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sabato 9 gennaio 2016

Recensione: F.Antinucci - Spezie

Spezie

Ecco un libricino assolutamente delizioso ed interessante per le consuetudini natalizie, ritengo uscito in concomitanza con Expo. 150 pagine edite da Laterza, ripiene di notizie storiche, scientifiche e culinarie che ti leggi in un fiato. La raccolta, molto documentata, è basata sul tentativo di dimostrare, al vedere la ricca bibliografia che elenca una decina di ricettari storici e libri classici,  e a mio parere ci riesce pienamente, come la storia in generale e l'evoluzione delle grandi esplorazioni, abbinata alla egemonia di certe nazioni siano indissolubilmente legate all'utilizzo ed alla commercializzazione delle spezie, dall'antica Roma ai tempi moderni. In parallelo a questo si esaminano, paragonandole, ricette di tutte queste epoche che presentano gustose curiosità, dalla cucina romana a quella araba e orientale, per passare poi alla cucina medioevale ed infine a quella "moderna". Davvero una lettura godibile che consiglio a tutti, anche se la fase postnatalizia invita alla dieta ed alla moderazione, ma come si sa le spezie arricchiscono il gusto e invitano all'appetito, anche in tempo di Quaresima.



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venerdì 9 agosto 2013

Chī

Vengo spesso accusato di dare troppo peso, sia nei post, che nella vita reale al cibo ed ai problemi connessi. Non riesco a capire da dove derivi questa falsa diceria, messa in giro, certo da qualche malevolo per mettermi in cattiva luce. In realtà il mio rapporto col cibo è molto distaccato e questo ha per me un appeal unicamente culturale. (Eheheheheh). Al fine di chiarire meglio questa posizione di assoluto disinteresse materiale, oggi si parlerà in questo spazio virtuale del concetto astratto che ha l'ideogramma di mangiare - 吃 - Chī, presso i cinesi. Tutti sanno ormai quanto sia importante il cibo nel regno di mezzo, i cinesi amano soprattutto mangiare in compagnia, in tutte le occasioni possibili ed i migliori affari si fanno sempre a pranzo, ma esaminando la lingua, specchio della mentalità di un popolo, è interessante notare le implicazioni dell'ideogramma in questione anche in tutti i suoi significati astratti. Intanto il carattere è di facile lettura, composto da tre segni semplici, il primo in alto, stilizzazione di Uomo, quello in basso, di Falce e quello a sinistra di Bocca. Dunque : ciò che l'uomo si mette in bocca per mezzo della falce, quindi Cibo e Mangiare. Ma veniamo al significativo 吃白食 - chī bái shí, Mangiare a sbafo, ma letteralmente Mangiare bianco (gratis) cibo. Oppure all'altrettanto comprensibile  吃 醋- chī cù , Mangiare aceto che non significa altro che Essere geloso! Pensate un po' alla faccia deformata di chi è roso dalla gelosia, simile a chi per sbaglio mette in bocca un sorso di aceto ed è percosso dai fremiti dell'acido che ha in corpo. E uno che soffre, non fa altro che 吃苦 - chī kǔ,  Mangiare dolore, Soffrire. Invece per indicare Essere spaventato, Rimanere sorpreso, si dice: 吃惊 - chī jīng , Mangiare lo stupore. Identico alla nostra espressione è 吃亏 - chī kuī, Mangiarsi i soldi. Abbastanza chiaro: 吃大锅饭- chī dà guō fàn, Mangiare riso in una grande padella che significa Essere per l'uguaglianza! Questa invece è più arzigogolata: 吃得消 - chī dé xiāo, letteralmente sarebbe Riuscire a mangiarsi il trascorrere del tempo, ma significa Essere tollerante, in linea con chi come me deve accettare che il tempo inevitabilmente trascorre e quindi ecco l'essenza della tolleranza, l'accettazione. E io sì che sono tollerante, oh se sono tollerante! A domani, va, che questa sera devo prepararmi a tollerare, sbafandomela a ufo, appunto 吃白食,  un cena ricca e composita, ma in fattispecie composta principalmente da peperoni con la bagna cauda.


