mercoledì 20 maggio 2015

India: Cuccette per signori


Lungo la via.


La mosche di Dibrugarh
I treni nella notte sono sempre una parte esoterica e misteriosa di un viaggio. Quell'atmosfera calda e zuccherosa che ti avvicina completamente al paese che stai percorrendo, non con la frenesia dell'auto che si muove nel traffico convulso o l'ansimare asfittico dell'autobus di lunga percorrenza, ma nella scansione percussionistica che ti accompagna col tatàn tatàn delle ruote sui binari, mentre il buio avvolge una umanità viaggiante, cullandola per ore ed ore. Il vagone si è riempito a poco a poco e gli scompartimenti hanno preso vita con la presenza di famigliole o gruppi vari che oltre ai bagagli hanno portato con sé quanto ritenuto opportuno a dare una sensazione di agio a tutte quelle ore di permanenza prevista. Le cuccette lungo il corridoio invece sono occupate da singoli, che spesso cercano di rintanarsi velocemente quasi fossero invidiosi del calore familiare che traspare loro vicino. Diversamente da altri paesi, qui gli scompartimenti non sono chiusi da porte, ma il corridoio e le stesse cuccette disposte per il lungo hanno soltanto una spessa cortina che, tirata, conferisce un minimo di privacy, un po' come quel treno, se lo ricordate, del film A qualcuno piace caldo con quella meravigliosa Marilyn che ci faceva sognare, mentre spuntava proprio dietro quelle tendine grige. I treni notturni sono luoghi filosofici, categorie dello spirito dove si forma una comunità particolare che assume quel momento come una parentesi di vita da destinare ad una esperienza mentale oltre che fisica. 

Comprando spezie al mercato di Dibrugarh
Nello scompartimento vicino cominciano subito ad aprire cartocci di varia metratura, approntando un vero e proprio banchetto che proseguirà fino all'ora di dormire. Si spande nella carrozza l'aroma del masala, l'anima dell'India. Intanto noi siamo stati identificati come stranieri e come tali oggetto di particolari attenzioni, sia da parte dei compagni di viaggio, che soprattutto dagli addetti che continuano a venire a buttare occhiate con le più varie motivazioni, dalle spiegazioni sul viaggio, alla distribuzione dei vari accessori necessari, cuscini e lenzuola e successivamente distribuzione di acqua, viveri di conforto, thé e così via. Anche gli addetti alla pulizia continuano a far finta di scopettare nelle nostre vicinanze. Malauguratamente mancifico un tizio dall'occhio volpino, timoroso di non riconoscere la stazione a cui dobbiamo scendere e terrorizzato di finire a Delhi, stazione finale di arrivo, non sapendo che verremo continuamente avvisati e che il convoglio si fermerà a New Jalpaiguri, la nostra meta tra 18 ore, per una mezz'ora buona. Non riuscirò più a togliermelo dai piedi, in quanto avendomi evidentemente catalogato come vacca da mungere, si presenta in continuazione con le scuse più varie, speranzoso di scucirmi altro denaro. Un rude controllore, irritato da questo comportamento evidentemente non in linea con la policy delle ferrovie indiane, lo caccia, intimandogli minacce varie. Il tizio prima giustifica la sua presenza con una serie di pulizie da completare, mostrando lo scopettino a riprova, poi sparisce per sempre. 

Il venditore di foglie per il pan di betel
Lo rivedremo solo all'arrivo quando occhieggia dietro la zona toilettes per controllare se mai fosse possibile introitare qualche ultimo spicciolo. Nel corridoio di fianco al nostro scompartimento un signore molto distinto si prepara per la notte, ammonticchiando una serie di giornali da leggere prima di addormentarsi. Le ore passano e stazioni buie e deserte scorrono davanti ai finestrini. Qualche fermata rada, con la sola voce metallica che pronuncia il nome del posto all'apparenza abbandonato. Il treno è già pieno, quasi nessuno è più salito dopo la partenza. La notte acquieta i rumori. Le luci via via si spengono e si ode soltanto più il russare ritmato di una madama enorme in sari rosso fuoco che era circondata da una torma di bambini, che copre quello più sommesso dei miei compari di viaggio. Ho difficoltà a dormire sui treni, così come sugli aerei, il dondolio non mi culla, però rimane un buon tempo per pensare, fare bilanci. Ormai sono alla metà di questo viaggio. Ho completato quell'area, misteriosa a raccontarla, nel nord est; territori remoti, lontani dal governo centrale, terra di villaggi e genti solo per caso indiana e che magari non si sente neppure tale. Una povertà non cattiva e fetida come quella delle megalopoli, ma pur sempre ansimante verso una vita migliore e conosciuta, che proprio per questo forse si  danna all'autocommiserazione e specie nei giovani, lascia ingombranti spazi al desiderio compulsivo di un cambiamento purchessia. Una situazione diversa da quella dei loro nonni, ma più dannata ed ansiogena. 

