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mercoledì 22 settembre 2021

Sogni di una notte di mezza estate/autunno

 
Menton - sett. 21

Ieri vi ho illustrato con dovizia di particolari quale sia la mia fervida e impegnativa attività che occupa le mie giornate in questa località vacanziera. In realtà non dovete pensare che quando la mente è in stato, come si può dire, di totale inerzia, di coma vigile, di assenza di segnale, sia completamente bloccata e nullopensante. In realtà essa rimane libera di vagare nell'iperuranio e di norma può sognare e spesso lo fa. La mia in particolare in questo periodo di forzata inattività, sogna molto, complice il fatto che in pratica da un paio d'anni sono fermo al palo, cosa che mi infastidisce moltissimo, anche se non lo faccio trapelare troppo in quanto è una lamentela, tra le tante, inadatta a questi tempi, in cui per i più, i problemi sono molto, molto più gravi. Ovvio quindi che il sogno vaghi soprattutto nello spazio e si costruisca tutta una serie di itinerari del desiderio, che nella maggior parte dei casi rimarranno sulla carta, anzi nella testa, causa, in primis, il Covid che non sembra dare tregue definitive, in secundis l'età che purtroppo non si riesce a fermare e quindi li impedirà, vuoi a causa della salute sempre più malferma dell'anziano, sia del fattore tempo che si restringe giorno dopo giorno. Tuttavia a titolo puramente onanistico, volevo farvi un piccolo elenco dei viaggi che ambirei fare in un prossimo possibile futuro (non nella prossima vita però), prima di ricongiungermi al Grande Spirito o come meglio volete nominarlo. Partiamo da quelli che erano già stati impostati e che quindi sarebbero in teoria fattibili tra i primi.

  1. Sao Tomé e Principe - del quale avevo già pagato il volo, per fortuna in parte recuperato, anche se l'albergo da me ieri interpellato mi segnala che c'è di nuovo una recrudescenza di virus
  2. Georgia, Armenia, Adzerbajgian (con possibilità di Nagorno Karabagh e magari puntata in Abkazia) con tutti i contatti e gli itinerari già segnati, posto che la guerra (finita?) lo consenta.
  3. Argentina (con puntata di un paio di gg. a Montevideo, Concordia e cascate Iguassu e messa del piede in territorio del Paraguay) parte Patagonica con risalita della Patagonia Cilena (contatti già avviati)
  4. Seychelles - di facile preparazione
  5. Polinesia Francese - magari in coincidenza con i 50 anni di matrimonio
  6. Mongolia - in concomitanza di qualche festival importante, tra luglio e agosto
Non pensate poi che io disdegni il sistema crociera, in particolare ho già esaminato se venissero fattibili a buon prezzo:
  1. Isole del Caribe che ti consentirebbe di vedere una decina di paesi in un sol colpo e solo in questo modo es. questa: British islands, Antigua, S. Kitts, Guadalupa, Martinica, Dominica, Barbados, Trinidad, Grenada, S. Vincent, S.Lucia
  2. Nord estremo, con stop in Groenlandia e isole Svalbard, oltre ovviamente ai fiordi norvegesi
  3. Sud estremo - Crociera antartica, tuttavia impossibile per il costo proibitivo
C'è poi una serie di viaggi, almeno una ventina, che mi piacerebbero moltissimo ma sono tutti da preparare, lunghi:
  1. Da Seattle, Vancouver risalendo la costa fino ad Ankorage in Alaska
  2. Da S. Diego in Messico lungo la Baja California, risalendo poi il Messico del nord (barranca del cobre) in itinerario circolare
  3. Costarica coi suoi parchi, Panama e il canale e le isole S. Blas
  4. Bolivia (Salares e Titicaca) e Peru completo
  5. Equador con Galapagos
  6. Colombia completa
  7. Nuova Zelanda con estensioni possibili (Tonga, Fiji, Samoa)
  8. Tajikistan, Kirghizistan, puntata in Kazakistan e prosecuzione nella Cina del nord da Urumchi a Pechino. Eventuale escursione di 3/5 gg in Corea del Nord
  9. Corea almeno una 15ina di gg
  10. Giappone classico per la fioritura dei ciliegi
  11. Iran completo con estensione nel golfo (Bahrein o Qatar)
  12. Tutto Pakistan da Karachi fino alla valle del  Chitral
  13. Sumatra (lago Toba e isole Mentaway/Siberut), Sumba, Sumbawa, Komodo, Flores e Timor est
  14. Valle del Mustang in Nepal a patto che si possa fare con mulo o asino o cavallo, perché a piedi non ce la faccio più
  15. Mauritania e il suo deserto
  16. Togo, Benin e Ghana
  17. Parchi dello Zambia e Zimbabwe
  18. Uganda, Ruanda e Burundi con i gorilla di montagna
  19. Molte isole dell'Egeo sacco in spalla coi traghetti
  20. Tour australiano con Tasmania
Poi ci sarebbero una serie di viaggi brevi:
  1. Sudan e la zona archeologica di Meroe
  2. Mauritius e/o Reunion
  3. Isola di Madera
  4. Giamaica
  5. Nord dell'Angola con le sue tribù poco conosciute
  6. Punjab per la festa ad Amristar eventualmente con puntata in Ladakh nelle valli dove ancora non sono stato
  7. West Irian per il festival delle tribù
  8. Arabia Saudita archeologica
  9. Capo Verde, diverse isole

