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giovedì 12 settembre 2024

Recensioni: T. Terzani - In America


 

Altro magnifico libro del grandissimo giornalista che riesce a raccontare gli avvenimenti del suo tempo con distacco obiettivo, nonostante sia schierato e mai come in questo caso, nel quale, agli inizi della sua attività, non era neppure ancora giornalista. Si tratta della raccolta degli articoli inviati al Giorno e all’Astrolabio, durante i suoi due anni di soggiorno negli Stati Uniti, dove era stato inviato, giovanissimo, con una borsa di studio per affinare la sua preparazione. Il grande interesse di questa raccolta sta nel fatto che questi articoli riguardano gli anni topici dal 68 al 70. Siamo nel pieno della guerra del Vietnam, delle contestazioni studentesche, delle prime battaglie per i diritti civili, delle Pantere nere e degli omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy, che infiammarono il paese negli anni fondamentali per il mondo nel secondo dopoguerra. Già fin da queste sue prime mosse ed esercitazioni di scrittura si capisce la straordinaria capacità di Terzani di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto, per vedere, per vivere e per raccontare i fatti che hanno infiammato la seconda metà del secolo scorso. Cosa che si ripeterà poi quando si ritroverà alla caduta di Saigon e all’apertura della Cambogia con la scoperta degli orrori degli Khmeri rossi, in quell’infiammato sud est asiatico che segnò indelebilmente gli anni 70 e poi in Cina alla fine dell’era Mao e ancora a percorrere l’Unione Sovietica, proprio mentre ne avvenne il disfacimento finale. Fantastico leggere adesso, proprio per misurarne la incredibile attualità, il racconto della battaglia elettorale tra Nixon e Humfrey, con la rinuncia di L. Jhonson, che fa apparire il racconto delle elezioni americane che stiamo vivendo oggi come una squallida ripetizione di fatti già avvenuti. Insomma una lettura vivificante ed appassionante al tempo stesso che consiglio assolutamente


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mercoledì 26 giugno 2024

Recensione: T. Terzani - Fantasmi

 

Un altro degli straordinari lavori del grandissimo giornalista che ha fatto dell’Asia la sua ragione di vita e che l’ha vissuta proprio negli anni più terribili, che lui ha trascorso nel sud est asiatico. Anche se li ho letti quasi tutti, i suoi lavori, questo mi mancava e l’ho amato tantissimo proprio perché racconta le vicende della Cambogia, paese che ho avvicinato solo per poco tempo, ma che ho amato moltissimo. Anzi ritengo che chiunque volesse visitare questo paese dovrebbe leggersi questo lavoro che la racconta in tutta la sua poetica bellezza e in tutti i suoi spaventosi orrori. Il libro raccoglie tutti gli articoli giornalistici che dal 70 alla fine degli anni ’90, Terzani ha scritto per i giornali per cui ha lavorato. Ci puoi leggere quindi come in un film in cui il documentarista, non ha ancora visto il finale, ma via via se lo immagina con crescente stupore, e scopre tutti gli accadimenti che si sono succeduti nel tempo, da quelli in cui gli arrembanti khmer rossi, creati come al solito dagli improvvidi avvenimenti esterni, erano addirittura sembrati una speranza, al periodo in cui cominciavano a trapelare i fatti, poco creduti proprio per la loro spaventosa ed esagerata tragicità, fino alla conferma delle ipotesi più orribili, quando Tiziano, tra i primi ad arrivare in Cambogia dopo la caduta  di Pol Pot, la percorse in lungo ed in largo trovando la spaventosa conferma di quanto accaduto. In tutta la parte finale si legge poi la disillusa disperazione di osservare come, tra la più totale indifferenza del mondo, questi assassini spietati, tra i più barbari che il secolo scorso abbia vissuto, siano stati riammessi nel consesso internazionale e lui stesso abbia dovuto sedersi accanto a qualcuno di loro chiamandolo eccellenza ed infine sono morti nel loro letto senza subire alcuna punizione. Un libro, che per chi è interessato a queste cose, è indispensabile leggere e che molto insegna anche su tanti avvenimenti che accadono continuamente nel mondo, in particolare se intendete programmare un viaggio tra i templi di Angkor. Struggente l’ultimo pezzo che racconta le sue emozioni attraversando proprio il sito di Angkor wat, nelle quali mi sono molto ritrovato.


