
Eh, quando ci vuole ci vuole! Ma questa marchetta la faccio proprio volentieri. Ci ero stato trascinato per i capelli, sapete quanto sono schivo quando si tratta di andare a provare un posto nuovo dove mangiare e per la domenica a pranzo provenivo già da un sabato con pranzo a buffet (dove mi è difficile contenermi ), seguito da una cena che non ho potuto rifiutare, per cui mi sono svegliato la domenica mattina già contento di aver passato la notte, ma forse non ancora ben disposto a seguire un gruppo di amici per una ennesima strippata. Ma, complice il pallido solicello invernale, sono giunto sulle bellissime colline di S. Andrea di Cassine, già sereno verso il mondo. L'agriturismo Surì è proprio dietro la chiesetta della frazioncina, sopra una collina, con una balconata naturale tra le vigne dell'Acquese che, spogliate dall'inverno ornano di trina delicata le colline che di balza in balza si affollano in questo territorio ormai anche il Nord Europa comincia a scoprire e ad apprezzare. Qui, nella cascina di famiglia, la famiglia Tibaldeschi al completo (e non sono pochi, vi assicuro) ha risistemato poche camere in cui vi sentirete completamente avvolti dall'atmosfera dei vostri nonni, prima di prepararvi per gustare i più tradizionali piatti che questo territorio ha creato. Comincerete con affettati delicati seguiti dalle produzioni conserviere dell'azienda, l'antipasto piemontese, le cipolline in un agrodolce delicatissimo in cui l'aceto quasi scompare senza aggredire, l'insalata russa più classica, il vitello tonnato avvolto da una salsa di mirabile equilibrio, il cotechino, appositamente prodotto dal vicino macellaio e poi, a mio parere, una delle chicche, i caprini prodotti in azienda da unire alla cugnà e ai mieli di diverse fioriture delle 21 arnie aziendali. Sarebbe opportuno che non arrivaste qui, già satolli come me, per non dovere fare sforzi ed assaggiare tutto quello che vi viene proposto, se vi sta, a partire dagli agnolotti di stufato, ai tortelli di magro burro e salvia, delicatissimi a contrasto dei Pissarëi e fasö, piatto piacentino di gnocchetti fatti a mano e fagioli, dalla sapidità decisa e coinvolgente, qui mirabilmente interpretato. Dopo, se ce la fate, dovrete assaggiare almeno la cosiddetta carne nera, uno stracotto per cui non vi sarà necessario il coltello, tanto lo sentirete tenero e scioglievole ed il petto di faraona al forno con le verdure dell'orto. Ma preparatevi per il gran finale perchè dopo esservi lasciati tentare dal più classico dei Bunèt, non dovrete mancare una meringata così delicata ed angelica, da doverne richiedere subito, essendone ormai irrimediabilmente assuefatti, una seconda porzione per vincere la crisi di astinenza che si farà sentire prepotente. Vi avrà fatto compagnia per tutto il pasto il barbera prodotto dall'alpino padron di casa, il buon Tibaldeschi, agronomo in pensione che ha trasformato questa aziendina vinicola, circondata da antiche vigne, in un piacevole luogo di accoglienza. Il tutto per 25 euro, non so se mi spiego. Mi direte, tutte cose classiche e ben conosciute, certo, ma che qualità ragazzi, e poi se volete le spume molecolari di Adrià, andate a El Bulli. Tornerete, tornerete, non preoccupatevi, ma attenzione che per l'estate le camere sono quasi tutte già prenotate da olandesi e tedeschi, che han già capito dove tira il vento. Noi ce ne siam tornati a casa anche col gentile omaggio di un vasetto di confettura di zucca e cotogne fatte dalla mamma, ma eravamo raccomandati, eh! Voi intanto
date un'occhiata al sito, qui, poi prenotate direttamente.