mercoledì 5 agosto 2015

Bhutan - Il festival di Bumthang

Il festival di Bumthang


I giullari
Bumthang è un insieme di piccoli villaggi sparsi sul fondo di una vasta valle verde un poco sperduta e circondata di alte montagne. Lungo il corso d'acqua che la percorre in tutta la sua lunghezza, un numero imprecisato di antichi monasteri. C'è poca gente in giro e quasi nessuno nei campi e c'è una ragione. A Jakar, il centro principale è cominciata una grande festa, le cerimonie dell'annuale festival, questo anno ancora più importante perché è il 60° anno della nascita del IV Re, amatissimo in tutto il regno e ancor più venerato da queste parti in quanto ha sposato le sue quattro mogli, quattro sorelle, nate proprio da queste parti. La gente coi vestiti a festa, coloratissimi e spesso nuovi, è arrivata da tutto il circondario e adesso se ne sta assiepata attorno ad un grande spazio rettangolare tra i giardini nei pressi del palazzo reale. I ritardatari arrivano a piccoli gruppetti, affrettandosi per riuscire a trovare ancora qualche buon posto. Attorno al campo c'è una sorta di piccolo bastione che permette a tutti di sedersi a terra e vedere comodamente lo spettacolo che sta cominciando.

L'ubriaco
Arrivano prima dei gruppi di contorno, genti dai villaggi vicini, in costumi propri di quel paese, che eseguono danze e canti. Poi è la volta di una dozzina di monaci che calzano sulla testa enormi maschere che rappresentano divinità terrifiche e che iniziano una danza in cerchio al suono dei tamburi, delle trombe e dei cembali dell'orchestra disposta in fondo in due file. Mentre lo spettacolo si svolge secondo ritmi ben calibrati, alternando danze e canzoni, in una reiterazione nota eppure sempre nuova, che tutti sembrano attendere e conoscere, un terzetto di personaggi vestiti con larghe tuniche colorate, si aggira tra la folla, mescolandosi poi ai ballerini e ai figuranti, disturbandoli, facendo scherzi e motteggiando via via il pubblico e le ragazze. Hanno un gran naso nero che il cappello non riesce a nascondere ed agitano in mano un enorme fallo, rosso fuoco, con il quale minacciano il pubblico e in special modo le ragazze, rincorrendole, se si attardano qua e là, mentre tutti si fanno grasse risate. Dovrebbe essere un po' la figura dello Zanni, il giullare a cui tutto è permesso e che si avvale come sempre di una comicità pecoreccia che tutti attendono con gran gusto, dandosi di gomito. Intanto arriva un corteo importante, tanto che lo spettacolo si interrompe per lasciare passare i dignitari che lo precedono.

Danza degli animali fatati
Al centro un Lama riveritissimo, evidentemente una reincarnazione e nientemeno che la Regina madre, la prima delle quattro sorelle, mogli del festeggiato, che viene fatta accomodare nella tenda d'onore, coperta da grandi festoni gialli, con poltrone e tavoli apparecchiati con cesti di frutta. Tutta la folla la indica a dito, i più vicini si inchinano al suo passaggio, lei procede con con maestà, saluta con grazia e sorride a chi le si fa incontro con il volto graziosamente inclinato da un lato. Poi riprende lo spettacolo; arrivano in gruppo i danzatori vestiti da animali. Grandi maschere di drago, di tigre, di lupo e di cervo dalle corna immense che faticano a rimanere in equilibrio, pesanti come sono e in uno stato reso precario dalle giravolte e dalle evoluzioni, sempre più rapide ed aggrovigliate. Le percussioni hanno ripreso la cadenza con grande foga, trombe di varia dimensione marcano le evoluzioni sul terreno, i giullari intanto scorrazzano dappertutto, agitando l'attrezzo e rotolandosi per terra, uno simula la storia del monaco sporcaccione, gli altri gli danno alla fine la giusta punizione, bastonandolo con lo stesso oggetto della sua lubrica intenzione, tra l'ilarità generale. Ma lo spettacolo vero è tra il pubblico.