    Poi ci sono grandi raid in macchina da fare se qualcuno mi pagasse per farli e parlarne o scriverne

    1. Da Alessandria a Pechino (Austria, Ungheria Russia, Caspio, Turkmenistan Uzbekistan, Irkusk, Mongolia, Pechino)
    2. L'anno dopo, da Pechino a Delhi, traversando tutta la Cina interna, Tibet, Nepal e India
    3. L'anno dopo, Da Delhi ad Alessandria (via Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia, Zagabria)
    4. Da Alessandria a Camerun lungo l'Atlantico per 22 paesi (Italia, Francia, Monaco , Andorra, Spagna, Gibilterra, Ceuta, Marocco, Sahara spagnolo, Mauritania, Senegal, Gambia,  Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone, Liberia, Costa d'Avorio, Ghana, Togo, Benin , Nigeria, Camerun) Ebola permettendo
    5. Da Nairobi a Città del Capo
    6. Da Ankorage in Alaska a Ushuaia 
    Infine ci sono i viaggi ad oggivimpossibili,vche non abbiamo fatto quando si potevano fare
    1. Afganistan fino al corridoio del Waziristan
    2. Libia col deserto del Fezzan fino al lago Ciad
    3. Eritrea con le isole fino a Gibuti
    4. Aden e valle dell'Hadramaut (Yemen) con Socotra
    5. Mali e la falaise di Badjangara fino a Tibuctu
    E poi ce ne sono un sacco di altri che a questo punto non elenco neanche visto che oggi ho sognato anche troppo. A domani

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    mercoledì 15 settembre 2021

    Eden

     

    Menton

    Mi sono fatto convinto, direbbe Montalbano, che se c’è mai stato un giardino dell’Eden, o come volete chiamarlo a seconda della vostra religione, che ognuna ha il suo particolare Paradiso terrestre, questo è sicuramente stato ideato in riva al mare. Non c’è ragione che non sia così, date retta a me che ne ho viste tante e tanti di posti bellissimi e accattivanti. Certo la montagna è magnifica, le vette incombono e portano a considerare il sentimento del sublime, d’accordo, ma al mare innanzitutto c’è il mare e questo credo che nessuno lo possa negare, è un assioma lapalissiano e incontestabile. E al mare non puoi stare che bene. Bastano i piedi al contatto con la sabbia, quella pressione delle dita che la penetrano come fosse carne viva, calda e pulsante, il leggero crocchiare che provoca il tuo peso quando il tallone la penetra e la stessa fatica dell’onda che bagna appena la riva, dove vai a mettere il piede affinché sia lambito dolcemente, affinché tu possa sentirne il calore, l’umidore accogliente di quel liquido amniotico da cui arriva la vita di questo pianeta. La carezza del sole sulla pelle e il profumo che ad occhi chiusi senti arrivare da quel piano azzurro in perenne movimento, un odore salso e sapido, di alga viva, di pietra bagnata, di scoglio scolpito dall’impeto della spuma bianca che lo tormenta nell’acme  infinito, mentre si sbrindella in mille schizzi di piacere. 

    Il caldo non ti soffoca mai, intanto perché sei pressoché nudo, quasi allo stato di natura, anche se sgradevole alla vista, ma pazienza, in fondo nessuno vede se stesso e la tendenza comunque è a soprassedere, a giustificare, in ogni caso a non essere troppo severi nel giudizio, anche se non ci sono vesti che occultino o camicie che facciano difetto. E se per caso fa troppo caldo, proprio lì a due passi, c’è il più straordinario modo di rinfrescarsi, ogni altro è un succedaneo, un sostituto miserevole e non paragonabile al bagno di mare. Una vasca infinita nella quale crogiolarsi all’infinito e poi ancora. E quando ne sei sazio, se mai arrivi ad esserlo, c’è tutto quello che sta alle spalle della battigia, una terra di latte e miele, da cui vengono brezze di monte, leggere e profumate, sentori di rosmarino e borragine e più avanti odori più forti di lentischi e tamerici selvagge ed aspre (sempre così sono le tamerici, lo dicono almeno i poeti, io non so neanche cosa siano, al pari degli asfodeli dell’altro giorno, ma dai, fa tanto poetico e suona benissimo). Il monte del mare poi, è quasi sempre selvatico e spinoso, la macchia mediterranea impenetrabile e aspra, ma ricca di profumi forti e distintivi che richiama sempre il salmastro dell’ingombrante vicino. 

