domenica 31 dicembre 2017

Crittografia



Crittografia (6,1,5,3,1,6,4,4)


Aruspici @ latino affinché a te
nell'ostrica apocopata col capitano indagato, 
un marchio digitale Ancona nega.

sabato 30 dicembre 2017

Haiku delle nevi






Fiocca la neve 
Fiocca sul davanzale 
Metto due felpe

lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale eh!



TANTI AUGURI A TUTTI

SENZA TANTI FRONZOLI!

venerdì 22 dicembre 2017

Cronache di Surakhis 80 - Le banche degli organi



In fondo l'operazione, assolutamente dovuta, per carità, aveva avuto davvero un buon esito. Paularius che aveva brigato per mesi attorno all'affaire banche,  dopo che la crisi aveva condotto al fallimento quasi il 90% degli istituti di prelievo degli organi ai debitori insolventi, insistendo per istituire una commissione di inchiesta governativa, poteva dirsi soddisfatto. Certo la cosa si era ingrossata parecchio e manovrare per condurre la commissione sui giusti binari non era stato facilissimo, ma grazie al suo oculato lavoro tutto si stava incanalando per il verso da lui voluto. Tutto era nato dal fatto che gli incaricati delle banche, che di norma prelevavano un organo e non più di uno, scelto benignamente tra quelli doppi come occhi o reni, a chi superava un certo numero di rate non pagate del suo indebitamento, avevano cominciato a scegliere vie più spicce e forse anche più criticabili, da parte dei soliti buonisti, applicando dapprima le regole che valevano per i lavoratori schiavi delle miniere, che, per legge, avevano una sorta di obbligo al prelievo nel momento in cui venivano graziosamente assunti e veniva dato loro la gioia di lavorare gratuitamente per il benessere dell'imperatore e in fondo anche per il loro, che ricevevano alla fine della giornata una scodellata di sbobba. Un occhio in più o in meno in fondo, in cambio di questi vantaggi non ha prezzo. 

Ma quando la crisi era precipitata molte banche avevano cominciato ad applicare il prelievo derivato a tutti i debitori che quindi all'atto della stipula del mutuo venivano privati di un organo a sorteggio nella banca specializzata. Quando poi la Banca Uretra, che si occupava in particolare di trapianto di peni, aveva operato a tappeto nel suo territorio ridotto ad una terra di eunuchi che, per procreare dovevano ricorrere ai trombatori di professione che arrivavano coi barconi spaziali da Andromeda, era scoppiato il bubbone ed a catena erano saltate anche le altre banche. Le piazze erano piene di espiantati che urlavano: ridateci i nostri peni sudati, e si erano già verificati diversi tumulti di piazza. Qualcuno aveva proposto che per pagare i debiti fossero fatti i prelievi pubblici degli ani, ma questi erano per la maggior parte inutilizzabili, ormai sfiancati dall'uso nella annuale cerimonia presso il ministero delle Entrate. Il problema era che né il gran capo Glue incaricato del controllo, né il responsabile del mercato degli scambi d'organi avevano operato i dovuti controlli ed essendo entrambi creature di Paularius, lui stesso aveva temuto un tracollo della situazione che magari avrebbe portato ad una penuria futura di organi da trapianto, cosa che avrebbe dato un sacco di problemi sia a lui che all'imperatore dai riccioli d'oro che si stava preparando al gran ritorno.

Così, dopo lungo pensare, aveva ideato la famosa commissione, reclamata da tutti e composta democraticamente da tutti i rappresentanti del popolo, che poi era la fondamentale massa di prelievo. C'erano sia gli esponenti dei Poveri Dementi, anche se in effetti stavano governando discretamente, ma che erano tallonati dai Seguaci dell'Imperatore associati alla Gilda delle Teste ruspanti e soprattutto dai Crickettini, che volevano il potere a tutti i costi e che avevano mandato in commissione un manipolo di Acerebrati di Capella III, muniti solo di  foglietti con una lista di domande da fare ai banchieri interrogati, di cui non capivano neppure il senso, né ovviamente le risposte, ma col compito unico di intonare ogni pochi minuti dei cori di prefiche contro i Poveri Dementi e soprattutto per mandare alla gogna la ministra Woods, una plurivulvata di Arcturus il cui padre aveva la sola colpa, una volta che era stato messo nel consiglio di spartizione di Banca Uretra, di essere rimasto con tutti i peni in mano nella camera di espianto, quando tutti gli altri amministratori se l'erano già filata via con una scialuppa spaziale e un pene di ricambio che non si sa mai. 

Comunque ormai le attenzioni dei truffati che erano rimasti senza organo sessuale e col debito ancora da pagare, cosa che costringeva le loro mogli ad esercitare l'arte delle pompe spaziali nei sacri templi postribolari di quartiere, erano tutte dirette alle chiappe della ministra Woods, messa alla gogna sulla pubblica piazza e sulla quale ognuno avrebbe voluto esercitare dolce violenza, anche se l'ablazione subita non lo permetteva nella realtà, lasciando quindi lo spazio alla sola invettiva. Tutto è bene quel che finisce bene, pensava Paularius, ormai le feste  di fine anno erano in pieno svolgimento ed il popolo avrebbe presto dimenticato ogni cosa e avrebbe eletto al nuovo governo o un Crickettino privo di cellule cerebrali, se ne faceva infatti un'apposita cernita per trovarli già pronti ad essere impiantati mediante un chip contenente un programma precompilato dal gestore del sito o dalla congrega dell'Imperatore che, preparando il ritorno, neanche prendeva in considerazione il gruppo di congiurati in carica che lo circondava continuamente senza distoglierlo dalle sue sedute eleganti. Sì, tutto andava bene su Surakhis, Paularius poteva per un poco distogliere l'attenzione da quegli eventi e dedicarsi alla preparazione dei grandi festeggiamenti che stavano per partire e dedicarsi alla scelta dei componenti della grande orchestra di flauti da culo che avrebbero allietato col concerto di Capodanno, l'inizio del nuovo ciclo, al di là del vetro a prova di odori, naturalmente.