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domenica 26 gennaio 2014

Recensioni: T. Terzani - Pelle di leopardo

Un libro che si legge bene dopo 40 anni dal momento in cui si sono svolti gli avvenimenti descritti. Già giovanissimo, Terzani si dimostra un grande giornalista, attento e preciso nei racconti e soprattutto a controllare le sue fonti, un ottimo scrittore. I fatti riportati per sentito dire sono sempre circondati dal dubbio e pur essendo al tempo affascinato da questa avventura rivoluzionaria, continua sempre a porsi domande e a tentare giudizi obbiettivi e soprattutto si sente disposto a cambiare idea nel momento in cui la realtà si disveli diversa da quanto creduto. Un libro fondamentale e documentatissimo per chi vuole conoscere la guerra del Vietnam in tutti i suoi risvolti precedenti e in quelli precursori  degli avvenimenti futuri. Terzani fu uno dei pochi giornalisti presenti alla caduta di Saigon, che racconta in maniera coinvolgente. 

La concitazione incredibile di quel momento tragico, con la fuga finale degli ultimi americani, le miserie e le disperate furbizie dell’ultimo momento quando le sorti del conflitto sono ormai segnate, la disperazione di chi non può scegliere e quella che deve scegliere se andarsene o rimanere a subire chissà cosa,  il sollevarsi nel cielo dell’ultimo elicottero, sono descritti attraverso le voci dei protagonisti che lui ha conosciuto personalmente. Fu anche uno dei pochissimi che rimase nei tre mesi successivi a raccontare quello che stava avvenendo ad un mondo esterno che guardava al Vietnam col fiato sospeso in attesa del bagno di sangue temuto e poi, fortunatamente mai avvenuto. Davvero un libro fondamentale per chi, giovane, di questa guerra ha solo sentito parlare e per quanti invece, quel momento hanno vissuto con tutte le esaltazioni, i significati reconditi, le speranze coltivate e deluse che hanno condizionato il pensiero e la geopolitica di quasi mezzo secolo. Per capire quell’epoca dall’interno da parte di chi quegli avvenimenti ha vissuto da protagonista, utili per cominciare un esame storico ma anche per decrittare il Vietnam moderno. Indispensabile per chi vuole programmare una visita del paese avendo ben presenti i fatti trascorsi.

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giovedì 5 settembre 2013

Recensione: T. Terzani - Fantasmi.

Un volume di grande interesse che raccoglie tutti i reportage e gli articoli di Terzani sulla Cambogia usciti sui giornali italiani a cui ha collaborato con l'aggiunta di quelli pubblicati su Der Spiegel, inediti in Italia. Un libro fondamentale per capire la storia recente e passata di questo paese straordinario. Indispensabile a chi vorrà visitarlo e per chi, avendolo già visto non riesce a dimenticare i cumuli di ossa ammonticchiati nei santuari degli Khmeri rossi. La storia ti accompagna passo passo fin da quando la guerra del Vietnam stava per finire e la rivoluzione che avanzava era vista da tutto l’occidente con speranza e simpatia. Terzani la visse in prima persona sul posto, lasciandoci quasi la vita. Poi poco a poco, quando si chiusero ermeticamente le frontiere e cominciò il tragico esperimento della creazione dell’uomo nuovo che doveva passare per lo sterminio reale di quasi un terzo della popolazione, si rese conto dai racconti dei profughi che arrivavano in Thailandia attraverso la foresta, dapprima incredulo, temendola propaganda, poi, con grande onestà intellettuale, riconoscendo i suoi errori di giudizio, degli orrori che stavano accadendo al di là del confine, tra il totale disinteresse internazionale che anzi, accettava Pol Pot come unico referente ufficiale. 

Il rivoluzionario che aveva studiato a Parigi, che voleva liberare il paese dalla corruzione e dalla decadenza che arrivava dall’occidente, che voleva aprire i luoghi del potere come le scatolette di tonno e che sognava per il “suo” popolo nuovo, una decrescita felice che facesse scomparire il denaro, fonte di corruzione per un ritorno totale alla campagna, era partito come un liberatore dalla politica sporca e corrotta che lo aveva preceduto. Per venti anni Terzani continua a seguire le vicende di questo paese, descrivendocele puntualmente, riuscendo ad intervistare tutti i principali attori dei fatti e non riuscendo ad accettare che, quando tutto il mondo si è ormai reso conto dei massacri compiuti, si debba pragmaticamente invitare al tavolo delle trattative anche i colpevoli delle atrocità più terribili della storia dell’umanità. Davvero un libro da non perdere se intendete programmare un viaggio in questo meraviglioso paese, per capire davvero la Cambogia e i Cambogiani.



