martedì 5 maggio 2015

Assam : Il traghetto sul Bramaputra


Salire sul traghetto



Il Bramaputra
Sono bastati pochi chilometri ed il paesaggio è completamente mutato, dalle aspre e contorte colline ricoperte di jungla dell'Arunachal alla piana senza rilievi dell'Assam. Dopo Pasighat, piombi in questa valle dove l'aria spessa ti impedisce di vedere lontano e l'umidità che, anche nella stagione secca, ingombra l'orizzonte, ti vieta respiri profondi e voglia di infinito. Sei in quell'interregno non chiarito tra terra e acqua, dove ad ogni stagione ricomincia la disputa su chi vincerà quell'anno e dove, chi ci vive, rimane soggetto a questa alternanza, obbligato ad adattarsi o scomparire. La valle è larga quasi cento chilometri ed è completamente preda del grande fiume che la sconvolge periodicamente, basta guardare le documentazioni fotografiche facilmente reperibili, che raccontano di inondazioni epocali, città e paesi spazzati via o ricoperti di acqua e spazi enormi lasciati in secca, isole di sabbia grandi come province e nuove vie che il fiume si crea nella sua ansia di arrivare al mare, quasi che già da qui volesse formarsi un delta infinito, fatto di canali, e bracci contorti e collegati tra di loro, che forse, già c'era milioni di anni fa. Questa è davvero la terra che aveva immaginato Salgari, selvatica perché la natura ne è completamente padrona. Una natura che ignora la presenza dell'uomo all'apparenza troppo piccolo per poterla gestire, ma che, se ne vuole fare in qualche modo parte, si vede costretto ad trovare un adattamento, un accordo purchessia, seguendone i capricci ed i cicli. 

Il ristorante
Così vedi un'agricoltura fatta di campi abbozzati, da un lato ricca, per la fertilità dei depositi del fiume stesso, ma precaria al massimo, perché in qualunque momento può essere spazzata via con la stessa assoluta implacabilità delle case e degli altri insediamenti. Qui il Bramaputra è padrone assoluto ed il suo corso disegna il territorio con voglie mutevoli, quasi fosse un Dio maligno che di tanto in tanto decide di cambiare il suo mondo. Eppure qui la gente vive, non solo sopravvive e cresce a dismisura come in ogni altra parte del subcontinente, facendo crescere ogni sorta di attività. Tutto questo necessita di vie di comunicazione, trasporti e genti in perenne movimento. Così l'uomo si è adattata ai bisogni del grande fiume adeguando i propri modi alla necessità continua di attraversarlo. A Bogeybil il letto stabile del fiume è di quasi dieci chilometri. Qui si è creato un sistema complesso di mezzi che consentono di traversare e poter arrivare agli stati del sud fino alla Birmania. Traghettare è una esperienza. Emontonath ha guidato spedito e senza concedersi troppe soste perché bisogna arrivare alla partenza dei traghetti prima delle tre, poi si rischierebbe di rimanere da questa parte del fiume per tutta la notte. Quest'anno il Bramaputra non si è ritirato moltissimo e la lingua di sabbia dove è sorto un gruppetto di baracche attorno alle quali si sviluppa il meccanismo, è piuttosto solida. Ci arrivi attraverso una lunga pista attraverso campi acquitrinosi, popolati di vacche piccole e magre e bufali sdraiati nelle pozze fangose, che indovini facilmente come casse di espansione dei mesi piovosi, ma che stupiscono per le dimensioni sconfinate. 

