martedì 29 ottobre 2019

Tradizione o modernità?

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Molti probabilmente già lo sanno e non vorrei tediarli oltre, ma se vi verrà in mente di misurarvi con la lingua cinese scritta, magari per cercare di orientarvi nel corso di un viaggio da quelle parti, vi troverete di fronte all'ennesima difficoltà, infatti, come se non bastasse il fatto che i caratteri cinesi, sono all'incirca 90.000, da quanto risulterebbe da un ultimo censimento che comprende tutti i vari neologismi che saltano fuori di anno in anno, ma rallegratevi, nessun cinese li conosce tutti e con circa 3/4000 potrete leggere tranquillamente il giornale, verso la fine degli anni 50, Mao ha avuto una grande idea. Poiché in effetti moltissimi caratteri tra quelli di uso più comune sono piuttosto complicati e difficili da scrivere, la genialata è stata questa: proviamo a semplificarli un po'. Così da allora, oltre 2000 caratteri tra i più complessi ma anche tra i più usati, hanno subito una trasformazione che effettivamente li semplifica nei tratti, ma che però complica anche un pochino le cose. Intanto obbliga a conoscerne un paio di migliaia in più ed inoltre nei nuovi ci sono maggiori difficoltà a riconoscere la parte "radicale" del carattere, quello che serve in pratica per la ricerca sul vocabolario (anche questo è un bel problema) oltre a renderli meno intuibili quando si tratti di pittogrammi. 

Ma c'è di più. In molti territori che erano rimasti per motivi politici al di fuori dell'area della Repubblica Popolare Cinese, si è mantenuta la vecchia grafia, come ad esempio a Taiwan o ad Hong Kong, cosicché se dovete battere entrambe le zone, dovrete avere una infarinatura per così dire del vecchio e del nuovo. Invece per quelli che la prendono come un divertimento sarà un piacevolissimo banco di prova dove misurare le proprie capacità intuitive. Facciamo subito qualche esempio tanto per capirci, soprattutto in quelli che sono appunto pittogrammi che si richiamano al tentativo di descrivere con un segno quello che si vuole appunto denominare. Il carattere che significa cavallo nella grafia tradizionale si scrive 馬 - mǎ, dove se prestate un po' di attenzione potrete scorgere facilmente l'animale che va al passo verso sinistra con la criniera al vento e la coda che pende ed i quattro zoccoli che battono la terra, per scrivere il quale occorrono tuttavia ben 9 tratti.Questo è stato quindi sostituito dal semplificato  马 - mǎ , tracciabile con soli 3 segni di pennello, in cui gli zoccoli si sono ridotti ad una misera linea orizzontale e anche la criniera è sparita. Prendiamo invece l'ideogramma Carro (che serve come già detto per formare tutte le parole che identificano i mezzi che si muovono con le ruote come auto, treno, bicicletta, autobus, ecc.).

Nel tradizionale avevamo  車 chē, dove potevate vedere bene lo schema di un carro visto dall'alto con le due ruote sopra e sotto, unite dal mozzo centrale con sopra il cassone, mentre la sua trasformazione semplificata è oggi: 车 - chē, dove per la verità non si riconosce proprio un bel niente. Qualche vocabolo che si forma con carro, se aveste bisogno: Unito a "Bara" si ha 柩车 - jiù chē, (Carro funebre); con "cavallo" appunto si ha  马车 mǎ chē - Carrozza; con "Aprire, aperto"  abbiamo 敞车 chǎng chē - Spider decapottabile; con  Ferro e Corazza,  abbiamo: 铁甲车 tiě jiǎ chē - Carro armato; con Rifiuti  abbiamo:  垃圾车 - lā jī chē - Camion dell'immondizia. Un altro bel vocabolo molto usato è Vento che nella scrittura tradizionale era 風- fēng ed ora è diventato sbrigativamente  风- fēng. Insomma la fretta della vita moderna ha ridotto l'elegante grafia che tracciava ben 6 tratti all'interno di quella specie di tettuccio, ad una X sbrigativa, non abbiamo insomma tanto tempo da perdere e da gingillarci. Quindi preparatevi a studiare un po' di più per non rimanere appesi al soffitto se arriverete all'aeroporto di Taipei e non saprete più riconoscere le scritte che vi siete vergate a mano su un foglietto per ritrovare il vostro albergo.


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domenica 27 ottobre 2019

Caffè?

