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sabato 10 ottobre 2015

La caccia a Marino

Risultati immagini per leoni sbranano
dal web - alienepredatoritalia.forumfree.it

E come promesso oggi tocca a Marino. Il paese è in festa dopo le dimissioni e se a destra suona la tromba a sinistra risponde uno squillo. Se mi è consentito di dire la mia sono, davvero schifato di tutto questo e mi fanno orrore e ribrezzo tutti questi branchi di iene che si avventano sul cadavere. Anzi veramente la cosa più sordida è l'inseguimento del branco al moribondo. Naturalmente non sto commentando l'uomo in sé, che può avere così tanti difetti da non riuscire a raccontarli tutti, ma questo stile, così frequente tra l'altro da noi, di prendere di mira una figura, come si fa nella savana, individuando nel branco l'animale ferito, e via via nell'inseguimento lasciato solo dai suoi uguali, che a poco a poco perde terreno e infine tutti i cacciatori gli si avventano addosso, staccandogli ad uno ad uno un brano di carne, infliggendogli una, due, cento ferite fino a che non si abbandona a terra. Lancia ancora qualche grido disperato e poi soccombe alla sua sorte. Le fiere banchettano, altri arrivano a prendere il loro, infine gli avvoltoi spogliano le ossa, preda a loro volta dei più piccoli e più vili che ne fanno scomparire definitivamente ogni traccia ed anche la memoria. Da noi la caccia comincia con gli avversari politici che per sola brama di potere e per nulla interessati al bene della terra che deve essere governata, si affannano ad azzannare i fianchi del nemico, per indebolirlo al massimo, con bugie o mezze verità o anche verità distorte, ma presentate nel modo peggiore per incrinare l'immagine del personaggio. 

Allora vista la debolezza di fondo ecco scatenarsi la canea dei giornalai pennivendoli, che partono subito con inchieste, sondaggi, investigazioni per controllare i peli del naso e di altro. Pensateli nelle cucine del ristorante ad assediare il cuoco imbarazzato che cerca di ricordare - Ma allora cosa ha magiato, le cosse pelose o le ostriche, e la moglie, mentre beveva, si infilava le dita nel naso?-. Allora si scatena la folla impietosa e feroce che vorrebbe scagliarsi direttamente sul corpo vivo del bersaglio per dilaniarne le carni concretamente e non in maniera virtuale.  Dunque vistolo perduto i suoi stessi compagni di partito se ne allontanano come fosse un lebbroso, compreso che ormai la vittima è destinata, senza possibilità di salvezza, al sacrificio finale, meglio stargli lontani, chi sa mai si potrebbe rimanere insozzati dagli schizzi di sangue o di merda. E allora dagli addosso e se non si riesce proprio a trovare nulla di più rilevante ecco che compaiono i vampiri succhiasangue, i profanatori di tombe, i cacciatori di scontrini, gente che ama grufolare nel brago delle piccole miserie per ammucchiare fango e fare definitivamente affondare la vittima nelle sabbie mobili della merda liquida. Certo hai vita più facile se anche la vittima ci mette un po' del suo, se è "antipatico", se ha qualche sua intrinseca "debolezza" all'italiana, se è un po' presuntuoso e ogni volta che parla si fa un nemico nuovo, addirittura se riesce, a Roma, a mettersi contro anche il buon Papa, istituendo un registro per le unioni gay, insomma, caro ragazzo te la vai a cercare. 

E pensare che le caratteristiche erano proprio quelle che a gran voce pretendeva la folla bruta che oggi ha in odio la politica, anzi proprio per questo era stato scelto. Uno che doveva favori, un "non politico" e che, arrivato nell'orrendo verminaio provocato in decenni di acquiescenza politica ha subito cominciato a fare dei repulisti. Povero ingenuo. Mal gliene incolse. Andare contro un malcostume diffuso, tentare di riportare una macchina marcia all'efficienza, facendo fuori le centinaia di assunzioni di parenti ed amici del predecessore e via discorrendo, non può rimanere impunito. Se cerchi di far lavorare gli autisti degli autobus almeno quanto è la media delle altre città, ti mordono subito alla gola. Addirittura si è scoperto che la città è sporca, quando già in un famoso film degli anni '60, si mostrava un cartello che recitava "Tieni pulita la tua città", ricoperto di immondizia. Se poi non sei molto astuto a proteggerti le spalle e hai delle debolezze tue proprie, sei fregato. Le scoveranno per minime che siano e allora comincerà la caccia. Adesso la carcassa è a terra e tutti corrono a volergli dare almeno un calcio. E' la soddisfazione dell'animale miserevole che gode nella caduta del potente a prescindere, meglio ancora se per cinque scontrini da qualche centinaia di euro. Nell'anfiteatro romano, al caduto tutta la folla urlava "Jugula" e l'imperatore era per così dire, obbligato a mostrare il pollice verso. Dietro invece, la grande soddisfazione di chi spera invece, presto di poter riprendere a banchettare al posto della vittima. In fondo questa città è abituata così e sicuramente si merita gli Alemanno o i nuovi inetti fiutascontrini che hanno la bava alla bocca, guatando da sotto la poltrona su cui sperano di salire. Tanti auguri Romani.