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Inchieste

mercoledì 20 dicembre 2017

Madagascar all'UNI3

A tutti gli amici della zona di Alessandria un caldo invito a partecipare alla conferenza che terrò domani Giovedì 21 dicembre 2017 alle ore 15:30 alla Sala Cinema Ambra del D.L.F (Dopolavoro ferrovieri), Via Brigata Ravenna 8, Alessandria sul tema:



MADAGASCAR 
L'isola rossa


Durante la chiacchierata presenterò anche il mio ultimo libro il decimo dellaserie : S-guide di viaggio.





Chi, non potendo partecipare fosse interessato al libro, lo può trovare cliccando qui:

http://www.lulu.com/shop/enrico-bo/madagascar-terre-rosse/paperback/product-23211165.html


Vi aspetto numerosi.

martedì 19 dicembre 2017

Usa 20 - Toronto


Toronto - Grattacieli

Il distretto delle distillerie
Si parte di prima mattina dunque se si vuole sfruttare bene la giornata, di nuovo uggiosa e fastidiosamente segnata da una continua piovigine che ti costringe all'uso dei tergicristalli, facendoti andare di traverso i donuts ed i pancake trangugiati in fretta per guadagnare tempo. Senza navigatore non è facilissimo, ma come si faceva una volta? Per fortuna mi sono portato al seguito il Big Road Atlas che conservo da quel grande e meraviglioso viaggio fatto quasi venti anni fa sulla costa occidentale con l'amica Mariuccia e la sua famiglia. Che peccato che allora ancora non raccontassi queste cose! Altro viaggio che consiglio naturalmente, ma torniamo alle torri di Toronto che si intravedono lontane sulla riva dell'Ontario e che possono fare egregiamente da punto di riferimento per arrivare fino all'area centrale per avere una visione minima e del tutto parziale, dato il sempre maledetto poco tempo a disposizione, di questa che è la principale metropoli del paese, la più grande (quasi 5 milioni di abitanti coi dintorni) e cosmopolita del paese. Qui respiri completamente l'aria del nord America e la puoi facilmente assimilare con Chicago, fatte le dovute differenze, il suo contraltare della zona dei grandi laghi. 

La CN tower
Anche qui come a Montréal, una specie di cosiddetta città sotterranea, sviluppata in conseguenza del rigore del lungo inverno, anche se le temperature sono, solo per un poco, più mitigate dal lago che comunque non è navigato per mesi a causa del ghiaccio, ma che presenta tuttavia sul suo Waterfront la parte più godibile, dove la gente accorre non appena spunta un raggio di sole per godersi i parchi ed i giardini dove i salutisti si sfogano a correre, valli a capire, i pigri approfittano delle centinaia di localini e bar, oppure i tanti che hanno barchette e barchettine ormeggiate per godersi la giornata sulle acque girolando per le isole davanti alla città. Diciamo che alla fine le cose da vedere non sono mai moltissime, la cosa più interessante è invece respirare l'aria di questi luoghi, sentirne il polso, la sensazione di libertà in quanto, sebbene tu ti trovi nel bel mezzo di una città molto popolosa, non ti senti mai costretto grazie al senso di spazio e di vastità che comunque ti circonda, un po' per la superficie del mare d'acqua che hai davanti, un po' perché in ogni caso la città stessa non appare costipata in spazi troppo stretti, ma ha sempre ampie superfici di verde, zone di parcheggio ariose che non ti danno l'assillo degli antichi assembramenti non costruiti per le auto. 

St. Lawrence market
Una volta tanto la fortuna mi aiuta ed ecco che quasi per caso, mi trovo davanti uno dei luoghi che volevo vedere. Il quartiere della vecchia distilleria Gooderham and Worts, uno dei classici esempi di recupero di aree dismesse. Questa enorme fabbrica che ricopre diversi isolati era un tempo il centro di produzione di alcool che durante il proibizionismo si sviluppò enormemente al fine di servire il flusso del contrabbando verso gli Stati Uniti e Chicago in particolare, Al Capone docet. L'area è interessante perché mostra gli ambienti dell'epoca in molti piccoli spazi museali ed oggi rivive egregiamente essendo stata popolata da un gran numero di locali a tema, negozietti e laboratori di artigianato. Naturalmente il tema della birra, oggi molto di moda, è quello più gettonato. Il quartiere è piacevolissimo, ben tenuto e troverete sicuramente molto gradevole aspettare che la spessa schiuma della vostra stout si depositi un poco, tra fioriere di cavoli ornamentali ed alambicchi di rame. Valorizzare e trasformare il degrado in luogo di interesse, sta un po' tutto lì il segreto e la gente viene, specialmente se non ci sono i musei vaticani o gli Uffizi vicini. Downtown è facile da raggiungere, basta seguire il flusso di auto nelle strade larghe e scorrevoli.

Il posto delle fragole
Parcheggi facilmente (pagando) e poi puoi camminare tra gli edifici di inizio secolo, costruiti coi classici mattoni rossi fino alla piazza centrale, che scimmiotta un poco una Time Square in tono minore con il suo edificio triangolare che si infila alla confluenza delle due vie principali. Qui vicino c'è un'altra interessante attrazione cittadina: il S Lawrence Market, sito in un antico edificio e che racchiude un enorme numero di bancarelle che offrono una scelta ricchissima di tutte le specialità gastronomiche reperibili in Canada. Al pari di altre zone a tema gastronomico di questo tipo, come Kensington market, sono gettonatissime dagli abitanti del posto che ne affollano le strette corsie in parte per ammirare, ma anche per comprare i prodotti offerti. Anche solo fare un giro tra i banchi è entusiasmate, la zona dei formaggi è ricchissima e invitante, i salumi si presentano a cascate, mentre bacon e pancette sfrigolano sulle griglie, i banchi di pesce offrono montagne di frutti di mare, ostriche e astici e ancora grandi salmoni offerti a tranci, tonni e pesci spada, per non parlare delle specie minori e di lago. Ma lo spettacolo è costituito dalla carne. Qui vedi davvero il paradiso del grigliatore seriale, bistecche imponenti da almeno due chili, si allineano dietro le vetrine, arrosti preparati e filettoni burrosi che ti chiamano come sirene partenopee.