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martedì 23 aprile 2013

Chī fàn le ma?

Chī fàn le ma . Grafia tradizionale.


Secondo voi, perché la gente vota come vota? Sono dementi che non capiscono che solo la serietà paga, o sono furfanti e corrotti al punto da volere essere governati solo da farabutti come e peggio di loro, o invece sono solo degli stolti per cui tanto peggio, tanto meglio, bruciamo tutto incluso la nostra casa e poi si vedrà. Niente di tutto questo. Il fatto è che la gente vota con la pancia e se vuoi il voto della gente è alla pancia che ti devi rivolgere. Mica solo qui, tutto il mondo è paese, ma quali ideali e sogni? La gente pensa solo alla pancia (la propria) dappertutto, anche dove la mentalità sembra così diversa dalla nostra. Anche in Cina, dove il sol dell'avvenire ha illuminato il fiume giallo per 50 anni? Ma certo e anche di più, basta osservare con attenzione la lingua, spia inconfutabile della mentalità popolare. Se incontrate un amico con cui usate un linguaggio colloquiale e con cui siete in confidenza, appena vi vede vi apostroferà senz'altro con un tipico "come va?" (risposta: bene!), un succedaneo di significato dell'"How are you?" inglese. E come si dice in cinese? Ecco qua: 吃饭了吗? - chī fàn le ma? che tradotto alla lettera vuol dire: (Hai) mangiato? Risposta: 吃饭了. 谢谢 - chī fàn le, xiè xiè! Mangiato, grazie! 

Chī fàn le ma - Grafia moderna semplificata.

Cosa c'è di più importante per sapere se una persona sta bene, se non informarsi se ha messo sotto i denti almeno la classica ciotola di riso, se è sazio? Vi ho riportato in testa i quattro caratteri nella loro scrittura tradizionale, con cui si interpretano meglio i significati. Nel primo ideogramma Chī, nella grafia tradizionale si vedono bene a sinistra la Bocca aperta, seguita dal segno della Pianta che nasce e dal Cucchiaio, tutti e tre sopra al segno di Grande (l'omino con le braccia aperte). Significa Mangiare, concetto che contiene appunto la bocca che viene riempita il più possibile dal cereale con il cucchiaio. Nella grafia moderna semplificata di Chī - 吃, è rimasta invece riconoscibile solo la bocca spalancata, comunque evocativa della fame atavica del popolo, bisogno chiave a cui il politico deve sempre pensare. Il secondo Fàn - 饭 : significa Riso cotto. Anche qui per interpretarlo dobbiamo ricorrere alla grafia tradizionale più complessa. La parte del carattere a sinistra presa da sola, significa sempre mangiare e vi si intravedono sopra il segno di Insieme che copre una pentola col coperchio e il mestolo, perché per i cinesi il Mangiare è un atto sociale, stare insieme attorno ad una pentola. Il segno a destra invece, come consueto, ha solo una funzione fonetica, appunto per ricordare che il carattere si pronuncia Fan. (Ricordo per inciso che questo ideogramma si usa in combinazione con quello di bottega, magazzino, per designare il Ristorante o l'Albergo, appunto 饭店 - fàn diàn, il Negozio dove si mangia). 