L'immagine può contenere: Enrico Bo, in piedi



Tra le tante curiosità, che offre la splendida Torino, appuntatevi, per una volta che da quelle parti, abbiate una mezza giornata a disposizione da ritagliarvi, magari dopo aver visto una bella mostra, è Torino ne offre davvero tante, una scappata al Museo della Lavazza, aperto credo da poco più di un anno. Naturalmente è il classico museo di taglio aziendale teso a celebrare la storia ed i fasti della ditta, tuttavia questo, essendo tra l'altro di apertura piuttosto recente segue tutte le caratteristiche espositive più accattivanti e moderne, che lo rendono di piacevolissima visita. Intanto è situato in spazi espositivi abbondanti e modernissimi, essendo ricavato nel centro logistico della casa madre, con tratti architettonici moderni e di per se stessi importanti, poi aggiunge tra i plus il fatto di offrire, nel suo sottosuolo (aperto solo a gruppi di almeno 15 persone) la visita ad una necropoli di epoca romana del IV/V secolo, ch  è stata scoperta appunto durante l'erezione della monumentale sede, in un'area dove c'era una vecchia centrale elettrica (che la necropoli aveva già evidentemente trovato all'epoca della sua costruzione, ma a bella posta l'aveva ignorata, forse ritenendola di poco conto o più facilmente per non aver troppe grane, ma che fortunatamente ha conservato parecchie cose interessanti, come la serie di tombe ed i resti delle due piccole basiliche che erano state innalzate in questa zona a dimostrazione che l'insediamento dell'epoca andava ben al di là delle porte Palatine.

Ciò detto, riemersi in superficie, il museo del caffè è davvero divertente e si snoda attraverso le molte sale, col racconto puntuale della storia della famiglia e quindi dell'azienda e dei suoi successi, quindi con tutte le informazioni sulla pianta del caffè, la sua coltivazione, la tipologia delle piantagioni e le zone del mondo da cui proviene, le sue tipologie ed il racconto della tecnologia per produrre la bevanda, che per noi italiani è così importante. C'è poi la parte delle spiegazioni sull'aspetto organolettico ed infine tutta la tipologia delle preparazioni dei caffè in Italia, della serie di macchine per produrre l'espresso e anche delle novità sperimentali e delle nuove tendenze incluse quelle della cucina molecolare, alla macchina che ha portato il caffè della Lavazza (e di conseguenza il nome italiano nel mondo) anche nello spazio. L'ultima parte, che è anche una delle più interessanti, racconta attraverso foto, filmati ed istallazioni, tutta la sequenza delle famosissime campagne pubblicitarie dell'azienda, dal Caballero e Carmencita, con la caffettiera a lei ispirata, ai calendari in b&n, alla serie con Manfredi del "se non è 'bbono che piacere è" e il "più lo mandi giù e più ti tira sù", fino alla serie del Paradiso con le esibizioni di Crozza. E chi non si ricorda di: "el miguel son mì"?

Tutti i contenuti multimediali extra sono fruibili attraverso una tazzina, consegnata all'entrata da appoggiare nei vari punti dove si snoda il racconto. Gran finale con degustazione di alcune miscele con fragranti e deliziosi minicroissant alla cioccolata, cosa che non offende. Insomma una piacevolissima mattinata che ho assai gustato, intanto per la compagnia di cari amici ed anche successivamente, per l'appendice di un pranzetto di "lavoro" al Ristorante Arcadia in un elegante e classico ambiente in Galleria S. Federico, imperdibile per chi ama la vecchia Torino delle madamin ed i suoi locali storici. Che dire: risotto ai mirtilli con sugo di lepre, filetto di maiale incrosta di nocciole con gelato alle nocciole e meringa al forno davvero buone, che consiglio vivamente.





Chi lo ricorda?


Aperto dal martedì alla domenica - 10 -18
Intero 10 € - Over 65 8 €
Area Archeologica (min. 15 persone) 5 € con accompagnamento

venerdì 25 ottobre 2019

Mondi paralleli: Berlino Est

Berlino est - maggio 1978
A parte il fatto che 41 anni fa ero un pivello mica da ridere, questa foto alla porta di Brandeburgo al 1 maggio di quel mondo lontano, in una Berlino Est  che esibiva i suoi fasti al tempo del suo massimo splendore, nel quale già si indovinavano le crepe profonde che l'avrebbero abbattuta, dopo che avevo a lungo passeggiato in una Under den Linden quasi deserta, attraversando Alexanderplatz rischiarata dal primo sole di primavera, mi dà a pensare come il mondo può cambiare in fretta. In fondo è stato soltanto un battito di ciglia e tutto si è trasformato, tutto si è rivoltato, i comunisti sono ridiventati nazisti, almeno in parte, e sono nate nuove crisi nei luoghi più impensabili. Parti di mondo assolutamente inaccessibili son diventate i luoghi più facili dove viaggiare e al contrario altre mete allora semplicissime si sono trasformate in siti off limit. Prendi quando puoi e non rimandare mai, è la lezione. Chissà che fine avrà fatto quel Vopo, che aveva più o meno la mia età e che mi rincorse urlando e minacciandomi col mitra perché avevo fatto una foto vicino al muro. 