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martedì 12 maggio 2009

O Roma o morte!


Il binario infinito, metafora della mente, mi ha riportato a casa. In un attimo, cosa è il tempo per il rincorrersi contorto del pensiero, il cerchio si è chiuso ed il ritorno tra le mura domestiche mi è apparso così rapido da far mettere in dubbio il fatto che la nostra primavera romana sia avvenuta davvero e che non sia stato soltanto un sogno delicato, l'espressione di un desiderio, una fantasima di ricordi letterari, una galleria di immagini virtuali. Invece no. Scacciate le tensioni di una alluvione scampata, questa breve vacanza capitolina è caduta come un delicato antipasto a futuri e succosi incontri. In una bella e chiara primavera, passeggiare sul lungotevere ed inoltrarsi nel cuore della Roma più nota, travolti dalla disputa tra Bernini e Borromini, poi in luoghi più silenziosi, quasi appartati e poi ancora uno sguardo fugace, di chiesa in chiesa a quella più importante, più totalizzante. E la calma domenica di Trastevere, dove invidiare gli abitanti nascosti dietro le piccole finestre, per allontanarsi dalla città fino ai castelli, all'Abbazia di San Nilo, a noi ignota e pur così piacevole. Tutto bello certamente, ma solo e soltanto sterile giro turistico sarebbe stato, se alla base della costruzione non ci fosse stato il nostro ormai consueto piacere di ritrovarci tra amici e compagni usciti di nuovo alla luce da un passato lontano che ci aveva visti vicini sui banchi di scuola ed ora felici come ragazzini di ritrovarci insieme, in molti e inseguiti dal rammarico di chi avrebbe voluto essere con noi a richiamare il ricordo del professor Angelino o del preside Mulas, del 7 in condotta, marchio dell'infamia che aveva colpito alcuno e penalizzato altri con maggiori pene, i pensi infiniti che ancora adesso sappiamo recitare a memoria. Che bello, dopo 45 anni stare a casa di Peppino a goderci un aperitivo e passeggiare con Claudio. Certo non di solo spirito vive l'uomo, anche di cultura, cultura gastronomica intendo. Ecco allora che gli amici ci hanno preparato un incontro particolare con la gioia di vivere della romanità, che con religioso desiderio di capire, di comprendere nelle sfumature più nascoste, abbiamo indagato con attenzione dedicata. Così abbiamo dapprima esplorato una serie di fiori di zucchina in pastella, frittatine e bruschette calde, seguite subito senza interruzione di continuità, da fagioli con le cotiche (di grande intensità), trippa al verde e coratelle in umido. Non poteva mancare un approccio seppur solo sfiorato con la tradizionalità dei primi piatti, così abbiamo incontrato, in un breve ma significativo avvicinamento i maltagliati con fave ed asparagi al guanciale croccante e gli spaghetti all'amatriciana. Infine il gioco si è fatto duro, ma resi forti dall'esperienza e dalla determinazione, abbiamo affrontato con decisione il sapido, ma di morbidezza difficile da definire, guanciale al vino e la gloria di uno strepitoso abbacchio al sentor di limone che ci ha definitivamente conquistato. Il dolceamaro del ramolaccio selvatico e le piccole ma sincere e croccanti patatine al rosmarino, hanno chiosato il concerto degli strumenti di accompagnamento col sottofondo di un casalingo vino dei castelli, colorito ad oltranza da una corposa presenza polifenolica, oltre che non troppo moderatamente alcoolico. Non potevamo finire che con un tiramisù angelico, che tutti hanno mangiato, nonostante dinieghi e dichiarazioni ferme di impossibilità a poter ingurgitare altro che non fosse un ostia sacra. E qualcuno ha fatto anche il bis. Adesso non ci resta che meditare sull'esperienza in tutti i suoi aspetti. Grazie amici romani.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!