
Questi mari delle isole del sud amplificano ancor di più queste sensazioni. In fondo ci staresti tutto il giorno tra la corona dei palmizi e la marea, che qui è sempre importante, accresce il senso di esotico che contribuisce al piacere. Questa acqua che si ritira mettendo a nudo lentamente il fondo irregolare, mostrando tutta una vita in equilibrio tra due ambienti, tra aria e acqua, lo scoprirsi di rocce corrose e taglienti, i residui ormai morti, frammenti di conchiglie, pezzi di corallo sbiancato che non rappresentano una fine, ma soltanto l'inizio della spiaggia futura, tutto diventa attrazione e spettacolo, mentre potrebbe sembrare di primo acchito come la faccia deteriorata della riva. Poi, mentre stai lì, inconsapevole ed incurante del tempo che passa, senza che tu riesca ad avvertirlo, ecco che c'è l'inversione di tendenza, il va e vieni dell'onda seguente che prima era sempre, anche se solo di un tratto infinitesimale, meno aggressiva e morbosa, fermandosi ogni volta un poco prima, adesso pare avere cambiato idea; si spinge, dapprima quasi vergognosa, poi sempre più ardita, sempre un po' più avanti, come l'innamorato che attenta al corpo dell'amata ritrosa, che pare non voglia concedersi, ma poi trattino dopo trattino, attraverso accettazioni successive, abbandona la sua timidezza, si lascia andare alla passione, mentre le dita insistenti si allungano sulla sua pelle di sabbia distesa e calda di sole, cercando di averla tutta per sé ancora una volta.

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