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martedì 30 maggio 2017

Malaysia 31 - Gli orang utan

Gertrude




Femmina di orango
Ma l'orango è un animale o un uomo, piuttosto bruttino che parla poco, totalmente fruttariano, abitudine alimentare piuttosto di moda in questa epoca newage e a cui piace stare sugli alberi? E' una bella domanda che non puoi fare a meno di porti quando ti trovi davanti a questo strano essere dalla faccia (e la chiamo intenzionalmente così) triste che ti guarda interrogativamente sbocconcellando una banana. Secondo Marco Polo non ci sono dubbi. Lui infatti nel capitolo 161 del Milione, parla proprio di uomini selvatici che vivono nelle foreste delle isole delle spezie:
...e dopo 500 miglia a mezzodie si truova un'isola ch'à nome Pentain e che è molto salvatico luogo. Tutti i loro boschi sono di legni odorosi... ed io Marco Polo vi dimorai 5 mesi per lo mal tempo che mi tenea e ancora la stella di tramontana non si vedea, né le stelle del maestro (Orsa Maggiore)... In questo reame sono uomini ch'ànno coda grande più di un palmo e dimorano ne le selve de le montagne; le code son grosse come di cane e àn molto pelo.
Il racconto è abbastanza chiaro, mi sembra e anche il nome di questi animali parla chiaro. Infatti Orang nella lingua locale significa proprio Uomo e Hutan vuol dire Foresta, quindi uomo dei boschi, proprio come lo aveva percepito il nostro connazionale viaggiatore. 

Una femmina
Detto questo vorrei sfatare anche un altro mito che attualmente va per la maggiore nella foga, tutta italiana di demonizzare l'olio di palma, quello che venga attuata in Malaysia una deforestazione selvaggia che porta gli oranghi all'estinzione. Da quello che ho potuto constatare in loco, non solo qui la deforestazione è molto controllata e come già detto, negli ultimi anni, la superficie forestale è addirittura aumentata, ma questi animali sono tra i più protetti tra la fauna selvatica mondiale, sia attraverso leggi draconiane che prevedono prigione e multe impossibili, sia per l'ormai comune sentire che ha ben compreso come, visto l'interesse mondiale, la protezione del wilderness sia fonte di ottimo business e posti di lavoro. Attualmente il Borneo malese ne ospita circa 3.000 sui 20.000 esistenti, circondati da tutte le attenzione possibili al fine dal proteggerli da ogni eventuale pericolo. Ecco infatti sorgere in molti luoghi, strutture che fungono da cosiddetti centri di riabilitazione per animali rimasti orfani o feriti, che vengono amorevolmente curati e poi resi abili a ritornare allo stato selvatico nella foresta circostante. Uno dei più noti è il Semenggoh Rehabilitation Centre che ne ospita qualche decina. Evidentemente non è la stessa cosa osservare uno di questi animali nella foresta oppure all'interno di questa area protetta. 

Scoiattolo
Certamente diversa è l'emozione del girare per ore in un ambiente selvatico e difficile da percorrere e scorgere in alto tra i rami la macchia pelosa marrone che si apre un durian puzzolente, divorandoselo di gusto e lasciando cadere a terra le bucce. Qui invece cammini sulle passerelle appositamente preparate per non rovinare, camminando, la delicata superficie del sottobosco, e assisti comodamente seduto al pasto preparato ad un'ora fissa. Un addetto carico di ceste di frutta, le scarica su una apposita piattaforma e subito senti un movimento di frasche spezzate da qualche animale in arrivo. Dopo pochi istanti ecco arrivare un paio di femmine di orango con i piccoli abbarbicati al collo o sulla schiena. Si siedono comodamente e cominciano a sbucciare banane e papaye, mangiandosele di gran gusto. Anche i piccoli approfittano del bengodi, poi si aggirano per un po' finché si sentono sazie e infine coni lunghi arti anteriori si appendono ai rami più bassi e riguadagnano le cime degli alberi scomparendo alla vista. Rimangono solo i grandi scoiattoli fulvi dalla gigantesca coda ad aggirarsi attorno ai resti alla ricerca di qualche cosa di utile. Lo spettacolo è apprezzatissimo dai visitatori che sparano foto a getto continuo, vista la vicinanza agli animali. Puoi infine passeggiare negli spazi consentiti su comodi sentieri e incontrare magari altri animali oltre ad un gran numero di uccelli coloratissimi. 