St John
Insomma l'eccesso, tanto per cambiare, del ghiottone epicureo. Molti se ne vanno con pacchi di ogni dimensione, in particolare colossali tacchini visto che domani qui è giorno del ringraziamento (che in Canada cade in data diversa che negli USA). Altri stazionano nei vari tavolini sparsi negli appositi spazi a divorare panoni di dimensioni esagerate, debordanti squisizie di ogni tipo, purché grasse e colanti abbondante salsa, anche multipla e di diverse tipologie,  che altri addetti offrono. Insomma una specie di Eataly alla canadese per ghiotti insoddisfatti. Tutta la zona è comunque dedicata al cibo e altri negozi specializzati in cioccolato e pasticcerie varie si allineano lungo le vie circostanti. Dopo aver dato un'ultima occhiata alla zona frutta e verdura esposta con molta scenograficità, bisogna fare una piccola deviazione di due o tre strade parallele per dare almeno un'occhiata alla bella cattedrale anglicana di S John's, severa e verticale che incombe con la sua altissima facciata di mattoni e allegato campanile, sulle vie laterali. Tutta la città è divisa un po' in settori specializzati e infatti proprio intorno a downtown trovi i vari quartieri che segnalano la multiculturalità di questa metropoli, così accanto a Chinatown e little Italy, c'è anche una little Portugal, il Fashion district, l'entertaitement district vicino al lago e così via. 

La ciminiera della distilleria
Tuttavia il quartiere più interessante dove alla fine devi convergere, è quello modernissimo dove si alza al cielo la selva dei grattacieli e la famosissima CN tower di 553 metri che per molto tempo è stata considerata la più alta al mondo e solo nel 2009 è stata superata dal Burj Khalifa e dalla Canton Tower. In mezzo alle altre attrazioni cittadine, musei, l'altrettanto famoso acquario e lo stadio dell'hockey, altra passione canadese, svetta come un ago piantato nel cielo e difficilmente riesci ad esimerti dalla voglia di andarci fin su. Difficile capire cosa spinge la gente a raggiungere la cima di questi posti sparsi per il mondo. Certo gioca molto il fatto del: il più alto, il terzo, il quinto, ecc. Sta di fatto che la coda è sempre piuttosto lunga per queste location. Tutto converge e invita. il senso di vuoto degli ascensori iperveloci nella salita, la ressa di vogliosi che ti circonda, qualche cosa che per attirare viene offerta sulla cima ed alla fine, comune a tutte, la spettacolare vista dall'alto sulla città. Questa non tradisce le promesse. Il tempo si è aperto e ormai il sole ha conquistato il fronte lago. Nella grande bolla circolare ad oltre 400 metri di altezza, i pur grandi grattacieli che ti circondano sembrano basse casette, d'argento, d'oro che specchiano quanto li circonda, sembrando doppioni di nuvole bianche sull'azzurro dello sfondo, quinte di vetro che potrebbero improvvisamente spostarsi per mostrati altre meraviglie. 

Union Station e CT Tower
Naturalmente in allegato c'è anche lo spazio col pavimento di vetro col suo gusto di essere sospeso sul vuoto e qui il senso di vertigine si fa incombente. Non sento invece la sensazione di dondolio da grandi altezze che avevo provato su altre torri come quella di Shanghai. Sarà che c'era più vento o chissà, adesso sto più coi piedi per terra anche se per aria. Rimane il tempo di guardare i furbacchioni che approfittano dell'esperienza estrema del piano di sopra. Lì, su una balconata sospesa nel vuoto che gira tutto intorno puoi, pagando profumatamente, essere bardato di apposita tuta rossa e appeso a nastri, si pensa robusti, e poi lasciarti sospendere verso il vuoto coi piedi appoggiati all'orlo della piattaforma, con l'aria libera che non riesce neppure a scompigliarti i capelli che saranno ormai diventati duri e rigidi come aghi di ghiaccio per la strizza. Adrenalina insomma per chi la cerca anche se non gratuita. Insomma ce n'è per tutti i gusti. Comunque, come vi ho detto, la vista vale la pena. Rimane il tempo per passare alla Union Station da cui dare ancora un'occhiata allo skyline della città e poi via, percorrendo quanto rimane della sponda nord del lago Ontario verso la nuova meta. Il confine Usa è ormai vicino e l'attrazione topica di questa parte del mondo ci aspetta.

Questa sì che è carne e pure con lo sconto

SURVIVAL KIT
Dalla torre
Toronto - La città merita assolutamente la visita, anche mezza giornata se non visitate musei. In aggiunta a quanto vi ho raccontato potete vedere Casa Loma (villa in falso gotico che racchiude un museo di opere d'arte, Il quartiere di Kensington, con Spadina av. tutta un'area dedicata al cibo, il quartiere di Yorkville, tempio del lusso e della moda, il Path, ovvero la città sotterranea, una minicrociera sul lago, la hockey hall of fame, High park e vari altri musei di arte moderna. Insomma calcolate da mezza giornata piena a tre giorni a seconda dei vostri programmi. Per informazioni alla Union station nel centro c'è un grande ufficio di informazioni turistiche con belle mappe e depliant di ogni genere, prodigo di consigli utili.
Una fioriera di ...cavoli
Distillery district - Vasta zona ricavata dal recupero delle costruzioni della più grande distilleria canadese, trasformata in quartiere di locali e negozi turistici. Date un'occhiata alle varie ambientazioni che raccontano la storia della distilleria, dei birrifici, buttando un occhio nelle varie botteghe artigiane. Se il tempo è bello si può sostare nei tavolini all'aperto. Piacevole.


