lunedì 25 marzo 2013

Ma quanto si mangia!




Prima di lasciare i lidi africani, qualche cosa bisognerà pur dire a proposito di quel che si mette sotto i denti, perché va bene la cultura, le considerazioni politiche e filosofiche, nonché economiche, va bene la natura e gli animali, ma non di solo spirito vive l'uomo, bisogna pensare anche di tanto in tanto al nutrimento. Intanto bisogna sottolineare che la cucina africana è meno varia di quella asiatica o europea e non è questione di scarsità di ingredienti, quanto piuttosto del fatto che da queste parti la cosa più importante è sempre stato trovare qualche cosa da mettere nel piatto, piuttosto che come cucinarlo. Inoltre su questo si è sedimentata la tradizione culinaria anglosassone, forse meno interessante di altre soluzioni possibili, mista a suggestioni arabe ed indiane, data la disponibilità di spezie varie. Comunque se sarete da queste parti, condotti come unica soluzione possibile da una agenzia organizzatrice di safari, capiterete in ogni caso in una serie di lodge e sistemazioni (in particolare nei parchi) occupate solo da turisti e la cucina di questi luoghi è improntata ad un senso generico di internazionale con pochissimi tocchi locali. Quindi classiche colazioni all'americana, con uova, frutta, cereali  e caffé, mentre le cene saranno sempre presentate con due o tre scelte di carni, passati classici (onion soup, zuppa di porri, di pomodoro, ecc.), patate fritte e cose di questo genere, mentre a pranzo vi toccherà il famigerato lunch box, costituito invariabilmente da un quarto di pollo rinsecchito, sandwich, uovo sodo, muffin immangiabile, banana, succo di frutta e poco altro. 

Se invece potrete di tanto in tanto fermarvi in qualche mercato di strada, un locale indigeno (hoteli) o alberghetto con ristorantino frequentato da abitanti del posto, potrete avventurarvi alla scoperta della cucina tanzaniana. Nei locali meno lussuosi, il menù è generalmente scritto in swahili su una lavagnetta, per cui farete bene a ricordare almeno alcune parole ricorrenti per non prendere cantonate. Intanto quello che troverete sempre è l'ugali, praticamente una polenta di mais bianco alla bergamasca, soda e piuttosto collosa, usata come contorno universale, accompagnata da salse variamente piccanti e fagioli o verdure, incluse le banane cotte (ndizi) o le onnipresenti frites (chipsy). Il piatto forte più comune è costituito dalla carne alla griglia  (nyama choma) di vario tipo anche sotto forma di spiedini (mishikaki) di pollo (kuku) o di manzo (ngombe). Spesso si trovano per gli amatori i noodles alla cinese, fritti o in zuppa; quasi sempre disponibili riso come contorno (wali)  e fagioli (maharagwe). Una soluzione accettabile da fast food, sono le frittatone come la chipsy mayai (di patate). Potendo comprate sempre frutta nei vari banchetti dei mercati, in quanto non frequentissima a tavola, come manghi, papaye, ananas e banane ovviamente, quelle rosse che trovate solo nella zona di Karatu, sono le più buone al mondo in assoluto, provare per credere. Le arance sono deludenti e difficili da sbucciare, specialmente in viaggio, vi sbrodoleranno sempre e invariabilmente quando tenterete di aprirle, dopo aver inutilmente trafficato con l'indispensabile coltellino svizzero. 

In zone di mare invece, sarà onnipresente il pesce, sia alla griglia, sia in spiedini, sia all'orientale, curry o al cocco. Quasi sempre disponibile il polpo (pweza), un po' duro per la verità, grigliato, bollito o come zuppa, ma occhio al peperoncino (pilipili) e al pepe usato all'indiana in quantità industriali. L'altra spezia più usata è il coriandolo, se non vi piace evitate i piatti con parvenza indiana e quasi tutte le salse (con cannella e chiodo di garofano). Disponibili ovviamente, specialmente a Zanzibar, gamberoni e aragoste. Thé e caffé locali di ottima qualità, specialmente quest'ultimo. Per la bevande, se vi piace la birra tiepida, questo è il vostro posto; peraltro è discreta (Kilimanjaro, Safari, Serengeti e molte altre marche) con le onnipresenti Soda, incluso un classico e mordente ginger ale. Sempre reperibile l'acqua in bottiglia. Inoltre non dimenticate di provare il vino tanzaniano prodotto dalla italianissima Cetawico (vedere il sito e magari andatela a visitare se passate di lì a provare il rosso Sharye) a Hombolo vicino a Dodoma. Se sarete troppo pretenziosi o disperati, in ogni località turistica troverete facilmente ristoranti che offrono anche piatti italiani. Vi ricordo a Dodoma la Sipe Cafeteria dell'amico Massimo che offre anche cucina locale, una vera garanzia (non per niente è Alessandrino). In centro a Dar, per tutti i gusti, lo Chef's pride, che mi era stato indicato dal conoscitore del mondo Dottor Divago, che offre a prezzi contenuti piatti internazionali, bisteccone all'americana, pesce ottimo, piatti cinesi, indiani e locali per tutti i gusti. A Zanzibar avrete ampia scelta di ristorantini di spiaggia con pesce a volontà. A Stone Town provare l'Archipelago café all'ingresso della città vecchia, pesce e ottimi frullati di mango in terrazza sul mare. E poi bando alle chiacchiere di fame non morirete certo.


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In volo.

3 commenti:

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