lunedì 4 maggio 2015

Arunachal Pradesh: Lasciando i monti



Ragazze Nyishi
 
Sulle strade dell'Arunachal Pradesh
Che strano questo viaggio, così inusuale, che si va dipanando tra villaggi e foreste, in un territorio così aspro e selvatico, così chiuso in se stesso a non voler essere penetrato e nel contempo così amichevole e disponibile al contatto, quando lo vai cercando. La strada però, è la chiave di tutto. Un tempo erano solo i sentieri che percorrevano il mondo con un livellamento democratico assoluto, aperti al mercante che li voleva percorrere o al soldato che ne bramava la conquista. Oggi la buona strada o la sua quasi totale assenza compiono la differenza tra l'isolamento materiale o l'invadenza ossessiva della cultura preminente. Dico materiale, perché nelle teste e nel pensiero, la penetrazione è stata ormai totalmente compiuta dai media immateriali inarrestabili che hanno portato in ogni più recondito angolo di mondo la conoscenza dell'esistente e di tutto quello che tecnologicamente è possibile fare e possedere. 

Ragazza Nyishi
Una cornucopia di piaceri irresistibili a cui nessuno potrà mai porre freno, che modifica senza possibilità di moderazione qualunque comunità e ogni cultura per antica e forte che sia. Così continuo questo itinerario tra monti scoscesi e valli vertiginose, circondato da una vegetazione tanto prepotente da prevaricare ogni desiderio di maggior conoscenza, seppure amica per chi la abita e a poco a poco scendo verso la pianura lontana, apparentemente più semplice dal punto di vista orografico, tuttavia ancora difficile per il suo isolamento causato dalla povertà di risorse, altra barriera immateriale da considerare nella facile semina dei giudizi. L'orografia mantiene isolato l'Arunachal Pradesh e lo farà ancora per molto, anche perché la sua posizione geopolitica non ne favorisce l'apertura. Rimarranno ancora per molto tempo i passaggi delle infinite teorie di mezzi militari che lo percorrono in lungo e in largo, cuscinetto delicato verso le mire espansionistiche cinesi ed i singulti dei movimenti indipendentistici che ti tanto in tanto lo agitano. Quelle genti resteranno ancora per molto legati alla loro condizione, i giovani con le loro voglie di conoscere meglio un mondo avvertito attraverso internet ed i vecchi almanaccando sulle bellezze di un mal ricordato passato, nel rimpianto delle tradizioni della loro giovinezza ed al contempo nel contrasto con i benefici della modernità che, anche se non voluta, è comunque ricaduta loro addosso, con tutte le sue difettosità e vantaggi. 

Bimbe Nyishi
Certo, direte voi, è facile filosofeggiare mentre si scende la valle, maledicendo fango e acqua o la mancanza di connessione. Quando la piana assamese si avvicina, intanto, si fanno più frequenti paesi e costruzioni più solide. La terra si spiana a poco a poco e anche la strada sembra prender fiato; Emontonath guida con minore tensione, anche il fango lascia lo spazio alla polvere. Qui in pianura fa più caldo e l'acqua rimane umidità nell'aria, non riesce più a coagularsi per trasformarsi in pioggia. Una piccola cittadina, forse Simen Chapori, forse Silapathar, reclama il proprio spazio, con la grande strada che si allarga, la serie interminabile di mezzi di movimento terra giapponesi che sbancano, spianano, gettano bitume con metodi diversi dalle latte che, sulle montagne, lo colavano nelle buche riempite coi badili e con le mani, da schiere di ragazze coi cesti di giunco pieni di pietrisco sulla testa, che le loro amiche spaccavano, raggomitolate sui mucchi ai lati dei fossi. E' la prepotenza con cui la civiltà entra nel passato e pretende trasformarlo in futuro. 

Donne Mishi
Dietro, intanto, già si affolla la fila infinita di auto, camion ed autobus strapieni di genti che vogliono solo muoversi, andare, spostarsi, percorrere le vie del mondo. Fuori della strada però, c'è movimento; si sta svolgendo un festival locale. Le genti Nyishi, sono scese dalle colline o dalla periferia di quella che è ormai città a tutti gli effetti e, vestiti i costumi della tradizione, mostrano a se stessi più che ai pochi altri che passano di lì per caso, le rimanenze della loro storia, fasti tenuti in piedi dalle Proloco, modalità comune di ogni parte del mondo. C'è un palco, dove si esibiscono i gruppi che arrivano dai villaggi vicini, qualcuno canta canzoni tradizionali, gruppi di ragazze bellissime e magnificamente vestite, ballano. C'è una prima fila di autorità, addirittura una giuria che distribuirà premi e tutto intorno vive la voglia di festa. A fianco, le donne approfittano della presenza di questi stranieri d'occasione e, cercando di coinvolgerli a rimanere il più a lungo possibile, offrono spettacolo e cibo, pur di trattenerli. E' lo spirito della festa di paese, è la voglia orgogliosa di mostrare il meglio di sé, assieme a qualche valore antico spendibile in un mondo moderno che riesca ad apprezzarlo. Ci si ferma un poco, per godere di questo sforzo e forse anche per riposare la schiena che le ore di sballottamento sulla pista di montagna hanno messo a dura prova. Ma la polvere non riesce a coprire l'odore dell'acqua vicina. L'immenso corso del Bramaputra e a pochi chilometri bisognerà attraversarlo in qualche modo, visto che l'enorme ponte che legherà indissolubilmente le rive opposte è ancora in costruzione e ben lontano da essere terminato. Dunque è necessaria la maniera antica, quella che ci aspetta più in giù dove vanno affollandosi uomini e mezzi. Bisogna muoversi prima che arrivi il buio ed i ritmi antichi impongano soste obbligate.




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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Ahi l'nventata, a misura d'ottocento post romantico a sbafo, favola al buon selvaggio non c'è mai ma solo un uomo con una donna ingravidata a un anche
La prepotenza con la quale la civiltà s'entra nel passato pretendendo trasformarlo in futuro, tu dici; in un mi piace che io non segno pudico e che somiglia ad una inevitabile entropia, energia che a legioni i romani prepotenti si seppero e le strade e non il tempo che si porta i suoi barbari a arricchire; alla Italo Calvino, le sue Cittainvisibili all'utopia distopica

Un saluto

Enrico Bo ha detto...

#paolo - Storie che san d'antico, affanno sangue orgoglio e pregiudizio che si cancella al byte la fuffa internettiama, voglia d'altrui lidi lontani, di feisbuc cazzi d'altri.

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