Voleva, fedele alla consegna, il rullino, che mentre arrivava di corsa avevo tolto e messo in tasca e ci rimase male quando gli mostrai la macchina aperta e vuota. Rimase solo il suo braccio steso con l'indice puntato a dirmi via di qua, verboten. Magari a desso va in piazza ad applaudire le teste rasate e vorrebbe riaprire certi campi... e sì, ma adesso non si può ancora, vedremo più avanti. Poi nel corso principale, la grande sfilata agitava bandiere oggi scomparse, fiori e folla che salutava agitando stendardi per ore fino a farsi venire male il polso. Quanti atteggiamenti tra quelli, esibiti smaccatamente, erano falsi e quanti convinti davvero? E se nei prossimi anni dovessimo vedere cambiamenti ancora più radicali e imprevedibili oggi? Generalmente accade proprio questo, il contrario di quanto sarebbe logicamente pensabile. Meno male, visto allora il concentrato di pessimismo che gira. Magari ci ritroveremo in un mondo dove sovranisti, capipolo, terroristi e massimalisti religiosi, saranno solo un ricordo storico e qualcuno si chiederà come era possibile che qualcuno li seguisse. Il problema è che noi non saremo lì a vederlo.

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giovedì 24 ottobre 2019

Vessazioni da Comma 22

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In ogni cosa ci sono delle motivazioni logiche che seguono più o meno sempre lo stesso schema. Come mai in tanti paesi del mondo, con motivazioni diverse che spesso appaiono ingiuste o banali e in arrivo da schieramenti politici magari opposti, accadono cose gravi, movimenti di folla incazzata che a un certo punto comincia a sfasciare tutto come in preda ad un virus malefico, vedi Francia, Spagna, Cile, Venezuela, Hong Kong e tanti altri luoghi. Di certo tutto questo è aizzato e gonfiato dai movimenti populisti che da ogni casino traggono nutrimento e ragione di esistere, però queste cose non nascono mai dal nulla, ma da una serie di fatti, fatterelli e grane che l'amministrazione trascura, tanto poi tutto va a posto da solo, fino a che arriva la classica goccia che fa traboccare il vaso e scoppia il tumulto di piazza. Si dice che la gente non ne può più di tante piccole angherie quotidiane, che una tantum si potrebbero persino sopportare , ma quando arrivano come le piaghe d'Egitto, prima o poi salta il bottiglione. 

In questi giorni nella mia città, stanno arrivando valanghe di raccomandate (nel mio condominio 4 su 10 appartamenti) con un 'ingiunzione per mancato pagamento TARI di uno a caso dei 5 anni precedenti, da regolare con multa entro e non oltre ecc. ecc. Se hai qualcosa da dire vai all'apposito ufficio (aperto 4 h due mattine alla settimana) e dimostra che hai già pagato. Questo evidente abuso da parte dell'amministrazione pubblica, che ha in tutti casi la caratteristica del totale spregio dell'amministrato, può essere spiegato in due modi. Il primo, con un evidente dolo, prevede di mandare al maggior numero di gente possibile l'ingiunzione, la cosiddetta pesca a strascico. Molti non troveranno la prova dell'effettuato pagamento o non avranno voglia e tempo per andare a contestare la pratica e pagheranno (cosa che è successa a me 2 anni fa, pagamento smarrito e Tari di 430 Euro pagata così 2 volte e potete dire quello che volete ma io ritengo di avere subito una estorsione in piena regola, da cui non avevo la possibilità di difendermi) con grande beneficio delle casse comunali. Il secondo è che il sistema funziona talmente male, causa incompetenza o errori progettuali, da far partire le raccomandate a muzzo con grande confusione e sperpero di risorse per risolverle poi a posteriori.

Così questa mattina alle 8:35 mi sono presentato con i miei bravi documenti alla mano all'apposito ufficio aperto da 5 minuti dove però ero già il 61° della fila che si ammassava nel cortile, mentre dal cielo pioveva a secchiellate, anche se l'allarme meteo è stato regredito a giallo (o a tempesta tropicale, non so). La fila era composta prevalentemente di anziani, claudicanti, donne incinte, una corte dei miracoli dolente e incazzata che si disputava senza neppure troppa cattiveria, la decina di sedie dello strettissimo corridoio. Tranne qualcuno che ingenuamente pensava di essere vittima di un errore e si affannava a spiegare ai vicini la sua assoluta estraneità alla volontà di evadere, la maggioranza, già edotta da tempo sulla porcheria in corso, rumoreggiava continuamente maledicendo con le maniere più colorite, chi l'amministrazione, chi le incolpevoli impiegate presenti, chi il dramma di vivere in questo disperato paese. Qualcuno usava senza ritegno, le espressioni decisamente violente che l'assuefazione ai social ha ormai reso comuni anche tra gli anziani, altri manifestavano con un sarcasmo decisamente pesante la propria opinione sull'amministrazione comunale, molti si dichiaravano pronti, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, a imbracciare armi improprie o quantomeno a calzare un gilet giallo. 