    In questa stagione poi, la folla ha lasciato la spiaggia e stare sulla rena a piedi nudi, quasi da soli (oggi ci saranno state venti persone in un chilometro), solo qualche presenza lontana che prova col piede la temperatura dell’acqua, non ha prezzo. Sarà per questo che per non farti godere troppo, chi pensa all’organizzazione generale ha deciso che da oggi qui sulla côte debbia piovere, cielo grigio e nuvole spesse che non promettono nulla di buono, come dire: non farti troppe idee in fondo sei un travet con la nuvoletta nera che ti segue, non pretendere troppo, soffri in silenzio e vediamo se starai bravo, tra qualche giorno. Anche domani pioverà, stavolta copiosamente, pazienza, tanto siamo già nel paradiso terrestre, perché lamentarsi, al limite come consolazione, c’è sempre la sfilata dei ristoranti sulla passeggiata. E se non mi sentite per qualche giorno non fateci caso, un po’ sarà la pigrizia che mi prende quando mi spiaggio come un otaria, un po’ il roaming che con i suoi costi nascosti mi impedisce di collegarmi.

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    martedì 10 settembre 2019

    L'accidia aumenta

    Risultati immagini per accidia

    Hai voglia l'aria del mare e la brezza mattutina con la sferzata di iodio che arriva dallo sbattere dell'onda; hai voglia il profumo della macchia mediterranea, l'olezzo di lentischi e rosmarini, il sentore dei limoni che fluttua nell'aria della cote, ma cavolo, se continua a piovere a dirotto, come direbbero sui miei monti la vén da magnìn, altro che passare, l'accidia aumenta e mi si piazza sullo stomaco come un mattone crudo da digerire. La commessa del supermercato dove siamo passati per fare un piccolo rifornimento di formaggi, tanto per tenere a bada il colesterolo la fame, dice che un po' d'acqua ci voleva, ma accidenti proprio quando arrivo io? Ho già capito, mai cuntént, direte voi, già sei un fancazzista provetto che succhi il nettare dell'INPS, che fa voti che tu schiatti al più presto e neppure ti va bene? Ma non non è che mi lamento, è che questo clima mi intristisce un poco e mi induce a quella vena melanconica ed improduttiva, aggiungi il fatto che non riesco a quagliare con i miei progetti di viaggio che non decollano e alla fine vado in depressione. Per fortuna che non ho la televisione per vedere quanto capita in Italia, tanto adesso mi sono messo all'opposizione anche se non posso negare una gran soddisfazione al vedere gli schizzi di rabbia a e di merda che sprizzano da tutti i pori di quelli che per un anno e mezzo hanno fatto le stesse cose che rimproverano ingiustamente a questi, e quindi chi se ne frega. Intanto pare che domani esca un po' di sole. Poi si vedrà.

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    mercoledì 27 giugno 2018

    Haiku del mare




    Dal mare al piatto
    Concedi voluttà
    Cozza pelosa

    martedì 19 settembre 2017

    Mare autunnale

    foto T. Sofi
    E' incredibile questo settembre marino che sembra un novembre discreto. Sta  diventando un paese da ombre lunghe. Vento fresco e spesso pioggerella sottile che convince anche le più sfrenate espositrici di carne tremula debitamente frollata a rinfoderarla in fuseau attillati e contenitivi. Anche i macellai milanesi e badanti ucraine hanno abbandonato la spiaggia dove resistono solo i bagnati di lungo corso che vogliono tenere la battigia, almeno fino alla prossima estate, forse per tenere il posto duramente conquistato ad agosto. Residui ultrasessantenni con codini ormai ingrigiti dall'uso e l'abuso di buon pakistano e incartapecorite vecchie tarde epigoni delle gesta delle BB di epoca saintropeziana cercano invano di scurire ancora di più le loro pelli già pesantemente brunite come quelle degli odiati invasori che di tanto in tanto tentano di passare tra gli scogli della frontiera vicina. 

    Una biondotta slavata a cui il vento fresco impedisce di esporre le borse pendule come borsellini vuoti, sfoglia la Stampa che elenca la quotidiana lista degli stupri alle turiste. Accidenti è qualche giorno che tra gli assatanati non se ne registra neanche uno nero, anzi diciamo pure negro, così gli odiatori professionali di facebook non riescono neanche più a spargere un poco del loro veleno seriale sugli invasori colorati da castrare anche non solo chimicamente se del caso. E' proprio una disdetta, sembrano quasi dispiaciuti di non poter esibire la loro trofia soddisfazione di fronte agli animali neri brutalizzatori. Ce ne fosse almeno uno al giorno, per poter montare la panna e menare il torrone, ci farebbero la firma alla faccia delle vittime, delle quali non gliene potrebbe fregare di meno naturalmente. Così la nostra amica ripiega il giornale delusa e si gira esponendo allo zefiro un ettaro di chiappe bianchicce. Il mare d'autunno è triste c'è poco da dire.

    lunedì 18 settembre 2017

    Mare mosso


    Un sole che non ha più voglia di rompere le nubi e farsi largo nel cielo, fa mille stelline sull'acqua, una gibigianna maliziosa per ricordarti che l'estate è finita e che devi venire in spiaggia coperto, perché tira un venticello teso e freschino, che vuol forse soltanto ricordarti che l'inverno sta arrivando, che è tempo di migrare, andare a cercare lidi più favorevoli, più caldi o soltanto diversi, che basta questo a scaldare il cuore, l'ansia della conoscenza, del nuovo, del differente che sta al di là della collina. Bisogna solo preparasi, fare cose obbligate per questo mondo che mette ogni giorno nuove barriere, diversi steccati, brillanti ed inutili linee Maginot di cui la storia ha già fatto tante volte strame ma che servono a tranquillizzare le menti deboli, impaurite da interessati mentitori. 

