mercoledì 26 agosto 2015

Cronache di Surakhis: Immigration

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Da Wikipedia

Tempi duri anche a Surakhis. Pur essendo alla fin fine, con le sue miniere, uno dei pianeti più ricchi di questa parte periferica della galassia, da qualche anno la crisi intergalattica mordeva anche qui; gli schiavi ormai non avevano più nulla da impegnare se non la loro vita e le banche non accettavano più in pegno gli organi oltre alla terza generazione. Tuttavia anche questa situazione era vista come una posizione di privilegio dai pianeti vicini ancora più miserabili, dove ormai da anni infuriavano guerre senza quartiere che inducevano tutti quelli che ancora ne avevano la forza a fuggire verso lidi più sicuri e Surakhis era un buon luogo di passaggio per arrivare verso i pianeti più ricchi del centro della galassia. Erano nate così delle compagnie specializzate che si occupavano di utilizzare portali di teletrasporto clandestini per superare le vie ufficiali degli spazioporti, controllatissimi e ormai invalicabili, facendo arrivare a gruppi i fuggitivi nelle zone più aride del pianeta, lasciandoli poi al loro destino per proseguire la loro odissea. In cambio trattenevano tutti gli averi delle famiglie in partenza, gli organi non essenziali e almeno una figlia vergine da piazzare sui mercati della galassia orientale, sempre affamati di quegli articoli. Soprattutto i fuggitivi dai sistemi periferici di Andromeda erano quelli che subivano le peggiori angherie fisiche. I mercanti di carne umana, si giustificavano col fatto che essendo i fuggitivi, per la maggior parte appartenenti a specie aracnidi, anche se venivano mozzati loro due o tre arti, ne avevano in ogni caso altri cinque o sei e per la più parte ricrescevano, ma gli amputati non erano molto d'accordo. 

C'era anche il problema che essendo i portali quantici di pessima qualità e spesso guasti, la rimolecolarizzazione non avveniva e la materia di cui era costituito il migrante si disperdeva nello spazio interplanetario, ma in fondo chi li contava quei disgraziati, comunque se ne perdessero nello spazio, sempre altri ne arrivavano. Inoltre la popolazione surakhiana, pesantemente provata dalla crisi, non ne poteva più di queste orde che, sempre più numerose, almeno a detta dei media e dei partiti di opposizione, si affacciavano dalle dune del deserto sudoccidentale. Per la verità nessuno faceva notare che la maggior parte dei fuggitivi, saltellando sulle poche zampe che erano loro rimaste dopo la traversata, cercava di raggiungere i portali di Surakhis Nord da dove filarsela nei pianeti vicini, ma tant'è la sensazione della gente comune era che che fossero comunque troppi e fastidiosi, con quelle loro zampacce nere e pelose e la bava che lasciavano dietro per tessersi un giaciglio durante le notti fredde dell'inverno surakhiano. Paularius si barcamenava abbastanza bene in fondo, in quanto aveva preso una partecipazione in una società di "traghettatori" e riceveva un organo ogni dieci asportati, e inoltre aveva anche una compartecipazione nella spedizione dei portali ai pianeti vicini, a cui inviava quelli fallati, prodotti nella sua fabbrica e che venivano rifiutati dalla commissione di vigilanza, che non era riuscito a corrompere meglio del suo concorrente di Arturus IV. Inoltre aveva creato una cooperativa che convinceva i nuovi arrivati a concedersi come schiavi temporanei senza paga nella sua miniera di Rufus 2, con la promessa di avere al termine di una ferma di 3 anni, il passaggio su un pianeta vicino a scelta, in cambio di un occhio (tanto ne avevano otto) o qualche altro organo non vitale. 