Persino grasse badanti extracomunitarie si stupivano di una prassi che al loro stesso paese sarebbe stata giudicata anomala e vessatoria. Le povere impiegate, inseguite da frasi taglienti e anche decisamente offensive, tentavano alla meglio di portare avanti la fila, anche se la loro logistica, a causa dell'ansia e del marasma della folla questuante che premeva senza sosta, era calcolata in modo talmente farraginoso, evidentemente non pensato per una mole tale di utenza, da trasformarsi in continue perdite di tempo, dall'alzarsi ogni volta e fendere la folla per andare a prendere un modulo (non si potrebbe tenerne una mazzetta sulla scrivania?) all'andare a fare fotocopie avanti e indietro, invece di lasciarne una fissa che le smaltisse in sequenza. Tenete conto che praticamente tutti quelli che erano in coda (il 95% da un'indagine fatta sul campo) erano in regola e quindi, dovevano solo fare le fotocopie dell'ingiunzione, del pagamento già effettuato, posto che lo avessero trovato e lasciarle lì col numero di telefono allegato in caso di eventuali altre richieste di chiarimenti. Dal trend dei numeri chiamati era chiaro che prima della chiusura difficilmente sarebbero passati tutti i presenti, i rimasti avrebbero dovuto tornare il prossimo martedì. Questo delirio assoluto ti fa perdere come minimo una mattina se va bene, e moltissimi tra i presenti erano persone che avevano dovuto assentarsi dal lavoro solo per dimostrare di essere a posto 

Sono queste, quelle che si dicono le classiche gocce che faranno traboccare il vaso? Non lo so. Io ammetto che non mi metterò il gilet giallo o la mascherina sulla faccia, l'ombrello quello devo avercelo per forza in questi giorni, ma in qualche modo qualcuno deve essere individuato come colpevole di tanta faciloneria e incapacità organizzativa (e badate che non ho incluso il dolo), per cui farò come la volta precedente, l'unico modo per punire una amministrazione, è non votarla più alle prossime elezioni, tanto per avere una compensazione morale per il tempo perso ed il veleno ingoiato. A mente fredda, però darei un suggerimento e cioè quello di limitare le somme pretese a cifre attorno ai 50/60 euro. La maggioranza delle persone, piuttosto di perdere una giornata o più pagherebbero, senza fiatare, risolvendo così una delle probabili motivazioni. Certo che quando le cifre arrivano a 3/400 euro la gente manda maledizioni, ma non cede così facilmente. Qualche impiegata per difendersi, cerca di invogliare alla prenotazione, beccandosi insulti a ripetizione da parte di chi da 10 giorni tenta inutilmente di telefonare ad un numero a cui nessuno risponde. Naturalmente per prenotarsi (siamo a dicembre inoltrato e le scadenze max sono di 60 gg dal ricevimento dell'ingiunzione) già che si è qui, bisogna fare la stessa coda ugualmente. Un classico Comma 22. Non so se mi piego! Per forza che poi vince Masaniello.


SURVIVAL KIT

Siccome ribadisco che questo è un blog di servizio, ecco un consiglio per chi riceve l'ingiunzione e trova la ricevuta del pagamento (generalmente un F24). Fate la fotocopia chiara, sia della ingiunzione (tutti i fogli) che delle copie dei pagamenti, scrivete sulla prima pagina dell'ingiunzione il vostro numero di telefono. Poi andate all'Ufficio in Piazza Giovanni XXIII, prendete il numero ma non disperatevi se siete il 50° o più della coda. Mettetevi invece in una posizione strategica, vicino allo stanzino delle fotocopie e intanto fate ridere con battute ironiche ma non cattive, quanti sono intorno a voi, cosa che contribuirà a fare scendere la tensione e ad allontanare il pericolo di tumulti e quando passa una delle impiegate che viene a fare appunto fotocopie, ditele, con gentilezza (questo è importante) che voi le avete già tutte pronte, datele il fascicolo e lei ve le ritirerà prontamente e voi sarete liberi. 