    La spiaggia adesso è quasi deserta, un kitesurf si libra nell'aria, forse anche lui sogna di volare verso lidi lontani, Solo qualche russofona callipigia che offre il fianco allo scatto esibito, alzando la gambetta in pose che vogliono essere miglioratrici o famigliole di milanesotti bauscianti, i cui bimbi di cinque o sei anni non giocano più a biglie con paletta e secchiello, ma la stessa usano per confezionare tortine di sabbia ornate di pietroline e conchigliette per preparare sfiziosi piatti da master chef, offrendo alla mamma estasiata una tartare speciale fatta con doppia salsa alla pera e alla senape, attenzione, menù stellato. Insomma il mondo cambia, non c'è verso. 

    Eppure ci sono ancora le mezze stagioni, insomma almeno di questo non lamentiamoci. Diciamolo pure, siamo incontentabili, vogliamo sempre di più e sempre meglio, il meraviglioso, a noi sazi di straordinario, appare banale e scontato così da fare apparire la ricerca della felicità, come una mitica ed irraggiungibile pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno. Dicono invece i cinesi : 一口田,衣禄全 - Yīkǒu tián yī lù quán, Se hai vestiti da indossare e un campo da coltivare, hai tutto ciò che ti serve per essere felice.

    mercoledì 13 settembre 2017

    Mare di fine estate

    Menton - Francia
    Quando l'estate sta finendo, il mare ha un altro colore. E' un azzurro più pallido, un poco più triste, sembra che tutta quell'acqua abbia voglia di trattenere la gente ancora un po', insomma che cerchi di convincerti a non andartene. La spiaggia è finalmente meno affollata, per il tuo piacere naturalmente che un poco soffri la folla agostane e luglienga, ma il mare ha bisogno di gente, di corpi flaccidi da arrostire al sole, di animali da bagnasciuga in tutte le declinazioni del rosso, dal rosato pallido al vermiglio intenso, con larghe chiazze che denunciano i brani di epidermide caduta, forse persa per sempre, gode del fatto che non si veda quasi la sabbia o le pietre a seconda della location, insomma il mare senza bagnanti che mare è. Non sembra neanche vacanza. Gli ombrelloni adesso sono radi, qui sulla côte, già da giorni hanno ritirato il bagnino della municipalité, anche le boe sono state rinfoderate. Lungo la passeggiata vedi già qualche serranda abbassata, le auto girano più in fretta, quasi che non ci siano camminatori che cercano di raggiungere la battigia. 

    Alla spiaggia adesso scendono tardi, non come prima che se arrivavi alle nove dovevi farti strada a zigzag tra gli asciugamani stesi con arte per occupare più spazi, per conquistare posizioni. Intanto sono spariti bambini e ragazzini vocianti, tutti a scuola direte voi, francesi ed italiani, uniti nello svolgimento del dovere, nonni al seguito naturalmente. Tuttavia la striscia davanti al mare rimane comunque preda dell'anziano o della single attempata che si ostina ad esibire la tetta cadente, fidando su qualche nuova scoperta antigravitazionale. Qualche coppietta di varia avvenenza si lascia carezzare dalla brezza. Gruppetti isolati di russi hanno conquistato spazio e si sentono a loro agio sguazzando nelle acque improvvisamente diventate più gelide, al contrario di quanto dovrebbe garantire la stagione. Anzi sembra proprio che il mare sia un poco arrabbiato per questo senso di abbandono e l'onda più lunga e movimentata quasi ti respinge se cerchi di entrare in acqua. 

    Al mio fianco una signora disattenta, forse abituata alla docilità dello scorso mese, è stata sbattuta a terra dall'onda potente e deve avere sbattuto la gamba su un pietrone, forse se l'è addirittura rotta. Per lo meno così sembra ai solerti omaccioni dell'ambulanza che sono subito arrivati a prelevarla dopo averla imbardata in una speciale crisalide gonfiata con la pompa da bicicletta che l'ha immobilizzata. I russi aiutano nel trasporto. Certo che rompersi la tibia in spiaggia è una bella sfiga, direte voi. Eh, non si è mai abbastanza attenti. Anche qui, sdraiati al sole a pancia all'aria e leggere il giornale o un libro, merce rara sulla spiaggia, mentre sullo sfondo ogni tanto passa, cercando di rendersi invisibile, qualche clandestino, riconoscibilissimo, per chi lo volesse, ma non visto da chi, qualche metro più in alto, munito di mitra ed elmetto da combattimento protegge la patria dall'invasione. 

