domenica 31 maggio 2015

Taste of Nagaland 9



La palma è pronta.
Nella capanna buia
fumi di alcool.

sabato 30 maggio 2015

Taste of Nagaland 8



Tra liane e tronchi,
prigioniero di Zenda.
Gracchia un tucano.

venerdì 29 maggio 2015

Taste of Nagaland 7



Taglia coi denti
tagliatore di teste.
Canestro nuovo.

giovedì 28 maggio 2015

Taste of Nagaland 6



Il cardammomo 
già è verde e profumato.
Un sari nuovo.

mercoledì 27 maggio 2015

Taste of Nagaland 5



Fu un grande capo
quando venne il monsone.
Ma sempre un nonno.

martedì 26 maggio 2015

Taste of Nagaland 4



Nel campo dietro 
quanto riso hai piantato.
Cantan le rane.

lunedì 25 maggio 2015

Taste of Nagaland 3



Fiori di zucca
per il tuo fratellino
lasci nell'orto

domenica 24 maggio 2015

Taste of Nagaland 2




Grande è la festa.
Evviva un matrimonio!
Papaye e manghi.

sabato 23 maggio 2015

Taste of Nagaland 1




All'alba fresca
deve schiarir le idee.
La pipa d'oppio.

venerdì 22 maggio 2015

Un saluto

da www.agriturismopostedelchiugi.it


La necessità di affrontare con calma e mente libera dai comuni affanni di questa vita stressante, i contrafforti della regione himalayana, mi impongono una pausa di riflessione per raccogliere le idee. Pertanto mi sposterò per qualche giorno verso gli eremi solitari del centro Italia, sui passi di San Francesco a cercare pace interiore e ispirazioni a come continuare il racconto. Come sempre non vi lascerò soli in questa valle di lacrime, ma ogni giorno continueranno ad apparire magicamente pensieri ed immagini tematiche su quanto detto fino a ieri. Per cui i miei più sinceri appassionati potranno continuare ad avere la mia compagnia virtuale. Al mio ritorno, se ci sarà un ritorno, riprenderemo la strada insieme e magari relazionerò con puntualità consueta su questa nuova esperienza. State bravi nel frattempo.

giovedì 21 maggio 2015

India: Darjeeling

Bandiere di preghiera



Darjeeling
Per andare all'ufficio visti ed ottenere i permessi per il Sikkim, devi attraversare tutta New Jalpaiguri col suo torvo melange sovraffollato di polvere e miseria. Le due fate abbondanti dietro le scrivanie sbocconcellate, se la prendono comoda tra vecchi manifesti che pubblicizzano le bellezze del paese, appesi solo per nascondere le scrostature dei muri. Il tempo scorre lento in India, non bisogna farsi prendere dall'ansia o da un atteggiamento di irritazione all'europea che lo farebbe inevitabilmente dilatare ancor di più. Meglio adagiarsi sorridenti. Il karma di Karma provvede a risolvere gli eventuali spigoli, smussandoli a dovere mentre la mente riposa. Sul giornale una notizia. Il nostro treno gemello, il Varanasi Express nella notte è deragliato, più di cento morti, ma Karma dice che cento morti in India non fanno notizia, non è il caso di tranquillizzare in Italia. Comincia a fare caldo qui nella piana e stare seduti sotto il ruotare lento delle pale di un vecchio ventilatore che forse ha ascoltato le parole della regina Vittoria, non è neanche spiacevole. Come Ganesha vuole, alla fine di riparte verso nord e bastano pochissimi chilometri fuori dalla città per lasciare i campi ed inerpicarsi verso l'alto tra le foreste di teak e di sambun, un altro legno pregiato che ricopre le colline che salgono verso le montagne. La strada diventa subito tortuosa e trafficatissima, come tutte le strade indiane, per arrampicarsi in una settantina di chilometri fino ad oltre 2200 metri. 

Cryptomeria japonica
Le forti piogge contribuiscono a tappezzare queste valli di una vegetazione fitta di montagna, fatta di cryptomeria japonica, il pino delle zone himalayane e soprattutto di veri e propri boschi di magnolie bianche e di alberi di rododendro di diversi metri di altezza che accendono il paesaggio di rossi e di viola smaglianti. Darjeeling, con le sue migliaia di case sparse sulle cime di colli scoscesi, le cui pendici cascano a precipizio nei torrenti che le hanno scavate come unghiate di draghi malevoli, occupa spazi sempre maggiori, dilatandosi con la furia con cui la sua popolazione cresce. Questa città e il suo territorio ha avuto una storia tormentata, conquistata, ceduta e comprata più volte durante l'800 nel corso delle guerre dei gurkha tra Sikkim e Nepal, fino a che se la sono presa gli inglesi, innamoratisi subito del clima piacevole che permetteva loro di sfuggire alle torride estati del Bengala. Alcune piantine di thè portate dalla Cina dal Dr. Campbell, furono l'inizio della fortuna del luogo. In pochi anni i fianchi di queste alte colline furono ricoperte dalle piantagioni del cosiddetto champagne del thè, giudicato il migliore del mondo. Il vicino thè dell'Assam (che si distingue facilmente dall'aspetto di piccoli pallini) o l'ancor meno pregiato Nilgiri, possono quindi competere soltanto con il prezzo, ma non sono in grado di arrivare alle sfumature di aromi e delicatezza di questo prodotto di eccellenza. 