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mercoledì 23 ottobre 2019

Piove, governo ladro

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Dati Arpa Piemonte

Accidenti se ne è venuta e mi sembra che non sia ancora finita, anzi domani verrà il bello standoper lo meno alle previsioni del meteo. Naturalmente è già partito il cagnaio delle polemiche e delle lamentele e non si fa niente e bisognava fare così e no bisognava fare cosà e già si sapeva e possibile che non si potesse prevedere ecc. Siamo sempre allo stesso punto, però se uno non si ferma un attimo a considerare che a Gavi, sono caduti in un giorno oltre 500 mm di pioggia, vuol dire che manca proprio il ragionamento di base. Ora, considerato che nelle nostre zone la piovosità media annuale (di un anno caso mai non aveste capito) è poco più di 1000 mm., significa che in un solo giorno, in poche ore ne son venuti giù la metà! Una valanga di acqua che si potrebbe definire inconsueta anche per il Bangladesh durante il periodo peggiore dei monsoni. Non è una cosa molto normale, quindi direi che è del tutto naturale che ci siano dei danni anche notevoli e che, data l'allerta correttamente sbandierato, in questi casi ci si dovrebbe tappare in casa aspettando che passi e non andare a ficcarsi nei sottopassi. 

Comunque, anche se sapete bene come le amministrazioni varie non godano della mia massimo approvazione, non mi sembra che si possa loro imputare nulla, è stato fatto tutto abbastanza correttamente, i ponti interessati debitamente chiusi, allarme telefonico arrivato a casa e sui telefonini e così via, quindi io non mi sento di fare nessuna critica di sorta. Dice, ma al dissesto idrogeologico nessuno ci pensa e tutto viene giù, frane, esondazioni e compagnia bella. Al tempo, intanto se abbiamo continuato per decenni a costruire nel letto dei fiumi e dei torrenti, tanto poi c'è il condono e se non c'è ancora meglio così non si pagano le tasse, non è colpa della natura, il problema come al solito è che siamo tanti, troppi e lo spazio forzatamente diminuisce e le opere di difesa e di messa in sicurezza costano, costano tanto, una marea di soldini che non ci sono, tanto per cambiare. Ognuno dice sempre che bisogna farlo, ma poi bisogna sostenere quota 100 e il reddito di cittadinanza e un'altra volta gli 80 euro e ogni volta ci sono altre cose, abolire le quali costa in termini di consenso e di voti e quindi si deve forzatamente andare avanti così, c'è poco da fare. In questo periodo il clima ormai è questo e andrà sempre più o meno peggio, quindi dobbiamo stare con la testa per aria a guardare le nuvole, stare "accuorti" direbbero a Napoli e sperare che vada bene, perché siamo noi i primi a non volere che vada diversamente, quindi facciamocene una ragione e basta.


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martedì 22 ottobre 2019

Cina 8 - Quasi tutto pronto

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Il Bicerìn

Cominciavo a preoccuparmi. Per fortuna ieri è arrivata la telefonata salvifica che comunicava che i visti erano pronti, così stamattina, sfruttando una pausetta tra le sfuriate del monsone che sta percuotendo la mia disperata provincia (c'è già un morto, non è che ci sia tanto da scherzare), visto che per domani e dopo è prevista la seconda razione, ho preso il mio bel trenino, in ritardo appunto per le piogge, ma di poco e sono arrivato nella metropoli a ritirare quanto mi serviva. Ma che belli i bar di Torino, roba che no cii andrebbe solo per andare a prendersi un marocchino alla Nutella o un Bicer^n alla Cavour, ambienti salottieri dove ti vien voglia soltanto di entrare e sederti a ciaccolare con qualche bella madamìn che sembra tutta la Litizzetto, tra un marmo, una doratura, uno specchio e un si figuri, neh. In agenzia poi, ho controllato con tutto attenzione che non si sa mai, tutte le date i nomi e le cifre in ordine, meglio essere sicuri, ho pagato il lavoro, l'aggio, le accise e le tasse, qui non mi addentro nei particolari, che sarebbero anche divertenti,visto le discussioni di questi giorni, ma mi scappa da ridere, magari una volta che capita, a voce ne parliamo e sono uscito brandendo i miei passaporti come un trofeo. Magari poi nella sezione info metterò i dettagli in maniera più sistematica e utile, ma davvero questo dei visti che diventano vieppiù complicati, è un bello smarronamento che fa scappare la voglia di andare in un posto, visto che cercano di metterti tutte le difficoltà possibili, oltre ai costi crescenti, a mio modesto parere del tutto sproporzionati. 

