martedì 18 febbraio 2014

Vita da spiaggia

Mui Ne - ore 6
Come sempre al tropico l'alba sorge all'improvviso dal mare. Alle sei la brezza sfuma fino a cessare completamente. Anche l'onda è più calma e puoi entrare nell'acqua lasciando scivolare il tuo corpo come un dugongo che cerca di raggiungere il suo elemento naturale dove abbandonarsi al corso della natura. Poi quando il sole si alza e il suo raggio velenoso morde la pelle tenera e delicata viene l'ora di porsi al riparo,  di cercare asilo sotto le frasche secche dei cocchi.  La spiaggia si popola a poco a poco di altri corpi, di nudità incongrue e sovrabbondanti,  da supermarket della cellulite, condite di piccoli gridolini di meraviglia per la bellezza comunque incontrovertibile e per la impagabile sensazione di dita che affondano in una cipria bianca, polvere di conchiglia così tenera e farinosa da massaggiarti la pianta del piede come una delle ragazze che vanno su e giù offrendo questo servizio.

Lo spazio antistante il giardino verdissimo, (che contrasto il limite tra sabbia e prato, quasi come quella tra natura e civiltà) è gremito di massaie moscovite che lanciano gridolini di meraviglia e si spiaggiano felici. Arrivano le ragazze delle magliette, respinte con perdite, poi quelle delle perle, subito circondate. L'assedio si presuppone lungo. Intorno corpi nudi, carni generose ricoperte appena da minime fettucce di stoffa, di là membra esili e minutissime, completamente ricoperte, calze spesse, maniche lunghe, guanti e maschere che appena scoprono gli occhi, terrorizzati di subire un raggio di sole che scurisca la pelle, la renda rugosa al tatto, una condizione che renderebbe la ragazza assolutamente indesiderabile ed equiparata ad una contadina china da mane a sera nel fango della risaia, condizione piuttosto dequalificante per chi aspira ad un buon marito.  

 Concluse le faticose trattative,  i gruppi si separano, da un lato sulla sabbia, piccole statue scure immobili come ragni sotto il cappello a cono ad aspettare nuove vittime, occhi immobili ma vigili, sguardi da vietcong geneticamente pronti a balzare fuori dai loro cunicoli, ad attaccare senza quartiere il nemico in arrivo,  con la benedizione dello zio Ho. Un carretto passava e quell'uomo gridava "cocco fresco", le ragazze sui bilanceri hanno frutta e fiori non ancora appassiti. Sui lettini, chiappe lattee straripanti che quasi a vista d'occhio si colorano di rosa, poi di un rosso vivo che lascia immaginare il vermiglio che, nonostante litri di Nivea, di certo tarocca, vendura all'ingrosso dai banchetti sulla strada, promette una notte di dolore cercata e meritata.

1 commento:

Nidia ha detto...

Che piacevolezza indolente ci comunichi! La tua scrittura - sempre così sapiente - ci fa sentire l'impalpabilità della sabbia, la carezza del sole all'alba, il raggio forte che colpisce la vista, il rullìo del mare. E tutto quello che c'è intorno.

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