    Migranti di fine estate, l'importante è far credere al popolo beota la propria decisa durezza, l'invalicabilità della frontiera e del sacro suolo, il voto chiama dappertutto. Intanto l'aria è più fina, si respira meglio sulla spiaggia spopolata, verso l'una quasi tutti se ne vanno; rimane la madama che era attaccata al telefono già da un'oretta, che pacchia adesso che il roaming è aggratis, ma forse è la stessa che telefonava anche prima, quando si pagava. Ma sì, si sta proprio bene, anche se l'aria di smantellamento di fine stagione rende il tutto un po' più sdilinquito. E poi accidenti io sono un convalescente che va accudito con amore e questo luogo da baronesse russe tubercolotiche fin de siècle, mi si addice assolutamente. Quindi lasciate che mi crogiuoli ancora per qualche giorno prima di ritornare ad occuparmi della prossima partenza che si avvicina a grandi passi, ma che comunque non riesce ancora a distogliermi dalla mia accidiosa pigrizia.



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    venerdì 17 febbraio 2017

    Madagascar 32: Spiagge bianche




    La spiaggia è un ecosistema particolare, in fondo niente di più che una sottile linea di confine tra terra e mare. Difficile definire il motivo per cui sia così fortemente attrattiva per la maggior parte delle persone. In fondo è un non luogo di permanenza provvisorio, neppure particolarmente accogliente; per renderla confortevole devi attrezzarla in qualche modo, stendere teli, per non parlare di ripari per l'ombra o lettini vari. E' un misto di contrasti tra il desiderio di riposo e distacco dalla frenesia del campare quotidiano e l'offerta di un vivere differente da quello a cui si è normalmente abituati, la sicurezza delle protezioni, dei tetti sotto i quali trovare riparo, la liberazione dai vestiti e infine la promessa del contatto con l'elemento acqua, specialmente se calda, quel liquido amniotico la cui perdita ci perseguita per tutta la vita e del quale cerchiamo così di sopperire la mancanza. Difficilmente trovi qualcuno che non ami passeggiare sul bagnasciuga. Camminare, muoversi sulla linea di confine con quel leggero solletico dell'onda timida che ti lambisce come la carezza di un'amante desiderosa di attenzione, che ti chiama continuamente perché tu vinca la ritrosia e ti lascia andare al suo caldo abbraccio. Senti il tocco gentile della brezza che asciugandoti le perline di sudore che il sole sempre forte, pretende, ti danno quell'attimo di fresco concesso dell'evaporazione sulla pelle. Il ruvido morso del sale sull'epidermide che a poco a poco si scurisce, l'ombra che si accorcia prima e poi mentre il giorno muore, diventa sempre più allungata, mentre il sole perde tutto il sangue sul pavimento del cielo nella speranza di rinascere domani. 

    Questi mari delle isole del sud amplificano ancor di più queste sensazioni. In fondo ci staresti tutto il giorno tra la corona dei palmizi e la marea, che qui è sempre importante, accresce il senso di esotico che contribuisce al piacere. Questa acqua che si ritira mettendo a nudo lentamente il fondo irregolare, mostrando tutta una vita in equilibrio tra due ambienti, tra aria e acqua, lo scoprirsi di rocce  corrose e taglienti, i residui ormai morti, frammenti di conchiglie, pezzi di corallo sbiancato che non rappresentano una fine, ma soltanto l'inizio della spiaggia futura, tutto diventa attrazione e spettacolo, mentre potrebbe sembrare di primo acchito come la faccia deteriorata della riva. Poi, mentre stai lì, inconsapevole ed incurante del tempo che passa, senza che tu riesca ad avvertirlo, ecco che c'è l'inversione di tendenza, il va e vieni dell'onda seguente che prima era sempre, anche se solo di un tratto infinitesimale, meno aggressiva e morbosa, fermandosi ogni volta un poco prima, adesso pare avere cambiato idea; si spinge, dapprima quasi vergognosa, poi sempre più ardita, sempre un po' più avanti, come l'innamorato che attenta al corpo dell'amata ritrosa, che pare non voglia concedersi, ma poi trattino dopo trattino, attraverso accettazioni successive, abbandona la sua timidezza, si lascia andare alla passione, mentre le dita insistenti si allungano sulla sua pelle di sabbia distesa e calda di sole, cercando di averla tutta per sé ancora una volta. 

    Quando il mare ha conquistato definitivamente la riva, rimane sì un poco a godersela tutta, poi, stanco amante soddisfatto, si ritira lento. Ricomincerà il suo assedio prepotente e inarrestabile tra sei ore, instancabile e fedele per sempre. Tu stai lì a guardare questo amplesso a cui titubi se partecipare o no, mescolandoti ad esso per avere anche tu la tua porzione di piacere. La spiaggia è calore e soddisfazione al tempo stesso, è tempo lento da spendere senza occupare la mente, ristoro e riposo senza rimpianto di tempo perduto. L'isola del sud ha spazi dilatati, la striscia di sabbia coronata da palme è sempre estesa a perdita d'occhio, chi ci cammina si perde nella sua estensione, difficilmente c'è contatto con l'altro da te, che rifiuti di norma per una misantropia malcelata. La solitudine voluta non pesa mai, respiri salsi sentori di mari sconosciuti, assieme al desiderio di vedere un giorno cosa ci sia al di là di quell'orizzonte tremulo, ancora se possibile più lontano. Non hai neanche voglia di mangiare, seduto sulla sabbia ad ascoltare il rumore dell'aria. Rimane solo lo spazio per l'appuntamento della sera, la pelle ormai asciutta dall'acqua, ad indovinare quali saranno i colori del cielo di questa sera, ogni volta nuovi ed imperdibili, per imparare la bellezza delle nubi alte che rimangono immobili. Anche il mare sembra immobile come il tempo o forse sei tu che lo vorresti fermare. Domani bisognerà ripartire. 