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martedì 6 settembre 2011

Recensione: A. Terzani Staude: Giorni giapponesi.

Dopo avervi parlato di Giorni cinesi della stessa autrice, eccoci a questo altro diario, oggi sarebbe un blog da expat, che la moglie del giornalista Terzani, ha puntualmente tenuto durante i cinque anni che la coppia ha vissuto in Giappone dal 1985 al 1990, dopo l’esperienza cinese. Si tratta di una spietata e chirurgica disamina di questo grande paese e dei suoi abitanti, una terra che i Terzani, entrambi, non hanno mai amato, anzi si può dire che ne abbiano avuto paura, anche se hanno cercato in tutti i modi di capire e di giustificare. Erano gli anni in cui i successi economici e commerciali del Giappone si moltiplicavano e tutti ritenevano che presto o tardi esso sarebbe diventato la prima potenza economica mondiale. Tutti ne invidiavano la sua capacità ed efficienza nell’organizzazione del lavoro e si proponevano di copiarla per produrre di più e meglio. Chi non ricorda la ricerca affannosa della qualità assoluta e straordinaria delle auto giapponesi, delle macchine fotografiche, degli altri prodigi tecnologici che i Giapponesi sì copiavano, ma poi miglioravano e rendevano perfette dal punto di vista tecnico. 

Loro copiavano le nostre idee, il resto del mondo voleva copiare la loro organizzazione produttiva. Il libro esamina il Giappone dal suo interno, attraverso una ricerca continua delle sue tradizioni e del suo passato, che non esistono invece più, distrutti dalla voglia di modernità, dal desiderio di diventare la prima potenza al mondo, di uniformarsi per lo meno esteriormente al resto del mondo, di cancellare l’onta della guerra perduta vincendone una nuova senza combattere. Attraverso i contatti e le conoscenze, l’autrice esamina tutti i difetti di questo popolo, che spesso sono anche i suoi maggiori pregi, ma soprattutto ne piange la tristezza sconfinata, la mancanza di entusiasmo e di gioia veri. La descrizione dell’esercito sconfinato dei salary-men che lavorano disperatamente obbedendo al capo che per definizione non sbaglia mai e li angaria al più piccolo errore, per poi passare il tempo libero nelle sale di pachinko o ubriacandosi con i colleghi di ufficio, nella fabbrica che li opprima dalla culla alla morte. Le donne, oppresse dai mariti assenti e prive di possibilità di affermazione sociale, dei giovani abituati fin dall’asilo a competere disperatamente per superare esami che consentano di arrivare in scuole migliori che daranno la possibilità di avere impieghi migliori in cui stordirsi di lavoro fino a che non arriva il karoshi, noi diremmo il coccolone, che li piglia stremati alla scrivania. 

Dei dieci giorni di ferie che nessuno faceva e degli straordinari non pagati, ma fatti per compiacere l’azienda. La Yakuza presente e dominante in tutti gli aspetti che contano della vita sociale ed economica e le mille altre situazioni che fanno di questo paese un unicum, certamente da vedere per tentare almeno di capirlo in parte. E’ interessante notare come tutte le cose ed i pericoli che la Staude intravede nel Giappone della fine degli ’80, siano oggi esattamente sovrapponibili e normalmente attribuiti alla situazione della Cina. Segno forse che certi destini e certe sequenze che appaiono segnate, vengono poi superate dall’andamento inatteso dei fatti stessi. Di certo questo libro non piacerà a chi ama il Giappone e certamente è  un po' troppo ripetitivo, letterariamente debole e carca la mano su molti stereotipi, generalizzando spesso, un po' come se parlando di Italia si puntasse tutto di pasta, pizza, mandolino e monnezza. Rimane comunque un punto di vista, forse anche troppo impietoso da conoscere ed eventualmente da discutere per chi è interessato a questo paese.

giovedì 26 agosto 2010

Recensione: Angela Staude - Giorni cinesi.

