fissato a qualche centesimo in più del Lei moldavo, per evidenti ragioni propagandistiche, del tipo, noi siamo sempre un po' più avanti. Sempre in tema monetario è divertente ricordare come al momento della scissione per far fronte alla necessità, si usavano le banconote moldave a cui era stata applicato una marca da bollo. Un'altra curiosità davvero unica al mondo è che la Transnistria ha coniato monete di plastica, simili ai gettoni dei giochi da tavolo, tuttora circolanti. Il palazzo del governo sorge in una bella piazzetta piena di aiuole di rose multicolori. E' stato restaurato, ma la parete ad est è stata lasciata al suo stato naturale, butterata dei colpi di mitragliatore e di mortaio, che l'hanno colpita durante l'assedio rivoluzionario, quando dopo qualche giorno, i funzionari assediati si arresero e furono accompagnati ed espulsi in Moldavia, tra il giubilo della folla russofona. 

Mercato colcosiano
Ma il nostro ritorno al passato prosegue nel vicino mercato colcosiano. Ti ricordi Gianni quando ti accompagnavo, in quelle buie mattine domenicali di gelidi gennai, respirando aria puzzolente di benzina mal combusta, a quello fuori Mosca a cercare un pollo da comprare a peso d'oro dalle mastodontiche Tatiane e Ludmille, a cui il gelo imporporava le guance e la punta del naso! Qui quasi tutto è rimasto uguale, i banchi opulenti di carni macellate, monticelli di pollastri e cosce di maiali, i sacchettini confezionati a mano di tisane di erbe del bosco, la frutta di importazione, banane, kiwi, arance vendute a peso d'oro, le montagne di barattoli di tutte le dimensioni di composte, di frutta, di angurie e di cetrioli (i famigerati agurzì che non ho ancora finito di digerire adesso); i barattoli di smietana e i tanti prodotti che pensavo scomparsi nelle pieghe del tempo. Non manca nella zona articoli per la casa, la famigerata carta igienica detta La vendetta di Stalin, perché rendeva rossa in modo omogeneo la parte interessata, ma in modo equanime a tutti i cittadini. Ma la sorpresa più emozionante mi aspetta fuori del mercato. Vicino ai pali della luce che sostengono i fili del filobus, c'è un banchetto colorato con un'insegna che mi ricaccia indietro di trent'anni. Una babuska bionda appollaiata sul trespolo accanto, aspetta avventori. Dall'unico rubinetto del banco spilla una bevanda ambrata che distribuisce in piccoli bicchieri di plastica a 2,50 rubli l'uno, 10 cent di euro. Si tratta del kvas, una bevanda fermentata a bassa gradazione alcoolica, massimo 1 grado, ottenuta da pressoché qualunque prodotto vegetale, dalla linfa di betulla ai cereali più vari, frutti di bosco e anche addirittura di mollica di pane avanzato, che andava per la maggiore in tutta l'URSS. 

La bancarella del kvas di pane vecchio
Allora era distribuita in dosatori automatici di metallo, posti agli angoli delle strade, a cui era appeso con una catenella un bicchiere di uso comunitario di alluminio, d'altra parte si era o no nel mondo comunista! Costo di una dose, due monetine di tre copechi, circa 2 cent! (mi ricorda in diretta l'amico Eugenio da Mosca, che ho chiamato per confrontarmi con i suoi ricordi, che anche lì lo vendevano le donnine, a bicchiere e anche a litro a 24 copechi, mentre i dosatori davano acqua gassata a 3 copechi o con sciroppo a 5). Il suo sapore acidulo è un sentore umido e denso che stuzzica ricordi, che molcisce melanconie lontane, odori di neve bagnata e vapori che escono dalla metro e dalle griglie lungo il kalzò, allegria triste di gente che cammina veloce su marciapiedi gelati, stringendo le spalle nei cappotti lisi, con le schapke calcate sui riccioli rifatti in casa, la sera, negli spazi ristretti e litigiosi delle comunalke. Quel fermarsi per un attimo all'angolo del corso a spillare un bicchiere da bere in un colpo prima di andare al lavoro. Ebbene qui, per le strade di Tiraspol il kvas vive ancora con la sua presenza discreta, il suo essere storia di un popolo che resiste, attaccandosi disperatamente al passato, anche quando i tempi vorrebbero, disperatamente cambiare. Poco più in la ecco in vendita quei gelati alla panna burrosa nello scodellino di cialda avvolti nella carta. Non pensavo che li avrei mai più rivisti. Mi siedo su una panchina per ripigliare fiato. I miei anni perduti in un bicchiere di kvas.




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Urali                                                            

martedì 9 febbraio 2021

Luoghi del cuore 103: Il cimitero di Branesti


Il Cimitero di Branesti - Moldova - maggio 2018


Branesti non è altro che un gruppetto di case al fondo di uno sterrato che esce perpendicolarmente dalla strada nazionale. Non si vede nessuno in giro, qualche casa è palesemente chiusa o in stato di abbandono, ma in fondo alla strada c'è una bella chiesetta dipinta di fresco, bianca e beige coi contorni blu, sormontata da un corposo campanile, anche questa chiusa, sintomo di una presenza minima di residenti, forse il pope viene solo alla domenica e alle feste importanti, come nei nostri paesini sperduti tra le montagne. Infatti non vedremo nessuno in giro per tutto il tempo in cui rimarremo a passeggiare tra le case, buttando l'occhio al di là dei cancelli di ferro colorati e cercando tracce della vita di tutti i giorni. Qualche gallina becchetta nella corte e un maiale grufola in un piccolo recinto, anche le caprette legate ad un palo segnalano che comunque la vita continua anche se tutto sembra come cristallizzato nel tempo dalla fata buona della bella addormentata affinché nessuno soffra troppo della tristezza dell'abbandono, in attesa del risveglio. Alla confluenza di due sentieri, una fontanella gorgoglia l'acqua freschissima di una fonte, all'angolo di confine tra i campi si alzano croci ortodosse in muratura che splendono al sole con un biancore abbacinante, completate da piccoli altarini ornati da fiori secchi. Ma girando attorno alla chiesa, scopri un grande spazio dedicato al cimitero, che la avvolge da tre lati come è costume da queste parti. Circondato da un folto bosco di alberi alti e dai tronchi robusti, non è diverso dai tanti che vedremo passando lungo la strada, ma questo, così solitario in mezzo alla campagna ha un richiamo particolare che invita ad una passeggiata tra le tombe. Anche qui come nei campi la terra è morbida e nera, la indovini lieve, quasi non debba pesare troppo sui corpi che avvolge nell'ultimo abbraccio. 

