mercoledì 30 settembre 2020

E' uscito il mio 22° libro: Ma il vento dell'est soffia ancora? 16 -19

Come vi ho già detto in questo periodo di forzata reclusione, ho avuto il tempo per editare addirittura tre libri. Oggi vi presento per gli amatori del cartaceo la quarta raccolta dei lavori del blog,depurati dalle S-guide di viaggio che sono pubblicate a parte. In sostanza, per gli appassionati lettori del mio blog si tratta della raccolta dei post che vanno dal 2016 al 2019. Si parla un po' di tutto, anche di viaggi in generale oltre ai miei argomenti consueti, la lingua cinese, gli accenni politici,la saga di Surakhis e tante altre cose che mi scappano di tanto n tanto , cosa che alla fine ha prodotto un tomo di quasi   pagine. Insomma un libro per amatori che vi invito a  non farvi mancare. 

Chi fosse interessato al libro che ho stampato come al solito con lulu.com, può andare nella apposita pagina/vetrina, clikkando qui, nella quale è raccolta la mia produzione che ormai ammonta a 23 titoli se non sbaglio oppure scrivermi direttamente a enricobo200 chiocciola gmail punto com,  che glie lo spedisco a casa.


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Il terzo libro: Indocina

martedì 29 settembre 2020

Luoghi del cuore 61: Sulla grande muraglia


La grande muraglia a Mutianyu - Cina - gennaio 1997


Badaling

Eh già! Questo è proprio uno di quei posti classici da inserire nelle x cose da fare prima di morire, che si trovano a mazzi, dispensate nei pamphlet degli aspiranti viaggiatori. In effetti è un luogo simbolo che come pochi altri rappresenta la Cina e la sua mentalità. Per le dimensioni, per l'importanza simbolica, storica e strategica e diciamolo pure per la sua bellezza. Rimane inoltre uno di quei punti chiave che sono in giro per il mondo e che una volta lì, ti fanno pensare: fin qui ci sono davvero arrivato. Non c'è da stupirsi quindi se qualcuno, poco avveduto, ha tirato fuori il fatto che questo caposaldo della Cina, non sia citato nel Milione e quindi potrebbe essere un segnale che il nostro amico Marco fosse un cacciaballe che parlava solo per sentito dire. Ma, testa aguzza, non hai pensato che la Grande muraglia è un'opera difensiva che per secoli è andata rafforzandosi contro il temuto pericolo delle invasioni dei barbari del nord e che quando Polo è arrivato in Cina, proprio questi ultimi l'avevano bypassata ed avevano conquistato la Cina intera, instaurando la dinastia mongola Yuan e quindi l'opera ormai inutile era caduta in totale stato di abbandono, visto che non difendeva più da nessuno! Per secoli infatti è poi servita come cava di materiali edili per ii villaggi adiacenti e lo stato in cui si è ritrovata fino alla metà del secolo scorso era di un totale abbandono. Oggi nella maggior parte del suo percorso, chi dice 4000, chi 13.000 chilometri con i rami laterali, se ne scorgono appena le tracce e di punti visitabili sono stati pesantemente restaurati, tali da poter essere in alcuni punti quasi rifatti ex novo. a partire dagli anni '50. Data la mia lunga frequentazione nel paese di mezzo, ci sono stato tre volte ed in tempi in cui la folla che la opprime era ancora in misura accettabile.