Ragazze di Bumthang
Anziani che si godono lo spettacolo rapiti con la bocca aperta attenti a non perdersi una battuta o un volteggio dei danzatori, famiglie intere che commentano le storie raccontate, mentre i bimbi giocano attorno, i più piccoli addormentati in braccio alle madri. Un vecchio dorme con la testa rovesciata all'indietro in posizione del tutto innaturale senza minimamente avvertire il chiasso che lo circonda, forse avrà bevuto troppa grappa di riso al pranzo di mezzogiorno; intorno ridacchiano, forse qualcuno si appresta a fargli qualche scherzo. I ragazzi giovani, si radunano a gruppetti un po' più distanti, guardandosi attorno con l'alterigia del giovanotto che vuol farsi notare dalle ragazze. Sono uno spasso, con un fare da galletto ruspante, arricchito dalle varie creste indurite dal gel, come in qualunque paese d'Occidente, la mano napoleonicamente infilata nel risvolto, mentre la larga tunica quadrettata del costume cade di lato con nonchalance, sotto sbucano gambette secche con calze nere fino al ginocchio e mocassini lucidi, qualcuno ha qualche ciocca colorata di biondo o di rosso.

Unospettatore
Le ragazze passano anch'esse a gruppi, fingendo di non accorgersi di essere seguite dagli sguardi ammiccanti, ridacchiando tra di loro e scambiando sottovoce le confidenze delle amiche. Qualcuna, butta un'occhiata languida sbattendo il ciglio nero, forse un cenno d'intesa verso qualche spasimante appartato. In questa classe di età, l'interesse per lo spettacolo che va avanti è decisamente meno intenso. E' tutto uno sfoggiare pettinature elaborate, spille lucide, giacche di broccati dorati e gonne che cadono fino ai piedi, con portamento regale, in quel momento magico in cui anche la contadina si sente principessa.

La danza degli spiriti
Arriva intanto una delegazione da un paese vicino; un gruppo di donne che recano doni e fiori, viene ricevuto nella tenda della regina, che ha parole di ringraziamento per tutti; le donne si inchinano ripetutamente, sono chiaramente emozionate per l'incontro ravvicinato, il Lama le benedice, la Regina dopo aver accettato i doni, le lascia andare, emozionate. Bisogna sempre ricordare che in oriente il confine tra regnante e divinità, è sempre piuttosto sfumato e la distinzione dei ruoli è difficili e spesso si sovrappone. Lo spettacolo intanto continua, andrà avanti ancora due giorni. Il vicino dzong intanto è deserto, sono tutti alla festa. E' il più piccolo di quelli visti finora, ti puoi aggirare nei piccoli cortili, sostare davanti al gigantesco cipresso di almeno 300 anni, gustarti gli altari, le statue, i dipinti preziosi, in totale solitudine. Intorno, solo grandi magnolie dai delicati fiori viola che allungano i rami contorti fino a lambire i bassi tetti di legno. Una vecchia ingobbita compie con passo lento la kora attorno al tempio. I mulini di preghiera girano, girano, girano cigolando al ritmo di quei passi strascicati, sempre uguale da secoli.


La regina madre

SURVIVAL KIT

Lo dzong di Bumthang
Jakar View Hotel - Un po' fuori dal paese, con bella vista sulla valle, in un edificio tradizionale completamente in legno. Thè di benvenuto. Tutte le camere in legno molto spaziose con le stufe. Stuolo di efficienti e simpatiche ragazze accolgono gli ospiti e li sistemano nelle stanze, accendendo le stufe. Cena nella grande hall, col il solito buffet, forse un po' meno valido del solito. Bagno moderno e ben dotato, doccia calda, ma niente TV se no, che tradizionale sarebbe! Il free wifi funziona solo fino alle 19:30. La protezione divina è assicurata comunque dai quattro grandi falli di legno che pendono agli angoli del tetto, tagliati di netto dalla spada della sapienza che uccide l'ignoranza fonte di tutti i mali e comunque simbolo di auspicata fertilità.
Un bimbo


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2 commenti:

Enzo Chiara ha detto...

Un bellissimo racconto ed anche delle bellissime foto. bravo!!

Enrico Bo ha detto...

@Enzo c- grazie ma il paese è davvero molto fotogenico

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!