Il traffico del centro di Darjeeling
Queste coltivazioni ed il trenino himalayano a scartamento ridotto che gli inglesi costruirono per raggiungere il luogo in assenza di strade, hanno reso questa città un centro turistico di grande importanza da oltre un secolo, anche per la vicinanza alla catena che contiene le montagne più alte del mondo. Del cosiddetto toy train rimangono solo gli ultimi otto chilometri che arrivano al centro città. Le rotaie attraversano continuamente il tortuoso nastro di asfalto che sale la montagna, rimanendo solo di tanto in tanto relegate ad una piccola massicciata al suo bordo. Le vecchie locomotive che tirano a fatica i tre storici vagoncini, rimangono a sbuffare sotto una pensilina ottocentesca, prima di fischiare a lungo, segnalando la voglia di tornare a valle. Così la cittadina progettata per 40.000 residenti con vecchie case coloniali inglesi dai tetti bordati di legni traforati, è più che triplicata ed ora vive in una sorta di asfittico sovraffollamento perennemente in cerca di risorse che non è in grado di avere dal territorio, soprattutto acqua, viveri, smaltimenti fognari e immondizie. Le ripidissime stradine del centro sono un ammonticchiarsi continuo di negozietti e bancarelle, mentre le tortuose comunicazioni tra i vari punti nodali della città sono continuamente ingombri di auto e altri mezzi di trasporto, camion e bus, che intasano completamente la viabilità, costituendo un serpentone sempre fermo che spera di muoversi a passo d'uomo di tanto in tanto. Una folla variopinta fatta di turisti europei e americani, ma soprattutto provenienti dalle altre parti del subcontinente, la percorre incessantemente, riempiendo mercati e luoghi di aggregazione. 

Trasporti nel mercato
Oltre alle facce bianche ed ai nasi lunghi, qui vedi di tutto da gruppi di  tibetani con le facce bruciate dal sole delle alte quote, ai nepalesi piccoli e scuri mescolati con gli occhi a mandorla dell'Assam orientale. Sari sgargianti e salwar camiz dai ricami dorati, veli e tuniche bianche che incorniciano barbette salafite assieme a jeans e minigonne mozzafiato in un bailamme di modernità ed esotismo asiatico coloniale. Di certo una città cosmopolita con ristoranti per tutti i gusti, agenzie di trekking ed alpinismo, mercati di cianfrusaglie per turisti e luoghi ricolmi di masserizie locali conditi da fumi di spezia e masala. Puoi camminare per ore su e giù da queste salite vertiginose, sempre se le gambe ti reggono e l'ansimare della quota te lo consente, passando dai colori del tempio di Shiva, con le sue commistioni buddiste, perdendoti nei festoni multicolori delle bandiere di preghiera, fermandoti ad ogni altarino, tutti diversi per accontentare tutti i credi, dal variegato Olimpo hindù fino a Sai Baba e le altre sette locali, passare per la cattedrale cattolica o la piccola moschea, fino ad arrivare al gompa dei berretti neri, una delle tante sette di buddhismo tibetano sparse sull'Himalaya. Una vera indigestione religiosa per tutti i gusti che si muta il più delle volte in una fiera di strapaese tale da appagare ogni necessità di superstizione pensabile. Intanto fermiamoci un attimo qui nella gran piazza centrale sulla cima della collina più alta. C'è tanto da vedere e stare seduti su un gradino a godersi tutta questa umanità variegata che ti scorre intorno, può contribuire a lasciarti pensare, ma soprattutto permette di tirare il fiato e rallentare i battiti del cuore che pompa all'impazzata e non ti lascia ragionare bene. Poi magari ci facciamo un bel piatto di momo fritti, gli agnolottoni tibetani al formaggio di capra e verdure.
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SURVIVAL KIT

