sabato 11 ottobre 2014

Mozambico 14: Vita di colonia


Trasporti privati - Maputo




Fashon - Maputo
Direi  che quel che si doveva fare è stato fatto. Possiamo tornare a Maputo. L'aeroporto di Lichinga, due stanzoni sovraffollati di gente che arriva o che torna nella capitale è un po' approssimativo. Qualche gruppo di sudafricani grassissimi, con abbigliamento da grandi cacciatori bianchi, pantaloncino ascellare, magliette mimetiche, cappelli di pelle, forse umana e grandi sacche contenenti fucili da caccia grossa sufficienti ad armare un piccolo esercito. Si vede che si sentono un po' padroni del vapore, anche se una bottiglia di whisky mal confezionata si è rotta nello scaricare le sacche ed ha inondato il resto dei bagagli. Capelli a spazzola  ed anfibi da savana umida. I trofei se li faranno spedire direttamente a casa. Però qui c'è tutto, come negli aeroporti veri, dal controllo passeggeri, anche se è piuttosto sommario, alla bacheca dei souvenir che probabilmente nessuno apre da anni tanto è carica di polvere. C'è anche il sistema per avvolgere le valige di pellicola. Manuale però. Sono due robusti bantù dai crani lucidissimi e dalle canottiere umide. Uno gira la valigia o i pacchi, che sono la stragrande maggioranza, mentre l'altro, con un rotolo di Domopack lo fa su come meglio riesce. Alla fine si ottiene una specie di palla che comunque è anche più facile da spostare in quanto rotola. Molti sono pacchi dei famosi fagioli di Lichinga. Nessuno torna nella capitale senza portarsene a casa una buona scorta. 

Lungo i viali di Maputo
Direi un assoluto presidio slow food, roba da Petrini e salone del gusto, confermano gli estimatori. C'è addirittura un gruppo di giapponesi in vacanza, vecchissimi, devono essere a corto di mete. Una madama si aggira disperatamente alla ricerca di qualche cosa da acquistare, poi opta per una specie di batik polveroso del quale sono misteriosi anche i colori, ma non c'è di meglio. Come sempre, la vituperata Air Mozambique è in perfetto orario e ci scarica nella capitale come meglio non si potrebbe. La casa della madame che ci ospita, l'hotel dove avevamo prenotato scopre di non avere bungalow liberi al nostro arrivo, pare sia comune, ha camere di dimensioni lillipuziane, ma tuttavia c'è il calore di una casa reale che solo i bed & breakfast sanno dare. Dopo lunga trattativa ci fa anche un po' di sconto, non insistiamo anche perché non vorremmo che sbuffando troppo facesse scoppiare i vestiti che la fasciano in modo severo. Ci rimane solo da completare qualche incontro. Vecchie conoscenze da tenere sotto contatto, che non si sa mai, l'Ambasciata e l'Ufficio della Cooperazione, insomma tutte quelle cose necessarie a far girare questa giostra. Il mercato centrale, è decisamente la bella copia degli altri mercati africani, se pur ne conserva lo stile. Le signore bene vengono solo qui, certo non si vanno ad infilarsi nelle baracche della periferia. Fuori un nutrito gruppo di venditori offre iPhone 5 e Samsung Note a poco prezzo, non è chiaro se fanno il pacco del mattone come a Napoli, comunque non è il caso di tentare la sorte. 

Central market - Maputo
Poi si gira ancora un po' per la città, una specie di ultimo saluto, cercando di fare attenzione a non incappare nella famigerata polizia urbana di Maputo, che con le brusche o con indolenza, tenta di cavarti qualche soldo. Di solito, se sei fortunato la aggiusti con l'equivalente di qualche birra. C'è tutta una anedottica molto divertente su queste piccole estorsioni, uno di qua dice che conviene sempre premettere di essere avvocati e di conoscere molto bene la legge mozambicana, poi di allungare al massimo 200 meticais. Noi siamo stati alleggeriti solo un paio di volte, di cui una a piedi di sera, cosa non molto simpatica, l'altra di giorno in macchina che è costata di più perché, avendo il gendarme capito che stavamo andando all'aeroporto, ha cominciato a tirarla alla lunga finché non è stata scucita una certa somma. C'è da dire che forse la nostra macchina non aveva il bollo in regola. Non è molto chiaro. Comunque il brav'uomo ha intascato con noncuranza, si sa che chi tiene famiglia, ha degli obblighi da rispettare e il cenno stanco della mano con cui ci ha fatto andare via era condito con una certa dose di sorriso. Invece la cena con persone importanti al Girassol Indi, ti dà un'altro spaccato di questo paese. Questa è un'oasi di lusso relativo con Spa e saloni di ricevimento dove la Maputo che conta, fa le convention o viene a sposarsi. 

