Visualizzazione post con etichetta Kalaw. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kalaw. Mostra tutti i post

mercoledì 14 gennaio 2015

Per valli e colline



Le colline attorno a Kalaw


Raccolta del thè
Alle sei di mattina tutta la valle di Kalaw è coperta da un leggero strato di nebbia che si muove a banchi e a strati un poco più alti nella parte bassa della città. Dalla terrazza del mio albergo sulla cima della collina, questo mare di latte che si muove piano, attutisce i rumori che vengono da basso, mentre il cielo si rischiara lentamente. Spuntano per prime le guglie degli zedi dei templi, anche l'oro assume le sfumature di rosa proprie dell'aurora e neppure fai caso all'umidità fredda della montagna che si condensa sui mancorrenti di metallo lucido. Oggi bisogna camminare per i monti. Meglio partire di buon ora, zaino in spalla con il fresco del mattino, specialmente se si è un po' pesanti, per soffrire meno verso il mezzogiorno. Tutta l'area delle alte colline intorno a Kalaw è famosa per le sue possibilità di camminate nei boschi e nelle campagne e incrocerai spesso gruppi di baldi trekkers armati di tutto punto di scarponi, di zaini affardellati e dato che oggi è molto moda, di bastoncini da nordic walking. Poi la zona è talmente vasta che per fortuna si perdono subito di vista e si rimane da soli per tutto l'arco della giornata. Subito fuori dal paese si passeggia beatamente su sentieri che percorrono un fondovalle agricolo ben coltivato, con piccole risaie di montagna, dove qualche spiazzo piano lo consente, ma senza i terrazzamenti così intriganti di altri luoghi indocinesi. 

Donna Palaung

Orti rigogliosi tra le capanne e campi di zucche e cipolle. Di tanto in tanto incroci qualche donna con la gerla carica sulle spalle, una ritardataria che sta andando al mercato in città. In un campo una coppia di zebù tira stancamente un piccolo aratro mantenuto in linea da un vecchio magro e allampanato sotto un grande cappello a cono. Gruppi di bufali grigi ruminano nel fango alzando appena al tuo passaggio, il muso interrogativo, con le corna lunate all'indietro. Quando passi tra i gruppi di capanne, noti solo qualche anziano seduto davanti alla corte o che si occupa di piccoli lavoretti, lisciando stecche di bambù o riempiendo il mortaio di foglie secche aromatiche da pestare. Tra gli alberi, quando il bosco si fa un poco più fitto, spuntano guglie gialle, piccoli punti di devozione e di riferimento, un po' come le nostre edicolette con la madonnina all'incrocio delle carrarecce. Poi il sentiero largo e comodo comincia ad inerpicarsi tra le colline che diventano via via più alte e scoscese. I terreni aumentano la pendenza, l'agricoltura si fa più difficile e cominciano le sequenze di piantagioni di thè, con qualche contadina che raccoglie qua e là le foglioline verdi e tenere sulle punte dei cespi e le getta nella gerla dietro le spalle. Basta fermarsi e tutti mostrano interesse al contatto, al sorriso, al mostrarsi gentili con l'estraneo, eppure qui di gente ne passa parecchia, si vede che è proprio questo il carattere.


Al villaggio
Queste colline sono abitate da diverse minoranze, rigorosamente separate villaggio per villaggio, Pa'o, Danu, Danaw, Taung e molti altri, ma non aspettatevi la varietà di costumi e di colori che si trovano tra le montagne del Laos o del Vietnam del nord, qui la gente si è ormai piuttosto omologata e tranne qualche copricapo colorato troverete vestiti interessanti solo in qualche anziana dei villaggi più remoti. Un tempo anche qui c'erano le long houses su palafitta di tek, dove viveva tutta una famiglia per diverse generazioni, oggi le case in muratura col loro bravo tetto di lamiera stanno prendendo il posto delle capanne e lungo i sentieri, convenientemente allargati, transitano i motorini e anche qualche mezzo più grande. Naturalmente se scema l'interesse del viaggiatore sempre alla ricerca dell'inconsueto e del primitivo, nella realtà la gente sta molto meglio in termini di benessere materiale, qualità di vita e sicurezza alimentare e sanitaria. Rimangono solo i problemi di carattere genetico, considerando l'alta percentuale di matrimoni endogami e tra parenti stretti che la scarsa penetrabilità di queste comunità tribali impone. Su di una delle colline più alte, un villaggio Palaung  occupa tutto il crinale ponendosi a cavalcapoggio tra le due valli. Tra le case in ogni spazio libero, lunghe stuoie sono ricoperte da uno strato di foglioline arrotolate di thè ad essiccare. 