Oggi vorrei parlarvi di un libro che da tempo mi interessava e che finalmente ho potuto leggermi con calma, complici i miei ozi fenestrellesi. Si tratta di Giorni cinesi, di Angela Staude, vedova di Tiziano Terzani, edito da TEA. E’ il diario del periodo che va dall’80 all’83, in cui Terzani portò la famiglia a vivere in Cina a Pechino, per poter fare, come suo costume, un giornalismo davvero “dentro” alla realtà che voleva descrivere. Il libro mi attizzava molto in quanto descrive un momento della Cina che io non ho potuto conoscere, avendo avuto l’opportunità di lavorarci solo oltre un decennio dopo.

Allora il paese stava uscendo dal fallimento tragico dell’esperienza maoista e dal suo estremo colpo di coda, la rivoluzione culturale e proprio quegli anni segnarono la presa di potere di Deng Xiao Ping che mise le basi per la Cina che oggi è a tutti gli effetti il secondo paese del mondo e la reale locomotiva economica di questi anni. Devo dire che leggendo questo diario interessantissimo, che dipinge un paese devastato, visto nei suoi aspetti più intimi e segreti, girato in bicicletta e con mezzi locali, sfuggendo appena possibile al controllo dell’apparato, con un punto di vista altrettanto interessante ed inconsueto dato dalle testimonianze dirette dei due figli iscritti a 7 e 11 anni nella scuola cinese, si ha una illustrazione di un paese oggi assolutamente irriconoscibile. La testimonianza di disperata depressione psicologica dei tanti cinesi con cui i Terzani furono in contatto, non combacia in alcun modo ad esempio con le mie esperienze, più recenti di un solo quindicennio, a dimostrazione di che incredibile ed assolutamente imprevista evoluzione possa avere un paese in pochi anni.

E’ vero che i loro contatti erano principalmente provenienti dal mondo degli intellettuali e degli artisti, che maggiormente avevano sofferto durante il periodo maoista, mentre la mia esperienza è stata più rivolta al mondo delle attività industriali, dunque impiegati, operai e imprenditori, quella classe media che allora era appena all’inizio del suo formarsi e che ha maggiormente beneficiato dell’esplosione economica dell’ultimo ventennio, ma io non ho potuto notare quasi mai quelle sensazioni di disperata negatività così ben descritte nel libro, anche perché evidentemente la maggior parte dei miei incontri avveniva con persone che di anno in anno aumentavano in maniera esponenziale il loro benessere materiale. Alla fine del libro però, appare chiaro che il cambiamento sta per scoppiare, con tutti i vantaggi e ovviamente tutti i contrasti e le problematiche che sarà destinato a produrre. Soprattutto per chi conosce già la Cina, il volume sarà estremamente interessante.


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Il simbolo perduto.

venerdì 31 ottobre 2008

Casualità e paranormale

Ho avuto un feeling (ohi che brutta parola!) speciale con Terzani e i suoi libri. Mi ha sempre dato delle sensazioni sui luoghi e sugli eventi raccontati, che sento comuni, anche se qualche volta non condivise; così quando, in preparazione di un viaggio in India che avremmo fatto nell'estate, mia moglie mi regalò L'ultimo giro di giostra, mi apprestai a leggerlo con la consueta foga. Non sapevo fino a quel momento della sua malattia, e seguendo il racconto della sua lotta, che a poco a poco si dipanava nello spazio e dentro la sua sensibilità, ne apprezzavo le attese qualità, quando, giunto verso la metà, non so per quale motivo, forse preso da qualche problema, lo accantonai contrariamente alle mie abitudini. Il libro rimase per mesi sul mio tavolino, quando, a pochi giorni dalla partenza per l'India, mi ricordai d'improvviso di quell'impegno lasciato a mezzo e lo ripresi per portare a termine la lettura. Lessi gli ultimi capitoli d'un fiato e quando verso il termine, si evidenzia la condanna ineluttabile che mi colse inattesa, terminai il libro a tarda notte, intristito e con un groppo allo stomaco, nonostante la serenità che traspirava dalle parole. La mattina dopo, il telegiornale diede la notizia che Terzani era morto , probabilmente proprio nello stesso momento in cui io leggevo le ultime righe del suo testamento letterario.
E' stata ovviamente una coincidenza, ma tutto questo non riesco ad accantonarlo con semplicità. La sua fascinosa attenzione e la sua smagata ricerca dell'al di là del tangibile, continua così a coinvolgermi con una sorta di attrazione fatale, in una antitesi reiterata di scetticismo e di morbosità.

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