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    Mad 11: Gli Zafimaniry

    mercoledì 3 settembre 2014

    Al mare è un'altra cosa

    Dite quello che volete ma al mare è un’altra cosa. Prima di tutto c’è il mare, che già non è cosa da poco. Te ne stai lì, a mollo, abbracciato da quel liquido amniotico che è un vero piacere fisico. E’ così, veniamo dall’acqua e ci stiamo da papi. Poi se sei grasso e corpulento, ti ci senti leggero come una piuma, fresco mentre fa caldo, baciato dal sole anche se non sei bello, respiri iodio anche se c’è puzza, ti passa pure la fame. Nell’acqua si sta bene, circondato da signore poco o nulla vestite che si stirano languide sotto la carezza del sole come bagnanti di Renoir, sì certo un po’ cicce e rosate, ma suvvia diciamolo forte, abbiamo coraggio, ma a chi piacciono le magre? E poi l’aria, tersa fina, piena di luce. Per forza che correvano qui da tutte le parti i pittori en plein air di fine 800. Dove la trovi una luce così chiara e netta da rischiarare anche gli animi più foschi, la più grigia malinconia. I ciotoli della riva risuonano sotto i piedi come campanelline tibetane. Ti raccontano di pace e di serenità. Voglia di dormire, di riposare sotto il sole caldo, ben riparato s’intende, che riscaldi le ossa sì, ma non offenda la pelle delicata. Ci sarà tempo per fare tutto nei prossimi giorni. Leggere un poco, preparare pezzi e qualche haiku lieve per quando non ci sarò, pochi giorni state tranquilli e studiare anche un poco quel nuovo mondo incognito che mi aspetta. Cibi leggeri e spirito rinfrancato. Ma come si sta bene al mare!

    lunedì 12 maggio 2014

    Una spiaggia del sud

    Marina di Modica - maggio 2014


    Una spiaggia deserta. Il vento di ponente che soffia leggero. Il sole non ancora fastidioso, cerca di alzare la sabbia senza riuscirci. Dietro la duna dorata il fantasma di Montalbano si nasconde, non vuole appalesarsi. Qualche casa con le finestre chiuse e le tapparelle ermeticamente abbassate aspettano l' estate. Nessuna orma sulla sabbia d'oro. Solo le sottili onde che il vento genera sulle dune di tutto il mondo. Aspettano invano carovane di sale o nere navi turcomanne in cerca di schiavi, o più prosaicamente barconi di disgraziati scampati al naufragio che non si cureranno di tutta questa bellezza, in cerca solo di una possibilità di vita dopo avere subito ogni sorta di violenze, moderna carne da macelleria, utile a molti, fastidiosa a tanti, compassione a pochi, meccanismo che fa girare business comunque, grasso che muove le ruote dentate di questo tempo carico di odio. Solo le onde di una risacca leggera continuano a frangersi sulla rena bionda, normanna, umida e morbida in cui sprofondare i piedi nudi, per sentire il contatto con la terra.

    mercoledì 2 aprile 2014

    Mui Ne e la vita da spiaggia


    Tramonto a Mui Ne


    Va bene, ieri mi sono preso una pausetta dovuta alla data particolare che ormai per me è una ricorrenza da onorare una volta all'anno. Riprendo dunque la storia che, questa volta mi porta a lasciare definitivamente Saigon, anche se con un po' di rimpianto, adesso che avevo ormai imparato a conviverci, in particolare dopo aver lasciato tutte le pellicine e le rugosità varie dei miei piedini santi, in bocca ad uno stormo di pesciolini (questa volta molto reali e non come quelli di ieri). Ne avevo già parlato anni fa, ma vi  assicuro che l'esperienza del fish massage è piacevolissima, con tutte quelle centinaia di boccucce ingorde che ti stanno attaccate alle estremità provocandoti un particolare solletichìo che ti procura brividi nuovi. Chissà se poi questi pesci crescono, con tutto quello che mangiano e che fine fanno? Diciamo che per adesso non ce ne preoccupiamo più e cominciamo a risalire verso nord per una piccola pausa marina. Accidenti siamo vicino al tropico, alle cosiddette spiagge dei mari del sud e non vogliamo approfittarne? Ma figuriamoci, eccoci dunque in marcia per raggiungere Mui Ne, uno dei luoghi deputati a questo rito tutto occidentale, quello dell'aspirante bagnante in cerca della spiaggia perfetta su cui allungarsi come una iguana che deve scaldarsi il sangue. Il posto ha tutte le caratteristiche adeguate alla bisogna. La spiaggia, bianca di sabbia fine, è una delle più belle del paese; è larga e spaziosa, l'onda dell'oceano è lunga, il mare turchese quanto basta, alle spalle palme da cocco e fiori tropicali, non saprei cosa si può chiedere di più. Beh, il problema è che tutto questo, ormai non è più Vietnam, come Varadero non è più Cuba e via dicendo. 