I due ideogrammi uniti 吃饭 - chī fàn, che si rinforzano l'un l'altro, nel cinese moderno sono definitivamente usati per il significato di Mangiare. Il terzo ideogramma Le - 了, (semplificato) messo dopo il verbo, è quello usato nelle forme verbali per indicare il compimento dell'azione, il tempo passato (compiuto), mentre il quarto 吗 - ma, messo in fondo, è quello che dà la forma interrogativa alla frase. E' composto dalla bocca aperta (appunto che rimane spalancata nell'interrogazione) e a destra dal segno del cavallo che si pronuncia allo stesso modo, come di consueto per ricordare la fonetica del segno. Tra l'altro guardate nella grafia tradizionale come è bene illustrato il pittogramma del cavallo, il muso levato verso l'alto di profilo con la criniera a destra, il corpo orizzontale con la coda e sotto il segno dei quattro zoccoli, che nella grafia semplificata sono stati sostituiti da una riga unica! Dunque cari amici politici moderni, siate pure infami e ingannatori, corrompete a piene mani ma se volete essere eletti, promettete, promettete, promettete, di riempire le pance, di dare salari senza lavorare, che i debiti e le tasse potranno non essere pagate, anzi restituite e il popolo bue vi porterà in trionfo e se non volete più essere chiamati Onorevoli, non ci sono problemi, tanto tutti lo sanno già che non lo siete. Potremmo istituzionalizzare la cosa e chiamarvi in futuro proprio così: Disonorevoli, tanto per farvi contenti,eh! E adesso lasciatemi stare devo andare a comprarmi una bella torta, come si conviene per riempire la pancia per il mio compleanno!


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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lunedì 25 marzo 2013

Ma quanto si mangia!




Prima di lasciare i lidi africani, qualche cosa bisognerà pur dire a proposito di quel che si mette sotto i denti, perché va bene la cultura, le considerazioni politiche e filosofiche, nonché economiche, va bene la natura e gli animali, ma non di solo spirito vive l'uomo, bisogna pensare anche di tanto in tanto al nutrimento. Intanto bisogna sottolineare che la cucina africana è meno varia di quella asiatica o europea e non è questione di scarsità di ingredienti, quanto piuttosto del fatto che da queste parti la cosa più importante è sempre stato trovare qualche cosa da mettere nel piatto, piuttosto che come cucinarlo. Inoltre su questo si è sedimentata la tradizione culinaria anglosassone, forse meno interessante di altre soluzioni possibili, mista a suggestioni arabe ed indiane, data la disponibilità di spezie varie. Comunque se sarete da queste parti, condotti come unica soluzione possibile da una agenzia organizzatrice di safari, capiterete in ogni caso in una serie di lodge e sistemazioni (in particolare nei parchi) occupate solo da turisti e la cucina di questi luoghi è improntata ad un senso generico di internazionale con pochissimi tocchi locali. Quindi classiche colazioni all'americana, con uova, frutta, cereali  e caffé, mentre le cene saranno sempre presentate con due o tre scelte di carni, passati classici (onion soup, zuppa di porri, di pomodoro, ecc.), patate fritte e cose di questo genere, mentre a pranzo vi toccherà il famigerato lunch box, costituito invariabilmente da un quarto di pollo rinsecchito, sandwich, uovo sodo, muffin immangiabile, banana, succo di frutta e poco altro. 

Se invece potrete di tanto in tanto fermarvi in qualche mercato di strada, un locale indigeno (hoteli) o alberghetto con ristorantino frequentato da abitanti del posto, potrete avventurarvi alla scoperta della cucina tanzaniana. Nei locali meno lussuosi, il menù è generalmente scritto in swahili su una lavagnetta, per cui farete bene a ricordare almeno alcune parole ricorrenti per non prendere cantonate. Intanto quello che troverete sempre è l'ugali, praticamente una polenta di mais bianco alla bergamasca, soda e piuttosto collosa, usata come contorno universale, accompagnata da salse variamente piccanti e fagioli o verdure, incluse le banane cotte (ndizi) o le onnipresenti frites (chipsy). Il piatto forte più comune è costituito dalla carne alla griglia  (nyama choma) di vario tipo anche sotto forma di spiedini (mishikaki) di pollo (kuku) o di manzo (ngombe). Spesso si trovano per gli amatori i noodles alla cinese, fritti o in zuppa; quasi sempre disponibili riso come contorno (wali)  e fagioli (maharagwe). Una soluzione accettabile da fast food, sono le frittatone come la chipsy mayai (di patate). Potendo comprate sempre frutta nei vari banchetti dei mercati, in quanto non frequentissima a tavola, come manghi, papaye, ananas e banane ovviamente, quelle rosse che trovate solo nella zona di Karatu, sono le più buone al mondo in assoluto, provare per credere. Le arance sono deludenti e difficili da sbucciare, specialmente in viaggio, vi sbrodoleranno sempre e invariabilmente quando tenterete di aprirle, dopo aver inutilmente trafficato con l'indispensabile coltellino svizzero. 