Beauty shop - Maputo
E' tutta una serie di tacchi da vertigine e improbabili mises da sera, condite con capigliature imperiali. I camerieri grassi e nerissimi, come i clienti del resto, sono molto professionali e servono cene piuttosto ricercate. D'altra parte, qui vedi politici e gente di spettacolo, che, ça va sens dire, vuole solo il meglio. Forse è una città che ha dato e dà occasioni a chi è arrivato qui magari per scommessa o per scappare da situazioni compromettenti o pericolose e ci è rimasto per tutta la vita, seminando magari, figli qua e là. Una vita coloniale piuttosto tipica, per alcuni più fortunata, per altri meno, magari dipende soltanto dalla sorte maligna oppure dal pelo sullo stomaco che hai, chissà. Un po' come quel film di Alberto Sordi in cui vendeva armi da queste parti per fare soldi, ma che avrebbe anche potuto avere l'opzione di vendere pompe idrauliche, in fondo da queste parti servono. Cerchi di fare qualche speculazione edilizia, qui sembra che i posti da sogno dalle parti di Pemba o di Bazaruto non manchino, ma poi le villette davanti alla spiaggia solitaria, nessuno ha i soldi per comprarle. Nel week end vai nel bosco a sparare alle lepri e a qualche gazzella e intanto si diventa vecchi senza avere trovato il colpo grosso della vita o forse ti è passato accanto e non hai saputo o voluto riconoscerlo. Non rimane che tornare a casa. Tranquilli, vi terrò informati sull'andamento dei pozzi.


SURVIVAL KIT

Ristorante O Escorpiao - Ave 25 September | off Feira Popular, - all'interno della Feira. Piuttosto popolare, ambiente informale e prezzi non esagerati. Cucina portoghese, gamberoni, polpo, pesce, sopas, fejioada. Io ho mangiato un ottimo coniglio stufato.

Braga House - Rua da Resistencia, Maputo - non facile da trovare, dite al tassista :Dietro al nuovo ministero dell'agricoltura. UUn bed &breakfast locale, se volete risparmiare qualche soldo dai carissimi alberghi di Maputo. la signora è molto gentile, tre domestiche provvederanno a coccolarvi. Colazione così così, ma free wifi. Potrete fermarvi a chiacchierare in una casa della media borghesia di Maputo, guardando la televisione in salotto. Camere senza bagno da 1500 M a 3000 con bagno.

Braga house B&B - Maputo

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 9 ottobre 2014

Mozambico 13: Mercati e politica

Al mercato di Lichinga


Il macellaio
Il mercato di Lichinga è molto grande, in linea con il numero degli abitanti dalle città, ma in netto contrasto con la povertà degli edifici del cosiddetto centro che danno invece, l'impressione di una cittadina semi spopolata. Mentre i mercatini dei paesi circostanti sono ridotti all'esposizione di qualche merce poverissima ed offerta con esiguità a terra o su qualche asse scompagnato, piccoli pesci secchi, qualche banana o pomodoro ed una sequela di stracci che pretenderebbero si essere magliette o vestiti, qui di merce ce n'è un sacco, ammucchiata e stipata in strambugi di legno, in file separate da stretti camminamenti. All'esterno, altri banchi, che non hanno trovato evidentemente la possibilità di accedere ufficialmente all'interno delle mura annonarie. Qualcuno offre pesci, che saranno arrivati fin qui dal lago, qualcun altro carni rozzamente macellate e lasciate a frollare con una abbondante copertura di mosche verdi. I grandi pezzi di carne esposti, cosce o interiora, hanno assunto nel tempo uno strano colore nerastro, non si capisce bene se frutto della lunga frollatura o se coperte da quella sorta di impanatura naturale, la cipria fine che aleggia nell'aria, sollevata continuamente dai vari mezzi di passaggio, che arrivano coi cassoni carichi di umanità dai borghi vicini e la scaricano davanti alle varie entrate. I muri scrostati e cadenti nascondono le loro pecche, coperti come sono dalle centinaia di manifesti elettorali, tutti con lo stesso faccione, reiterazione infinita ed assillante, che pare autoriproduca se stessa sulle magliette dei sostenitori, appollaiati sui carretti ai lati della strada o che percorrono ciondolando i camminamenti tra gli stalli. 

