| da Wikipedia - La strada percorsa da Alessandro Magno |
Beh è quasi arrivato il momento di riprendere il racconto, che ormai conclusa l'operazione Pamir, come avete capito, sì sono a casa sano e salvo, dovrei considerare di essermi riposato abbastanza, anche perché, è pur vero che il percorso è stato come prevedibile impegnativo, a causa della quota e delle necessità di adattamento che quelle località impongono, ma alla fine tutto sommato, io, con le mie due deliziose compagne di viaggio, ero soltanto un cosiddetto terzo trasportato e tutta la fatica di guida su sterrato e l'altezza dei vari passi montani che abbiamo dovuto scavallare, se la è sgobbata il nostro buon Jamshed e diciamo pure che non ha fatto poco a scarrozzarci per circa 4000 chilometri, lungo questo itinerario a volte difficile, ma di un fascino che sarà anche difficile per me descrivere. Quindi diciamo che io personalmente di fatica ne ho fatta davvero poca, certo col cammello o a piedi sarebbe stata più dura, ma oramai, diciamo pure che tutto è facilitato, basta pagare. Tuttavia, prima di cominciare la disamina spicciola, mi sembra necessario fare ancora alcune precisazioni di natura storica, altrimenti non si riesce a comprendere completamente la natura fuori dal comune di questa strada iconica. Questa via infatti ha la caratteristica assolutamente determinante, di essere l'unica via disponibile che congiunge attraverso l'Asia Centrale, l'Oriente propriamente detto, all'Europa e quindi è stata percorsa in tutti i tempi storici da chi ha voluto spostarsi, per qualunque ragione, tra queste due parti del mondo, poiché non ci sono altre alternative e quindi giocoforza, le difficoltà di questo cammino sono state affrontate non essendoci soluzioni terrestri differenti.
Tutto questo conferisce quindi anche una componente psicologica senza pari, all'avventura e alle bellezze naturalistiche che si incontrano lungo il percorso. Basti pensare infatti che lungo questo crocevia del mondo davvero unico per le sue caratteristiche, sono passati personaggi che hanno segnato la storia dell'umanità intera, lasciando segni tangibili della loro presenza e non faccio riferimento solamente a Marco Polo, che col suo libro ne ha tracciato una guida ineguagliabile che ne ha fatto il testo fondamentale per tutti quanti nei secoli successivi ne hanno seguito le tracce, ma anche per coloro che lo hanno preceduto nel tempo. Infatti dobbiamo innanzitutto ricordare che questa è la stessa strada percorsa da Alessandro Magno e dal suo esercito di Macedoni imbruttiti, nel suo disegno folle di conquistare l'Asia intera e che solamente la precoce morte fermò a Babilonia, probabilmente a causa della malaria. Pensate una misera zanzara ha bloccato questo ardimentoso visionario, nella formazione del più grande impero fino ad allora conosciuto. Eccolo infatti nel 329 a.C. che, lungo la stessa strada che farà Marco 1500 anni dopo, risale dall'Iran e dall'Afganistan, attraversando l'Hindukush e raggiungendo la Bactriana nell'attuale Tajikistan, attraversa il fiume Oxus (l'attuale Amu Darya) e raggiunge la Sogdiana fino al Syr Darya, nella battaglia dello Jaxartes, dove sconfigge gli Sciti, una forza fino ad allora sconosciuta ai confini dell'impero, espugnando le antiche città fortificate che trova lungo il cammino, che stavano lì da secoli a presidio di quella che è sempre stata considerata la strada più importante del mondo.
| L'area interessata |
Lasciò alle sue spalle la serie delle fortezza presidiate e le cittadelle di altura (i cui resti ancora oggi costellano la regione) dove aveva lasciato i suoi veterani più fedeli non più idonei alle marce e alle battaglie assieme alle donne e ai bambini catturati e obbligate a vivere con loro per dare vita ad una nuova generazione di sudditi integrati, i cui tratti somatici ritrovi ancora oggi nella popolazione locale, la cui cultura ed arte della Grecia fiorirono nel cuore dell'Asia per i successivi due secoli. Insomma una epopea straordinaria di cui ancora oggi ritrovi vestigia e tracce che hanno condizionato tutta la storia successiva di queste terre. Continuamente incontri luoghi dove ad ogni passo la storia ancora oggi ti parla, mostrandoti vestigia storiche di migliaia di anni. Ma attenzione perché qui non siamo di fronte ad un territorio che, semplicemente racconta questa epopea, ma in tutto e per tutto il racconto viene fatto da una strada, ora cammino di montagna, ora semplice pista, che ancora adesso consiste di una ampiezza di pochi metri e che si arrampica sempre uguale da millenni per centinaia di chilometri tra questi, che oggi sono stati tribolati e contesi, attraverso uno dei territori più complessi e difficili da percorrere della terra, il Pamir, l'altopiano che presenta un insieme di vette tra le più alte della terra e che bisogna comunque percorrere attraverso i suoi passi vertiginosi ed i suoi confini invalicabili, segnati da fiumi vorticosi e dagli steccati di filo spinato. Qui si viaggia quasi sempre attorno ai 4000 metri di altitudine e più, accompagnati da una sfilata di picchi senza nome che ti circondano al passaggio come sentinelle severe e che paiono ammonirti per la tua presunzione nel volerli attraversare.
