martedì 12 dicembre 2017

Usa 16 - Il parco Jacques Cartier



Cervo maschio

Lago Saint Jean
Ma alla fine cosa siamo venuti a fare fino al lago Saint Jean, visto che non è particolarmente suggestivo dal punto di vista paesaggistico? Il motivo è che proprio qui a Saint Felicien è molto propagandata una particolare attrazione turistica che potrebbe anche dare spazio a discussioni. Si tratta del molto famoso Zoo sauvage, attrazione che convoglia in questa area torpedoni di turisti con frotte di bambini al seguito. Si tratta di un'area molto vasta, a qualche chilometro dalla città, dove viene ospitato un gran numero di specie endemiche del Canada e di zone similari, come la tigre siberiana. Il parco si gira a piedi per la parte che concerne gli animali che sono tenuti in spazi ristretti come gli orsi bianchi o i grizzly e qui direi che non ci sono differenze significative rispetto ai classici zoo moderni, in fondo sempre un po' tristi, in quanto il vedere animali costretti in maniera comunque innaturale in aree sempre troppo piccole per le loro esigenze non è mai molto bello. Altro discorso invece per la parte in cui molte specie animali sono in semi libertà in un ampio areale che rappresenta il tipico territorio della prateria e della foresta nordamericana.


Orso bianco

E' chiaro che comunque alla fine ci sarà da qualche parte un recinto, seppure poco o per nulla visibile, ma la sensazione che si ha compiendo il giro di oltre un ora su un trenino protetto è di essere a contatto con una situazione naturale. Ovviamente in natura non avresti la possibilità di vedere un così grande numero di animali, e qui gli orsi bruni, i cervi, i caribù, gli alci, i bisonti e buoi muschiati, i cani della prateria ed i coyote si sprecano. Praticamente li hai quasi a portata di mano e alla fine è sempre un bel vedere. Nel percorso sono visibili anche tutta una serie di costruzioni che vanno dagli accampamenti dei nativi agli insediamenti dei primi coloni cacciatori ricostruiti con molta cura. Per carità si può criticare la situazione degli animali recintati che alla fine camminano avanti e indietro come sappiamo, istupiditi dall'impossibilità di muoversi in spazi a loro congeniali, ma è anche vero che qui gli orsi bianchi mangiano tutti i giorni e allora se fate le mammolette animaliste, non andate a commuovervi poi per il video dell'orso che muore di fame, che sta impazzando sul web in questi giorni. Sai come sarà stato felice quello lì che si trascinava sul terreno ormai privo di ghiacci senza più avere alcunché con cui nutrirsi.

Orso nero
Per la parte "sauvage" invece che comunque sauvage non lo sarebbe fino in fondo, allora questi andateveli a vedere nelle foreste del nord con settimane di appostamenti, dormendo in una comoda tenda, che volete che vi dica. Io mi sono goduto assai il bramito del cervo maschio in mezzo alle sue compagne, i musetti dei piccoli cani della prateria che facevano capolino dalle loro tane, lo sguardo freddo dei lupi che ci ha seguito al passaggio, i gruppi di bisonti dall'occhio placido che ti lasciano immaginare come dovevano essere le grandi praterie un tempo, i tanti orsi neri che caracollano attorno alla strada, insomma tanti scorci che non avrei mai potuto vedere diversamente. Al limite, se proprio bisogna fare una critica, potrei lamentarmi del fatto che c'è sempre un sacco di gente e sul trenino sei un po' costretto e hai difficoltà a fare delle foto decenti in quanto hai sempre qualche testa davanti all'obiettivo. Quindi non criticherei più di tanto il sistema in sé, al limite potrei auspicare che venissero ampliate le aree chiuse di alcuni animali specifici. Bisogna a mio parere avere per queste cose approcci il più possibile pragmatici, poi ognuno la pensi un po' come gli pare, io alla fine mi sono divertito.
Cane della prateria
A questo punto si tratta di riprendere la strada verso sud, dopo aver costeggiato il lago le cui coste sono oggi meglio visibili grazie a un minimo di tregua climatica che ha fatto cessare la pioggia e di tanto in tanto offre qualche scorcio soleggiato, mentre il cielo è percorso dalle grandi V degli uccelli che stanno migrando verso sud, un altro chiaro segno che si sta avvicinando l'inverno. Appena lasciato il lago e le vaste pianure dedicate all'agricoltura ci si inoltra in un'altra grande area forestale che ricopre completamente alte colline che proseguono fino al San Lorenzo e che circondano completamente la città di Quebec. Si tratta del Parco Nazionale de la Jacques Cartier, una spettacolare riserva a soli 30 minuti dalla città che è costituita da una serie di montagne piuttosto impervie che seguono il percorso del fiume Cartier per una cinquantina di chilometri. Qui i percorsi sia stradali che di trekking sono molto suggestivi, tra vere e proprie gallerie tra gli alberi e gli scorci che compaiono all'improvviso dalle radure consentendo vedute dall'alto di grande impatto. Uno dei punti più suggestivi è quasi al centro del parco stesso dove sorge il complesso informativo per le visite proprio alla confluenza di due fiumi. Qui la percentuale di aceri è molto elevata e il rosso carminio che ricopre completamente le rive scoscese risalendo verso i fianchi della montagna fino a mescolarsi col giallo ed infine al verde cupo delle conifere in alto, ha pochi altri paragoni.