Darjeeling - E' il punto di partenza per tutte le visite nella zona e soprattutto l'ingresso allo stato del Sikkim. 120.000 abitanti, molto turistica e sovraffollata con moltissime sistemazioni alberghiere per tutti i prezzi e ristoranti per tutti i gusti incluse le catene americane. Calcolate almeno un paio di notti perché ci sono parecchie cose da vedere. Nel centro moltissime bancarelle e negozi per turisti con souvenir himalayani, che tuttavia provengono quasi tutte dal Nepal. I prezzi qui sono comunque più bassi che in Sikkim o peggio ancora in Buthan. per vedere un minimo di realtà locale c'è un bel mercato sulla via principale. E' possibile anche avere una tourism card per ottenere sconti vari (a 475 R per tutta la famiglia) acquistabile online ma non l'ho testata personalmente
Il toy train

Toy train - Rimangono solo 8 km di questa ferrovia storica che risale l'ultimo tratto  della valle fino al centro città con 4 corse al giorno andata e ritorno e prezzi che variano dalle 400 R per il viaggio di mattina presto alle 1090 R per quello con la locomotiva a vapore, più vintage. Bei paesaggi lungo il percorso se il tempo è linpido.


Traveller's Inn Dr. Zakir Hussain Road, Near T.V. Tower,  Darjeeling . Alberghetto situato in una buona posizione a pochi passi dalla piazza centrale superiore, ma per arrivare dovete farvi una ripidissima e faticosa salita. Decisamente datato. 2750 R la doppia, piuttosto piccolina (un po' caro ma in linea coi prezzi della città molto turistica). Dalle camere nessuna vista, solo bidoni dell'acqua sul tetto. Bagno spartano con doccino a mano, acqua calda solo dalle 7 alle 9. No wifi (rivolgersi al vicino internet cafè a 200R/h). Fa freddo a marzo, ricordarsi di chiedere una stufetta elettrica. Non vengono fornite neppure le consuete bottigliette di acqua complimentary. Personale con poca comunicativa. Valida la colazione. La cosa migliore è la terrazza con magnifica vista sulla città e sulla valle. Nei giorni limpidi potrete vedere il Kanchenjunga.

Da New Jalpaiguri a Darjeeling - 70 km ( in 3 ore)


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mercoledì 20 maggio 2015

India: Cuccette per signori


Lungo la via.


La mosche di Dibrugarh
I treni nella notte sono sempre una parte esoterica e misteriosa di un viaggio. Quell'atmosfera calda e zuccherosa che ti avvicina completamente al paese che stai percorrendo, non con la frenesia dell'auto che si muove nel traffico convulso o l'ansimare asfittico dell'autobus di lunga percorrenza, ma nella scansione percussionistica che ti accompagna col tatàn tatàn delle ruote sui binari, mentre il buio avvolge una umanità viaggiante, cullandola per ore ed ore. Il vagone si è riempito a poco a poco e gli scompartimenti hanno preso vita con la presenza di famigliole o gruppi vari che oltre ai bagagli hanno portato con sé quanto ritenuto opportuno a dare una sensazione di agio a tutte quelle ore di permanenza prevista. Le cuccette lungo il corridoio invece sono occupate da singoli, che spesso cercano di rintanarsi velocemente quasi fossero invidiosi del calore familiare che traspare loro vicino. Diversamente da altri paesi, qui gli scompartimenti non sono chiusi da porte, ma il corridoio e le stesse cuccette disposte per il lungo hanno soltanto una spessa cortina che, tirata, conferisce un minimo di privacy, un po' come quel treno, se lo ricordate, del film A qualcuno piace caldo con quella meravigliosa Marilyn che ci faceva sognare, mentre spuntava proprio dietro quelle tendine grige. I treni notturni sono luoghi filosofici, categorie dello spirito dove si forma una comunità particolare che assume quel momento come una parentesi di vita da destinare ad una esperienza mentale oltre che fisica. 

Comprando spezie al mercato di Dibrugarh
Nello scompartimento vicino cominciano subito ad aprire cartocci di varia metratura, approntando un vero e proprio banchetto che proseguirà fino all'ora di dormire. Si spande nella carrozza l'aroma del masala, l'anima dell'India. Intanto noi siamo stati identificati come stranieri e come tali oggetto di particolari attenzioni, sia da parte dei compagni di viaggio, che soprattutto dagli addetti che continuano a venire a buttare occhiate con le più varie motivazioni, dalle spiegazioni sul viaggio, alla distribuzione dei vari accessori necessari, cuscini e lenzuola e successivamente distribuzione di acqua, viveri di conforto, thé e così via. Anche gli addetti alla pulizia continuano a far finta di scopettare nelle nostre vicinanze. Malauguratamente mancifico un tizio dall'occhio volpino, timoroso di non riconoscere la stazione a cui dobbiamo scendere e terrorizzato di finire a Delhi, stazione finale di arrivo, non sapendo che verremo continuamente avvisati e che il convoglio si fermerà a New Jalpaiguri, la nostra meta tra 18 ore, per una mezz'ora buona. Non riuscirò più a togliermelo dai piedi, in quanto avendomi evidentemente catalogato come vacca da mungere, si presenta in continuazione con le scuse più varie, speranzoso di scucirmi altro denaro. Un rude controllore, irritato da questo comportamento evidentemente non in linea con la policy delle ferrovie indiane, lo caccia, intimandogli minacce varie. Il tizio prima giustifica la sua presenza con una serie di pulizie da completare, mostrando lo scopettino a riprova, poi sparisce per sempre. 