Donna Palaung
Basta fermarsi ad osservare e subito la nonna ti invita ad entrare, ti mostra la macchina a rulli che tutte le famiglie possiedono per sminuzzare le foglioline e poi metterle nei sacchi prima che il grossista venga a ritirarle. Beviamo un thè. E' verde e di sapore forte, quasi hai l'impressione che il tannino si attacchi ai denti. Al centro della grande stanza, tre bambini giocano un po' sguaiati, cercando di farsi notare mentre in un angolo una piccola amaca-culla dondola con l'ultimo nato che dorme beatamente. Certo ogni tanto senti lo spernacchiamento di un motorino che passa e appena fuori, un gruppo di ragazzine con ciocche inusitatamente bionde, ti saluta ridendo, solo distraendosi un attimo dallo smanettamento degli smartphone, però l'atmosfera generale del paese è ancora ferma nel tempo e rimane la sensazione di quella disattenzione alla fretta che ritrovi in campagna e che rimarrà sempre disabituata all'ossessione del tempo che fugge propria delle città. Le ore passano tra salitelle e discese, colline ricoperte di verde, orti di cavoli e melanzane e ripidi pendii pieni di alberi di arance, un agrume proprio di queste parti dalla buccia verde e sottile, molto succoso e abbastanza dolce. In un angolo della strada, c'è uno spazio più ampio che consente la manovra dei mezzi. 

Donna Danu
Sotto imponenti tettoie, ce ne sono grandi mucchi di questi piccole arance, continuamente rimpolpati da raccoglitori che arrivano con le gerle ricolme, mentre ragazze accoccolate a terra le scelgono, le dividono per pezzature e le dispongono in contenitori per essere portate ai mercati. Il capataz subito ne offre un po' per rinfrescarci la bocca, che ormai siamo proprio nell'ora più calda  e accidenti ai chili, in salita manca il fiato e le gambe dei camminatori più bolsi cominciano a essere stanche. Se Dio vuole prima o poi la tortura finisce e ritorni in città giusto in tempo per dare un'ultima occhiata al mercato grande, dato che proprio oggi cadeva la turnazione dei cinque giorni. Molte postazioni sono già sul punto di essere abbandonate, le donne ammucchiano l'invenduto nelle gerle per tornarsene a quei villaggi che noi avevamo attraversati semideserti. Qualcuna fa un giro per fare i suoi acquisti coi soldi incassati nella giornata, poi è tutto un andirivieni di motocarri, minibus e motorini stracarichi che partono rombando. Rimangono solo gli abitué del mercato a riordinare le merci per gli ultimi acquirenti e a preparare i banchi per il giorno dopo. Il sole scende su Kalaw. La giornata è stata dura, bisogna andare a rifocillarsi dal nepalese, prima che arrivi la folla dei camminatori e che anche lui, con l'aria del vecchio gurka in pensione finito per caso tra queste montagnole così diverse dalle vette himalayane a cui è aduso, assieme a tutte le sue figlie e nipoti, vada in confusione coi curry e i dal. C'è movimento anche in cucina, intanto arrivano montagne di chapatti caldi, forse la aggiustiamo anche questa sera.

Tramonto a Kalaw

SURVIVAL KIT

Essiccazione del thè al villaggio
Trekking a Kakaw - Questa è una delle zone più note della Birmania classificata come il paradiso dei trekkers di tutto il mondo. Naturalmente c'è ampia scelta con giri dai diversi gradi di difficoltà, da mezza giornata a quattro giorni per arrivare fino al lago Inle. Diciamo che si tratta di piacevoli passeggiate in un paesaggio collinare non troppo selvatico, in cui si vede una vita campestre non troppo primitiva. L'interesse etnografico rimane comunque piuttosto scarso, come ho detto prima, anche se chi ama soprattutto camminare, lo troverà ugualmente piacevole. Le guide, reperibili facilmente nei diversi Hotels, concorderanno il giro secondo le vostre richieste ed esigenze. A seconda del numero  dei partecipanti costano all'incirca 15/20.000 K al giorno. A mio parere, questa esperienza si può anche saltare, se non siete degli assatanati del camminare ad ogni costo e se disponete di poco tempo e dovete saltare un giorno. Comunque fate voi.