Accettavano quasi tutti di buon grado, anche se là sotto la vita media era al massimo di un paio d'anni, ma si sa le regole le detta il mercato, diceva sempre Paularius allargando le braccia e scrollando la testa sconsolato. D'altra parte era tutta gente che rendeva poco, scansafatiche pretenziosi, ma con la manodopera oggigiorno è così, devi prendere quello che trovi. Merdini invece, il capo delle Gilde, spalleggiato dalle Sorelle di Minchia, un gruppo di sacerdotesse dei postriboli di stato, cavalcava l'onda e ad ogni nuovo arrivo di un gruppo di disperati dal deserto, lanciava proclami alla folla, preannunciando malattie tremende, calo del cibo locale, senza ricordare che quelli venivano fatti cibare delle loro feci, scatenando l'odio popolare sul fatto che quella gentaglia avrebbe portato via il lavoro con la cessione degli organi, che comunque a loro ricrescevano. Anche Kricket che era in calo di voti e cercava disperatamente qualche argomento per riconquistare il consenso, aveva scatenato una battaglia con lo slogan Dagli al ragno, sperando di coinvolgere tutti gli aracnofobici, ma la base rumoreggiava e per poco temette di essere dato in pasto alla folla per avere denunciato uno scontrino di caviale e champagne durante uno dei suoi soggiorni di vacanza, come spesa di rappresentanza. Non stavano simpatici a nessuno quei ragnacci, neri e pelosi come la pece come si ritrovavano, inoltre pur cercando di mangiarseli tutti, lasciavano sempre parte dei loro escrementi qua e là e ogni giorno i consensi per le Gilde aumentavano. Già era stata approvata la caccia sportiva libera, per cui ogni fine settimana, i rampolli della jeunesse dorée di Novigorad, andavano tra le dune a sparare al ragno, ma il pericolo per Paularius era che alle prossime elezioni, Merdini passasse in maggioranza e gli togliesse la licenza ufficiale di usare i clandestini, costringendolo a lavorare in nero sui neri, in sostanza a pagare ulteriori tangenti sugli utili al nuovo governo. Sia come sia, gli immigrati continuavano ad arrivare. 

Hibblaha era in viaggio da un anno. Era partita incinta da un piccolo pianeta di un sole alla periferia di Andromeda devastato dalla guerra. Il suo compagno,  prima di lasciarsi divorare completamente, l'aveva abbracciata dicendole, vai almeno tu e cerca di farcela. Mentre lei gli sgranocchiava la testa per ultima, il boccone migliore, sentiva ancora la tenerezza del suo messaggio, quello di renderla il più forte possibile per portare a termine il viaggio. Aveva partorito quasi cinquecento piccoli aracnidi quando era arrivata, gonfia come un otre, sulle scogliere di Aldebaran VI. Nessuno dei passeur aveva cercato di violentarla per la verità, dopo aver visto l'ampiezza delle sue trance boccali, ma avevano preteso tutte le femmine della nidiata e gli organi della metà dei rimanenti, molto richiesti essendo ricrescenti, dagli anziani ricchi che se li cambiavano ogni dieci anni per non avere rughe. Le rimanevano ormai solo più una sessantina di piccoli, che si teneva stretti per paura di perderli, al massimo, quando era allo stremo, ne mangiava uno ogni tanto, ma ormai la meta era vicina. Pochi chilometri la separavano ormai dalle dune di Chot Vipit, dove c'era la base di un trasporto verso il nord, la libertà e la vita. Dovette cederne altri dieci ai mercanti di organi per salire sul trasporto. Dopo alcune ore le tre lune di Surakhis scesero dietro l'orizzonte e il trasporto piombato, lentamente si mise in moto. Ancora poche ore e sarebbe stata la salvezza. Poi un colpo secco, uno stridore di cinghie e tutto si fermò. Per un attimo rimase nell'aria solo un silenzio irreale. Hibblaha si strinse ancora di più ai suoi piccoli, poi le porte si spalancarono di colpo e nel buio della notte, la milizia dei Sardar di Paularius irruppe all'interno. Li trascinarono via in pochi minuti. La nuova merce per le miniere era pronta.


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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Leggo che dalle cime le limpide eterne s'è alle fogne, col tuo esplorare: mi auguro solo che tu c'abbia una muta a tutta gomma

Enrico Bo ha detto...

@Paolo - che dirti Paolino, sulle limpide ci vado a poco, ma nella fogna giocoforza si deve vivere, con il rispetto di quelli che la cacca la devono anche mangiare.

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