Il venditore di foglie per il pan di betel
Lo rivedremo solo all'arrivo quando occhieggia dietro la zona toilettes per controllare se mai fosse possibile introitare qualche ultimo spicciolo. Nel corridoio di fianco al nostro scompartimento un signore molto distinto si prepara per la notte, ammonticchiando una serie di giornali da leggere prima di addormentarsi. Le ore passano e stazioni buie e deserte scorrono davanti ai finestrini. Qualche fermata rada, con la sola voce metallica che pronuncia il nome del posto all'apparenza abbandonato. Il treno è già pieno, quasi nessuno è più salito dopo la partenza. La notte acquieta i rumori. Le luci via via si spengono e si ode soltanto più il russare ritmato di una madama enorme in sari rosso fuoco che era circondata da una torma di bambini, che copre quello più sommesso dei miei compari di viaggio. Ho difficoltà a dormire sui treni, così come sugli aerei, il dondolio non mi culla, però rimane un buon tempo per pensare, fare bilanci. Ormai sono alla metà di questo viaggio. Ho completato quell'area, misteriosa a raccontarla, nel nord est; territori remoti, lontani dal governo centrale, terra di villaggi e genti solo per caso indiana e che magari non si sente neppure tale. Una povertà non cattiva e fetida come quella delle megalopoli, ma pur sempre ansimante verso una vita migliore e conosciuta, che proprio per questo forse si  danna all'autocommiserazione e specie nei giovani, lascia ingombranti spazi al desiderio compulsivo di un cambiamento purchessia. Una situazione diversa da quella dei loro nonni, ma più dannata ed ansiogena. 

Sul Rajdhani Express coi compagni di merende
Adesso invece, e siamo solo ad un migliaio di chilometri di distanza, entrerò nella zona himalayana vera e propria, un mondo diverso, con religione, filosofia e abitudini differenti. Quali saranno qui i problemi, le aspettative? L'alba matura lenta quando sei già sveglio, tagliando l'odore di treno. Dapprima un chiarore lontano che individua l'orizzonte, poi la luce che muta impercettibilmente, come regolata dallo spostamento lentissimo di un reostato magico. Emerge dal buio una piana infinita, fatta di campi grandi e secchi che attendono l'acqua del monsone, punteggiati da file di palme scheletrite. Casupole sparse coi tetti di paglia. Piccole cittadine che il convoglio quasi ignora, rallentando solo un poco la velocità al passaggio, così da darti tempo di vedere le montagne di immondizia e le file di baracche coperte di teli di plastica annerita od i fagotti che identificano coloro che neppure quella disgraziata baracca possono permettersi. Questa, al confine del Bangla Desh, è una delle zone più povere del paese. Il treno intanto si rianima come un corpo assonnato che al mattino si stropiccia gli occhi, crogiolandosi ancora un po' nel torpore dolciastro degli odori della notte. Viene distribuito con sussiego un vassoietto di colazione. Chi può tenta di rassettarsi, ci sono ancora molte ore prima della nostra destinazione. 

La stazione di New Jalpaiguri
Il signore distinto al nostro fianco si è già ricomposto completamente ed attacca bottone in un inglese puntiglioso. E' un professore naturalista dell'università di Dibrugarh che sta andando anche lui a Darjeeling, dove forse è atteso per una conferenza. Da tutta la vita si occupa dello studio dei delfini del Bramaputra, una specie autoctona evidentemente di grande interesse. Una specializzazione singolare che evidentemente lo mette in una nicchia ecologica simile a quella degli animali che esamina. Come tutti i suoi connazionali tuttavia, mostra una certa soddisfazione nel constatare che europei siano interessati al suo paese, in particolare se arrivano dall'Italia, paese che gode di una notevole popolarità. Si chiacchiera del più e del meno, inclusa la vicenda marò, che come sospettavo, è quasi del tutto misconosciuta al di fuori, forse, del Kerala, dove è stata usata soprattutto a fini politici locali. Intanto, chiacchierando, passano le ore e quando il treno rallenta per entrare nel grande snodo ferroviario di New Jalpaiguri, con precisione svizzera, sono le 13:05, come da programma. Un po' di confusione sulla banchina. Una vera e propria delegazione accoglie il professore alla sua discesa. Evidentemente è davvero un personaggio importante. Al di là delle montagne di bagagli, Karma, mai appellativo è più azzeccato, ci aspetta con un cartello in mano col mio nome.