In zone di mare invece, sarà onnipresente il pesce, sia alla griglia, sia in spiedini, sia all'orientale, curry o al cocco. Quasi sempre disponibile il polpo (pweza), un po' duro per la verità, grigliato, bollito o come zuppa, ma occhio al peperoncino (pilipili) e al pepe usato all'indiana in quantità industriali. L'altra spezia più usata è il coriandolo, se non vi piace evitate i piatti con parvenza indiana e quasi tutte le salse (con cannella e chiodo di garofano). Disponibili ovviamente, specialmente a Zanzibar, gamberoni e aragoste. Thé e caffé locali di ottima qualità, specialmente quest'ultimo. Per la bevande, se vi piace la birra tiepida, questo è il vostro posto; peraltro è discreta (Kilimanjaro, Safari, Serengeti e molte altre marche) con le onnipresenti Soda, incluso un classico e mordente ginger ale. Sempre reperibile l'acqua in bottiglia. Inoltre non dimenticate di provare il vino tanzaniano prodotto dalla italianissima Cetawico (vedere il sito e magari andatela a visitare se passate di lì a provare il rosso Sharye) a Hombolo vicino a Dodoma. Se sarete troppo pretenziosi o disperati, in ogni località turistica troverete facilmente ristoranti che offrono anche piatti italiani. Vi ricordo a Dodoma la Sipe Cafeteria dell'amico Massimo che offre anche cucina locale, una vera garanzia (non per niente è Alessandrino). In centro a Dar, per tutti i gusti, lo Chef's pride, che mi era stato indicato dal conoscitore del mondo Dottor Divago, che offre a prezzi contenuti piatti internazionali, bisteccone all'americana, pesce ottimo, piatti cinesi, indiani e locali per tutti i gusti. A Zanzibar avrete ampia scelta di ristorantini di spiaggia con pesce a volontà. A Stone Town provare l'Archipelago café all'ingresso della città vecchia, pesce e ottimi frullati di mango in terrazza sul mare. E poi bando alle chiacchiere di fame non morirete certo.


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In volo.

martedì 5 febbraio 2013

Ristoranti da spiaggia.

Come ho detto spesso non si vive di solo pane e quindi anche anche a Zanzibar si devono fare i conti al momento in cui si decidere di smettere di meditare e di godere del sole e del mare di smeraldo e di passare in rassegna i vari ristorantini che si alternano lungo la spiaggia come proposta alternativa ai viaggiatori che vogliano uscire dalla loro sistemazione notturna per provare qualche cosa di locale. Intanto non facciamoci illusioni, i piatti alla lunga son sempre gli stessi: pesci, calamari, polpi, più raramente gamberi e aragoste alla griglia, fritti o in salsa di cocco. Un'altra caratteristica accomuna questi posti, per ordinare alla carta, valutate almeno un'ora di attesa. Il fatto è che il più delle volte questi locali improvvisati con tanta buona volontà, vanno a comprare quanto ordinato sul momento dal pescatore, tutta roba fresca direte e poi il tempo in Africa non conta, però è meglio che non entriate nel ristorante dopo l'una e mezza. Un'altra cosa interessante è che in tutta la Tanzania, Zanzibar inclusa, anche se ci tengono assolutamente a dirsi diversi e indipendenti (quei discorsi tipo, non ne possiamo più di Dar EsSalaam ladrona ecc.) è che non si può cominciare un discorso con qualcuno sia pur per chiedere un'informazione senza la giusta dose di convenevoli e di saluti. 

