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giovedì 21 maggio 2009

Matematica.


La scorsa settimana se ne andata anche l'ultima (credo) dei professori storici che ho avuto nel mio Liceo Classico. Insegnava matematica, la Professoressa Morato, e non è mai stata molto amata dagli studenti. La sua stessa figura altissima e la sua rigidità anche fisica le conferivano l'immagine di grande severità ed inflessibilità. Non si parlava molto durante le sue lezioni per non essere fulminati dalle sue occhiate algide che promettevano sfracelli nell'interrogazione successiva. Aveva, primo esempio nella mia memoria, istituito il moderno e costituzionale metodo delle giustificazioni programmate, due per trimestre e senza motivazione specifica, includente quindi anche quella che ieri non avevo voglia di studiare e ho cazzeggiato tutto il giorno, terminate le quali, non c'erano santi, nonne morte, madri all'ospedale che tenessero, si veniva interrogati senza pietà. Le annotava con calligrafia minuta su un quadernetto dalla copertina gialla all'inizio di ogni lezione. Alzava la testa, sempre perfettamente curata sopra il lunghissimo collo modiglianesco, e, sirena imperturbabile, lanciava l'irresistibile richiamo: "Chi si giustifica?". Nelle prime lezioni del trimestre avveniva allora una specie di reazione a catena, mentre si alzavano le prime mani, il panico cominciava a serpeggiare tra gli alti banchi di legno scuro intagliati dai graffiti di generazioni, in quanto, diminuendo la base interrogabile, aumentavano proporzionalmente le possibilità di essere pescato (è matematico, appunto). Così l'insicurezza spingeva altre mani ad alzarsi fino a coinvolgere quasi tutta la classe. Rimanevano invariabilmente due o tre interrogabili, i sempre preparati, Marghe, Gianmaria e pochi altri. Presa debitamente nota, chiudeva il quadernetto e annunciava con una piccola vena di sadismo: "Oggi allora non interroghiamo e andiamo avanti col programma." Invariabilmente nelle prime lezioni se ne andavano tutte le giustifiche e eravamo quindi pronti per la macelleria. Il suo grande senso di giustizia le faceva utilizzare, nella scelta degli interrogandi, l'uso della sorte. Apriva infatti a caso la pagina di un libro, sommando le cifre fino ad ottenere un numero corrispondente ad un candidato. Il sistema penalizzava fortemente quelli che come me avevano, data l'iniziale del cognome, un numero basso, che venivamo dunque interrogati più volte di altri. Quindi sempre pronto al cimento, anche se eri stato interrogato il giorno prima. Era stato tentato un correttivo ed il capoclasse fu incaricato di preparare un sacchettino contenente tutti i numeri dei discenti, ma dopo che scoppiò lo scandalo (il capoclasse infatti, non aveva artatamente inserito il suo numero, qualcuno si ricorda se ci fu una punizione oltre all'esposizione al pubblico ludibrio?), si ritornò all'ingiusto metodo tradizionale. Però la matematica l'ho imparata e me l'ha fatta anche piacere evidentemente, se, nonostante il classico ho scelto una facoltà scientifica come molti altri miei compagni. Credo anche che avesse una certa simpatia per me, diversamente avrebbe preso dei provvedimenti in linea con i tempi, quando la cinghia di gomma avvolgilibri, che avevo teso, legandola attorno al banco per trarne vibrazioni sonore come la corda di una cetra, si spezzò e preso il volo, andò a colpire la parete dietro la sua testa schivandola di poco. Roba da mettere subito su Youtube, ma non fecero a tempo a filmare col telefonino, magari solo perchè non immaginavamo ancora che potesse esistere. Forse mi assegnò solo un piccolo penso, tipo un centinaio di esercizi per la lezione successiva, tutta roba utile alla causa. L'ho rivista qualche anno fa, accompagnata, che camminava a fatica; non credo mi avesse riconosciuto, ma, quando le strinsi la mano, nei suoi occhi era brillata subito la luce di soddisfazione di tutti i professori quando vengono avvicinati da ex allievi. Siamo il prodotto della loro fatica, nel bene e nel male. A Roma, la scorsa settimana, come nei raduni di reduci, abbiamo parlato anche di lei, con con una melanconia che veniva da lontano, proprio mentre se ne andava.

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