CN tower - La famosa torre delle telecomunicazioni di fianco all'acquario. Se volete solo la salita il costo è 35 C$ e 31 C$ per gli over 65, se volete farvi appendere nel vuoto 225 C$ a vostro gusto. Mi risulterebbe che se andate a bere qualcosa al ristorante del piano di sopra evitate di pagare il biglietto di ingresso (come avevo già fatto alla torre di Saigon). Solo la vista comunque vale la pena. Si parcheggia facilmente nei dintorni.





Il banco dei formaggi

Strani incontri a Toronto

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domenica 17 dicembre 2017

Usa 19 - Verso Toronto


Foliage e zone umide

Casetta in Canadà
Inutile lamentarsi ma il problema principale del turista, cosa che lo distingue dal viaggiatore vero, è il tempo. Non ce n'è mai abbastanza per fare le cose che vorresti. Il programma lungamente studiato a tavolino incombe sempre in maniera implacabile e tu sai già che se non arrivi nel tal posto entro e non oltre, magari anche un po' prima per sicurezza, poi sei nei pasticci, dovrai saltare qualche cosa di previsto perché importante e intanto ti lasci alle spalle tante altre cose, che forse, per tua negligenza o perché non ci stavano nel budget, non hai potuto includere nel viaggio, mentre sarebbe così bello, quando scopri qualche cosa di notevole, fermarti un giorno in più qua e là o almeno quanto serve, andare a vederlo, esplorare, godere del piacere e della meraviglia di quanto non avevi previsto e invece ti compare davanti come un regalo inatteso, un dono non sperato e per questo spesso più gradito. La strada tra Montréal e Toronto è di oltre 600 chilometri e comunque non ce la si fa ad arrivare in serata. Giocoforza bisogna fermarsi lungo la strada, che sarà  pure un infinito rettilineo che costeggia la riva nord del San Lorenzo,ma che al dì la della quinta infinita delle foreste multicolori che ti sfilano al fianco non sembrerebbe offrire altro. 

Lungo la strada
La macchina potrebbe andare da sola a quei famigerati 100 km/h previsti che ti fanno addormentare, incolonnati in una teoria di auto che di certo tra un po' saranno guidate da una mente robotizzata; facile così, eh! A tenerti svegli bastano i cartelli ammonitori che ti ricordano l'entità delle multe per eccesso di velocità e il fatto che in presenza di lavori, raddoppiano. Poi i lavori aumentano di intensità e spessore, a parte il fatto che tutto si riduce ad una sola corsia, ma di gente che lavora anche qui come da noi non ne vedi; l'unica cosa che è indicata la data in cui i lavori finiranno, chissà se viene rispettata! Però come logico e dato un traffico piuttosto sostenuto, la coda rallenta e poi si ferma del tutto, così da farti perdere un'altra oretta sulla tabella di marcia. Giocoforza fermarsi a cercare un buco per dormire. Questo d'altra parte è la filosofia del viaggi on the road, caro mio. Così esci a Gananoque, paesotto mai sentito, il cui nome arriva da una deformazione di un nome indiano che significava Tra i due fiumi, che mantiene una pronuncia curiosa (Geinenokuei) e che invece risulta essere meta turistica piuttosto gettonata da queste parti. E' infatti il centro da cui partono tutte le escursioni per le Thausand islands, una serie di isole grandi e piccolissime che si affollano lungo questa parte dove il San Lorenzo, emissario appena nato dal lago Ontario, è ancora larghissimo e preme le rive per restringersi fino a diventare davvero un fiume. 

Boschi
E' un ambiente naturale di grande bellezza e questo ne ha fatto un luogo di grande popolarità per chi abita non troppo lontano dove trascorrere il tempo a contatto con la natura. Naturalmente si è subito scatenata la imprenditorialità nordamericana, che ha montato tutta una serie di strutture logistiche a partire dal casinò, alberghi, campeggi e possibilità di affittare barche, kayak, canoe e naturalmente anche aerei ed elicotteri per vedere il paesaggio dall'alto. Insomma la macchina del divertimento di massa in piena azione. Se ci arriva tanta gente può significare che a distanze ragionevoli non c'è molto altro da vedere, ma di certo deve anche essere segno sicuro che è comunque una località che presenta qualche cosa di interessante e che dispiace lasciare alle spalle senza buttarci almeno un'occhiata. Ma questa è la dura vita del turista e quindi arrivati di notte e partiti di prima mattina, tempus fugit, rimane soltanto il senso del rimpianto dopo aver buttato una rapida occhiata da lontano. 

Le thousand islands (dal web)
Qui siamo ormai in Ontario e l'inglese si è reimpadronito della piazza, così nel grazioso localino dall'aspetto alquanto old america, le pronunce si allargano e la camerierina, forse un po' disattenta, forse condizionata dalla mia pronuncia barbara e a lei evidentemente incomprensibile mi porta una suola da scarpe immangiabile avendo scambiato il mio medium-rare per well-done, per lo meno così mi mostra di avere scritto sul taccuino alle mie lamentele pur fievoli a causa della lingua più che altro. Non si preoccupi, la mancia gliela lascio lo stesso, essendo in pratica obbligato a farlo dalla macchinetta mangia carte di credito che ti impone una percentuale minima del 15%. Il Travelodge sulla strada mi fa un bel 10 C$ in più di sconto del Ramada Inn dirimpettaio e quindi lo scelgo anche se il tenutario sembra quello di Psyco, con lo stesso sguardo di sguincio, mentre il suo concorrente, un simpatico indiano, sicuramente Tamil, dall'aria furbetta, esibiva larghissimi sorrisi e tentava di convincermi della superiorità assoluta del suo prodotto. La scelta è stata invece valida e la colazione al mattino più ricca del solito, con una serie di donuts di vari tipi da pucciare nel thé e tutto il restodi contorno. Alla sei e mezza c'è solo un altro avventore, un pacioccone vestito da boscaiolo appena arrivato da abbattere sequoie, che quando sente l'italo idioma, va in visibilio, risultando essere figlio di immigrati marchigiani, di cui conserva ancora l'accento caratteristico. 

