martedì 3 giugno 2014

Trinacria 3: Segesta


Foto T. Sofi



Foto T. Sofi
Da Castellammare a Segesta sono pochi chilometri ma vorresti che non finissero mai, tra le colline coperte dalle tante sfumature di verde del frumento, che cresce tutto infiocchettato da mille colori; papaveri, fiordalisi, pensate ci sono ancora i fiordalisi e il rosso viola della sulla, una leguminosa diffusa quasi solo in Sicilia. Arrivi dal basso e il tempio ti appare a poco a poco tra glia alberi, come per darti tempo ad abituarti ad un colpo d'occhio tra i più suggestivi. Conviene andare a dare prima una occhiata all'area archeologica che comprende le rovine delle mura, della città, il castello, la moschea e infine, proprio in cima, il teatro. Ovviamente c'è una comoda navetta che ti porta fino alla sommità permettendoti di godere appieno di tutto senza fatica, ma sembra una cosa controsenso utilizzarla; secondo il concetto cattolico, ad ogni godimento deve essere accoppiato almeno altrettanta sofferenza, una punizione, un contrappasso insomma, così il gruppo vacanze Piemonte, la salita se la cucca tutta a piedi, in modo da arrivare a cominciare la giornata già esausto e con le ginocchia incriccate, visto che erano già state messe a dura prova nella giornata precedente. Comunque la vista dalla sommità del teatro è davvero unica. L'arco delle colline attorno, il mare, una linea blu scuro in lontananza, le rovine della città che lo circondano e sulla collina antistante, più in basso, il capolavoro di quelle colonne doriche levate verso il cielo azzurro, recinto perfetto color ocra immerso tra il verde, che nasconde pullman e auto e pare in attesa dell'arrivo di una processione con il sacrificio di un bianco giovenco dalle lunghe corna appuntite. Certo che 'sti antichi i posti li sapevano scegliere. Un teatro con una scena naturale che fa già da sola la metà dello spettacolo. Qui parlare di Troiani ed Achei sembra cosa logica come la brioche e la granita di gelso. 

Foto T. Sofi
Le maestre coi bambini in gita, sembrano esse stesse parte del coro, lanciano grida disperate, richiami all'ordine, invocazioni agli dei, o almeno così sembra, baccanti imbizzarrite a seguire e formare un corteo; così almeno paiono, le voci deformate dalla cavea, se te stai seduto fermo sui gradini di pietre più alti, con gli occhi semichiusi ad immaginare. Mentre scendi poi, continui a scattare foto, ma smettila, goditi questa vista impareggiabile che tra un'ora tra un arancino e l'altro te la sei già scordata! Scendi al tempio. Tra oleandri e mandorli gli giri intorno il più lentamente possibile, per imprimertene nella mente le forme, pesanti ma allo stesso tempo perfette nelle proporzioni. Le immense colonne a cui è mancata la scanalatura, l'assenza della cella centrale, lo stesso tetto, di cui non ci sono evidenze di presenza. Che abbiano finito i soldi e sia rimasto lì così, una delle tante incompiute in terra sicula, dove mandare Gabibbi saccenti a fare le pulci? Mah, forse allora lo avrebbero messo in una botte coi chiodi e buttato a mare, tanto qui, questi Elimi si erano fatti subito amici dei Cartaginesi che facevano il bello e il cattivo tempo da queste parti, imitandone le abitudini, salvo passare dalla parte dei Romani non appena capito che con questi Mattei Renzi del momento, non ce ne sarebbe stato per nessuno e sul carro del vincitore c'è sempre posto. Pare che grazie alla scelta al momento giusto, siano anche stati esentati dalle tasse e lì, tra tempio e teatro sai che IMU! Dietro alla fuga delle colonne, la scarpata strapiomba su una forra che lascia indovinare in fondo le anse contorte di un torrente, dall'altro versante, le cave da cui strappare la pietra. Un altro luogo magico da aggiungere all'elenco. Il pericolo è che quando si viene da queste parti si corre il rischio di abituarsi in fretta alla bellezza. 

Foto T. Sofi




SURVIVAL KIT

Vicino a Caltafimi, il sito in estate apre alle 9- chiusura 19. Vedere il sito.Entrata 6 € (over 65 gratis eheheh). Non dimenticare di prendere la navetta (2 €) a sinistra nel parcheggio prima della casse per andare fino in cima alle rovine (quasi 2 km in salita). meglio fare prima questa parte e lasciare l'area del tempi per ultima dopo essersela assaporata dall'alto. Panoramica molto suggestiva.


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2 commenti:

chicchina ha detto...

Un post dove la bellezza dei luoghi si materializza,diventa poesia.Ho provato le stesse sensazioni ed emozioni,alla mia prima visita ed i teatri,tanti,meriterebbero tutti,piccoli e grandi un discorso a parte per le loro peculiarità,per come sono stati incastonati nell'ambiente circostante.Ci sapevano fare davvero.Ho capito che la vacanza è già conclusa ma l'entusiasmo che leggo mi fanno pensare ad altri futuri approdi.

Enrico Bo ha detto...

@Chicca - e vai in Sicilia non è mai l'ultima volta. Quando sarà possibile, il gruppo sta programmando le Eolie.

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