Famiglia Palaung


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 13 gennaio 2015

Per le strade di Kalaw

Shwe Oo Min Paya - Kalaw

Donna Shan al mercato di Kalaw
Kalaw è un piccolo paese di montagna, con gli alti e bassi delle sue stradine impervie che si arrampicano su per le colline circostanti. Al centro, proprio vicino alla Aung Chan Tha Paya, il mercato, una sfilza di bancarelle organizzate in un'area quadrata, dai corridoi bui e stretti come di consueto. Ogni cinque giorni, c'è il grande mercato che interessa a rotazione anche altre quattro città dei dintorni. Allora i banchetti si dilatano mostruosamente, occupando tutte le vie circostanti e la cittadina è in preda ad un fermento imponente. Gruppi di donne Shan, coi copricapi colorati arrivano dai villaggi più isolati a portare le loro cose ed i loro prodotti agricoli, magari accontentandosi di uno spazio a terra appena ricoperto da un telo di plastica su cui predisporre la mercanzia, estratta dalle pesanti gerle che portano sulla schiena, tenute su da una cinghia attorno al capo. Tutto il paese è in fermento ed è un continuo andirivieni di gente che vende e compra, carica e scarica di continuo carrette e altri mezzi di trasporto, prima di sbaraccare tutto e a sera ritornare da dove è venuto. Un bel po' di confusione molto fotogenica, in cui puoi passeggiare abbastanza ignorato se hai l'accortezza di non essere troppo invasivo. Poi, se hai voglia di camminare, prendi la strada principale che, partendo dalla moschea, poco frequentata per la verità, esce dal paese verso il Pine View Inn, costeggi il liceo in cui entrano frotte di ragazzi con le loro divise bianche e verdi e sali verso la collina a fianco del parco. 

La caverna della Shwe Oo Min Paya
Dopo una buona mezz'ora in fondo ad una valle stretta, vedrai svettare un gruppo di stupa dorati di diverse fogge che fa bella mostra di sé proprio a fianco ad un insediamento di militari. E' la parte esterna della Shwe Oo Min Paya, attraversata la quale si arriva ad una piccola apertura nella roccia retrostante che si apre a fianco alle costruzioni del tempio. E' l'ingresso di una caverna molto articolata che si insinua nelle viscere della montagna per stretti e bassi corridoi tutti circondati di statue del Buddha nelle più diverse posizioni. Dato che in generale i fedeli non sono molti, ti troverai solo con la sensazione di perderti nel labirinto delle gallerie illuminate solo dalle luci votive delle statue, cercando di arrivare fino ai punti in cui il percorso si esaurisce in minuscole salette o in veri e propri buchi dove infilarsi quasi carponi, tentando di far passare a fatica la pancia negli stretti passaggi, sotto l'occhio severo delle statue meditanti, cercando infine con una certa apprensione l'uscita, incerto se girare a destra o a sinistra in mancanza di un filo di Arianna misericordioso. L'ambiente è umidissimo ed il pavimento ricoperto di piastrelle scivolosissime e di mezzi gradini, vere trappole predisposte per il turista frettoloso e disattento. Certo il luogo è assai particolare e soprattutto la multiformità iconografica che sfila ai tuoi fianchi meraviglia e stupisce. 