Mutianyu

La prima volta, a metà dei '90 andai a Ba Da Ling, il tratto più noto e comodo da Beijing. Il motivo di questo successo e la scelta di ricostruire alla grande questo tratto deriva dal fatto che lo scenario del territorio circostante è assolutamente grandioso. Puoi vedere il serpente del grande muro che si inerpica per chilometri nelle due direzioni dal passo che era chiamato la Porta del nord; l'aria è quasi sempre limpida e le vedute impressionanti. Certo oggi è una specie di parco divertimenti che nei giorni di festa accumula una quantità di visitatori tale da rendere difficile il passaggio lungo la salita, ma anche questo ormai fa parte del folklore e dobbiamo tenere conto che i cinesi che possono fare i turisti sono più di un miliardo, per cui difficilmente potrete aspettarvi di trovare poca gente. Se volete una maggiore genuinità scegliete almeno il settore di Simatai, quando ci andai io, ero solo a risalire la china, a volte anche impegnativa, in alcuni tratti con una pendenza talmente forte da avere la sensazione di doversi arrampicare. Però qui, anche se c'è ricostruzione, per un tratto di almeno cinque chilometri, hai davvero la sensazione di essere nell'avamposto a difesa dei temibili Nu che calavano dal nord a seminare morte e saccheggio. Tuttavia dove provai le sensazioni di estetica perfezione fu a Mutianyu. Era un gennaio freddissimo, almeno 10°C sotto zero e la macchina che ci portava, una vecchia Zigulì russa piuttosto malandata, in alcuni tratti scivolava sulla patina di ghiaccio che ricopriva la strada, in modo tale da dare la sensazione di galleggiare nel vuoto. Anche per questo motivo all'ingresso dell'area non c'era quasi nessuno, qualche ragazzotto intabarrato in pellicce di cane, mentre le ancora poche bancarelle di souvenir erano presidiate da lontano dai proprietari riuniti in un crocchio attorno ad un fuocherello per scaldarsi le mani. 

Simatai

Anche qui il panorama che abbracciavi appena arrivato ad una delle torri di osservazione era maestoso, coperti da un leggero strato di neve, i monti scendevano oltre il muro in forre scoscese e misteriose, mentre il percorso risaliva il versante opposto muto e solitario. Potevi osservare il nord nascosto dietro i merli alti e sicuri, facendo più che altro attenzione a  non scivolare sul ghiaccio. Esposto al vento del nord che sibilava attraverso le feritoie delle torri, avevi la sensazione che ti si tagliassero le guance esposte ed il pallido sole malato che segnava un punto fermo tra le nuvole grigie, non alleviava assolutamente quel senso di inutile attesa di un nemico che forse anche per questa generazione non avrebbe dato l'assalto alla fortezza. Non incrociammo nessuno nella lunga discesa verso la valle. Una solitudine ambigua e perfetta per perdersi nel tempo e non renderti conto del quando, anche se avevi l'approssimazione del dove. In una torre tre disgraziati bardati da guardia imperiale, stanchi aspettare non già l'assalto del nemico, ma l'arrivo di qualche turista bramoso di foto di genere, avevano acceso un fuocherello al riparo del muro, di certo illegale, dove scaldavano quello che poteva intendersi come il rancio di metà giornata. Scambiammo un saluto, loro rannicchiati a terra per difendersi dal freddo, io che badavo soprattutto a non scivolare precipitando dagli alti gradini. La scalinata ripida scendeva diritta verso la valle della torre di guardia. Il nostro ansimare formava sbuffi di condensa che uscivano da sotto lo sciarpone che mi ero avvolto attorno alla gola. Arrivato al fondo, c'era solo un negozietto con una donnina rugosa e sorridente. Comprai un bel vaso Chin, dai toni azzurri delicati come il colore di quel cielo invernale.


Filmato da Youtube 


SURVIVAL KIT


Attenzione a non finire a Badaling in
un giorno di festa @photocredit Thrifty Nomads

Great wall
- Oggi mi si dice, date un'occhiata al bel pezzo di una viaggiatrice solitaria, qui, che i posti accessibili da Beijing sono almeno 6, ma credo che nel tempo aumenteranno dato la crescente richiesta turistica. Di certo uno dei siti turistici più famosi del mondo anche al di là della panzana che sia l'unico manufatto umano visibile dallo spazio. Preparatevi ad una folla consistente e chiassosa, in ordine decrescente a seconda della lontananza dei siti dalla città e dallo stato di conservazione. I siti visitabili sono tutti più o meno pesantemente restaurati e la tendenza è quella di trasformarli in parchi di divertimento. Per raggiungere i siti, il metodo più comodo è il taxi che converrà affittare per tutta la giornata. I mezzi pubblici sono generalmente difficoltosi da utilizzare, con cambi frequenti e li sconsiglierei a chi non ha dimestichezza col paese e con la lingua. In ogni albergo sarà comunque facilissimo anche accedere a meno costose gite organizzate. Dunque in ordine di notorietà abbiamo:

Mutianyu

Badaling - E' il più noto e comodo, a un'ora e mezzo da Beijing. E' il più restaurato, i lavori iniziarono nel '55 e in più punti la ricostruzione è stata totale. Qui convergono i tre quarti dei visitatori della muraglia e quindi potrete trovarla estremamente affollata, al punto di faticare a procedere nella salita. L'ingresso è al passo da cui partono due tratti in direzione opposta che risalgono i versanti della valle con magnifici punti di vista. Chi prende un'escursione organizzata, di solito abbina la visita alle tombe Ming che sono sulla strada. 