    Le infrastrutture hanno invaso il territorio e ce ne sono per tutte le tasche (occidentali), tutto è predisposto per accogliere il Turista  e farlo rendere per quello che può dare, sfruttandone ogni debolezza e caratteristica. Il paese è diventato una città lineare sviluppata per tutti i chilometri (più di venti) per cui si sviluppa la spiaggia ed è costituito unicamente da alberghi, pensioni, ristoranti, saloni di massaggio e negozi al servizio dei turisti, che arrivano in massa e ripartono, volendo senza neanche sapere in che paese sono venuti. Tu devi soltanto andare a sdraiarti su un lettino della spiaggia e goderti il mare e quanto ruota attorno al divertimentificio. Se ti svegliassi di colpo con la voglia di un mojito o di una caipirinha, avendo perso memoria di dove sei finito, non potresti capire se ti trovi in Malesia, in Tailandia, in Indonesia o nel Caribe. I kytesurf svolazzano coloratissimi davanti a te, con istruttori biondi bardati di tutto punto che distribuiscono le mute e i rudimenti del mestiere. Le bianche pelli offerte alla morsa dei raggi ultravioletti sono tutte di un vermiglio acceso e promettono notti insonni. Le musichette che escono da altoparlanti mimetizzati sono i successi internazionali del momento. Una caratteristica tuttavia è diversa da quella di altri luoghi simili. Praticamente, la stragrande maggioranza di persone che incontrerete qui è russa. Migliaia, decine di migliaia di russi che hanno abbandonato il gelo di nonno inverno per godere finalmente del sole del tropico. Dati i prezzi decisamente abbordabili, questa opportunità è offerta anche agli appartenenti ad un ceto medio, che queste cose le ha sempre soltanto sognate e che finalmente se le può permettere. 

    Ecco quindi una profusione di pelli lattee riversate sulla sabbia ambrata a rosolare completamente come shashliki di griglie casalinghe e tutto un contorno preparato apposta per loro, paracadutati qui con appositi charter, da cui saranno prelevati e restituiti alla santa madre russa dopo un paio di settimane, ustionati ma felici. Praticamente, insegne dei negozi, menu dei ristoranti e indicazioni nelle agenzie escursionistiche sono esclusivamente in russo. I pochi vietnamiti che circolano parlano tutti almeno un po' in russo, addirittura molti addetti ai servizi sono russi che vengono qui a fare la stagione. Solo i dollari sono americani. Tuttavia, non vorrei dare l'impressione di disprezzare l'opportunità di trascorrere qualche giorno tra ombrosi giardini di palme, frangipane e buganvillee, scapicollandosi tra il bordo piscina e gli ombrelloni di frasche sulla spiaggia infinita, dormicchiando al tenue brusio dell'onda che si frange dolce sulla riva, spostandosi solo alle ore canoniche per buttar giù qualche gamberone o un trancio di tonno o di barracuda alla griglia e fare poi due passi per andare a bere un frullato di mango o di passion fruit. Vi assicuro che si può resistere. La temperatura è deliziosa, ti puoi cammellare con calma rifiutando con degnazione l'offerta di ragazze da parte di procacciatori viscidotti ma non insistenti che stazionano agli angoli. Fai lo slalom tra i venditori di magliette da turista. Una famigliola arriva su un motorino scoppiettante; sono in cinque. La moglie guida con un neonato appeso sulla schiena e un piccolo praticamente seduto sul manubrio. 

    Quasi quasi me lo compro
    La bambina più grande che a malapena era appollaiata sull'ultima frazione del seggiolino posteriore, salta subito giù e prende il padre per mano, cieco e lo accompagna a chiedere l'elemosina facendo il giro del ristorante. Raccoglie qualche soldo, poi risaltano in sella e si spostano all'esercizio successivo. Le ragazze che servono sono deliziose, ridono sempre e se ci vai un paio di volte, ti accolgono subito come un vecchio amico. Una, seminascosta nella cucina si prova un paio di scarpe rosse col tacco alto. Ai cenni di approvazione, scoppia a ridere e si nasconde vergognosa, poi viene a fare la passerella, raccogliendo consensi. Il calamaro alla griglia è particolarmente tenero e gustoso, sconsiglio invece il coccodrillo, alla vista sembra innocuo pollo, in bocca è un bolo gommoso impossibile da deglutire. Già, qui è pieno di allevamenti e per conseguenza, di borsette, cinture e portafogli del suddetto. Rimani un attimo perplesso a valutare un giubbotto interamente fatto di pelle di coccodrillo con il cappuccio costituito dall'intera testa dell'animale con la bocca spalancata verso l'alto e gli zampini al posto delle orecchie, davvero elegante. Al mattino esageri con la colazione, ti trascini fino all'ombrellone, chiacchieri alla meglio con qualche matrioska che staziona lì di fianco, su come fa freddo a Mosca e di come la Tvierskaja sia sempre intasata. Poi le chiappone rosse si girano dall'altra parte a sonnecchiare o a dare retta alle venditrici da spiaggia. Due fettine di papaja e una pina colada, tanto per far venire mezzogiorno  Secondo me si resiste abbastanza bene, d'altra parte siamo viaggiatori abituati ad adattarsi a tutte le situazioni, anche quelle più difficili e penose.