A guardare la partita
Ognuna è fatta oggetto di devozioni particolari, in basso la scritta di chi ha offerto il pezzo e qui vedi scorrere i decenni quando non i secoli; ognuna è rivestita per l'occasione con appositi mantelli dal colore appropriato affinché la statua si senta protetta e non debba subire il freddo o l'umidità; offerte di frutta e incensi ovunque non mancano di lasciare nell'aria quel senso di santuario vissuto, unito a quello dolciastro della marcescenza e all'umidore diffuso dei luoghi in cui l'umanità si addensa. Quando esci a rivede le stelle, ti servirà un'altra oretta per risalire la collina fino all'Hnee Paya che ospita una bellissima statua di Buddha in bambù completamente laccato in oro di oltre mezzo millennio. Il monastero che la ospita è popolato di monaci gentili che appaiono ben felici delle visite, che alla fine generano sempre qualche offerta. E' quasi sera, la strada del ritorno assai lunga, per fortuna di tanto in tanto vedrai passare qualche baracchino con delle panche sul cassone, ma chiedi sempre il prezzo prima di salire, che l'ingordigia è assai grande quando compaiono le vacche da mungere. Arrivi in paese che il sole è proprio dietro alla Thein Taung Paya, il monastero la cui pagoda dalla punta dorata illuminata guiderà il tuo sguardo quando la luce verrà meno. 

Giovani monaci
Il tempio è popolato da un sacco di monaci giovani, che proprio a quest'ora, finite le incombenze religiose, questua, preghiera, studio e refezione, hanno un'oretta prima che cali il buio e venga il momento del riposo notturno. Eccoli là, nel cortile, tra gli stupa appena imbiancati o ricoperti d'oro, dove hanno appoggiato le tonache rosse ed in mutande e canottiera in tinta uguale (questo per rispondere a quanti si chiedono cosa portano i monaci sotto la tonaca) e divisi in due squadre, corrono dietro ad un pallone. Gli amici seduti sul muracciolo dello stupa più grande, fanno il tifo parteggiando per gli uni o per gli altri, I ragazzi corrono e si gridano scambievoli incitamenti, i residui di mantelli rossi svolazzano nell'aria quasi ferma, mentre dietro, gli ultimi raggi del sole li fanno risplendere come cortine dorate o specchi di favole orientali e quando la palla scivola tra i due paletti di legno provvisori che delimitano la porta, un grido si leva dai vincitori, che si abbracciano come tutti i ragazzi del mondo, forse perché ancora troppo lontani dall'illuminazione e preda di quella emozione che noi chiamiamo gioia. Due vecchi monaci escono dal tempio trasportando oggetti sacri e buttano un'occhiata benevola verso il campetto improvvisato, forse ricordano con un minimo di rimpianto di essere stati ragazzi in un tempo lontano. Poi il sole scende definitivamente carezzando le tonache per renderle ancora più rosse.

La partita di pallone

SURVIVAL KIT

Kalaw Market - In pieno centro, consueto mercato orientale dove si trova tutto, inclusa qualche bancarella con la solita paccottiglia per turisti all'ingresso e nei punti centrali più frequentati. Ogni cinque giorni il grande mercato dei villaggi, in cui ci si allarga praticamente con banchetti per tutto il centro. I giorni di mercato (inclusi quelli a rotazione dei villaggi vicini) sono sicuramente indicati nelle informazioni del vostro albergo.

Monaci del Hsu Taung Phye
Shwe Oo Min Paya - Bel complesso di stupa e caverna sacra. A circa mezz'ora dal centro del mercato per la Min Street. Superata la sbarra dell'insediamento militare, vedrete il tempio in fondo alla vostra sinistra, prima del golf club, attenzione che le palline arrivano dall'alto attraversando la strada e qualcuno se le è già prese in testa. Ingresso gratuito. Occhio che si scivola a piedi nudi. Partendo di lì un'altra mezz'oretta per arrivare alla Hnee paya con l'antico Buddha di bambù. La strada non è indicata e non facile da trovare tra i diversi sentieri. Chiedete indicazioni ai passanti o fatevi portare (molto più facile e meno faticoso). 

Hsu Taung Phye Paya - Monastero quasi al centro della città, dove poter osservare la vita quotidiana dei monaci.
Nella caverna sacra