Mutianyu - Altrettanto bello con grandi viste a circa 70 km da Beijing e anch'essa completamemte ricostruita alla fine degli anni '80, in granito e mattoni come nell'originale, alta 7 metri, con passaggio di 4 metri e merlatura completa. Ci sono tratti in salita con scalinate piuttosto impegnative, ma lo spettacolo dalla cima della montagna è unico. Il percorso completo percorribile è di almeno cinque chilometri. E' stata costruita anche una funivia che porta fino in cima e addirittura mi dicono che adesso c'è un toboga per scendere dalla montagna, tanto per capire la mentalità cinese.

Simatai - Qui, a 120 km da Beijing, il turismo comincia a decrescere, nei giorni al di fuori delle feste troverete pochissima gente. La ricostruzione è molto più ruspante, non c'è merlatura e il muro procede anche qui per oltre 5 km con passaggi ripidissimi anche oltre il 70%. Sembra che adesso sia necessario prenotare con accesso gratuito. Diversamente l'accessibilità non è garantita per ragioni di sicurezza ed è a pagamento. Con le sue 35 torri, conserva le caratteristiche dell'epoca Ming durante la quale è stata costruita ed è considerata la parte architettonicamente più bella della Grande muraglia. In alcuni dei punti più complicati è larga solo mezzo metro.

Mutianyu

 - A 125 km da Beijing, è uno tre tratti meno conosciuti e forse per questo più interessanti. Solo parzialmente restaurata il tratto di circa 10 km e 67 torri (sembra architettonicamente le più interessanti), è forse visitabile assieme a quello di Simatai, c'è un biglietto cumulativo 65 RMB + 40. Anche qui comunque c'è una funivia per raggiungere il punto più alto (40 RMB).

Le ultime due sezioni visitabili vicino a Beijing sono quelle di Jiankou, a 75 km e Zhuangdaokou, a 81 km, Entrambe sono praticamente non restaurate e quindi quasi nelle condizioni originali, ma proprio per questo molto difficili ed impegnative da percorrere. Per la prima, alcuni tratti sono percorribili sono con corde, dati i passaggi quasi verticali ed il crollo di molte scalinate. Certamente pochissimo visitate, qui chi cerca il vero senso di questo monumento, potrà trovare soddisfazione


Mutianyu
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sabato 26 settembre 2020

Luoghi del cuore 60: La sabbia di Urumqi


Panetteria - Urumqi - Cina - luglio 1995


Shanghai dalla torre TV di Pudong

Con la Cina ho ed ho sempre avuto un rapporto speciale, un po' perché grazie al mio lavoro l'ho girata in lungo ed in largo, proprio nei momenti del grande cambiamento, alla fine del secolo scorso (detto così pare una vita fa), e un paio di volte anche come turista, anche di recente, sfiorando l'epidemia nel novembre scorso. Quindi, dire luogo del cuore è riduttivo, rispetto alle tante emozioni ed agli infiniti spunti di riflessione che mi ha dato a cominciare dai tentativi di approcciarmi alla lingua, una delle più interessanti del mondo per le sue implicazioni filosofiche. Quindi, mi rendo conto di come sia difficile scegliere qualche luogo particolare in un paese dove tutto merita di essere visto, anche se l'interesse maggiore, a mio parere, è dato proprio dal cambiamento che vedi in atto, ad ogni visita, con una rapidità che ti fa apparire tutto come una visione di un film, accelerato al massimo, come il grattacielo che sorge, un piano al giorno, accanto al tuo albergo o come l'isola di Pu Dong a Shang Hai che, quando ci arrivai la prima volta appariva come un pianoro di sabbia con tante gru e qualche accenno di fondamenta e tre anni dopo, dallo stesso punto di vista, ti appariva una nuova Manhattan con decine di grattacieli di cento piani. Oppure quando confronti i viali di Pechino alla fine dei '90, con le fiumane di biciclette ed una corsia laterale per le macchine, con una foto di dieci anni dopo dove vedi solamente una muraglia di auto in una unica coda intasata. Ma già incalza, la visione dell'anno scorso in città decisamente periferiche dove sono completamente scomparsi gli scooter con motore a scoppio, sostituiti al 100% da mezzi elettrici. 