Comunque tanto per ricapitolare, perché i cambiamenti sono continui, le possibilità per il visto Cina sono 3 e stiamo parlando solo del cosiddetto visto turistico (L) regular, 1 ingresso, per 30 gg che dovrebbe essere quello che interessa a voi. Intanto dovrete avere già in mano, voli aerei, prenotazione degli alberghi, la foto (mi raccomando che lo sfondo sia chiaro, le orecchie scoperte e seri! che se no fanno storie), passaporto con scadenza dopo 6 mesi e che non contenga il visto di ingresso in Turchia (anche questa sembra che sia una novità) e il famoso modulo compilato da scaricare precedentemente.  Il primo sistema, il più economico, che però è da confermare perché ultimamente le operazioni erano sospese, era quello di contattare una agenzia di Shanghai, che per minimo due persone (o più), fanno un cosiddetto visto turistico a distanza del costo leggermente inferiore ai 100 Euro a cranio. Voi andate sul sito China Visa Direct e da qui iniziate la procedura di spedizione dei materiali che avrete scannerizzato e dopo circa un mesetto dovrebbe arrivarvi per posta il visto da applicare sul passaporto. La mail è quiltour@gmail.com e rispondono subito per le info. Comunque capirete che per stare dalla parte della ragione dovrete cominciare con le prenotazioni e tutto il resto almeno 3 mesi prima per non correre rischi. 

Il secondo è andare direttamente a Milano (o a Roma) al China Visa Center di via Confalonieri 29, dopo aver preso appuntamento e mandato il modulo compilato. Qui sembra che dopo il pagamento di 127,10 Euro per il Regular, te lo diano in 5 gg lavorativi, quindi devi aggiungerci solo la spesa dell'andata e ritorno a Milano. Oppure ti rivolgi ad una agenzia che si occupa di visti, io ho scelto per mia comodità la Project Export Sevices, via A. Doria 15 Torino, che fa la stessa procedura con almeno una settimana in più per le spedizioni e ti carica anche il famoso modulo controllato che vada già bene, il tutto per circa 200 Euro. Se calcoli, il lavoro, le tasse e il corriere che va e viene, non è poco, ma siamo lì. Le ultime notizie dal web invece sembrano profilare nuove grane e complicazioni, sembra infatti, ma potrebbe essere una fake, che dal 4 novembre sia necessario andare di persona (tutti i partenti) a Milano a lasciare le 10 impronte digitali. Esclusi solo gli over 70 (che tanto ormai sono prossimi alla morte e quindi inutile schedarli) e i ragazzini sotto i 14. Anche l'agenzia era informata della cosa e piuttosto preoccupata, ma vi saprò dire meglio nel riassunto che farò alla fine del viaggio nel mio consueto travel survival kit. Intanto per adesso mi tengo ben stretti i miei cari (anzi carissimi, come diceva S. Paolo nella sua lettera ai dentisti) passaporti e direi che ci siamo. Nella cartellina ormai rigonfia ci sono le prenotazioni dei voli, quelle degli alberghi con le varie controrisposte dei gestori che mi aspettano a braccia aperte, biciclette a disposizione comprese, quelle dei treni vari e financo quelle dei bus che ho, sì già pagato, ma di cui la conferma è solo verbale!!!! Questa voglio vedere come va a finire. Il parcheggio da Mariuccia a Malpensa è già lì che ha fatto lo spazio in mezzo al prato, non rimane che finire la valigia con le prese idonee e via.



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domenica 20 ottobre 2019

E' uscita la mia 20° s-Guida su Bangladesh e India Centrale


Niente tregua, continua indefesso, con una malevola pervicacia, degna di miglior causa, il mio lavoro, di pseudo editore! Ecco qua dunque l'ultimissimo mio lavoro uscito dalla tipografia pochi giorni fa. E' stata data alle stampe, come di consueto, con Lulu.com la Ventesima s-guida sul viaggio di qualche mese fa che ha attraversato il subcontinente indiano dal Bangladesh a Varanasi, passando per la kermesse unica e straordinaria dell'Arsh Khumba Mela, una mappazza di oltre 430 pagine, con una cinquantina di foto, che utilizza lo schema delle precedenti e cioè, con la scusa di dare informazioni utili a chi voglia programmare un viaggio sulla falsariga del mio itinerario, suggerisce anche indirizzi e giudizi su hotel, ristoranti, agenzie, escursioni varie e info spicciole, in realtà racconto sensazioni, emozioni, storie che mi sono portato a casa o almeno cerco di farlo. E' stato anche questo di certo un viaggio davvero interessante, sia per il luogo in sé, che per i tantissimi punti di interesse che presenta.