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 12 gennaio 2015

Verso lo stato Shan

Taungoo - La questua dei monaci
 
Raccolta del vino di palma
Di certo quello che più colpisce in Birmania è tutto quanto è legato al sacro ed alla religione, alle costruzioni imponenti e alle manifestazioni di devozione, tuttavia è viaggiando al di fuori delle città, nel paese rurale, che si viene a contatto con un mondo poco appariscente e quasi fermo nel tempo, di cui ci siamo un poco dimenticati e che invece è bello rivisitare. La parte centrale del paese è anche quella più popolosa e benché più arida delle regioni restanti, non mostra mai segni di abbandono. Lasci la città al mattino presto mentre le file di monaci la percorrono per la questua, riparando il capo dal sole già forte coi ventagli d'ordinanza dal bordino in tinta perfetta con la tonaca e sei subito nei campi. Passi attraverso risaie infinite i cui arginelli sono orlati da file infinite di palme da vino alte e sottili, con il loro ciuffetto spargolo in cima. Ogni tanto vedi gruppetti di contadini coi larghi piedi abituati a pestare fango con lunghe e precarie scale che salgono fino in cima come scimmiotti giocolieri, ognuno con tondi vasi di terracotta, per sostituire quelli messi il giorno prima, che vengono ritirati colmi di un liquido schiumoso e poco invitante, che riportano a terra in precarie acrobazie, portandolo poi alle capanne vicine, versandolo in grandi pentoloni neri di fuliggine, dove una fermentazione alla buona lo trasformerà in toddy, l'alcol dei poveri delle campagne. Dove l'acqua dei canali non arriva, ecco campi di cotone e poi di cipolle ed infine di peperoncino, che spicca con le sue capsule rosso fuoco, prima nei campi, poi lungo le strade ad essiccare. 

Lavorazione della cipolla
Bianco ovattato in grandi mucchi leggeri l'uno e in strati infiniti su stuoie di rosso vivo che paiono in fiamme, l'altro. Dove c'è qualche costruzione più strutturata delle semplici capanne, un grossista e decine di donne che selezionano, vagliano con grandi vassoi di bambù per spogliare le cipolline dorate della camicia esterna più leggera, che vola subito via circondando tutto l'ambiente di coriandoli che volano attraverso l'aria Il padrone sta appollaiato all'interno a fare conti, a enumerare i sacchi finiti, a contrattare la spedizione della merce già pronta su camioncini arrivati dai mercati. Un grasso donnone sta appollaiato sopra una montagna di sacchi sul cassone di un camion dalle insegne cinesi. Di qui la merce parte persino per lo Yunnan, nel sud della Cina. Se ti mostri interessato, il padrone molla subito i suoi impegni e ti mostra tutto il meccanismo delle attività, il magazzino, le lavoranti, i mucchi merce e alla fine non riesci ad andartene via senza un sacchettino di peperoncini "speciali" e ti fa un cenno di complicità con la testa, non si capisce se per semplice simpatia o per una impossibile possibilità di affari futuri. Poi la strada lascia la piana e comincia ad inerpicarsi verso le montagne dello stato Shan, quello più noto da noi come il Triangolo d'Oro. Le risaie lasciano spazio alle piantagioni di caucciù e di piante di tek, l'altra grande ricchezza del sudest asiatico. Il cammino è via via più tortuoso e diventa difficile superare le decine di camion carichi fino all'orlo di cavoli, in viaggio verso il confine cinese. 

L'ammasso del peperoncino
 Ma le soste sono frequenti. Questo è un altro particolare curioso nelle strade birmane: per quando il manto stradale sia stretto o smunto residuo pieno di buche di una deposizione di asfalto di tempi remoti di cui nessuno più ha memoria, pure, ogni pochi chilometri una sbarra a mano od una semplice canna di bambù attraverso la strada, ferma la marcia. Da un capanno ai lati, sempre munito di un tavolino circondato da due o tre addetti con grandi registri stazzonati, emerge un ragazzotto che si avvicina con aria stanca alla tua auto e chiede una gabella, indicata per altro su un enorme cartellone su cui sono elencati tutti i possibili mezzi di trasporto di ogni tipo e dimensione, dai carretti ai camion a rimorchio. In pratica è una tassa stradale che viene riscossa da chi si è aggiudicato l'appalto per tenere in funzione la strada in oggetto. Naturalmente questa è una sine cura che di certo sarà affidata a qualche amico del potente di turno, perché raramente vedi qualche gruppo di donne malmesse, il più delle volte appartenenti alle etnie più discriminate, che ai bordi della strada, spaccano pietre con martelli di fortuna, per ridurle di dimensioni idonee a essere gettate nelle enormi buche che si aprono qua e là e poi spennellate e ricoperte del bitume che ribolle in un bidone di petrolio su un fuoco, pescato con mestoloni e poi colato a mano dove meglio abbisogna. 