    SURVIVAL KIT

    Relax al Nam Tho 2 dopo il trancio di barracuda.
    A Mui Ne, ci sono un sacco di sistemazioni, tutte prenotabili via internet, dai resort più lussuosi a GH per saccopelisti. Io sono stato al The Beach resort, 18 Nguyen Dinh Chieu Street, Ham Tien Ward, Mui Ne , 3 stelle, un po' datato come camere (40/60 $ la doppia), secondo me si può trovare di meglio a quel prezzo. La parte migliore è costituita dal bellissimo e curato giardino, inoltre è nella zona migliora della spiaggia. Colazione abbondante e ottima, WiFi Free. La spiaggia è in comune con la scuola di Kytesurf, se non vi interessa può essere un fastidio, se no una opportunità. Attenzione che se lasciate un asciugamano in piscina ve lo fanno pagare ad un prezzo di affezione (12$ scontato). 

    Di ristoranti c'è la sfilata sulla strip. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Proprio lì vicino sono stato bene a prezzi bassi (2/3 $ la portata principale) al Nam Tho 243 Nguyen Dinh ChieuHam TienPhan ThietVietnam - Scegliete trancio di pesce (tonno o barracuda) grigliati all'aglio. Calamari e gamberoni.

    Fish massage- attorno ai 100.000 Dong per mezz'ora. Per gli altri massaggi ...dipende.

    Mui Ne è una delle zone migliori per acquisti di materiali in pelle di coccodrillo e perle coltivate. Trattate alla morte. Scendete dal 30 al 70% dalla richiesta iniziale a seconda che siate su una bancarella misera o un negozio all'apparenza più lussuoso.

    Qui è utile sapere un po' di russo.


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    lunedì 17 febbraio 2014

    On the beach


    Mui Ne è un po' l'archetipo della spiaggia dei mari del sud. Sabbia bianca, mare azzurro, palma da cocco ed un tempo infinito da passare distesi ad aspettare che un nuovo governo salvi l'Italia dagli italiani. Lo so che non dovrei essere turbato da questi pensieri improvvidi, ma che volete, la nascita e la disponibilità di questi mezzi infernali,  mi mette al corrente continuamente di ogni evento accada nel mondo. Tuttavia quando lo spengo, il tablet, posso rimanere ad ascoltare il rumore della risacca senza pensieri negativi. Così questa mattina di buon ora ho tentato una pratica mattutina di tai ji sul praticello perfettamente rasato del luogo che mi ospita, ma improvvisamente si è azionato un irrigatore automatico e mi sono bagnato tutto. Ho provveduto allora ad andare a fare il primo bagno, visto che era ormai tardi per qualche foto dell'alba, ma un'onda piuttosto poderosa mi ha schiaffeggiato sulla battigia, è oceano Pacifico, mica son scherzi.  Certo sulla carta gli ingredienti del paradiso tropicale ci sono tutti, incluso un comfort da honeymoon, però in questo modo ti perdi tutto il fatto di essere in Vietnam. Anzi diciamo che potresti immaginare di essere in qualunque altra bellissima spiaggia, da Varadero a Khota. Che volete farci è la globalizzazione. Vuoi comodità e benessere anche in capo al mondo? E allora rinuncia all'identità locale. Anzi per la verità qui potrei pensare di essere in Crimea. Ci sono solo russi, centinaia di russi, migliaia di russi. Tutta gente che ha finalmente scoperto un minimo di benessere e vuole godersi al caldo un bel pacchetto vacanza come quando avevano le putjovke di stato, in fondo non importa dove, purché ci sia caldo, sole e mare. Qui la chiamano ruskji gorad, la città russa. Anche le insegne dei negozi e i menu dei ristoranti sono solo in russo, i cartelli reclamizzano la genuina cucina russa e i ristoranti vietnamiti sembrano curiosità esotiche. Tutti i locali sparsi negli esercizi, parlano russo e sembrano immigrati a casa loro. Ho appena finito la colazione, kasha invece del porridge, tanto è la stessa cosa. Adesso mi trascino fino alla prima fila di palme vicino a due enormi controfigure di Irina e Tamara Press  con cui ho familiarizzato a fare qualche pettegolezzo sulla vita moscovita, aspettando che passi il venditore di cocco, che qui, curiosamente è vietnamita invece che marocchino

    domenica 16 febbraio 2014

    Sul Mar Cinese Meridionale

    Mui Ne - La spiaggia al mattino

    Tra palme a cocchi la spiaggia al mattino prende il colore del cielo. Il vento di ieri sera si è calmato, una risacca morbida, sabbia di borotalco, qualche spruzzo nell'aria del mar Cinese Meridionale. SEntore vacanziero nemmeno tanto inclinealla meditazione. Me ne dovrò fare una ragione. Intanto prima di pensare, stendiamo l'asciugamano e andiamo a fare colazione.

    Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!