Toronto
Turista solitario, appena arrivato per il weekend da una cittadina più a nord in attesa di fiondarsi nel locale casinò e te lo dice con occhio acceso. Una botta di vita che forse non si prende da mesi, trascorsi nei boschi a segare tronchi, così almeno è il film che mi faccio, invece poi risulterebbe manutentore in un garage. Divora ciambelle come noccioline, è relativamente giovane e il suo giro vita continuerà di certo ad aumentare in progressione fatale. Lo salutiamo augurandogli ogni bene e buona fortuna per il blackjack. Intanto ci ributtiamo in autostrada; ci sono almeno ancora tre ore per arrivare a Toronto, la grande metropoli canadese dalle caratteristiche ormai decisamente americane. Dopo Kingston siamo ormai sul grande lago, ma la strada non gli corre abbastanza vicino per mostrarlo in tutto il suo splendore, un vero e proprio mare. La terra dei grandi laghi è qui e ti si apre davanti come un immenso sconfinato territorio dalle valenze nuove e diverse forse anche come mentalità. La superficie di acqua è la vera vita attorno alla quale tutto ruota, i porti, le barche, la vita sociale. Forse se vivessi qui, avrei anche io una barchetta ancorata da qualche parte per andare a pescare o per passarci i fine settimana. Chi lo sa. Intanto all'orizzonte cominciano a spuntare le altissime torri della città ancora lontana. Chissà se chi scendeva verso Roma lungo la via Francigena aveva le stesse sensazioni avvicinandosi a San Giminiano?


Il lago Ontario

SURVIVAL KIT

Thousand Islands - Località turistica a metà strada tra Toronto e Montréal, pochi chilometri prima di Kingston all'uscita del fiume dal lago Ontario. Il punto base è la cittadina di Gananoque di circa 5000 abitanti. Possibilità di escursioni in barca in mezzo alla natura. La zona in stagione e nei fine settimana risulta essere molto affollata per cui sarebbe opportuno prenotare. Attorno las olita fiera dei divertimenti all'americana, parchi giochi, minigolf, casino e attrazioni varie.

Travelodge - 785 King Street E.- Gananoque - In un'area commerciale con molti altri hotel, e servizi. Molto bello, nuovo e ben arredato. La nostra doppia spaziosa con due letti King a 103 C$, inclusa colazione. Piscina, frigo, ottimo free wifi in camera, TV, AC, forno a microonde e tutte le altre attrezzature tipiche dei motel. Bagno bello pulito e ben dotato. Bella vista e buon punto di partenza per la vista delle Thousand islands.

Cousins on King Bar and Grill - 715 King Street E. Gananoque - Classico locale via di mezzo tra fast food e ristorantino. Cibo di qualità medio bassa. Due steak da 6 e 10 oz. ma carne durissima, insalata e patate pessime. Con due coke per due 62 C$. Forse questo è lo standard da queste parti.




sabato 16 dicembre 2017

Usa 18 - Montréal


Foliage tra Québec e Montréal


La casetta in Canadà
La strada che collega Quebec a Montreal è un rettilineo con poche curve di oltre 250 km, che si snoda, mai parola si rivela essere meno adeguata di questa, in una bellissima foresta. Non puoi resistere alla possibilità di abbandonarla, chiamandoti fuori dalla teoria di enormi camion e SUV sproporzionati che fanno apparire minuscole le pur grandi macchine in circolazione, percorrendo quindi una sorta di complanare che costeggia la principale tagliando di tanto in tanto gruppetti di case. Evidentemente sono molti che preferiscono abitare fuori città, in questi boschi magnifici, anche se l'arrivo dell'inverno non deve rendere la vita così spassosa come sembra in questa stagione di mezzo. Non saprei come si mette con le zanzare d'estate, visti i continui spazi di acqua stagnante che costellano le radure, incantevoli peraltro in questa stagione, ma anche ad agosto non deve essere facile. Queste file di casette lungo le strade, seminascoste tra gli alberi rossi e gialli ti fanno davvero venire voglia di abitare qui; il senso di tranquillità e di pace sembrano avvolgere ogni cosa; forse è vero che la gente esce lasciando la porta di casa aperta o mettendo la chiave sotto lo stuoino o nella fioriera a lato, per lo meno questo si dice da queste parti. 

Il centro
Non senti neppure un cane che abbai, eppure ce ne sono, le motoslitte sono ancora ben coperte in garage, anche se i segnali di attenzione fanno prevedere che presto dovranno essere tirate fuori e preparate per l'uso. Insomma l'impressione generale, goduta facendo due passi sotto veri e propri archi di fogliame creati dalle chiome degli alberi che si abbracciano attraversando i due bordi delle strade più minuscole, che fatichi a comprendere se conducano ad una altra piccola abitazione, nascosta nella foresta, una sorta di riparo di zucchero alla Hansel e Grethel, è che da queste parti si viva bene, quantomeno si possa trascorrere una vita tranquilla, forse fin troppo tranquilla. Di certo le uniche attività visibili sono la rasatura dell'erba del sempre vasto praticello all'inglese che circonda la casa, a cui si dedicano i panciuti mariti continuamente e che, visto il clima deve avere una ricrescita talmente veloce, da provocare una indefessa attività nel tempo libero dell'uomo di casa, interrotta, temo, soltanto dal barbecue del fine settimana a cui invitare il vicino. Come sempre la bellezza più grande può accoppiarsi alla noia mortale e allora, meglio vivere in un basso napoletano o in una periferia degradata in mano agli spacciatori? 