Il macello
All'interno, il mercato è piuttosto simile ai tanti suoi omologhi africani, una gran confusione tra le file infinite di piccolissimi negozietti di legno straboccanti di merce, divisi da uno strettissimo passaggio in terra battuta con un rivolo di scarico in mezzo, ora polveroso, probabilmente una distesa di fango viscido nel periodo delle piogge. Come di consueto vi è una suddivisione a zone per tipologie merceologiche, vestiti dove traboccano i colori dei tessuti africani, magliette, abiti leggeri e scarpe, ammucchiate per lo più alla rinfusa, non si capisce come si faccia a trovare il paio completo nel mucchio, più in là attrezzature varie, dalla ferramenta alla tecnologia elettrica ed elettronica, tutta cinese come ovvio, poi la zona alimentare a sua volta suddivisa in frutta, verdura e poi più in là pesci e infine carni. All'interno di questa, una sorta di sala di macellazione primordiale, un antro infernale in cui giganti coperti di sangue abbattono colpi di ascia su quarti di animali, da suddividere ancora poi in pezzi più minuti. Lì'atmosfera granguignolesca è piuttosto cupa e nervosa e forse le intrusioni sono poco gradite, per lo meno a giudicare dai gesti e dalle grida poco amichevoli che vengono indirizzate a coloro che si introducono lì con fini diversi dall'acquisto di mezzene di vacca o quarti di montone. Scivolo via velocemente per non cercarmi grane tra le montagne di pesce secco, che probabilmente è così secco da non puzzare come sarebbe naturale aspettarsi, o forse sono le narici che si sono abituate. 

Il mercato del pesce
L'uomo alla fine ha una capacità di adattamento mirabile all'ambiente che lo circonda, qualunque esso sia. La frutta invece è posta in un'area più aperta leggermente più esterna. La luce rosa della sera colora le montagne di banane e guayave, arrossando l'ambiente di un'allegria vegetariana che contrasta con forza la tetraggine carnivora nascosta nelle viscere del mercato stesso. Qui avverti una massiccia presenza di donne che ridono ed esibiscono i fazzolettoni colorati usati come copricapo oppure le barocche architetture delle loro capelli addensati in montagne di treccioline ordinatissime e tutte diverse tra di loro, come questo aspetto volesse essere un segno distintivo e unico di ogni diversa personalità. E' fatica farsi spazio negli stretti passaggi tra i negozietti, c'è sempre una gran folla che si muove in ogni direzione. I passaggi sono ingombri di masserizia, casse o semplicemente di merce esposta. Due venditori, vicini di negozio ingannano il tempo giocando al bao o manqala (o quale che sia il nome locale di questo gioco "della semina" diffuso in tutta l'Africa). Sono concentratissimi nel gioco, non avendo di certo tempo per dare retta ai clienti nel loro esercizio. A turno, con rapidità belluina, afferrano le biglie presenti in una casa e con un gesto abile le rilasciano ad una ad una nelle case vicine, catturando quelle dell'avversario per portarle nel proprio "granaio". Il più grasso osserva la mossa dell'avversario con aria volpina come se già avesse previsto il colpo e fosse pronto ad assestare il proprio successivo e fatale. 

Giocando a bao
Poi tocca all'altro grattarsi la testa dubbioso, mentre il primo muove convinto, di certo con il timore di avere commesso l'errore fatale che comprometterà l'esito finale. La partita continua rapida, i due sono come isolati dal resto del mondo, che invece, rumoroso, continua a fluire intorno ad essi. Usciamo dalla folla che è già scesa la sera. Al ristorante dell'albergo stasera si aggira una fauna di rispetto. Prima è arrivata una serie di guardaspalle notevoli, armadi neri con occhiali ancora più neri che hanno controllato la sala, parlato con i camerieri e poi, dopo aver scelto dei tavoli opportuni, sono entrati i politici. Una sfilata di abiti scuri  e camicie bianche e cravatte lucide rosa, azzurre, argento, molto compresi della loro importanza, impalati come manichini. Per ultimo è arrivato quello  che si presenta di certo come il capo bastone, molto più sciolto nel vestire che trasmette a tutti buone parole a guisa di benedizioni. Ordinano vino nero sudafricano e gamberoni alla griglia. Alla fine manda un sottopancia a farsi prelevare dal buffet una generosa porzione di mousse au chocolat, che invero staziona, sempre allo stesso punto già da alcuni giorni, ma l'importante è non saperlo. Noblesse oblige. Fuori, nelle strade scure e senza luce, davanti ad ogni negozio staziona una guardia armata o presunta tale. Generalmente sonnecchia o dorme, l'importante è che ci sia, non si sa mai.
Arrivare al mercato