Il viaggio, da cui certamente mi aspettavo molto, è stato programmato proprio nel periodo in cui ogni dodici anni si svolge la grandissima cerimonia religiosa, la più grande del mondo senza dubbio, che in un mese circa raccoglie sulle rive del Gange 125 milioni di persone. Nei giorni in cui ero là, erano presenti oltre 25 milioni di fedeli, tanto per dire (non so se il numero riportato dai giornali locali era dalla parte degli organizzatori o dai dati delle forze dell'ordine (ehehhehe) e mi ha consentito, di  migliorare ancor di più dopo undici viaggi, la conoscenza di questo interessantissimo paese, che vi invito a visitare, usufruendo anche dei consigli che ho dispensato a piene mani nelle pagine del libro. Oltre a questo c'è stata la mia prima volta nel Bangladesh, che ho percorso, se pur per un tempo troppo breve, anche nei suoi angoli meno noti, un paese tenero e affascinante che mi ha ricordato tanto l'India di quaranta anni fa, dolce e confusionaria fino all'inverosimile ma carica di irresistibile malia. Naturalmente pochi giorni non saranno sufficienti, ma possono essere un buon punto di partenza per vedere quasi tutte le cose più importanti che questa terra, carica di storia millenaria, offre. Penso che questo libro possa essere di qualche utilità per chi progetta un viaggio laggiù e anche per coloro che sono interessati solamente a leggere storie di mondi lontani.

E' disponibile sia la versione cartacea per gli amanti del solido che quella e-book ad un prezzo di affezione, che ho pensato di scindere in due parti per rispondere meglio agli interessi e alla comodità dei miei lettori, cliccando sui tre appositi bottoni sotto la copertina.



Per acquistare il libro, clikkare qui sotto vi rimanda alla pagina di Lulu dove effettuare l'acquisto

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Diversamente mandatemi una mail a enricobo200 chiocciola gmail punto com, che ve la spedisco direttamente.

Grazie a tutti.


Se  vi interessano gli altri date un'occhiata qui:

sabato 19 ottobre 2019

Per i vicoli di Sana'a

Sana'a , Yemen - agosto 77


Un torrido agosto quello del '77, eppure nelle strade di terra di Sana'a, c'era, nei punti più affossati una certa fanghiglia collosa di terriccio rosso, dello stesso colore delle case da cui certo si indovinava il materiale di provenienza. Certo era un problema tenere gli occhi in basso per cercare di non finire proprio in quella più spessa, mentre lo sguardo invece, non voleva saperne di smettere di correre in alto ad ammirare una facciata dopo l'altra, passando sulla trina di archetti contornati di bianco e sormontati dalle fessure da cui trapelavano i colori dell'alabastro. Quella meraviglia stava lì, sovrastandoti dall'alto e invitandoti a procedere per i vicoli sempre più in là per vederne ancora e ancora, sempre più belli e diversi. Quella appariva come una città fatata, dove da ogni porta uscivano suoni di favole antiche, di ladri scaltri e veloci, di pirati che solcavano le acque del golfo, di principesse avvolte in veli trasparenti. 

Se c'è un luogo dove in ogni pietra, in ogni muracciolo sfatto, in ogni stanza piena di penombre colorate, senti lo spirito delle mille e una notte, è qui tra queste case dove, quasi nascoste dai vicoli più stretti, si aggirano figure nere come spettri che frusciano la pesante veste sul terreno polveroso e lunghi i fianchi crepati delle case. Case che forse oggi dopo più di quaranta anni non esistono più devastate dalla furia dell'uomo che sembra volersi accanire sempre dove più c'è bellezza, dove maggiore è il segno della forze della mente di un altro uomo, nemico, diverso e opposto, forse spesso invece più simile a sé dello stesso fratello. La violenza che vuole cancellare la bellezza proprio per quello che significa, con la sua superiorità innata sull'ignoranza, che sempre ha la pretesa proterva di governare il mondo e non si ferma prima di esserci riuscita. La lurida forza del male che avanza, seguita da orde festanti che le corrono dietro agitando vessilli, gridando slogan, cantando inni che chiedono la benedizione di qualche dio qualunque, a chiedere soltanto di essere ricordate dalla storia per avere distrutto qualche cosa. 