Ecco dunque uno scampolo di conversazione dopo l'ordinazione di una pizza.
- Jambo -
-Ciao-
-How are you?-
-Fine thank you, asante sana -
-Karibu. Have you slip well today?-
-Yes, grazie, vorrei una pizza hawaiana con pinapple, formaggio e pomodoro- Is it possible?-
- Yes, Hakuna matata off course (che non vuol dir di corsa)-
Dopo circa mezz'ora circa di attesa, la cameriera ritorna:
- Hi, Jambo -
-Ciao-
-How are you?-
-Fine thank you, asante sana -
-Karibu. Have you slip well today?-
-Yes , thank you, my pizza, please?-
-We are very sorry, but we haven't any kind of cheese. If you like we can put more tomato and pinepple, hakuna matata (non patata), no problem -
e così via di questo passo.

Comunque non vi preoccupate, hakuna matata, alla fine pesce alla griglia e il resto sono ottimi e sarete contenti ugualmente. Oggi sono stato da Mohammed. Dormiva saporitamente su una sedia di plastica sgangherata. Alla richiesta di cosa aveva da mangiare, ha chiesto all'aiutante che ronfava più saporitamente di lui davanti a un bungalow da sistemare, il menù e quello, ancora coricato, ha urlato: fish, octopus, kalamari. Ha capito che non era professionale e allora ha cavato da dietro un bancone provvisorio un foglio protocollo con scritto a matita fish, octopus e kalamari grilled, fried, with coconut sauce ed i relativi prezzi. Ricevuto l'ordine l'aiutante ha gridato hakuna matata ed è partito a reperire i kalamari. I piatti sono arrivati pronti verso le due e mezza, ma era tutto buonissimo. 

lunedì 1 giugno 2009

Mettersi alla prova.

Sul fatto che la Val Varaita sia un paradiso verde intenso, credo saranno tutti d'accordo. Il problema è riuscire ad evitare le giornate nebbio- piovose, quando le nuvole cominciano a calare verso il basso e l'umidità fredda tutto avvolge per ricordarci la nostra debolezza. Ma il gruppo di camminatori trappisti a cui appartengo per interposta persona, non demorde e non cede di fronte a nessun segno meteorologico. Quando si deve andare non ce n'è per nessuno, la cima deve essere raggiunta ed il camminare è dolce anche se il polverino delle microgocciole inumidiscono le gote e gli scarponcini cominciano la loro opera piagante anche sui calcagni che dovrebbero già essere usi alle prove più impegnative. Ma non di sola sofferenza vive l'uomo, così è stato scovato da Carla e Loris, esperti esploratori del gruppo, un gradevole alberghetto a Sampeyre , l'albergo Alte Alpi, nel centro del paese, che per una risibile cifra, oltre a dare riposo alle stanche membra, fornisce un menù tipico della valle di tutto rispetto. Si comincia infatti con una scelta di salumi di cacciagione (salame di cinghiale, di cervo, e di altri ungulati) molto profumati e arricchiti da burro locale alle erbe, si prosegue con una sorta di salade della casa di pollo equilibrata nei sapori, una rolata di coniglio addolcita da carotine e verdure, un carpaccio di piemontese con un delicato olio ligure che non annichiliva la gustosità della carne, uno sformatino di funghi locali e un capunet della tradizione piemontese con il cavolo delicatamente croccante. Un primo di gnocchette della valle con panna e burro fuso, non mi hanno levato la possibilità di un assaggio di un agnolotto al tartufo nero e salvia. Sono crollato dinanzi alla polenta e cinghiale e prima delle crostate, ma qualcuno ha avuto la forza di assaggiare l' arrosto di tenero agnello. Potenza del camminare. Non posso fare a meno di allegare una documentazione iconografica. Sulla strada del ritorno, sotto la pioggia scrosciante non ho saputo resistere alla tentazione e, tanto per proseguire la polemica dei giorni scorsi, ci sono cascato di nuovo, fermandomi lungo la strada vicino ad un banchetto di un produttore di frutta, circondato dagli immensi frutteti della zona per effettuare un acquisto a km zero. Naturalmente di kilometri ne avevo già fatti una sbarcata, ma tanto di lì dovevo passare. Le mele bollate e striminzite, quelle che al supermercato buttano nel cassonetto, le vendevano allo stesso prezzo del mio negozio, mentre zucchine, fragole e ciliege, tutta roba di stagione, molto più care. Si sa, dal produttore al consumatore la strada è più corta e magari il consumatore ha il cervello in debito di ossigeno. Poi però si lamenta che il grossista gliele compra a 10 cent. Per fortuna la serata, dedicata ad una severa applicazione di Country Line Dance ha fatto smaltire ad alcune le calorie accumulate.