Venditore Uiguro

Nelle mie prime visite trovavi ancora la moneta per turisti spendibile nei Negozi dell'amicizia, in contrapposizione ai soldi per cinesi e oggi paghi solo più col telefonino anche le rape delle bancarelle o l'ombrello che le vecchiette vendono alla fermata del tram. E anche questo sta per essere sorpassato, perché tra poco la metro si pagherà col riconoscimento facciale. Invece trenta anni fa a Urumqi, che i cinesi nella loro ansia omologatrice vogliono sia chiamata Wu Lu Mu Chi, la popolazione Uigura campava ancora senza troppe vessazioni, Non era ancora il tempo della furia islamica nel resto del mondo ed evidentemente in questa parte periferica del paese, nello Xin Jiang, il tutto arrivava ancora affievolito e non considerato pericoloso dal governo centrale. Certo era strano trovarsi così ad ovest con l'ora ufficiale di Pekino che all'incirca sarebbe a tre fusi orari di distanza. Gli uffici e le fabbriche aprivano a quelle che ufficialmente erano le 10 del mattino anche se era chiaro da poco. Per il resto, al di là delle costruzioni in stile rivoluzione culturale, misere e squadrate delle ultime ondate architettoniche, non appena lasciavi il "nuovo" per andare nella parte vecchia della città, il centro, il suk e tutto quanto era rimasto del passato recente, capivi decisamente l'appartenenza di questo territorio al clima ed alla cultura dell'Asia centrale. Le facce tra cui ti trovavi, con le grandi barbe, la carnagione decisamente più scura, i nasi pronunciati anche se il taglio degli occhi rimaneva orientale, i cappelli di pelliccia ed i pastrani pesanti mostravano una popolazione che con con i pallidi Han avevano poco a che fare. 

Street food

Mi piaceva girare nel mercato tra negozietti più simili agli antri di Asghabad ed i corridoi stretti dei bazar di Bukhara e Samarcanda. Rimasi quasi un'ora nello strambugio di un vecchietto intabarrato in un pelliccione di capra, con in testa un cappellone di astrakan nero, per comprargli un lungo coltello arcuato a cui aveva appena finito di montare una lunga lama affilatissima. Affascinato dal mio interesse, me lo diede per poco ed alla fine della trattativa non finiva di sorridermi, tenendomi a lungo la mano tra le sue per salutarmi. Dalla moschea vicina la voce flebile ma penetrante del muezzin storpiava l'arabo con cadenze cinesi. Le facce bianche erano pochissime da quelle parti, allora; chissà se l'amico coltellaio sarà finito in qualche Lao gai di rieducazione. Per le strade respiravi l'aria sonnolenta dell'Asia, la polvere che ti impasta la bocca mentre cammini, quel ritmo ben diverso dalla frenesia cinese del far soldi a tutti i costi. L'atmosfera era ingombra della polvere del deserto e della secchezza dei climi continentali che non hanno mai immaginato il mare. Un uomo camminava lento lungo la strada davanti ad un cammello peloso, carico di balle di fieno. La lunga veste bianco sporco strisciava la polvere della strada. Chissà come se lo immaginava, se pur mai ci aveva pensato, l'oceano, con la sua furia violenta, che forse lui assimilava a quella cristallizzazione delle dune dei suoi deserti, anch'essi infiniti e senza confini, anche loro in perenne movimento, ma con quale differenza di velocità. Usciva dalla città, diretto verso il nulla forse verso una di quelle vicine oasi a sud, nel Turfan. Il mio amico Ping non era molto eccitato da quella popolazione di barbari da educare, come ebbi modo di constatare nei contatti che avemmo in diverse fabbiche. Infatti non riuscimmo a firmare neppure un contratto. Forse già allora la gente che arrivava da Pekino gli andava su per il naso.