Madre con bimbo
Magari proprio vicino al centro di accoglienza trovi Gertrude, la decana tra gli oranghi del centro. Ha più di quaranta anni e si muove poco, trovando più comodo stazionare vicino all'ingresso del parco, dove è evidentemente molto coccolata. Ti guarda con occhio buono, mangia lentamente e poi si sposta appoggiandosi sulle nocche anteriore, come una anziana che si muove a fatica. Se ti fermi a guardarla con occhio disincantato, non puoi non riconoscervi origini comuni anche se lontane. Insomma una visita che ti permette di pensare oltre che goderti la vista da vicino di questi bellissimi animali. Ne hai tutto il tempo mentre riprendi la strada verso l'interno, dove la foresta diventa sempre più fitta fino al bivio di Serian, una cittadina di confine dall'animatissimo mercato. Molto ricca la parte che offre pesci, principalmente di fiume e quella che espone le verdure, molte delle quali a noi completamente sconosciute. Colpisce invece il fatto che, come in tutto il resto del paese, la frutta offerta non sia molta, pochi i banchi ancor menola scelta e a prezzi tutto sommato elevati, considerando il potere d'acquisto locale e poche le varietà disponibili che si limitano alle banane, agli ananas e a qualche sparuto mango e papaya, cosa in fondo anomala per una natura così rigogliosa che probabilmente dovrebbe permettere colture ricchissime. 

Giovane che fa evoluzioni
Evidentemente coltivare e mangiare frutta non rientra più di tanto nella tradizione. Dopo la città, la strada diventa un poco più piccola e tortuosa, inerpicandosi verso l'alto. Alle spalle del paese intravedi, ricoperti di foreste, i contrafforti delle basse colline della catena che separa il Borneo malese dal Kalimantan indonesiano, più povero e selvatico. Solo una strada si dirige verso un confine secondario, poi soltanto sentieri dove vedi file di donne con canestri e pacchi in equilibrio sulla testa. Provengono da poveri paesi al di là del confine che attraversano illegalmente e in due o tre giorni di marcia vengono a questo mercato certamente più ricco, per vendere le loro povere merci, ovviamente malviste o al più sopportate, come tutti coloro che arrivano da luoghi più disgraziati in cerca di opportunità, miseri concorrenti di una universale guerra tra gli ultimi. Una transumanza continua che trova sempre soltanto barriere da superare, confini teorici tra miseria assoluta e speranza di vita minima da conquistare ogni giorno attraversando muri teoricamente impenetrabili, nella realtà porosi come la tela all'acqua. Più in là anche la strada finisce, solo fiumi e foresta primaria. Rimane solo il tempo di andare allo spaccio tutto fare, fuoridal paese, per comprare i regali da portare al capo della longhouse di Batang Ai, la nostra meta di oggi. 

Zenzero

SURVIVAL KIT

Mangiandofrutta
Semenggoh Rehabilitation Centre - A circa 50 km da Kuching verso l'interno, questo è uno dei più vecchi e famosi centri dove gli oranghi vengono protetti. Inizialmente, dato l'uso di catturare piccoli nella foresta uccidendo le madri per venderli come animali da compagnia, qui venivano soprattutto ospitati piccoli per riabituarli a vivere nella foresta. Oggi essendo questa pratica, fortunatamente andata in disuso, ospita soprattutto animali trovati feriti o in cattive condizioni. Due volte al giorno (alle 10 e alle 15) gli animali vengono forniti di frutta su una piattaforma di osservazione. Ingresso 30 R più un ticket per macchine fotografiche. Una visita assolutamente imperdibile per la possibilità di vedere davvero da vicino questi animali. Si può mangiare in loco nel ristorante dentro al parco. E' una delle escursioni più gettonate da Kuching che tutte le agenzie offrono a prezzi attorno agli 80 R a persona, includendo anche la visita del bel mercato di Serian, o includendola al passaggio degli itinerari più lunghi per andare a visitare le longhouses degli Iban. Per chi vuole comunque si può anche arrivare qui con il bus da Kuching, in circa un'ora. Ultimo bus alle 17, comodo in quanto il parco chiude alle 16:30.