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Vestiti griffati Prada

martedì 7 ottobre 2014

Mozambico 12: Di villaggio in villaggio

Il pozzo di Chimbunila



Marta
Marta è una bella ragazza piccolina e rotondetta. Non ho indagato molto di più sulla sua storia perché se no, sembro essere troppo invadente, ma quello che noti subito è che, come quasi tutti quelli che parlano portoghese al mondo, mantiene sempre un tono di voce basso e gentile e sorride molto. Strano vero, in un epoca in cui tutti cercano di gridare più forte degli altri, ce ne sono altri che invece vogliono abbassare i toni, forse sono solo convinti che il giusto non sta automaticamente dalla parte di chi urla. Chissà chi ha ragione. Intanto lei è responsabile dell'Amoproc per la provincia di Lichinga, una associazione che promuove in Mozambico la crescita dei cittadini. Un compito arduo ad enunciarlo così in due parole, intanto per esempio a dicembre, l'associazione ha promosso nel paese la settimana per la lotta alla corruzione e adesso sta organizzando incontri tra gruppi di cittadini, con i politici eletti nelle municipalità lo scorso anno per chiedere conto e verificare la rispondenza dei fatti alle promesse elettorali. Tentativi velleitari forse, ma intanto un bel gruppo di giovani che con mezzi davvero basici, si danno da fare per informare la gente, riunirli, creare gruppi responsabili delle varie attività nei villaggi. Così questa è parsa l'organizzazione giusta a cui affidare la responsabilità di seguire sul posto i lavori per lo scavo dei tre pozzi e soprattutto, cosa più importante, fare il lavoro di costituzione dei gruppi che dovranno avere la responsabilità della gestione dei pozzi stessi, a partire dal mantenimento dell'efficienza. 

Telefonia cellulare
Questo significa scegliere gruppi di persone della comunità che se ne facciano carico, dare nozioni di igiene e di manutenzione, oltre naturalmente a seguire l'impresa che materialmente effettuerà l'opera. Così andiamo a vedere qualche esempio di quello che è già stato fatto e di cui si dovrà seguire la falsariga. A Chimbunila, qualche centinaio di capanne lungo il nastro di bitume della nuova strada che collegherà Lichinga a Pemba, il pozzo è in funzione da quattro anni. E' praticamente diventato il centro del paese, dove tutti si radunano, attorno alla staccionata dove si aspetta il turno alla pompa. Ormai è il punto di aggregazione effettivo del paese, dove le donne si ritrovano al mattino con le taniche e i grandi secchi di plastica colorata. I responsabili raccontano di come è regolato l'accesso e come viene mantenuto, con la collaborazione di tutti, il buon funzionamento del pozzo ed in effetti, tutto attorno si presenta piuttosto ordinato e pulito. Anche la qualità dell'acqua viene controllata periodicamente e pare che anche i risultati dal punto di vista sanitario siano molto buoni, in linea con quanto avviene in tutte le parti del mondo quando la gente può utilizzare dell'acqua pulita. Sicuramente questo è uno degli aspetti che fa fare il salto di qualità nelle statistiche di mortalità. L'antenna di qualche gestore di telefonia mobile, come un prepotente predatore, spunta proprio dietro un gruppo di alberi che delimitano lo spiazzo attorno al pozzo. 

Impresa industriale
Una sorta di oggetto alieno, incongruo nell'ambiente, ma che sta lì a dimostrare quale sia l'ordine di importanza delle cose nel mondo. Una sistema che mi parrebbe semplice da istituire è questo. Per mettere queste antenne, di certo piuttosto costose, che sorgono praticamente in ogni villaggio, sarà sicuramente necessaria una autorizzazione. Chi la concede, sia essa la municipalità o il consiglio del villaggio, non potrebbe imporre a chi la vuole istallare anche l'obbligo di fare uno o più pozzi? Chissà se qualcuno ci ha pensato, forse è stato zittito da qualche lobby potente o da qualche mazzetta ancora più efficace, il mondo è fatto così, bisognerà farsene una ragione e combattere con le stesse armi. Anche a Machumane, un altro villaggio posto un po' fuori della strada principale, il pozzo funziona da qualche anno. Qui è stato fatto appena fuori dal paese e l'uso di questa acqua, piuttosto abbondante, ha dato luogo anche ad una impresa che possiamo definire industriale. Intorno al pozzo infatti, si nota subito una vasta superficie ricoperta di manufatti rotondi di circa un metro di diametro. Oggetti strani di cui solo da vicino riesci ad intuire lo scopo. Sono coperture per sigillare gabinetti alla turca, dall'apparenza un po'  primitiva, ma molto efficace per migliorare l'igiene generale delle fosse che vengono fatte qua e là nei villaggi tra le capanne. In questi paesi le cose più semplici spesso sono quelle più importanti ed interventi a cui il nostro mondo non pensa più, essendo in generale dati per scontati, sono davvero risolutivi per migliorare le condizioni di vita.
Il pozzo di Machumane