Lupi
Davvero una visione di grande impatto scenografico. Nella strada che percorri verso la città non si può resistere nel fare qualche deviazione che in qualche chilometro ti porta in zone all'apparenza selvatiche, laghetti silenziosi dove la barriera del bosco si riflette nei calmi specchi di acqua. Qualche casa di tronchi sta lì nelle radure sparse in attesa di essere affittata per qualche giorno di vita nel mondo della foresta. Odore forte di legno e di resina, nell'aria già avverti quel sentore di neve che sta per arrivare. Lontano si sente bramire il cervo o non sarà per caso l'alce in amore, che deve evidentemente pullulare da queste parti, vista l'ossessionante esposizione di pericolo che compare sui cartelli al lato della strada. Forse qui meriterebbe davvero passare un paio di giorni, fare rafting sul fiume o addentrasi nelle sue insenature in canoa. Come sempre la distanza tra viaggiatori e turisti si amplia e il groppo alla gola aumenta quando devi risalire in macchina avendo dedicato a questa meraviglia soltanto qualche ora. Va bene ce ne faremo un ragione, bisogna sempre considerare che c'è chi non avrà mai neanche questo, quindi bando ai lamenti che la città di Quebec ci aspetta per illuminarci meglio su cosa sia davvero questa parte di paese così legata alla francofonia.

Bisonte

SURVIVAL KIT
Grizzly
 Zoo sauvage di Saint Félicien - A 7 km dal paese. Zoo moderno con grande parco annesso in cui vivono liberi una cinquantina di specie animali di questi territori. Costo 33,5 C$ per gli over 60. Molte attività accessorie come proiezioni e altro. Il momento dell'alimentazione agli animali viene annunciato via megafono per permettere a tutti di assistervi, così come le partenze del trenino che fa il giro dell'area libera in un'ora e un quarto. Il lato meno bello è che c'è sempre moltissima gente che si affolla nei punti di maggiore interesse. Ovviamente molto dedicato ai bambini. Ci si può passare anche tutta la giornata con un minimo di 3/4 ore.

ParcoNazionale de la Jacques Cartier - Arrivando dal lago Saint Jean per un centinaio di km lungo la 169 e poi la 175 che lo attraversa. Meriterebbe fermarsi almeno un paio di giorni per godere dello spettacolo del foliage se siete in stagione e delle attività che offre il centro informazioni. Ci si può arrivare anche in bus da Quebec in una mezz'oretta. Il fiume serpeggia in una valle a V profonda più di 500 metri e le foresta è ricca di aceri e abeti neri. Forte presenza di alci e caribù. L'ingresso dovrebbe essere sugli 8 C$ ma non so dirvi di preciso perché nel 17 è tutto gratis.


Il fiume Cartier





Gli aceri del parco
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