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martedì 9 aprile 2019

Taste of Paris 2


La cupole delle Galeries Lafayettes

Quartiere Latino
Quasi quasi verrebbe la voglia di fermarsi qui, intorno alla fontana, seduto su una sedia a godersi il sole della incipiente primavera, circondato dai tulipani fioriti e dallo scorrere lento del fiume. Di quaggiù non riesci ancora a scorgere il lontano arco dell'étoile, vedi solo sulla collina la sagoma del Sacre Coeur e più vicino le strutture del Grand Palais che gigioneggiano sui tetti. C'è una sensazione di vacanza in tutta la gente che passeggia nei vialetti tra le aiuole, voglia di farsi carezzare il viso dai raggi ancor solo tiepidi di questo sole che di tanto in tanto si nasconde dietro gli sbuffi bianchi come panna montata. I portici infiniti di Rue de Rivoli sono un passeggio affollato; gruppi di studenti in gita scolastica, in fuga dal Louvre, passano a folate con gli auricolari bianchi ficcati nel cranio, desiderosi solo di isolarsi nella massa, nascondendosi al professore-guida; gli orientali invece formano mucchietto compatti che inseguono una bandierina alzata; al tuo fianco sfilano negozi così lussuosi che fatichi ad immaginarti i prezzi della merce esposta. Guardavo un bell'orologio ben disegnato, da 90.000 euro, eppur senza brillanti od altri gadget che ne giustifichino il prezzo, con l'occhio di chi ammira un quadro al museo tentando di valutarne il costo e per fortuna che non porto orologi, ormai il tempo non ha più, per me, l'importanza che aveva una volta e poi, diciamolo, mi danno fastidio i cinturini. 

Le Galeries Lafayettes
Anche Rue de Castiglione ha gli stessi templi dell'alto consumo da esibire, mentre prosegue verso Place Vendome. Chissà se la celebre Contessa stava da queste parti quando cercava di intortare i francesi per conto di Cavour, che di certo non andava a dire in giro cazzate per farseli nemici, anche se probabilmente gli stavano su un piede, ma si sa, lui era un politico, uno statista, non un pagliaccio fanfarone ed incapace, uno che davvero cercava di fare gli interessi del suo paese. Non gli serviva sparare cazzate un giorno sì e l'altro pure per raccattare voti dal popppolo! Poi attraversi rue Saint Honoré e subito un pensiero va ai santi amati dai piemontesi, sui quali primeggia Sanbajùn e sei subito in vista della famosa colonna che punta il cielo in mezzo alla piazza, circondato dalle gioiellerie più famose del mondo, da Cartier a Damiani, scusate se anche noi possiamo dire la nostra in merito. Ecco, nell'angolo, il portone dal quale uscì sgommando Diana per la sua ultima corsa. Appena più in su, in fondo a Rue de la Paix la massiccia ed inconfondibile sagoma dell'Opéra, un tempio così imponente da farti rimanere per qualche minuto in attenta adorazione. Ai fianchi i labari delle opere in programma, il bel canto italiano come sempre la fa da padrone. Subito dietro un altro appuntamento che si pone come obbligatorio se transiti da queste parti, le Galeries Lafayette.

Les Printemps
Mi ricordo ancora lo stupore estatico di fronte alla grandiosa ed elegante bellezza della cupola, quando ci venimmo tanti anni fa con mia suocera e gli zii Blanche e Mario. Un luogo magico che ti incanta con le sue vetrate e le volute liberty, adesso che hanno messo una passerella che ti porta fino al centro della cupola, puoi sentirti sospeso nel vuoto circondato di lusso e bellezza. Ci sta anche di prendere un café noisette sulla balconata guardandola gente che gira intorno. E' un po' come essere in un palco dell'Opéra insomma. Però mi sembra che la gente guardi intorno, più che altro, senza comprare alcunché. Nei vicini magazzini Printemps altre cupole meravigliose e prezzi d'affezione. Ma come faranno a stare in piedi questi posti non lo so. Un'altra sosta premiata, su un ristorante sui tetti, da qui vedi tutta Parigi, di fronte hai la Madeleine, poco più in là campeggia orgogliosa la Tour Eiffel, alla tua destra, lontano, la massa indistinta dei grattacieli della Defense. Sotto, il Boulevard Haussmann. Che panorama, accidenti! Questa è la sensazione che ti dà la città, spazi larghi e costruzioni maestose, ricche, omogenee. Passeggiare sui marciapiedi spaziosi, bordati dai dehors degli innumerevoli bar e dalla infinita serie di tavolini rotondi e microscopici, con ragazze eleganti sedute pigramente, signore in attesa di un caffé che si guardano attorno con nobile disinteresse, uomini d'affari che si gingillano con i croque messieurs, con degnazione affettata.