Al mercato


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Pentole di bambù

martedì 18 aprile 2017

Malysia e dintorni, primo feedback



Dunque eccomi qua, tornato finalmente dal mesetto di far est, che mi ha consentito di concludere alcuni punti che avevo in sospeso, cosa già di per sé meritevole di essere fatta. Dunque è già il momento delle prime riflessioni a caldo, quelle in cui si tirano alcune somme, quantomeno provvisorie, come si dice a botta calda; il momento in cui riverberano le emozioni vissute con maggiore intensità e che poi alla fine sono quelle che si sedimenteranno maggiormente nel ricordo successivo, lasciando alla prolungata meditazione i ragionamenti un po' più complicati che contribuiranno alla fine a dare un "giudizio" complessivo sul viaggio. Dunque partendo dall'assunto che difficilmente ho avvertito dei feedback negativi su qualunque viaggio abbia mai condotto a termine, possiamo dire che anche questo ha portato a casa un complesso di emozioni, di conoscenze e di spunti di interesse che mi hanno appagato completamente e che mi permetterlo di includerlo negli itinerari che valgono la pena di essere percorsi. Intanto partiamo dal punto meno nobile per il quale è stato organizzato il viaggio stesso. 

Questa indecente motivazione, di cui un po' mi vergogno, ma se sono qui per confessarla, significa che non sono affatto pentito, è purtroppo molto comune al turista, meno al viaggiatore vero, ma propria spesso della mentalità collezionistica del maschio anche adulto. Infatti questo viaggio mi ha consentito in un sol colpo di raggiungere due mete a cui ambivo da tempo, quella del raggiungimento e superamento di slancio del numero 100 di paesi visitati, come potete vedere nell'apposita pagina che mi sono affrettato ad aggiornare e contemporaneamente di completare il numero dei paesi del sudest asiatico. Questo, a bocce ferme, oltre che soddisfarmi molto, porta con sé la possibilità di fare una sorta di classifica, basata come ovvio, sugli interessi personali, su quali tra questi paesi, sia preferibile da visitare per primo, mettendo in coda quelli che possono avere un concentrato di interessi se così si può dire, minore. Va detto che questa è l'area del mondo che preferisco, come si desume dal titolo del blog e che quindi rimanere in fondo a questa classifica, non significa assolutamente un bocciatura rispetto agli altri. 

Diciamo quindi che, avendoli "fatti" tutti, consentitemi l'uso di questa orrenda parola ad uso turista da villaggio, a mio parere, metterei in testa assolutamente il gruppo Vietnam, Cambogia, Laos e Birmania per le perle artistiche ed architettoniche e per l'interesse etnografico ineguagliabile. Subito a ruota metterei Indonesia, per la varietà di spunti che includono perle assolute, tra le quali Bali; Singapore, per l'opportunità unica di considerare quello che potrebbe essere l'Asia di domani e le Filippine. In coda al gruppo, ma non vuol essere certo un giudizio negativo, solo una sorta di interessi in leggero tono minore, la Thailandia, di cui ho un po' sofferto l'assoluto aspetto di turismo massificato che deteriora anche le cose più belle se gestite unicamente per un turista da pullman e il gruppo Malaysia, Sarawak, Brunei, Sabah, che benché meritevoli assolutamente del mese che vi ho trascorso, non hanno acuti assoluti come i paesi precedentemente citati, o perché anche se presenti (come quelli etnografici) sono tuttavia in tono minore o perché i punti più qualificanti che sono il mare, lo snorkelling, le immersioni che li riqualificherebbe assai facendoli risalire nella classifica, io, gatto di marmo per definizione, non li posso godere in nessun modo. 

Rimane inoltre il fatto che visti per ultimi non consentono di apprezzare come è stato fatto per i primi e come meriterebbe, l'aspetto dell'esotico, la bellezza dei mercati, la piacevolezza della gente e tanti altri spunti meravigliosi che dopo una decina di viaggi nell'aera, generano una sorta di effetto inevitabile di déjà vu, che ti fa apprezzare meno le stesse cose. Ricordo l'entusiasmo dei primi viaggi laggiù, riferito al colore dei mercati, alla ricchezza di frutta, nuova e sconosciuta, all'eleganza del portamento femminile o la commistione e la conoscenza di nuove forme di religiosità, che ormai, purtroppo do per scontate e che contribuiscono a sminuire la meta del giorno.  Devo comunque riconfermare che il viaggio così come me lo sono progettato è meritevole assolutamente di essere fatto e dirò di più, cambierei pochissimo dell'itinerario pianificato e portato a termine nei minimi dettagli, come sentirete, se avrete la bontà di seguirmi, nei prossimi giorni; ho intenzione di assillarvi con l'argomento almeno fino alla fine di maggio se non oltre. Vi aspetto.


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