Ritorniamo in città lungo la statale in costruzione; larghi tratti sono ancora da rifinire prima di stendere l'asfalto e la pista laterale è tutta un su e giù di avvallamenti tortuosi, in cui le macchine procedono cercando di non sfondare le sospensioni, in una continua nuvola di polvere rossa. Qualche chilometro più in là, un grande cantiere mostra ordinate file di container separate da aiuole ben mantenute. E' la base della impresa italiana che sta costruendo la strada. E' bastato presentarsi al cancello per un saluto e subito ci invitano a pranzo nella sala mensa. Ci sono tanti italiani che lavorano in giro per il mondo, ragazzi che se ne stanno per mesi in mezzo al nulla, lavorando dodici ore e riposando le altre dodici, senza la possibilità di uno svago che non sia una partita di calcetto alla domenica tra italiani e operai mozambicani. Per fortuna c'è internet, ci dicono, ma forse quel guardare quello che accade al di là dello schermo, senza la possibilità di raggiungerlo mai, è ancora più penoso e alienante. C'è un senso di rassegnazione nei loro racconti, ma assieme ci leggi anche l'orgoglio di chi sta in prima linea a combattere battaglie difficili, tra burocrazie, mancanza di fondi o beghe politiche che passano alte sulle loro teste, quando lì invece c'è la necessità del quotidiano, la difficoltà dell'ambiente e di una cultura diversa, la concorrenza spietata e spiazzante dei cinesi, perennemente affannati nella loro bulimia di occupazione di spazi, ovunque si intraveda la possibilità di trovare qualche pur minima risorsa. 

Ragazzi di Chimbunila
E' come una Cayenna autoscelta ed accettata con motivazioni diverse, per questa gente di frontiera, abituata a stare in queste parti estreme del mondo, sempre pronta comunque a dare una mano, forse per vincere la noia, forse per inclinazione e generosità naturale. Forse proprio loro si presteranno a risolverci gratuitamente il problema della fiscalizasao per i nostri pozzi, la firma per la direzione lavori, obbligatoria per legge. Si ritorna in città alla sera. La sede dell'Amoproc è una baracca ricavata nel cortile di una associazione religiosa. Qualche tavolo, un computer e una stampante, come recita pomposamente l'elenco delle dotazioni, ma anche quattro moto con cui i ragazzi vanno in giro per i villaggi con le copie dei manuali e i volantini per le riunioni. Nei prossimi giorni appena passata la buriana elettorale bisognerà organizzare un incontro con il sindaco per chiedergli conto del rispetto delle promesse elettorali. Le intenzioni sono buone, pare, anche se Marta sospira. Certo, quando avevano anche un auto si riusciva a lavorare meglio. Ma adesso sta "cansada".

Il mercato di Chimbunila


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

La sede dell'Amoproc
Maputo 2

lunedì 6 ottobre 2014

Mozambico 11: Le scuole di Mitava


Uno degli attuali pozzi funzionanti di Mitava

La scuola elementare
Roberto Nani era un mio concittadino ed era anche una gran bella persona, mica dovete credere che tutti gli alessandrini siano dei tipi da lasciar perdere. Lui, ad esempio, oltre a fare l'insegnante, ha passato la vita ad aiutare gente in giro per il mondo. Negli ultimi anni si era dedicato ad un sobborgo di Lichinga, uno dei più poveri, di una delle provincie più povere del Mozambico, che è uno dei paesi più poveri del mondo. Passava qui qualche mese all'anno, le sue vacanze e in qualche tempo è riuscito a realizzare, con soldi raccolti qua e là dall'ICS, una scuola elementare, una scuola media, una biblioteca e un pozzo. Guardate che non è poco, perché anche fare le piccole cose è difficile, ci vuole tanta voglia e determinazione, specialmente nei posti dove la situazione contingente, il modo di vita ed i precedenti storici rendono tutto così vischioso e lento, addirittura immobile nel tempo, come se tutto fosse cristallizzato ed immutabile. A dicembre se ne è andato, di certo con il magone che quanto è stato fatto fosse abbandonato a se stesso. Questo è il motivo per cui si è pensato di portare avanti altro e proprio lì. Le cose, alla fine vengono sempre decise da episodi. Così oggi andiamo proprio a Mitava a definire gli ultimi dettagli, prima di procedere a cominciare i lavori. Dalla nazionale, una strada dritta taglia il terreno ondulato e spoglio, rosso di terra rossa e polverosa. 