SURVIVAL KIT

Dal web -La linea del  Rajdhani express Dibrugarh-Delhi
New Jalpaiguri - Railway junction - Città che con la sua gemella Siliguri, ha assunto una importanza fondamentale dopo la spartizione che aveva bloccato le comunicazioni tra tutta l'area nordorientale dell'India (Assam e piccoli stati limitrofi) con il west Bengala. Così attraverso la nuova linea costruita nel 1950. questa città cresciuta fino ad arrivare all'odierno 1.500.000 di abitanti, si è trasformata nella porta del nord est e passaggio obbligato per arrivare nel nord Bengala e su fino agli stati himalayani del Buthan e del Sikkim. 

Il tratto da Dibrugarh - New Jalpaiguri (980 Km)

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martedì 19 maggio 2015

Un altro treno nella notte

Il mercato di Dibrugarh

Assam - Cogliendo il thé
Serata buia sul terrazzino dell'Helsa cottage a lume di candela, si sa che quaggiù di luce di notte ne arriva poca, mangiando pollo e dal con papad sottilissimi e croccanti che bruciano la lingua. Alla nostra tavola, Fernando, che viene da Saragozza e si è preso un anno sabbatico per girare l'Asia. Ormai è quasi alla fine del suo percorso e gli è cresciuta una barbaccia salafita che lo confonderebbe tra la folla in molti paesi, non fosse per il pesante zaino che è anche la sua casa. Certo, girando con pullman e treni, i tempi sono molto più dilatati e poi girare da solo lascia più spazio al pensiero e alle valutazioni interiori. Qualcuno ama molto questo sforzo solitario, certo non litighi con nessuno, il contraltare è che non puoi neanche dire a qualcuno: guarda che bello. Insomma ci sono i pro e i contro nel viaggiare da soli. Lui sembra abbastanza tranquillo, a questo punto gli mancano solo due o tre mesi per portare a termine il suo cammino e appare come rassegnato al destino che si deve compiere fino alla fine. Legge molto, chissà se questa esperienza gli avrà dato quello che cercava. Di certo sarà stata impegnativa e con una sua utilità intrinseca. L'aria intanto è rinfrescata parecchio e dalla balconata sulla valle non si vedono neppure più le masse nere degli alberi tra cui sono nascoste le baracche. Meglio ritirarsi sotto le zanzariere.

Il check post tra Nagaland e Assam
Nahmey, la guida konyak arriva con calma la mattina. Andiamo alla polizia a segnalare la nostra partenza ad un presidio piuttosto assonnato ed infastidito di dover tirare fuori il registrone con gli spazi da riempire ricavati con cura con un righello dentellato. Poi sono solo curve in discesa per ritornare alla piana dell'Assam. Il posto di confine sembra semiabbandonato. A quest'ora non passa nessuno. Il graduato alla scrivania ha voglia di chiacchierare un po'. Sarà stato spedito in quella sorta di fortezza Bastiani, da Delhi, ad una inutile operazione di controllo e segnalazione su montagne di cartacce che finiranno a marcire nello stanzino retrostante. Fa caldo qui in pianura. Si interessa molto almeno in apparenza, alle motivazioni culturali che mi hanno condotto fino alla terra dei Konyak, se ne ho tratto spunti di interesse sufficienti a consigliarne la visita agli amici e così via. Si capisce che cerca di trattenermi il più possibile, poiché non ha niente altro da fare per impegnare il suo inutile tempo. Chiama un sottoposto per far portare un thé e vuol conoscere ancora quale saranno le tappe future del mio viaggio. Sorride compiaciuto al sapere delle mie tante volte in India, poi a malincuore mi lascia al mio destino, mantenendo la posizione dietro la scrivania malandata, di certo un lascito della dominazione coloniale.