sabato 30 maggio 2009

Shí


L'ideogramma "shí" significa mangiare. E' di capitale importanza in Oriente dove non si fa nulla di importante se non a tavola. mangiando, si chiudono i contratti, tutte le cerimonie religiose e non, dalla nascita alla morte. Seguendo il discorso d ieri sul naturale o non naturale, si può dire che rispetto al cibo i cinesi siano piuttosto pratici, giudicando mangiabile tutto quello che si muove, che nasce e cresce sulla terra e sotto e nonostane questo la cucina cinese è una delle più famose, varie ed interessanti del mondo alla faccia del glutammato e di chi lo ritiene quasi mortale, come ogni parola che abbia un sound kimico. Nell'ideogramma si nota , sotto il segno di insieme, quello di una pentola coperta e sotto un mestolo a chiarire che "mangiare" non è il solo atto fisico e animalesco dl nutrirsi, ma significa ritrovarsi con qualcuno nella casa di chi sta cuocendo il riso e partecipare ad una mensa comune. Mangiare assieme è partecipare alla società civile. Se accanto a questo mettiamo l'ideogramma di "parola - Yan" abbiamo il significato di mentire, mangiarsi la parola, usare la parola per trarre in inganno, per spostare la mente del più debole verso il falso. Così oggi molti giocano sulla parola per confondere le idee e tornando al discorso di ieri, per giocare coi termini classificandoli a priori come buoni e cattivi, incasellando i concetti per prevenire una tesi già data per dimostata. Per rafforzare tale assunto, riporterò qui un breve fatto di vita vissuta raccontata dal mio conterraneo Martino Benzi, che riporta il seguente dramma accadutogli personalmente e che di conseguenza ha tutta la mia e credo anche vostra partecipazione: - Oggi mio figlio compie tre anni. Ieri sera la disgrazia: stavamo giocando allegramente nella sua cameretta quando, tragicamente, ha subito una forte contaminazione da solfuro di idrogeno. Potete immaginare la mia preoccupazione, direi addirittura terrore, perché - cito da wikipedia - questo terribile composto -è considerato un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell’arco di pochi minuti. Agisce come l’acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale. Un’esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell’appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. È altamente infiammabile, altamente tossico e pericoloso per l’ambiente; i prodotti industriali che lo contengono devono riportare gli avvertimenti "R12-26-50» e «S1/2-9-16-28-36/37-45-61".- Stavo correndo a prendere le chiavi della macchina per portarlo in ospedale, sperando di giungere in tempo, quando è entrata mia moglie con una pila delle sue magliette appena stirate. “Ha ricominciato a fare quelle scorregge puzzolenti?”, ha chiesto “Dobbiamo dargli di nuovo l’enterogermina, domani va’ in farmacia a comperarla.” Allora mi sono calmato ed abbiamo continuato a giocare, questa mattina era ancora vivo. -

