mercoledì 9 settembre 2015

Recensione: Aung San Suu Kyi - Lettere dalla mia Birmania

  

Un libro interessante che senz'altro consiglierei a quanti meditino di partire per questo paese. Nessuna pretesa letteraria, semplicemente un voler far conoscere al mondo i problemi di questa terra tormentata da una ultradecennale dittaura militare, i cui rigori anche carcerari, l'autrice, donna politica universalmente conosciuta, ha ben subito nel corso degli anni. Si può  ben sperare che nel frattempo, sono passati ormai quasi dieci anni dalla stesura del libro, le cose siano cambiate. Io nel mio mese di permanenza nello scorso novembre, non ho potuto rendermene pienamente conto, anche se all'apparenza non si notava la presenza opprimente del regime, descritta nel libro. Ma si sa il punto di vista del turista è molto, troppo parziale e periferico e comunque per ora delle elezioni promesse ancora non c'è traccia. Tuttavia il paese sembra avviato ad un superamento del passato, a sentire almeno le ultime dichiarazioni publiche della stessa autrice. Nel libro, oltre ad una puntuale descrizione delle difficoltà di fare politica in Birmania e ad una naturale esaltazione di quanti nel suo partito, meno noti e quindi ignorati, hanno subito forti persecuzioni, sono presenti anche delicate descrizioni, dei momenti piacevoli che il paese sa offrire, le feste, la natura splendida e l'alternarsi delle stagioni con i loro fiori e i loro profumi. Quindi diciamo un punto di vista che è necessario conoscere, anche se qualcuno mi ha detto che l'autrice non è più completamente sulla cresta dell'onda nella popolarità presso la gente, per aver commesso alcuno errori tattici e politici, ma non so dirvi quali. Il suo atteggiamento, poi, completamente distaccato, anzi, pare abbia deliberatamente ignorato ogni accenno all'argomento, sul problema della presunta persecuzione dei Ronghia, da parte dello stato e della maggoranza buddista, religiosi compresi, ne mette in luce aspetti nuovi e sconosciuti, tali da far meditare sull'animo umano, che riesce a passare, a volte dallo stato di perseguitato a quello di persecutore con grande facilità. Comunque su questo argomento, confesso che mi piacerebbe saperne di più.

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