La frontiera
Le sole cose lucide tra le baracche fatiscenti che circondano questo avamposto sperduto sono i grandi cartelli rosso fuoco della Vodafone che garantiscono una connessione super rapida a chiunque faccia l'abbonamento. Di lì in poi solo le sconfinate piantagioni di thé o i gruppi di ragazzi in costume che vanno a piedi in qualche villaggio vicino dove si svolge uno dei tanti festival. L'India sovrappopolata è di nuovo lì e ti avvolge nel suo abbraccio caldo, dolciastro e carico di sentori di spezia. Tutta una umanità scende a valle, nella piana dove scorre il grande fiume. Dibrugarh è lì in fondo a raccogliere questo flusso, cittadina relativamente piccola, ma con la stessa confusione frenetica di quelle più grandi. La necessità di cambiare denaro in una banca ti mette ancora una volta di fronte ai meccanismi della burocrazia indiana. Ufficietti sovraffollati dove respiri però un aria sacrale di sacerdoti che detengono la verità al di là delle scrivanie e che per questo guardano la fila dolente e rassegnata davanti a loro dall'alto in basso, riempiendo registri e quando questi sono superati, abbinandoli a lunghe operazioni digitali davanti a schermi obsoleti carichi di programmi tarocchi che si imballano continuamente, mentre alle tue spalle si aggirano fattorini col mitra, che la sicurezza è importante, a fare fotocopie e ancora dalla scrivania alla cassa, con altri mitra e conta e riconta, infine ti danno le tue rupie puzzolenti in cambio di dollari che devono essere puri e immacolati pena il rifiuto, capirà.

Al mercato
E' banca, ma è la stessa aria dei negozietti e delle bancarelle del mercato dove stazioni un paio d'ore prima che arrivi il treno a portarti via da qui. Profluvi di merce povera ma sempre ridondante per attirare il compratore che comunque si ammassa nei vicoletti che puzzano di pesce secco o di verdura sul punto di marcire. I negozietti di oreficeria invece sono presi d'assalto da donne, madri e suocere e giovani ragazze silenziose che scelgono quella che sarà l'unica loro ricchezza di future spose. La luce forte sulle vetrinette piene di braccialettini, catenine splendenti, orecchini e grandi pendenti da naso, richiama le attenzioni di questi gruppetti che si spostano dall'uno all'altro come falene che sbattono continuamente contro il vetro del desiderio, senza riuscire a penetrarvi. Il corridoio delle spezie invece è avvolto dagli odori dell'India vera. Monticelli di polveri colorate si alternano sui banchi, la curcuma giallo oro, il chilly rosso fuoco, cardammomo verde, masala e miscugli di curry in tutte le sfumature del marrone. Ogni banco ha la sua miscela segreta, la migliore ovviamente del mercato; i misurini attendono di essere riempiti per andare a confondere gli altri sapori nel buio delle cucine. Le frutta impilate con maniacale precisione mostrano la ricchezza dei mandarini, delle mele e di quanti altri regali della terra dia la stagione. 

Venditore di immagini sacre
Già compaiono i primi manghi, il frutto degli dei, ancora minuscoli e verdognoli. Grosse papaye sul punto di sdilinquirsi tanto sono mature, formano i mucchi più consistenti. Tutti vanno e vengono, con sporte piene, strusciando i lunghi sari smaglianti o i pantaloni rigonfi e colorati sulla polvere e sulla sporcizia del terreno. Il treno non è ancora pronto a partire nella grande stazione a fianco del mercato. Intanto lungo il muro che la separa dalla città, cinta invalicabile che definisce lo status di viaggiatore, si accalcano camioncini e piccoli autobus assieme alle centinaia di Apecar e ciclorisciò, carichi di valige e pacchi che i possessori di biglietto hanno portato al seguito. Sono le 18 e la sera è già scesa come sempre. La stazione è buia e all'apparenza semideserta. C'è solo un andirivieni affannato di facchini che trascinano immensi fagotti e montagne di valige. Il Radjani express è già lì, lunghissimo e silenzioso, all'apparenza deserto. E' arrivato il momento di salutare Emontonath, uomo di poche parole, che prima vuole accertarsi che tutto corrisponda, la carrozza numero 3, i posti prenotati, l'orario di partenza. Un abbraccio che lascia sempre un poco di tristezza, verso chi non hai potuto conoscere abbastanza e che certamente non vedrai mai più. Il treno sbuffa ogni tanto, come non avesse voglia di partire. Riconosco lo scompartimento descritto a lungo in Cuccette per signora di Anita Nair. Ma non è ancora venuto il momento di tirare le spesse cortine. La notte sarà lunga.

Giovano agghindati per il festival

SURVIVAL KIT

Dibrugarh - Cittadina dell'Assam di circa 150.000 abitanti, importante snodo ferroviario per tornare verso l'area di Delhi. Da Mon circa 130 km ma dovete calcolare almeno 4 ore effettive più le soste. Nell'attesa del treno, c'è fuori della stazione un bel mercato dove procurarsi qualche cosa da mangiare.