La tour
Città senza dubbio ricca e scafata, che sa bene quale è la giusta faccia da presentare al visitatore, una signora agé che sa truccarsi con cura, prima di uscire per farsi offrire una cena in un ristorante elegante. Facciamo due passi alla Muette, quartiere tranquillo e delizioso al tempo stesso, nel quale non cambia affatto il mood. Eleganza, pulizia, sereno vivere, almeno così pare, fino a sabato per lo meno quando arriveranno i gilet jaunes, ma noi ce ne scapperemo alle sei della mattina, quando dormono ancora. Due passi nel Jardin de Ranelagh, come se avessi da far fare due passi al tuo cagnolino, perché si apparti con degnazione a fare quello che deve, poi qualche giro nei supermercati della zona, anche qui di livello, con reparto frutta-gioielleria, con le meline o le arance a 4/5 euro al chilo. Ho dato anche un'occhiata alla valanga di cartelli delle agenzie immobiliari. Niente a meno di 10/12.000 euro a metro quadro tanto per intenderci. Volete un bell'appartamentino di 80 m2, con qualche lavoretto da fare, ve la cavate con 998.000 euro, sconticino e strizzatina d'occhio. Insomma non è una città per poveracci, per quello potete andate nelle banlieues, magari in monopattino. Noi ci consoliamo con la squisita ospitalità dei nostri amici, cena sontuosa e la piacevole conoscenza di nuovi amici gradevoli e simpaticissimi. Domani sarà un altro giorno. 

Tetti di Parigi



Opéra
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lunedì 8 aprile 2019

Taste of Paris


I giardini dietro Notre Dame

Una fermata
Avrete notato, dai post di questi giorni, che mi sono assentato un attimo. Invitato da amici carissimi, infatti, mi sono ritagliato una breve vacanzina (tenete conto che sono in vacanza già per tutto l'anno), nella ville lumière, città che mi ha sempre affascinato e che ho trovato ancora più piacevole. Tenuto conto che ci sono già stato sei o sette volte, sono stato attratto proprio dal fatto che avrei potuto dedicarmi a questa scappata, senza l'affanno di itinerari precisi da seguire o cose da vedere, spuntandole dal calepino che mi accompagna, anzi questa volta non me lo sono neppure portato, proprio per lasciare spazio all'improvvisazione del momento e quindi flaner pour la ville senza una meta precisa. Devo dire che la piacevolezza di un tempo soleggiato ancorché freddo è stato di grande aiuto per farmi godere al massimo di questa, come vogliamo chiamarla, pausa spensierata. Intanto il TGV che pur non essendoci ancora il famoso buco, ti fa arrivare a Parigi in sei ore,che non fai neanche in tempo a mangiarti il panino che ti eri portato dietro e a finire il fascicolo di sudoku, distratto come sei dalla meravigliosa campagna che scorre al tuo fianco, prati verdi di smeraldo e quadrati infiniti dove la colza ha fatto esplodere il suo giallo vivo ed effimero, collina basse ed ondulate punteggiate di bianche charolaises che brucano pascoli recintati da siepi e poche case spargole. 

Vetrate
Genti non ne vedi staranno tutte dirigendosi verso la capitale col gilet giallo nascosto nella scarsella.  Passano un paio di gendarmi gentili a controllare ii documenti, in cerca di qualche negrotto nascosto tra le valigie. L'ossessione perdura, tuttavia la politica ha bisogno di dimostrare dura fermezza o che almeno tenti di fermare lo scorrere dell'acqua con le mani. La gare de Lion è già nel cuore della città e percorrendo in taxi le vie del centro, già ti comunica la scorrevolezza che si ottiene quando disponi di una rete di trasporto pubblico capillare ed efficiente. Il senegalese alla guida, di stazza imponente, quasi mi abbraccia quando gli racconto che in Italia Uber è stato messo al bando, ah, paese felice che rispetta i tassisti e si fa carico dei loro problemi e intanto mi alleggerisce di trenta euro. Come vedete i problemi cambiano aspetto a seconda della parte da cui li guardi. Intanto raggiungiamo la nostra meta, il quartiere della Muette a Passy, nel XVI arrondissement, ragionevolmente centrale, sulla rive droite, che contiene anche il Bois de Boulogne. La zona è deliziosamente tranquilla ed elegante, leggermente in discesa verso la Senna dove arriva fino al Trocadero. Quasi da ogni parte si ha la sensazione di trovarsi proprio di fronte alla Tour Eiffel. Un bel colpo d'occhio non c'è che dire. 