Carico delle auto
Al punto di raccolta c'è una gran confusione di macchine, moto, camioncini ed altri mezzi, alcuni sovraccarichi di merci che devono passare dall'altra parte. Nell'acqua, una serie di barconi che a loro volta seguono un loro ordine per arrivare a caricarli. Tutto intorno il bailamme di chi di queste necessità vive, posti di ristoro, friggitori di samosa e dolcetti, venditori di generi di conforto confezionati, donne coi cesti pieni di frutta e verdura da pronto consumo, tutti che si agitano in mezzo a baracche e tende a sottolineare il massimo della provvisorietà. Anche se la confusione appare massima, deve esserci una sorta di ordine precostituito, perché nessuno si agita o litiga per i turni, ma ognuno sembra sapere a priori quando toccherà a lui. Ad un certo punto Emontonath, sempre parco di parole, ci fa un segno e sale in macchina dirigendosi verso il barcone che si è appena ormeggiato alla riva. Tra il ponte e la sabbia c'è più di un metro di dislivello, ma questo non sembra un ostacolo preoccupante. Vengono poste di traverso due assi apparentemente robuste che li collegano, quindi l'auto, presa la mira con l'aiuto degli astanti, ognuno del quale dà indicazioni diverse e contrastanti, con un certo abbrivio si lancia sulle due passerelle larghe poco più dei pneumatici e tenta di salire sul ponte. Le assi sono bagnate da precedenti passaggi e le ruote slittano, ma con le spinte caritatevoli di altri addetti che impediscono che l'auto scivoli indietro, si riesce finalmente a saltare a bordo, fermandosi anche in tempo prima di cadere nel fiume dall'altro bordo. 

Discesa
Un paio di cunei assicurano la stabilità per la traversata, poi salgono altri due mezzi, tre è il massimo consentito dallo spazio, poi sulla stessa passerella saliamo tutti a bordo equilibrandoci con le braccia. Anche se l'acqua qui è bassa, finire nel fiume è un'esperienza, già fatta, che preferirei evitare, più che altro per la figura. Un gruppo di locali che hanno caricato una Toyota piuttosto lussuosa, guardano con una certa sufficienza e un bagno fuori programma credo lederebbe irrimediabilmente la supposta credibilità occidentale. E' una questione di orgoglio. Ci accoccoliamo sul cassero, mentre il proprietario dell'auto, di certo un maggiorente della zona tiene concione ai suoi sottoposti, agitando le mani grassocce, bardate da otto diversi anelli d'oro, uno per dito, esclusi i pollici, opponibili a fatica. Lo ascoltano con molta attenzione, potrebbe essere anche un politico in giro elettorale, dallo stile per lo meno. Intanto il traghetto lascia la riva e sei subito in mezzo al fiume. L'acqua che sembrava quasi ferma è invece percorsa da correnti e gorghi continui, giallastra e limacciosa, sembra avere la fretta di chi ha ancora molta strada da percorrere prima di arrivare al suo traguardo finale, portando con sé l'argilla fine raccolta sull'altipiano tibetano e non avendo ancora deciso dove depositarla, almeno per un po'. La traversata si matura sotto un cielo greve di nubi basse e grige, quasi vogliose di lasciare un segno del proprio passaggio prima di andare più a nord a perdersi nelle foreste delle alte vallate. 

I piloni
Sembra un paesaggio primordiale, questo fiume esagerato che solo lo stantuffare lento del diesel che spinge la barca, inquadra in una dimensione temporale, diversamente potresti immaginarti mille anni addietro o anche di più. Ma se alzi gli occhi dietro di te, scopri che qualche cosa sta cambiando, che l'uomo non si rassegna a sottostare a quel capriccio della natura di cui si parlava all'inizio, non ci sta ed accettare l'incertezza della stagione e l'impeto delle precipitazioni. Vuole sicurezza, pretende di programmare, non solo subire. Uno dopo l'altro a distanza regolare una serie di doppi piloni alti qualche decina di metri e di diametro altrettanto colossale, formano una fila il cui termine si perde nella foschia azzurra dell'orizzonte. Sono gli avamposti del ponte faraonico che renderà obsoleto questo sistema millenario di traghetti, eliminando l'incertezza dei collegamenti tra le due parti dello stato. Un'opera davvero gigantesca che irrimediabilmente vuole segnare la pretesa umana di andare avanti comunque, con un taglio netto, una riga retta, che trovi già segnata, anche se col tratteggio del futuribile, sulle carte. Un segno dell'uomo inconfutabile, ché la natura non riesce a procedere senza curve. La barca naviga borbottando fino all'altra sponda, dove si ripetono le precarie operazioni di sbarco. Siamo su un isolone sabbioso di cui non vedi i confini. Passando sotto un pilone puntato verso il cielo, la pista serpeggia verso sud. Ogni tanto qualche macchina isolata ai fianchi, tenta di cavarsi dalla sabbia in cui è rimasta impaniata. 