In attesa
Anche i residui secchi delle povere culture sono minimali, accuratamente spazzati via dalla fame delle rade capre che stazionano intorno, ripulendo con cura tutto quanto la mancanza d'acqua non ha ancora provveduto a fare scomparire. Il grande borgo di Mitava è sparso su una superficie piuttosto ampia, una serie infinita di capanne di mattone crudo coperte di paglia, distanziate da larghi spazi. Lo spazio, già, è l'unica cosa che non manca qui. Un grande albero segna il centro del villaggio. La casa del capo è una capanna tra le altre. Lui è piuttosto anziano e malato, ci riceve nel cortile seduto su una panca di legno. Fa caldo, ma lui si tiene addosso un giaccone pesante; anche in Africa i vecchi hanno sempre freddo. Parla lentamente, con voce flebile facendo fatica, ma si capisce che non vuol mancare di accogliere in qualche modo questa gente venuta da lontano, soprattutto perché li sa amici di Roberto. La conversazione non è facile perché lui parla solo un dialetto locale, che qualcuno traduce al professor Ahongo che poi provvede a ritradurlo a noi, una sorta di telefono senza fili che porta generalmente ad una gran confusione, ma alla fine basta guardarsi e anche gli occhi spenti dell'anziano, riescono ugualmente a comunicare quello che è necessario. Le due scuole, oltre al dispensario, davanti al quale c'è già una fila di donne con bimbi in braccio, in attesa dell'arrivo di una infermiera che passa di tanto in tanto, sono tra i pochissimi edifici in muratura del paese. 

Al dispensario
Sono coperti di mosche, che le madri non perdono neppure più tempo a cacciare. In quella elementare, ci sono due aule coi banchi e una lavagna nera appesa sul muro di fondo, ma i bambini presenti sono pochissimi, la maggior parte malati, gli altri non sono venuti a scuola per i motivi più vari, anche se adesso non è stagione di lavoro nei campi. In realtà credo che la ragione principale sia che non c'è la possibilità economica di dare loro da mangiare alla fine delle lezioni, cosa che di certo le renderebbe affollatissime. Addirittura sarebbero previsti due turni. Nella scuola media invece la presenza è molto maggiore, in ognuna delle due aule c'è almeno una ventina di ragazzi e ragazze. In una si sta facendo lezione di inglese e gli allievi stanno ricopiando su un quadernetto dalla copertina nera come quelli che avevo io alle elementari, le parole scritte man mano alla lavagna. E' pur vero che il tetto, nella stagione delle piogge perde un po', ma  quello che marca una assoluta differenza con le abitazioni circostanti, è la presenza in fondo al cortile di veri gabinetti in muratura, ben divisi per alunni e professori, invece del consueto recinto di frasche. Nel resto del paese che conta circa duemila adulti, ci sono già cinque o sei pozzi, ma la maggior parte è secca oppure, trattandosi di fori aperti nei quali si cala il secchio o la tanica sono inquinati e fangosi. In ogni caso la profondità attorno alla decina di metri non consente una portata adeguata alla necessità. 