L'ingresso
Il fatto di essere nel centro comunque lo hai immediatamente vedendole vetrine rotte dai casseur di sabato scorso e dagli sbarramenti previsti per la tornata del sabato che sta arrivando. Quel plaisir, insomma. Anche alla mattina presto il quartiere è già in moto, la gente fila veloce verso gli autobus e la metro; impressiona il fatto che quasi nessuno utilizzi la macchina, anche se sui bordi dei marciapiedi, nelle zone sempre più ridotte dove ci sono parcheggi, compaiono molte colonnine per il ricarico delle auto elettriche. Sicuramente è un bidone ecologico, ma se così va la demagogia, diciamo che la città è preparata. Quasi ad ogni angolo ci sono rastrelliere di bici comunali (elettriche), che evidentemente qui nessuno ruba o vandalizza, anzi la gente si avvicina, traffica col telefonino e poi se ne va tranquillamente pedalando con la baguette di traverso. Ma soprattutto compare un fenomeno, evidentemente nuovo, che colpisce lo straniero in visita calato dalla montagna. Ad ogni stazione di autobus o di metrò, ma anche in molti altri luoghi di aggregazione, monumenti, aree turistiche, magazzini o altro, in schiera o apparentemente abbandonati, file di monopattini elettrici che poi vedi sfrecciare continuamente lungo i viali e le strade. Non mi è chiaro assolutamente come funzioni la cosa, visto che non ci sono aree segnalate, ma appaiono spesso abbandonati qua e là senza una specifica modalità. 

La Seine
Sono dotati sul manubrio di un Qcode, su cui appoggiare il telefonino, ma non ho capito come il giri meccanismo. Comunque sfrecciano dappertutto e anche piuttosto velocemente sui marciapiedi, cosa anche alquanto pericolosa, bisogna buttarci un occhio insomma. Intanto la RER, il treno veloce, ci deposita proprio davanti a Notre Dame, il centro logistico cittadino. Chissà come è, mi sembra meno imponente dell'ultima volta che ci ho alzato lo sguardo. E' una cosa tipica, credo per tutti i monumenti famosi, a forza di verderli in foto bellissime e di immaginarli nella fantasia del ricordo, ti appaiono sempre meno esagerati dal vivo. Pure i grandi portali con gli strombi accuratamente scolpiti da schiere di santi ed angeli, hanno una imponenza che incute rispetto mentre penetri all'interno. Non c'è neppure la coda e le grandi navate scure ti immergono nella consueta atmosfera della cattedrali gotiche, colorata dalla luce delle mille vetrate e dai rosoni superbi, che a mio parere rappresentano davvero il punto di meraviglia di questa cattedrale, assieme alla magnifica serie di sculture che ricoprono la parete posteriore del coro. Diciamo una rivisita obbligatoria, un ripasso necessario da fare ogni volta che si passa di qui. 

Louvre
Anche perché ti consente di fare un passaggio nei giardini retrostanti la chiesa, oggi messi perfettamente a punto, rasati, imbellettati e che risplendono sotto il sole di aprile, mostrando una parata meravigliosa di alberi coperti completamente di una fioritura bianca e violetta, così carica e fastosa che ti invoglia a fermarti su una panchina a godertela tutta, pur nella costante incertezza se volger l'occhio verso i contrafforti grigi delle mura esterne o rimanere incantati dal lento fluire della Senna sottostante, con la sua serie di ponti che si susseguono fino all'orizzonte lontano come in un gioco di specchi che paiono moltiplicarli all'infinito tutto intorno a te, così come il gran numero di battelli strapieni che trasportano il loro carico di genti, transumandola su e giù per il fiume con gli sguardi al cielo e le bocche spalancate di fronte a tanta meraviglia. Certo la maggior parte di coloro che ti circondano sono turisti, senti tutto un florilegio di lingue che si inseguono, di richiami e di volti chiaramente estranei a questa cultura, tuttavia questo è forse il più grande business della capitale e bisogna misurarsi con esso. Passiamo il Pont Neuf e scorrendo lungo il bordo del fiume dove stanchi bouquinistes non hanno neppure la forza di magnificare ai passanti le loro stampe, i vecchi giornali, le foto d'epoca rifatte e la varia paccottiglia da turista, palle di vetro con la neve che cade incluse.