Non per nulla il nostro amico Marco scriveva: "e questa si dice essere la più alta montagna del mondo". Insomma passare su un sentiero e a volte si tratta a malapena di poco più di questo, sul quale hanno calcato i calzari, i soldati di Alessandro e poi di tutti i mercanti che hanno voluto andare da Occidente ad Oriente e viceversa per carità, visto che di certo c'erano anche quelli che facevano la strada in senso opposto, non può assolutamente lasciarti indifferente. Volgi lo sguardo sulla corrente furiosa del fiume Amu Darya (l'Oxus) e rivedi i cavalli macedoni della cavalleria leggera che tentavano di attraversarlo, sotto le frecce nemiche, di qui quello che oggi è il Tajikistan, di là l'Afganistan, l'unica differenza da 2350 anni a questa parte è la palizzata di filo spinato che corre lungo la riva. Al di là del fiume oggi qualche soldato che giocherella col kalshnikov, mentre allora probabilmente teneva in mano le frecce a quadrella, che tuttavia, a questa breve distanza, avevano lo stesso grado di letalità. Alzi gli occhi sulle pareti di roccia scabra e rosa delle intemperie ruvide ed estreme di questa terra che ne hanno inciso le pareti con profonde fenditure nelle quali nascondersi. Di qua e di là dal fiume vedi carovane di cammelli e di cavalli come se i secoli non fossero passati, che i mercanti non conoscono confini, anzi li detestano profondamente, vedendoli solamente come barriere che impediscono il muoversi delle merci e assieme a loro delle idee. Già perché attraverso questa stessa strada, non sono passati solamente eserciti e mercanti, armi e denaro, ma soltanto qualche secolo dopo il Macedone, questa stessa via è stata percorsa al contrario, questa volta dall'India, risalendo le gole del Pamir fino a raggiungere i deserti cinesi per proseguire verso nord est, fino ad arrivare alla lontana Mongolia.
Erano i monaci che hanno portato il Buddismo da sud a nord, spargendo questa corrente di pensiero lungo la cosiddetta via del Buddha, che ha seminato pensiero e spiritualità lungo tutta l'Asia, trascinando con sé anche l'aspetto artistico e di bellezza nelle arti figurative, idee che ogni religione porta con sé a corredo della dottrina, utile a raccontare il pensiero con le forme e le figure, perché la mente limitata del popolo e dei contadini ha necessità di appigliarsi qualche cosa di più tangibile delle elucubrazioni della mente e delle speculazioni dottrinarie, ma ha necessità di immagini, di statue, di storie raccontate sulle pareti colorate delle grotte e dei templi, che costellano questa lunghissima via come una collana di perle preziose che hanno lasciato opere che si stentano a descrivere, talmente sono mirabili e che sono diventate parte del patrimonio della mente umana. E non stiamo infine qui a parlare del cammino dell'Islam che si mosse nel VII secolo, lungo questa stessa via, per portare un altro messaggio di fede e di conquista. Insomma non potrei raccontarvi con maggiori particolari questo cammino che percorre l'Asia Centrale e che proprio per questo non si può non considerare come una delle strade più affascinanti del mondo, proprio per le motivazioni che sottende e che vi ho disordinatamente fin qui elencato. Rimane ora da raccogliere meglio le idee e raccontarvi per tappe e punti focali, questa traccia segnata nel terreno e nella roccia e che a partire dall'Uzbekistan serpeggia attraverso la valle di Fergana per tutto il Tajikistan, poi lungo il lunghissimo confine con l'Afganistan, attraverso il misterioso corridoio di Wakhan e quindi si inerpica attraverso la Pamir Highway M42, che lo attraversa completamente nella sua parte più selvatica, fino a scendere lungo valli profondissime e punteggiate solo dalle yurte dei nomadi, fino al Kirghizistan ed ai suoi laghi di alta montagna, blu come il cielo delle grandi altezze.
| Sogdiana e Bactriana |
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