sabato 18 aprile 2009

Shí




Premettiamo che oggi ho preso una formina di Montdor, ho fatto sulla parte superiore un piccolo scavo con un cucchiaino e dopo avervi versato mezzo bicchierino di Sauternes che mi ero tenuto appositamente da parte, e dopo averlo avvolto in carta argentata, l'ho infilato a 180° C nel forno per 20 minuti. Toltolo, l'ho spartito a cucchiaiate con la mia famigliuola, che sembra abbia gradito, innaffiandolo col rimanente della bottiglia. Ciò detto passiamo ad esaminare l'ideogramma Shí , ben importante in Cina, in quanto laggiù si ama molto stare intorno alla tavola, sia coi famigliari e amici che per fare affari. I neonati vengono presentati con un gran pranzo (non bolliti, come pensano alcuni), e affari e dispute si appianano e si concludono al ristorante, come ho spesso avuto modo di constatare. Anche il matrimonio tradizionale si celebra con un sorso di thè dalla stessa ciotola durante un gran pranzo per legittimare l'inizio della vita in comune di due persone. Il carattere dunque è composto, partendo dall'alto da quello di "insieme", più sotto "pentola" e ancora sotto "mestolo. Quindi "radunarsi in casa di chi sta cuocendo il riso, partecipando alla mensa", quindi "mangiare", un'azione sociale comune, non solitaria. Il termine è usatissimo in espressioni come : Yué shí - mangiare la luna per dire "Eclisse" durante la quale la luna viene divorata dalla cattiva stella LuòHou Xing; oppure Shí yan - mangiare la parola per dire tradire la parola data. Quindi, messo (temporaneamente) da parte Montd'or e Sauternes, in onore di Niki e della sua ricetta mi preparo il riso basmati e la cannella per la prossima settimana e stasera pollo alle mandorle con le bacchette (scusa Doc) e poi manifestazione di Kung Fu al palazzetto.

Per addolcirvi la bocca, beccatevi questa lirica primaverile di Meng Hao Jan del solito periodo Tang.




Breve visita ad un vecchio amico.




Per me miglio e pollame, da un caro vecchio amico;
sono invitato alla sua casa.
Piante verdi e rami tutto intorno al villaggio,
tra montagne azzurre, chine sulle case.
Sulla veranda davanti all'orto,
tra i boccali pieni, parliamo dei raccolti dei gelsi.


lunedì 6 ottobre 2008

Bio? Mio Dio!

E' da qualche giorno che non posto che melensaggini. Oggi la Maglie diceva su La 7 che è pieno di blog letti da 10 persone che scrivono scemenze credendo di svelare il verbo. Mica torto! Ma il fatto è che il blogger si lascia prendere la mano anche se non lo legge nessuno, per cui oggi sono tonico e quindi in vena polemica e spando il mio di verbo! Qualche settimana fa sono andato a documentarmi girando tra i banchetti di una fiera del "biologico"+ arte varia. C'era di tutto. Tra massaggiatori di ogni tipo, dallo Shiatsu al Reiki (di gran moda) e tra vasetti ripieni di erbaggi e creme varie, tra assaggi di biscotti di meliga biologica (ripieni di aflatossine) trovavano spazio anche molti antri con pseudosantoni, che con aria molto ispirata lanciavano messaggi esoterico-medical-salutistici. Tra un'ala di gente in ascolto con la bocca aperta, ho sentito e visto cose che voi umani non potete immaginare, tanto per usare una frase fatta. Tipi con camici bianchi e capello arruffato che "visitavano" (in generale giovani fanciulle) dicendo: "Cara signora, lei ha il sangue stanco, sic, deve fare applicazioni giornaliere di questa crema Slurpdup (da 50 euri) e mangiare molti rapanelli a striscie del Madagascar che troverà nel mio agriturismo biotecnodinamico, pena un grave peggioramento con tutte le porcherie che mangia!" o similia. Un altro, che ho inteso distintamente dire a un tizio che faceva troppe domande: " Vede qui è come nella religione , o si ha fede o non serve cercare spiegazioni". Roba da fare accapponare la pelle. Non capisco come faccia la maggior parte delle persone a non avvertire pericolo in tutte queste strade con un millesimo di verità ed il resto fantasia interessata, condita dall'effetto placebo. Guardate che il confine con le varie Vanne Marchi è labilissimo, sottile come la lama di un rasoio! Capisco che sia più facile dare la colpa di tutto agli antiparassitari, alla plastica, alla Kimica (con la K), agli OGM invece che constatare scientificamente e inoppugnabilmente che la stragrande maggioranza delle degenerazioni e delle morti (tumorali e cardiovascolari) sono provocate nell'ordine dalla quantità di cibo e dallo sbilanciamento delle diete (troppe proteine e grassi animali) e in piccola parte dall'ambiente 1° sostanze inalate e 2° nell'ordine sostanze ingerite. La gente preferisce seguire i pifferai interessati come sempre, fa sentire meglio l'animo però, questo lo devo ammettere e pertanto vado a mangiarmi una bella mela (che mi ha dato un amico che coltiva personalmente 5 piante).