Commerciante di peperoncini
Un po' come svuotare il mare con un cucchiaio, ma a quanto sembra questo giustifica il prelievo, comprensibile peraltro sulle strade nuove dove sono presenti veri e propri caselli, pieni di ragazzine che annotano diligentemente il pedaggio nei libroni e che appena vedono uno straniero salutano con la manina sorridendo. Comunque, inevitabilmente quando hai pagato la sbarra si alza e te ne vai libero fino alla prossima stazione di pedaggio. Quando, dopo gli ultimi tortuosi tornanti, arrivi agli oltre 1300 metri di Kalaw, l'aria frizzantina di montagna aiuta il movimento e la voglia di andare a fare un giro tra le stradine di questo paesotto popolato dai discendenti dei molti immigrati indonepalesi che gli inglesi avevano portato fin qui per costruire ferrovie. E' sera ormai e il tempietto di Aung Chan Tha brilla dei lampi colorati delle migliaia delle minuscole tessere di vetro di cui è ricoperto. Il sole è ormai sceso dietro le montagne e lo zedi dorato del monastero Thein Thaung è come un faro luminoso nella notte. 
Kalaw - tempio Aung Chan Tha

SURVIVAL KIT

Grossista di cotone 
Kalaw - A circa 200 Km da Taungoo è una stazione di montagna piuttosto fresca anche in estate che può fare da base di partenza per visitare i dintorni e lo stato Shan. Molti alberghi e ristoranti per tutte le borse. E' anche base per una serie di trekking nei dintorni, di cui parleremo nei prossimi giorni. Attenzione ai cani randagi di notte, proprio qui un'amica è stata morsicata inciampandovi casualmente al buio, con tutte le rogne di antirabbica del caso. D'inverno e di notte fa frescolino, può anche arrivare vicino allo zero, prevedere un congruo pile.

Pine Breeze hotel - No.174 , 7Quarter,Thittaw Street, Kalaw,- Classico hotel 3 stelle cinese. 35 $. A 5 minuti dal centro (la città è comunque piccolissima), ma posto in posizione dominante su una collina. Colazione abbondante sul terrazzo da cui si domina una bella vista sulla città, sia alba che tramonto. Camere piccoline ma in linea con lo standard birmano. Free Wifi. Personale come al solito gentilissimo e disponibile per consigli o supporto per organizzare i vari trekking. Ricordatevi sempre la pila, per rientrare alla sera, quando spesso non c'è illuminazione. Non c'è servizio ristorante se non in occasioni particolari.

Everest Nepali Food Centre Aung chan thar streetKalaw - Bene indicato e facile da trovare. Ristorante molto popolare in pieno centro. Sempre affollatissimo, per questo qualcuno lamenta lunghe attese. gestito da nepalesi, si mangia cibo indiano e nepalese. Può capitare di non trovare posto o essere messi al tavolo con altri, buon sistema per scambiare impressioni e informazioni. Buon rapporto qualità prezzo. Buono il dal, minestra di lenticchie classica, non molto piccante, chapatti e nan al formaggio e classici curry indiani oltre ai normali piatti di cucina cinese. Piatti attorno ai 3000K. 

Un pozzo di campagna

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


sabato 15 novembre 2014

Luce d'oro

Kalaw - La grande pagoda


Pagoda dorata, una punta di lancia sottile, ago di acceso fervore piantato nella seta nera della notte. Splendore lucido che pervade di sé ogni cosa intorno. Solitario gioiello illuminato, mentre le sue compagne, più piccole e ignorate, riflettono soltanto bagliori resi opachi dalla distanza, mostrando linee grige e quasi spente, come se all'interno non giacesse ormai più alcuna reliquia. La brezza della prima notte smuove le foglie di metallo delle campanelle. Piccoli suoni dolci, ma già non c'è più nessuno ad ascoltarli, a raccoglierne la sottile benedizione augurale. I giovani monaci che nei raggi accecanti del tramonto giocavano, ridendo e sollevando le tonache colore del mattone rosso del monastero, si sono già ritirati, terminata l'ora del gioco, già inoltrata quella della preghiera. Rimane soltanto l'oro della guglia, presenza unica, fato imprescindibile, luce senza tempo ed io qui a goderla indegnamente.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 121 (a seconda dei calcoli) su 250!