Biciclette

Mercato cose vecchie
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Uiguro
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venerdì 25 settembre 2020

Zhī dào

 知道

E' da un po' che non riprendo in mano il tema degli ideogrammi cinesi. Dipenderà dal fatto che la mia conoscenza di quella lingua è così limitata che evito di espormi a brutte figure, ma oggi, giornata uggiosa che racconta la voglia di autunno che c'è nell'aria e avvolge il paese, stretto tra la paura del ritorno del virus con le sue conseguenze economiche e la pochezza della politica che ci circonda, mi viene voglia di parlare di Conoscenza, di Sapere, punto che dovrebbe stare alla base di ogni discorso generale, ancora a maggior ragione in chi ha in mano le sorti dello stato, insomma competenza e saggezza, ancora di più di onestà, che quella è sempre da dimostrare. Cosa pensavano i cinesi di questo argomento? Vediamo di capirne qualcosa esaminando una delle parole che illustrano il concetto verbale di Conoscere, Sapere: 知道 - zhī dào. Mentre il secondo ideogramma è il ben noto 道 - dào,  La Via, in senso sia metaforica che reale, il primo è costituito dai due ideogrammi semplici:  il noto Bocca  - kǒu, pittogramma che raffigura una bocca aperta, con anteposta una Freccia  - shǐ, a significare che chi possiede la conoscenza vera, il saggio, usa parole che colpiscono con la precisione di una freccia.  

Come non pensare subito al nostro immenso Presidente della Repubblica che con una sola frase, tagliente e precisa proprio come una freccia che va a colpire il suo bersaglio, ha insegnato ad un giullare straniero della politica al quale invece le parole escono a vanvera, davvero senza Saggezza alcuna, cosa significa Compostezza, Eleganza ed Intelligenza, tutte caratteristiche che il saggio che possiede la Conoscenza, ha dentro di sé. Questo concetto è molto utilizzato in Cina e viene usato in molte espressioni di uso comune, ad esempio:  不知羞耻 - bù zhī xiū chǐ, Non conoscere neppure il ritegno della vergogna, (che anche questa ben si adatterebbe al personaggio di cui sopra), dove la Non conoscenza viene appaiata a due caratteri che significano entrambi Vergogna. Il primo dei due, mi sembra sia costituito dal pittogramma che significa Caprone - 羊 - yáng, sovrapposto al segno 丑- chǒu che significa Brutto, sgradevole alla vista; quindi chi possiede solo montoni brutti si deve vergognare. E tanto per ridere un po', viene usato nel linguaggio moderno anche nella parola 遮羞布 - zhē xiū bù, Stoffa per coprire le vergogne, cioè Slip o Perizoma!


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giovedì 24 settembre 2020

L'arrière pays

Sospel


Luceram

Forse è un aspetto comune a tutte le riviere del mondo, ma l'area immediatamente alle spalle della Costa Azzurra è particolarmente attraente. E' un territorio scosceso e apparentemente ostile, con le sue stradine strette e quasi in stato di abbandono, le sue valli scoscese e ripidissime, ricche di boschi impenetrabili, tali che in pochi chilometri, anche meno di dieci ti sembra di essere capitato in un territorio semideserto, lontano dal mondo moderno, povero di servizi e a quote di tutto rispetto spesso oltre i mille metri. Insomma superi un crinale e ti senti sospeso in un'area selvatica e sconosciuta nella quale potresti perderti facilmente. Le strade ed i sentieri sono contorti e subito perdi l'orientamento, come quando superi l'orlo di una grande duna in un deserto e girandoti indietro non vedi più la strada e quel sottile senso di inquietudine ti sale nello stomaco. Eppure qui è diverso, gli odori sono forti e a volte pungenti, sono gli odori del Mediterraneo, che comunque si avverte alle spalle, anche se il paesaggio suggerisce la solitudine della montagna. Il vento caldo porta il senso di salsedine che rende oleosa la pelle, i pini marittimi profumano l'aria di resina densa, gli olivi ricoprono i bordi delle terrazze abbandonate con le loro foglie grigie come gli occhi di Bocca di rosa; tutto infonde un senso di torpore e di nostalgia per un mondo che non c'è più. 