La cattedrale
Certo ci sarebbe più vita, sicuramente più adrenalina, quantomeno per sfuggire agli scippi, anche se forse si potrebbe aspirare ad una terza via. Insomma può essere un altro degli argomenti da dibattere. Intanto continui a risalire il San Lorenzo, ora fiume normale, ora dilatato in continui laghi e spazi aperti occupati da isole, specie alla confluenza di altri fiumi, dove la quantità di acque raccolte in questi immensi bacini formano dedali di terre emerse e frastagliati arcipelaghi coperti di verde. Più o meno a metà strada arrivi a Trois Rivières, una vera e propria città, con un piccolo centro storico e la solita anonima distesa sconfinata di case e casette che si estendono nella piana dinnanzi al fiume. C'è poco da dire delle tante città come questa che incontri dovunque nel continente.  Anche le cose da vedere, in fondo latitano e gli sforzi fatti per magnificare i pochissimi punti di interesse sono commoventi. Basti dire che, se date un'occhiata su internet, tra le dieci cose da visitare è citato l'ufficio del turismo, dove sono sicuramente gentilissimi e attenti alle richieste, ma non è che abbiano molto da fare o da mostrare. 



Un palazzo della Vieille ville

Certo c'è sempre un bel parco cittadino dove andare a correre e a fare sport, una anonima chiesa di un centinaio di anni, un museetto cittadino, magari un punto della città segnalato per esservi accaduto qualche sconosciuto fatto storico e così via. Certo che il turista americano deve contentarsi e ben si comprende che vada via di testa se solo arriva in qualunque luogo dell'Europa e dell'Asia. Basti pensare che è sufficiente un pezzo qualunque, tirato fuori dalle cantine di un nostro museo e prestato per una mostriciattola, per far accorrere fiumi di visitatori in visibilio. E' comprensibile ed è anche una cosa scontata, ma tanto vale sottolinearla, solo per ricordarci quanto petrolio da sfruttare abbiamo sotto le chiappe, tanto per dire l'ennesima banalità, ma mi è proprio scappata. Comunque, criticando criticando, piano piano si arriva a Montreal, l'altra grande città del Quebec, ormai quasi al confine dello stato con l'Ontario. Qui ormai lo snobismo quebechiano si stempera un poco e la città è una vera e propria metropoli di quasi tre milioni di abitanti, moderna e cosmopolita dove l'inglese ed il francese godono alla fine di pari dignità, considerato che quasi il 30% degli abitanti è di etnia estranea, latina, cinese, africana o asiatica.

Mai più senza birra
Qui gli spazi si allargano e la visita a piedi diventa più impegnativa, tuttavia fattibile nella parte storica delle vie del centro, che si incrociano ordinatamente su un graticcio squadrato attorno alla Main, formate da edifici ottocenteschi di pietra nera, severi ed imponenti, a partire dalla maestosa cattedrale sulla piazza Jacques Cartier. Poi il quartiere scivola lentamente verso il porto dove la zona diventa decisamente più turistica con piccole vie costellate di negozietti di paccottiglia classica. Ma è possibile che in tutto il continente, questa specifica merceologia per turisti, quella dei ciapapùver, come dicono i mandrogni, sia ancora più brutta, insulsa e kitch che in tutto il resto del mondo? Eppure è così, non si può negare e credetemi non è solo questione di gusti differenti. Per fortuna, nella vasta area pedonale, ci sono anche tutta una serie di locali dove puoi fermarti nei dehors, a godere di qualche raggio di sole quando c'è e mangiarti una tartelletta ai frutti di bosco o berti una buona birra, mentre riposi i piedi fumanti. Quando la stagione lo consente è piacevole davvero starsene beatamente al sole sulle sedie in ferro battuto, mentre attorno a te scorre la gente, chiaramente in vacanza, mentre qualche artista di strada suona il suo strumento o fa girare le palle. 

La città coperta
Il sole scalda comunque e l'aria sempre frizzantina è quasi piacevole sulla pelle. Già perché qui siamo ormai bene addentro al continente e il mare è lontanissimo, non lasciatevi incantare dai larghi spazi d'acqua, creati dal fiume. Qui l'inverno è terribile, per molti mesi all'anno, neve, ghiaccio, vento polare, il famigerato blizzard e un freddo da far cascare i denti, quindi da un lato si approfitta del breve tempo in cui la temperatura è godibile, per il resto dell'anno ci si organizza. Ecco dunque una delle caratteristiche interessanti della città, alla quale merita dare un'occhiata. Infatti proprio perché siamo in una metropoli in cui la vita deve giocoforza continuare con gli stessi ritmi tutto l'anno, si è creata una vera e propria città alternativa, parte coperta, parte sotterranea, con una serie di corridoi, tunnel, camminamenti che collegano tutti gli edifici del centro commerciale, che è piuttosto vasto, per un totale di oltre 32 km, dove per molti mesi all'anno la vita continua regolarmente come se l'inverno non esistesse. Il Resò (dal francese reseau - rete) è stato creato oltre cinquanta anni fa ed ha continuato ad ingrandirsi, includendo centri commerciali, locali di ogni tipo, negozi, uffici pubblici, teatri, sale concerto, musei e luoghi di divertimento, incluse ben sette stazioni della metropolitana. 

Al porto
E' un'esperienza diversa ed interessante passeggiare in questa seconda città, cosa che dimostra come la capacità umana di adattamento superi qualunque situazione limite. La città e il freddo, la città e il ghiaccio, questo è il tema costante che pervade il sito, con la sua squadra di hockey, rivale storica di Toronto e oggetto di continui sfottò, col suo fiume presto ghiacciato ed il grande parco sull'isola del fiume dove ancora fanno da grande attrazione tutte le infrastrutture costruite per le Olimpiadi invernali del 76, nove anni dopo l'esposizione universale con la Biosfera, ex padiglione degli Stati Uniti, lo stadio olimpico e la torre di 175 metri, che resta coi suoi 45°, la più inclinata del mondo. Appena al di là di uno stretto canale l'isola di Notre Dame, dove si corre uno dei gran premi di Formula 1. Certo l'ideale sarebbe girarla in bicicletta, essendoci qui la pista ciclabile più lunga del nordamerica e anche perché gli spazi da percorrere sono notevoli, magari fermandosi a mangiare una tradizionale "poutine", patitine e formaggio fuso, un classico street food locale.