Il capovillaggio
I nostri tre, saranno di trenta metri, chiusi con una pompa standard e dovrebbero garantire il fabbisogno dell'intera comunità. Giriamo ancora un poco tra le capanne, buttando l'occhio al di la dei recinti di cannucciato, inseguiti dal solito corteo di bambini. Le donne sono impegnate nelle attività di tutti i giorni, lavare e preparare una pentolata di polenta bianca o di fagioli, su un fornelletto nell'angolo più riparato del cortile, anche la legna da ardere è preziosa e fatica quotidiana il raccoglierla sempre più lontano ogni giorno. Mentre torniamo verso il grande albero si discute con i responsabili della comunità sulle modalità migliori per procedere, poi ad un tratto dalla strada principale dove su qualche straccio a terra viene esposta della poverissima mercanzia e qualche pesciolino secco, in quello che vorrebbe essere un emblema di mercato, arriva un gran polverone ed uno strombazzare di clacson. E' un grande pick up bianco carico di ragazzi che cantano slogan e sventolano bandiere. Passando di gran carriera incipria bene la fila di donne che torna a casa con in testa le taniche gialle piene di acqua. Sono i sostenitori di uno dei partiti in lizza, che vengono a fare la campagna, distribuendo schede facsimile e soprattutto le graditissime magliette con in logo del partito e la foto del candidato. Non vogliamo disturbare questa opportunità, gli abitanti del villaggio sono preparati, quella dell'altro candidato, i cui propagandisti sono già passati nei giorni scorsi, se la sono già tolta a tempo, per accaparrarsi quella nuova. Eh, di elezioni ce ne fosse almeno una all'anno!

La scuola media di Mitava


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 4 ottobre 2014

Mozambico 10: In giro per uffici

Nel pieno della campagna elettorale




L'acqua è un bisogno primario
Il professor Ahongo si presenta con fare cordiale e accomodante. Insegna francese alle superiori e quando capita offre i suoi servigi di interprete. E' un classico bantù piuttosto massiccio, anzi per la verità è congolese anche se si è trasferito da queste parti ancora ragazzo, chissà forse per sfuggire ad una delle tante guerre senza nome che serpeggiano sempre intorno a questi confini. La lingua deve averla imparata in qualche scuola missionaria, come capita spesso. Sarà con noi in questi giorni, tanto per fare le cose con una certa precisione, perché è pur vero che il portoghese è una lingua così vicina a noi che di norma la comunicazione è senza problemi, con l'uso volenteroso di un italportugnol maccheronico ma efficace, ma quando gli incontri hanno un certo tipo di ufficialità, le cose devono essere messe in chiaro con una certa precisione, se non si vogliono avere dei malintendimenti in seguito. Certo voi penserete che il problema per fare qualche intervento di cooperazione in Africa, consista solo nel reperimento dei fondi necessari e certo questo è un punto sine qua non, purtuttavia, come mi sembra di avere già sottolineato, questo da solo non è garanzia di successo dell'operazione. Infatti è necessario anche intessere tutta una rete di contatti ufficiali ed ufficiosi, con le autorità ed i politici locali, i responsabili delle comunità interessate e le organizzazioni che sul posto potranno essere garanti dell'efficacia dell'iniziativa, oltre naturalmente a chi effettuerà materialmente l'opera. Può sembrare cosa fastidiosa e a volte una ulteriore perdita di tempo, ma ho capito che è uno dei modi di procedere che meglio garantiscono il successo di questo tipo di iniziative. 

Uno dei pozzi di paese

Così oggi è il momento, come si suol dire, del giro delle sette parrocchie, cosa tra l'altro di estremo interesse se si vuol cercare di capire il funzionamento ed i meccanismi amministrativi interni di un paese. Conoscere le persone chiave degli organismi locali può permettere di superare tutta una serie di ostacoli nascosti che potrebbero frapporsi successivamente magari nei momenti critici del progetto, inoltre questi contatti permettono di conoscere con maggiore precisione le eventuali difficoltà logistiche e relazionali insite nel territorio e le disposizioni legislative in materia contro le quali evitare di scontrarsi. I palazzi del potere, anche se qui a Lichinga questa è una parola un po' grossa, sono uguali in tutto il mondo. Da un lato mi sembra di essere tornato indietro di venticinque anni, quando giravo i polverosi uffici amministrativi di un URSS in progressiva demolizione a prendere nota dell'elenco infinito dei problemi senza soluzione, della lista dei bisogni e dei sogni impossibili, conditi dalle immancabili dichiarazioni di imperitura amicizia e fratellanza tra i popoli e dalla necessità finale di stilare il cosiddetto protocollo d'intesa. In fondo tutto il mondo è paese e tutti i politici e i loro sottopancia sono uguali. All'inizio l'accoglienza è sempre cauta, poi ci si scioglie e l'interlocutore si dimostra sempre piuttosto disponibile a dare il massimo appoggio possibile, compatibilmente con la situazione. Bisogna considerare che qui la campagna elettorale impazza e che quindi ci viene dedicato un po' di tempo solo grazie alle intercessioni di altri contatti, anche questi fondamentali, direttamente dalla capitale. 