Il cimitero

Nascosti, negli anfratti tra le creste delle colline o esposti sfacciatamente a coronarne le cime più difficili, piccoli paesi arroccati sulla pietra viva, che costituiscono un tutt'uno con la montagna di cui costituiscono l'anima. Sono i pays perchés, grumi di case le une legate alle altre, le cui viuzze ed i vicoli sono a stento riconoscibili dal basso, spesso coperti da archi che le rivestono, collegando le case in un unico abitato, solido e unitario. Stanno lì, nascosti perché quando sono sorti, le coste erano preda di visitatori indesiderati e pericolosi, lo nero periglio che vien dallo mare, e perché qui la mentalità è quella della montagna, riservata e solitaria, nemica del forestiero, che viene sempre per depredare e portare via, prodotti, donne, anima e la sola cosa che porta può essere la peste, il colera, il contagio maledetto, anche quello ancor più pericoloso delle idee. Così anche oggi passeggiare per questi borghi semiabbandonati, benché il turismo li abbia rivitalizzati parecchio negli ultimi decenni, è sempre un piacevolissimo tuffo nel passato. Qualcuno, per attirare qualche visitatore sottraendolo all'asfissiante abbraccio della costa, ha lanciato qualche idea artistica o di pittoresca tradizione, ha messo in piedi piccoli musei, gruppi di artisti hanno aperto atelier, qualcuno, fiutando la moda, ha puntato sulle produzioni locali che tanto attraggono i sedicenti gurmet con la bocca a cul di gallina. L'altro giorno ho fatto un breve giro da Sospel,  per Luceram, che ha puntato sulla tradizione dei presepi; deve essere davvero interessante arrivarci alla fine d'anno quando fuori da ogni casa, ognuno espone il proprio; se ne vedono oltre 400, risalendo i viottoli in pietra fino alla torre a monte da cui si domina il paesino sottostante. 

Coaraze

  Poi qualche chilometro appena più in su fino a Peira cava, a 1500 metri, villaggio artificiosamente creatosi per la vicinanza al vecchio confine italiano e che quindi aveva ospitato caserme d'epoca e quindi sviluppatosi come proto stazione di sport invernali, successivamente caduto in disuso, da cui si hanno splendidi punti di vista sulle valli circostanti, considerando che siamo nel pieno del parco del Mercantour. Infine un salto a Coaraze che domina l'alta valle del Paillon, coronando la cima di un'alta collina. Ho faticato non poco ad inerpicarmi per scale e scalette, per alti gradini di pietra, fino alla chiesetta che segna il punto più alto della collina ma la vista dal piccolo cimitero  alle sue spalle, ha ripagato di sicuro la fatica. Qui come in altri luoghi simili nella valle, le tombe vengono costruite in maniera particolare; ogni famiglia ha una specie di alto parallelepipedo, sormontato da croci o altri segni devozionali, una lapide con i nomi e sul davanti la grande lastra con un anello che evidente si toglie al bisogno, per mettervi altre bare. Il mare sembra così lontano da qui, anche se ne senti la presenza, qui piuttosto avverti il sentore di formaggi caprini, di fichi e castagne, di funghi e dell'aspro acidume della sansa di olive. Anche il vino è frutto di vecchie tradizioni, leggero, chiaro e rosato, dai sentori salati, da accompagnare ai piatti carichi di rosmarino e di acciughe. L'arrière pays ti conquista con questa sua arretrata modernità, incentivando la tua voglia di star lontano da un mondo pieno di aspetti fastidiosi, quelli che ti fanno venir voglia di isolarti lontano, fuori dalla folla e dai media, tanto se ti annoi, basta una mezz'oretta di strada e sei già sul lungomare per l'aperitivo prima che venga buio.