Ingresso a Chinatown
Potrai così continuare poi, degnamente corroborato se vuoi goderti ancora ad esempio, dopo aver attraversato una vivace Chinatown dai mille negozi pieni di roba asiatica, l'ampio parco cittadino di Mount Royal situato proprio dietro la Vieille ville, che in questa stagione dispiega tutta il suo splendore, col rosso vivo degli aceri che contrastano con il verde dei prati perfettamente tenuti. Qui puoi farti un giro tra le bancarelle degli agricoltori che portano la loro produzione di verdura in città, dato che anche qui ormai incombe la supercazzola del teobiologico e del famigerato chilometro zero. Adesso intanto è tempo di zucche, che si ammucchiano a centinaia con il loro arancione vivo e sfacciato come in ogni dove. Insomma, la città dei Pepsi come la chiama il resto dei canadesi (che qui si trova solo quella), val bene una sosta e quindi giustamente abbiamo dato. Ho deciso invece di saltare Ottawa, per mancanza di tempo, d'altra parte non si può fare tutto e qualcosa indietro bisogna pur lasciare se vogliamo avere la scusa di voler tornare, come diceva una mia amica. Dunque timone a ponente verso l'avversaria storica di Montreal, la modernissima Toronto, di cui parleremo la prossima volta.

Grattacieli del centro

SURVIVAL KIT
Il primo grattacielo
Montreal - 267 km da Quebec sulla riva sinistra del san lorenzo, più panoramica, circa 3 ore di auto. Alla città va dedicato come minimo mezza giornata piena, senza contare visite a musei (c'è anche quello della Barbie) o altri luoghi. Per l'isola di S. Elena occorre calcolare altro tempo, almeno un'altra mezza giornata. Se siete in auto considerate che molti parcheggi prevedono una tariffa flat che vale per tutto il giorno ma è piuttosto onerosa, tipo 20 C$ e quindi se prevedete di spostarvi qua e là dovete scegliere soluzioni orarie a parchimetro (Tutto pagabile con carta di credito). La cattedrale di Notre Dame, imponente in stile neogotico, si visita a pagamento, 6 C$. Sulla mappa distribuita all'ufficio del turismo (zona porto), è indicato un percorso a piedi che consente di vedere bene la Vieille ville, la Chinatown e l'area turistica. Di lì allungando un po' (oppure con una fermata della metro) arrivate all'area commerciale per un giro nella Montreal sotterranea. A 35 C$ c'è un giro sull'Anphi-bus che porta in tutte le zone interessanti della città e poi si butta nel San Lorenzo per raggiungere l'isola e farvi avere un punto di vista diverso della città. Comunque se pianificate la visita del Canada Orientale, questa città non si può saltare. Ovviamente l'autunno è il periodo migliore, ma anche l'inverno col fiume ghiacciato deve avere il suo fascino. Appena fuori città il parco delle Laurentians mountains.





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venerdì 15 dicembre 2017

Usa 17 - La città di Québec


Le case di Quebec



La foresta attorno a Quebec
Dal parco Cartier a Québec è un attimo, una trentina di chilometri. Sei sempre in un ambiente forestale che circonda la città fino a lambirla, tanto che di volta in volta sei combattuto dal desiderio di arrivare finalmente in città e terminare la strada e quello di rimandare il piacere, fermandoti ancora un po' bel bosco, facendo una deviazione lungo qualche stradina laterale sterrata e rimanere in una radura ai bordi di un laghetto a spiare tra gli alberi la presenza di qualche animale, circondato dalle foglie rosse che si specchiano nell'acqua. Rimandare il piacere, frutta altro e più delizioso piacere, che serve a rendere più intenso quello finale. Deve essere un tarlo insito nel genoma umano. Quindi vada per il bosco. Fatto sta che arrivare in città non è così immediato come avevo calcolato, complice il fatto che il navigatore americano, in Canada non funziona, capirà, non ci avevo mica pensato. Comunque in qualche modo sembra che in questi paesi, basti andare sempre dritto seguendo la corrente ed arrivi al punto che rappresenta alla fine la tua meta. 

Il porto
Comunque il centro cittadino, che offre tutta l'area di interesse turistico, è piuttosto piccolo ed effettivamente tutte le strade portano alla piazza centrale, sulla cima della collinetta su cui era sorta la città, che devo dire è davvero bella ed accattivante, con la sua aria marcatamente franco europea. E qui dobbiamo forzatamente spendere due parole sul problema della francofilia o come volete chiamarla, di questa parte del paese. Non ci sono dubbi che questa regione e credo anche quelle più ad est, siano marcatamente francesizzanti e che mal sopportino l'anglicizzazione del resto del paese, spinte forse dal fatto che non vedono di buon occhio, pur senza astio per carità, il loro ingombrante vicino del sud, sentimento assolutamente ricambiato. Infatti mi è sembrato di avvertire che gli americani del New England, che sicuramente si ritengono più fighetti e detentori del merito primigenio dell'arrivo su questi lidi, ritengano i canadesi dei rozzi (figuriamoci) vicini campagnoli e neppure troppo furbi, dai comportamenti bizzarri, nella più gentile delle ipotesi. Dal canto loro i canadesi e particolarmente quelli dell'area francofona, li ripagano di uguale moneta, ritenendosi di certo ad un livello di superiore raffinatezza, grazie proprio alle loro origini. 