mercoledì 17 settembre 2008

Bio o io?

Evviva, finalmente al post Il maratoneta è partita la polemica. Un buon risultato, però, visto che voglio entrarci a gamba tesa, ne faccio oggetto di un nuovo post.
Ma ahiahiahi! sento odor di talebano...Le certezze supportate solo dalla fede portano a pensare che il giusto, il buono, il sano stiano tutto da una parte e di là... solo il lato oscuro. Certo la convinzione di essere nel giusto fa sembrare migliore qualunque cosa; l'effetto placebo ha risultato positivo per almeno il 60% (così diamo un senso anche gli ottimi risultati dell'omeopatia). Forse è più importante la conoscenza, che porta a fare le distinzioni (magari sbagliando). Chiunque abbia minime conoscenze di tecnologie alimentari sa che l'unico olio di oliva da usare è l'extravergine e che i formaggi fusi e i pregrattuggiati sono lo scarto degli altri formaggi. E che un prezzo basso è quasi sempre accompagnato da bassa qualità (che però non combacia sempre con la nocività); ad esempio un formaggio fuso prodotto correttamente(che lascio mangiare a voi) è sicuramente non nocivo, mentre lo può essere un magnifico formaggio di alta malga (che amo molto) prodotto con scarsa igiene e animali non controllati (quante febbri maltesi un tempo!).E tutti preferiscono il Brunello al vino del bottiglione, ma che c'entra col biologico? Non confondiamo poi questo con le frodi alimentari, che c'erano con i Ciravegna e ci sono anche tra i produttori biologici. La realtà è che la sanità di un prodotto non ha niente a che fare con le sue qualità organolettiche. Il sapore, il profumo, la consistenza al palato delle fragole che mi segnala Noi Ricchi (che amerei mangiare in quanto ne sono ghiotto) derivano solo dalla varietà scelta, dalla giusta stagionalità, dall'equilibrio idrico, ecc. non certo dalla coltivazione "biologica". A Merinos che si chiede se gli servono gli OGM, dico che sicuramente ai Liguri dove c'è la più alta percentuale di tumori all'esofago servirebbe un basilico OGM con basso contenuto (naturalissimo) di estragolo (il più potente cancerogeno naturale conosciuto per questo tipo di tumori) per avere un pesto più sano se pur non per questo più o meno buono. E mentre noi respirando veleno e mangiando schifezze ormai campiamo in media 80 anni, i nostri nonni e bisnonni schiattavano verso i 60, bevendo un vino fatto pestando l'uva coi piedi (che bello) che oggi tutti verserebbero direttamente nello scarico. E comunque ricordate che l'agricoltura è concettualmente un procedimento contro natura. Il biologico è terminato al tempo dei cacciatori-raccoglitori, fatevene una ragione.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!