venerdì 15 dicembre 2017

Usa 17 - La città di Québec


Le case di Quebec



La foresta attorno a Quebec
Dal parco Cartier a Québec è un attimo, una trentina di chilometri. Sei sempre in un ambiente forestale che circonda la città fino a lambirla, tanto che di volta in volta sei combattuto dal desiderio di arrivare finalmente in città e terminare la strada e quello di rimandare il piacere, fermandoti ancora un po' bel bosco, facendo una deviazione lungo qualche stradina laterale sterrata e rimanere in una radura ai bordi di un laghetto a spiare tra gli alberi la presenza di qualche animale, circondato dalle foglie rosse che si specchiano nell'acqua. Rimandare il piacere, frutta altro e più delizioso piacere, che serve a rendere più intenso quello finale. Deve essere un tarlo insito nel genoma umano. Quindi vada per il bosco. Fatto sta che arrivare in città non è così immediato come avevo calcolato, complice il fatto che il navigatore americano, in Canada non funziona, capirà, non ci avevo mica pensato. Comunque in qualche modo sembra che in questi paesi, basti andare sempre dritto seguendo la corrente ed arrivi al punto che rappresenta alla fine la tua meta. 

Il porto
Comunque il centro cittadino, che offre tutta l'area di interesse turistico, è piuttosto piccolo ed effettivamente tutte le strade portano alla piazza centrale, sulla cima della collinetta su cui era sorta la città, che devo dire è davvero bella ed accattivante, con la sua aria marcatamente franco europea. E qui dobbiamo forzatamente spendere due parole sul problema della francofilia o come volete chiamarla, di questa parte del paese. Non ci sono dubbi che questa regione e credo anche quelle più ad est, siano marcatamente francesizzanti e che mal sopportino l'anglicizzazione del resto del paese, spinte forse dal fatto che non vedono di buon occhio, pur senza astio per carità, il loro ingombrante vicino del sud, sentimento assolutamente ricambiato. Infatti mi è sembrato di avvertire che gli americani del New England, che sicuramente si ritengono più fighetti e detentori del merito primigenio dell'arrivo su questi lidi, ritengano i canadesi dei rozzi (figuriamoci) vicini campagnoli e neppure troppo furbi, dai comportamenti bizzarri, nella più gentile delle ipotesi. Dal canto loro i canadesi e particolarmente quelli dell'area francofona, li ripagano di uguale moneta, ritenendosi di certo ad un livello di superiore raffinatezza, grazie proprio alle loro origini. 

La cattedrale
Di certo questa ascendenza gallica, la ritrovi dappertutto, nello stile delle città, nei ristoranti e nella cucina, che vorrebbe, anche se spesso si tratta soltanto di un desiderata, mantenere uno gusto ed un aspetto molto francese e anche per le strade, nell'architettura antica delle città e nella apparenza dei negozi che espongono la merce, avverti bene un certo gusto europeo. Non parliamo della lingua. Noti infatti sempre un certo senso di condiscendenza se non di irritazione se parli inglese, mentre al contrario ti si apre un largo sorriso se usi il francese con un minimo di scioltezza; un senso insomma di: questo è dei nostri. La sensazione è proprio quella che ai quebecchesi o come diavolo volete chiamarli, pesi molto l'assimilazione a questo continente anglofono e che vorrebbero, scioccamente secondo me, starsene per conto loro, secondo la ben nota tendenza divisiva, comune a larga parte del genere umano, specie quella che sta meglio rispetto al vicino, che ignora il principio che l'unione fa la forza. Avverti dovunque un certo tono aristocratico di chi si sente un gradino più in alto o semplicemente diverso e la lingua serve a marcare questa diversità. 


Un quartiere della città vecchia
Si tratta di un francese particolare, il cosiddetto juvàl, con un accento molto curioso che deforma alcune consonanti allargando all'estremo della sguaiatezza alcune vocali, ma che identifica immediatamente la nazione. Per esempio la t e la d seguite dalla i o dalla u, diventano un sibilo simile alla zeta, così petit diventa pezì e lundi lo senti come lunzì. La prima parte della negazione ne, viene quasi sempre abolita e molti vocaboli sono poi traslati dall'inglese, come ovvio data la prossimità, ad esempio niente voiture ma chàr. Ma questi sono dettagli, la realtà è che in questa parte del Canada, che poi è anche la provincia di maggiori dimensioni e in alcuni territori limitrofi ci si sente francesi a tutti gli effetti e forse anche grazie al fatto che ho parlato in francese, il cerbero giubba rossa mi ha perdonato la multa che mi avrebbe rovinato la vacanza. Vedi che serve sapere le lingue! Comunque eccoci qua, nella elegante place de l'Hotel de ville, a prendere lumi all'efficientissimo ufficio turistico, dove la solita anziana, mi sa che anche qui si deve lavorare fino alla morte per sopravvivere, mi segnala un buon itinerario pedestre per vedere tutte le cose basilari del centro città. 