La cattedrale
Di certo questa ascendenza gallica, la ritrovi dappertutto, nello stile delle città, nei ristoranti e nella cucina, che vorrebbe, anche se spesso si tratta soltanto di un desiderata, mantenere uno gusto ed un aspetto molto francese e anche per le strade, nell'architettura antica delle città e nella apparenza dei negozi che espongono la merce, avverti bene un certo gusto europeo. Non parliamo della lingua. Noti infatti sempre un certo senso di condiscendenza se non di irritazione se parli inglese, mentre al contrario ti si apre un largo sorriso se usi il francese con un minimo di scioltezza; un senso insomma di: questo è dei nostri. La sensazione è proprio quella che ai quebecchesi o come diavolo volete chiamarli, pesi molto l'assimilazione a questo continente anglofono e che vorrebbero, scioccamente secondo me, starsene per conto loro, secondo la ben nota tendenza divisiva, comune a larga parte del genere umano, specie quella che sta meglio rispetto al vicino, che ignora il principio che l'unione fa la forza. Avverti dovunque un certo tono aristocratico di chi si sente un gradino più in alto o semplicemente diverso e la lingua serve a marcare questa diversità. 


Un quartiere della città vecchia
Si tratta di un francese particolare, il cosiddetto juvàl, con un accento molto curioso che deforma alcune consonanti allargando all'estremo della sguaiatezza alcune vocali, ma che identifica immediatamente la nazione. Per esempio la t e la d seguite dalla i o dalla u, diventano un sibilo simile alla zeta, così petit diventa pezì e lundi lo senti come lunzì. La prima parte della negazione ne, viene quasi sempre abolita e molti vocaboli sono poi traslati dall'inglese, come ovvio data la prossimità, ad esempio niente voiture ma chàr. Ma questi sono dettagli, la realtà è che in questa parte del Canada, che poi è anche la provincia di maggiori dimensioni e in alcuni territori limitrofi ci si sente francesi a tutti gli effetti e forse anche grazie al fatto che ho parlato in francese, il cerbero giubba rossa mi ha perdonato la multa che mi avrebbe rovinato la vacanza. Vedi che serve sapere le lingue! Comunque eccoci qua, nella elegante place de l'Hotel de ville, a prendere lumi all'efficientissimo ufficio turistico, dove la solita anziana, mi sa che anche qui si deve lavorare fino alla morte per sopravvivere, mi segnala un buon itinerario pedestre per vedere tutte le cose basilari del centro città. 

Halloween
Le eleganti vie del centro con i bei negozi già riccamente addobbati in attesa delle feste in arrivo, con profluvio di zucche gialle per il prossimo Halloween, il camminamento lungo le mura ed i bastioni ben conservati che dominano il porto, le chiese ed i palazzi antichi, l'imponente Chateau Frontenac, trasformato in albergo a mille stelle dove vedi arrivare le opulente limousines che scaricano i clienti più facoltosi, la cattedrale di Notre Dame e infine la cittadella che domina sul fiume, sono alcuni dei punti chiave che puoi goderti lungo la passeggiata. Per scendere nella zona del porto puoi prendere la vecchia funicolare che ti scarica direttamente in mezzo alle viuzze ormai completamente occupate dal turismo di consumo che affolla ogni negozietto di oggettistica classica del livello della palla di vetro con la neve ed i classici peluche della tradizione nordica. In questa stagione, trionfo anche delle palle e altri oggetti per l'albero di Natale.

Il castello
Però l'atmosfera gioiosa fa il resto e passeggiare in mezzo alla folla festosa non è mai spiacevole, oltretutto sono viuzze pedonali in cui le macchine non riescono a passare così non rischi neppure il terrorista pazzo che prenda di infilata la folla come ormai è consuetudine. Deliziosi gli ampi spazi verdi come il parco Montmorency e davvero bello il quartiere un po' più tranquillo alle spalle del castello, con le antiche vie circondate di palazzi d'epoca a tre piani, tutti trasformati in piccoli hotel de charme, dove di certo ci si sentirà immersi in una atmosfera d'antan, piacevole e tranquilla. Insomma una città che mi ha conquistato, proprio per questo suo aspetto misto tra la moderna e ricca America e la elegante Europa ricca di tradizioni. Certamente qui ci si sente più a casa che in altri luoghi. Dispiace persino lasciare questa collina affacciata sul fiume per riprendere la strada delle periferie affollate e caciarone dei motel e delle catene di fast food, accanto alle stazioni di servizio, ma tant'è, bisogna fare di necessità virtù e mantenere un occhio al cuore ma, ça va sens dire, anche uno al portafoglio.



I remparts


SURVIVAL KIT

Il castello
Québec - Città imperdibile della costa est.di certo la più caratteristica e diversa del paese che bene illustra la sua anima legata alla Francia ed all'Europa. Se avete poco tempo a disposizione considerate una mezza giornata per farvi un itinerario a piedi che vi consentirà di vedere abbastanza bene tutto il centro storico. Utilizzate i consigli e le piantine distribuite all'ufficio del turismo sito nella piazza centrale. I parcheggi a pagamento sono tutti nelle vicinanze. I punti più interessanti li ho già elencati qui sopra.

Hotel Normandin - 3390 B. Sainte Anne - Quebec - Catena alberghiera presente sul territorio (due hotel in città). Questo in periferia sempre nello stile motel di serie A. Bello, nuovo, camere molto belle e spaziose, letto King. Bagno molto bello e con dotazione  ricche. TV, frigo, free wifi molto buono in camera. Pulito, tranquillo e personale molto gentile. La doppia 73 €. Consigliato. Sembra che disponga anche di una navetta gratuita per raggiungere il centro. non c'è colazione ma danno un coupon sconto del 20% se la fate al vicino ristorante della catena.

Normandin restaurant - Di fianco all'albergo, della stessa catena. Grande e piuttosto affollato, via di mezzo tra fast food come cibo e ristorante per il servizio ai tavoli. Più americano che francese. Salmone discreto, lasagne (all'americana annegate nella salsa), ali di pollo, 2 dolci e due coke per C$ 68. Personale ovviamente gentile. 



Una delle piazze del centro


Sottobosco
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