Le panche dietro le croci
L'erba e i cespi fioriti crescono rigogliosi negli spazi ristretti tra le lapidi di pietra fino ad invaderle; è la primavera che onora la morte, quasi che la natura voglia sostituirsi agli assenti quando, lontani, non possono prendersi cura di chi non c'è più. Le croci sono molto grandi, in pietra dipinta di bianco o di ferro, costruite di tubi colorate di vivace blu. Qualcuna, che la mancanza di cure ha lasciato alla forza degli eventi atmosferici, pende mestamente da un lato, resistendo però, abbarbicata al terreno sottostante come non volesse piegarsi completamente allo scorrere del tempo. Tanti cognomi uguali, come accade anche nei nostri cimiteri di montagna, quando i paesi erano abitati da due o tre grandi famiglie al massimo e le parentele si incrociavano tra di loro all'infinito. Facce scavate dal lavoro, visi di donna avvolte nei fazzolettoni, sulle foto sbiadite negli ovali di metallo. Qualche nome scritto in caratteri cirillici a testimonianza che la mescolanza di etnie arrivava anche all'interno di queste piccole comunità isolate. Tuttavia osservando meglio, scorgi tra le file di tombe spazi più larghi ricavati agli incroci degli stretti sentieri e anche senza cercare troppo, scopri, addossate alle lapidi, panche di legno e addirittura tavoli pronti ad essere imbanditi. Questa è una delle tradizioni più sentite nella Moldavia, il pastele blajinilor, la Pasqua (il pasto) coi defunti, che si svolge ogni anno nella domenica successiva alla Pasqua ortodossa. 

Il cimitero di Sapinta in Romania -1985
E' questa una festa unica nel suo genere che coinvolge tutte le famiglie, che spesso tornano al paese anche se vivono lontane o in città proprio per questa ricorrenza. Già dal mattino presto i gruppi familiari arrivano al cimitero con grandi pacchi e occupano i posti attorno ai loro defunti disponendo sui tavoli il pranzo della festa, qualcuno addirittura prepara un barbecue quindi si dà il via alla festa, con canti e musica, ma soprattutto tanto alcool, vino e distillati fatti in casa, come consueto in ogni famiglia che viva in campagna. Questo stare a contatto con i defunti in allegria rappresenta di certo un modo di esorcizzare la morte, comune a molte culture, da quelle latinoamericane con le loro fiestas de los muertos, che quelle della vicina Romania, basti pensare al famosissimo cimitero allegro di Sapanta, la Spoon River della zona di Maramures, dove su ogni tomba un artigiano artista ha, per decenni, scolpito la storia di ogni defunto, in modo caricaturale ed ironico, ingigantendone i difetti o i lati più ridicoli del carattere o della persona, ricordando magari qualche fatto occorso al defunto stesso. Ricordando chi non c'è più in allegria è un modo per scacciare la paura del nostro essere mortali, attutire la malinconia del pensiero rivolto a chi se ne è andato e che pur ci è caro. Proprio per questo bisogna far festa ed esagerare, soprattutto nella esibizione e nel consumo di cibo e bevande che da sempre nelle culture contadine rappresentavano la manifestazione dell'abbondanza e del benessere raggiunto. 

Tra le croci
L'espressione massima di questo aspetto lo si raggiunge nelle feste che si svolgono in questa occasione nelle comunità Rom della Moldavia, che sono presenti soprattutto nelle province di Soroca e di Itacia nel nord del paese. Questa popolazione vive generalmente in una discreta agiatezza e durante questi giorni la esibisce in maniera esagerata, con veri e propri banchetti nei quali davvero si beve a rotta di collo e, complice il fatto  che la tradizione vuole che i morti gradirebbero coinvolgere nella festa anche gli sconosciuti, saziandoli, facendoli bere e dando loro doni augurali e uova dipinte, sembra che chiunque passi di lì venga invitato a partecipare e a riceva regali in onore della famiglia e dei suoi antenati. Spesso tra i sepolcri si porta addirittura un'orchestra e il tutto prosegue anche il lunedì, tanto per non farsi mancare nulla. Alfredo mi assicura che questa è una esperienza assolutamente unica che varrebbe la pena di provare e tutte le persone che lui ha accompagnato ne hanno riportato un ricordo indelebile. Quest'anno cadeva il 15 aprile. Se non sbaglio il prossimo anno potrebbe essere il 5 maggio, data ideale anche per la primavera incombente, ma informatevi meglio. Devo dire che, a sentirne il racconto, mi è rimasto il rimpianto di non averlo saputo prima. Credo che sia una di quelle cose autentiche che ti ricordi per un po'. Ma adesso è ora di lasciare il cimiterino di Branesti, pulendosi le scarpe alla meglio del fango viscoso che ti rimane attaccato alle scarpe per procedere verso altri luoghi. 


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Urali                                                            

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