Tuileries
Ci buttiamo allora nel quartiere latino, godendo della sua confusione, dei suoi negozietti e dei tanti locali che offrono colore e coquillage. Qualche banco sugli angoli offre ostriche fresche di dimensioni mostruose e gamberoni ancor più invitanti, ma non è ancora l'ora della pappa e intanto siamo arrivati fino al boulevard Saint Germain. Meglio ritornare verso il fiume, tra viuzze popolate di negozietti etnici e gastronomie gourmand. Gira gira ecco che siamo già sul fianco del Louvre, che allunga le sue braccia distese in avanti verso les Tuileries quasi volesse abbracciarle. Qualche foto di rito, tra l'arco e la piramide, che oramai ha perso il suo effetto dirompente e diventa un oggetto di consueta conoscenza, come fosse lì da secoli. Certo ci sarà pure il sole, ma nello spazio aperto tra i giardini, pur magnificamente fioriti, tira un aria gelida che consola. Siamo al nord c'è poco da fare e per noi mediterranei fa sempre freddo, anche se sei circondato da ragazze sbracciate che si fanno i selfie tra aiuole di tulipani sfrangiati dai colori smaglianti. Ma che bello passeggiare così senza una meta precisa, godendoti gli spazi di questa città fantastica, accogliente per il turista, che ci lascia il grano, sempre tesa a mostrargli il suo lato migliore. Quasi  non ti accorgi dei chilometri, la strada ti è lieve, circondato come sei dalla serie infinita di palazzi d'epoca in ordine omogeneo che caratterizzano la nobile perfezione di questa capitale. 

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giovedì 2 ottobre 2008

I ponti sulla Senna

Che mattinata grigia. Un anno fa camminavamo lungo i quai della Senna che, dice Prévert, è piena di piccoli segreti , mentre il sole passeggia nell'isola di Saint Louis. Una città che regala sempre piccoli piaceri sottili.

Encore une fois sur le fleuve.

Encore une fois sur le fleuve
Le remorqueur de l’aube
A poussé son cri.

Et ancore une fois
Le soleil se lève
Le soleil libre et vagabond
Qui aime à dormir au bord des rivières
Sur la pierre
Sous les ponts
Et comme la nuit au doux visage de lune tente de s’esquiver
Furtivement
Le prodigieux clochard au réveil triomphant
Le grand soleil paillard bon enfant et souriant
Plonge sa grande main chaude dans le décolleté de la nuit
Et d’un coup lui arrache sa belle robe du soir.
Alors les réverbères
Les misèrables astres de pauvres chiens errants
S’éteignent brusquement.
Et c’est encore une fois le viol de la nuit
Les étoiles filantes tombant sur le trottoir
S’éteignent à leur tour
Et dans les lambeaux du satin sanglant et noir
Sourgit le petit jour
Le petit jour mort-né febrile et blême
Et qui promène éperdument
Son petit corp de revenant
Empêtré dans son linceul gris
Dans la placenta de la nuit.
Alors arrive son grand’frère
Le Grand jour
Qui le balance à la Seine.

Quelle famille.

Et avec ça le père dénaturé
Le père soleil indifférent
Qui
Sans se soucier le moins du monde
Des avatar de ses enfants
Se mire complaisamment dans les glaces
Du metro aérien
Qui traverse le pont d’Austerlitz
Comme chaque matin
Emportant aproximativement
Le même nombre de créatures humaines
De la rive droite à la rive gauche
Et de la rive gauche à la rive droite
De la Seine.
Il a tant de choses à faire le soleil
Et certaines de ces choses
Tout de même lui font beaucoup de peine
Par exemple
Réveiller la lionne du Jardin de Plantes
Quelle sale besogne
Et comme il est désespéré et beau
Et déchirant
Inoubliable
Le regard qu’elle a en découvrant
Comme chaque matin
À son réveil
Les épouvantables barreaux de l’épouvantable bêtise humaine
Les barreaux de sa cage oubliés dans son sommeil.
Et le soleil traverse à nouveau la Seine
Sur un pont dont il ne sera pas question ici
À cause d’une envraisemblable statue de sainte Geneviève
Veillant sur Paris.
Et le soleil se promène dans l’ile Saint-Lous
Et il a beaucoup de belles et tendres choses
À dire sur elle
Mais ce sont des choses secrètes entre l’ile et lui.

J. Prévert - Histoires

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