Rajdhani Express - Treno notturno che in 48 ore collega Dibrugarh a Delhi. Arrivo a New Jalpaiguri, punto di partenza per accedere al Sikkim in circa 17 ore. Partenza alle 20:35. Cuccetta di 2° classe 2.265 R. inclusa acqua e pasto a bordo.  Scompartimenti aperti da 4 cuccette con tendine. Abbastanza pulito e confortevole. Consigliabilissimo.

Da Mon a Dibrugarh

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lunedì 18 maggio 2015

Nagaland. L'angh di Hong Phoi

Nel morong di Hong Phoi

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Ancora di villaggio in villaggio attraverso queste colline arrabbiate che conquisti con il faticoso borbottare del motore che ansima ad ogni curva. Tang Nyu è più nascosto tra il verde, con capanne basse e deserte, gli adulti nella foresta ed i bambini che corrono incontro alla novità della giornata. Poi il cammino ti riporta a Mon, questo agglomerato incongruo allo spirito di queste terre, fatte e predisposte ad una vita di lotta alternata tra uomo e foresta. Qui la crescita inarrestabile della specie ha costituito un formicaio di baracche che hanno azzannato il monte corrodendone i fianchi e le vallette circostanti, popolandole completamente di strade contorte, di case, di muri e di folla bramosa di vivere. Una esigenza di vita simile a quella che ormai si conosce, giacché le telenovele di Bolliwood portano anche negli angoli più nascosti e reconditi, vestiti leggeri che svolazzano e auto lussuose, case con bagni immacolati e banchetti di gente felice che balla e viaggia per il mondo, in paesi così lontani da non poter neppure essere immaginati e allora tutto questo si deve applicare anche a luride stamberghe di assi sbrecciate, ricolme di merci povere che scimmiottano quell'abbondanza sognata, un mercato che vive dello scambio di quei prodotti che comunque riescono ad essere a disposizione. 

Donne al lavoro
Gli angoli liberi si riempiono di motorette che sparacchiano fumi puzzolenti schizzando liquame di colature che escono da casupole cresciute senza merito. Le immondizie del mondo moderno non sono come quelle dei nonni. Anche i residui delle teste tagliate scomparivano velocemente al sole del tropico e l'acqua del monsone lavava facilmente sangue e bucce di banana che tornando alla terra si consumavano. Oggi lattine, sacchetti, cartoni e ogni altra invenzione che ha mosso il mondo, si accumulano negli angoli a a poco a poco invadono con la loro presenza molesta tutti gli spazi, poiché non si era in grado di prevederne la vita e la necessità, di come queste cose utilissime ed indispensabili, necessitino di un progetto che vada oltre il semplice uso, di una visione completa che conduca dalla nascita fino al loro smaltimento. Così Mon, mostro assetato ed alla perenne ricerca di materiale che lo alimenti, di energia che lo mantenga in vita e che arriva comunque a singhiozzo, quasi a mantenere una sorta di stato agonizzante e precario, continua a crescere come una ciste molle in un corpo un tempo sano anche se anoressico. Giovani inurbati dalle zazzere moderne, popolano gli angoli delle strade e gli anfratti del mercato. Hanno sguardi che la conoscenza dei fatti rende avidi ed al contempo spenti per la frustrazione, mentre attorno a loro le scorie di un mondo estraneo si ammucchiano. 

Anziani konyak
Anziani konyak
Frotte di ragazzini nella divisa delle diverse scuole, forse concorrenti tra di loro, stanno tornando a casa dopo la fine delle lezioni, lanciandosi i lazzi tipici dell'età. Tra i diversi collegi ci deve essere rivalità, quasi senti aleggiare lo spirito bellicoso dei nonni. Eppure queste ordinate gonnelline plissettate tutte uguali, le camicette bianche, i pantaloncini e le cravatte incongrue al luogo con lo stemma della scuola, raccontano di un marchio inglese ormai indelebilmente impresso in tutta l'India che unifica questa terra dai mille popoli anche al di là della loro stessa volontà e di certo molto più profondamente di quanto loro stessi credano. Mon non è una città piacevole da vivere, ma ci leggi la volontà inarrestabile di sopravvivere. C'è un altro paese perso nel bosco a una quindicina di chilometri verso nord, nel fitto della jungla, Hong Phoi, che bisogna vedere assolutamente. Poche case raggruppate attorno a tre morong, antichi, dalle travi scolpite con figure inquietanti, che raccontano di sacrifici di animali e di battaglie tra uomini. Qui forse c'è la più alta concentrazione di anziani, che rappresentano un passato che sta per scomparire definitivamente. Se ne stanno radunati nel morong principale, quello in cui quando erano ragazzi avrà visto i loro raduni prima delle incursioni ai villaggi nemici e le feste barbare al ritorno di quelli che, ancora vivi potevano esibire il suo macabro bottino a testimoniare il loro valore. 