Sospel

SURVIVAL KIT

Una porta a Coaraze

Luceram - Ci si arriva da diverse strade, a 25 km daNizza, e ancor meno da Sospel (anche questo molto carino da visitare), se partite da Mentone. Noto per il suo museo dei presepi, ne ospita oltre 100, Particolarmente durante le feste di di Natale, quando tutte le famiglie dei residenti partecipano all'esposizione lungo le stradine coperte che portano alla sommità del paese. Il medico del paese lo a con tutte siringhe e batuffoli di cotone, un motociclista mette tutte le figurine su delle moto, tanto per fare un esempio. Il villaggio era punto importante dal XV secolo sulla strada del sale. Salire lungo le stradine coperte fino alla piazzetta alla Cappella S. Jean con piccolo museo dei vecchi oggetti e poi alla chiesa di S. Margherita, con bei dipinti e oggetti preziosi. Di qui bel panorama sul paese. Poi salire fino alla torre dalla curiosa forma aperta verso il paese.

Peira cava - Proseguendo verso il Mercantour per 14 km, si arriva a questa antica stazione di sport invernali nata all'inizio del secolo scorso e poi decaduta. Adesso si tenta un rilancio con attività nei boschi e nei torrenti. Interessante la presenza di cave dove era conservata la neve d'estate che veniva portata nelle ghiacciaie fino alla costa a dorso di mulo. Bellissimi panorami.

Coaraze - Anche questo è un piccolo paese a meno di 30 km da Nizza, risalendo la valle del Peillon dopo Contes. Avrete difficoltà a trovare parcheggio viste le dimensioni solo pedonali delle stradine che risalgono verso la sommità del paese. Fino alla chiesa in cima dovrete proseguire a piedi lungo strette e tortuose scalinate dai gradi di pietra alti e scivolosi. Ultimamente nel paese si è dato spazio alla costruzione di meridiane artistiche che arricchiscono molte pareti delle case esposte al sole. 

Piazzetta di Luceram

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mercoledì 23 settembre 2020

Recensione: O. Tokarczuk - I vagabondi

 


Un libro interessante per diversi aspetti, in generale perché ci leggi il nerbo della scrittrice vera che ha cose da dire e da raccontare, non per niente le è stato assegnato il Nobel, anche se questa non è una garanzia e per me in particolare, in quanto tratta in modo autobiografico, e quindi in un certo senso, reale, il tema del viaggio, argomento che mi intriga sempre. Come lo fa? In un modo che me l'ha fatta sentire molto vicina, un collage come nelle raccolte di post di un blog, in una serie di pezzi all'apparenza scollegati, nei quali si raccontano storie, raccolte per la via o semplicemente immaginate e soprattutto la vita del viaggiatore attraverso quelli che sono i non luoghi del viaggio stesso. Nella pratica non racconta quasi mai dei posti e delle cose viste. Monumenti, paesaggi, natura e manifestazioni, sono semplici accidenti che attengono alla sfera personale di chi li vede e ne gode in maniera solipsistica che è inutile in fondo condividere e in ogni pezzo, che va dalle poche righe a qualche pagina, non ravvisi quasi mai di quale città o nazione si parli, ma solo delle sensazioni che prova il vero viaggiatore, dei particolari che incontra e sui quali si può ricamare all'infinito. 

Non per niente queste sedute psicoanalitiche avvengono quasi sempre gli spazi anonimi che sono lo stato stesso del viaggio, aeroporti, stazioni, taxi e così via. Ripeto, un libro per me molto intrigante nella cui mentalità mi sono molto ritrovato; una specie di vorrei ma non riesco. Il libro può essere anche una corretta risposta a quanti ti dicono, ma perché la gente viaggia? Domanda a cui, nella maggior parte dei casi è sbagliato tentare di rispondere. Chi fa queste domande, non chiede e non vuole inutili risposte. Particolarmente gustose le parti in cui racconta dei suoi viaggi da bambina al seguito di genitori, sempre in marcia e soprattutto le temute "vacanze" sulla vecchia Skoda di famiglia, quando chiosa: - I miei non erano veri viaggiatori, perché partivano per tornare, e tornavano con un senso di sollievo e la sensazione di aver compiuto il proprio dovere.Tornavano per prendere dalla credenza una pila di lettere e di bollette e fare un grande bucato. Per annoiare a morte gli amici nel mostrare loro le foto, mentre questi sbadigliavano senza farsi notare. - Quanto spesso, purtroppo mi devo riconoscere in questo quadretto. 


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