Sul Rajdhani Express coi compagni di merende
Adesso invece, e siamo solo ad un migliaio di chilometri di distanza, entrerò nella zona himalayana vera e propria, un mondo diverso, con religione, filosofia e abitudini differenti. Quali saranno qui i problemi, le aspettative? L'alba matura lenta quando sei già sveglio, tagliando l'odore di treno. Dapprima un chiarore lontano che individua l'orizzonte, poi la luce che muta impercettibilmente, come regolata dallo spostamento lentissimo di un reostato magico. Emerge dal buio una piana infinita, fatta di campi grandi e secchi che attendono l'acqua del monsone, punteggiati da file di palme scheletrite. Casupole sparse coi tetti di paglia. Piccole cittadine che il convoglio quasi ignora, rallentando solo un poco la velocità al passaggio, così da darti tempo di vedere le montagne di immondizia e le file di baracche coperte di teli di plastica annerita od i fagotti che identificano coloro che neppure quella disgraziata baracca possono permettersi. Questa, al confine del Bangla Desh, è una delle zone più povere del paese. Il treno intanto si rianima come un corpo assonnato che al mattino si stropiccia gli occhi, crogiolandosi ancora un po' nel torpore dolciastro degli odori della notte. Viene distribuito con sussiego un vassoietto di colazione. Chi può tenta di rassettarsi, ci sono ancora molte ore prima della nostra destinazione. 

La stazione di New Jalpaiguri
Il signore distinto al nostro fianco si è già ricomposto completamente ed attacca bottone in un inglese puntiglioso. E' un professore naturalista dell'università di Dibrugarh che sta andando anche lui a Darjeeling, dove forse è atteso per una conferenza. Da tutta la vita si occupa dello studio dei delfini del Bramaputra, una specie autoctona evidentemente di grande interesse. Una specializzazione singolare che evidentemente lo mette in una nicchia ecologica simile a quella degli animali che esamina. Come tutti i suoi connazionali tuttavia, mostra una certa soddisfazione nel constatare che europei siano interessati al suo paese, in particolare se arrivano dall'Italia, paese che gode di una notevole popolarità. Si chiacchiera del più e del meno, inclusa la vicenda marò, che come sospettavo, è quasi del tutto misconosciuta al di fuori, forse, del Kerala, dove è stata usata soprattutto a fini politici locali. Intanto, chiacchierando, passano le ore e quando il treno rallenta per entrare nel grande snodo ferroviario di New Jalpaiguri, con precisione svizzera, sono le 13:05, come da programma. Un po' di confusione sulla banchina. Una vera e propria delegazione accoglie il professore alla sua discesa. Evidentemente è davvero un personaggio importante. Al di là delle montagne di bagagli, Karma, mai appellativo è più azzeccato, ci aspetta con un cartello in mano col mio nome.


SURVIVAL KIT

Dal web -La linea del  Rajdhani express Dibrugarh-Delhi
New Jalpaiguri - Railway junction - Città che con la sua gemella Siliguri, ha assunto una importanza fondamentale dopo la spartizione che aveva bloccato le comunicazioni tra tutta l'area nordorientale dell'India (Assam e piccoli stati limitrofi) con il west Bengala. Così attraverso la nuova linea costruita nel 1950. questa città cresciuta fino ad arrivare all'odierno 1.500.000 di abitanti, si è trasformata nella porta del nord est e passaggio obbligato per arrivare nel nord Bengala e su fino agli stati himalayani del Buthan e del Sikkim. 

Il tratto da Dibrugarh - New Jalpaiguri (980 Km)

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Un ammiratore dell'Italia

4 commenti:

Ciccola ha detto...

Penso che viaggi del genere siano un'esperienza pazzesca e indimenticabile. Hai la capacità di raccontare così bene che sembrava di essere lì con voi.

Enrico Bo ha detto...

Grazie carissima, sei gentile come sempre, il fatto è che questi luoghi si raccontano da soli, basta lasciar andare la penna, anzi, le dita sulla tastiera...

Anonimo ha detto...

Très interessant d'avoir les cartes sous les yeux pour suivre votre progression .Quel voyage !
Jac.

Enrico Bo ha detto...

La première partie a été hors des tours usuels, maintenant on ira sur la traditionnelle route du Sikkim et du Buthan.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!