In cerca dell'acqua quotidiana
Anche qui le camere di attesa sono piene di questuanti di tutti i tipi, militari, clientes della più classica specie, bisognosi in cerca di soluzione di un problema grande o piccolo ma in ogni caso vitale per chi lo subisce. Tutti sembrano stazionare immobili in questi luoghi senza tempo, sulle poltrone di similpelle sbrecciate o su sedie scomode o anche in piedi evidentemente a seconda della propria importanza sociale, che di certo condiziona anche l'ordine di ricevimento. In mezzo torreggia sempre una segretaria, addobbata con distinzione, con una capigliatura di treccioline elaboratissime che, mantenendo un fare algido e assolutamente superiore, introduce via via nell'olimpo, con fare serissimo e distaccato e successivamente sottomesso a seconda se si è al di qua o al di là della porta.  Tutto sempre a bassa voce, sfiorando appena le parole, perché questo dà maggiore autorità e importanza all'evento. In realtà poi, la Segretaria Permanente Provinciale, che è nei fatti la carica esecutiva più importante, una imponente signora che esibisce con orgoglio la semplice maglietta rossa di partito, ci dedica un bel po' di tempo, dimostrando di conoscere bene la nostra organizzazione e assicurandoci appoggio incondizionato, oltre a dare utili indicazioni su come procedere. La lasciamo quindi al fervore della campagna e passiamo al palazzo del Comune dove un Sindaco abbastanza tranquillo, in fondo lui è stato eletto l'anno scorso e questa è una zona di fedelissimi, ci informa di una serie di opportunità e di opzioni nell'elenco infinito di bisogni di questa comunità, che potrebbe diventare una futura scaletta di interventi se le circostanza lo consentiranno. 

La bandiera del Mozambico
Di tanto in tanto entra qualche galoppino tutto infervorato a comunicare, forse, dati essenziali sull'andamento della campagna e se ne va con nuovi ordini e cartelline piene di fogli sotto il braccio. In realtà sembra tutta buona gente, certo son sempre politici, direte voi, con le loro pecche genetiche, ma così funziona il mondo ed è meglio questo modo di procedere che altri e vi ricordo che, a quanto mi consta, la bandiera del Mozambico è l'unica in cui è presente tra gli altri simboli, un bel kalasnikov, certo assieme al libro e alla zappa, quindi vedete un po'. Il responsabile del sistema idrico rurale della regione, dà poi, interessanti informazioni sullo stato idrogeologico dell'area. I dati sono abbastanza impietosi, su oltre 4000 pozzi necessari, la popolazione rurale della provincia di Niassa è poco più di 1 milione di persone, ce ne sono in funzione meno di un terzo e anche tra questi molti sono troppo superficiali e l'acqua ricavata ha una portata piuttosto esigua. I nostri tre pozzi, saranno pure una goccia nel mare, ma dovrebbero essere della tipologia giusta e oltretutto andranno in una delle zone più carenti. Emerge anche un problema nuovo, infatti la legislazione prevede che per ogni opera di questo tipo ci sia l'obbligo della cosiddetta fiscalizasao, in pratica una direzione lavori indipendente che alla fine certifichi che il lavoro è stato fatto a regola d'arte secondo il capitolato. E questo è un costo imprevisto a cui si deve trovare una soluzione con qualche taglietto qua e là, magari lineare eheheh, sempre gli stessi problemi non vi sembra? 

Tornando a casa
Invece il responsabile della rete idrica cittadina conferma che l'acqua disponibile per la città è sufficiente solo per i quattro quartieri centrali, circa 40.000 persone e anche questi razionati nei momenti di  secca, mentre gli altri duecentomila si devono arrangiare con pozzi di varia natura. Pane per il mio amico Pierangelo. La rete inoltre è obsoleta con conseguenti molte perdite e gli stessi serbatoi di accumulo sono di epoca coloniale e troppo piccoli. Ci vorrebbe un nuovo acquedotto, opera di troppo respiro per le nostre piccole forze, che solo un finanziamento europeo potrebbe risolvere. Però una situazione del genere l'ICS l'ha già affrontata e con grande in Cambogia. Lì di acquedotti ne sono stati portati a termine addirittura due. Chissà, i sogni non sono proibiti. Insomma una giornata utile. Il professor Ahongo, con il suo francese forbito, ha tradotto con cura in delicate inflessioni portoghesi le nostre intenzioni. Mi sembra che però ci si sia capiti comunque molto bene anche attraverso i sorrisi e le strette di mano finali.

Uno dei mille paesi della provincia di Niassa

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!