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giovedì 17 ottobre 2019

Cina 7 - Partire e ritornare

Gorbio 


Non so voi, ma da qualche anno, i giorni che precedono la partenza, per lo meno nel mio caso, non sono percorsi da quella eccitazione sgarzolina, da quel sottile brivido che dovrebbe dominare il momento dell'attesa, quel desiderio insopprimibile che l'accadimento cominci il più in fretta possibile per poter godere dei piaceri tanto attesi, sognati, a lungo esaminati nei progetti, nei pensieri e più volte aggiustati per renderli migliori e più aderenti a quanto voluto. Con la presenza, che aleggia come un'ombra alle spalle, di quel timore oscuro, che qualche cosa non sia stato previsto, conteggiato, che tu non sappia qualche cosa di importante e che per questo irrimediabilmente tu te la perda per sempre, dato che quasi certamente non ci sarà un tempo per il recupero. No, sono ormai anni, forse da quando si è fatta più impellente la bramosia di percorrere le strade del mondo in maniera sempre più parossistica, vista la vicinanza sempre maggiore ed inevitabile alla meta finale, che nel momento prepartenza e parlo di un mese abbondante, non solo nei due o tre giorni che precedono la corsa verso l'aeroporto, che in questo frangente, io piombo in un torpore inspiegabile, una pigrizia atavica che mi fa rimandare cose teoricamente non prorogabili, la preparazione e soprattutto l'affinamento di itinerari, informazioni, cura di dettagli che poi eviterebbero in loco dubbi e ricerche affannose ed errori. 

Dovrei invece, come facevo un tempo, mettermi lì, con calma, esaminare i vari punti di interessi classificandoli tra imperdibili e meno importanti, quando per cause varie si dovrà fare una scelta, inserire varianti del non si sa mai, opzioni B nel caso che. Dato la zona che percorrerò e le probabili difficoltà linguistiche che provocheranno problemi di logistica, dovrei con ordine, stilare un lungo elenco di nomi e luoghi nella grafia locale, da mostrare alla bisogna. Leggere diari di viaggio che ormai oggi affollano il web e che potrebbero dare molti ulteriori spunti e tante tante altre cose, non ultimo, preparare le varie cose, l'attrezzatura fotografica, quella documentale, anche se all'aspetto farmacistico e vestiario, per fortuna ci pensa chi viaggerà con me. Invece nulla di tutto ciò, mi siedo davanti al PC e blimblanando (che meravigliosa dolcezza ha questo vocabolo vernacolare della mia terra) qua e là senza costrutto, giochicchio, perdo tempo su Fb, compulso la posta e mi dedico a mille altre inutili cose, trascurando quelle che servirebbero davvero. Perché dunque mi comporto in questo modo dannoso e improduttivo, quando non riprovevole? Otium latino o invece scafata certezza che affannarsi è inutile, tanto gli imprevisti, sono sempre appunto imprevedibili e quindi bisognerà pensarci al momento oppure infine triste invecchiamento della corteccia cerebrale che anestetizza molto e sa che il piacere finale sarà comunque ridotto e consiglia invece un letargico riposo nella speranza (vana) di mantenere vive le forze? 

Rimane un mistero difficile da spiegare se non col fatto che col passare degli anni divento sempre più pigro e svogliato, pensando inconsciamente che poi tanto alla fine tutto si risolverà in qualche modo. Forse questo è un sistema per tentare di avvicinarsi un poco di più al tentativo di diventare più ontologicamente viaggiatore e cercare di distaccarsi, molto velleitariamente tuttavia, dall'essere turista nel midollo, col tuo bel biglietto di ritorno fissato in tasca. Illusioni naturalmente, il viaggiatore parte e basta e questo e null'altro dovrebbe fare, è questa l'essenza del viaggio, il muoversi verso una direzione anche a caso, mettere la prua al vento e lasciarsi trasportare, poi guardarsi intorno per cogliere il nuovo che si para davanti a te, senza giudizi o remore, guardare a basta, raccogliere sensazioni, gustare emozionalmente, ascoltare storie e soprattutto ricordarle. Una storia zen, che si svolgeva proprio tra le montagne dove mi troverò tra non molto, racconta che nonostante queste fossero avvolte da una fitta nebbia, un viaggiatore venne spinto da un monaco a proseguire nel sentiero per arrivare dopo molte ore di grande fatica ad uno dei punti più belli della valle. Quando stanchi e sudati arrivarono lassù, non si vedeva assolutamente nulla all'intorno ed il tizio si arrabbiò molto col monaco che lo aveva costretto a quella fatica, oltretutto dicerto già sapendola inutile, ma quello sorridendo candidamente (i monaci zen in effetti non fanno altro che prendere per il culo la gente) gli disse che la bellezza del viaggio sta proprio e soprattutto nel viaggio stesso, nell'andare verso una meta, quello che si troverà una volta raggiunta, non ha in fondo la minima importanza. E ancora, non è necessario pensare se, prima o poi  verrà il momento di tornare. Questo giungerà da solo, quando con gli occhi socchiusi all'ombra di un grande albero al centro di un villaggio, sentirai che è l'ora di andare a casa. 


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