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martedì 6 settembre 2011

Recensione: A. Terzani Staude: Giorni giapponesi.

Dopo avervi parlato di Giorni cinesi della stessa autrice, eccoci a questo altro diario, oggi sarebbe un blog da expat, che la moglie del giornalista Terzani, ha puntualmente tenuto durante i cinque anni che la coppia ha vissuto in Giappone dal 1985 al 1990, dopo l’esperienza cinese. Si tratta di una spietata e chirurgica disamina di questo grande paese e dei suoi abitanti, una terra che i Terzani, entrambi, non hanno mai amato, anzi si può dire che ne abbiano avuto paura, anche se hanno cercato in tutti i modi di capire e di giustificare. Erano gli anni in cui i successi economici e commerciali del Giappone si moltiplicavano e tutti ritenevano che presto o tardi esso sarebbe diventato la prima potenza economica mondiale. Tutti ne invidiavano la sua capacità ed efficienza nell’organizzazione del lavoro e si proponevano di copiarla per produrre di più e meglio. Chi non ricorda la ricerca affannosa della qualità assoluta e straordinaria delle auto giapponesi, delle macchine fotografiche, degli altri prodigi tecnologici che i Giapponesi sì copiavano, ma poi miglioravano e rendevano perfette dal punto di vista tecnico. 

Loro copiavano le nostre idee, il resto del mondo voleva copiare la loro organizzazione produttiva. Il libro esamina il Giappone dal suo interno, attraverso una ricerca continua delle sue tradizioni e del suo passato, che non esistono invece più, distrutti dalla voglia di modernità, dal desiderio di diventare la prima potenza al mondo, di uniformarsi per lo meno esteriormente al resto del mondo, di cancellare l’onta della guerra perduta vincendone una nuova senza combattere. Attraverso i contatti e le conoscenze, l’autrice esamina tutti i difetti di questo popolo, che spesso sono anche i suoi maggiori pregi, ma soprattutto ne piange la tristezza sconfinata, la mancanza di entusiasmo e di gioia veri. La descrizione dell’esercito sconfinato dei salary-men che lavorano disperatamente obbedendo al capo che per definizione non sbaglia mai e li angaria al più piccolo errore, per poi passare il tempo libero nelle sale di pachinko o ubriacandosi con i colleghi di ufficio, nella fabbrica che li opprima dalla culla alla morte. Le donne, oppresse dai mariti assenti e prive di possibilità di affermazione sociale, dei giovani abituati fin dall’asilo a competere disperatamente per superare esami che consentano di arrivare in scuole migliori che daranno la possibilità di avere impieghi migliori in cui stordirsi di lavoro fino a che non arriva il karoshi, noi diremmo il coccolone, che li piglia stremati alla scrivania. 

Dei dieci giorni di ferie che nessuno faceva e degli straordinari non pagati, ma fatti per compiacere l’azienda. La Yakuza presente e dominante in tutti gli aspetti che contano della vita sociale ed economica e le mille altre situazioni che fanno di questo paese un unicum, certamente da vedere per tentare almeno di capirlo in parte. E’ interessante notare come tutte le cose ed i pericoli che la Staude intravede nel Giappone della fine degli ’80, siano oggi esattamente sovrapponibili e normalmente attribuiti alla situazione della Cina. Segno forse che certi destini e certe sequenze che appaiono segnate, vengono poi superate dall’andamento inatteso dei fatti stessi. Di certo questo libro non piacerà a chi ama il Giappone e certamente è  un po' troppo ripetitivo, letterariamente debole e carca la mano su molti stereotipi, generalizzando spesso, un po' come se parlando di Italia si puntasse tutto di pasta, pizza, mandolino e monnezza. Rimane comunque un punto di vista, forse anche troppo impietoso da conoscere ed eventualmente da discutere per chi è interessato a questo paese.

giovedì 26 agosto 2010

Recensione: Angela Staude - Giorni cinesi.

Oggi vorrei parlarvi di un libro che da tempo mi interessava e che finalmente ho potuto leggermi con calma, complici i miei ozi fenestrellesi. Si tratta di Giorni cinesi, di Angela Staude, vedova di Tiziano Terzani, edito da TEA. E’ il diario del periodo che va dall’80 all’83, in cui Terzani portò la famiglia a vivere in Cina a Pechino, per poter fare, come suo costume, un giornalismo davvero “dentro” alla realtà che voleva descrivere. Il libro mi attizzava molto in quanto descrive un momento della Cina che io non ho potuto conoscere, avendo avuto l’opportunità di lavorarci solo oltre un decennio dopo.

Allora il paese stava uscendo dal fallimento tragico dell’esperienza maoista e dal suo estremo colpo di coda, la rivoluzione culturale e proprio quegli anni segnarono la presa di potere di Deng Xiao Ping che mise le basi per la Cina che oggi è a tutti gli effetti il secondo paese del mondo e la reale locomotiva economica di questi anni. Devo dire che leggendo questo diario interessantissimo, che dipinge un paese devastato, visto nei suoi aspetti più intimi e segreti, girato in bicicletta e con mezzi locali, sfuggendo appena possibile al controllo dell’apparato, con un punto di vista altrettanto interessante ed inconsueto dato dalle testimonianze dirette dei due figli iscritti a 7 e 11 anni nella scuola cinese, si ha una illustrazione di un paese oggi assolutamente irriconoscibile. La testimonianza di disperata depressione psicologica dei tanti cinesi con cui i Terzani furono in contatto, non combacia in alcun modo ad esempio con le mie esperienze, più recenti di un solo quindicennio, a dimostrazione di che incredibile ed assolutamente imprevista evoluzione possa avere un paese in pochi anni.

E’ vero che i loro contatti erano principalmente provenienti dal mondo degli intellettuali e degli artisti, che maggiormente avevano sofferto durante il periodo maoista, mentre la mia esperienza è stata più rivolta al mondo delle attività industriali, dunque impiegati, operai e imprenditori, quella classe media che allora era appena all’inizio del suo formarsi e che ha maggiormente beneficiato dell’esplosione economica dell’ultimo ventennio, ma io non ho potuto notare quasi mai quelle sensazioni di disperata negatività così ben descritte nel libro, anche perché evidentemente la maggior parte dei miei incontri avveniva con persone che di anno in anno aumentavano in maniera esponenziale il loro benessere materiale. Alla fine del libro però, appare chiaro che il cambiamento sta per scoppiare, con tutti i vantaggi e ovviamente tutti i contrasti e le problematiche che sarà destinato a produrre. Soprattutto per chi conosce già la Cina, il volume sarà estremamente interessante.


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