Due turisti
Tutti procedono in fretta anche se la colonna di mezzi si snoda in tante vie alternative. Il tempo passa e comincia a farsi scuro, dopo qualche duna più alta ecco un altro braccio del fiume, un altro assembramento organizzato, un'altra risalita sul ponte, questa volta, se possibile ancora più precaria e paurosa. Ma neanche oggi il dio del fiume ci ha voluto e ricomincia un'altra traversata. Quando arrivi alla sponda finale scorgi anche quello che sarà l'inizio del ponte, con la carreggiata altissima, già in costruzione, perché è proprio lì rivolgono di tanto in tanto lo sguardo i traghettatori. Forse dentro di sé lo maledicono, perché metterà fine al loro lavoro di sempre, forse invece ne intravedono opportunità, se al contrario aumenterà a dismisura occasioni di affari nuovi, ancora da immaginare forse, chissà. Quando scendi ti fai strada tra il gruppo di tassisti che cercano di accaparrarsi gli ultimi clienti disponibili della giornata. La traversata è durata in tutto un paio d'ore, il tempo per meditarci sopra e perdersi in questo paesaggio disarmante dalle dimensioni epocali. Rimane ancora un'oretta per arrivare a Sivasagar. La notte è ormai discesa completamente e la strada, finalmente diritta che consente un minimo di velocità può finalmente trasformarsi nell'ultimo incubo, così come appare, un toboga nero in cui, di fronte, arrivano luci gialle che ti sfrecciano accanto sfiorandoti, mentre tenti di superare le luci rosse più lente che ondeggiano di continuo davanti a te.

Il futuro ponte

SURVIVAL KIT

Tragetto di Bogeybil - E' l'umico modo per passare dall'altra parte del fiume, arrivando nel sud dell'Assam prima del ponte di Tezpur 200 km circa più a valle. Calcolate almeno due ore per l'intera traversata, variabile comunque a seconda della stagione, che nel periodo secco viene compiuta da due traghetti diversi, data la presenza di isole in mezzo al fiume. Ogni traghetto porta tre mezzi ed un numero adeguato di passeggeri. Per chi passa a piedi, ci sono servizi di taxi che raggiungono le rive e percorrono  il tratto sull'isola intermedia. Dovrete arrivare al traghetto prima delle 15, ora limite per le ultime partenze della giornata. Non si sa quando sarà terminato il ponte colossale che assieme ad una superstrada idonea, modificherà le comunicazioni di quest'area. Per ora sono in via di completamento i piloni e vengono posate le prime campate. Da Aalo a Sivasagar 270 km. Calcolate 6/7 ore più un paio per traghettare.

Hotel Bramaputra Nazira Ali Rd  .  Sivasagar . 3500 R la doppia inclusa colazione a buffet. Di buon livello. Camere belle e con buone dotazioni, pulizia insolita per questa area. Rinnovato da poco, quindi molto in ordine. Free wifi molto potente nella hall.AC, TV no frigo. Ristorante piuttosto elegante con piatti attorno alle 400R, cucina indiana e cinese. Unico neo lontano dal centro se volete fare una passeggiata. Personale gentile

Da Aalo a Sivasagar

Il Bramaputra


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2 commenti:

Enzo Chiara ha detto...

Che bravi Enrico! Ti seguiamo sempre con piacere!

Enrico Bo ha detto...

@EC grazie carissimi!!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!