Lavori artigianali
Adesso pare il salone di un nostro circolo della boccia, con una decina di vecchi attorno al fuoco al centro che parlano del passato; forse l'unica differenza è che qui non possono lamentarsi delle pensioni che non hanno. L'angh del villaggio se ne sta al centro, muto, come chiuso nei suoi pensieri, col cappellino di pelliccia coronato da zanne di cinghiale, le pesanti collane coi teschi di ottone stilizzati e attorno ai polpacci i bracciali di turchesi, segno del comando. Gli altri che lo circondano, di certo vecchi compagni di battaglia, sono decisamente più loquaci e accolgono gli ospiti con evidente piacere, forse già pensando al dono di prammatica che i visitatori devono portare al re per omaggiarne l'importanza. Tutti stanno intrecciando cesti, con gesti attenti che seguono consuetudini antiche. Tutto appare quasi una di quelle sale di casa di riposo dove i vecchi devono fare attività diverse che li tengano occupati socializzando tra di loro e finendo inevitabilmente per litigare. Qui probabilmente no, anche grazie alla presenza dei lunghi ed affilati coltellacci che ognuno brandisce per svolgere il suo compito. I più gioviali ci vogliono comunque offrire un thé, che sta ribollendo sul fuoco ed altri generi di ristoro. Qualcuno esibisce pesanti bracciali di avorio, altri hanno le orecchie trapassate da nere corna di ungulati stanati e uccisi un tempo nel fitto della foresta. 

Il re (angh) di Hong Phoi
Uno, forse il più vecchio ha i lobi sformati da due grossi oggetti di plastica rotondi, un'aggressione del nuovo che avanza piegandosi all'antico. Le domande vengono spontanee. Cosa ne pensa questa gente del mondo nuovo che avanza, di tutto quello hanno visto stravolto come mai avrebbero potuto credere, unica generazione ad aver avuto questo privilegio e questa maledizione. I volti completamente tatuati di nero, si fanno immobili e pensosi, sculture di ebano scavate da sgorbie decise che ne hanno segnato incavature profonde, disegni barocchi nella carne viva. L'angh pensa a lungo prima di parlare, forse passano nei suoi pensieri, ricordi lontani, battaglie sanguinose, vendette di generazioni, canti di vittoria attorno al falò dei sacrifici, quando le notti erano illuminate dai fuochi delle torce e le ragazze ballavano tenendosi per mano lanciando occhiate ai guerrieri appena tornati ancora carichi di adrenalina e di violenza ancora inappagata che forse avrebbe trovato pace nell'abbraccio notturno. Poi sembra scrollare un po' la testa quasi per allontanare ricordi che possono generare solo rimpianti. "No, adesso in fondo si sta meglio di un tempo". La voce vuole mostrare la saggezza che lo ha portato a diventare re, ma nel fondo degli occhi scuri, circondati dai segni neri che il tempo a poco a poco ha sbiadito, leggi una scintilla, un moto di orgoglio non sopito di chi ha vissuto una storia diversa. Il sole, rosso antico, intanto, scende tra gli alberi in attesa della prossima notte
 
Alla corte dell'Angh (al centro) di Hong Phoi


SURVIVAL KIT

Guerriero konyak in pensione
Villaggio di Hong Phoi. A una quindicina di km da Mon, questo villaggio è di particolare interesse per la presenza di molti anziani che vestono ancora secondo la tradizione. Alcuni chiedono soldi per le fotografie,  il consiglio è quello di evitare di alimentare questo mercato, mentre è d'uso fare un'offerta per il villaggio, un centinaio di rupie è sufficiente. In questo caso non ci sono problemi per le foto, anzi tutti si prestano con una certa dose di esibizionismo per mostrare le acconciature ed i cimeli più importanti. Non lontano vedere anche il villaggio di Tang Nyu. Bellissimi tramonti al ritorno con le piste nella foresta popolate di ragazze con le gerle cariche di legna che tornano dal bosco.


Mon - Cittadina capoluogo del distretto popolato dalle tribù Konyak, i tagliatori di teste, a circa 1000 m di altitudine e con circa 20.000 abitanti in crescita tumultuosa. Le case ricoprono una serie di colline scoscese. Mercato centrale poverissimo. Sede del posto di polizia a cui ci si deve obbligatoriamente registrare e comunicare il giorno di partenza. Unico posto dove trovare alloggio, a meno che di non cercare qualche soluzione homestay in qualche villaggio.

Da Mon al villaggio konyak di Hong Phoi

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