Halloween
Le eleganti vie del centro con i bei negozi già riccamente addobbati in attesa delle feste in arrivo, con profluvio di zucche gialle per il prossimo Halloween, il camminamento lungo le mura ed i bastioni ben conservati che dominano il porto, le chiese ed i palazzi antichi, l'imponente Chateau Frontenac, trasformato in albergo a mille stelle dove vedi arrivare le opulente limousines che scaricano i clienti più facoltosi, la cattedrale di Notre Dame e infine la cittadella che domina sul fiume, sono alcuni dei punti chiave che puoi goderti lungo la passeggiata. Per scendere nella zona del porto puoi prendere la vecchia funicolare che ti scarica direttamente in mezzo alle viuzze ormai completamente occupate dal turismo di consumo che affolla ogni negozietto di oggettistica classica del livello della palla di vetro con la neve ed i classici peluche della tradizione nordica. In questa stagione, trionfo anche delle palle e altri oggetti per l'albero di Natale.

Il castello
Però l'atmosfera gioiosa fa il resto e passeggiare in mezzo alla folla festosa non è mai spiacevole, oltretutto sono viuzze pedonali in cui le macchine non riescono a passare così non rischi neppure il terrorista pazzo che prenda di infilata la folla come ormai è consuetudine. Deliziosi gli ampi spazi verdi come il parco Montmorency e davvero bello il quartiere un po' più tranquillo alle spalle del castello, con le antiche vie circondate di palazzi d'epoca a tre piani, tutti trasformati in piccoli hotel de charme, dove di certo ci si sentirà immersi in una atmosfera d'antan, piacevole e tranquilla. Insomma una città che mi ha conquistato, proprio per questo suo aspetto misto tra la moderna e ricca America e la elegante Europa ricca di tradizioni. Certamente qui ci si sente più a casa che in altri luoghi. Dispiace persino lasciare questa collina affacciata sul fiume per riprendere la strada delle periferie affollate e caciarone dei motel e delle catene di fast food, accanto alle stazioni di servizio, ma tant'è, bisogna fare di necessità virtù e mantenere un occhio al cuore ma, ça va sens dire, anche uno al portafoglio.



I remparts


SURVIVAL KIT

Il castello
Québec - Città imperdibile della costa est.di certo la più caratteristica e diversa del paese che bene illustra la sua anima legata alla Francia ed all'Europa. Se avete poco tempo a disposizione considerate una mezza giornata per farvi un itinerario a piedi che vi consentirà di vedere abbastanza bene tutto il centro storico. Utilizzate i consigli e le piantine distribuite all'ufficio del turismo sito nella piazza centrale. I parcheggi a pagamento sono tutti nelle vicinanze. I punti più interessanti li ho già elencati qui sopra.

Hotel Normandin - 3390 B. Sainte Anne - Quebec - Catena alberghiera presente sul territorio (due hotel in città). Questo in periferia sempre nello stile motel di serie A. Bello, nuovo, camere molto belle e spaziose, letto King. Bagno molto bello e con dotazione  ricche. TV, frigo, free wifi molto buono in camera. Pulito, tranquillo e personale molto gentile. La doppia 73 €. Consigliato. Sembra che disponga anche di una navetta gratuita per raggiungere il centro. non c'è colazione ma danno un coupon sconto del 20% se la fate al vicino ristorante della catena.

Normandin restaurant - Di fianco all'albergo, della stessa catena. Grande e piuttosto affollato, via di mezzo tra fast food come cibo e ristorante per il servizio ai tavoli. Più americano che francese. Salmone discreto, lasagne (all'americana annegate nella salsa), ali di pollo, 2 dolci e due coke per C$ 68. Personale ovviamente gentile. 



Una delle piazze del centro


Sottobosco
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